Incontro con i rappresentanti della Fondazione Vittorio Occorsio

Il Ministro dell’Istruzione, Professor Patrizio Bianchi, ha incontrato, nel pomeriggio del 23 febbraio, i rappresentanti della Fondazione Vittorio Occorsio, costituita da Eugenio e Vittorio Occorsio.

Il Ministro Bianchi ha apprezzato la proposta progettuale presentata dalla Fondazione, dal titolo “Vittorio Occorsio: la sua storia, la nostra storia – La giustizia adotta la scuola”, auspicando che possa presto, attraverso la collaborazione con la RAI, diventare patrimonio comune e un nuovo metodo per contribuire a promuovere una cultura della memoria delle drammatiche esperienze di quegli anni.

L’incontro è stato occasione per avviare un confronto volto a stimolare una riflessione culturale che consenta alle nuove generazioni, partendo dalla lettura della Costituzione e organizzando incontri formativi rivolti alle istituzioni scolastiche, di conoscere e apprezzare l’esempio di vita del magistrato Occorsio e di tutte le altre figure che hanno sacrificato la loro vita per il Paese.

P. Reggio, Lo schiaffo di Don Milani

LO SCHIAFFO DI DON LORENZO MILANI E LE BARBIANA D’ITALIA: UN LIBRO E UN CICLO DI INCONTRI DEDICATI AL GRANDE MAESTRO

BARI – Si chiama “Lo schiaffo di Don Milani” il libro di Piergiorgio Reggio pubblicato da edizioni la meridiana. Il libro non è una biografia del sacerdote e dell’educatore, ma una rilettura della sua eredità, avendo in mente educatori ed educatrici, operatori sociali, insegnanti ma anche genitori e giovani incontrati in decenni di attività sociale, educativa e formativa. 

E a partire dal libro, la casa editrice ha organizzato un ciclo di incontri formativi dedicato a “Le Barbiane d’Italia”, esperienze che, in tutta Italia, fanno educazione tenendo aperte le domande che l’esempio di don Milani ha posto a chiunque educa. 

I tre incontri di formazione online sono previsti per il 3, il 17 e il 30 marzo e intendono affrontare un tema educativo specifico, attraverso l’esperienza di realtà educative concrete. Il percorso è rivolto ad insegnanti, educatori, operatori sociali ed educativi. Qui il programma completo àhttps://www.edizionilameridiana.it/ciclo-le-barbiane-feb-mar-2021/

Il ciclo di incontri, grazie alla convenzione con il Centro di Orientamento Don Bosco di Andria, ente accreditato MIUR, è valida per la formazione docenti e fornisce la certificazione prevista dalla Legge 107. Al termine della formazione saranno rilasciati attestati comprovanti la partecipazione. Iscrizioni aperte fino al 2 marzo.

Ufficio stampa edizioni la meridiana
Paola Natalicchio

Piano vaccinale, le Raccomandazioni per la Fase 2 un insulto alle persone con disabilità

Piano vaccinale, le Raccomandazioni per la Fase 2 un insulto alle persone con disabilità
Vita del 23/02/2021

Il j’accuse di Lisa Noja: «Sfuggono a qualsiasi logica i requisiti individuati per identificare le “persone estremamente vulnerabili”, che avranno diritto ad accedere alla vaccinazione subito dopo il completamento della copertura di tutti gli over 80. Solo per fare alcuni esempi, non sono incluse altre malattie neuromuscolari, come la SMA o le le distrofie muscolari di Duchenne e Becker, malattie metaboliche e lisosomiali e molte altre. Scelte discriminatorie e illogiche»
È passato un anno dalla notizia della positività al Covid19 del paziente 1 di Codogno. Dodici lunghi mesi in cui i malati rari, come me, i pazienti affetti da altre gravi cronicità e, in generale, tutte le persone con disabilità hanno vissuto paura e fatica, tantissima fatica. Ogni singolo giorno. Una fatica che ha messo a durissima prova la resilienza di chi pure ha fatto di tale qualità un esercizio esistenziale.

Ebbene, dopo un anno come quello passato, non posso nascondere che leggere le Raccomandazioni sulle priorità della Fase 2 della campagna di vaccinazioni anti-SARS-CoV- 2/COVID-19, pubblicate dal Ministero della Salute l’8 febbraio scorso, è stato un pugno nello stomaco. Sfuggono, infatti, a qualsiasi logica i requisiti individuati per identificare le “persone estremamente vulnerabili”, che avranno diritto ad accedere alla vaccinazione subito dopo il completamento della copertura di tutti gli over 80.

L’esempio più eclatante di questa illogicità emerge con riferimento ai soggetti con “condizioni neurologiche e disabilità (fisica, sensoriale, intellettiva, psichica)”, in quanto tali condizioni sono definite dalle Raccomandazioni come “sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, paralisi cerebrali infantili, pazienti in trattamento con farmaci biologici o terapie immunodepressive e conviventi, miastenia gravis, patologie neurologiche disimmuni”.
Inspiegabilmente, non sono elencate numerose altre malattie rare che comportano comorbilità del tutto equivalenti e disabilità altrettanto gravi. E così, solo per fare alcuni esempi, non sono incluse altre malattie neuromuscolari, come la SMA o le le distrofie muscolari di Duchenne e Becker, malattie metaboliche e lisosomiali e molte altre.

Qualcuno potrà sostenere che l’elenco sia solo esemplificativo, ma questo non è precisato in nessun passaggio delle Raccomandazioni. Tanto che molte associazioni hanno ritenuto doveroso scrivere al Ministero della Salute per chiedere un immediato chiarimento. Analoghe incongruenze emergono anche con riferimento alle malattie respiratorie, dove si fa riferimento alla fibrosi polmonare idiopatica e ad “altre patologie che necessitino di ossigenoterapia”, omettendo di menzionare la fragilità delle tante persone che utilizzano il ventilatore polmonare, senza necessità di ossigeno. E ancora, per le patologie oncologiche, si indicano i “pazienti onco-ematologici in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure e conviventi. Genitori di pazienti sotto i 16 anni di età. Pazienti affetti da talassemia”. Rientrano nella priorità gli altri malati oncologici? Non è dato saperlo con certezza.

Queste lacune e contraddizioni a livello nazionale non potranno che indurre le Regioni a determinare in via autonoma, e spesso differenziata, le modalità di individuazione delle categorie delle persone “estremamente vulnerabili”, con il conseguente rischio che un paziente lombardo sia trattato diversamente da uno che risiede nel Lazio. Una discriminazione territoriale insopportabile tra cittadini che si trovano in condizioni di rischio del tutto analoghe. Del resto, questo è il risultato di un approccio che, adottando esclusivamente criteri medico- nosografici, rischia di tradursi in elenchi di patologie sempre incompleti, perché sfuggirà sempre qualcuno con rischio clinico assolutamente equivalente.

Non solo, questo approccio ha espunto dall’analisi tutte quelle criticità ambientali e relazionali di cui si dovrebbe necessariamente tenere conto nella definizione delle priorità. Nessuna rilevanza è data, infatti, alle difficoltà per molte persone con disabilità non autosufficienti o non collaboranti di praticare le misure di distanziamento, alle criticità di diagnosi (per molti effettuare un tampone è difficilissimo) o a quelle legate alle esigenze di isolamento e quarantena domiciliare o di gestione di un eventuale ricovero, né tanto meno si considera il rischio di un ulteriore isolamento sociale e
regressione cognitiva legato al contagio. Non è un caso, quindi, che le Raccomandazioni abbiano di fatto escluso dalla precedenza tutte le persone con disabilità intellettive e psichiche, salvo chi ha la sindrome di Down (inclusa solo per la frequente presenza di cardiopatie congenite che essa comporta).

Così come non avranno precedenza vaccinale persone con condizioni invalidanti, anche ove in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104/1992. Una certificazione chiara, rilasciata da INPS dopo una serie di accertamenti che danno assoluta certezza sulla condizione di fragilità di chi ne è titolare. Né sarà accordata una priorità ai caregiver delle persone con disabilità, e ciò nonostante si tratti di soggetti per i quali siano riscontrabili criticità analoghe a quelle individuate per il personale sociosanitario e per quello delle RSA. Nelle Raccomandazioni, infatti, solo con riferimento ad alcune specifiche patologie è indicata come prioritaria anche la vaccinazione dei conviventi della persona malata, mentre in tutti gli altri casi questa raccomandazione non è presente.

Qualcuno può pensare che queste considerazioni lascino il tempo che trovano perché comunque oggi le dosi vaccinali sono poche, insufficienti a coprire tutti i fragili e, quando ne avremo molte, il problema sarà automaticamente superato. E’ un osservazione che non tiene conto del livello di frustrazione che questa situazione di incertezza, questa impossibilità di avere anche solo una prospettiva temporale sta generando in chi da mesi combatte una battaglia silenziosa e costante per sfuggire al virus, cercando di continuare a lavorare e a vivere, almeno un pochino, seppur in uno stato di sostanziale isolamento sociale.

Le persone vulnerabili, come ho detto, sono capaci di prove straordinarie di resilienza, ma non esiste possibilità alcuna di adattarsi a scelte sanitarie illogiche, discriminatorie, in ultima analisi eticamente inaccettabili. Questo la politica non può e non deve ignorarlo.

di Lisa Noja

Scuola, il coraggio di una nuova architettura

Scuola, il coraggio di una nuova architettura funzionale al lavoro dei docenti

Mentre l’emergenza da covid19 continua, la scuola è ancora presa da mille perplessità, paure e indecisioni. L’UGL Scuola, attraverso il proprio Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, propone di definire il da fare in termini chiari e tempi rapidi.

Quello che è stato nei mesi scorsi è un qualcosa da lasciare al più presto alle spalle, adesso occorre guardare al futuro avendo ben chiari obiettivi e metodologie da perseguire. La scuola non può sostenere oltre l’indecisione e il ballo delle responsabilità, necessita di meno politichese e più concretezza”.

La dichiarazione del Segretario Nazionale Cuzzupi è di quelle che non lasciano dubbi ma puntano a indicare un percorso preciso sul quale incamminarsi. “Abbiamo accolto con molto piacere l’idea di una “scuola nuova” lanciata dopo poche ore dalla sua nomina dal Ministro Bianchi. Ora, però, è il tempo che questa definizione acquisisca valore e si riempia di significato. La “scuola nuova” non può, ne deve, rimanere un contenitore confuso, necessita semplificare al massimo i processi e disegnare una nuova e moderna architettura che funga da sostegno per i prossimi anni. Questo vale – continua Cuzzupi – per le assunzioni del personale docente che, a questo punto non può prescindere dal prendere in esame un modo diverso d’assorbire i precari che da anni sostengono la didattica, così come non può sottrarsi dalla necessità d’affrontare, una volta per tutte, le esigenze strumentali della scuola e i vuoti, spaventosi, di organico in tutti i settori. Si abbia il coraggio di metter mano in maniera completamente diversa a queste urgenze e, considerata la situazione d’emergenza, agire di conseguenza”.

L’auspicio – afferma il Segretario Nazionale UGL Scuola – è quello di un superamento degli steccati dettati da alchimie spesso discutibili e considerare la possibilità di un confronto vero che abbia un preciso termine temporale, dopodiché occorre agire. Lo stesso recupero di eventuali vuoti d’apprendimento non può essere generalizzato, ma occorre, come da noi già più volte detto e dove non sia stata utilizzata la didattica a distanza, lasciarne possibilità e valutazioni ai locali collegi dei docenti che meglio di tutti conoscono le situazioni territoriali. Lo ripeto, le recinzioni ideologiche sono deleterie, servono idee e proposte da considerare senza pregiudizi e preconcetti. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo e ci aspettiamo un nuovo indirizzo da parte di questo esecutivo”.                           

Federazione Nazionale UGL Scuola   

La nostra Europa. I nostri diritti. Il nostro futuro

Rapporto UNICEF/Save the Children: 1 bambino su 5 ansioso per futuro e cresciuto infelice

ChildFund Alliance, Eurochild, Save the Children, UNICEF e World Vision lanciano il rapporto “La nostra Europa. I nostri diritti. Il nostro futuro“.  

Coinvolti più di 10.000 bambini e giovani tra gli 11 e i 17 anni all’interno e fuori dall’Europa. 

  • Un bambino su cinque nell’UE che ha risposto alla consultazione riferisce di essere cresciuto infelice e di essere ansioso per il futuro. 
  • Circa 1 bambino su 10, consultato per il rapporto, riferisce di vivere con problemi di salute mentale o sintomi come depressione o ansia.  
  • Un terzo dei bambini intervistati ha vissuto discriminazione o esclusione.  

    23 febbraio 2021 – Le opinioni di bambini, bambine e giovani potrebbero presto avere un peso maggiore nel processo decisionale a livello europeo. Un gruppo di cinque organizzazioni impegnate per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – ChildFund Alliance, Eurochild, Save the Children, UNICEF e World Vision – ha lanciato un sondaggio online e una consultazione con i bambini, realizzarndo poi un rapporto. Le voci dei bambini contribuiranno a orientare la Strategia dell’UE sui diritti dei bambini e la Child Guarantee. I contributi dei bambini contribuiranno quindi direttamente a determinare e definire le priorità di entrambe le iniziative. Questo sondaggio è stato avviato dalla Commissione europea, che ci ha lavorato in stretta collaborazione con le cinque organizzazioni per i diritti dei bambini. 

    La pandemia da COVID-19 ha spinto bambini e giovani in Europa e oltre, verso stress e incertezza. Come rivela il nuovo rapporto di ChildFund Alliance, Eurochild, Save The Children, UNICEF e World Vision, un bambino su cinque nell’UE che ha risposto al sondaggio riferisce di essere cresciuto infelice e di essere ansioso per il futuro. 

    Per il rapporto, “La nostra Europa. I nostri diritti. Il nostro futuro”, sono stati coinvolti più di 10.000 bambini e giovani tra gli 11 e i 17 anni all’interno e fuori dall’Europa. 

    Il rapporto ha rivelato altri risultati importanti:  
  • Circa 1 bambino su 10, consultato per il rapporto, riferisce di vivere con problemi di salute mentale o sintomi come depressione o ansia. Le ragazze coinvolte sono risultate molto più a rischio dei ragazzi, e i bambini più grandi hanno riportato maggiori problemi rispetto ai bambini più piccoli;  
  • Un terzo dei bambini coinvolti nella consultazione ha vissuto discriminazione o esclusione; 
  • Questa percentuale è salita al 50% quando sono stati consultati bambini con disabilità, bambini migranti, di minoranze etniche o ragazzi/e che si identificano come LGBTQ+;  
  • Tre quarti dei bambini consultati si sentono felici a scuola, ma l’80% dei 17enni intervistati ritiene che la formazione ricevuta non li prepari bene per il loro futuro; 
  • La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze coinvolte vorrebbe fare dei cambiamenti nella propria vita scolastica: il 62% degli intervistati vorrebbe avere meno compiti a casa e il 57% vorrebbe avere lezioni più interessanti. Quasi un terzo degli intervistati vorrebbe influenzare il contenuto dei programmi scolastici, con più attività sportive (33%), approfondimenti sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (31%) e più materie artistiche (31%). Ad ogni modo, quasi tutti gli intervistati hanno sentito parlare dei diritti dei bambini;  
  • L’88% dei bambini e dei giovani consultati erano consapevoli del cambiamento climatico e del suo impatto sulla loro comunità, l’8% più o meno consapevoli e il 4% non erano sicuri.  

    “Questa consultazione con i bambini è una svolta per noi della Commissione europea e un passo importante verso una maggiore partecipazione dei bambini. I bambini sono esperti sulle questioni che li riguardano e questa consultazione dimostra ancora una volta che i bambini sono già attori importanti qui ed ora. Il nostro ruolo è quello di permettere e dare a tutti loro la possibilità di continuare a percorrere la strada che li porterà a diventare i leader di domani. Pertanto, la partecipazione, l’uguaglianza e l’inclusione sono i principi guida sia per la Strategia dell’UE sui diritti dei bambini che per la Child Guarantee nel 2021. Dobbiamo e vogliamo garantire che tutti i bambini abbiano un uguale inizio di vita e prosperino in questo mondo, liberi dalla paura e dal bisogno”, ha dichiarato la Vicepresidente della Commissione europea, Dubravka Šuica. 

    “Questo è di per sé un rapporto storico, poiché è la prima volta che così tanti bambini e giovani possono influenzare e determinare direttamente la politica dell’UE. Non potrebbe arrivare in un momento più importante, dato che i bambini stanno affrontando gli impatti psicologici e pratici della pandemia da COVID-19, dovendo adattarsi a una nuova realtà per gli anni a venire. Poiché si tratta del loro futuro, le loro opinioni devono emergere nelle decisioni prese dall’UE”, hanno dichiarato i rappresentanti di ChildFund Alliance, Eurochild, Save the Children, UNICEF e World Vision.  

    Nicolas Schmit, Commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali, ha dichiarato: “Mentre affrontiamo le conseguenze socio-economiche della pandemia da COVID-19, non vogliamo semplicemente proteggere i nostri bambini, ma anche investire su di loro, in modo che abbiano il miglior inizio di vita possibile e possano crescere bene. E chi meglio dei bambini stessi può parlarci delle difficoltà che stanno affrontando? Accolgo calorosamente lo spirito di questa consultazione e sono grato alle migliaia di bambini che ci hanno dato il loro contributo. Le vostre voci vengono ascoltate”. 

    “Come responsabili politici, dobbiamo assicurarci che le nostre strategie possano basarsi sull’esperienza personale di tutti i cittadini. La costruzione di una strategia globale per i diritti dei bambini deve includere tutte le aree rilevanti, dalla salute (compresa la salute mentale), all’inclusione sociale, all’istruzione, alla giustizia a misura di bambino, ai bambini coinvolti nelle migrazioni e alla partecipazione al processo democratico.  È estremamente importante ascoltare i bambini, sentire le loro voci su questi argomenti – ecco perché questa consultazione è così preziosa e contribuirà a sostenere la strategia dell’UE sui diritti dei bambini”, ha dichiarato Didier Reynders, Commissario europeo per la Giustizia.  

    “I bambini sono cittadini a pieno titolo e titolari di diritti. È di fondamentale importanza dare ai bambini una voce e riconoscere che possono dire la loro riguardo alla definizione del futuro dell’Europa. Sono estremamente lieto che l’imminente prima strategia globale dell’UE sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza li metta al centro e questa consultazione è un passo importante nella giusta direzione. Come politici, è nostra responsabilità dare a tutti i bambini una reale possibilità di raggiungere il loro pieno potenziale e crescere bene in tutti i contesti, senza lasciare nessuno indietro”, ha dichiarato David Lega, membro del Parlamento Europeo e co-presidente dell’intergruppo del Parlamento europeo sui diritti dell’infanzia.   

LINK

Scarica il rapporto completo: https://www.unicef.org/eu/reports/report-our-europe-our-rights-our-future

Scarica il summary report: https://www.unicef.org/eu/media/1271/file/Summary_Report_-_%22Our_Europe%2C_Our_Rights%2C_Our_Future%22_.pdf

L’inclusione nella storia della scuola italiana

L’inclusione nella storia della scuola italiana

di Pietro Boccia

La storia dell’inclusione ha, in Italia, attraversato cinque fasi (esclusione, separazione, inserimento, integrazione e inclusione).

Dal 1849 con la riforma di Gabrio CASATI è sancita l’istruzione obbligatoria ai minori, ma non ci si occupa dei soggetti portatori di handicap, perché considerati ineducabili. Questa è la fase dell’esclusione e dura fino agli anni venti del Novecento.

La seconda fase risale alla Riforma del 1923 nella quale si stabilisce che l’istruzione dei ciechi e dei sordi è obbligatoria con la frequenza in apposite istituzioni scolastiche.

Nel 1928, poi, il Testo Unico delle leggi sull’istruzione elementare e i relativi regolamenti approvati ribadiscono sia l’obbligo scolastico per i ciechi e i sordi da impartirsi in scuole speciali sia l’istituzione di classi differenziali dove potevano essere accolti anche allievi che manifestavano atti d’indisciplina, le cui cause potevano derivare da anomalie psichiche.

L’art. 415 del Regio Decreto 26 aprile 1928, n. 1297, infatti, recita che: “Quando gli atti di permanente indisciplina siano tali da lasciare il dubbio che possano derivare da anormalità psichiche, il maestro può, su parere conforme dell’ufficiale sanitario, proporre l’allontanamento definitivo dell’alunno al direttore didattico governativo o comunale, il quale curerà l’assegnazione dello scolaro alle classi differenziali che siano istituite nel Comune o, secondo i casi, d’accordo con la famiglia, inizierà pratiche opportune per il ricovero in istituti per l’educazione dei corrigendi”.

La terza fase inizia ufficialmente e concretamente con la Legge n. 118/1971, nella quale si stabilisce che l’istruzione dell’obbligo dei soggetti portatori di handicap deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica.

La quarta viene avviata con la legge n. 517/1977 e pienamente consolidata con la legge n. 104/1992. L’ultima fase si realizza con la legge n. 170/2010 e la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012.

La scuola che include è quella che riflette e che progetta promuovendo tutti. Si muove sul binario del continuo miglioramento didattico e organizzativo, affinché ogni allievo possa percepire e si senta di appartenere alla comunità scolastica, come soggetto rispettato e ascoltato.

L’inclusione è un concetto che presuppone l’equità, vale a dire l’idea che la differenza e la diversità favoriscono l’apprendimento di ciascuno e di tutti. Il compito di ciascun’istituzione scolastica è, perciò, quello di incoraggiare, sostenere e accompagnare ogni allievo al successo scolastico e formativo, valorizzando, e mettendole al centro dell’azione educativa, tutte le diversità e le differenze.

La promozione dell’inclusione scolastica, oggi, avviene attraverso il D.lgs. n. 66/2017, modificato dal D.lgs n. 96/2019. Il 29 dicembre del 2020, attraverso il D.I. n. 182 (Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate “Linee Guida”, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli allievi con disabilità, ai sensi dell’art. 7, co. 2-ter del Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66) sono stati individuati, infine, sulla base dell’ICF, sia il livello nazionale  sia i modelli per la compilazione di un Piano educativo individualizzato (PEI), raccordandolo con il Profilo di funzionamento, per ogni ordine e grado di scuola (infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado). E’ da precisare che nel manuale ICF si specifica che «i fattori contestuali (ovvero i fattori ambientali e personali) interagiscono con l’individuo in una condizione di salute e determinano il livello e il grado del suo funzionamento. I fattori ambientali sono estrinseci all’individuo (ad esempio gli atteggiamenti della società, gli aspetti architettonici, il sistema normativo e le leggi). I fattori personali, d’altro canto, non vengono classificati nella presente versione dell’ICF. Essi comprendono il sesso, la razza, l’età, la forma fisica, lo stile di vita, le abitudini, la capacità di adattamento e altri fattori di questo genere. La loro valutazione, se necessaria, è lasciata agli utilizzatori».

Un punto centrale, nel D.I. n. 182, è la composizione del Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione (GLO), che è costituito:

– dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe;

– dal dirigente scolastico che lo presiede;

– dai docenti di sostegno, in quanto contitolari;

– dai genitori dell’allievo con disabilità o da chi ne esercita la responsabilità genitoriale;

– dalle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica, che interagiscono con la classe e con allievo con disabilità;

 – dall’unità di valutazione multidisciplinare o dall’ASL nel cui distretto si trova la scuola, attraverso un rappresentante indicato dal Direttore sanitario, ai fini del necessario supporto. Qualora l’ASL non coincida con quella di residenza dell’allievo, la nuova unità multidisciplinare lo prende in carico dal momento della visita medica, acquisendo la copia del fascicolo sanitario dello stesso dall’ASL di residenza.

Nel D.I. n. 182, all’art. 3, comma 4, vengono, come previste dal D.Lgs n. 96/2019, confermate, nella scuola secondaria di secondo grado, la presenza e la partecipazione attiva degli studenti e delle studentesse con accertata condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica nel rispetto del principio di autodeterminazione.

Nell’articolo 13 del D.I. n. 182/2020, il PEI prevede un prospetto riepilogativo ove sia possibile desumere l’organizzazione generale del progetto d’inclusione e l’utilizzo delle risorse, con indicazione delle presenze, rispettivamente:

– dell’alunno a scuola;

– delle risorse professionali impegnate nelle attività di sostegno didattico;

– dell’assistente all’autonomia e/o alla comunicazione;

– delle collaboratrici o dei collaboratori scolastici impegnati nell’assistenza igienica di base.

Nello stesso prospetto sono altresì indicate le seguenti specifiche:

1. se allievo è presente a scuola per l’intero orario o se si assenta in modo continuativo su richiesta della famiglia o degli specialisti sanitari, in accordo con la scuola, indicando le motivazioni;

2. la presenza dell’insegnante per le attività di sostegno, specificando le ore settimanali;

3. le risorse destinate agli interventi di assistenza igienica e di base;

4. le risorse professionali destinate all’assistenza per l’autonomia e/o per la comunicazione;

5. le altre risorse professionali presenti nella scuola o nella classe;

6. gli interventi previsti per consentire all’alunno di partecipare alle uscite didattiche, visite guidate e viaggi di istruzione organizzati per la classe;

7. le strategie per la prevenzione e l’eventuale gestione di comportamenti problematici;

8. le attività o i progetti per l’inclusione rivolti alla classe;

9. le modalità di svolgimento del servizio di trasporto scolastico;

10. gli interventi e le attività extrascolastiche attive, anche di tipo informale, con la specifica degli obiettivi perseguiti e i raccordi con il PEI.

All’articolo 14 viene stabilita anche la valutazione della certificazione delle competenze, sostenendo che “per quanto concerne la certificazione delle competenze, il PEI prevede una sezione dedicata a note esplicative che rapportino il significato degli enunciati relativi alle competenze di base e ai livelli raggiunti da ciascun allievo con disabilità agli obiettivi specifici del PEI, anche in funzione orientativa – nel secondo grado di istruzione – per il proseguimento degli studi di ordine superiore ovvero per l’inserimento nel mondo del lavoro”.

L’articolo 20 del D.I. n. 182/2020 sostiene, infine, che viene adottato il documento recante «Linee Guida, concernenti la definizione delle modalità, anche tenuto conto dell’accertamento, di cui all’art. 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assegnazione delle misure di sostegno, di cui all’art. 7 del D.Lgs n. 66/2017e il modello di PEI, da adottare da parte delle istituzioni scolastiche», di cui all’Allegato B, quale parte integrante del presente decreto. Nelle “Linee Guida” sono di interesse fondamentale  soprattutto le dimensioni individuate. Infatti, il legislatore, nell’accettare i principi stabiliti, ha voluto riassumere, nel nuovo modello di PEI, le diverse dimensioni nelle quali si possa sviluppare l’attività della persona, in relazione all’elaborazione degli apprendimenti.

Tali dimensioni sono:

– relazione, interazione e socializzazione;

– comunicazione e linguaggio;

– autonomia e orientamento;

– cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento.

Maturità, orale di 60 minuti in 4 fasi: si parte dalla mini-tesi

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Cinque anni di scuola superiore saranno valutati in un’ora. Tanto durerà il colloquio, con un antipasto scritto inviato via mail, che anche quest’anno caratterizzerà la maturità 2021 targata Patrizio Bianchi: la seconda dell’era Covid, che prenderà il via il 16 giugno alle 8.30. Ma se la forma – esclusivamente orale – ricalcherà quella scelta l’anno scorso dall’allora ministra Lucia Azzolina il suo svolgimento presenterà una duplice novità, rispetto a un anno fa.

La prima è il ritorno dell’ammissione, che verrà disposta, in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe. Per i candidati esterni (i cosiddetti privatisti) il via libera sarà subordinato al superamento degli esami preliminari. Stop quindi alle ammissioni generalizzate per legge. La seconda new entry, è che si partirà da una “mini-tesi” che prenderà il “la” dalle materie di indirizzo. Per fare alcuni esempi, al classico l’elaborato dovrebbe partire da latino e greco; allo scientifico da matematica e fisica; al linguistico da inglese e terza lingua straniera; al tecnico, settore economico, indirizzo Amministrazione, finanza e marketing, da economia aziendale.

Secondo quanto si apprende (le due ordinanze sugli esami di Stato, maturità e terza media, sono state inviate ieri al Cspi, l’organo tecnico consultivo del ministero dell’Istruzione che dovrà esprimersi in sette giorni) il colloquio sarà in 4 step e il suo contenuto sarà, per così dire, “anticipato”, come lo scorso anno, nel documento del 15 maggio. Al suo interno i professori illustreranno l’argomento assegnato a ciascun candidato per la realizzazione dell’elaborato sulle materie caratterizzanti; i testi di italiano da sottoporre ai ragazzi e l’eventuale materia non linguistica insegnata in lingua straniera (metodologia Clil).

Ma ogni maturando conoscerà l’oggetto su cui dovrà cimentarsi per iscritto sin dal 30 aprile. Da quel momento potrà iniziare a lavorarci spalla a spalla con il docente di riferimento, un po’ come si troverà a fare poi all’università quando dovrà buttare giù la tesi di laurea. E infatti le discipline di indirizzo dovranno essere integrate con altre materie o competenze individuali presenti nel curriculum dello studente (volontariato, lingue, attività sportive) e dall’esperienza di scuola-lavoro. L’elaborato andrà poi trasmesso via mail al professore di riferimento entro il 31 maggio. Chi non lo consegnerà svolgerà comunque l’esame sull’argomento assegnato ma si vedrà eventualmente decurtato il punteggio. Il secondo step sarà la discussione del breve testo d’italiano, già oggetto di studio nel quinto anno. A cui seguirà l’analisi dei materiali scelti dalla commissione, che potranno essere un testo, un documento, un problema, un progetto. L’orale si chiuderà con l’esposizione, anche mediante breve relazione o elaborato multimediale, dell’esperienza di scuola-lavoro (se non esaurita nella discussione della “tesi”). Sarà la commissione a bilanciare questi 4 momenti, nell’arco dei già menzionati 60 minuti.

Le commissioni d’esame saranno composte da 6 membri interni (i professori dei ragazzi) più il presidente esterno. Tra i commissari, che potranno essere anche docenti con contratto a termine, dovrà comunque esserci il professore di italiano e i colleghi delle discipline di indirizzo.

L’orale peserà fino a 40 punti, come l’anno scorso. I restanti 60 saranno attribuiti sulla base del credito scolastico così ripartito: 18 per la classe terza (ultimo anno pre-pandemia), 20 per la quarta e 22 per la quinta. Si è maturi con 60/100. Per la lode servirà l’unanimità.

Sulla falsariga della maturità si svolgerà anche l’esame di terza media: consisterà anch’esso in un orale più un elaborato. La prova si dovrà svolgere in presenza (se il quadro epidemiologico lo consentirà) nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 30 giugno 2021, salvo diversa disposizione connessa all’emergenza sanitaria. L’elaborato partirà da una tematica assegnata dal consiglio di classe all’alunno entro il 7 maggio e spazierà su tutte le materie. Diversa anche la dead-line per la sua consegna: entro il 7 giugno. L’elaborato potrà essere scritto (almeno 5mila battute), in forma multimediale, potrà essere una produzione artistica o tecnico-pratica e coinvolgere una o più discipline. La votazione finale resterà in decimi e per passare servirà il 6.

La formula 2021 del neoministro Bianchi non convince molti studenti

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Una sola prova orale, che parta dalla discussione su un elaborato preparato dai ragazzi. A molti studenti non piace la maturità 2021 del neoministro Bianchi, simile a quella dello scorso anno, la cui formula verrà presto confermata dall’ordinanza del ministero dell’Istruzione.

Secondo un sondaggio di Skuola.net su 1.500 maturandi, quasi 1 su 2 avrebbe cancellato del tutto l’esame di Stato. Non tanto per ragioni sanitarie (solo il 7% dei contrari adduce questa motivazione), quanto per l’impossibilità di essere preparati adeguatamente, dopo oltre un anno di didattica a distanza (la pensa così il 47% di chi boccia la Maturità 2021).

Il 27% invece ritiene che non serva una prova finale per valutare quanto fatto negli ultimi cinque anni. E i #NoMat aumentano ogni giorno. Oltre 64mila le firme per la petizione online per cancellare del tutto l’esame, promossa da un gruppo di maturandi sulla piattaforma Change.org.

«Metà dei maturandi circa che abbiamo interpellato la maturità non vorrebbe farla proprio e propone di basarsi sui voti finali» – spiega a “Tutti a scuola”, su Radio 24, Daniele Grassucci di Skuola.net (qui il podcast https://bit.ly/3qIixlF ).

«La maturità anche prima della pandemia era un esame che andava a confermare la media finale, la traduceva semplicemente dai decimi ai centesimi. In effetti il maxiorale peserà fino a 40 punti su 100, con un peso dunque inferiore rispetto agli anni precedenti. I più bravi partiranno già da 60, sono già promossi, l’esame potrebbero proprio non farlo».

Novità di quest’anno invece sull’ammissione: non tutti gli studenti verranno ammessi in automatico come lo scorso anno. La decisione spetta al Consiglio di classe. «Un tema sopravvalutato. Di fatto era già così – spiega Grassucci -. Negli anni passati solo il 4 per cento dei ragazzi non veniva ammesso all’esame e in gran parte si trattava di studenti che si erano ritirati».

Agli studenti non piace neanche l’idea dell’allungamento del calendario scolastico. «Già oggi esiste la norma che consente alle scuole di allungare il calendario laddove si siano perse ore di lezione per cause di forza maggiore, ma non lo fa nessuno. Anche in anni scolastici falcidiati dai ponti o chiusure per maltempo non si è ricorsi a questa possibilità. Va tenuto presente che l’anno scolastico è stato eterogeneo, i risultati della didattica a distanza vanno esaminati da scuola a scuola, da zona a zona, da famiglia a famiglia. Per cui un prolungamento generalizzato, secco, uguale per tutti, può essere troppo per qualcuno o troppo poco per altri. Questi ragazzi devono essere messi in condizioni di recuperare, ma bisogna fare un piano serio: rilevare chi ha davvero bisogno di recuperare e spalmare il piano su un anno o due. Deve essere qualcosa di oggettivo. Per questo c’è la necessità di svolgere prove Invalsi a tappeto che ci forniscano un dato oggettivo sulle competenze chiave e ci permettano di verificare lo storico, cioè di confrontare i dati con gli anni precedenti, così da poter attuare interventi mirati. Mirati e di lungo periodo: non si può pensare di recuperare un anno scolastico con due settimane in più in classe. Triste pensare che l’anno scorso si era detto “tutti promossi” perché il prossimo anno recuperiamo, quando quest’anno siamo ancora ad aumentare il debito formativo, ad accumulare ritardi».

La scuola che cerca la visione

da Corriere della sera

di Gianna Fregonara e Orsola Riva

Difficile dire ora che cosa riuscirà a fare il governo del programma di riforma della scuola descritto dal presidente del Consiglio Mario Draghi nel discorso al Senato. Il progetto più immediato e semplice appare quello di riforma degli Its, gli istituti tecnici superiori per i quali già il governo precedente aveva immaginato di investire 1,5 miliardi del Next Generation Eu. Sigla fino a tre giorni fa sconosciuta ai più, gli Its non sono gli istituti tecnici industriali ma percorsi post diploma di maturità, paralleli alla laurea e ad essa alternativi.

Gli Its sono nati una decina di anni fa dalla collaborazione fra scuole, uni-versità e aziende del territorio e hanno l’obiettivo di formare — in un corso biennale o triennale — quadri inter-medi super specializzati spesso più ricercati degli stessi laureati dalle piccole e medie imprese. Gli indirizzi di studio vanno dalla meccatronica alle nuove tecnologie del Made in Italy, hanno tassi di occupazione sopra l’80 per cento, ma continuano ad essere poco più che un esperimento. Gli iscritti sono meno di 20 mila contro i 400 mila francesi che conseguono un brevet o un diplôme de technologie e il milione di tedeschi delle Fachhochschule . Se oggi l’Italia è maglia nera in Europa per numero di giovani laureati — definizione nella quale rientrano tutti i titoli di educazione terziaria, universitari e non — è anche per la penuria di percorsi profes-sionalizzanti come questi. Ma decuplicare gli studenti in cinque anni, come è previsto dall’ambizioso programma di rilancio, è più facile a dirsi che a farsi: innanzitutto sarà necessario sciogliere il nodo del rapporto con l’Università — che con rare eccezioni non ha mostrato attenzione a questi corsi — e stabilire standard di preparazione e orga-nizzazione che garantiscano la stessa qualità in tutto il Paese senza perdere quella flessibi-lità organizzativa che li rende così adattabili alle esigenze del mercato del lavoro. E soprattutto andrà inventata una formula efficace per poterli far crescere anche al Sud. Serve dunque molto di più di questo miliar-do e mezzo: per imporre questo modello di scuole di specializzazione ci vogliono una volontà e una capacità riformatrice che finora non ci sono state. E comunque non basta, perché oggi quasi uno studente su sei non raggiunge nemmeno il traguardo del diploma di maturità. Per non parlare di quanti ci arrivano ma con una preparazione talmente scarsa che con il pezzo di carta ci fanno poco o nulla. Da qui al triste primato italiano di oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano il passo è breve. Secondo le ultime rilevazioni Invalsi (2019), un maturando su quattro possiede capacità linguistiche scadenti o molto scadenti. E in matematica uno su tre non arriva alla suf-ficienza. Un ritardo che colpisce il Sud molto più del Nord e gli istituti tecnici e professio-nali più dei licei. Eppure gli strumenti per intervenire ci sarebbero: per esempio, grazie alle rilevazioni sugli apprendimenti da parte di organismi come l’Invalsi, siamo in grado di sapere con precisione da orologiaio cosa manca agli studenti deboli. Potremmo cam-biare il loro percorso scolastico e la loro vita. Ma di nuovo, i dati e le idee non bastano: il ritardo nel riformare la scuola italiana è figlio di uno scontro ideologico, di rigidità irragio-nevoli che spingono alla conservazione, della mancanza di coraggio e di visione da parte di chi ha responsabilità. Questo governo ha una maggioranza tra le più larghe della storia, i leader politici hanno promesso di abbassare le armi, il Covid ha esasperato le diseguaglianze ma ha anche mostrato che insegnanti e studenti sanno mettersi in gioco. È un’occasione da non perdere.

Corsa ai vaccini e Dad al 50%

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi e Emanuela Micucci

Accelerare sulla campagna vaccinale per il personale docente, dare priorità alla scuola nei tamponi, prevedendo anche presidi territoriali ad hoc. Sono le prime linee guida della politica scolastica sanitaria che stanno emergendo in queste ore dalle interlocuzioni del neo ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, con Cts e Iss. A preoccupare i tecnici sono soprattutto le varianti Covid che hanno una diffusione più alta tra i giovani e anche i più piccoli, quella fascia di età 0-9 anni che finora aveva proseguito con la didattica in presenza nella maggior parte delle regioni. Le interlocuzioni di questi giorni dovranno portare all’adozione del nuovo decreto che dovrà disciplinare dal 5 marzo prossimo, dopo le ultime rilevazioni dell’Istituto superiore di sanità, l’eventuale ritorno in presenza. Un ritorno che in verità pare essere destinato ormai a tramontare definitivamente per quest’anno, la proroga di una didattica in presenza al massimo per il 50% pare la soluzione probabile, non escluse misure più stringenti, con la Dad al 100% anche per la primaria, se la curva epidemiologica dovesse continuare a salire.

La chiusura per un mese, come richiesto anche dal presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, così da mettere in sicurezza una fetta sempre più ampia di popolazione con la vaccinazione, pare destinata a tramontare, non solo per la contrarietà di alcuni partiti, Lega in testa, ma anche per la scarsa capacità vaccinale delle regioni: se è vero che le case farmaceutiche stanno tagliando le forniture è anche vero che rispetto alle dosi disponibili le regioni nella maggior parte dei casi vaccinano poco.

La Lombardia, per esempio, ha ricevuto 90 mila dosi di Astrazeneca, ne ha usate 16 mila. Fa meglio il Lazio, che ha usato però il 40% dei sieri arrivati. Bianchi ha posto la necessità di una vaccinazione in tempi rapidi e di massa del personale scolastico come condizione essenziale per il sistema.

Intanto che si sanano gli errori della macchina vaccinale, tra le regioni è prevalsa la linea dell’assessore regionale alla salute della regione Lazio Alessio D’Amato. Nel documento della Conferenza delle regioni con le proposte per i prossimi provvedimenti del governo Draghi sulle misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, approvato domenica, si sottolinea la necessità che «ogni regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti e assistiti, indipendentemente dalla regione in cui prestano servizio». Migliaia di insegnanti e presidi residenti fuori regione ma in servizio nelle scuole del Lazio, 10 mila solo quelli provenienti dalla Campania, non possono vaccinarsi nel territorio dove lavorano perché la Regione vaccina solo i lavoratori che appartengo alle proprie Asl. In pratica, possono essere vaccinati i non residenti a patto che abbiano attivato il domicilio sanitario temporaneo e quindi siano assistiti da un medico di base del Servizio sanitario regionale del Lazio. Nessun vaccino, in caso contrario, per i docenti pendolari provenienti da Abruzzo e Campania o per i supplenti residenti in altre regioni, come la Puglia. «Siamo pronti anche a vaccinare il personale scolastico che lavora nella regione ma è residente in altre regioni ad un’unica condizione», precisa D’Amato, «ci devono dare le dosi necessarie, poiché oggi la ripartizione dei vaccini è fatta esclusivamente per il numero dei residenti. Non possiamo minimamente danneggiare il personale residente nella nostra regione».

Una maturità senza sorprese Saltano i tetti per la frequenza

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Arrivate ieri al Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi), per il parere non vincolante, le ordinanze sugli esami di Stato conclusivi del I e del II ciclo firmate dal ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi: disegnano una maturità e una licenza di terza media sulla falsa riga del piano previsto dalla precedente ministra Lucia Azzolina, confermando le anticipazioni di ItaliaOggi. Per entrambi gli esami ci saranno le prove nazionali Invalsi in italiano, matematica e inglese, sebbene il loro svolgimento non sia vincolante per l’ammissione agli esami. I test si terranno via pc a marzo (tra l’1 1 e il 31) per la V superiore e ad aprile (tra il 7 e il 30) per la III media, in modo da evitare la concomitanza tra la rivelazione nazionale dell’Invalsi e la preparazione dell’esame di Stato.

Le scuole possono scegliere in autonomia le giornate per far svolgere le prove agli studenti della classe in una finestra temporale indicata dall’Invalsi all’interno del periodo di somministrazione. Mentre dal 17 al 21 maggio è prevista una sessione suppletiva per dare al possibilità agli studenti assenti per gravi e comprovato motivi di recuperare e svolgere la prova nazionale. A differenza della maturità 2020, questo anno non ci sarà il tutti ammessi, ma sarà il collegio di classe a deliberare l’ammissione o la bocciatura di ciascuno dei circa 480 mila alunni di V superiore. Come non sarà vincolante per l’ammissione lo svolgimento delle prove Invalsi, così non sarà requisito di accesso neppure il monte ore minimo previsto per i percorsi di alternanza scuola-lavoro, i Pcto.

Il ministro, inoltre, ha stabilito eventuali deroghe anche al requisito della frequenza, previsto per i dell’orario individuale: saranno le singole scuole a stabilirle. Al via il 16 giugno, la maturità avrà un’unica prova orale, senza scritti. Il colloquio, come l’anno scorso, partirà da un elaborato se predisposto dai maturandi su un argomento assegnato a ciascuno dal consiglio di classe entro il 30 aprile e consegnato entro il 31 maggio al docente di riferimento. Ogni insegnante, infatti, seguirà un gruppo di studenti nella redazione dell’elaborato. «Non voglio sentir parlare di tesina!», insiste Bianchi, mostrandosi così consapevole che l’elaborato negli anni passati si era ridotto spesso a un copiaincolla di lavori già svolti, senza una reale guida da parte degli docenti. Insegnanti di cui ora si delinea un ruolo simile a quello dei docenti relatori delle tesi di laurea all’università, che seguono gli studenti passo dopo passo, dall’assegnazione dell’argomento fino alla sua discussione davanti alla commissione. «I maturandi», spiega il ministro, sono «alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato» sulle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, che potranno essere integrate anche con apporti di altre materie, esperienze relative all’alternanza o competenze individuali presenti nel curriculum dello studente. Dovrà avere al forma più varia, un testo ma anche una prova pratica o un prodotto multimediale, in modo da tenere conto della specificità dei diversi indirizzi di studio, della progettualità delle istituzioni scolastiche e delle caratteristiche dello studente così da valorizzare le peculiarità e il percorso personalizzato compiuto. Dimostrando la capacità di pensiero critico del maturando.

Dopo la discussione dell’elaborato, la prova orale proseguirà con l’analisi di un testo già oggetto di studio nell’ambito di lingua e letteratura italiana. Saranno poi analizzati, come lo scorso anno, dei materiali (un testo, un documento, un problema, un progetto) predisposti dalla commissione. All’interno dell’elaborato o nel corso del colloquio saranno esposte le esperienze svolte nei percorsi di alternanza, che quindi non sarà necessariamente oggetto di una propria relazione. Nella conduzione dei colloqui si terrà conto delle informazioni contenute nel curriculum dello studente, che comprende il percorso scolastico, ma anche le attività effettuate in altri ambiti, come sport, volontariato, attività culturali. Sottolinea Bianchi: «L’esame deve essere concepito come il diritto di tutti gli studenti ad essere valutati sulla base delle attività scolastiche svolte nell’arco del loro percorso. Tenendo conto delle difficoltà vissute durante l’emergenza sanitaria».

La commissione sarà composta tutta da membri interni con il solo presidente esterno. Il credito scolastico avrà un peso fino a un massimo di 60 punti, 40 per l’orale. Unica prova orale anche per l’esame di III media, che come per la maturità partirà con la discussione di un elaborato su una tematica che i consigli di classe assegneranno, tenendo conto delle caratteristiche personali di ciascuno studente, entro il prossimo 7 maggio. L’elaborato sarà trasmesso alla commissione entro il 7 giugno. Anche in questo caso, poi, i docenti seguiranno i singoli alunni, suggerendo la forma di elaborato più idonea e accompagnandoli durante la stesura. L’elaborato potrà essere scritto, in forma multimediale, potrà essere una produzione artistica o tecnico-pratica e coinvolgere una o più discipline. Prevista l’ammissione all’esame da parte del consiglio di classe e l’eventuale deroga al requisito della frequenza minima di dell’orario individuale da parte del collegio docenti tenuto conto delle specifiche situazioni anche dovute all’emergenza pandemica.

Docenti in cattedra il 1° settembre, Bianchi deve fermare la fabbrica del precariato: i sindacati indicano soluzioni

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Patrizio Bianchi avrà un compito difficile: combattere contro il precariato della scuola. Quest’anno abbiamo toccato quota 200 mila supplenti circa. Il prossimo anno, si può anche superare tale cifra se non si interverrà in modo efficace. Il problema è: come?

Anche aumentando la quota di assunzioni in ruolo, le graduatorie per le assunzioni, sia Gae che concorsi, in moltissimi casi sono vuote, prive di aspiranti. Ecco perché, la previsione, anche stavolta, sarà il massiccio utilizzo dei supplenti che andrà a tamponare i posti vuoti.

Come già riportato in precedenza, una prima ipotesi normativamente valida e percorribile potrebbe essere quella di modificare la normativa vigente sul concorso riservato, cancellando le norme che prevedono la selezione per esami e trasformando il tutto in un concorso per titoli.

Poi c’è la soluzione doppio canale, ovvero riaprire le graduatorie a esaurimento così da consentire ai precari abilitati di concorrere alle immissioni in ruolo tramite una selezione per titoli di natura strutturale. Si tratta della soluzione che venne adottata durante il dicastero Mattarella con la legge 417/89. Sindacati ed esponenti politici, come Mario Pittoni, avevano già proposto all’ex Ministra Azzolina una soluzione del genere che però non fu presa in considerazione.

Servono soluzioni efficaci e veloci: il primo settembre, può non sembrare, ma non è lontano. Con le prove del concorso straordinario concluse (mancano le suppletive), i vincitori possono ambire all’assunzione per il primo settembre (i contratti avrebbero comunque retrodatazione giuridica al 1° settembre 2020). Ma ciò potrebbe anche non bastare. Bisogna prendere decisioni politiche per invertire la tendenza. Lo hanno sottolineato i sindacati della scuola, che sono intervenuti su Orizzonte Scuola Tv il 22 febbraio.

Bisogna stabilizzare i precari con un meccanismo semplice. Noi sindacati avevamo trovato una soluzione, ovvero immettere in ruolo i precari con tre anni di servizio e poi prevedere una prova alla fine di un anno di formazione“, ha detto Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda degli Insegnanti.

Per Marcello Pacifico, presidente Anief, “bisogna adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto”. Inoltre, “bisogna fare una grande inchiesta sugli organici, specie sul sostegno. In base a questo procedere con un piano straordinario di assunzioni, utilizzando il doppio canale“.

Servono soluzioni veloci per il reclutamento anche secondo Elvira Serafini, segretaria nazionale Snals: “Bisogna velocizzare i concorsi, lo proporremo anche al Ministro Bianchi. Si deve fare attraverso le graduatorie per titoli. Al termine dell’anno di prova ci sarà una prova di verifica seria con il comitato di valutazione”.

Secondo Lena Gissi, della Cisl Scuola, per iniziare a parlare di assunzioni bisogna mettere mano anche ai trasferimenti: “Bisogna dare risposte certe e soprattutto rapide. Occorre riformare anche il meccanismo della mobilità e in particolare del vincolo quinquennale”.

Pino Turi, della Uil Scuola, dice invece che “c’è bisogno di intervenire sugli organici. Noi chiederemo al Ministro Bianchi organici triennali sulle assunzioni e sui trasferimenti”. 

Ordinanze Esami terza media e Maturità: elaborato entro 7 giugno e 31 maggio. Incontro MI-Sindacati

da OrizzonteScuola

Di redazione

Si è concluso l’incontro tra Ministero dell’Istruzione e Sindacati sulle Ordinanze ministeriali recanti disciplina dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’a.s. 2020/2021, modalità di costituzione e di nomina delle commissioni dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2020/2021.

Si conferma la linea indicata nel comunicato del Ministero del 19 febbraio, riferisce l’ANP presente alla riunione. Quindi entrambi gli esami prevedono il solo colloquio durante il quale i candidati esporranno un elaborato, sviluppato scegliendo tra più tipologie, concordato con i docenti del consiglio di classe e – nel caso del secondo ciclo – con quelli titolari dell’insegnamento delle discipline di indirizzo.

L’elaborato dovrà essere portato a termine entro il 7 giugno per gli esami di terza media ed entro il 31 maggio per gli studenti delle superiori.

La Commissione della Maturità sarà interna con il solo presidente esterno. È prevista la predisposizione di tabelle di conversione dei crediti e il punteggio finale sarà la somma dei 60 punti del credito con i 40 destinati alla valutazione del colloquio.

Non sono da considerare requisiti di accesso per la partecipazione all’esame le prove Invalsi e, per gli studenti del secondo ciclo, anche lo svolgimento delle attività di PCTO.

Il Ministero pubblicherà delle FAQ sull’argomento.

Il commento di Anief

Per Anief erano presenti i segretari generali Chiara Cozzetto e Marco Giordano. Le ordinanze saranno adesso trasmesse al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione che dovrà esprimere su di esse il proprio parere prima della pubblicazione definitiva.

VALUTAZIONE E REQUISITI DI AMMISSIONE

Per entrambi i cicli l’ammissione sarà determinata dalla valutazione effettuata dai consigli di classe. Si torna quindi alla valutazione ordinamentale prevista dal D.lgs 62/2017. Le prove Invalsi si svolgeranno ma non saranno requisito di accesso. Riguardo alle assenze, fermo restando il requisito della frequenza del 75% dell’orario individuale, i collegi docenti potranno prevedere le opportune deroghe, anche in relazione all’emergenza sanitaria.

ESAMI PRIMO GRADO

Rispetto allo scorso anno, si torna alla separazione tra il momento dell’esame e quello dello scrutinio. L’esame sarà orale e verterà su un elaborato su una tematica scelta dal consiglio di classe che potrà assumere forma scritta, multimediale, artistico-musicale, tecnico-pratica, etc. I docenti accompagneranno gli studenti nella scelta della forma e nella realizzazione dell’elaborato, che potrà riguardare una o più discipline e sarà assegnato a ogni studente entro il 7 maggio 2021. La consegna dovrà avvenire entro il successivo 7 giugno. La modalità esame orale con elaborato riguarderà anche i CPIA.

ESAMI DI MATURITÀ

Anche qui la prova sarà orale e prenderà avvio dalla discussione di un elaborato scelto dal consiglio di classe sulla base del percorso svolto. In particolare, l’elaborato riguarderà una o più discipline caratterizzanti il percorso di studi, che saranno indicate in un allegato all’ordinanza. Led esperienze svolte durante i PCTO potranno essere integrate nell’elaborato, ma è stata comunque prevista una deroga al monte orario in considerazione delle criticità connesse alla pandemia. L’argomento dell’elaborato sarà comunicato agli studenti entro il 30 aprile, che dovranno predisporlo e consegnarlo entro il 31 maggio. La valutazione finale sarà sempre in centesimi con un rapporto tra credito degli anni precedenti e prova orale di 60:40. La commissione sarà formata dai docenti del consiglio di classe e da un presidente esterno. L’ordinanza degli esami di maturità sarà accompagnata anche da una tabella di conversione dei crediti in sessantesimi (modificata in modo da tenere conto non solo del punteggio ma anche della media che ha dato accesso al punteggio) e dalla griglia di valutazione dell’orale.

La delegazione ANIEF ha evidenziato l’esigenza di preventivare per tempo i protocolli di sicurezza e il piano di attuazione dello svolgimento a distanza, anche prevedendolo per singole realtà territoriali, per gli studenti e anche per il personale docente in caso di necessità connesse alla pandemia. Ribadita anche la necessità di porre particolare attenzione alle specificità dei protocolli di sicurezza in realtà quali, ad esempio, i Licei musicali per lo svolgimento delle esecuzioni delle prove per gli strumenti a fiato.

Per Marcello Pacifico, presidente ANIEF, “in attesa di poter leggere i testi ufficiali delle ordinanze per fare valutazioni più complete, esprimiamo soddisfazione per la conferma dello schema, già rodato, utilizzato lo scorso anno, su cui sono stati innestate alcune modifiche migliorative. Bene anche la tempistica, considerato che studenti, docenti e dirigenti scolastici avevano bisogno di certezze in una situazione di generale nebulosità sull’evoluzione della pandemia. Per gli stessi motivi, siamo d’accordo anche sulla decisione di introdurre deroghe al monte orario dei PCTO e di non utilizzare le prove Invalsi come requisito d’accesso. Su questo punto, però, crediamo sia necessario cancellare del tutto le prove Invalsi per quest’anno e rimandarle al prossimo. Questo per semplificare al massimo il lavoro delle scuole e far sì che l’avvicinamento alla fine dell’anno scolastico avvenga nel modo più tranquillo possibile”.

Educazione fisica, ecco quando si deve indossare la mascherina. Le risposte del Cts. NOTA

da OrizzonteScuola

Di redazione

Uso dei dispositivi di protezione individuali (DPI) delle vie respiratorie nello svolgimento delle attività pratiche nella disciplina dell’educazione fisica/scienze motorie e sportive in ambito curricolare ed extra-curricolare. Esiti dei quesiti rivolti al Comitato Tecnico Scientifico del Dipartimento della Protezione Civile.

Ecco chi è escluso dall’uso obbligatorio della mascherina:

  • i soggetti che stiano svolgendo attività didattiche di educazione fisica/scienze motorie e sportive all’aperto, con
    obbligo di distanziamento interpersonale di almeno due metri;
  • i soggetti che stiano svolgendo attività didattiche di educazione fisica/scienze motorie e sportive al chiuso, con
    obbligo del rispetto del distanziamento interpersonale di almeno 2 metri con adeguata aerazione, prediligendo lo svolgimento le attività fisiche sportive individuali;

E’ invece obbligatorio l’uso dei dispositivi di protezione per ordinarie attività didattiche e/o motorie, organizzate dalle singole istituzioni scolastiche in spazi alternativi ubicati all’esterno degli edifici scolastici, comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

NOTA 507.22-02-2021

DaD a scelta dei genitori: alcune criticità da considerare

da La Tecnica della Scuola

La DaD è a scelta dei genitori in Campania, in Calabria e fino a pochi giorni fa in Puglia, dove in questo momento tutte le scuole sono in DaD.

Ma è corretto delegare le famiglie e permettere loro che la DaD sia un’opzione a scelta?

Alcune perplessità su un uso continuativo della DaD, come avviene in Puglia, provengono da Maddalena Cialdella, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Aires, Onlus che si occupa di prevenzione e trattamento del disagio in età evolutiva, affidi e relazioni familiari, adolescenti, abusi e femminicidi.

La DaD comporta un “carico importante per i genitori, in virtù del ruolo improprio assunto in qualità di insegnanti del proprio figlio con riverberi difficili sulla loro relazione”. Così  la psicoterapeuta, che aggiunge: è chiaro che la didattica a distanza garantita su richiesta a tutti “pone a confronto diverse istanze,” spiega Maddalena Cialdella, “da un lato, il diritto alla salute e all’istruzione e dall’altra la salvaguardia della salute psicologica. Insomma, sembra ormai accertato che la Dad sta rendendo evidenti alcune criticità.”

Difficoltà genitori-figli

Tra queste criticità, la Cialdella annovera anche le difficoltà relazionali tra genitori e figli, che vengono accentuate da quel modo di porsi del genitore come insegnante improprio del figlio. Ma non solo: “Il calo di attenzione in DaD è ad esempio maggiore che non in presenza – spiega la psicoterapeuta – e dunque l’apprendimento ne risente. Manca poi lo scambio interpersonale e l’interazione ovvero il contesto all’interno del quale i ragazzi possono nutrirsi della socialità, ingrediente essenziale per lo sviluppo emotivo e psicologico.”

Umore deflesso

Infine, ma altrettanto importante, è la questione dell’umore tendenzialmente deflesso di chi, in DaD, resta all’interno della propria stanza per periodi lunghi, con l’effetto di credersi rassicurato mentre, di fatto, sentimenti quali paura, disagio, incertezza diventano prevalenti nel ragazzo, fino alla cosiddetta Sindrome della capanna, che in lockdown ha raggiunto livelli importanti, alle volte patologici. Infatti, più questo disagio psicologico tende a cronicizzarsi, e maggiore è la probabilità che lasci il segno.

Rapporto insegnante-alunno

“Senza contare – conclude la psicoterapeuta – che altrettanto complessa è la tenuta del rapporto insegnante-alunno privato di quella gestione privilegiata nel qui ed ora“.

Tutte argomentazioni che, pare, facciano della psicoterapeuta del gruppo Aires, una sostenitrice della scuola in presenza. La DaD sì, se serve e non se ne può fare a meno, ma con cautela. Una raccomandazione che riguarda soprattutto i genitori chiamati a scegliere, per i propri figli, tra didattica in presenza e didattica a distanza.

Altri punti di vista

La tendenza a responsabilizzare i genitori al punto da permettere loro di scegliere tra didattica in presenza e didattica a distanza è una questione delicata su cui di recente si sono espressi anche esperti di diritto e di pedagogia. Il parere della psicoterapeuta si aggiunge ai loro.