Alla scoperta dell’ADHD e dei DSA

Alla scoperta dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) e dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)

State of Mind del 30/10/2020

I disturbi infantili di origine neurobiologica più frequentemente diagnosticati in età evolutiva sono il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Le manifestazioni cliniche di base dell’ADHD sono la difficoltà a prestare attenzione, i comportamenti impulsivi e/o un livello di attività motoria accentuato. Si parla di ADHD con disattenzione predominante quando il problema centrale del bambino è proprio il deficit attentivo, e di ADHD con impulsività e iperattività predominante, invece, quando la funzionalità attentiva risulta lievemente compromessa e il focus del disturbo risiede nel comportamento ipercinetico e nella mancanza di autoregolazione. Infine il tipo ADHD combinato presenta entrambe le classi di sintomi.

L’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) indica invece una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neuro-sviluppo, che riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia.

Ma quali sono i segnali che ci aiutano a riconoscere queste condizioni? Cosa fare per essere certi che si tratti di un disturbo e non solo di una difficolta`? Come posso aiutare il mio bambino a casa e a scuola?

Per far luce sulle tematiche presentate, pubblichiamo per i nostri lettori il video dell’evento, condotto dalla Dott.ssa Alessandra Epis e dalla Dott.ssa Caterina Poli.

Alla scoperta dell’ADHD e dei DSA

Incontro Ministra – OOSS

“In manovra 3,7 miliardi per Istruzione. Covid nemico comune, si sconfigge stando uniti”

Nella legge di bilancio approvata di recente dal governo ci sono “3,7 miliardi per la scuola”. Così la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nell’incontro del 30 ottobre con le Organizzazioni sindacali che ha riguardato la manovra, ma anche la gestione dell’emergenza sanitaria. “Ho lavorato affinché la scuola potesse avere il suo peso robusto nella legge di bilancio – ha spiegato Azzolina -. Abbiamo 2,2 mld di spesa corrente e 1,5 di spesa in conto capitale per gli investimenti”, risorse con cui si interverrà sul sostegno con un piano straordinario per incrementare i docenti, sull’edilizia scolastica e con cui si lavorerà per ridurre il sovraffollamento delle classi, per incrementare la digitalizzazione.

Al centro dell’incontro, anche la gestione dell’emergenza sanitaria. “Abbiamo tutti passato l’estate a rendere le scuole più sicure – ha ricordato la Ministra -. Il rischio zero non esiste, ma abbiamo regole precise e Protocolli da attuare”. Azzolina ha poi ribadito l’importanza di tenere aperta la scuola che “non è solo luogo di apprendimento, ma anche di socialità, luogo in cui si imparano regole e, in determinati territori, si viene sottratti alla strada. Togliere la scuola in presenza rischia di essere persino pericoloso”. Per la ripartenza “sono stati messi 3 miliardi, abbiamo fatto lavori di edilizia leggera garantendo 40 mila aule in più, sono stati acquistati strumenti tecnologici e nuovi arredi. Investimenti strutturali che rimarranno. Con il Decreto Ristori abbiamo stanziato altri 85 milioni per la didattica digitale, in questi giorni ho firmato un decreto da 3,6 milioni per le connessioni nel secondo ciclo. Lo sforzo è massimo. Questo – ha chiuso la Ministra – è un momento difficile per il Paese, ma il nemico comune è uno solo, il Covid. L’Italia vince la sfida se resta unita. E la scuola è luogo di unità per eccellenza”.

Due incontri al Ministero

Due incontri al Ministero: la posizione dell’ANP sulle prossime risorse economiche per la scuola e sui temi del Tavolo nazionale permanente

L’ANP ha partecipato oggi in videoconferenza a due incontri di confronto sindacale con il Ministero dell’istruzione: il primo, con la Ministra Azzolina, dedicato all’individuazione delle risorse economiche per la scuola in relazione alla prossima legge di bilancio e alla programmazione degli interventi relativi al Recovery Fund; il secondo, con il Capo Dipartimento Boda, ha coinciso con la convocazione – richiesta dall’ANP – del Tavolo nazionale permanente previsto dal Protocollo di intesa sottoscritto il 6 agosto 2020. 

Nel corso del primo incontro, la Ministra ha ricordato i grandi sforzi compiuti dal mondo della scuola in questi mesi e ha sottolineato gli investimenti messi in campo durante l’estate per reperire gli spazi e gli arredi necessari allo svolgimento della didattica in presenza. Nel decreto-legge 137/2020, il c.d. ‘decreto ristori’, sono state individuate ulteriori risorse (85 mln) per l’acquisto di device destinati agli alunni e per il potenziamento della connettività a cui sono destinati anche 3,6 mln mediante uno specifico decreto ministeriale. 

In merito alla programmazione degli interventi nell’ambito del Recovery Fund, la Ministra ha evidenziato la centralità dei temi dell’edilizia scolastica e della formazione di tutto il personale che, in particolare, è destinataria di una somma di 600 mln. Per quanto riguarda la prossima legge di bilancio e le risorse da dedicare alla scuola, ad oggi è stato individuato uno stanziamento di 2,2 mld per la spesa corrente e 1,5 mld per la spesa in conto capitale. Il Ministero ha l’obiettivo di trasferire le cattedre di sostegno in deroga nell’organico di diritto (circa 25.000), scongiurando nel contempo qualsiasi tentativo di effettuare tagli a carico del personale scolastico, nonostante il decremento demografico. Per il rinnovo del CCNL del personale, il Ministero della Pubblica Amministrazione è impegnato nel reperire risorse aggiuntive. 

L’ANP ha ribadito la centralità che l’istruzione non può non assumere soprattutto in questo momento. Tale centralità deve essere riaffermata con forza: quello che sta succedendo in molte regioni pare far pensare che l’importanza della scuola non sia condivisa da tutti. È, infatti, inaccettabile che ordinanze regionali sospendano la didattica in presenza senza un chiaro e documentato nesso causale tra lezioni in presenza e incremento del contagio; nesso che, allo stato attuale, è destituito di fondamento scientifico. È altrettanto inaccettabile che sia il mondo della scuola a pagare per le inefficienze dei trasporti e della sanità. 

Circa le risorse individuate per la scuola nella legge di bilancio e nella programmazione degli interventi relativi al Recovery Fund, va riconosciuto che si tratta di risorse significative e in controtendenza rispetto agli anni passati ma, ancora, insufficienti: veniamo da anni di disinteresse, dimostrato con investimenti assolutamente inadeguati. Dobbiamo, quindi, riaffermare la centralità della scuola anche in termini di risorse.  

Per il Recovery Fund riteniamo fondamentale che si intervenga su:  

1) edilizia scolastica, sia per la sicurezza degli edifici, sia per l’ammodernamento degli ambienti di apprendimento;  

2) banda larga non solo per attivare la DDI, ma anche e soprattutto per modernizzare il paese e per poter garantire il diritto di lavorare e di studiare da ogni luogo;  

3) copertura per la connessione a internet su tutto il territorio nazionale;  

4) piano di formazione per tutto il personale della scuola e in particolar modo per i docenti, in riferimento ai quali la formazione è risorsa strategica per il paese, e per il personale amministrativo;  

5) potenziamento delle dotazioni organiche del personale ATA con l’introduzione del profilo di coordinatore amministrativo, l’aumento del numero degli assistenti amministrativi e dei collaboratori scolastici, la stabilizzazione della figura dell’assistente tecnico negli Istituti comprensivi a supporto della didattica digitale;  

6) i rinnovi contrattuali del personale della scuola nella direzione di una sua maggiore valorizzazione e, per quanto riguarda i dirigenti scolastici, nella direzione della continuità del processo di armonizzazione progressiva della retribuzione rispetto a quella degli altri dirigenti dell’area; 

7) l’introduzione del middle management nei contratti collettivi nazionali. 

Il Tavolo permanente nazionale ha trattato invece le tematiche di maggiore urgenza rispetto al funzionamento della scuola nell’attuale quadro emergenziale. La Dott.ssa Boda ha comunicato l’intenzione dell’Amministrazione di convocare ogni venerdì, a partire dal 6 novembre, il Tavolo per coordinare meglio il lavoro svolto dai tavoli regionali, coinvolgendo di volta in volta anche rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero dei trasporti e del CTS. Si è pure sottolineato che sono state erogate risorse specifiche alle scuole per l’assistenza psicologica e che, per rafforzare le misure finalizzate alla piena inclusione, la struttura commissariale sta procedendo ad acquistare mascherine trasparenti. Attenzione sarà riservata anche al percorso scolastico degli studenti in carcere per i quali è attualmente impossibile fruire di didattica a distanza in modalità sincrona. 

L’ANP chiede che questa seconda fase di applicazione del Protocollo riduca sensibilmente l’aggravio di lavoro che le scuole stanno oggi subendo. Ad esse si chiede, infatti, di occuparsi di adempimenti che non competono loro e questo è inaccettabile: il Rapporto dell’ISS n. 58/2020 attribuisce con chiarezza i compiti relativi alla gestione dei casi Covid a precisi soggetti e la scuola non deve sostituirsi alle ASL, ma deve poter svolgere le sue funzioni contando su risorse certe e su procedure chiare.  

In questa prospettiva l’ANP ritiene fondamentale conoscere, a titolo esemplificativo: 

  • quanti arredi debbano essere ancora consegnati e in quali territori; 
  • come si intenda risolvere le criticità determinate dalla gestione – ad oggi inefficace in molti ambiti territoriali – delle GPS, dal venir meno del bacino di docenti costituito dalle MAD (dato il divieto di produrle a chi è già presente nelle graduatorie aggiornate) e, in definitiva, dalla difficoltà di reperire all’esterno supplenti su qualsiasi profilo per coprire persino le supplenze brevi; 
  • l’esatta capienza delle risorse per l’organico Covid attribuite alle regioni, considerate le note che alcuni USR hanno trasmesso circa l’insufficienza delle risorse che già erano state comunicate; 
  • la gestione dei contratti dei collaboratori scolastici relativi all’organico Covid in caso di sospensione delle attività didattiche in presenza e di quelli dei supplenti dei docenti dichiarati temporaneamente inidonei alla prestazione lavorativa in presenza, ma non a quella a distanza; 
  • se esistano possibilità di sbloccare ulteriori risorse per le sanificazioni da attuarsi all’interno degli edifici scolastici.  

Dal punto di vista organizzativo, nella prospettiva di una ottimizzazione del tempo scuola e delle risorse, visto il contesto emergenziale che stiamo vivendo, sarebbe opportuno ripensare il monte ore annuale con le conseguenti scelte in termini di validità dell’anno scolastico e di valutazione. 

La scuola vuole fare la sua parte fino in fondo, come ha sempre fatto durante tutta l’emergenza epidemiologica. Ma per poter dare il suo contributo tutto il personale scolastico deve essere messo nelle condizioni di farlo.   

È proprio per evitare che si proceda in ordine sparso sulle questioni che necessitano di una gestione unitaria che l’ANP ha firmato il Protocollo del 6 agosto 2020: continueremo a garantire tutto il nostro impegno per la sua concreta applicazione. 

AA.VV., Dibattito sulla storia

Il manifesto di Carlo Ruta sulla storia apre un dibattito globale

di Flora Bonaccorso

Sul documento dello studioso italiano per l’innovazione della conoscenza storica prendono posizione i massimi protagonisti della storia e della cultura mondiale, dal britannico Peter Burke, fondatore della «New cultural history» alla statunitense Pamela Kyle Crossley,capofila e teorica della «Globlal History»   

Quella di Carlo Ruta, storico che non ha mai smesso di documentare il ruolo strategico della conoscenza storica nella vita delle società civili contemporanee, è stata un’impresa davvero difficile, tanto più nel pieno delle attuali contingenze pandemiche. Ma con la forza dei suoi argomenti, paradigmatici, lo studioso è riuscito ad aprire varchi importanti di discussione, che hanno superato di gran lunga i confini italiani. Diramato nella prima metà dello scorso settembre, il suo Manifesto, intitolato in maniera esortativa La storia cambi passo, ha richiamato e coinvolto studiosi tra i più eminenti a livello globale, in campo storico, antropologico, archeologico sociologico, filosofico e di altre discipline. 

Adesso questa discussione, dipanatasi per un mese e mezzo quasi in sordina, diventa pubblica e fruibile con pienezza perché raccolta in un libro di 220 pagine, intitolato Dibattito sulla storia. Il manifesto di Carlo Ruta e il dibattito in Europa e oltre, appena pubblicato dalle Edizioni di storia e studi sociali. Solo adesso emergono perciò, in maniera sorprendente, le misure di un dibattito intenso, che di certo finirà per accenderne altri, per il valore aggiunto culturale e scientifico, per certi versi perfino spiazzante, che riesce a fornire. 

Da vari Paesi e da ambienti di profilo altissimo si è deciso di interagire in sostanza con le argomentazioni del Manifesto, con condivisioni nodali, laddove lo storico italiano parla, ad esempio, di «fenomenologie del pregiudizio» di «mobilità del punto di vista», di «dimensione dell’incerto», di «chiusure iper-identitarie» di nuovi patti tra scienze sociali e naturali e di nuovi incontri tra società e storia. Evidentemente, non scorre in rassegna una storia «calibrata», cattedratica, rinserrata nei gusci ma una storia audace, progressiva, utile e spendibile sul piano civile, come viene sottolineato ampiamente da Carlo  Ruta e da altri studiosi intervenuti. 

Alcuni nomi, allora, per dare un’idea concreta sul tipo di risonanze che ha avuto il Manifesto dello studioso italiano. Tra i partecipanti al dibattito troviamo Peter Burke, storico della Cambridge University e fondatore della «New cultural history», che, con quella annalistica francese, ha segnato una delle maggiori svolte storiografiche del Novecento. Troviamo Pamela Kyle Crossley, storica statunitense della Cina e dell’Asia, oggi capofila e teorica della «Global History»: altra vicenda epica in campo storico, che ha aggiornato alcune mappe delle Annalesfrancesi, aggiungendone di nuove. Troviamo Carlo Sini, tra i massimi filosofi italiani viventi, che ha segnato un punto di confluenza tra fenomenologia, ontologia ed ermeneutica. Troviamo Jean Guilaine, paletnologo francese i cui studi sul Neolitico e sulla Protostoria da decenni fanno scuola in tutti i continenti. Troviamo, ancora, Clemente Marconi, docente della New York University e dell’Università Statale di Milano, archeologo post-processualista tra i più brillanti oggi a livello internazionale, e che ancora oggi gli States americani contendono all’Italia. 

Ed ecco i nomi degli altri partecipanti: Michael F. Feldkamp, storico tedesco di Berlino, esperto di storia delle relazioni fra Santa Sede e Germania e tra i massimi rappresentanti del cattolicesimo in Germania; Sébastien Nadot, storico, esperto di reti sociali e politico francese, dal 2017 deputato all’Assemblea Nazionale, Parigi; Vincenzo Guarrasi, geografo, direttore dell’Istituto di Scienze antropologiche e geografiche e docente di Geografia all’Università degli Studi di Palermo; Giuseppe Varnier, epistemologo italiano, docente di Epistemologia e Philosophy of Mind all’Università di Siena; Alberto Cazzella, paletnologo, docente di Paletnologia e direttore della Scuola di Dottorato in Archeologia della Sapienza Università di Roma; Giorgio Manzi, biologo, docente di Evoluzione umana e Storia naturale dei primati della Sapienza Università di Roma; Giorgio Chinnici, fisico e scrittore hoepliano;Sandra Origone, storica, docente di Storia medievale e di Storia del Mediterraneo medievale e dell’Oriente bizantino all’Università di Genova; Luigi Loreto, storico, docente di Storia Romana presso la Seconda Università degli Studi di Napoli; Roberto Cipriani, sociologo, docente di Sociologia presso l’Università Roma Tre; Simona Marchesini, linguista, archeologa ed etruscologa italiana; Liborio Dibattista, storico della scienza, docente di Storia della medicina e Filosofia della scienza all’Università degli studi di Bari; Salvatore Perri, economista, docente di Politica economica all’Università della Magna Graecia di Catanzaro e stretto collaboratore dell’analista economico statunitense John Komlos; infine, François Dosse, storico francese proveniente dall’esperienza delle Annales, tra i più acuti interpreti di Foucault, docente emerito Università di Parigi 12 e docente di storia moderna presso l’Institut Universitaire de Formation des Maîtres a Créteil.

Come si spiega allora questo grande ed esteso interesse suscitato? «Credo – spiega Carlo Ruta – di aver interpretato un’esigenza comune, una avvertita necessità di cambiamento. Servono nuove concettualizzazioni e ho cercato di fornire dei contributi in questa direzione, che, evidentemente, non sono caduti nel vuoto, tutt’altro. Avvertivo peraltro già da prima questo interesse, che spero sia il ‘sintomo’ di un mutamento di prospettiva. Le società vivono forti crisi d’identità, rischiano di rifluire nei nichilismi, nelle chiusure iper-identitarie, che hanno infestato un’epoca e che diventano sempre più aggressive. E di certo un nuovo modo di produrre conoscenza storica può avere effetti importanti, direi dirompenti, sulla contemporaneità. Si tratta di ricercare allora nuovi paradigmi, nuovi parametri, nuovi accostamenti alle cose». «Ma – continua lo storico – tutto ciò è possibile a condizione che i saperi storici e sociali siano pronti a ‘rinegoziare’ il rapporto con le società attraverso un ‘patto’ che ne elevi la funzione, in cambio di un rinnovato impegno a mettersi e a mettere in discussione, che porti ad una erogazione più sostenuta sul piano scientifico, ad una ridefinizione dei compiti, che dovrebbe coinvolgere anche le scienze naturali, in una logica di aperture e dialoghi a tutto campo». E aggiunge: «Credo non sia inutile ricordare che nella dimensione discorsiva, di un dialogo incalzante e serrato tra saperi scientifici, si aprivano, con l’esperienza galileiana in modo particolare, gli orizzonti scientifici e culturali della modernità».

Didattica nell’emergenza

Scuola, al via un ciclo di incontri per la didattica nell’emergenza a cura di Indire e del Movimento di Cooperazione Educativa

La nuova fase dell’emergenza sanitaria ha cambiato di nuovo la pianificazione dei percorsi didattici e gli orari nelle classi nelle scuole, oltre agli arredi e all’uso degli ambienti funzionali, come i laboratori e gli spazi comuni.

Gli insegnanti e i dirigenti scolastici sono obbligati ad una nuova configurazione didattica, cercando di diversificarla, per dare ascolto ai differenti bisogni degli studenti.

In questo contesto di emergenza il Movimento Piccole Scuole Indire, che ha accolto la proposta del gruppo “Classi Aperte” del Movimento di Cooperazione Educativa, ha organizzato un ciclo di webinar per supportare i dirigenti scolastici e gli insegnanti. Il primo appuntamento è in programma il 5 novembre

L’obiettivo è sperimentare nuove modalità per organizzare attività di gruppo e cooperative, laboratori e uscite didattiche, creare situazione di ascolto e di dialogo con gli alunni, diversificare il lavoro e i materiali didattici, ripensare gli spazi e i tempi per una scuola nel territorio.

Sullo sfondo di questa proposta ci sono la Pedagogia dell’Emancipazione, promossa dal Movimento di Cooperazione Educativa, che le scuole possono compiere attraverso la realizzazione dell’assemblea di classe esercizio di democrazia nelle classi, l’adozione alternativa del libro di testo, la pratica del lavoro a classi aperte e del laboratorio, la valutazione formativa. A ciò si aggiunge la visione di Piccola Scuola come di Scuola di prossimità sviluppata da Indire, nell’ambito del Movimento Piccole Scuole che, con i suoi assi fondamentali (curricolo e territorio, spazi didattici aperti e diffusi, relazione amplificata dalle tecnologie con la famiglia e con l’amministrazione locale), si consolida come modello di comunità educante. 

Di seguito il programma dei webinar:

5 novembre (ore 17.00-19.00): Le aperture nello spazio della classeAperture per una pedagogia dell’emancipazione; i 4 passi a scuola del Movimento di Cooperazione Educativa (Giancarlo Cavinato; MCE); Pedagogia differenziata per una scuola inclusiva (Enrico Bottero, pedagogista); Esempi di gruppi eterogenei: il piano di lavoro (Sonia Sorgato, insegnante di scuola primaria); Organizzazione a gruppi-laboratorio: esperienza della scuola di via Bosio (M.Antonietta Ciarciaglini, Annalisa Di Credico, insegnanti di scuola primaria); Aperture e tecnologie: le classi in rete e il gemellaggio elettronico (Jose Mangione e Michelle Pieri, Indire).  

12 novembre (ore 17.00-19.00): Fare scuola fuori dalla scuola. Scuola e territorio. Un’occasione per ripensare il modo di fare scuola (Enrico Bottero, pedagogista); Un laboratorio ‘sulle nuvole’ (Giancarlo Cavinato – MCE, Rosy Fiorillo, insegnante di scuola primaria); I luoghi comuni: cacce al tesoro e mappe affettive, esperienza scuola Virgilio Mestre (Tiziano Battaggia, insegnante di scuola primaria); Le visite scambio e la classe all’aperto (Roberta Passoni, insegnante di scuola primaria). 

19 novembre (ore 17.00-19.00): La scuola aperta nell’emergenza sanitaria e educativa. Le difficoltà della riapertura – Presentazione del questionario “Tornare a scuola non basta” (Roberta Sala, E tu da che parte stai?); Il punto luce di Marghera nell’ambito della rete ad alta intensità educativa di Venezia (Giancarlo Cavinato, Julia Di Campo, Save the Children); La scuola di prossimità: La biblioteca, l’aula museo e la radio del territorio (Jose Mangione, Rudi Bartolini, Francesca De Santis, Indire); I patti educativi territoriali – Quali risorse, quali strategie? (Franco Lorenzoni, EducAzioni). 

LINK STANZA CISCO EVENTS GENERICO

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TAVOLO POLITICO E RINNOVO CCNL

DI MEGLIO AD AZZOLINA: TAVOLO POLITICO E RINNOVO CCNL

Un tavolo politico mirato al comparto istruzione per affrontare le tante questioni aperte che investono il settore, da quelle legate all’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19 a quella riguardante il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto ormai già da due anni. Questa la richiesta avanzata da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina nel corso dell’incontro che si è svolto questa mattina in video collegamento con i sindacati confederali e di categoria per discutere di Recovery Fund e Legge di Bilancio.

In merito alla diffusione del contagio nelle scuole, Di Meglio ha sottolineato la necessità di rivedere i protocolli di sicurezza e di ottimizzare il coordinamento degli interventi da mettere in campo. “Tra il partito di chi sostiene che le scuole siano ambienti sicuri e sotto controllo e il partito di chi, invece, ritiene troppo rischioso lasciarle aperte, – ha affermato Di Meglio – vige una confusione eccessiva che non aiuta a comprendere la situazione reale. Per questo motivo, abbiamo chiesto più volte, insistendo anche oggi, una maggiore trasparenza sui dati dei contagi nelle scuole, che al momento sono frammentari e non mettono i sindacati nelle condizioni di tutelare appieno la sicurezza dei docenti sul luogo di lavoro”.   

Nel suo intervento il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti ha richiamato l’attenzione anche sul contratto integrativo che disciplina DDI e DAD, considerate comunque soltanto un surrogato della scuola in presenza, criticando i tempi troppo stretti dettati per la trattativa e la totale indeterminatezza dei contenuti. Da qui, dunque, un richiamo ai vertici di viale Trastevere affinché “le relazioni sindacali siano, come devono essere, improntate a criteri di reciproca correttezza, contrariamente a quanto avvenuto finora”.

Riferendosi, poi, alla strumentazione informatica per svolgere le lezioni da remoto, Di Meglio ha rimarcato l’iniquità subita da un quarto degli insegnanti italiani, tra precari e educatori dei convitti, a cui non spetta la card del docente.

Di Meglio si è soffermato anche sul concorso straordinario, ribadendo l’ingiustizia perpetrata ai danni dei candidati in quarantena per i quali il ministero si è rifiutato di predisporre prove suppletive.

Sul fronte del rinnovo del Ccnl, infine, il coordinatore nazionale ha chiesto che si apra in tempi rapidi la fase contrattuale e che si reperiscano risorse aggiuntive da destinare al comparto rispetto ai 400 milioni di euro previsti per tutto il pubblico impiego.

RIPRISTINARE REGOLARI RELAZIONI SINDACALI

LO SNALS-CONFSAL INCONTRA LA MINISTRA DELL’ISTRUZIONE.
SERAFINI: “RIPRISTINARE REGOLARI RELAZIONI SINDACALI”

Prove di dialogo politico tra sindacati e ministero, attraverso l’incontro che si è svolto
stamane tra OO.SS. e la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina.
“E’ necessario ripristinare regolari relazioni sindacali -ha affermato Elvira Serafini,
Segretario Generale dello Snals-Confsal nel corso del suo intervento- per riallacciare
un percorso interrotto dopo la firma dei protocolli estivi. Ricordo che non abbiamo
mai avuto i dati relativi ai monitoraggi di quei protocolli”.
Nel corso dell’incontro la titolare del Dicastero di viale Trastevere ha puntualizzato
la necessità di mantenere le scuole aperte in tutto il Paese. “Consideriamo questa
una esigenza imprescindibile -ha commentato Serafini- e appoggeremo il Ministro
su questa strada; la chiusura per noi è l’ultima spiaggia. Tutto l’apparato del sistema
scolastico ha lavorato duramente per ripartire e non può pagare le responsabilità
del sistema sanitario, con le difficoltà sul tracciamento, né quelle del sistema dei
trasporti”.
Sul piano dei futuri investimenti sul sistema scolastico, invece, le misure promesse
dal ministro sono apparse inadeguate. “Abbiamo bisogno di ricorrere alle risorse del
Recovery Fund per l’edilizia scolastica e per assicurare la banda larga per tutte le
sedi scolastiche, colmando i divari tra nord e sud del Paese” ha chiosato il Segretario
generale Snals-Confsal.
Per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro le previsioni di 400 milioni
di euro per l’intera Pubblica Amministrazione sono davvero insufficienti, a malapena
permettono di assicurare l’elemento perequativo.
“Le risorse predisposte allo scopo nella prossima Legge di bilancio devono essere
adeguate rispetto all’obiettivo fondamentale di puntare al progressivo
riallineamento delle retribuzioni dei docenti italiani al livello europeo” afferma
Serafini.
Infine, sul fronte controverso del contratto collettivo nazionale integrativo sulla
didattica a distanza, il Ministro si è detto disponibile a proseguire l’iter negoziale
anche con le OO.SS. che non hanno firmato il contratto. “Saremo disponibili a
riaprire il confronto su una materia così determinante nella scuola dell’era Covid –
ha concluso Serafini-. I numerosi aspetti che andavano disciplinati, dall’orario alla
sicurezza e tutela della salute, dalla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, alla
gestione delle fragilità, fino al riconoscimento retributivo di prestazioni di lavoro
aggiuntive, necessitavano di tempi adeguati di confronto. Bene che il Ministro ne
abbia preso atto”.
Roma, 30 ottobre 2020
Il Segretario Generale
(Elvira Serafini)

Garantire a tutti diritto a istruzione

Scuola: Cgil e Flc, garantire a tutti diritto a istruzione e rimettere al centro relazioni sindacali con confronto permanente

Roma, 30 ottobre – “Entro la scadenza del dpcm, fissata per il 24 novembre, e attraverso un confronto costante con tutte le rappresentanze sociali e corrette relazioni sindacali, il Governo deve trovare il modo per garantire a tutti gli studenti, anche quelli delle scuole secondarie, il diritto all’istruzione attraverso una didattica in presenza”. Così la vice segretaria generale della Cgil Gianna Fracassi e il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli al termine dell’incontro di questa mattina con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“La scuola non può essere escludente”, proseguono i dirigenti sindacali. “Non si tratta solo di garantire device e connessioni, come previsto dal dl Ristori che a tale scopo stanzia 85 milioni. Il tema è più ampio e riguarda il diritto all’istruzione, che non è garantito se non si riprende la scuola in presenza. Quindi le prossime settimane vanno utilizzate per superare una fase così critica”. Inoltre, la Cgil nel corso dell’incontro ha sottolineato la necessità di “rivedere i Protocolli sulla sicurezza che sono stati sottoscritti durante il periodo estivo, per cui è opportuno dare continuità e sostanza al Tavolo permanente nazionale sulla sicurezza”.

“La pandemia ha evidenziato il disinvestimento che è stato fatto negli anni passati sull’istruzione. Ora dobbiamo mettere in campo risorse per un grande progetto di investimento del settore”. Fracassi e Sinopoli ricordano che “davanti a noi abbiamo due importanti appuntamenti: la legge di Bilancio e la progettazione legata alla programmazione europea ordinaria e straordinaria”, ed elencano le principali priorità: “il rafforzamento dei tempi scuola, l’infanzia, l’adeguamento degli organici del personale docente e ata e il rinnovo dei contratti collettivi nazionali, per i quali le risorse previste – ribadiscono – sono insufficienti”. Infine, “serve un luogo di confronto stabile per definire in quali progetti impiegare le risorse europee, a partire dal Next Generation Eu: occorre indirizzarle su interventi volti a rafforzare i sistemi di istruzione, formazione e il diritto allo studio”.

“In questo momento nessun tipo di intervento si può fare senza il confronto continuo, senza un punto di coordinamento importante a tutti i livelli. Per la fase che stiamo attraversando – concludono – è indispensabile rimettere al centro le relazioni sindacali e un luogo permanente di confronto da istituzionalizzare”.

Scontro nel governo (e fuori) sulla chiusura delle scuole in Puglia

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

La chiusura delle scuole in Puglia, decisa dal presidente Emiliano, dopo quella in Campania per mano del governatore De Luca, non è piaciuta affatto alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha assunto una ferma presa di posizione e attaccato, senza nominarlo, il governatore pugliese. Al suo fianco la ministra ha trovato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri: «Non risulta – ha detto – che la scuola faccia crescere i contagi». Ma in maggioranza sono arrivate bordate dai dem, pronti a difendere Emiliano.

Il post di Azzolina
«La Regione Puglia – ha scritto la ministra sui social – ha sospeso le attività didattiche in presenza definendo ‘impressionante’ il numero dei contagi. Eppure si tratta di 417 studenti risultati positivi su una popolazione studentesca di 562 mila. La stessa Regione ha poi ammesso che il problema in realtà non è la diffusione del virus all’interno delle scuole ma l’organizzazione del lavoro della Sanità regionale. Si riaprano al più presto le scuole, evitando conseguenze gravi, presenti e future, per gli studenti e per le famiglie». Per la titolare del ministero di viale Trastevere, «pensare di risolvere il problema chiudendo le scuole è una mera illusione. Perché i ragazzi escono, anzi usciranno di più e rischieranno di contagiarsi. A scuola invece, non solo ci sono misure di sicurezza, ma anche protocolli che permettono controllo e tracciamento. La scuola non è “un problema” come qualcuno ha scritto. La scuola è futuro e speranza».

La replica del governatore
Dal canto suo Emiliano, senza mai nominare la ministra ma chiaramente rivolgendosi a lei, ha risposto in modo duro: «Sospendendo la didattica in presenza ho esercitato le mie legittime prerogative previste dalla legge, come il presidente del Consiglio ha esercitato le sue con i vari Dpcm che ha emesso. Se ho qualcosa da dire al Governo o al presidente Conte lo faccio nella sede competente in riservatezza e senza polemizzare pubblicamente». Per tutta la giornata sono girate notizie sul ritiro dell’ordinanza di chiusura delle scuole da parte di Emiliano ma il governatore ha smentito: «È falso». Da oggi, dunque, oltre mezzo milione di alunni pugliesi rimarrà a casa, con quasi 24 mila classi che rimarranno chiuse.

Lo scontro a livello nazionale
Accanto ad Emiliano sono scesi in campo il vicesegretario del Pd Andrea Orlando ( «ll Dpcm, ha detto, prevede che le Regioni debbano assumere ulteriori misure necessarie, rispetto a quelle già previste, a contenere la pandemia. I ministri che criticano l’esercizio di questi poteri evidentemente non hanno letto il Dpcm o non lo condividono) e il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Mentre Italia Viva invece è sulla linea della ministra dell’Istruzione: «La chiusura della scuola – ha scandito la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova – è un disastro enorme e dovrebbe far tremare le vene ai polsi, la scelta della Puglia è scellerata. Credo che il governo debba impugnare queste delibere, la scuola non si può chiudere sapendo che non è la fonte della diffusione del Covid: bisogna affrontare il problema dei trasporti».

Online il nuovo portale dedicato all’Educazione civica

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Un portale con informazioni e materiali utili sul nuovo insegnamento dell’Educazione civica obbligatorio, da quest’anno, fin dalla scuola dell’infanzia. Lo mette a disposizione il ministero dell’Istruzione all’indirizzo www.istruzione.it/educazione_civica.

Costituzione, Diritto (nazionale e internazionale), legalità e solidarietà. Sviluppo sostenibile, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio. Cittadinanza digitale. Sono questi i tre assi su cui si basa il nuovo insegnamento e attorno a cui ruotano i contenuti della pagina dedicata dove, oltre alle Linee guida sull’Educazione civica emanate a giugno, sono presenti, e verranno costantemente integrati, ulteriori materiali di approfondimento relativi alle esperienze che le singole scuole stanno realizzando.

Inoltre, la sezione è arricchita con un’area dedicata agli strumenti per la formazione e con risposte alle domande frequenti sul tema. Sulla pagina sono poi disponibili link utili, su temi strettamente connessi alla formazione delle cittadine e dei cittadini di domani: la lotta a bullismo e al cyberbullismo, l’educazione finanziaria, storia e cittadinanza europea.

«Come ministero – commenta la ministra Lucia Azzolina – stiamo cercando di dare al personale, agli studenti e anche alle famiglie strumenti utili per approfondire i singoli argomenti di interesse. Con questa pagina sull’Educazione civica raccoglieremo in un’unica sezione i materiali, ma anche le buone pratiche per dare visibilità al grande lavoro che si fa ogni giorno nei nostri istituti scolastici, su temi fondamentali per crescere come cittadini attivi, consapevoli, capaci di analizzare con spirito critico la realtà e viverla responsabilmente».

Ricostituito il nuovo Comitato tecnico scientifico sui Dsa. Azzolina: miglioreremo percorso di inclusione

da OrizzonteScuola

Di redazione

Si è insediato oggi, alla presenza della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, il nuovo Comitato Tecnico Scientifico sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). La
riunione, informa il ministero dell’Istruzione, si è svolta in videoconferenza.

Il Comitato – del quale fanno parte i massimi esperti italiani sul tema – è tornato a riunirsi oggi, per la prima volta, dal 2013, anno dell’ultima convocazione. La sua ricostituzione è stata  fortemente voluta dalla Ministra Azzolina.

Armonizzare la normativa vigente e aggiornare le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni con DSA alle nuove evidenze scientifiche in campo pedagogico e psicologico sono i due principali obiettivi di lavoro del gruppo di esperti.

”Come sapete, il Comitato, pur previsto dalla legge, non è stato ricostituito negli ultimi anni – ha sottolineato la Ministra Azzolina, ringraziando oggi i componenti del CTS -. È invece importante che un settore così delicato sia presidiato da alte professionalità scientifiche, in grado di fornire orientamenti alle scuole. Abbiamo davanti molto lavoro, ma lo dobbiamo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi: miglioreremo il percorso di inclusione, per una scuola che sia sempre più accogliente e capace di garantire il meglio ai nostri studenti e alle nostre studentesse”.

Educazione civica sarà anche nel Colloquio degli Esami di Stato. Le modalità però si conosceranno a gennaio 2021

da OrizzonteScuola

Di redazione

Online il nuovo portale del Ministero dell’istruzione sull’insegnamento dell’ed. civica, che da questa viene introdotta in ogni grado di scuola per almeno 33 ore annuali e con modalità differenti a seconda dell’età degli studenti.

Vai al portale

Il Ministero, già da questa estate, ha messo a disposizione, le Linee Guida che hanno permesso alle scuole di organizzare un curricolo.

Nel portale una parte interessante è quella delle  FAQ e tra queste, di particolare evidenza, quella relativa all’esame di Stato del secondo ciclo?

Perché gli studenti lo hanno già chiesto, perché la programmazione dell’insegnante è modulata verso determinati obiettivi, perché non sono gradite le sorprese dell’ultimo minuto.

Coì risponde il Ministero al quesito

“L’educazione civica sarà inclusa nell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo?

L’insegnamento dell’educazione civica è, di per sé, trasversale e gli argomenti trattati, con riferimento alle singole discipline, risultano inclusi nel documento del 15 maggio, sul quale si basa il colloquio; pertanto, non ci sarà un commissario (interno o esterno) specifico. Indicazioni più dettagliate saranno comunque fornite con il Decreto materie, che disciplina annualmente proprio le modalità organizzative del colloquio.”

Bisognerà dunque attendere il Decreto materie, di solito pubblicato a gennaio, per conoscere le modalità in cui gli argomenti trattati nel percorso multidisciplinare di ed. civica entrerà a far parte del Colloquio.

Per gli studenti in ogni caso non è una grossa novità, dal momento che già negli anni precedenti anche Cittadinanza e Costituzione costituiva un momento specifico del Colloquio.

Leggi tutte le FAQ

Educazione Civica, quante ore, chi la insegna, chi valuta. Online FAQ e portale Ministero Istruzione

da OrizzonteScuola

Di redazione

Un portale con informazioni e materiali utili sul nuovo insegnamento dell’Educazione civica obbligatorio, da quest’anno, fin dalla scuola dell’infanzia. Lo mette a disposizione da oggi il Ministero dell’Istruzione all’indirizzo www.istruzione.it/educazione_civica.

Costituzione, Diritto (nazionale e internazionale), legalità e solidarietà. Sviluppo sostenibile, educazione ambientale, conoscenza etutela del patrimonio e del territorio. Cittadinanza digitale.

Sono questi i tre assi su cui si basa il nuovo insegnamento e attorno a cui ruotano i contenuti della pagina dedicata dove, oltre alle Linee Guida sull’Educazione civica emanate a giugno, sono presenti, e verranno  costantemente integrati, ulteriori materiali di approfondimento relativi alle esperienze che le singole scuole stanno realizzando.

Inoltre, la sezione è arricchita con un’area dedicata agli strumenti  per la formazione e con risposte alle domande frequenti sul tema.

Sulla pagina sono poi disponibili link utili, su temi strettamente connessi alla formazione delle cittadine e dei cittadini di domani: la lotta a bullismo e al cyberbullismo, l’educazione finanziaria, storia e cittadinanza europea.

”Come Ministero – commenta la Ministra Lucia Azzolina – stiamo cercando di dare al personale, agli studenti e anche alle famiglie  strumenti utili per approfondire i singoli argomenti di interesse. Con questa pagina sull’Educazione civica raccoglieremo in un’unica sezione i materiali, ma anche le buone pratiche per dare visibilità al grande  lavoro che si fa ogni giorno nei nostri Istituti scolastici, su temi  fondamentali per crescere come cittadini attivi, consapevoli, capaci  di analizzare con spirito critico la realtà e viverla responsabilmente”.

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Didattica a distanza, ma solo per gli alunni. Insegnanti a scuola in aule vuote davanti ad un pc

da OrizzonteScuola

Di redazione

E’ quanto sta accadendo in alcune scuole d’Italia. Le ordinanze regionali hanno disposto la sospensione delle attività didattiche in presenza nelle scuole secondarie di II grado, in alcuni casi fino al 100%. Ma mentre è chiaro che gli alunni debbano frequentare le lezioni da casa, sullo svolgimento della lezione da parte dell’insegnante si è aperto un dibattito.

Lo abbiamo esposto nell’articolo Didattica digitale integrata: i docenti devono lavorare da scuola o possono collegarsi anche da casa?

A pesare sulla decisione di numerosi Dirigenti Scolastici la norma secondo la quale alle istituzioni scolastiche non si applicano ordinamentalmente le disposizioni in materia di lavoro agile, ai sensi dell’articolo 32, comma 4, del decreto – legge 14 agosto 2020, n. 104. Le eccezioni alla predetta disposizione – ha scritto il Ministero nella nota del 26 ottobre 2020 –  sono costituite dai casi in cui, su disposizione dell’autorità competente, sia imposta la sospensione delle attività didattiche in presenza ovvero e per l’appunto nel caso “di quarantena con sorveglianza attiva o di isolamento domiciliare fiduciario”.

Dunque la sospensione delle attività didattiche in presenza non andrebbe intesa come provvedimento conseguenza dell’ordinanza regionale ma provvedimento individuale, in base al quale scatta la quarantena con  sorveglianza attiva o l’isolamento fiduciario.

E questo ha portato il Ministero a scrivere, sempre nella nota del 26 ottobre, “Le istituzioni scolastiche continuano ad essere aperte, e in presenza, nell’istituzione scolastica, opera il personale docente e ATA, salvo i casi previsti al paragrafo 2. ” [QSA o isolamento fiduciario]

Prosegue la nota “La dirigenza scolastica comunque, in caso di necessità, può adottare particolari e differenti disposizioni organizzative”

E in questa direzione si muovono  le decisioni adottate dai Collegi Docenti che individuano le difficoltà derivanti dagli spostamenti in piena emergenza, il cattivo funzionamento della rete scolastica nel caso di sovraccarico contemporaneo di devices collegati contemporaneamente per più tempo e lasciano al docente la possibilità di poter svolgere la lezione da casa o da scuola qualora non sia possibile assicurare la piena funzionalità da casa.

Alcune email in redazione

“Da qualche giorno ho firmato il contratto di lavoro per poi scoprire che le mie 6 ore sono divise in 3 giorni. La didattica è fatta a distanza, ma ciò nonostante devo viaggiare per 2.30 in treno e mezz’ora in autobus (altrettanto al ritorno) per raggiungere l’istituto. Ho chiesto al ds di poter svolgere la didattica da casa, spero di ricevere una risposta positiva. Credo sia impensabile far spostare il personale docente per poi fargli usare un pc”

” Qual è l’utilità dello svolgere la dad dalle aule scolastiche se gli studenti non vengono a scuola? Insegnare da casa non è la stessa cosa? Perché sprecare benzina, luce, riscaldamento per fare entrare i docenti e costringerli a lavorare in classi vuote? Ciò sta accadendo in Lombardia, la regione iperproduttiva che ancora non ha imparato la lezione. E nessuno interviene.”

La nota di chiarimenti dell’USR Lombardia

Sulla questione oggi 29 ottobre l’USR Lombardia ha pubblicato una specifica nota di chiarimenti, in cui si afferma ” l’organizzazione delle attività in didattica digitale integrata richiede invece una determinazione organizzativa del lavoro disposta dal Dirigente Scolastico, il quale, tenendo conto di specifiche situazioni individuali (come le accertate situazione di fragilità del personale docente), di specifiche situazioni infrastrutturali (come ad esempio una rete insufficiente a gestire un numero elevato di connessioni, fermo restando che DDI non significa esclusivamente attività sincrona), potrà disporre il lavoro da remoto dei docenti non impegnati nella didattica in presenza o che per altre motivazioni non possono lavorare da scuola”.

E’ dunque il Dirigente Scolastico che organizza e dispone l’eventuale lavoro da remoto dei docenti che non possono lavorare da scuola.

La nota, va precisato, non è autoritativa, ma si pone  come “summa di indicazioni di sintesi emersa dalla conferenza di servizio con i Dirigenti Scolastici delle scuole polo e capofila di ambito della Lombardia, al fine di contemperare le misure più stringenti previste dal DPCM del 24 ottobre 2020 con quelle della più recente Ordinanza Regionale 624 del 27 ottobre 2020”

Decreto Ristori, misure per scuole e famiglia: lavoro agile per figli fino a 16 anni in quarantena o scuola chiusa

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 28 ottobre 2020 il Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 recante “Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse epidemiologica da Covid-19”. All’articolo 22 misure per scuole e la famiglia.

Il decreto Ristori allarga la platea dei beneficiari delle misure previste dall’articolo 21 bis, del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104 convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126.

In particolare:

  • al comma 1, le parole: “, minore di anni quattordici,” sono sostituite dalle seguenti: “, minore di anni sedici” e dopo le
    parole: “sia pubblici che privati” sono aggiunte le seguenti: “, nonché nel caso in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza del figlio convivente minore di anni sedici”;
  •  al comma 3, dopo le parole: “plesso scolastico” sono aggiunte le seguenti: “, nonché nel caso in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza del figlio convivente minore di anni quattordici. In caso di figli di età compresa fra 14 e 16 anni, i genitori hanno diritto di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro.”.

I lavoratori dunque possono ora scegliere la modalità smart working nel caso un figlio fino a 16 anni sia in quarantena per contatti avuti a scuola. Inoltre, il lavoro agile può essere richiesto anche in caso di scuola chiusa, o meglio nel caso in cui in una scuola vengano sospese le attività didattiche in presenza, evenienza abbastanza diffusa nelle ultime settimane.

Il limite di spesa previsto per tale beneficio passa da 50 milioni di euro a 93 milioni di euro.

La spesa per la sostituzione del personale scolastico che usufruisce di congedo straordinario per motivi connessi alla quarantena dei propri figli passa da 1,5 milioni di euro a 4 milioni di euro.

Infine, “Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 45,5 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui l’articolo 85, comma 5, del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77“.