Ivalidità civile – Decesso del titolare – Diritto degli eredi

Ivalidità civile – Decesso del titolare – Diritto degli eredi

SuperAbile INAIL del 06/11/2020

I benefici economici concessi per invalidità civile non sono reversibili ai superstiti trattandosi di prestazioni assistenziali. 

Pertanto in caso di decesso dell’interessato, successivo al riconoscimento dell’invalidità,  la prestazione economica di cui era titolare non può essere corrisposta agli eredi, salvo il diritto di questi a percepire le quote già maturate alla data della morte (art. 12, comma 2, Legge 118/71).

A seguito di una legge di interpretazione autentica (art. unico, Legge 912/86) è stato stabilito che “gli eredi dell’invalido civile, deceduto successivamente al riconoscimento dell’invalidità … hanno diritto a percepire le quote di pensione già maturate dall’interessato alla data del decesso, anche se il decesso stesso sia intervenuto prima della deliberazione concessiva …”.

Si intende che la deliberazione stessa è comunque necessaria.

Eredi dell’invalido deceduto dopo l’accertamento sanitario
In caso che il decesso della persona invalida sia avvenuto in seguito all’accertamento sanitario e prima della liquidazione della prestazione economica, la pensione, assegno o indennità spettanti e i ratei maturati alla data della sua morte, saranno corrisposti agli eredi secondo le norme di successione.

Nel caso di più eredi i ratei potranno essere erogati anche ad uno solo di essi purché munito di delega (art. 4, Legge 15/68).

Nel caso che la persona invalida sia deceduta prima dell’accertamento sanitario
Se la morte del richiedente è avvenuta prima della visita medica per l’accertamento dell’invalidità civile, (ma successivamente alla presentazione della domanda per l’accertamento sanitario), gli eredi possono presentare formale istanza di riconoscimento d’invalidità alla competente commissione medica.
La procedura di accertamento potrà essere attivata soltanto in presenza di documentazione medica rilasciata da strutture pubbliche o convenzionate.
Detta documentazione dovrà essere tale da dimostrare in modo certo l’infermità o menomazione, in modo da poter consentire la formulazione di una diagnosi esatta (art. 1, comma 8, DPR 698/94).

L’art. 1, comma 8 del DPR n. 698/94 precisa che:
8. Nel caso di decesso del richiedente il riconoscimento dello status di invalido civile, di cieco civile o di sordomuto, relativo anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente regolamento, le commissioni mediche di cui al comma 1, possono, su formale istanza degli eredi, procedere all’accertamento sanitario esclusivamente in presenza di documentazione medica rilasciata da strutture pubbliche o convenzionate, in data antecedente al decesso, comprovanti, in modo certo, l’esistenza delle infermità e tali da consentire la formulazione di una esatta diagnosi ed un compiuto e motivato giudizio medico-legale.

RIFERIMENTI NORMATIVI
– Legge 30 marzo 1971, n. 118: “Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili” (G.U. 2 aprile 1971, n. 82);
 – Legge 13 dicembre 1986, n. 912:  Interpretazione autentica dell’articolo 12, ultimo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118, e dell’articolo 7, ultimo comma, della legge 26 maggio 1970, n. 381, in materia di quote di assegni o pensioni spettanti agli eredi di mutilati o invalidi civili e di sordomuti  (G.U. 30 dicembre 1986, n. 301);
– Decreto del Presidente della Repubblica, 21 settembre 1994, n. 698:   Regolamento recante norme sul riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici (G.U. 22 dicembre 1994, n. 298).

di Gabriela Maucci

TAVOLI NAZIONALI PERMANENTI E USO DELLE MASCHERINE

TAVOLI NAZIONALI PERMANENTI e CHIARIMENTI SULL’USO DELLE MASCHERINE A SCUOLA

Ieri 5 novembre e oggi 6 novembre l’ANP ha partecipato a due riunioni: 

  • La prima seduta del Tavolo nazionale permanente previsto dal Protocollo d’intesa per garantire la ripresa delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione del COVID-19 del 3 agosto 2020. La riunione si è svolta alla presenza di una rappresentanza del Ministero dell’Istruzione, del Ministero del Lavoro, del Comitato tecnico-scientifico, delle OO.SS. del Comparto e dell’Area istruzione e ricerca, degli Enti locali e delle Cooperative sociali che gestiscono i nidi, con lo scopo di raccogliere le criticità emerse in questa prima fase di attuazione del Protocollo; 
  • la seconda seduta del Tavolo nazionale permanente nazionale previsto dal Protocollo del 6 agosto 2020, alla presenza del Capo Dipartimento Dott.ssa Boda nonché dei rappresentanti del Ministero della Salute, del CTS e delle OO.SS. 

L’ANP ha rappresentato le criticità più rilevanti a carico delle scuole della fascia 0/6 e di quelle del primo e del secondo ciclo: 

  • il mancato rispetto, da parte dei DdP delle ASL e, talvolta, anche dei PLS/MMG, delle procedure stabilite dal Rapporto I.S.S. n. 58 del 21 agosto scorso, con conseguenti difficoltà gestionali dei DS, impegnati prevalentemente nel cercare di contattare ASL e poi dipendenti e studenti, compiti non di competenza delle scuole e che sottraggono ai colleghi forze e risorse che vanno invece finalizzate a garantire l’esercizio del diritto allo studio. Questi primi mesi hanno evidenziato la necessità dell’istituzione di una task force presso i presidi sanitari territoriali, dedicata al tracciamento dei contagi nelle scuole e al supporto alle stesse; 
  • la necessità di chiarimenti sulle attestazioni per la riammissione in classe degli studenti; 
  • l’obbligatorietà dell’uso della mascherina per la scuola in presenza e, in particolare, per quella del primo ciclo, in applicazione del DPCM del 3 novembre 2020; 
  • gli enormi ritardi nella nomina dei docenti a t.d. che hanno generato difficoltà a garantire l’intero tempo scuola in presenza, ingigantite dal divieto di sostituzione il primo giorno, dalla impossibilità di sopperire alle assenze con l’accorpamento di gruppi di alunni (per l’operare dei protocolli sicurezza), dalle sempre più numerose quarantene. Le indicazioni contenute nella Nota MI prot. n. 1934 del 26 ottobre scorso, peraltro, sono insufficienti e poco calzanti specialmente sulla realtà dell’infanzia tradizionalmente destinataria di minori risorse a valere sul cosiddetto organico di potenziamento. Difficile pensare poi che, anche solo nelle ore di compresenza con l’altro docente della sezione (posto che ve ne siano, data la necessità di articolare piccoli gruppi), quello in quarantena possa proficuamente effettuare la DDI ai propri piccoli alunni collegati da scuola; 
  • l’incapienza delle risorse relative all’ “organico Covid”, diramata da alcuni UU.SS.RR.: la sospensione delle nomine nelle regioni interessate genera per le scuole ulteriori difficoltà a garantire, attraverso il reclutamento di collaboratori scolastici aggiuntivi, quella maggiore attenzione alla pulizia dei locali che il Protocollo richiede; 
  • la necessità di aggiornare le indicazioni contenute nella nota prot. n. 1585 dell’11 settembre scorso sui lavoratori fragili alla luce di quanto previsto dall’art. 26, comma 1-bis, della Legge n. 126/2020; 
  • l’esigenza di condividere i dati relativi agli esiti dei monitoraggi effettuati dal MI e quelli riguardanti la tempistica per la consegna di banchi ed arredi: abbiamo rilevato che alcuni istituti comprensivi non hanno ancora ricevuto nulla di quanto richiesto mentre altre hanno dovuto respingere arredi inutilizzabili perché di dimensioni non corrispondenti a quelle necessarie; 
  • la gestione dei contratti dei supplenti incaricati sul posto di docenti dichiarati temporaneamente inidonei e collocati in malattia d’ufficio, i quali nella fase di sospensione delle attività didattiche in presenza chiedono la revisione del giudizio del medico competente e la facoltà di fornire la prestazione lavorativa da remoto; 
  • l’urgenza, oramai, improcrastinabile, di mettere in atto le procedure per la rilevazione dello stress lavoro-correlato dei dirigenti scolastici, così come previsto dal D. Lgs. 81/2008 e ribadito dal CCNL 2016-2018. 

Il Ministero, nel corso della riunione odierna, ha annunciato la calendarizzazione delle prossime riunioni dei tavoli regionali, in coordinamento con il Tavolo nazionale permanente, che sarà resa nota a breve a tutti gli Uffici scolastici regionali. 

L’ANP ha preso atto della comunicazione sottolineando l’importanza dell’interazione tra tavolo nazionale e tavoli regionali: solo questi ultimi, infatti, possono rilevare tempestivamente le criticità territoriali e provare a risolverle con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, anche con l’eventuale intervento del Tavolo nazionale permanente. L’utilità di tali strumenti è però condizionata dalla partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dai rappresentanti delle autorità sanitarie e degli assessorati regionali competenti, finora non sempre presenti. 

I rappresentanti del Ministero della Salute, sempre nel corso della riunione di oggi, hanno preso atto delle criticità rilevate rimandando anche alle circolari pubblicate negli ultimi mesi e hanno dichiarato il loro impegno per garantire la priorità per il personale scolastico nell’effettuazione dei test molecolari: a tal proposito, il Ministero ha sottoscritto un accordo con i MMG/PLS affinché i tamponi siano fatti negli ambulatori. Hanno anche sottolineato che si sta lavorando a un aggiornamento del Rapporto n. 58 dell’Istituto Superiore di Sanità del 21 agosto 2020 nel quale saranno precisate le disposizioni per le attestazioni di riammissione a scuola. 

Il Dott. Miozzo, coordinatore del CTS, ha innanzitutto evidenziato l’importanza di coinvolgere nei tavoli anche la Protezione civile. In riferimento all’uso della mascherina a scuola ha dichiarato che il CTS ha espresso consenso unanime per l’uso obbligatorio della mascherina durante tutte le attività scolastiche in presenza, anche con il distanziamento di 1 metro in contesto statico: la decisione è stata assunta in considerazione del fatto che in questo momento la curva epidemica è in preoccupante crescita e si rileva un rischio di contagio alto. Ha anche sottolineato che nei contesti sanitari, sicuramente più stressanti per l’integrità della mascherina chirurgica, la stessa viene cambiata ogni quattro ore. A scuola, quindi, tale tempistica potrà essere prevista solo per i docenti che dovessero svolgere attività didattica per più di quattro ore. Gli studenti, invece, potranno usare la medesima mascherina per l’intera giornata a scuola. Il coordinatore del CTS ha, infine, puntualizzato che i DPI a scuola possono anche essere di classe superiore a quelli previsti dai protocolli, ferma restando la necessità di valutazione da parte del medico competente e del RSPP in quanto, qualora si trattasse di DPI il cui uso presuppone una necessaria formazione specifica, se utilizzati male, potrebbero aumentare i rischi (come nel caso del filtrante facciale). 

La Dott.ssa Boda, infine, ha preannunciato che saranno convocati ulteriori incontri per affrontare altre tematiche e che le prossime sedute del Tavolo nazionale permanente saranno dedicate alle criticità rappresentate dai trasporti, dalla povertà educativa legata al periodo emergenziale e dai rapporti tra scuola e famiglia. 

L’ANP continuerà a tenere tempestivamente informati tutti i colleghi degli esiti di tali incontri garantendo loro il massimo supporto nella gestione di questo tormentato periodo emergenziale. 

Comunichiamo, infine, che distribuiremo a breve ai nostri iscritti un vademecum sulla nota MI n. 1990 del 5 novembre 2020, con allegato un fac-simile di integrazione alla direttiva per il DSGA. 

Mobilità, Accessibilità e Diritto allo Studio ai tempi del Covid-19

Università degli Studi di Milano-Bicocca
Venerdì 13 novembre 2020, ore 14.30
Auditorium Guido Martinotti – Ed. U12
Via Vizzola, 5 – Milano

Evento in live streaming

Mobilità, Accessibilità e Diritto allo Studio ai tempi del Covid-19

Il tema della mobilità e degli interventi a favore della sostenibilità sono strettamente intrecciati a questioni centrali per il mondo accademico: l’accessibilità alle sedi universitarie, come condizione primaria per la partecipazione e l’inclusione sociale, e il diritto allo studio.

La pandemia ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche su questi snodi del sistema universitario, accelerando alcune trasformazioni latenti che oggi risultano imprescindibili. 

Milano-Bicocca propone il 13 novembre alle ore 14.30 una discussione sulle prospettive future per il mondo accademico in tema di mobilità e sostenibilità, a partire dal libro “Università e governance della mobilità sostenibile”, di M. Colleoni e M. Rossetti (ed. FrancoAngeli, 2019).

Programma

Saluti istituzionali
Giovanna Iannantuoni, Rettrice di Milano-Bicocca

Intervengono
Matteo Colleoni (autore), delegato della Rettrice alla sostenibilità e coordinatore del GdL Mobilità della RUS
Massimiliano Rossetti (autore), Sustainability Specialist e referente operativo del GdL Mobilità della RUS

Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca
Andrea Gibelli, Presidente ASSTRA
Cino Bifulco, docente di ingegneria dei trasporti presso l’Università di Napoli Federico II e presidente della Società italiana docenti di trasporti.

Modera l’incontro
Stefania Battistini, giornalista TG1, Rai.

La partecipazione, libera e gratuita, avverrà tramite accesso alla diretta streaming disponibile alla pagina dedicata all’evento della sezione Bicocca per BookCity

DPCM: meglio tardi che mai

DPCM: meglio tardi che mai

di Gabriele Boselli

Pur con almeno venti giorni di ritardo e in misura ancor insufficiente, la decisione dell’ Indeciso è giunta. Certo, tentare di far ragionare l’ opposizione e quella neoDS che una Provvidenza distratta ha messo a capo del MIUR era un tentativo da espletarsi. Ma intanto il contagio si è esteso, si sono aggiunte diverse centinaia di sacrifici umani al dio Virus; un poco anche per l’ideologia della didattica in presenza fisica a ogni costo..

Probabilmente -fino a app Immuni e simini e vaccinazione obbligatorie estese-  le legioni infernali  dei virus infieriranno e riprenderanno in varie fasi a colpire. Insegnanti, bidelli e personale educativo della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di I grado, spesso di età piuttosto elevata e perciò candidati alle forme più gravi della malattia, in ambienti affollati e quasi sempre chiusi come le nostre classi continueranno a rischiare fortemente. Al loro ritorno a casa, i nonni -che spesso se i genitori lavorano hanno in custodia i bambini- correranno rischi più gravi data l’età.

Sarebbe stato meglio che tutta l’ Italia avesse visto una generalizzazione della didattica a distanza, comunque l’ultimo DPCM  è già qualcosa ed è sempre meglio tardi che mai. Penso tuttavia, ai fini di un ancor più deciso contrasto alla pandemia, che occorrerà ridurre anche l’esposizione al virus dei bambini delle scuole dell’  infanzia della primaria e delle “medie” e per essi, dei loro famigliari; questo sia in aula che nei trasporti. Certo le scuole -dispositivo diffusore principale insieme ai trasporti, agli ospedali e alle nostre permeabilissime carceri- non possono restare sempre chiuse, le loro funzioni affidate sempre all’educazione famigliare. Che fare allora?

Divenire Maestri: l’atto magistrale in-segna in qualsiasi circostanza. Essenzialmente si tratta di far comprendere al pubblico e ai (rari) insegnanti inconsapevoli che la didattica per via telematica, pur non essendo l’ideale se condotta in esclusiva non è comunque una didattica dell’ assenza, una didattica del nulla, una non-didattica. Oggi gran parte dei docenti colti dispone di una buona confidenza con  i mezzi materiali e immateriali dell’informatica e ha buone competenze  di metodologia. Quelli non colti o relazionalmente demotivati per nascita o sopravvenuto sfinimento, spesso arrivati alla cattedra per diritto di stagionatura in graduatorie infinite o solo per aver vinto nelle lotterie dei test,  non educano e non  insegnano comunque gran che, sia in contesti di presenza materiale sia elettronica.

I docenti colti, veri Maestri che hanno studiato e studiano molto e voglion bene ai ragazzi, già spendono buona parte del  tempo più a indirizzare i ragazzi a uno studio in autonomia che a svolgere mastodontici programmi e spiegare pesantissimi quanto spesso intonsi libri di testo.

Laddove la didattica venisse in parte o in toto svolta in presenza, sarebbe cosa pedagogicamente  e sanitariamente benemerita se fosse accompagnata da dimezzamento delle presenze in classe e degli orari di lezione per ciascun alunno. Dunque, riguardo al DPCM, meglio tardi e parzialmente che totalmente e mai; ma i prossimi DPCM dovrebbero essere più tempestivi e rigorosi.

Tutti i casi in cui la didattica resta in presenza

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Da oggi al 3 dicembre 4 milioni di studenti italiani tornano alle lezioni a distanza. Ma in poche e motivate eccezioni la scuola resta in presenza. A indicarle è una nota del ministero dell’Istruzione che fa il punto sulle novità introdotte dall’ultimo Dpcm del governo. Della “short list” fanno parte i “convittori”, i figli dei medici e del personale sanitario e i piccoli gruppi di alunni che faranno eventualmente compagnia ai ragazzi con disabilità o con bisogni educativi speciali. Oltre a quelli privi di Pc o tablet.

I convitti prima eccezione alla regola della Dad al 100%
Nel sottolineare che dal 6 novembre al 3 dicembre la didattica a distanza (Dad) al 100% sarà la regola per gli studenti delle superiori e, nelle zone rosse, per gli alunni di seconda e terza media, la nota a firma del capo dipartimento Istruzione, Max Bruschi, ricorda che anche in questa fase di passaggio dalle aule alle piattaforme web il «diritto allo studio» va assicurato comunque a tutti. Soffermandosi poi sui casi in cui le lezioni possono restare in presenza. A cominciare dai convitti. I «convittori e le convittrici potranno frequentare le attività didattiche in presenza nel caso in cui la scuola e il convitto siano posti nel medesimo edificio o in edifici contigui», specifica la circolare. Mentre i semi-convittori e le semi-convittrici passeranno alla Dad, o meglio alla didattica digitale integrata (Ddi) come si chiama adesso.

La scuola in carcere o in ospedale
L’insegnamento deve proseguire di persona anche per la scuola in ospedale o per i casi di istruzione domiciliare. Per i quali – prosegue viale Trastevere – «è auspicabile il proseguimento della didattica in presenza ove sia possibile garantirla, nello stretto rapporto con i medici e con le famiglie che caratterizza questa esperienza».Diverso è il caso delle sezioni caricerarie, specialmente minorili, dove le modalità didattiche vanno concordate con i direttori degli istituti penitenziari.

Lezioni in presenza a piccoli gruppi
Fermo restando che ai ragazzi con disabilità va garantita la frequenza in presenza, il ministero dell’Istruzione si raccomanda di arrivare a «un’inclusione scolastica “effettiva” e non solo formale, volta a “mantenere una relazione educativa che realizzi effettiva inclusione scolastica». Da qui la possibilità per i dirigenti scolastici di coinvolgere nelle lezioni in presenza un gruppo di allievi della classe di riferimento (a rotazione o sempre gli stessi) così da mantenere «quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua».

Alunni con Bes o senza Pc
Le singole scuole decideranno anche se garantire la frequenza in presenza anche agli alunni con altri bisogni educativi speciali, qualora «tali misure siano effettivamente determinanti per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte degli alunni coinvolti»; allo stesso modo, potranno prevedere misure analoghe anche con riferimento a situazioni di “digital divide” non altrimenti risolvibili. Per gli alunni senza Pc o tablet, dunque, le porte delle aule potrebbero restare aperte.

I figli di medici e operatori sanitari
Specifiche, espresse e motivate eccezioni potranno essere disposte anche per i figli del personale sanitario (medici, infermieri, operatori socio-sanitari o socio-assistenziali) direttamente impegnato nel contenimento della pandemia. Anche per loro la didattica potrà essere organizzata ancora in classe.

L’alternanza in presenza, gli organi collegiali no
Per un’attività che continuerà in presenza – i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, l’ex alternanza scuola-lavoro – purché vengano rispettate tutte le misure di sicurezza, ce n’è un’altra che va trasferita interamente online. Si tratta delle riunioni e degli organi collegiali che fino al 5 novembre potevano essere svolte anche in presenza. E adesso non più.

Tra zone gialle, rosse e arancioni da oggi a casa 4 milioni di studenti

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Quattro milioni di alunni delle scuole statali e paritarie (oltre il 47% dell’intera popolazione scolastica) da domani e per almeno un mese non andranno a scuola e parteciperanno alle lezioni in remoto da casa, come era successo questa primavera. I dati li fornisce Tuttoscuola, la quale spiega che in buona parte è la conseguenza di quanto disposto dal DPCM 3 novembre che, in via ordinaria, ha previsto per tutti gli studenti della secondaria di II grado (oltre 2,7 milioni) la didattica a distanza integrata non più al 75% dell’orario, come già disposto dal precedente DPCM del 24 ottobre, ma al 100%: tutti a casa collegati in Dad.
In aggiunta, per le regioni individuate in area rossa (Lombardia, Piemonte, Calabria Valle d’Aosta) la Dad si estenderà ad oltre 316 mila alunni del secondo e terzo anno della secondaria di I grado. Ci sono poi le ordinanze regionali di Campania e Puglia che hanno sospeso le attività in presenza, la Campania per tutti (poco meno di un milione di alunni) e la Puglia per mezzo milione di alunni del primo e del secondo ciclo.

La ripartizione territoriale
Sulla base dei diversi dispositivi nazionale e regionali e dei dati della popolazione scolastica dell’intero sistema integrato, Tuttoscuola ha elaborato un quadro generale per regioni, riferito ai diversi settori, che consente di rilevare in valori assoluti e percentuali il dato degli alunni in presenza e in remoto. Dopo la Campania e la Puglia (rispettivamente con il 100% e l’84% di alunni a casa), seguono con percentuali tra il 43 e il 47% la Calabria, il Piemonte e la Lombardia, le regioni dell’area rossa. In fondo a questa sorta di graduatoria regionale, con percentuali comprese tra il 31 e il 32% si trovano le tre regioni del Nord Est (Friuli, Emilia e Veneto).

Inapp: «Erasmus+, al via la settimana europea delle competenze professionali»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

I lockdown di alcuni stati europei e i timori legati al diffondersi della pandemia stanno rivoluzionando anche Erasmus+ che, nonostante tutto, va avanti ma in modalità virtuale. Per raccontare le novità e i successi di questo Programma dal 9 al 13 novembre l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Inapp ha organizzato una serie di incontri, conferenze e presentazioni delle migliori esperienze, tutte rigorosamente on line, nell’ambito della European Vocational Skills Week 2020, l’iniziativa lanciata nel 2016 dalla Commissione europea per far conoscere e valorizzare il potenziale dell’istruzione e della formazione professionale.

L’iniziativa
Il primo appuntamento, a cui parteciperà anche il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e che segnerà il via di altri seminari virtuali, è un webinar dedicato all’impatto del Programma Erasmus+ sulla VET: «Le indagini, i risultati e le buone pratiche». Non è un caso se una di queste best practice sia nella rosa dei tre finalisti al premio “European Funding for Excellence Awards – Erasmus+ Green dimension” e potrebbe vincere il prezioso riconoscimento il 13 novembre a Berlino durante la cerimonia di chiusura della EVSW 2020. Parliamo del progetto “FOREST4LIFE”, coordinato dall’I.I.S. “G. Baruffi” di Ceva (CN) e promosso da una rete di organismi con competenza nel settore forestale, nel monitoraggio, conservazione e gestione delle risorse forestali e agricole delle regioni di montagna.

«Con circa 43mila partecipanti alle esperienze di mobilità transnazionale realizzate dal 2014 ad oggi, l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Inapp conferma di aver raggiunto importanti risultati nel segmento istruzione e formazione professionale del programma – ha spiegato il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda – apportando, con alcuni dei progetti finanziati quest’anno, un contributo rilevante al tema della EWSK 2020 dedicata alle transizioni digitali e verdi, in linea con le priorità della Commissione Europea di uno European Green Deal, e di Digital Transformation nel suo duplice impatto, culturale e tecnologico. Due asset che serviranno anche a riprogettare il mondo e il mercato dopo la pandemia. Su quest’ultima bisogna essere chiari: la sicurezza e il diritto della salute vengono prima di ogni cosa ma Erasmus+ può andare avanti anche grazie al supporto delle nuove tecnologie, con un approccio blended alla mobilità, che vede la combinazione di un periodo di apprendimento virtuale e di un’esperienza di mobilità fisica all’estero che speriamo si possa realizzare terminata la fase emergenziale».

I numeri
Questo anno in particolare l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Inapp ha ricevuto un numero elevato di candidature progettuali: 425 per la mobilità individuale ai fini di apprendimento (registrando un incremento del 5% rispetto al 2019) e 247 candidature per l’azione Partenariati Strategici (con +28% rispetto all’anno precedente), a fronte di una dotazione finanziaria Erasmus+ disponibile per il 2020 di oltre 55 milioni di euro per l’ambito istruzione e formazione professionale. Se poi si prende in considerazione il settennato di programmazione che sta per concludersi, dal 2014 ad oggi sono stati 4.182 i progetti presentati in Italia per l’ambito istruzione e formazione professionale, in particolare 2.636 di Mobilità individuale ai fini di apprendimento (di cui 732 finanziati) e 1.546 di Partenariati Strategici (di cui 230 finanziati). Significativo è stato l’investimento della Commissione europea e degli Stati membri dell’UE che hanno messo a disposizione dell’Italia, nel periodo 2014-2020, una dotazione finanziaria Erasmus+ di circa 300 milioni di euro per l’ambito istruzione e formazione professionale.Si segnala infine che tra i paesi di destinazione delle esperienze di mobilità finanziate nel 2020, le mete più ambite da circa il 64% dei partecipanti riguardano il gruppo di paesi composto da Austria, Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Olanda, Portogallo e Spagna.

Da Facebook arriva «GetDigital», un aiuto per studenti e genitori

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

In un momento storico così delicato, dove tutti vivono sempre di più online, l’esigenza di conoscere e padroneggiare in modo corretto e sicuro gli strumenti del mondo digitale è imprescindibile. Ecco perché oggi Facebook ha deciso di lanciare anche in Italia “GetDigital”, un progetto internazionale nato per offrire approfondimenti, suggerimenti e risorse complete per aiutare genitori, insegnanti e giovani a sviluppare le competenze necessarie per diventare cittadini digitali consapevoli e responsabili e utilizzare tutti gli strumenti e le piattaforme web in modo corretto e sicuro.

I programmi di GetDigital
Si articolano su cinque temi chiave – Le Basi del digitale, Il Benessere, le Interazioni, l’Emancipazione e le Opportunità del Digitale – sviluppati in modo specifico per genitori, insegnanti (con tanto di corsi pronti per la didattica) e giovani. Si tratta dei fondamenti per aiutare a costruire competenze e abilità di cui i giovani hanno bisogno oggi per navigare nel mondo digitale in modo sicuro. Queste risorse sono state sviluppate da Facebook insieme a esperti internazionali del mondo digitale, che hanno collaborato per fornire strumenti validi, affidabili e supportati dalle più moderne ricerche applicabili a tutte le piattaforme online, non solo a quelle di Facebook. Tra i partner internazionali del progetto, spiccano colossi dell’istruzione mondiale come le Università di Harvard e Yale e organizzazioni come l’Unesco.

La partnership
Per il lancio italiano, Facebook ha deciso di collaborare con la Fondazione Carolina, nata per raccogliere la sfida di Paolo Picchio, il padre di Carolina, vittima di cyberbullismo che a 14 anni si è tolta la vita dopo aver lasciato un messaggio diventato iconico per tutti i suoi coetanei: «Le parole fanno più male delle botte». La missione della Onlus a lei dedicata è realizzare un futuro in cui la Rete sia un “luogo” sicuro per i bambini e gli adolescenti, riscoprendo il valore delle relazioni autentiche anche sui social. Attraverso attività di prevenzione, ricerca e supporto, la Fondazione aiuta i ragazzi che, sempre più in tenera età, si fanno del male tra loro usando internet in maniera distorta e inconsapevole.

I webinar
Grazie alla collaborazione con Fondazione Carolina, GetDigital offrirà anche delle occasioni di incontro con esperti che, nel corso di un ciclo di 6 webinar gratuiti, condivideranno consigli concreti e risponderanno a tutte le domande degli interessati. I webinar partiranno il prossimo 12 novembre e si terranno per sei settimane ogni giovedì dalle 18 alle 19.30 in diretta sulle Pagine Facebook di Fondazione Carolina e di Binario F di Facebook. Ecco il calendario per ogni appuntamento:
•Webinar 1 (12/11) – LA SPIANATA dell’educatore – Una riflessione concreta sui frutti dell’incoscienza e di un basso livello di responsabilità: dal cyberbullismo all’omofobia, dall’ hate speech al razzismo.
•Webinar 2 (19/11) – IL KIT DEL BUON INTERNAUTA – Come affrontare la mancata percezione dei rischi da parte dei più giovani nei riguardi di azioni illecite e illegali.
•Webinar 3 (26/11) – LA PALUDE delle Challenge – Dai selfie estremi alle sfide in Rete che mettono a rischio l’incolumità dei ragazzi.
•Webinar 4 (03/12) – IL VALICO dei giochi online – dalla dipendenza da gaming all’alienazione dei più giovani
•Webinar 5 (10/12) – Il GHIACCIAIO degli istinti – Come gestire la propria immagine intima online. A cosa può portare la trasgressione e il superamento dei limiti.
•Webinar 6 (17/12) – L’ISOLA CHE NON C’E’ – il tema della corresponsabilità per poter trasmettere dei veri messaggi educativi

Tra le scuole si diffonde il trend della «wooden education»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Ecologica, sostenibile, realizzata in legno e materiali naturali: ecco le caratteristiche della scuola del futuro secondo una recente ricerca americana del World Green Building Council pubblicata su CBS News. Basti pensare che nella città danese di Viborg sarà realizzato entro il 2023 un istituto all’aperto costruito interamente in legno e coerente con l’obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2. E ancora, sono state molteplici le realtà scolastiche internazionali a essere state nominate ai prestigiosi Wood Awards del 2019 per aver prediletto l’utilizzo di questo materiale: dalla King’s College School Wimbledon di Londra al Peter Hall Performing Arts Centre di Cambridge, fino ad arrivare al Maggie’s Cardiff dell’omonima città britannica. Uno scenario eco-friendly che ha ripercussioni anche sull’interazione con i più piccoli attraverso il trend didattico della “Wooden Education”, ovvero la sperimentazione di nuove forme di apprendimento che sfruttano le peculiarità del legno.

L’indagine internazionale
Secondo un’indagine dell’American Academy of Pediatrics, pubblicata su Psychology Today, infatti, i giocattoli realizzati con questo materiale favoriscono le interazioni sociali con i coetanei, accrescono la creatività e stimolano l’attenzione dei più piccoli. Un quadro positivo che si riflette anche sul benessere psico-fisico di studenti e insegnanti. Ma quali sono i benefici dell’utilizzo del legno all’interno delle scuole? Da una ricerca di Green Network è emerso come gli ambienti scolastici arredati in legno allevino stress e accrescano il buon umore, innescando delle risposte fisiologiche simili a quelle rilasciate dagli alberi in fiore durante la primavera. Inoltre, consentono ai più piccoli di sviluppare maggiore cura nei confronti della natura, aumentando la loro consapevolezza di un futuro sostenibile.

Il caso italiano
«La promozione della sostenibilità ambientale all’interno degli ambienti scolastici rappresenta uno dei temi caldi dei prossimi anni ed è per questo che rientra nelle caratteristiche fondamentali del nostro modello didattico – ha spiegato Eva Balducchi, co-fondatrice del Baby e Junior College di Monza – Di recente abbiamo stretto una partnership interessante con Orto Urbano che ha messo a disposizione della nostra scuola dei kit composti da tavoli e panche realizzati con pallet in legno per consentire ai più piccoli di cimentarsi in laboratori didattici all’aria aperta in uno splendido giardino. In questo modo i bambini si immergono in un habitat armonico in cui vivere la loro esperienza di apprendimento e imparano ad avere cura e rispetto dell’ambiente, ampliando i loro stimoli e migliorando il benessere psico-fisico».

I benefici per i bambini
L’importanza di apprendere e giocare a contatto con la natura come forma di stimolo per un atteggiamento green è un pensiero condiviso anche da una ricerca pubblicata su BBC News, da cui è emerso che il 54% dei bambini di fascia età compresa tra i 6 e i 10 anni ha migliorato il proprio rapporto con la natura grazie all’insegnamento all’aria aperta. E ancora, giocare con materiali composti in legno migliora la creatività e stimola le relazioni sociali con i coetanei nel 72% dei più piccoli secondo una ricerca dell’American Health Association pubblicata sul New York Times. Dati eloquenti che dimostrano come la “Wooden Education” sia una delle migliori forme di apprendimento da utilizzare nelle realtà scolastiche sia in spazi chiusi che all’aria aperta.«Il rapporto diretto con la natura e i giochi realizzati in legno e materiali naturali risultano fondamentali per la crescita psicologica dei bambini – ha spiegato Mariarosa Porro, esperta pedagogista – Grazie alla “Wooden Education” i più piccoli riescono a sviluppare aspetti primari della loro formazione e della loro personalità, stabilendo un legame diretto con l’ambiente esterno e vivendo esperienze dirette e concrete. Tutti i benefici di questo metodo educativo possono ritrovarsi anche nel semplice cortile della scuola o nei parchi in prossimità degli istituti. L’importante è che siano favorite le esperienze di apprendimento in grado di amplificare i processi cognitivi ed emotivi e fisici dei bambini, e tutte le esperienze che coinvolgono tutti i sensi del bambino che vengono stimolati dall’ambiente naturale come in nessun altro luogo».

«Rivoglio tutti in classe Ma su quale sarà la data non faccio pronostici»

da Corriere della sera

Intervista a Lucia Azzolina

Gianna Fregonara

Ministra Lucia Azzolina, da domani 2 milioni e mezzo di studenti delle scuole superiori fanno lezione da casa. Nelle zone rosse anche i ragazzi e le ragazze di seconda e terza media saranno in Dad. Non era possibile fare altrimenti?

«La situazione in tutta Europa è seria, le decisioni che abbiamo preso sono state difficili: persino lasciare le primarie e le secondarie di primo grado aperte nelle zone rosse non è stato semplice. C’era una cosa che ci stava a cuore: tutelare gli studenti più deboli. Ma per quanto mi riguarda potrò sentirmi sollevata soltanto quando tutti i miei studenti potranno tornare in classe».

Il 4 dicembre? O se ne riparla dopo Natale?

«Le lezioni del primo ciclo sono in presenza. E alle superiori i laboratori sono aperti e i ragazzi con bisogni educativi speciali possono andare in classe a piccoli gruppi. Per la riapertura non faccio pronostici, lavoro per limitare i disagi».

Come?

«Ho scritto agli uffici scolastici regionali chiedendo di continuare il lavoro di quest’estate con gli assessori per trovare soluzioni per i mezzi di trasporto».

Perché avete deciso di chiudere le seconde e terze medie nelle zone rosse? I ragazzi non vanno con i mezzi, le scuole sono vicine e gli studenti autonomi. A che cosa serve?

«Nelle zone rosse ci sono molte limitazioni per tutti, ma le scuole restano aperte fino alla prima secondaria di primo grado. Abbiamo pensato di garantire i bambini che hanno cominciato la nuova scuola, che sono passati dalla maestra ai professori. Tenere aperte le scuole nelle zone rosse è stato un risultato notevole».

Gli studenti delle medie in Dad faranno soltanto metà ore di lezione?

«Nelle linee guida per la Dad abbiamo scritto che devono fare almeno tre ore al giorno in modalità sincrona».

Cioè tutti insieme. E le altre?

«Ci sono tante sperimentazioni didattiche, gli insegnanti decideranno».

Francia, Gran Bretagna e Germania non hanno chiuso le scuole. Perché invece in Italia le scuole sono state a rischio dal primo giorno?

«In Italia, la scuola non è stata mai considerata nello stesso modo che negli altri Paesi. Ma noi abbiamo messo un paletto in questi giorni: la scuola non è meno importante delle altre attività».

Veramente prima i governatori hanno fatto un po’ come volevano, poi nel governo lei è apparsa isolata.

«È normale che ci si confronti: no, non mi sono sentita isolata. Anzi devo ringraziare il governo e il presidente del consiglio. Dal primo momento ho visto una grandissima sensibilità verso una scuola di qualità. Ora per la scuola è cambiata la musica, anche sugli investimenti. Non siamo più la Cenerentola del Paese».

Prima di decidere la Dad per le superiori avete parlato di dispersione scolastica, dei rischi di perdere un altro anno di scuola?

«Moltissimo, il problema della dispersione scolastica mi sta molto a cuore. Ne ho parlato anche con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: è una piaga soprattutto in alcune zone del Sud dove rischiamo di perdere per strada molti adolescenti. Ci sono realtà in cui i ragazzi se non vanno a scuola rischiano di non mangiare. Non tutti vivono in case grandi e accoglienti. Per questo ho provato in questi mesi a dare il più possibile libri, connessioni e device».

Concorso straordinario docenti, stop alle prove

da Corriere della sera
Il 60 per cento dei candidati ha già sostenuto la prova, che verrà corretta. Per gli altri se ne parla nel 2021

di Valentina Santarpia

Stop al concorso straordinario. Da giovedì 5 le prove sono sospese: troppo rischioso far muovere i candidati tra le regioni. Se ne riparla alla fine dell’emergenza. Formalmente le prove potrebbero riprendere dopo il 4 dicembre, data di scadenza delle norme contenute nel nuovo dpcm, ma non è detto – anzi è probabile – che le restrizioni vengano reiterate e dunque che se ne riparli nel 2021. Era stata la ministra Lucia Azzolina a volerlo fare a tutti i costi cominciando ad ottobre, contro il parere di una parte consistente della maggioranza e dei sindacati.

Prove valide

Dal ministero fanno sapere che chi ha già sostenuto le prove non deve preoccuparsi perché sono valide e saranno corrette a breve. Oggi, 4 novembre, ultimo giorno valido per le prove prima della sospensione, secondo le stime di Tuttoscuola, tra le classi di concorso salvate c’è la A28, Matematica e Scienze nella scuola secondaria di I grado, che prevede 3.145 posti a cui partecipano 5.559 candidati. Sul filo di lana si è salvata ieri anche la A22, Italiano Storia e Geografia, sempre per la secondaria di I grado, che prevede 3.798 posti con 6.571 candidati iscritti. Con oggi le classi di concorso che hanno già affrontato le prove scritte del concorso straordinario sono in tutto 60 su 114 in calendario, con 21.663 posti a bando (cioè 67,7% di tutti i 32mila posti previsti). Teoricamente i candidati iscritti a quelle prove erano 48.773, cioè il 75,5% dei 64.563 ammessi, ma per varie ragioni si stima che il 10-12% non si sia presentato alla prova. Poiché per tutte le classi di concorso straordinario che hanno affrontate le prove sono già state nominate le commissioni, le correzioni degli scritti sono già possibili da subito ad eccezione di quelle con un numero di candidati presenti allo scritto superiore a 500: in questo caso dovranno essere nominate dagli uffici scolastici regionali le sottocommissioni (una ogni 500 candidati in più presenti alla prova). Visto che, dopo la correzione delle prove (cinque quesiti a risposta aperta più una di inglese) non è previsto l’orale e che le nomine dei vincitori avverranno al 1° settembre 2021 (con retrodatazione giuridica al 1° settembre scorso), c’è tutto il tempo per concludere le procedure. Discorso diverso per le 54 prove sospese, legate alla scadenza del DPCM e alle eventuali nuove misure di restrizione che potrebbero essere attuate. Tra le prove sospese ci sono anche quelle relative al sostegno, previste per il 12 novembre: 4.069 posti per 1.404 candidati nella secondaria di I grado e 1.600 posti per 1.327 candidati nella secondaria di II grado.

Le «stranezze» e i picchi di ricerca la sera prima

Ma prima che termini, il concorso potrebbe finire nei «guai», oggetto cioè di ricorsi o addirittura di un’inchiesta, come sta succedendo al concorso per direttori dei servizi generali: è quanto segnala il senatore Mario Pittoni (Lega), che ha ravvisato «troppe coincidenze che riguardano picchi di ricerca notturni su Google riferiti a a parole chiave legate a quelle che poche ore dopo risultano essere le domande del concorso». «Stranezze- spiega Pittoni- che stiamo segnalando alla Polizia postale e alla Procura perché segnalerebbero fughe di informazioni che renderebbero nulla la validità delle prove: è successo anche la notte scorsa, prima dell’ultima prova di oggi», segnala il senatore. Un esempio? «Ieri, per la prova della classe A-045, gli argomenti disciplinari delle 5 domande hanno riguardato le rimanenze e il principio contabile OIC13, il bilancio sociale, i reatei e i sistemi di governance. Gli stessi argomenti che erano stati cercati insistentemente su Google nelle ore prima, segnala Pittoni. Dal ministero fanno sapere di aver fatto le verifiche dovute e che si tratterebbe di normali picchi legati alla «notte prima degli esami»: il concorso sarebbe blindato. Per Pittoni in ogni caso il concorso non doveva essere fatto: «Si dovrebbe assumere da graduatorie evitando rischi per la salute». Ma, una volta deciso per le prove, è necessario «verificare che sia tutto regolare» e, aggiunge, permettere ai settemila esclusi per motivi di quarantena o isolamento di partecipare a prove suppletive. «La ministra Azzolina aveva giustificato l’esclusione di chi non poteva partecipare per motivi indipendenti dalla sua volontà con la circolare della ministra della Pubblica amministrazione Dadone, per al quale è sempre valsa la regola dell’irripetibilità delle prove scritte a tutela del principio di par condicio dei candidati», spiega Pittoni. Ma in questo caso si tratta di un concorso straordinario, non ordinario: «cioè riservato a una particolari categoria, per cui precludere la suppletiva a chi non può partecipare per motivi legati alla pandemia significa togliergli la possibilità di stabilizzare la propria posizione lavorativa».

Nuovo Dpcm: per ATA lavoro agile, collaboratori scolastici in zone rosse a scuola solo per attività indifferibili

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Il ministero dell’Istruzione pubblica la nota 1990 del 5 novembre con le indicazioni per le scuole relative all’ultimo Dpcm del 3 novembre. Per il personale ATA si favorisce il lavoro agile, i collaboratori scolastici nelle zone rosse saranno a scuola solo per le attività indifferibili. Il nuovo Dpcm entra in vigore il 6 novembre ed è valido fino al 3 dicembre.

Assistenti amministrativi

Gli assistenti amministrativi svolgono la propria attività lavorativa, per quanto possibile, in modalità agile. Ogni dirigente pubblico “organizza il proprio ufficio assicurando, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale, lo svolgimento del lavoro agile nella percentuale più elevata possibile”. Agli assistenti amministrativi che rimangono in presenza, perché impegnati su attività non espletabili a distanza, si dispone quanto segue: “le pubbliche amministrazioni dispongono una differenziazione dell’orario di ingresso e di uscita del personale”.

Assistenti tecnici

Gli assistenti tecnici svolgono la propria attività lavorativa a supporto della didattica digitale integrata, della didattica di laboratorio e degli adempimenti connessi alla consegna di materiale tecnologico.

Collaboratori scolastici

I collaboratori scolastici, gli addetti alle aziende agrarie, i cuochi, gli infermieri o guardarobieri che non possano svolgere la propria attività a distanza, continueranno a prestare servizio in presenza.

Con il nuovo Dpcm sono tuttavia indicate anche delle zone rosse, ovvero Lombardia, Calabria, Piemonte, Valle d’Aosta, per cui le attività didattiche sono sospese dalla seconda media. Per queste zone si dispone che “i datori di lavoro pubblici limitino la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell’emergenza”.

Anno di prova 2020/21: ambiente Indire apre seconda settimana di novembre

da OrizzonteScuola

Di redazione

L’USR Lombardia (AT Lecco)  rende noto che è online il portale pubblico“neoassunti.indire.it”per il supporto all’anno di formazione e prova per i docenti neoassunti e con passaggio di ruolo e per docenti che devono completare il percorso annuale FIT.

L’accesso alla piattaforma che ospiterà la documentazione dei docenti sarà invece possibile dopo la prima settimana di novembre. Da quel momento, i nuovi docenti potranno iniziare il loro lavoro, accedendo all’ambiente online attraverso le loro credenziali SPID o SIDI.

L’ambiente online dedicato ai tutor sarà invece disponibile, come ogni anno, a partire dalla primavera 2021.

avviso

Concorso DSGA, nessuno stop alle prove. Altre assunzioni entro il 31 dicembre

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il concorso DSGA prosegue regolarmente e le prove ancora non svolte possono essere espletate. Il Ministero lo ha chiarito nella nota del 4 novembre 2020 “Le procedure del concorso per Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi
proseguono regolarmente.”

Ricordiamo che il DL Agosto, approvato in via definitiva il 12 ottobre alla Camera ha introdotto delle novità nelle modalità di reclutamento del personale DSGA , risultato vincitore o idoneo del concorso indetto con pubblicazione in GU del 21 dicembre 2018 e dal quale, già nell’anno scolastico 2020/21, sono state avviate le prime assunzioni.

Altre assunzioni entro il 31 dicembre 2020

Il DL agosto prevede che nelle regioni in cui la graduatoria di merito dei vincitori del concorso per DSGA del 2018 non è intervenuta entro il 31 agosto 2020, i vincitori potranno essere immessi in ruolo anche successivamente, comunque entro il 31 dicembre 2020.

Aumenta la quota di idonei

Viene poi estesa dal 30% al 50% la quota di idonei da poter assumere

Assunzione con call veloce

E dal prossimo anno scolastico anche per vincitori e idonei del concorso DSGA sarà possibile utilizzare un meccanismo simile a quello della chiamata veloce utilizzata questa estate per i docenti.

Ricordiamo che, al pari degli insegnanti, i DSGA neoassunti hanno il vincolo di permanenza per cinque anni nella sede di prima nomina.

Dpcm 3 novembre, in presenza anche i figli del personale sanitario

da La Tecnica della Scuola

Nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario (medici, infermieri, OSS, OSA…), direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell’età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza.

Lo dice il Ministero dell’Istruzione, nella nota pubblicata dal capo dipartimento Marco Bruschi, per illustrare le misure contenute nel Dpcm 3 novembre.

Ricordiamo, infatti, che nonostante la sospensione delle attività didattiche in presenza nelle scuole superiori (e nelle classi II e III delle medie nelle zone rosse), ci sono delle situazioni in cui la scuola deve comunque garantire la presenza degli studenti a scuola. Si tratta, in particolare, delle esercitazioni pratiche nell’ambito delle attività di lavoratorio, e inoltre degli alunni con disabilità o BES.

A queste, con la nota in commento il M.I. aggiunge anche i figli di personale sanitario o impiegato in altri servizi pubblici essenziali, che quindi potranno richiedere alla scuola la possibilità che i figli vadano in presenza. La richiesta dovrà essere motivata. Il Dirigente scolastico terrà conto anche dell’età anagrafica dei ragazzi: quindi, ad esempio, nelle regioni rosse (Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta), in cui la DaD è stata attivata al 100% anche per le classi II e III delle scuole secondarie di I grado, il personale in questione potrà avanzare richiesta di frequenza in presenza per i propri figli.

Ad ogni modo, per tutti gli studenti che andranno a scuola, dovrà essere garantito comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.