Organico COVID

“Organico COVID”: nessuna responsabilità erariale per i dirigenti scolastici se la calcolatrice del MEF funziona male

Nei giorni scorsi diversi Uffici scolastici regionali – ad esempio quelli della Toscana e del Molise – hanno comunicato ai loro dirigenti scolastici che il MEF, attraverso NOIPA, ha verificato che gli importi mensili relativi agli stipendi per ciascuna categoria di personale aggiuntivo, sono stati determinati senza tener conto di altri costi, che vanno a incidere in maniera forte e determinante sulle risorse assegnate. Alla luce di ciò i DG hanno vietato ai dirigenti scolastici di procedere a ulteriori conferimenti di incarichi sul cosiddetto “organico COVID”, anche nel caso in cui essi non avessero superato il limite di contingente di personale assegnato alla singola I.S., e a non sostituire i lavoratori di tale organico già contrattualizzati assenti a vario titolo.  

L’ANP invita i soci ad attenersi a queste disposizioni in attesa di ulteriori comunicazioni da parte del Ministero dell’istruzione, facendo altresì presente che non si prospetta alcun profilo di responsabilità amministrativo-contabile a loro carico in merito alle situazioni contrattuali di “organico COVID” già poste in essere.  

La vicenda certo non contribuisce a garantire la piena attuazione delle misure di contenimento del contagio poiché spunta una delle armi di cui i dirigenti avrebbero potuto avvalersi per garantire sicurezza a studenti, dipendenti e famiglie. 

A fronte del D.I. n. 95 del 10 agosto 2020 che registra l’autorizzazione della spesa di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, e del relativo visto di conformità e di copertura apposto dalla Ragioneria Generale dello Stato, prendiamo atto di un grave infortunio contabile occorso proprio a chi dovrebbe garantire certezza e regolarità finanziaria all’azione dello Stato. 

Sarà difficile spiegare agli studenti e alle loro famiglie, nonché ai potenziali lavoratori della scuola, che al MEF in certi giorni la calcolatrice non funziona. 

Alunni con disabilità, il Dpcm se li è dimenticati

Alunni con disabilità, il Dpcm se li è dimenticati

Vita del 27/10/2020

La denuncia di Fish Calabria di fronte alla nuova richiesta di ricorso alla Dad contenuto nell’ultimo Dpcm del 24 ottobre. «Irrinunciabile la presenza quotidiana a scuola degli alunni con disabilità, in una dimensione inclusiva, vera e partecipata» si legge in una nota che ricorda: «La didattica in presenza per gli alunni con disabilità è un diritto riconosciuto!»

La presenza quotidiana a scuola degli alunni con disabilità, in una dimensione inclusiva, vera e partecipata è irrinunciabile. A scriverlo e quasi gridarlo è la Fish Calabria che ricorda come: “La didattica in presenza per gli alunni con disabilità è un diritto riconosciuto!”. Purtroppo ricostruisce in una nota la Fish calabrese «Nel Dpcm di sabato 24 ottobre non vi è alcun accenno a misure specifiche da adottare per gli alunni con disabilità. Quest’ultimo ha stabilito che tutte le scuole secondarie di secondo grado debbano incrementare “il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00”.

Successivamente il Miur nella nota del 25 ottobre ha sottolineato che “particolare attenzione, nell’attuazione della misura, va posta agli alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento ed altri bisogni educativi speciali. In tal senso, si ricorda che vanno applicate puntualmente le indicazioni contenute nel Decreto del ministro dell’istruzione 7 agosto 2020 n. 89 e nell’Ordinanza del ministro dell’istruzione 9 ottobre 2020, n. 134.”» e si legge ancora «Purtroppo anche nelle due ordinanze della Regione Calabria sulla sospensione delle attività didattiche in presenza non si accenna minimamente alle misure possibili per garantire il diritto alla didattica in presenza per gli alunni con disabilità».

La Fish Calabria ha lavorato alacremente, in questi mesi, con la Fish Nazionale a tutela degli alunni con disabilità proponendo soluzioni specifiche al Miur per continuare a garantire in questo periodo emergenziale il diritto allo studio di tutti gli alunni.

Per gli alunni con disabilità questo nuovo fermo della scuola – si segnale – comporterà notevoli danni sia sulla loro crescita di studenti, andando ad aumentare le numerose problematiche già create lo scorso anno scolastico, sia incidendo notevolmente sul gap già esistente con i loro coetanei quando si potrà tornare a scuola.

Sul fatto che il diritto alla didattica in presenza sia non solo irrinunciabile, ma anche riconosciuto si specifica: «Sul punto è necessario quindi ricordare che il Decreto Ministeriale n° 39 del 26 giugno 2020 ha già espressamente previsto che “Nel caso di nuova sospensione dell’attività didattica l’Amministrazione centrale, le Regioni, gli Enti locali, gli enti gestori delle istituzioni scolastiche paritarie e le istituzioni scolastiche statali opereranno, ciascuno secondo il proprio livello di competenza, per garantire la frequenza scolastica in presenza, in condizioni di reale inclusione, degli alunni con disabilità e degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione. La circostanza di cui al presente paragrafo sarà regolata da apposito atto dispositivo. Ove, per specifiche condizioni individuali o di contesto, non sia possibile garantire la frequenza scolastica agli alunni con disabilità, il coinvolgimento delle figure di supporto messe a disposizione dagli Enti locali (Operatori Educativi per l’Autonomia e Assistenti alla comunicazione, per gli alunni con disabilità sensoriale), recentemente definita dall’art. 48 della Legge di conversione del DL “Cura Italia”, contribuirà ad assicurare un alto livello di inclusività agli alunni con disabilità grave, collaborando al mantenimento della relazione educativa con gli insegnanti della classe e con quello di sostegno.”»

Pertanto la Federazione chiede che gli studenti con disabilità continuino a frequentare in presenza la scuola per poter garantire loro il diritto allo studio. Allo stesso tempo, però, «chiediamo che gli studenti con disabilità e il docente di sostegno con l’assistente all’autonomia e la comunicazione non siano lasciati soli in classe, ma si preveda la presenza anche di un piccolo gruppo di compagni di classe per garantire le “condizioni di reale inclusione” previste dal D.M. N° 39/20. I compagni che dovrebbero essere presenti in classe con l’alunno con disabilità potrebbero essere quelli già citati dallo stesso D.M. n° 39 “alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”, oppure individuati dalle singole scuole in base al principio dell’autonomia scolastica».

Tutto ciò può considerarsi “un accomodamento ragionevole” alla luce dall’art.24 della Convenzione Onu.

Qualora l’alunno con disabilità sia certificato anche “fragile” il ministero dell’Istruzione con l’Ordinanza n° 134 del 9 Ottobre 2020 ha chiarito le modalità della loro scolarizzazione. A seguito della domanda scritta e documentata rivolta dalla famiglia alla scuola, l’alunno “fragile” può fruire, oltre che della didattica a distanza, anche di istruzione domiciliare in presenza. L’Ordinanza Ministeriale chiarisce che sono alunni “fragili” quanti, con o senza disabilità, abbiano una certificazione di immunodeficienza o patologia grave rilasciata dal pediatra di libera scelta (Pls) o dal medico di medicina generale (Mmg) in raccordo col dipartimento di prevenzione (DdP) territoriale. Il Pei degli studenti con disabilità riconosciuti anche “fragili” deve naturalmente essere aggiornato alla nuova situazione didattica e, in caso di istruzione domiciliare, si può prevedere che il docente di sostegno e/o l’assistente specialistico all’autonomia e alla comunicazione svolgano a casa le ore già assegnate per l’alunno a scuola.

In conclusione la Fish Calabria, ben consapevole del triste periodo che sta attraversando la nostra Regione a causa del lutto che ha coinvolto tutti, chiede, alla luce della normativa citata che, la Regione Calabria, gli Enti Locali, gli enti gestori delle istituzioni scolastiche paritarie e le istituzioni scolastiche statali, adottino tutte le misure adeguate per permettere ai nostri studenti la frequenza scolastica in presenza o, qualora lo studente con disabilità sia anche “fragile”, si attivino immediatamente i progetti di istruzione domiciliare da realizzarsi tramite gli insegnanti di sostegno e gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione degli enti locali, anche garantendo la connessione a distanza con i propri docenti e compagni di classe. A tal fine rimaniamo disponibili per dare sostegno e supporto

Sciopero educatrici e educatori 13 novembre 2020

USI-CIT Educazione aderisce allo sciopero nazionale di tutte le
operatrici e operatori sociali (educatrici, educatori, sostegno
scolastico e post-scolastico, OSS, cooperative sociali, ecc.) per
l’intera giornata del 13 novembre 2020 indetto dalla Rete Intersindacale
Nazionale Operatrici e Operatori Sociali.
Per:
– l’internalizzazione dei Servizi Socio-Educativi e Socio-Sanitari dati
in appalto dagli Enti Pubblici alle Cooperative Sociali
– contrastare la mercificazione del welfare e il costante peggioramento
dei servizi
– il superamento della frammentazione contrattuale
– l’equiparazione delle paghe e dei diritti ai contratti del pubblico
impiego
– il diritto alla salute e sicurezza all’interno dei Servizi, per utenti
operatrici / operatori, investimenti sulla manutenzione delle strutture
e delle scuole, adeguatezza di strumenti, protocolli e DPI

Invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori interessati a
partecipare a questa importante giornata di sciopero, che per la prima
volta vede riunite le rivendicazioni di un settore estremamente
importante per la società ma allo stesso tempo fortemente sfruttato,
sottopagato e posto continuamente sotto il ricatto della crisi e della
perdita del posto.

Invitiamo tutte e tutti a fare uno sforzo per sostenere questo sciopero
in maniera solidale.

USI-CIT Educazione

Scuola, sui 2,4 milioni di banchi promessi ne mancano 900mila

da Il Sole 24 Ore

di Giovanna Mancini

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui il problema principale della scuola erano i banchi in funzione anti-Covid. Circa 2 milioni di scrivanie monoposto e 400mila sedute innovative (con le rotelle) che nelle intenzioni del commissario all’emergenza Domenico Arcuri sarebbero dovuti arrivare entro fine ottobre, per garantire il distanziamento tra gli studenti durante le lezioni in aula, e che tante polemiche hanno suscitato nei mesi scorsi, per le modalità del bando per la loro fornitura.

Oggi il tema principale, per le scuole, è scongiurarne la chiusura. Ma sarebbe sbagliato liquidare il tema dei banchi come irrilevante, fa notare Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp): tutte le misure di sicurezza per contenere il contagio sono importanti e utili all’obiettivo di continuare le lezioni in presenza.

Venerdì scorso, tuttavia, secondo quanto riferito al Sole 24 Ore dall’ufficio del commissario, risultavano consegnati 1,5 milioni di pezzi, tra banchi tradizionali monoposto e sedute innovative. Difficile che entro fine mese si possa arrivare al traguardo auspicato. La priorità nelle consegne, spiegano dall’ufficio di Arcuri, è stata data alle scuole (in particolare le primarie) in cui l’arrivo o meno dei banchi avrebbe fatto la differenza per garantire il distanziamento tra gli alunni. «Sono stati coperti i fabbisogni di tutte le scuole per le quali gli arredi servono a garantire il distanziamento – spiegano i collaboratori del commissario –. A partire dal 1° settembre, in sei settimane è stato consegnato un volume di arredi pari alla produzione italiana di sette anni e mezzo, considerando che la media è di 200mila banchi l’anno». Nelle ultime due settimane si è registrato un lieve rallentamento nel ritmo delle forniture, dovuto soprattutto al fatto che i trasportatori hanno trovato in alcuni casi le scuole chiuse causa Covid, oppure per disposizione regionale, come nel caso della Campania.

Le criticità principali, secondo l’ufficio del commissario, sono state in parte nella produzione, perché l’elevata mole di lavoro ha messo sotto pressione la fornitura di materie prime. Ma soprattutto nella logistica, tanto che la stessa struttura commissariale è intervenuta in alcuni casi, appoggiandosi al proprio canale distributivo. «Questa operazione è un pezzo dell’apertura in sicurezza delle scuole, che finora sta funzionando – dicono dall’ufficio di Arcuri –. Se si guarda alle percentuali di contagio in Italia, tra gli studenti è lo 0,15%, tra i docenti lo 0,32%, tra i non docenti lo 0,28%, a fronte di una media nazionale dello 0,7%» (i dati sono riferiti a venerdì 23 ottobre).

Intanto nelle aziende incaricate della produzione e della consegna dei banchi (11 in totale, di cui sei tramite bando e cinque per affidamento diretto, quattro delle quali estere) il lavoro prosegue senza tregua, per arrivare in tempo con le consegne ed evitare le penali. «Facciamo una media di 3.500 banchi al giorno – spiega Nicola Forzato, incaricato per le relazioni esterne di Mobilferro, azienda di Rovigo specializzata in arredo per ufficio e per istituti scolastici, capofila dell’Associazione temporanea di sette imprese associate a FederlegnoArredo-Assufficio vincitrici del bando Arcuri con un lotto complessivo di 500mila banchi monoposto –. Come Mobilferro abbiamo una commessa di quasi 190mila banchi: stiamo chiudendo il cerchio, prevediamo di farcela entro il 31 ottobre, anche se è durissima». L’azienda ha aumentato l’operatività degli impianti produttivi, tre in tutta la provincia, e organizzando il lavoro dei dipendenti su due turni, per un totale giornaliero di 16 ore di lavoro. Doppi turni anche per la Camillo Sirianni di Soveria Mannelli (Catanzaro), che arriva a produrre 2.000-2.500 banchi al giorno.

Sono le attività di logistica e consegna quelle che presentano le maggiori criticità, dicono le imprese. «Dopo qualche difficoltà iniziale per mettere la macchina a regime, le aziende hanno recuperato bene e stanno consegnando secondo i programmi», spiega Gianfranco Marinelli, presidente di Assufficio, l’associazione industriale a cui aderiscono, oltre alle imprese dell’Ati, anche altre aziende vincitrici del bando Arcuri. L’Associazione, lo scorso luglio, aveva sollevato alcune perplessità sul bando, ritenendo i quantitativi richiesti, i tempi previsti e i requisiti per la partecipazione inadeguati rispetto alla realtà industriale italiana del settore, fatta di poche aziende, molto piccole. Ma le imprese hanno trovato le soluzioni: «Dal punto di vista produttivo gli imprenditori non segnalano particolari problemi. Le difficoltà sono legate semmai alle operazioni di consegna – prosegue Marinelli –. Spesso le destinazioni dei banchi vengono cambiate all’ultimo momento e questo crea difficoltà logistiche e ritardi. Inoltre a volte le scuole sono chiuse». Un problema comunque risolvibile, spiega Emidio Salvatorelli, titolare della Vastarredo di Vasto (Chieti): «Ci siamo organizzati con due depositi a Catania e Bari e alcune società di service – spiega –. Se i banchi vengono mandati indietro, perché la misura non va bene o perché non servono più, li portiamo altrove, in base alle indicazioni del commissario».

I docenti in quarantena dovranno insegnare

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

I docenti in isolamento o in quarantena (oggi ridotta a 10 giorni) sono tenuti a svolgere le lezioni a distanza. Almeno fino a quando non ci sia una certificazione della malattia (e quindi, per legge, sono impossibilitati a svolgere temporaneamente la prestazione lavorativa).

A oltre un mese dell’avvio delle lezioni, e nel giorno, oggi, di partenza dell’ampio ricorso alle superiori alla didattica integrata digitale (almeno 75%), previsto dal Dpcm appena varato dal governo, è arrivato dal ministero dell’Istruzione l’atteso chiarimento sulle modalità di utilizzo degli insegnanti collocati in quarantena con sorveglianza attiva o in isolamento domiciliare fiduciario; situazioni che, purtroppo, si stanno moltiplicando nelle scuole a causa dell’aumento dei contagi.

La circolare dell’Istruzione ricorda, in premessa, la posizione espressa dall’Inps con il messaggio del 9 ottobre scorso, quando l’Istituto nazionale di previdenza ha evidenziato che lo stato di quarantena «non configura un’incapacità temporanea al lavoro per una patologia in fase acuta tale da impedire in assoluto lo svolgimento dell’attività lavorativa». Un chiarimento, spiega il dicastero guidato da Lucia Azzolina, che seppur riferito al settore privato, «individua uno stato inequivocabile che riguarda la persona del lavoratore». Insomma, fino all’eventuale manifestarsi dei sintomi della malattia, benché il periodo di quarantena sia equiparato, come noto, al ricovero ospedaliero, «il lavoratore non è da ritenersi incapace temporaneamente al lavoro» ed «è dunque in grado di espletare la propria attività professionale in forme diverse» (la didattica a distanza, appunto). L’intera materia sarà comunque regolata da un contratto integrato, al momento firmato da Cisl e Anief.

Oggi, come detto, da Aosta a Palermo entrano in vigore le nuove disposizioni messe a punto dall’esecutivo, ma fortemente criticate dai presidi. Le misure impattano soprattutto sui circa 2,7 milioni di studenti delle superiori.

Il rispetto della soglia minima di erogazione dell’attività in didattica digitale integrata incrementata ad almeno il 75% sta venendo rispettato essenzialmente in due modi: o una settimana di lezioni in presenza e le altre tre a casa; o una nuova modulazione settimanale, uno o due giorni a scuola, i restanti quattro o tre a distanza. I problemi maggiori si stanno avendo negli istituti tecnici e professionali, dove una fetta ampia di attività è laboratoriale, e quindi difficilmente “esportabile” da remoto.

Siamo a Firenze all’istituto alberghiero «Aurelio Saffi», circa 900 alunni provenienti da tutta la provincia fiorentina: «Io mi sono regolata così, il biennio fa due giorni a settimana in classe, il triennio un solo giorno. Tutti gli altri giorni si farà lezione da casa – ha spiegato la preside Francesca Lascialfari -. Certo, non è facile. Nei giorni a scuola si faranno soprattutto le ore di laboratorio, e a turno ci saranno giornate aggiuntive in presenza per le verifiche scritte».

In Lombardia le scuole superiori si stanno attrezzando al 100% di Dad, così come in Campania e Sicilia. A Bari molti istituti manterranno in presenza solo le prime classi e tutte le altre a casa con la didattica a distanza. Salvaguardie specifiche, in presenza, anche per i ragazzi che dovranno sostenere a giugno la maturità, e, quando possibile, per gli studenti con disabilità.

Nel Lazio, il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi, evidenzia, al di la delle percentuali, 75% o 100% di lezioni on line, un problema legato alle connessioni internet: «Ci segnalano difficoltà soprattutto gli istituti che si trovano oltre il Grande raccordo anulare – ha detto -. In molti casi questi problemi riguardano gli studenti, in altri gli istituti. Mi auguro ci sia un pò di tolleranza. Non si può adoperare pugno di ferro solo con le scuole».

In Sardegna gli istituti superiori ieri erano semi-vuoti, alle prese con una non facile riorganizzazione: «Bisogna tenere conto delle regole e del monte orario della didattica in presenza, diverso da quello previsto per l’insegnamento a distanza», hanno raccontato alcuni dirigenti scolastici.

Ma le scuole sono pronte a un ritorno così ampio alle lezioni on line? Insomma. I primi bonus da 500 euro per tablet e pc per gli studenti più in difficoltà stanno partendo in questi giorni. Secondo gli ultimi dati Istat il 12% degli alunni non ha pc/tablet in casa. La situazione è molto più difficile al Sud, complici pure i ritardi strutturali a portare internet veloce in larga parte dei territori meridionali. C’è poi la formazione digitale dei docenti: secondo l’Ocse 3 insegnanti su 4 non hanno competenze base Ict.

La ministra dell’Istruzione ha risposto con un po’ di numeri: nel tempo sono stati distribuiti alle scuole un milione di tablet grazie al piano scuola digitale; a questi si devono sommare gli oltre 300mila tablet acquistati con i primi finanziamenti di marzo e più di 100mila connessioni. Con il decreto Rilancio sono stati stanziati altri 331 milioni. Basteranno a migliorare le cose?

Fissata la data della maturità 2021: si parte il 16 giugno con lo scritto d’italiano

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Tra pandemia e didattica a distanza per l’emergenza la maturità 2021 sembra lontanissima. Ma adesso sappiamo anche quando si svoglerà. Nell’ordinanza sui calendari scolastici emenata venerdì il ministero dell’Istruzione ha fissato per il 16 giugno 2021 l’inizio dell’esame di Stato con la prova scritta d’italiano. Per la terza media la dara sarà compresa tra la fine delle lezioni – e qui si va dal 5 giugno di Emilia ROmagna, Marche e Molise al 12 giugno di Campania e Sardegna – e il 30 giugno.

Le vacanze di Natale e Pasqua
Mentre in tutte le regioni le vacanze di Pasqua saranno comprese tra il 1° e il 4 aprile qualche lieve differenza si riscontra per l’inizio delle festività natalizie con metà territori che scelgono il 23 dicembre e le altre che optano per il 24. Unica invece la data finale: il 5 gennaio.

Al via progetti e bandi di concorso sui valori e i contenuti della Costituzione

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Senato della Repubblica, Camera dei Deputati e Ministero dell’Istruzione rinnovano, anche quest’anno, la reciproca collaborazione per diffondere fra le studentesse e gli studenti i valori e i contenuti della Costituzione italiana. Un impegno comune che viene rilanciato anche alla luce del nuovo insegnamento dell’Educazione civica.

Gli obiettivi
Avvicinare i giovani ai temi della Costituzione attraverso attività pluridisciplinari e metodologie laboratoriali è un impegno comune del Ministero dell’Istruzione e del Parlamento che, nel tempo, si è tradotto in nuove iniziative e in una pluralità di progetti, rivolti ai differenti gradi di istruzione e realizzati grazie al contributo degli Uffici Scolastici Regionali, dei dirigenti scolastici e dei docenti. Progetti e bandi di concorso sono disponibili per le scuole sulla piattaforma www.cittadinanzaecostituzione.it .
Alla luce dell’emergenza sanitaria, alcuni concorsi lanciati nell’anno scolastico 2019/2020 sono stati prorogati per l’anno 2020/2021, per consentire alle istituzioni scolastiche partecipanti di completare gli elaborati. Per tutte le altre scuole sarà possibile aderire ai nuovi bandi di concorso.“

Un giorno in Senato
Rivolto alle classi del terzo e quarto anno delle secondarie di II grado, realizzato in collaborazione tra Senato e ministero dell’Istruzione, il progetto consentirà alle ragazze e ai ragazzi coinvolti di entrare in contatto con i meccanismi del procedimento legislativo nelle sue diverse fasi, dalla presentazione di un disegno di legge alla sua approvazione. Per i vincitori sono previsti incontri di studio e di formazione da svolgere presso il Senato, una volta terminata l’emergenza sanitaria, per mettere a confronto le conoscenze acquisite nel corso dell’attività didattica con il concreto funzionamento dell’Assemblea parlamentare di Palazzo Madama. Termine di scadenza per il caricamento degli elaborati: 16 dicembre 2020.

Vorrei una legge che…
Rivolto alle classi quinte delle scuole primarie, il progetto, promosso dal Senato e dal ministero dell’Istruzione, si propone di far cogliere alle giovanissime e ai giovanissimi l’importanza delle leggi e del confronto democratico, avvicinando anche i più piccoli alle Istituzioni e promuovendone il senso civico. Termine di scadenza per il caricamento degli elaborati: 27 gennaio 2021.

Parlawiki – Costruisci il vocabolario della democrazia
Con questo progetto, rivolto alle classi quinte delle primarie e alle scuole secondarie di I grado, la Camera dei Deputati invita studentesse e studenti a produrre un elaborato originale volto a descrivere il concetto di democrazia e di attività parlamentare, alla luce delle norme costituzionali. I lavori più significativi saranno pubblicati sul sito della Camera, nella sezione dedicata ai più giovani, e poi sottoposti a votazione online. Vincitrici e vincitori saranno invitati alla cerimonia finale di premiazione a Palazzo Montecitorio, terminata l’emergenza sanitaria. Termine di scadenza per il caricamento degli elaborati: 12 gennaio 2021.

Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione
Il concorso, realizzato in collaborazione tra Senato, Camera e ministero dell’Istruzione, è rivolto alle scuole secondarie di II grado. È prorogato per l’anno scolastico 2020/2021 esclusivamente per le scuole in gara che hanno superato la fase di preselezione regionale e la prima selezione nazionale ad opera del Comitato tecnico e che avrebbero dovuto consegnare l’elaborato conclusivo entro il 23 marzo 2020. Gli istituti già partecipanti al concorso potranno concludere con altre classi i progetti avviati dalle classi quinte che hanno concluso nel mese di giugno 2020 il proprio percorso scolastico. Nuovo termine di scadenza per completare i progetti: 29 gennaio 2021.

Senato&Ambiente
Il concorso, rivolto agli ultimi tre anni delle secondarie di II grado, e con cui il Senato intende impegnare gli studenti sui temi della tutela e della sostenibilità ambientale, è prorogato per l’anno scolastico 2020/2021 esclusivamente per le scuole in gara che avrebbero dovuto consegnare l’elaborato conclusivo entro il 12 marzo 2020. Nuovo termine di scadenza per completare i progetti: 28 gennaio 2021.

Testimoni dei diritti
Rivolto ai primi due anni delle secondarie di I grado e realizzato in collaborazione tra Senato e ministero dell’Istruzione, il concorso è prorogato per l’anno scolastico 2020/2021, esclusivamente per le scuole già in gara che avrebbero dovuto consegnare l’elaborato conclusivo entro il 15 aprile 2020. Nuovo termine di scadenza per completare i progetti: 10 dicembre 2020.

Giornata di formazione a Montecitorio
Rivolto agli ultimi due anni della secondaria di II grado, il progetto ha l’obiettivo di far vivere direttamente agli studenti l’esperienza di due giornate di lavoro alla Camera, attraverso l’incontro con le Commissioni parlamentari e i deputati eletti nel territorio di appartenenza della scuola. A seguito dell’emergenza sanitaria, il progetto, bandito per l’anno scolastico 2019/2020 è stato sospeso in concomitanza con l’avvio del secondo semestre dello stesso anno scolastico. In questo quadro, la conclusione del progetto per l’anno scolastico 2019/2020 viene prorogata al 2020/2021. A causa dell’emergenza sanitaria, le giornate di formazione saranno svolte per il momento nella modalità a distanza.

In sei regioni lezioni a distanza per tutti i liceali

da la Repubblica

Corrado ZUnino

Ci sono Regioni che, per semplificarsi la vita (amministrativa) e svuotare i bus, sono andate oltre i suggerimenti di governo. E hanno portato la didattica a distanza al cento per cento: dalla prima alla quinta, in quei territori, i ragazzi delle superiori faranno lezioni da casa, almeno fino al 24 novembre. Tutti, le matricole che devono ancora conoscersi e soprattutto conoscere i nuovi metodi di studio, e i maturandi. La Campania di De Luca, la Lombardia di Fontana, e andiamo in ordine cronologico per la scelta, quindi la Sicilia di Musumeci, l’Abruzzo di Marsilio e la Calabria del neopresidente Spirlì hanno firmato ordinanze in aumento rispetto al governo: tutti in remoto. Si attende a breve lo stesso tipo di intervento da parte di Christian Solinas, presidente della Sardegna.

Ad approfondire, si vede che sono cinque presidenti di centrodestra, della moderna destra lego-populista, più De Luca, un esponente atipico e decisionista del Pd. Vincenzo De Luca era stato il primo, il 15 ottobre, ad accelerare sulla questione contagi a scuola chiudendo, dall’infanzia ai licei (poi ha fatto rientrare il ciclo per i più piccoli e oggi potrebbe decidere il ritorno in presenza delle elementari).

De Luca ora dice: «Le scuole sono il maggor vettore di contagio», riprendendo una tesi che con forza crescente ha messo in discussione lo slogan delle «scuole sicure» caro alla ministra. Pezzi importanti della scienza italiana, il fisico Battiston, il biologo Bucci, il matematico Sebastiani, l’infettivologo Galli, hanno via via portato elementi che hanno mandato in crisi il mantra difensivo e accompagnato la decisione di chiusura del governo.

Oggi Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, dice: «Se chiudessimo gli istituti scolastici », lui intende tutti, «avremmo una riduzione del contagio del 15 per cento». Le scuole, secondo uno studio di Lancet sui lockdown di primavera, incidono sulla propagazione il doppio dei trasporti.

Le Regioni, dicevamo. Le altre, sono tredici su venti, hanno fatto propria l’indicazione di governo: 75 per cento degli studenti da remoto. Hanno scritto in extremis, e controvoglia, ordinanze in proprio Luca Zaia per il Veneto (era stato lui a sollevare per primo il problema), Stefano Bonaccini per l’Emilia Romagna ed Eugenio Giani per la Toscana. Tutti e tre dicono: avremmo preferito metà a casa e metà in classe. Gli amministratori della Valle d’Aosta lasciano che siano i presidi a intepretare quel 75 per cento. Alcune giunte, invece, danno indicazioni chiare: la Puglia chiede il sacrificio agli studenti del triennio finale. Sono in pochi, e tra questi c’è il Friuli Venezia Giulia, ad affiancare alla Dad un ingresso a scuola differenziato per i ragazzi delle superiori che continueranno ad andare in presenza: non si entra prima delle 9, ha deciso la giunta di Fedriga.

Le province autonome hanno fatto le autonome fino in fondo. A Bolzano e nell’Alto Adige metà ragazzi a scuola e metà a casa. A Trento e provincia, tutti in classe.

Superiori, il lockdown è servito

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi e Marco Nobilio

Il dpcm ultimo, recante ulteriori misure di contenimento dell’epidemia, da oggi in vigore, ha portato la didattica a distanza nelle scuole superiori al 75% dell’orario, in base a condizioni di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali. Insomma lezioni on line, almeno al 75%, ma solo se necessario. E invece domenica una nota dello stesso dicastero di Lucia Azzolina, che pure in consiglio dei ministri si era battuta perché fosse fissato un tetto al 50% alla didattica a distanza, ha eliminato il riferimento alle diverse esigenze locali che avrebbero consentito misure ad hoc sul territorio. Di fatto imponendo la Dad almeno al 75% per tutti. Che poi, nei fatti, è già passata al 100%: molte scuole, e non solo quelle di regioni come la Campania dove la chiusura delle scuole è generalizzata, infatti stanno optando per fare didattica a distanza per l’intero orario.

La nota ministeriale, n. 1927 del 25 ottobre scorso, a firma del capo dipartimento istruzione, Max Bruschi, prevede, alla luce del nuovo dpcm, che «rispetto a quanto già previsto nei predetti decreti, per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, la soglia minima di erogazione dell’attività in didattica digitale integrata è incrementata ad almeno il 75%, anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore, fermo restando che per le scuole dell’infanzia e le istituzioni scolastiche del primo ciclo l’attività didattica è resa in presenza».

La norma interpretata dall’amministrazione centrale è l’articolo 1, comma 9, lettera s), del decreto del presidente del consiglio dei ministri del 24 ottobre scorso. Che prevede l’adozione della didattica a distanza alle superiori al 75% «previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali». In pratica non si tratta di una misura che interessa necessariamente tutto il territorio nazionale. Ma solo quelle realtà gravate da situazioni critiche e di particolare rischio segnalate al ministero dell’istruzione dagli enti locali o dalle autorità sanitarie territoriali. La norma, insomma, prevede una procedura tassativa in assenza della quale le misure previste dal decreto non possono essere attuate. Prima di tutto la notifica al ministero, da parte delle autorità territoriali, delle situazioni critiche e di particolare rischio con l’indicazione specifica del perimetro territoriale in cui si siano verificate. E solo dopo tale atto, l’adozione della didattica a distanza per una percentuale non inferiore al 75% da parte delle scuole secondarie di II grado. Secondo l’amministrazione centrale, invece, nelle regioni dove la Dad alle superiori è stata disposta per percentuali inferiori al 75%, le istituzioni scolastiche dovrebbero automaticamente conformarsi a tale percentuale. Ma anche in questo caso, in assenza della notifica della situazione di criticità al ministero da parte delle autorità territoriali, le nuove misure non possono essere applicate. Fermo restando la piena effettività delle ordinanze già emanate e di quelle che i governatori e i sindaci riterranno di dovere emanare a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

Intanto il ministero ha deciso di andare avanti anche sulla regolamentazione della stessa Dad: in assenza della firma del contratto, ieri sera una nota sempre del capo dipartimento istruzione ha dato indicazioni operative a tutte le scuole sulla scorta della bozza di accordo siglata solo con Cisl e Anief, ringraziate «per l’altissima comprensione del momento dimostrata». Si dettaglia cosa fare in caso di personale in quarantena o isolamento e in generale cosa fare se la didattica digitale integrata (il nuovo acronimo di Ddi, che prende il posto della Dad) debba essere svolta in forma complementare o in forma esclusiva, quali sono i diritti e i doveri di docenti e Ata. Indicazioni che sono state fortemente solleciatate dai dirigenti scolastici.

Didattica a distanza, tra ministero e regioni è ormai caos normativo

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Nelle scuole secondarie di II grado dove si pratica la didattica a distanza la percentuale non deve essere inferiore al 75% dell’orario delle lezioni, gli ingressi e le uscite devono essere scaglionati e, in ogni caso, gli alunni non devono entrare a scuola prima delle 9.00. Sono queste alcune delle misure adottate dal governo con l’ultimo decreto del presidente del consiglio, firmato da Giuseppe Conte sabato scorso, e in vigore da ieri, 26 ottobre e fino al 24 novembre prossimo. L’attività didattica continuerà, invece, in presenza nelle secondarie di I grado, nelle primarie e nelle scuole dell’infanzia.

Le misure sono state adottate per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19. Le forme di flessibilità nell’organizzazione dell’attività didattica dovranno essere adottate direttamente dalle istituzioni scolastiche nell’esercizio dell’autonomia funzionale prevista dagli articoli 4 e 5 del decreto del presidente della repubblica 275/99. Ma in ogni caso le scuole dovranno incrementare il ricorso alla didattica digitale integrata, che dovrà coprire una quota non inferiore al 75% dell’orario delle lezioni. Ciò dovrà avvenire modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 09:00.

Le misure potranno essere adottate solo «previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali». In buona sostanza, dunque, l’adozione della didattica a distanza e della flessibilità organizzativa non potrà avvenire automaticamente, ma solo dopo l’intervento delle autorità territoriali, che avranno l’onere di comunicare al ministero dell’istruzione le situazioni di criticità giustificative delle misure restrittive da adottare.

La previsione di questa precondizione sembrerebbe orientata a costituire un argine al potere dei presidenti di regione e dei sindaci ai quale la legge assegna già adesso il potere di disporre misure in via d’urgenza, senza alcuna limitazione di materie e durata se non quella della competenza territoriale e della necessità ed urgenza (si veda l’articolo 117, del decreto legislativo 112/98). Il nuovo decreto, peraltro, non dovrebbe avere effetti caducatori sulle misure già adottate da alcuni presidenti di regione, che hanno sospeso le lezioni anche nelle scuole del primo ciclo. Come, per esempio, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca che, con l’ordinanza 85, del 26 ottobre scorso, ha prolungato fino al 31 ottobre la chiusura delle scuole con l’eccezione delle scuole dell’infanzia. E ne ha vincolato la riapertura al previo parere favorevole dell’unità di crisi regionale. Ma si pone comunque la necessità di coordinamento tra le nuove norme e la disciplina legale già in vigore, al fine di definire i perimetri di competenza entro il quale dovranno muoversi il governo, le regioni e i sindaci.

E l’imponente produzione normativa degli ultimi mesi, in uno all’alto tasso di litigiosità tra governo ed enti locali, sicuramente non aiuta a risolvere il problema. Il decreto conferma anche la vigenza delle disposizioni concernenti le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado. Che possono tenersi anche in presenza fatto salvo il rispetto delle norme sul distanziamento sociale.

La deroga costituisce attualmente un unicum. Le disposizioni attualmente in vigore, infatti, precludono alle pubbliche amministrazioni e ai privati la possibilità di svolgere riunioni in presenza essendo obbligatorio svolgerle nella modalità a distanza.

La modalità a distanza è prevista anche per il rinnovo degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche. Che dovrà avvenire comunque nel rispetto dei principi di segretezza e libertà nella partecipazione alle elezioni. Gli enti gestori dovranno provvedere ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia.

Il decreto conferma anche la sospensione dei viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Sono fatte salve le attività inerenti percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento e le attività di tirocinio, da svolgersi nei casi in cui sia possibile garantire il rispetto delle prescrizioni sanitarie e di sicurezza vigenti.

Confermate le date del calendario per il concorso straordinario dei docenti precari, che da più parti si chiedeva invece di rinviare per motivi di sicurezza.

Didattica online, caso politico

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Caso politico sul contratto per la didattica a distanza. Domani, nel pomeriggio, la ministra Azzolina incontrerà i sindacati per ridiscutere le proposte avanzate dal ministero in materia di dad. Il testo negoziale firmato domenica scorsa dall’Anief e dalla Cisl scuola non piace a Flc-Cgil, Uil scuola, Snals e Gilda, che hanno rifiutato di firmarlo. E la frattura, probabilmente, sarà ricomposta con un tavolo politico. Le questioni sul tappeto, peraltro, non riguardano solo la didattica a distanza, ma anche la mancata riapertura delle trattative sul rinnovo del contratto di lavoro, scaduto dal 2018, e la delicata questione della mancata previsione delle prove suppletive per i concorsi ai quali non hanno potuto e non potranno partecipare i candidati in quarantena, in isolamento domiciliare o in malattia per Covid-19.

«Noi faremo la nostra parte a partire dalla contrattazione nazionale integrativa sulla regolazione della didattica digitale integrata (Ddi)» hanno detto Francesco Sinopoli e Gianna Fracassi, rispettivamente, vicesegretaria generale della Cgil e segretario generale della Flc Cgil, «che può rappresentare davvero un punto di svolta nel difficile rapporto di questi mesi tra organizzazioni sindacali e ministero dell’Istruzione. La sottoscrizione del contratto dovrà per noi essere accompagnata da un forte impegno politico del ministro per un confronto permanente e continuativo. Bisogna approntare le azioni necessarie per sostenere la formazione del personale e i docenti più in difficoltà in particolare i precari, in termini di strumentazione informatica e di costi delle connessioni. A tutto ciò si aggiunge» concludono Sinopoli e Fracassi «la vicenda surreale del concorso straordinario dei docenti precari della scuola secondaria, che continuerà a svolgersi solo perché la procedura è stata avviata, per un solo giorno, la scorsa settimana e per poco più di 1.600 candidati, a fronte degli oltre 66 mila aspiranti. Nonostante le progressive restrizioni negli spostamenti e contagi e quarantene sempre più diffusi si continua ad andare avanti contro ogni evidenza».

Rincara la dose Pino Turi, leader della Uil scuola: «Un concorso riservato che non permette a migliaia di persone a cui è destinato di poter accedere è fatto che indigna ed è inaccettabile. Appare vergognoso» argomenta Turi «avere nei confronti di questi lavoratori, l’insensibilità e il livore ideologico che si sta evidenziando. Un modo di procedere, che trova dissenso anche in altri settori lavorativi, che nella scuola si amplifica. Gli insegnanti sono in prima linea» conclude il segretario della Uil «e si sentono sacrificati da una politica insensibile che non offre garanzie per la propria salute con una pandemia che non lascia spazi di difesa se non il distanziamento che i docenti non possono mettere in pratica».

Anche Elvira Serafini, segretaria dello Snals, punta il dito sui rischi per la salute per docenti e non docenti e chiede chiarezza sull’incidenza dei contagi nelle scuole: « Non abbiamo interesse ad alimentare un clima di contrapposizione con il ministero», argomenta Serafini, «ma vogliamo i dati dei monitoraggi fatti dal ministero e mai resi noti. Per esempio, noi registriamo un divario tra i numeri dei contagi diffusi dal ministero e le notizie che arrivano dai territori».

Netto il giudizio della Gilda, incentrato principalmente sull’accordo per la didattica a distanza: «Per mesi abbiamo chiesto al ministero dell’Istruzione di aprire un tavolo per discutere le modalità di attuazione della didattica a distanza, ma l’amministrazione si è sempre rifiutata, preferendo agire unilateralmente con decreti. Tra i punti che contestiamo, quello riguardante il servizio dei docenti in quarantena, che contraddice la legge che equipara tale condizione al ricovero ospedaliero, costringendo gli insegnanti a disposizione a operare in qualità di vigilanti passivi, funzione che non è prevista dal contratto nazionale di lavoro. Inoltre, l’indicazione del rispetto dell’orario di servizio non tiene conto della nuova modalità della didattica digitale integrata che comporta una gestione dell’ora di lezione e dell’orario settimanale del tutto diversa da quella in presenza e che necessita di congrue pause nel collegamento».

Dad, prestazione e durata dubbie

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

I docenti delle scuole in lockdown saranno obbligati a lavorare a distanza, ma non si sa come e nemmeno per quanto tempo. Nel contratto integrativo sulla didattica a distanza, firmato domenica da Anief, Cisl e amministrazione (Cgil, Uil, Gilda e Snals non lo hanno firmato) manca l’esplicitazione della prestazione e anche la durata. In buona sostanza, il testo dell’accordo difetta di uno degli elementi essenziali del contratto: l’oggetto. Che secondo quanto previsto dall’articolo 1346 del codice civile, deve essere possibile, determinato o determinabile. Nel testo negoziale, invece, non vi sono clausole (articoli) che spiegano esattamente cosa debbano fare i docenti nel corso della didattica a distanza e nemmeno per quanto tempo. Salvo un mero riferimento alle linee guida emanate dal ministero dell’istruzione con il decreto 39/2020.

Il testo, peraltro, non reca alcun riferimento all’orario di lavoro utilizzando in sua vece la locuzione «orario di servizio». Una scelta che rischia di ingenerare ulteriore confusione. L’orario di servizio, infatti, è regolato dall’articolo 22, della legge 724/94. E comprende il tempo durante il quale l’istituzione scolastica eroga il servizio pubblico al quale è preposta. Vale a dire: l’implementazione del diritto all’istruzione. L’orario di servizio include l’orario di apertura al pubblico che, nel caso specifico, fa riferimento all’orario delle lezioni.

L’orario di lavoro, invece, è regolato dall’articolo 2 della direttiva europea 93/104/CE, il quale dispone che per orario di lavoro si intende «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali». Non è chiaro nemmeno il mezzo con il quale i docenti dovranno provvedere all’erogazione della prestazione (che rimane indeterminata) e nemmeno il luogo della prestazione. L’articolo 2 dell’ipotesi di accordo si limita a dire che la prestazione didattica a distanza dovrà essere erogata con «gli strumenti informatici o tecnologici a disposizione».

Formula vaga che non consente di individuare strumenti tipici, né le necessarie forme di tutela del diritto alla sicurezza sul lavoro dei lavoratori. Giova ricordare, peraltro, che l’Inail ha stabilito che l’utilizzo abituale delle attrezzature informatiche comporta l’obbligo per l’amministrazione di provvedere alla copertura assicurativa degli insegnanti (https://www.inail.it/cs/internet/un_insegnante_di_scuola_pubblica_che_utilizza_il_registro_el.html). Il contratto, peraltro, prevede anche che «ai fini della rilevazione delle presenze del personale e degli allievi è utilizzato il registro elettronico». Anche tale previsione è priva della necessaria copertura legale.

Il registro elettronico, infatti, è atipico. Pur essendo previsto dall’articolo 7 del decreto-legge 95/2012, il legislatore ne aveva vincolato l’introduzione e l’utilizzo alla previa emanazione, da parte del ministero dell’istruzione, di un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie. Tale piano avrebbe dovuto essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione. Ma ciò non è ancora avvenuto. A questo proposito, la V sezione penale della Cassazione, con la sentenza 47241/ 2019 ha spiegato che «detto piano non risulta essere stato predisposto, vanificando di fatto il processo normativo e, dunque, rendendo non obbligatorio l’utilizzo del registro e pagelle elettroniche».

Il comportamento omissivo del ministero dell’istruzione è stato posto in luce anche dal garante della privacy in una lettera inviata il 4 maggio scorso alla ministra Lucia Azzolina. Resta indeterminato anche il luogo della prestazione. La proposta di contratto, infatti, non dice espressamente se la prestazione a distanza va erogata dal docente presso la propria abitazione oppure presso l’istituzione scolastica. E ciò contribuisce ad incrementare il clima di incertezza che ruota intorno alla didattica a distanza già dai tempi del primo lockdown. Taluni dirigenti scolastici, peraltro, in assenza degli alunni, hanno ritenuto di imporre ai docenti di provvedere alla didattica a distanza presso l’istituzione scolastica. Come, per esempio, il dirigente dell’istituto tecnico tecnologico «Giacomo Fauser» di Novara con la circolare 41 del 23 ottobre scorso.

Infine, nella bozza di accordo si fa riferimento agli obblighi che i docenti e gli studenti devono osservare nell’utilizzo degli strumenti informatici al fine e durante la didattica a distanza. Ma manca del tutto l’esplicitazione di tali obblighi e con essa la disciplina sostanziale delle sanzioni disciplinari da applicare in caso di inadempimento. L’individuazione della disciplina sostanziale viene, infatti, posta in carico alle istituzioni scolastiche e cioè sembrerebbe in contrasto con le norme del decreto legislativo 165/2001, che assegnano alla contrattazione collettiva la materia della definizione dei comportamenti antidoverosi da collegare alle sanzioni.

Organico Covid, stop ai contratti

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Il governo sbaglia i conti e blocca le supplenze da organico Covid. I direttori generali degli uffici scolastici di Toscana, Veneto e Abruzzo hanno ricevuto una nota dall’amministrazione centrale del ministero dell’istruzione in cui sono stati invitati a disporre la sospensione delle nomine dei supplenti sull’organico Covid sia per quanto riguarda i docenti che per il personale Ata. E nei giorni scorsi i direttori degli uffici scolastici di queste tre regioni hanno inviato ai dirigenti degli ambiti territoriali e ai dirigenti scolastici altrettante note per bloccare le nuove nomine. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi l’amministrazione centrale avrebbe adottato questa misura in via cautelare per verificare se i soldi stanziati siano effettivamente sufficienti per fare fronte ai costi delle nuove nomine.

Una realtà che sarebbe abbastanza diffusa e che è stata generata da un errore di base nel determinare la copertura dei costi per il personale Covid (si veda ItaliaOggi del 6 ottobre scorso): voci come le ferie, o la malattia o eventuali sostituzioni non sarebbero state conteggiate. A Toscana, Veneto e Abruzzo si è aggiunto anche il Friuli Venezia-Giulia. Anche in questa regione, infatti, il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Ernesto Pellecchia, con una nota inviata il 22 ottobre scorso, ha disposto la sospensione delle nuove nomine. Pellecchia ha spiegato ai dirigenti di avere inviato al ministero dell’istruzione alcune segnalazioni relativamente alle difformità dei costi stipendiali dei contratti a tempo determinato attivati dalle istituzioni scolastiche in applicazione dell’art. 231 bis del decreto-legge 34/2020 e validati da Noipa, rispetto ai costi stipendiali riportati nella tabella B allegata ai decreti 95 del 10 agosto 2020 e 109 del 28 agosto 2020.

La nota del direttore regionale dell’ufficio friulano, peraltro riporta anche la tipologia delle nuove supplenze da bloccare: contratti di supplenza temporanea (tipologia di contratto N19) e di supplenza breve (tipologia di contratto N01, N26, N15) sia per quanto riguarda il personale docente che per il personale Ata.

La questione, peraltro, era stata fatta oggetto anche di una nota esplicativa emanata dal direttore regionale dell’ufficio scolastico per il Piemonte, Fabrizio Manca, il 29 settembre scorso (11306). Manca aveva messo in guardia i dirigenti spiegando che le cattedre e i posti anti-Covid finanziati dal governo non costituiscono un vero e proprio ampliamento di organico, ma un mero finanziamento. Pertanto, le assunzioni dovevano essere effettuate solo ed esclusivamente fino alla concorrenza dei fondi assegnati senza poter procedere alla nomina di eventuali supplenze in caso di assenza dei nominati con tali fondi.

Contagi, i conti non tornano

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

«I dati ci confermano che la scuole sono luoghi molto più sicuri di altri», ripete da settimane la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina. Già, i dati. I conti non tornano proprio nei dati sui contagi a scuola forniti dalla ministra relativi alle prime 4 settimane di riapertura dell’anno scolastico con le lezioni in presenza. I contagi, infatti, sembrerebbero sottostimati, oltre che in costante aumento. Con una forte impennata nell’ultima settimana, la quarta: +145,2%, pari a +4.202 nuovi casi positivi a scuola. E un incremento di 66 focolai, secondo il report settimanale dell’Iss. A cui si sono aggiunti altri 45 focolai nell’ultima settimana analizzata dall’Iss, quella del 12-18 ottobre, quinta settimana di riapertura. Non solo. I dati sui contagi a scuola sono difficili da trovare. Di fatto, mancano. «Non esiste una campionatura fatta bene e non esiste osservatorio specifico e costante sulle scuole, nonostante i dati esistano perché confluiscono tutti al ministero della salute», spiega il biologo molecolare Franco Bucci, professore alle Temple University di Filadelfia, che ha appena pubblicato uno studio sui contagi nelle scuola in Italia con l’immunologa Antonella Viola per il Patto Trasversale per la Scienza.

«Se domani mattina dovesse partire un’epidemia nelle scuole non ce ne accorgeremmo neanche», osserva. «Non potremmo accorgercene con alcune scarne informazioni come il numero dei focolai, che significa poco: sono fatti da 1 caso o 15-20 persone, quante classi sono comprese?». Quello sui focolai è l’unico dato che l’Iss registra nel suo report settimanale sulla situazione italiana di covid-19. E è il suo fornito da Azzolina la scorsa settimana. Mentre fino a pochi giorni prima, la ministra aveva diffuso percentuali e numeri assoluti sui contagi, precisando che erano stati «raccolti attraverso monitoraggio realizzato con i dirigenti scolastici e confrontato con l’Istituto superiore di sanità» (Iss).

Tuttavia, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, non tutti i presidi e le scuole hanno risposto al monitoraggi settimanale del ministero dell’istruzione. Tanto che proprio venerdì una nota ministeriale del capo dipartimento Giovanna Boda ricordava ai presidi di aggiornare le informazioni del monitoraggio ogni settimana entro le ore 20 di ogni lunedì. Analizziamo gli ultimi ufficiali disponibili forniti da Azzolina e aggiornati al 10 ottobre, appunto il primo mese di scuola. Gli studenti positivi sono lo 0,080% del totale, cioè 5.793 casi, il personale docente positivo lo 0,133%, pari a 1.020 casi, mentre il personale non docente positivo è lo 0,139%, ossia 283 casi. È la stessa ministra su Facebook a fornire percentuali e numeri assoluti. Significa che, secondo il Mi, in 4 settimane di lezione si sono avuti 7.096 contagi a scuola, l’11,68% di tutti i 60.733 casi positivi registrati in Italia in quel periodo, tra il 14 settembre e il 10 ottobre. Con un aumento costante: +48% in una settimana, pari a +937 positivi a scuola, passando dai 1.957 del 26 settembre ai 2.894 del 2 ottobre.

Per arrivare a un vero boom nell’ultima settimana, quando i contagi sono stati 4.202. raggiungendo così alla fine della quarta settimana di lezione ben 7.096 contagi. Mentre secondo l’Iss i focolai erano 14 la seconda settimana di scuola, se ne sono aggiunti 29 la terza settimana, 66 la quarta settimana e ulteriori 45 la quinta settimana. In un mese di lezione, quindi, ci sono stati, 154 focolai «in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico», per dirla con le parole e il verbo al condizionale dell’Iss, che aggiunge che questi focolai intrascolastici sono in aumento. Sviluppando per le percentuali ministeriali in base ai principali dati nel Focus sull’avvio dell’anno scolastico, forniti dallo stresso Mi a settembre, si ottengono numeri diversi e soprattutto emergono mancanze che porterebbero a concludere che i dati forniti sono fortemente sottostimati. Mancherebbero, infatti, almeno tutto il settore degli asili nido e quello della scuola paritaria, oltre al personale non docente addetto alle mense scolastiche.

Secondo il Focus del ministero, infatti, in questo anno scolastico la scuola statale accoglie 7.507.484 studenti, di cui secondo lo stesso Mi lo 0,080% avrebbe contratto il covid-19, pari a 6.001 alunni, cioè 208 ragazzi in più di quelli stimati da Azzolina. Ma nello stesso Focus in appendice sono forniti anche i dati sulle scuole paritarie, riferiti però all’anno scolastico 2019/20. Gli studenti del sistema paritario sono 12.423. Se li sommiamo ai compagni delle statali abbiamo 7.519.907 alunni complessivi del sistema scolastico pubblico. Di questi quindi sarebbero contagiati 6.015 alunni, cioè 222 in più rispetto ai dati ufficiali. Stesso discorso per i docenti. Questo anno nella statale ci sono 683.975 docenti sui posti comuni e 152.521 sui posti di sostegno: in totale 836.496 insegnati, di cui lo 0,133% è positivo al coronavirus cioè 1.112 docenti. Rispetto ai dati del Mi mancherebbero 92 insegnati infettati dal virus. Bisognerebbe, inoltre, aggiungere i docenti delle paritarie. Considerando solo quelli delle cattoliche si avrebbero altri 52.629 insegnati, per un totale di 889.125. I docenti positivi salirebbero così a 1.182, cioè +162 rispetto ai dati Mi. Solo per studenti e docenti delle scuole pubbliche statali e non statali i contagi sarebbero sottostimati di 384 casi positivi. I dati del ministero, poi, sembrerebbero non comprendere i contagi negli asili nido e nell’infanzia.

A fare un censimento annuale dei sistema pubblico e privato 0-6 è l’Istat. Nell’ultimo rapporto, pubblicato a giungo ma relativo all’anno scolastico 2017/18, risultavano autorizzati 354.641 posti per i bambini fino a 3 anni, la fascia di età cioè esclusa dal focus del Mi sull’inizio dell’anno scolastico, che parte dalla scuola dell’infanzia. Gli alunni totali tra asili e scuole, aumenterebbero a 7.874.548 e tra essi i casi positivi salirebbero a 6.299, cioè 506 in più dei dati forniti da Azzolina per gli studenti. Si arriverebbe così 668 contagi mancanti solo tra alunni e docenti. Senza però considerare tutto personale educativo dei nidi nella fascia 0-3 anni, gli insegnati delle paritarie non cattoliche e il personale non docente sia dello 0-3 sia di tutto il sistema delle paritarie. E, nel personale scolastico, andrebbero considerati anche gli addetti alla ristorazione scolastica. Una situazione che ha portato anche esponenti del Movimento cinquestelle a chiedere trasparenza. Come Silvia Chimenti: «i numeri dei contagi nelle scuole sono realmente quelli che circolano o sono molti di più e sta diventando difficile anche per le Asl tracciarli?». A favorire la mancanza di chiarezza sui contagi a scuola, i dati che arrivano direttamente dalle regioni.

La regione Lazio, ad esempio, annunciava, il 2 ottobre, poco più di 290 studenti positivi, saliti il 15 ottobre a 848 alunni e 149 docenti e 47 collaboratori e presidi positivi. Per arrivare la settimana scorsa a 75 scuole focolaio, 1.993 casi positivi totali nelle scuole: «di cui 1.970 studenti, in prevalenza nelle scuole secondarie superiori, e 323 tra il personale scolastico» (nota unità crisi covid-19 regione). Come a dire, in base ai dati del Mi, che il 28% di tutti i contagi nelle scuole avviene negli istituti del Lazio.

Venerdì il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, ha spiegato che nelle sole scuole del territorio della Asl Napoli 2 si sono effettuati 1.321 tamponi nel programma Scuola Sicura e sono risultati 160 positivi tra alunni da 0 a 18 anni e personale scolastico, che considerando anche i contagi correlativi in quell’ambito scolastico arrivano a 380 casi positivi. «Il dati del ministero della salute», spiega Bucci, «partono da quelli delle Ats/Asl, che li hanno direttamente dalle scuole e li trasmettono alla regione, che li dà al ministero. Se nel trasmettere i dati non tengono separati quelli delle scuole e li mettono nel calderone, li hanno solo aggregati e così si perde l’informazione». «Non si riesce a distinguere cosa viene dalla scuola e cosa viene dal sistema dei tamponi», aggiunge Viola citando ad esempio il Veneto: «la prima cosa su cui intervenire è avere un’organizzazione metodica dei dati, perché oggi sulla base dei dati raccolti dal tracciamento possiamo prendere decisioni razionali applicando un metodo scientifico».

Diritto allo studio: come si calcolano le ore spettanti a docenti, ATA e personale educativo. La guida con esempi

da OrizzonteScuola

Di Francesca Carotenuto

In questi giorni, i vari Uffici Scolastici Territoriali stanno trasmettendo le note relative alla presentazione delle domande, da parte del personale scolastico, ai fini dell’ottenimento dei permessi straordinari per il diritto allo studio ex D.P.R. 395/88.

Ciascuna istituzione scolastica dovrà darne massima diffusione, anche mediante pubblicazione sul proprio albo pretorio. Possono presentare domanda le seguenti categorie di personale Docente, Educativo e ATA:

  • Personale con incarico a tempo interminato;
  • Personale con contratto a tempo determinato fino al termine dell’anno scolastico
    (31/08/2021);
  • Personale con contratto a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche (30/06/2021).

Le tipologie di corsi che danno diritto alla fruizione dei permessi sono quelle individuate dall’art. 4, comma 4, del Contratto Integrativo Regionale.

All’atto della presentazione della domanda, gli aspiranti dovranno essere già iscritti a detti corsi e dovranno fornire al Dirigente Scolastico certificazione dell’iscrizione, entro 30 giorni dal ricevimento dell’atto formale di avvenuta concessione.

I permessi sono ordinati secondo il seguente ordine di priorità:

  1. Frequenza di corsi finalizzati al conseguimento del titolo di studio proprio della qualifica di appartenenza;
  2. Frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di qualificazione professionale, compresi i corsi di abilitazione e specializzazione per l’insegnamento su posti di sostegno, con riferimento a tutte le modalità connesse, corsi di riconversione professionale e quelli comunque riconosciuti dall’ordinamento pubblico;
  3. Frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di competenze linguistiche, con particolare riferimento alla lingua inglese, per il personale della scuola primaria, con esclusione del personale neo-immesso in ruolo;
  4. Frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di un diploma di laurea (o titolo equipollente), o di istruzione secondaria;
  5. Frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio post-universitari;
  6. Frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di altro titolo di studio;
  7. Frequenza di corsi on-line in modalità “e-blended”, per la parte da svolgere in presenza.

E’ importante precisare che, i permessi studio straordinari sono fruibili soltanto per la frequenza dei corsi e non per la sola preparazione degli esami finali ovvero per il sostenimento degli stessi.

Le ore da attribuire al personale Docente, in servizio a tempo pieno sono le seguenti:

  • ITI 150 ore;
  • ITD al 31/08 100 ore;
  • ITD al 30/06 75 ore.

Nel caso in cui il docente risultasse in regime di part-time, ovvero, con contratto su di uno spezzone orario, il calcolo dovrà essere riproporzionato nel seguente modo:

DOCENTE SCUOLA INFANZIA

Le ore da attribuire al docente vanno divise per 25 e successivamente moltiplicate per il numero di ore effettivamente svolte in servizio.

Esempi:

ITI 150:25= 6 x 15 (ore svolte in servizio) = 90

ITD 100:25= 4 x 15 (ore svolte in servizio) = 60

ITD 75:25= 3 x 15 (ore svolte in servizio) = 45

DOCENTE SCUOLA PRIMARIA

Le ore da attribuire al docente vanno divise per 24 e successivamente moltiplicate per il numero di ore effettivamente svolte in servizio.

Esempi:

ITI 150:24=6,25x 15 (ore svolte in servizio) = 94 ITD 100:24=4,16 x 15 (ore svolte in servizio) = 62 ITD 75:24=3,12 x 15 (ore svolte in servizio) = 47 DOCENTE SCUOLA SECONDARIA I –II GRADO

Le ore da attribuire al docente vanno divise per 18 e successivamente moltiplicate per il numero di ore effettivamente svolte in servizio.

Esempi:

ITI 150:18=8,33 x 9 (ore svolte in servizio) = 75

ITD 100:18=5.55 x 9 (ore svolte in servizio) = 50

ITD 75:18=4.16 x 9 (ore svolte in servizio) = 37

PERSONALE A.T.A.

Le ore da attribuire al personale vanno divise per 36 e successivamente moltiplicate per il numero di ore effettivamente svolte in servizio.

Esempi:

TI 150:36= 4,16 x 18 (ore svolte in servizio) = 75

TD 100:36=2,77 x 18 (ore svolte in servizio) = 50

TD 75:36=2,08 x 18 (ore svolte in servizio) = 37

Il risultato finale, espresso numeri decimali, deve essere arrotondato per eccesso all’unità oraria superiore.

Il personale che intende avvalersi dei permessi per motivi di studio dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2021, deve presentare “istanza” per tramite della segreteria presso l’Ufficio Scolastico Territoriale di competenza, utilizzando la modulistica predisposta da ciascun ufficio. Dovrà essere indicato dai docenti e dal personale A.T.A. che stiano frequentando un corso di laurea, altresì, l’anno di immatricolazione

Le domande saranno acquisite da parte delle segreterie, le quali seguiranno le indicazioni di ciascun Ufficio Scolastico Territoriale per l’invio delle istanze del personale.

Le scadenze di inserimento delle domande (per la Regione Lombardia) sono le seguenti:

  • Per il personale in servizio a TI e TD fino al 31/8 o 30/6 entro il 22 novembre;
  • Il personale con contratto a tempo determinato fino al termine dell’anno scolastico (31 agosto 2021) o fino al termine delle attività didattiche 30 giugno 2021) eventualmente assunto dopo il 15 novembre 2020 potrà produrre domanda entro il 5° giorno dalla nomina e comunque non oltre il 10 dicembre c.a.;
  • Il personale con contratto a tempo determinato, con supplenze brevi e saltuarie nel periodo dal 1 settembre 2020 al 20 gennaio 2021, secondo quanto previsto dal Contratto Integrativo Regionale, potrà presentare istanza di fruizione dei permessi tra il 10 e il 20 gennaio 2021.

Gli elenchi del personale avente diritto ad usufruire nell’anno scolastico 2020/2021 di permessi retribuiti per il diritto allo studio saranno pubblicati sui siti istituzionali di ciascun Ufficio Scolastico.