Oltre il 70% di scuole ha attivato azioni di supporto psicologico agli studenti

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Primo faccia a faccia tra il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e il presidente del consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi, David Lazzari.

Il recupero dei fenomeni di disagio
Al centro dell’incontro la condivisa necessità di andare avanti sulla piena collaborazione tra la scuola italiana e gli psicologi per arginare fenomeni di disagio e sofferenza tra gli studenti, in particolare in questa fase caratterizzata dal pesante impatto della pandemia. Per questo, sarà ulteriormente rafforzato il protocollo d’intesa esistente tra Istruzione e ordine degli psicologi. Durante l’incontro è emerso che oltre il 70% degli Istituti ha attivato azioni di consulenza psicologica in favore degli studenti, un dato significativo ma ancora non sufficiente per garantire il supporto richiesto dall’emergenza sanitaria.

Governo Draghi: stop ai seggi elettorali nelle scuole

da La Tecnica della Scuola 

Sembra che il Governo Draghi intenda davvero chiudere una volta per tutte con la tradizionale chiusura delle scuole in occasione delle elezioni politiche o amministrative.
In questi giorni il Ministero degli Interni ha scritto infatti a tutte le prefetture d’Italia chiedendo di coinvolgere immediatamente i sindaci e di sollecitarli a trovare sedi alternative a scuole.

Attualmente – riferisce l’Ansa – sul territorio nazionale l’88% dei 61.562 seggi elettorali si trova all’interno di edifici scolastici. Ma adesso il ministero punta a dare nuovo impulso all’iniziativa già avviata l’anno scorso in occasione del turno elettorale del 20 e 21 settembre 2020, quando 1464 sezioni elettorali di 471 Comuni diversi erano state spostate dalle scuole ad altre sedi.

Nella circolare inviata ai Prefetti, il Ministero segnala la necessità di “evitare – nella misura più elevata possibile – interruzioni della didattica; esigenza maggiormente avvertita allo stato attuale, attese le problematiche che si sono avute nelle scuole a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 in corso”.

Il Gruppo di lavoro che si è costituito presso il Ministero ha indicato diverse tipologie di possibili sedi alternative: uffici comunali e sale consiliari; biblioteche e sale di lettura; palestre e impianti sportivi, comprese le palestre scolastiche, se il loro uso come seggio non impedisca l’attività didattica.
Ma ci potrebbero essere anche altre soluzioni: circoli ricreativi e sportivi; locali dopolavoristici; spazi espositivi e fieristici; per evidenti motivi di opportunità non sarebbero invece indicati edifici come sedi di partiti politici od organizzazioni sindacali, edifici di culto e caserme.

Flc-Cgil e UilScuola Sicilia: con il caos vaccini, no alla didattica in presenza al 75%

da La Tecnica della Scuola 

I segretari regionali della Flc-Cgil e dalla UilScuola, in una nota congiunta denunciano che sulla “prenotazione dei vaccini anti covid per il personale scolastico è scoppiato il caos”.

Infatti, fanno presente, se solo da qualche ora si è data finalmente ai docenti e al personale la possibilità di prenotarsi, i presidi sembrerebbero esclusi, mentre, e qui davvero c’è da restare increduli, non si sarebbe data comunicazione agli istituti e non si sarebbe informato nemmeno l’Ufficio scolastico regionale.

“In questa situazione in cui rimangono quasi totalmente irrisolte le problematiche legate alla vaccinazione di tutto il personale scolastico, ai trasporti, alla fornitura delle mascherine ffp2 a tutti i docenti dell’infanzia e ai docenti di sostegno di ogni ordine e grado, e con le preoccupanti previsioni fatte dagli esperti sulla diffusione delle varianti del virus, siamo contrari all’idea del governo regionale e dell’assessore Lagalla (nella foto) di aumentare il tempo della a didattica in presenza alle superiori dal 50 al 75%”.

Una circolare, infatti, l’assessore stabiliva che da lunedì prossimo, primo marzo, nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza potrà raggiungere il 75%. In base a quanto previsto, la soglia non sarà obbligatoria fin da subito: ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado, infatti, sarà data la facoltà di raggiungere in maniera graduale e progressiva l’obiettivo della percentuale massima del 75% in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola e del relativo contesto.

La circolare prevede, inoltre, che «la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le previste misure anti-coronavirus. Resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori (Its) e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico (Iefp)».

Basandosi proprio su questa circolare, Rizza (Flc-Cgil)  e Parasporo (UilScuola), fanno sapere che, considerate tutte le carenze e i disguidi, gli incerti meccanismi di vaccinazione e le condizioni di poca sicurezza nelle scuole “non condividiamo la nota dell’Assessorato regionale all’istruzione e della formazione professionale, del 24 febbraio scorso, che prevede la didattica in presenza al 75% nella scuola secondaria di II° grado, negli Its e nei percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico a partire dal 1 marzo 2021. Posizione che abbiamo espresso anche durante la task force regionale del 16 febbraio scorso”.

“Continuiamo a registrare contesti e realtà fortemente differenziate – concludono – non solo tra territorio e territorio, ma anche tra scuola e scuola. È opportuno valorizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ma allo stesso tempo bisogna fornire alle scuole anche le risorse economiche adeguate e soprattutto indicazioni chiare. Fino a quando non ci saranno queste condizioni e soprattutto non si fa chiarezza sull’efficacia del vaccino AstraZeneca, alla luce del dilagare delle numerose varianti del virus covid19, riteniamo opportuno procedere con prudenza a tutela dei lavoratori, degli studenti e delle relative famiglie”.

“Da sempre chiediamo la riapertura in presenza – spiegano – ovviamente con le necessarie tutele in materia di salute e sicurezza, ma è evidente che al momento non ci sono le condizioni per garantire la salute del personale scolastico e degli studenti. Salute che deve essere tutelata e avere la priorità su tutto”.

Prove Invalsi 2021, le date aggiornate: più tempo per terza media e quinta superiore

da La Tecnica della Scuola 

Ci sono novità per quanto concerne le prove Invalsi 2021, con alcune variazioni per quanto riguarda la finestra temporale in cui si svolgeranno i test delle classi terze della secondaria di I grado e delle quinte della secondaria di II grado.

Le classi interessate sono:

  • le classi II e V della scuola primaria (gradi 2 5)
  • le classi III della scuola secondaria di primo grado (grado 8)
  • le classi II e V della secondaria di secondo grado (gradi 10 e 13).

Classe terza media

  • Le prove, per le classi non campione, si svolgeranno dal 7 aprile al 31 maggio (prima era il 30 aprile).
  • Le prove, per le classi campione, si svolgeranno l’8, 9, 12 e 13 aprile 2021.

Classe quinta superiore

  • Le prove, per le classi non campione, si svolgeranno dal 1° marzo al 30 aprile (prima era il 31 marzo).
  • Le prove, per le classi campione, si svolgeranno dal 2 all’11 marzo.

Modalità di svolgimento

La modalità di svolgimento cambia per i diversi cicli d’istruzione. Nella scuola primaria le Prove INVALSI avvengono simultaneamente nello stesso giorno per ogni materia e alla stessa ora con la tradizionale modalità carta e penna.

La scuola secondaria di primo e di secondo grado, invece, utilizza la modalità CBT e svolge le prove all’interno di un periodo di somministrazione fissato a livello nazionale. Questa finestra temporale può essere gestita autonomamente da ciascuna scuola, in funzione del numero degli allievi e del numero di computer disponibili.

Alle classi campione – cioè le classi scelte come rappresentative del sistema scolastico italiano e i cui risultati confluiranno nel Rapporto INVALSI – le Prove sono somministrate in giorni definiti a livello nazionale.

Verso il #Dantedì

Il Ministero dell’Istruzione lancia un racconto sui social animato da studentesse e studenti.

Ogni settimana, per un mese, sui social del Ministero dell’Istruzione scuole, studenti e docenti racconteranno il cammino verso il #Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, prevista per il prossimo 25 marzo.

Si comincia oggi, con “La GraphiCommedia”, la rappresentazione di alcuni canti dell’Inferno realizzata da una classe dell’Istituto Tecnico G. Falcone di Gallarate (VA). Si proseguirà, poi, con D.A.8, ‘Dante Alighieri 8’, il droide che interpreta i versi del sommo poeta, creato, grazie al coding e alla robotica, dalle studentesse e dagli studenti dell’Istituto Tecnico G. Russo di Paternò, in provincia di Catania.

Sarà possibile partecipare al racconto, postando il proprio contributo con l’hashtag #Dantedì e taggando il profilo Instagram del Ministero dell’Istruzione, @ministeroistruzione fino al 25 marzo, Giornata nazionale dedicata a Dante.

26 FEBBRAIO PRESENTAZIONE PROPOSTA RIFORMA RECLUTAMENTO

PRECARI, 26 FEBBRAIO PRESENTAZIONE PROPOSTA RIFORMA RECLUTAMENTO

Gentili colleghe e colleghi, vi invitiamo a partecipare alla videoconferenza stampa “Stabilità e qualità per la professione docente” che si terrà venerdì 26 febbraio alle ore 10.30 su piattaforma Hangouts Meet. 

La conferenza sarà l’occasione per presentare la proposta di riforma del sistema di reclutamento promossa dalla FGU-Gilda degli Insegnanti.

Parteciperanno Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della FGU-Gilda degli Insegnanti, e Antonio Antonazzo, responsabile del Dipartimento Precari della Gilda degli Insegnanti.

Qui il link per partecipare alla videoconferenza: https://meet.google.com/rus-ktke-qjp

Scuola, Bianchi incontra i sindacati: tutti i prof in cattedra il 1°settembre

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Primo faccia a faccia dell’era Draghi. Le altre due priorità: vaccinare subito il personale e utilizzare bene i fondi Ue

Il primo faccia a faccia tra Patrizio Bianchi e i sindacati della scuola si è concluso con tre impegni iniziali, e un nuovo calendario di incontri per riannodare un dialogo sulle questioni urgenti, non solo legate all’emergenza sanitaria. Il primo impegno condiviso dal neo ministro dell’Istruzione e dai sindacati è quello di avere i docenti tutti in cattedra il 1° settembre. Un impegno “non da poco conto” visto che non è mai stato raggiunto, anche in anni non Covid. Il ministro ha annunciato (l’ennesimo) tavolo su reclutamento, formazione continua e sul tema della mobilità. Il cambio di passo, almeno in base alle prime parole, è sull’obiettivo: «Servono operazioni strutturali, dobbiamo uscire dalle azioni congiunturali e dalla continua emergenza», ha detto Bianchi.

Subito i vaccini ai prof

Il secondo impegno immediato condiviso tra le parti è l’accelerazione sui vaccini al personale scolastico. La priorità, ha detto Bianchi, è «vaccinare il personale il prima possibile: bisogna andare a scuola sentendosi in sicurezza». Il ministero dell’Istruzione, in raccordo con quello della Salute, sta monitorando la situazione relativa ai contagi e alle varianti del Covid-19.

Usare bene i fondi Ue

Il terzo impegno, più di prospettiva, è quello di utilizzare al meglio i fondi del Recovery Plan. «Insieme dobbiamo lavorare per una scuola in cui l’eguaglianza sia il punto di partenza, una scuola inclusiva, accogliente, capace di rispondere ai bisogni di tutte le studentesse e tutti gli studenti – ha aggiunto il ministro -. Riportarla al centro del Paese deve essere il nostro primo obiettivo. Abbiamo una straordinaria opportunità rappresentata dal Next generation Eu, un’importante quota di investimenti con cui possiamo disegnare insieme una scuola nuova». Ci sarà un tavolo anche sulla trasparenza dei dati. Il ministro ha manifestato la volontà di incontrare con regolarità le organizzazioni sindacali, attivando un “dialogo continuo”. Le prime reazioni sindacali sono positive: «Apprezziamo la disponibilità di Bianchi all’ascolto, serve un cambio di passo», dicono sostanzialmente in coro tutte le sigle.

Ordinanza della Puglia: con la ripresa della scuola in presenza più contagi

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«In Puglia la curva epidemica è caratterizzata da una generale riduzione dell’andamento dei contagi nelle ultime settimane, dopo una ripresa dell’incidenza successiva alle festività natalizie»; ma «dalla metà del mese di gennaio», con la ripresa delle lezioni in presenza nelle scuole elementari e medie «si osserva un incremento dei nuovi casi nelle fasce di età 3-5 anni, 6-10 e 11-13 anni, ma non 14-18 anni»: è quanto viene riportato nell’ordinanza regionale con la quale il governatore Michele Emiliano ha disposto la didattica digitale integrata per tutte le scuole sino al 14 marzo, dopo la sospensione della precedente ordinanza da parte del Tar Puglia.

Per motivare la decisione di un nuovo provvedimento, il governatore riporta una indagine epidemiologica svolta dal dipartimento Salute nella quale si evince la ripresa dei contagi nelle scuole. «I dati della sorveglianza scolastica – si legge – consentono di osservare che, all’aumento della didattica in presenza, registrato nelle scuole di tutti i gradi (anche se in misura sostanzialmente minore nelle secondarie di secondo grado), è corrisposto un aumento in valori assoluti dei contagi tra gli studenti. Nonostante il rallentamento dei contagi in ambito scolastico, il tasso di nuovi positivi settimanali tra gli studenti rimane superiore al tasso riscontrato nella popolazione generale»; e «risulta in costante e importante aumento il numero dei soggetti (sia tra gli studenti che nel personale) per cui è stato disposto un provvedimento di isolamento/quarantena».

Secondo la task force anti Covid pugliese, «l’aumento della frequenza scolastica, comportando un aumento del numero dei contatti interpersonali, aumenta il rischio dei contagi che in effetti sono apparsi in incremento fino alla precedente settimana di monitoraggio. Il dato deve essere tuttavia letto anche prendendo in considerazione gli effetti della circolazione di varianti virali nella popolazione scolastica, in particolare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle secondarie di I grado, che è stato possibile osservare in alcune regioni dove sono stati isolati i ceppi inglese e brasiliano. Tale circostanza impone l’assunzione di stringenti iniziative di carattere preventivo, adottando nuove misure finalizzate alla massima limitazione dei contatti interpersonali, per contenere il rischio di una nuova ripresa dei contagi, nelle more di completare la campagna vaccinale».

Sicilia, scuole superiori in presenza fino al 75%

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Da lunedì prossimo, primo marzo, nelle scuole superiori della Sicilia la didattica in presenza potrà raggiungere il 75%. Le disposizioni, decise dal governo regionale guidato da Nello Musumeci, sono contenute in una circolare dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla. In base a quanto previsto, la soglia non sarà obbligatoria fin da subito: ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado, infatti, sarà data la facoltà di raggiungere in maniera graduale e progressiva l’obiettivo della percentuale massima del 75% in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola e del relativo contesto.

«Con l’occhio sempre rivolto all’andamento dell’epidemia sul territorio regionale e nel massimo rispetto dei criteri posti alla base della tutela della salute pubblica, anche attraverso lo screening della popolazione scolastica – dice l’assessore Lagalla – ci apprestiamo a compiere quest’ultimo, e speriamo definitivo, passo per ripristinare la funzionalità scolastica al più alto livello concesso dalle ordinanze vigenti, fiduciosi che possano essere restituite a docenti e studenti, meritata normalità e recuperata attenzione all’importanza dei processi di apprendimento vissuti all’interno della comunità educativa».

La circolare prevede, inoltre, che «la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le previste misure anti-coronavirus. Resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori (Its) e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico (Iefp)».

Parallelamente all’innalzamento della soglia della didattica in presenza, a partire dal primo marzo è previsto un aumento della capacità del trasporto pubblico locale. L’assessorato regionale alle Infrastrutture e alla mobilità, guidato da Marco Falcone, ha assicurato infatti che da lunedì la capacità dei mezzi sarà adeguata ai nuovi flussi di passeggeri. Per questo nella circolare si chiede ai prefetti, ai quali è stata indirizzata per conoscenza, di vigilare su questo aspetto.

La didattica in presenza al 75% nelle scuole superiori della Sicilia, in ogni caso, resterà in vigore compatibilmente con la situazione epidemiologica: il governo Musumeci non esclude, infatti, possibili modifiche alla percentuale di didattica in presenza se l’andamento dei contagi nell’Isola dovesse cambiare.

Il 70% delle scuole ha attivato servizi di supporto psicologico

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha incontrato ieri a Roma nella sede di Viale Trastevere il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi, David Lazzari.
Al centro dell’incontro la condivisa necessità di andare avanti sulla piena collaborazione tra la Scuola italiana e gli Psicologi per arginare fenomeni di disagio e sofferenza tra gli studenti, in particolare in questa fase caratterizzata dal pesante impatto della pandemia. Per questo, sarà ulteriormente rafforzato il protocollo d’intesa esistente tra Istruzione e Ordine degli Psicologi.

Durante l’incontro è emerso che oltre il 70% degli istituti ha attivato azioni di consulenza psicologica in favore degli studenti, un dato significativo ma ancora non sufficiente per garantire il supporto richiesto dall’emergenza sanitaria.

Assegnati i premi europei 2021 per la didattica online in eTwinning

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Record di vittorie per i docenti italiani ai Premi europei eTwinning 2021, il più importante riconoscimento della community europea per progetti didattici tra scuole del Programma Erasmus+.

Tra gli 870 progetti candidati nelle 4 categorie per fascia d’età e nelle 8 categorie speciali, sono stati 7 i progetti premiati con 9 docenti italiani coinvolti (inclusi i secondi posti), che, con le loro classi e i rispettivi partner internazionali, hanno ottenuto il premio europeo per il lavoro svolto in eTwinning.

Tra le categorie per fascia d’età sponsorizzate dalla Commissione europea, sono due i progetti premiati che hanno visto la partecipazione di docenti italiani: “Animal Friends in an Animal-Friendly World”, per la categoria 7-11 anni, di Monica Frigerio, dell’Ics Como Rebbio (Co) e Annamaria Olmo dell’Ics “Corso Soleri” di Cuneo, e “Myth’arts: myths in art and littérature”, che vede tra i partner la docente Maria Lorenza Campanella del Liceo Scientifico Statale “G. Berto” di Vibo Valentia (Vv). Sempre nelle categorie per età, secondi posti “italiani” per i progetti “Steam-tastic” di Barbara Trivelli, Ics “Giovanni XXIII” di Terni (categoria 0-6 anni e già vincitore del Premio nazionale eTwinning 2020) e “Listen to my radio: Breaking news!” di Francesca Falconi, insegnante del liceo statale “T. Mamiani” di Pesaro (Pu), nella categoria 16-19 anni. Nelle categorie speciali (per singola tematica o materia) premio per “eco_fab_lab” di Rita Giovanna Ogliari e Nadia Manclossi, dell’Iiss “G. Galilei” di Crema (Cr) per la categoria speciale “Cittadinanza”; il progetto “Leonardo da Vinci”, dell’insegnante Susanna Piron, del XI Ics “A. Vivaldi” di Padova nella categoria “Lingua francese”, e “Stem is…on fire!” di Mariausilia Ruocco, della Dds Gragnano 2 “O. Lizzadri” di Gragnano (Na) per la categoria “Marie Curie” per i progetti di materie scientifiche.

La cerimonia ufficiale di premiazione avverrà nel corso della prossima Conferenza europea eTwinning, in programma a novembre, alla presenza dei rappresentanti della Commissione europea.

Incontro Bianchi-sindacati: tramonta l’ipotesi di andare tutti a scuola fino a fine giugno

da Corriere della sera

Tramonta definitivamente l’ipotesi di un allungamento dell’anno scolastico fino a fine giugno. Lo si era già intuito, del resto, quando la settimana scorsa Patrizio Bianchi come primo atto da neo ministro aveva messo mano alle ordinanze per gli esami di Stato, confermando l’avvio della Maturità fin dal 16 giugno e la consegna dell’elaborato di terza media entro il 7 giugno. E’ evidente infatti che se i docenti saranno impegnati nelle commissioni d’esame non potranno contemporaneamente anche occuparsi dei recuperi. L’ipotesi di una rimodulazione del calendario era stata ventilata dallo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso sal Senato, sollevando non poche preoccupazioni fra i sindacati visto che, in presenza o a distanza, ma i docenti quest’anno hanno continuato a lavorare sempre, anche nei periodi peggiori. A sciogliere ogni dubbio tendendo una mano ai lavoratori della scuola ci ha pensato lo stesso Bianchi che fin da subito aveva precisato come eventuali modifiche del calendario andassero comunque concordate con le Regioni.

Si parte da settembre

Nel suo primo incontro con i sindacati, dopo aver chiesto ai rappresentanti di categoria di «portare a tutti i lavoratori della scuola la stima e la riconoscenza mia e del Governo», il ministro ha chiarito che «su tempi e luoghi della scuola e sul modello operativo per recuperare i gap di socialità e apprendimento individuale» è già stato attivato «un gruppo di lavoro composto da personale del Ministero e figure che operano sul territorio, dirigenti scolastici, insegnanti, esperti in materia di disuguaglianze». Qualunque soluzione non andrà calata dall’alto ma sarà modulata a seconda delle necessità specifiche di ciascun territorio e di ciascuna realtà scolastica eventualmente anche chiamando a collaborare il terzo settore. «È positivo che la questione non sia stata posta nei termini semplicistici e banalizzanti di un eventuale allungamento del calendario – afferma Maddalena Gissi della Cisl scuola -. Per quanto ci riguarda, confermo che dovranno essere le scuole, sulla base di una puntuale conoscenza del fabbisogno, a valutare ciò che può essere utile e necessario fare e quali modalità utilizzare per eventuali azioni di recupero. Credo sia giusto promuovere e favorire anche il coinvolgimento di altri soggetti (enti locali, terzo settore, ecc.) attraverso “patti di comunità” in cui la scuola diventa punto essenziale di riferimento».

Concorsi o sanatoria?

Qualche indicazione arriva anche per quanto riguarda il nuovo anno scolastico: con i sindacati Bianchi ha detto di voler accelerare il «reclutamento», cioè l’assunzione dei professori a settembre e per questo vuol creare un altro tavolo di confronto. Più facile a dirsi che a farsi, anche perché il ministro ha «annunciato soluzioni strutturali». Bianchi ha confermato che ci sono 213 mila insegnanti precari che attendono di essere regolarizzati. La maggior parte di loro però non ha i requisiti per essere promossa di ruolo (visto che per legge si viene assunti dopo aver passato un concorso). A settembre ci saranno circa 100 mila cattedre da riempire (60 mila rimaste scoperte nell’ultima tornata di assunzioni più almeno 30 mila dai pensionamenti di quest’anno) ma il ministero avrà a disposizione soltanto i 30 mila vincitori del concorso straordinario che si è appena concluso mentre gli altri 30 mila che dovrebbero uscire dal prossimo concorso ordinario non arriverebbero in tempo nemmeno se le prove partissero subito. Secondo i sindacati si potrebbe pensare ad un percorso speciale per i precari di lungo corso, senza passare per il concorso.

Covid, torna l’incubo scuole: a far paura ora sono le varianti

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – Le scuole sono tornate al centro delle cronache Covid. Il mantra “la scuola è sicura”, così fuorviante nella precedente stagione di governo, non viene neppure più accennato. Le varianti hanno cambiato il punto di vista anche di un Comitato tecnico scientifico che in autunno voleva convincere il governo a tenere tutta l’istruzione aperta, in nome della tutela del sapere e dell’integrità psichica dello studente. D’altro canto, per la prima volta l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, venerdì scorso, ha indicato come la fascia d’età 8-19 anni sia in qusto momento quella con più contagi.

Il legame varianti Covid-adolescenti, e ovviamente adolescenti-scuola, ha trovato un’altra conferma nell’istituto del Quartiere africano di Roma, il Sinopoli di Via Mascagni: dopo aver conosciuto un caso di “inglese” – con la chiusura di materna ed elementare del plesso -, la scuola media ha certificato la presenza della “brasiliana”, la forma del virus che sta assediando l’Umbria e che ancora non si era vista nel Lazio. Otto persone, due insegnanti e sei studenti, al momento sono positive. Per millecinquecento discenti, docenti e amministrativi nei prossimi cinque giorni è previsto il controllo epidemiologico. La Sinopoli, ovviamente, è chiusa.

Negli ultimi tre giorni sei le scuole fermate per Covid a Roma, soprattutto istituti per l’infanzia ed elementari. La variante inglese, il cui focolaio è stato avvistato in un plesso di Carpineto, la larga provincia di Roma, ha portato il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, a far chiudere gli edifici in zona, dai nido alle superiori, e a dichiarare aree rosse sia Carpineto che Colleferro. Il sindaco di AnagniDanile Natalia, ha avvistato il problema e vietato l’ingresso agli istituti scolastici della sua città ai ragazzi di Carpineto e Colleferro. Due casi di variante inglese, su diciannove totali, sono stati certificati in una primaria del Comune di Fiumicino, sempre Città metropolitana di Roma.

L’Associazione presidi: “Possibile ritorno alla Dad”

“La situazione è preoccupante”, dice Mario Rusconi presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio. “Se doppia mascherina o protezioni Ffp2 non dovessero bastare, è necessario mettere le classi in quarantena e ricorrere alla Didattica a distanza”.

Dieci contagi nella scuola elementare Marconi di Cecina hanno contribuito a far passare il comune livornese in zona rossa. E l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini, ha spiegato che a Bologna e nella sua provincia nelle ultime settimane c’è stato un “incremento significativo” dei contagi da Covid: “Anche nel settore della scuola”. Donini ha chiesto all’Azienda sanitaria di attivare maggiori risorse per assicurare le attività di contact tracing e sorveglianza: “Siamo nel picco epidemico”.

L’area più critica resta la Lombardia settentrionale. Gli istituti scolastici sono stati chiusi a Brescia, in sette comuni in provincia di Bergamo e in uno nel Cremonese: in queste zone è scattata la zona arancione rafforzata. In Lombardia, nella settimana dal 15 al 21 febbraio, sono stati 547 i casi di tamponi positivi segnalati dalle scuole all’Ats Città metropolitana di Milano. Sono 409 alunni e 138 operatori scolastici. Il numero di persone isolate, invece, è a quota 6.106, di cui 5.902 alunni e 204 operatori. Dei 547 positivi, 20 sono del nido, 76 della scuola dell’infanzia, 149 della primaria, 118 della secondaria di primo grado e 184 di quella di secondo grado.

Soligo, frazione di Treviso, è stata fermata un’intera scuola elementare con le sue dieci classi. E così a La Maddalena, in provincia di Sassari, dove una bambina è stata colpita dalla variante inglese. In venti comuni della provincia di Ancona, capoluogo compreso, la diffusione del contagio si è concentrata in alcune classi e in alcuni plessi. Tutti e venti sono in zona arancione.

E il piano “unità mobili” non decolla

Non decolla, per ora, il piano “unità mobili”, una sorta di pronto interventio nelle scuole per circoscrivere il contagio accertato e avviare una rapida e selettiva campagna di isolamento e tamponi rapidi. Lo ha chiesto il ministero dell’istruzione su indicazione del Cts, coinvolge Difesa, Esercito e Protezione civile.

In Puglia, dove il Tar aveva sospeso l’ordinanza regionale “studenti tutti a casa” accogliendo l’istanza del ricorso presentato dal Codacons Lecce e da un gruppo di genitori. il presidente Michele Emiliano ha firmato una nuova ordinanza che tiene ogni ciclo in Didattica a distanza (ora chiamata Did, integrata) fino al 14 marzo. Sono ancora in Didattica a distanza l’Alto Adige e l’Abruzzo.

In diverse Regioni, come abbiamo raccontato nella newsletter “Dietro la lavagna”, sono partite le vaccinazioni al personale scolastico. La Toscana ha bruciato le tappe, il Lazio è partito ma i tamponi sono pochi: nel primo giorno sono stati vaccinati con Astrazeneca 4.000 docenti. Il Piemonte ha aperto le adesioni al vaccino per gli under 55 e così la Puglia. In Abruzzo si stanno vaccinando sia i docenti scolastici che il personale universitario, non senza problemi. Da lunedì scorso ci si prenota per le maestre dell’infanzia in Veneto e in Emilia-Romagna, dove si sono registrati ritardi. Le Marche partiranno dal primo marzo.

In Calabria il presidente facente funzione, Antonino Spirlì, ha annunciato che dalla prossima settimana inizierà la vaccinazione del personale della scuola, che si protrarrà per 15-20 giorni, durante i quali gli istituti resteranno chiusi. La campagna non decolla in Lombardia e in Sicilia, dove le indicazioni sono state fin qui contraddittorie, come denuncia la segretaria generale della Cisl scuola, Maddalena Gissi.

In generale, resta irrisolta la questione dei docenti pendolari, esclusi dalla vaccinazione sia nella regione dove insegnano che in quella di residenza.

Scuole Sicilia, didattica in presenza al 75% dal 1° marzo: tutte le info utili

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Didattica in presenza fino al 75% nelle scuole superiori siciliane a partire da lunedì 1 marzo. A stabilirlo è una circolare appena firmata dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla.

La soglia del 75% non sarà obbligatoria fin da subito ma ai dirigenti degli istituti secondari di secondo grado sarà data la possibilità di raggiungerla in maniera graduale e progressiva in base alle specifiche situazioni di ogni singola scuola.

La didattica in presenza al 75% resterà in vigore compatibilmente con la situazione epidemiologica: il governo Musumeci non esclude infatti modifiche se l’andamento dei contagi nell’Isola dovesse cambiare.

La circolare prevede che la soglia del 75% di didattica in presenza dovrà essere compatibile con l’organizzazione interna ai vari istituti e con la possibilità di rispettare le misure anti Coronavirus. Come accade già adesso, resterà sempre garantito il regolare accesso alle lezioni agli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali. Le disposizioni contenute nella circolare si estendono anche agli Istituti tecnici superiori e ai percorsi di formazione professionale in obbligo scolastico

Parallelamente all’innalzamento della soglia della didattica in presenza, a partire dal primo marzo è previsto anche un aumento della capacità del trasporto pubblico locale. L’assessorato regionale alle Infrastrutturee alla mobilità ha assicurato che da lunedì la capacità dei mezzi saràadeguata ai nuovi flussi. A vigilare su questo aspetto saranno i prefetti.

“Con l’occhio sempre rivolto all’andamento dell’epidemia sul territorio regionale e nel massimo rispetto dei criteri posti alla base della tutela della salute pubblica, anche attraverso lo screeningdella popolazione scolastica – sottolinea l’assessore Lagalla – ci apprestiamo a compiere quest’ultimo, e speriamo definitivo, passo per ripristinare la funzionalità scolastica al più alto livello concesso dalle ordinanze vigenti, fiduciosi che possano essere restituite a docenti e studenti, meritata normalità e recuperata attenzione all’importanza dei processi di apprendimento vissuti all’interno della comunità educativa”. 

Poi aggiunge: “Finora abbiamo supportato il riavvio delle attività scolastica con i Piani provinciali per i trasporti pubblici aggiuntivi redatti grazie al supporto dei prefetti e sentendo le scuole e gli studenti – spiega l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Marco Falcone – Il sistema ha funzionato e, a breve, sfrutterà il numero massimo dei veicoli programmati nei singoli piani. Aumentano le capienze e la sicurezza sanitaria di pari passo con l’aumento dei ragazzi in classe, a tutela loro, delle famiglie e di tutti i lavoratori di scuola e trasporti”.

Il ritorno dell’Orto Didattico

Scuola all’aperto
Il ritorno dell’Orto Didattico

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Scuola all’aperto e orti didattici sono l’orientamento che con l’arrivo della bella stagione molte scuole italiane hanno scelto di sviluppare tenuto conto che la qualità dell’aria all’interno delle aule, nonostante il costante ricambio d’aria, e per i più attenti l’installazione di purificatori, non garantiscono la piena sicurezza dalla diffusione dal virus SARS COV2.

Se non fosse per questo motivo non si comprenderebbe l’obbligo, nonostante il distanziamento di un metro di tutte le rime buccali, d’indossare la mascherina da parte di tutto il personale scolastico e degli studenti per tutta la durata delle ore di lezione, ad eccezione del tempo dedicato alla merenda e alla mensa per ovvi motivi.

Infatti bisogna tenere conto che tutti gli ambienti di apprendimento sono stati profondamente modificati, con l’adozione dei banchi singoli e la disposizione degli stessi secondo layout ben definiti al fine di garantire il distanziamento e le vie di fuga, con un ridimensionamento delle aule che, alla vigilia della definizione degli organici da parte delle istituzioni scolastiche, comporta una deroga al numero massimo di studenti per classe prevista dal DPR 81/2009, dovuta al nuovo limite imposto dalla capienza in sicurezza delle aule.

In quest’ottica d’innovazione degli ambienti di apprendimento interessante la direzione che hanno intrapreso alcuni istituti di tutta Italia di costituirsi nella rete nazionale di scopo “Scuole all’aperto”, ispirata alla pedagogia della lumaca di Gianfranco Zavalloni, la cui finalità  è la sperimentazione e divulgazione di buone pratiche didattiche outdoor, in rinnovati ed interessanti spazi di apprendimento all’aperto, che vanno dalle aree di pertinenza degli edifici scolastici, ai parchi urbani, alle piazze e angoli di contesti urbani, fino a vere e proprie escursioni naturalistiche, con un apprendimento per esplorazione della natura, con la sua ricca varietà di biotopi che affascina ed arricchisce gli studenti.

Dal 2019, anno del primo accordo triennale in cui si sono avviate e sperimentate forme di  promozione e coordinamento della rete di scopo nazionale “Scuole all’aperto” e l’organizzazione delle prime attività seminariali, di disseminazione e di documentazione delle buone pratiche didattiche all’aperto, ad un nuovo protocollo in corso di revisione che tiene conto di un’espansione della rete in molte Regioni d’Italia e ne ricerca pertanto di fatto una nuova governance della stessa.

Una rete oggi estesa alle regioni dell’Emilia Romagna, con la scuola capofila, Toscana, Trentino, Sicilia, Piemonte e che verrà affiancata da uno staff tecnico che possa supportare e sostenere l’avvio e l’individuazione delle competenze utili per la formazione/facilitazione di tutte le attività di Learning outdoor.

Presupposto indispensabile per la buona realizzazione di ambienti di apprendimento negli spazi aperti delle nostre città, deve essere il fatto di Istituzioni che dialogano in una sinergia che consente di realizzare innovazioni, progetti e attività didattiche impensabili senza, se si pensa alle difficoltà di un sistema burocratico, come quello degli uffici amministrativi, e alla conseguente struttura normativa degli enti locali in Italia.

Occorre pertanto un’amministrazione degli enti locali attenta e in grado di dare risposte immediate alle richieste del mondo della scuola, che in alcune realtà particolari si traduce in un dialogo con istituti spesso aderenti al Movimento di Avanguardie Educative, in quanto vocati all’innovazione, ricerca e sperimentazione didattica.

Il ritorno alle tradizioni contadine, ai tempi lenti della natura, alla pedagogia della lumaca di Gianfranco Zavalloni, ad un tempo in cui nella cultura contadina il calendario di “Frate Indovino” scandiva le stagioni e affascinava bambini e adulti con la sua puntuale descrizione dei lavori da eseguire e delle piante da seminare e mettere a dimora.

La scuola dell’infanzia con i suoi campi di esperienza, con le sue routine, ma anche con i suoi piccolissimi plessi diffusi capillarmente in tutto il territorio nazionale, presenta le condizioni ideali per uno sviluppo immediato di questi nuovi ambienti di apprendimento.

I maestri si sa conservano quella limpidezza dell’anima che solo chi lavora con i bambini può avere, emotivi certo, impulsivi a volte, fantasiosi pure, ma indubbiamente dalla spiccata voglia di fare e soprattutto di far fare e far conoscere, ovvero acquisire quelle competenze che poi faranno la differenza nel successo scolastico successivo e nei processi di life long learning della  vita in generale.

Non è un caso che le politiche comunitarie negli ultimi anni stanno puntando sempre più sugli ECEC , “Early Childhoot Education and care, sui servizi educativi dell’infanzia, con l’Italia al posto di onore grazie a realtà come “Reggio Children” ispirata ai Cento Linguaggi dei Bambini di Loris Malaguzzi, ma soprattutto ad una scuola dell’infanzia italiana che dai muri colorati delle aule delle sue sezioni dei suoi piccoli plessi offre un servizio educativo che tutto il mondo ci invidia e che continua ad essere in continua evoluzione, basti pensare al D.lgs. 65 del 2017 e ai suoi “Poli dell’Infanzia”.

Tra le attività all’aperto più interessanti, il posto in prima fila spetta agli orti didattici che, in alcune realtà, sono spesso associate a servizi mensa innovativi i quali  utilizzano prevalentemente per la preparazione dei pasti, i prodotti coltivati dai bambini.

Un’educazione alla filiera corta, ma anche un contesto dove sviluppare nuove forme di dialogo con le famiglie e soprattutto con i nonni, spesso coinvolti in attività di volontariato, e ad un ritorno ad un rapporto con la natura, alla base dello sviluppo della civiltà.

In fondo si sa la conoscenza del mondo parte dall’esplorazione dello stesso, e cosa c’è di più affascinante per un bambino di veder nascere e crescere un essere vivente.

Per i bambini l’orto didattico è questo e non solo, un modo intanto per stare all’aperto, avvolti dai colori di una giornata di sole, con il celeste del cielo e il giallo del sole e il verde delle piante, che ci ricordano quanto è bella la vita.

Un modo per conoscere le piante, imparare a classificarle, apprendere sul campo le lavorazioni agricole di base, ma allo stesso tempo vedere come tutto in natura si trasforma in un armonioso e crescendo ritmo che solo la vita sa dare.

E se all’interno delle sezioni la vita prende forma nelle coltivazioni idroponiche con gli atelier botanici e scientifici, all’esterno l’orto didattico diventa l’ambiente di apprendimento dove i campi di esperienza trovano il contesto ideale per creare quello scaffolding caro a Jerome Brumer nei piccoli alunni, consentendo un naturale apprendimento e lo sviluppo di processi cognitivi che è impensabile ottenere in questa fascia di età attraverso il lavoro nelle aule e al chiuso delle sezioni.

C’è da dire anche che molti comuni sono fortunati ad avere dei plessi della scuola dell’infanzia progettate con un linguaggio architettonico naturalmente vocato per le lezioni e le attività all’aperto.

Non è un caso la rapida diffusione della rete di scuole all’aperto, oggi al centro di un ampio dibattito educativo dovuto dalla necessità di trovare ambienti di apprendimento adeguati alle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria in atto.

Certo, dietro le iniziative di successo ci sono sempre uomini e donne motivati e determinati, come i maestri, gli amministratori pubblici, le associazioni di volontariato, ma anche il mondo dell’impresa che in alcune regioni d’Italia è particolarmente sviluppato nel settore floro- vivaistico e nella coltivazione delle piante in generale.

E mentre nella scuola dell’infanzia, in molte realtà italiane, soprattutto al Sud favoriti dal Clima mite per la maggior parte dell’anno, sono già state avviate numerose attività didattiche, con l’emergenza sanitaria in atto il fenomeno si è esteso naturalmente anche ai bambini e ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, sfruttando gli spazi esterni di cui molti istituti dispongono, ma anche quelli pubblici dei parchi e delle piazze adiacenti ai plessi scolastici.

E se per le scuole aderenti alla rete molto è già stato avviato, negli altri istituti si avverte un naturale tendenza ad aprirsi all’esterno. Certo andrebbe meglio regolamentato l’uso delle mascherine, in modo da poter usufruire del vantaggio offerto dalla purezza dell’aria rispetto ai locali al chiuso, che in alcune piccole realtà ed in particolare in quelle ubicate in territori montani e di collina è davvero notevole.

Scuola all’aperto dunque, e perché no, orti didattici, un coltivare per far crescere e crescere ad unisono, per una rinnovata sensibilità e rispetto per l’ambiente alla base dei Goal del programma dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 che 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto nel 2015. 

Pensare all’entusiasmo di molti amministratori comunali, alla notizia di adesione alla rete nazionale “scuole all’aperto” degli istituti ricadenti sul loro territorio, che già immaginano gli studenti immersi nei bellissimi e pittoreschi spazi urbani delle loro città.

Ma di fatto anche l’arricchimento di questi contesti dovuto dalla presenza dei bambini che da soli riescono ad animare il mondo.

Scuola all’aperto dunque, orti didattici, escursioni naturalistiche e urbane, percorsi di valorizzazione del patrimonio culturale, nuovi modi per fare didattica, ma soprattutto per rimettere al centro lo studente che apprende in un rinnovato rapporto con la realtà naturale, sempre più compromesso dall’avvento della didattica digitale.