Formazione Mobilità studentesca internazionale

ULTIMI GIORNI PER ISCRIVERSI ALLE TRE GIORNATE DI FORMAZIONE GRATUITA ONLINE PER COMPRENDERE E VALUTARE LA MOBILITÀ STUDENTESCA INTERNAZIONALE

Ad aprile l’iniziativa per dirigenti scolastici e insegnanti sulla mobilità studentesca internazionale e la sua valutazione, promosse da Intercultura: dalle teorie alle pratiche

30 marzo 2021 – Ultimi giorni per iscriversi al percorso di formazione online per dirigenti scolastici e insegnanti di tre moduli (due ore ciascuno). promosso nel mese di aprile da Fondazione Intercultura Onlus e Associazione Intercultura Onlus per comprendere e valutare la mobilità studentesca internazionale. Le iscrizioni sono gratuite e scadono il 6 aprile 2021 (https://www.intercultura.it/formazione-2021)

IL CALENDARIO DEI CORSI:

1. Il primo modulo (8 aprile) sarà dedicato al processo di internazionalizzazione della scuola e alla mobilità studentesca;

2. il secondo modulo (15 aprile) si concentrerà su uno dei principali obiettivi della mobilità studentesca: la competenza interculturale;

3. il terzo e ultimo modulo (22 aprile) presenterà il Protocollo di valutazione Intercultura, uno strumento elaborato da Fondazione Intercultura in collaborazione con l’Università di Udine per valutare la competenza interculturale degli studenti che hanno partecipato a un programma annuale all’estero.

Le tematiche saranno affrontate sia da un punto di vista teorico e normativo che da un punto di vista di pratiche grazie anche all’intervento di insegnanti, dirigenti scolastici, volontari di Intercultura e studenti. 

Educare alla cittadinanza interculturale è una delle sfide più importanti  della scuola nel tempo della globalizzazione. In questa prospettiva, un ruolo chiave è ricoperto dal progetto educativo della mobilità studentesca internazionale.

“Anche nell’anno della pandemia – afferma Andrea Franzoi, Segretario Generale dell’associazione Intercultura -l’interesse degli adolescenti e delle loro famiglie per un’esperienza scolastica all’estero non è diminuito: è sempre più evidente come il progetto educativo proposto da Intercultura sia un investimento per il futuro dei giovani in un mondo sempre più interconnesso e nel quale è necessario però saper interagire con chi è diverso da noi.”

“A livello europeo – sostiene il Segretario Generale della Fondazione Intercultura Roberto Ruffino – da tempo si mette in evidenza la necessità di aprire la scuola al dialogo interculturale e di formare insegnanti competenti a proporlo, a gestirlo e a valutarlo all’interno di società sempre più multiculturali. In questo contesto assume un rilievo crescente il tema della mobilità studentesca internazionale come momento di formazione ad una cittadinanza globale e contributo all’internazionalizzazione della scuola”.

Al termine del percorso di formazione i partecipanti, oltre a ricevere materiali e strumenti, avranno acquisito conoscenze connesse alle politiche europee e alla letteratura pedagogica concernenti la mobilità studentesca, la competenza interculturale e la sua valutazione. Inoltre, saranno in grado di utilizzare i vari strumenti del Protocollo di valutazione Intercultura.

La Fondazione Intercultura, a coloro che avranno frequentato tutti e tre i moduli, rilascerà un attestato di partecipazione.

L’iscrizione al percorso di formazione è gratuita e si effettua tramite il sito www.intercultura.it/formazione-2021

Fondamentale lo sblocco della mobilità

Scuola: fondamentale lo sblocco della mobilità. Ora superare il vincolo quinquennale e costruire condizioni a difesa della scuola in presenza e in sicurezza

Roma, 30 marzo – Con l’emanazione di due ordinanze ed una nota ministeriale è finalmente partita la complessa procedura della mobilità del personale docente, ATA ed educativo per l’anno scolastico 2021/22.

“Grazie alla nostra azione è stato sventato il tentativo di congelare questa procedura attesa da tante lavoratrici e lavoratori e sconfitta l’erronea posizione, che rischiava di prendere il sopravvento nel governo, secondo cui il blocco della mobilità sarebbe stato l’unico strumento per garantire con sufficiente tranquillità l’avvio del prossimo anno scolastico. Bloccare la mobilità sarebbe stata una scelta non solo inutile e gratuitamente punitiva nei confronti del personale della scuola, ma avrebbe comportato anche l’ennesimo rinvio nell’affrontare gli atavici problemi che attanagliano la scuola, soprattutto in occasione della ripartenza del nuovo anno scolastico”. Così Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL.
“Superato questo scoglio occorrono però ulteriori passaggi per evitare un avvio dell’anno scolastico con un numero senza precedenti di precari. Innanzitutto – sottolinea Sinopoli – occorre superare le disposizioni sul vincolo quinquennale, misura vessatoria per chi la subisce e infruttuosa ai fini del funzionamento della scuola. Il superamento del vincolo deve avere una prima applicazione già nelle operazioni di utilizzazioni e assegnazioni provvisorie che si svolgeranno in estate”.
“Occorre poi rifinanziare e incrementare l’organico Covid che ha rappresentato un importante sostegno nelle scuole per affrontare le conseguenze della pandemia. È necessario – aggiunge il dirigente sindacale – prevedere un grande piano di assunzione per i docenti, partendo dalla stabilizzazione del personale precario e investendo nella sua formazione. Contestualmente, bisognerà ripensare il sistema di reclutamento fondandolo sulla formazione del personale. Serve concludere le procedure di internalizzazione degli ex LSU e contemporaneamente incrementare l’organico di diritto dei collaboratori scolastici”.
“Nei prossimi giorni – avverte Sinopoli – verificheremo la volontà del Ministero di attivare questo percorso e di invertire la rotta rispetto alle scelte degli ultimi anni, partendo dall’adozione di norme che eliminino l’automatismo tra riduzione degli studenti e riduzione del personale scolastico e incrementando le dotazioni organiche al fine migliorare la qualità del lavoro e degli apprendimenti per tutti. Questa è la base per programmare al meglio i sistemi di reclutamento, i piani assunzionali, l’incremento del tempo scuola e le riforme  degli ordinamenti”.
“L’altro passaggio riguarda le condizioni di sicurezza in cui si riaprono le scuole. Non servono annunci ma fatti. Prima di tutto servono dati certi per scelte consapevoli. Se non ci sono le condizioni per uno screening della popolazione scolastica, quanto meno si lavori subito per un monitoraggio anche solo a campione. Si intervenga sul protocollo per la sicurezza che risale ormai ad agosto, quando il quadro epidemiologico era completamente diverso. Bisogna lavorare per difendere la scuola in sicurezza in quest’ultimo scorcio di anno scolastico e in prospettiva per l’inizio del prossimo, che altrimenti rischia di non essere molto diverso da quello in corso”. Conclude.

App and autism

Autismo, Medea: ecco “App and autism”, il portale amico dei bambini

Redattore Sociale del 30/03/2021

Un database online di applicazioni per tablet e smartphone (Windows, Android e IOS) dedicate ai bambini con disturbi dello spettro autistico. “Con la tecnologia cerchiamo di superare i limiti di presenza fisica”.

ROMA. App And Autism (appandautism.it) è un database online di applicazioni per tablet e smartphone (Windows, Android e IOS) dedicate ai bambini con disturbi dello spettro autistico. Realizzato dal team di psicologi e ingegneri dell’Istituto Scientifico Eugenio Medea di Bosisio Parini (Lc), offre una consulenza qualificata per l’identificazione di strumenti tecnologici che rispondano alle esigenze specifiche di ogni bambino.
“La ricerca scientifica, la pratica clinica e l’osservazione quotidiana hanno messo in evidenza come questi strumenti abbiano caratteristiche che rispondono appieno alle esigenze specifiche dei bambini con autismo- spiega Valentina Bianchi, psicologa del Medea- il vantaggio delle app è l’ampia possibilità di personalizzazione dei percorsi, l’implementazione di modalità di apprendimento che sfruttano principalmente il canale visuo-spaziale, la presenza di caratteristiche audiovisive che richiamano in modo costante l’attenzione del bambino, incrementando i tempi di permanenza sul compito e l’emissione sistematica di feedback di rinforzo”.

Gestione da remoto
Alla luce dell’emergenza sanitaria legata alla presenza del coronavirus e con l’obiettivo di garantire la prosecuzione di percorsi riabilitativi, educativi e di supporto, il servizio di consulenza verrà offerto in via sperimentale interamente online e totalmente gratuito alle famiglie con bambini di età compresa tra i 3 e i 12 anni. La gestione da remoto garantirà una continuità della presa in carico dei bambini con diagnosi accertata di Disturbo dello Spettro dell’Autismo, rispetto ai quali la gravità, la pervasività e la cronicità del disturbo determinano in misura ancora maggiore la necessità di una continuità nelle procedure educative e riabilitative così come nel supporto alle famiglie per la gestione dell’ordinaria quotidianità.
“Attraverso la tecnologia cerchiamo di superare i limiti di presenza fisica attualmente imposti dall’emergenza coronavirus ma anche quelli legati più in generale ad una distanza geografica che rende difficile la partecipazione all’attività clinica tipicamente svolta in Istituto”, spiega Massimo Molteni, Direttore Sanitario del Medea. Percorso per il genitore
I genitori avranno la possibilità di entrare in contatto con consulenti esperti i quali, a partire dalle caratteristiche di ciascun bambino, definiranno un pacchetto individualizzato di applicazioni così che il tablet possa divenire partner che favorisce la comunicazione e l’interazione sociale, ma anche potenziale strumento a supporto dei percorsi riabilitativi, degli apprendimenti didattici e del potenziamento di specifiche aree di funzionamento. Dopo un primo contatto conoscitivo e la definizione degli obiettivi di lavoro, i genitori, durante gli incontri con terapisti e psicologi, verranno formati all’utilizzo degli strumenti identificati e successivamente monitorati nel tempo per rispondere ad eventuali difficoltà incontrate così come per identificare nuovi strumenti in risposta a bisogni emergenti. Per richiedere l’accesso al percorso o per avere maggiori informazioni sarà sufficiente inviare una richiesta all’indirizzo mail appautismo@lanostrafamiglia.it. (DIRE)

Assurdo mantenere il vincolo quinquennale

Assurdo mantenere il vincolo quinquennale, i problemi occorre risolverli non rimandarli!

Assurdo è l’unico termine che possiamo usare in riferimento all’ultima Ordinanza rilasciata dal Ministero dell’Istruzione. Il permanere del vincolo quinquennale ha un solo significato che è quello della non volontà di affrontare i problemi del personale scolastico”.

Anche con l’attuale dicastero– continua il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi si stanno sommando speranze diverse delle quali già deluse. Si parla di rientro a scuola e sicurezza, ma non esiste un perimetro preciso e delineato su come e dove intervenire. Si parla di Precari, ma al momento siamo fermi alle ipotesi e a quanto già esistente e, infine ma non ultimo per importanza, rimane quello che abbiamo già più volte definito la vergogna del vincolo dei cinque anni!

Insomma, per l’UGL Scuola il cambio di passo che il Sindacato ritiene assolutamente necessario per la Scuola ancora non è stato messo in atto.

La Nuova Scuola, richiamata dal Ministro all’inizio mandato non può nascere se non si creano i presupposti per eliminare le anomalie e le eccessive burocratizzazioni. Il Vincolo Quinquennale è un enorme macigno che pesa come pochi altri. La nostra Federazione – continua il Segretario Nazionale – è vicina ai tanti docenti impaludati in questo anomalo sistema ed è pronta ad attivare ogni azione al fine di creare una speranza vera per la Scuola che, oggi come non mai, ha mostrato tutti i propri limiti e carenze”.

In pratica da via Ancora lasciano chiaramente intendere come questi argomenti debbano esser posti alla base di quella che sarà l’Istituzione scolastica del domani.

Quando richiediamo un confronto per la definizione di un Piano per lo sviluppo complessivo dell’Istituzione Scuola, non lo facciamo per protagonismo o amor di presenza, ma perché riteniamo che è il momento di dire basta alla politica del “metter pezze” e strutturare interventi sinergici e veloci sia a livello normativo che attraverso l’ausilio di adeguati mezzi e strutture da mettere a disposizione dei docenti e degli alunni. Non vedere questa esigenza – taglia corto Cuzzupi – è il sistema più semplice per sfuggire ai problemi e rimandarli alle calende greche. L’UGL non può assistere inerme a questo spettacolo e proprio considerando l’assoluta drammaticità del momento, ritiene sia questa l’ora delle scelte e delle direzioni da intraprendere. Noi, lo abbiamo detto, siamo pronti al confronto ma, nel contempo, non tradiremo mai le aspettative e le esigenze dei lavoratori della scuola. Sono loro il nostro riferimento”. 

Federazione Nazionale UGL Scuola

MOBILITÀ, SCONCERTO PER MODI E TEMPI ORDINANZA MINISTERIALE

MOBILITÀ, SCONCERTO PER MODI E TEMPI ORDINANZA MINISTERIALE

“Dopo giorni di silenzio, senza alcuna convocazione di un incontro neppure informale da parte del ministero, ieri sera è stata diramata improvvisamente l’ordinanza sulla mobilità. Una modalità che desta sconcerto, sia per la mancata informazione preventiva alle organizzazioni sindacali, sia per l’estrema ristrettezza dei tempi fissati per la presentazione delle domande che scadranno il 13 aprile. Considerate anche le festività pasquali e le difficoltà provocate dalle misure di contenimento anti-Covid, inevitabilmente le nostre strutture sindacali, impegnate nell’assistenza al personale scolastico, dovranno lavorare con ritmi molto stressanti e ciò non gioverà di certo al regolare e sereno svolgimento delle operazioni”. Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Entrando nel merito dell’ordinanza, poi, Di Meglio rimarca con grande amarezza la mancata soluzione della questione riguardante il vincolo quinquennale, sulla quale pure c’è stato un intenso confronto con i sindacati affinché venisse affrontata a livello politico. “Il vincolo quinquennale viene confermato dall’ordinanza, continuando a perpetrare una grave ingiustizia che la Gilda ha più volte denunciato”.

“Dopo questo colpo di scena da parte di viale Trastevere, chiediamo che si intervenga almeno sul fronte della mobilità annuale per sanare la situazione, augurandoci che quanto prima sia dato seguito alle intenzioni espresse dal ministro Bianchi in merito alla ripresa di buone relazioni sindacali. A tal proposito – conclude Di Meglio – è opportuno notare che ad oggi non è stato ancora convocato nessuno dei tavoli di lavoro annunciati durante il nostro primo incontro”. 

Il bambino dal linguaggio ai fonemi

Il bambino dal linguaggio ai fonemi

di Pietro Boccia

Introduzione

Il linguaggio è, nel processo della comunicazione, uno strumento importante. Esso può essere umano oppure animale. Il termine è stato coniato, nel 1957, dal linguista Noam CHOMSKY in un saggio dal titolo Le strutture della sintassi. Il linguaggio umano è il segnale innegabilmente evidente della più alta conquista del pensiero. Esso trova la sua concreta esplicazione nella lingua e nella sua continua trasformazione. Alcune parole cadono in disuso e altre entrano, infatti, a far parte del vocabolario di una lingua.

Lo sviluppo del linguaggio verbale ha sicuramente un andamento regolare e non può prescindere dalla maturazione e dall’apprendimento. L’ambiente è, pertanto, importante per imparare a parlare.

Il linguista CHOMSKY, pur essendo il teorico della trasmissione genetica del linguaggio, ha sostenuto che è facile comprendere quanto le condizioni ambientali siano decisive per l’acquisizione della parola. I fattori ambientali non hanno soltanto la funzione di far acquisire a ognuno un vocabolario adeguato, ma anche quella di far sviluppare, attraverso regole didattiche e semantiche, quei principi linguistici, che sono determinati geneticamente. Anche la comunicazione non verbale ha la funzione di gestire facilmente le relazioni sociali. Essa è, a volte, un supporto del linguaggio e, altre volte, addirittura si sostituisce a esso. Ha, in ogni modo, nella maggior parte dei casi, anche la funzione di comunicare le emozioni.

La comunicazione non verbale non è, in ogni caso, un patrimonio soltanto umano. Essa, per gli animali, privi di linguaggio verbale, diventa, anzi, una peculiarità. Negli ultimi anni, gli etologi e gli psicologi hanno avuto un particolare interesse per lo studio della comunicazione animale.

L’essere umano resta indifeso, rispetto agli altri mammiferi, per un periodo maggiore. Nei primi mesi di vita il bambino dipende interamente dalla figura materna, che ne rappresenta tutta la realtà. Il suo mondo affettivo, essendo limitato ai soli bisogni innati, che devono, in ogni modo, essere soddisfatti, diventa la madre, fonte di ogni gratificazione. I bisogni sono dominati dal principio del piacere immediato.

Nei primi mesi di vita del bambino, instaurandosi un proficuo legame affettivo e di socializzazione con la madre, si sviluppa, pertanto, la comunicazione non verbale. L’uomo incomincia a comunicare all’atto del concepimento. All’atto della nascita, pur se il suo sistema nervoso è ancora immaturo, il neonato già possiede, perciò, una miriade di cellule cerebrali e di connessioni tra i neuroni, necessarie per camminare, per parlare, per percepire e per ricordare. Egli respira, si nutre, dorme, succhia, sbadiglia, strilla, deglutisce, sgambetta, piange: sono tutti momenti della sua comunicazione; il primo atto comunicativo rimane il vagito, che non solo è la prima espressione fonetica, ma anche il punto di partenza del linguaggio manifesto che appare al momento della respirazione polmonare.

Il neonato, nei primi giorni di vita e soprattutto quando deve soddisfare i suoi bisogni primari (fame, sete e sonno), spesso emette vagiti. Trascorsa tale fase (circa trenta giorni), egli incomincia a emettere i primi suoni gutturali, specialmente in concomitanza con gli stati gratificanti. Bisogna, in ogni caso, precisare che la comunicazione non verbale nel neonato si manifesta in due modi diversi: espressione non verbale e produzione delle vocali.

L’espressione non verbale si realizza con sorrisi, sguardi e gesti. Con il sorriso, il bambino trasmette agli altri un preciso segnale di emozioni positive (gioia, piacere e

tenerezza). Il sorriso può essere riflesso e sociale. Quello riflesso è espresso solo con i muscoli della bocca. Il neonato ancora non riesce a utilizzare i muscoli degli occhi. Il sorriso sociale si manifesta, invece, quando il neonato, armonizzando i muscoli della bocca e degli occhi, incomincia a rispondere sia alla voce umana sia ai volti familiari. L’altro strumento di espressione non verbale, nella primissima infanzia, è lo sguardo, che si fonda sui primi contatti e sugli scambi di informazioni.

Il neonato, a circa otto mesi, usa lo sguardo per costringere, ad esempio, la madre a condividere o l’oggetto che egli stringe tra le mani oppure l’azione che è sul punto di compiere. Il neonato, in seguito, con lo sguardo pretende l’approvazione del suo operato o l’aiuto per completarlo.

Un altro mezzo di espressione non verbale è il gesto. La comunicazione gestuale è utilizzata dal neonato, quando vuole soprattutto indicare o chiedere degli oggetti. Anche il pianto è, per il neonato, un efficace mezzo di comunicazione non verbale. Esso è già, in verità, una forma «sofisticata» di comunicazione e, pertanto, il neonato, utilizzandolo, alterna pause ed espressioni sonore. Esistono vari tipi di pianto (di dolore, di rabbia, di sofferenza). Il pianto di dolore si distingue dagli altri, perché presenta una pausa alquanto lunga; quello di rabbia presenta una pausa più breve e quello di sofferenza è acuto o profondo.

Ogni mamma sa istintivamente distinguere perfettamente il tipo di pianto che manifesta il proprio neonato. Con il pianto è ormai sopraggiunta, nell’infanzia, la seconda fase di comunicazione non verbale: la produzione delle vocali. Tale tipo di comunicazione porta il neonato ad acquisire il linguaggio preverbale:

– la formazione dei suoni nella prima fase; – la lallazione nella seconda;
– il balbettio nella terza fase;
– l’imitazione dei fonemi nella quarta.

I suoni, che appaiono per prima, sono quelli gutturali; appena dopo compaiono i suoni labiali e dentali. Il bambino, dai quattro agli otto mesi, emette una molteplicità di suoni e sembra divertirsi a compiere veri e propri esercizi fonetici (balbettii, ecolalie). Egli, se stimolato dalla madre, s’impegna al massimo in tali attività e riesce anche a stabilire, con qualche suono articolato e con i sorrisi, un vero e proprio dialogo con gli altri oppure a esercitarsi tramite il variare della tonalità dei suoni con soliloqui. Il bambino, a circa un anno, dopo il lungo periodo della lallazione e del balbettio, incomincia a utilizzare i fonemi e i morfemi; i suoi enunciati sono, in tale fase, formati da una sola parola.

L’apparato fonatorio (cavità boccale, corde vocali, fosse nasali, labbra, laringe) si è formato. È da precisare che le parole si dividono in piene e funzionali. Le prime sono i nomi, i verbi, gli aggettivi e gli avverbi; le seconde sono rappresentate, invece, dagli articoli, dai pronomi, dalle preposizioni, dalle congiunzioni e dalle interazioni.

Ogni bambino incomincia a distinguere le une dalle altre, utilizzandole, intorno ai venti mesi. La prima parola che un bambino acquisisce, comprendendone anche il significato, è quella del “no”. Questo dimostra che egli, per prima cosa, interiorizza i divieti, imposti dalla madre o dal contesto in cui vive. Il bambino, in tale periodo, possiede già un linguaggio verbale. Il vocabolario e la sintassi sono i due elementi di una lingua che, non intervenendo disturbi e patologie, si sviluppano lentamente e gradualmente. La lingua è un insieme di fonemi (suoni, vocali e consonanti), che, uniti, costituiscono il morfema (la più piccola parte del linguaggio che ha un significato).

Il bambino, con i morfemi, già può incominciare a esprimere situazioni complesse; tuttavia, per comunicare con gli altri, dovrebbe acquisire non solo la capacità di comporre frasi, ma dovrebbe, per poterle organizzare in periodi logici, anche conoscere tutte le regole grammaticali e sintattiche della propria lingua. È, poi, indispensabile, per comprendere il significato di una parola e utilizzarla opportunamente nella struttura sintattica, l’acquisizione della semantica.

Un bambino incomincia a sviluppare il proprio vocabolario:
– con l’acquisizione della prima parola, solo intorno ai dieci mesi;
– s’impossessa, a circa un anno, di tre parole;
– a un anno e mezzo acquisisce ventidue parole;
– a tre anni ormai possiede un vocabolario di 896 parole;
– a quattro anni il bambino, in generale, ha acquisito 1540 parole;
– a cinque anni possiede un vocabolario di 2072 parole;
– l’acquisizione del vocabolario ha un ritmo progressivo, che si conclude con 2562 parole intorno al sesto anno.
Il massimo dell’incremento delle parole che si apprendono, avviene normalmente dai due ai sei anni. Lo sviluppo del linguaggio e quello dell’intelligenza, in larga misura, s’influenzano reciprocamente. Intorno ai cinque anni, il piccolo dell’uomo, ormai impadronitosi dell’uso dei tempi verbali, delle proposizioni coordinate e subordinate, del plurale, è capace di costruire frasi articolate e complesse. Egli non si limita più a ripetere forme grammaticali apprese dagli adulti, ma, avendo acquisito alcune regole della sintassi, riesce a elaborare, combinando più frasi, autonomamente un vero e proprio discorso articolato.

La struttura della frase, sia formale, in cui le regole riguardano il suo aspetto esteriore, sia di senso, è una conquista lenta. Il bambino, inizialmente, deve acquisire la capacità di comporre i suoni, attraverso la fonologia; deve, poi, impossessarsi della struttura delle parole, attraverso la morfologia e, solo dopo tale iter, potrà acquisire il modo di organizzare sintatticamente le frasi.

Il bambino dal linguaggio telegrafico alla grammatica binaria

I bambini, fin dalla nascita, reagendo ad alcuni stimoli, emettono anche suoni vocalici. Questi possono essere di due tipi: il gemito, che dura per un breve periodo; il grido, che è ripetitivo e dura anche per alcuni minuti. Il bambino, quindi, non vocalizza soltanto quando piange. Le vocalizzazioni nei bambini non si manifestano con gli stessi suoni.

La maggioranza dei suoni è simile alla “a”. Alcuni bambini vocalizzano, utilizzando la “e” e addirittura riescono pure a inserire tra le vocali le produzioni foniche di qualche consonante come la “gh” o la “r”. La vocalizzazione è, quindi, una forma “sofisticata” di comunicazione. I bambini, che vocalizzano, durante i primi sei mesi di vita, sicuramente si trovano in uno stato di eccitazione sia per quello che vedono sia per quello che sentono.

Ogni bambino, in tale periodo, quando sente un suono o vede un volto, cessa di vocalizzare o di piangere, ma appena scompare l’uno o s’interrompe l’altro, ricomincia, per riprodurre il fenomeno, con più intensità a emettere vocalizzazioni e pianti. Un’altra forma “sofisticata” di comunicazione è, durante l’infanzia, il pianto.

Il neonato proclama la propria nascita con il vagito; in seguito annuncia, utilizzando il pianto (suo primo strumento di comunicazione vocale), alla madre e al mondo esterno tanto le proprie esigenze quanto i propri disappunti; con il passare dei mesi e anche

degli anni il pianto diventa, per il bambino, soprattutto una reazione interiore per comunicare sensazioni, emozioni e sentimenti. Normalmente si pensa che il pianto sia un fatto negativo, ma studi più approfonditi hanno dimostrato che esso è, in generale, lo strumento di comunicazione più efficace non solo tra il figlio e la madre, ma anche tra il bambino e il mondo circostante.

Il neonato, attraverso il pianto, reagisce agli stimoli esterni e si fa strada per maturare e crescere. Con gli strilli e il pianto egli riesce anche a operare dei controlli su ciò che gli accade e, nello stesso tempo, a ottenere delle risposte dalla madre e dagli adulti. Il bambino piange e, come per magia, compare la madre. L’arrivo della madre diventa, così, l’effetto del pianto e, di conseguenza, egli è incoraggiato a ripetere tale comportamento. Anche il pianto è, dunque, un eccezionale e “sofisticato” strumento di comunicazione.

Il bambino, a circa un anno, dopo il lungo periodo della lallazione e del balbettio, incomincia a utilizzare i fonemi e i morfemi; i suoi enunciati sono, in tale fase, formati da una sola parola. L’apparato fonatorio (cavità della bocca, corde vocali, fosse nasali, labbra, laringe) si è strutturato. E’ da precisare che le parole si dividono in piene e funzionali. Le prime sono i nomi, i verbi, gli aggettivi e gli avverbi; le seconde sono rappresentate, invece, dagli articoli, dai pronomi, dalle preposizioni, dalle congiunzioni e dalle interazioni. Ogni bambino incomincia a distinguere le une dalle altre, utilizzandole, intorno ai venti mesi.

La prima parola che un bambino acquisisce, comprendendone anche il significato, è quella del “no”. Questo sta a significare che egli, per prima cosa, interiorizza i divieti, imposti dalla madre o dal contesto in cui vive.

Il bambino, in tale periodo, possiede già un linguaggio verbale; egli per comunicare un significato utilizza i suoni. Il bambino ha, dunque, acquisito la parola/frase o l’olofrase. La parola/frase o l’olofrase è l’espressione di una sola parola; racchiude, però, il significato di un’intera frase. Il messaggio, nella fase della parola/frase o dell’olofrase, è più complesso dei suoi significati linguistici.

Il bambino normalmente combina la parola con elementi non verbali dell’ambiente in cui si trova. Solo così, egli riesce a formare una relazione semantica e a comunicare correttamente i suoi bisogni e, inoltre, a distinguere il significato referenziale da quello combinatorio delle parole. Per significato referenziale bisogna intendere quello che una parola, da sola, denota; il significato combinatorio è, al contrario, quello che una parola rappresenta, combinandosi con elementi non verbali. Al periodo olofrastico o della parola/frase dello sviluppo del linguaggio infantile, che si manifesta, in generale, nella prima metà del secondo anno di vita, subentra quello telegrafico o della grammatica binaria.

Verso il diciottesimo mese, nello sviluppo del linguaggio infantile, subentra gradualmente, allo stadio olofrastico o della parola/frase, quello della grammatica binaria o telegrafico. Tale fase è detta della grammatica binaria, perché il bambino acquisisce, in tale periodo, la capacità di associare due parole, come bere mamma, nanna bimbo e così via. Questo è un linguaggio, che viene detto anche telegrafico, perché privo di parole funzionali e, quindi, assomiglia a quello utilizzato per scrivere i telegrammi.

Il linguaggio della grammatica binaria, in ogni modo, anche se rispetto a quello dell’olofrase o della parola/frase è più articolato, è ancora distante dalle espressioni sintattiche della fase successiva.

Nella fase della grammatica binaria, in verità, le frasi possono assumere significati diversi. In esse a una sola struttura di superficie si può far corrispondere più strutture di senso. Ciò non avverrà più nel linguaggio degli adulti, dove la struttura formale e quella di senso tenderanno a coincidere. La caratteristica fondamentale del linguaggio telegrafico o della grammatica binaria è, inoltre, il fatto che il bambino nomini se stesso non in prima, ma in terza persona. Se si chiama Carlo dirà Carlo bere e non io bere. Il pronome personale “io” compare, intorno ai tre anni, vale a dire nella successiva fase dello sviluppo del linguaggio infantile.

Il vocabolario e la sintassi sono i due elementi di una lingua che, non intervenendo disturbi e patologie, si sviluppano lentamente e gradualmente. La lingua è un insieme di fonemi (suoni, vocali e consonanti), che, uniti, costituiscono il morfema (la più piccola parte del linguaggio che ha un significato). Il bambino, con i morfemi, già può incominciare a esprimere situazioni complesse; tuttavia, per comunicare con gli altri, dovrebbe acquisire non solo la capacità di comporre frasi, ma dovrebbe, per poterle organizzare in periodi logici, anche conoscere tutte le regole grammaticali e sintattiche della propria lingua. E’, poi, indispensabile, per comprendere il significato di una parola e utilizzarla opportunamente nella struttura sintattica, l’acquisizione della semantica.

Un bambino incomincia a sviluppare il proprio vocabolario, con l’acquisizione della prima parola, solo intorno ai dieci mesi; s’impossessa, poi, a circa un anno, di tre parole; a un anno e mezzo acquisisce ventidue parole; a tre anni ormai possiede un vocabolario di ottocentonovantasei parole; a quattro anni il bambino, in generale, ha acquisito millecinquecentoquaranta parole; a cinque anni possiede un vocabolario di duemilasettantadue parole; l’acquisizione del vocabolario ha un ritmo progressivo, che si conclude con duemilacinquecentosessantadue parole intorno al sesto anno. Il massimo dell’incremento delle parole che si apprendono, avviene normalmente dai due ai sei anni.

Lo sviluppo del linguaggio e quello dell’intelligenza, in larga misura, s’influenzano reciprocamente. Intorno ai cinque anni, il piccolo dell’uomo, ormai impadronitosi dell’uso dei tempi verbali, delle proposizioni coordinate e subordinate, del plurale, è capace di costruire frasi articolate e complesse. Egli non si limita più a ripetere forme grammaticali apprese dagli adulti, ma, avendo acquisito alcune regole della sintassi, riesce a elaborare, combinando più frasi, autonomamente un vero e proprio discorso articolato.

La struttura della frase, sia formale, in cui le regole riguardano il suo aspetto esteriore, sia di senso, è una conquista lenta. Il bambino, inizialmente, deve acquisire la capacità di comporre i suoni, attraverso la fonologia; deve, poi, impossessarsi della struttura delle parole, attraverso la morfologia e, solo dopo tale iter, potrà acquisire il modo di organizzare sintatticamente le frasi.

Il bambino dal linguaggio ai fonemi

I due versanti del linguaggio sono la produzione (il pensiero che si traduce in suoni) e la comprensione (i suoni che si trasformano in pensiero). Il linguaggio può essere simbolico, strutturato e generativo. Il primo è costituito di parole che rappresentano le cose in modo arbitrario (la parola “telefono” non ha l’aspetto o l’odore di un telefono, lo rappresenta semplicemente).

La natura simbolica del linguaggio ci permette di comunicare su cose, azioni, eventi, sensazioni e idee.
Il linguaggio strutturato rappresenta un insieme di regole precise (grammatica) che governa il modo in cui si possono associare i simboli. Quello generativo è costituito da

regole che ci permettono di fondere le unità in modi potenzialmente infiniti (generando infiniti messaggi diversi).
Il linguaggio, poi, si struttura in unità fonemiche (suoni), morfemiche (parole e le parti delle parole che sono fornite di significato) e sintattiche (frasi e sintagmi). In verità, i fonemi sono le unità minime e distintive di suoni; essi possono corrispondere alle lettere ma non sono a esse riconducibili. Le regole fonologiche di una lingua prescrivono quali fonemi possono essere seguiti da altri (ad esempio, n non può essere seguita da b o p).

Le unità morfemiche (il morfema è l’unità linguistica minima che è dotata di significato) non sempre corrispondono alle parole; esse includono prefissi e suffissi. Le regole morfologiche stabiliscono, dunque, come i morfemi possono essere abbinati per formare le parole. Le unità morfemiche si suddividono in:

– morfemi lessicali (sostantivi, verbi, aggettivi, avverbi);
– morfemi grammaticali liberi (parole a sé stanti che esprimono una relazione grammaticale, come articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni, verbi ausiliari);
– morfemi grammaticali, collegati a radici (particelle lessicali che veicolano informazioni circa il genere e il numero di sostantivi e aggettivi, come, ad esempio, bell- o, can-i, o tempi e persone dei verbi, come, ad esempio cen-iamo, parl-ava).
Le unità sintattiche (il sintagma è unità sintattica significativa e autonoma, come, ad esempio, soggetto, predicato, complemento). La sintassi (regole sintattiche) stabilisce in che modo bisogna unire le parole in sintagmi e frasi. Qualunque frase (proposizione) è sempre scomponibile in un sintagma nominale (soggetto) e uno verbale (predicato).

Il sintagma nominale ha per testa un sostantivo o un pronome; quello verbale ha, al contrario, per testa un verbo. Il sintagma preposizionale ha, invece, per testa una preposizione che ne determina sia la subordinazione sintattica sia la funzione; quello aggettivale ha per testa un aggettivo. Infine il sintagma avverbiale ha per testa un avverbio.

Il linguaggio, nello svilupparsi, procede dal livello fonemico (appare la lallazione, ad esempio, la ripetizione di fonemi come “babababa”) a quello morfologico (le lallazioni sembrano sempre più alle parole) sino a quello sintattico (linguaggio telegrafico o dell’olofrase). A ogni stadio di sviluppo del linguaggio la comprensione precede la produzione. Al linguaggio, che è universale, subentra la lingua. Questa nasce, in origine, come un insieme di suoni (fonemi).

Nel passaggio dalla lingua parlata alla lingua scritta i suoni sono diventati segni, in altre parole combinazioni di lettere che costituiscono le parole.

La fonologia della lingua italiana è la scienza che studia:

– i fonemi, unità minime non ulteriormente analizzabili, che articolandosi costituiscono le parole;
– gli allofoni, vale a dire le diverse realizzazioni concrete che un fonema ha nella catena parlata, come varianti combinatorie.

Gli allofoni si distinguono in individuali, contestuali e geografici. Gli allofoni individuali sono dovuti alle proprietà fonatorie dei singoli parlanti. Quelli contestuali sono suoni la cui segmentazione è influenzata dai suoni circostanti. Gli allofoni geografici sono delle varianti che hanno una distribuzione delimitata a livello territoriale.

La fonologia è, quindi, la parte della grammatica che studia non solo i “suoni” (fonemi= da phoné, voce) ma anche il modo in cui essi, combinandosi tra loro, comunica

significati.
Per la fonologia le lettere dell’alfabeto riproducono un codice costituito da grafemi che rappresentano l’insieme dei suoni di una lingua.
Nella lingua italiana, le consonanti sono sedici, vale a dire B, b, bi – C, c, ci – D, d, di – F, f effe – G, g, gi – H, h, acca – L, l elle – M, m emme – N, n enne – P, p, pi – Q, q, qu – R, r erre – S, s esse – T – t, ti – V, v, vu / vi – Z, z zeta. Le vocali sono, invece, cinque, in altre parole A, a, a – E, e, e – I, i, i – O, o, o – U, u, u. Ci sono, in Italia, anche cinque lettere, che integrano il nostro alfabeto, sono: J, j, i lunga – K, k cappa – W, w doppia vu – X, x ics

– Y, y ipsilon/i greca.
Le consonanti, per essere pronunciate, devono essere seguite dalle vocali. Esse, secondo le modalità di articolazione, possono essere distinte in:
– occlusive, prodotte attraverso una momentanea occlusione del canale fonatorio, alla quale segue, con il passaggio dell’aria, una sorta di “esplosione” (p, b, t, d, k, ɡ);
– fricative, prodotte con una chiusura parziale dell’apparato fonatorio che al passaggio dell’aria provoca una specie di “frizione” (f, v, s, z);
– affricate, consonanti che cominciano con un’articolazione occlusiva e finiscono con un’articolazione fricativa (t, s, d, z);
– liquide (laterali e vibranti) riunite in consonanti. Quelle laterali sono prodotte con la lingua contro i denti e l’aria fuoriuscente dai due lati della lingua stessa (l, ʎ). Le vibranti sono, invece, prodotte mediante la vibrazione dell’apice della lingua sugli alveoli (r).
Le consonanti, possono, secondo il luogo di articolazione, avere suoni bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari, prepalatali (o palatoalveolari), palatali e velari. Possono, poi, essere sorde o sonore. I suoni senza asterisco, per quanto riguarda la durata, possono essere sia scempi sia geminati (o doppi). I suoni con un asterisco possono, però, essere solo scempi, quelli con due asterischi solo doppi. Quello della lingua italiana è un “alfabeto fonetico”, perché a ogni segno corrisponde un suono (anche se non sempre in modo univoco).
Il digramma e il trigramma sono la successione di due o tre lettere che danno origine a un unico suono.
Nella lingua italiana ci sono digrammi e trigrammi.

I digrammi sono:
– ci, gi + a, o, u (giubba, gialla, ciottolo);
– ch, gh, sc, + e, i (chela, ghiro, scelta, esci);
– gl+ i (fogli, agli);
– gn + a, e, i, o, u (agognato, bolognese, ogni, gnocco,
gnu). I trigrammi, invece, sono:
– sci + a, o, u (scialbo, sciolto, sciupio);
– gli (palatale) + a, e, o, u (paglia, soglie).
Il dittongo si forma dall’incontro di una vocale forte (a, e, o) + una vocale debole (i, u), entrambe pronunciabili con un’unica emissione di fiato. Esso è costituito da ià, iè, iò (fiàto, mièle, piòlo, fiùto), da uà, uè, uò (uguàle, guèrra, buòno), da ài, èi, òi (zàino, ebrèi, nòi), da àu, èu (pàusa, nèutro), da iù, uì, ùi (fiùme, guìda, intùito). Il trittongo è l’incontro di tre vocali (due deboli e una forte) che si pronunciano con una sola emissione di voce. Esso è costituito da iaì, ieì (ampliài, mièi, da uòi, uài (suòi, guài), da iuò (mariòlo).
Nella lingua italiana, l’ortografia è la parte della grammatica che studia i “segni” (grafemi – da gràpho, scrivo) di cui ci serviamo per scrivere correttamente i suoni. A volte, l’utilizzo degli accenti e degli apostrofi genera dubbi in chi si appresta a scrivere un testo. Se impieghiamo il computer, il dizionario ortografico del programma di

scrittura mostrerà e/o rettificherà meccanicamente quasi tutti gli errori. Quando, invece, si scrive a mano, si è capaci di distinguere l’accento acuto da quello grave o riconoscere le regole dell’elisione e del troncamento?
L’accento risulta, nella lingua italiana, come un accrescimento dell’intensità con cui è emessa una sillaba (sillaba tonica), facendo acquisirle in tal modo un rilievo maggiore rispetto alle altre sillabe della stessa parola. Ogni parola, infatti, si contraddistingue in base alla sillaba su cui viene posto l’accento. Le parole sono tronche o ossitone quando l’accento è posto sull’ultima sillaba, come fluidità. Quelle piane o parossitone hanno l’accento sulla penultima sillaba.

Le parole sdrucciole o proparossitone hanno l’accento sulla terzultima sillaba. Quelle bisdrucciole hanno l’accento posizionato sulla quartultima sillaba. Le parole trisdrucciole presentano l’accento sulla quintultima sillaba.

L’accento grafico può, in italiano, essere acuto ( ́) o grave (`). Quello acuto ( ́ ) è un segno diacritico ed è impiegato in molte lingue scritte moderne, soprattutto quelle fondate sull’alfabeto latino, cirillico e greco. L’accento grave ( ` ) è un segno diacritico che è impiegato nei sistemi ortografici, come quello italiano, greco, bretone, olandese, catalano, corso, francese, macedone, norvegese e cinese traslitterato. Nell’italiano di oggi, l’accento grafico è obbligatorio in pochi casi, come, ad esempio, per indicare il suono chiuso o aperto delle vocali e ed o (ésca per pescare o còlto per soggetto in possesso di cultura) oppure per specificare le parole omografe (accètta per accettare e accétta per la scure). Nella lingua italiana l’omografia (dal greco omós «uguale» e gráphō «scrivo»), è una forma di omonimia tra due o più espressioni che hanno significante identico sul piano grafico ma diverso sul piano fonico.

L’accento grafico è sempre obbligatorio sui monosillabi e polisillabi tronchi (come, ad esempio, ciò, giù, già, più, può, gioventù, affinché, però, virtù, comò), sui composti di tre, me, re, blu e su (trentatrè, vicerè, rossoblù, lassù) e sui monosillabi che hanno due significati diversi (tè e te; è ed e; dì e di; sì e si; sé – che non si accenta quando è seguito da stesso o medesimo – e se; né e ne; lì e li; là e la; dà e da; ché e che).

L’accento grafico non si usa con una sola vocale, come, ad esempio, fu, me, mi, ti so, blu, tra, sto, ad eccezione di lì e là, qui e qua. L’accento è, spesso, impiegato, scorrettamente, al posto dell’apostrofo. I casi più diffusi, nell’italiano di oggi, sono la grafia pò al posto di quella corretta po’ (un po’); la grafia dì per la seconda persona dell’imperativo del verbo dire, al posto di quella corretta di’ (di’).

Nella lingua italiana, è presente anche l’elisione, che è la perdita sia fonetica sia grafica della vocale finale atona (non accentata) di una parola che è posta davanti alla vocale iniziale della parola che segue. Essa non obbedisce a regole fisse, perché se in alcuni casi è indicata come obbligatoria, normale o consueta, in altri casi è solo ritenuta possibile.

Con l’articolo lo e le preposizioni articolate che lo includono (dello, allo, dallo, nello, collo, sullo), nonché con l’aggettivo dimostrativo quello, l’elisione è obbligatoria. Con l’articolo la e le preposizioni articolate (della, alla, dalla, nella, colla, sulla) essa è generalmente ritenuta obbligatoria.

Il pronome una non si apostrofa mai. Invece con i suoi composti (come alcuna, ciascuna, qualcuna, nessuna e così via) alcune grammatiche considerano l’elisione obbligatoria. Il segno grafico che indica la caduta della vocale è l’apostrofo.

Il troncamento o l’apocope è, al contrario, la caduta dell’elemento fonico (vocale o sillaba) davanti alle parole che possono cominciare sia per consonante sia per vocale. Con tale segno viene eliminata una vocale o una sillaba e ciò può verificarsi davanti a una parola, che inizia per consonante o per vocale, senza impiegare l’apostrofo. Bisogna, per una corretta divisione in sillabe, padroneggiare le regole della sillabazione.

E’ necessario anche possedere una corretta punteggiatura (o interpunzione), che è un sottosistema di segni para/grafematici, impiegati in ortografia. Tale sottosistema contiene un insieme di segni (detti “segni interpuntivi”), utili a separare o a evidenziare parole, gruppi di parole e frasi.

Nella lingua italiana, i segni di punteggiatura sono:

– il punto (.) – Il punto fermo, detto anche semplicemente punto, è un segno d’interpunzione. Esso rappresenta una lunga pausa, come quelle del punto interrogativo e del punto esclamativo.
– la virgola (,) – La virgola è uno dei segni d’interpunzione più impiegati nella lingua italiana. È il segno di pausa più breve.

– lo spazio ( ) – Lo spazio è, in ortografia, un vuoto impiegato per separare sezioni di testo scritto.
– il punto e virgola (;) – Il punto e virgola è un segno d’interpunzione che è costituito dalla congiunzione di un punto e di una virgola, che sono posti graficamente in verticale l’uno sopra l’altro. Nella lettura, rassomiglia a una pausa meno lunga del punto fermo e quella più lunga della virgola.

– i due punti (:) – I due punti graficamente risultano una coppia di punti fermi posizionati verticalmente l’uno sull’altro.
– il punto esclamativo (!)- Il punto esclamativo, noto in passato anche come punto ammirativo, è uno dei diversi segni d’interpunzione impiegati nella scrittura e indica una pausa simile a quella del normale punto fermo.

– i puntini di sospensione (…) – I puntini di sospensione sono un segno di punteggiatura, formato graficamente da un gruppo di tre punti consecutivi, scritti in senso orizzontale.
– le virgolette («…» o “…” o ‘…’ o “…”) – Le virgolette sono un segno tipografico impiegato per caratterizzare una parola o una frase come citazione.

– la barra obliqua (/) – La barra obliqua (/), o sbarra, è un carattere tipografico.
– le parentesi (( )) – Le parentesi sono un insieme di simboli tipografici che servono a racchiudere altri caratteri.
– le lineette (-). Una lineetta è un segno ortografico. Sostituisce spesso le virgolette, soprattutto nei dialoghi.

Firmata l’ordinanza sulla mobilità di docenti e Ata per il 2021/22

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sono state firmate ieri l’ordinanza relativa alla mobilità del personale docente, educativo e Ausiliario, tecnico e amministrativo (Ata) per l’anno scolastico 2021/2022 e l’ordinanza relativa ai docenti di religione tattolica.

Per il personale docente le domande potranno essere effettuate fino al 13 aprile 2021. Entro il 19 maggio saranno ultimati gli adempimenti degli uffici periferici del ministero, i movimenti saranno pubblicati il 7 giugno 2021.

Il personale educativo potrà presentare domanda di mobilità dal 15 aprile al 5 maggio 2021. Le operazioni saranno concluse entro il 19 maggio, la pubblicazione dei movimenti avverrà l’8 giugno 2021.

Per il personale Ata, le domande potranno essere effettuate fino al 15 aprile 2021. Gli adempimenti degli uffici si svolgeranno entro il 21 maggio, la pubblicazione dei movimenti è fissata per l’11 giugno 2021.

Gli insegnanti di religione cattolica potranno presentare domanda di mobilità dal 31 marzo al 26 aprile 2021, i movimenti saranno pubblicati il 14 giugno 2021.

Dopo Pasqua 6 studenti su 10 tornano in classe

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Dopo Pasqua 6 alunni su 10 rientreranno nelle loro classi, pari a 5,3 milioni, quasi 4 milioni in più rispetto alle ultime settimane. Il ritorno a scuola in presenza come priorità del momento, messa in chiaro dal premier Draghi, avrà l’effetto di riportare sui banchi milioni di alunni fino ad oggi in didattica a distanza.

I nuovi numeri
La nuova mappa dal 7 aprile vedrà infatti 3,2 milioni di studenti (il 37,6%) che continueranno a seguire in dad da casa (erano 6,9 milioni nei giorni scorsi) e 5,3 milioni nelle aule, pari al 62,3% (erano solo 1,6 milioni). Un anticipo di rientro si avrà già oggi, nel Lazio, quando 687mila ragazzi delle scuole (fino alla terza media) lasceranno la dad per il cambio del colore della regione che da “rossa” passerà all’arancione. Al tempo stesso però oltre mezzo milione di alunni toscani e 285mila calabresi andranno in zona rossa.

Nello specifico – i calcoli li fa Tuttoscuola – dovrebbero essere dunque 5.296.519, gli alunni di scuole statali e paritarie che potranno seguire le lezioni in presenza su un totale di 8milioni e 506mila. I dati comprendono anche circa un milione e 400mila bambini di scuola dell’infanzia da settimane esclusi dalle attività educative in presenza a scuola. Le regioni più interessate da questa riapertura in presenza sono la Lombardia con 785.910 in presenza (e 615.903 in dad), il Lazio con 687.592 (e 133.737 in dad), la Campania con 484.731 (e 460.262 in dad), la Toscana con 265.966 (238.650 in dad), il Veneto con 373.003 in presenza (307.093 in dad). Con la quasi totalità degli alunni in presenza (82-83%) le Isole: la Sicilia con 614.891 e la Sardegna con 170.004. Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola 1.393.010 bambini delle scuole dell’infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 906.011 alunni della scuola secondaria di I grado (il 52,9%) e parzialmente in alternanza al 50% 407.304 studenti delle superiori (il 14,6%). Scuole chiuse fino a Pasqua in Abruzzo, Molise e Basilicata, anche se sono ‘zone arancioni’, ma subito dopo le vacanze pasquali c’è l’intenzione di riaprirle.

Al contrario in Trentino la Giunta provinciale ha deciso di riaprire nidi, scuole dell’infanzia e scuole elementari già da ieri lunedì 29 marzo, pur prevedendo che il governo confermerà, almeno per i prossimi 7 giorni, la “zona rossa”. La Provincia di Bolzano, “arancione”, con i dati epidemiologici in netto miglioramento, conferma la didattica in presenza nelle elementari e medie e porta avanti il progetto pilota dei test nasali ‘fai da te nelle scuole’. Dopo Pasqua, questo l’obbiettivo, i tamponi dovrebbero essere estesi a quasi la totalità delle scuole. Intanto la relazione del Cnel al Parlamento rivela che per oltre 10,8 milioni tra bambini e studenti dal livello pre-primario all’università si registra una perdita di giorni/scuola pari a quasi un quarto di anno scolastico e che la perdita di apprendimenti è stimata per gli studenti italiani in oltre il 30%. L’impatto del “learning loss” è stato a sua volta stimato in una perdita di Pil dell’1,5% annuo per il resto del secolo.

«Tre giovani su quattro favorevoli a vaccino, più di un terzo lo farebbe anche domani»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Le nuove generazioni si schierano apertamente dalla parte della scienza per debellare il Covid-19. Circa il 75% dei giovani di età compresa tra gli 11 e i 30 anni, infatti, si dichiara a favore del vaccino anti-Covid, dando la propria disponibilità a sottoporsi alla somministrazione. È questo il dato principale che emerge da un sondaggio realizzato dal portale studentesco Skuola.net assieme al Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università “Sapienza” di Roma, condotto nelle scorse settimane su un campione di 5313 ragazzi. Sebbene, dunque, il dibattito sui vaccini apparentemente possa sembrare distante dai ragazzi tantissimi di loro interpretano come un “dovere” l’immunizzazione da un virus che ha stravolto pure le loro vite.

Entrando nel dettaglio delle risposte date, una volontà convinta alla vaccinazione viene espressa dal 54,6% dei rispondenti; mentre un altro 19,8% dichiara di essere tendenzialmente favorevole (pur manifestando ancora qualche dubbio). Il 10,1%, invece, al momento propende per il “no” ma non esclude che, in futuro, potrebbe cambiare idea. E l’8,7% dice di non essersi ancora fatto un’opinione a riguardo.

Alla fine, dunque, appena il 6,7% mostra l’assoluta intenzione di non sottoporsi al vaccino. Cosa spinge così tanti giovani a prestare volentieri il braccio? Al primo posto c’è la consapevolezza della gravità della situazione (38%), che in molti casi hanno potuto toccare con mano attraverso le vicende di famigliari e conoscenti. Subito dopo viene la percezione che i benefici prodotti dai vari vaccini sin qui autorizzati superino di gran lunga i rischi (23%). Parecchi, però, lo farebbero soprattutto per avere una garanzia in più che i propri cari non si ammalino di Covid-19: a dirlo è il 21,5% dei favorevoli.

Bocciature a scuola? Mantegazza, pedagogista: «Superare il concetto di punizione e puntare sui recuperi»

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Si attende l’ordinanza del ministro dell’Istruzione Bianchi sugli scrutini di fine anno, per capire se quest’anno si potrà bocciare o rimandare, oppure se, come lo scorso anno, meglio non usare il pugno duro visto il massiccio ricorso alla didattica a distanza. I presidi temono i ricorsi delle famiglie. E allora – dicono – nei casi dubbi meglio promuovere, introducendo poi l’obbligo di recupero, oppure rimandare addirittura lo scrutinio ad ottobre, dopo il corso di recupero. Dunque, bocciare o no quest’anno? Radio 24 lo ha chiesto a Raffaele Mantegazza, pedagogista all’università Bicocca di Milano, intervenuto a Tutti a scuola.

«Siamo arrivati a porci questa domanda perché per anni abbiamo inteso la bocciatura come punizione, come una minaccia, non come rarissimo strumento formativo. Non saremmo a questo punto se fosse stato un caso su cento, accompagnato da un progetto formativo e in modo tale che la famiglia la prendesse come un’attenzione nei suoi confronti e non come una punizione. Non saremmo a questo punto se non si pensasse che i ragazzi devono studiare per paura della bocciatura. In questo periodo emergono i punti dolenti della scuola».

Come finire dunque l’anno scolastico?
«Bocciare quest’anno sarebbe sbagliato, per motivi pedagogici, non giuridici. Penso che non si dovrebbe farlo, come lo scorso anno, però bisognerebbe attivare dei percorsi individualizzati per gli studenti più fragili, puntando sulla collaborazione tra ragazzi, iniziando un lavoro di mentoring, in modo che siano i ragazzi di poco più grandi ad aiutare quelli più piccoli nel recupero delle competenze. Le scuole potrebbero valorizzare il rapporto fra ragazzi. A volte si fa già, basta dar loro spazi ed opportunit».

Quest’anno c’è anche un problema legato alla valutazione. Molti insegnanti non sono preparati per insegnare a distanza, né tantomeno lo sono per valutare a distanza. Lei in un suo post ha stigmatizzato il comportamento di alcuni docenti che pretendono doppie e triple webcam durante le interrogazioni, che assegnano voti più bassi se salta la connessione internet. C’è un problema di formazione dei docenti nella valutazione a distanza?
«Questa settimana ho ricevuto molte segnalazioni di comportamenti assurdi: qualcuno ha bendato i ragazzi durante le interrogazioni. Un insegnante avrebbe dato una nota a un ragazzino perché abbaiava il cane. Comportamenti indecorosi, indecenti».

Si parla pochissimo degli studenti più grandi, dei ragazzi dell’università, costretti alla didattica a distanza ormai anche loro da marzo 2020. Che senso ha aver vaccinato i docenti universitari se poi gli studenti non possono tornare alle lezioni in presenza?
«Ha poco senso. Io mi sono vaccinato, sono contento di averlo fatto come gesto civico, però bisognava partire dai maestri della scuola dell’infanzia e poi a salire. Appartengo ad una categoria di privilegiati e si ignorano le persone che fanno educazione tutti i giorni con bambini e ragazzi. Per fortuna abbiamo vaccinato anche i ragazzi che svolgono i tirocini. Soprattutto quelli delle professioni sanitarie stanno rientrando per i tirocini. Ma sul ritorno alle lezioni in presenza la mia categoria è divisa: c’è chi coglie quanto sia fondamentale per un giovane andare all’università, frequentarla, viverla. E c’è invece chi questa cosa la ritiene secondaria. Io credo che i ragazzi imparino meglio, vivano un’esperienza bellissima stando in gruppo. Non tutti però la pensano così. C’è questa idea che quando uno diventa grande le emozioni non contino più, come se scadessero a 18 anni».

Mobilità 2021, al via le operazioni. Tutte le info utili con le date per docenti, Ata e personale educativo

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Partono le operazioni per la mobilità 2021 per quanto riguarda il personale scolastico. Dopo i dubbi degli ultimi giorni, il Ministero dell’Istruzione pubblica l’attesa ordinanza. Si parte da subito, cioè da lunedì 29 marzo.

Mobilità 2021, le date per il personale scolastico

Per il personale docente le domande potranno essere effettuate da oggi, 29 marzo, al 13 aprile 2021. Entro il 19 maggio saranno ultimati gli adempimenti degli uffici periferici del Ministero, i movimenti saranno pubblicati il 7 giugno 2021.

Il personale educativo potrà presentare domanda di mobilità dal 15 aprile al 5 maggio 2021. Le operazioni saranno concluse entro il 19 maggio, la pubblicazione dei movimenti avverrà l’8 giugno 2021.

Per il personale ATA, le domande potranno essere effettuate da oggi, 29 marzo, al 15 aprile 2021. Gli adempimenti degli uffici si svolgeranno entro il 21 maggio, la pubblicazione dei movimenti è fissata per l’11 giugno 2021.

ORDINANZA PERSONALE SCOLASTICO

Gli insegnanti di Religione Cattolica potranno presentare domanda di mobilità dal 31 marzo al 26 aprile 2021, i movimenti saranno pubblicati il 14 giugno 2021.

ORDINANZA RELIGIONE CATTOLICA

NOTA 10112-del-29-marzo-2021

L’AREA DEDICATA

Maturità 2021: l’Educazione Civica nel colloquio d’esame

da La Tecnica della Scuola

La lettura dell’O.M. 53 del 3 marzo 2021 sugli esami di Stato continua a suscitare alcuni dubbi, nonostante di essa si discuta ripetutamente sin dalla sua pubblicazione. Uno degli aspetti del colloquio che ancora rimane non perfettamente chiaro è quello riguardante una delle novità della maturità 2021, cioè l’insegnamento trasversale di Educazione Civica, inserito in via sperimentale in tutti i gradi scolastici, a partire dalla scuola dell’Infanzia fino alla scuola secondaria di II grado, per tre anni, fino all’anno scolastico 2022-2023, prima di diventare ordinamentale, nell’anno scolastico 2023-2024. Infatti l’articolo 18 dell’Ordinanza Ministeriale, che illustra l’articolazione e le modalità dello svolgimento del colloquio d’esame, non fa cenno all’Educazione Civica. (VAI AL CORSO Esami di Stato 2021)

Ma andiamo per ordine ed esaminiamo alcuni dettagli dell’Ordinanza che potrebbero chiarire questo aspetto.

L’Educazione Civica e Cittadinanza e Costituzione nel Documento del 15 maggio

Il Documento che i docenti del consiglio di classe dovranno redigere e pubblicare entro il prossimo 15 maggio rappresenterà per la commissione, ma per quest’anno possiamo dire per il presidente, dal momento che egli è l’unico componente esterno, la guida alla quale attenersi per lo svolgimento dell’esame.

L’articolo 10, dedicato appunto al documento di classe, fa menzione esplicita sia all’Educazione Civica sia a Cittadinanza e Costituzione.

Riguardo alla prima, specifica che per le discipline coinvolte sono altresì evidenziati gli obiettivi specifici di apprendimento ovvero i risultati di apprendimento oggetto di valutazione specifica per l’insegnamento trasversale di Educazione civica.

Per quanto riguarda Cittadinanza e Costituzione, che fino allo scorso anno scolastico sono state oggetto di colloquio agli esami di Stato, nello stesso articolo si legge che al documento possono essere allegati atti e certificazioni relativi alle attività, ai percorsi e ai progetti svolti nell’ambito del previgente insegnamento di Cittadinanza e Costituzione e dell’insegnamento dell’Educazione Civica riferito all’a.s. 2020/21.

Quanto detto fa presupporre che l’Educazione Civica faccia parte del colloquio d’esame.

Come accertare le competenze e le conoscenze di Educazione Civica durante il colloquio

L’insegnamento di Educazione Civica, in quanto trasversale ed affidato nel corso dell’anno scolastico a tutto il consiglio di classe, che ha enucleato le discipline nelle quali inserire tale insegnamento, non sarà affidato durante il colloquio d’esame a un commissario specifico. Su questo punto l’art. 17 dell’Ordinanza, infatti, specifica che il candidato deve dimostrare di aver maturato le competenze e le conoscenze previste dalle attività di Educazione Civica, per come enucleate all’interno delle singole discipline.

Ma quando, durante il colloquio, il candidato deve e può dimostrare di aver maturato tali competenze?

Dovrebbe essere l’articolo 18 dell’Ordinanza, che spiega nei dettagli l’articolazione e le modalità di svolgimento del colloquio d’esame a chiarire le modalità e i momenti nei quali dimostrare l’avvenuta maturazione di tali competenze. Invece l’articolo 18 tace su questo aspetto. Di qui le varie supposizioni e interpretazioni.

Lo scorso anno scolastico Cittadinanza e Costituzione aveva una collocazione ben precisa e uno spazio dedicato all’interno dell’esame e i candidati avevano ben chiari gli argomenti che avrebbero affrontato durante il colloquio. Quest’anno tale aspetto non sembra essere così scontato, forse anche perché qualche perplessità è già scaturita nel corso dell’anno scolastico su come fare acquisire e maturare competenze e conoscenze all’interno delle discipline curricolari e, di conseguenza, continua a permanere per l’accertamento delle stesse nel colloquio.

Del resto sembra opportuno ricordare che tale mancanza di chiarezza era già stata rilevata dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, il quale nel parere obbligatorio, ma non vincolante, reso al Ministero dell’Istruzione aveva puntualizzato la necessità di inserire uno specifico riferimento alle attività di Educazione civica, precisando, come per i PCTO, che una specifica trattazione delle attività di Educazione civica durante questa fase del colloquio è prevista solo nel caso in cui non sia ricompresa all’interno dell’elaborato.

Tale richiesta di chiarimento, purtroppo, non è stata recepita e l’Ordinanza Ministeriale non ne fa cenno.

Quindi, attenendoci all’Ordinanza, ma anche con uno sguardo al Parere del CSPI, dovremmo ritenere che l’Educazione Civica durante l’esame possa trovare spazio o nell’elaboratoeventualmente (avverbio non presente nell’Ordinanza, ma aggiunto nella Nota Ministeriale 349 del 5 marzo 2021) integrato in una prospettiva multidisciplinare dagli apporti di altre discipline, oppure nella fase riguardante la scelta dei materiali da parte della Commissione, relativamente alle discipline coinvolte in tale insegnamento.

Certamente un po’ più di chiarezza avrebbe reso più lineare e chiara, e quindi più omogenea, la conduzione del colloquio da parte delle Commissioni. Di questo aspetto e di altri, quali ad esempio, proposte per la scelta dell’argomento dell’elaborato e per la scelta dei materiali, presentando anche esempi operativi, immediatamente spendibili e un modello completo del documento di classe, si parlerà nei due webinar dedicati agli Esami di Stato che si svolgeranno nei prossimi giorni, il 9 e il 13 aprile 2021.

Maturità 2021, commissioni: attenti alle scadenze di fine marzo

da La Tecnica della Scuola

Per la Maturità 2021, le commissioni d’esame saranno presiedute da un presidente esterno all’istituzione scolastica e composte da sei commissari interni. Il presidente è nominato dal dirigente preposto all’USR. I commissari sono designati dai competenti consigli di classe.

Tutte le indicazioni in merito alle commissioni e ai requisiti necessari per essere commissario e presidente sono contenute nella O.M. 54 del 3 marzo 2021.

Con nota 5012 del 10 marzo 2021 il Ministero ha trasmesso il calendario degli adempimenti amministrativi e tecnici per la costituzione e nomina delle commissioni.

Le scadenze di marzo

Ricordiamo le scadenze di fine marzo:

  • Termine per la designazione dei commissari interni da parte dei consigli di classe: 30/3/2021
  • Compilazione automatica delle proposte di configurazione (Modelli ES-0) da parte delle istituzioni scolastiche: entro il 31/3/2021
  • Compilazione dei modelli ES-C (commissari interni) da parte delle istituzioni scolastiche: entro il 31/3/2021

Le altre scadenze

  • Monitoraggio e verifica dei modelli ES-0 registrati a sistema in formato pdf, da parte degli Ambiti territoriali provinciali: entro il 12/4/2021
  • Gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici scolastici regionali, per il tramite degli Ambiti territoriali provinciali: 15/4/2021 – 30/4/2021
  • Trasmissione, tramite istanza POLIS, delle schede di partecipazione dei Presidenti (Modelli ES-E e ES-1): entro il 12/4/2021
  • Verifica e convalida delle schede di partecipazione dei Presidenti (Modelli ES-E e ES-1) da parte degli istituti scolastici e degli Ambiti territoriali provinciali: 14/4/2021 – 30/4/2021
  • Termine ultimo per il recapito, dai dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali degli elenchi riepilogativi degli aspiranti Presidenti che hanno presentato i Modelli ES-E e ES-1: 4/5/2021
  • Pubblicazione Elenchi regionali dei Presidenti da parte degli Uffici scolastici regionali: 7/5/2021.

Vacanze di Pasqua, lezioni sospese dall’1 al 6 aprile 2021

da La Tecnica della Scuola

Mancano pochi giorni alle vacanze pasquali. Infatti, da giovedì 1° aprile a martedì 6 aprile le lezioni saranno sospese in tutte le scuole d’Italia.

Poi, da mercoledì 7 aprile, le scuole dovrebbero riaprire anche nelle zone rosse fino alla prima secondaria di primo grado.

Regole per gli spostamenti

Fino al 2 aprile e il 6 aprile 2021, nelle zone gialle e arancioni, sarà possibile recarsi in altre abitazioni private abitate solo una volta al giorno, tra le ore 5.00 e le 22.00, restando all’interno dello stesso Comune. Si potranno spostare al massimo due persone, che potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone con disabilità o non autosufficienti conviventi.

Infine, nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021, sull’intero territorio nazionale si applicheranno le misure stabilite per la zona rossa. In tali giorni, nelle zone interessate dalle restrizioni, gli spostamenti verso altre abitazioni private abitate saranno possibili solo una volta al giorno, tra le ore 5.00 e le 22.00, restando all’interno della stessa Regione.

Nota 30 marzo 2021, AOODGOSV 6828

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio speciale di lingua slovena
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione della Provincia di Trento
Al Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie per il tramite dei rispettivi UU.SS.RR.

Oggetto: Le vicende del Confine orientale e il mondo della scuola. 2° Seminario tematico online “La figura della donna” – 14 aprile 2021

Si trasmette il programma del Seminario tematico ”La figura della donna”, che si terrà online il 14 aprile 2021 alle ore 15.45, organizzato nell’ambito delle iniziative del Gruppo di lavoro Ministero dell’Istruzione – Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati finalizzate a diffondere la conoscenza dei tragici eventi della storia del Confine italiano orientale al fine di rinnovare e conservare la memoria di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

Nel programma allegato è riportato il link per le iscrizioni. Si ringrazia per la consueta, fattiva collaborazione.

IL DIRETTORE GENERALE
Maria Assunta PALERMO