Della DAD, come e perché

Della DAD, come e perché

di Maurizio Tiriticco

La didattica a distanza, come ho già scritto altre volte, non è una novità. Viene da lontano ed ha una lunga storia. Mi piace rinviare a quanto dice Mario Macaluso in un breve ma essenziale intervento pubblicato sul web (https://www.youtube.com/watch?v=q9ZrytWnK8Y). Io mi limito a un solo accenno. La DAD venne usata a iosaquando, negli anni venti del secolo scorso, in due grandi Paesi confederati, Stati uniti ed Unione Sovietica, si dovevano raggiungere lavoratori della terra e dell’industria impegnati in luoghi lontani dai centri urbani, al fine di istruirli e formarli in ordine a dati processi lavorativi, in larga misura anche innovativi. E venne usata in larga misura anche perché ritenuta più rapida e più efficace – nonché più economica – rispetto ad un insegnamento tradizionale, che avrebbe richiesto la presenza attiva di insegnanti ad hoc.

Ovviamente, le materie affrontate erano di tipo scientifico e tecnico, coerenti con le mansioni che i lavoratori dovevano svolgere; nonché curvate a tematiche specifiche. La strumentazione era semplice, ma efficace. Venivano inviate di volta in volta al lavoratore determinate dispense cartacee, relative a specifici argomenti, coerenti con una data disciplina di studio; ed alla fine del testo venivano somministrati – la parola a molti non piace, ma i fatti erano quelli – test a scelta multipla, ovvero proposizioni a quattro o a cinque uscite, di cui una sola era quella “vera”, mentre le altre erano “false”, cioè errate.

Il lavoratore doveva leggere, comprendere, valutare e poi rispondere semplicemente segnando una x sulla risposta considerata vera. Ecco un esempio più che banale. L’acqua è: a) il primo elemento della tavola periodica; in circostanze normali è un gas incolore ed insapore, formato da molecole diatomiche; b) un liquido prodotto dalla secrezione renale, di color giallo e odore caratteristico, ricco di sostanze organiche e inorganiche; c) un composto chimico di formula molecolare H2O, in cui i due atomi di idrogeno sono legati all’atomo di ossigeno con legame covalente polare; d) una soluzione composta con una data quantità di sali minerali e sostanze organiche disciolte in un insieme composto chimico; e) composto chimico trasparente privo d’odore e di sapore, la cui molecola è composta da tre atomi di idrogeno legati a quattro di ossigeno, ubiquo in natura sotto forma di fumo, liquido e solido. E’ un quesito a cinque uscite: a chi legge la soluzione!

In ordine a quanto ho ricordato, possiamo dire pertanto che oggi nelle nostre scuole… nihil sub sole novi! Ma i problemi veri, che assillano molti operatori scolastici, non sono la natura, la struttura, le finalità di questa modalità di insegnare ad apprendere, ma una sua pretesa scarsa efficacia. O meglio, molti di loro ritengono che si tratti di un insegnare ad apprendere di secondo ordine, di risulta. Lo capisco! La secolare abitudine è quella di pensare che l’insegnare ad apprendere sia unica e sola quella in cui, in presenza, in un’aula, un insegnante insegni – di fatto parli, se non chiacchieri – ed un certo numeri di alunni – di fatto – ascoltino e apprendano. E in perfetto silenzio! In tempi lontani si usava la frusta se un alunno osava distrarsi! Orazio ricorda le frustate infertegli dal “plagosus Orbilius”! I nostri bisnonni – non so se anche i nonni – ricorderanno la bacchetta dei loro maestri!

E a questo proposito mi piace quanto ci racconta Fernando Sparvieri (copio dal web): “Arrivavano certe bacchettate sulle mani!!! Alcuni scolari, per alleviare il dolore, già alla prima bacchettata si mettevano la mano colpita tra le gambe, altri ci soffiavano sopra. Spesso era solo l’inizio del supplizio perché il maestro, per niente impietosito, doveva completare il suo ciclo mentale di bacchettate che aveva stabilito per pena. Altre volte, invece, all’improvviso, da dietro le spalle, a tradimento, il maestro tirava a qualche alunno le orecchie che parevano elasticizzarsi sino al soffitto, per poi tornare, lasciata la presa, al loro posto, restando rosse per ore intere”.

Questo da noi allora! Ma oggi? Assolutamente no! Non avviene così! Ed è arcinoto! Come purtroppo è arcinoto che nelle scuole islamiche le “pene corporali” sono, invece, di norma. E tradotta anche in Italia!’ Copio dal web ciò che è accaduto qualche mese fa: “Seregno, bambini maltrattati alla scuola islamica: bacchettate e castighi, arrestato insegnante. Nel doposcuola frequentato dalla comunità senegalese i piccoli tra i 4 e gli 11 anni avrebbero dovuto imparare l’arabo, ma i due «educatori» usavano metodi punitivi. L’indagine è partita dai lividi sul corpo di un ragazzino”. Purtroppo ciò che avviene nel nostro Paese è norma nelle scuole dei Paesi mussulmani. E, quando si insegna picchiando, si insegna anche che picchiare è normale e legittimo.

Ma torniamo alla DAD. Va detto in primo luogo che oggi questa modalità è supportata ed arricchita dal PC e da tutte le possibilità che offre in materia di corrispondenza tra più persone. Oggi i Consigli Europei si realizzano vis à vis e in contemporanea! Niente più viaggi, tempi lunghi, soggiorni, spese! E ciò vale anche per la corrispondenza tra i “comuni mortali”. Si tratta di esperienze preziose anche per le ricadute che hanno sul quotidiano delle nostre relazioni a distanza! O meglio, una volta a distanza! Ora non più! Pertanto, per tutto questo insieme di ragioni, la DAD non può essere intesa soltanto come un’opportunità del momento, ma come un’occasione preziosa per un cambiamento radicale della didattica tradizionale. Meno ore sui banchi di scuola, più ore ai PC casalinghi.

Non credo di dire sciocchezze: Gli edifici scolastici saranno frequentati per un numero inferiore di giorni e di ore! Ed ancora! Mi sto domandando: che fine faranno quegli enormi e magnifici palazzi costruiti dopo la proclamazione di Roma capitale d’Italia per allocare i Ministeri del Regno? Concludo pensando… e scrivendo, che la DAD non è una “cosa dell’oggi”, che finirà dopo la pandemia. Assolutamente no! La DAD è già un segnale di una scuola “altra”. Non so bene quale sarà né come sarà, ma sarà! Ed a questo dobbiamo prepararci. Ruit hora, dicevano i nostri padri. E i tempi nuovi mandano sempre in soffitta, o in cantina, i tempi vecchi.

Scontro sul piano per riaprire le scuole “Impossibile fare un test a settimana”

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA — Premier Draghi vuole i ragazzi in classe dopo Pasqua, ministro Bianchi prova ad allestire un piano per realizzare la cosa. Ha ancorsa diverse incertezze, il piano, alcune impossibilità e dalla sua la progressione — non priva di reazioni avverse e rinunce — della quota di personale scolastico vaccinato. Ieri, erano 857.177, intorno al 70 per cento, i docenti, i presidi e gli amministrativi della scuola che avevano ricevuto la prima dose.

Su suggerimento del neoconsulente Agostino Miozzo, il ministro dell’Istruzione ha chiesto al commissario Francesco Paolo Figliuolo se esiste la possibilità di realizzare uno screening largo tra gli studenti suggerendo la possibilità di effettuarlo ogni inizio settimana, il lunedì, e, di fronte a una prima positività accertata, passare al test molecolare per i soggetti individuati e i compagni frequentati. La richiesta di Patrizio Bianchi è stata larga e generica — non è collegata al rientro post-pasquale, non individua quale tipo di test si possa fare — e si affida alla struttura del generale per comprendere chi potrebbe realizzarlo e con quali costi.

Il commissario Figliuolo sta valutando la richiesta, ma non esiste la possibilità tecnica di realizzare otto milioni e trecentomila vaccini ogni lunedì mattina: la spesa sarebbe proibitiva (un test rapido costa intorno ai venti euro) e la fila per raggiungere le lezioni diventerebbe insostenibile. Ministri come Elena Bonetti plaudono al tentativo, l’Associazione nazionale presidi chiede test in classe da tempo, ma serve un tecnico riconosciuto come il professor Andrea Crisanti, microbiologo, per dare un letto possibile all’iniziativa ministeriale: «Non serve fare un tampone a tutti gli studenti italiani. Il nostro Paese passa con troppa facilità dal nulla al tutto per poi tornare al nulla. Serve, invece, un controllo periodico su base statistica. Nei diversi istituti, differenti per età degli alunni, per anno di costruzione, per il pendolarismo di studenti e insegnanti, si possono fare controlli a campione. Utilizzando i tamponi antigenici, quelli da farmacia. Non è importante capire quanti sono i positivi, ma dove sono. Il salivare resta un test molecolare, diciamo lento, non si presta a questo screening ». La stessa Protezione civile, allarmata, ha già fatto sapere che non è possibile gestire gli interi numeri della scuola. Non è ancora chiaro chi dovrebbe occuparsi dei controlli periodici: le Asl con medici e infermieri da inviare nelle scuole o i volontari dell’emergenza.

Si lavora, a prescindere dai tamponi di massa, a una riapertura graduale della scuola dopo Pasqua seguendo le regole attualmente in vigore: lezioni in presenza in fascia rossa solo per materne, elementari e prima media e Dad al 50 per cento (ma possibile anche al 75) in zona arancione per seconda-terza media e superiori. Il Lazio, che torna color arancio, aprirà per infanzia, primaria e medie martedì e mercoledì prossimi.

Rossano Sasso, sottosegretario all’Istruzione in quota Lega, ha annunciato che dei 335 milioni di euro previsti dal Decreto sostegno per la scuola, 150 sono destinati, «per la prima volta», alla salubrità dell’aria all’interno degli istituti: «Si parla di depuratori e impianti di ventilazione meccanica». Al question time alla Camera il ministro Bianchi aveva parlato, genericamente, di sanificazione delle aule.

Oggi Cobas e No Dad allestiranno un presidio in piazza di Montecitorio: chiedono la riapertura della scuola in presenza per ogni ordine e grado e in ogni regione, «non oltre il 7 aprile».


Scuola, Bianchi: “I problemi degli studenti in Dad potranno durare nel tempo”

da la Repubblica

Quando, al question time alla Camera, il deputato Gianluca Vacca del Movimento Cinque Stelle gli ricorda che “le scuole devono essere le ultime a chiudere e le prime ad aprire”, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi dice: “Dobbiamo tornare quanto prima in presenza, ma la variante inglese ci richiede un sovrappiù di attenzione”. Fa sapere Bianchi: “La Didattica a distanza ha creato problemi ai nostri studenti, che potranno essere duraturi. Problematiche pedagogiche e psicologiche. Dobbiamo tornare quanto prima in presenza, certo, per questo ho incontrato il generale Figliuolo, commissario per il contrasto al Covid, e il professor Locatelli, portavoce del Comitato tecnico scientifico. Voglio ricordare che abbiamo investito 335 milioni per interventi sanitari, connessione, strumenti tecnologici, recuperi estivi”.

Oggi l’80 per cento degli studenti italiani è a casa, a lezione a distanza. In un incontro con Anci (comuni) e Upi (le Province), Bianchi aveva detto che le scuole riapriranno “a partire dai più piccoli”. E oggi, in Senato, il premier Mario Draghi ha sottolineato: “Se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la scuola in primis. Le primarie e quelle dell’infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, dopo Pasqua”.

Marco Bella, sempre Cinque Stelle, ha chiesto “ventilazione delle aule e lezioni all’aperto”. Bianchi, su questo aspetto, su cui spinge il suo sottosegretario Rossano Sasso, si è limitato a dire: “Serve sanificazione degli spazi e un intervento sulle strutture, con spazi da allargare”.


Scuola, un preside su due assunto fuori dalla propria regione “Agevolato chi sta nella parte bassa della graduatoria”

da la Repubblica

Salvo Intravaia

Sono stati assunti fuori dalla loro regione di residenza. E adesso protestano perché vorrebbero ritornare a casa il prima possibile. Sono i presidi del concorso bandito nel 2017, assunti tra il 2019/2020 e quest’anno: circa 1.250 in tutto. Uno su sei a livello nazionale. Lamentano una diversità di trattamento con i colleghi che si sono collocati nella parte bassa della graduatoria e che a settembre potrebbero essere immessi in ruolo nella propria regione. Insomma: gli ultimi saranno i primi. A spiegare i motivi di una protesta che sta montando settimana dopo settimana è Benedetto Lo Piccolo, siciliano, in servizio presso l’istituto comprensivo De Amicis di Busto Arsizio, in quel di Varese. “Non è un problema meridionale – ci tiene a precisare – ci sono emiliani in Lombardia, liguri in Piemonte. E non si tratta di una protesta per i disagi connessi con la condizione di fuorisede”. Il gruppo di dirigenti scolastici meridionali è comunque nutrito. Molti si trovano a oltre mille chilometri dalla famiglia.

Lo Piccolo ha organizzato un comitato per sensibilizzare la politica e le istituzioni. Tre le ragioni di questa mobilitazione. Per la prima volta, dopo circa vent’anni di concorsi su base regionale, nel 2017 la selezione dei capi d’istituto avviene su base nazionale: chi vince sceglie tra le sedi libere a livello nazionale, ovviamente in base alla propria posizione in graduatoria. I primi 2.416, poi incrementati dalle rinunce, ad essere assunti nel 2019/2020 furono inviati dove c’era posto: in tutte le regioni. Poi, i posti vennero estesi “e gli ultimi – spiega Lo Piccolo – potrebbero essere assunti nella regione di residenza”. “E’ in questo modo – si chiede – che viene riconosciuto il merito di esserci piazzati prima nella graduatoria?”.

Perché, stando al resoconto affidato ad una lettera aperta, “sono state cambiate le regole del gioco a partita in corso”. Ed ecco il secondo motivo della protesta. Con l’ultima legge di Bilancio sono stati modificati i parametri per il dimensionamento della rete scolastica: da 600 alunni, per avere diritto ad un preside in pianta stabile, il numero di alunni è sceso a 500. E da 400 a 300 per le scuole nei comuni montani e nelle piccole isole. “Questo darà luogo – continua Lo Piccolo – a circa 800 posti in più che, sommati ai 500 pensionamenti attesi, diventeranno mille e 300 posti che verranno assegnati ai vincitori del concorso”. Gli ultimi 886 in graduatoria che con una disponibilità così ampie potranno sperare di rimanere nella propria regione.

Ma non solo. I presidi fuorisede protestano per una terza ragione: il meccanismo della mobilità (i trasferimenti) resta sostanzialmente regionale mentre il concorso è stato su base nazionale. “Dopo un triennio di permanenza nella scuola dove siamo stati assunti, ai trasferimenti interregionali viene riservato il 30% dei posti che si riducono a pochi, con le riserve per i colleghi che hanno particolari esigenze”, conclude Lo Piccolo. Tra coloro che pressano maggiormente per un intervento politico, i dirigenti campani. Tutti assunti fuori regione perché nel 2019 in Campania ancora si dovevano smaltire i vincitori del concorso precedente. Si tratta di circa 400 capi d’istituto che, dopo avere saturato le poltrone delle regioni limitrofe, si sono sistemati in Lombardia, in Veneto e in Piemonte. La paura, per questi, è che passeranno ben oltre tre anni prima di riavvicinarsi a casa.

1000 euro a scuola per l’acquisto di un defibrillatore. NOTA Ministero

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Ministero dell’Istruzione, con la nota n.7144 del 25 marzo, a firma del dirigente Francesca Busceti, dà il via libera all’assegnazione ed erogazione delle risorse finanziarie per l’acquisito di defibrillatori nelle scuole.

Il defibrillatore semiautomatico è strumento fondamentale per consentire un pronto intervento
qualora si verifichino casi di arresto cardiaco improvviso tra il personale scolastico o gli alunni, in particolare nelle situazioni di esercizio dell’attività sportiva.

NOTA

In particolare l’istituzione scolastica potrà, laddove non si fosse già provveduto, acquistare i defibrillatori o rinnovare le dotazioni strumentali già a disposizione.

Nel caso in cui fosse già provvista di adeguate strumentazioni salvavita, le risorse in esame (1000 euro per ogni scuola) potranno essere destinate all’acquisto di beni o servizi finalizzati a garantire la salute del personale e degli alunni (ad esempio, per l ‘attivazione di corsi di formazione certificati all’utilizzo del defibrillatore).

Si evidenzia che le risorse in esame costituiscono un finanziamento straordinario rispetto alla dotazione
ordinaria a disposizione delle istituzioni scolastiche, con l’obiettivo di garantire l’efficacia del servizio
scolastico nel rispetto dei protocolli di sicurezza adottati dagli organi competenti

Concorsi ordinari, pronte le aule dove svolgere le prove: in 700 mila sperano

da La Tecnica della Scuola

Ha destato molto interesse la notizia riportata dalla Tecnica della Scuola che entro oggi, venerdì 26 marzo, tutti i dirigenti scolastici sono stati chiamati in causa dal ministero dell’Istruzione a censire le aule e i laboratori con computer (anche da collaudare) per svolgere le prove pre-selettive dei concorsi ordinari della scuola dell’infanzia, primarie e secondaria, prologo delle verifiche scritte e orali.

Facciamo chiarezza sui tempi

Diversi lettori hanno intravisto nella richiesta del dicastero di Viale Trastevere una volontà di portare a termine le prove e alla pubblicazione delle graduatorie dei vincitori e degli idonei entro la fine del corrente anno scolastico.

Purtroppo, però, pensare di potere svolgere test pre-selettivi, prove scritte e colloquio finale in così poco tempo è un obiettivo praticamente impossibile da realizzare.

Come abbiamo già scritto, non ci sentiamo di potere avallare la prospettiva di completare tutte queste operazioni, con oltre 700 mila candidati complessivi, entro la fine di agosto 2021. È molto più realistico pensare che, invece, le graduatorie definitive possano essere utili (per un triennio) solo a partire dalle immissioni in ruolo dell’estate 2022.

Sono 50 mila i posti

Va ricordato che dai concorsi ordinari della scuola dell’infanzia e primaria (DD. n. 498 del 21.04.20) e scuola secondaria di primo e secondo grado (DD. n. 499 del 21.04.20 e successive modifiche e integrazioni apportate con DD. n. 649 del 3.06.20 e DD. n. 749 del 1.07.20), dovranno essere selezionati circa 50 mila nuovi insegnanti.

Altri 32 mila cattedre deriveranno, invece, dal concorso straordinario della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Mobilità docenti bloccata: nessuna rassicurazione dal Ministero

da La Tecnica della Scuola

Ad oggi il Ministero dell’Istruzione non ha ancora emanato l’ordinanza sulla mobilità e questo sta facendo preoccupare tanti insegnanti.

M5S chiede spiegazioni al ministro Patrizio Bianchi

In un proprio comunicato i deputati 5S della Commissione Cultura della Camera sottolineano che “migliaia di lavoratori delle scuole tra cui docenti, dirigenti scolastici e personale ATA rischiano di non poter accedere alla mobilità il prossimo anno a causa di un ritardo nell’emissione della relativa ordinanza ministeriale”.
E aggiungono: “Si parla addirittura dell’ipotesi di un vero e proprio blocco della mobilità: se ciò accadesse sarebbe molto grave e non consentirebbe la copertura di tutte le cattedre dal 1° settembre prossimo. Chiediamo al ministro Bianchi di rimediare quanto prima a questo ritardo: l’urgenza è massima, bisogna dare una risposta al personale della scuola”.

Parlano anche i Docenti Immobilizzati

Di analogo tenore il comunicato del Coordinamento Nazionale Docenti Immobilizzati che chiede chiarezza sulle voci riguardanti un probabile blocco della mobilità: “Il ritardo dell’uscita dell’ordinanza che avvia le procedure di compilazione delle istanze non fa che sollecitare i nostri timori. Da anni coordiniamo le fila dei Docenti Immobilizzati ma tra tutti gli obbrobri che la scuola ha visto calarsi dall’alto quello della sospensione della mobilità territoriale sarà forse la goccia che farà traboccare un vaso già colmo da troppo tempo”.

“Se le notizie che circolano son vere – aggiunge il Coordinamento – questa scelta politico-sindacale risulterà la soluzione più impopolare che la storia della scuola italiana potrà annoverare. Una decisione che penalizzerà più di 68000 famiglie italiane, se contiamo solo i docenti immobilizzati fuori la propria provincia di residenza da oltre 5 anni, una scelta vergognosa che vieterà il ricongiungimento familiare dei docenti fuorisede in piena pandemia”.

Il silenzio del Ministero

Va aggiunto che – secondo quanto risulta alla nostra testata – fin da questa mattina i sindacati del comparto hanno chiesto al Ministero una nota di smentita sulle voci che si stanno susseguendo.
Ma – al momento – non ci sono né smentite né tanto meno notizie certe sulla pubblicazione dell’ordinanza.

PON 2014/2020, attenti agli errori ricorrenti o documenti incompleti

da La Tecnica della Scuola

Con nota 7989 del 23 marzo 2021 il Ministero dell’Istruzione ha richiamato le scuole ad una gestione più attenta della documentazione probatoria relativa all’effettiva presenza degli allievi e delle figure didattiche/formative nelle giornate di svolgimento dei moduli attivati nell’ambito dei progetti PON 2014/2020.

Infatti, la documentazione in questione risulta spesso predisposta in maniera incompleta o errata.

Numerosi sono i casi relativi alle firme di esperti, tutor o allievi incomplete o di contraddizione fra le presenze indicate sul Sistema Informativo e i relativi documenti. Particolarmente diffusa è anche la prassi della stampa dei fogli firme in ritardo rispetto allo svolgimento della lezione.

Nel corso dei controlli di I livello sono state acquisite, a scopo sanante, dichiarazioni dei Dirigenti Scolastici o altri documenti analoghi.

Ma la frequenza di questi errori ha comportato l’effettuazione di rilievi dell’Autorità di audit, per cui non saranno più considerate valide dichiarazioni sananti riguardanti la stampa tardiva dei fogli firma oltre il settimo giorno dall’attività didattica e comunque non sorrette da adeguata e specifica motivazione.

Il mancato rispetto di queste regole potrebbe comportare d’ora in poi rettifiche finanziarie e/o dichiarazioni di inammissibilità della spesa.

PON Smart Class, proroga al 30 giugno per la chiusura dei progetti

da La Tecnica della Scuola

Con due note, una per il primo ciclo e una per il secondo, il Ministero dell’Istruzione ha disposto la proroga della data di chiusura dei progetti PON Smart Class.

In particolare, solo per le istituzioni scolastiche in possesso delle condizioni per beneficiare della proroga al 31 Marzo 2021 sarà possibile effettuare la chiusura del progetto fino al 30 giugno 2021.

Per il primo ciclo, lo slittamento dei termini è contenuto nella nota prot. 7977, per il secondo ciclo nella nota prot. 7974, entrambe del 23 marzo 2021.

Tamponi a tappeto per tutti gli studenti?

da La Tecnica della Scuola

Il  ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha proposto al generale Francesco Paolo Figliuolo di effettuare test anti-Covid periodici su tutta la popolazione studentesca, all’interno degli istituti. 

Con l’ulteriore precisazione che, se venisse trovato qualche studente positivo, si andrebbe all’esame sierologico per tutta la classe che nel frattempo sarebbe posta in quarantena.

Si tratta, come è possibile immaginare, di una ipotesi che è tuttavia di difficile attuazione, almeno così sembrerebbe.

In ogni caso il commissario dovrà valutarne le modalità e sciogliere la riserva nei prossimi giorni.

Per Licia Ronzulli, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza, si tratta di una “buona idea”  che permetterebbe di tracciare l’andamento dell’epidemia.

Anche per la ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, la proposta è interessante: “Siccome la scuola è prioritaria, perché prioritario è il diritto all’educazione dei bambini, tutte le misure che si possono mettere in campo per garantire questo diritto vanno messe in campo”.

Tamponi a tappeto a tutti gli studenti: il possibile piano per il rientro a scuola

da Tuttoscuola

Nidi, scuole dell’Infanzia e Primaria di nuovo in classe dopo Pasqua, anche nelle zone rosse. E’ questa l’idea presentata nei giorni scorsi in Senato dal premier, Mario Draghi. Al “come” stanno pensando in queste ore il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e il consulente del MI, Agostino Miozzo attraverso un piano che consiste nel far rientrare il prima possibile tutti gli studenti, bambini di nidi e scuole dell’Infanzia comprese, solo a patto di eseguire un tampone rapido all’ingresso il primo giorno di scuola. Un test anti Covid che dovrà essere ripetuto ogni settimana. Nel caso di positività, si farà il tampone molecolare a tutta la classe. Si tratta ancora di ipotesi, ancora non si sa bene nemmeno quali test rapidi verranno somministrati ai ragazzi. Si parla per ora di test salivari che però. in Italia, ancora non sono stati approvati e la cui attendibilità e allo studio dell’Iss.

Al momento i presidi non ne sanno assolutamente nulla, come  confermato a Open da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Non c’è stata alcuna informazione preventiva. Si tratta di un’ipotesi non ancora definita, chiaramente noi restiamo favorevoli al tracciamento”. A non sapere nulla circa questo piano sono anche i volontari della Protezione civile che, insieme ai militari dell’Esercito, che potrebbero essere chiamati a fornire un supporto nella somministrazione dei test agli studenti di fronte alle scuole. Dalla Protezione civile a Open rispondono: “Aspettiamo che finiscano le riunioni e che sia messo a verbale questo piano. Quando finiranno, anche noi avremmo indicazioni più precise. Al momento non ne abbiamo e non eravamo alla riunione”.

Per quanto riguarda i test salivari, secondo Francesco Broccolo, virologo dell’Università Bicocca intervistato da Open, la questione resta delicata per diversi motivi: se è vero che gli antigenici naso-faringei permettono una diagnosi rapida ed evitano l’effetto imbuto nei laboratori (andati in tilt lo scorso novembre), non sono sufficientemente sensibili come potrebbero essere i salivari, chiamati in causa dal sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, che l’Istituto superiore di sanità dovrebbe approvare entro Pasqua. “Mi meraviglio che ci stiamo mettendo così tanto”, sottolinea Broccolo, “visto che è da marzo 2020 che si stanno provando”.

“Oggi non abbiamo test rapidi salivari che possano dirsi efficaci”, spiega ancora Broccolo (secondo lo Spallanzani hanno un’affidabilità del 20%). “Il campione biologico dovrebbe comunque essere mandato nei laboratorio per fare un’analisi molecolare. E dal punto di vista della logistica rimaniamo di nuovo intrappolati in tempistiche più lunghe”. Se invece vogliamo fare come la Francia, che sta facendo screening sui bambini con i test naso-faringei rapidi, allora “è fattibilissimo”. Ma dobbiamo ricordarci che questo tipo di tampone ha un’affidabilità “sempre limitata” in quanto sono poco reattivi nei pazienti con cariche virali basse, che è quasi sempre il caso dei bambini.

Alunno positivo al Covid-19: cosa accade ai compagni di scuola e agli insegnanti?

da Tuttoscuola

Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità definiscono chiaramente le procedure da attuare in caso di alunni o personale scolastico sospetto CovidMa cosa devono fare i compagni di classe di un ragazzo che effettivamente risoluta positivo al tampone?

Cosa accade ai compagni di un alunno positivo al Covid-19?

Quando un alunno risulta positivo al Covid-19 – si legge nelle faq del Ministero dell’Istruzione –  il Dipartimento di Prevenzione notifica il caso e si avviano la ricerca dei contatti e le azioni di sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata. Il referente scolastico COVID-19 deve poi fornire al Dipartimento di Prevenzione l’elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che vi sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi.

I contatti stretti, individuati dal Dipartimento di prevenzione con le attività di tracciamento dei contatti, saranno posti in quarantena per 10 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato e sottoposti a tampone molecolare. Il Dipartimento di prevenzione deciderà la strategia più adatta in merito ad eventuali screening al personale scolastico e agli alunni.

All’alunno in quarantena, anche se caso unico in classe, la scuola deve in ogni caso garantire, ove la strumentazione tecnologica in dotazione lo consenta, l’erogazione di attività didattiche in modalità digitale integrata