Did al 100%. “Studenti disabili nelle aule deserte”

Did al 100%. “Studenti disabili nelle aule deserte”: il racconto degli assistenti

Redattore Sociale del 04/11/2020

Il Dpcm appena pubblicato estende al 100% la didattica a distanza nelle scuole superiori su tutto il territorio nazionale, ma conferma, anche nelle “zone rosse”, la possibilità di frequenza per gli studenti con disabilità. Ecco cosa sta accadendo

ROMA. “Lunedì eravamo tre adulti, tra assistenti e docenti, insieme a cinque studenti con diverse disabilità. I corridoi vuoti, le aule deserte. Altro che scuola, sembrava un centro diurno”. E’ la realtà vista dagli occhi di Andrea, un assistente specialistico a cui quest’anno sono stati affidati tre studenti, presso un istituto tecnico di Roma, di cui due con gravi disturbi relazionali e comportamentali. Oggi Andrea è a scuola, ma l’insegnante di sostegno non c’è quindi i ragazzi sono rimasti a casa, perché “non mi è permesso stare da solo con gli studenti disabili, deve essere presente almeno un docente”, ci spiega. Questa situazione “surreale”, come la descrive, è frutto di una misura che dovrebbe tutelare il diritto all’inclusione scolastica degli studenti con disabilità: per loro la didattica a distanza è una possibilità, ma la frequenza in presenza deve essere sempre garantita.

Quegli studenti disabili nelle scuole deserte
A ribadirlo è oggi l’ultimo Dpcm, firmato stanotte da Conte, che ha esteso al 100% la didattica a distanza nelle scuole superiori su tutto il territorio nazionale, ma conferma, anche nelle “zone rosse”, la possibilità di frequenza per gli studenti con disabilità. Ecco quanto si legge in proposito: “Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”. 
“E’ una situazione paradossale e di grande confusione – ci spiega Andrea, 40 anni tra due giorni, laureato in Lettere, da 15 anni operatore sociale al fianco di persone con disabilità – I ragazzi disabili hanno la possibilità, confermata dall’ultimo Dpcm, di stare sempre in presenza, ma questo è possibile solo se il docente è presente, perché non possono stare da soli con noi assistenti. E l’insegnante non è sempre presente: i curricolari sono tutti a cassa, in didattica a distanza, mentre i docenti di sostegno a volte ci sono, ma non per tutti i ragazzi, perché alcuni posti non sono ancora stati coperti. Chi non ha l’insegnante di sostegno di fatto non ha la possibilità di venire a scuola, ma personalmente credo che sia meglio per lui: in queste condizioni, con le aule deserte e i soli studenti disabili in classe, la scuola sembra più un centro diurno e parlare d’inclusione è davvero impossibile. Didattica? Neanche a parlarne, in queste condizioni è impossibile, così come è impossibile fare integrazione, che poi sarebbe il nostro compito e il nostro lavoro. La nostra funzione, in un simile contesto, viene decisamente meno. Il lavoro che dovremmo fare è di relazione con la classe: ma se il ragazzo è in classe da solo, che senso ha? Il problema è che molti genitori preferiscono comunque portarli a scuola, anche in queste condizioni, o perché non hanno modo di tenerli a casa, o perché pensano che qui si concentrino maggiormente e partecipino meglio alla didattica digitale. La verità è che passiamo le ore vagando nei corridoi in cerca di connessione, con i ragazzi che ci seguono, senza che possiamo fare con loro né didattica, né integrazione”.
Andare a casa dei ragazzi non potrebbe essere una soluzione? “No, non è la nostra funzione: noi non siamo assistenti domiciliari e non siamo formati per questo tipo d’intervento. Tanto che a scuola non possiamo stare da soli con i ragazzi. Noi sappiamo e dobbiamo fare inclusione, favorire la partecipazione dei ragazzi con disabilità al lavoro e alle attività dei loro compagni. E questo possiamo farlo a distanza, con il ragazzo collegato da casa e noi da remoto, a interagire tanto con lui quanto con la classe. Alla famiglia dovrebbe piuttosto essere garantito un diverso supporto, anche di tipo domiciliare, che però non possono chiedere a noi. Anzi – conclude Andrea – questa potrebbe e dovrebbe essere l’occasione per definire meglio il nostro profilo professionale e il nostro ruolo, sui quali ancora regna una grande confusione”. 
E’ d’accordo Luana, anche lei assistente specialistica: “Il nostro compito principale è favorire l’inclusione degli studenti disabili con i loro coetanei. La pandemia ci ha trovati spaesati, non sapevamo come far svolgere la didattica a distanza ai nostri ragazzi. Poi, anche grazie alle famiglie, abbiamo trovato il modo di collegarci con loro, sia individualmente sia con la loro classe: anche attraverso lo schermo del computer, siamo riusciti a concludere l’anno bene. Ora la situazione è più critica: il decreto dispone che tutte le superiori debbano fare a didattica a distanza e credo che dovrebbe valere anche per gli studenti disabili: non possiamo farli sentire diversi. A scuola ci sarebbero solo loro: perché far sentire il ragazzo diverso dai suoi compagni?”. L’assistente specialistico a domicilio “non si può fare, soprattutto per un problema di sicurezza: anche io potrei essere fonte di contagio e portarlo in casa dello studente con disabilità. Per me la condizione migliore è fare didattica a distanza per tutti, anche per gli studenti con disabilità, che ormai sono in grado di farlo. Per loro la scuola è stare insieme agli altri compagni di classe: andare a scuola da soli non avrebbe alcun significato”. 
Ricorda M., laureata in Psicologia e assistente specialistica: “L’assistenza specialistica lavora per l’inclusione e l’autonomia del ragazzo. In realtà c’è tanta confusione: noi non dovremmo fare didattica, tanto meno a domicilio, perché cadrebbe l’obiettivo stesso e il senso del nostro ruolo. Certo c’è l’esigenza di sollevare le famiglie in questa situazione, ma è vero che che tanti genitori, comunque, non stanno mandando a scuola i figli con disabilità, perché hanno paura. Chi può, li tiene a casa. E credo che con una didattica a distanza ben pensata e ben realizzata sarebbe la soluzione migliore. La mia piccola esperienza di didattica a distanza con studenti disabile mi ha fatto capire che si può fare, magari poco, ma con tutto, anche con le disabilità più gravi”.

di Chiara Ludovisi 

TERMOSCANNER NELLE SCUOLE

COVID, DI MEGLIO: TERMOSCANNER NELLE SCUOLE, FINALMENTE CI SI MUOVE

“Apprezziamo che finalmente abbia trovato ascolto la nostra proposta sui termoscanner, avanzata sin dagli inizi della discussione sul protocollo di sicurezza nelle scuole. Peccato, però, che si chiuda il recinto quando ormai i buoi sono scappati”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta la richiesta, contenuta in una risoluzione prima accolta dal Governo e poi presentata e approvata in aula alla Camera, di installare i termoscanner per la rilevazione della temperatura agli alunni e al personale all’ingresso delle strutture scolastiche o delle classi.

“Dal lontano mese di maggio chiediamo che venga applicata questa misura – ricorda Di Meglio – ma abbiamo sempre incontrato una netta chiusura da parte del ministero dell’Istruzione che ha preferito insistere affinché siano i genitori a misurare la temperatura dei loro figli prima di andare a scuola. Una soluzione che, per chi come noi è pratico del mestiere e sa bene come funzionano certi meccanismi, abbiamo sempre ritenuto poco praticabile”. 

Sospensione del concorso straordinario scuola

Dpcm, sospensione del concorso straordinario scuola: un evento prevedibile, serviva una procedura per titoli. Avviare subito un tavolo sul reclutamento

Roma, 4 novembre – Per dare risposte efficaci alla scuola serve il confronto con le parti sociali che dal ministero dell’Istruzione è mancato in questi mesi, col risultato che le assunzioni sono state rimandate, le cattedre sono rimaste scoperte e, come da noi previsto, il concorso avviato in piena pandemia è stato bloccato. La procedura per titoli e prova orale, che sin da marzo avevamo proposto, ci avrebbe evitato questi problemi e garantito le assunzioni su tutti i posti rimasti scoperti, consentendo alle scuole una ripartenza migliore.

Il tema del precariato è connesso al funzionamento della scuola in modo molto concreto perché impatta sul funzionamento del sistema, sulla possibilità di dare continuità didattica e garantire il diritto allo studio, un diritto tutelato dalla Costituzione. Invece, la scelta di rifiutare la procedura per titoli e avviare il concorso in piena pandemia per un’astratta idea di merito, ha determinato un inizio anno scolastico con oltre 200 mila supplenti da nominare. In questo mese e mezzo di scuola in presenza troppe cattedre scoperte, orari ridotti, turnazioni e disagi sono stati causati dalla mancanza di docenti in cattedra e dai ritardi nella nomina dei supplenti. In questo modo le scuole affrontano la nuova fase di didattica di emergenza con alle spalle un mese e mezzo di scuola a scartamento ridotto.

Trasporti dedicati alla scuola, assunzioni tempestive, organico aggiuntivo nominato dal 1° settembre avrebbero potuto evitare questa sconfitta, che è una sconfitta del Paese, perché dietro ogni alunno che rimane indietro e perde tempo di socialità e di educazione c’è un’ipoteca sul suo futuro. Per questo ora ci aspettiamo un cambio di passo, molti insegnanti sono già stati esclusi dalle prove concorsuali perché soggetti a quarantena o positivi al COVID, per cui la sospensione richiede a maggior ragione la ricerca di soluzioni anche per chi non ha potuto partecipare.

Il momento è quello più giusto, siamo alla vigilia della Legge di Bilancio, e questo ci consente di ragionare delle risorse per stabilizzare l’organico e per garantire l’accesso alla formazione in ingresso ai precari e a chi si avvicina al lavoro di insegnante.

S. Casciani, Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore

Casciani o di una scrittura libera

di Antonio Stanca

   Una presenza sempre attiva, una figura sempre impegnata può essere definita quella di Susanna Casciani. E’ nata a Firenze nel 1985. Vive a Pistoia dove lavora come insegnante nelle scuole elementari. Servendosi di molti pseudonimi scrive da tanto tempo su Internet riguardo a problemi di attualità, costume, morale, società, a fenomeni della vita individuale, collettiva, alle infinite forme, maniere che questa può assumere. Una pensatrice, una psicologa è la Casciani e come tale si comporta quando scrive sulla pagina Facebook aperta nel 2010 e intitolata Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore. Oggi questa pagina ha circa duecentomila lettori, col suo titolo è uscita nel 2016 un’opera della Casciani che aveva tutti gli aspetti di un lungo diario e che recentemente la Mondadori ha ristampato in un’Edizione Speciale.

   E’ la storia di due ragazzi, Tommaso e Anna, che s’innamorano quando sono ancora adolescenti, si amano per un periodo di tempo non molto lungo e poi si lasciano senza che mai si sappia perché, come è successo. La vicenda si svolge tra Viareggio, Torino e altri posti dove i due, abbandonate le rispettive famiglie, erano andati a vivere prima insieme e poi da soli.

   Tommaso lascerà Anna, lei ne soffrirà molto, tanto da riportare quello che pensa, vede, fa, immagina, sogna, da scriverlo e farne un interminabile diario. Così crede di poter contenere il dolore, il dramma che sta vivendo, di poterlo controllare. Scriverà della sua vita divenuta ormai solitaria, non trascurerà nessun particolare, nessun elemento, nessun aspetto, nessun momento, nessun segno. A volte ripeterà il già detto come succede quando uno stato d’animo è molto provato, crederà di avere delle visioni, di fissare degli appuntamenti, addirittura di stare con Tommaso. E’ tanta la pena da giungere ad inventare i rimedi.

   Non smetterà mai, però, di riprendere fiato, di rientrare in sé, di recuperare la propria condizione, di svolgere il suo problema con una tale ricchezza di particolari da impressionare, sorprendere data la sua età e la sua condizione. Dei più remoti, dei più segreti risvolti dell’anima scriverà Anna, drammatica, tragica sarà ma anche poetica, lirica, scontenta, offesa ma anche felice, entusiasta, sconfitta, violata ma anche fiduciosa, sicura. Tanti saranno gli umori che la attraverseranno, tanti e tanto diversi i pensieri che la percorreranno da diventare lei, così giovane, così fragile, il simbolo, l’esempio di quell’umanità destinata a soffrire, ad ascoltare il “cuore”, a non evitarlo.

   Una creazione della Casciani è Anna, la storia del suo abbandono, della sua solitudine è l’opera, una figura d’eccezione è la scrittrice ottenuta senza un romanzo ma attraverso una serie di annotazioni, appunti, espressioni spesso libere da regole perché intente a dire di sensazioni, emozioni, visioni, ricordi, di quanto può balenare all’improvviso nella mente e lo si vuole cogliere prima che svanisca.

   Una scrittura libera per un “cuore” che vuole liberarsi!

   Non ci poteva essere un modo più vero, più autentico per mostrare una situazione simile, per far coincidere i sentimenti con le parole!

Nelle zone rosse scuola in presenza fino alla prima media. Verso lo stop al concorso straordinario

da Il Sole 24 Ore 

di Claudio Tucci

Le lezioni on line salgono al 100% in tutte le scuole superiori del Paese. Nelle zone rosse, poi, la didattica integrata digitale sarà obbligatoria anche per seconda e terza media (quindi, in questi territori, si andrà in presenza fino alla prima media). Verso la sospensione poi del concorso straordinario, anche se, fanno sapere dall’Istruzione, la prova è stata svolta finora dal 60% dei candidati, circa 36mila. Nelle singole giornate della selezione la partecipazione media è stata dell’86%, con picchi vicini al 90% (in media il tasso di mancata presentazione alle prove concorsuali è molto più elevato, e si attesta al 25-30%).

Le novità del Dpcm
Sono queste le novità dell’ultimissima bozza del Dpcm che il governo si apprensta a varare. Le misure, che hanno l’obiettivo di contenere l’avanzata del virus, dovrebbero scattare da domani, 5 novembre, e fino al 3 dicembre. Vediamo nel dettaglio le novità.

A lle superiori Did al 100%
Il provvedimento conferma, per le sole scuole superiori, la didattica integrata digitale per il 100% dell’attività. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia richiesto l’uso di laboratori o sia necessaria per gli studenti disabili o con bisogni educativi speciali, e garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata. Questa disposizione significa che se non tutti, quasi, i circa 2,6 milioni di studenti delle secondarie di secondo grado passeranno al pc da casa. Sarà comunque dato del tempo aggiuntivo, la scorsa volta però appena 24 ore, agli istituti per modificare un’altra volta la propria organizzazione.

Mascherina obbligatoria sempre tranne che per fascia 0-6 anni
La mascherina diventa obbligatoria a scuola per i bambini delle elementari e delle medie, anche quando sono seduti al banco. Dall’obbligo sono esantati i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.

Nelle zone rosse scuola in presenza fino a prima media
La situazione diventa, un pò, più stringente nei territori individuati come zone rosse, cioè con elevate criticità. Nelle zone rosse, quindi, le lezioni on line scatteranno anche nche per i ragazzi della seconda e terza media. Pertanto, la scuola in presenza si farà solo fino alla prima media.

Sospeso il concorso straordinario
Un’altra novità dell’ultimissima bozza del Dpcm è la sospensione del concorso straordinaio che mette in palio 32mila cattedre. Dal ministero dell’Istruzione fanno sapere che la prova della selezione è stata svolta finora dal 60% dei candidati, circa 36mila docenti. Nelle singole giornate del concorso la partecipazione media è stata dell’86%, con picchi vicini al 90% (in media il tasso di mancata presentazione alle prove concorsuali è molto più elevato, e si attesta al 25-30%). In un’aula ci sono stati in media 9,8 candidati e sono state utilizzate 3.700 aule, visti i rigidi protocolli di sicurezza messi in campo dal ministero dell’Istruzione. Il concorso riprenderà quando finirà il periodo di sospensione, che interessa un pò tutte le selezioni tranne quelle sanitarie.

Stop a gite e viaggi d’istruzione
L’ultima novità per la scuola riguarda la conferma della sospensione di: viaggi d’istruzione, iniziative di scambio o gemellaggio, visite guidate e uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Sono fatte salave le attività di scuola-lavoro e i tirocini, da svolgersi, ovviamente, nei casi in cui sia possibile garantire il rispetto delleprescrizioni sanitarie e di sicurezza vigenti.

Dal 9 novembre voucher internet e pc/tablet fruibili per le famiglie

da Il Sole 24 Ore 

di Claudio Tucci

Dal 9 novembre 2020 le famiglie con Isee (indicatore della situazione economica equivalente) non superiore a 20.000 euro potranno richiedere un voucher fino a 500 euro per avere la connessione veloce a internet e per dotarsi di un personal computer o un tablet.

La novità
È quanto ha deciso il Comitato Banda ultra larga (Cobul) presieduto dalla ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano. Il Cobul ha preso atto dell’informativa resa dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) e da Infratel (società del gruppo Invitalia vigilata dal Mise) in base alla quale risulta che le offerte commerciali presentate dagli operatori di telecomunicazioni e approvate da Infratel potranno essere fruibili dai nuclei familiari a partire da quella data.Il Cobul è il Comitato interministeriale costituito per coordinare la Strategia italiana per la banda ultra larga, finalizzata a dotare il Paese di connettività a elevate prestazioni. Oltre alla Presidenza del Consiglio che è rappresentata dalla Ministra Pisano, fanno parte del Comitato il Ministro dello Sviluppo economico, il Ministro della Pubblica amministrazione, il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, il Ministro per il Sud e la coesione territoriale, il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e, in rappresentanza delle Regioni, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Questa prima fase di erogazione del bonus è parte di un progetto più ampio che prevede anche per le famiglie con reddito Isee inferiore a 50.000 euro e per le micro, piccole e medie imprese la possibilità di usufruire di voucher per la connessione veloce a internet.Per i voucher alle imprese è stata prevista la cifra di 515 milioni di euro la cui assegnazione avverrà attraverso un incentivo graduale in base alla qualità della connettività. Il Cobul, su proposta del Mise, ha quindi deliberato di attribuire un voucher che va da un minimo di 300 euro ad un massimo di 2.500 euro, a seconda la velocità della connessione.

Mad for science: al via le iscrizioni per l’edizione 2021

da Il Sole 24 Ore 

di Redazione Scuola

Partita ieri ufficialmente la 5ª edizione del concorso Mad for Science, progetto creato cinque anni fa da DiaSorin e ora promosso dalla neo-costituita Fondazione DiaSorin.
Il concorso, unico nel suo genere, mira ad avvicinare gli studenti liceali italiani al mondo della scienza e della ricerca, sfidandoli ad ideare progetti laboratoriali su un tema specifico e che consentano, in caso di vittoria, l’implementazione del biolaboratorio già esistente all’interno del proprio istituto.

Tra le novità dell’edizione 2021, l’apertura ai licei classici con percorso di “Biologia acurvatura biomedica” che, da quest’anno, si aggiungono agli oltre 1.600 licei scientifici in garaverso la “Challenge finale”, prevista entro la fine dell’anno scolastico 2020/2021.

“Rigenerare il futuro” è il tema, quanto mai attuale, dell’edizione 2021, che prenderà in esame gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile promossi dall’Agenda 2030 dell’Onu e si focalizzeràsull’impatto delle biotecnologie, della ricerca scientifico-tecnologica e dell’innovazione (Sdg 9)nell’adozione di nuovi modelli sostenibili e circolari di produzione e consumo (Sdg 12) e nellosviluppo di città e comunità sostenibili (Sdg 11).

Le scuole dovranno elaborare un set di 5esperienze didattiche laboratoriali sui temi proposti, attivando altresì una collaborazione con un Ente esterno all’istituto scolastico e calando, così, le rispettive proposte sul territorio locale.Le candidature dovranno essere presentate entro il 18 dicembre 2020, compilando la schedadi iscrizione sul sito www.madforscience.fondazionediasorin.it.

Le 50 migliori proposte saranno individuate entro l’11 gennaio 2021 e i 50 licei selezionati avranno tempo fino al 14 aprile 2021 per presentare le proposte progettuali complete. Una giuria interna,stabilita dalla Fondazione DiaSorin, selezionerà entro il 7 maggio 2021 gli otto finalisti, che sisfideranno nella Mad for science challenge a Torino davanti a una giuria d’eccezione.

Il concorso prevede per il liceo 1° classificato alla Mad for science challenge 2021 un premio pari a 75.000 euro (50.000 euro per l’implementazione del biolaboratorio didattico già esistente e 25.000 euro per la fornitura dei materiali di consumo necessari per le nuove esperienze didattiche nei successivi 5 anni). Al Liceo 2° classificato verrà assegnato un premio di 37.500 euro (25.000 euro per l’implementazione del biolaboratorio didattico già esistente e 12.500 euro per la fornitura dei relativi materiali di consumo per i successivi 5 anni).

La giuria della Mad for science challenge 2021 assegnerà, inoltre, un premio speciale Ambiente,dall’importo di 12.500 euro, al liceo finalista che avrà meglio integrato il concetto di ecosostenibilitàe tutela dell’ambiente all’interno di una o più esperienze laboratoriali.

«La nuova edizione del concorso è la prima iniziativa promossa dalla neo costituita FondazioneDiaSorin – ha ricordato Francesca Pasinelli, presidente della Fondazione DiaSorin -. La nostra mission è quella di ispirare e sostenere i giovani talenti nell’ambito scientifico e tecnologico, favorendo la collaborazione tra scienza e scuola nelle discipline Stem e promuovendo il valore della scienza nella società. Il concorso Mad for science permette a tanti ragazzi di vivere in primapersona cosa significa fare ricerca e rappresenta un’opportunità preziosa per avvicinare i nostrigiovani alla scienza e al pensiero critico».

Scuola, concorso Dsga, prove cambiate all’ultimo e «sviste» nelle correzioni: il ricorso degli esclusi

da Corriere della sera

Valentina Santarpia

Quesiti non coerenti con il programma, prove sostituite all’ultimo minuto, candidati ammessi con ritardo alla prova successiva oppure ammessi all’orale senza aver sostenuto gli scritti, conflitti di interessi tra i commissari, e addirittura l’ombra, tutta da dimostrare, di una «compravendita» di tracce. Ci sono diversi aspetti da chiarire sull’ultimo concorso riservato ai direttori dei servizi generali, in particolare in Lombardia, dove solo 207 candidati sono stati ammessi alle prove orali rispetto ai 451 posti disponibili: per beffa, a occupare quei ruoli saranno i facenti funzione, quelli per cui è stato invano chiesto un concorso riservato e che, pur non avendo i titoli, continueranno a svolgere quelle mansioni così cruciali nelle segreterie scolastiche. Il Tar è stato chiamato a rispondere su un ricorso presentato da 250 candidati esclusi, e dovrebbe esprimersi il 17 novembre, ma non è detto che la vicenda possa assumere anche altri risvolti, compreso uno penale.

Le prove e i sospetti

Il 18 dicembre del 2018, quasi due anni fa, il ministro dell’Istruzione, allora Marco Bussetti, indice un bando per l’accesso al profilo professionale del direttore dei servizi generali (Dsga), per 2004 posti, con una carenza di organico valutata in realtà ben più alta, 3500. Per partecipare è necessario essere laureati in giurisprudenza, scienze politiche, economia e commercio o equivalenti. Il 30% dei posti è riservato al personale delle scuole. La prova preselettiva si svolge nei giorni 11-12-13 giugno 2019 nelle sedi scolastiche individuate per ogni regione per la quale il candidato ha deciso di concorrere: ma – e qui scatta la prima contestazione – le sedi non sono facilmente raggiungibili, e alla fine si presenta alla prova solo il 30% delle persone che ha presentato domanda, 34.196 su 102.583. Alla prova scritta viene ammesso il triplo dei candidati rispetto al numero dei posti disponibili in ciascuna regione. Le successive due prove scritte (una prima prova composta da sei domande a risposta aperta, una seconda che consiste in una prova teorica pratica, ovvero la risoluzione di un caso concreto attraverso la redazione di un atto) si svolgono nei giorni 5 e 6 novembre 2019: e qui si insinua un altro dubbio, perché la traccia della seconda prova ha ad oggetto un atto di competenza del dirigente scolastico e non del Dsga. Una traccia che tra l’altro, segnalano i ricorrenti, è stata sostituita la mattina stessa del 6 novembre, semplicemente via mail. Il 9 giugno 2020 escono i risultati delle prove: su circa 1080 candidati alle prove milanesi, solo 207, meno del 20% è stato ammesso agli orali.

Le sviste nelle correzioni

Il giorno dopo l’associazione di categoria, l’ANQUAP chiede al ministero dell’Istruzione formalmente un riesame delle prove, fornendo anche un esempio di «stranezza»: una candidata non ammessa alla seconda prova scritta nonostante avesse avuto 21, cioè il punteggio minimo per essere ammessa. L’elenco degli ammessi agli orali in effetti, si legge nel ricorso, è stato integrato «aggiungendo alcuni candidati precedentemente esclusi per ‘errore materiale’». Ma in generale la «valutazione si caratterizzava per la presenza di numerose e inspiegabili “sviste” che segnalavano una carenza oggettiva di trasparenza e imparzialità». Un esempio? «Alcuni candidati risultavano aver ricevuto un giudizio positivo anche rispetto a quesiti per i quali non avevano fornito alcuna risposta».

Le commissioni

Nel ricorso si avanzano anche dubbi sulla regolarità della commissione: sono diversi i casi segnalati di commissari che ricoprirebbero questo ruolo senza tener conto dell’incompatibilità con altri, come quello di un componente la commissione che risulta essere anche revisore regionale dei conti dell’Associazione nazionale Presidi Lombardia. Esistono poi dei dubbi su profili penali, che i ricorrenti avanzano, ma che dovranno essere eventualmente giudicati dai magistrati competenti: ovvero una sorta di mercato delle tracce, che sarebbe provato da alcuni audio inviati su whatsapp e da una chat in cui una candidata racconterebbe di aver comprato le tracce e racconta anche che la seconda prova doveva essere ben più difficile di quella poi uscita. Circola nelle conversazioni digitali degli aspiranti DSGA anche una mail di un funzionario che, avendo organizzato i corsi di preparazione al concorso, avrebbe suggerito ai candidati tracce molto simili a quelle poi uscite. Ma si tratta appunto di illazioni, anche perché nessun candidato ha presentato una formale denuncia su questi aspetti, che eventualmente dovrebbero essere approfonditi in sede giudiziaria. Come sta succedendo con il concorso per dirigenti scolastici, che dopo essere stato oggetto di molte polemiche politiche (vi aveva partecipato l’attuale ministra) è finito nel mirino della Procura di Roma per le prove svolte tra il 2018 e il 2019: si parla di conflitti d’interesse, fughe di notizie, disparità di trattamento, persino inefficienze del software, con le pm che hanno effettuato le prime iscrizioni sul registro degli indagati.

Nuovo Dpcm, cosa cambia per le scuole. Medie chiuse solo nelle zone rosse, mascherina obbligatoria per tut

da Corriere della sera

Mascherine obbligatorie in classe alle elementari e alle medie, sempre. Didattica a distanza al 100 per cento alle superiori con la possibilità di salvare le attività di laboratorio e la presenza degli alunni con bisogni educativi speciali che possono essere accolti in classe e di lì, insieme all’insegnante collegarsi con il resto della classe che è a casa. È questo il compromesso raggiunto nel Dpcm — firmato nella notte tra martedì 3 e mercoledì 4 novembre — che dà un nuovo giro di vite alle misure di prevenzione del Covid-19. Gli alunni dai 6 ai 14 anni staranno in classe per le lezioni. Queste disposizioni si applicano da giovedì 5 novembre fino al 3 dicembre.

Zona rossa, chiuse le seconde e terze medie

Soltanto nel caso di zona rossa (se la Regione è in allerta arancio si applicano comunque le regole di cui sopra) saranno chiuse anche le seconde e le terze medie: gli alunni dovranno fare didattica a distanza. “Le scuole non sono chiuse”, è rincuorata la ministra Lucia Azzolina anche se per le superiori la didattica in presenza è comunque sacrificata per tutti. Toccherà ora a i presidi provare a organizzare le attività di laboratorio, compatibilmente con quarantene e supplenze.

La sorte del concorso

C’è invece ancora incertezza sulla sorte del concorso straordinario che potrebbe essere sospeso – mancano ancora le prove per la metà delle classi di concorso – e ripreso poi alla fine dell’emergenza. Le prove già svolte sono comunque valide, fanno sapere dal ministero.

Nuovo obbligo di trasparenza in riferimento al Codice Unico di Progetto

da OrizzonteScuola

Il Codice Unico di Progetto (CUP) è il codice che identifica un progetto d’investimento pubblico ed è lo strumento fondamentale per il funzionamento del Sistema di Monitoraggio degli Investimenti Pubblici (MIP). La sua richiesta è obbligatoria per tutta la “spesa per lo sviluppo”, inclusi i progetti realizzati utilizzando risorse provenienti da bilanci di enti pubblici o di società partecipate, direttamente o indirettamente, da capitale pubblico e quelli realizzati con operazioni di finanza di progetto, “pura” o “assistita”, o comunque che coinvolgono il patrimonio pubblico, anche se realizzati con risorse private.

I progetti rientranti nella spesa per lo sviluppo possono consistere in:

  • Lavori pubblici (come individuati dalla legge 109/1994 e successive modificazioni e integrazioni),
  • Incentivi a favore di attività produttive,
  • Contributi a favore di soggetti privati, diversi da attività produttive,
  • Acquisto o realizzazione di servizi (ad esempio corsi di formazione e progetti di ricerca),
  • Acquisto di beni finalizzato allo sviluppo,
  • Sottoscrizione iniziale o aumento di capitale sociale (compresi spin off), fondi di rischio o di garanzia.

In particolare, la richiesta del CUP è obbligatoria per gli interventi rientranti nel Quadro Strategico Nazionale (QSN), nella programmazione dei Fondi Europei, quali ad esempio Fondi strutturali e di investimento europei (ESIF) 2014-2020 e nel Fondo di Sviluppo e Coesione.

Il CUP è anche uno dei principali strumenti adottati per garantire la trasparenza e la tracciabilità dei flussi finanziari.

Come stabilito dalla delibera CIPE 24/2004, il CUP deve essere indicato su tutti i documenti amministrativi e contabili relativi allo specifico progetto cui esso corrisponde (atti di gara, provvedimenti di finanziamento, mandati di pagamento, ecc.).

In particolare, il CUP deve essere inserito:

  • Nelle proposte e nelle istruttorie dei progetti d’investimento pubblico, che sono sottoposte all’esame del CIPE, e nei correlati documenti di monitoraggio;
  • Nelle richieste di finanziamento, nei provvedimenti di concessione e nei contratti di finanziamento con oneri a carico della finanza pubblica, per la copertura, anche parziale, del fabbisogno;
  • Nei bandi di gara relativi a progetti d’investimento pubblico, nelle relative graduatorie e nei documenti conseguenti;
  • Nei documenti contabili, cartacei e informatici, relativi ai flussi finanziari generati da tali finanziamenti, ivi compresi quelli relativi a SIOPE;
  • Nelle banche dati dei vari sistemi informativi, a qualsiasi titolo collegati ai suddetti progetti.

In alcuni casi particolari si parla di CUP provvisorio, cumulativo e master.

Il CUP provvisorio

Il CUP si può richiedere anche per progetti d’investimento pubblico di cui non si conoscono ancora gli importi di costo e finanziamento e le caratteristiche della copertura finanziaria. In tal caso, il soggetto responsabile ha facoltà di registrare il corredo informativo del progetto limitatamente alle informazioni in suo possesso, ottenendo il cosiddetto CUP provvisorio, che deve essere successivamente completato con l’inserimento delle informazioni di tipo economico finanziario. La stringa alfanumerica del CUP completo differisce da quella del CUP provvisorio solo per l’ultimo carattere, che nel CUP provvisorio è sempre 0 (mentre in quelli completi non lo è mai).

Il CUP cumulativo

Codice che può essere richiesto per un insieme di progetti d’investimento pubblico rientranti nella natura “concessione di aiuti a soggetti (diversi da unità produttive)”, per i quali non sia previsto il ricorso a finanziamenti comunitari, che facciano capo ad un unico insieme di interventi – definito con un unico, specifico atto amministrativo – e che riguardino un solo settore economico beneficiario.

Il CUP cumulativo non può comunque essere utilizzato in tutti i casi in cui i sistemi di monitoraggio “Monit web” della Ragioneria Generale dello Stato e “Sistema Gestione Progetti” del Ministero dello sviluppo economico richiedano che ciascun singolo intervento sia monitorato a livello di singolo destinatario.

Non è necessario ricorrere a CUP cumulativi nel caso di progetti costituiti da interventi multipli, i quali siano compresi in un’unica decisione: ad esempio, più interventi di manutenzione straordinaria delle strade comunali o di adeguamento degli impianti delle scuole della provincia, per i quali va richiesto comunque un unico codice secondo le consuete procedure.

Il CUP master

Quando l’oggetto di un progetto per il quale si sta richiedendo il CUP è già presente nella banca dati del Sistema (se, ad esempio, nel caso di lavori pubblici, questo progetto interessa la medesima infrastruttura di un progetto già registrato; o, nel caso di incentivi ad unità produttive, il medesimo stabilimento industriale; o, nel caso della ricerca, presenta il medesimo obiettivo), nel corredo informativo si fa riferimento al codice già attribuito al primo dei progetti con il medesimo oggetto, che viene definito “CUP master”. Il CUP master consente di individuare la presenza di collegamenti fra diversi progetti d’investimento pubblico:

  • Fra interventi che avvengono in tempi diversi (ad es. la costruzione di una seconda ala di un ospedale, edizioni successive di un medesimo corso di formazione);
  • Fra interventi anche contemporanei, ma articolati sul territorio e collegati ciascuno ad un suo quadro economico di riferimento e ad una specifica decisione del soggetto responsabile (ad es. la realizzazione di una strada in più lotti funzionali o la realizzazione del parcheggio per un ospedale).

I nuovi obblighi di trasparenza

L’art. 41 del D.L. 76/2020 – Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale – il legislatore ha introdotto due novità per le P.A., al fine di:

  • Rafforzare i sistemi di monitoraggio degli investimenti pubblici;
  • Garantire la trasparenza dell’azione amministrativa;
  • Attuare i principi di interoperabilità e unicità dell’invio dei dati;
  • Semplificare le modalità di utilizzo del Sistema di monitoraggio degli investimenti pubblici.

In questo caso il cd Decreto Semplificazioni agisce e aggiorna sempre l’articolo 11 – Codice unico di progetto degli investimenti pubblici (CUP) – della legge 16.01.2003, n. 3, che concerne disposizioni ordinamentali in materia di P.A.

L’art. 11, co. 2-quater stabilisce che i soggetti titolari di progetti d’investimento pubblico devono dare notizia, con periodicità annuale, in apposita sezione dei propri siti web istituzionali (Amministrazione Trasparente) dell’elenco dei progetti finanziati, indicandone il CUP, l’importo totale del finanziamento, le fonti finanziarie, la data di avvio del progetto e lo stato di attuazione finanziario e procedurale.

L’art. 11, co. dispone, invece, che gli atti amministrativi che dispongono il finanziamento pubblico o autorizzano l’esecuzione di progetti di investimento pubblico, siano nulli in assenza del codice CUP.

Nuovo Dpcm, Conte ha firmato: in Gazzetta in mattinata, in vigore dal 5 novembre

da La Tecnica della Scuola

Dopo una lunga attesa, il Premier Conte ha firmato il nuovo Dpcm. Il testo sarà in Gazzetta nella mattinata di oggi, 4 novembre.

Il decreto enterà in vigore giovedì 5 novembre e avrà efficacia fino al 3 dicembre.

In attesa di leggere il testo definitivo, riepiloghiamo le principali anticipazioni di interesse per le scuole.

LA BOZZA DEL DPCM

Obbligo di mascherina in elementari e medie

La mascherina sarà obbligatoria nelle scuole elementari e medie, anche in condizioni di staticità, quindi bambini e ragazzini dovranno indossarla anche seduti al banco.

Restano comunque sempre esclusi i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.

Attività in presenza per infanzia e primaria

L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, fatta eccezione per le Regioni ricomprese nella cd. zona rossa (scenario di massima gravità e livello di rischio alto) in cui le lezioni in presenza si svolgeranno fino alla classe prima della secondaria di I grado. La DaD diventa quindi al 100% per seconda e terza media, oltre per per i cinque anni delle superiori. Nella zona rossa, secondo le prime anticipazioni, dovrebbero rientrare sicuramente Lombardia, Piemonte e Calabria, e forse Alto Adige e Valle d’Aosta.

Limitazioni agli spostamenti

Nelle Regioni appartenenti all’area a rischio massimo sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti n cui la stessa è consentita. Sarà consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

In tutta Italia è stato confermato il “coprifuoco” dalle 22 all 5, salvo motivate esigenze.

Il DPCM dovrebbe entrare in vigore giovedì 5 novembre ed avere efficacia fino al 3 dicembre.

Nelle regioni rosse in presenza fino alla prima media, il resto in DaD

Nelle cd. zone rosse, vale a dire le Regioni con scenario di massima gravità e livello di rischio alto, le lezioni in presenza si svolgeranno fino alla classe prima della secondaria di I grado. La DaD diventa quindi al 100% per seconda e terza media, oltre per per i cinque anni delle superiori.

Nella zona rossa, secondo le prime anticipazioni, dovrebbero rientrare sicuramente Lombardia, Piemonte e Calabria, e con probabilità anche Alto Adige e Valle d’Aosta.

Sempre in merito alle scuole, nelle zone cd. arancioni e verdi l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza.

Concorso straordinario a rischio?

Dalle ultime indiscrezioni presenti sulla bozza del Dpcm, emerge che sarebbero sospesi tutti i concorsi pubblici per tutta la durata del decreto (fino al 3 dicembre) La domanda sorge spontanea: che ne sarà del concorso straordinario scuola secondaria?

La bozza del nuovo Dpcm riporta: E’ prevista la “sospensione dello svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all’esercizio delle professioni, a esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica ovvero in cui la commissione ritenga di procedere alla correzione delle prove scritte con collegamento da remoto, nonché ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario, ivi compresi, ove richiesti, gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo e di quelli per il personale della protezione civile“.

In base a quanto scritto su tale bozza, il concorso straordinario dovrebbe interrompersi per poi riprendere alla scadenza del Dpcm, dopo il 3 dicembre.

E’ chiaro che il condizionale è d’obbligo: è necessario attendere il testo definitivo del nuovo Dpcm per capire se davvero il concorso verrà sospeso.

Ad ogni modo, riteniamo che si tratterebbe di una sospensione momentanea, nel senso che i candidati che già hanno sostenuto le prove d’esame non dovrebbero avere alcun problema, mentre invece, chi non ha ancora sostenuto la prova del concorso, dovrebbe solo “spostare l’impegno”.

Risulta evidente che anche le prove preselettive dei concorsi ordinari per infanzia e primaria e per la scuola secondaria, previste subito dopo il concorso straordinario, in tale regime non potrebbero effettuarsi.

Nuovo Dpcm, obbligo di mascherina in scuole elementari e medie

da La Tecnica della Scuola

La mascherina sarà obbligatoria nelle scuole elementari e medie, anche in condizioni di staticità, quindi bambini e ragazzini dovranno indossarla anche seduti al banco.

A prevederlo è la bozza di DPCM nella parte riguardante le misure che saranno applicate a livello nazionale sull’intero territorio.

Restano comunque sempre esclusi i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.

L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, fatta eccezione per le Regioni ricomprese nella cd. zona rossa (scenario di massima gravità e livello di rischio alto) in cui le lezioni in presenza si svolgeranno fino alla classe prima della secondaria di I grado. La DaD diventa quindi al 100% per seconda e terza media, oltre per per i cinque anni delle superiori. Nella zona rossa, secondo le prime anticipazioni, dovrebbero rientrare sicuramente Lombardia, Piemonte e Calabria, e forse Alto Adige e Valle d’Aosta.

Sempre secondo la bozza, nelle Regioni appartenenti all’area a rischio massimo sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti n cui la stessa è consentita. Sarà consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

In tutta Italia è stato confermato il “coprifuoco” dalle 22 all 5, salvo motivate esigenze.

Il DPCM dovrebbe entrare in vigore giovedì 5 novembre ed avere efficacia fino al 3 dicembre.

LA BOZZA DEL DPCM

Nuovo Dpcm: Italia divisa per aree. Cosa cambierà da domani

da La Tecnica della Scuola

Poche ore al nuovo Dpcm che conterrà ulteriori restrizioni, già illustrate dal Premier Conte a Camera e Senato nella giornata di ieri, 2 novembre. Il Presidente del Consiglio dovrebbe firmare stasera, dopo l’incontro con le Regioni, e da domani saranno attive le nuove limitazioni.

Novità: le aree

I dati continuano a crescere significativamente, 28.244 nuovi casi e 353 morti nelle ultime 24 ore. La novità è rappresentata dalla divisione dell’Italia in zone. Ogni colore costituisce il livello di rischio.

La zona rossa, che prevede Lombardia, Piemonte e Calabria, subirà un lockdown parziale: chiusura di esercizi commerciali, parrucchieri ed estetisti, limitazioni negli spostamenti da e per le regioni “rosse” ma anche “arancione”. Aperte le industrie e le scuole fino alla prima media, il resto dad da casa.

La seconda area è, come accennato, quella arancionePuglia, Liguria, Campania e con ogni probabilità Veneto. Ristoranti chiusi tutto il giorno, dad a scuola solo alle superiori, parrucchieri e centri estetici salvi.

Infine ecco le regioni “verdi” ovvero dove il rischio è più basso, ma dove rimarranno le restrizioni base imposte dal Governo. Ne fanno parte tutte le aree rimanenti. Tra le limitazioni imposte, centri commerciali chiusi nei weekend, trasporto pubblico al 50%, cinema, teatri e musei chiusi. Spostamenti possibili solo tra regioni “verdi”.

Dunque solo per le aree rosse, quelle ad alto rischio, si rivivrà lo spettro di un nuovo lockdown, simile a quello dello scorso marzo. Qui potrebbe tornare l’autocertificazione, in particolare per gli spostamenti serali (dopo le 22) possibili solo per comprovati motivi lavorativi o di salute.

Covid, i presidi al Governo: “La scuola non può andare avanti con un Dpcm al giorno”

da La Tecnica della Scuola

Mentre si attendono le novità in merito al nuovo Dpcm, che sarà pubblicato nelle prossime ore, i dirigenti scolastici non ci stanno e attaccano il Governo sulle scelte che sta assumendo.

“Si sta andando alla cieca”

Ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus, Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi (ANP), fa il punto della situazione, critica a suo modo di vedere: “Sostanzialmente si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se l’obiettivo è la riduzione dei contagi siamo tutti d’accordo, ma deve essere chiaro che se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, questo prezzo molto elevato ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio, se così non è però dobbiamo capire qual è la ratio di questi provvedimenti”.

Secondo Giannelli, “la scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine perché ci vuole una settimana solo per pianificare tutto. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca”.

“I contagi vengono da fuori”

C’è poi da considerare l’aspetto dei contagi nelle scuole, sul quale non c’è al momento molta chiarezza: “È chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole. I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori“, dice Giannelli, che ribadisce: “bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi”.

“Evitiamo atteggiamenti da incoscienti”

Infine il numero uno di ANP si sofferma su alcuni atteggiamenti da evitare assolutamente, da parte delle famiglie: “È capitato che alcune famiglie in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Se ognuno cerca di andare avanti a spese del proprio simile calpestandolo ci indeboliamo tutti”.

Il difficile dialogo tra Azzolina e i sindacati

da Tuttoscuola

Come è andato l’incontro tra Lucia Azzolina e i sindacati della scuola? Bene secondo lei, male per i sindacati. Nel comunicato stampa diffuso dopo l’incontro  si legge che la ministra ha detto ai rappresentanti sindacali di aver lavorato “affinché la scuola potesse avere il suo peso robusto nella legge di bilancio: abbiamo 2,2 mld di spesa corrente e 1,5 di spesa in conto capitale per gli investimenti, risorse con cui si interverrà sul sostegno con un piano straordinario per incrementare i docenti, sull’edilizia scolastica e con cui si lavorerà per ridurre il sovraffollamento delle classi, per incrementare la digitalizzazione

Quanto alla gestione dell’emergenza sanitaria “abbiamo tutti passato l’estate a rendere le scuole più sicure”, ha sottolineato la ministra, ribadendo l’importanza di tenere aperta la scuola che “non è solo luogo di apprendimento, ma anche di socialità, luogo in cui si imparano regole e, in determinati territori, si viene sottratti alla strada. Togliere la scuola in presenza rischia di essere persino pericoloso”.

È stato questo l’unico punto sul quale si è verificata una assonanza di impostazione tra la Azzolina e i sindacati, ma in particolare con la Cgil, i cui rappresentanti – la vice segretaria generale della Cgil Gianna Fracassi e il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli – hanno esplicitamente sostenuto in un comunicato congiunto a commento della riunione che “il diritto all’istruzione non è garantito se non si riprende la scuola in presenza”. Una tesi sostenuta, nello stesso giorno, anche da Dario Missaglia, Presidente dell’Associazione Proteo Fare Sapere, vicinissima alla Flc Cgil (della quale in passato lo stesso Missaglia è stato segretario generale), che in un denso articolo lamenta “la povertà culturale di una politica che ha seppellito i valori di prossimità e il valore delle relazioni sociali”, ma riflette anche su “come rimettere a punto un percorso formativo così compromesso” invitando i docenti  a “iniziare un nuovo percorso verso una scuola capace di pensare e progettare il cambiamento profondo di cui ha bisogno”.

Per il resto la Cgil dà un giudizio molto critico sullo stato delle relazioni sindacali, sollecitando la creazione di un “luogo permanente di confronto da istituzionalizzare”.

Più problematica la posizione espressa da Cisl e Cisl scuola, che dopo aver affermato che “la scuola ha un ruolo fondamentale, è luogo di costruzione di legami sociali ed essere a scuola è un elemento essenziale per gli alunni e quindi occorre fare di tutto per tenere le scuole aperte”, aggiungono però che ciò deve essere fatto non a tutti i costi ma “nella garanzia della sicurezza e della salute di tutti”.

Aspro anche il commento di Pino Turi, segretario della Uil scuola, che però appare interessato, più che alla tematica della scuola in presenza, al versante della contrattazione e della legittimazione del ruolo del sindacato: “Le relazioni sindacali sono al lumicino. I pochi atti negoziali, come il protocollo sulla apertura delle scuole in presenza e in sicurezza, sono stati sostanzialmente disattesi”. A suo giudizio l’attuale ministro si è reso responsabile della “mancanza di dialogo e confronto, tanto da avere di fatto eliminato ogni forma vera di partecipazione sindacale”. Pertanto “noi continuiamo a dare la nostra disponibilità ma solo se si manifesta la volontà del ministro di cambiare registro e aprire una fase nuova delle relazioni sindacali”.