La valutazione nella scuola primaria

La valutazione nella scuola primaria

di Stefano Stefanel

La valutazione nella Scuola primaria, in applicazione della legge n° 41 del 6 giugno 2020, trova oggi un suo completo indirizzo attraverso l’emanazione del Decreto Ministeriale n° 172 del 4 dicembre 2020, a cui sono state allegate le Linee guida per la formulazione dei giudizi descrittivi nella valutazione periodica e finale della scuola primaria” e la nota del Capo dipartimento Marco Bruschi (n° 2158 del 4 dicembre 2020). A questi documenti va aggiunto il parere favorevole del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione del 2 dicembre 2020, le cui proposte correttive hanno trovato ampio spazio nei documenti emanati.

Poiché questo passaggio normativo e progettuale è molto importante ed interessante, credo sia necessario che le scuole non sottovalutino alcune questioni, che si aprono attraverso questi documenti, e non cerchino frettolosi aggiustamenti a fronte di un percorso formativo e progettuale, che i documenti sopra citati impongono. Il documento emanato il 4 dicembre è un documento che nel corso del suo iter di approvazione è mutato in alcuni punti, conservando l’interessante impianto generale. E questo già dice molto sulla delicatezza del passaggio dai voti numerici ai giudizi descrittivi nelle scuole primarie.

Ci sono però delle cose da fare, in modo piuttosto urgente, ed è il motivo per cui intervengo oggi:

  • gli Istituti comprensivi devono coinvolgere, in questo importante passaggio formativo e normativa (il passaggio della Scuola primaria dai voti ai giudizi descrittivi “molti anni dopo”), sia le Scuole dell’infanzia, sia le Scuole secondarie di primo grado: non è possibile lasciar  progettare in solitudine  uno dei tre segmenti degli Istituti comprensivi, visto che il processo di valutazione è solo una parte di quello verticale di apprendimento e non una gamba autonoma a sé stante;
  • il lavoro svolto dalle Scuola primarie deve trasmettersi anche alle Scuole secondarie di primo e secondo grado, che non possono ritenersi escluse da un processo di valutazione che per 8 anni nella vita di uno studente (Scuola dell’infanzia e Scuola primaria) avviene senza voti;
  • le scuole devono evitare di collegare la valutazione descrittiva finale degli apprendimenti a valutazioni informali o formali numeriche in corso d’anno scolastico.

ALCUNI PERICOLI

L’impostazione data alla valutazione della Scuola primaria dai documenti ministeriali contiene anche dei grossi rischi, laddove la sua applicazione sarà meccanica e non progettualmente definita. Il primo è quello di trasferire la scala numerica precedente in una nuova scala dello stesso tipo, anche se letterale. Nella scuola primaria finora si usavano, di fatto, solo cinque voti: 6,7,8,9,10.

Il rischio, evidente, è di trasformare i numeri in parole:

6In via di prima acquisizione
7Base
8Intermedio
9-10Avanzato

Un altro rischio è quello che nasce dalla richiesta di valutare tutte le discipline previste dalla Indicazioni  Nazionali, continuando nella strada della secondarizzazione della scuola primaria, purtroppo in atto in molte Scuole primarie del sistema scolastico nazionale.  Credo che questa avrebbe potuto essere la volta per mettere a sistema anche una possibilità esplicita di valutare per aree e non per discipline. Leggendo i documenti ministeriali, ma anche il DPR 275/99 e le Indicazioni Nazionali, a mio parere, questa possibilità c’è già ora. Ma credo sia troppo implicita e fortemente legata alla forza progettuale degli Istituti comprensivi, spesso più favorevoli a ricevere ordini precisi, piuttosto che Linee di indirizzo.

Credo, inoltre, che alcune discipline meriterebbero valutazioni scollegate dal livello di apprendimento. Faccio solo un paio di brevi esempi:

MusicaRiesce a seguire il tempo musicaleSa cantare o suonare in coroLegge lo spartito (qui va bene avanzato, intermedio, base, ad esempio)Riconosce brani musicali al solo ascolto
Corpo, movimento, sportHa ottime capacità condizionaliE’ molto armonico ed equilibrato nei movimentiConosce e pratica un’attività sportivaIl gesto sportivo è ben integrato con la sua crescita fisica

LO SPAZIO LUNGO DELLA RIFLESSIONE

            I documenti ministeriali nell’ambito del processo di valutazione degli apprendimenti, del comportamento e dell’educazione civica, richiedono alle Scuole primarie una riflessione molto profonda, che deve essere ampliata con i contributi delle Scuole dell’infanzia e delle Scuole secondarie (di primo e secondo grado). Credo,ad esempio, che nelle Scuole del secondo ciclo ci sia un forte deficit di competenze valutative attraverso un utilizzo spesso molto autoreferenziale e poco scientifico di misurazioni di prodotti troppe volte privi di valore probante (compiti in classe e interrogazioni).

            Sarà compito, però, degli Istituti comprensivi coinvolgere nella riflessione tutto il sistema dell’istruzione, collegando la valutazione degli apprendimenti nel quinquennio cruciale della crescita formativa e culturale di una persona con procedure virtuose che legano l’euristica della ricerca alla chiarezza della progettazione.

            I documenti ministeriali non possono essere semplicemente applicati, ma devono trovare spazio di riflessione, laddove tre saranno i soggetti che devono riflettere:

  • il dirigente scolastico che deve guidare il processo di formazione e il progetto della scuola che dirige;
  • il docente di scuola primaria che deve comprendere le gradi innovazioni introdotte;
  • il collegio docenti (dell’Istituto comprensivo) che deve collegare i tre ordinamenti di cui è composto in un unico progetto verticale di valutazione.

Solo la forza progettuale degli Istituti comprensivi potrà aprire gli spazi necessari a penetrare il secondo ciclo dell’istruzione e a scardinare quello che spesso diventa un coacervo di misurazioni atte a produrre soprattutto dispersione.

Importante è anche che lo spazio che verrà dedicato alla ricerca, alla valutazione, all’innovazione sia uno spazio aperto a cui vengono concessi tempi lunghi. Un errore non da poco sarebbe quello di  approvare in fretta e furia nuovi documenti e integrazioni al PTOF e poi lasciare tutto fermo per i prossimi dieci anni, trasformando l’azione di giudizio in una nuova docimologia “narrativa”.

La ricerca azione, il confronto con le famiglie, l’integrazione verticale di sistemi di valutazione molto diversi tra loro (Scuola dell’infanzia: osservazione e certificazione; Scuola primaria: osservazione e valutazione; Scuola secondaria di primo grado: misurazione disciplinare e valutazione docimologica) richiedono molto tempo e possibilità di agire per prove ed errore e per scambi culturali. Fermarsi alla forma porta ai rischi di secondarizzazione di cui ho parlato sopra e ciò costituisce l’elemento più pericoloso per la crescita dei nostri studenti, che devono partire da campi d’esperienza per arrivare alle discipline e alle specializzazioni dopo un lungo periodo di studio primario.

Credo sarebbe importante nascesse una fase formativa in cui le Scuole del secondo ciclo apprendessero veramente la complessità degli Istituti comprensivi e le che gli Istituti comprensivi studiassero Le linee guida degli Istituti tecnici e professionali e le Indicazioni Nazionali dei Licei, al fine di comprendere come la nuova organizzazione dell’esame di stato del secondo ciclo (e spero anche del primo ciclo con una trasformazione del vecchio esame con 6 prove in pochi giorni in un’unica prova così come avvenuto nel giugno di quest’anno) sia molto vicina ai documenti appena emanati sulla valutazione nelle scuole primarie.

La valutazione non è una gamba a sé stante della scuola, ma solo un elemento fondamentale che concorre alla crescita dell’albero dell’apprendimento. In tutto questo bisogna agire personalizzando i percorsi di apprendimento, ma anche comprendendo in che modo legare la personalizzazione alla cittadinanza che le scuole primarie devono garantire a tutti gli studenti. E qui sarebbe bello nascesse un legame tra Scuola primaria e Istituti professionali sul concetto di personalizzazione dei percorsi di apprendimento.

Ci sono rischi e opportunità: è il momento di riflettere non di applicare.

VACCINI GENETICI

VACCINI GENETICI
Il Vaccino Genetico e fondamentalmente diverso dal Vaccino Tradizionale

di Paolo Manzelli

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L storia della vaccinazione inizia nel 1786 con Edvard Jenner medico di campagna Inglese che estrasse una parte di batteri da una pustola di Vaiolo e la inietto in un bambino di 8 anni che dopo un poco di febbre e dolori rimase immunizzato da Vaiolo – vedi breve storia dei vaccini –http://www.studiomedicodestefanis.it/Vaccini/VacciniE.htm

Tutti i Vaccini storicamente di successo hanno creato immunita’ specifica da varie tipologie di batteri con il metodo di attenuare la virulenza del Batterio e inocularlo nel paziente per attivarne preventivamente la emissione di anticorpi prodotti dal sistema immunitario naturale Umano –

I Virus sono ben diversi dai Batteri in quanto i Virus non si riproducono autonomamente come i batteri perche’ NoN sono  Viventi , cio’ in quanto per riprodursi debbono utilizzare il sistema di riproduzione proprio di altri esseri viventi-

I virus si diffondono nell’ aria e dopo aver infestato qualche essere vivente, compreso l’ uomo , accelerano il loro contagio infettivo in specialmodo in occasione di assembramenti umani che facilitano la probabilita’ di contatto tra uomini e virus .

I Virus come il Sars.Cov2. “mutano”proprio per ricercare le migliori condizioni di diffusione infettiva , ed in particolare il Virus Pandemico, che provoca la malattia Covid-19 , a tale scopo decora il contenitore del RNA Virale, con una Corona di Proteine “SpiKe”,le quali funzionano come “ganci da pesca” per infettare le cellule Umane.

La frequente “mutazione” del Virus Sars.Cov.2. non permette di utilizzare, la classica metodologia di Attenuazione della vitalita dei batteri, per realizzare Vaccini Tradizionali ed attivare la immunita’ specifica –

Pertanto utilizzando degli avanzamenti di “Ingegneria Genetica” si crea una nuova Metodologia  per la produzione di Vaccini , cosi che  NoN è direttamente orientata a stimolare la produzione di “ anticorpi”  per combattere il Virus Sars.Cov.2. ma invece è finalizzata a produrre  una risposta immunitaria specifica per degradare la proteina Spike. che cosi’  viene è considerata come una “Tossina” , principale responsabile della diffusione della infettivita’ della malattia COVID.19.

La strategia utilizzata dai “Nuovi Vaccini Genetici” sia della Pfizer o Moderna in Usa o della Astra-Zenica in Europa, (che genericamente mantengono il nome di Vaccini ) è totalmente diversa da quella dei Vaccini ben noti della storia delle vaccinazioni i quali hanno attivato la immunita’preferenzialmente  contro la infezione da Batteri .

Infatti la Ricerca dei “ Vaccini Genetici “ è basata su la capacita della Ingegneria Genetica di selezionare al computer le molteplici combinazioni di “RNA -Virtuali” ritenuti capaci di inserirsi nel sistema Cellulare Umano di Produzione di Proteine (il RIBOSOMA) per produrre un “fac-simile” della Proteina Spike. la quale permane capace di attivare la naturale risposta Immunitaria finalizzata a degradare la Prroteina Spike della Corona del virus Sars.Cov.2.

http://www.caosmanagement.it/824-tamponi-anticorpi-vaccini

Questo Strattagemma , che richiama la antica mitologia del “Cavallo di Troia” , in verita’ pone seri problemi di rischio ed anche di attenzione Bioetica, proprio in quanto il “Vaccino Genetico” inietta un “RNA –Virtuale” molto instabile nelle nostre cellule, per fare in modo che il <Ribosoma Umano> vada a produrre la “Proteina Trans-genica” Spike che mai il “Ribosoma Umano” si sarebbe trovato a produrre naturalmente .

https://www.chimica-online.it/biologia/ribosomi.htm

Gli Organismi Transgenici sono quelli che per tramite operazioni di Ingegneria Genetica producono elementi estranei alai propri Geni  , cosi che gli organismi transgenici spesso vengono indicati come (OGM) Organismi Geneticamente Modificati –

Pertanto la Innovazione del ” Vaccini Genetici” basati su la inoculazione di RNA –Virtuale , selezionato dalle molteplici combinazioni possibili viene sperimentato prima in provetta e poi su “volontari umani” , lascia molti dubbi sui “rischi a lungo termine” che possono degenerare permanentemente  la salute come conseguenza  dell’ alterare la capacita del “Ribosoma Umano” nel produrre la Proteina Transgenica Spike .

Sinceramente la condizione di emergenza e di paura di ammalarsi da Covid.19 , ha creato una attesa sociale elevata che induce la richiesta di risolvere in fretta la Pandemia da Sars-Cov.2. , ricorrendo ad un qualsiasi vaccino descritto come sicuro ed efficace. Tale pressione sociale indotta dalla speranza di liberarsi dalla Paura  della Pandemia Covid.19 , ha ridotto ad estrema brevita’ la Sperimentazione Clinica di questo tipo di “Vaccini Genetici ” ed inoltre NoN  ha reso possibile uno studio responsabile di prevenzione dalle controindicazioni indotte dal rischio a breve e lungo termine prodotto dalla alterazione transgenica del sistema di  produzione della Proteina Spike- da parte dell’ Uomo.

Pertanto siamo arrivati al punto che membri dello stesso “Cominato Bioetico Italiano” , indica a priori come “Bene Sociale” la produzione di questi “Vaccini Genetici” fino a suggerirne la “Obbligatorieta”pur senza favorire una cosciente riflessione basata su principi di conoscenza diffusa di Bioetica e Bio-giurisdizione assicurativa vaccinale.

https://quifinanza.it/…/covid-comitato-bioetica…/438132/

NON FACCIAMO ERRORI ED OMISSIONI


Ricordiamo che diversamente dai batteri i quali si riproducono per scissione ( Suddivisione di batteri identici  ) i Virus NON sono capaci di riprodursi se non infestando un essere vivente , utilizzando IN PRESTITO il loro sistema di riproduzione .

I virus per cercare l’ospite più adatto “Mutano”con rapidità a seconda delle condizioni Epigenetiche .

https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=134304 ; ¸ https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=138606

Questa rapida “Mutazione”  è  la ragione per cui NoN si riesce a fare un vaccino anti virus Sars.Cov.2.

Si ritiene pertanto più stabile alla mutazione la proteina Spyke della corazza esterna del Virus corona che funzione come // artiglio //per agganciare le nostre cellule .

Pertanto si realizzano “Vaccini Genetici”  che non sono specificatamente contro il corona virus Sars.Cov.2 per la prevenzione della malattia infettiva Covid.19 , ma invece  si producono Vaccini geneticamente progettati a //m.RNA Virtuale // i quali inoculati fanno produrre a noi Uomini e Donne  il facc-simile della proteina Spyke- Transgenica che attiva gli anticorpi che sono specifici per riconoscere e degradare la Proteina Spike del virus Sars.Cov.2.

Pertanto  chi sarà vaccinato dai “Vaccini Genetici” anti .Spikes,  se malato , potra ancora infettare da Sars.Cov.2 ma con minore diffusione . Ciò avverra fino a quando non sara vaccinato almeno 80% delle persone così da attivare la cosi detta  <Protezione di Gregge> contro la malattia Covid.19 .

E logico prevedere che per vaccinare l.80 % della popolazione con Vaccini Genetici a RNA-Virtuale , ci vorrà almeno tutto l.anno 2021 . Pertanto ,se tutto andra’bene, non usciremo dalla Pandemia Covid.19 prima dell.anno 2022.

Cio’ malgrado  EGOCREANET –Cluster (. NGO di volontariato Culturale e Scientifico in Firenze),  in stretta Collaborazione con ALFASSA (www.alfassa.net) , avviera un progetto di ampia discussione formativa, finalizzata a elevare la conoscenza sulla innovazione biologica e bioetica della vita contemporaneamente vissuta allo scopo di valorizzare la crescita della responsabilita’ politica e sociale ai fini di un generale perseguimento effettivo del “Bene Comune”.

Paolo Manzelli
Docente di Chimica-Fisica della Universita di Firenze , Presidente e Coordinatore del Cluster di volontariato Scientifico e Cuturale

Il Maestro ci è presente anche quando è distante

Il Maestro ci è presente anche quando è distante

di Gabriele Boselli

Lavoro a distanza, monete virtuali, musica in streaming,  guida autonoma, domotica, ingegneria genomica, 5G, Playstation 5…..  Inevitabile (ma perchè evitarlo?) l’espandersi dell’immateriale anche nei vissuti. La materia è solo uno degli stati dell’essere; siamo in perenne evoluzione entro un campo di relazioni, quantistiche direbbero i fisici.Virus o non virus, le nuove condizioni biologiche, sociali e tecnologiche dell’esistere fanno si che un’altra forma, di umanità e di scuola, si stia evolvendo.

Come è venuto emergendo anche dal recente convegno di Bergamo, il mondo dell’educazione e dell’istruzione evochi  nelle donne e negli uomini di ogni età la capacità di percorrere le nuvole dell’ immateriale. Grazie a dei Maestri. I Maestri sono presenti pur se distanti nel tempo e nello spazio. Se invece non sono Maestri, i “prof” hanno voglia ad agitarsi….

Distanza dalla ragion conforme, specie quando è presente un prof.

 Da studente presso l’Istituto Magistrale di Forlimpopoli abitavo spesso nell’altrove, anche quando di fronte a me un professore si agitava cercando di insegnar qualcosa. Mentre quello parlava mi indirizzavo altrove, costruivo teorie strampalate (non ho mai perso il vizio) a spiegazione dei fenomeni e dei testi che non comprendevo, poichè mi risultava meno noioso e faticoso inventare che cercar di capire cosa veramente significassero. Anche per questo un anno venni bocciato. Scrivevo alle ragazze, in italiano e in latino, poesie che spesso le destinatarie non avrebbero nemmeno letto. Leggevo sottobanco i libri che mi piacevano mangiucchiando lentamente i numerosi panini portati da casa. Perfino alcuni libri di testo risultavano interessanti se letti sottobanco mentre il prof dissertava d’altro. E poi oggi si stigmatizzano i ragazzi che durante le lezioni trafficano con gli smartphone.

Ma quando in cattedra sedeva un Maestro, o una Maestra, ascoltavo. Ascoltavo, almeno per qualche minuto, sinchè l’onda di quelle parole ne accendeva in me altre, innescava processi di concettualizzazione autoalimentanti. Ascoltavo la musica di quelle parole, le note che suonavano fluide, gli accordi, i ritorni. Godevo del gioco del concetto, evitandone il più possibile la fatica. Gli spazi più rarefatti, i silenzi che mi aprivano a divergenti generazioni d’idee senza un contenuto preciso, determinato. Mi aprivano all’indeterminato. Mi sollecitavano obiezioni, ben accolte dai compagni poiché riducevano il tempo delle interrogazioni.  Quelle Presenze presenti, ma pure quelle assenti m’in-segnano ancora, rispettosamente, con i loro pieni e i loro vuoti.

Presenza dei corpi e dis-trazione come trazione ad altro

Presenza è, materialmente o immaterialmente, presenza di-a, requisito di comunanza, partecipazione, immediatezza dell’intuizione. Un assente può essere presente e un presente con il corpo assente. La presenza significante opera attraversando o evitando rapporti spaziali e temporali tra i corpi e tra i cuori; opera ugualmente anche attraverso i disturbi e i silenzi. E’ denotativa e denotata dai luoghi,  dalle voci, dalla luce che viene dalle finestre dell’aula. La Presenza si fa presente attivando -se l’insegnante è anche un Maestro-  circolarità di concetti ed emozioni.

Ogni presenza, anche solo elettronica, è fisica. Presenza fisica corporea è qualcosa che non si attiva con un doppio clic e non si cancella con un clic. E’ già li, sta,  senza bisogno di accensione di un apparecchio.  Non si può eludere del tutto una presenza sostenuta da un corpoanche se certo, per cogliere autenticamente ovvero autonomamente qualsiasi tipo di presenza occorre un poco o un tanto di epochè, di messa in parentesi.  La presenza di un insegnante/Maestro, di uno che abbia qualcosa da dire e da dare forza le iperdifese psicologiche, riduce la distanza che ordinariamente intercorre tra un soggetto e un altro. E’ più facile con una persona in carne ed ossa per il suo non-esser-cosa laddove la cosalità della presenza elettronica lascia nella didattica ampi spazi alla dis-trazione; molto di più, certamente rispetto alla soggettualità di quella corporea-

Ne discutevo già allora con i compagni: assistere a una lezione in presenza di un  Maestro e non di un prof quando questi è  presente a se stesso e agli alunnicomporta curvature dell’intenzionalità, nuove aperture verso il conoscere. Si creano occasioni per un’originaria apertura all’essere.  L’alunno è colui per il quale un mondo viene dischiuso; toccherà a  lui aprire l’uscio, se crede. Nella Presenza sia corporea che incorporea la presenza appare spazializzandosi,  temporalizzandosi, mondanizzandosi,  co-esistendo. Presenza didattica è entrare con ogni spettro di presenza fisica entro l’orizzonte, essere visti e non solo guardati. Il vedere di una persona non è un’attivazione di OLED, una cosa. Importante che sia una presenza evocativa, non sintagmatica, che lasci spazio negli alunni per originarie produzioni di pensiero, Succede quando i “prof” sono Maestri, ovvero capaci di pensare in proprio, quale che sia lo strumento elettronico usato.

Il di-stare dell’ hardware

Nell’atmosfera rarefatta e sterilizzata di questi ultimi mesi quasi ogni tipo di relazione è stata fisicamente  caratterizzata dalla distanza. Tranne che al supermercato e in casa, abbiamo interagito a metri o migliaia di chilometri di distanza intercorporea: Lavoro a distanza tramite robotica avanzata, monete virtuali, musica in streaming, 5G, guida autonoma, domotica, Playstation 5, home banking e, per miliardi di alunni e insegnanti, forme didattiche distanziate. I mesi (o gli anni?) del coronavirus saranno ricordati come la stagione della distanza tra i corpi e della sospensione – e spesso della fine- degli amori clandestini. Distanza allora come inter-vallo,  fossato che separa tra un lato e l’altro il vallum.  Ma distanza è anche spazio di garanzia e di difesa dall’omologazione. Mentre la presenza nell’immediato tenta a una costituzione ontologica regionale dei fenomeni e dei concetti, nella distanza si approda più facilmente alla considerazione della natura degli enti, quella in cui anche l’uomo è una “cosa del mondo”.

Dopo mezzo secolo sono tornato da ispettore nelle aule dell’istituto magistrale che mi avevano visto alunno. Lì mi hanno raggiunto le parole perdute.

Con le scuole chiuse più diseguaglianze tra gli studenti italiani

da la Repubblica

Tito Boeri e Roberto Perotti

L’ITALIA è il Paese in cui le scuole sono rimaste chiuse più a lungo durante la prima ondata: 105 giorni contro i 67 della Spagna, i 60 del Regno Unito e della Francia, i 53 di Germania, i 48 dell’Olanda. Altri Paesi non hanno mai chiuso totalmente le scuole. Mezzo anno scolastico se ne è andato senza alcun recupero estivo.

La scuola italiana si è trovata impreparata di fronte alla seconda ondata del coronavirus: nessun piano di rotazione degli alunni in presenza, nessuno scaglionamento degli ingressi, potenziamento dei mezzi pubblici rimasto sulla carta (secondo la ministra De Micheli sarebbe stato speso solo un terzo dei 300 milioni stanziati per potenziare i trasporti pubblici locali).

Non c’è stata una campagna per informare i giovani che tornavano a scuola sui rischi di contagio cui esponevano le loro famiglie non applicando rigidamente le comuni precauzioni su distanziamento e mascherine. Gli studenti delle superiori sono stati addirittura lasciati liberi di togliersi le mascherine una volta seduti in aula. Forse si pensava che ci avrebbero pensato i famosi banchi a rotelle, in gran parte mai arrivati, a deviare il viaggio del virus nell’etere.

Le scuole sono focolai significativi? È difficilissimo rispondere a questa domanda. La rivista Wired ha recentemente pubblicato i dati, in possesso del Ministero, su studenti docenti e personale positivi al test in 2546 comuni sui 6700 in cui ha sede una scuola.

Non è chiaro come siano stati selezionati gli istituti coperti dalla rilevazione (quelli con più contagiati?) e non si sa quanto i contagi siano cambiati nel tempo (sono cresciuti prima negli istituti che nella popolazione in generale durante la seconda ondata?).

Impossibile stabilire se un contagio è avvenuto a scuola, negli incontri nelle immediate vicinanze, sui mezzi pubblici, a casa, o altrove. Per esempio, non sappiamo sei i docenti che hanno svolto attività in aula sono positivi in percentuale maggiore della media delle persone dello stesso sesso e della stessa classe di età.

Un dato sembra però indicare che l’apertura delle scuole abbia avuto un ruolo nella seconda ondata: come mostrato da Salvatore Lattanzio su lavoce.info, una semplice analisi dei grafici mostra che il numero dei contagi nella popolazione in generale si impenna due settimane dopo la riapertura delle scuole, sia dove hanno riaperto il 14 settembre che dove hanno riaperto il 24.

Nel dubbio, le scuole sono state le prime a chiudere di fronte alla recrudescenza della pandemia. E c’è da scommettere che saranno le ultime a riaprire. Compatto il fronte dei presidenti delle Regioni nell’allontanare il più possibile la riapertura delle scuole e nel promuovere invece la riapertura dei grandi centri commerciali scatenando, come prevedibile, grandi assembramenti.

Siamo coscienti che non sono decisioni facili e che ogni scelta ha dei pro e dei contro.

Tuttavia, nel caso della chiusura delle scuole l’impressione è che in Italia ci sia poca consapevolezza dei contro. Anche in questo caso l’assenza di dati, il buio in cui siamo stati colpevolmente tenuti, non è d’aiuto. Per fortuna sappiamo qualcosa dall’esperienza di altri Paesi. E quel che sappiamo dovrebbe farci riflettere.

Un’indagine sull’uso del tempo svolta in Germania (si veda Grewenig su voxeu.org) documenta come durante il lockdown gli studenti che prima della chiusura avevano i voti più bassi hanno passato tre ore in più al giorno a guardare la tv, a fare giochi sul computer o sui social media e hanno ridotto di quattro ore le attività di studio. Questi cambiamenti sono avvenuti in modo molto meno marcato fra gli studenti che avevano in partenza la miglior performance scolastica.

Tutto ciò non può che portare a un aumento della dispersione scolastica, come confermato da uno studio sui risultati degli esami nella scuola primaria in Olanda (Engzell e altri): quasi tutti gli studenti hanno peggiorato il proprio livello di apprendimento durante il lockdown, ma la perdita è stata di più del 50% più marcata fra gli studenti che avevano genitori meno istruiti.

Non molto diversi i risultati in Belgio (Maldonado e De witte, 2020) dove la chiusura delle scuole è stata solo parziale. I risultati di questi studi non sono sorprendenti: gli studenti che vanno peggio a scuola sono in genere anche quelli che hanno meno autodisciplina; famiglie con basso livello di istruzione sono di minore aiuto ai figli durante l’apprendimento da casa; le condizioni abitative più difficili di certo non aiutano; infine ci sono le barriere linguistiche tra i figli di immigrati. Quello che colpisce è però l’entità dei fenomeni.

Non avendo a disposizione i dati di cui sopra non ci sentiamo di proporre quando e come dovrebbero riaprire le scuole. Quello che invece ci sentiamo di chiedere è di smettere di decidere al buio, tenendo ancor più all’oscuro chi dovrebbe giudicare queste scelte. Si rendano pubblici i dati raccolti dal ministero sui contagi, sulle assenze e sulle quarantene nelle scuole, dati che i dirigenti scolastici devono obbligatoriamente comunicare al ministero.

Si facciano rilevazioni sull’uso del tempo anche al di sotto dei 18 anni (sorprendente che l’indagine svolta dall’Istat a maggio non ci abbia pensato). Si facciano appena possibile test volti a valutare i gap formativi accumulati in questi mesi e l’aumento della dispersione scolastica. Serviranno se non altro a definire meglio le attività di recupero e a selezionare chi dovrà essere prioritariamente coinvolto in queste attività.

Insegnanti, studenti, ATA secondaria II grado dovranno essere pronti a cambiare orario da gennaio. Possibili turni pomeridiani

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il nuovo DPCM firmato dal Presidente Conte apporta delle novità per la scuola secondaria di II grado. Fino al 7 gennaio rimangono le modalità attualmente in atto, con modalità a distanza al 100% salva la possibilità di poter effettuare i laboratori in presenza e permettere la frequenza di alcune categorie di studenti.

Le novità dal 7 gennaio 2021

“Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività siano svolte tramite il ricorso alla didattica digitale integrata e che, a decorrere dal 7 gennaio 2021, al 75 per cento della popolazione studentesca delle predette istituzioni sia garantita l’attività didattica in presenza“.

Laboratori, studenti con disabilità e Bes – Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Il ruolo dei Prefetti

Saranno i Prefetti a coordinare l’organizzazione del sistema del trasporto legato all’attività scolastica

“Presso ciascuna Prefettura-UTG e nell’ambito della Conferenza provinciale permanente” è “istituito un tavolo di coordinamento, presieduto dal Prefetto, per la definizione del più idoneo raccordo  tra gli orari di inizio e termine delle attività didattiche e gli  orari dei servizi di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, in funzione della disponibilità di mezzi di trasporto a tal fine  utilizzabili, volto ad agevolare la frequenza scolastica anche in  considerazione del carico derivante dal rientro in classe di tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado”, si legge nel testo.

“Non vogliamo escludere nessuna opzione di flessibilità – ha sottolineato il Premier Conte -, se ci saranno scuole che si renderanno disponibili a turni pomeridiani ben vengano. Non possiamo da Roma governare la situazione della differenziazione degli orari di ingresso delle scuole e i trasporti. Siamo disponibili a un supporto ma alcune scelte chiedono modulazioni territoriali”. Leggi tutto sul lavoro di coordinamento per la riapertura delle scuole

Nuovi orari per insegnanti, studenti e ATA

Di conseguenza, sottolinea ancora il DPCM, “le scuole secondarie di II grado modulano il piano di lavoro del personale ATA, gli orari delle attività didattiche per docenti e studenti, nonché degli uffici amministrativi, sulla base delle disposizioni della presente lettera

Sulla base delle criticità che verranno individuate saranno quindi individuate le soluzioni ritenute più adeguate, come lo scaglionamento degli ingressi, fino ad arrivare ai turni pomeridiani.

Ricordiamo che la didattica digitale integrata rimane comunque una opzione sempre possibile.

Un mese di tempo per capire come impostare la rimanente parte dell’anno scolastico.

Riapertura scuole anche con i doppi turni

da La Tecnica della Scuola

Nel presentare il nuovo DPCM, il presidente del Consiglio Giuseppe ha detto che per poter riprendere l’attività scolastica sarà necessario adottare misure flessibili commisurate anche alle specifiche situazioni di ciascuna scuola e ciascun territorio.

Come abbiamo riportato in un nostro precedente articolo il presidente del Consiglio, nel corso della conferenza stampa del 3 dicembre, rispondendo ai giornalisti, ha precisato: “Noi non vogliamo escludere nessuna opzione di flessibilità. I turni pomeridiani? Ben vengano, noi dobbiamo favorire la flessibilità, ma non possiamo governare da Roma la situazione della differenziazione degli orari di ingresso e di uscita dei vari plessi dei vari istituti scolastici e soprattutto integrare questi dati con quelli del trasporto scolastico pubblico locale. Noi siamo a supporto ma alcune scelte in termini di flessibilità richiedono modulazioni territoriali”.

Ricordiamo anche che nelle settimane scorse avevamo intervistato Giorgio Ragazzini, docente del Gruppo di Firenze che ha lanciato una campagna nazionale proprio su questo punto.
Nella loro petizione i docenti del Gruppo sostengono che “per garantire le migliori condizioni di sicurezza, in particolare per ridurre drasticamente l’affollamento dei trasporti pubblici e gli assembramenti all’esterno delle scuole, la soluzione più adeguata sarebbe l’istituzione dei doppi turni, mattina e pomeriggio”.
Nei prossimi giorni il tema sarà affrontato dai tavoli locali che, secondo lo stesso DPCM, dovranno essere istituiti presso le prefetture.

Covid, altro che scuole sicure: con la loro riapertura 225mila casi positivi. Un modello statistico smentisce Miozzo e il Cts

da La Tecnica della Scuola

Diversi scienziati continuano a sostenere che le scuole sono luoghi dove il Covid non si propaga, quindi studenti e docenti possono sentirsi al sicuro perché il rispetto delle regole di prevenzione è massimo. Anche il Comitato tecnico scientifico la pensa così, ad iniziare dal suo coordinatore Agostino Miozzo. E pure il premier Giuseppe Conte e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina hanno sposato la causa del ritorno il più possibile ravvicinato, sempre partendo dall’assunto che a scuola la sicurezza è garantita.

Ma la convinzione non è assoluta. Soprattutto perché le istituzioni non hanno mai ufficializzato il basso numero di contagi con dati effettivi.

Lo studio dello statistico dell’Istat

A pensarla diversamente, ricordando soprattutto che il problema è collaterale alla scuola, allargandolo ai mezzi di trasporto e alle possibilità di assembramento degli studenti, sono diversi addetti ai lavori. E non solo. Come lo statistico Livio Fenga, dell’Istat, che ha realizzato uno studio, a titolo personale, sugli effetti dell’apertura delle scuole nel settembre scorso: ebbene, per lo statistico il ritorno a scuola a settembre avrebbe avuto un impatto notevole sull’aumento dei casi di infezione da nuovo coronavirus in Italia, che è possibile quantificare in circa 225.815.

“La robustezza dei risultati ottenuti farebbe propendere per uno slittamento della data di riapertura delle scuole”, ha sottolineato lo statistico. Proprio perchè “le scuole hanno avuto un grande impatto” sulla formazione della seconda “ondata” di casi di positività al Covid-19, ha detto Fenga.

Tuttavia, ha precisato a colloquio con l’Ansa, “è da osservare che, specialmente in alcuni casi, la data delle votazioni del 20-21 settembre può aver condizionato i risultati dell’analisi statistica e, in questi casi, è più corretto riferire l’incremento dei casi a un effetto combinato di scuola ed elezioni”.

Le Regioni più colpite

Certamente, lo studio non dice che i contagi siano avvenuti nelle scuole. Ma la correlazione sulla loro riapertura con l’impennata dei contagi appare evidente: dallo studio statistico emerge che soltanto per la Provincia autonoma di Trento e per le Marche “la stima non risulta significativa”.

“Negli altri casi si osserva una significatività statistica” e “il totale stimato a livello Italia è pari a circa 225.815 positivi“.

Considerando le regioni, l’impatto maggiore, in termini assoluti, si è verificato in Lombardia (45.178 casi imputabili a riapertura delle scuole) e Campania (38.789 casi), seguite da Lazio (23.507), Piemonte (17.675), Toscana (15.485), Veneto (15.264), Emilia Romagna (13.575) e Sicilia (12.900).

Lopalco: scuola incubatore di infezione

Anche secondo l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, assessore alla Salute della Regione Puglia, la scuola è stata “effettivamente un incubatore di infezione”: lo ha scritto in una relazione trasmessa al governatore Michele Emiliano e riportata nell’ordinanza firmata la notte scorsa dallo stesso Emiliano, con la quale è stata confermata per le scuole primarie e medie la possibilità per i genitori di scegliere la didattica digitale integrata per i propri figli.

In Puglia, ha detto Lopalco, “a seguito dell’apertura delle scuole si era assistito ad un incremento dei casi nelle fasce di età scolare fortemente sproporzionato rispetto all’incremento nelle altre fasce di età”.

Contagiati anche docenti e Ata

Secondo l’assessore, negli ultimi giorni il Covid ha colpito anche il personale scolastico.

“È di particolare rilievo – ha detto Lopalco – l’evidenza che la maggior parte dei contagi nella prima fase della ripresa epidemica abbia interessato principalmente gli studenti mentre successivamente sia stato interessato anche il personale scolastico”.

Ma le decisioni sono già prese

Il governo, comunque sia, ha deciso: dal 7 settembre, tranne nelle zone che eventualmente dovessero essere ancora ‘rosse’, gli studenti saranno (se si eccettua il 25% delle superiori) tutti in classe.

Stavolta, dopo i problemi di ottobre, con il nuovo Dpcm, pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale, si è deciso di far gestire i trasporti dalle prefetture. Le quali convocheranno le parti coinvolte per arrivare ad una soluzione che limiti al massimo gli assembramenti, anche agendo sugli orari di entrata e di uscita dagli istituti.

A Roma, per giovedì prossimo, è stato fissato per la prossima settimana un tavolo per il trasporto pubblico locale, coordinato proprio dalla prefettura capitolina.

Quelli che vogliono tornare subito

Intanto, continua la protesta di chi avrebbe preferito tornare subito in classe. A Milano dei gruppi di studenti e i genitori hanno affisso volantini rossi con la scritta ‘A Natale regalate la scuola’.

Il sindaco Giuseppe Sala ha detto che non si sente “di dar torto agli studenti: abito di fronte al liceo Parini e questa mattina i ragazzi hanno lasciato questo messaggio nel quartiere e sul portone di casa mia”.

Sabato 5 dicembre tornerà in scena il movimento Priorità alla Scuola: alcuni rappresentanti si ritroveranno davanti al ministero dei Trasporti, a Porta Pia a Roma.

Le studentesse ribelli

È intanto arrivata in Parlamento la vicenda della 13enne di Torino, Eva, espulsa dalla lezione a distanza perché collegata per fare la DaD non da casa.

Augusta Montaruli, di Fratelli d’Italia, ha annunciato un’interrogazione. “Il diritto di protestare non può essere compresso.

Sempre a Torino le studentesse Anita e Lisa che sono tornate in piazza, davanti alla Regione, per seguire le lezioni e per protestare contro la scuola a distanza anche per le seconde e terze medie, sebbene le regole della zona arancione consentano la presenza in classe. Per proteggersi dalla neve, le 12enni hanno ‘occupato’ i portici della Regione Piemonte con striscioni e cartelli. E da sedute per terra hanno seguito la lezione.

Italia Viva, infine, al termine della cabina di regia, ha espresso “amarezza per la situazione della scuola superiore italiana che è l’unica tra i grandi paesi europei a rimanere ferma alla didattica on line”.

Covid, i docenti non sono obbligati a fare il tampone

da La Tecnica della Scuola

Chi insegna a scuola può rifiutarsi di sottoporsi al tampone per verificare se è contagiato dal Covid-19: lo ha stabilito la procura di Aosta esprimendosi sui 21 docenti di un istituto primario dello stesso capoluogo regionale che alcuni giorni fa avevano rifiutato di sottoporsi al test prima di rientrare in classe dopo la quarantena e quindi prolungando il loro rientro a scuola di alcuni giorni.

Chiuse le indagini

La procura ha quindi chiuso le indagini senza indagati né ipotesi di reato il fascicolo che era stato avviato: gli inquirenti hanno infatti appurato che i maestri potevano scegliere se sottoporsi o meno al tampone, poiché si trattava di un test volontario.

L’agenzia Ansa ricorda che il fascicolo modello 45 (per atti non costituenti notizia di reato), affidato al pm Luca Ceccanti, era stato aperto dopo l’esposto della Regione, presentato “per accertare – aveva dichiarato l’assessore all’Istruzione, Luciano Caveri – eventuali responsabilità per quanto avvenuto” in quanto la scuola è “un servizio pubblico essenziale”.

I fatti

Gli insegnanti e gli oltre 200 bambini della primaria San Francesco di Aosta erano stati posti in quarantena il 9 novembre scorso.

La riapertura era prevista dieci giorni dopo, il 20 novembre, a condizione di risultare negativi al tampone.

Non effettuando il test, invece, lo stop alle lezioni in presenza sarebbe durato 14 giorni, fino allo scorso 23 novembre. E così è stato.

Nuovo Dpcm, scuola dal 7 gennaio, ma si allineeranno tutte le regioni?

da La Tecnica della Scuola

Come abbiamo già riferito, il nuovo Dpcm stabilisce che a partire dal 7 gennaio le scuole debbano tornare tutte in presenza, in ogni ordine e grado. Ma accadrà davvero in tutte le regioni, anche nelle più rigoriste?

Il 7 gennaio dovrebbero tornare in classe anche le scuole superiori, le grandi penalizzate dalla pandemia e dalle restrizioni normative.

Per lo meno il 75% degli studenti dovrebbe rientrare, sulla base di una nuova organizzazione della didattica e di una razionalizzazione degli ingressi, frutto del lavoro coordinato dei prefetti, degli enti locali, degli istituti.

Ma come si comporteranno le regioni? Hanno ancora facoltà di implementare ulteriori restrizioni rispetto al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri? L’ultimo Dpcm non esplicita nulla a riguardo, se non formulando in modo esplicito le modalità di lavoro attorno al tavolo dei prefetti.

In altre parole, probabilmente cosa si farà nei singoli territori dipenderà dall’esito delle scelte determinate attorno al tavolo dei Prefetti, anche perché “da Roma i ministri non possono governare la situazione degli orari di ingresso e di uscita da scuola e integrare questi dati con quelli del trasporto,” ha dichiarato il Premier Giuseppe Conte ieri 3 dicembre durante la Conferenza Stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dunque la flessibilità, spiega il Premier, resta la cifra di ogni intervento.

Le regioni

Stando così le cose, la domanda è: rientreranno davvero tutte le scuole in presenza il 7 gennaio? Si allineeranno tutte le regioni alla linea ministeriale e ai desideri della Ministra dell’Istruzione Azzolina che da sempre preme per il rientro in presenza? Oppure qualche territorio tornerà a una maggiore linea di rigore?

Ad oggi il dubbio, come abbiamo riferito in un articolo precedente, riguarda in particolar modo:

  • La Basilicata: fino all’8 dicembre è in DaD tutto il primo ciclo;
  • La Campania: sono in DaD bambini e ragazzi, dalla seconda elementare in su; ma attendiamo le ultime novità del Governatore De Luca;
  • Piemonte: restano in DaD anche le seconde e terze medie fino almeno al 23 dicembre, come da ordinanza 132 del 28 novembre;
  • La Puglia: il governatore Emiliano ha chiesto che siano i genitori a decidere sulla DaD auspicando un ricorso alla didattica a distanza in quante più scuole possibili, e l’intenzione dichiarata sul sito della Regione Puglia è di rinnovare questa ultima ordinanza;
  • L’Umbria, dove il 9 dicembre le seconde e terze medie tornerano in presenza dopo l’ordinanza che aveva imposto la DaD anche per loro, nonostante l’Umbria sia zona arancione. Ricordiamo infatti che l’Umbria è una delle regioni con la maggiore incidenza del contagio rispetto al totale della popolazione.

Olimpiadi Italiane di Informatica 2020: il vincitore è un 17enne di Imola

da La Tecnica della Scuola

Si è conclusa online la XX edizione delle Olimpiadi Italiane di Informatica, organizzate dalla Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Ministero dell’Istruzione, dall’ITE E. Tosi di Busto Arsizio e da AICA per il tramite del Comitato Olimpico.

Questa edizione ha visto la partecipazione di oltre 500 istituti scolastici, con circa 15.000 studenti della scuola secondaria di secondo grado provenienti da tutta Italia. 104 studenti hanno preso parte alla gara finale. Sono 54 i giovani saliti sul podio aggiudicandosi 27 medaglie di bronzo18 d’argento e 9 d’oro; di quest’ultima categoria Davide Bartoli dell’IIS F. Alberghetti di Imola, già campione delle Olimpiadi Internazionali di Informatica, è risultato primo assoluto.

Con la finale è stato individuato il gruppo di 29 studenti (Probabili Olimpici) da cui, dopo un percorso formativo dedicato, emergeranno i quattro atleti chiamati a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi Internazionali di Informatica, che si svolgeranno il prossimo anno dal 20 al 27 giugno a Singapore, in presenza, emergenza sanitaria mondiale permettendo.

Scuola Puglia e Dpcm, Emiliano confermerà la DDI

da La Tecnica della Scuola

Il Presidente della Regione Puglia Emiliano si dichiara pronto a rinnovare l’ordinanza 413 con cui sollecitava le scuole ad implementare la didattica integrata digitale su eventuale richiesta da parte delle famiglie. Insomma nulla dovrebbe cambiare per le scuole pugliesi, il Presidente confermerà la DDI.

Sul sito della Regione infatti si legge, con data 3 dicembre 2020:

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, su richiesta del Dipartimento Promozione della Salute della Regione Puglia, intende rinnovare le disposizioni contenute nell’ordinanza n. 413 non appena verrà firmato il nuovo Dpcm se verrà confermata la bozza trasmessa alle Regioni.

Da domani le attività didattiche proseguiranno come avvenuto sinora: le istituzioni scolastiche del ciclo primario elementari e medie devono garantire non solo le attività didattiche in presenza ma anche in DID, didattica digitale integrata, per tutti gli alunni le cui famiglie la richiedano espressamente. L’organizzazione della didattica a distanza è prevista dalle Linee Guida del Piano Scuola del Miur di giugno 2020.

Dpcm Natale, ancora stop ai concorsi almeno fino al 15 gennaio 2021

da La Tecnica della Scuola

Il nuovo Dpcm del 3 dicembre conferma la sospensione dei concorsi.

Leggiamo infatti che è sospeso lo svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all’esercizio delle professioni.

Resta ferma la possibilità per le commissioni di procedere alla correzione delle prove scritte con collegamento da remoto.

TESTO DPCM 3 DICEMBRE 2020

ALLEGATI

Questo passaggio è importante, perché interessa direttamente i docenti alle prese con il concorso straordinario per la scuola secondaria.

Fino al 15 gennaio 2021 (termine di vigenza del Dpcm) non è dunque prevista la ripresa delle prove scritte. Ovviamente non sarà neanche possibile avviare le procedure degli ulteriori concorsi per docenti.

Concorso straordinario, correzione delle prove da remoto

Secondo le dichiarazioni della Ministra, il 73% dei candidati ha già svolto le prove, quindi solo una piccola parte dovrà ancora affrontarle appena sarà possibile.

In proposito, il MI ha fatto sapere che l’Amministrazione sta mettendo a punto procedure telematiche per avviare, tempestivamente, e all’insegna della massima trasparenza e sicurezza, le operazioni di correzione “da remoto” da parte delle insediate Commissioni di valutazione.

Sì alle prove suppletive

Infine, ricordiamo che con ordinanza di venerdì 20 novembre, il Tar Lazio ha accolto la richiesta di misura cautelare avanzata da un candidato che, in quanto affetto da Covid, non si era potuto presentare per lo svolgimento della prova scritta nel giorno prefissato da calendario ed ha ordinato al Ministero di predisporre una sessione suppletiva quando ci saranno le necessarie condizioni di sicurezza sanitaria.

Ordinanza Ministero Salute 5 dicembre 2020

MINISTERO DELLA SALUTE

Ordinanza Ministero Salute 5 dicembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica della classificazione delle Regioni Campania, Toscana, Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano. (20A06782)

(GU Serie Generale n.303 del 05-12-2020)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visti gli articoli 32, 117, comma 2, lettera q), e 118 della Costituzione;

Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante «Isti- tuzione del Servizio sanitario nazionale» e, in particolare, l’art. 32;

Visto l’art. 47-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, che attribuisce al Ministero della salute le funzioni spettanti allo Stato in materia di tutela della salute;

Visto l’art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in materia di conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali;

Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, re- cante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epi- demiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, conver- tito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emer- genza epidemiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, conver- tito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, recante «Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da CO- VID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 e disciplina del rin- novo degli incarichi di direzione di organi del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica»;

Visto il decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante «Misure urgenti connesse con la proroga della dichiara- zione dello stato di emergenza epidemiologica da CO- VID-19 e per la continuità operativa del sistema di aller- ta COVID, nonché per l’attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020»;

Visto il decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19», e in parti- colare l’art. 30;

Visto il decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, re- cante «Ulteriori misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19», e in particolare l’art. 24;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei mi- nistri 3 novembre 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, con- vertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emer- genza epidemiologica da COVID-19”, e del decreto-leg- ge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante “Ulteriori mi- sure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologi- ca da COVID-19”», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 4 novembre 2020, n. 275, e in particolare l’art. 3;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei mi- nistri 3 dicembre 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, con- vertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante: “Misure urgenti per fronteggiare l’emer- genza epidemiologica da COVID-19” e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante: “Ulteriori mi- sure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologi- ca da COVID-19”, nonché del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante: “Disposizioni urgenti per fronteg- giare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19”», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 3 dicembre 2020, n. 301, e in partico- lare gli articoli 2 e 14, comma 2;

Visto il decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, recante «Adozione dei criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario di cui all’allegato 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 2 maggio 2020, n. 112;

Visto il decreto del Ministro della salute 29 maggio 2020 con il quale è stata costituita presso il Ministero della salute la Cabina di regia per il monitoraggio del li- vello di rischio, di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 19 novem- bre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 20 novembre 2020, n. 289;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 24 novem- bre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 24 novembre 2020, n. 292;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 27 novem- bre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 28 novembre 2020, n. 296;

Viste le delibere del Consiglio dei ministri del 31 gen- naio 2020, del 29 luglio 2020 e del 7 ottobre 2020 con le quali è stato dichiarato e prorogato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario con-

nesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Vista la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’11 marzo 2020, con la quale l’epidemia da COVID-19 è stata valutata come «pandemia» in con- siderazione dei livelli di diffusività e gravità raggiunti a livello globale;

Considerato l’evolversi della situazione epidemiologi- ca a livello internazionale e nazionale e il carattere parti- colarmente diffusivo dell’epidemia da COVID-19;

Visto il documento di «Prevenzione e risposta a CO- VID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nel- la fase di transizione per il periodo autunno-invernale», condiviso dalla Conferenza delle regioni e province auto- nome in data 8 ottobre 2020;

Visti i verbali del 20 e 27 novembre 2020, nonché il verbale del 4 dicembre 2020, della Cabina di regia di cui al richiamato decreto del Ministro della salute 29 maggio 2020, unitamente all’allegato report n. 29;

Visto, altresì, il verbale del 4 dicembre 2020 del Co- mitato tecnico-scientifico di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630, e successive modificazioni e integrazioni;

Ritenuto, pertanto, di prendere atto della permanenza per quattordici giorni delle Regioni Campania, Toscana, Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano, in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato l’applicazione delle misure restrittive di cui all’art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei mi- nistri 3 novembre 2020;

Visto che, ai sensi del comma 16-ter dell’art. 1, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, come inserito dall’art. 24 del decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, «l’accertamento della permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive, effettuato ai sensi del comma 16-bis, come verificato dalla Cabina di regia, comporta l’applicazione, per un ulteriore periodo di quat- tordici giorni, delle misure relative allo scenario imme- diatamente inferiore, salvo che la Cabina di regia ritenga congruo un periodo inferiore»;

Sentiti i Presidenti delle Regioni Campania, Toscana, Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano;

EMANA
la seguente ordinanza:

Art. 1. Nuova classificazione delle Regioni Campania, Toscana, Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano

1. Ai sensi dell’art. 1, comma 16-ter, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, per le Regioni Campania, Tosca- na, Valle d’Aosta e per la Provincia autonoma di Bolzano cessa l’applicazione delle misure di cui all’art. 3 del de- creto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novem- bre 2020 e sono applicate le misure di cui all’art. 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicem- bre 2020.

Art. 2. Disposizioni finali

1. La presente ordinanza produce effetti dal 6 dicembre 2020 e per una durata di quattordici giorni.

La presente ordinanza è trasmessa agli organi di con- trollo e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repub- blica italiana.

Roma, 5 dicembre 2020

Il Ministro: SPERANZA

Registrato alla Corte dei conti il 5 dicembre 2020
Ufficio di controllo sugli atti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Ministero della salute, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, reg. n. 2307

Ordinanza Ministero Salute 5 dicembre 2020

MINISTERO DELLA SALUTE

Ordinanza Ministero Salute 5 dicembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e ge- stione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A06781)

(GU Serie Generale n.303 del 05-12-2020)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visti gli articoli 32, 117, comma 2, lettera q), e 118 della Costituzione;

Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante «Isti- tuzione del Servizio sanitario nazionale» e, in particolare, l’art. 32;

Visto l’art. 47-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, che attribuisce al Ministero della salute le funzioni spettanti allo Stato in materia di tutela della salute;

Visto l’art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in materia di conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali;

Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, re- cante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epi- demiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, conver- tito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emer- genza epidemiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, conver- tito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, recante «Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da CO- VID-19 deliberata il 31 gennaio 2020 e disciplina del rin- novo degli incarichi di direzione di organi del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica»;

Visto il decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante «Misure urgenti connesse con la proroga della dichiara- zione dello stato di emergenza epidemiologica da CO- VID-19 e per la continuità operativa del sistema di aller- ta COVID, nonché per l’attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020»;

Visto il decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19», e in parti- colare l’art. 30;

Visto il decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, re- cante «Ulteriori misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19», e in particolare l’art. 24;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei mi- nistri 3 dicembre 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, con- vertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante: “Misure urgenti per fronteggiare l’emer- genza epidemiologica da COVID-19” e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante: “Ulteriori mi- sure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologi- ca da COVID-19”, nonché del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante: “Disposizioni urgenti per fronteg- giare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19”», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 3 dicembre 2020, n. 301, e in partico- lare l’art. 14, comma 2;

Visto il decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, recante «Adozione dei criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario di cui all’allegato 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 2 maggio 2020, n. 112;

Visto il decreto del Ministro della salute 29 maggio 2020 con il quale è stata costituita presso il Ministero della salute la Cabina di regia per il monitoraggio del li- vello di rischio, di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 20 novem- bre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 21 novembre 2020, n. 290;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 24 novem- bre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 24 novembre 2020, n. 292;

Vista l’ordinanza del Ministro della salute 27 novem- bre 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica della classificazione del rischio epidemiologico», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del- la Repubblica italiana 28 novembre 2020, n. 296;

Viste le delibere del Consiglio dei ministri del 31 gen- naio 2020, del 29 luglio 2020 e del 7 ottobre 2020 con le quali è stato dichiarato e prorogato lo stato di emergenza

sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario con- nesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Vista la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’11 marzo 2020, con la quale l’epidemia da COVID-19 è stata valutata come «pandemia» in con- siderazione dei livelli di diffusività e gravità raggiunti a livello globale;

Considerato l’evolversi della situazione epidemiologi- ca a livello internazionale e nazionale e il carattere parti- colarmente diffusivo dell’epidemia da COVID-19;

Visto il documento di «Prevenzione e risposta a CO- VID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nel- la fase di transizione per il periodo autunno-invernale», condiviso dalla Conferenza delle regioni e province auto- nome in data 8 ottobre 2020;

Visto il verbale del 4 dicembre 2020, della Cabina di regia di cui al richiamato decreto del Ministro della salute 29 maggio 2020, unitamente all’allegato report n. 29;

Visto, altresì, il verbale del 4 dicembre 2020 del Co- mitato tecnico-scientifico di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630, e successive modificazioni e integrazioni;

Ritenuto necessario, tenuto conto che non ricorrono le condizioni di cui all’art. 1, comma 16-ter, del decreto- legge 16 maggio 2020, n. 33, reiterare fino al 20 dicembre 2020 le misure di cui alle ordinanze 20, 24 e 27 novembre 2020, per le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lom- bardia e Piemonte, mediante l’applicazione delle misure di cui agli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020;

Sentiti i Presidenti delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte;

EMANA
la seguente ordinanza:

Art. 1.

Misure di contenimento del contagio per le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte

1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffonder- si del virus Covid-19, alle Regioni Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte sono applicate le misure di cui all’art. 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei mi- nistri 3 dicembre 2020 e alla Regione Abruzzo sono ap- plicate le misure di cui all’art. 3 del medesimo decreto.

Art. 2.

Disposizioni finali

1. La presente ordinanza è efficace a decorrere dal 6 dicembre 2020 e sino al 20 dicembre 2020, ferma re- stando la possibilità di una nuova classificazione ai sensi dell’art. 1, comma 16-ter, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33.

La presente ordinanza è trasmessa agli organi di con- trollo e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repub- blica italiana.

Roma, 5 dicembre 2020

Il Ministro: SPERANZA

Registrato alla Corte dei conti il 5 dicembre 2020
Ufficio di controllo sugli atti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Ministero della salute, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, reg. n. 2306