Sospesa l’attività didattica in presenza nelle scuole pugliesi

DA VENERDI 30 OTTOBRE SOSPESA L’ATTIVITA’ DIDATTICA IN PRESENZA NELLE SCUOLE PUGLIESI

“Da venerdì 30 ottobre 2020 è sospesa l’attività didattica in presenza nelle scuole pugliesi di ogni ordine e grado”: lo dichiara il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciando un’ordinanza sulla scuola che sarà emanata in serata. “Le attività in presenza – spiega Emiliano – saranno possibili solo per i laboratori e per le esigenze di frequenza degli alunni con bisogni educativi speciali. La decisione è stata presa di fronte all’evidenza dei dati rilevati dai Dipartimenti di Prevenzione. L’impegno encomiabile dei bambini, degli studenti e di tutto il personale scolastico non è stato un argine sufficiente a tenere il virus fuori dalle nostre scuole. Sono almeno 286 le scuole pugliesi toccate da casi Covid. Tutto questo in un solo mese di apertura e nonostante in Puglia la scuola sia iniziata il 24 settembre, ben 17 giorni dopo altre regioni. I dati ci dicono che sono almeno 417 gli studenti risultati positivi e 151 i casi positivi tra docenti e personale scolastico. Questa decisione tiene conto anche dell’appello dei pediatri pugliesi. Ci auguriamo che i dati epidemiologici consentano al più presto il ritorno alla didattica in presenza”.

La decisione è stata comunicata al Ministro della salute, al Ministero dell’Istruzione – Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, al Presidente dell’ANCI, al Direttore dell’Ufficio Scolastico regionale

“Dai dati rilevati dai Dipartimenti di Prevenzione – spiega il prof. Pier Luigi Lopalco – emerge un notevole incremento dell’andamento dei contagi correlati a studenti e personale scolastico degli istituti scolastici di ogni ordine e grado.

Ciascun evento di positività attiva una ingente carico di lavoro sul servizio sanitario. Essendo i soggetti inseriti in una classe. Uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente. Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento, a cui si aggiunge l’enorme carico di lavoro dei laboratori per l’analisi dei tamponi. Inoltre gli studi dei pediatri nelle ultime settimane sono stati presi d’assalto dalle centinaia di genitori che avevano bisogno dei certificati per la riammissione a scuola”.

Didattica a distanza, studenti con disabilità in presenza

Didattica a distanza, studenti con disabilità in presenza: la circolare del MIUR

Redattore Sociale del 28/10/2020

Il ministero ha trasmesso ai dirigenti scolastici una nota in cui, riferendosi al Dpcm del 24 ottobre, ribadisce che vanno applicate puntualmente le indicazioni contenute nel decreto del MIUR del 7 agosto 2020, che garantisce agli alunni con disabilità, DSA e BES la frequenza in presenza

ROMA. Anche con il 75% di didattica a distanza disposto dall’ultimo DPCM per le scuole superiori, le scuole devono “garantire la frequenza in presenza” agli “alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento ed altri bisogni educativi speciali”: è quanto rammenta e “ribadisce” il ministero dell’Istruzione, nella circolare emanata ieri, contenente le indicazioni attuative del decreto. Facendo riferimento al DPCM 24 ottobre 2020, il MIUR innanzitutto chiarisce che “per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, la soglia minima di erogazione dell’attività in didattica digitale integrata è incrementata ad almeno il 75%, anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore, fermo restando che per le scuole dell’infanzia e le istituzioni scolastiche del primo ciclo l’attività didattica è resa in presenza”.

Il ministero ribadisce poi che “particolare attenzione, nell’attuazione della misura, va posta agli alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento ed altri bisogni educativi speciali. In tal senso, si ricorda che vanno applicate puntualmente le indicazioni contenute nel decreto del ministro dell’Istruzione 7 agosto 2020 n. 89 (che mantiene per i suddetti alunni, come punto di riferimento, il Piano Educativo Individualizzato, unitamente all’impegno di garantire la frequenza in presenza) e nell’Ordinanza del Ministro dell’istruzione 9 ottobre 2020, n. 134 (che definisce le modalità di svolgimento delle attività didattiche).

di Chiara Ludovisi 

INAUDITA CIRCOLARE SU CCNI DDI

DI MEGLIO IN ASSEMBLEA CON 8000 DOCENTI: INAUDITA CIRCOLARE SU CCNI DDI

“Troviamo inaudito che alle nostre ripetute richieste di dialogo e confronto i piani alti del ministero dell’Istruzione rispondano con una circolare che, di fatto, le ignora completamente. È sconcertante che un capodipartimento intervenga sul contratto integrativo relativo alla DDI e alla DAD che è privo di alcun valore perché non sottoscritto dalla maggioranza dei sindacati rappresentativi. Se viale Trastevere continuerà su questa strada, non ci sarà alcuna possibilità di instaurare relazioni sindacali corrette”. È quanto ha dichiarato Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, intervenendo all’assemblea online indetta da tutte le province siciliane alla quale hanno preso parte in videoconferenza 8.000 docenti.

Unanime il disappunto espresso dai partecipanti sia sul contratto che sulla circolare, ritenuti entrambi di nessun aiuto per le scuole nella gestione della difficile situazione in cui si trovano e, anzi, accusati di alimentare ulteriore confusione.

I coordinatori delle Gilde siciliane hanno inoltre contestato aspramente alcune decisioni assunte dal direttore dell’ufficio scolastico regionale in merito alle operazioni di inizio anno scolastico, in particolare quelle riguardanti le assegnazioni provvisorie.

A. Cazzullo, La mia anima è ovunque tu sia

Cazzullo scrittore

di Antonio Stanca

   Nato ad Alba nel 1966, Aldo Cazzullo è noto soprattutto come giornalista: a ventidue anni aveva cominciato a lavorare per “La Stampa”, dopo sarebbe andato al “Corriere della Sera” quale inviato speciale ed editorialista. Qui dal 2017 è anche titolare della Rubrica delle lettere. E’ autore di molti saggi, di libri-inchiesta, nei quali ha detto dei più importanti avvenimenti italiani e stranieri della storia moderna e contemporanea. Ha intervistato i loro protagonisti e alla storia d’Italia ha dedicato particolare attenzione.

   Assiduo, costante è stato il suo impegno di studioso, osservatore, critico e tanti sono stati i riconoscimenti che lo hanno dimostrato. Non è solo un giornalista Cazzullo ma anche una mente illuminata alla quale niente sfugge dei grandi fenomeni, delle profonde trasformazioni che i tempi moderni hanno provocato, della nuova vita, della nuova società, della nuova umanità che hanno determinato, delle nuove condizioni che hanno creato, dei nuovi orizzonti che hanno aperto. Impegnato nel reale, nel sociale non solo nazionale, nella definizione di nuove misure morali, di nuove dimensioni culturali è sempre Cazzullo. Un riferimento importante è la sua figura, il suo lavoro poiché servono a far conoscere, capire quanto sta avvenendo, orientare in un momento così complicato come quello dell’epoca moderna. La coscienza critica di questa, il suo interprete potrebbe essere definito. Uno spirito in tale movimento non poteva non lasciarsi attirare anche dall’idea di essere lo scrittore di quella storia, di quei tempi che tanto lo interessavano, sui quali tanto si era fermato ad indagare. Due sono i romanzi che finora ha scritto e del primo, La mia anima è ovunque tu sia del 2011, la Mondadori ha proposto di recente un’edizione speciale.

   Cazzullo vi narra di una vicenda prolungatasi nella città di Alba e nei suoi dintorni, boschi, fiumi, paesi, colline, cascine, dal 1945, dalla fine della seconda guerra mondiale, dagli scontri tra partigiani e nazisti e fascisti, dagli orrori che comportarono, al 2011, quando una mattina del mese di Aprile nei boschi di Alba viene trovato ucciso Domenico Moresco, un partigiano dei tempi passati. Capace sarà il Cazzullo di costruire intorno alla circostanza una storia che occuperà l’intero libro e che si sposterà in continuazione tra i giorni dell’accaduto e gli anni ’40 e ’60, quelli che più vicini erano stati alla guerra e a dopo. Allora il Moresco si era appropriato di quella parte del tesoro della Quarta Armata che avrebbe dovuto dividere con Alberto, altro partigiano e altro innamorato di quella Virginia voluta pure da Moresco e da lui esposta al pericolo dei nazisti e fascisti dai quali sarà uccisa. Con il tesoro Moresco si era arricchito, dopo la guerra era diventato un industriale del vino ma la storia della sua ricchezza e della bella Virginia non aveva cessato di circolare, non aveva smesso di tormentare l’animo di Alberto.

   Molto altro farà sapere lo scrittore, molti altri personaggi, luoghi, momenti della guerra partigiana e dei tempi seguenti farà vedere. Tutto farà ruotare intorno a quelli che sembrano gli eventi più importanti e tutto farà finire quando il colpevole, Domenico, sarà punito. Anche in quell’ultima circostanza, però, compariranno altre persone, Alberto non sarà solo quando ucciderà Domenico e così era stato per l’intero romanzo. Sempre ad improvvise, nuove presenze, nuove vicende, lo scrittore aveva fatto assistere, mai aveva smesso di farle rientrare in quanto stava succedendo. Mai era stata un’unica situazione.  Un segno può essere considerato della mobilità, dell’estensione, dell’indeterminazione alla quale Cazzullo vuole mostrare esposta la vita, dell’impossibilità di un’unica verità

Altri 85 milioni per pc e tablet

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Nell’ultimissima versione del decreto Ristori spunta un nuovo ri-finanziamento di 85 milioni di euro, per quest’anno, per spingere la didattica a distanza che l’ultimo Dpcm del governo ha innalzato ad «almeno il 75%» dell’attività nelle scuole superiori.

La norma
I nuovi 85 milioni di euro sono destinate all’acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata, da concedere in comodato d’uso alle studentesse e agli studenti meno abbienti, anche nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità, nonché per l’utilizzo delle piattaforme digitali per l’apprendimento a distanza e per la necessaria connettività di rete.

Con decreto del ministro dell’Istruzione sono ripartite tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto del fabbisogno rispetto al numero di studenti di ciascuna e del contesto socio-economico delle famiglie. Il dicastero guidato da Lucia Azzolina è autorizzato ad anticipare in un’unica soluzione alle istituzioni scolastiche le somme assegnate.

Nuovi fondi
Inoltre, grazie ad un decreto firmato, ieri dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sarà possibile concedere alle scuole secondarie di secondo grado ulteriori risorse specifiche, pari a oltre 3,6 milioni di euro, per garantire la connessione e, quindi, la didattica digitale integrata, a studentesse e studenti che ne fossero ancora privi.

Asili nido, copertura in aumento al 25,5% ma il target europeo del 33% resta lontano

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

In Italia i servizi per la prima infanzia aumentano, con più posti disponibili e più fondi stanziati, ma non abbastanza da raggiungere la media europea. Siamo al 25,5% contro il 335 di obiettivo europeo. Nonostante le regioni del Sud registrino l’incremento più significativo rispetto all’anno precedente, continua a esistere il forte divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Aumentano notevolmente anche le spese sostenute dalle famiglie che spesso decidono di rinunciare a far frequentare i nidi ai propri figli (dall’8% del 2008 al 12,9% del 2019) proprio per ragioni economiche. La stima della spesa annua per il servizio di asilo nido a carico di una famiglia, infatti, è passata dai circa 1.570 euro del 2015 ai 2.208 euro del 2019. L’analisi della situazione viene tratteggiata dall’Istat nel report “Offerta di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia. Anno educativo 2018/2019”.

I dati Istat
Nell’anno educativo 2018/2019 sono 13.335 i servizi per la prima infanzia pubblici e privati per un totale di 355.829 posti di cui il 51,6% sotto la responsabilità dei Comuni. L’offerta si compone per l’81% di asili nido, 10% delle sezioni primavera (per bimbi tra i 24 ed i 36 mesi) e 9% dei servizi integrativi per la prima infanzia come spazi gioco, centri per bambini e genitori e servizi educativi domiciliari. Rispetto all’anno precedente c’è un lieve aumento dell’offerta (0,3%), dovuto principalmente al settore pubblico con circa 2mila posti in più, mentre nel settore privato c’è stato un calo di circa mille posti. In Italia complessivamente i posti disponibili coprono però solo il 25,5% (era del 24,7% nel 2017/2018 ) dei potenziali utenti, bambini fino a 2 anni compiuti, ben lontani dal 33% fissato dall’Ue per sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Le regioni del Sud fanno registrare l’incremento di posti più significativo, pari al 5,6%, rispetto all’anno educativo 2017/2018, contro lo 0,3% a livello nazionale. Ma a livello regionale i livelli di copertura più alti si registrano in Valle D’Aosta (45,7%), Umbria (42,7%), Emilia Romagna (39,2%), Toscana (36,3%) e nella Provincia Autonoma di Trento (38,4%). Tendenzialmente l’offerta di servizi si concentra nei grandi comuni e nelle aree più sviluppate economicamente.

La spesa
Nel 2018 quella “corrente” impegnata dai comuni per i servizi educativi ammonta a circa 1 miliardo e 501 milioni di eura, con una crescita generale rispetto all’anno precedente del 3% a livello nazionale e del 6% al Sud. Da un punto di vista di condizioni economiche i bambini che frequentano i servizi per la prima infanzia – rileva l’Istat – risultano avvantaggiati rispetto agli altri loro coetanei. Il reddito netto annuo delle famiglie con bambini che usufruiscono del nido è mediamente più alto (37.699 euro) di quello delle famiglie che non ne usufruiscono (31.563 euro). Anche il grado d’istruzione dei genitori si associa alla frequenza del nido: in quasi la metà casi è una laurea o un titolo superiore (49,5%); le quote sono decisamente più basse per il diploma superiore (31,8%) e per la licenza media (18,7%).

Italia prima in Ue con oltre 200 scuole dotate di riconoscimenti eTwinning

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sono 204 le scuole italiane che hanno ricevuto il riconoscimento europeo “Scuola eTwinning / eTwinning School” per il biennio 2020/2021. Il premio è relativo ai risultati raggiunti nell’anno scolastico da docenti e studenti di alcuni istituti attraverso la piattaforma eTwinning, la community delle scuole europee, parte del Programma Erasmus+. Il riconoscimento certifica l’innovazione mostrata dagli istituti più virtuosi in ambiti della didattica quali: pratica digitale, eSafety, approcci creativi e innovativi alla pedagogia, promozione dello sviluppo continuo delle competenze.

La premiazione
Dopo i 224 istituti premiati nel 2018/2019, i 130 del 2019/2020, il risultato di quest’anno rappresenta un nuovo record per il nostro Paese, i cui istituti risultano i più premiati in UE e al secondo posto tra tutti i 44 paesi eTwinning dopo la Turchia. In totale, le scuole europee premiate quest’anno sono state 2.139, l’esito è il risultato di una selezione gestita dalla Commissione europea e dall’Unità europea eTwinning. A livello geografico la Campania è la prima regione con 28 istituti premiati, seguita da Lombardia (25 istituti), Sicilia (22), Puglia (21), Emilia-Romagna (17) e Lazio (16).

Che cos’è la scuola eTwinning
Il riconoscimento di Scuola eTwinning intende favorire una nuova rete di scuole europee pioniere nell’innovazione didattica e della condivisione di saperi, esperienze e competenze fuori e dentro le mura scolastiche.Il titolo di “Scuola eTwinning” ha l’obiettivo di: 1.Dare visibilità all’attività europea della scuola sul piano locale, regionale e nazionale; 2.Riconoscere il lavoro dei team (docenti e dirigente scolastico) coinvolti nelle attività eTwinning all’interno della scuola; 3.Definire modelli scolastici di riferimento non solo per le altre scuole ma anche per le autorità scolastiche regionali e nazionali.

La prossima scadenza
La nuova candidatura al certificato di Scuola eTwinning per il biennio 2021/2022 è già in atto: entro il 4 novembre 2020 la piattaforma eTwinning contatterà automaticamente (via mail) i docenti iscritti abbinati agli istituti che superano i requisiti formali di base per invitarli a procedere alla candidatura vera e propria.

Anno di prova e formazione 20/21: ambiente Indire apre il 2 novembre

da OrizzonteScuola

Di redazione

L’INDIRE ha comunicato che il 2 novembre sarà aperto il nuovo portale per i docenti in anno di formazione e prova.

Docenti Neoimmessi in ruolo 2020/21: anno di prova, chi deve svolgerlo

Gli adempimenti che dovranno svolgere gli insegnanti neoimmessi:

  • incontri propedeutico e di restituzione finale;
  • attività formative in presenza (laboratori e/o visiting in scuole innovative);
  • osservazione in classe Tutor-Docente e Docente-Tutor (da pianificare anche mediante apposita strumentazione operativa);
  • patto per lo sviluppo formativo-professionale tra il Docente neoimmesso e il Dirigente scolastico;
  • formazione online/piattaforma INDIRE;
  • compilazione dei documenti/portfolio professionale che costituiranno al temine il Dossier finale, tra questi:
  1. Curriculum formativo con almeno un’esperienza completa;
  2. Il bilancio inziale delle competenze;
  3. Titolo e sintesi dell’attività didattica;
  4. Bisogni formativi futuri;
  5. Questionario.

Al termine del percorso di formazione e prova gli interessati sosteranno il colloquio finale davanti al Comitato di valutazione.

Lavoratori fragili, inidoneità al servizio: quando docenti e Ata vengono collocati in malattia d’ufficio

da OrizzonteScuola

Di redazione

Nota n 28387 dell’Usr per la Sicilia. Chiarimenti riguardanti l’inidoneità al servizio del personale della scuola e indicazioni sul trattamento dei lavoratori fragili in riferimento all’epidemia da Covid-19

Quando docenti e Ata vengono ritenuti inidonei al servizio?

L’Usr per la Sicilia individua e analizza tre casistiche:

  • inidoneità permanente assoluta al servizio
  • inidoneità permanente relativa
  • inidoneità temporanea

Secondo la recente Circolare del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 13 del 4.9.2020: “Il concetto di fragilità va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto a patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico sia di tipo clinico”. L’età del dipendente, come precisato dalla circolare del Ministero dell’Istruzione n. 1585/2020, “non costituisce elemento sufficiente per definire uno stato di fragilità”.

La condizione di “fragilità” – rileva l’Usr – si differenzia dall’inidoneità prevista dal D.P.R. 171/2011 in
quanto:

  • è temporanea, esclusivamente legata all’attuale situazione epidemiologica e destinata ad esaurirsi a seguito della sua cessazione;
  • richiede l’adozione di opportuni interventi preventivi al fine di evitare che le condizioni dello stato di salute del lavoratore, rispetto alle patologie preesistenti, di per sé non invalidanti, possano aggravarsi, mettendone a rischio la salute;
  • il suo accertamento è finalizzato a tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore e, a seconda dei casi, ne determina temporaneamente l’utilizzazione a domanda, la collocazione in malattia, fino alla cessazione della situazione epidemiologica, o, fino al 31.12.2020, (per soggetti fragili particolari) attraverso lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile.

Il medico competente o l’Ente alternativo dopo la visita può individuare una:

  • Idoneità, nel caso in cui non siano stati ravvisati particolari rischi connessi allo stato di salute del lavoratore, che di conseguenza può proseguire le mansioni di propria competenza;
  • Idoneità con prescrizioni e misure di maggior tutela. In questo caso è compito del Dirigente scolastico provvedere (tempestivamente) alla fornitura dei dispositivi di protezione individuale necessari e all’adeguamento degli ambienti di lavoro o dei tempi della prestazione lavorativa e, comunque, provvedere ad adempiere a ogni tipo di indicazione ulteriore suggerita dal medico competente all’interno del giudizio di idoneità.
  • Inidoneità temporanea del lavoratore fragile in relazione al contagio. In questo caso dovrà essere specificato dal medico competente se l’inidoneità temporanea sia relativa alla specifica mansione svolta o comporti l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa nel contesto dato. Si precisa che il giudizio di inidoneità temporanea è riservato solo ai casi che non consentano soluzioni alternative.

Due sono i casi:
A) Inidoneità relativa alla specifica mansione svolta.

La circolare ministeriale, nel disciplinare la gestione dei lavoratori che rientrano in tale casistica, prevede che il lavoratore possa richiedere espressamente di essere utilizzato in altri compiti coerenti con il proprio profilo professionale, previa stipulazione di uno specifico contratto individuale di lavoro di durata pari al periodo di inidoneità riconosciuta.

B) Inidoneità a qualsiasi attività lavorativa

In questo caso il lavoratore deve essere collocato, con apposito provvedimento del Dirigente scolastico, in malattia d’ufficio fino alla scadenza del periodo di inidoneità. Anche in questo caso si tratta di malattia ordinaria che comporta l’applicazione delle decurtazioni economiche e rileva ai fini del periodo di comporto.

NOTA 28387.27-10-2020

Lavoratori fragili, ecco la nota del Ministero. Con modulo per richiesta

Decreto ristori, 85 milioni in più per acquistare strumenti per la didattica digitale integrata per studenti meno abbient

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto Ristori, per compensare le misure inserite nell’ultimo DPCM emanato per contrastare il diffondersi del contagio da Covid 19. Un fondo specifico, secondo quanto risulta dalla bozza, sarà destinato anche alla scuola.

Il DPCM ha previsto infatti il ricorso alla Didattica digitale integrata per almeno il 75% delle attività per la scuola secondaria di II grado fino al prossimo 24 novembre.

In conseguenza di ciò il Fondo istituito con l’art. 1 comma 62 della legge n. 195 del  13 luglio 2015  è incrementato di 85 milioni per l’anno 2020.

Le risorse sono destinate per l’acquisto di dispositivi e strumenti digitali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata da concedere in comodato d’uso per gli studenti meno abbienti.

Dalla rilevazione sui fabbisogni delle scuole, conclusa il 1° settembre 2020, risulta che le scuole necessitano ancora di

  • 283. 461 pc
  • connettività per circa 33omila studenti che ne sono ancora privi.

BOZZA (PDF)

Docenti, Ata e alunni positivi al Covid: Ministero trasmette circolare del Ministero della Salute sulle modalità di rientro

da OrizzonteScuola

Di redazione

Con la nota n. 14687 il ministero dell’istruzione trasmette la circolare del Ministero della salute 30847/2020 recante “Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19 per alunni/personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2”.

Nella circolare del 24 settembre vengono fornite le indicazioni che riguardano 4 scenari: il caso in cui un alunno ha più di 37,5 di febbre o una sintomatologia compatibile in classe; il caso in cui questo avvenga a casa; il caso in cui è un operatore scolastico ad avere febbre o altri sintomi a scuola; e infine se l’operatore scolastico accusa sintomi a casa. In tutte queste situazioni viene effettuato il tampone, per il quale il documento sottolinea che “gli operatori scolastici e gli alunni hanno una priorità”.

La nostra redazione aveva già pubblicato la circolare del Ministero della Salute. Covid scuola, quattro scenari per la gestione dei casi. Indicazioni Ministero della Salute [NOTA]

NOTA 14687.23-10-2020

Scuole chiuse in 5 regioni, didattica a distanza minimo 75% in altre: le ordinanze regionali

da OrizzonteScuola

Di redazione

Le Regioni adeguano le misure anti Covid al Dcpm del governo del 24 ottobre. Dall’Abruzzo al Veneto le nuove ordinanze regionali con le indicazioni per le scuole.

Abruzzo: “dal 28 ottobre 2020 sino al termine di vigenza del riferito Dpcm del 24 ottobre 2020 la sospensione delle attività scolastiche secondarie di secondo grado in presenza, rimettendo in capo alle Autorità Scolastiche la rimodulazione delle stesse, con ricorso alla didattica digitale a distanza e prevedendo che la didattica in presenza continui ad essere effettuata a vantaggio degli alunni a vario titolo portatori di disabilità ovvero in ragione di riconosciuta condizione di necessità”. Ordinanza

Calabria: si dispone dal 26 ottobre 2020 la sospensione delle attività didattiche in presenza, nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, con ricorso alla didattica a distanza fino a tutto il 13 novembre 2020, rimettendo in capo alle Autorità Scolastiche la rimodulazione delle stesse; successivamente, dal 14 al 24 novembre 2020, a seguito dell’analisi dei dati epidemiologici, si valuterà la possibilità di consentire la didattica digitale integrata nella misura non inferiore al 75% delle attività. Ordinanza

Campania: si conferma la sospensione dell’attività didattica in presenza nelle scuole primarie e secondarie fino al 31 ottobre. Ordinanza

Al termine di una riunione del 27 ottobre convocata dal presidente della Regione Vincenzo De Luca con i rappresentanti del mondo della scuola, i sindacati e la Direzione scolastica, con i dirigenti delle Asl, dell’ospedale Santobono e i componenti dell’unità di crisi, è stata riconfermata la chiusura delle scuole. Tra 10 giorni nuova valutazione. Approfondisci

Emilia Romagna: la nuova ordinanza dal 27 ottobre, e fino al prossimo 24 novembre, alza al 75% la percentuale minima di didattica a distanza alle scuole superiori, con criteri di rotazione fra le classi o fra gli studenti all’interno delle classi. Ordinanza

Liguria: didattica a distanza al 75% nelle scuole secondarie di secondo grado dal 27 ottobre al 24 novembre. Ordinanza

Lombardia: la Regione conferma la didattica a distanza per tutte le scuole superiori dal 26 ottobre, come già previsto dall’Ordinanza n. 623. Nota regionale del 26 ottobre.

Marche: didattica a distanza, complementare alla didattica in presenza, per il 75% delle attività delle scuole secondarie di secondo grado. Nota Usr

Puglia: dal 27 ottobre al 24 novembre, le Istituzioni scolastiche devono adottare, con il ricorso alle misure di flessibilità organizzativa, per una quota non inferiore al 75%, la didattica digitale integrata in tutte le classi del ciclo della scuola secondaria di secondo grado, in modalità alternata alla didattica in presenza. Ordinanza

Sicilia: stop alla didattica in presenza nelle scuole superiori. Circolare n. 24 del 26 ottobre 2020

Toscana: dal 28 ottobre didattica a distanza per il 75% degli studenti delle scuole superiori. Approfondisci

Trento: no alla didattica a distanza per le superiori (il governo chiedeva almeno il 75% delle lezioni in modalità digitale): secondo Fugatti in Trentino il problema non sono le scuole (ci sono in questo momento più di 100 classi in quarantena su 4900); le maggiori criticità sono i trasporti e gli assembramenti di studenti fuori dalla scuola. Ordinanza

Veneto: dal 28 ottobre al 24 novembre Dad per almeno il 75% degli studenti delle scuole superiori. Viene raccomandata l’applicazione dell’attività didattica in presenza prioritariamente nelle classi prime. Ordinanza

In ogni caso anche nelle regioni dove era stata prevista la didattica a distanza al di sotto della soglia del 75%, indicata dal nuovo Dpcm, le scuole da domani dovranno adeguarsi al nuovo provvedimento. Didattica a distanza alle superiori dal 27 ottobre, soglia minima 75%. Nota del Ministero

Concorso dirigenti scolastici: la Lega vuole la testa di Lucia Azzolina

da La Tecnica della Scuola

Dopo aver animato le discussioni (e le polemiche) sui social, le vicende legate ai ricorsi sul concorso per dirigenti scolastici approdano adesso anche in Parlamento.
In questi giorni, infatti, i senatori della Lega hanno depositato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta rivolta direttamente al presidente Conte per conoscere quale posizione , intenda mantenere il Governo.

Il senatore leghista Mario Pittoni fa riferimento alle notizie giornalistiche in merito a messaggi audio che stanno circolando su ciò che starebbe succedendo nella camera di consiglio della sesta sezione del Consiglio di Stato in merito ai ricorsi pendenti.

Sembra infatti – stando ad alcuni articoli pubblicati dai quotidiani “Il giornale” e “La verità” – che le sentenze potrebbero essere in qualche modo “pilotate”. Secondo alcuni “vocali” trascritti dai due quotidiani parrebbe che comunque la decisione del Consiglio di Stato sarebbe di fatto già stata presa, nella direzione auspicata dal Ministero stesso: il Consiglio, cioè, sarebbe pronto a rigettare la decisione del TAR di annullamento del concorso.
Nella interrogazione parlamentare, i senatori chiedono al presidente Conte  e se non ritenga che “l’atteggiamento poco collaborativo tenuto dal ministro Azzolina fino a oggi, in merito all’accesso agli atti di una procedura alla quale lei stessa ha partecipato, oltre a evidenziare un pesante conflitto di interessi e a ledere il principio della buona amministrazione, non danneggi l’intera politica governativa di cui il Presidente del Consiglio è responsabile”.

Ma il vero obiettivo della Lega è un altro perché con la stessa interrogazione si chiede a Conte se egli non ritenga che la situazione sia tale da far “valutare soluzioni alternative per la guida di tale dicastero”.
Già nelle settimane scorse la Lega aveva tentato di far mettere all’ordine del giorno del Senato una propria mozione di sfiducia nei confronti della ministra Azzolina, ma la richiesta era stata respinta dalla Conferenza dei capigruppo che, per regolamento, deve redigere l’ordine del giorno dei lavori.
E così adesso dovrà essere Conte in persona a rispondere alla domanda: ma Lucia Azzolina, essendo coinvolta in prima persona nel contenzioso sul concorso per dirigenti scolastici, può continuare ancora svolgere il suo ruolo di Ministro?

Didattica digitale integrata, dal decreto ristori oltre 88 milioni per dispositivi e connessioni

da La Tecnica della Scuola

Il Decreto ristori approvato in Consiglio dei Ministri pensa anche alla didattica digitale integrata, che con l’ultimo Dpcm ha preso il sopravvento nelle scuole secondarie di secondo grado.

In arrivo oltre 88 milioni

A evidenziare che nel nuovo decreto ci saranno fondi anche per la scuola è la stessa Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che tramite un post sulla propria pagina Facebook spiega: “Sono stati stanziati ulteriori 85 milioni di euro per la didattica digitale integrata, che permetteranno a stretto giro l’acquisto di oltre 200mila nuovi dispositivi e oltre 100mila strumenti per le connessioni“, dice Azzolina che prosegue: “Inoltre, grazie ad un decreto che ho firmato sempre oggi, sarà possibile concedere alle scuole secondarie di secondo grado ulteriori 3,6 milioni di euro, per garantire la connessione e, quindi, la didattica digitale integrata a studentesse e studenti che ne fossero ancora privi.”

Azzolina, nei giorni scorsi, ha ricordato i progetti PON con i quali sono stati stanziati fondi in favore delle famiglie meno abbienti. In particolare, il riferimento è il PON Supporti didattici, con il quale le istituzioni scolastiche possono individuare studentesse e studenti in difficoltà cui assegnare libri di testo e altri sussidi didattici, fra quelli che non godono di analoghe forme di sostegno e le cui famiglie possano documentare situazioni di disagio economico anche a causa degli effetti connessi alla diffusione del COVID-19.

Contestualmente la Ministra aveva anticipato che è in arrivo un altro avviso PON con il quale le scuole potranno acquistare ulteriori devices (pc, tablet, notebook…) da assegnare a studenti in difficoltà economica.

DDI: LA NOTA DEL MINISTERO

Didattica a distanza e digitale integrata, il prof può collegarsi anche da casa

da La Tecnica della Scuola

Molti nostri lettori ci chiedono se esista l’obbligo da parte del docente di recarsi a scuola per svolgere l’attività di didattica a distanza oppure se è possibile svolgerla più comodamente da casa. Possiamo rassicurare i docenti che lo desiderano, che l’attività della didattica a distanza, in caso che tutti gli studenti siano a casa per sospensione delle attività didattiche o per quarantena, potrà essere svolta da casa.

Sospensione lezioni per emergenza epidemiologica

Con la conversione il legge del decreto legge n.104/2020, noto come decreto agosto, è stato specificato che “al personale scolastico e al personale coinvolto nei servizi erogati dalle istituzioni scolastiche in convenzione o tramite accordi, non si applicano le modalità di lavoro agile di cui all’articolo 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 tranne che nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica“. Questo significa che se c’è la sospensione dell’attività didattica dovuta all’emergenza epidiomologica il docente non può ricevere l’ordine di servizio di svolgere l’attività del collegamento a distanza da scuola, ma nulla osta che, essendo la scuola aperta, il docente lo possa richiedere espressamente, magari perché sprovvisto della strumentazione adeguata per farlo da casa. Nelle fasi in cui il docente si trovasse in quarantena con sorveglianza attiva o in isolamento domiciliare fiduciario insieme alle sue classi oppure se ci fosse una situazione di lockdown, allora scatterebbe lo svolgimento della didattica a distanza da casa.

Nella bozza del CCNI sulla DDI è scritto espressamente: “La DDI sarà svolta anche dal docente in quarantena fiduciaria o in isolamento fiduciario, ma non in malattia certificataesclusivamente per le proprie classi, ove poste anch’esse in quarantena fiduciaria. In caso le stesse classi possano svolgere attività in presenza, il docente in quarantena o isolamento fiduciario, ma non in malattia certificata, svolgerà la DDI  da casa laddove sia possibile garantire la compresenza con altri docenti non impegnati nelle attività didattiche previste dai quadri orari ordinamentali e, comunque, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 28, comma 1, CCNL 2016/18″.

I casi in cui il docente deve fare la DDI da scuola

Se la scuola adottasse una Didattica Digitale Integrata al 75%, quindi magari con pochi studenti in presenza e molti studenti a casa, come previsto dall’ultimo DPCM, allora in quel caso essendo una didattica mista, il docente dovrà garantire la sua presenza a scuola e svolgere il collegamento a distanza dalla classe in cui frequenta in presenza il 25%.

Un altro caso in cui il docente deve garantire la sua presenza a scuola facendo DDI, è quello in cui ci sono sue classi in presenza e altre classi che operano a distanza. In tal caso il docente che termina un’ora con la classe in presenza, passa a fare l’ora successiva con la classe a distanza, quindi non ha il tempo di recarsi a casa per il collegamento.

Scuole con pessima connettività

Ci sono anche i casi in cui le scuole hanno una pessima connettività e il collegamento per la didattica a distanza da scuola è proebitivo, quindi avere la libertà da parte del docente di scegliere, se ne ha la possibilità, da dove collegarsi è anche una opportunità per la buona qualità della lezione.

Bisogna anche sottolineare che, in fase di emergenza epidemiologica, lavorare da casa per i docenti, utilizzando la DaD al 100%, è un elemento di sicurezza e contribuisce a limitare i rischi dell’estendersi del contagio.