Educazione&Scuola Newsletter n. 1118


Educazione&Scuola Newsletter n. 1118

Ottobre 2020 – XXV Anno

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Notizie
Piano Scuola 2020-2021

La Nota 30 ottobre 2020, AOODPPR 1776, fornisce indicazioni sull’art. 22 del DL 137/2020 che prevede ulteriori misure di incentivo al lavoro agile e di sostegno alle famiglie

Emergenza epidemiologica da COVID-19

Disposizioni anno 2020

Comitato Tecnico Scientifico sui DSA

Il nuovo Comitato si è insediato il 29 ottobre

“Decreto Ristori” in CdM

Consiglio dei Ministri, 27 ottobre 2020

Centenario nascita Rodari

23 ottobre 2020

Vertice Mondiale Istruzione Unesco

22 ottobre 2020

Legge Bilancio 2021 in CdM

Il 18 ottobre il Consiglio dei Ministri approva il DdL recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e il bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023

Decreto Rilancio economia alla Camera

Il 12 ottobre l’Aula della Camera approva definitivamente il DdL di conversione del DL 104/2020

Fridays For Future

9 ottobre 2020

Grazie Liliana!

Rondine, 9 ottobre 2020

Proroga emergenza in Consiglio dei Ministri

7 ottobre 2020

Prove INVALSI a.s. 2020/2021

Calendario delle somministrazioni

Norme

Nota 30 ottobre 2020, AOODPPR 1776

Misure di Contenimento COVID – Decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137

Nota 29 ottobre 2020, AOODGSIP 2802

Progetto didattico sperimentale Studente-atleta di alto livello anno scolastico 2020/2021. Decreto ministeriale 10 aprile 2018, n. 279

Ordinanza Regione Puglia 28 ottobre 2020, n. 407

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

Decreto-Legge 28 ottobre 2020, n. 137

Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19

Circolare Ministero Interno 27 ottobre 2020

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020. Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 26 ottobre 2020, AOODPIT 1934

Indicazioni operative per lo svolgimento delle attività didattiche nelle scuole del territorio nazionale in materia di Didattica digitale integrata e di attuazione del decreto del Ministro della pubblica …

Nota 25 ottobre 2020, AOODPIT 1927

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020. Indicazioni attuative

Ordinanza Regione Puglia 25 ottobre 2020, n. 399

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica …

Ipotesi CCNI (24.10.2020)

Modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto “Istruzione e ricerca”, nella modalità a distanza

Nota 23 ottobre 2020, AOODPPR 1735

Aggiornamento della situazione epidemiologica nelle Scuole e delle esigenze di spazi per lo svolgimento delle attività didattiche in presenza (settimana 19-23 ottobre)

Nota 23 ottobre 2020, AOODGSIP 2759

Concorsi in tema di Cittadinanza e Costituzione realizzati dal Ministero dell’istruzione in collaborazione con il Senato della repubblica e la Camera dei deputati. Proroghe bandi a.s. 2019-20 e nuovi …

Avviso 22 ottobre 2020, AOODGOSV 19125

CONCORSO NAZIONALE “10 febbraio”. “Pola, addio!” a.s. 2020-2021

Ordinanza Regione Puglia 22 ottobre 2020, n. 397

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 21 ottobre 2020, AOODGOSV 19068

Istruzione degli adulti e apprendimento permanente – Incontro on line Gruppo di Lavoro nazionale P.A.I.DE.I.A. 28 – 29 settembre 2020 – Esiti

Decreto Ministero PA 19 ottobre 2020

Misure per il lavoro agile nella pubblica amministrazione nel periodo emergenziale

Nota 19 ottobre 2020, AOODPIT 18960

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 ottobre 2020. Adempimenti dell’amministrazione e delle istituzioni scolastiche

Legge Costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1

Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari

Comunicato USR Emilia Romagna 19 ottobre 2020

DPCM 18.10.2020 – Indicazioni per la scuola

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 ottobre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica …

Comunicato CTS 17 ottobre 2020

Adozione di ulteriori interventi miranti al controllo dell’epidemia

Avviso 16 ottobre 2020, AOODGOSV 18764

Progetto di educazione digitale “A tutta Vita!” 2020

Nota 16 ottobre 2020, AOODPPR 1707

Aggiornamento della situazione epidemiologica nelle Scuole e delle esigenze di spazi per lo svolgimento delle attività didattiche in presenza (settimana 12-16 ottobre)

Decreto Ministeriale 16 ottobre 2020, AOOGABMI 141

Composizione Comitato tecnico-scientifico di cui all’articolo 7, comma 3, della legge 8 ottobre 2010, n. 170

Comunicato PCM 15 ottobre 2020

Adozione del Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2020-2022

Avviso 14 ottobre 2020, AOODGOSV 18614

I Giochi delle Scienze Sperimentali 2021

Decreto DIrettoriale 14 ottobre 2020, AOODGRUF 1711

Procedura di individuazione e finanziamento in favore delle istituzioni scolastiche che siano state danneggiate o deprivate di beni necessari a realizzare la propria offerta formativa e a perseguire le …

Nota 14 ottobre 2020, AOODPIT 1870

DPCM 13 ottobre 2020: chiarimenti – Organico Covid, novità normative

Legge 13 ottobre 2020, n. 126

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 ottobre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica …

Nota 13 ottobre 2020, AOODPIT 1843

Organico docenti “COVID”

Decreto Dipartimentale 12 ottobre 2020

Elenco delle istituzioni scolastiche assegnatarie dei kit Casio

Circolare Ministero Salute 12 ottobre 2020, Prot.n. 32850

COVID-19: indicazioni per la durata ed il termine dell’isolamento e della quarantena

Nota 9 ottobre 2020, AOODGOSV 18222

UNESCO Associated Schools Network – ASPnet. Istruzioni operative a.s. 2020-2021

Disposizioni e istruzioni per l’attuazione delle iniziative cofinanziate dai Fondi Strutturali Europei 2014 – 2020

Prot. 29583 del 9 ottobre 2020

Nota 9 ottobre 2020, AOODPPR 1669

Richiesta compilazione rilevazione nazionale della situazione epidemiologica nelle Scuole e rilevazione delle esigenze di spazi per lo svolgimento delle attività didattiche in presenza

Ordinanza Ministeriale 9 ottobre 2020, AOOGABMI 134

Alunni e studenti con patologie gravi o immunodepressi ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera d-bis) del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22

Nota 8 ottobre 2020, AOODPIT 1813

Decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125 – Uso delle “mascherine”

Decreto-Legge 7 ottobre 2020, n. 125

Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuita’ operativa del sistema di allerta COVID, nonche’ per l’attuazione della …

Ordinanza Ministero Salute 7 ottobre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Delibera del Consiglio dei Ministri 7 ottobre 2020

Proroga dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili

Decreto Dipartimentale 6 ottobre 2020, AOODPPR 71

Criteri e parametri per l’assegnazione diretta alle istituzioni scolastiche, nonché per la determinazione delle misure nazionali relative alla missione Istruzione Scolastica, a valere sul fondo per il …

Nota 5 ottobre 2020, AOODGRUF 23435

A.S. 2020/2021 – Monitoraggio risorse ex art. 231, comma 1 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34

Nota 2 ottobre 2020, AOODPPR 1634

Rilevazione nazionale della situazione epidemiologica nelle Scuole e rilevazione delle esigenze di spazi per lo svolgimento delle attività didattiche in presenza

Nota 2 ottobre 2020, AOODGOSV 17681

Elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica-a. s. 2020/2021

Circolare INPS 2 ottobre 2020, n. 116

Congedo COVID-19 per quarantena scolastica dei figli in favore dei lavoratori dipendenti

Rubriche

in Bacheca della Didattica

Dolcetto o scherzetto

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Il “futuro della scuola” e “la scuola del futuro”

di Maria Grazia Carnazzola

Lettera ai miei colleghi e alle mie colleghe

di Annalisa Comes

Lessico in tempo di crisi: la diciassettesima lettera

di Alessandra Condito

Al fondo delle parole

di Maria Grazia Carnazzola

Irresponsabili

di Gabriele Boselli

Il Medico competente nelle Istituzioni scolastiche

di Leon Zingales

Risposte a quesiti sull’Educazione civica

di Gennaro Palmisciano

Il rientro a scuola dopo le assenze ai tempi del Covid

di Leon Zingales e Clotilde Graziano

Scuola e fattore “T”

di Ivana Summa

Partenza, ripartenza e paure da contagio

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Linee fondazionali per un “Sistema” educativo integrato

di Agostina Melucci


in Europ@ Fondi Strutturali di Fabio Navanteri


in Famiglie

Ok alle Elezioni a distanza degli organi collegiali in autonomia

di Cinzia Olivieri

Elezioni “smart” dei rappresentanti di classe in Campania?

di Cinzia Olivieri

Elezioni degli organi collegiali nell’emergenza sanitaria

di Cinzia Olivieri

Le elezioni degli organi collegiali scolastici al tempo del Covid

di Cinzia Olivieri

in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

FAQ Handicap e Scuola – 66

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca
Referenti regionali Disabilità

Referenti regionali 2020

in InformagiovaniLa Rete di Vincenzo Andraous

Meglio un innocente in galera

di Vincenzo Androus

in LRE di Paolo Manzelli

Foto-Biomodulazione quantica della luce

30 – 31 ottobre 2020

Breve storia della luce

di Paolo Manzelli

Fast-Optic-neural transmission

di Paolo Manzelli


in Software

Internet, Reti, Nuove tecnologie

#DidatticaDigitale

Manifestazione di interesse sino al 28 ottobre 2020

Banda ultralarga

Pubblicato il bando per il Piano Scuole

Capire l’Informatica di Paolo Rocchi


in Statististiche

La Dimensione Internazionale dell’Educazione Civica

Fondazione Intercultura

in Stranieri

Equity in school education in Europe

Eurydice

Grazie Prof. … di tutto il Mondo

Lunedì 5 ottobre 2020, h. 15:00 -16:00

in Tiriticcheide di Maurizio Tiriticco

Misurando, valutando, certificando

di Maurizio Tiriticco

La terza guerra mondiale

di Maurizio Tiriticco

Cittadinanza e Costituzione da ieri ad oggi

di Maurizio Tiriticco

Per una didattica efficace

di Patricia Tozzi

La “crociata” antiBergoglio

di Maurizio Tiriticco

Della valutazione e dintorni

di Maurizio Tiriticco

S. Ferrara, La grande invenzione

di Maurizio Tiriticco

Rassegne a cura di Fabio Navanteri

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale

Per ora nessun lockdown ma si ragiona sulla scuola

da Agi – Agenzia Giornalistica Italia

AGI – In Francia hanno tenuto aperte le scuole ma hanno chiuso i negozi, in qualche modo bisogna decidere: è il ragionamento fatto dal ministro della Salute Roberto Speranza, secondo quanto riferiscono partecipanti all’incontro che si è tenuto venerdì sera alla presenza del premier Giuseppe Conte e dei capi delegazione di maggioranza, ad evidenziare la preoccupazione e i dubbi del governo su come agire per fronteggiare il diffondersi del contagio del virus.

L’Ipotesi di una nuova stretta per la scuola

Sul tavolo l’ipotesi di una maggiore stretta per quanto riguarda la scuola. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sempre secondo quanto si apprende, ha espresso tutte le perplessità per le mosse di quei governatori che, in maniera autonoma, hanno deciso di chiudere. L’esponente M5s ha di nuovo portato i dati secondo i quali negli edifici scolastici non si registrerebbero particolari focolai. Il presidente del Consiglio Conte avrebbe concordato sull’importanza di permettere agli studenti di continuare le lezioni anche in presenza, ma l’ipotesi di maggiori misure restrittive – magari attraverso un provvedimento dei ministeri interessati – non è da escludere.
L”exit strategy’ potrebbe essere quella di una norma nazionale che porti tutti gli studenti italiani nelle scuole superiori a continuare la loro attività da remoto. Il premier sta valutando. In ogni caso, sempre secondo quanto si apprende, avrebbe rimarcato la legittimità dei governatori a poter agire con regole più stringenti. Legittimità sancita anche dall’ultimo Dpcm. Italia viva, con le ministre Bonetti e Bellanova, è sulla stessa lunghezza d’onda della ministra Azzolina. La richiesta del partito di Renzi è quella di lasciare aperte le scuole ma la decisione in merito arriverà solo domani quando si terrà una nuova riunione a palazzo Chigi. Al momento comunque non è previsto alcun Dpcm nel weekend.

Conte frena sul lockdown

Il presidente del Consiglio frena su un lockdown generalizzato, vorrebbe aspettare – riferiscono più fonti – perlomeno qualche giorno. Sia per vedere gli effetti degli ultimi provvedimenti, sia per cercare – qualora la curva del contagio dovesse risalire ulteriormente nei prossimi giorni – una larga condivisione in Parlamento e nel Paese su uno scenario di chiusura, anche se più soft rispetto a quella di marzo. Il piano è quello di attendere, se sarà possibile, eventualmente anche una settimana. Anche l’ala rigorista dell’esecutivo frena su una stretta nelle prossime ore, si sarebbe detta d’accordo sulla possibilità di andare nella direzione indicata da Conte. Per ora, quindi, sono le regioni a muoversi. E’ chiaro, però, che se le strutture sanitarie dovessero andare ancora più in difficoltà e il numero dei contagiati aumentare, non è esclusa un’accelerazione, con conseguente norma nazionale. Al momento l’orientamento è comunque quello di attendere ancora, con l’auspicio che la curva del contagio si raffreddi.

Il 4 novembre il premier in Aula

Il quadro e’ quindi in evoluzione. Il 4 novembre sono previste le comunicazioni del presidente del Consiglio Conte alle Camere. L’ipotesi e’ che la decisione del governo su una ulteriore stretta possa arrivare proprio per quella data, qualora la curva del contagio non dovesse rallentare, anche se l’auspicio del premier e’ di avere ancora qualche giorno in più per valutare gli effetti dell’ultimo Dpcm.

Gli scienziati e lo stesso ministro Speranza premono affinché ulteriori decisioni non arrivino troppo tardi. Il cosiddetto ‘scenario 4’ evidenziato dai virologi porterebbe ad una stretta su tutto il territorio nazionale lasciando – perlomeno questa dovrebbe essere la prospettiva sempre qualora la curva dovesse salire ulteriormente – ancora aperti soltanto i cosiddetti ‘servizi essenziali’. Si tratterebbe quindi di intervenire con una norma generale ma nel governo non si esclude ancora di agire attraverso zone rosse o con lockdown regionali e limitando gli spostamenti tra regioni.

“Nelle classi impennata di positivi per questo in Puglia abbiamo chiuso”

da La Stampa

Niccolò Carratelli

Roma

La scuola è un “fattore facilitante per la diffusione del virus”, fermare la didattica in presenza per tutti gli studenti pugliesi è stata una decisione “sofferta ma necessaria”. Pierluigi Lopalco la difende con forza, da epidemiologo prima ancora che da assessore regionale alla Sanità.

Dice che lo stop era necessario, eppure l’aumento dei contagi in Puglia non è sostenuto come altrove, no?

«Con i 716 nuovi casi di ieri, la Puglia ha raggiunto la soglia dei 10mila positivi. A marzo-aprile avevamo appena superato i 4mila. Purtroppo bisogna anticipare le mosse del virus, non inseguirle. La decisione di interrompere momentaneamente la didattica in presenza, sofferta quanto necessaria, ha un fondamento epidemiologico e pragmatico e cioè mitigare l’impatto della pandemia. Le attività scolastiche, oltre a rappresentare di per sé un rischio di diffusione virale, per tutto quello che avviene prima, durante e dopo

la scuola, hanno nelle ultime settimane registrato un numero di casi tale che ci ha indotto a prendere questo provvedimento».

Gli studenti contagiati finora sono meno di 500, a fronte di una popolazione studentesca di 562mila bambini e ragazzi. Sono numeri allarmanti?

«La scuola è un aggregatore sociale e, a prescindere se il contagio avvenga nelle aule o al di fuori, rappresenta un fattore facilitante per la diffusione del virus. Da quando è partita l’attività didattica, il 24 settembre, abbiamo registrato 1121 casi di positività fra la popolazione di età 6-18 anni, l’11% del totale. Questa percentuale era del 6% nella settimana dal 17 al 22 settembre e dell’8% nella prima settimana di apertura della scuola. L’aumento della proporzione di casi in quella fascia di età è, dunque, sicuramente contemporaneo alla riapertura della scuola».

Molti, in primis la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, sostengono che la vostra decisione dipenda da un deficit di gestione della sanità.

«Chiedo alla ministra Azzolina di evitare atteggiamenti inutilmente ideologici nei confronti della didattica in presenza a tutti costi. La gestione sanitaria dei casi comparsi nelle scuole ha generato un carico di lavoro enorme: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie, specie quando in quarantena finiscono i più piccoli. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento, a cui si aggiunge l’impatto sui laboratori per l’analisi dei tamponi. Inoltre nelle ultime settimane i pediatri sono stati presi d’assalto dalle centinaia di genitori che avevano bisogno dei certificati per la riammissione a scuola dei figli».

Crede che il ritorno a scuola sia stato organizzato male dal punto di vista della sorveglianza sanitaria? Troppi adempimenti per le famiglie, le Asl e i pediatri? Si poteva fare diversamente?

«Probabilmente sì. In un momento di emergenza si sarebbe dovuto avere un atteggiamento meno difensivo, abolendo certificazioni e richieste di tamponi inutili».

In Francia, dove ad oggi i contagi sono peggiori dei nostri, hanno chiuso quasi tutto ma non le scuole. Come spiega questa valutazione opposta?

«Avranno fatto le loro valutazioni e avranno risposto alle loro pressioni sociali».

In Puglia c’è il rischio di ulteriori restrizioni rispetto all’ultimo Dpcm? L’ipotesi di lockdown localizzati è concreta?

«Stiamo cercando di anticipare la crescita incontrollata dei contagi. Speriamo di non averne bisogno». —

Bianchi: le decisioni sulla scuola ci dicono che Paese siamo e che futuro vogliamo

da Corriere della sera

Pubblichiamo un estratto delle conclusioni del libro di Patrizio Bianchi «Nello specchio della scuola», il Mulino in libreria dal 22 ottobre. Patrizio Bianchi, economista e professore universitario, ex assesssore in Emilia Romagna, ha presieduto la commissione istituita dal ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole la scorsa primavera.

(…) Per troppo tempo ci siamo illusi – come paese – di disporre di risorse umane di alta qualità, potendo contare su innate doti di intuizione, sulla pregressa esperienza e su una diffusa alfabetizzazione di base. Certamente grazie a queste caratteristiche abbiamo affrontato la ricostruzione del dopoguerra e dato vita a un primo boom economico, ma quanto più accelerano i cambiamenti tecnologici mutando il contesto in cui viviamo, tanto più quelle caratteristiche divengono insufficienti. Oggi tutte le statistiche dicono che la nostra dotazione di risorse umane non è adeguata alla globalizzazione e alla digitalizzazione che si sono imposte dall’inizio del nuovo secolo. Il tasso attuale di dispersione scolastica, sia esplicita (coloro che abbandonano in via definitiva la scuola senza raggiungere un titolo di studio) sia implicita (coloro che pur concludendo il ciclo di studi non dispongono delle competenze minime richieste), insieme al numero di quanti non studiano e non lavorano e di quanti se ne vanno altrove per trovare uno sbocco soddisfacente al loro percorso di studi, sono oggi un limite alla crescita economica e minano anche le fondamenta della nostra democrazia, introducendo nel paese il virus dell’iniquità sociale. (…).

Tuttavia, al centro del rilancio del paese devono stare le persone, e innanzitutto i nostri ragazzi, tenendo conto che la scuola è l’unica istituzione che vede progressivamente trasformarsi i suoi utenti, anzi è l’istituzione che deve garantire a ognuno il diritto a un cambiamento tale da consolidare la propria persona, e così facendo la propria capacità di partecipazione attiva alla vita e allo sviluppo della comunità. Per garantire questo impegno, che la Costituzione fissa tra i fondamenti della Repubblica, è necessario offrire ai ragazzi percorsi adeguati al tempo in cui vivono e in cui dovranno a loro volta assumersi responsabilità; e allora la ridefinizione dei curricula, della durata degli studi, delle attività da condividere con il territorio diviene essenziale per garantire a tutti il raggiungimento degli obiettivi condivisi. Un rilancio del diritto allo studio oggi significa permettere a ogni allievo non solo di disporre degli ausili allo studio, ma anche delle condizioni per poter utilizzare appieno tutti gli strumenti tecnologici utili all’apprendimento, evitando – come in questi tempi di COVID-19 – che si creino nuovi spartiacque fra chi è in grado di disporre di tutti gli strumenti e di utilizzarli, a volte pure lamentandosene, e chi non è in condizione di farlo, e magari non è neppure in grado di dare voce al proprio malessere. Bisogna domandarsi se non sia giunto il momento di portare il ciclo secondario da cinque a quattro anni innalzando l’obbligo scolastico – da raggiungere anche con percorsi professionalizzanti che portino a una qualifica – dagli attuali 16 anni (senza riconoscimento di fine ciclo) ai 17.

D’altra parte per coloro che seguono il percorso triennale di FP si potrebbe delineare un quarto anno – già diffuso in molte Regioni del Nord – basato sui già citati Programmi di inserimento lavorativo (PIL), cioè con un tirocinio in parte curricolare e in parte lavorativo monitorato da un docente e da un tutor aziendale o con un apprendistato formativo, che potrebbe portare a un diploma con possibilità di accesso a un ITS, completando così la filiera. Si potrebbe poi formulare un piano, adeguatamente finanziato e dotato di personale strutturato, per permettere agli ITS – che ridenominerei «istituti superiori di tecnologie applicate» – di raggiungere l’obiettivo di 150.000 iscritti in quattro anni. (…)

Questo però implica investire sui bambini, sui ragazzi, sugli adolescenti, e anche sui loro docenti, sui loro maestri, sui loro professori, implementando percorsi formativi che alle competenze disciplinari sommino quelle pedagogiche e incentivino capacità di lavorare insieme e interconnessione con le università e le istituzioni di ricerca, le quali a loro volta dovranno basare maggiormente le loro attività sul terreno della pratica scolastica quotidiana. Investire sui docenti vuol dire anche predisporre carriere che permettano loro di investire su sé stessi, liberi da condizioni di precariato che difficilmente consentono una crescita professionale (…).

Per uscire dalla crisi sanitaria globale, che ha messo in discussione la stessa globalizzazione, e per poter trarre tutti i vantaggi dalla nuova transizione tecnologica, occorrono competenze, abilità e capacità critiche tali da permettere a tutto il paese di partecipare attivamente a questo ulteriore cambiamento strutturale e quindi di avviare una nuova stagione di sviluppo, che al proprio centro abbia una chiara sostenibilità ambientale, ma anche un’altrettanto necessaria sostenibilità sociale. Tuttavia tali competenze, abilità e capacità, di cui il nuovo secolo della connessione continua ha bisogno, sono diverse da quelle richieste nell’ormai passato Novecento. A livello personale servono più creatività, più lavoro di squadra, più capacità di astrazione e di sperimentazione, ma anche più senso di orientamento per poter navigare in mari aperti. A livello nazionale occorre saper guardare oltre il presente, dunque ci vuole più capacità di visione, per guidare sistemi istituzionali, politici e d’impresa che siano nel contempo coesi e articolati, utilizzando tutte le forze disponibili per muoversi insieme, nel senso di marcia di uno sviluppo inclusivo e sostenibile nel tempo. (…)

È dunque questo il momento di investire in educazione: non solo per superare l’emergenza COVID-19, ma per guardare oltre, per ritrovare quel cammino di sviluppo umano che, dopo essersi perduto nei lunghi anni in cui hanno prevalso individualismo e populismo, deve fondarsi sui valori definiti nella nostra Costituzione. È tempo di utilizzare l’apertura di credito di quest’Europa, che a sua volta ha bisogno di ritrovare la sua identità smarrita, per rilanciare quell’investimento in risorse umane necessario per uscire dalla trappola della bassa crescita e dimostrare che il confine meridionale dell’Unione, che si affaccia sulla frontiera più cruciale per la pace nel mondo, è affidato a una democrazia solida, solidale e matura e in grado di portare nuovo valore aggiunto alla costruzione europea. Dobbiamo evitare la triste sorte di un paese che deve sempre ricorrere all’ultima emergenza per realizzare interventi da tempo unanimemente ritenuti necessari e lavorare per ricostruire un’effettiva comunità nazionale, ricucendo le fratture che si sono create negli anni della bassa crescita e che oggi si presentano come vincoli per una ripresa sostenibile nel tempo. La questione principale allora è quale paese vogliamo per noi e per i nostri figli e quindi quale scuola predisporre per realizzare un paese che non sia sempre in balìa dell’emergenza, ma sia capace di guardare avanti.

Vertice maggioranza, rischiano di chiudere anche le medie. Nuova riunione prevista per sabato

da OrizzonteScuola

Di redazione

Terminato l’incontro a Palazzo Chigi tra i capi delegazione della maggioranza, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina e il capo del governo, Giuseppe Conte. La riunione, secondo indiscrezioni, sarebbe stato chiesto dalla titolare del dicastero di Viale Trastevere.

Sul tavolo, il dilemma che complica la vita dell’esecutivo: come gestire la scelta di non chiudere le scuole elementari e medie, ma nello stesso garantire ai governatori la possibilità di decretare la didattica a distanza.

Un punto sulle diverse situazioni nel Paese, dunque, ma con una base di partenza precisa: per la ministra, le scuole vanno tenute aperte, come del resto in Francia e in Germania, entrate in  lockdown ma fatta salva la possibilità per i ragazzi di restare sui banchi.

Una linea condivisa dai 5 Stelle –“è l’ultima cosa che il governo deve chiudere”, ripete Alfonso Bonafede agli alleati di governo – e anche da Italia Viva, da sempre per le scuole aperte. “I nostri ragazzi, tutti, hanno bisogno della scuola in presenza”, ha detto anche oggi Teresa Bellanova, ma non tutta la  maggioranza è così categorica alla luce dei dati sul contagio.

Scuola aperta che, però, si scontra con i numeri dei contagi di alcune Regioni. Infatti, nel pomeriggio circolano voci sulla possibile didattica a distanza anche per le medie, almeno per le Regioni con Rt più elevato.

Dal vertice non è stata assunta una decisione conclusiva, secondo quanto riferita da Conte si è trattato “solo di un confronto sulla situazione Covid e sui dati disponibili, soprattutto in legame al tema scuola“. Inoltre, la linea della ministra Azzolina non coincide con quella più rigorista del ministro della Salute, Roberto Speranza che può contare su  una parte del PD.

La fotografia settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità di oggi, però, è drammatica: 11 regioni a rischio (con Lombardia e Piemonte che  oltrepassano la soglia del Rt2) e uno scenario in evoluzione verso il  4, quello peggiore.

La decisione di intervenire sull’apertura o chiusura delle scuole medie resta demandata ancora una volta alle Regioni, in una logica di lockdown a macchia di leopardo sulla base dell’andamento epidemiologico differenziato.

Ad avvalorare questa ipotesi la decisione dell’Umbria, che nella giornata di oggi ha chiuso sia le scuole secondarie di II che di I grado.

Le parti si sono dati appuntamento per domani, sabato 31 ottobre. Una riunione, si specifica, ”per capire quali scelte definitive prendere su scuola”. Italia Viva ha stigmatizzato la “scelta di concedere alle regioni di andare avanti in ordine sparso sulle chiusure scolastiche. Le ministre hanno chiesto di conoscere il peso della curva epidemiologica sul trasporto rispetto alla scuola”.

Coronavirus, verso scenario 4: prevista la Didattica a distanza. Possibili chiusure localizzate, oggi vertice su scuola con Conte e Azzolina. I dati

I dati del monitoraggio ISS dal 19 al 25 ottobre 2020

Contagi Covid scuola 3,8% del totale. Nei prossimi giorni dati più dettagliati

da OrizzonteScuola

Di redazione

“La curva che noi oggi abbiamo di crescita è analoga a quella della popolazione generale ma è altrettanto vero che stiamo collaborando strettamente con il ministero dell’Istruzione per analizzare i dati e per poter fornire un’analisi un po’ più dettagliata che uscirà nelle prossime giornate anche per manifestare la massima attenzione e per fare in modo di tutelare da una parte il funzionamento della scuola dall’altra la salute di tutta la popolazione”

A dirlo il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro in conferenza stampa per la presentazione del monitoraggio. “Saranno fatti tutti gli sforzi per mantenerla aperta”, ha detto dal canto suo Locatelli ricordando che l’ambito scolastico rappresenta il 3,8% di tutti i contagi.

Affermazioni che giungono dopo alcuni giorni di polemiche sull’assenza di dati legati ai contagi segnalati dalle scuole che, ricordiamo, forniscono settimanalmente un report di quanto succede in ogni singola istituzione scolastica.

Ieri, il Ministero ha diffuso un comunicato con il quale comunicava di aver trasferito i dati raccolti alle “autorità sanitarie” per la loro analisi nell’ambito del quadro epidemiologico generale.

Questa mattina avevamo anticipato che i dati sarebbero stati elaborati e restituiti in un focus dedicato alla scuola. Notizia confermata in conferenza stampa dallo stesso Brusaferro.

Azzolina, “più docenti di sostegno e meno alunni per classe. In bilancio 3,7 miliardi per scuola”

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Chiudere le scuole deve essere l’ultima spiaggia. Bisogna andare a scuola il più possibile e lavorare per il rientro in presenza anche del secondo ciclo”. Sulle chiusure, secondo quanto si apprende, i sindacati di settore la pensano come la Ministra dell’Istruzione. Lucia Azzolina.

È quanto è emerso, secondo indiscrezioni giornalistiche, durante la riunione odierna fra ministra e organizzazioni sindacali che hanno chiesto di riaffermare la centralità dell’Istruzione evitando il più possibile la chiusura delle istituzioni scolastiche. Su questo, hanno detto alla Ministra, “avrà il nostro appoggio”.

Nella legge di bilancio approvata di recente dal governo ci sono “3,7 miliardi per la scuola”.

Così la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nell’incontro odierno con le Organizzazioni sindacali che ha riguardato la manovra, ma anche la gestione dell’emergenza sanitaria.

“Ho lavorato affinché la scuola potesse avere il suo peso robusto nella legge di bilancio – ha spiegato Azzolina -. Abbiamo 2,2 mld di spesa corrente e 1,5 di spesa in conto capitale per gli investimenti”, risorse con cui si interverrà sul sostegno con un piano straordinario per incrementare i docenti, sull’edilizia scolastica e con cui si lavorerà per ridurre il sovraffollamento delle classi, per incrementare la digitalizzazione.

Al centro dell’incontro, anche la gestione dell’emergenza sanitaria.

“Abbiamo tutti passato l’estate a rendere le scuole più sicure – ha ricordato la Ministra -. Il rischio zero non esiste, ma abbiamo regole precise e Protocolli da attuare”.

Azzolina ha poi ribadito l’importanza di tenere aperta la scuola che “non è solo luogo di apprendimento, ma anche di socialità, luogo in cui si imparano regole e, in determinati territori, si viene sottratti alla strada. Togliere la scuola in presenza rischia di essere persino pericoloso”.

Per la ripartenza “sono stati messi 3 miliardi, abbiamo fatto lavori di edilizia leggera garantendo 40 mila aule in più, sono stati acquistati strumenti tecnologici e nuovi arredi. Investimenti strutturali che rimarranno. Con il Decreto Ristori abbiamo stanziato altri 85 milioni per la didattica digitale, in questi giorni ho firmato un decreto da 3,6 milioni per le connessioni nel secondo ciclo. Lo sforzo è massimo. Questo – ha chiuso la Ministra – è un momento difficile per il Paese, ma il nemico comune è uno solo, il Covid. L’Italia vince la sfida se resta unita. E la scuola è luogo di unità per eccellenza”.

Covid, vertice Governo: scuole primarie e medie continuano in presenza, ma Conte pensa a una nuova “stretta”

da La Tecnica della Scuola

“Per il Governo la scuola è un presidio fondamentale” e per ora non si tocca. Nemmeno dinanzi a 31 mila contagi di Covid-19 in un solo giorno: lo hanno detto ai cronisti dell’Ansa alcune fonti di Palazzo Chigi al termine del vertice serale di Governo a Palazzo Chigi sul dossier scuola, chiesto dalla ministra Lucia Azzolina, in accordo con il premier Giuseppe Conte, alla presenza dei capidelegazione dei partiti di maggioranza.

Il confronto – che si è soffermato sulle misure più restrittive, con l’introduzione della Dad, messe in campo da diverse Regioni – non sembra avere portato particolari novità decisionali: “ognuno è rimasto nelle proprie posizioni” e nessuna decisione è stata presa, scrivono ancora le agenzie.

Conte e il prossimo Dpcm

“Sulla scuola si deciderà quando il Governo opterà per ulteriori misure anti-Covid”, hanno spiegato fonti qualificate di governo senza specificare quando il premier passerà alla nuova ‘stretta’. Da tradurre attraverso l’ennesimo Dpcm.

“Potrà essere domani, tra una settimana o tra due settimane”, dicono le stesse fonti.

Tra i partiti, il M5S resta il più fermo sulla linea delle lezioni in presenza a scuola. “Bisogna capire cosa significa scuole aperte. Sul primo ciclo siamo ancora fiduciosi, sulle superiori abbiamo capito che si andrà molto in Dad”, ha detto una fonte M5S di Governo.

Per ora continuano a decidere le Regioni

Per ora, toccherà alle Regioni (anche in contrasto con Viale Trastevere) prendersi l’onere e “l’onore” della decisione sulla scuola.

In ogni caso, il destino della scuola rimane strettamente legato al tipo di lockdown che metterà in campo il Governo Conte bis.

Certamente, se i contagi continueranno a crescere in maniera esponenziale, con le sale di rianimazione a rischio saturazione, allora si potrebbe arrivare ad un lockdown.

In arrivo dei mini-lockdown

Ma sarà un fermo generale più morbido rispetto a quello di marzo: si pensa a mini-lockdown specifico per le zone più a rischio contagio Coronavirus.

Il range di tempo che Conte aveva scelto di prendersi – dieci giorni circa – potrebbe accorciarsi drasticamente: non si esclude che il governo torni a confrontarsi nei prossimi giorni, forse già nel week end.

Vertice urgente a Palazzo Chigi sulla chiusura delle scuole

da La Tecnica della Scuola

Questa sera, 30 ottobre, è previsto alle ore 19.00 un vertice di Governo a Palazzo Chigi. Giuseppe Conte ha convocato i capidelegazione dei partiti di maggioranza per discutere di scuola, visto l’aumento esponenziale del contagio.

Sul tavolo, il dilemma che complica la vita dell’esecutivo da giorni su come  gestire la scelta di non chiudere le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, ma nello stesso tempo la necessità di garantire ai governatori la possibilità di decretare le lezioni online per tutti gli studenti, nei territori più sotto pressione per il virus come ad esempio la Lombardia e la Campania.

In quest’ultima regione, oggi, il governatore Vincenzo De Luca ha chiuso fino al 14 novembre per la prima volta in Italia anche le scuole dell’infanzia.

Legge di bilancio 2021: gli stipendi degli insegnanti restano tra i più bassi

da La Tecnica della Scuola

Circa 6 miliardi di euro previsti per scuola e università dalla legge di bilancio 2021, legge all’esame fra pochi giorni della Commissione Bilancio in Senato. La bozza prevede questa suddivisione:

1,5 miliardi per assumere 25mila insegnanti di sostegno
1,5 miliardi per l’edilizia scolastica
500 milioni per il diritto allo studio
500 milioni per il sistema universitario
2,5 miliardi per edilizia universitaria e progetti di ricerca.

Gli stipendi

Previsti aumenti a dir poco esigui per i lavoratori della scuola, 95 euro mensili lordi per docenti e personale Ata, retribuzioni che restano fra le più basse d’Europa.

Il confronto tra i docenti italiani e i colleghi del resto d’Europa è presto fatto. Ad inizio carriera gli insegnanti italiani ricevono uno stipendio lordo tra i 22mila e i 28mila euro, in linea con la media europea (come francesi, portoghesi e inglesi).

fine carriera invece si verifica la differenza, grazie agli aumenti dovuti a meccanismi di incremento automatico (con un’attesa che va tra i 5 gli 8 anni) si concretizza appena con un più del 50%.

Resta il divario tra gli aumenti destinati ai lavoratori con stipendi più alti e quelli destinati agli stipendi più bassi. I primi sono più consistenti dei secondi per colpa di un criterio con il quale vengono fissati gli importi. Divario destinato ad ampliarsi se tale criterio non verrà modificato. La retribuzione del personale scolastico si colloca al di sotto della media del pubblico impiego di circa 6mila euro.

Bassa la cifra per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici: 3 miliardi e 715 milioni, probabilmente aumentati di altri 500 milioni dal Governo, e non dei 2 miliardi chiesti dai sindacati. Fondi che non bastano a garantire la perequazione delle retribuzioni più basse.

Il contratto scuola

Intanto il contratto scuola è scaduto il 31 dicembre 2018. Al momento non è previsto un tavolo tecnico coi sindacati per il rinnovo del contratto 2019-2021.

Niente stipendi europei dunque, nonostante gli accordi tra l’ex Ministro dell’Istruzione Bussetti, il Premier Conte del Governo M5S-Lega e i sindacati, presi con l’intesa sottoscritta il 23 aprile 2019, che indicavano un rinnovo contrattuale volto a recuperare, nel corso del triennio 2019-2021, la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni e avvicinarle il più possibile ai livelli europei, dove un docente tedesco guadagna in media circa 1000 euro in più  al mese di un collega italiano.

E in tutto questo, mentre la didattica a distanza, in seguito all’ultimo Dpcm, è utilizzata almeno al 75%, manca ancora il contratto che regoli la DDI.

A scuola studiamo teatro

da La Tecnica della Scuola

A Francesca Garolla, figure emergente del nuovo teatro italiano, è stato chiesto, fra le altre cose inerenti la sua attività di collaborazione con registi di fama nazionale,  “Se fosse il ministro della Cultura, cosa farebbe per il teatro e l’arte?”

E Garolla, come è riportato dalla Stampa: «Renderei obbligatorio nelle scuole lo studio del teatro, della musica, del cinema. Pretenderei quote rosa ai vertici delle istituzioni artistiche – sì, se si vuole cambiare un sistema può essere necessario attraverso delle regole, e no, non penso che questo vada contro la meritocrazia –, farei una legge sullo spettacolo e poi studierei per capire cos’altro fare. O forse mi dimetterei subito, perché io non voglio fare il ministro, voglio fare l’autrice!».

A parte le proprie inclinazioni personali, lo studio del teatro a scuola è progetto antico, in orario extra curriculare, anche se parlarne ora, in piena seconda fase pandemica, è poco appetibile.

Sarebbe comunque un modo importante e di alto valore culturale e che servirebbe pure ad aggregare non solo i ragazzi della zona, ma anche gli alunni delle varie classi.

Il Mi infatti lo raccomanda, precisando:  

“Il processo di riforma attivato dal Miur in questi anni garantisce maggiore autonomia e flessibilità alle scuole creando, così, i presupposti per piani formativi capaci di rispondere ai fabbisogni di crescita culturale e personale degli studenti.
L’utilizzo degli spazi di flessibilità permette di seguire percorsi alternativi di apprendimento che hanno trovato nel teatro lo strumento didattico ideale, la sintesi e l’interazione perfetta tra scolastico ed extrascolastico, tra curricolarità ed extracurricolarità, tra aula e laboratorio.
In tal senso, l’educazione teatrale a scuola si risolve, oltre che nell’acquisizione da parte degli studenti di abilità o competenze artistiche, anche e soprattutto nell’impiego del teatro come strumento pedagogico trasversale, in grado di incidere profondamente sulla crescita della persona nella sua interezza cognitiva ed emotiva.”.

DaD e relazioni “diminuite”. Il problema del coinvolgimento degli alunni

da La Tecnica della Scuola

In piena DaD, cosa fare per coinvolgere in una classe tutti gli studenti? (vai al corso) Se lo chiedono molti docenti che oggi si ritrovano ancora una volta ad avere a che fare con videolezioni a distanza o con relazioni in presenza “diminuite” dai protocolli di sicurezza.

Attirare l’attenzione

In questi giorni ha dato risposta a questa domanda Daniele Manni, il primo docente italiano a vincere il prestigioso Global Teacher Award.

Il professore ci spiega che attorno alla questione del coinvolgimento ruotano tre generi di problemi: i primi due sono di carattere tecnico, ovvero la banda larga e la dotazione tecnologica delle famiglie, perché oggi in molte case i cellulari hanno sostituito i pc e dunque non tutti possiedono un computer; infine c’è l’aspetto più strettamente didattico. Come fare per tenere i ragazzi davanti allo schermo? Ebbene, “sta a noi accattivarli, attirare la loro attenzione, attrarli alla lezione sullo schermo.”

Nuova comunicazione verbale, non verbale e paraverbale

Le strategie sono diverse, non del tutto dissimili da quelle sperimentate dalla didattica tradizionale per la scuola in presenza, ma con delle peculiarità, naturalmente, perché il filtro dello schermo ci impone una nuova comunicazione verbale, paraverbale e non verbale.

In altre parole oggi la riflessione didattica deve ripensarsi, per adeguarsi talvolta al digitale, talvolta ad una presenza fisica resa più fredda e scostante dai tanti limiti di carattere sanitario, e in questo senso anche più problematica sul fronte della psicologia e dell’emotività dei ragazzi.

Il corso

Su questi argomenti il corso di Claudia Matini: Come coinvolgere gli studenti nella fase di distanziamento fisico e DaD, in programma dal 19 novembre al 2 dicembre.

La formatrice tenterà di rispondere a domande del tipo: qual è la metodologia più giusta per catturare l’attenzione degli studenti? Come mantenere vivo il loro interesse nel tempo? Come tranquillizzare gli studenti durante la DAD? Proverà così a fornire informazioni teorico-pratiche per sostenere la capacità dell’insegnante di gestire la complessità di una lezione vincolata dal distanziamento fisico o dall’obbligo posto dalla Didattica a Distanza, con l’obiettivo di favorire la partecipazione degli studenti.

Azzolina incontra i sindacati. Insieme contro la chiusura delle scuole: ‘Deve essere ultima spiaggia’

da Tuttoscuola

Nella legge di bilancio approvata di recente dal governo ci sono “3,7 miliardi per la scuola”. Lo ha dichiarato la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nell’incontro di oggi, 30 ottobre, con le Organizzazioni sindacali che ha riguardato la manovra, ma anche la gestione dell’emergenza sanitaria. “Ho lavorato affinché la scuola potesse avere il suo peso robusto nella legge di bilancio – ha spiegato Azzolina -. Abbiamo 2,2 mld di spesa corrente e 1,5 di spesa in conto capitale per gli investimenti”, risorse con cui si interverrà sul sostegno con un piano straordinario per incrementare i docenti, sull’edilizia scolastica e con cui si lavorerà per ridurre il sovraffollamento delle classi, per incrementare la digitalizzazione.  Nel corso dell’incontro i sindacati della scuola hanno poi fatto fronte comune con la Ministra riguarda l’emergenza: “La chiusura delle scuole deve essere l’ultima spiaggia”, hanno detto.

La gestione dell’emergenza è infatti stata al centro dell’incontro. “Abbiamo tutti passato l’estate a rendere le scuole più sicure – ha ricordato la Ministra -. Il rischio zero non esiste, ma abbiamo regole precise e Protocolli da attuare”. Azzolina ha ribadito l’importanza di tenere aperta la scuola che “non è solo luogo di apprendimento, ma anche di socialità, luogo in cui si imparano regole e, in determinati territori, si viene sottratti alla strada. Togliere la scuola in presenza rischia di essere persino pericoloso”.

Per la ripartenza, ha detto la Ministra, “sono stati messi 3 miliardi, abbiamo fatto lavori di edilizia leggera garantendo 40 mila aule in più, sono stati acquistati strumenti tecnologici e nuovi arredi. Investimenti strutturali che rimarranno. Con il Decreto Ristori abbiamo stanziato altri 85 milioni per la didattica digitale, in questi giorni ho firmato un decreto da 3,6 milioni per le connessioni nel secondo ciclo. Lo sforzo è massimo. Questo – ha chiuso la Ministra – è un momento difficile per il Paese, ma il nemico comune è uno solo, il Covid. L’Italia vince la sfida se resta unita. E la scuola è luogo di unità per eccellenza”.

E questa volta i sindacati della scuola la pensano come Azzolina: “Bisogna andare a scuola il più possibile e lavorare per il rientro in presenza anche del secondo ciclo. Riaffermare la centralità dell’Istruzione evitando la chiusura”.

FAQ Handicap e Scuola – 66

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Sono una docente specializzata sul sostegno con anzianità di servizio di 30 anni. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno?? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

Se la certificazione reca la dicitura ” rivedibile “, è l’INPS (e non l’ASL ) che deve convocare a visita collegiale; e sino a quando non verrà rilasciata la nuova certificazione, vale quella attuale, anche se sono trascorsi molti anni. Se, invece, l’alunno convocato non si reca alla visita medico-legale, allora essa decade e necessita di una nuova certificazione medico-legale.


L’insegnante di sostegno in questione non è specializzato, cioè non ha un titolo specifico per il sostegno. L’alunno, con disabilità medio-grave, alla prima superiore, lo rifiuta, non vuole andare a scuola, perché l’insegnante non si adegua al metodo seguito in precedenza e consolidato, perchè non è efficace nella didattica.Di conseguenza, dall’inizio dell’anno scolastico l’alunno ha subito una regressione nell’apprendimento e nella socializzazione.
I genitori hanno chiesto la sostituzione di quell’insegnante con uno specializzato nel sostegno, ma il DG sostiene di non poterlo sostituire, perchè ormai assegnato a quella scuola. Come è possibile ottenere che all’alunno sia assegnato un insegnante diverso e specializzato?

La Sentenza del Consiglio di Stato n. 245 del 2001 stabilisce che si può pretendere la sostituzione di un docente per il sostegno, se si prova che non si è realizzato un valido rapporto educativo.  Utilizzi questo criterio, parlandone anche col Referente Regionale per l’inclusione scolastica operante presso il vostro ufficio scolastico regionale.


Sono un insegnante di scuola primaria in classe prima. In tale classe c’è un bambino con diagnosi di handicap grave in progressione, domanda di richiesta per il sostegno e consiglio di trattenimento alla Scuola dell’infanzia. La famiglia  oltre a non avere seguito il consiglio, non ha fatto neppure richiesta per il sostegno. Ora sarebbe intenzionata a farlo, vista la gravità della situazione. Le chiedo, siamo ad ottobre, se sarà possibile avere un insegnante di sostegno in corso d’anno.

La scelta della famiglia di non trattenere il bambino alla scuola dell’infanzia è corretta e va rispettata. I bambini imparano insieme ai coetanei, e ciò è stato confermato anche dalle ricerche pedagogiche. Sbagliato, invece, è pensare a questi alunni come fossero incapaci di apprendere. Si tratta di un grave pregiudizio. Non si capisce, da quanto scrive, se la famiglia ha presentato la Diagnosi funzionale oppure no; la Diagnosi Funzionale è il documento che consente al DS di chiedere le risorse necessarie, fra cui il docente di sostegno, se previsto (non è la famiglia che richiede il docente). La condizione di disabilità potrebbe interessare la sola sfera fisica e non anche le capacità intellettive. In ogni caso, dato che la famiglia pare intenzionata a procedere con una valutazione, bisogna attendere la documentazione e se sarà prevista la presenza di un docente per il sostegno, in base alla Diagnosi funzionale, che la famiglia consegnerà alla scuola, il Dirigente inoltrerà richiesta agli uffici competenti. Ciò è possibile anche in corso d’anno.


Ho un dubbio che riguarda l’ uso del nuovo PEI a partire già da quest’anno perché non capisco se vi siano  le linee guida attuative

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. 


La mia scuola sta per ridurre la didattica in presenza. Gli alunni frequenteranno per 1 solo giorno a settimana. I genitori dei ragazzi disabili gravi chiedono la frequenza continua in presenza per il 100% delle ore, con la consapevolezza che la classe non sarà sempre presente. È possibile accogliere questa richiesta? A quale  riferimento normativo possiamo fare affidamento per aiutare queste famiglie?
È importante per me avere una normativa di riferimento perchè i docenti di sostegno potrebbero protestare affermando  che sarebbero gli unici a venire a scuola tutti i giorni e a rischiare di più la salute..

Dal momento che il DPCM del 25 Ottobre 2020 stabilisce che almeno il 75% degli alunni debbano frequentare a distanza, non è possibile accogliere questa richiesta. Però con la Didattica digitale integrata, ovvero con la modalità in contemporanea della didattica in presenza al 25%, tra cui l’alunno con disabilità, e la didattica a distanza, il 25% è sempre presente in classe. Anche se dovessero cambiare fisicamente i compagni di classe, è legittimo che l’alunno con disabilità rimanga sempre a scuola in presenza.


Sono un’insegnante curricolare di scuola primaria, nella mia ora di compresenza sono stata obbligata a fare supplenza ad un caso grave perché assente l’insegnante di sostegno. La scuola mi può obbligare a farlo?

Il DS ha l’obbligo di nominare un supplente solo dopo il primo giorno di assenza. Pertanto, essendo lei in compresenza, è stata individuata per supplire il docente incaricato su posto di sostegno assente. D’altra parte un insegnante può essere sostituito solamente da un docente, non da altre figure, In quanto supplente, lei ha sostituito una collega assegnata ad una classe, in cui è iscritto un alunno con disabilità. Può il D.S. utilizzarla per questo? Certamente, in quanto lei appartiene all’organico dell’autonomia e, come ogni altro docente, è chiamata a intervenire anche nelle classi in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità. Peraltro se nelle classi alle quali lei è stata assegnata come docente di posto comune sono iscritti alunni con disabilità, lei, per contratto, deve insegnare anche a questi alunni, perché sono “suoi alunni”.


Ho dei dubbi sulla legittimità di una proposta fatta dalla DS della scuola in cui lavoro. Sono un insegnante di sostegno II grado. Oggi, alla luce dell’ordinanza regione Liguria abbiamo avuto un collegio straordinario per la bozza del piano di DDI da approvare nel prossimo Collegio. La DS ha letto le linee guida dell’agosto 2020, rispetto alla presenza degli alunni con disabilità a scuola in questi termini: anche se la classe che frequenta l’alunno fosse a casa in DaD, l’alunno viene a scuola, in presenza del solo insegnante di sostegno. Io le ho fatto notare che occorrerebbe intanto valutare caso per caso e che cmq non credo che possiamo stare solo noi docenti di sostegno a scuola e i docenti curricolari con la classe a casa; quanto meno anche il docente curricolare dovrebbe essere presente a scuola e da scuola appunto fare il collegamento in DaD con il resto della classe. Mi sembra non solo fortemente discriminante per l’alunno, ma non contrattualmente previsto per noi docenti di sostegno. Scusi la lunghezza della mail. Può darmi qualche chiarimento normativo al riguardo? E’ giusta la sua richiesta? e se non fosse, dettata dalla situazione emergenziale del momento, non creerebbe un precedente?

Il decreto 39 del 26 Giugno 2020, recante le linee guida per la riapertura dell’anno scolastico, espressamente stabilisce che gli alunni con disabilità debbano essere “in presenza” ma “in condizione di reale inclusione“. Pertanto la disposizione della regione Liguria, che è identica a quella già criticata dalla FISH Campania, dal CIIS e dai sindacati scuola della Campania, è illegittima in quanto ignora l’espresso riferimento alla situazione di reale inclusione per questo è stato richiesto in Campania che gli alunni con disabilità rimangano a scuola non con il solo docente per il sostegno ma anche con almeno un gruppetto di compagni senza disabilità e i docenti curriculari che, a turno, possono fare lezione in classe che sia contemporaneamente anche a distanza per gli altri alunni.


Dalla lettura del nuovo Pei nazionale (bozza) pag. 13 riporta la proposta del numero di ore di sostegno alla classe per l’anno successivo. Queste ore di sostegno alla classe si sommano alle ore assegnate all’allievo certificato con legge 104 (evidenziate nel glo con la collaborazione della famiglia e inserite nel pei)? E sono da intendersi come ore aggiuntive a supporto degli allievi in difficoltà di apprendimento dsa/bes? Oppure  il dlgs 66/2017 integrato dal dlgs 96/2019, concepisce il supporto del docente di sostegno dato esclusivamente alla classe dove è inserito l’allievo certificato?

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. Tanto premesso, salvo modifica delle linee guida o del provvedimento interministeriale, che potrebbero essere modificati, stando alle bozze, la proposta di ore di sostegno per l’anno successivo non si aggiungono a nulla perché sono la risultanza delle osservazioni durante tutto l’anno scolastico e quindi alla fine si propone un certo numero di ore per l’anno successivo, che può essere identico, minore o maggiore di quello dell’anno in corso. Comunque mai potrebbero essere ore assegnate ad alunni con DSA o con BES, in quanto non previsto dalla legge


Sono la mamma d’un bambino autistico certificato con l 104 art.3 comma 3.Lui ha 8 anni e frequenta la scuola elementare. Quest’anno, come i due precedenti,  mi hanno ribadito che gli erano state assegnate 22 ore di sostegno e 7 di educatore. Purtroppo, per bisogni terapeutici, lui non frequenterà uno dei due pomeriggi a scuola. Detto questo, mi sarei aspettata che togliessero le ore di quel pomeriggio da quelle integrate dell’educatrice. Invece a mio malgrado ho visto che sono state tolte al sostegno, per mandare questa persona in un’altra classe. Alla mia richiesta di spiegazioni mi è stato detto che mio figlio ha a suo nome soltanto 9 ore di sostegno e che le restanti 13 sono a disposizione del istituto. Che adesso la scuola le avrebbe garantito 17 di sostegno e 7 di educatore. Lui nel PEI dell’anno scorso ne ha 21 di sostegno e 5 di educatore (riduzione dalle 30 ore di frequenza sempre per motivi terapeutici)
Vorrei sapere come posso fare per fargli riavere quelle ore a mio bambino se fosse possibile. Mi serve chiedere della documentazione alla scuola per argomentare la mi richiesta o per un eventuale ricorso? O bastano la sua gravità, il PEI e la diagnosi funzionale?

Le ore di sostegno, concordate in sede di GLO (il gruppo costituito da tutti docenti della classe, dai genitori dell’alunno e dagli specialisti dell’ASL), non possono essere ridotte di numero unilateralmente. Pertanto, inviate una PEC alla scuola, chiedendo in base a quale norma ha ridotto, da sola, il numero delle ore di sostegno concordate in sede di GLO. Sempre nella mail, invitate la scuola a non ridurre le ore assegnate, perché, in tal caso, vi vedreste costretti a rivolgervi alla Magistratura. Assegnate un termine, ad es. cinque giorni, per una risposta.


Sono la mamma di una bimba di 6 anni nata prematuramente a 28 settimane. Fin dal primo anno della scuola materna, essendo nata a dicembre, è stato deciso in accordo con le maestre e con il centro di riabilitazione che la segue  di fermarla un anno in più. Alla scuola dell’infanzia ha avuto sempre l’insegnante di sostegno ( prima 15 ore, ora 12 ore). In questo anni la bimba , che fortunatamente ora sta bene fisicamente è migliorata moltissimo, tanto che non si nota differenza tra lei e gli altri bambini della classe. Le ultime due estati ha frequentato centri estivo in piena autonomia. Noi genitori vorremmo togliere l’insegnante di sostegno con l’ingresso alla primaria, ma le maestre e l’equipe del centro insistono per tenerla ancora, nonostante abbiano ammesso che la bimba è al limite della norma.  A dicembre inoltre avremo la revisione della 104, ma causa Covid probabilmente la visita slitterà. Qual è l’iter da seguire per rinunciare all’insegnante di sostegno? Possiamo fare richiesta noi genitori, nonostante parere sfavorevole del centro di riabilitazione?

Il docente per il sostegno è un diritto, non un vincolo; pertanto la famiglia può rinunciarvi. Come fare? È sufficiente che scriviate una lettera al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale in cui, in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore, comunicate la rinuncia al docente per il sostegno. In questo modo, fin dal momento in cui depositerete la lettera agli atti della scuola, il docente di sostegno verrà tolto, ma, in relazione all’alunna, la scuola procederà come “alunna con disabilità”, prevedendo la stesura di Piano educativo individualizzato, con obiettivi individualizzati e ogni altra forma ritenuta necessaria in sede di GLO (il gruppo di lavoro costituito dai docenti della sezione, nella scuola dell’infanzia, e dai docenti della classe, nella primaria, dai genitori e dagli specialisti ASLI).  Se invece volete che vostra figlia sia considerata “non con disabilità”, allora dovete anche provvedere a comunicare che, dalla data in cui inviate la lettera, la documentazione a fascicolo viene da voi ritirata e la bambina non sarà più considerata con disabilità. È un vostro diritto, pertanto, se questa è la vostra volontà, potete procedere. 


Vorrei sapere se un educatore scolastico appartenente ad una cooperativa sociale della provincia può essere assegnato dall’Asl ad un bambino BES non certificato dalla legge 104, per intenderci ad un bambino senza docente di sostegno e senza PEI ma con PDP poiché BES…

L’assegnazione di un educatore, ovvero di una figura professionale che non ha la qualifica di assistente per l’autonomia e/o per la comunicazione personale”, è possibile anche per alunni che non siano certificati con disabilità sulla base di norme regionali e del diritto allo studio che riguarda tutti gli alunni.


Nella mia scuola una secondaria superiore vengono organizzati Glho durante la mattina alla presenza del referente del sostegno,  i docenti di sostegno assegnati all’alunno, i genitori, il coordinatore di classe, in assenza degli operatori dei servizi socio_sanitari referenti in quanto si dichiarano non disponibili e, in applicazione del dlgs 66/2017 l’allievo certificato secondo il principio dell’autoderminazione. Mi risulta che i decreti attuativi del suddetto decreto sull’inclusione, integrato dal dlgs 96/2019, non sono ancora stati emanati. Pertanto è leggittima la partecipazione dell’allievo certificato al glho? Inoltre senza gli operatori dell’Asl ha senso organizzare il glho? 

L’incontro del GLO, gruppo di lavoro, deve tenersi fuori dall’orario delle lezioni, come stabilito nell’ultimo paragrafo delle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, proprio per consentire la partecipazione: di entrambi i genitori, per quanto possibile, di tutti i docenti della classe, che sono insegnanti dell’alunno con disabilità, degli specialisti ASL, ovvero delle figure formalmente componenti il GLO. Si tenga presente che, in base alla legge 41/2020 e al recente DPCM 13 ottobre 2020, all’articolo 1, comma 6, lettera r), gli operatori sanitari, ossia gli specialisti dell’ASL, come pure eventuali altri interlocutori territoriali (ad esempio degli Enti locali) e gli insegnanti possono partecipare anche a distanza (in modalità online).  Per quanto riguarda l’alunno con disabilità, indipendentemente da quanto indicato dal D.lgs. 66/17 che lo prevede, nulla vieta la sua partecipazione ad un incontro in cui si trattano questioni che lo riguardano, ammesso che i genitori, che ne esercitano la responsabilità genitoriale, consentano e/o richiedano la sua presenza.


Si parla di PEI Differenziato ma poco di PEI misto, solo alcuni cenni, e mi chiedo se il PEI misto ossia e se non sbaglio sia una tipologia che per alcune materie gli obiettivi e i contenuti sono differenziati, alcuni talvolta riconducibili alla programmazione curriculare ma per altre discipline gli obiettivi siano gli stessi della programmazione della classe. Scusate se ho fatto confusione. Mi chiedo allora se un PEI misto  progettato per due anni consecutivi sia legittimo  anche nella classe terza nella scuola secondaria di primo grado al conseguimento del diploma finale. 

Tenga presente che la differenza tra PEI differenziato e Pei semplificato vale unicamente per la scuola secondaria di secondo grado, come espressamente indicato dall’articolo 15 dell’Ordinanza Ministeriale n. 90 del 2001 e come ripreso dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017.  La legge 104 del ’92, all’articolo 16 comma 2, prevede che, limitatamente alla scuola del primo ciclo di istruzione, il PEI debba essere formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno, il quale, se raggiunge quegli obiettivi, ha diritto al diploma. Pertanto nella scuola del primo ciclo di istruzione, e quindi anche nella scuola secondaria di Primo grado, si adotta unicamente il PEI semplificato o individualizzato. Per quanto riguarda l’esame di Stato della scuola secondaria di Primo grado si fa riferimento anche all’art. 11, dal comma 1 al comma 6,  del D.lgs. 62/2017. In base all’art. 11 in sede di esame di Stato la sottocommissione, sulla base del PEI (relativo alle attività effettivamente svolte durante l’anno scolastico), predispone prove “differenziate”, idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziale; le prove differenziate hanno valore equivalente ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale. A ciò si aggiunga che gli studenti con disabilità, in sede d’esame di Stato, possono fruire delle  “attrezzature tecniche e dei sussidi didattici e di ogni altra forma di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno scolastico per l’attuazione del PEI”. 


Vi scrivo in quanto mamma di un ragazzo ormai di 13 con disabilità, sta completando el scuole medie inferiori presso un istituto montessoriano privato, ha un percorso scolastico interamente montessoriano, ora però devo scegliere la scuola superiore, come faccio a richiedere il sostegno ? Quando devo farlo?questa scuola essendo privata aveva un sostegno adatto a lui e  nessun operatore, come funzionano le scuole superiori? Leggo di altri educatori, noi siamo fuori dal circuito asl , in quanto il nostro centro territoriale è completamente inadeguato, è seguito da terapista privato e medici di un centro  di riferimento nazionale, quindi non abbiamo alcun aggancio istituzionale a centri diurni o altro .

Deve necessariamente prendere contatti con la sua ASL di competenza e richiedere all’unità multidisciplinare del centro di Neuropsichiatria infantile di prendere in carico suo figlio, allegando la certificazione di “accertamento dell’handicap” che le ha rilasciato la commissione medico-legale dell’INPS.  Quando poi iscriverà suo figlio alla scuola secondaria di secondo grado (al riguardo potrebbe chiedere dei consigli al referente per l’inclusione scolastica dell’ufficio scolastico della sua regione per il quale si allega l’elenco nazionale), le suggeriamo di chiedere al Dirigente Scolastico di convocare un incontro del GLO, gruppo di lavoro, al quale far partecipare almeno una funzione strumentale per l’inclusione, un docente della scuola privata frequentata da suo figlio, oltre ovviamente agli specialisti dell’ASL che hanno curato la presa in carico di suo figlio (con la formulazione della Diagnosi Funzionale), ai docenti della classe, alla quale sarà iscritto suo figlio, e lei, in quanto genitore, ovvero entrambi i genitori. Questo incontro è finalizzato alla predisposizione di una “traccia di PEI” in cui andranno indicate le risorse per il successivo anno scolastico: le ore di sostegno (docente), l’eventuale presenza di una figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale di suo figlio (solo se necessaria), eventuali ausili e/o sussidi o altro, che possa essere utile per suo figlio (per esempio l’eventuale assistenza igienica, se necessario). A settembre del prossimo anno, ossia all’inizio del nuovo anno scolastico, quando suo figlio inizierà la frequenza della classe, che non deve avere più di 20 alunni (DPR 81/09 articolo 5, comma 2), il DS deve convocare il gruppo di lavoro operativo (GLO) per la formulazione di del PEI, contenente la progettazione annuale (ovvero gli obiettivi programmati per suo figlio). Al GLO partecipano i genitori, tutti i docenti della classe alla quale sarà iscritto suo figlio, gli specialisti ASL e, solo se presente, l’assistente ad personam. Anche in tale sede, oltre alla progettazione annuale, è bene che, in linea di massima, indichiate le ore di sostegno necessarie per il successivo anno scolastico.


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Lo scorso anno mi sono trasferita in una nuova scuola e nella domanda ho selezionato solo i posti psicofisico e udito, escludendo il posto vista. Ho ottenuto il trasferimento sullo psicofisico ma, malgrado ci fossero molti bambini disabili senza  insegnante di sostegno, sono stata assegnata senza possibìlità di replica, ad un allievo con codice vista. I genitori hanno preteso di avere me come insegnante e anche se questo potrebbe sembrare una dimostrazione di stima, in realtà mi creano sempre problemi, anche con la Dirigente. In realtà il bambino ha un lieve problema di vista, ma un accentuato ritardo che la famiglia non accetta. Nonostante le continue lotte, la famiglia non vuole assolutamente rinunciare a me, ma io vorrei a tutti i costi svincolarmi, perchè subisco sempre umiliazioni e accuse ingiuste. La Dirigente non vuole spostarmi per non scontentarli. A questo punto mi chiedo se posso fare valere il fatto che non avevo chiesto il posto Vista, oltre a citare i fatti avvenuti finora. Se ci fosse stato solo quel posto… io non avrei avuto il trasferimento, eppure lo scorso anno al Sindacato mi dissero che non avrei potuto fare nulla. A vostro avviso ho ragione io o loro?

I docenti specializzati conseguono un titolo “polivalente”, ciò significa che il docente specializzato può essere assegnato a qualsiasi caso. Altra questione, invece, è la difficoltà di relazione con la famiglia; tenga conto che è bene che lei si rapporti alla famiglia insieme ai suoi colleghi, che sono anch’essi insegnanti dell’alunno con disabilità e sono corresponsabili del suo percorso formativo. Suggeriamo di convocare un GLO nel corso del quale concordare insieme le modalità di azione evidenziando eventuali criticità e anche come affrontarle. L’alleanza scuola-famiglia è fondamentale, ma essa è possibile unicamente se a rapportarsi con la famiglia sono, come deve essere, tutti i docenti. Pertanto le suggeriamo di rimanere a lavorare con questo alunno, anche perché lei stessa dice che il problema di vista è “lieve


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, ho un bimbo gravemente disabile (ritardo psicomotorio e emiplegia).
Vivo su un’isola e i servizi sanitari sono quasi nulli, per non parlare dell’assistenza. Ho chiesto al Comune  come poter richiedere l’assistenza educativa specialistica per il bambino, come richiesto dal CIS, per completare anche l’orario di sostegno frequentando il bambino un tempo pieno. Mi è stato risposto che saranno date quindici ore settimanali di assistenza specialistica per tutto l’istituto. Allora vi chiedo, c’è una normativa che tuteli e garantisca un minimo di ore al bambino? E visto che l’unica risorsa che ha il bambino è l’insegnante di sostegno, quali altri tipi di assistenza dovrebbe garantirgli il Tsmree?

L’assistente, come previsto dall’art. 13 della legge 104/92, è assegnato all’alunno con disabilità per compiti di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Questa figura non è assegnata per “completare le ore del docente di sostegno” e neppure per “coprire dei buchi”.  La richiesta dell’assistente, se ritenuta effettivamente necessaria, è formulata in sede di elaborazione del PEI da parte dei componenti del GLO; se durante l’incontro per la stesura del PEI evidenziate questa necessità, formalizzatelo e fatelo presente al dirigente scolastico; sarà poi il DS, in quanto suo compito, rivolgersi all’Ente locale per chiedere le risorse necessarie. A ciò si aggiunga che il docente di sostegno è assegnato alla classe per promuovere il processo inclusivo, come peraltro ribadisce l’art. 13 comma 3 della legge 104/92, assolvendo i compiti indicati dal CCNL di categoria; le suggeriamo, pertanto, proprio perché il processo inclusivo nella scuola prevede la partecipazione e il coinvolgimento corresponsabile di tutti gli insegnanti della classe di favorire, mediante una progettazione condivisa, la piena e fattiva presa in carico dell’alunno con disabilità da parte di ciascuno dei suoi colleghi.


Sono una docente non specializzata sul sostegno che opera da anni con passione in questa missione, pur essendo di ruolo su altra classe di concorso sempre nella secondaria di secondo grado. Vorrei sapere se è lecito che la DS abbia arbitrariamente deciso di ridurmi le ore (da 15 a 9) su un ragazzino che seguo da tre anni per indirizzarmi su altri due casi e contemporaneamente aver inserito per 6 ore una collega, di prima nomina anch’essa non specializzata.

Le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno, affinché scrivano una PEC alla Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale, per chiedere immediatamente l’applicazione del principio della continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.  Se la richiesta partisse da lei, in quanto docente, potrebbe essere interpretata come interesse personale suo e non come un diritto che deve essere garantito all’alunno con disabilità e, al tempo stesso, alla classe in cui egli è iscritto.  A completamento esprimiamo apprezzamento per la passione che svolge da anni nella scuola in qualità di docente; le ricordiamo, tuttavia, che non si tratta di una missione. Gli alunni con disabilità hanno diritto, al pari degli altri, di avere docenti professionalmente competenti, in grado di accompagnarli nel percorso formativo insieme ai coetanei, per la realizzazione di una società fattivamente inclusiva.


Mio figlio con autismo cert leg 140 art 3 comma 3, frequenta il primo anno della scuola di infanzia comunale.
Non essendo stata nominata la insegnate di sostegno mi hanno detto che non riescono a seguirlo nel modo più’ corretto e invece di frequentare la scuola per tutto il giorno 8,30 – 15 lo tengono solo dalle 10,30 alle 12.00.
Ha disturbo dello spettro autistico per disturbo del linguaggio ma e’ un bambino tranquillo e ha bisogno di integrazione con gli altri bambini ma con la richiesta\imposizione della scuola mi sembra che venga discriminato. La scuola puo’ fare questo? posso pretendere di portarlo negli orari come gli altri bambini? Mio figlio e’ affiancato anche da una assistente del comune che lo segue presso la scuola in aggiunta alle ore max previste di sostegno. Come mi devo comportare?

Lei può sicuramente pretendere che la scuola tenga il bambino per tutto l’orario scolastico, esattamente come tutti gli altri alunni; se la scuola si rifiuta di tenere il bambino, potrebbe procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Lo faccia presente alla scuola e dica anche che la legge n. 104/92, all’art 12 comma 4, stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione dell’orario scolastico. La scuola deve provvedere a garantire la presenza di un docente incaricato su posto di sostegno, che deve essere nominato fin dal primo giorno di scuola. Non può un’assistente sostituire il docente di sostegno, bensì essere presente, se necessario, per intervenire a favore dell’autonomia e/o della comunicazione personale per il tempo previsto.


Rispetto alla Richiesta di educazione parentale avanzata dalla famiglia di un ragazzo diversamente abile iscritto in prima media il Dirigente Scolastico quali obblighi  normativi deve assolvere?

Quando i genitori decidono di avvalersi dell’istruzione parentale devono presentare al D.S. un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica e/o economica per provvedere all’insegnamento parentale (ovvero una comunicazione preventiva, che deve essere fatta pervenire al D.S. del territorio di residenza)., Il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo fino al compimento del 16° anno. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco. Riferimenti normativi: oltre a quanto stabilito dalla Costituzione e dall’art. 23 del D.lgs. 62/17, si rimanda al D.M. 489/2001, art. 2, comma 1: “Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:
a)     il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani soggetti al predetto obbligo di istruzione;
b)  i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie presso le quali sono iscritti, o hanno fatto richiesta di iscrizione, gli studenti cui è rivolto l’obbligo di istruzione


Il preside può far svolgere 18 ore ad un insegnante di sostegno in segreteria, ovviamente con il consenso dell’insegnante stesso, quale norma permette ciò?

Non risulta alcuna norma che consenta ciò, ancor più adesso che, nelle classi, mancano i docenti per il sostegno.


Sono la mamma di un bimbo di tre anni nello spettro autistico che da questo anno frequenta una scuola materna paritaria. Dal 1 settembre mio figlio è stato certificato e alla scuola hanno assegnato una maestra di sostegno con 5 ore settimanali. Da questa settimana mio figlio si è fermato anche per la nanna. Oggi la coordinatrice della scuola mi ha fermato per dirmi che mio figlio può restare a scuola soltanto le ore assegnate per la maestra di sostegno dicendomi che l’altra maestra non può badare a lui da sola. Vorrei sapere se la scuola può chiedermi di lasciare mio figlio a scuola soltanto le ore assegnate dall’INPS e non l’orario che abbiamo scelto. 

Sono la mamma di un bimbo di due anni e 10 mesi.  Questo anno abbiamo fatto l’iscrizione alla scuola d’infanzia. L’iscrizione è stata accettata, abbiamo pagato la prima rata . Nel frattempo è arrivata la conferma che nostro figlio è autistico (causa Coronavirus abbiamo soltanto una parte del referto medico rilasciato dall’ospedale) . Abbiamo informato la scuola e loro ci hanno detto che per mancanza fondi la scuola non può prendersi cura di un bimbo disabile e ci hanno invitato  a rinunciare al nostro posto alla scuola . In questo momento le graduatorie sono già chiuse, i posti occupati. Abbiamo iniziato a fare delle richieste in varie scuole ma tutte con risposte negative – quelle paritarie/convenzionate non hanno posti per bimbi disabili (ci santo tanti posti disponibili per i bimbi normali) – invece nelle statali/comunali non ci sono posti disponibili.. Noi ci troviamo all’inizio di un percorso molto difficile , quello del autismo , e abbiamo trovato già i primi “muri”… Vorrei sapere se la scuola può cancellare l’iscrizione .

La legge n. 104/92 stabilisce, all’art 12 comma 4, che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione della frequenza scolastica. Pertanto lei può pretendere che suo figlio resti a scuola per tutto l’orario previsto, ovvero concordato (9/15.30), o, addirittura, per tutta la durata delle lezioni; sarà compito della scuola trovare, se necessarie, altre ore di sostegno o altre forme di supporto alla sezione. Ci tenga informati.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

Lei ha perfettamente indicato le motivazioni per le quali la Provincia autonoma ha l’obbligo di nominare un docente specializzato, oltre, se necessario, a un assistente per l’autonomia e per la comunicazione. Infatti l’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 è chiarissimo prevedendo che, nelle scuole di ogni ordine e grado, debbano essere “garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati” oltre che, ove necessario, la nomina di figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale degli alunni con disabilità “fisici o sensoriali”. La normativa nazionale non può essere modificata da eventuali norme regionali o di Province autonome e neppure da eventuali accordi interni a livello regionale o di Province autonome.  Pertanto se lo desidera può diffidare la scuola e il Dipartimento della Conoscenza (omologo dell’Ufficio Scolastico Regionale nelle altre regioni d’Italia) a rispettare l’articolo 13 citato, che non è stato formalmente modificato da nessuna legge e che è stato applicato in numerose recenti sentenze anche del Consiglio di Stato


Ho una bambina con mutismo selettivo e disturbi dell apprendimento che avrebbe dovuto iniziare la secondaria di primo grado.  Successivamente alla chiusura della scuola per covid, la bambina ha iniziato a manifestare ansia per il cambiamento che avrebbe dovuto affrontare al ritorno e cioè il passaggio dalla primaria alla secondaria.Ho scritto alla scuola e ho intrattenuto un colloquio con una professoressa e la psicologa privata dove si richiedeva un momento di accoglienza per la bambina più intimo con alcuni insegnanti e per far vedere l ambiente dove sarebbe stata inserita. Tutto sembrava essere stato accordato quando ad una settimana dalla inizio l insegnante dice che non si può più fare per la sanificazione. Ora tempo addietro era stato anche presentato un progetto di introduzione progressiva alla parola che la scuola ha rifiutato per questioni di sicurezza. Ultima questione da capire per me è quella relativa insegnante di sostegno dove il neuropsichiatra ha specificato fosse una figura femminile per evitare troppi cambiamenti ma non.mi è stata risposta e continuo a sentirmi nominare una figura maschile. Dopo tutto ciò che la bimba non è ancora andata a scuola mi hanno proposto un progetto ponte da me richiesto al famoso gruppo ins neuropsichiatria etc… sempre lasciato un po’ vagamente nel nulla…. Cosa devo fare per essere ascoltata?

Essendo ormai iniziata la scuola, dovete immediatamente convocare un GLO, con la partecipazione anche di uno dei docenti della scuola primaria (della classe frequentata lo scorso anno), che possa aiutare i colleghi della scuola secondaria di primo grado a comprendere i bisogni educativi dell’alunna. Potreste avviare da subito l’avvicinamento alla classe con alcune ore giornaliere di frequenza, al fine di pervenire ad una frequenza normale; è importante avviarla da subito, anche per facilitare l’inclusione con i coetanei che, diversamente, potrebbero vedere come un corpo estraneo l’arrivo tardivo della compagna. Quanto alla figura femminile della docente per il sostegno, si suppone che ciò non sia determinante, se almeno uno dei docenti curricolari dello stesso genere possa rendersi maggiormente presente nel percorso formativo dell’alunna. Va infatti considerato e non trascurato che tutti gli insegnanti della classe sono insegnanti di sua figlia e tutti, in quanto corresponsabili, devono garantire la presa in carico


Mi è stata assegnata una ragazzina in quinto superiore che dall’inizio dell’anno non frequenta e, sentendo la sua ex docente di sostegno, pare che quest’anno non frequenterà mai perché vorrebbe cambiare scuola. Mi chiedo:
1) se non frequenta, a fine novembre come faccio a presentare PEI? Mi viene da pensare che non posso presentarlo a fine novembre non avendo avuto modo di conoscere la ragazzina;
2) se dovesse decidere di trasferirsi in una scuola di un’altra città, io dovrei per forza seguire la ragazzina o potrei rifiutarmi e rimanere a disposizione della scuola dove presto attualmente servizio?

Le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico o la Funzione Strumentale del suo Istituto, affinché solleciti la famiglia a comunicare se intende mandare la figlia a scuola o se, invece, pensa di cambiare scuola. In questa seconda ipotesi, se la scuola è nello stesso comune, lei deve seguire l’alunna. Nel caso in cui la scuola non si trovasse nello stesso territorio comunale, le sue ore saranno restituite all’USR che potrebbe, ma non è detto che sia così, valutare di lasciarle nella sede attuale. In entrambe le ipotesi il PEI, piano educativo individualizzato, deve essere formulato possibilmente non oltre il mese di ottobre; il PEI non è di competenza del solo docente incaricato su posto di sostegno, bensì del gruppo di lavoro (GLO), che è costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL che seguono l’alunna. Durante l’incontro del GLO, che deve essere convocato dal Dirigente scolastico, la famiglia dovrà comunicare che cosa intende fare. A completamento tenga presente che l’alunna non è affidata in via esclusiva al docente per il sostegno, ma è alunna di tutti gli insegnanti della classe. 


Sono una mamma di un bambino autistico di 6 anni non verbale. Dal secondo giorno di scuola è arrivato il sostegno per mio figlio con mia richiesta specifica della docente perché ha seguito mio figlio due anni nella scuola dell’infanzia e con l’approvazione della referente del sostegno per una continuità e serenità del bambino è avvenuta. Purtroppo dopo 3 giorni mi hanno tolto l’insegnante di sostegno dicendomi che non riusciva a coprire le ore scolastiche essendo in allattamento, cosa non vera. Ora la docente del sostegno è su due bambine e mio figlio è rimasto senza e devo aspettare un’altra assegnazione e tutto questo con una telefonata senza convocazione, destabilizzando mio figlio. La mia domanda è possono per legge fare questo?

Se è vero che spetta al Dirigente scolastico assegnare i docenti alle classi, questo potere non può essere esercitato violando le leggi; in particolare è stato violato il principio di continuità didattica, fissato dall’art. 1 comma 181, lettera C n. 2, della legge n. 107/2015. Pertanto le suggeriamo di inviare una PEC o una Raccomandata al Dirigente scolastico, facendo presente quanto le abbiamo scritto, aggiungendo che se non provvede a riattivare la continuità didattica entro 5 giorni, voi genitori vi vedrete costretti a rivolgervi alla Magistratura. Parli anche con il Referente Regionale per l’Inclusione Scolastica operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale del suo territorio. Le alleghiamo l’elenco nazionale dei referenti regionali, che hanno il compito di garantire la qualità dell’inclusione scolastica.


Ai fini dell’esame finale del primo ciclo, sono valide le  certificazioni di  DSA effettuate  presso centri accreditati? E quelle rilasciate da professionisti privati possono essere accettate sole se coinvolgono equipe? E ln questo  caso la diagnosi deve essere convalidate dal Gruppo Disturbi Specifici dell’Apprendimento (GDSAp) della propria ASL?

La diagnosi di DSA può essere rilasciata dal servizio pubblico e dai soggetti accreditati; nel caso in cui il servizio pubblico non potesse garantire il rilascio della diagnosi in tempo utile per l’attivazione delle misure didattiche e delle modalità di valutazione previste, le Regioni possono prevedere percorsi specifici per l’accreditamento di ulteriori soggetti privati (in modo che questi possano, una volta accreditati, rilasciare idonea certificazione). Nelle more del completamento di queste misure di accreditamento, le Regioni individuano misure transitorie (al riguardo, pertanto, dovete fare riferimento a quanto stabilito dalla vostra Regione). (Conferenza Stato Regioni del 25 luglio 2012). Per i centri privati, anche se composti da équipe, la certificazione deve essere convalidata dall’ASL.


Interpretiamo bene la legge 62/ 2017 che prevede la possibilitá di richiedere, per alunni con DSA,  l’esonero sia dalla prima lingua straniera che dalla seconda lingua straniera durante l’anno e anche all’esame senza avere ripercussioni  sul conseguimento del diploma finale? Come si deve organizzare la scuola per le ore di frequenza dedicate alle lingue straniere durante l’anno? Possono essere utilizzate potenziando altre discipline? Eventualmente con quali  docenti farebbero questo lavoro?

Per gli alunni con diagnosi di DSA il percorso scolastico coincide esattamente con quello della classe alla quale sono iscritti (non esiste una riduzione). La richiesta di esonero dall’insegnamento delle lingue straniere o di dispensa dalla valutazione dello scritto delle lingue straniere, misure previste dal DM 5669/11, è presentata dai genitori o dallo stesso studente al Team docente o al Consiglio di classe (la richiesta è supportata dalla diagnosi che indica una delle due voci: esonero o dispensa); è il Team docente o il Consiglio di classe ad accogliere o meno tale richiesta.  Per la Primaria, il Primo e il Secondo grado: unicamente per gli studenti per i quali il Team docente o il Consiglio di classe abbia accolto la richiesta di esonero, la scuola deve organizzare un “percorso differenziato” (coerente, come tempi, con le ore di insegnamento delle lingue straniere); il percorso differenziato, che non coincide con il potenziamento di altre discipline in quanto “percorso differenziato”, va descritto nel PDP; per questi studenti saranno organizzati percorsi, anche laboratoriali, di cui saranno incaricati prioritariamente i docenti del potenziamento, ma potrebbero essere coinvolti anche gli insegnanti della classe. Esame di Stato nel primo ciclo di istruzione: come stabilito dall’art. 11, comma 13, del Decreto legislativo 62/2017 (decreto valutazione, a giudizio di molti di noi assurdo e illegittimo, perché consente il conseguimento del diploma senza sostenere l’esame in tutte le discipline), in sede di esame di Stato:
–       lo studente per il quale è stata accolta la richiesta di “esonero” invece delle prove d’esame della lingua straniera affronterà “prove differenziate” e, superate tutte le prove, conseguirà regolare titolo di studio; 
–       lo studente con dispensa, invece, effettuerà una prova orale sostitutiva della prova scritta della lingua straniera; anche per lui, superate le prove, vi è il conseguimento del titolo di studio.


Per alunni con disabilità che hanno un PEI per aree come deve essere presentata la scheda di valutazione? I voti devono essere espressi obbligatoriamente in decimi o si posso utilizzare altre modalità? La scheda deve presentare la lista delle aree indicate nel PEI o deve riportare comunque le discipline?

Per gli alunni con disabilità del primo ciclo di istruzione il percorso scolastico va organizzato coerentemente con il tempo-scuola. Partendo poi dalle capacità e dalle potenzialità dell’alunno, per i singoli momenti scolastici andranno declinati gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno scolastico. La scheda di valutazione è la stessa dei compagni. La valutazione riportata sotto ogni voce disciplinare è coerente con le attività effettivamente svolte e descritte nel PEI (si tratta di percorso individualizzato). I voti, coerentemente con quanto stabilito dal Decreto legislativo 62/2017, sono espressi in decimi (questo vale per TUTTI gli alunni della scuola). Solamente per la scuola Primaria è possibile avvalersi del giudizio, ma limitatamente alla valutazione finale, come indicato dalla legge 41/2020. 


Vorrei sapere se un bimbo di scuola primaria classe prima con 16 ore di sostegno distribuite solo nel turno di mattina può essere nel pomeriggio (scuola di tempo pieno) seguito solo dal docente di classe e dal personale AEC. Preciso che comunque non è garantito neanche il distanziamento ed il bimbo gira di continuo tra i banchi avvicinandosi spesso senza mascherina

Trattandosi di un alunno certificato con disabilità con articolo 3 comma 3 è strano che in una classe prima della scuola primaria siano state assegnate solamente 16 ore di sostegno, anziché 22, ovvero in rapporto 1:1, come stabilito anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010. Un minor numero di ore di sostegno è giustificabile unicamente se ciò è stato concordato nel PEI da parte dei componenti del GLO.  In via di principio non è vietato che l’alunno, per alcune ore, sia in classe senza la presenza del docente incaricato su posto di sostegno, in quanto tutti i docenti sono suoi insegnanti e devono occuparsi del suo percorso formativo; non è neppure vietato che l’alunno sia presente in classe nel momento in cui sono in servizio il docente di posto comune con l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione (figura che, da quanto lei scrive, dovrebbe essere stata indicata nel PEI).  Quanto alla mascherina, la normativa vigente prevede che gli alunni con disabilità siano esonerati da tale obbligo. Se il bambino tende a non rispettare le distanze, avvicinandosi ai compagni, si suggerirà agli altri bambini di indossare la mascherina nel momento in cui il bambino si avvicina e, al tempo stesso, si insegnerà all’alunno a disinfettarsi ripetutamente le mani. Suggeriamo anche di aiutare tutti nell’uso della mascherina, inventando e creando giochi, in modo da incentivare il bambino e i compagni di classe a indossarla non come costrizione, ma anche come modalità ludica. Contestualmente vi suggeriamo di parlarne con gli operatori dell’ASL che seguono il caso o comunque con l’operatore dell’ASL che si occupa della prevenzione del contagio nelle scuole.


Sono un’insegnante precaria di sostegno primaria. Vorrei sapere se esiste una normativa che preveda l’acquisto di materiale scolastico speciale, poiché la scuola dove insegnò non ha nulla di adatto e siamo noi insegnanti di sostegno a dover acquistare il materiale per far lavorare i bambini ad esempio autistici. 

La scuola dispone di proprio materiale, che viene acquistato a inizio anno scolastico (materiale di facile consumo), da utilizzarsi a favore di tutti gli alunni della scuola. Per gli alunni con disabilità, inoltre, viene stanziata, sempre a inizio di anno scolastico, un’apposita cifra per l’acquisto di specifici materiali, che è possibile richiedere in segreteria. Provi a contattare la funzione strumentale del suo Istituto. Si fa presente che, per altri o specifici materiali è possibile rivolgersi al CTI o CTRH o CTS, ovvero i centri territoriali di supporto. Tenga conto che presso i CTS può trovare anche molto materiale acquistato dal Ministero, proprio per la pandemia.


Sono madre di un ragazzo non vedente di 14 anni  che avrebbe dovuto iniziare il liceo il 24 settembre. Purtroppo 2 giorni prima che iniziasse la scuola è caduto ed è ingessato e costretto a casa fino al 6 ottobre. Ho avvisato subito la referente del sostegno e ho chiesto un supporto da parte della scuola anche se non hanno conosciuto mio figlio. Avrei pensato magari ad altre forme di accoglienza o a videolezioni e conoscenza con gli strumenti informatici. Ho chiesto di conoscere l’insegnante di sostegno per fare il punto della situazione, sapendo bene che bisogna coordinarci sugli ausili compensativi e su tutto il pacchetto che porta la disabilità visiva. Il referente mi dice di starmene tranquilla dandomi risposte vaghe. Non sono ancora riuscita a parlare con l’ ins. di sostegno e francamente non riesco a capire se c’è o non c’è. Possibile che non ci sia un supporto da parte della scuola?

Le consigliamo di prendere nuovamente contatti con il Dirigente scolastico; nel caso non dovesse darle udienza, provi nuovamente con la funzione strumentale per l’inclusione. Lei può chiedere la convocazione urgente del GLO con la presenza, oltre di voi genitori, di almeno un docente della scuola secondaria di primo grado (alla quale era iscritto vostro figlio) e con la partecipazione di tutti i docenti del nuovo Consiglio di classe e degli operatori sociosanitari che seguono vostro figlio, per un primo scambio di informazioni, utili al fine della formulazione del PEI definitivo. Se poi questa sua richiesta venisse disattesa, prenda contatto con il Referente Regionale per la disabilità operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale (USR), affinché intervenga presso la scuola.


Sono una docente di sostegno, nella mia scuola in più di un’occasione, nella richiesta dell’organico sul posto sostegno, chiedono personale sul potenziato. Però mi chiedo, se le unità dei docenti assegnati non riescono a coprire tutti i casi presenti nell’Istituto, è possibile usare uno degli insegnanti sul potenziamento? Inoltre un Dirigente Scolastico può decidere di assegnare sul potenziamento un docente di sostegno titolare, pur essendoci un  numero considerevoli di alunni H, togliendo anche la continuità? Quali sono i criteri per cui un dirigente scolastico chiede, nella richiesta di organico, docenti di sostegno da utilizzare sul potenziamento il quale, a sua volta, dovrà limitarsi a fare supplenze (non solo su posti di sostegno) all’interno della propria scuola.

Appare assai strano che vengano sottratte le ore di sostegno assegnate agli alunni con disabilità per utilizzarle come ore di potenziamento. Le ore assegnate ai singoli alunni con disabilità, infatti, sono intangibili, in quanto vengono assegnate alla classe, al fine di assicurare una buona inclusione dell’alunno con disabilità nella classe alla quale egli è iscritto. Non per nulla molte famiglie per ottenerle debbono promuovere costosi ricorsi giurisdizionali sempre con esito positivo. In questo caso, le famiglie degli alunni, che subiscono decurtazione di ore, debbono diffidare il Dirigente Scolastico dal farlo, minacciando ricorsi.


Sono un’ insegnate di scuola dell’ infanzia e quest’ anno ho ottenuto assegnazione provvisoria su sostegno… Il 24/09 primo giorno di scuola la mamma della bambina assegnatemi comunica che per quest’anno la bambina su indicazione della pediatranon frequenterà perché soggetto a rischio causa covid…
Chiedo : la mia assegnazione potrà essere revocata o sarò a disposizione della scuola?

Se l’alunna non frequenta per motivi di salute, la scuola, previa richiesta formale da parte della famiglia corredata da documentazione sanitaria, potrebbe promuovere “attività a distanza”, ovvero in modalità mista (in parte a distanza e in parte in presenza), in base alla richiesta presentata dalla famiglia. Si tratta di capire se tale istanza sarà promossa in quanto “alunna riconosciuta con fragilità” o per altre motivazioni. Al riguardo, attendete indicazioni da parte del D.S. Per quanto riguarda il docente incaricato su posto di sostegno – in quanto docente della sezione (della scuola dell’infanzia) – potrebbe essere utilizzata per interventi presso il domicilio dell’alunna (se previsto nella richiesta della famiglia) oppure, insieme ai colleghi di sezione, potrà attivare forme di attività a distanza. Se la famiglia non dovesse richiedere l’istruzione domiciliare, allora lei dovrebbe essere a disposizione dell’Ufficio Scolastico Regionale, che la può assegnare ad altra scuola dove sia presente un alunno con disabilità; solo eccezionalmente l’USR potrebbe decidere di lasciarla in questa scuola ad esempio per sostenere ulteriormente altri alunni con disabilità.


Mia figlia iscritta alla seconda media non può ancora frequentare la scuola visto che al momento  non ha un insegnante di sostegno. Però le assenze sono conteggiate dalla scuola. Cosa devo fare? Che tipo di certificato medico devo fare?,

Così come la scuola segna le assenze, allo stesso tempo deve evitarle anche se manca il sostegno o l’assistenza. Sua figlia ha diritto a stare a scuola indipendentemente dalla presenza del docente incaricato su posto di sostegno, perché sua figlia, come tutti i compagni, è alunna di tutti i docenti della classe.  Se le fanno storie per la frequenza, dica alla scuola che l’art. 12 della legge n. 104/92 al comma 4 stabilisce che la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.  Quindi se non vogliono accettare sua figlia, invii subito una lettera di diffida alla scuola citando quanto le abbiamo scritto e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) precisando che se non dovesse intervenire per fare entrare sua figlia a scuola, sarà costretta a rivolgersi ai carabinieri.


Nella mia scuola, una secondaria superiore, partendo dalla frase che “l’assegnazione del docente di sostegno avviene alla classe”, per quest’anno le ore di sostegno sono assegnate alla classe e non all’allievo disabile. Nello specifico in una classe di n°4 allievi certificati  sono state date 20 ore di sostegno ripartite a due docenti specializzate. La scuola non vuole procedere all’assegnazione delle ore al ragazzo disabile e all’assegnazione dei docenti di sostegno all’allievo. È corretto procedere in questo modo?

Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe, ma per assicurare l’inclusione dei singoli alunni in tale classe! Le ore di sostegno riguardano i singoli alunni: pertanto se nel PEI è indicato un certo numero di ore, questo non può essere ridotto, pena il ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006. La Corte di Cassazione ha stabilito che il numero delle ore di sostegno indicate nel PEI non sono modificabili dall’Ufficio Scolastico Regionale; la Corte costituzionale, con la Sentenza n. 80/2009, ha ribadito che il numero delle ore di sostegno non può essere ridotto per motivi di risparmio della spesa pubblica e di bilancio. Pertanto mostrate al Dirigente scolastico tali norme e sentenze; nel caso il D.S. non intendesse modificare quanto stabilito, inviate una diffida al DS e all’Ufficio Scolastico Regionale tramite PEC, dando un termine di 7 giorni per accogliere la vostra richiesta; trascorso inutilmente il quale comunicate che farete ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n.67/2006 per discriminazione, facendo presente che già esistono numerose sentenze in tal senso con condanna dell’amministrazione alla rifusione delle spese e al risarcimento dei danni.


Sono la mamma di un bambino di quarta elementare cn certificazione grave. Da PEI redatto a chiusura anno scolastico 2019-2020, sono state concordate collegialmente dal GLO 22 ore di sostegno. Questo anno scolastico è iniziato invece con 16. La comunicazione mi è stata data dall’insegnante di sostegno, che è stata impiegata su altri due alunni, per le 6 ore sottratte alla classe di mio figlio. Vorrei prima un colloquio con la dirigente e poi procedere alla richiesta di accesso agli atti. È corretto ritenere responsabile la dirigente scolastica? 

La Cassazione ha stabilito che il numero di ore di sostegno assegnate nel PEI è vincolante per l’Amministrazione; pertanto né l’Ufficio Scolastico Regionale né il Dirigente Scolastico possono ridurre tale numero. Lo faccia presente e se il Dirigente Scolastico non dovesse ristabilire il numero di ore indicate nel PEI, allora invii una diffida alla scuola ed anche all’Ufficio Scolastico Regionale, dando un termine (ad esempio una settimana), trascorso inutilmente il quale potrà rivolgersi ad un avvocato e inoltrare ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06


Avrei necessità di sapere se per un alunno Down è strettamente necessario che la famiglia consegni il Profilo funzionale alla scuola per avere il sostegno.
La questione è abbastanza problematica, poiché i genitori stranieri arrivati in Italia a luglio non sono riusciti a far valutare il caso dai Servizi preposti. La segreteria della scuola ha inserito tutti i dati in suo possesso all’Ambito Territoriale( sistema Dad@), ma con scarsi risultati.

La normativa per il sostegno richiede necessariamente, oltre alla certificazione ai sensi della legge 104/92 (“accertamento dell’handicap”), anche almeno la Diagnosi Funzionale, che può essere rilasciata a seguito di una visita presso una ASL o, eccezionalmente, richiedendo una visita a domicilio. Senza Diagnosi Funzionale non è possibile richiedere il sostegno. Dite, quindi, al dirigente scolastico di contattare immediatamente il direttore amministrativo e sanitario della ASL.


Chi deve fornire il banco idoneo per un alunno diversamente abile frequentante la scuola secondaria di secondo grado?

I banchi sono classificati come “arredo scolastico”: pertanto la fornitura spetta all’Ente locale proprietario dell’immobile dove è ubicata la scuola o che ne assicura la fruizione. Anche i banchi “speciali” debbono essere forniti dall’Ente che assicura la manutenzione dell’immobile. Se trattasi di arredo particolare, potrebbe essere necessario rivolgersi all’ASL per la fornitura di ausili specifici.


Può il docente di sostegno abilitato all” insegnamento delle materie giuridiche ed economiche svolgere ore di educazione civica? Se si, quando?

È il dirigente scolastico che assegna gli incarichi ai docenti, stabilendo l’orario per l’insegnamento delle discipline, previste nel curricolo del percorso dell’istituzione scolastico; altrettanto dicasi per l’orario da svolgersi su posto di sostegno: è il dirigente che lo definisce.  Va da sé che se il docente, che per parte del suo orario svolge l’incarico su posto di sostegno, per altra parte delle sue ore potrà essere individuato, avendone le competenze, come docente di educazione civica e, pertanto, egli effettuerà tale insegnamento rivolgendosi a tutta la classe.  Si fa presente, infine, che l’insegnamento di educazione civica viene affidato ai docenti di discipline economico-giuridiche (classe di concorso A46).


Sono un docente di sostegno in un istituto alberghiero. Il responsabile dell’UOMI ha inviato il calendario degli incontri con alunno, genitori e docente di sostegno. Tutti gli incontri sono nel pomeriggio inoltrato, presso l’UOMI, quando i docenti hanno finito il loro orario di servizio. E’ possibile?

La convocazione del GLO per l’elaborazione del PEI non è compito dell’ASL, o dell’UOMI, bensì del Dirigente scolastico il quale, in base alle Linee guida del 2009, deve sentire la famiglia per raccordarsi in merito all’orario dell’incontro.  Nel caso descritto potrebbe esservi stato un contatto tra il Dirigente scolastico e il Direttore Amministrativo dell’ASL (o UOMI), in cui avranno concordato orari e sede delle riunioni dei GLO. Per tutti i docenti sarebbe stato opportuno che gli incontri del GLO si svolgessero a scuola. Per legge alle riunioni di GLO devono partecipare tutti i docenti della classe ed è vietata la partecipazione del solo docente per il sostegno Parlatene con il Dirigente scolastico e concordate con lui la data degli incontri, sentita la famiglia; se l’UOMI potrà parteciparvi, anche tramite videoconferenza, bene, diversamente risulterà assente. In ogni caso potete contattare il sindacato di categoria.


Sono un insegnante di sostegno di una scuola media. Vorrei sapere se fosse possibile richiedere, per un’ alunna diversamente abile, l’istruzione parentale. La famiglia, a causa di esigenze sanitarie covid19 , vorrebbe stabilire la concessione della suddetta istruzione  .
Io sono  La sua insegnante di sostegno e volevo sapere come potevamo comportarci. Vorrei sapere se necessita comunque della  Compilazione del PEI e le differenze che potevo riscontrare nella compilazione di questo pei  ICF…

L’istruzione parentale è possibile per ogni alunno; essa è regolata dall’art. 23 del decreto legislativo n. 62/17. In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunno sono tenuti a presentare comunicazione preventiva annuale al Dirigente scolastico del territorio di residenza; nella loro comunicazione i genitori devono precisare che scelgono questo tipo di istruzione, dando la prova che possiedono la cultura per istruire la figlia o di avere i mezzi economici per farla istruire da docenti privati.  Se la scuola accetta, la famiglia si deve impegnare, nella stessa richiesta scritta, a presentare annualmente la figlia come privatista agli esami di fine anno per l’ammissione alla classe successiva. Il Dirigente scolastico e il sindaco del comune di residenza (o un suo delegato) vigilano sull’adempimento dell’obbligo di istruzione (Decreto Ministeriale 13 dicembre 2001, n. 489). Quanto al PEI, esso non può essere firmato dai docenti della classe, in quanto l’alunna non è iscritta presso l’istituzione scolastica, ma devono essere il docente o i docenti privati, scelti dalla famiglia, che, d’intesa con i genitori e con gli specialisti, lo redigono (a meno che la famiglia non abbia le competenze sufficienti e necessarie per la formulazione del PEI: in tal caso lo elaborerà congiuntamente con gli specialisti dell’ASL). Quello con orientamento ICF non è ancora stato pubblicato. Quando lo sarà, potrete appurare che sarà redatto ancora sulla base della Diagnosi Funzionale e che, insieme e prima del PEI, dovrà essere elaborato (o aggiornato se già presente nel fascicolo dell’alunna) il Profilo dinamico funzionale; questo perché mancano ancora gli atti applicativi della norma legislativa che stabilisce che la documentazione, che supporta il nuovo PEI, sia elaborata secondo i classificatori internazionali dell’OMS, ovvero l’ICD, giunto alla undicesima edizione, e l’ICF, il classificatore internazionale del funzionamento della disabilità e della salute.


Ho un bimbo certificato 104 art 3 comma 3, disfagico, iscritto al primo anno di materna. Ho semtito parlare di protocollo sanitario che la scuola deve richiedere alla ulss di competenza. In cosa consiste?

Alcune scuole hanno preteso che gli alunni con disabilità debbano presentare un certificato apposito, rilasciato dall’ASL, che dichiari se possono o no entrare a scuola senza rischi. Nel Lazio questo orientamento è stato bloccato e quindi bastano le normali norme di sicurezza, previste per tutti: temperatura presa a casa, prima di andare a scuola, inferiore a 37,5°, mascherina e distanza di sicurezza (per suo figlio, va precisato, non sussiste l’obbligo della mascherina, in quanto di età anagrafica inferiore ai 6 anni). Tenga presente che la bozza di Ordinanza ministeriale, di imminente emanazione, stabilisce che il compito di chiedere al medico di famiglia (o pediatra) il riconoscimento di alunno con fragilità è della famiglia (non della scuola).  La famiglia, una volta ricevuta conferma di tale condizione (alunno con fragilità), lo comunica alla scuola per iscritto, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Se nella scuola, alla quale ha iscritto suo figlio, insistono nel voler applicare il protocollo di cui parla, chieda in base a quale norma.


Sono la mamma di due bambini disabili di nove anni con grado di disabilita’ art 3 comma 3 legge 104/92. A causa del distanziamento in classe, la classe dei miei figli deve essere spostata un un’altro plesso più grande. La vecchia scuola è tutta al piano terra e per l’entrata e l’uscita i miei figli sono autonomi. L’aula di destinazione si trova al primo piano senza ascensore e i miei figli devono essere accompagnati, presi per mano per salire e scendere le scale. In più gli orari sono distorti dal fatto che nella nuova scuola si entra 30 min prima che nella vecchia e dovrei lasciare l’altra mia figlia davanti alla scuola almeno 40 min prima dell’entrata. Da qui i miei figli entrerebbero cronicamente in ritardo, gli si nega la normalità dell’ingresso con gli altri bambini, e oltre a questo si acuisce la differenza percepita per il fatto che devono essere accompagnati. In una scuola di 5 classi elementari più una materna è stata spostata la classe con più portatori di handicap 3 il motivo ufficiale si riferisce solo al numero degli alunni. Finisco un un’aula da 16 persone con 13 alunni, la maestra, tre di sostegno e un’educatore… che non ci sono e quindi devo essere io ad accompagnarli in classe. Datemi un consiglio

Data la situazione assai complessa, una soluzione potrebbe essere quella di concordare con la scuola dei due bimbi che appena lei arriva un collaboratore scolastico venga a prenderli all’ingresso e li accompagni in classe, salendo le scale, ovviamente muniti di guanti e di mascherina. In tal modo, lei potrebbe accompagnare sua figlia all’altra scuola, aspettando l’orario di apertura della stessa. Ci tenga informati degli sviluppi.


Sono una docente di scuola primaria. Un’ amica con alunno con disabilità grave (immuno-depresso) che frequenta la scuola dell’ infanzia mi ha riferito che la scuola del figlio ha chiesto a lei di firmare una liberatoria per sollevare la scuola da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il figlio contragga il Covid. Vorrei sapere se è lecito fare questa richiesta da parte della scuola. Inoltre vorrei sapere se per alunni disabili dell’infanzia è possibile attivare l’ istruzione domiciliare.

In base alle indicazioni, fino a oggi emanate, e vista anche la bozza dell’Ordinanza ministeriale relativa agli “alunni con fragilità”, tale riconoscimento è valutato e certificato dal Pediatra o dal medico di famiglia, in raccordo con il dipartimento di Prevenzione territoriale. La famiglia dell’alunno dovrà inviare comunicazione scritta in merito “alla condizione di fragilità del figlio” alla scuola, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Sempre la bozza dell’Ordinanza prevede che per gli alunni “con fragilità” si potranno attivare forme di Didattica digitale integrata oppure “ulteriori modalità di percorsi di istruzione integrativi” (va evidenziato il fatto che vengono citate unicamente le classi e non le sezioni, che sappiamo appartenere alla scuola dell’infanziaI.


Sono la mamma di un bambino di 7anni e mezzo affetto da sindrome di down frequentemente la 3 elementare. Premetto che mio figlio ha già il sostegno di 22 ore. Quest’anno visto la situazione covid ho chiesto alla preside che mio figlio fosse seguito esclusivamente per le 22 ore dall’insegnante di sostegno visto lo stretto contatto che il bambino deve avere per essere seguito e visto che l’anno passato è stato seguito da 2 insegnanti e un educatrice sempre nelle 22 ore. La risposta è stata che la mia richiesta non può essere effettuata per carenza di organico. Mi chiedo è così? Posso fare qualcosa per tutelare mio figlio?

In base alla certificazione di disabilità può chiedere sia lo stesso numero di ore di sostegno erogate lo scorso anno scolastico, sia che esse siano svolte da un unico docente. Per la prima richiesta, nel caso non dovesse essere accolta, lei potrà ricorrere al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006; per la seconda sarà più difficile, poiché se ciascuno dei due docenti dello scorso anno era impegnato anche in altra classe, con un altro alunno, non si potrà interrompere la continuità per darla a figlio. Se, però, uno dei due dovesse non essere vincolato alla continuità perché, per esempio, l’altro alunno è uscito da quell’ordine di scuola, allora il Dirigente scolastico deve assegnarlo, per tutte le ore, a suo figlio.


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