DDI SCUOLE SECONDARIE SECONDO GRADO ASPETTI ORGANIZZATIVI

DIDATTICA DIGITALE INTEGRATA PER LE SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO ASPETTI ORGANIZZATIVI  

Come noto, il Presidente del Consiglio del Ministri con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020  (GU Serie Generale n. 265 del 25-10-2020) – cui si rimanda integralmente – ha emanato ulteriori disposizioni volte a contenere il contagio epidemico del CoVID-19. Queste disposizioni hanno trovato applicazione dalla data odierna e sostituito quelle del precedente D.P.C.M. 13 ottobre 2020, come modificato e integrato dal successivo D.P.C.M. 18 ottobre 2020.

Il nuovo D.P.C.M. è intervenuto su varie materie, fra le quali, all’articolo 1 lettera s), quella scolastica, precisando, in estrema sintesi:

  • che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione (scuola primaria e secondaria di primo grado) e per i servizi educativi dell’infanzia continua a svolgersi in presenza;
  • che, in perfetta analogia con il precedente D.P.C.M., per contrastare la diffusione del contagio, la Regione, gli enti locali o le autorità sanitarie, sulla base di situazione critiche e di particolare rischio riferite a specifici contesti territoriali, possono disporre l’attuazione di misure specifiche, quali:
  • incremento del ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari almeno al 75% delle attività;
  • ulteriore modulazione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni; 
  • eventuale utilizzo di turni pomeridiani.

Successivamente, il Capo Dipartimento ha diffuso nota 25 ottobre 2020, n. 1927, avente ad oggetto “Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020. Indicazioni attuative”. 

Nell’esercizio delle competenze richiamate dal predetto D.P.C.M., il Presidente della Regione Emilia-Romagna ha oggi predisposto Ordinanza n. 205 con misure organizzative specifiche destinate alle scuole secondarie di 2 grado dell’Emilia-Romagna.

Con l’occasione, in merito ad alcuni quesiti nel frattempo pervenuti, si rappresenta che, a parere dello scrivente Ufficio:

  • Le prescrizioni contenute nell’Ordinanza – anche in virtù della competenza, assegnata alla Regione dal D.P.C.M. citato, ad intervenire su situazioni sanitarie critiche e di particolare rischio riferite a specifici contesti territoriali – sono vincolanti per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie, dell’Emilia-Romagna;
  • Le prescrizioni contenute nell’Ordinanza – anche in virtù della competenza, assegnata alla Regione dal D.P.C.M. citato, ad intervenire su situazioni sanitarie critiche e di particolare rischio riferite a specifici contesti territoriali – sono vincolanti per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie, dell’Emilia-Romagna;
  • Le prescrizioni contenute nell’Ordinanza – anche in virtù della competenza, assegnata alla Regione dal D.P.C.M. citato, ad intervenire su situazioni sanitarie critiche e di particolare rischio riferite a specifici contesti territoriali – sono vincolanti per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie, dell’Emilia-Romagna;

Il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Stefano Versari, ha dichiarato: 

Ringrazio il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, per avere emanato una Ordinanza che coniuga rischi pandemici crescenti con la volontà di assicurare quanto più possibile il “fare scuola” in presenza, oltreché con la Didattica Digitale Integrata.  Il quadro normativo e rischi specifici non aiutano. Le difficoltà accrescono la fatica di tutto il personale scolastico. Come pure le complessità per le famiglie. Cresce di pari passo – continua il Direttore Versari – l’impegno della scuola tutta per assolvere comunque al meglio, nella situazione data, al suo fondamentale compito educativo di istruzione”.

Le misure per le persone con disabilità e familiari nella legge di conversione del DL 104/2020

Le misure per le persone con disabilità e familiari nella legge di conversione del DL 104/2020

Disabili.com del 26/10/2020

Da segnalare le agevolazioni lavorative per genitori e per lavoratori fragili

Con la legge n.126 del 13 ottobre 2020 è stato convertito in legge il DL 14 agosto 2020, n.14. Qui ne segnaliamo alcune misure che possono interessare le persone con disabilità e/o i loro familiari, alcune delle quali sono già state oggetto di nostri articoli.

ARTICOLO 15 – Viene indicato l’aumento della pensione di invalidità, allineandosi alla sentenza della Corte Costituzionale n.152/2020 (di cui abbiamo diffusamente parlato, a seguito anche delle istruzioni fornite dall’INPS).

Così il testo:

Art.15 – Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici in favore di soggetti disagiati

1. Con effetto dal 20 luglio 2020 all’articolo 38, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive modificazioni, le parole «di eta’ pari o superiore a sessanta anni» sono sostituite dalle seguenti: «di età superiore a diciotto anni».

2. L’articolo 89-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è abrogato.

3. Agli oneri derivanti dal comma 1 valutati in 178 milioni di euro per l’anno 2020 e in 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021 si provvede, quanto a 46 milioni di euro per l’anno 2020 mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall’abrogazione della disposizione di cui al comma 2, e quanto a 132 milioni di euro per l’anno 2020 e a 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021 si provvede ai sensi dell’articolo 114.

ARTICOLO 21 BIS – Riguarda la possibilità, per i genitori, di accedere al lavoro agile e al congedo straordinario durante il periodo di quarantena del figlio convivente per contatti scolastici. Questo fino al 31 dicembre 2020. Tale misura, presente anche nel decreto legge 111/2020, era già stata oggetto di un nostro articolo. Qui le istruzioni operative fornite dall’INPS con la circolare n. 116/2020).

Questo il testo:

Art. 21 – bis Lavoro agile e congedo straordinario per i genitori durante il periodo di quarantena obbligatoria del figlio convivente per contatti scolastici

1. Un genitore lavoratore dipendente può svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio convivente, minore di anni quattordici, dispo-sta dal dipartimento di prevenzione della azienda sani-taria locale (ASL) territorialmente competente a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico, nonché nell’ambito dello svolgimento di attività spor-tive di base, attività motoria in strutture quali palestre, piscine, centri sportivi, circoli sportivi, sia pubblici che privati.

2. È altresì possibile svolgere la prestazione di lavoro agile se il contatto si è verificato all’interno di strutture regolarmente frequentate per seguire lezioni musicali e linguistiche.

3. Nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile e comunque in alternativa alla misura di cui ai commi 1 e 2, uno dei ge-nitori, alternativamente all’altro, può astenersi dal lavo-ro per tutto o parte del periodo corrispondente alla dura-ta della quarantena del figlio, minore di anni quattordici, disposta dal dipartimento di prevenzione della ASL terri-torialmente competente a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico.

4. Per i periodi di congedo fruiti ai sensi del comma 3 è riconosciuta, in luogo della retribuzione e ai sensi del comma 7, un’indennità pari al 50 per cento della retribu-zione stessa, calcolata secondo quanto previsto dall’ar-ticolo 23 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della pater-nità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ad eccezione del comma 2 del medesimo articolo 23. I suddetti periodi sono coperti da contribuzione figurativa.

5. Per i giorni in cui un genitore fruisce di una delle misure di cui ai commi 1, 2 o 3, o svolge anche ad altro titolo l’attività di lavoro in modalità agile o comunque non svolge alcuna attività lavorativa, l’altro genitore non può chiedere di fruire di alcuna delle predette misure, sal-vo che non sia genitore anche di altri figli minori di anni quattordici avuti da altri soggetti che non stiano fruendo di una delle misure di cui ai commi 1, 2 o 3.

6. Il beneficio di cui al presente articolo può essere riconosciuto, ai sensi del comma 7, per periodi in ogni caso compresi entro il 31 dicembre 2020.

7. Il beneficio di cui ai commi da 3 a 6 è riconosciu-to nel limite di spesa di 50 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio del limite di spesa di cui al presente comma. Qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, l’INPS non prende in consi-derazione ulteriori domande.

8. Al fine di garantire la sostituzione del personale do-cente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche che usufruisce dei benefici di cui ai commi da 3 a 6, è autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro per l’anno 2020.

9. Agli oneri derivanti dai commi 7 e 8, pari a 51,5 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 22 -ter , comma 1, primo periodo, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con mo-dificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni.10. Le amministrazioni pubbliche provvedono alle at-tività di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

ARTICOLO 21 TER – L’articolo prevede la possibilità, per i genitori di figli con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104/92 (articolo 3 comma 3) di accedere al lavoro agile, anche in assenza degli accordi individuali, fino al 30 giugno 2021. Questo a condizione che nel nucleo familiare l’altro genitore non sia non lavoratore e a condizione che l’attività lavorativa non richieda la presenza fisica del soggetto. Inoltre restano fermi gli obbligli informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della L.22 maggio 2017, n.81.

Questo il testo:

Art. 21 – ter Lavoro agile per genitori con figli con disabilità

1. Fino al 30 giugno 2021, i genitori lavoratori dipen-denti privati che hanno almeno un figlio in condizioni di disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 5 feb-braio 1992, n. 104, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore non lavoratore e che l’attività lavorativa non richieda necessariamente la presenza fi-sica, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi pre-visti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81.

ARTICOLO 26 BIS – All’articolo 26, viene aggiunto l’articolo 26-bis. L’articolo si riferisce a una misura che era stata introdotta originariamente dal Decreto Cura Italia e poi prorogata solo fino al 31 luglio dal decreto Rilancio (ne avevamo parlato qui). Ricordiamo che l’articolo 26 prevedeva la possibilità, per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, e per i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, il periodo di assenza dal servizio è equiparato al ricovero ospedaliero. L’articolo 26 bis prevede la possibilità di accedere a questa misura fino al 15 ottobre. Dal 16 ottobre in poi, questi lavoratori hanno invece la possibilità, fino al 31 dicembre 2020, di svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento.

Questo il testo:

1 -bis . All’articolo 26 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, il comma 2 è sostituito dai seguenti: «2. Fino al 15 ottobre 2020 per i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione rilascia-ta dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in pos-sesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, il periodo di assenza dal servi-zio è equiparato al ricovero ospedaliero ed è prescritto dalle competenti autorità sanitarie, nonché dal medico di assistenza primaria che ha in carico il paziente, sul-la base documentata del riconoscimento di disabilità o delle certificazioni dei competenti organi medico-legali di cui sopra, i cui riferimenti sono riportati, per le veri-fiche di competenza, nel medesimo certificato. Nessuna responsabilità, neppure contabile, salvo il fatto doloso, è imputabile al medico di assistenza primaria nell’ipotesi in cui il riconoscimento dello stato invalidante dipenda da fatto illecito di terzi. È fatto divieto di monetizzare le ferie non fruite a causa di assenze dal servizio di cui al presente comma.

2 -bis . A decorrere dal 16 ottobre e fino al 31 dicembre 2020, i lavoratori fragili di cui al comma 2 svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.

Agli studenti disabili va garantita la presenza

Didattica a distanza, appello di AIPD: “Agli studenti disabili va garantita la presenza”

Redattore Sociale del 26/10/2020

Critica l’associazione nei confronti dell’ultimo DPCM, che ha “dimenticato” gli studenti con disabilità. “Nemmeno un accenno a misure specifiche. Il governo preveda misure adeguate per permettere ai nostri studenti la frequenza scolastica in presenza, insieme ad alcuni compagni e insegnanti”

ROMA. L’ultimo DPCM, disponendo che la didattica nelle scuole sia superiori sia a distanza almeno per il 75%, “ha dimenticato gli studenti disabili”: la denuncia arriva dall’Associazione italiana persone Down, che tramite il suo Osservatorio scolastico segue con attenzione l’evolversi della situazione. “Per gli studenti italiani più grandi si ritorna ad utilizzare in maniera quasi esclusiva la didattica a distanza che, ricordiamo tutti, quanto sia stata in molti casi inutilizzabile o poco efficace durante il lockdown dello scorso anno scolastico per i nostri bambini e ragazzi – osserva AIPD – Purtroppo nel nuovo DPCM non vi è nemmeno un accenno a misure specifiche da adottare per gli alunni con disabilità. Naturalmente la rapidità con la quale vengono prese unilateralmente queste decisioni, non permette un confronto efficace e immediato con il Governo per tutelare il diritto allo studio degli alunni con disabilità”. Il confronto però esiste, continuo e costante, a livello associativo, per far prevenire al governo proposte e richieste: “L’AIPD Nazionale, per mezzo del proprio Osservatorio Scolastico, ha lavorato molto in questi mesi a tutela degli alunni con sindrome di Down, anche in sinergia con la Fish, proponendo soluzioni concrete al MIUR per continuare a garantire in questo periodo emergenziale il diritto allo studio di tutti gli alunni, anche quelli con disabilità”.

La priorità della presenza
La richiesta fondamentale è appunto la presenza. “La nostra priorità, irrinunciabile, è sempre stata quella di garantire, adottando tutte le misure organizzative ordinarie e straordinarie possibili, la presenza quotidiana a scuola degli alunni con disabilità, in una dimensione inclusiva, vera e partecipata – scrive AIPD – Ma, a parte la prima ordinanza della Regione Campania, in tutte le altre ordinanze regionali sulla sospensione delle attività didattiche in presenza e, purtroppo, anche nell’ultimo DPCM non si accenna minimamente alle misure possibili per garantire il diritto alla didattica in presenza per gli alunni con disabilità. Gli alunni con disabilità – ribadisce AIPD – in particolar modo gli alunni sindrome di Down e con disabilità intellettive o relazionali, hanno invece bisogno di interventi specifici precoci, intensivi, concreti e continuativi per acquisire gli apprendimenti di base. Tutto questo non si può interrompere nuovamente e bruscamente, lasciando un vuoto educativo gravissimo per la loro crescita non solo cognitiva, ma anche personale e relazionale. Per i nostri ragazzi – prevede AIPD – questo nuovo blocco inciderà molto più pesantemente rispetto ai loro compagni, sulla loro crescita di studenti, andando ad aumentare il danno già creato lo scorso anno scolastico ed il gap già esistente con i loro coetanei quando si potrà tornare, in tranquillità, a scuola”.

Didattica in presenza per le disabilità, un diritto riconosciuto
Per AIPD, “la scuola, nell’articolazione dei suoi ‘insegnamenti’ e dei rapporti sociali, è da considerarsi per i nostri figli irrinunciabile e ‘abilitativa’. Sul punto è necessario quindi ricordare che il decreto ministeriale n° 39 del 26 giugno 2020 ha già espressamente previsto che ‘nel caso di nuova sospensione dell’attività didattica l’amministrazione centrale, le regioni, gli enti locali, gli enti gestori delle istituzioni scolastiche paritarie e le istituzioni scolastiche statali opereranno, ciascuno secondo il proprio livello di competenza, per garantire la frequenza scolastica in presenza, in condizioni di reale inclusione, degli alunni con disabilità e degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione. La circostanza di cui al presente paragrafo sarà regolata da apposito atto dispositivo. Ove, per specifiche condizioni individuali o di contesto, non sia possibile garantire la frequenza scolastica agli alunni con disabilità, il coinvolgimento delle figure di supporto messe a disposizione dagli Enti locali (Operatori Educativi per l’Autonomia e Assistenti alla comunicazione, per gli alunni con disabilità sensoriale), recentemente definita dall’art. 48 della legge di conversione del dl ‘Cura Italia’, contribuirà ad assicurare un alto livello di inclusività agli alunni con disabilità grave, collaborando al mantenimento della relazione educativa con gli insegnanti della classe e con quello di sostegno’.

In classe, ma non da soli
Sulla base quindi di quanto già previsto nel decreto del 26 giugno, AIPD chiede “che gli studenti con sindrome di Down o con altra disabilità continuino a frequentare in presenza la scuola per poter garantire loro il diritto allo studio”. Allo stesso tempo, è inteso che “gli studenti con disabilità e il docente di sostegno con l’assistente all’autonomia e la comunicazione non debbano essere lasciati soli in classe, ma si preveda la presenza anche di un piccolo gruppi di compagni di classe per garantire le ‘condizioni di reale inclusione’ previste dal dm 39/20. I compagni che dovrebbero essere presenti in classe con l’alunno con disabilità potrebbero essere quelli già citati dallo stesso decreto, ovvero ‘alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione’, oppure individuati dalle singole scuole in base al principio dell’autonomia scolastica”.

Alunni disabili e fragili
Nel caso in cui lo studente con disabilità sia certificato anche “fragile”, ricorda AIPD che “il ministero dell’Istruzione con l’ordinanza n° 134 del 9 Ottobre 2020, ha chiarito le modalità della loro scolarizzazione. A seguito della domanda scritta e documentata rivolta dalla famiglia alla scuola, l’alunno ‘fragile’ può fruire, oltre che della didattica a distanza, anche di istruzione domiciliare in presenza. Il Pei degli studenti con disabilità riconosciuti anche ‘fragili’ deve naturalmente essere aggiornato alla nuova situazione didattica e, in caso di istruzione domiciliare, si può prevedere che il docente di sostegno e/o l’assistente specialistico all’autonomia e alla comunicazione svolgano a casa le ore già assegnate per l’alunno a scuola”.

L’appello al governo 
In conclusione, AIPD chiede che “il governo, adottando tali repentine sospensioni dell’attività didattica in presenza, preveda contemporaneamente anche le misure adeguate per permettere ai nostri studenti la frequenza scolastica in presenza o, qualora lo studente con disabilità sia anche ‘fragile’, si attivino immediatamente i progetti di istruzione domiciliare da realizzarsi tramite gli insegnati di sostegno e gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione degli enti locali, anche garantendo la connessione a distanza con i propri docenti e compagni di classe. Non è più tollerabile da parte delle istituzioni l’abbandono, che in troppi casi vi è già stato nei confronti degli alunni con disabilità, sia durante il lockdown dello scorso anno scolastico che nella ripresa di quello attuale”.

Dolcetto o scherzetto

Dolcetto o scherzetto, tric o track, Halloween e “i morti”. Compiti di realtà di sistema

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Autunno, stagione dell’arancione dei toni caldi del marrone, delle foglie morte, e dei paesaggi da fiaba con sfumature e riflessi che solo questa stagione sa dare.

In pieno autunno quando ormai, l’estate è un ricordo, con il mese di novembre che indica che l’inverno è alle porte, arriva la festa dei morti.

Ed è proprio in questo contesto che iniziano i compiti di realtà di sistema di questo nuovo anno scolastico 2020-21, con la paura della morte quella vera, che segna le nostre giornate, con un’emergenza sanitaria in atto, che ci ricorda la nostra fragilità come esseri umani, e che in fondo, neanche la tecnologia è riuscita ad eliminare.

Un autunno quindi che sa di racconti di un lontano passato, quando la peste, mieteva vittime, ma allo stesso tempo anticipava periodi di grandi rinascite e benessere economico con innumerevoli scoperte scientifiche e un risveglio del pensiero, delle arti e della cultura umanistica in generale.

E se da un lato, tra ansie e paure legittime, difficoltà a garantire servizi essenziali e dati sempre per scontati, con protocolli, e misure sempre più restrittivi, questo anno scolastico è partito, già stanco, ma anche con un corpo docenti oggi consapevole che si può lavorare da casa, con gli innumerevoli vantaggi e naturalmente svantaggi che questo comporta.

In questo clima, partono i primi compiti di realtà, di una didattica per competenze, che si arricchisce delle difficoltà del momento, con nuove sfide per gli studenti, ed indubbiamente un uso del digitale indispensabile per poter realizzare prodotti significativi a distanza, in gruppo con altri studenti, con i compagni di classe, ma perché no anche con altri alunni dell’istituto  o nella migliore delle ipotesi di altri istituti sparsi che con i gemellaggi virtuali di ETwinning possono trovarsi anche in altri paesi di nazionalità diversa. Per l’istituto comprensivo di Brolo che dirigo, è il momento di riprendere il percorso interrotto dalle vacanze estive dei compiti di realtà di sistema ovvero innovazione, ricerca, sperimentazione, sinergie organizzative, in una verticalizzazione curriculare orientata alla didattica per competenze e finalizzata allo sviluppo delle stesse.

Il compito di realtà rappresenta indubbiamente uno strumento didattico, unico, per porre gli studenti in condizioni di apprendere con il fare, affrontando un problema spesso di non immediata e semplice soluzione.

In particolare il compito proposto, può essere un tema immateriale, ovvero un componimento, un calcolo, una ricerca, una tesi, un componimento musicale, un saggio di danza, coreutico o teatrale oppure un tema materiale, con la produzione di prodotti significativi, che spaziano da modelli tecnico scientifici alle produzioni artistiche, o in generale alla realizzazione di oggetti che possono essere anche installazioni urbane.

Ma cosa distingue il compito di realtà, dal compito di realtà di sistema?

Il primo viene realizzato esclusivamente all’interno delle aule e delle singole discipline o aree disciplinari, a volte vede il coinvolgimento di più classi sia in parallelo che non, o più insegnanti con progettazioni interdisciplinari, ma nel complesso l’azione rimane circoscritta a pochi alunni.

Il compito di realtà di sistema coinvolge invece un intero istituto o più istituti, con tutti gli ordini di scuola o indirizzi in esso compresi, allora la tematica proposta viene affrontata da alunni di diverso livello di competenza e di età, e nelle scuole secondarie di secondo grado da gruppi appartenenti a contesti disciplinari ed epistemologici molto differenti.

Nella fase di sperimentazione, realizzata fino ad oggi, il compito di realtà di sistema ha coinvolto solo alunni degli istituti comprensivi, ma sarebbe interessante vedere gli effetti che potrebbe produrre con un coinvolgimento di tutti gli ordini di scuola magari realizzandolo in rete tra più istituti di ordine e grado differenti.

Ovvero un compito associato ad un percorso curricolare verticale che inizia con gli ECEC della fascia 0-6 con i loro Atelier e campi di esperienza e la vitalità di un bambino che scopre il mondo, per arrivare al mondo accademico, un ciclo completo di crescita tra i banchi di scuola.

Scendiamo nel pratico, in modo da capire le fasi di ideazione, progettazione e realizzazione.

Un’altra caratteristica dei compiti di realtà di sistema, è che riprendendo un tema caro alla ricerca IPRASE e a quanto svolto con il progetto VALES, ma soprattutto agli scritti di Angelo Paletta, cerca di attivare quel contesto esterno che nei risultati finali rilevati nelle prove standardizzate contribuiscono per l’ottanta per cento, contro il solo quattordici per cento del contributo delle attività didattiche dei docenti e di solo il sei per cento nelle migliori delle ipotesi di quello dei dirigenti scolastici.

Partendo da un evento, o una ricorrenza, i compiti di realtà di sistema si agganciano al territorio, alle sue peculiarità fisiche, sociali e culturali, in questo modo coinvolge non solo le famiglie, ma anche i portatori d’interesse territoriali, che vanno dal mondo delle imprese a quello delle associazioni del terzo settore, passando per gli enti locali.

E questo avviene in una ritrovata alleanza delle alleanze con la scuola al centro di processi di sistema, che non solo restituiscono un ruolo alla stessa, ma nelle migliori delle ipotesi, vanno a soddisfare quei bisogni taciti, che fanno la differenza tra una scuola efficiente ed una scuola eccellente, così cari a Thomas J. Sergiovannni.

Assegnando lo stesso compito ad alunni di età differente, agganciato con eventi di contesto che lo promuovono indirettamente, si assiste ad una naturale collaborazione nella realizzazione degli stessi a cui partecipano anche gli altri membri della famiglia.

Ecco l’alleanza, un lavorare insieme per uno scopo, un compito, ed un restituire alla scuola il suo ruolo culturale, discostandosi da quel concetto di istituzione di erogazione di servizi, con i genitori intenti a valutare questi ultimi, senza realmente vivere i momenti scolastici, i tempi dell’istruzione, del fare insieme, che poi si traduce nel passare più tempo insieme in famiglia, con i propri figli, e vivere l’età e l’entusiasmo di uno dei periodi più belli della vita.

Pertanto, viene assegnato lo stesso compito a tutti gli alunni dell’istituto, o di più istituti se in rete con le stesse regole, le stesse difficoltà, a prescindere dell’età dei partecipanti.

Un compito che coinvolge tutto il corpo docente e di conseguenza tutte le discipline, in un ritrovato concetto unitario del sapere contro la frammentazione della didattica tipica della scuola di oggi, riprendendo quella sfida alla complessità  di Edgar Morin, con strutture cognitive che attraversano tutte le forme di rappresentazione di Jerome Bruner.

Insegnare quindi a ricomporre, i grandi oggetti della conoscenza in una prospettiva complessa volta a superare la frammentazione delle discipline, concetto  ripreso nel documento “Scuola, Cultura, Persona” elaborato dalla commissione presieduta da Mauro Cerruti, su incarico del ministro del tempo Giuseppe Fioroni, e che oggi costituisce l’ossatura portante delle indicazioni nazionali per il primo ciclo d’istruzione di cui al DM 254 del 16 Novembre 2012 riprese recentemente il 22 febbraio 2018 con il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, ovvero il fulcro centrale della scuola italiana di oggi.

Tornando al compito di realtà di sistema, nel primo anno di sperimentazione, abbiamo assistito ad una spontanea attività laboratoriale all’interno delle classi, ma anche alla capacità del corpo docente coinvolto di rendersi protagonisti in eventi che coinvolgono tutto il contesto territoriale.

La scuola al centro quindi, con un ritrovato ruolo culturale, ma anche una rottura degli schemi, di quella didattica legata agli indici dei libri di testo, a una progressione rigida delle conoscenze scandita dalle pagine poste in sequenza da editori, che in fondo l’autonomia scolastica non l’hanno mai vissuta.

In un mondo digitalizzato, dove la reticolarità dei saperi, e la velocità con la quale si reperiscono le informazioni ci porta molto distanti dai programmi ministeriali del passato.

Il compito assume una maggiore valenza se poi è associato ad un concorso, o meglio se prevede una visibilità pubblica dei prodotti significativi realizzati, con una condivisione dei risultati, e di conseguenza un confronto positivo di tutti gli attori coinvolti.

Riprendono le attività, quindi con il tema della festa dei morti, di Halloween, di Holywins, con una cassa di risonanza globale determinata da un influenza mediatica imponente, amplificata dal fenomeno delle serie TV che sfrutta la potenza del linguaggio cinematografico.

Ed il tutto avviene in un clima di paura e preoccupazione, determinato dall’emergenza sanitaria, in una scuola privata dei viaggi d’istruzione, degli sport di squadra, del compagno di banco, dei lavori di gruppo, con studenti di conseguenza demotivati, allora i compiti di realtà di sistema possono diventare uno stimolo per una ritrovata vitalità, un modo per rinascere e reinventarsi nella soluzione di un problema difficile, complesso ma non impossibile, visto e affrontato in modo unico ed originale dal bambino della scuola dell’infanzia al ragazzo del quinto anno della scuola secondaria di secondo grado.

DID, NON FIRMATO IL CONTRATTO

DID, GILDA NON FIRMA IL CONTRATTO E CHIEDE UN TAVOLO POLITICO

Il contratto sulla didattica digitale integrata non ci trova d’accordo né nel metodo né nel merito e, dunque, non lo sottoscriviamo.

Per mesi abbiamo chiesto al ministero dell’Istruzione di aprire un tavolo per discutere le modalità di attuazione della Did, ma l’Amministrazione si è sempre rifiutata, preferendo agire unilateralmente con decreti, circolari e note. Soltanto il 22 ottobre siamo stati convocati con una proposta di Ccni e tempi strettissimi per la trattativa.

Quanto al merito, si tratta di un contratto che in realtà non interviene sulle questioni importanti da regolare, come i tempi, il tipo e le  modalità della prestazione lavorativa richiesta ai docenti, ma non fa che ricalcare il decreto ministeriale dell’agosto scorso e le linee guida.

Tra i punti che contestiamo, quello riguardante il servizio dei docenti in quarantena, che contraddice la legge che equipara tale condizione al ricovero ospedaliero, costringendo gli insegnanti a disposizione a operare in qualità di vigilanti passivi, funzione che non è prevista dal Ccnl. Inoltre, l’indicazione del rispetto dell’orario di servizio non tiene conto della nuova modalità della didattica digitale integrata che comporta una gestione dell’ora di lezione e dell’orario settimanale del tutto diversa da quella in presenza e che necessita di congrue pause nel collegamento.

Rimangono, poi, aperte le questioni dell’utilizzo della strumentazione informatica di proprietà dei docenti e delle piattaforme private a pagamento in mancanza di un’unica piattaforma pubblica sicura e gratuita. Non dimentichiamo che tra precari e educatori dei convitti, un docente su quattro non può usufruire della card con cui acquistare materiale informatico. Senza contare, poi, che in molte parti d’Italia e in molte scuole il collegamento internet appare molto fragile e del tutto insufficiente a garantire la Did.

Considerata l’importanza dei temi affrontati e la chiusura dimostrata dall’Amministrazione in fase di trattativa, chiediamo un incontro politico a livello adeguato affinché si possa giungere a un impegno anche in termini economici, che preveda le risorse con cui retribuire l’eventuale servizio aggiuntivo prestato dagli insegnanti. E ci auguriamo che quanto prima venga convocato il tavolo per il rinnovo del Ccnl scaduto ormai da due anni.

Serve confronto in sede politica su didattica digitale integrata

Scuola: Cgil, FLC CGIL, serve confronto in sede politica su didattica digitale integrata

Roma, 26 ottobre – “L’esercizio del diritto all’istruzione per i ragazzi e le ragazze pone oggi una serie di criticità. Non è accettabile che una parte non marginale degli studenti sia nei fatti esclusa, per questo chiediamo che a partire dal decreto legge in predisposizione siano previste risorse per garantire a tutti l’accesso”. Così la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi e il segretario generale della FLC CGIL, Francesco Sinopoli commentano la misura contenuta nel nuovo dpcm di effettuare almeno il 75% delle lezioni con la didattica a distanza per la scuola secondaria.
“Constatiamo con amarezza – sottolineano i due dirigenti sindacali – che molto di quello che sta avvenendo, con la progressiva sospensione delle attività in presenza, fosse largamente prevedibile: l’istituzione di un trasporto scolastico esclusivo anche per la secondaria di II grado, la costituzione di presidi sanitari in ciascuna scuola, l’applicazione rigorosa da parte di tutti i soggetti interessati e non solo del personale scolastico di quanto previsto da accordi e protocolli di settore, erano i punti di forza di una ripresa in sicurezza e duratura. Poco o nulla di tutto questo è stato fatto”.
“Noi – aggiungono Fracassi e Sinopoli – faremo la nostra parte a partire dalla contrattazione nazionale integrativa sulla regolazione della didattica digitale integrata (DDI), che può rappresentare davvero un punto di svolta nel difficile rapporto di questi mesi tra organizzazioni sindacali e Ministero dell’Istruzione. La sottoscrizione del contratto – avvertono – dovrà per noi essere accompagnata da un forte impegno politico del Ministro per un confronto permanente e continuativo. Bisogna approntare le azioni necessarie per sostenere la formazione del personale e i docenti più in difficoltà in particolare i precari, in termini di strumentazione informatica e di costi delle connessioni”.
A tutto ciò si aggiunge, proseguono Fracassi e Sinopoli “la vicenda surreale del concorso straordinario dei docenti precari della scuola secondaria, che continuerà a svolgersi solo perché la procedura è stata avviata, per un solo giorno, la scorsa settimana e per poco più di 1600 candidati, a fronte degli oltre 66 mila aspiranti. Nonostante le progressive restrizioni negli spostamenti e contagi e quarantene sempre più diffusi si continua ad andare avanti contro ogni evidenza”.
“Le nostre richieste sono chiare: chiediamo alla Ministra e all’intero Governo un deciso cambio di passo finalizzato alla condivisione delle priorità a partire ora dalle necessarie risorse in legge di Bilancio per la scuola e dalle scelte relative alle risorse di Next Generation EU. Con tale spirito – concludono Fracassi e Sinopoli – il confronto potrà continuare su basi solide con l’obiettivo di affrontare questa difficile fase per la scuola pubblica e per il Paese”.

Didattica on line anche oltre il 75%. Avanti i concorsi

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Il compromesso sulla scuola, raggiunto nella notte tra sabato e domenica, porta a un aumento generalizzato della didattica digitale integrata nelle scuole superiori che dovrà attestarsi a una quota pari «almeno al 75% delle attività», anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore; si potrà salire anche più su – e non è detto che molti istituti, per comodità, non lo facciano – fino al 100%, come deciso nei giorni scorsi da alcuni territori, Lombardia in testa (per gli studenti con bisogni educativi speciali, Bes, con disturbi specifici dell’apprendimento e con disabilità le novità dovranno essere attuate con attenzione, privilegiando, ove possibile, le lezioni in presenza).
Tutti gli istituti superiori avranno un solo giorno di tempo, oggi, per adeguare la propria l’organizzazione didattica alle nuove misure, che diventano efficaci da domani.
Il Dpcm firmato ieri dal premier, Giuseppe Conte e dal ministro della Salute, Roberto Speranza, in vigore da oggi e fino al 24 novembre, conferma la possibilità, sempre alle scuole superiori, in caso di situazioni critiche o di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali (da comunicare al ministero dell’Istruzione da parte di Asl o enti territoriali) di poter modulare ulteriormente (rispetto a quanto già disposto da settembre) gli orari di ingresso e uscita degli studenti. In quest’ottica, si apre alla possibilità di optare per turni pomeridiani, oppure di predisporre che l’ingresso degli alunni avvenga non prima delle ore 9 (per non sovraccaricare il servizio di trasporto pubblico). Per infanzia e primo ciclo (primaria e medie) non cambia nulla: si proseguono le lezioni in presenza, nel rispetto delle regole sanitarie.
Dopo un lungo tira e molla tra la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e le regioni, ma anche con alcuni colleghi di governo, sparisce, nel Dpcm, il riferimento allo stop ai concorsi pubblici e privati, con la conseguenza quindi che, nella scuola, la selezione straordinaria per assumere 32mila docenti con almeno 36 mesi di servizio alle spalle, partita nei giorni scorsi, va avanti (è previsto che si concluda per metà novembre). E si faranno anche gli altri concorsi ordinari, per totali 78mila cattedre (qui vanno indicate ancora le date delle prove).
Dal ministero dell’Istruzione ribadiscono che per il concorso straordinario (gli iscritti sono 64.563) è stato previsto un preciso e rigido protocollo di sicurezza: è garantito il distanziamento fisico indicato dalle disposizioni vigenti, i candidati e gli addetti ai controlli sono tenuti a indossare sempre la mascherina, sono disponibili prodotti igienizzanti per le mani, i partecipanti avranno accesso alle aule uno alla volta e sarà loro misurata la temperatura. Gli spazi utilizzati saranno tutti igienizzati prima e dopo la prova (computer based con una durata di 150 minuti). In ogni aula ci sarà una media di 10 candidati per garantire la massima sicurezza.
Il Dpcm conferma poi la sospensione di viaggi di istruzione, gemellaggi, visite guidata, uscite didattiche, pur tutti gli ordini e gradi di scuola. Fanno eccezione le attività di scuola-lavoro e i tirocini, dove vanno comunque rispettate le regole sanitarie.
L’avanzata, per legge, delle lezioni on line in tutt’Italia spiazza i presidi, che con Antonello Giannelli, capo dell’Anp, parlano di lesione dell’«autonomia scolastica»: «Si doveva lasciare ogni istituto libero di calibrare l’offerta formativa in base alle diverse esigenze del territorio – ha spiegato Giannelli -. Per gli istituti tecnici e professionali, dove una ampia fetta di attività è laboratoriale, si rischia di impoverire il percorso di studio».
Ma adesso i presidi delle superiori come si regoleranno? «Una soglia minima di didattica a distanza fissata al 75% rende residuale la presenza in classe e complica molto l’organizzazione, creando problemi di rotazione – affermano alcuni dirigenti scolastici -. Oggi ne parleremo con i docenti, ma stiamo valutando, seriamente, di andare al 100%, per semplificarci la vita. Certo, è un peccato. Abbiamo lavorato sodo tutta l’estate e le scuole sono tra i luoghi più sicuri. Purtroppo paghiamo inefficienze che sono altrove».

Ritorno alla Dad, favorevoli 2 studenti su 3. Troppi problemi con ingressi dalle 9 e turni pomeridiani

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Meglio la didattica a distanza dell’ingresso differito. Gli studenti delle scuole superiori approvano la linea seguita dalle Regioni che, tra gli scenari immaginati per il mondo della scuola dal nuovo Dpcm anti-Covid, sembrano in molti casi aver deciso di lasciare a casa i ragazzi più grandi, almeno a giorni alterni, piuttosto che lavorare sugli orari (e, di riflesso, sui trasporti). È quanto emerge da un sondaggio effettuato dal portale Skuola.net – su 3mila alunni di licei, istituti tecnici e professionali – secondo il quale più di 2 studenti su 3 reagirebbero (o già stanno reagendo) positivamente a un rafforzamento delle lezioni online: il 37% le preferisce addirittura a quelle ‘frontali’ mentre il 30%, pur essendo favorevole alla Dad, auspica che alcuni giorni di lezione in presenza vengano salvati.

Forse perché, nel primo mese di scuola, in tantissimi si sono già abituati a convivere con delle forme di didattica digitale integrata. Basta incrociare un paio di dati. Sembra infatti notevole la percentuale – si tocca quota 60% – dei ragazzi che si stanno dividendo tra aula e casa: il 33% alternandosi con i compagni (alcuni vanno in classe, altri seguono da casa), il 27% muovendosi in blocco tra lezioni dal vivo e scuola digitale (a seconda dei giorni).

Ma, entrando nel dettaglio, si scopre che il 70% di loro frequenta un istituto che sin dall’inizio dell’anno ha sfruttato la possibilità di svolgere una parte della didattica online è che ora sta solo proseguendo con le stesse modalità. Per un altro 14%, sinora, la Dad è stata intermittente ma il nuovo Dpcm e le ordinanze regionali ne hanno accelerato (o imposto) l’adozione.

Appena il 16% si è ritrovato a svolgere – in tutto o in parte – scuola da casa solo all’indomani del decreto. Per ora, invece, diverse Regioni non sembrano voler aprire alla possibilità di far entrare a scuola più tardi – dalle ore 9 in poi – gli studenti delle superiori, per tentare di evitare l’affollamento sui mezzi pubblici e all’ingresso degli istituti.

E i ragazzi, come anticipato, ringraziano: per la maggior parte di loro (53%) l’entrata differita significherebbe soprattutto uscire più tardi da scuola, cosa di cui farebbero volentieri a meno. Ancora peggio se – come scritto tra le righe del Dpcm del 18 ottobre – gli istituti passassero alle lezioni pomeridiane (in presenza): l’83% è fermamente contrario.Ostilità nei confronti degli ingressi ritardati che, nell’ottica dei ragazzi, poggia le basi su argomentazioni solide: la difficoltà negli spostamenti e, tutto sommato, l’inutilità di soluzioni simili. Ad esempio, per i due terzi (65%) degli studenti che utilizzano il trasporto pubblico per andare a scuola, l’idea di spostare la prima campanella dopo le 9 non sarebbe risolutiva: dovrebbero partire comunque prima da casa perché gli orari dei mezzi non coincidono con quelli di scuola.

Inoltre, per chi attualmente è costretto a salire su mezzi affollati (stiamo parlando di più di 7 ragazzi su 10), non si raggiungerebbe l’obiettivo: nell’80% dei casi i compagni di viaggio sono quasi esclusivamente altri studenti.

Qualche problema, però, lo avrebbe pure chi viene accompagnato: per 6 su 10 vorrebbe dire non poter più contare sul passaggio di genitori e parenti.Ma il sondaggio è stata anche l’occasione per capire come i più giovani stanno digerendo le nuove norme del Dpcm. La stroncatura è abbastanza netta.

La chiusura anticipata dei locali? Per più di 8 su 10 non produrrà gli effetti sperati: si troveranno soluzioni alternative per divertirsi (in casa, per strada, ecc.); solo al 18% sta facendo passare la voglia di uscire. Inutile – per il 53% – anche un coprifuoco generalizzato (però per il 47% ridurrebbe la circolazione del virus). Più efficaci, semmai, dei divieti mirati nei quartieri della movida: per la maggioranza (62%) funzionerebbero meglio.

La cosa che più li spaventa? L’ipotesi di un nuovo lockdown totale: il 33% confessa infatti che, stando nuovamente chiuso a casa, potrebbe “impazzire”. Mentre il 18% dice che, dopo essere tornato alla vita normale, sarebbe complicato tornare indietro. Più paziente quel 28% che accetterebbe una decisione del genere, ma solo se durasse poco tempo. A conti fatti, solamente per il 21% è l’unica vera arma a disposizione per combattere la nuova ondata di contagi.

Terzo Settore-Istruzione insieme per contrastare povertà educativa

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Siglato il Protocollo di intesa tra il ministero dell’Istruzione e il Forum nazionale del Terzo Settore. Un accordo triennale per dare vita ad interventi di contrasto alla povertà educativa dei giovani, fondato sui valori della solidarietà sociale, della partecipazione, del volontariato e dell’educazione alla cittadinanza attiva.

La collaborazione fra ministero e Forum – spiega una nota – porterà a realizzare progetti educativi nelle aree maggiormente svantaggiate da un punto di vista economico e sociale, e dove è maggiore il tasso di dispersione scolastica, per offrire opportunità formative ed educative a bambini e ragazzi, con un particolare riferimento all’inclusione degli alunni con disabilità.

L’accordo prevede inoltre attività formative per il personale operante nel contesto scolastico. «Questo accordo rappresenta il consolidamento delle esperienze già avviate tra le scuole e le organizzazioni di Terzo settore e questa collaborazione strategica – afferma la portavoce del Forum, Claudia Fiaschi – è il riconoscimento del ruolo che svolge il Terzo settore per la formazione e l’educazione formale e informale, in sussidiarietà con le principali agenzie formative, famiglia e scuola». Secondo Fiaschi «l’apertura di uno spazio di coprogrammazione e collaborazione strutturale tra ministero e Terzo settore rappresenta un passaggio ulteriore e decisivo per promuovere iniziative volte al superamento delle diseguaglianze nell’accesso a servizi, alle esperienze ed alle opportunità».

Tra le azioni previste dal Protocollo, l’impegno ad operare per favorire la diffusione e la partecipazione di insegnanti, operatori scolastici, studenti e genitori ai progetti educativi realizzati in collaborazione tra i due soggetti, la promozione di processi di integrazione, la costituzione di partenariati tra gli istituti scolastici e il Forum Nazionale del Terzo Settore, a livello territoriale ed anche in nell’ottica della progettazione europea.

Lezioni a distanza, scuola divisa E il nuovo orario è un rompicapo

da la Repubblica

Corrado Zunino

Non c’è pace tra i banchi, no. Dirigenti scolastici che hanno passato l’estate a tirar fettucce per calcolare spazi minimi tra rime buccali e in autunno sono arrivati alla quarta conta dei contagi a scuola, hanno trascorso l’ultima domenica a riprovare, e qui è la quarta, quinta volta, a organizzare l’orario di istituti superiori che devono aumentare le ore degli studenti trascorse a casa. In alcuni casi portarle al totale: lockdown per ciclo, come a marzo.

Sì, da questa mattina presidi sull’orlo di una crisi di nervi devono tener conto di un Decreto del presidente del Consiglio dei ministri che, spianando la difesa basata su numeri ballerini della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, ha chiesto a tutto il Paese di portare la Didattica a distanza, oggi ribattezzata “integrata e digitale”, almeno al 75 per cento. Un avverbio, almeno, che ha consentito il compromesso con le Regioni, più attente all’economia che all’istruzone e desiderose di portare la didattica a distanza al cento per cento delle classi sul territorio: serve a svuotare gli autobus e i treni regionali di 2,5 milioni di studenti.

Il ministero ha inviato ieri la sua nota ai direttori degli uffici territoriali chiedendo di arrivare «al 75 per cento» da domani mattina e di mantenerlo fino al 24 novembre. Ogni preside, però, viaggia in modalità propria. «Oggi vado in classe ed elaboro l’orario», dice Mario Rusconi, dirigente del paritario Pio XI di Roma, «penso che chiederò agli studenti di venire a scuola un giorno ogni quattro-cinque». L’Istituto di istruzione superiore “Via Silvestri 301” ha trasformato l’indicazione in un personale 66 per cento chiedendo di restare in presenza alle matricole delle prime e ai prossimi maturati delle quinte: seconde, terze e quarte a casa. Il Newton oggi è ancora al 50 per cento. Per il classico Tasso, che aveva predisposto una revisione degli spazi, la prossima settimana sarà Dad per tutti. A Bari l’istituto tecnico Guglielmo Marconi ha già scritto sul sito che da oggi prime e seconde entrano alle 9, visto che il governo ha chiesto anche scaglionamenti e utilizzo del pomeriggio per fare lezione.

L’Alberghiero di Taormina applicherà da subito “tutti in remoto”, attenendosi all’ordinanza della Regione Sicilia. Così la Lombardia, dove nello stesso istituto, tuttavia, i ragazzi del tecnico Maxwell restano subito a casa mentre il professionale Settembrini, con molti ragazzi disabili e ore di laboratorio, avrà tutti in presenza. Tra l’altro, l’Ufficio scolastico regionale sostiene che vale il decreto di governo (75 per cento), la Regione che resta invece valida la sua vecchia ordinanza (100 per cento). L’Emilia Romagna è l’ultimo difensore dello “zero Dad”, ma potrebbe capitolare a ore: «La nota di Bruschi ci obbliga a salire al 75 per cento, ma il decreto non è così perentorio», dice l’assessora Paola Salomoni.

Molti banchi non sono ancora arrivati e il commissario Arcuri adesso ha un altro mese per provare a portare a compimento il mandato. La ministra Azzolina insiste a portare in tv i suoi numeri fuori controllo che sottendono conclusioni ascientifiche — «la scuola non ha inciso nell’aumento dei contagi» — , mentre il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, comunica concetti contrari altrettanto discutibili: «Il mondo della scuola è uno dei vettori più grandi di contagio tra le famiglie ».

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, sostiene che il Dpcm va contro l’autonomia scolastica: «Non si può imporre l’organizzazione dell’orario alle scuole. Nelle regioni e nelle province i bisogni delle famiglie e degli studenti sono diversi».

Scuola a distanza Alle superiori due milioni a casa

da Corriere della sera

di Gianna Fregonara

La linea del governo nel giorno in cui si appresta a lasciare a casa da Scuola ogni giorno almeno due milioni di adolescenti si attesta sulla difensiva: «Tutti i bambini di elementari e medie avranno lezioni in presenza», ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a «Che tempo che fa» promettendo che in questo mese in cui gli studenti delle superiori saranno invece per tre quarti a casa — il Dpcm prevede almeno il 75% delle lezioni a distanza — «si prenderanno provvedimenti per i trasporti e tamponi che permetteranno di ridurre la quota di Dad».

Il compromesso

La nottata di trattativa tra governo e Regioni ieri mattina si è conclusa con un compromesso: il premier Giuseppe Conte ha ottenuto di poter dire di non aver chiuso le scuole superiori, le Regioni hanno però mano libera per arrivare anche fino al 100 per cento di lezioni a distanza, come avevano già previsto Lombardia, Campania e Sicilia.

La formula della mediazione contenuta nel Dpcm è: «Le istituzioni scolastiche di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari ad almeno il 75 per cento dell’attività». Oltre alle lezioni a distanza i presidi dovranno organizzare gli ingressi non prima delle 9 e potranno ricorrere a turni pomeridiani.

Si inizia domani

Oggi ancora non cambia nulla: le scuole hanno altre 24 ore di tempo per organizzarsi e da domani dovranno seguire i nuovi limiti «anche se le ordinanze delle Regioni (emanate la scorsa settimana) dovessero indicare un limite inferiore», è scritto nella nota che il ministero ha inviato ai dirigenti scolastici. Per le scuole elementari e medie oltre che per le superiori, resta aperta la questione dell’obbligo delle mascherine al banco: il decreto non ne parla, ma il peggioramento della pandemia potrebbe renderle obbligatorie almeno nelle regioni più colpite. Dovranno decidere le Asl.

Il no dei presidi

A protestare per la nuova soglia di lezioni a casa per le superiori sono i presidi: «Le soluzioni rigide non sono funzionali — attacca Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione presidi —. Non si può imporre dall’esterno: una percentuale rigida come il 75% in Dad non corrisponde alle esigenze dei singoli bacini di utenza». Parla di «scorciatoie della politica» Mario Rusconi, responsabile Anp del Lazio: il governo dovrebbe chiedere «agli enti locali che cosa hanno fatto durante l’estate e invece lascia gli studenti in massa a casa senza per giunta aver controllato che ci siano connessioni adeguate alla didattica digitale».

Università e concorso

Non cambia invece sostanzialmente niente per le università purché si adeguino alle linee guida di agosto e tengano conto «del quadro pandemico territoriale». Nulla è previsto per i concorsi (quello straordinario della Scuola è già cominciato) che potranno dunque svolgersi secondo i programmi. Le regole restrittive restano in vigore fino al 24 novembre, ma non è chiaro, nonostante gli auspici di Azzolina, come nel frattempo si risolvano le difficoltà strutturali. Per questo neppure da viale Trastevere possono promettere che prima di Natale si torni ad un numero maggiore di ore in classe: tutt’al più se ne riparla nel 2021.

Coronavirus, Azzolina: “Da agosto chiedo i test rapidi. La scuola non è fonte di contagio”

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, interviene alla trasmissione “Che tempo che fa”, in onda su Rai Tre.

“Si è disinvestito per tanto tempo sulla scuola, ma noi, quest’estate, abbiamo investito sull’edilizia scolastica. Abbiamo 12mila cantieri in corso. Questo è stato fatto in due mesi con l’impegno di tutti. Si tratta di una piccola parte, però. Noi ci siamo preparati per tutta l’estate per questa seconda ondata”.

E ancora: “Quest’estate sull’edilizia scolastica  sono fatti molti lavori. Con i 660 milioni abbiamo aperto 12mila  cantieri e fatto sì che le scuole potessero avere 40mila aule in più. A scuola ci siamo preparati per tutta l’estate  alla seconda ondata. Certamente la scuola muove 9 milioni di  persone tra studenti e personali. E’ evidente a tutti che adesso ci  sono delle criticità, soprattutto sui trasporti. Il governo ha dato 300 milioni di euro per i trasporti. Auspico che in questo periodo si debba assolutamente intervenire in  quei settori in cui ci sono delle criticità”.

Poi: “I nostri studenti della scuola secondaria di secondo grado hanno il diritto di frequentare in presenza e di  andare a scuola in sicurezza. L’Italia è l’unico paese che dà le  mascherine a tutti gli studenti e al personale scolastico. La scuola è un ambiente più controllato rispetto ai bambini nei centri commerciali, come ho visto in Campania, o per strada in una regione dove c’è una grande dispersione scolastica. I bambini devono andare a scuola e le mamme devono avere il diritto di andare a lavorare”.

E ancora: “Io chiedo da agosto i test rapidi. Essere veloci, essere celeri, incrementare l’uso dei tamponi e rafforzare il sistema dei trasporti. E questo va fatto nel prossimo mese.  Termoscanner? La risposta è banale: se un bambino sta male lo dobbiamo sapere prima che prenda un autobus affollato. A casa va misurata la temperatura. Abbiamo scuole con 3.000 studenti a un metro di distanza fanno tre chilometri. Ma nessuno ha vietato l’uso dei termoscanner”.

Infine: “Se ci sarà da modificare le misure, sulla base di ciò che accadrà, noi lo faremo”.

Puglia, didattica a distanza per almeno il 75%, ingressi non prima delle 9. ORDINANZA

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il presidente della Regione Puglia ha emanato l’ordinanza num. 399, “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, che dispone:

Ferma restando la sospensione delle attività didattiche “in presenza” in tutte le scuole secondarie di secondo grado, limitatamente alle ultime tre classi del medesimo ciclo scolastico, per il giorno lunedì 26 ottobre 2020, con decorrenza dal 27 ottobre e fino al 24 novembre 2020:

Le Istituzioni Scolastiche devono adottare, con il ricorso alle misure di flessibilità organizzativa di cui agli articoli 4 e 5 del D.P.R. n. 275/1999, per una quota non inferiore al 75%, la didattica digitale integrata in tutte le classi del ciclo della scuola secondaria di secondo grado, in modalità alternata alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani, e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00.

Le Istituzioni Scolastiche, nella loro autonomia, in attuazione e nei limiti di quanto previsto al precedente punto 1), individueranno per la restante quota in presenza, le misure che riterranno più idonee per l’utilizzo dei laboratori didattici ed altre attività in presenza o anche per l’attività in presenza di classi iniziali e terminali, nonché per l’attività di alunni con bisogni educativi speciali.

Ordinanza

Didattica a distanza alle superiori dal 27 ottobre, soglia minima 75%. Nota del Ministero, SCARICA PDF

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato ai dirigenti scolastici una nota per accompagnare l’attuazione del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) firmato ieri. Nel testo si danno indicazioni sulla attivazione della didattica a distanza per le scuole secondarie di II grado.

Per le scuole dell’infanzia e le istituzioni scolastiche del primo ciclo l’attività didattica resta in presenza. Per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado la soglia minima di erogazione dell’attività in didattica digitale integrata è incrementata, secondo le nuove disposizioni, ad almeno il 75%, anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore. Particolare attenzione, nell’attuazione della misura, sarà posta agli alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento e altri bisogni educativi speciali.

Le scuole, spiega la nota, in considerazione della necessità di disporre del tempo sufficiente ad adeguare l’organizzazione didattica alle misure del nuovo Dpcm, provvederanno all’adozione degli atti necessari nella giornata di domani, lunedì 26 ottobre, con efficacia, poi, dal giorno successivo.

Il documento si chiude con un ringraziamento “per il lavoro che la comunità scolastica ha compiuto e per gli sforzi che ogni giorno le istituzioni scolastiche profondono per garantire l’effettività del diritto allo studio delle studentesse e degli studenti, in un momento di estrema complessità per il Paese”.

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Scuola, obbligo mascherine, spostamenti, chiusura bar e ristoranti, accesso parchi: cosa prevede il nuovo Dpcm

da OrizzonteScuola

Di redazione

Firmato nella notte e illustrato nella conferenza stampa odierna, il nuovo Decreto del presidente del consiglio dei ministri, contenente misure atte a limitare la diffusione del contagio da Covid 19, resterà in vigore fino al 24 novembre 2020. Dalle chiusure anticipate di bar e ristoranti alla didattica a distanza alle superiori: i punti principali previsti dal Dpcm del 24 ottobre.

Scuola e università

Nelle scuole superiori sarà necessario portare la didattica a distanza ad almeno il 75%. Le regioni possono decidere autonomamente se portarla al 100%.

L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e l’infanzia – si legge nel nuovo decreto – continua invece a svolgersi in presenza.

Le istituzioni scolastiche di secondo grado possono inoltre modulare ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e uscita degli alunni, anche con turni pomeridiani. Gli ingressi non possono in ogni caso avvenire prima delle 9.

Sono sospesi i viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche, programmate dalle scuole di ogni ordine e grado. Restano le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento.

Le Università, sentito il Comitato Universitario regionale di riferimento, possono organizzare le attività didattiche in presenza e a distanza, in base all’andamento epidemiologico e in funzione delle esigenze formative.

Firmato Dpcm: didattica a distanza dal 75% al 100% orario superiori, concorso straordinario continua, stop gite.

Mascherine

E’ obbligatorio sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.

Non sono obbligati a portare la mascherina:

  • i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
  • i bambini di età inferiore ai sei anni;
  • i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina

Spostamenti

Il Dpcm raccomanda di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi.

Bar e ristoranti

Le attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie sono consentite dalle ore 5 alle ore 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di 4 persone, salvo che siano tutti conviventi. Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio.

Dopo le ore 18 è fatto divieto di consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici

Palestre e attività sportiva

Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento.

Accesso a parchi

L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento, nonché della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; è consentito l’accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all’interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto, purché si rispettino le misure previste dall’allegato 8 del Dpcm. Bambini e adolescenti di età da 0 a 17 anni devono essere accompagnati da un genitore o da altro adulto responsabile.

Teatri, cinema, musei

Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto.

Sono sospese le attività delle sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò.

Il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di è assicurato a condizione che si tenga conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, nonché dei flussi di visitatori (più o meno di 100.000 l’anno), e si garantiscano modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare
assembramenti di persone e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro.

Sono inoltre sospesi i convegni, i congressi e gli altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza.

Feste

Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, nel Dpcm viene raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza.

Sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere e gli altri analoghi eventi.

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