L’importanza delle soft skill

L’importanza delle soft skill

di Maurizio Tiriticco

Nella scuola gli insegnanti si adoperano, in genere e giustamente, affinché i loro studenti acquisiscanoconoscenze, abilità e competenze relative agli ambiti delle discipline di insegnamento, non trascurando il fatto che a volte gli ambiti possono essere anche inter- e pluridisciplinari. E ciò anche in considerazione del fatto che nella vita lavorativa gli ambiti operativi di intervento hanno quasi sempre caratteri inter- e pluridisciplinari, se non addirittura, a volte, transdisciplinari. In effetti, nel mondo del lavoro a volte sono più importanti le competenze cosiddette trasversali, in inglese le hard skill, rispetto a quelle inter- e pluridisciplinari.

Ovviamente le competenze hard sottintendono competenze soft! Ed in effetti nel mondo del lavoro – soprattutto oggi e nelle società ad alto sviluppo – sono richieste, come indispensabili prerequisiti, le cosiddette soft skill. In sintesi sono queste: a) saper comunicare efficacemente; b) saper lavorare in gruppo; c) essere in grado di tenere testa allo stress. Ovviamente c’è un prerequisito essenziale, che alla latina potremmo definire come “compos sui”, ovvero “essere padroni di sé”.

Si tratta, quindi, di competenze comportamentali e relazionali che caratterizzano una persona e indicano il modo in cui si pone rispetto al contesto lavorativo nel quale opera o vorrebbe operare. Le soft skill sono importantissime anche per potersi rapportare in modo ottimale con tutte le persone che fanno parte del proprio ambiente: familiari, parenti, colleghi, responsabili, capi ed eventualmente clienti.Le soft skill dipendono, essenzialmente, dal background socio-culturale di ciascuno di noi, e sono la risultante non solo di anni di studio scolastico, ma anche e soprattutto di una serie di comportamenti ed esperienze di vita lavorativa e non.

Oltre alla comunicazione efficace, all’attitudine al team-work e alla gestione dello stress, ci sono altre soft skills molto importanti, che nel web sono così indicate: a) autonomia: ossia la capacità di svolgere i compiti assegnati senza il bisogno di una costante supervisione; b) autostima e fiducia in se stessi: è fondamentale essere consapevoli delle proprie capacità, al di là delle opinioni altrui, c) capacità di adattamento a dati contesti lavorativi; d) resistenza allo stress e relativo controllo: saper reagire alla pressione lavorativa e mantenere il controllo senza perdere il focus sulle priorità lavorative e non trasmettere ad altri ansie e tensioni; e) pianificare e organizzare; identificare obiettivi e priorità; sapere tener conto del tempo a disposizione e organizzare il lavoro; f) precisione e attenzione ai dettagli: sapere curare i particolari fa spesso la differenza fra un buon lavoratore e uno eccellente; g) tenersi aggiornati: individuare le proprie lacune e le personali aree di miglioramento per acquisire sempre più competenze; h) impegno e determinazione per raggiungere gli obiettivi assegnati e, quando e dove è possibile, andare oltre; h) gestire le informazioni: saper acquisire, organizzare e distribuire dati e informazioni provenienti da altre fonti; i) intraprendenza e spirito di iniziativa come caratteristiche importanti in qualsiasi contesto lavorativo; l) saper comunicare, ovvero saper trasmettere e ricevere in modo chiaro e sintetico informazioni; magari in più lingue; saper ascoltare ed essere disposti a confrontarsi in modo costruttivo; m) problem solving: non perdere il controllo davanti un problema inaspettato e avere la prontezza e la lucidità per intervenire e risolverlo; n) team work: essere capaci e disponibili a lavorare in gruppo; o) esercitare una leadership in situazioni problematiche.

A mio avviso le soft skill dovrebbero costituire nella scuola obiettivi operativi comportamentali altrettanto importanti come quelli disciplinari, pluri- e transdisciplinari. Una volta nelle scuole esisteva la condotta, e con tanto di voto; oggi è stata sostituta dal comportamento; che poi nei singoli istituti viene declinato in più voci, come, ad esempio: rispetto degli altri e degli oggetti; disponibilità alla cittadinanza attiva; gestione dei conflitti; consapevolezza; autovalutazione. E la condotta rinvia direttamente, a mio avviso, alle soft skills.

In conclusione, nella scuola di una società democratica e fondata anche e soprattutto sulla formazione del cittadino, le competenze relazionali, le soft skills, dovrebbero costituireobiettivi di comportamento non meno importanti di quelli che riguardano le discipline di apprendimento. Perché, di fatto, competenze professionali e competenze civiche in un Paese democratico sono strettamente legate.

Piano Vaccini, il 70% delle persone con disabilità rischiano di essere escluse

Piano Vaccini, il 70% delle persone con disabilità rischiano di essere escluse
Redattore Sociale del 08/02/2021

La denuncia di Fish: “Non possiamo accettare nessuna categorizzazione: non possiamo accettare che la modalità di somministrazione sia quella di fare figli e figliastri tra persone con diversi tipi di disabilità. Ci appelliamo al Capo dello Stato in quanto garante dei diritti”

ROMA. Il Piano Vaccini lascia fuori le persone con disabilità: lo denuncia Fish, rivolgendosi quindi direttamente al presidente della Repubblica Mattarella, per chiedere quell’attenzione che, più riprese invocata, continua a mancare. “Molte delle persone con disabilità rischiano di rimanere fuori dalle previsioni contenute nel piano vaccinale aggiornato il 3 febbraio dal ministero della Salute a margine della Conferenza Stato Regioni – osserva Fish – Ossia, la buona parte di coloro che non sono ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa) o nelle residenze sanitarie per disabili (Rsd) rischia di rimanere senza vaccino; e ciò nonostante si tratta di persone che, a prescindere dalla loro condizione di salute, sono tra le più a rischio di essere contagiate e al tempo stesso di contagiarne altre, data l’impossibilità di assicurare il distanziamento fisico”.
Di qui l’appello al Capo dello Stato, perché “in questo momento delicato, la sua attenzione verso le istanze e le aspettative delle persone con disabilità è di concreto sostegno per tutti – si legge nella presa di posizione della federazione – La sua responsabilità istituzionale, quale supremo garante dei principi della Costituzione e dei trattati internazionali, rappresenta la prima tutela per diritti umani e di cittadinanza di tutti i cittadini e le cittadine con disabilità”. 
La nuova “road map” contenuta nel piano vaccinale aggiornato non tiene infatti conto delle richieste avanzate dalle associazioni delle persone con disabilità: “Manca ancora l’indicazione generalizzata per la disabilità, sulla quale continueremo ad insistere perché venga inserita come prioritaria – osserva il presidente Falabella – Non può certo andarci bene, come Fish, che la soluzione resa nota dalle istituzioni sia quella di categorizzare o dividere per patologie la disabilità”, aggiunge, riferendosi alla classificazione per patologie e fragilità contenuta nel piano, in base a cui sarebbero incluse, per esempio, le persone con sindrome di Down. “Questa poteva sembrare un’ipotesi più o meno adatta all’inizio, fino alla maggiore disponibilità dei vaccini – commenta – ma allo stato attuale, mentre il percorso vaccinale prosegue, non possiamo accettare che la modalità di somministrazione sia quella di fare figli e figliastri tra persone con diversi tipi di disabilità”. 
Fish dunque torna a chiedere chiarimenti sui vaccini, dopo la lettera ufficiale inviata qualche settimana fa al commissario per l’emergenza Arcuri e all’allora ministro della Salute, Roberto Speranza: “È urgente e prioritario che le principali federazioni di associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari possano dare concrete indicazioni e risposte alle migliaia di richieste di informazioni che stanno giungendo in questi giorni”, si leggeva nella lettera, tuttora senza risposta. 
Le associazioni avevano anche chiesto chiarimenti su “come si potranno vaccinare le persone con disabilità, con quale iter procedurale, presentando quale documentazione”: anche queste “domande senza risposta”, osserva Fish. 
Da parte sua, il commissario Arcuri aveva riferito: “Il Piano vaccinale predisposto dal ministero della Salute prevede la vaccinazione per le persone con disabilità, assistenti personali, familiari e loro caregiver a partire dal mese di febbraio 2021, insieme alla seconda categoria degli over 80”. Ora si scopre però che “circa il 70% delle persone con disabilità rischiano di essere tagliate dalla vaccinazione in mancanza di uno specifico riferimento – osserva Fish – Le regioni, dal canto loro, senza uno specifico richiamo alla vaccinazione nel piano nazionale, non assumono decisioni e responsabilità. La completa assenza nelle risposte da parte di Arcuri e del ministero della Salute, più volte richieste – conclude Fish – hanno spinto la federazione a chiedere l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quale garante dei principi Costituzionali”. 

Autismo, il neuropsichiatra ai docenti: l’arte è linguaggio anche senza talento

Autismo, il neuropsichiatra ai docenti: l’arte è linguaggio anche senza talento
Redattore Sociale del 08/02/2021

A porre l’accento sull’importanza di consentire a tutti i bambini di esprimersi attraverso l’arte è Paolo Pace, neuropsichiatra infantile e responsabile dell’Unità operativa di Psichiatria infantile dell’Asp di Castelvetrano

ROMA. “Il linguaggio artistico è un’opportunità e un diritto espressivo di tutti i bambini, anche quelli che non hanno talento. Un bambino a cui viene negata la sua espressività, è un bambino a cui non è concesso di essere se stesso, a cui vengono amputate una serie di opportunità evolutive”. A porre l’accento sull’importanza di consentire a tutti i bambini di esprimersi attraverso l’arte è Paolo Pace, neuropsichiatra infantile e responsabile dell’Unità operativa di Psichiatria infantile dell’Asp di Castelvetrano, relatore del quarto incontro online gratuito che chiude il primo corso per docenti dal titolo ‘Autismo. Un approccio integrato alla complessità del problema nel contesto scolastico’. Il corso è promosso e organizzato dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) ed ha ottenuto circa 40mila visualizzazioni. Un successo in seguito al quale è stato programmato un secondo corso che partirà il 19 febbraio dalle ore 16.30 alle 19.30.
“Le forme di espressione artistica- spiega l’esperto- sono capaci di intercettare le forme vitali e di entrare in sintonia con l’emotività del bambino”. Cosa sono le forme vitali? “Sono l’energia che trova nei modelli percettivo-motori la sua espressione, la vitalità che da’ senso alle relazioni”. Le forme vitali sono cinque: movimento, tempo, forza, spazio, intenzione/direzionalità e “si applicano al mondo inanimato che osserviamo, alle relazioni interpersonali e ai prodotti culturali di cui facciamo esperienza. Non esistono le emozioni senza le forme vitali, ma le emozioni- tiene a specificare Pace- non equivalgono alle forme vitali. Il sorridere, ad esempio- chiarisce- senza forme vitali sarebbe solo un segno convenzionale”.
Eppure “queste variabili sono spesso sottovalutate nell’interazione didattica e in quella terapeutica. Nel momento in cui c’è corrispondenza delle forme vitali, c’è una sintonizzazione affettiva. Se non attiviamo questi due meccanismi la nostra interazione col bambino è sovras-trutturata- avverte il neuropsichiatra- Corrispondenza di forme vitali e sintonizzazione affettiva sono alla base delle interazioni con la madre, col docente e anche col terapista/terapeuta”. Così, ad esempio, “la madre che riesce ad attivare la corrispondenza delle forme vitali consente al bambino di rispecchiarsi e di attivare le sue forme vitali, che poi diventano evolutive. Nella relazione con l’insegnante dovrebbe essere fondamentale la sintonizzazione affettiva, solo così si attiverà il piacere, l’interesse per l’apprendimento nel bambino e si potrà chiedergli di imparare”.
Nel caso del rapporto con il terapeuta, infine, quest’ultimo “deve attivarsi per volontà, per un piacere, per interesse. Il terapeuta deve invece intercettare il bambino lì dove si trova, nella sua tappa emotiva”. Pace ribadisce, dunque, l’importanza di “uno sguardo sintonico nei confronti del bambino, dei suoi bisogni, dei suoi desideri, per non entrare subito in un determinato metodo, che è una nostra necessità e che potrebbe non essere adeguato a quel bambino”.
Riguardo al metodo e alle cinque forme vitali interviene anche Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie IdO, sottolineando l’importanza di saper “attendere, senza cambiare gli elementi, ma rispettando i tempi del bambino. Non c’è bambino al mondo che non sia in qualche modo attivabile e se non si è attivato vuol dire che noi non ci siamo impegnati abbastanza nell’individuare lo stimolo che lo attivi. Bisogna attendere, a volte tanto”.
“Tutti i bambini prima o poi creano uno spunto, uno spazio per entrare in relazione- ribadisce anche Simona d’Errico, logopedista e psicomotricista- Bisogna aspettare e conoscerci reciprocamente col bambino, che deve potersi fidare. È importante il rispetto e la sensazione che non ci siano richieste da parte nostra”.
Sulla funzione delle forme artistiche, in particolare il disegno, per consentire al bambino di “raggiungere una cognizione del mondo attraverso la sua espressività”, Magda Di Renzo tiene a precisare che “può essere molto più espressivo uno scarabocchio rispetto a un disegno più articolato. Abbiamo fatto un esperimento con le nostre mamme- illustra- mostrando loro gli scarabocchi dei loro bambini senza dare alcun tipo di indizio. Affissi a casaccio sulle pareti di una stanza, ogni mamma ha riconosciuto gli scarabocchi del proprio bambino”.
Nel corso dell’incontro, le esperte dell’IdO hanno fornito numerosi spunti ai docenti iscritti al corso per la gestione e l’approccio con i loro alunni con disturbi dello spettro autistico: dall’aspetto alimentare a quello motorio all’utilizzo delle cuffie per ascoltare musica o fiabe raccontate, interagendo al contempo con il terapeuta. Tutte le informazioni sul primo corso e sui nuovi appuntamenti del secondo sono disponibili al link https://www.ortofonologia.it/autismo-corso-di-formazione-gratuito-per-gli-insegnanti. (DIRE)

Vaccino anti Covid: rimodulato il piano

Vaccino anti Covid: rimodulato il piano. Parte la Fase 3 in parallelo alla 1 e si definiscono le patologie di priorità
Disabili.com del 08/02/2021

Già a febbraio parte la fase di somministrazione a under 55 del personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e a rischio, carceri e luoghi di comunità, persone con comorbidità moderata.

Il piano vaccini, ovvero la programmazione riguardante la distribuzione dei vaccini anti covid nella popolazione italiana, è stato rimodulato, introducendo dei cambiamenti a seguito dei ritardi nelle distribuzioni dei primi vaccini, e al via libera di altri. La modifica arriva dopo l’accordo dei presidenti delle regioni che il 3 febbraio si sono incontrati con i ministri Boccia e Speranza e il commissario Domenico Arcuri. Specifichiamo che il piano vaccinale ufficiale non è ancora stato reso pubblico (questo il sito ufficiale), ma alcune testate già ne parlano in modo dettagliato. Tra queste, Quotidiano Sanità e Il Post, dove abbiamo reperito le informazioni qui raccolte.

ANTICIPO DELLA FASE 3 
I cambiamenti del piano vaccinale riguardano per lo più le fasi 2 e 3 del programma, in particolare la novità principale interessa l’inizio della Fase 3 della campagna di vaccinazione, che sarà anticipata grazie alle nuove dosi del vaccino AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’università di Oxford, arrivate in questi giorni in Italia, e che sarà portata avanti in parallelo alla Fase 1 che è ancora in corso. 

I VACCINATI DA MARTEDì
La Fase 3 (quella che partirà già da questa settimana) riguarderà gli under 55 del personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e dei setting a rischio, carceri e luoghi di comunità, persone con comorbidità moderata di ogni età, ai quali verrà somministrato il vaccino AstraZeneca, che ha ricevuto il via libera dall’EMA ma che AIFA ha raccomandato di somministrate preferibilmente alle persone tra i 18 e i 55 anni. 

LA CONTEMPORANEA CONCLUSIONE DELLA FASE 1
Questa nuova fase 3 si realizzerà in contemporanea alla conclusione della fase 1, che riguarda gli anziani con più di 80 anni, ai quali verranno iniettati i vaccini di Pfizer e Moderna. 

PATOLOGIE PRIORITARIE DELLA FASE 2
Oltre alla conclusione della Fase 1 e l’anticipo della Fase 3 sono state anche definite nuove categorie prioritarie per la fase 2, che dovrebbe iniziare probabilmente ad aprile (sempre se non ci saranno altri intoppi), e vedranno la somministrazione del vaccino alle persone fragili e quelle sotto gli 80 anni, fino ai 55. Le fasi del piano vaccinazione saranno così composte: 

Fase 1: 
– operatori sanitari e socio-sanitari, 
– ospiti Rsa 
– over 80

Fase 2: 
– persone da 60 anni in su, 
– persone estremamente vulnerabili di ogni età, 
– gruppi sociodemografici a rischio più elevato di malattia grave o morte, 
– personale scolastico ad alta priorità.

Fase 3: 
 – personale scolastico, 
– lavoratori di servizi essenziali e dei setting a rischio, carceri e luoghi di comunità, 
-persone con comorbidità moderata di ogni età.

Fase 4: popolazione rimanente.
In particolare, riporta Quotidiano Sanità, nella Fase 2 tra i gruppi più a rischio vengono inseriti i gruppi di persone con patologia che aumentano il rischio di decesso da Covid, individuando persone:
– estremamente vulnerabili: di qualsiasi età, la cui patologia aumenta il rischio di decesso
– vulnerabili: considerandone solo la fascia under 70, in quanto il rischio di decesso per patologia non è superiore al rischio collegato all’età.

Qui le tabelle di Quotidiano Sanità che riportano le patologie, tra le quali asma, diabete, fibrosi cistica, sindrome di Down, condizioni neurologiche, epatiche e oncologiche. 
Con soddisfazione e sollievo è stata accolta dall’AIPD la notizia dell’inserimento delle persone con sindrome di Down tra la popolazione “altamente vulnerabile” che riceverà il vaccino nella Fase 2.

AL MOMENTO ATTUALE 
Ora si dovrà quindi capire come le singole regioni decideranno di muoversi, innanzitutto per terminare questa fase 1 in corso, che prevede la vaccinazione degli over80: in alcuni casi le regioni prevedono prenotazioni degli appuntamenti, in altri le regioni stesse convocano o convocheranno i soggetti attraverso ASL o medici di famiglia. 
Si attenderanno poi informazioni sulla somministrazione alle fasce della Fase 2: non mancheremo di tenervi aggiornati al riguardo.

I dirigenti scolastici hanno diritto a tutta la retribuzione

I dirigenti scolastici hanno diritto a tutta la retribuzione: no all’inaccettabile politica degli acconti

L’adozione del decreto MI-MEF del 28 gennaio 2021, n. 27 ha consentito la ripartizione tra gli Uffici scolastici regionali dei 13,1 milioni di euro previsti dal D.L. 34/2020 (art. 230-bis, c. 3). Tali risorse sono state finalizzate ad evitare le incapienze dei fondi regionali per gli anni 2017/2018 e 2018/2019 causate dall’ultrattività dei contratti integrativi regionali relativi all’anno scolastico 2016/17. Il decreto, quindi, rende possibile la sottoscrizione di tutti i CIR 2017/2018 non ancora firmati – per i quali è stato già certificato il relativo FUN – e la validazione del FUN 2018/2019, preliminare alla chiusura dei relativi contratti integrativi regionali.  

L’ANP, come noto, ha sempre sollecitato l’Amministrazione ad accelerare i tempi del riallineamento tra vigenza del contratto integrativo regionale ed effettiva decorrenza dell’anno scolastico al fine di evitare periodi di ultrattività la cui estensione è direttamente proporzionale al rischio di restituzione delle retribuzioni percepite. 

Per velocizzare questo riallineamento è ora necessario predisporre le condizioni per la sottoscrizione dei CIR relativi agli anni scolastici 2019/2020 e 2020/2021. In tali anni, gli istituti delle relazioni sindacali introdotti dal CCNL 2016-2018 determineranno nuove modalità di ripartizione delle risorse e di determinazione delle fasce di complessità. 

Rimane, nel frattempo, insoluta la problematica relativa alla mancata corresponsione della retribuzione di posizione parte variabile che i colleghi di alcune regioni, entrati in servizio negli ultimi quattro anni, non hanno mai percepito.  

Prendiamo atto che i Direttori generali di alcuni USR hanno determinato, sulla spinta delle organizzazioni sindacali, di corrispondere ai colleghi, a titolo di acconto, la quota di posizione variabile più bassa che sarà oggetto di conguaglio a credito non appena il contratto integrativo di riferimento entrerà in esecuzione.  

L’ANP non ritiene, però, che sia questa la soluzione idonea per tale problematica. 

Tutti i dirigenti della scuola hanno diritto a percepire l’intera retribuzione spettante nei tempi previsti dalle norme. Attribuire un acconto può senz’altro alleviare temporaneamente le oggettive criticità dei colleghi che, in buona parte, lavorano in regioni lontane dalla residenza e devono sostenere spese rilevanti. Tuttavia, rimane evidente l’inaccettabilità di questa situazione: o i colleghi non hanno diritto a percepire la retribuzione di posizione di parte variabile – e allora non si capisce a quale titolo percepiscano l’acconto – o ne hanno pieno diritto, come ritiene l’ANP, e allora devono riceverla integralmente nei tempi che la legge impone. 

Per tale ragione abbiamo deciso di continuare a promuovere ricorsi pilota nelle regioni in cui la posizione di parte variabile non è corrisposta o lo è solo in forma ridotta in quanto il rispetto del lavoro dei dirigenti delle scuole – che tanto hanno dato e tanto stanno dando al Paese – si concretizza anche nella dovuta retribuzione.  

L’inaccettabile politica degli acconti riduce quello che è un diritto costituzionalmente tutelato a una mera concessione.   

I colleghi meritano tutto quello che gli spetta e lo meritano ora. 

COVID e DAD

1 famiglia italiana su 3 non è stata in grado di sostenere adeguatamente l’apprendimento a distanza dei bambini durante il lockdown – studio UNICEF e Università Cattolica 

La mancanza di una connessione internet stabile, di dispositivi digitali di buona qualità e di disponibilità di tempo da parte dei genitori sono gli ostacoli principali  

  • 27% delle famiglie non ha tecnologie adeguate  
  • 30% dei genitori non ha tempo sufficiente per seguire la didattica a distanza dei figli 
  • 6% dei ragazzi intervistati con accesso ad internet non ha connessione adeguata per l’apprendimento a distanza 
  • 4-5 ore al giorno in più spese dai ragazzi di fronte allo schermo 
  • 70% dei genitori riconosce nei propri figli più autonomia nell’uso della tecnologia digitale per la scuola 

8 febbraio 2021 – Secondo un nuovo studio basato sulla somministrazione di questionari a 1.028 famiglie in tutta Italia, circa il 27% di queste ha riferito di non aver posseduto tecnologie adeguate durante il lockdown, mentre il 30% dei genitori ha riportato di non avere avuto tempo a sufficienza per sostenere i propri figli con la didattica a distanza. Il 6% dei bambini dello stesso campione non ha potuto partecipare alla didattica a distanza organizzata dalle scuole a causa di problemi di connettività o per la mancanza di dispositivi.  

Il nuovo studio La didattica a distanza durante l’emergenza COVID-19: l’esperienza italianarealizzato dall’Ufficio di Ricerca UNICEF – Innocenti e Università Cattolica del Sacro Cuore, indaga le esperienze di bambini e genitori con la didattica a distanza durante il lockdown causato dalla crisi COVID-19 in Italia. Lo studio sottolinea l’importanza di avere accesso a una connessione Internet stabile e a buon mercato, così come a dispositivi digitali di alta qualità che supportino le videochiamate e le piattaforme educative digitali, affinché tutti i bambini possano beneficiare della didattica a distanza.  

«L’accesso a Internet e a dispositivi di qualità è stato necessario per la partecipazione dei bambini [e dei ragazzi] alla didattica a distanza, ma nonostante l’Italia sia un Paese con una connessione a internet diffusa, molte famiglie hanno incontrato difficoltà», afferma Daniel Kardefelt – Winther, responsabile della ricerca su bambini e Internet di UNICEF Innocenti. «Le famiglie più numerose hanno incontrato difficoltà a tenere il passo con la crescente domanda di dispositivi per ognuno dei loro bambini che frequenta la scuola. Queste famiglie dovrebbero beneficiare di un ulteriore sostegno finanziario se la didattica a distanza dovesse rimanere una strategia a lungo termine». 

L’indagine è stata condotta nel giugno 2020 nell’ambito di un progetto realizzato in 11 paesi europei e coordinato dal Joint Research Center della Commissione Europea. La raccolta dei dati in Italia è stata sostenuta da UNICEF, in collaborazione con OssCom, Centro di Ricerca su Media e Comunicazione, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. 

Il Governo italiano ha immesso una quantità sostanziale di risorse per sostenere la didattica a distanza durante il lockdown; il 46% delle famiglie intervistate ha ricevuto nuovi dispositivi digitali dagli istituti scolastici frequentati dai loro bambini e una famiglia su quattro ha ricevuto un abbonamento a internet per accedere alla didattica a distanza.  

«I nostri dati sono incoraggianti perché mostrano che la maggior parte dei bambini erano motivati a partecipare alla didattica a distanza. Inoltre, i genitori hanno notato risultati positivi della didattica a distanza sui loro figli, come una maggiore autonomia nell’uso delle tecnologie digitali per i compiti a casa e una maggiore indipendenza nella gestione delle attività scolastiche. Tuttavia, non possiamo sottovalutare le disuguaglianze che esistono anche tra le famiglie con connessione a internet, né possiamo ignorare i bambini, anche se pochi, che hanno abbandonato la scuola con il passaggio alla didattica a distanza» ha aggiunto Giovanna Mascheroni, Professore Associato di Sociologia dei Media all’Università Cattolica, ricercatrice nel campo di bambini e internet dal 2007. 

La condizione di lockdown, insieme alle attività di apprendimento online, hanno fatto sì che i bambini utilizzassero le tecnologie digitali con maggior frequenza rispetto a prima, ossia con un considerevole aumento di 4-5 ore di connessione al giorno rispetto al periodo precedente al lockdown. Questo aumento può essere direttamente attribuito alla didattica online, mentre il tempo dedicato ad attività non scolastiche è stato ridotto a sole 2,3 ore rispetto agli anni precedenti, forse a causa di un affaticamento causato dall’uso dello schermo durante il lockdown e dalle attività di didattica a distanza.  

Sebbene i genitori possano essere preoccupati per il maggiore tempo passato davanti ad uno schermo da parte dei loro figli, il rapporto sottolinea che le ore trascorse online in attività extra scolastiche possono essere state l’unica opportunità per loro di mantenere un senso di normalità  attraverso il contatto con gli amici, rilassandosi o addirittura facendo esercizio fisico. 

Rispetto ai bambini e ai ragazzi, i genitori tendono ad esprimere maggiore preoccupazione per l’impatto del lockdown sul loro apprendimento. Nel complesso, molti studenti hanno dichiarato di essere entusiasti e ottimisti riguardo alla didattica a distanza e hanno avuto fiducia nella loro capacità di adattamento. Tuttavia, i ragazzi più giovani (di età compresa tra i 10 e gli 11 anni) hanno mostrato una maggiore tendenza a preoccuparsi delle proprie capacità di riuscire a farlo,  un dato questo che segnala la necessità di fornire un supporto aggiuntivo agli studenti più giovani, che potrebbero avere competenze digitali più deboli e meno esperienza con un ambiente di apprendimento formale. 

I genitori intervistati hanno anche auspicato un maggiore sostegno da parte delle scuole frequentate dai loro figli. L’82% degli intervistati desidera che le scuole integrino più attività educative che favoriscono una maggiore interazione tra gli studenti, così come maggiori linee guida su come sostenere l’apprendimento a distanza e il benessere psicologico dei bambini. 

Sebbene questi risultati indichino diverse aree di miglioramento necessarie, i genitori hanno anche notato spazi di crescita nella vita scolastica dei loro figli durante il periodo di lockdown. Il 61% dei genitori ritiene che i loro figli siano diventati più bravi a organizzare le loro attività scolastiche rispetto al periodo pre-chiusura. Inoltre, più del 70% dei genitori ha riferito che i loro figli hanno acquisito autonomia nell’uso delle tecnologie digitali per la scuola. 

Considerati nel loro insieme, questi risultati evidenziano che, oltre all’apprendimento, i bambini potrebbero beneficiare di sforzi più concertati volti ad accrescere il loro benessere e la salute mentale, migliorando quindi l’esperienza complessiva di apprendimento a distanza per entrambi bambini e genitori. 

RACCOMANDAZIONI 

L’Italia è stato il primo paese in Europa a implementare un lockdown a livello nazionale. Le seguenti raccomandazioni, che emergono dalle esperienze di bambini e genitori con la didattica a distanza in Italia, possono fornire importanti messaggi ai paesi che affrontano sfide simili. 

1.    Fornire alle famiglie di tutta Italia risorse aggiuntive e una migliore connettività per garantire che l’apprendimento digitale a distanza sia accessibile a tutti i bambini, specialmente quelli provenienti da famiglie povere ed emarginate.  

2.    Garantire l’accesso ai dispositivi digitali, in particolare per le famiglie più numerose che tendono ad avere meno dispositivi digitali per ogni bambino.  

3.    Il governo italiano dovrebbe valutare il livello di apprendimento raggiunto dagli studenti, identificando le aree di maggiore perdita, per adattare il supporto agli studenti e alle materie più colpite, e per migliorare l’erogazione della didattica a distanza in futuro.  

4.    Incoraggiare gli insegnanti e gli assistenti a fornire ai bambini più piccoli, che tendono ad avere competenze digitali meno sviluppate, un maggiore sostegno per beneficiare pienamente dell’apprendimento digitale a distanza.  

5.    Fornire ai genitori gli strumenti e il tempo per sostenere l’apprendimento a distanza dei loro figli. Gli strumenti includono risorse fornite dalla scuola e linee guida per supportare al meglio l’apprendimento dei bambini, oltre alla disponibilità offerta dai datori di lavoro a stabilire accordi di lavoro flessibili e giornate lavorative più brevi, se necessario. 

6.    Sviluppare strategie per migliorare le componenti di socialità ed extrascolastiche della didattica a distanza.  

La ricerca è stata finanziata con i contributi donati a UNICEF dal Governo italiano 

Note per i redattori 

Ufficio di ricerca UNICEF-Innocenti 

L’Ufficio di Ricerca – Innocenti è il centro di ricerca dedicato dell’UNICEF. Svolge ricerche su questioni attuali per contribuire alla ricerca e le politiche per tutti bambini su scala globale. Per ulteriori informazioni, visitare: www.unicef-irc.org 

VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=odYFX4XA5ME&feature=youtu.be

https://www.youtube.com/watch?v=Dcx6L3a7Ks0&feature=youtu.be

Supplenti e classi pollaio i dossier sul tavolo

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Che il nuovo ministro (o ministra) dell’Istruzione sia politico/a o tecnico/a cambia poco. Recovery fund a parte, i dossier più pesanti (e pressanti) che si troverà a esaminare sono quelli riguardanti settembre: supplenti, concorsi e classi pollaio. Un sorta di Idra a tre teste che esiste da anni e che ha reso la gestione dell’emergenza sanitaria nelle classi ancora più complicata. Anche perché, dopo un 2019/20 funestato dalla serrata imposta dal primo lockdown e un 2020/21 falcidiato dall’alternanza tra didattica in presenza e a distanza, con tutto ciò che hanno comportato in termini di perdita di apprendimenti dei ragazzi, non possiamo permetterci un terzo anno di scuola a metà. Virus o non virus.

Nuovo boom di supplenze in vista

Il primo tema lo hanno posto sul tavolo i sindacati di categoria. Se quest’anno – tra graduatorie sguarnite (soprattutto al Nord), concorsi bloccati e misure anti-contagio – siamo arrivati a 200mila supplenti (al netto dei contratti aggiuntivi-Covid che ancora nessuno è riuscito a quantificare), nel 2021/22 rischiamo di salire a 220mila. Almeno stando a un’elaborazione della Cisl Scuola che parte dalle 64mila cattedre rimaste scoperte quest’anno, aggiunge i 35mila pensionamenti all’orizzonte e fissa così a 99mila l’asticella di partenza. Che scenderebbe a 70mila se si riuscissero ad assegnare 29mila delle 32mila cattedre messe a bando con il concorso straordinario riservato ai precari con 3 anni di servizio. La selezione, partita il 22 ottobre e stoppata poco dopo a causa della pandemia, dovrebbe ripartire il 15 e concludersi il 19 febbraio. Ammettendo che ci si riesca, al computo complessivo degli incarichi temporanei bisognerebbe aggiungere comunque le 70mila supplenze che storicamente vengono assegnate fino al 30 giugno e gli 80mila posti in deroga, altrettanto storici, sul sostegno. Così da arrivare a 220mila. Un numero che scenderebbe a 215mila se andassero in porto le 5mila nuove assunzioni di prof specializzati sul sostegno previste dalla manovra 2021. Ma a quel punto cambierebbe poco. Più di un docente su 4 sarebbe a tempo. Con buona pace della continuità didattica e del recupero dei gap formativi accumulati in questi mesi. Anche perché i concorsi ordinari da 46mila posti sono fermi da oltre due anni e seppure si riuscisse a farli partire prima dell’estate comunque non si concluderebbero in tempo per le prossime immissioni in ruolo.

La lotta alle classi pollaio

A lanciare l’allarme stavolta sono stati i presidi laziali. Senza modifiche al Dpr 81/2009 (e relativi finanziamenti aggiuntivi) per ridurre le “classi pollaio” anche l’anno prossimo le prime superiori saranno formate da 27-30 alunni. Immaginando che le misure di distanziamento anti-pandemia continuino a operare, visto che la popolazione in età scolare al momento è esclusa dai piani vaccinali, anche il 2021/22 rischia di essere caratterizzato da una didattica mista in classe e da casa. Come spiega al Sole 24 Ore del Lunedì, Cristina Cottarelli, numero due dell’Anp Lazio e dirigente scolastica del liceo Newton di Roma: «Arrivati quasi alla fine di un anno Covid, in cui abbiamo affrontato il problema classi sovraffollate, è come se nulla fosse successo. Ricominceremo a settembre con il 50% in classe e il 50 a casa, o al massimo arriveremo al 70. Io – aggiunge – ho in media aule che contengono 22-23 ragazzi e formo classi da 27-30». Una situazione che non riguarda solo Roma ma altre grandi città come Milano e Napoli. Anche perchè quasi 6 ragazzi su 10 hanno scelto per il 21/22 un indirizzo liceale. Con il picco del 71,2% del Lazio. Con gli effetti che molte famiglie stanno toccando con mano in questi giorni vedendosi respinta la richiesta d’iscrizione inoltrata entro il 25 gennaio. A volte non solo dalla prima scelta ma anche dalla seconda e dalla terza. Un fenomeno che rende nei fatti l’orientamento dei ragazzi un’altra priorità che il futuro esecutivo non può ignorare.

Maturità, vaccini e valutazione le urgenze per quest’anno

da Il Sole 24 Ore

di Eu. B. e Cl. T.

Le dimissioni del governo Conte 2 e la trattativa per il nuovo esecutivo stanno facendo passare altri giorni di attesa ai circa 900mila studenti di terza media e di quinta superiore, a giugno impegnati negli esami di Stato. I primi di febbraio dovevano infatti arrivare le indicazioni sulle rispettive prove: urgenza che ora passa di mano al successore di Lucia Azzolina. Le ipotesi fin qui circolate (resta da vedere se verranno confermate) prevedono prove semplificate: la maturità con un’ammissione vera, ma senza Invalsi e scuola-lavoro, e un maxi colloquio orale, davanti a una commissione di docenti interni, tranne il presidente esterno. Nelle settimane scorse era emerso anche un piano B: uno scritto (italiano) da affiancare alla prova orale. Per l’esame di terza media non erano circolate particolari ipotesi: nel 2020, primo anno su cui ha pesato la pandemia, era coinciso con la valutazione finale da parte del consiglio di classe più una tesina discussa da casa. E sembrava quello lo schema in odore di bis. Ma il nuovo governo dovrà definire anche la valutazione per gli anni intermedi (in questi giorni si stanno concludendo gli scrutini del primo quadrimestre). L’idea dell’esecutivo precedente era quella di ritornare al sistema di promozione/bocciatura applicato fino al 2019, con eventuali recuperi a settembre. Si vedrà se la proposta adesso verrà reiterata. Il milione di prof e Ata è in attesa di indicazioni anche sul piano di vaccinazione. Nell’ultimo incontro con le Regioni la corsia preferenziale per i prof era stata accettata. Vedremo se sarà realizzata.

L’alunno sospeso torna in classe se è mancato il confronto con i rappresentanti dei genitori

da Il Sole 24 Ore

di Pietro Alessio Palumbo

I provvedimenti disciplinari irrogati agli alunni hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità e al ripristino dei corretti rapporti all’interno della “comunità” scolastica. Tuttavia la mancata convocazione dei rappresentanti dei genitori al Consiglio di classe che ha proposto una sanzione disciplinare per uno studente “manesco”, ne inficia la regolarità sebbene la condotta dell’allievo presenti indubbi connotati di gravità.

Con la recente sentenza 529/2021 il Tar Campania ha inoltre chiarito che in tali evenienze a nulla vale obiettare da parte della scuola che la componente dei genitori è «mancante» in quanto ancora non sono state svolte le relative elezioni. Per il Tribunale partenopeo nessun dubbio: in tali casi devono ritenersi in carica, in regime di prorogatio, i genitori nominati nel precedente anno scolastico.

Doveri degli studenti e sanzioni disciplinari
Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d’istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni, lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per sé stessi. Allo stesso tempo gli studenti sono tenuti a utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici, e a comportarsi nella vita scolastica in modo da non arrecare danni agli arredi della scuola. In altri termini gli studenti condividono la responsabilità di rendere “accogliente” l’ambiente scolastico e di averne opportuna cura. Dal che i regolamenti delle singole istituzioni scolastiche individuano le trasgressioni disciplinari con riferimento al corretto svolgimento di comportamenti e rapporti all’interno della collettività scolastica.

In ogni caso – si badi – le sanzioni sono sempre temporanee e proporzionate alla infrazione disciplinare. In particolare il “temporaneo allontanamento” dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, e per periodi non superiori ai quindici giorni. Tali ultimi provvedimenti sono – sempre – adottati da un organo “collegiale”.

Il “dibattito” a più componenti è indispensabile, se manca la sanzione è nulla
Negli organi collegiali di durata annuale i rappresentanti dei genitori e degli alunni (questi ultimi nelle scuole secondarie di secondo grado ed artistiche) purché non abbiano perso i requisiti di eleggibilità (ed in tal caso sono sostituiti) continuano a far parte, fino all’insediamento dei nuovi eletti e devono essere convocati alle riunioni dei consigli stessi.

In altre parole il Consiglio di classe, riunito nella sola componente docente è organo “difettoso” che non può assumere validamente una deliberazione relativa a una sanzione disciplinare a carico di un allievo. E ciò in quanto la mancata partecipazione della componente elettiva dei genitori compromette il necessario “dibattito”, l’imprescindibile dialettica, senz’altro importanti rispetto all’esercizio della delicata funzione disciplinare.

A ben vedere quindi l’irregolare composizione dell’organo collegiale esclude qualsivoglia rilevanza della, pur giusta, appropriata e dovuta “sanzione educativa”.

Sei adolescenti su 10 passano in rete dalle 5 alle 10 ore al giorno

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Torna la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Quest’anno l’appuntamento con il Safer Internet Day, con il consueto motto “Together for a better Internet”, è fissato per martedì 9 febbraio, con un fitto programma di iniziative messe in campo dal ministero dell’Istruzione, coordinatore di “Generazioni connesse”, il Safer Internet Centre in Italia, il Centro italiano per la sicurezza in Rete. Ci saranno eventi a livello locale e nazionale promossi insieme ai partner di “Generazioni Connesse”: l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Università di Firenze e l’Università “Sapienza” di Roma, Save the Children Italia, SOS il Telefono Azzurro, la cooperativa E.D.I. Onlus, Skuola.net, l’Agenzia di stampa DIRE e l’Ente Autonomo Giffoni Experience. In Rete le iniziative saranno accompagnate dagli hashtag #SID2021 e #SICItalia. Sono previsti webinar, laboratori digitali, dirette con esperti e la presentazione ufficiale delle nuove Linee di orientamento del Ministero dell’Istruzione per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo.
Si rifletterà anche a partire da dati, come quelli commissionati da Generazioni connesse sulla quantità e la qualità delle ore passate in Rete dalle ragazze e dai ragazzi: 1 su 5 si definisce praticamente sempre connesso, 6 su 10 sono online dalle 5 alle 10 ore al giorno. Numeri raddoppiati rispetto allo scorso anno, complici anche i periodi passati a casa, lontano da scuola o da altre attività di socializzazione, durante la pandemia. Per il 59% gli episodi di cyberbullismo sono aumentanti. Rispetto alle precedenti edizioni, la Giornata mondiale della sicurezza in Rete di quest’anno assume una valenza ancor più significativa: l’emergenza sanitaria ha inciso sulle abitudini degli adolescenti italiani e, in particolare, sull’approccio al mondo virtuale e al digitale. La comunità scolastica italiana ha offerto risposte tempestive ed efficaci, riorganizzando le attività formative con soluzioni innovative anche attraverso forme di Didattica digitale integrata (Ddi), mettendo al centro di una nuova ‘alleanza’ la sinergia con famiglie, imprese e istituzioni e dando corpo, con i fatti, allo slogan “Together for a better internet”, che ormai da anni accompagna la manifestazione in tutto il mondo per evidenziare come l’impegno di tutti sia la condizione imprescindibile per rendere Internet uno strumento utile e sicuro.

Il capitale umano

da Corriere della sera

Ferruccio de Bortoli

Le idee di Draghi, in particolare sulle grandi questioni economiche, sono note. Finora però le ha sempre espresse in assenza di gravità politica. D’ora in poi sarà diverso. Alcune proposte saranno percorribili, seppure all’interno di un perimetro di partiti al momento indefinito e perfino troppo largo. Altre meno. L’ex presidente della Bce è uomo pragmatico. Conosce la politica più di quanto non si pensi. I palazzi romani non esercitano su di lui (romano) quel fascino perverso che già trasfigurò «barbari» della Lega, aziendalisti di Forza Italia e persino assalitori con l’apriscatole. Di certo non dirà sì a scelte che avvelenano il futuro del Paese per il timore di perdere il potere. Come capo del governo italiano avrebbe un potere pari a una frazione di quello che ha già avuto nei suoi incarichi internazionali. Una garanzia.

Se Draghi riuscirà a formare l’esecutivo, baderà alla concretezza, alla serietà anche un po’ rigida, e manterrà un atteggiamento di sobrietà comunicativa. Meno male. Non andrà a caccia di like sui social network. Non sarà generoso di interviste. Consci di andare contro gli interessi di categoria, glielo auguriamo. Non dovrà aspettarsi però nessuno sconto dall’informazione. Solo così i media sono utili. Altrimenti fanno solo eco.

D raghi è già rodato, specie con la Bild e con lo Spiegel , critici e un po’ prevenuti. Del resto la frase per cui è celebre ( whatever it takes …) fu detta una volta sola. A Londra nel 2012. Quasi en passant . L’avesse ripetuta avrebbe perso di valore. Il numero uno di una banca centrale dichiara anche senza dire. Un premier ex governatore dovrà, ovviamente, dire di più. Rispondere alle domande senza evaderle e senza contraddirsi (ormai uno sport nazionale). Quello che ha sempre fatto nelle conferenze stampa, non solo a Francoforte. Ma soprattutto dovrà far parlare gli atti di governo. Senza perdere tempo. E qui viene il difficile, aggettivo con cui il presidente incaricato ha definito (bontà sua) la situazione italiana.

Negli incontri con le forze politiche sono già emersi alcuni temi divisivi. Da quota 100 — che Matteo Salvini si ostina a considerare un successo nonostante la bocciatura della Corte dei conti — al reddito di cittadinanza, fallito nel suo proposito di promuovere il lavoro. Lo ha riconosciuto persino Luigi Di Maio. Molti bonus e sussidi del Conte bis rientrano nella categoria del «debito cattivo», quello che non piace a Draghi perché non crea sviluppo. Soprattutto i giovani «non vogliono vivere di sussidi, vogliono lavorare e accrescere le opportunità delle proprie vite». Ricordava questa frase di Draghi, tra tante altre, Alberto Orioli su Il Sole 24 Ore di ieri. Nell’uscire dall’emergenza della fine del divieto di licenziamento(il 31 marzo), non si potranno salvare tutte le aziende e i posti di lavoro. Bisognerà avere cura di non far precipitare le imprese in crisi, ma con un futuro, dalla mancanza di liquidità all’insolvenza irreversibile. Ma il denaro gettato in aziende decotte, specie se pubblico e a debito, è puro spreco. I lavoratori e le lavoratrici in difficoltà vanno tutelati puntando sulla loro formazione, rispettandone così la dignità. «Il sistema di protezione sociale — scriveva Draghi nelle Considerazioni finali del 2011, ultimo anno da governatore della Banca d’Italia — deve essere posto in grado di offrire, a chi perde definitivamente il lavoro e ne cerca attivamente un altro, un sostegno sufficiente; occorre che la sorte di chi lavora in aziende che non hanno più prospettive di mercato sia resa meno drammatica, anche per non ostacolare il fisiologico ricambio delle imprese».

Sono tante le questioni che possono dividere, specie sul versante fiscale (la flat tax , per esempio), una coalizione politicamente troppo eterogenea. Ma ce ne sono alcune — a parte ovviamente la primaria necessità di sconfiggere il virus e avviare i programmi del Next generation Eu — sulle quali non vi può essere dissenso. Le riassumiamo nella formula «il capitale umano degli italiani». E ci piacerebbe che fosse una sorta di preambolo programmatico del nuovo governo. Non solo per la doverosa attenzione ai giovani, alle donne, al loro lavoro e alla loro formazione, ma in generale per l’emergenza educativa. A tutte le età.

Scriveva ancora Draghi nelle Considerazioni finali lette il 31 maggio del 2011: «Occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, già in parte avviata, con l’obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento, che sono tra i più bassi nel mondo occidentale anche a parità di spesa per studente. Troppo ampi restano i divari interni al Paese: tra Sud e Nord, tra scuole della stessa area, anche nella scuola dell’obbligo. Nell’università è desiderabile una maggiore concorrenza fra atenei, che porti a poli di eccellenza in grado di competere nel mondo; è ancora basso nel confronto internazionale il numero complessivo di laureati». Dieci anni dopo, secondo i dati Istat, siamo agli ultimi posti in Europa per livello di istruzione. La quota di popolazione con titolo di studio terziario è del 19,6 per cento, contro il 33,2 per cento della media europea. «Oggi — aggiungeva Draghi — il 60 per cento dei laureati è formato da giovani donne: conseguono il titolo in minor tempo dei loro colleghi maschi, con risultati in media migliori, sempre meno nelle tradizionali discipline umanistiche. Eppure in Italia l’occupazione femminile è ferma al 46 per cento della popolazione in età da lavoro, venti punti meno di quella maschile, è più bassa che in quasi tutti i Paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli». Dieci anni dopo, la situazione non è cambiata. Anzi. Il tasso di occupazione femminile è al 48,5 per cento. Il distacco con la media europea è aumentato. Da 11,7 punti a 13,9. E la differenza nella quota di laureate è cresciuta da 9 a 11,4 punti. Le donne pagano il prezzo più elevato alla crisi. Oggi quelle parole possono essere tradotte in atti concreti. «Quale Paese lasceremo ai nostri figli?» si chiedeva ancora Draghi facendo un bilancio dei suoi cinque anni in Banca d’Italia. «Tante volte abbiamo indicato obiettivi, linee di azione, aree di intervento. Quando si guarda a quanto poco di tutto ciò si sia tradotto in realtà, viene in mente l’inutilità delle prediche di un mio ben più illustre predecessore». Si riferiva ovviamente a Luigi Einaudi, che non guidò mai un governo.

Vaccino covid-19, perchè per docenti e Ata il meno efficace? Scoppia la polemica

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Scoppia la polemica in merito al vaccino covid-19 AstraZeneca, destinato a docenti e Ata: al momento, sembra avere questo vaccino un’efficacia del 60% e sono tantissimi gli utenti che non si sentono sicuri di questa prospettiva.

Nei prossimi giorni, in anticipo rispetto alle previsioni, partirà la somministrazione del vaccino covid-19 per il personale scolastico under 55. Le dosi saranno quelle prodotte da AstraZeneca e saranno somministrate secondo un calendario stabilito a livello regionale.

Ma i dubbi sono tanti in merito al vaccino destinato a docenti e Ata: infatti, si stima che l’efficacia del vaccino di AstraZeneca è del 60 per cento contro il 90-95 per cento degli altri due ora disponibili, Moderna e Pfizer-Biontech.

A confermare ciò anche il direttore scientifico dello Spallanzani e componente del Comitato tecnico scientifico Cts, Giuseppe Ippolitoche però invita a concentrarsi sul fatto che “non c’è tempo per aspettare quello ideale. Il virus corre e bisogna proteggersi. La scienza ha fatto un miracolo...”.

Le reazioni dei nostri utenti sui social sono state tantissime: “Ma perché il meno efficace agli insegnanti che sono costretti a stare in aule con tanti alunni e che quindi corrono più rischi degli altri?”, chiede una lettrice, così come un’altra: “Visto che è meno efficace va somministrato ai docenti perché ritenuta una categoria non a rischio ma somministratelo ad una categoria meno esposta ai contatti!”

Che vuol dire meno efficace ma utile!!! Io mi faccio un vaccino perché è efficace non deve essere utile per fare cosa? Numeri…..ma vaiiiii io non lo faccio ,voglio il vaccino efficace perché non sono di serie B“.

Il diritto alla salute e alla sua tutela non va in saldo, né conosce cittadini di serie A e cittadini di serie B. Giocare sulla pelle di intere categorie professionali considerate sovraffollate e potenzialmente non indispensabili mi fa rabbrividire! No grazie, passo“.

Vaccino Covid-19, tutte le info utili

La Fase 1 e 2 puntano ad abbassare la letalità, mentre 3 e 4 mirano a contenere la diffusione del virus.

Le 4 fasi della campagna di vaccinazine sono così composte:

Fase 1: operatori sanitari e socio-sanitari, ospiti Rsa e over 80.
Fase 2: persone da 60 anni in su, persone con fragilità di ogni età, gruppi sociodemografici a rischio più elevato di malattia grave o morte, personale scolastico ad alta priorità.
Fase 3: personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e dei setting a rischio, carceri e luoghi di comunità, persone con comorbidità moderata di ogni età.
Fase 4: popolazione rimanente.

Vaccino Covid-19, le info utili su AstraZeneca

Cos’è il vaccino COVID-19 AstraZeneca e per cosa si usa?
Il vaccino COVID-19 AstraZeneca è un vaccino per la prevenzione della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) indicato nelle persone di età pari o superiore a 18 anni.  Il vaccino COVID-19 AstraZeneca è costituito da un altro virus (della famiglia degli adenovirus) che è stato modificato per contenere il gene per la produzione di una proteina da SARS-CoV-2. Il vaccino COVID-19 AstraZeneca non contiene il virus stesso e non può causare COVID-19. Informazioni dettagliate su questo vaccino sono disponibili nelle informazioni sul prodotto, che includono il foglio illustrativo .

Come viene utilizzato il vaccino COVID-19 AstraZeneca?
Il vaccino COVID-19 AstraZeneca viene somministrato in due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio. La seconda dose deve essere somministrata tra 4 e 12 settimane dopo la prima dose.

Come funziona il vaccino COVID-19 AstraZeneca?
Il vaccino COVID-19 AstraZeneca agisce preparando il corpo a difendersi da COVID-19. È costituito da un altro virus (adenovirus) che è stato modificato per contenere il gene per la produzione della proteina spike SARS-CoV-2. Questa è una proteina sulla superficie del virus SARS-CoV-2 di cui il virus ha bisogno per entrare nelle cellule del corpo.

Una volta somministrato, il vaccino trasporta il gene SARS-CoV-2 nelle cellule del corpo. Le cellule useranno il gene per produrre la proteina spike. Il sistema immunitario della persona riconoscerà quindi questa proteina come estranea e produrrà anticorpi e attiverà le cellule T (globuli bianchi) per attaccarla.
Se, in seguito, la persona entra in contatto con il virus SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario lo riconoscerà e sarà pronto a difendere l’organismo da esso.
L’adenovirus contenuto nel vaccino non può riprodursi e non causa malattie.

Le persone che hanno già avuto COVID-19 possono essere vaccinate con il vaccino COVID-19 AstraZeneca?
Non ci sono stati effetti collaterali aggiuntivi nelle 345 persone che hanno ricevuto il vaccino COVID-19 AstraZeneca negli studi e che avevano precedentemente avuto COVID-19.
Non ci sono però dati sufficienti sull’efficacia del vaccino COVID-19 AstraZeneca per le persone che hanno già avuto COVID-19.

Il vaccino COVID-19 AstraZeneca può ridurre la trasmissione del virus da una persona all’altra?
L’impatto della vaccinazione con il vaccino COVID-19 AstraZeneca sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 nella comunità non è ancora noto. Non è ancora noto quanto le persone vaccinate possano essere ancora in grado di trasportare e diffondere il virus.

Organico Covid, proroga contratti fino al 30 giugno: emendamento milleproroghe ancora valido

da OrizzonteScuola

Di redazione

La proposta di prolungare al 30 giugno 2021 i contratti dei supplenti dell’organico covid resta in piedi: ecco il testo dell’emendamento proposto da Virginia Villani, del M5S.

Alla Camera sono stati presentati gli emendamenti al decreto milleproroghe: fra quelli rimasti in vita e quindi non bocciati dalla commissione, c’è quello relativo alla proroga al 30 giugno dei contratti dell’organico covid, i supplenti previsti dal precedente Governo per fa fronte all’emergenza pandemica, stabilendo una quota aggiuntiva di docenti e Personale ATA per le scuole.

L’emendamento, proposto da Virginia Villani, prevede appunto la possibilità di prorogare al 30 giungo 2021, i contratti di questi supplenti: “Al fine di assicurare in tutti gli ordini di scuola la funzionalità di ogni singolo istituto nell’ambito dell’autonomia, il termine dei contratti sottoscritti ai sensi dell’articolo 231-bis, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è prorogato al 30 giugno 2021″.

Ecco il testo completo dell’emendamento

5.30.
Dopo il comma 5, inserire il seguente:

5-bisAl fine di assicurare in tutti gli ordini di scuola la funzionalità di ogni singolo istituto nell’ambito dell’autonomia, il termine dei contratti sottoscritti ai sensi dell’articolo 231-bis, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è prorogato al 30 giugno 2021.
Villani Virginia.

Nuovo Governo, totoministri istruzione: Bianchi, Polimeni e Malaschini tra i candidati. Chi sono

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Lega e Movimento Cinque Stelle hanno aperto la porta a Mario Draghi: il nuovo governo a guida dell’ex presidente della Banca Centrale Europea, dopo i primi giorni di forte incertezza, potrebbe iniziare a vedere le prime luci dopo i segnali evidenti di apertura del Movimento Cinque Stelle e della Lega. Domani, alle 15, inizia il nuovo giro di consultazioni.

Il “colpo di scena” è stato l’apertura della Lega al Governo Draghi: “Noi non poniamo condizioni, faccio questa premessa. Altri partiti pongono condizioni e veti, ‘con la Lega e con Salvini no’: noi non abbiamo posto condizioni né su persone, né su idee, né su movimenti. Questo sia il governo della ripartenza, della rinascita, della riapertura, se saremo convinti” da Draghi “il nostro sarà un sì completo, che non ci vedrà alla finestra“.

Non solo: in base a quanto raccolto da Orizzonte Scuola, nell’ambito di un governo di unità nazionale, il partito guidato da Matteo Salvini potrebbe chiedere martedì pomeriggio, nel secondo colloquio con il premier incaricato Mario Draghi, la poltrona di titolare del ministero dell’Istruzione.

Anche il Movimento Cinque Stelle, dopo l’iniziale distanza, ha accolto la possibilità di entrare nella prossima squadra di Governo: ieri Beppe Grillo in persona è sceso in campo per le consultazioni con Mario Draghi. “Le fragole sono mature“, ha detto il garante pentastellato, ponendo però alcuni obiettivi, come quello del Ministero dei Giovani.

Sono certo che ancora una volta il Movimento 5 Stelle dimostrerà maturità e responsabilità istituzionale. Dobbiamo farlo per gli italiani, ci sono 209 miliardi da spendere”, aveva scritto su Facebook il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio, ricordando che il M5S “è la prima forza politica in Parlamento”.

Per il Movimento il nuovo governo a guida Draghi “deve avere un’ambizione solidale, ambientalista, europeista“, ha sottolineato il reggente Vito Crimi al termine delle consultazioni e lo ha ribadito lo stesso M5S in un post pubblicato sui canali social. “Noi abbiamo dato la nostra disponibilità al confronto e continueremo a farlo, ci sarà un altro incontro e valuteremo se ci sono le condizioni per avviare questa nuova sfida“.

L’impressione però è che all’interno del Movimento Cinque Stelle, la spaccatura potrebbe diventare molto profonda, data la chiusura di molti esponenti parlamentari ad entrare a far parte del nuovo Governo Draghi. Come ad esempio Bianca Laura Granato, senatrice in commissione cultura e istruzione che ha ribadito a Orizzonte Scuola senza mezzi termini, che lunica condizione, per votare la fiducia al Governo Draghi, “è che la piattaforma rousseau dia parere favorevole. In caso contrario io alla fiducia voterei no, questo governo rischierebbe di di inasprire la situazione attuale e potrebbe creare reazione sgradite e incontrollate sobillate dalle destre. Ecco perché se così fosse, il nostro posto dovrebbe essere all’opposizione”.

Per quanto riguarda il totominsitri, oltre alla richiesta da parte della Lega di avere il Ministero dell’Istruzione, la situazione in merito alla poltrona di Viale Trastevere resta la stessa delle ultime ore:

Patrizio Bianchi rimane ancora in pole position per succedere a Lucia Azzolina: docente di economia e politica industriale, assessore all’istruzione in Emilia Romagna per due mandati, nel 2020 ha fatto parte della task force ministeriale, formata proprio dalla ministra dell’istruzione Lucia Azzolina per la gestione della ripartenza delle lezioni durante la pandemia di Covid-19.

Una soluzione a sorpresa potrebbe essere Antonella Polimeni, attuale rettrice dell’Università La Sapienza di Roma, la prima donna nella storia dell’ateneo a ricoprire questo ruolo. Già preside preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’ateneo romano, docente di Malattie Odontostomatologiche. Dal 2005 professore ordinario di discipline nell’ambito delle malattie odontostomatologiche. Dal 2014 coordina il Dottorato di ricerca in Malattie dello scheletro e la Scuola di Specializzazione in Odontoiatria pediatrica.

Nelle ultime ore, è spuntato anche Antonio Malaschini, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento  nel Governo Monti.

Si tratta di un avvocato cassazionista. E’ a titolo gratuito, Consigliere giuridico, presso il Ministero dello Sviluppo Economico e Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia. È autore di diversi libri e pubblicazioni su temi di diritto parlamentare e costituzionale.

Scrutini primo ciclo, valutazione comportamento si esprime con giudizio sintetico

da OrizzonteScuola

Di Nino Sabella

La valutazione del comportamento degli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado è espressa tramite un giudizio sintetico.

Ricordiamo a cosa va riferita la succitata valutazione e i relativi documenti di riferimento.

Valutazione comportamento: giudizio sintetico

La valutazione del comportamento dell’alunno e dell’alunna, leggiamo nel D.lgs. 62/2017, viene espressa collegialmente dai docenti attraverso un giudizio sintetico.

Il giudizio va riportato nel documento di valutazione.

La definizione dei criteri di valutazione del comportamento e le modalità di espressione del giudizio sono definiti dal Collegio docenti.

Valutazione e giudizio comportamento: documenti di riferimento

La valutazione del comportamento si riferisce allo sviluppo delle competenze di Cittadinanza.

I documenti, cui la predetta valutazione deve fare riferimento, sono:

  • lo Statuto delle studentesse e degli studenti
  • il Patto educativo di corresponsabilità
  • i regolamenti approvati dalle istituzioni scolastiche

Il giudizio sintetico, in conclusione, deve fare riferimento allo sviluppo delle competenze di cittadinanza e, per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado, allo Statuto delle studentesse e degli studenti e al Patto di corresponsabilità.