Brunetta: “Voglio investire negli insegnanti”. E annuncia una piccola rivoluzione nei concorsi del pubblico impiego

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Voglio investire nei medici, negli infermieri, negli insegnanti, negli impiegati, nel loro lavoro. Voglio migliorare la Pa. Abbiamo le risorse per farlo, abbiamo l’obbligo di farlo, è una grande occasione”. Così il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, a Radio anch’io il 12 marzo, afferma richiamando la disponibilità delle risorse europee.

Per quanto riguarda la selezione del personale, anche guardando alle esigenze del Recovery plan, il ministro punta ad intervenire sulle modalità del reclutamento: “Sto pensando ad una piccola rivoluzione, basta con i concorsi cartacei, 1500 persone riunite negli stadi per scrivere un testo che verrà corretto due anni dopo, per fare un orale che verrà espletato cinque anni dopo e per vedere i risultati otto anni dopo. Così non si va da nessuna parte. Ci sono tantissimi giovani bravi iscritti agli Ordini professionali, che hanno fatto il dottorato all’università, professionisti straordinari tra cui scegliere” con una selezione più veloce.

L’Europa disegna la nuova professione docente che l’Italia dovrà realizzare entro il 2030

da OrizzonteScuola

Di Avv. Marco Barone

La Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2021-2030) 2021/C 66/01 pone le basi programmatiche che i vari Paesi dovranno recepire per disegnare la nuova figura della professione docente. Si tratta di priorità strategiche a cui i vari Paesi europei dovranno uniformarsi per portare le strategie programmatiche all’attuazione entro il 2030. Insomma si prospetta un decennio di riforme. Insomma l’Europa programma il nuovo profilo del personale docente e saranno questi gli indirizzi che verranno recepiti con interventi legislativi mirati dal nostro Paese con delle riforme strutturali inevitabili.

La parola chiave si chiama competenza

Al punto 3 della priorità strategica della citata Risoluzione si afferma che i docenti, i formatori, il personale pedagogico e della scuola, così come i leader nel settore dell’istruzione e della formazione, a tutti i livelli, sono al centro dell’istruzione e della formazione. Per sostenere l’innovazione, l’inclusione, la qualità e i risultati nell’istruzione e nella formazione, gli educatori devono essere altamente competenti e motivati, il che richiede una serie di opportunità di apprendimento professionale e sostegno lungo tutto l’arco della loro carriera. Occorre prestare più che mai attenzione al benessere dei docenti, dei formatori e del personale della scuola nei sistemi di istruzione e formazione, fattore importante anche per la qualità dell’istruzione e della formazione, in quanto incide non solo sulla soddisfazione dei docenti ma anche sulla qualità dell’insegnamento.

La professione docente deve essere attrattiva e va valorizzata e svecchiata

Si afferma che “è inoltre necessario aumentare l’attrattività della professione di docente e rivalorizzarla; questo aspetto è sempre più importante in un momento in cui i paesi dell’UE si trovano ad affrontare carenze di docenti e l’invecchiamento del corpo docente .

Alcune azioni concrete che dovranno essere recepite

Nel documento si propongono le 12 azioni concrete che anche l’Italia dovrà attuare.

i) Potenziare il reclutamento e la selezione dei candidati migliori e più idonei alla professione di docente e pedagogo a tutti i livelli e per tutte le tipologie di istruzione e formazione.

ii) Migliorare l’attrattiva e il prestigio della professione di docente e pedagogo, tramite la sua rivalorizzazione in ambito sociale e anche in termini finanziari, altresì mediante il previsto premio europeo per l’insegnamento innovativo.

iii) Valutare la possibilità di elaborare linee guida europee per lo sviluppo di quadri di riferimento nazionali per la carriera e l’orientamento lungo tutto l’arco della vita, sostenendo in tal modo l’avanzamento di carriera dei professionisti dell’istruzione scolastica.

iv) Valutare la possibilità di elaborare strumenti strategici sotto forma di quadri di competenza dei docenti al fine di accrescere la pertinenza dei percorsi iniziali di formazione per insegnanti, oltre che lo sviluppo di opportunità di formazione professionale continua, nonché di fornire orientamenti ai docenti nello sviluppo della loro carriera.

v) Sostenere la formazione iniziale, l’entrata in servizio e la formazione professionale continua a tutti i livelli, soprattutto per affrontare la crescente diversità dei discenti e i loro bisogni specifici, per combattere l’abbandono dell’istruzione e della formazione al fine di promuovere l’apprendimento basato sul lavoro, nonché per sostenere lo sviluppo di competenze digitali di base e avanzate e pedagogie innovative, anche garantendo che la formazione dei docenti si occupi delle loro competenze a insegnare in contesti digitali.

vi) Creare reti di istituti di formazione dei docenti, tramite la proposta di accademie dei docenti Erasmus, per favorire comunità di pratica, offrire ai docenti opportunità di apprendimento, sostenere l’innovazione e informare le politiche nazionali ed europee in materia di formazione dei docenti.

vii) Sostenere la promozione dell’eccellenza nell’insegnamento a tutti i livelli di istruzione e formazione mediante l’organizzazione efficace dell’apprendimento e incentivi strutturali, promuovendo adeguati meccanismi di sostegno, infrastrutture, materiali didattici e formazione dei docenti basata sulla ricerca, oltre a esplorare nuovi modi per valutare la qualità della formazione dei docenti.

viii) Sostenere i docenti e i formatori nella gestione della diversità linguistica e culturale negli istituti di istruzione e formazione.

ix) Valutare la possibilità di elaborare un quadro strategico per aumentare la quantità e la qualità della mobilità per l’apprendimento dei docenti in Europa sulla base delle loro reali esigenze di mobilità.

x) Elaborare misure e creare meccanismi per migliorare le condizioni di lavoro e affrontare lo stress da lavoro, al fine di promuovere il benessere dei docenti, dei formatori e del personale pedagogico e della scuola.

xi) Adoperarsi per ridurre gli squilibri di genere a tutti i livelli e in tutte le tipologie di professioni connesse all’istruzione e alla formazione.

xii) Garantire che i programmi di istruzione e formazione dei docenti e dei formatori preparino altresì i docenti e i formatori a tutti i livelli e in tutte le tipologie di programmi di istruzione e formazione al loro ruolo chiave di fornire ai discenti le competenze per vivere, lavorare e contribuire allo sviluppo sostenibile e di accrescere il benessere e la salute mentale di tutti i discenti.

Mobilità docenti 2021, la trattativa è ferma: per il vincolo quinquennale la strada è in salita

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Quella che sarebbe potuta essere la settimana decisiva per avere la nuova ordinanza sulla mobilità docenti 2021 si è conclusa con un nulla di fatto. Il nodo è sempre quello: il vincolo quinquennale. I sindacati spingono per abolirlo o quanto meno stopparlo almeno per quest’anno ma il Ministero, pur consapevole dell’importanza del tema, non può fare molto.

Infatti, posto che una intesa fra organizzazioni sindacali e Ministero possa anche trovarsi, per via contrattuale non si può agire. Ecco perché la questione è di natura politica e più passa il tempo e minori sono le speranze di poter vedere il blocco quinquennale cancellato o sospeso.

Un’intervento legislativo ad hoc è da escludersi specialmente per i tempi lunghissimi che non coinciderebbero con le domande di trasferimento, che nelle intenzioni del Ministero dovrebbero partire intorno alla metà di marzo. Tempistica che, stando così la situazione, difficilmente potrà essere rispettata.

In base a quanto apprendiamo da fonti parlamentari, l’unica strada percorribile per risolvere il nodo del vincolo quinquennale e far partire le domande di mobilità potrebbe essere il prossimo decreto sostegni: infatti nel testo per i sostegni legati all’emergenza covid si potrebbe inserire una norma che consenta a tutti i docenti, per quest’anno scolastico, di poter produrre domanda di mobilità e dunque anche per chi è bloccato dal vincolo.

In questo modo si potrebbe congelare la situazione e contemporaneamente individuare uno strumento adeguato per la cancellazione il prossimo anno.

E’ chiaro però che anche questa opzione potrebbe scontrarsi con le tempistiche: considerando che ancora il Dl sostegni è in via di definizione da parte del Governo, tutto lascia presagire una dilatazione temporale che probabilmente non aiuterebbe la questione mobilità e vincolo quinquennale. Anche perchè, uno slittamento importante dei trasferimenti potrebbe avere ripercussioni anche sulle assunzioni del personale docente di settembre. Al massimo, considerando lo stato attuale, si potrebbe ipotizzare di utilizzare la possibile norma del decreto sostegni per le assegnazioni provvisorie.

DL 13 marzo, le nuove regole da lunedì: Pasqua in lockdown. Il testo in Gazzetta

da La Tecnica della Scuola

Ieri, 12 marzo, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che entrerà in vigore lunedì 15 marzo e avrà validità fino al 6 aprile 2021.

Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 62 del 13 marzo 2021 e contiene “Misure urgenti per fronteggiare la diffusione del COVID-19 e interventi di sostegno per lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena”.

DECRETO LEGGE N. 30 DEL 13 MARZO 2021

Le principai misure sono state riepilogate in un apposito comunicato di Palazzo Chigi.

LEGGI

Zone rosse ma disabili, bes e docenti stanno in classe. Tanti perplessi: viene prima la salute collettiva o l’inclusione?

da La Tecnica della Scuola

Ha destato diverse contrarietà la conferma che da lunedì 15 marzo nelle 10 Regioni rosse e con la DaD introdotta al 100%gli alunni disabili potranno comunque recarsi a scuola. Come pure i loro docenti curricolari. A fare più di qualche appunto all’amministrazione sono stati alcuni sindacati e diversi insegnanti.

Eppure il divieto a circolare è ferreo

L’Anp ricorda che “un nuovo severo scenario emergenziale disegnato dall’ultimo DPCM impone il ricorso allo smart working e alla minimizzazione delle presenze del personale nei luoghi di lavoro in modo ancora più stringente che in passato”.

Questo significa che le indicazioni contenute nella Nota operativa del Ministero n. 662 del ministero dell’Istruzione “potrebbero collidere con l’esigenza, richiamata nella nota, che tende di fatto a replicare le dinamiche operative ordinarie della scuola in presenza”.

Inoltre, prosegue il sindacato dei dirigenti, “la determinazione e la strutturazione dei gruppi vengono demandati all’autonomia scolastica, ancora una volta chiamata a perimetrare materie attinenti alla salute collettiva e perciò esulanti dalle sue competenze”.

La procedura da attuare

Anp propone quindi ai presidi di adottare un iter procedurale per “l’individuazione degli alunni DVA e BES, ai quali va comunque garantita la frequenza delle attività didattiche in presenza”, da attuare “in coerenza con i PEI e i PDP, avvalendosi anche del Piano per la DDI al cui interno è stato valutato e predisposto a monte il quadro operativo per detti alunni”.

Inoltre, il sindacato, ricorda che è “il dirigente scolastico, con i consigli di classe” a “definire la consistenza dei gruppi di relazione intorno ad ogni studente DVA e BES e la loro rotazione temporale”.

Serve comunque la volontà della famiglia

Fermo restando che “la concreta articolazione dei gruppi di relazione è ovviamente subordinata alla volontà delle famiglie”, sempre “sulla base dei numeri effettivi, il dirigente scolastico organizza la didattica in presenza tenendo conto del monte ore stabilito nel Piano della DDI rispetto alle attività in sincrono e coinvolgendo l’ente locale perché garantisca l’erogazione dei servizi di trasporto e mensa”.

Il preside comunica chi sta a scuola

Ne consegue che “il dirigente scolastico comunica all’Ambito territoriale competente il numero di studenti e personale in presenza “per effetto dell’applicazione della nota MI n. 662/2021” affinché lo condivida con il Tavolo prefettizio di cui all’art. 21 del DPCM del 2 marzo 2021, considerato che l’applicazione della nota avrà sicuramente effetto sulla mobilità territoriale”.

Giannelli: poco tempo per decisioni delicate

“Si tratta di operazioni che richiedono tempo – conclude il presidente Anp, Antonello Giannelli- adeguata ponderazione e assunzione di responsabilità su più livelli in considerazione della delicatezza della questione che investe da un lato l’inclusione, dall’altro la salute collettiva. Riteniamo non ulteriormente procrastinabile – e di questo intendiamo discutere quanto prima con il Ministro Bianchi – la precisa definizione del perimetro di competenza dell’autonomia scolastica in merito all’adozione e alla gestione di misure volte a tutelare la salute collettiva piuttosto che il diritto all’istruzione”.

Le proteste dei docenti

La decisione del ministero dell’Istruzione di permettere la didattica in presenza a disabili e Bes, con l’inevitabile presenza a scuola dei loro docenti, è stata accolta con freddezza anche da diversi lavoratori della scuola.

In tanti ritengono che se la zona rossa impone di uscire solo per cause di forza maggiore, allora che senso ha avviare la didattica in presenza per favorire l’inclusione degli alunni disabili?

“Se esiste il virus, che senso ha riempire le scuole con i bidelli, i docenti e 6-7 alunni per classe? Siamo chiusi in casa per paura del virus e invece a scuola ci sono comunque centinaia di persone”, scrive polemicamente un lettore.

Un altro lettore ne fa una questione di principio e di corenza: “La ratio della zona rossa è quella di proteggere la salute dei cittadini? Perché si devono esporre degli alunni e i loro insegnanti ad un pericolo così alto?”.

Esami di Maturità 2021, i crediti scolastici

da La Tecnica della Scuola

Secondo quando dichiarato dal ministro Patrizio Bianchi l’esame di Stato deve consentire a ogni studentessa e studente “di esprimere quanto maturato nel corso dei loro anni di studio” attraverso l’elaborato loro assegnato dal consiglio di classe.

Attraverso l’elaborato, le studentesse o gli studenti hanno la possibilità di dimostrare “ciò che hanno appreso e compreso, la loro capacità di pensiero critico e di esprimersi”.

Il ministro inoltre ha evidenziato come l’esame “deve essere concepito come il diritto di tutte le studentesse e tutti gli studenti ad essere valutati sulla base delle attività scolastiche svolte nell’arco di tutto il loro percorso”. Ha inoltre dichiarato di tener “conto delle difficoltà vissute durante l’emergenza sanitaria”.

Al fine di dare riscontro al percorso scolastico delle studentesse e degli studenti è stato allegato all’O.M. le tabelle dei crediti concernenti il percorso scolastico effettuato nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado.

L’allegato A stabilisce il punteggio in base alla media dei voti riportati al terzo anno.

L’allegato B stabilisce il punteggio in base alla media dei voti riportati al quarto anno.

L’allegato C stabilisce il punteggio in base alla media dei voti riportati al quinto anno.

Complessivamente ogni studentessa o studente può raggiungere un credito massimo di 60 punti, mentre dalla commissione, formata da tutti membri interni, tranne il presidente, può ricevere massimo 40 punti.

La somma complessiva dei crediti e della prova di esame può raggiungere i 100/100.

La commissione, a discrezione, qualora il candidato abbia il massimo sia come crediti sia come punteggio di esami, può attribuire la lode.

Nota 14 marzo 2021, AOODPPR 360

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali

Agli Uffici dell’Amministrazione Centrale e Periferica del Ministero dell’Istruzione
Loro Sedi
Al Ministero dell’Università e della Ricerca SEDE

Oggetto: Misure urgenti di contrasto del “Covid-19” – Decreto legge 13 marzo 2021, n. 30