Olimpiadi Italiane di Cybersecurity

Si è svolta il 15 Marzo la selezione scolastica della prima edizione delle Olimpiadi Italiane di Cybersecurity.

È possibile consultare la lista dei partecipanti e i risultati degli alunni alla pagina https://olicyber.it/scolastica.

I 250 studenti ammessi potranno partecipare all’addestramento in cybersecurity seguiti da team di esperti e potranno partecipare alla prima Olimpiade Italiana di Cybersecurity del prossimo 12 Giugno.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del progetto: https://olicyber.it/

Sospensione vaccino AstraZeneca

Sospensione vaccino AstraZeneca, Cgil e FLC: si faccia chiarezza

Roma, 15 marzo – L’AIFA annuncia la sospensione della somministrazione del vaccino AstraZeneca in tutto il territorio nazionale così come in altri paesi europei. Come sottolineato in una precedente nota, per la Cgil e la FLC la portata di queste decisioni, in un momento di così grande sforzo per tutto il sistema Paese, richiede una informazione trasparente e comprensibile: le autorità competenti devono rimanere al fianco dei propri cittadini.

La comunicazione è fondamentale, non si possono lasciare vuoti se si vuole che questi processi vengano vissuti con fiducia. Si spieghino rapidamente i motivi della sospensione, si proceda con l’Europa a fare chiarezza sulla reale situazione, si forniscano le rassicurazioni necessarie ai cittadini italiani.

Con situazioni di questo tipo si rischia di compromettere l’efficacia dell’unico vero strumento in grado di interrompere la pandemia: la vaccinazione diffusa.

Progetto “La Giustizia adotta la Scuola”

Per questo primo anno scolastico, il progetto coinvolgerà 40 Istituti scolastici, prevedendo l’adozione di una classe da parte di un magistrato che condurrà studentesse e studenti in un percorso di conoscenza e conservazione della memoria degli anni Settanta. L’iniziativa prevede lo svolgimento di una serie di incontri su una particolare vicenda legata al terrorismo, che viene scelta dal magistrato “tutor” insieme ai docenti delle scuole. Gli studenti saranno seguiti anche da un gruppo di giovani storici, che potranno fornire loro materiale (grazie pure alla partecipazione delle Teche Rai) e supporto scientifico. Agli incontri dei magistrati tutor si affiancheranno anche incontri con testimonial.

“Ringrazio moltissimo la Fondazione e la famiglia Occorsio per questa iniziativa. Le nostre scuole hanno bisogno di essere accompagnate, in particolare sui terreni così impervi come quello della memoria”, così il Ministro dell’Istruzione, Professor Patrizio Bianchi, che è intervenuto, con un videomessaggio, all’inaugurazione del progetto.

Con riferimento all’iniziativa, il Ministro ha spiegato che la storia degli anni Settanta “per molti di noi è una memoria dolorosa. Ma va raccontata come la storia di un Paese che è riuscito a reagire, è riuscito a trasformare il sacrificio di molti uomini dello Stato in una lezione di vita collettiva, in una straordinaria lezione di Educazione civica. Il rischio più grosso che noi abbiamo è che ci siano dei lutti, ma noi non siamo capaci di elaborarli e trasformarli in memoria viva – ha proseguito -. Questo è il lavoro grandissimo e difficilissimo che sta facendo la Fondazione”.

“Il terrorismo, come la pandemia oggi, è piombato a sorpresa nelle nostre vite. Ci ha sconvolto. Sembrava invincibile, ma lo Stato italiano, che è uno Stato forte, fatto di tanta gente per bene, ha resistito e ha saputo sconfiggerlo”, ha detto il Presidente della Fondazione Vittorio Occorsio, Eugenio Occorsio. “Traiamo esempio dal passato per affrontare le sfide di oggi e di domani. I magistrati, che insieme alle altre forze del Paese custodirono negli anni Settanta la tenuta dello Stato democratico, consentiranno ora di guidare le classi in un percorso di conoscenza e approfondimento, ha concluso.

“L’idea del progetto è quella di coinvolgere le classi in un percorso guidato intermodale focalizzato sul terrorismo degli anni Settanta e sulla cultura della legalità”, ha spiegato Giovanni Salvi, Procuratore Generale della Corte di Cassazione e Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Vittorio Occorsio. “Si potrà in tal modo arrivare a una conoscenza più approfondita di quanto non sia consentito da un semplice incontro isolato. Una vera adozione nello studio di argomenti che sono stati sinora al di fuori dei programmi scolastici. Questa prima fase è sperimentale e auspico che dagli studenti arrivino spunti per migliorarci, dato che dall’anno prossimo il progetto sarà proposto a tutte le scuole italiane”.

All’incontro del 15 marzo hanno partecipato: il giudice costituzionale, Francesco Viganò, il Procuratore generale della Corte di Cassazione e Presidente del comitato scientifico della Fondazione Vittorio Occorsio, Giovanni Salvi, il presidente della Fondazione, Eugenio Occorsio, il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, Pasquale Fimiani, il segretario generale della Fondazione, prof.ssa Carmela Decaro, il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo, lo storico Guido Panvini.

Giornata sindrome di Down, Sting canta “The hiring chain”

Giornata sindrome di Down, Sting canta “The hiring chain”

Redattore Sociale del 15/03/2021

Il cantautore sostiene la campagna di Coordown per l’inclusione lavorativa. “La diversità rafforza tutti i luoghi di lavoro. Un circuito virtuoso che fa crescere l’intera società”.

ROMA . In occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, domenica 21 marzo 2021, CoorDown – Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down – lancia la campagna di sensibilizzazione internazionale ‘The hiring chain’, per affermare che assumere una persona con sindrome di Down cambia la vita non solo al diretto interessato, ma può innescare un circolo virtuoso di nuove opportunità per tutti.

Sting, il pluripremiato artista inglese, interpreta la canzone originale ‘The Hiring Chain’, su cui è incentrato il video della campagna. Il testo incalzante e gioioso prende vita sullo schermo e testimonia la catena “virtuosa” dell’inclusione lavorativa. Nella prima scena, una ragazza di nome Simone è al lavoro dal fornaio e mostra ai clienti le sue capacità. Uno di questi clienti è un’avvocatessa che rimane colpita e decide a sua volta di assumere un ragazzo e di dargli un’occasione. Da qui si crea una reazione a catena: le ragazze e i ragazzi protagonisti del video e della canzone mostrano che quanto più le persone con sindrome di Down vengono viste al lavoro, tanto più sono riconosciute come dipendenti di valore. La sfida alle basse aspettative e ai pregiudizi permettono così di creare opportunità di nuove assunzioni. 
Nella Giornata mondiale sulla sindrome di Down 2021, CoorDown raccoglie la sfida della pandemia e della crisi sociale per affermare che l’inclusione lavorativa non è solo un diritto da garantire oggi più che mai per ogni persona, ma porta benefici nel contesto lavorativo e nella società tutta.

Aziende e datori di lavoro sono invitati a visitare il sito www.hiringchain.org (creata da Adoratorio), dove è possibile mettersi in contatto con associazioni in Italia e in diversi paesi del mondo che garantiscono informazioni e il supporto necessario per sostenere gli inserimenti lavorativi delle persone con sindrome di Down nelle loro aziende o attività.

Nel sito ci sono inoltre approfondimenti sul tema del lavoro e una sezione di Q/A (domande e risposte) per rispondere alle prime domande che aziende e datori di lavoro si pongono in merito all’inserimento lavorativo di una persona con disabilità intellettiva. 
“Perché il lavoro è importante – afferma CoorDown. – Essere indipendenti, contribuire alla società, avere un proprio reddito, apprendere nuove competenze, conoscere nuove persone e sentirsi apprezzati. Le persone con sindrome di Down vogliono lavorare per le stesse ragioni di chiunque altro. Ma la maggior parte delle persone con sindrome di Down deve affrontare barriere e pregiudizi, mancanza di opportunità, basse aspettative e stereotipi. A sfatare i pregiudizi sulle loro potenzialità e i benefici dell’inclusione lavorativa sono le storie e le esperienze di aziende, datori di lavoro e giovani e adulti impiegati”. 

“Ogni persona con la sindrome di Down ha la capacità di lavorare secondo le sue possibilità – continua CoorDown. – L’obiettivo è trovare un ruolo che si adatti ad ogni individuo, in modo da poter svolgere il proprio lavoro con successo. Quando viene data la giusta opportunità, le persone con sindrome Down possono raggiungere grandi risultati e avere un impatto positivo sui colleghi, sulla soddisfazione del cliente, sulla cultura e sulla motivazione di tutta l’azienda. La diversità rafforza tutti i luoghi di lavoro. Un circuito virtuoso che fa crescere l’intera società”. 

La campagna “The Hiring Chain” – disponibile sul canale YouTube di CoorDown è nata dalla collaborazione con l’agenzia SMALL di New York e il prezioso supporto di Indiana Production. Il brano originale, interpretato da Sting, è stato composto da Stabbiolo Music. Anche quest’anno la campagna internazionale è stata realizzata con il contributo di Down Syndrome Australia e Down’s Syndrome Association (UK) e patrocinata da DSi – Down Syndrome International. La campagna ha, inoltre, ricevuto il Patrocinio di Fondazione Cariplo, che negli ultimi anni ha sostenuto oltre 350 progetti per circa 40 milioni di euro, realizzando opportunità lavorative per oltre 2500 persone, e sarà supportata da LinkedIn il cui ufficio Italiano ha collaborato con CoorDown negli ultimi 12 mesi per il successo dell’iniziativa.  (DIRE)

FREE… liberi di leggere, poesie

Una maratona di poesia, dove parteciperanno, tra gli altri, Paolo Fresu, Francesca D’Aloja e Gino Paoli. Si tratta di “FREE… liberi di leggere, poesie – Un verso, un rigo appena”, il quinto appuntamento, ad accesso libero sul sito di INDIRE, che si svolgerà lunedì 22 marzo, alle ore 16,30. L’iniziativa fa parte del ciclo di incontri dedicati alla biblioteca scolastica innovativa.


“FREE… liberi di leggere” è organizzato da INDIRE e dalla Rete di biblioteche scolastiche “Biblòh!”, insieme alla scuola capofila l’IC di Cologno Monzese, e si svolgerà in collaborazione con il Movimento delle Avanguardie Educative e con il Movimento delle Piccole Scuole. 

Sulla piattaforma INDIRE si alterneranno nella lettura di brevi poesie, diversi esponenti del mondo della cultura, della musica, dell’architettura, del giornalismo e della scuola, della letteratura e del teatro, raccontando per quale motivo hanno scelto di leggere proprio quei versi per celebrare la Giornata mondiale della Poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale dell’Unesco nel 1999.

L’evento sarà introdotto e moderato da Angelo Bardini, ambassador INDIRE; Alessandra Anichini e Laura Parigi, ricercatrici INDIRE.

Di seguito gli interventi:

Alberto Bertoni, poeta e docente universitario; Viola Lo Moro, poeta; Alberto Mattioli, scrittore e giornalista; Marino Sinibaldi, giornalista; CleIia Danusso, Elisa Melillo, Enrico Bosca, IC Govone (CN); Jenny Poletti, docente; Lia Celi, giornalista; Paolo Fresu, musicista; Giulia Caminito, scrittrice; Albert Hera, musicista; Eleonora Galli, Dirigente scolastico; Francesca d’Aloja, attrice e scrittrice; Walter Cerrotta, attore; Tullio Zini, architetto; Ada Montellanico, musicista; Gino Paoli, musicista; Caterina CarmosinoFrancesca Valente, IIS Giuseppe Peano, Firenze; Umberto Petrin, musicista; Mariapia Veladiano, scrittrice; Oreste Castagna, attore; Bruno Tognolini, poeta; Cristina Barranca, IC Antonino Rallo Favignana (TP). 

Per partecipare è necessario iscriversi al seguente link: https://evreg.net/881378/1097

Comitato scientifico: Eleonora Galli, Ilaria Manfredi, Adriana Santoro, Vittoria Volterrani, Angelo Bardini.

Scuola, è il momento di costruire il domani

Scuola, è il momento di costruire il domani

Il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, commenta con favore l’idea di accelerare e rendere più snelle le procedure concorsuali nel comparto Scuola così come paventato da più parti nell’esecutivo.

Sarebbe un notevole balzo in avanti abbassare l’età pensionistica del personale scolastico, che ad oggi è mediamente il più vecchio d’Europa, e rendere gli iter per le assunzioni più veloci. Così come è essenziale – continua il Segretario Nazionalericonoscere il lavoro svolto dai precari. Indirizzare in maniera immediata questi docenti, che sono parte integrante della scuola, verso incarichi di ruolo significherebbe far giustizia e valorizzare la professionalità di chi si è visto affidare, spesso per anni, il più grande carburante per un Paese: quello delle giovani menti”.

 L’UGL Scuola da sempre ha lottato per questi obiettivi e per una modernizzazione del sistema che renda più snelli i processi nell’ambito del comparto scuola e non solo.

Viviamo un momento drammatico, ma è adesso che occorre gettare le basi per quello che sarà domani. I giovani hanno più che mai bisogno di una didattica ampia e pronta ad ogni evenienza. Occorre che tutti gli Istituti siano in grado di fornire un minimo di servizio sufficiente, lo Stato deve farsi garante di questo. Da parte nostra non temiamo il cambiamento, anzi auspichiamo che sia intrapresa, una volta per tutte, la strada dell’innovazione e della valorizzazione non legata ad un burocratismo che nasconde vecchi vizi di un sistema decrepito e malato. L’UGL è pronta a dare il proprio contributoafferma Cuzzupi – e a portare avanti le proprie idee, abbiamo già visto come poi il tempo ci abbia dato ragione su molte cose”.

Quello che dalla Federazione di via Ancona tengono a sottolineare è il timore che sia dato credito alle etichette piuttosto che alle idee.

È il momento in cui occorre pensare seriamente al bene del Paese e quindi della Scuola senza badare a interessi di parte. Per mesi abbiamo assistito a un ostinarsi su questioni palesemente insulse evitando accuratamente di confrontarsi se non con platee amiche. Ecco – specifica il Segretario UGL Scuola – a noi piacerebbe un cambio di passo anche in questo e che tutti, preso atto del momento, abbiano la forza di misurarsi con una realtà complessa, fatta di più anime, dando così un senso vero alle diverse dichiarazioni fatte”.

Tra l’altro, secondo il Segretario Cuzzupi, occorre cercare nuovi indirizzi e logiche contrattualiatte a riconoscere in modo concretamente tangibile l’impegno dei lavoratori della scuola laddove si presentino circostanze che rendano necessario il ricorso a una didattica non in presenza. Un tema, quest’ultimo, sul quale occorre prestare massima attenzione anche per non svilire l’enorme lavoro che i docenti, di ogni ordine e grado, stanno facendo per mantenere attiva l’istituzione scolastica”.   

A scuola l’aumento si ferma a 90 euro

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Nella Smorfia della scuola il rinnovo fa 90. Come l’aumento medio che spetterebbe ai circa 850mila docenti italiani (precari inclusi) in virtù del nuovo Ccnl 2019-2021 del comparto Istruzione e ricerca, disegnato dal ministro della Pa, Renato Brunetta: un maxi-bacino con 1,2 milioni di addetti. In pratica, 50-55 euro netti in busta paga, per un settore che, con poco più di 30mila euro lordi di retribuzione media annua secondo l’ultimo conto Aran, occupa i bassifondi stipendiali del pubblico impiego.

I fondi per il rinnovo

I primi conteggi dei tecnici del governo e dei sindacati di categoria prendono a riferimento la dote attualmente sul tavolo per i rinnovi degli statali (3,7 miliardi inclusi i 400 milioni aggiunti dalla legge di bilancio 2021) che dovrebbe garantire, secondo l’esecutivo, un incremento del 4,07% della retribuzione pari a circa 107 euro medi mensili. Da questi vanno però sottratti, spiegano fondi sindacali, i 575 milioni utilizzati per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento perequativo (risulta coinvolto circa il 40% del personale, soprattutto della scuola), e i trattamenti accessori del personale militare e di polizia e vigili del fuoco.

In totale, all’istruzione dovrebbero andare 1,7-1,8 miliardi, che garantirebbero – al netto di eventuali risorse aggiuntive – circa 87 euro di incremento medio loro mensile, compreso l’elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente Ccnl 2016-2018 firmato Valeria Fedeli. In quel caso erano stati garantiti ai prof aumenti retributivi medi di 96 euro lordi al mese (da 80,40 euro minimi a 110 massimi, in base ad anzianità e grado di scuola).

A questi 87 euro lordi medi, tuttavia, va comunque aggiunta l’operazione “taglia-cuneo”, confermata nel 2021, e portata a regime sempre con l’ultima legge di bilancio. Si tratta degli incrementi fino a 100 euro netti al mese che molti lavoratori della scuola stanno percependo da luglio 2020 (per arrivare a 100 euro netti occorre avere redditi fino a 28mila euro, poi la curva Irpef – e il vantaggio nello stipendio – decresce fino ad azzerarsi alla soglia dei 40mila euro).

Le altre voci contrattuali

La partita rinnovo entrerà nel vivo domani nel corso dell’incontro sul “Patto per l’istruzione” che il ministro Patrizio Bianchi ha proposto ai sindacati. Oltre agli aumenti, si inizierà a ragionare sull’atto di indirizzo all’Aran che aprirà la trattativa negoziale. Ci si muoverà nell’alveo del protocollo sul lavoro pubblico firmato mercoledì 10 dal premier Mario Draghi, da Brunetta e dai leader di Cgil, Cisl e Uil. Intesa che per l’istruzione potrebbe avere tre declinazioni importanti. La prima è la valorizzazione della “contrattazione decentrata” (leggasi contrattazione di istituto). Oggi sono circa 800 milioni le risorse per il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Si potrebbero aumentare. C’è poi la Dad, che ora si chiama Did, da disciplinare nel Ccnl come smart working del corpo docente anziché essere confinata nel contratto integrativo come accaduto. Senza dimenticare la forte svolta su formazione dei docenti, in primis su digitale e informatica. Anche qui il messaggio è chiaro: dovrà essere obbligatoria, una sorta di diritto soggettivo del dipendente pubblico. «Dal confronto con il governo mi aspetto di arrivare a un testo chiaro, che aggiorni le normative risalenti, e che non dia adito a contenziosi», ha sottolineato Gianluigi Dotti (responsabile del centro studi della Gilda).

Di formazione si occuperà anche il Recovery plan in una sorta di secondo tempo dell’operazione “rinnovo” che oltre a scommettere sull’aggiornamento professionale dei prof, soprattutto in chiave tecnologica, porterà con sé la riforma del reclutamento. Grazie a una nuova legge da varare in corso d’anno, a partire dal 2023 per diventare di ruolo bisognerà superare il concorso e svolgere un anno di tirocinio ”vero” che si concluderà con una valutazione”vera”. E non pro forma come troppo spesso accade oggi. Almeno stando alle schede sul Piano nazionale di ripresa e resilienza inviate in Parlamento la settimana scorsa.

Sprint sull’edilizia scolastica in vista dei 7 miliardi del Pnrr

da Il Sole 24 Ore

di E. Br. e C. Tu.

Dalla Buona Scuola a oggi non c’è ministro (o ministra) dell’Istruzione che non abbia annunciato, da un lato, di aver sbloccato X miliardi sull’edilizia scolastica e, dall’altro, di essere pronto/a ad accelerare i cantieri. Peccato che molto spesso si trattava di risorse stanziate dai predecessori e che l’auspicata svolta sui lavori non è mai arrivata, come ci ha raccontato Legambiente appena qualche giorno fa, sottolineando che nel periodo 2014-20 è stato realizzato meno del 50% dei progetti finanziati.

A questa prassi abituale di viale Trastevere si unisce ora Patrizio Bianchi che mercoledì ha reso noto di aver firmato un decreto da 1,1 miliardi di euro per migliorare le scuole superiori di province e città metropolitane (ed eventualmente per costruirne di nuove). Risorse che si aggiungono agli 855 milioni erogati con un altro Dm più o meno in contemporanea per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico degli stabili appartenenti agli stessi enti locali (su cui si veda la tabella allegata con i primi 20 beneficiari per importo di entrambi i bandi, ndr).

A parte la premessa che si tratta di finanziamenti risalenti al governo precedente e alla gestione di Lucia Azzolina il doppio appuntamento appena citato può effettivamente rappresentare uno snodo cruciale per il nostro patrimonio scolastico. In primis perché riguarda da vicino la platea di studenti – quelli delle superiori – che ha passato più tempo di tutti in Dad e che rischia di scontare anche l’anno prossimo i ritardi infrastrutturali accumulati. Ad esempio nei licei delle grandi città, che hanno registrato un overbooking in sede di iscrizione e che – per problemi di spazio – stanno respingendo al mittente le richieste di centinaia di famiglie. Senza un intervento per ridurre il numero massimo di alunni per classe (in prima superiore oggi è 27-30) e dando per scontato che anche a settembre dovremo convivere con le regole di distanziamento anti-Covid un aiuto decisivo per il ritorno alla normalità può arrivare proprio da uno sprint dei cantieri nelle scuole. Ad esempio di quelli già partiti. E poi di quelli che saranno aperti in virtù dei decreti ministeriali citati poc’anzi. Nel caso del Dm da 855 milioni (di cui 835,7 già ripartiti) i lavori andranno affidati entro 11 mesi se esiste un progetto esecutivo, 14 se ce n’è uno definitivo e 17 se si è ancora allo studio di fattibilità (con termini più ampi se l’importo supera gli 8 milioni). Per il provvedimento da 1,1 miliard invece si sta provvedendo ad aprire la piattaforma che consentirà alle province e alle città metropolitane di inserire via via le richieste così da vederle esaminate mentre il provvedimento ottiene i pareri di rito.

All’Istruzione credono all’accelerazione, come dimostrano le dichiarazioni a caldo del ministro Bianchi. Potendo contare, tra l’altro, sulla proroga fino al 31 dicembre 2021 dei poteri commissariali per sindaci e presidenti di provincia. E anche dal presidente dell’Unione delle province (Upi), Michele de Pascale, giunge ottimismo: «il ministro Bianchi con questi fondi ci ha dato la prima occasione veramente concreta per far fare un passo in avanti alle scuole superiori italiane. Noi ci crediamo al punto da avere sottoscritto un protocollo con Cassa Depositi e prestiti per aiutare le Province dalla progettazione alla messa a terra degli investimenti. Ma serve un lavoro di squadra di tutto il Governo perché accanto alle risorse arrivi la semplificazione delle procedure e la possibilità di assumere personale specializzato, tecnici, ingegneri. Il Pnrr può essere lo strumento per dare gambe a questa svolta». Piano nazionale di ripresa e resilienza che, in base alle schede inviate in Parlamento la settimana scorsa, porterà in dote 7 miliardi (e non più 6,8) tra riqualificazione dei vecchi edifici e costruzioni di nuovi. Un treno che non possiamo perdere.

Ministero: se necessario didattica in presenza per alunni con disabilità

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Dove ricorrano le condizioni per la frequenza, anche in zona rossa, da parte di studentesse e studenti con bisogni educativi speciali e con disabilità, le scuole, con l’obiettivo di «rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe – secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la completa rotazione in un tempo definito – con i quali gli studenti Bes possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola». Lo stabilisce una nota operativa, sentito anche l’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, su alcuni aspetti relativi al Dpcm dello scorso 2 marzo 2021, inviata dal ministero dell’Istruzione ai dirigenti scolastici a seguito di alcune richieste di chiarimento pervenute, e a supporto dell’attività delle scuole.

In particolare, la nota riguarda l’attività in presenza delle alunne e degli alunni con bisogni educativi speciali e con disabilità, ricordando che anche con il Dpcm del 2 marzo «resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso dei laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali», anche nelle cosiddette zone rosse.

Le ferie dei prof frenano i corsi estivi

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Per capire come mai a un mesetto dalle parole in Parlamento del premier, Mario Draghi, di «recuperare le ore perse» per la troppa Dad, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, stia ancora approfondendo il dossier occorre fare un passo indietro, e ricordare quanto avvenuto a settembre 2020, quando dovevano svolgersi i corsi di recupero degli apprendimenti previsti da Lucia Azzolina, la prima a parlare (e a investire risorse) sui “ristori formativi”, dopo l’arrivo della pandemia, con le scuole chiuse dal 5 marzo e fine a fine anno.

Ebbene, nonostante questi corsi fossero stati normati da una legge, il dl 22 del 2020, articolo 2, comma 1 lettera a, e qualificati come «attività ordinaria», e quindi non retribuiti fino all’avvio delle lezioni (dopo potevano essere pagati come impegno aggiuntivo dei docenti attraverso le risorse del fondo d’istituto) in larghissima parte non sono stati fatti partire. La ragione? La mancata obbligatorietà per gli insegnanti, così come prevista nel Ccnl.

Uno stesso copione rischia di ripetersi ora quando da domani praticamente 9 studenti su 10 torneranno alle lezioni da remoto, acuendo disagi su disagi. Che ci sia bisogno di “recuperare terreno”, e in fretta, ormai non è più in discussione: dal primo al secondo ciclo di istruzione tutti i genitori, e gli stessi ragazzi, si sono resi conto dei limiti della scuola da remoto: l’ora di insegnamento non è mai intera (ci sono più pause, spesso anche di 15 minuti, per non stare troppo tempo davanti al pc), la connessione va e viene, i ragazzi si stancano prima.

Non a caso, nelle linee guida sulla Dad (ora chiamata Did) dello scorso agosto, è stata fissata alle superiori una percentuale di didattica “minima” da fornire agli studenti: almeno 20 ore settimanali in modalità sincrona con l’intero gruppo classe, con possibilità di prevedere ulteriori attività in piccoli gruppi o proposte in modalità asincroma. Alle elementari si scende addirittura a 15 ore settimanali di didattica sincrona con tutta la classe (10 ore per le prime classi della primaria – 2 al giorno), organizzate anche in maniera flessibile.

Gli effetti di tutta questa scuola “ridotta” sono drammatici: a livello internazionale, i primi studi, rivelano gap formativi stimati in un range dal 35 al 50% in matematica e nella propria lingua. Al netto delle ripercussione su socialità e psiche.

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è consapevole del problema. Dopodomani ne parlerà con i sindacati, avviando così il tavolo di confronto che dovrà portare anche a rinnovare il Ccnl. Intanto, con coraggio, ha fatto partire, in quinta superiore, con tempi dilatati, le prove Invalsi in italiano, matematica, inglese (che non furono svolte lo scorso anno) proprio per iniziare a capire l’entità dei danni; e ha affidato a una commissione di esperti il compito di individuare possibili soluzioni.

Le idee sul tavolo sono diverse, e alcune interessanti: lasciare all’autonomia delle scuole e dei singoli insegnanti, attraverso i consigli di classe, il compito di capire le eventuali carenze, e poi coinvolgere docenti, ma anche territori, comunità, terzo settore, su possibili interventi di recupero di socialità e apprendimenti. Partendo appena si potrà, e fino a giugno inoltrato, e perché no anche con sconfinamenti in estate. Non si tratta di tenere gli studenti in aule infuocate, bensì di un progetto più articolato, all’interno dei cosiddetti «patti educativi di comunità».

Ma anche i migliori propositi, quando si passerà dalle proposte ai fatti, rischiano di “sbattere”, come l’anno scorso, contro le rigidità dell’attuale Ccnl. Almeno per quanto riguarda il coinvolgimento dei docenti.

Non a caso i sindacati della scuola hanno subito alzato un muro preventivo, contrari a qualsiasi ulteriore aggravio lavorativo del corpo insegnante, soprattutto se non retribuito. Ma cosa prevede il Ccnl? Il Ccnl del settore, all’articolo 28, stabilisce che l’attività di insegnamento si svolga nell’ambito del calendario scolastico regionale delle lezioni (25 ore settimanali per l’infanzia fino al 30 giugno, 22 ore per primaria, + le 2 di programmazione, 18 ore a medie e superiori). All’articolo 29, poi, si indicano le “attività funzionali” all’insegnamento che sono: preparazione delle lezioni ed esercitazioni, correzione degli elaborati, colloqui con le famiglie, partecipazione alle riunioni di collegi docenti (fino a 40 ore annue) e consigli di classe (fino a 40 ore annue), svolgimento di scrutini ed esami. In pratica, tutte queste attività sono obbligatorie, e il professore è tenuto a svolgerle. Tutto il resto, come ad esempio i corsi di recupero, anche pomeridiani, sono facoltativi (se eccedenti l’orario di cattedra), quindi non obbligatori, seppure pagati.

Alla base di tutto ci sono due aspetti, entrambi delicati. Il primo, è la bassa retribuzione dei docenti italiani, fanalino di coda nell’Ue. L’altro, collegato, è la tacita prassi che terminate le lezioni, o le attività obbligatorie (ad esempio, gli esami) ai prof non si possa chiedere altro fino a fine agosto. Nonostante la norma preveda di tenersi disponibili per esigenze della scuola, se non in ferie o permesso. In realtà, le ferie degli insegnanti non sono, sulla carta, così lunghe: da Ccnl, 30 giorni, per i neo assunti, e 32 giorni per tutti gli altri, più 4 di festività. Come si arriva a circa due mesi? Anche qui, attraverso una “rigorosa applicazione” del Ccnl. La regola generale è che un prof deve andare a scuola se c’è qualcosa da fare, o di già programmato nel piano delle attività predisposto ad inizio anno scolastico. Ad agosto le attività sono ferme, a luglio basta prendere ferie o non avere attività obbligatorie da svolgere. E i corsi di recupero non lo sono. Una sorta di “salario invisibile” o di “retribuzione implicita”, che dir si voglia. Le regole, per carità, sono regole. Ma di fronte a una pandemia mondiale, e ai danni che stanno subendo 8 milioni di studenti, e ai sacrifici dei loro genitori, un po’ più di flessibilità, forse, non guasterebbe.

Un recovery plan per recuperare le ore perse in presenza

da Il Sole 24 Ore

di Daniele Checchi

La proposta del premier Draghi di estendere il periodo di insegnamento per provare ad arginare i danni inflitti agli studenti dalle ripetute sospensioni delle lezioni frontali ha suscitato reazioni vivaci nel mondo degli insegnanti, provati come i loro studenti dalla continua variazione delle modalità d’insegnamento. Prima di schierarci a favore o contro tale proposta, proviamo a inquadrare questo dibattito in un confronto con la situazione di altri paesi europei. In periodi normali gli studenti italiani ricevono un ammontare annuo di ore di lezione superiore alla media europea: 891 contro 767 nella scuola primaria, 990 contro 886 nella scuola secondaria di primo grado (dati 2019 tratti da OECD Education at a glance). Questo monte ore viene tuttavia ripartito su una platea mediamente più ampia di docenti in rapporto agli studenti, perché l’Italia ha un rapporto di alunni per docente tra i più bassi a livello europeo. Ne consegue quindi che l’orario contrattuale di insegnamento frontale annuo sia tendenzialmente nel nostro paese più basso dei principali paesi europei, in particolare nelle scuola secondaria: 766 ore nella scuola primaria, 626 nella scuola secondaria di primo grado e 626 nella scuola secondaria di secondo grado. La media europea è rispettivamente 738, 663 e 645; a titolo di confronto gli insegnanti francesi insegnano 900, 684 e 684 ore e quelli tedeschi 698, 651 e 622. Vale sempre la pena di ricordare che ad un minor orario di insegnamento si accompagnano altresì livelli retributivi inferiori alla media, tali per cui la retribuzione oraria della didattica frontale colloca l’Italia in una posizione intermedia: 49, 65 e 67 sono i dollari US (a parità di potere d’acquisto) pagati orariamente rispettivamente ad un insegnante elementare, della scuola media o delle superiori. I colleghi tedeschi ricevono rispettivamente 111, 129 e 143, quelli francesi 42, 58 e 58 e quelli spagnoli 56, 81 e 81. Ovviamente la didattica frontale non esaurisce il carico di lavoro di un insegnante, ma in assenza di migliori indicatori questa è la misura migliore per un confronto internazionale. Questi numeri suggeriscono quindi che un ampliamento straordinario e temporaneo dell’orario didattico non sia una proposta irricevibile, specialmente in un periodo eccezionale quale quello della pandemia, dove i danni si sono prodotti sulle generazioni oggi a scuola. Anche se non si dispone di informazioni quantitative sull’abbassamento delle competenze acquisite dovuto alla pandemia, vi è evidenza accumulata in periodi normali che la lontananza da scuola (per esempio durante le vacanze estive) produce riduzione dei livelli di apprendimento, in particolare nei figli di genitori non istruiti. La pandemia e la conseguente didattica a distanza per ormai un anno è paragonabile ad una riduzione della didattica erogata, nell’ordine del 50-70%, a seconda dell’ordine di scuola e della regione. Gli studenti italiani hanno perso l’equivalente di due terzi di un anno di scuola, e questo è un danno permanente, che si trascineranno negli anni di scuola successivi se non recuperato. Gli insegnanti italiani si trovano di fronte ad un bivio: insegnare nei prossimi anni ad una platea di studenti “ripetenti” (in quanto non hanno potuto assimilare i contenuti didattici corrispondenti ai curricula degli anni di scuola a cui erano iscritti), con la conseguente frustrazione reciproca; oppure intraprendere un recovery plan degli apprendimenti, un piano di recupero nazionale teso al minimizzare i danni sulle competenze che siano fondative dei saperi successivi. Questo richiederà l’esercizio effettivo di una autonomia didattica nella scelta dei contenuti da recuperare, preso atto che tutto l’aspetto nozionistica non sia recuperabile. Ma può rappresentare una sfida nel recupero di un ruolo di protagonismo sociale, che rimane sotterraneo da diversi anni. Nei fatti si tratta di un intervento per migliorare le proprie condizioni di lavoro (studenti meno ignoranti permettono una didattica migliore) contribuendo nel contempo a ridurre il danno che la pandemia ha prodotto.

Vaccino Covid, il dirigente scolastico può acquisire il certificato per l’assenza di docenti e ATA

da OrizzonteScuola

Di redazione

In occasione della campagna vaccinale rivolta al personale scolastico promossa dal Governo per il contrasto al Coronavirus, può il dirigente scolastico, in qualità di datore di lavoro, acquisire la certificazione comprovante l’effettuazione della prestazione specialistica come giustificativo per l’assenza del dipendente che si è sottoposto alla vaccinazione?

Risponde il ministero dell’Istruzione aggiornando le FAQ della sezione rientriamo a scuola.

Sì. In generale, il Garante per la protezione dei dati personali ha già chiarito che risulta giustificata la richiesta da parte dell’amministrazione di appartenenza di documentazione relativa all’effettuazione di visite mediche, prestazioni specialistiche o accertamenti clinici, quando il dipendente richiede di usufruire di permessi per le assenze correlate a tali esigenze(cfr.”Linee guida in materia di trattamento di dati personali di lavoratori per finalità di gestione del rapporto di lavoro in ambito pubblico” del 14 giugno 2007, punto 8.2, ultimo capoverso).

Pertanto il dirigente scolastico, in qualità di datore di lavoro, ai fini della giustificazione dell’assenza dal servizio, è legittimato all’acquisizione del documento che attesta la sottoposizione a una prestazione sanitaria specialistica, che il dipendente, in base alla legge e nei casi previsti dalla contrattazione collettiva di settore, è tenuto a produrre. Resta salvo che ove dalla attestazione prodotta dal dipendente sia possibile risalire al tipo di prestazione sanitaria da questo ricevuta, l’amministrazione scolastica, salva la conservazione del documento in base agli obblighi di legge, dovrà astenersi dall’utilizzare tali informazioni per altre finalità, nel rispetto dei principi di protezione dei dati(v. tra gli altri, il principio di limitazione della finalità di cui all’art. 5, par.1, lett. b), del Regolamento UE 2016/679) e non potrà chiedere al dipendente conferma dell’avvenuta vaccinazione.

Appare opportuno ribadire che il giustificativo per l’assenza dal lavoro per malattia dovuta a prestazioni sanitarie specialistiche o per altro permesso previsto dalla contrattazione collettiva di settore non deve recare informazioni sulla tipologia della prestazione specialistica effettuata dal dipendente.

Adozione libri di testo 2021/22: come avviare la consultazione. Collegi docenti deliberano entro il 31 maggio

da OrizzonteScuola

Di redazione

Nota ministeriale n. 5272 del 12 marzo 2021 concernente l ‘adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado per anno scolastico 2021/2022

Le adozioni dei testi scolastici, da effettuarsi nel rispetto dei tetti di spesa stabiliti per le scuole secondarie di primo e secondo grado, o l’eventuale scelta di avvalersi di strumenti alternativi ai libri
di testo, sono deliberate dal collegio dei docenti, per l’a.s. 2021/2022, entro il 31 maggio c.a. per tutti gli ordini e gradi di scuola.

Rispetto dei protocolli di sicurezza per le informazioni sui nuovi prodotti

I collegi dei docenti possono confermare i testi scolastici già in uso, ovvero procedere a nuove adozioni per le classi prime e quarte della scuola primaria, per le classi prime della scuola secondaria di primo grado, per le classi prime e terze e, per le sole specifiche discipline in esse previste, per le classi quinte della scuola secondaria di secondo grado.

Al fine di disporre di un quadro esauriente di informazioni sulla produzione editoriale, si invitano i dirigenti scolastici a consentire gli incontri tra i docenti e gli operatori editoriali scolastici accreditati dalle case editrici o dall’associazione nazionale agenti rappresentanti promotori editoriali (ANARPE), nel rispetto dei protocolli di sicurezza e delle norme igienico sanitarie appositamente emanate, ferme restando le esigenze di servizio e il regolare svolgimento delle lezioni.

A tal fine, per agevolare i predetti incontri, appare utile rendere preventivamente noto ai suddetti operatori le condizioni per l’accesso all’istituzione scolastica.

Con riguardo alla scuola primaria, ove ciò sia possibile, si consiglia di individuare un locale dove i docenti possano consultare le proposte editoriali; i dirigenti scolastici avranno cura di consentire il ritiro, da parte dei promotori editoriali, delle copie dei testi non adottati entro il prossimo mese di settembre.

Nel caso in cui l’evolversi della situazione epidemiologica in alcuni contesti territoriali non consenta la promozione editoriale in presenza, si invitano le istituzioni scolastiche a far conoscere ai docenti
le opportunità di consultazione online delle proposte editoriali, appositamente comunicate dagli operatori editoriali scolastici alle suddette istituzioni.

Infine, si rammenta il divieto di commercio dei libri di testo ad opera del personale scolastico (art. 157 del d.lgs. 16 aprile 1994, n. 297)

Comunicazione dati adozionali

La comunicazione dei dati adozionali va effettuata, da parte delle istituzioni scolastiche, on line, tramite l’utilizzo della piattaforma presente sul sito www.adozioniaie.it o in locale, off line, il 22 giugno.

Le istituzioni scolastiche che hanno deciso di non adottare libri di testo accedono alla suddetta piattaforma specificando che si avvalgono di strumenti alternativi ai libri di testo

NOTA

Scuola zona rossa e arancione: ecco chi può frequentare in presenza

da La Tecnica della Scuola

A seguito dell’ultimo decreto legge n. 30 del 13 marzo 2021di Palazzo Chigi, e di una nota di chiarimento, ecco chi può frequentare la scuola in presenza, con tutte le problematiche che ne seguono in fatto di organizzazione scolastica, come riferiamo in un altro articolo, che rileva tutti gli ordini e i contrordini che caratterizzano il mondo della scuola oggi.

In zona arancione

In zona arancione, possono frequentare la scuola in presenza tutti gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado (con percentuali di DaD per gli alunni di scuola superiore).

Naturalmente è fatta salva la facoltà per i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano di applicare le misure previste per la zona rossa, o ulteriori motivate misure più restrittive tra quelle previste dal decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, nelle Province in cui si verifichi un’incidenza cumulativa settimanale dei contagi superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti o nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determini alto rischio di diffusività o induca malattia grave.

Ovunque, anche in fascia rossa

Ovunque, a prescindere dalla fascia di colore, quindi anche in zona rossa, possono frequentare la scuola in presenza:

  • gli alunni per l’uso dei laboratori;
  • gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali per i quali sia più opportuna la scuola in presenza;
  • altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe con i quali gli studenti BES possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, ai fini di una effettiva inclusione.

Lo stabilisce la nota del Ministero dell’Istruzione del 12 marzo 2021.

La nota del 12 marzo 2021

La nota riguarda l’attività in presenza delle alunne e degli alunni con bisogni educativi speciali e con disabilità, ricordando che anche con il Dpcm del 2 marzo “resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso dei laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”, anche nelle cosiddette zone rosse

Dove ricorrano le condizioni per la frequenza, anche in zona rossa, da parte di studentesse e studenti con bisogni educativi speciali e con disabilità, le scuole, con l’obiettivo di “rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe – secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la completa rotazione in un tempo definito – con i quali gli studenti BES possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola”.

Cosa diceva sull’argomento il Dpcm del 2 marzo 2021?

Il Dpcm del 2 marzo 2021

Ecco cosa afferma il Dpcm del 2 marzo all’art. 43 (del capo Capo VMisure di contenimento del contagio che si applicano in Zona rossa)

Sono sospese le attività dei servizi educativi dell’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza.

Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.

L’ordinanza n.134 del 9 ottobre 2020

E chiariamo allora cosa dispone in proposito l’ordinanza del Ministro dell’Istruzione (allora Lucia Azzolina) n. 134 del 9 ottobre 2020.

Questa ordinanza, oltre a tutelare il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con patologie gravi o immunodepressi con impossibilità di frequentare le lezioni scolastiche in presenza, per i quali vengono definite le modalità di svolgimento delle attività didattiche a distanza (o comunque delle formule di DDI, di quelle di istruzione domiciliare o eventualmente di scuola in ospedale), tenuto conto della loro specifica condizione di salute; tutela anche, al contrario, quegli alunni per i quali sarebbe più opportuno garantire la didattica in presenza.

Infatti, si legge nell’ordinanza:

Le istituzioni scolastiche valutano, nel caso in cui la condizione di disabilità certificata dello studente con patologie gravi o immunodepresso sia associata a una condizione documentata che comporti implicazioni emotive o socio culturali tali da doversi privilegiare la presenza a scuola, sentiti il PLS/MMG e il DdP e d’intesa con le famiglie, di adottare ogni opportuna forma organizzativa per garantire, anche periodicamente, lo svolgimento di attività didattiche in presenza. È comunque garantita l’attività didattica in presenza agli studenti con disabilità certificata che non presentino la condizione di grave patologia o immunodepressione documentata di cui all’articolo 2, comma 1.

Inoltre sempre le istituzioni scolastiche:

garantiscono, sulla base delle specifiche comprovate esigenze dello studente, una modulazione adeguata, in modalità sincrona e asincrona, dell’offerta formativa di DDI;

valutano, d’intesa con le famiglie, il ricorso ad azioni di supporto psicologico o psicopedagogico.

Ritorno alla DaD. Ma se non ci fosse la DaD, ci sarebbe il vuoto

da La Tecnica della Scuola

Ancora lockdown, ancora didattica a distanza, ancora smart working, ancora chiusi in casa.

Facile immaginare il muso lungo, la faccia triste, la delusione.

Del resto, i dati dell’indice RT non lasciano dubbi.

Il che vuol dire, siamo costretti a portare ancora pazienza.

Il governo Draghi sta facendo il possibile, con rigore e serietà. E già questa è una buona notizia.

La situazione generale italiana, e non solo, è sempre più segnata da altre due gravi emergenze, oltre a quella sanitaria, cioè quella economica e quella finanziaria, per la crescita esponenziale dell’indebitamento pubblico.

Oltre ai 160 miliardi di nuovi debiti del 2020, anche il Recovery, si sa, non è tutto gratis. È giusto che sappiamo anche queste cose. Perché sono gravide di futuro, di nuove incertezze.

La gravità della situazione odierna, perciò, va compresa, prima che giudicata, magari sull’onda della comprensibilissima stanchezza che questo nuovo lockdown produce in tutti.

Stanchezza a scuola per la nuova DaD integrale, stanchezza in tante realtà economiche che soffrono e soffrono, stanchezza personale e sociale.

Si tratta di resistere, di tenere duro, sapendo che la scienza sta facendo salti mortali per garantire le vaccinazioni nei tempi più stretti possibili, nonostante i giochetti di alcuni grandi gruppi farmaceutici. E sapendo, poi, che non tutti sono irreprensibili come il nostro presidente Mattarella: “quando sarà il mio turno”, disse, e mantenne la parola, come un cittadino qualsiasi.

È su questi aspetti che la politica deve fare la sua parte, tra intervento di sostegno per chi è più in difficoltà e facendo rispettare i patti e i protocolli. A noi tutti, un nuovo spirito di solidarietà, come un anno fa.

Pensando alle giovani generazioni, dispiace, lo ripeto, vedere il ritorno alla DaD. Ma se non ci fosse la DaD, ci sarebbe il vuoto. Sarà comunque un mezzo servizio, come qualcuno ha azzardato, ma un servizio c’è. Che anche questa sia una esperienza che diventa preziosa lezione di vita.

Che insegna tante cose, compresa la considerazione che non c’è tecnologia che tenga rispetto al guardarsi e parlarsi di persona. Ma un supporto comunque c’è, e ben venga.

Anche se i più piccoli non potranno utilizzare la DaD, anche se le famiglie saranno un po’ crocifisse per tre settimane, per i più grandi vorrei lanciare un messaggio in positivo: che la loro fantasia crei modalità inedite di relazione per aiutare ed aiutarsi, tra ragazzi ed in famiglia, a vivere queste settimane in casa, pensando a chi è più in difficoltà, dando una mano a chi con la DaD è ai margini. Riscoprendo cioè momenti di empatia ed amicizia. Perché insieme è più facile.

Gli insegnanti, poi, hanno fatto, in quest’anno di pandemia, i salti mortali, pur di garantire un servizio di qualità. Salti mortali, con tante belle esperienze. Mi piacerebbe che i ragazzi ed i genitori ringraziassero, di tanto in tanto, questi docenti in gamba.

Perché tutto passa, sperando nella vaccinazione di massa al più presto.

Tutto passa, anche se sappiamo già, come ha ripetuto Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, che l’immunità di gregge non si raggiungerà, perché il virus continuerà a circolare, e che solo il vaccino potrà riportare alla vita normale.

Impariamo, perciò, da questi momenti di vita, sperando di costruire relazioni solide, più significative, meno di superficie.

A scuola, al lavoro, in famiglia, nella società.