Costruire e far crescere scuole oggi

“Costruire e far crescere scuole oggi”

XXI Convegno Nazionale CdO Opere Educative

Dopo un anno di pausa forzata, dovuta all’emergenza sanitaria che tuttora impegna il nostro Paese, dal al 5 marzo 2021 torna il tradizionale appuntamento annuale per gestori, amministratori e personale direttivo di scuole paritarie, promosso da Cdo Opere Educative, con la XXIa edizione del Convegno Nazionale.

Un evento realizzato, quest’anno, solo online, ma con immutato entusiasmo e con il medesimo desiderio di offrire un contributo positivo e propositivo alla costruzione di una società più libera e più capace di convergere sul bene comune, attraverso l’educazione dei giovani.

Il titolo del Convegno “Costruire e far crescere scuole oggi” esprime non solo un desiderio, ma una realtà già in atto, frutto dell’impegno di tantissimi gestori, coordinatori, docenti di scuole paritaria che in collaborazione con le famiglie non hanno rinunciato, in questo periodo così difficile, ad onorare il proprio compito e con dedizione e creatività, nel rispetto di tutte le indicazioni di sicurezza sanitaria previste, hanno continuato a operare per offrire un servizio di qualità.

Sono numerosissimi gli esempi di scuole paritarie che, proprio in questo tempo di isolamento e di paura per tanti, hanno rappresentato e offerto concretamente luoghi di compagnia umana e di speranza, oltre che tentativi creativi di didattica integrata.

Per questo, occorre continuare a costruire e far crescere scuole oggi. Soprattutto oggi.

Il programma dell’evento, ricco di relatori di rilievo, vuole essere in tal senso uno stimolo per tutto il sistema nazionale di istruzione in un dialogo e confronto con chi ha realmente a cuore il tema educativo: dall’intervento di Alessandro D’Avenia, insegnante e scrittore, a Padre Alberto Caccaro, missionario del PIME e fondatore di opere educative in Cambogia, fino ad Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, per citarne solo alcuni.

“L’esercizio dell’autonomia scolastica e la pluralità di offerta educativa -dice il Presidente Tonarini- sono stati elementi chiave per sostenere il repentino passaggio alla didattica a distanza e per la riapertura in sicurezza delle scuole. Il convegno 2021 vuole sottolineare che la scuola italiana ha bisogno di autonomia e pluralità, e per questo è dedicato al tema del “costruire scuole”, nel desiderio di contribuire  ad accrescere la consapevolezza, in gestori e personale direttivo di scuole paritarie, del difficile ed insieme affascinante compito di formazione delle nuove generazioni loro affidate a favore della crescita del Paese e della Scuola tutta”.

“Costruire e far crescere scuole oggi” – XXIa edizione del Convegno Nazionale Cdo Opere Educative – 3,4,5 marzo 2021. Tutte le info, programma completo e modalità d iscrizione sul sito www.foe.it

Draghi: confermata la strategicità dei settori della conoscenza

Draghi: confermata la strategicità dei settori della conoscenza. Ora confronto con le parti sociali

Roma, 17 febbraio – Delle dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio Draghi abbiamo apprezzato l’approccio al tema dell’ambiente e alle sue connessioni con il progresso e il benessere sociale. Questa è la vera priorità.
La denuncia delle tragedie naturali come risposta della terra al maltrattamento degli uomini, citando le significative parole di Papa Francesco, la necessità di affrontare la sfida per la realizzazione di un futuro in cui al centro ci sia l’ecosistema e che dovrà vedere convergere digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, fanno riferimento ad una visione che ci appartiene.

In più punti il Presidente del Consiglio ha citato specificatamente i settori della conoscenza.

Condividiamo la denuncia delle diseguaglianze che la didattica a distanza ha accresciuto fra territori e fra studentesse e studenti provenienti dai vari contesti familiari. Ci sembra di poter scorgere che il richiamo all’utilizzo degli strumenti digitali post pandemia sia pensato come rafforzamento della didattica in presenza e non come suo succedaneo. Se così è, la FLC è d’accordo.
La necessità di porre rimedio al danno subito dai bambini e dalle bambine, dai ragazzi e dalle ragazze a causa della pandemia è indubbia, ma siamo contrari ad una mera operazione ragionieristica che preveda un generalizzato ampliamento del calendario scolastico. Il problema del recupero degli apprendimenti scolastici infatti, non è uguale in tutte le regioni e in tutte le scuole d’Italia. Serve dunque una strategia diversificata e mirata che affidi modalità e tempi di realizzazione delle attività di recupero alle singole istituzioni scolastiche, per questo serve un piano con risorse dedicate.

Ma l’emergenza deve essere affrontata da subito con interventi che vadano oltre essa. I divari e le disuguaglianze, purtroppo, c’erano anche prima della pandemia e sono stati da questa amplificati. Per affrontarli occorrono interventi strutturali sull’ampliamento del tempo scuola, che nel primo ciclo presenta disparità territoriali ingiustificabili tra nord e sud del Paese, organici, a partire dal consolidamento del cosiddetto organico Covid, stabilizzazioni del personale precario che ha raggiunto un numero senza precedenti nella storia della Repubblica, il prossimo anno avremo 220.000 cattedre vacanti, investimenti per rafforzare l’autonomia organizzativa e didattica delle scuole.

Giusto il richiamo a un ritorno in classe e in sicurezza, abbiamo su questo proposte precise che ci auguriamo di poter sottoporre quanto prima al nuovo Ministro e anche per questo segnaliamo che quando il Presidente del Consiglio parla di rafforzamento della sanità territoriale questo per noi significa ricostruire un’ampia e strutturata rete di medicina scolastica quale elemento fondamentale per combattere l’attuale pandemia, una richiesta che portiamo avanti dall’inizio dell’emergenza sanitaria.
Apprezziamo il richiamo al patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale e soprattutto l’attenzione verso un approccio al sapere che metta insieme e faccia collaborare più ambiti disciplinari. Rilevante la parte dedicata allo sviluppo degli istituti tecnici superiori (ITS), segnaliamo la necessità, tuttavia, di rafforzarne una governance pubblica che dia centralità, nella progettazione e nella realizzazione dei percorsi, alla sinergia con l’Università e gli Enti di Ricerca anche al fine di prevenire sovrapposizioni e inutili competizioni. Bisogna evitare che tali percorsi si configurino esclusivamente, da un lato, come formazione di personale per specifiche aziende o, dall’altro, come meri strumenti di recupero dell’abbandono scolastico/universitario dei soggetti più deboli.

Importante il passaggio sul sistema della ricerca e in particolare sulla ricerca di base. Vogliamo ricordare che le nostre università pubbliche e i nostri entri pubblici di ricerca sono le vere eccellenze in cui dobbiamo investire.

Rinnoviamo la richiesta di un impegno concreto per reperire ulteriori risorse per il rinnovo del contratto nazionale che sia coerente con le affermazioni sulla centralità del sistema di istruzione e ricerca e dei lavoratori che vi operano e che in questi mesi hanno dimostrato una enorme impegno per garantire in un contesto difficilissimo il fondamentale diritto all’istruzione.

Chiediamo che su tutti questi temi, a partire dalla ripresa delle attività didattiche in presenza e sicurezza nella scuola, si aprano dei veri tavoli di confronto con le parti sociali. La FLC CGIL non mancherà di dare il proprio contributo in termini di obiettivi e proposte.

Gli istituti come sedi per vaccinare il personale scolastico

Cuzzupi (UGL): gli istituti come sedi per vaccinare il personale scolastico.

Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola, prendendo atto della situazione contagi nel Paese e il rischio derivante dalle varianti che si stanno manifestando, non ha alcun dubbio sul come occorre procedere nell’ambito del comparto Scuola: “Tergiversare ancora è un rischio nel rischio, una vera sciagura nella lotta al diffondersi del virus e al suo continuo mutarsi. La scuola, come abbiamo visto, può rivelarsi un’enorme cassa di risonanza per i contagi. Questo pericolo va subito limitato e per farlo non resta che avviare in maniera immediata la campagna di vaccinazione per il personale scolastico docente e non docente

L’idea del Segretario Nazionale è quella di indirizzare attraverso una più agile metodologia, le vaccinazioni nel settore: “Occorre, come tra l’altro richiesto da alcune regioni, mettere subito a disposizione delle strutture competenti le liste del personale che opera nelle scuole e stilare un calendario veloce per avviarle. Inoltre, considerando come molti istituti già son chiusi o limitati nella presenza, basterebbe coordinarne la chiusura per farne sede di vaccinazione per il personale di riferimento, il tutto per il solo tempo necessario e con il prosieguo, nel frattempo, della didattica a distanza per non perdere alcuna lezione. In tal modo le stesse chiusure avrebbero un senso funzionale”.

Questa operazione – continua Cuzzupi – andrebbe anche nella direzione auspicata dal Primo Ministro nel suo discorso al Senato, limitando il rischio all’interno degli Istituti e creando i presupposti per far ripartire in sicurezza la scuola in presenza.

L’UGL ha sempre ritenuto fondamentale l’aspetto della prevenzione anche perché “la scuola non è avulsa dal resto della società, anzi ne è parte integrante; non si limita agli spazi destinati alla didattica, ma vive il suo essere attraverso contatti, esperienze e rapporti che, naturalmente, si estendono in ogni segmento sociale a partire da quello fondamentale della famiglia. Su questo – afferma il Segretario Nazionale – c’è poco da discutere. Per questi motivi chiediamo al Ministro Bianchi, d’intervenire direttamente sulla questione. Noi siamo sempre stati per un confronto scevro da pregiudiziali e con l’intento di puntare alla costruzione di una scuola nuova proiettata nel futuro”.    

Federazione Nazionale UGL Scuola

Questione di comprensione dei ruoli

Questione di comprensione dei ruoli

di Paola Floreancig

Fino a poco fa ero una Dirigente tecnica del Ministero dell’Istruzione.

Ero abituata a sentirmi porre, da chi non apparteneva strettamente al mondo della scuola ma anche da chi vi apparteneva la seguente domanda “ Ma che lavoro è il tuo? Che cosa fai concretamente?”. Perfino al momento della presentazione della mia domanda di pensionamento ho ritrovato , nel modulo di domanda di pensione inviato all’INPS, la dicitura “dirigente scolastico”; non certo per incompetenza del personale del centro servizi a cui mi ero rivolta ma , credo,piuttosto, perché il ruolo di dirigente scolastico risultava più vicino e comprensibile di quello del dirigente tecnico anche a chi di scuola non era del tutto digiuno e si stava occupando di me alla fine del mio percorso professionale.

Il ruolo del dirigente scolastico

La figura del dirigente scolastico è nota . Lo è meno il ruolo che, per poterlo spiegare a persone non appartenenti al mondo della scuola , richiede, un tempo lungo ed è impresa spesso infruttuosa considerato che , in genere, l’abbozzata spiegazione produce espressioni di stupore del tipo “ Ma come? Un dirigente scolastico deve occuparsi anche di quello? Ma va là! Non è possibile . Dai! Sei tu che esageri.” Tutte espressioni, credetemi, che ho sentito più volte quando , appunto, ero dirigente scolastica. Sorridevo e andavo avanti, come fanno quasi tutti i dirigenti scolastici; con discreta serenità anche se venata da una costante preoccupazione e con buona determinazione , non stancandomi comunque mai di tentare una spiegazione di dettaglio rispetto, appunto, al ruolo che ricoprivo. E, quindi, via, a parlare di sicurezza, di privacy, di contratti, di contrattazioni sindacali, di gestione di inevitabili contenziosi e così via; perché avevo ben chiaro il mio ruolo , le priorità dello stesso e sapevo anche, come lo sanno tutti i dirigenti scolastici, quali fossero i lacci e i grovigli con cui si devono fare i conti in particolare nelle aree che suscitano stupore rispetto alle possibilità di una partecipazione attiva di un dirigente scolastico. Lacci che dipendono dalla mancata coordinazione della gestione delle tematiche rimesse nella loro applicazione, ad una presunta autonomia della dirigenza scolastica. Per nulla autonoma ma piuttosto, occorre avere il coraggio di dirlo, profondamente sola. E pian piano ho anche imparato a districare quei lacci e quei grovigli , certo come si poteva, come era meglio e opportuno fare, non solo perché lo decidevo io ma perché l’Istituto che dirigevo, fatto di cose materiali ma soprattutto di persone, mi suggeriva quell’orientamento. E devo dire che , al di là delle parole, hanno sempre parlato i fatti ed è risultato poi più semplice , anche se sempre complesso, anche il racconto dell’agire.

In quest’ultimo periodo quel ruolo si è ancor più appesantito e vedo tanti colleghi faticare, tra lacci sempre più potenti , a raccontare senza la vergogna negli occhi , quello che , in fin dei conti e considerato tutto e tutti , sono liberi e in grado di fare. E’ ancora molto per fortuna e spesso fa la differenza. E dove quel molto c’è, è indubitabilmente il segno che una comunità educante ha iniziato ad esistere ancor prima che nei documenti dei Comitati tecnici e ancora prima degli annunci ministeriali che mai come ora vogliamo pensare trovino la strada per abbandonare la carta e precipitarsi nel mondo reale.

Il ruolo del docente

Da dirigente scolastica ho ascoltato i docenti ripetere a me più o meno la stessa cosa rispetto al loro ruolo . “ Mi dicono che sto a casa tre mesi all’anno. Che lavoro poche ore alla settimana . Che ho tanti benefici e pochi adempimenti. Dovrebbero solo provare”. Infatti. Come si può spiegare a chi non ha lavorato come docente la fatica fisica e mentale di tentare ogni santo giorno di rimanere allineati alla forza dirompente

dell’infanzia , dell’adolescenza e della giovinezza cercando di dare ad ognuno ciò di cui ha culturalmente ed educativamente bisogno. Questo è ciò che un bravo docente cerca di fare ed è impresa titanica.
Da docente, nonostante anch’io venissi accusata di avere troppe ferie e troppo tempo libero mi limitavo a fare al meglio ciò che sapevo andava fatto e posso testimoniare che, nonostante mi vanti di buone capacità organizzative, quel fare al meglio mi richiedeva tempo e molte energie.

Ancor oggi penso che da docente ho goduto di una smisurata libertà. Non sempre l’ho ben utilizzata ma quando l’ho fatto so di aver reso felice me e i miei alunni.
E questo è il vero senso del ruolo del docente. Comprendere cosa sia meglio fare per quell’alunno in quel preciso momento della sua vita. Una enorme responsabilità ma anche un’enorme fonte di felicità. Ho conosciuto nella mia vita docenti eccellenti ed erano quelli che non si accontentavano mai, che si formavano , che volevano capire per capire i loro studenti. Ed erano gli stessi che dicevano di essere troppo pochi e di essere sempre gli stessi a partecipare ai percorsi formativi, troppo pochi ad alzare la mano quando si trattava di mettersi in gioco, di abbandonare la confortevole zona del “ chi me lo fa fare?”.

E’ il tempo di allettare non pochi ma molti docenti ad abbandonare quella confortevole zona troppo monotona, troppo grigia perché possa essere accettabile per gli studenti italiani che hanno bisogno di persone preparate, competenti ma soprattutto di persone entusiaste che credono in se stesse e negli altri.

Il ruolo del dirigente tecnico

Ho concluso la mia carriera come dirigente tecnico . Ho fatto sicuramente più fatica di quanta non ne abbia fatta per gli altri ruoli a tentare di spiegare qual è il ruolo di dirigente tecnico alle persone come la gentile ragazza che mi ha compilato il modulo di pensionamento. Certo non perché non avessi chiaro quali fossero i compiti di un dirigente tecnico ben spiegati anche nell’Atto di Indirizzo della funzione. E certo non perché non ci fosse da raccontare. Anzi. La gente che manda i figli a scuola chiede di capire l’utilità di ciò che si fa. “ Che cosa facevi e a cosa serviva quello che facevi? “ Ecco. Questo è il punto. In tutti i ruoli che ho ricoperto non ho mai avuto alcun imbarazzo a procedere rispondendo a me stessa delle azioni che ponevo in atto e, da docente, ad alunni e famiglie e all’Istituto di cui facevo parte e, da dirigente , ad alunni, famiglie, Istituto e Comunità in cui l’Istituto era inserito. E se non era semplice raccontare a tutti le cose ( ma come sarebbe stato possibile considerata la complessità della Scuola, difficile da comprendere anche da parte dei massimi esperti di Scuola) , qualcosa nei fatti emergeva. Ed io non mi sono mai sentita inutile. Mai.

Ma parlare di ispezioni per raccontare il ruolo del dirigente tecnico , cosa che un dirigente tecnico è ovviamente tenuto a fare, è piuttosto limitante. Si dovrebbe poter dire che è un tecnico della scuola e come il tecnico della caldaia, se lo chiamo, mi sistema la caldaia , un tecnico della scuola ,se lo chiamo, forse non aggiusta ma può aiutarmi a capire dove sta l’inghippo, se ci sta . Deve avere il tempo di studiare, approfondire ma poi anche di mettere in pratica per vedere se funziona ciò che ha pensato e non lo può certo fare da solo.

I dirigenti tecnici di ruolo come me in Italia sono poche decine . Gli altri sono prestati al ruolo per un tempo determinato. E sono anch’essi poche decine. Che mi risulti , gli uni e gli altri, devono sapere e saper fare un po’ di tutto , ovviamente riferito all’amministrazione scolastica, ma in primis devono essere dei bravi amministrativi.

Quando ho assunto il ruolo di dirigente tecnico ho scoperto che il Comparto di mia appartenenza non sarebbe più stato quello della Scuola ma quello dei Ministeri. Ho capito di essere non più persona di scuola ma “ una” ministeriale. Ho avuto la fortuna , soprattutto come coordinatore del servizio ispettivo regionale della mia Regione, di apprezzare le persone che al Ministero lavorano e che avevo sempre sentito lontane e quasi irraggiungibili.

Ho scoperto e conosciuto persone che lavorano molto e che hanno il coraggio di ammettere che , per il loro ruolo e posizione , sono distanti dalle scuole e , quando partecipavo agli incontri dedicati su vari temi, chiedevano a noi degli Uffici regionali di operare quel raccordo. Ho trovato questo molto onesto.
Io ci ho provato, ossia ho provato a fare da raccordo tra il mondo ministeriale e quello scolastico. Con forza e determinazione ma , se da docente e dirigente scolastica, non mi sono mai sentita inutile , da dirigente tecnico più volte ho faticato a rispondere a me stessa alla domanda “ Ma quello che stai facendo è o non è una buona riparazione di caldaia? E’ di qualche utilità per le scuole considerato che il tuo Ufficio di appartenenza si fregia dell’aggettivo “scolastico ”. E non ho problemi a dire che l’imbarazzo nel rispondere, anche solo a me stessa, era grande.

I dirigenti tecnici , almeno quelli di ruolo, dovrebbero avere la forza della libertà di pensiero e di azione naturalmente nel rispetto delle norme e, confrontandosi, alla pari, con l’Amministrazione di appartenenza. Dovrebbero poter avere sempre e tutti il senso della loro utilità che è proprio quello di ricercare una possibile coerenza tra i massimi sistemi ministeriali , spesso astratti ,e le esigenze concrete delle scuole ed avere quella forza dirompente che un amministrativo puro non potrà mai avere perché costretto ad applicare , con poche possibilità di discrezionalità, le richieste poste nei luoghi in cui è necessario o si può solo parlare dei massimi sistemi.

In Italia non si è molto coraggiosi. I Dirigenti tecnici stanno di fatto scomparendo. Con qualche avviso qua e là si scelgono , figure prestate al ruolo che , per ragioni evidenti, di nessuna libertà di pensiero e di azione potranno mai godere.
Si pensa che le scuole , nella loro autonomia, possano anzi debbano fare da sole e non abbiano bisogno di alcun sostegno tecnico. In realtà da sole non le si lascia decidere quasi nulla perché, allora sì ,che se ne vedrebbero delle belle! Ma delle belle senza ironia sottesa perché delle scuole occorre sapersi fidare ed occorre dare loro fiducia.

Quando ho presentato la mia domanda di pensionamento, prima , per mancata identificazione del ruolo, rubricata come domanda da dirigente scolastico e poi tramutata in domanda di pensione come dirigente tecnico ho scritto alle scuole e ho avuto rimandi di cui ringrazio profondamente tutti, docenti e dirigenti; rimandi che sono a mio avviso la più bella risposta sul senso del ruolo di un dirigente tecnico.

Per raccontare a chi me lo chiede che cosa fa un dirigente tecnico ho capito che, forse, è più semplice dire quello che non deve fare. Non deve dimenticarsi che ciò che fa, lo fa sì per l’Ufficio di appartenenza , ma soprattutto per le scuole. E’ un tecnico al servizio delle scuole. E se qualche Ufficio, distratto da altro, se lo dimentica, è dovere del Dirigente Tecnico riuscire a non dimenticarlo e a non farlo dimenticare.

Non da solo però. Aiutato da chi ha il potere, se vuole, di ridare vera forza a questo ruolo e ai ruoli di quelli che vivono nella scuola perché anche chi di scuola capisce poco possa capire subito il senso concreto del ruolo di ciascuno e non abbia mai più bisogno di chiedere “ Ma , dimmi, concretamente tu cosa fai?”.

Compleanno Parole O_Stili

17 febbraio – Compleanno Parole O_Stili
L’Associazione insieme al Ministero dell’Istruzione lanciano
#AncheIoInsegno, la prima piattaforma didattica per la cittadinanza digitale

Appello della Presidente Rosy Russo al nuovo esecutivo: “Introdurre un’ora di cittadinanza digitale a settimana in tutte le scuole”

Trieste, 17 febbraio 2021 – Una piattaforma al fianco di tutti i 170 mila docenti italiani che già fanno parte della community di Parole O_Stili e che mette a disposizione i progetti didattici realizzati per gli oltre 800 mila studenti che già hanno lavorato sui principi del ​Manifesto della comunicazione non ostile e su tematiche come ​la cittadinanza digitale e l’uso consapevole del web​. Con questo obiettivo, ​Parole O_Stili e il Ministero dell’Istruzione festeggiano il quarto compleanno con un regalo per tutta la Rete: #AncheIoInsegno​, nella sua versione beta.

Secondo quanto emerso dal “Rapporto giovani 2021”1 realizzato dall’Istituto Toniolo, i ragazzi riconoscono alla scuola di averli aiutati a sviluppare il senso di responsabilità (52,6%), il desiderio di imparare (50.8%), il pensiero critico (50,3%) e la capacità di lavorare in gruppo (50,1%). Gli stessi intervistati hanno dichiarato che tra le “mancanze scolastiche” c’è l’incapacità di esprimere una visione positiva della vita e di se stessi e l’incapacità di essere leader. Ed è proprio a sostegno di queste necessità e per supportare la crescita dei ragazzi e delle ragazze che è nata ​#AncheIoInsegno​.

La piattaforma sarà una sorta di database, organizzata con filtri di ricerca e in continuo aggiornamento, pronta a soddisfare le necessità didattiche di tutti quegli educatori, insegnanti e genitori che vogliono affrontare in classe o a casa temi come bullismo e cyberbullismo, rischi e opportunità della Rete, diritti e doveri online, fake news, hate speech, web reputation, revenge porn, body shaming, privacy online e moltissimi altri argomenti. Filo conduttore di tutte le attività educative sarà il Manifesto della comunicazione non ostile e i suoi valori. I successivi sviluppi, inoltre, permetteranno agli insegnanti di relazionarsi in modo diretto attraverso un sistema di messaggistica e altre funzionalità che ne arricchiranno l’esperienza di navigazione e la crescita formativa. La piattaforma, liberamente accessibile a tutti previa iscrizione, sarà raggiungibile al seguente link: ancheioinsegno.it.

“​Quest’anno abbiamo deciso di festeggiare regalando noi qualcosa alla nostra community: abbiamo voluto sostenere tutti i docenti aiutandoli a dare alle nuove generazioni gli strumenti adeguati per vivere la Rete​” – dichiara Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili – “​Siamo sempre più convinti che l’educazione sia l’unica risposta per affrontare le sfide poste dal web ed è per questo motivo che lancio l’appello per l’introduzione di un’ora di cittadinanza digitale a settimana nelle scuole, rafforzando la consapevolezza che virtuale è reale. L’istruzione deve essere una priorità del nostro Paese, motivo per cui ho accolto con grande piacere il richiamo del Presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, sulle urgenze che il nuovo governo dovrà affrontare. In questo percorso di cambiamento che ci attende, Parole O_stili è pronta a fare la sua parte.​”

In occasione del compleanno sarà lanciata un’indagine demoscopica che coinvolgerà insegnanti di ogni ordine e grado e gli studenti della secondaria di secondo grado, con l’obiettivo di restituire una fotografia della situazione emotiva e sociale del mondo scuola (le difficoltà, le aspettative e il rapporto avuto con gli

1 ​Indagine commissionata da Istituto Toniolo e realizzata da Ipsos tra il 9 e il 24 novembre su un campione di 7012 di giovani tra i 18 e i 22 anni.

strumenti digitali e con i social) dopo un anno di didattica a distanza. L’indagine sarà condotta da Ipsos per Parole O_Stili e con il sostegno dell’Istituto Toniolo (ente fondatore dell’Università Cattolica).
A questo si aggiunge un progetto didattico smart dedicato alle classi della secondaria e che coinvolgerà anche tre volti noti tra i più giovani: la youtuber Sofia Viscardi e i cantanti Coma_Cose, prossimi partecipanti a Sanremo 2021. Il progetto culminerà con un evento live il prossimo 24 febbraio alle 10 sul canale YouTube di Parole O_Stili e con la presenza di migliaia di studenti.

Il 17 febbraio si terrà una vera “festa diffusa” fatta di momenti in diretta:

  • Alle 11.00 racconteremo “​MiAssumo”​ , il progetto dedicato alle professioni del futuro e realizzato in partnership con Asstel – Assotelecomunicazioni. In diretta su Facebook Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili, e Pietro Guindani, Presidente di Asstel.
  • Alle 15.00 si terrà “​La ricetta per stare in Rete – 10 big del food in un dialogo non ostile​”, moderato da Nicoletta Polliotto e con la presenza, tra gli altri, di Francesco Farinetti, dello chef stellato Filippo Saporito e della food blogger Vatinee Suvimol.
  • Alle 17.00 Giovanni Grandi, professore all’Università di Trieste e autore del libro “​Virtuale è reale​”, dedicato ai dieci principi del Manifesto della comunicazione non ostile, legge e approfondisce il primo capitolo insieme a Marianna Marcucci, esperta di digital marketing culturale.
  • Alle 19.00, sul canale Instagram di IgersItalia, si terrà una diretta per parlare di ​ostilità anche nelle immagini​.
  • Alle 19.30 la conversazione sui temi dei linguaggio ostili si sposta su ​Clubhouse​, con Andrea Delogu e Frankie hi-nrg.
  • Alle 21.00 ci sarà una puntata speciale di “​Carosello is Back​”, il format social di successo con Paolo Iabichino e Giovanni Boccia Artieri. Nel corso della giornata saranno, inoltre, presentate le attività e i progetti che Parole O_Stili, grazie al contributo di aziende, Pubbliche Amministrazioni e associazioni partner, metterà a disposizione della community durante tutto il corso dell’anno.
    L’appuntamento più importante però sarà dato a tutti gli utenti della Rete, i quali verranno invitati a colorare la Rete di giallo (colore simbolo dell’Associazione), condividendo ognuno con il proprio estro, uno o più principi del Manifesto. Tutte le info per partecipare alla pagina: paroleostili.it/anche-io-manifesto​.

Promemoria per la scuola

Promemoria per la scuola

Franco Buccino

(La Repubblica ed. Napoli, 17 febbraio 2021)

Buoni e cattivi: ricordate? Un antico esercizio, nella scuola e fuori. Discutibile, già per gli alunni più piccoli: a chi l’incarico alla lavagna, la discrezionalità, la prepotenza, il timore, gli errori di valutazione. Ci sarebbe voluto e ci vorrebbe il VAR!

Era sembrato a molti, quasi a tutti, che per la pandemia da marzo scorso a oggi ci fossero grossi problemi per tutti gli alunni e studenti, dall’infanzia all’università. I percorsi di apprendimento a volte interrotti, più spesso a fasi alterne. Nonostante la didattica a distanza. Che spesso non copre tutto l’orario, non coinvolge tutti, in particolare gli alunni a rischio. E soprattutto che niente può rispetto a un’esigenza fondamentale dei ragazzi: la socializzazione, il contesto nel quale istruzione e formazione si realizzano.   

Sono nati e si sono sviluppati gruppi e movimenti di genitori e poi di studenti, che hanno protestato e protestano per ottenere la scuola in presenza: gli zaini per terra fuori alla scuola; i flash mob in piazza. Movimenti che hanno “convertito” sindaci, assessori e ministri. Solo in teoria. In pratica le scuole più spesso sono rimaste chiuse. C’è stato sempre un motivo valido per tenerle chiuse. L’ha deciso il governo, e, se non il governo, De Luca; e di recente la palla è passata a sindaci intimiditi da possibili focolai. Soprattutto nella nostra regione. La Campania ha conquistato un altro non invidiabile primato: la regione con il minor numero di giorni di scuola (in presenza), dopo aver detenuto per anni il record dell’evasione, dell’abbandono e della dispersione scolastica.

E comunque siamo rassegnati, in molti, a vedere un anno scolastico che si conclude come il precedente. Per le difficoltà oggettive, per la contrapposizione delle posizioni, e per tanto validi motivi. Rassegnati sì, ma a condizione che si voglia e si debba recuperare, appena la pandemia ce lo consente, con un piano, adeguato per opportunità didattiche ed educative, straordinario per impegno finanziario.

A Draghi e ai suoi è venuta l’infelice idea di proporre le lezioni fino alla fine di giugno: idea tra l’altro quasi impossibile. Tanto è bastato per suscitare le più unanimi reazioni negative da un mondo della scuola con ritrovata compattezza. Non solo per la scarsa praticabilità della proposta, ma perché, all’improvviso, come d’incanto, la didattica a distanza è uno strumento utile, tale esperienza ha coinvolto tutto il corpo docente, anzi i docenti anche in questo periodo hanno svolto tutti i loro compiti e anche di più. Ho letto dichiarazioni, in tal senso, firmate “in fede” da colleghi che conosco bene per il loro impegno. Un po’ azzardato firmarle anche per nome e per conto di tutti i loro colleghi.

Speriamo che la scuola riprenda a settembre senza pandemia. Di sicuro avrà i problemi di sempre. Aule, docenti, trasporti, ecc. Se aspettiamo che qualcuno ce li risolva prima, significa che non vogliamo riprendere. Diamoci invece alcuni obiettivi praticabili. È ripreso il concorso per docenti: li porti  a settembre, l’Amministrazione scolastica, sulle cattedre e su posti per attività di studio aggiuntive e complementari. Prepariamo un orario definitivo dal primo giorno. E soprattutto da subito cominciamo, i collegi dei docenti, sentendo anche studenti e genitori, a programmare le attività per il prossimo anno, provando a recuperare quel che si è perso per strada.

Nonostante tutto. Per i nostri studenti e per i nostri figli val la pena di farlo. E così cancelliamo quei nomi alla lavagna che nel corso dei mesi sono passati, come trottole, dall’elenco dei buoni a quello dei cattivi, e viceversa.

Covid e maturità, le priorità

da ItaliaOggi

Alessandro Ricciardi e Carlo Forte

Non ha fatto in tempo a fare le prime dichiarazioni sulla necessità di tornare tutti in classe in presenza, che il nuovo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi deve fare i conti con l’evoluzione dell’epidemia che fa paventare un nuovo lockdown. L’Istituto superiore di sanità, alla luce delle ultime rilevazioni, ha chiesto misure maggiormente restrittive contro l’epidemia. Misure declinate, tra gli altri, da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, e da Giorgio Palù, virologo e presidente dell’agenzia italiana del farmaco, nella richiesta di una nuova chiusura per tenere bassi i contagi, mentre si intensifica la campagna vaccinale, così da evitare la terza ondata. A far paura sono soprattutto le varianti del Covid che risultano essere più contagiose proprio tra i bambini delle scuole dell’Infanzia e della Primaria, finora rimaste aperte anche nelle regioni rosse. Intanto i sindacati tornano a chiedere un monitoraggio anche a campione, ma che faccia chiarezza sull’effettività contagiosità delle scuole, «occorrono dati certi per decidere in serenità», dice Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil, così come che ci siano screening di massa e tamponi veloci proprio nelle scuole, per studenti e docenti.

Ieri la prima giornata di Bianchi da ministro a viale Trastevere. Arrivato dalla sua Ferrara, sul tavolo Bianchi ha trovato l’ordinanza sulla nuova maturità, da liquidare in settimana. Predisposta dall’uscente ministra Lucia Azzolina, i rumors delle prime ore del nuovo governo Draghi davano per certa l’introduzione di una prova Invalsi nazionale per verificare gli effetti sui rendimenti della Dad: ma con le notizie sull’epidemia ora anche questa modifica appare improbabile.

Bianchi, economista, assessore per dieci anni all’istruzione nella regione Emilia Romagna, già rettore dell’Università di Ferrara, considerato tecnico di area (Pd), le sue idee sulla scuola le ha messe nero su bianco nel documento consegnato il 13 luglio scorso proprio alla Azzolina dal comitato di 18 esperti di cui era presidente e che sempre la ministra grillina aveva voluto insediare. Un rapporto sulla scuola ai tempi del Covid e dopo il Covid denominato: «Idee e proposte per una scuola che guarda al futuro». Il documento è rimasto in un cassetto fino al 13 febbraio scorso. Data di insediamento del nuovo titolare di viale Trastevere, che ne ha disposto tempestivamente la pubblicazione sul sito web del dicastero.

Bianchi ieri ha incontrato i direttori scolastici regionali per chiedere le criticità dei territori e dare le prime linee guida, indicando come riferimento proprio il suo documento. Obiettivo di medio periodo, la ripresa ordinata del prossimo anno scolastico, con tutti i docenti in classe, sin dal primo settembre. Nell’immediato, rivitalizzare i patti di comunità.

Il piano di riforme di Bianchi è suddiviso in 7 punti. Tra questi, la rivisitazione delle competenze, che devono comprendere anche i nuovi strumenti di comunicazione e di analisi, la capacità di comprendere e affrontare i cambiamenti continui. Altro punto decisivo, rivedere il curricolo, in modo tale che possa integrare cultura scientifica, cultura umanistica e tecnologie digitali anche tramite uno sfoltimento dei contenuti al fine di renderli «essenziali» e di più efficace apprendimento. Un quarto punto è incentrato sull’autonomia intesa come leva per poter aprire la scuola al territorio, estendendo a tutto il paese le tante esperienze già presenti nelle diverse realtà territoriali. Il rapporto riprende anche il tema dell’autonomia solidale, finalizzata al riequilibrio delle opportunità rispetto ai diritti. Sempre secondo il comitato, va superata l’aula come spazio chiuso ed obbligato, per approdare verso architetture più flessibili e tali da rispondere a bisogni educativi che possono mutare nel tempo. Infine, il rapporto solleva la questione del personale. Che secondo il comitato deve essere sempre più formato e qualificato per affrontare le nuove sfide.

A questo proposito il comitato ha evidenziato la necessità di un forte investimento nella formazione e nel reclutamento del personale della scuola, in particolare dei docenti, la cui funzione deve diventare socialmente più attrattiva. Si devono assicurare, innanzitutto, le basi culturali e disciplinari, pedagogico-didattiche, psicologiche e gestionali necessarie al superamento proprio dei paradigmi didattici e degli schemi organizzativi ereditati dal passato. Secondo il comitato vanno rivisti e ristrutturati i percorsi di formazione iniziale. In tale prospettiva sarà necessario instaurare un collegamento più forte con i meccanismi di reclutamento e di selezione, valutando il fabbisogno professionale, presente e futuro.

Sul fronte della squadra, verso la riconferma il capo di gabinetto, Luigi Fiorentino. È dato in uscita invece il capodipartimento all’istruzione, Max Bruschi. Al suo posto i rumors danno in arrivo l’attuale direttore regionale dell’Emilia, Stefano Versari.

Precariato, prima grana per Bianchi Concorsi fermi e graduatorie esaurite

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Avere i docenti in cattedra già dal primo giorno di scuola. E garantire continuità didattica. Gli obiettivi fissati dal neo premier Mario Draghi per il prossimo anno scolastico toccano uno dei dossier più incandescenti della scuola e che coinvolge circa 200 mila supplenti, oltre a milioni di famiglie di studenti. La questione del precariato è già stata oggetto di un lungo braccio di ferro tra il governo Conte II e i sindacati. E si è risolta in un nulla di fatto. La ministra uscente, Lucia Azzolina, infatti, ha escluso ogni possibilità di soluzione diversa da quella del concorso per titoli ed esami. E il Covid ha fatto il resto. Allo stato attuale risulta avviato solo il concorso riservato ai precari con tre anni di servizio. Che si è arenato in corso d’opera a causa dell’emergenza sanitaria in atto. Le prove sono state riavviate in questi giorni. Ma con le mille cautele imposte da un rigido protocollo sanitario. E ciò contribuirà inevitabilmente a ritardare le procedure, già di per sé lente e farraginose anche in situazioni normali. Il governo precedente aveva anche istituito procedure selettive per consentire agli interessati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento necessaria per entrare nelle graduatorie per le supplenze degli abilitati. Ed è previsto anche l’avvio del concorso ordinario. Stando così le cose, però, è facile prevedere che non si farà in tempo ad assicurare che i vincitori dei concorsi possano prendere possesso della cattedra dal 1° settembre prossimo. E non sarà possibile sopperire alla mancanza di aspiranti nelle graduatorie dei concorsi ricorrendo alle graduatorie a esaurimento. Perché queste ultime sono ormai quasi del tutto esaurite.

In assenza di provvedimenti d’urgenza, quindi, le disponibilità saranno coperte prevalentemente con incarichi di supplenza. Con tutto ciò che comporta in termini di soluzione della continuità didattica e difficoltà di reperimento degli aspiranti. E probabile, quindi, che i dirigenti scolastici dovranno tentare di assumere i supplenti mediante un massiccio ricorso agli aspiranti che abbiano presentato la propria candidatura tramite le istanze di messa a disposizione: domande informali con le quali gli aspiranti docenti, spesso non muniti dei titoli di studio previsti, manifestano ai dirigenti scolastici la loro disponibilità ad accettare supplenze in caso di esaurimento delle graduatorie. In passato si è fatto ricorso a soluzioni-tampone come, per esempio, la conferma in cattedra per un altro anno dei supplenti nelle sedi occupate nell’anno scolastico precedente. Ma è un rimedio che mette in stand by il principio del merito. L’effetto sarebbe quello di congelare la situazione rimandando nel tempo la ricerca della soluzione. E che potrebbe alimentare esponenzialmente il contenzioso. La normativa europea e italiana prevede, infatti, che i contratti a termine fino al 31 agosto non possano essere cumulati oltre i 3 anni. E commina sanzioni pecuniarie a carico dello stato in caso di violazioni. Dunque, se si esclude la soluzione strutturale dei concorsi, evidentemente impraticabile a causa dell’emergenza sanitaria, l’unica soluzione giuridicamente plausibile è quella della stabilizzazione dei precari con un provvedimento legislativo ad hoc. Una prima ipotesi plausibile potrebbe essere quella di modificare la normativa vigente sul concorso riservato, cancellando le norme che prevedono la selezione per esami e trasformando il tutto in un concorso per titoli. Durante il dicastero Azzolina i sindacati avevano proposto di eliminare le prove in ingresso, spostando la valutazione alla fine dell’anno scolastico, in cui il candidato abbia prestato servizio, tramite una prova orale da tenersi davanti al comitato di valutazione. Ma l’ipotesi non venne presa in considerazione. Il nuovo corso al viale Trastevere e, soprattutto, a palazzo Chigi, potrebbe ridare chances a questa soluzione.

E poi c’è l’ipotesi, sempre sul tappeto, di riaprire le graduatorie a esaurimento. Così da consentire ai precari abilitati di concorrere alle immissioni in ruolo tramite una selezione per titoli di natura strutturale. Questa soluzione venne adottata durante il dicastero Mattarella con la legge 417/89. E potrebbe essere utile a superare l’emergenza. L’esperienza del cosiddetto doppio canale, successivamente trasfusa nella disciplina delle graduatorie permanenti istituite dalla legge 124/99, è stata poi archiviata con la trasformazione delle graduatorie permanenti in elenchi a esaurimento introdotta dall’articolo 1, comma 605, della legge n. 296 del 2006. Ma è un dato di fatto che è impossibile provvedere al reclutamento tramite il mero canale ordinario dei concorsi. Tale soluzione esclusiva, infatti, ha mostrato tutti i sui limiti già in epoca pre-Covid a causa della lunghezza delle procedure e della difficoltà, sempre crescente, di reperire docenti disposti ad affrontare il superlavoro delle commissioni senza esonero dall’insegnamento e con compensi risibili. Per non parlare del rischio, sempre presente, di dovere affrontare procedimenti penali con spese legali a carico proprio.

Anno lungo o corsi di recupero

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Rimodulare il calendario scolastico per recuperare i numerosi giorni persi. Lo ha dichiarato il neopresidente del consiglio, Mario Draghi, durante le consultazioni per la costituzione del nuovo governo che si sono tenute il 9 febbraio scorso. Il neo ministro all’istruzione, Patrizio Bianchi, nelle sue prime uscite ha un po’ frenato: «Daremo aiuto a chi ne ha bisogno». La questione è molto delicata, perché investe le competenze delle regioni e deve fare i conti con le disposizioni che regolano il rapporto di lavoro dei docenti. La determinazione del calendario scolastico, peraltro, esula dalle competenze del governo e del parlamento. L’articolo 138, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 112/98, infatti, dispone la delega alle regioni delle funzioni amministrative riguardanti «la determinazione del calendario scolastico». Conseguentemente, i provvedimenti concernenti il differimento del termine finale dell’anno scolastico sono di stretta competenza delle regioni. La decisione finale, dunque, dovrà essere adattata dai governi regionali. E a ciò va aggiunto il fatto che la maggiore onerosità della prestazione dei docenti comporterà, necessariamente, aggravi per l’erario per coprire i costi della retribuzione accessoria.

Caso diverso se si dovessero pianificare dei progetti di recupero per i ragazzi che più hanno sofferto per la Dad, è l’altra ipotesi in campo, o comunque nelle regioni in cui ci sono stati periodi più lunghi di chiusura. Anche in questa ipotesi, ovviamente, oltre a rivedere l’organizzazione scolastica andranno previsti budget regionali aggiuntivi.

Allo stato attuale l’unica norma che può essere applicata per fare fronte a queste necessità è l’articolo 21, comma 6-bis, 6-ter e 6-quater del decreto ristori (decreto-legge 137/2020, convertito con la legge 176/2020). Che però, riguarda solo le istituzioni scolastiche del I ciclo di istruzione. In sede di conversione, infatti, è stato approvato un emendamento, presentato da Bianca Laura Granato, senatrice del M5S, che stanzia 5.532.195 euro per l’anno 2021 proprio per finanziare le attività di recupero (si veda Italia Oggi del 15 novembre scorso, pag. 42). In particolare, il comma 6 bis prevede l’istituzione nello stato di previsione del ministero dell’istruzione di un fondo proprio per il recupero dei gap formativi.

Le risorse, però, sono destinate esclusivamente all’attivazione di attività didattiche extracurricolari in presenza, con riferimento alle istituzioni scolastiche del primo ciclo di istruzione. E le attività che saranno autorizzate saranno volte anche a sopperire ad eventuali carenze formative conseguenti allo svolgimento dell’attività didattica in forma integrata ovvero a distanza, per il recupero degli insegnamenti curricolari inclusi nel piano triennale dell’offerta formativa (comma 6-ter). Il dispositivo prevede che i fondi saranno distribuiti alle scuole previa istanza e saranno impiegate per la remunerazione del personale docente, secondo la disciplina contrattuale vigente, a titolo di attività aggiuntive di insegnamento. Le modalità di presentazione delle istanze e i criteri per il riparto delle medesime saranno oggetto di un decreto del ministero dell’istruzione. Resta il fatto, però, che non esiste un’analoga disposizione che riguardi il personale docente delle scuole del II ciclo di istruzione.

Gli oneri relativi a questo settore formativo, dunque, rimangono totalmente scoperti. Quanto alla disciplina di riferimento su cui si fonda il diritto dei docenti di essere retribuiti per i maggiori oneri, essa discende direttamente dall’articolo 36 della Costituzione. L’articolo 36 della Carta prevede, infatti, che la retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità della prestazione. L’ordinamento, peraltro, vieta le prestazioni gratuite sanzionando con l’invalidità i contratti che prevedano rinunzie e transazioni. E cioè la rinuncia alla retribuzione da parte del lavoratore oppure l’accettazione di un compenso inferiore a quello previsto dalla legge o dal contratto di comparto (si veda l’articolo 2013 del codice civile).

Trattandosi di ore aggiuntive di insegnamento, ad ogni ora di insegnamento prestata oltre la data già fissata quale termine finale dell’anno scolastico, si applicherebbe la tariffa di 35 euro lorde, così come previsto dalla tabella 5 del contratto del 2007, ancora applicabile per effetto del rinvio operato dall’articolo1, comma 10, del contratto del 2018.

Concorso straordinario, tamponi solo in zona rossa Bloccate tutte le altre selezioni per 50 mila docenti

da ItaliaOggi

Marcco Nobilio

I candidati ai concorsi che si sposteranno dalle zone rosse o che parteciperanno alle prove in zone rosse, dovranno presentare, all’atto dell’ingresso nell’area concorsuale, un referto relativo ad un test antigenico rapido o molecolare non antecedente a 48 ore dalla data di svolgimento delle prove. Il test dovrà essere stato effettuato mediante un tampone oro-rino-faringeo presso una struttura pubblica o privata accreditata o autorizzata. Lo ha stabilito il ministero dell’istruzione con una nota emanata l’11 febbraio scorso (234). Il provvedimento modifica in senso meno restrittivo le disposizioni emanate dalla funzione pubblica il 3 febbraio scorso (7293).

La direttiva riguarda, nell’immediato, le sole prove del concorso straordinario, per il quale sono pervenute al ministero dell’istruzione circa 66mila domande a fronte di 32mila posti messi a concorso. Le selezioni si sono già svolte per circa i 2/3 dei candidati e le commissioni hanno già avviato la correzione degli elaborati. Ma poi l’inasprimento dell’emergenza sanitaria ha necessitato uno stop per le prove ancora non svolte. Che adesso sono state riavviate con le dovute precauzioni. Finora, peraltro, sono rimaste in stand by le altre procedure concorsuali previste. E cioè, la selezione ai fini del conseguimento della mera abilitazione, il concorso ordinario per l’infanzia e la primaria, per il quale sono state poste in palio 12.863 cattedre, e la selezione concorsuale ordinaria per le scuole secondarie di I e II grado, dove sono state messe a concorso 33mila cattedre.

La situazione, però, potrebbe gradualmente sbloccarsi. Il decreto del presidente del consiglio del 14 gennaio scorso reca, infatti, l’autorizzazione ad avviare le prove. Sebbene con vincoli e cautele che rallenteranno fortemente lo svolgimento delle procedure, già di per sé lentissime anche in tempi di ordinaria amministrazione. L’autorizzazione, infatti, vale nei casi in cui è prevista la partecipazione di un numero di candidati non superiore a trenta per ogni sessione o sede di prova e a patto che vengano rispettati rigidamente i protocolli sanitari (si veda l’articolo 1, comma 10, lettera z). Ed è proprio a questi protocolli che fa riferimento il ministero dell’istruzione nella nota dell’11 febbraio. A questo proposito, l’amministrazione ha chiarito, inoltre, che «gli altri candidati» non provenienti da zone rosse e, dunque, non soggetti al tampone, «dovranno comunque presentare l’autodichiarazione presente sull’apposito spazio informativo della procedura concorsuale, come aggiornato». Restano ferme le altre precauzioni previste dal protocollo della funzione pubblica. Va detto subito che il referto del tampone, se necessario, dovrà essere acquisito dai candidati interessati con spese a carico loro. L’amministrazione si limiterà a fornire ad ogni candidato una mascherina chirurgica e una penna monouso. Le strutture dove si terranno i concorsi saranno sanificate. E nelle aule dove si svolgeranno le prove dovrà essere garantita una distanza minima da candidato a candidato e da candidato a operatore della vigilanza o membro della commissione di non meno di due metri. Le misure che verranno adottate sono molto più rigorose di quelle che vengono applicate nelle aule scolastiche, dove gli alunni possono stare anche a distanza di un metro l’uno dall’altro. E ciò rischia di frapporre un ulteriore ostacolo per lo svolgimento delle prove.

Secondo quanto risulta a Italia Oggi, infatti, l’amministrazione scolastica, in prima battuta, aveva predisposto i calendari facendo affidamento sul distanziamento di un metro. L’inasprimento delle misure anti-Covid, quindi, ha comportato la rideterminazione della situazione logistica per adeguare la scelta e la predisposizione delle sedi concorsuali alle nuove misure. Ai candidati sarà fornita una mascherina chirurgica e non potranno usare altri dispositivi di protezione. Agli operatori della vigilanza e ai membri di commissione verrà fornita, invece, una mascherina FFP2 o FFP3. Gli ingressi saranno scaglionati in modo tale da non prevedere la presenza di più di 30 candidati per sede o per sessione. I percorsi di accesso e di uscita saranno individuati in modo tale che siano percorribili a senso unico. Così da evitare che lo stesso percorso possa essere utilizzato due volte dalla stessa persona. I percorsi saranno indicati in mappe che saranno esposte, così che possano essere agevolmente consultate dai diretti interessati. In ogni caso il percorso di ingresso e uscita dei candidati sarà diverso da quello utilizzato da operatori e commissari. Così come pure i servizi igienici. Le postazioni dei candidati saranno separate da barriere di plexiglass.

Legittimo chiudere nidi e materne Troppi rischi dalle varianti Covid

da ItaliaOggi

Carlo Forte

La chiusura dei nidi e delle scuole dell’infanzia in Umbria è legittima. L’aumento dei rischi di contagio da Covid-19, determinata dalle varianti del virus (inglese e brasiliana) che non risparmia nemmeno i bambini, legittima, infatti, le misure restrittive adottate dalla regione Umbria fino al 21 febbraio. Lo ha stabilito il presidente della terza sezione del Consiglio di stato con un decreto pubblicato il 15 febbraio scorso (749/2021).

Il giudice monocratico ha accolto il ricorso presentato dalla regione Umbria contro un decreto del presidente del Tar della stessa regione, che aveva dato ragione alla madre di un alunno di scuola dell’infanzia. La donna aveva lamentato che la chiusura disposta dalla governatrice, Donatella Tesei, le avrebbe cagionato un danno in riferimento alla impossibilità di recarsi al lavoro per prendersi cura del proprio figlio. E in più aveva fatto presente che anche nelle zone rosse la normativa generale non prevede la chiusura dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

La regione però aveva impugnato il decreto e il presidente della terza sezione del Consiglio di stato ha accolto il ricorso. Il giudice monocratico ha spiegato che la normativa generale prevede la possibilità per gli enti territoriali di inasprire le misure restrittive in presenza di condizioni emergenziali che giustifichino tali misure. E siccome in Umbria la situazione dei contagi è precipitata per effetto della diffusione delle varianti inglese e brasiliana del Covid-19, che si diffonde più rapidamente anche tra i bambini, le misure adottate dalla regione, non solo sono da considerarsi legittime, ma addirittura doverose.

Il presidente del Consiglio di stato, inoltre, ha ritenuto infondate anche le doglianze della madre del bambino in riferimento al danno patrimoniale dovuto alla impossibilità di recarsi al lavoro. A questo proposito, infatti, il giudice ha ricordato che il legislatore ha adottato importanti misure compensative che prevedono anche congedi parentali retribuiti per i genitori che si trovino in tali situazioni.

Mobilità al via, attenti ai vincoli

da ItaliaOggi

Carlo Forte

I docenti che intendono presentare la domanda di mobilità potranno farlo, presumibilmente, dal 20 febbraio al 15 marzo. I termini sono stati ipotizzati dal ministero dell’istruzione e comunicati in via informale ai sindacati in vista di una riunione che si sarebbe dovuta tenere l’11 febbraio scorso. La riunione avrebbe dovuto avere per oggetto l’informativa sulla bozza di ordinanza ministeriale sulla mobilità di quest’anno. Ma è stata rinviata a data da destinarsi, visto l’avvicendamento tra il ministro uscente Lucia Azzolina e quello entrante Patrizio Bianchi.

La mobilità è uno dei nervi scoperti che dovrà affrontare il nuovo ministro dell’istruzione. Nel corso degli anni, infatti, il diritto dei docenti di avvicinarsi alla famiglia in presenza di sedi disponibili ha subito forti limitazioni. Ciò per effetto di interventi legislativi a gamba tesa che hanno compresso tale diritto sottraendo alla contrattazione collettiva importanti spazi di mediazione. I vincoli che precludono l’accesso alla mobilità per gli insegnanti sono 3: due imposti per legge e uno in sede contrattuale per effetto di una imposizione della parte pubblica.

Il primo è quello introdotto dall’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59. Il dispositivo prevede che ai docenti che siano stati immessi in ruolo a far data dal 1° settembre 2019, per effetto dello scorrimento della graduatoria del concorso indetto con il decreto 85/18, sia precluso il diritto a partecipare alla mobilità per l’anno in corso 2019/2020 e per i successivi 4 anni: 2020/21; 2021/22; 2022/23; 2023/24. Si tratta dei docenti delle secondarie che erano stati immessi in ruolo dalle graduatorie del concorso riservato. Perché risultavano esaurite le graduatorie dei concorsi ordinari, indetti con i decreti 106 e 107 del 2016. E risultavano esaurite anche le graduatorie a esaurimento (si veda il decreto 631 del 25.09.2018). Il vincolo non si applica a chi si trova attualmente in esubero o sarà dichiarato perdente posto e ai titolari dei benefici previsti dalla legge 104/92. Sempre che i relativi requisiti siano insorti dopo la data di presentazione delle domande di partecipazione al concorso per effetto del quale sia stata disposta l’assunzione a tempo indeterminato.

Oppure a seguito di aggiornamento delle graduatorie a esaurimento dalle quali si sia stati tratti per l’immissione in ruolo. La questione ha ingenerato un forte contenzioso che, però, è già sfociato in una prima sentenza sfavorevole al ricorrente (Tribunale di Milano, sentenza 2298/2020 del 29 dicembre scorso).

Il secondo vincolo è più recente, ma più invasivo perché si applica a tutti gli immessi in ruolo dal 1° settembre 2020. Lo prevede l’articolo 1, comma 17-octies, del decreto-legge 126/2019. E consiste nella preclusione del diritto di accedere alla mobilità per 5 anni. Il dispositivo, peraltro, preclude ai neoimmessi in ruolo dal 1° settembre 2020 anche il diritto di ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso sempre per 5 anni. Quest’ultima preclusione ostruisce anche la porta di accesso ad un escamotage di ultima istanza, che è quello di utilizzare l’aspettativa prevista dall’articolo 36 del contratto di lavoro. Che implica la possibilità di accettare supplenze annuali, pur essendo di ruolo, mantenendo la titolarità della sede per 3 anni. Durante il periodo di aspettativa, però, il trattamento applicato è quello dei supplenti. Che è più sfavorevole economicamente e anche per quanto riguarda la disciplina delle assenze per malattia e i permessi.

Infine, il terzo vincolo discende da una fonte contrattuale: l’articolo 2, comma 2, del contratto sulla mobilità sottoscritto il 6 marzo 2019. In questo caso si tratta di un vincolo di permanenza triennale. E si applica se la titolarità della nuova sede sia stata ottenuta, con effetti a far data 1° settembre 2019, in conseguenza dell’accoglimento della domanda di mobilità sulla scuola indicata come preferenza con il codice meccanografico dell’istituzione scolastica oppure con il codice del distretto subcomunale previsto per le grandi città.

Tutti e 3 i vincoli non si applicano nel caso il docente divenga soprannumerario oppure sia stato trasferito d’ufficio.

E nemmeno nei casi in cui il docente interessato risulti titolare di una delle precedenze previste dal contratto sulla mobilità. Come, per esempio, nel caso dei benefici previsti dalla legge 104/92 per i portatori di handicap con un grado di invalidità superiore ai 2/3 (articolo 21) oppure per chi assista un disabile grave in qualità di referente unico (si veda l’interpello 24/2011 del ministero del lavoro).

La prospettiva di rimanere vincolati per 5 anni nella sede di prima assegnazione per i neoimmessi in ruolo, peraltro, ha scoraggiato molti aspiranti docenti del Sud a partecipare alle selezioni concorsuali fuori regione. E ciò ha acuito ulteriormente il problema del reperimento di docenti di ruolo nelle sedi del Nord, dove è particolarmente difficoltosa la provvista dei docenti. Tant’è che si ricorre sistematicamente alle assunzioni da istanze di messa a disposizione.

Vaccino Covid-19, con AstraZeneca somministrazione anche per docenti e Ata. Il quadro regione per regione

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Con l’arrivo del vaccino AstraZeneca, anche i docenti e Ata saranno vaccinati. Ecco la situazione aggiornata regione per regione.

Vaccino Covid-19, il quadro regione per regione

Alto Adige

Nel week-end 20-21 febbraio via libera alla prima tranche di somministrazione del vaccino.

Abruzzo

È attiva la piattaforma telematica per l’acquisizione delle manifestazioni di interesse alla vaccinazione contro il Covid 19 per il personale scolastico in Abruzzo.

Friuli Venezia Giulia

Parte il piano di vaccinazioni per il personale docente e non docente delle Università (Sissa, Udine e Trieste), delle scuole statali e paritarie, degli asili nido, degli enti di formazione primaria e degli istituti tecnici superiori, del Collegio del Mondo Unito, del Mib e della Scuola Mosaicisti. Lo fa sapere una nota della Regione Friuli Venezia Giulia.

Piemonte 

Da lunedì 15 febbraio, in Piemonte, al via la preadesione alla fase 3 per il personale scolastico per quanto concerne la somministrazione del vaccino Covid-19. Le FAQ

Emilia-Romagna

Fino a 45mila dosi di vaccino al giorno, oltre 1,3 milioni al mese, col dispiegamento possibile quotidiano di 75 team e oltre 1.000 operatori in più di 70 punti vaccinali. Nella seconda fase personale scolastico, docente e non docente, “ad alta priorità”. La terza fase sarà rivolta a insegnanti e personale scolastico rimanente.

Giovedì a Bologna sono state inviate le comunicazioni con la possibilità di prenotare la vaccinazione alle prime persone, per sabato, domenica e lunedì, con posti limitati. Molti si sono subito prenotati, ma poi l’ufficio scolastico ha inviato una nuova comunicazione, dove si informa del rinvio e della sospensione delle prenotazioni, senza chiarire il motivo.

Lazio 

Dal 18 febbraio il personale scolastico, docente e non docente, con età compresa tra i 18 e i 55 anni può prenotarsi per sottoporsi al vaccino anti Covid.

Marche

Nelle Marche, “dal primo marzo inizierà somministrazione dei vaccini al personale della scuola; dal 2 marzo alle forze di polizia, a magistratura, forze armate, vigili del fuoco, polizia locale e volontari della protezione civile più personale civile prefetture e delle Questure”.

Toscana

La vaccinazione dei lavoratori della scuola, con età inferiore ai 55 anni avverrà con dosi Astrazeneca. Queste categorie saranno vaccinate in sedi specifiche. Si parte domenica 14 febbraio.

Puglia

In Puglia partono i vaccini AstraZeneca, quello destinato al personale scolastico under 55, a partire dal 15 febbraio. Lo annuncia l’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco.
Indicazioni Ufficio Scolastico regionale per il personale scolastico

Calabria

Il personale scolastico calabrese sarà vaccinato contestualmente alla popolazione ultra 80enne. Nei prossimi giorni, dirigenti della Regione e sindacati metteranno a punto l’apposito piano delle vaccinazioni, per consentire la somministrazione volontaria delle dosi a tutti quegli operatori scolastici che avranno dato il loro assenso.

Campania

Anche la Regione Campania ha avviato l’offerta della vaccinazione per il COVID19 diretta al personale scolastico docente e non docente.

Sicilia

Per il mese di febbraio sono attese 102.900 dosi che, in accordo con il piano del ministero, saranno destinate alla popolazione di età compresa tra i 18 e i 55 anni. In questa prima fase, la priorità sarà data agli appartenenti alle forze dell’ordine e al personale della scuola.

Valle d’Aosta

Ecco il piano della Valle d’Aosta per la vaccinazione del personale scolastico (clicca qui)

NOTIZIA IN AGGIORNAMENTO [Martedì 16 febbraio ore 16.45]

Vaccino Covid-19, tutte le info utili

La Fase 1 e 2 puntano ad abbassare la letalità, mentre 3 e 4 mirano a contenere la diffusione del virus.

Le 4 fasi della campagna di vaccinazine sono così composte:

Fase 1: operatori sanitari e socio-sanitari, ospiti Rsa e over 80.
Fase 2: persone da 60 anni in su, persone con fragilità di ogni età, gruppi sociodemografici a rischio più elevato di malattia grave o morte, personale scolastico ad alta priorità.
Fase 3: personale scolastico, lavoratori di servizi essenziali e dei setting a rischio, carceri e luoghi di comunità, persone con comorbidità moderata di ogni età.
Fase 4: popolazione rimanente.

Part time docenti e ATA, domanda entro il 15 marzo. Modelli di domanda

da OrizzonteScuola

Di redazione

Guida alla richiesta del part time, lavoro a tempo parziale per i docenti già assunti in ruolo. Una scelta che può interessare per vari motivi, da quelli personali a quelli professionali. La normativa utile.

Facsimile di domanda

Altri facsimile modelli di domanda

Scade il 15 marzo la domanda per la richiesta di part time. I requisiti e le modalità per inoltrare la domanda.

N.B. Lo scorso anno scolastico, in conseguenza della sospensione delle  lezioni in tutta Italia a causa dell’emergenza sanitaria, la data fu spostata in avanti. Quest’anno il Ministero non ha ancora fornito indicazioni, per cui al momento rimane valida la data del 15 marzo. Se ci saranno modifiche, avremo cura di aggiornare la guida.

Possono essere interessati (se assunti con contratto a tempo indeterminato)

  • docenti (anche neo – immessi in ruolo) di ogni ordine e grado;
  • personale delle istituzioni educative e dei conservatori ed accademie
  • personale A.T.A. delle scuole di ogni ordine e grado, con esclusione dei Direttori dei Servizi generali ed amministrativi
  • personale che sarà collocato in quiescenza dal 1° settembre e che chiederà il mantenimento in servizio con rapporto di lavoro a tempo parziale ( subordinato alla verifica delle condizioni di esubero, dopo le operazioni di mobilità)

N.B. Bisogna prestare particolare attenzione agli artt. 7, 8 e 9 dell’O.M. n. 446 del 22.07.97

art. 7 Non è consentito l’impiego di personale a tempo parziale nelle classi di scuola di infanzia e primaria ove l’insegnamento debba essere interamente svolto da un unico docente.

Per gli insegnanti della primaria il part time comprende la partecipazione alla programmazione didattica collegiale. In ogni caso dovrà essere garantita l’unicità dell’insegnante, nonché l’unitarietà degli ambiti nell’intervento formativo.

Gli insegnanti di scuola di infanzia non possono essere assegnati alle sezioni funzionanti con il solo turno antimeridiano, in quanto occorre assicurare l’unicità di insegnante per sezione; per quanto attiene alle sezioni funzionanti dalle otto alle dieci ore giornaliere è possibile prevedere l’applicazione della disciplina del tempo parziale limitatamente ad una delle due insegnanti assegnate alle sezioni per garantire la stabilità di una figura di riferimento.

Per i docenti di secondaria di primo e secondo grado , titolari su classi di concorso comprendenti più discipline, la fruizione del part-time deve essere raccordata alla scindibilità del monte orario di ciascun insegnamento della classe di concorso stessa. Si può essere assegnati alle cattedre a tempo prolungato, con esclusione di quelle di materie letterarie, attesa la preponderanza di tale insegnamento rispetto all’orario complessivo, nonché al ruolo di riferimento didattico ascrivibile al relativo docente, nella programmazione interdisciplinare dell’attività didattica

Nella secondaria di II grado deve essere assicurata l’unicità del docente in ciascuna classe e in uno o più degli insegnamenti di cui è composta ciascuna cattedra, in base agli ordinamenti didattici vigenti.

I docenti di sostegno in part time non possono essere utilizzati su posti che comportino interventi di sostegno su singoli alunni di durata superiore alla metà dell’orario settimanale obbligatorio d’insegnamento stabilito per ciascun grado di scuola.

Personale educativo

Il rapporto a tempo parziale del personale educativo dovrà articolarsi in almeno 3 giorni lavorativi settimanali in modo tale da non escludere alcuna delle incombenze spettanti e di almeno due giorni lavorativi settimanali, quando è compreso il servizio di assistenza notturna ai convittori. L’articolazione delle prestazioni per determinati periodi dell’anno è autorizzata in relazione alla progettazione educativa.

Personale ATA

Il part time si attua, di norma, secondo articolazioni su base settimanale, con riduzione della prestazione in tutti i giorni lavorativi, ovvero secondo articolazioni che prevedano la prestazione continuativa di 6 ore giornaliere per tre giorni settimanali, anche pomeridiane. L’articolazione delle prestazioni in determinati periodi dell’anno del suddetto personale è autorizzata dal Provveditore agli studi per comprovati e gravi motivi, e deve essere realizzata in misura tale da rispettare la media della durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale nell’arco temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno).

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PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

La scadenza è fissata al 15 marzo. Si tratta di una scadenza annuale, fissata dalla circolare del O.M. n. 55 del 13/02/1998. Vale la data di assunzione a protocollo della scuola.
La domanda deve essere presentata, per il tramite del Dirigente scolastico della scuola di servizio, all’Ambito Territoriale competente. Alcuni USR e Ambiti territoriali stanno provvedendo in questi giorni alla pubblicazione delle relative domande.

Il part time dura due anni scolastici. Il contratto di variazione del rapporto di lavoro avrà decorrenza dal 1° settembre.

Al termine dei due anni non è necessaria alcuna richiesta di proroga se si decide di proseguire il rapporto di lavoro part time (a meno che nel contratto stipulato non sia stata indicata una precisa scadenza). Invece il ritorno al tempo pieno deve essere esplicitamente richiesto.

Si possono verificare 3 casi

  • personale già titolare di contratto part-time da almeno un biennio, che intende chiedere il rientro a tempo pieno dal 1° settembre . In questo caso è necessario produrre specifica domanda entro il 15 marzo . La mancata richiesta del rientro è considerata una conferma del rapporto di lavoro a tempo parziale.
  • personale che intende modificare l’articolazione della prestazione del servizio, cioè il numero delle ore settimanali o il tipo, orizzontale/verticale
  • personale che richiede per la prima volta la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale

REVOCA E RINUNCIA 

Per quanto riguarda la revoca della domanda presentata bisogna fare eventualmente riferimento a date eventualmente segnalate dai singoli Uffici Scolastici (meglio informarsi in via preventiva sulla possibilità), mentre non ci risulta vi siano disposizioni normative che permettano di rinunciare al provvedimento, una volta disposto (ma anche in questo caso è bene accertarsi).

NOVITA’ INTRODOTTE DALLA CIRCOLARE DELLA FUNZIONE PUBBLICA n. 9 del 30 GIUGNO 2011

Di fronte ad una istanza del lavoratore, l’amministrazione non ha l’obbligo di accoglierla, nè la trasformazione avviene in modo automatico. La trasformazione “può” essere concessa entro 60 giorni dalla domanda.

La novità più consistente della Circolare è dunque che la trasformazione del rapporto di lavoro in part time è subordinata alla valutazione discrezionale dell’amministrazione interessata

La valutazione dell’istanza si basa su 3 elementi:

  • la capienza dei contingenti fissati dalla contrattazione collettiva in riferimento alle posizioni della dotazione organica (Il Dirigente Scolastico deve verificare che non sia già satura, per l’a.s. in corso, l’aliquota del 25% destinata al personale docente con rapporto a tempo parziale rispetto alla dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e comunque il limite di spesa massima annua prevista per la dotazione organica medesima)
  • l’oggetto dell’attività, di lavoro autonomo o subordinato, che il dipendente intende svolgere a seguito della trasformazione del rapporto. Lo svolgimento dell’altra attività non deve essere in conflitto e la trasformazione non è concessa quando l’attività lavorativa di lavoro subordinato debba intercorrere con altra amministrazione
  • l’impatto organizzativo della trasformazione, che può essere negata quando dall’accoglimento della stessa deriverebbe un pregiudizio alla funzionalità dell’amministrazione, in relazione alle mansioni e alla posizione organizzativa ricoperta dal dipendente

L’istanza va sicuramente rigettata in caso di pregiudizio alla funzionalità complessiva della scuola. Le motivazioni del diniego devono essere evidenti, per permettere al dipendente di conoscere le ragioni dell’atto, di ripresentare nuova istanza se lo desidera, e se è il caso consentire l’attivazione del controllo giudiziale.

Hanno precedenza:

  • i lavoratori il cui coniuge, figli o genitori siano affetti da patologie oncologiche
  • lavoratori che assistono una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che abbia connotazione di gravità ai sensi dell’art.3 comma 3 della legge 104 del 1992, con riconoscimento di una invalidità pari al 100% e necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita
  • lavoratori con figli conviventi di età non superiore a 13 anni
  • lavoratori con figli conviventi in situazione di handicap grave

Per il personale docente di ogni ordine e grado che non intende variare volontariamente il proprio orario di servizio, ma la modifica si rende necessaria per garantire l’unicità dell’insegnamento, in seguito alla definizione del numero effettivo di classi autorizzate in organico di fatto, il numero di ore di lavoro e l’articolazione dell’orario di servizio sarà definito dal Dirigente Scolastico tenendo conto delle esigenze dell’interessato, per quanto le stesse siano compatibili con quelle prevalenti di buon funzionamento dell’Istituzione. [indicazione dell’UST di Viterbo nota n. 322 del 28/01/2013]

N° DOMANDE

Possono essere accolte domande nel limite massimo del 25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

ORARIO DI SERVIZIO

La durata minima delle prestazioni lavorative deve essere di norma pari almeno al 50% di quella a tempo pieno

Il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale) ;

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana (non meno di 3 giorni), del mese, o di determinati periodi dell’anno (tempo parziale verticale). La fruizione del part time in determinati periodi del mese o dell’anno sarà possibile solo se lo consente la programmazione dell’attività didattica, nell’ambito dell’autonomia organizzativa prevista dall’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due modalità indicate alle lettere a e b (tempo parziale misto) , come previsto dal d.lgs. 25.02.2000, n. 61

Bisogna in ogni caso tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l’unicità del docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

L’orario di servizio (ovvero i giorni in cui sarà effettuata la prestazione lavorativa) sarà predisposto in relazione alla compatibilità dell’orario richiesto con l’orario definitivo delle lezioni elaborato ad inizio anno scolastico in ciascuna istituzione scolastica. Non è possibile infatti garantire a priori l’impiego in determinati giorni della settimana o in particolari orari giornalieri.

RETRIBUZIONE

Al docente saranno corrisposti gli emolumenti in misura proporzionale alle ore di servizio.
Il trattamento previdenziale e di fine rapporto è disciplinato dall’art. 8 della legge 554/88 e successive modificazioni ed integrazioni

FERIE

I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno.
I lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno

Al fine di stabilire l’entità delle ferie spettanti al dipendente, assume esclusivamente rilievo il numero delle giornate (e non delle ore) lavorative prestate.

Il numero di giorni di festività soppresse è pari a quello dei lavoratori a tempo pieno

ATTIVITA’ AGGIUNTIVE

Il docente è escluso dalle attività aggiuntive aventi carattere continuativo e non può fruire di benefici che comunque comportino riduzioni dell’orario di lavoro, salvo quelle previste dalla legge.

Attività collegiali

Il docente con orario di lavoro part time è tenuto a partecipare all’attività collegiale anche se la convocazione è disposta in giorni della settimana non coincidenti con quelli stabiliti per l’insegnamento. Docenti part time, Cassazione: devono partecipare a tutte le riunioni

PART TIME E LEGGE 104/92

Il docente in regime di part time può beneficiare dei tre giorni di permesso mensile previsto dalla legge 104/92?

Non ci sono limitazioni per i docenti che usufruiscono del part time orizzontale (riduzione oraria per tutti i giorni della settimana), mentre per il part time verticale la fruizione è limitata ad alcuni giorni della settimana. La circolare INPS del 22 luglio 2000 ha disposto che:

“il numero dei giorni di permesso spettanti va ridimensionato proporzionalmente .
Il risultato numerico va arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore:
Si procede infatti con la seguente proporzione: x : a = b : c (dove “a” corrisponde al n° dei gg. di lavoro effettivi; “b” a quello dei (3) gg. di permesso teorici; “c” a quello dei gg. lavorativi)
Si riporta un esempio di 8 giorni di lavoro al mese su un totale di 27 giorni lavorativi teoricamente eseguibili (l’azienda non effettua quindi la “settimana corta”).
Perciò:
x : 8 = 3 : 27
x = 24 : 27;
x = 0,8 (gg. di permesso, da arrotondare a 1).
Nel mese considerato spetterà quindi 1 solo giorno di permesso”

PART TIME E CONGEDI PARENTALI

Per il part time orizzontale la questione non si pone, perchè si ha diritto a congedi e permessi nella stessa misura del personale a tempo pieno.

Per il part time verticale possiamo fare riferimento agli Orientamenti Applicati dell’ARAN per altri Comparti. Secondo tali orientamenti le assenze dovute a congedo parentale si computano tenendo conto di tutti i giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto.

PART TIME E ALTRO LAVORO

Qualora la prestazione lavorativa risulti superiore al 50% di quella a tempo pieno, resta confermato, per il docente, il divieto di svolgere qualsiasi attività di lavoro subordinato o autonomo tranne quelli per cui la legge o altra fonte normativa ne prevedano esplicitamente l’autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza a condizione che questa sia stata effettivamente rilasciata

E’ invece consentito svolgere una seconda attività (autonoma o subordinata) a condizione che:
– l’orario di servizio non superi il 50 per cento della prestazione ordinaria;
– si comunichi entro 15 giorni al Capo d’ istituto il successivo inizio della seconda attività;
– che la prestazione aggiuntiva non comporti un conflitto di interessi con la specifica attività di servizio nell’ Amministrazione di appartenenza e non arrechi grave pregiudizio alla funzionalità della stessa.

PART TIME E SOVRANNUMERO

I docenti in part – time mantengono la titolarità presso la sede di servizio, a meno che non partecipino volontariamente alle procedure di mobilità.

Nell’ipotesi di soprannumerarietà relativa sia all’organico di diritto che alla determinazione della situazione di fatto, si procede, per l’assegnazione della sede nei confronti dei soprannumerari di cui al precedente comma, con le stesse modalità previste per il personale a tempo pieno, secondo la vigente normativa.

PART TIME ED ESAME DI STATO

I docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale

  • possono essere designati commissari interni negli Esami di stato
  • hanno facoltà e non obbligo di presentare la domanda in qualità di commissari esterni

Qualora siano nominati, la prestazione lavorativa deve essere svolta secondo l’orario e le modalità previste per il rapporto a tempo pieno. In questo caso competono la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell’attività lavorativa.

Part time e contributi pensione

Contributi part time: quanto contano e quale calcolo per la pensione docenti

INDICAZIONI PER LE SEGRETERIE SCOLASTICHE

Nel caso di rientro a tempo pieno, dopo la comunicazione di accoglimento dell’istanza da parte dell’Ambito Territoriale, il Dirigente Scolastico dovrà comunicare la variazione alla competente Ragioneria Territoriale dello Stato.

Le domande presentate dai docenti vanno acquisite agli atti e registrate su SIDI

Le richieste dovranno essere trasmesse all’Ufficio Scolastico Territoriale, corredate dal prescritto parere favorevole del Dirigente Scolastico (art. 73 DL 112/08 convertito in Legge 133 del 06 agosto 2008). Eventuali pareri negativi devono essere espressi con dettagliata e adeguata motivazione.

La stipula del contratto sarà a cura del Dirigente Scolastico, appena ricevuta comunicazione dell’accoglimento dell’istanza.

Lo spezzone residuato dalla trasformazione di un rapporto di lavoro da tempo pieno a part time deve essere messo a disposizione dell’Ambito territoriale per la formazione di cattedre orario esterne da assegnare all’organico di fatto o eventualmente tramite supplenze dalle Graduatorie ad esaurimento o GPS  fino al 30 giugno.

La segreteria raccoglie le domande e le trasmette all’Ambito territoriale competente, che pubblica gli elenchi di coloro che sono stati ammessi alla trasformazione del rapporto di lavoro, nel limite del 25% della dotazione organica provinciale del personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo.
È possibile apportare variazioni a detti elenchi in seguito all’accoglimento di istanze finalizzate alla correzione di errori materiali ovvero su iniziativa dello stesso Ufficio.

Qualora si determini esubero delle domande rispetto al contingente, gli Uffici Scolastici accoglieranno le domande in base ai seguenti criteri:
1) precedenze di cui all’art. 3 dell’O.M. n.446/97;
2) maggiore anzianità di servizio;
3) maggiore età.

Part time verticale docenti: orario in non meno di tre giorni a settimana

MODIFICHE AL CONTRATTO

Qualora durante il periodo di vigenza del contratto si rendesse necessaria una variazione di orario di servizio, in relazione ad obiettive esigenze didattiche ed organizzative della scuola, si procederà alla modifica del contratto. La variazione, come ricordato dall’Ufficio Scolastico di Rieti, potrà essere definita dal Dirigente Scolastico tenendo conto delle esigenze dell’interessato, per quanto esse siano compatibili con quelle prevalenti di buon funzionamento dell’istituzione.

LE PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO

artt. 39 e 58 C.C.N.L. 2006/2009, O.M. n. 446/97, O.M. n. 55/98, D.Lgs. n. 61/2000, come modificato dal D.Lgs. n. 100/2001, L. n. 133/2008, circolare ministeriale n.9 del 30 giugno 2011

MODELLI DI DOMANDA

I modelli sono di solito disponibili presso gli Uffici Scolastici o le istituzioni scolastiche di servizio. Noi vi proponiamo i modelli elaborati dall’Ufficio Scolastico di Viterbo ( il modello di domanda di trasformazione/modifica del rapporto di lavoro, il fac-simile del provvedimento di modifica dell’orario, il fac-simile del contratto individuale di lavoro a part-time e il fac-simile del decreto di reintegro a tempo pieno) che possono essere adattati alle esigenze.

Facsimile di domanda

Altri facsimile modelli di domanda

N.B. I neo immessi in ruolo dal 1° settembre potranno presentare istanza di part time alla stipula del contratto.

Covid, per docenti e Ata è corsa al vaccino

da La Tecnica della Scuola

In parallelo all’aumento delle varianti Covid, a cominciare da quella inglese, procede speditamente l’organizzazione per arrivare alla somministrazione del vaccino anti-Covid nei confronti del personale scolastico e universitario.

Spediti in Puglia

Dopo l’avvio delle procedure di vaccinazione del corpo docente e Ata delle scuole di ogni ordine e grado e delle Università pubbliche e private di Lazio e Piemonte, con l’Emilia Romagna in stand by, è stata la volta di altre Regioni.

Il 16 febbraio è stato comunicato che in Puglia, ad esempio, ben l’80% del personale scolastico ha già aderito alla campagna vaccinale anti-Covid.

Anche nelle Marche

Intanto, al primo marzo inizierà anche la somministrazione dei vaccini al personale scolastico delle Marche.

È stato confermato, nel frattempo, pure il via libera in Lombardia ai tamponi antigenici per gli studenti di 1.345 istituti secondari di secondo grado e di formazione professionale.