One year into COVID

Il Ministro dell’Istruzione, Professor Patrizio Bianchi, ha partecipato, nel pomeriggio del 29 marzo, in videoconferenza, all’evento Unesco: “One year into COVID: Prioritizing education recovery to avoid a generational catastrophe”.

In linea con la sua missione di facilitare il dialogo politico e la condivisione delle conoscenze, l’Unesco ha convocato un evento ministeriale di alto livello per stimolare una riflessione congiunta a un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19 e dalla chiamata all’azione per assicurare la continuità dell’Istruzione. In tale processo, l’Italia ha svolto un ruolo chiave nello scambio di esperienze e risposte politiche durante questo periodo.

L’evento è stato aperto, in sessione plenaria, dal Direttore Generale, Audrey Azoulay e dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, dal Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus  e la Commissaria per l’Istruzione, Scienza, Tecnologia e l’Innovazione dell’Unione Africana,  Sarah Mbi Enow Anyang.

Nel corso dell’incontro, a cui hanno partecipato i Ministri dell’Istruzione e i rappresentanti dei partner della Global Education Coalition, su invito della Vice Direttrice per l’Istruzione Unesco, Stefania Giannini, si è discusso dei temi all’ordine del giorno della politica per l’Istruzione: l’apertura delle scuole, il recupero degli apprendimenti, la trasformazione digitale. 

“Dobbiamo rapidamente organizzare una reazione globale alla pandemia. Sosteniamo quindi la Global Education Coalition lanciata dall’Unesco. Nessuno Governo al mondo può vincere la battaglia contro la pandemia da solo”, ha dichiarato il Ministro Professor Patrizio Bianchi.

“Il Governo italiano sostiene l’azione messa in campo dall’Unesco, coadiuvata da tutte le Organizzazioni, per rimettere la Scuola al centro dell’azione politica – ha aggiunto il Ministro – L’istruzione è il principale strumento per lo Sviluppo Umano”.

Concluso il monitoraggio FUN 2019/2020

Concluso il monitoraggio FUN 2019/2020: ora validare FUN 2017/2018 e 2018/2019

L’ANP ha partecipato oggi all’incontro in videoconferenza con il Ministero dell’istruzione relativo all’informativa sul monitoraggio avviato dall’Amministrazione per determinare il reale fabbisogno per il FUN 2019/2020 al fine di evitare restituzioni grazie alle risorse previste dall’art. 1, c. 981 della legge n. 178/2020 (25,85 milioni di euro).   

Il Direttore Generale Jacopo Greco ha comunicato che il monitoraggio si è concluso e, come già da noi anticipato, le risorse stanziate risultano sufficienti alla copertura del fabbisogno rilevato. 

L’ANP ha espresso apprezzamento sul monitoraggio effettuato. Abbiamo anche auspicato che la procedura di validazione dei fondi 2017/2018, e quindi di quelli 2018/2019 e 2019/20, avvenga al più presto. 

Per quanto riguarda il Decreto interministeriale di ripartizione dei 13,1 milioni, finalizzati a evitare le restituzioni da parte dei dirigenti scolastici per gli anni 2017-2018 e 2018-2019, il Direttore Generale non è stato ancora in grado di dare una data sicura per la certificazione da parte dell’Ufficio Centrale di Bilancio del Ministero ma conta su una rapida conclusione dell’iter. 

A questo proposito abbiamo manifestato l’esigenza che la procedura, pur così tormentata, si compia velocemente, evitando ulteriori passaggi e ritardi, ed abbiamo anche formulato la richiesta che si dia indicazione agli Uffici scolastici regionali di portare a termine nel più breve tempo possibile le contrattazioni integrative per il 2017/2018 e 2018/2019.   

Il Direttore generale si è impegnato a inviare agli Uffici una nota per invitarli a riprendere tempestivamente le contrattazioni, anche nelle more degli atti formali di costituzione dei relativi fondi. 

L’ANP ha inoltre ribadito la richiesta che l’Amministrazione dia corso al pagamento della posizione variabile in tutti quei casi in cui non sia stata ancora corrisposta in misura piena ai dirigenti entrati in servizio dopo il primo settembre 2017.   

Abbiamo ricordato come, a seguito dei ricorsi pilota promossi dall’ANP, l’orientamento dei giudici – ultimo il Tribunale di Busto Arsizio, subito dopo quello di Modena – è, come da noi sempre sostenuto, quello di riconoscere ai colleghi il diritto all’erogazione di tutta la retribuzione spettante.   

L’Amministrazione ha fissato per il 12 aprile un nuovo incontro sulle modalità di ripartizione delle risorse e di determinazione delle fasce di complessità in base a quanto previsto dal CCNL 2016-18. 

Continueremo a tenere informati tutti i colleghi degli esiti dei prossimi colloqui. 

La poesia è un modo positivo di vivere la mia disabilità

Damiano, che nei suoi versi racconta la natura: “La poesia è un modo positivo di vivere la mia disabilità”

SuperAbile INAIL del 29/03/2021

REGGIO EMILIA . Scout disabile e compositore di un canzoniere inventato, scrittore di poesie, racconti e autore scalzo di due libri. Si autodefinisce così Damiano Cabassi, 34 anni, originario di Cadelbosco di Sopra, a dieci minuti da Reggio Emilia. Damiano abita in campagna con i suoi genitori e i suoi due fratelli più piccoli, ha una disabilità motoria dovuta a una paralisi cerebrale con una emidistonia destra. Dopo una laurea in Scienze della comunicazione, oggi lavora per l’Università di Modena e Reggio Emilia, dove corregge i sottotitoli delle videolezioni in remoto. Ma la sua passione resta sempre la stessa: la scrittura. Damiano si racconta: “Ho iniziato a scrivere poesie all’età di 13 anni, ero in seconda media e avevo voglia di fare qualcosa di diverso. Mi sono buttato nel mondo della scrittura creativa: ho trovato l’ispirazione in montagna, durante un campo scout. I temi centrali che tratto sono la natura, l’ecologia, l’ambiente”.

Per anni, Damiano ha raccolto le sue poesie in un grande quadernone, che oggi è tutto scritto in ogni angolo. “Ormai le pagine sono tutte strapiene”, ride. Nel 2013, finalmente, pubblica la sua prima raccolta, intitolata Sdèsdet: “La parola ‘Sdèsdet’ significa risveglio: vuole essere una sorta di diario dove comunico i miei sentimenti attraverso un modo positivo di vivere la mia disabilità – spiega Damiano –. Le poesie raccolte sono tutte legate a momenti della mia vita particolarmente emblematici, una sorta di diario in versi: parlo di natura, amore, passione, ma anche Natale, Pasqua…”
Nel 2014 Damiano è andato a Roma ad assistere alla messa papale. “Quando sono partito, ho deciso che volevo portargli la mia raccolta di poesie”. Quando il Papa è passato davanti a lui, Damiano è riuscito a dare il libro a una guardia svizzera pontificia: nella dedica c’era scritto il suo indirizzo. Dopo alcune settimane, ha ricevuto una lettera a casa: “All’inizio non capivo cos’era. Era una busta gialla, l’ho girata e c’era un francobollo con la scritta ‘Città del Vaticano’. Mi sono emozionato tantissimo. Dentro c’era una lettera, dove il Papa mi diceva che aveva letto il mio libro citando alcune frasi, un rosario e un santino. È stato un dono meraviglioso”.

Nel 2016 Damiano ha pubblicato anche un altro libro, Scacciatori d’ingiustizia, un racconto in e-book. Oggi sta cercando di incanalare la sua vena creativa nel trasformare in canzoni le vecchie poesie. “Ho comprato un rimario e sto lavorando sui testi. Quando compongo, mi metto in sottofondo le canzoni di Bruce Springsteen, Bryan Adams o Zucchero”. Tutti i suoi testi sono raccolti sul suo sito, che è diventato un po’ la sua vetrina.

E oggi, per trarre ispirazione, Damiano ha trovato un nuovo metodo: camminare, “prendendo forza dalla terra”. Nonostante la sua fatica nella deambulazione, infatti, ha partecipato a vari pellegrinaggi e oggi si è avvicinato al movimento dello “scalzismo”, la scelta di non indossare le scarpe durante le attività quotidiane, camminando solo a piedi nudi. “Nel 2017 ho conosciuto il club dei Natiscalzi e mi sono innamorato di questo modo di vivere – conclude –. Spesso cammino scalzo nei campi dietro casa, con i piedi a contatto con la terra, e scrivo. Sto anche costruendo un percorso sensoriale per camminare scalzi sulla terra, attraversando vasche con diversi tipi di terreni: prossimamente sarà pronto”.

Un riconoscimento per i dirigenti che garantiscono “effettiva inclusione”

Un riconoscimento per i dirigenti che garantiscono “effettiva inclusione”

SuperAbile INAIL del 29/03/2021

La proposta di Salvatore Nocera, che plaude alla dirigente dell’Ic Guicciardini di Roma e a quanti, come lei, hanno organizzato gruppi eterogenei di compagni per assicurare agli studenti con disabilità la presenza inclusiva anche nelle scuole chiuse. E chiede al ministero i dati sulle scuole che applicano la circolare.

ROMA. Un “riconoscimento ufficiale” a quei dirigenti scolastici che, anche con le scuole chiuse nelle zone rosse, stanno garantendo agli studenti con disabilità non solo la presenza, ma una presenza inclusiva. La proposta è di Salvatore Nocera, avvocato della Fish ed esperto di inclusione scolastica, che così plaude all’esperienza dell’Ic Guicciardini di Roma: “Finalmente un’esperienza positiva di didattica in presenza in situazione di effettiva inclusione con un gruppetto di compagni. E la preside dell’Ic Guicciardini di Roma, Simona Di Matteo, lo ritiene un diritto degli alunni, a differenza di tanti altri suoi colleghi e docenti italiani. Questa preside e i docenti di questa scuola meritano un riconoscimento ufficiale del ministero – suggerisce Nocera, recapitando la sua proposta a dirigenti del dicastero e rappresentanti delle associazioni – E’ da proporre che comunque venga tributato loro dalle associazioni di persone e famiglie con disabilità e da quanti altri credono e lottano per una ‘effettiva inclusione’. Questa esperienza – continua – fa ancora credere in una scuola inclusiva e solidale, grazie a dirigenti scolastici che non si attardano a interpretare il significato di circolari chiare come la nota 662, al solo fine di non applicarla, negando così quello che la preside Di Matteo ha chiamato un diritto degli alunni con disabilità ed una ‘opportunità’ per i compagni”.

Nocera chiede anche che il ministero monitori lo stato di applicazione di quella circolare e del principio fondamentale in essa contenuto: “Sarebbe doveroso per il ministero raccogliesse i dati circa la percentuale di scuole che, come l’Ic Guicciardini, hanno messo in pratica questa nota ministeriale: alla luce delle numerosissime segnalazioni che riceviamo da tante famiglie deluse, temo che i numeri siano davvero bassi. Per questo – conclude e rilancia –  un riconoscimento ufficiale da parte del ministero verso chi ha fatto il proprio dovere  sarebbe doveroso, anche come segnale per tutti gli inadempienti e verso l’opinione pubblica, che così apprezzerebbe il lavoro e la tenacia di queste benemerite  ed ‘eroiche ‘ istituzioni scolastiche”.

Attività divulgative scientifiche

In questo secondo anno della Pandemia da Virus Sars,Cov.2, purtroppo le attivita’ divulgative scientifiche , basate sulla innovazione “Bio-Quantica” delle scienze della vita e rimasta bloccata a partire dall’ ultimo convegno a Firenze del 27.Marzo.2020 . Rf.1. https://www.egocrea.net/category/innovazione/

La Virologia ,la Genetica e piu’ in generale la Medicina, ad oggi  permangono purtroppo non e aggiornate sugli sviluppi della moderna  Biologia-Quantica,  che il Cluster EGocreanet promuove a partire dal 2017

Rf.2) Paolo Manzelli : Biofotoni ed Energia per la vita: Paolo Manzelli

http://www.edscuola.eu/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/Biophotons.Prom_.pdf ; https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=100607

Rf.3.) An impressive revolution is occurring in new-biology :  

W. B. Miller Jr., Biological information systems: Evolution as cognition-based information management, Progress in Biophysics and Molecular Biology, 134, 1e26 (2018).

L’emissione Quantica di Biofotoni è  spontanea e di bassa intensita’ di luce visibile ( tra i 400 e 700 nm) ed essa non solo l’ uomo ma anche tutti i sistemi viventi utilizzano per comunicare informazioni bio-genetiche la cui “Coerenza” si identifica con lo stato di salute dell’ organismo vivente.

Di conseguenza la “Coerenza del Flusso Biofotonico” fornisce informazioni bio-genetiche sulla  propagazione di segnali bio-fotonici che danno informazioni in relazione alla salute e alla malattia dell’ uomo e della donna .

Rf.4.) Fritz Albert.Popp : https://www.dionidream.com/popp-biofotoni-coerenti-salute/

La emissione dei Biofotoni e un flusso di energia di informazione  il quiuale proviene in altissima percentuale dal DNA e come è stato evidenziato da molti recenti studi sulla Biofotonica scienza che  giuoca un importante ruolo nella eccitazione delle funzioni neuronali e degli stati mentali del cervello  .

Rf.5) P. Manzelli : https://www.neuroscienze.net/biofotoni-ed-armonizzazione-della-vita-biologica/

La emissione di Biofotoni si attua nel cervello per la comunicazione per attivare li due principali vie di comunicazione mente-corpo : A)  quella neuronale trasmessa come flusso ionico ( Top-Down) , prodotta dal metabolismo dei neurotrasmettitori nelle “sinapsi bio-chimiche” che   viene  veicolata da Assoni e Nervi e B) quella Bio-fotonica che ha origine  dagli  spark di luce emessi delle “sinapsi”  elettriche la quale  utilizza come canale di trasmissione “reversibile” la multipla strutturazione in   nano strati della Mielinia , che scherma gli assoni e nervi da campi elettrici esterni , per tramite la  sequenza la cellule di Swan,  intervallate dai ripetitori di informazione quantica detti nodi di Ranvier –

RF.6.) SINAPSI . https://www.corrierenazionale.net/2019/11/11/new-trendes-in-neuro-scienze/

La Bioquantica è pertanto una scienza emergente che e importantissima proprio per comprendere da “de-coerenza” del Flusso Bio-fotonico , che in particolare si manifesta anche nella  sintomatologia della Patologia  Virale da COVID.19.  Il sintomo di febbre con la Biofotonica viene pertanto interpretato come risposta dell’ organismo malato alla carenza di “regolarita coerente” del flusso di biofotoni che transitano nell’ Ipotalamo cerebrale la quale  fa saltare la regolazione termica la quale agisce sulla della vasocostrizione del flusso sanguigno che risponde ad un aumento della temperatura del corpo oltre i 37.* C.

Infine come Cluster EGOCREANET attendiamo di ricominciare appena possibile di realizzare un nuovo Concvegno sulla innovazione culturale e scientifica slt tema della <BIo.Quantica Virale> e nel frattempo ci inviamo CARI AUGURI di BUONA PASQUA 2021.  Paolo Manzelli 

Maxi piano per stabilizzare altri 50mila docenti precari

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Il record di 200mila supplenti di settembre 2020 non può ripetersi a settembre 2021. È l’impegno che il premier Mario Draghi ha chiesto al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, considerando anche che lo scorso anno le ultime supplenze sono state assegnate (sul sostegno, ma non solo) a dicembre inoltrato con molte scuole di nuovo in Dad. Per scongiurare un nuovo attacco di ”supplentite” si sta lavorando a un maxi-piano di stabilizzazioni destinato a coinvolgere almeno 50mila precari. Se non 60mila, come confermano anche fonti sindacali.

Il punto di partenza è il trend delle assunzioni degli ultimi anni: complice la mancanza di aspiranti prof nelle graduatorie a esaurimento (Gae) del Nord, su 84.808 autorizzate ne sono andate in porto appena 25mila. Per evitare il bis, a Viale Trastevere si sono già messi al lavoro e a metà marzo hanno definito l’organico docente: 620.623 cattedre comuni, 106.170 di sostegno, e 14.142 adeguamenti alle situazioni “di fatto”. In linea più o meno con l’anno scorso, se si eccettuano i 5mila prof di sostegno e i mille della scuola dell’infanzia in più (e i 650 in meno ai professionali). Dunque, tra posti rimasti vacanti l’anno scorso e nuove esigenze servirebbero oltre 60mila prof. Se al conto aggiungiamo i 27.500 pensionamenti, che a settembre corrisponderanno ad altrettanti vuoti d’organico, ci avviciniamo a quota 90mila.

Come e dove trovarli? A oggi l’unico punto fermo è il concorso straordinario semplificato, voluto dall’ex ministra Lucia Azzolina, che dovrebbe portare in cattedra 32mila precari con tre anni di servizio alle spalle. La selezione scritta si è conclusa, si aspetta la definizione dei vincitori. A quel punto, immaginando che diventino tutti di ruolo quest’anno, le esigenze scenderebbero sotto le 60mila unità. Forse a 50mila visto che una quota di ingressi dalle Gae ci sarà anche quest’anno (soprattutto per infanzia e primaria). Considerando che (per ragioni prettamente sanitarie) i restanti due concorsi ordinari da 46mila cattedre sono fermi ai box e che, se anche partissero prima dell’estate, non si concluderebbero comunque in tempo per le assunzioni 2021/22, la soluzione va cercata altrove. Senza dimenticare che c’è da decidere la sorte della mobilità, con diversi partiti di maggioranza, in testa la Lega, che premono per superare il vincolo di permanenza quinquennale. Un meccanismo che, se attivato, porterebbe comunque a riempire dei vuoti e aprirne altri.

In questo quadro per nulla agevole, Istruzione e Palazzo Chigi stanno approfondendo un paio di ipotesi. La prima passerebbe dallo sblocco della mobilità e dall’addio al vincolo dei 5 anni – con 100-130mila insegnanti che ne approfitterebbero per riavvicinarsi a casa – e dall’avvio di un corso-concorso “semplificato” (ma non riservato) e incentrato sui titoli di servizio, per inserire precari storici, magari con un primo anno formativo e l’immissione in ruolo nel 2022/2023. La seconda verterebbe invece sul rinvio di un anno della mobilità e sulla conferma di tutti i precari sui posti attualmente occupati. Fermo restando il corso-concorso di cui sopra.

L’aspetto delicato, oltre all’accordo che si dovrà trovare con il sindacato, riguarda il rischio di possibili ricorsi. Da qui l’idea di stabilizzare in ordine di graduatoria (non quindi quelli oggi in cattedra, spesso non abilitati).

La soluzione tecnica passa inevitabilmente anche per quella politica, con M5S e Iv contrari a nuove sanatorie, Pd e Lega invece favorevoli alla stabilizzazioni dei precari storici. Trovare un compromesso non è semplice. Specialmente se si vuole evitare che l’intenzione di ridurre il precariato, con la mobilità senza freni, finisca paradossalmente per crearne altro.

Esame di idoneità nel primo e secondo ciclo, domande entro il 30 aprile

da Il Sole 24 Ore

di Laura Virli

In data 8 febbraio 2021 è stato pubblicato il decreto che disciplina, dall’anno scolastico in corso, lo svolgimento degli esami di idoneità e degli esami integrativi. Come conseguenza, gli articoli a riguardo, presenti nell’ordinanza ministeriale 90 del 2001, sono stati abrogati. Di seguito una sintesi dei punti salienti di questo nuovo regolamento.

Esami di idoneità
Nel decreto sono illustrati tutti i requisiti di accesso agli esami di idoneità per gli studenti di primo e secondo ciclo. Entro il 30 aprile di ciascun anno, i genitori degli alunni presentano la richiesta di sostenere l’esame di idoneità al dirigente dell’istituzione scolastica statale o paritaria prescelta, unitamente al progetto didattico-educativo seguito nel corso dell’anno.

L’esame si svolge in un’unica sessione entro il 30 giugno, secondo il calendario definito da ciascuna istituzione scolastica.

L’esame di idoneità per la scuola primaria e la prima classe della scuola media prevede una prova scritta relativa alle competenze linguistiche, una prova scritta relativa alle competenze logico matematiche ed un colloquio.

Per la seconda e terza della scuola media l’allievo deve sostenere tre prove scritte, italiano, matematica e inglese, e un colloquio pluridisciplinare.L’esito dell’esame è espresso con un giudizio di idoneità/non idoneità. Nel caso di esito negativo lo studente è ammesso a frequentare la classe inferiore.

Alle superiori lo studente sostiene gli esami di idoneità su tutte le discipline previste dal piano di studi dell’anno o degli anni per i quali non siano in possesso della promozione.

Chiaramente la valutazione delle prove deve essere distinta per ciascun anno. Supera gli esami colui che consegue un punteggio minimo di sei decimi in ciascuna delle discipline nelle quali sostiene la prova.

Esami integrativi
Gli esami integrativi si svolgono in un’unica sessione speciale, che deve aver termine prima dell’inizio delle lezioni. Questi esami permettono ad uno studente, già iscritto ad una scuola superiore, il passaggio a scuole di diverso ordine e indirizzo. Riguardano le materie, o parti di materie, non comprese nel corso di studio di provenienza relative a tutti gli anni già frequentati.

La preparazione dei candidati viene accertata attraverso prove scritte, grafiche, pratiche e orali. Supera gli esami il candidato che consegue un punteggio minimo di sei decimi in ciascuna delle discipline nelle quali sostiene le prove.

Il decreto pone l’accento sulla possibilità che viene data, ai fini di favorire il riorientamento, agli studenti iscritti al primo anno della scuola superiore. Essi possono richiedere, entro e non oltre il 31 gennaio di ciascun anno scolastico, l’iscrizione alla classe prima di altro indirizzo di studi, senza dover sostenere esami integrativi. Lo stesso vale all’interno del primo biennio della scuola superiore. In questo caso, al fine di consentire un efficace inserimento nel percorso formativo di destinazione, nella scuola ricevente lo studente sosterrà un colloquio diretto ad individuare eventuali carenze formative, particolarmente in relazione alle discipline non previste nell’indirizzo di provenienza, in modo da intervenire, nel corso dell’anno scolastico, con progetti specifici di recupero.

Scuola, in Italia più della metà dei docenti andrà in pensione nei prossimi 15 anni

da  la Repubblica

Ilaria Venturi

La scuola italiana ha pochi insegnanti giovani, ovvero under 35: appena il 6,4% in Italia. Solo la Grecia (4,6%) e il Portogallo (3,4%) sono messi peggio. E se è vero che l’invecchiamento del corpo docente interessa più della metà dei sistemi educativi in Europa, il nostro Paese segnala qualche criticità in più. Più della metà dei docenti andrà in pensione nei prossimi 15 anni, il mondo della scuola ha nel suo orizzonte un fortissimo ricambio generazionale in cattedra. Ma se le condizioni di oggi non cambieranno, nel reclutamento e nella formazione, la strada sarà in salita. Il motivo? Già oggi i pochi giovani che insegnano hanno contratti che al massimo durano un anno. In condizione di precarietà è il 78%: un’anomalia tutta italiana che salta agli occhi. Insieme a un altro nodo problematico per medie e superiori: la formazione iniziale. La pratica in classe (il cosiddetto inSchool placement) non esiste, mentre la “formazione professionale”, su materie cioè legate alla didattica e alla pedagogia, in Italia arriva all’8% contro il 50% di altri Paesi.

Nel dibattito sulla crisi che sta attraversando la professione degli insegnanti, si inserisce il nuovo rapporto della rete Eurydice “Teachers in Europe: Careers, Development and Well-being” che ha come focus i docenti della scuola secondaria inferiore, per noi le medie. Il rapporto copre i 27 gli Stati membri dell’Ue, oltre a Regno Unito, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia.

Le aree chiave dallo studio comprendono la crisi vocazionale e le politiche legate all’attrattività della professione, la formazione iniziale, lo sviluppo professionale continuo, le condizioni di servizio, le prospettive di carriera e il benessere degli insegnanti. Ecco alcuni punti.

Quanto è attrattiva la professione docente?

Milioni di insegnanti in tutta Europa, si legge nel Rapporto, hanno dovuto adattarsi rapidamente alle chiusure delle scuole a causa della pandemia e garantire l’insegnamento a distanza. “Ma se da una parte si riconosce agli insegnanti il loro ruolo cruciale, e lo si è visto in questa drammatica emergenza, dall’altra si assiste anche a una crisi professionale piuttosto importante che vede sistemi scolastici sempre più in difficoltà nel reclutare insegnanti motivati e competenti” osserva Simona Baggiani, analista di Indire (unità italiana Eurydice). Un fenomeno non nuovo, ma che sembra peggiorato negli ultimi anni. La carenza di docenti riguarda ben 35 sistemi educativi in Europa: otto di questi, tra cui l’Italia, soffrono sia di carenze – nelle materie di matematica, scienze, tecnologia e ingegneria e nelle lingue straniere- che di eccesso di offerta. Solo in tre paesi (Cipro, Irlanda del Nord e Turchia) l’eccesso di offerta è la principale problematica. Le ragioni? “Sono molteplici, come la mancanza di pianificazione nella formazione iniziale dei docenti o i bassi tassi di reclutamento dovuti alla riduzione della spesa nel settore pubblico” spiega l’esperta.

Altro guaio, si è visto, è l’invecchiamento. Gli ultimi dati Eurostat indicano che, a livello Ue, quasi il 40% degli insegnanti del livello secondario inferiore ha oltre 50 anni, e meno del 20% ha meno di 35 anni. Alla luce della pandemia – spiega il Rapporto Eurydice – l’età avanzata degli insegnanti aggiunge un ulteriore elemento di vulnerabilità ai sistemi educativi nel loro insieme “sia per la maggiore fragilità degli stessi, sia per la diffusa difficoltà tra gli insegnanti più anziani di gestire la didattica a distanza attraverso le nuove tecnologie”. Gli ultimi dati Eurostat indicano infatti che, a livello Ue, quasi il 40% degli insegnanti del livello secondario inferiore ha oltre 50 anni, e meno del 20% ha meno di 35 anni.

Stipendi e contratti

In Europa un insegnante su cinque lavora con contratti temporanei. Tra gli insegnanti con meno di 35 anni, più di un terzo è assunto a tempo determinato, e in Italia (78%), come in Spagna, Austria e Portogallo, sono addirittura più di due terzi, con contratti brevi e spesso non superiori a un anno (quest’ultimo è il caso dell’Italia). In alcuni paesi rimane alta anchela percentuale di insegnanti nella fascia di età 35-49 che lavora con un contratto a tempo determinato (in Portogallo il 41%, in Spagna il 39% e in Italia il 32%).

Sugli stipendi – continua il Rapporto – si registra una generale insoddisfazione tra gli insegnanti europei. Solo in Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Inghilterra, la percentuale di insegnanti soddisfatti, o molto soddisfatti, del loro stipendio è superiore al valore medio Ue del 38%. In Francia, Italia, Portogallo, Romania e Slovenia, pochi insegnanti sono soddisfatti. “Il problema non è tanto lo stipendio in sé – fa notare Simona Baggiani – perchè gli stipendi medi sono, anche se di poco, superiori al Pil pro capite. Il problema sta nella prospettiva di carriera”. Gli insegnanti italiani, infatti, devono lavorare 35 anni prima di raggiungere lo stipendio massimo, che è circa il 50% in più dello stipendio iniziale. In Francia, Italia, Portogallo e Slovenia, inoltre, negli ultimi dieci anni gli stipendi degli insegnanti hanno avuto aumenti molto limitati.

Come si sale in cattedra?

La maggioranza dei sistemi educativi europei, compreso quello italiano, richiede una qualifica minima equivalente alla laurea magistrale per l’accesso alla professione, una formazione professionale – che varia da un 50% per il Belgio francese, Irlanda e Malta a un 8% in Italia (i 24 crediti in discipline psico-pedagogichee metodologie didattiche) e Montenegro – e, spesso, anche un periodo di pratica in classe (assente in Italia per le medie e superiori).

In base ai risultati dell’indagine internazionale Talis 2018, in Europa, quasi il 70% di tutti gli insegnanti riferisce di essere stato formato in tutti e tre i principali aspetti della formazione (contenuti disciplinari, pedagogia generale e relativa alla specifica disciplina e pratica in classe). La percentuale scende sotto il 60% in Spagna, Francia e Italia. Per quanto riguarda la fase di avvio alla professione per i nuovi insegnanti (per noi anno di prova), in media, in Europa, meno del 50% degli insegnanti ha preso parte a una qualche forma di programma di sostegno all’inizio della carriera. In Italia l’anno di prova è obbligatorio per la conferma in ruolo dei docenti, ma è rivolto solo agli insegnanti assunti a tempo indeterminato. E dopo la cancellazione del Fit, il percorso progettato dalla Buona scuola, tutto è bloccato: ancora manca un percorso che tenga insieme la formazione e il reclutamento.

Insegnare, che stress?

Altro capitolo, qui riportato in sintesi, riguarda il benessere a scuola. In media, a livello Ue, quasi il 50% degli insegnanti riferisce di aver sperimentato “abbastanza” o “molto” stress sul lavoro. Gli insegnanti che lavorano in scuole con un clima collaborativo e che si sentono sicuri di sé nella gestione del comportamento e nella motivazione degli studenti, generalmente segnalano un minor livello di stress. La percentuale degli insegnanti italiani che hanno riferito di aver sperimentato abbastanza o molto stress sul lavoro è tuttavia inferiore alla media europea del 46,8%, con il 28,9% di insegnanti che ha risposto “abbastanza” e il 5,9% “molto”.

Graduatorie ATA, alcune faq su come dichiarare i servizi prestati

da La Tecnica della Scuola

Con riferimento alla compilazione della domanda per l’inserimento nelle graduatorie di terza fascia del personale ATA, il Ministero ha pubblicato delle faq che chiariscono alcuni aspetti riguardo alla dichiarazione dei servizi prestati.

Le riportiamo di seguito:

Quale profilo devo indicare nella sezione relativa ai servizi?

I servizi letti dal fascicolo personale del SIDI e proposti dal sistema sono stati attualizzati e riferiti al profilo che garantisce la migliore valutazione per l’interessato. In analogia l’aspirante che abbia prestato il servizio nelle scuole paritarie, e che quindi lo dovrà indicare puntualmente, indicherà il profilo sul quale il servizio consente la valutazione più favorevole. Il servizio va indicato una sola volta per tutti i profili richiesti e sarà ribaltato automaticamente sugli eventuali altri profili richiesti.

Come posso indicare il servizio militare di leva o i servizi sostitutivi assimilati per legge?

Il servizio militare di leva e i servizi sostitutivi assimilati per legge vanno così codificati:

  • se prestati in costanza di nomina vanno attribuiti al profilo su cui l’interessato stava prestando servizio;
  • se prestati non in costanza di nomina vanno attribuiti al profilo fittizio XX (altro profilo) e va selezionata la voce “Amministrazioni statali/Enti locali”.

Per queste tipologie di servizio indicare che trattasi di servizio militare di leva o di servizi sostitutivi assimilati per legge nel campo relativo all’istituzione scolastica.

Ho un servizio militare/civile o un servizio prestato in altra amministrazione pubblica che è a cavallo fra due anni scolastici. Non riesco ad inserirlo perchè l’applicazione consente di registrare i servizi solo per anno scolastico.

Inserire il servizio suddiviso fra due anni scolastici, facendo terminare il primo periodo al 31 di agosto e iniziare il secondo periodo dal 1° settembre, in modo tale che il punteggio attribuito sia equivalente in quanto senza soluzione di continuità.

Sono già presente nelle graduatorie III fascia ATA per il triennio 2017/2019 ma alcuni servizi, precedentemente dichiarati, hanno avuto una diversa valutazione. Come posso fare per comunicare la variazione intervenuta?

Al fine di garantire la coerenza fra i servizi dichiarati e i punteggi attribuiti dalla scuola nel precedente triennio non è possibile modificare i servizi precedentemente dichiarati.

L’eventuale diversa valutazione di un servizio precedentemente dichiarato deve essere:

  • comunicata allegando, nell’apposito spazio, gli estremi del provvedimento di rettifica del punteggio, emesso dalla scuola che ha effettuato la verifica;

oppure

  • in mancanza di provvedimento di rettifica, comunicata nella nota in coda all’istanza, specificando i motivi che comportano la diversa valutazione. L’istituzione che tratta la domanda provvederà ad effettuare il riscontro e ad apportare, ove necessario, le modifiche al punteggio.

Nel servizio da me prestato sono presenti periodi di interruzione della retribuzione o assenza. In che modo devo comunicare i predetti periodi?

Il periodo di servizio deve essere importato come proposto dal sistema o inserito se trattasi di sevizio diverso da quello prestato nelle scuole statali. All’interno di esso possono esistere uno o più periodi di interruzione della retribuzione e/o assenza e ciascuno di questi deve essere indicato negli appositi campi presenti nei due box in fondo alla schermata di inserimento del servizio. Il sistema, nella successiva fase di calcolo del punteggio, decurterà automaticamente i giorni di interruzione/assenza compresi nel servizio prestato.

Sto effettuando l’aggiornamento di un profilo per cui ero già presente nelle graduatorie del triennio precedente e, contestualmente, l’inserimento per un nuovo profilo; come devo dichiarare i servizi?

I servizi sono di tre diverse tipologie:

  • quelli comunicati entro il 2014, di cui non sono evidenti i dettagli, ma il cui punteggio è cumulato nel punteggio precedente;
  • quelli dichiarati nel precedente triennio, di cui sono presenti i dettagli e il relativo punteggio è nel punteggio servizi;
  • quelli registrati nel fascicolo del personale e da importare in questa occasione sulla domanda al fine di ottenerne la valutazione.

In caso di domanda mista (con almeno un profilo in inserimento e un altro in aggiornamento) dovranno essere importati dal fascicolo solo i servizi successivi a quelli già dichiarati, mentre quelli dichiarati in occasione del precedente aggiornamento saranno riportati automaticamente su tutti i profili, compreso quello di nuovo inserimento.
Nella nota in coda alla domanda devono essere segnalati gli eventuali servizi effettuati negli anni precedenti l’aggiornamento del 2017 e a suo tempo non dichiarati.

Nel caso in cui si importino servizi in parte sovrapposti ai servizi già dichiarati in occasione del precedente aggiornamento, come è meglio operare?

In caso di aggiornamento di domande già presenti, i servizi potrebbero derivare in parte da quelli dichiarati nella precedente domanda (visualizzati nella sezione Servizi inseriti dall’aspirante contrassegnati come SIDI), in parte da servizi svolti nell’ultimo triennio (Visualizzati nella sezione Servizi presenti nel fascicolo contrassegnati con FASCICOLO). Tali servizi potrebbero sovrapporsi se nel precedente triennio non era stato possibile dichiarare per intero il servizio in corso al momento della presentazione della domanda. Quest’ultimo servizio, essendo ora riproposto per intero, si potrebbe sovrapporre temporalmente con il periodo già dichiarato nel precedente triennio. In tal caso, dovrà essere modificata la data di inizio del servizio importato (contrassegnato come importato dal FASCICOLO) in modo che la stessa inizi immediatamente dopo il termine del servizio già dichiarato.
Ad ogni modo, si ricorda che un servizio importato dal fascicolo può essere sempre cancellato e reinserito manualmente.

Dopo Pasqua rientreranno a scuola 3,7 milioni di alunni. Sei alunni su dieci in presenza

da Tuttoscuola

I dati aggiornati di Tuttoscuola

Saranno 5,3 milioni gli studenti che dopo Pasqua potranno seguire le lezioni in presenza a scuola. Quasi 4 milioni in più rispetto alle ultime settimane.
Un anticipo di questo rientro massiccio si avrà martedì 30 marzo, con il passaggio del Lazio dalla zona rossa all’arancione, quando circa un milione di alunni lasceranno la DAD, mentre passano in zona rossa la Toscana, la Calabria e la Valle d’Aosta.
La nuova mappa delle presenze a casa o a scuola dal 7 aprile sarà la seguente: 3,2 milioni di studenti continueranno a seguire in DAD da casa (erano 6,9 milioni nei giorni scorsi) e 5,3 milioni nelle aule (erano solo 1,6 milioni).
Passeranno da 2 a 6 su dieci gli alunni che potranno seguire le lezioni in classe e socializzare con compagni e insegnanti.
Non si verificava questa situazione dall’inizio di marzo quando gli alunni in presenza erano stati 5,4 milioni.
Il quadro non è omogeneo sul territorio: nelle Isole sarà confermato a scuola in presenza l’83% degli alunni, mentre nelle regioni settentrionali sarà in presenza il 57%.
La Regione con la minore quota di studenti in presenza sarà la Campania (solo il 51%), quella con la maggiore presenza il Lazio (quasi l’84%).

Dal prossimo 6 aprile 5,3 milioni di studenti seguiranno le lezioni in presenza a scuola. Sono il 62,3% (sei su dieci) degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie.

Tra loro 3,1 milioni frequentano scuole dell’infanzia, scuole primarie e il primo anno di secondaria di I grado anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa.

Per la stessa ragione potranno tornare nelle istituzioni educative, indipendentemente dal colore della regione, i bambini dei nidi d’infanzia.

Da martedì prossimo, 30 marzo, 687mila ragazzi delle scuole laziali lasceranno la DAD per il cambio del colore della regione che da rossa passerà all’arancione, ma oltre mezzo milione di alunni toscani e 285mila calabresi andranno in zona rossa, tutti temporaneamente in DAD fino al 6 aprile.

Per due giorni, prima che inizino le vacanze pasquali, saranno poco più di 2milioni gli alunni in presenza e quasi 6,5 milioni quelli in DAD.

Se prima della data del rientro alcune regioni classificate in zona rossa transiteranno in zona arancione, il numero degli alunni in presenza potrebbe aumentare soprattutto in riferimento ai ragazzi degli ultimi due anni della secondaria di I grado e al 50% degli studenti delle superiori.

La modifica di colore disposta dall’ordinanza del ministro della salute avrà effetto da martedì 30 marzo, mentre il parziale ritorno in presenza dopo Pasqua è stato deciso dal presidente Draghi che ha voluto rompere il vincolo delle zone rosse, autorizzando il rientro in presenza dei bambini della scuola dell’infanzia, degli alunni della primaria e di quelli del primo anno della scuola secondaria di I grado.

Tuttoscuola ha effettuato una mappatura del numero di studenti che conseguentemente dai prossimi giorni faranno lezione a scuola o da casa, sia per area geografica, sia per grado di scuola.

Ecco le risultanze.

La mappa per area geografica

Nello specifico, secondo i calcoli di Tuttoscuola, dovrebbero essere dunque 5.296.519(sei su dieci) gli alunni di scuole statali e paritarie che potranno seguire le lezioni in presenza su un totale di 8milioni e 506mila. I dati comprendono circa anche un milione e 400mila bambini di scuola dell’infanzia da settimane esclusi dalle attività educative in presenza a scuola.

Le regioni più interessate da questa riapertura in presenza con quantità notevoli di ragazzi a scuola sono la Lombardia con 785.910 in presenza (e 615.903 in DAD), il Lazio con 687.592 (e 133.737 in DAD), la Campania con 484.731 (e 460.262 in DAD), la Toscana con 265.966 (e 238.650 in DAD), il Veneto con 373.003 in presenza (e 307.093 in DAD).

Con la quasi totalità degli alunni in presenza (82-83%) le Isole: la Sicilia con 614.891 e la Sardegna con 170.004 alunni in presenza.

La mappa per grado di scuola

Complessivamente vi saranno 5,3 milioni (62,3%) di alunni in presenza a scuola e 3,2 milioni (37,6%) in DAD, con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori nelle regioni in cui è consentito.

Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola 1.393.010 bambini delle scuole dell’infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 906.011 alunni della scuola secondaria di I grado (il 52,9%) e parzialmente in alternanza al 50% 407.304 studenti delle superiori (il 14,6%).

Avviso 29 marzo 2021, AOODGOSV 6679

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione
e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione


Oggetto: Selezione degli assistenti di lingua italiana all’estero a. s. 2021/2022. Riapertura termini. Avviso prot.1046 del 18 gennaio 2021.