Assistenti vocali virtuali e privacy

Assistenti vocali virtuali e privacy: le nuove linee guida EDPB

Altalex del 13/04/2021

Si parla sempre più spesso di assistenti vocali e di privacy, e d’altronde non potrebbe essere altrimenti: si stima che Google Assistant abbia circa 500 milioni di utenti attivi mensili, Siri oltre 370 milioni. Per quanto riguarda le installazioni, Cortana di Microsoft e DuerOS di Badu sono presenti in oltre 400 milioni di oggetti, mentre Alexa in oltre 200 milioni e Bixby di Samsung in oltre 160 milioni. Si tratta quindi di strumenti entrati nella quotidianità di milioni di persone che li usano per i motivi più disparati, spesso dimenticando di parlare ad un dispositivo che registra la propria voce, e quindi ogni parola che gli viene rivolta.
Anche per questo il Comitato europeo per la protezione dei dati personali (EDPB) è intervenuto sull’utilizzo degli assistenti vocali, pubblicando una serie di linee guida e raccomandazioni per risolvere i problemi nell’applicazione del Regolamento europeo n. 679 del 2016 a questo nuovo contesto tecnologico.

1. Cosa sono e come funzionano gli assistenti vocali virtuali?
L’assistente vocale virtuale (VVA) è un programma che interpreta il linguaggio naturale tramite algoritmi di intelligenza artificiale in grado di interloquire con gli esseri umani allo scopo di soddisfare diverse tipologie di richieste (rispondere a  richieste di informazioni varie, fare ricerche su Internet, ricercare percorsi stradali, ecc.) o compiere determinate azioni (regolare la temperatura o l’illuminazione di un’abitazione, attivare elettrodomestici, ecc.).
Questo perché un VVA può essere suddiviso in moduli che consentono di svolgere compiti diversi: si pensi all’acquisizione e restituzione del suono, alla trascrizione automatica del parlato (da parlato a testo), all’elaborazione automatica del linguaggio, strategie di dialogo, accesso a fonti di conoscenza esterne, sintesi vocale (text to speech), ecc. Svolge quindi il ruolo di intermediario e gestore che dovrebbe facilitare lo svolgimento dei compiti dell’utente.
Per comprendere al meglio il funzionamento di questi strumenti, può essere particolarmente utile ed interessante conoscerne i passaggi funzionali.
L’assistente vocale è collocato in un’apparecchiatura che può essere uno smartphone o un altoparlante. Il VVA, se non viene avviato, è in standby seppur in ascolto costante, e fino a quando non viene rilevata un’espressione di sveglia specifica, non viene trasmesso alcun audio dal dispositivo che riceve la voce e non viene eseguita alcuna altra operazione. Quando l’utente pronuncia l’espressione di risveglio, il VVA confronta localmente l’audio con l’espressione, e se corrispondono, l’assistente apre un canale di ascolto e il contenuto audio viene immediatamente trasmesso. Una volta attivato, l’utente formula una richiesta che viene trasmessa al provider VVA. La sequenza del discorso pronunciato viene quindi trascritta automaticamente.
Utilizzando le tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale (NLP), il comando viene interpretato, le intenzioni del messaggio vengono estratte e le variabili informative (slot) vengono identificate. Viene quindi utilizzato un dialog manager per specificare lo scenario di interazione da implementare con l’utente fornendo lo schema di risposta appropriato. Se il comando coinvolge una funzionalità fornita da un’app di terze parti, il provider VVA invia allo sviluppatore dell’app le intenzioni e le variabili informative (slot) del messaggio.
Dopodiché viene identificata una risposta adattata alla richiesta dell’utente. Risposte come “non ho la risposta alla tua domanda”, sono standard nel caso in cui il VVA non sia in grado di interpretare correttamente la richiesta; invece, qualora vi riesca, viene creata una frase di risposta e/o viene identificata un’azione. Se necessario, vengono utilizzate risorse remote come database della conoscenza accessibili al pubblico (enciclopedie online, ecc.), oppure accessibili tramite autenticazione (conto bancario, applicazione musicale, account per acquisti online, ecc.). Infine, pronunciando l’espressione di spegnimento, il VVA torna in standby, in attesa che venga pronunciata ancora l’espressione di sveglia e la nuova richiesta dell’utente.

2. I rischi per i dati personali degli utenti (e non solo)
Se l’EDPB ha sentito la necessità di intervenire sul tema degli assistenti vocali virtuali, è per far fronte agli evidenti rischi che l’utilizzo di questi strumenti comportano.
I VVA non interagiscono soltanto con l’audio dell’utente, ma possono catturare accidentalmente anche l’audio di persone che non intendevano utilizzare un servizio. Innanzitutto, perché l’espressione del risveglio può essere modificata: gli individui che non sono a conoscenza di questo cambiamento potrebbero utilizzare accidentalmente l’espressione di attivazione aggiornata. In secondo luogo, i VVA possono rilevare l’espressione del risveglio anche per errore, ma è altamente improbabile che la regola madre del consenso sia applicabile in caso di attivazione accidentale. Inoltre, il consenso come definito nel GDPR deve essere “l’indicazione inequivocabile dei desideri dell’interessato”. Pertanto, è difficile ipotizzare che un’attivazione accidentale possa essere interpretata come un consenso valido. Se i responsabili del trattamento dei dati vengono a conoscenza (ad esempio tramite revisione automatica o umana) che il servizio VVA ha elaborato accidentalmente dati personali, devono verificare che esista una base giuridica valida per ciascuna finalità del trattamento di tali dati. In caso contrario, i dati raccolti dovrebbero essere cancellati.
Tuttavia, non si tratta soltanto di una questione legata al consenso, ma anche di un problema quantitativo e qualitativo.
Dalla richiesta iniziale alla relativa risposta, il primo inserimento di dati personali genererà dati personali successivi. Ciò include i dati primari. I VVA utilizzano il parlato per mediare tra gli utenti e tutti i servizi connessi ma, a differenza di altri intermediari, i VVA possono avere pieno accesso al contenuto delle richieste e di conseguenza fornire al progettista un’ampia varietà e quantità di dati personali. Inoltre, si tratta spesso di informazioni particolarmente delicate come preferenze e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi, posizione, percorsi abituali, domicilio, indirizzo del posto di lavoro e stati emotivi.

3. L’intervento dell’EDPB
Nel documento del 9 marzo scorso l’EDPB si è soffermato su una pluralità di questioni.
Innanzi tutto, il Comitato ha ritenuto che il framework normativo di riferimento sia costituito dal GDPR e dalla e-Privacy Directive, la quale riporta la definizione di apparecchi terminali, “terminal equipment”, in cui rientrano i VVA. Ciò significa che il titolare del trattamento, quando chiede il consenso per la memorizzazione o per ottenere l’accesso alle informazioni ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, della Direttiva e-Privacy, dovrà informare l’interessato su tutte le finalità del trattamento (ovvero il “trattamento successivo”), quindi il consenso ai sensi dell’articolo 6 GDPR sarà generalmente la base giuridica più adeguata a coprire il successivo trattamento dei dati personali. Pertanto, il consenso costituirà probabilmente la base giuridica sia per l’archiviazione e l’accesso alle informazioni già ottenute, sia per il trattamento dei dati personali a seguito delle operazioni di raccolta.
Sempre in tema di consenso, una problematica presa in considerazione dall’EDPB e già anticipata nel precedente paragrafo, è data dai casi di attivazione accidentale. In tali ipotesi di avviamento del servizio, che dovrebbe essere riconosciuto come tale tramite controlli umani o automatizzati, il fornitore dovrebbe cancellare al più presto i dati raccolti per errore. Un focus è posto anche sulle diverse tipologie di dati trattati, che ricomprendono i “primary data” (registrazioni vocali, cronologia delle richieste), gli “observed data” (dati del dispositivo e attività online) e gli “inferred or derived data” (come i dati dedotti dalla profilazione dell’utente). Tali dati possono riguardare tanto i soggetti interessati diretti (generalmente i membri di una famiglia che utilizzano un assistente vocale), quanto gli interessati accidentali (che interagiscono inconsapevolmente, ad esempio pronunciando per caso l’espressione di sveglia). Inoltre, la questione si lega anche ad una problematica ulteriore data dalla diffusione dei dati. Il trattamento dei dati, in considerazione del fatto che gli assistenti vocali si interconnettono con altri device o servizi offerti da terze parti, può avvenire anche da parte di altri soggetti esterni all’assistente vocale utilizzato.
Di conseguenza, secondo l’EDPB, emerge la necessità di gestire attentamente i ruoli in tema di privacy, alla luce della catena di stakeholders coinvolti nel processo. Le considerazioni dell’EDPB evidenziano la necessità di implementare adeguate misure di sicurezza e di garanzia, di applicare i principi di privacy by design e di privacy by default, e di ricorrere agli strumenti di accountability previsti espressamente dal GDPR. Inoltre, il provider dei servizi VVA dovrebbe fornire agli interessati tutte le informazioni previste dal GDPR ai sensi dell’articolo 13 e del Considerando 58, in una forma semplice, chiara e accessibile. Tali informazioni dovrebbero essere rilasciate non solo agli utenti registrati ai servizi VVA, ma anche a chi non è registrato ed agli utenti accidentali – per quanto, nella pratica, quest’ultima condizione sia difficile da rispettare. 

4. Conclusioni
Come ogni strumento tecnologico caratterizzato da una forte e rapida diffusione, un utilizzo pressoché quotidiano ed una incidenza importante sui dati personali, anche gli assistenti vocali virtuali hanno reso necessario un intervento volto ad informare gli utenti ed a cercare di controllare il flusso dei dati attraverso queste tecnologie.
In effetti, le linee guida proposte dall’EDPB sono coerenti con i rischi che questa tecnologia comporta. Tuttavia, non hanno solamente la funzione di controllare il fenomeno, ma anche quella di rendere gli utenti consapevoli delle potenzialità di questi strumenti, poiché proteggere i propri dati è prima di tutto compito degli stessi utilizzatori attraverso un uso informato delle nuove tecnologie. 
Lo stesso Garante italiano per la protezione dei dati personali, con una nota sul proprio sito, si è espresso sulla materia fornendo una serie di consigli utili agli utenti per un utilizzo dei VVA a prova di privacy. In particolare, l’Autorità si è soffermata su una serie di abitudini quotidiane da acquisire per proteggersi al meglio, come disattivare l’assistente vocale prima di dormire o più in generale quando non lo si utilizza, evitare di condividere un quantitativo eccessivo di informazioni, soprattutto quelle più sensibili, e cancellare periodicamente la cronologia delle ricerche. Il tutto, come sempre, accompagnato da un’importante attività di informazione circa l’uso dei propri dati da parte dell’assistente vocale, dalla raccolta all’archiviazione, fino alla cessione degli stessi a terzi. 

di Marco Martorana

Scuola d’estate

Scuola d’estate, attività creative e alternative con il personale supplente che ha lavorato poco o niente.

L’idea di un’apertura degli istituti scolastici nel periodo estivo non dispiace all’UGL Scuola che, attraverso il Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, fa sapere d’aver esaminato la questione, unitamente al proprio Direttivo Nazionale, e lancia una proposta a favore dei supplenti che hanno lavorato poco o nulla in quest’anno di estremo disagio.

Quel che conta in questi frangenti – afferma il Segretario Nazionale UGL Scuola – è la valorizzazione della scuola in quanto tale e della missione educativa e di aggregazione inclusiva che le compete. Preso atto di ciò, tenere aperte le scuole in estate potrebbe significare, da un lato colmare il vuoto di socializzazione creatosi per i ragazzi nei mesi della Pandemia, dall’altro offrire un’opportunità concreta di guadagno a tanti lavoratori scolastici supplenti, o aspiranti tali, che pur presenti nelle graduatorie hanno lavorato poco o nulla nel corso dell’ultimo anno didattico”.

La proposta UGL va dunque oltre il volontariato dei docenti paventato da più parti. “Non dimentichiamo che se attraverso la didattica a distanza la scuola ha continuato a vivere e funzionare il merito va unicamente a quei docenti che, pur tra mille difficoltà, hanno portato avanti i programmi previsti riuscendo a dare agli alunni un senso di vita normale non semplice nei momenti più drammatici della pandemia. Adesso – continua Cuzzupi – si tratterebbe di aprire gli istituti ad attività alternative e creative funzionali alla crescita e alla preparazione del nuovo anno. Chi, meglio di quei docenti rimasti, loro malgrado, al palo possono dare il massimo su un progetto del genere? In tal modo si instaurerebbe anche una sorta di giusto equilibrio verso quei colleghi lavorativamente e retributivamente meno fortunati e più economicamente esposti ai tremendi colpi della pandemia”.

Tra l’altro il Segretario Nazionale ha le idee ben chiare anche nei confronti dei Comuni che, attraverso diversi canali, qualche perplessità sul progetto scuole aperte hanno mosso: “Noi siamo dell’idea che le due entità non solo debbano incontrarsi, ma diventare persino complementari. La scuola, e lo ripetiamo da tempo, non è un’isola avulsa dalla realtà, ma realtà essa stessa e quindi perché non condividere un percorso d’intesa con gli Enti locali? Si agisca insieme, senza tergiversare, anche per garantire l’educazione alla legalità, arma necessaria per sconfiggere le logiche perverse che trovano terreno fertile proprio nelle difficoltà dei territori. I fondi, seppur non infiniti, possono essere sufficienti ad attivare diverse iniziative congiunte. Da parte nostra – spiega Ornella Cuzzupi –  siamo pronti a dare il giusto contributo, progettuale e programmatico, affinché questo sia il momento per definire le basi di quella “Scuola buona” a cui ha fatto più volte cenno il Ministro. Ecco, su questo noi ci siamo!

                                                                                  Federazione Nazionale UGL Scuola 

Scuola, organico COVID

Scuola, organico COVID: dal MI segnali positivi per la riconferma risultato della nostra pressione

Roma, 13 aprile 2021 – Come FLC CGIL abbiamo seguito la vicenda dell’organico aggiuntivo, il cosiddetto organico COVID, sin dall’inizio, quando con una scelta maldestra il precedente governo aveva attivato le risorse per questo personale, ma ne aveva anche previsto il licenziamento in caso di lockdown.

Abbiamo chiesto e ottenuto la modifica di quella norma ingiusta, così come ci siamo battuti contro i ritardi dei pagamenti, quando vi erano lavoratori che a distanza di 4 mesi dall’inizio del contratto erano ancora senza stipendio. Abbiamo fatto grandi assemblee e iniziative in diverse città, la nostra richiesta al Ministero è stata forte e chiara: sui posti COVID non ci possono essere passi indietro, vanno riconfermati il prossimo anno, ma con contratti di supplenza al 30 giugno, consolidando così gli attuali organici che sono del tutto insufficienti.

Nella riunione tenuta ieri con le organizzazioni sindacali il MI ha espresso la volontà di confermare questi posti, un segnale positivo, frutto del nostro impegno e dell’iniziativa condotta con le lavoratrici e i lavoratori. Ora è importante garantire che i posti siano confermati per il prossimo anno, che siano attivati con contratti almeno fino al 30 giugno e che si metta fine ai ritardi nei pagamenti che interessano ancora oggi troppi lavoratori precari.

Alunni disabili, vanno comunicati solo i dati strettamente necessari persino se a chiederli è un Ispettorato

da Il Sole 24 Ore

di Pietro Alessio Palumbo

Le comunicazioni relative ad alunni con disabilità anche quando avvengono tra scuole o altre amministrazioni, possono determinare un’indebita circolazione di informazioni personali. In particolare di dati relativi allo stato di salute dell’alunno, non necessari al fine di fornire un riscontro a procedure amministrative ordinarie o altre richieste. In sostanza può realizzarsi una “abusiva” violazione di precisi obblighi di riservatezza personale – ha chiarito il Garante Privacy con il recente provvedimento 67/2021 – che non solo va sanzionata pecuniariamente ma anche pubblicata sul sito web dell’Autorità a titolo di “sanzione accessoria”.

I dati trasmessi “in chiaro”
Un ufficio scolastico era stato “denunciato” al Garante a seguito di un esposto all’Ispettorato della Funzione pubblica in merito a presunte gravi irregolarità commesse da un istituto scolastico nell’attribuzione delle ore di sostegno. Nell’istruttoria inviata all’Ispettorato, l’ufficio aveva trasmesso molte carte compresa la documentazione “in chiaro” contenente lo stato di disabilità di un alunno della scuola.

Il diritto alla riservatezza dell’alunno disabile
Ha ricordato il Garante che in materia di gestione di dati personali effettuata in ambito pubblico, il trattamento può dirsi lecito solo se necessario per adempiere un obbligo legale oppure per l’esecuzione di un compito di interesse collettivo connesso all’esercizio di pubblici poteri. E con riguardo alle categorie particolari di dati personali, inclusi quelli relativi alla salute, il trattamento è consentito unicamente quando assolutamente indispensabile.

In proposito il legislatore nazionale ha stabilito che i trattamenti in questione sono ammessi solo quando sussiste adeguata tutela del diritto fondamentale alla riservatezza del soggetto coinvolto; in special modo se trattasi di un minore.

Il trattamento dei dati personali deve quindi avvenire “minimizzando” le informazioni e limitando l’operazione in argomento a quanto strettamente necessario o addirittura imprescindibile.

Mai dati superflui
Può quindi dedursi che pur essendo l’amministrazione scolastica certamente tenuta a rappresentare all’Ispettorato tutti gli elementi utili a chiarire gli aspetti relativi alle modalità di assegnazione delle cattedre di sostegno, deve però fornire il riscontro senza comunicare i dati personali degli alunni disabili coinvolti; o comunque disponendo i migliori accorgimenti ragionevoli e possibili.

E certamente non può definirsi indispensabile – in riscontro a una richiesta di chiarimenti per presunte irregolarità sull’attribuzione di ore di sostegno – comunicare all’Ispettorato della funzione pubblica il codice diagnostico indicativo della disabilità di un determinato alunno ovvero il rifermento a parametri di “gravità” disciplinati dalla nota legge 104 sui diritti delle persone affette da disabilità.

La profilassi si ferma i presidi non ci stanno «I nostri prof a rischio»

da Il Messaggero

Si complica la situazione nelle scuole: se la campagna vaccinale tra i docenti deve fermarsi, allora servono controlli a tappetto con screening e tamponi. Ma per il momento ancora non ci sono. La richiesta di un monitoraggio puntuale, sia sui tempi dei vaccini sia contagi in classe, arriva dai sindacati della scuola. Fino al 31 marzo infatti, come riporta Tuttoscuola, ha avuto la prima dose solo il 62,1% del personale scolastico peraltro con differenze notevoli da regione a regione. Secondo le stime la percentuale è salita al 69% in questa prima parte del mese di aprile. Tra questi sono pochissimi coloro che hanno potuto avere anche la seconda dose. Quindi resta senza dose tra il 30 e il 40% del personale. L’ordinanza del commissario Figliuolo, infatti, stabilisce di concentrare con la massima urgenza i vaccini sulle categorie fragili e sugli anziani. Una volta messi in sicurezza tutti i fragili e gli over 60, per i quali è più alto il rischio di mortalità o comunque di finire nelle strutture ospedaliere, si procederà con le categorie prioritarie come le forze dell’ordine e il personale scolastico, tra cui docenti e bidelli.

LE DIFFERENZE

Chi ha avuto la prima dose potrà ricevere la seconda ma per tutti gli altri non resta che aspettare. Si profila però una mappa delle vaccinazioni in ambiente scolastico decisamente disomogenea: «Ci sono regioni indietro nei vaccini tra i docenti spiega Maddalena Gissi, segretaria nazionale Cisl scuola e altre che hanno quasi completato la campagna. Dovremmo evitare queste discrepanze territoriali, non è giusto che ogni regione vada da sé». In effetti rispetto alla percentuale nazionale che oscilla tra il 60 e il 70% di vaccinati, emergono valori territoriali assolutamente diversi. Tra le regioni che si posizionano più avanti nella campagna spiccano l’Umbria che ha raggiunto il 72% di vaccinazioni, l’Abruzzo il 75,5% , la Campania il 79% e la Puglia il 94%. Il Lazio si posiziona sulla media nazionale con il 63% di personale scolastico vaccinato. Restano invece in coda regioni come la Calabria con il 29% di vaccini effettuati, la Liguria il 30% e la Sardegna il 32% e le Marche il 36% . Dati decisamente bassi, questi ultimi, se si considera che in questi giorni sono tornati in presenza 8 studenti su 10, circa 6,6 milioni sugli 8,5 complessivi dalla scuola materna alle superiori.

L’ATTACCO

«Dissentiamo fermamente dallo stop ai vaccini- ha denunciato il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli – trattandosi di una categoria professionalmente esposta sia al contagio tra i suoi componenti sia perché può veicolare il virus, bisogna fare in modo di eliminare questo rischio. Non è un privilegio per la categoria: ci faremo sentire».
E’ chiara la necessità di dover mettere in sicurezza, urgentemente, le categorie più fragili ma allora sulla scuola serve un piano di protezione diverso. Che si basi quanto meno sul controllo puntuale e costante dei contagi. Ieri i sindacati della scuola hanno incontrato i rappresentanti del ministero dell’istruzione e della struttura commissariale per l’emergenza Covid ed è stata annunciata la costituzione di un osservatorio permanente con le organizzazioni sindacali, con l’impegno a fornire la documentazione e le rilevazioni costanti e continue dei dati relativi all’emergenza Covid.

LE RICHIESTE

Le richieste avanzate dai sindacati Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda, prevedono il potenziamento, da subito, delle attività di tracciamento attraverso test periodici per tutta la popolazione scolastica: si tratta di una richiesta avanzata già per l’apertura delle scuole nel settembre scorso ma finora non è stata mai accolta. Devono essere messe a punto, inoltre, le linee guida che assicurino omogeneità da parte delle Asl nell’adottare le necessarie misure di profilassi che troppo spesso hanno invece creato confusione da una scuola all’altra, con periodi di quarantene diversi e con con diverse modalità di rientro dopo l’isolamento fiduciario. E deve arrivare anche l’aggiornamento del protocollo per le attività scolastiche in sicurezza: è necessario infatti ridefinire i criteri e le misure di prevenzione rispetto alla diffusione delle nuove varianti che nel vecchio protocollo non erano state previste.
Lorena Loiacono

Al Cts l’analisi sulle riaperture

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Per «l’analisi dei contagi intrascolastici non si hanno, a oggi, informazioni; non esistono stime di trasmissibilità nelle scuole e quindi non è possibile analizzare l’effetto della riorganizzazione scolastica alla ripresa della attività didattica dopo la scorsa estate». Parola della Fondazione Bruno Kessler di Trieste, che nella riunione del Cts dello scorso 26 gennaio, su richiesta del presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, ha presentato un modello matematico appositamente elaborato per analizzare l’impatto della mobilità e della riapertura delle scuole sull’andamento dell’epidemia da Sars-Cov-2 in Italia, caratterizzato dalla differenziazione dei diversi livelli di rischio tra le regioni.

Intanto ieri si è tenuto un vertice al ministero dell’istruzione tra i sindacati e il capo di gabinetto, Luigi Fiorentino, e il colonnello medico Maurizio Elisio in rappresentanza della struttura commissariale per l’emergenza Covid. Da parte dei sindacati sono state ribadite le richieste di potenziare le attività di tracciamento, con test periodici per tutta la popolazione scolastica, emanare linee guida che assicurino omogeneità da parte delle Asl nelle misure di profilassi, di aggiornare il protocollo per le attività scolastiche in sicurezza alla luce delle esigenze poste dalla diffusione delle nuove varianti. Elisio, sulla sospensione dei vaccini ai docenti, ha precisato: fino a quando non sarà terminata la vaccinazione di tutta la popolazione della fascia 60-69 anni, delle persone fragili e del personale socio sanitario impegnato in prima linea non ci saranno priorità per le altre categorie produttive.

A illustrare il modello di rilevazione è stato l’epidemiologo e matematico Stefano Merler che mostra anche l’alto grado di incertezza del modello matematico proposto. Per la mancanza, appunto, di dati sui contagi nelle scuole, tanto che viene da domandarsi e da chiedere al ministero dell’istruzione e al dicastero della salute chi li abbia, ma anche se esistono e, se non ci sono, come mai.

Qualche indicazione sembrerebbe arrivare, nei giorni scorsi, dalla direttrice dell’urs Friuli Venezia Giulia, Daniela Beltrame, che in consiglio regionale ha sottolineato che «i dati dei contagi nelle scuole vengono inviati settimanalmente da Roma solo da metà febbraio con il nuovo ministro. In passato, per ottenerli dovevamo mandare al ministero una richiesta motivata».

La Fondazione Kessler, poi, spiega che «al momento è possibile basarsi solo sul numero dei contagi che avvengono in età scolare, senza avere evidenza se questi siano avvenuti all’interno delle scuole, prima dell’ingresso negli istituti scolastici o nelle attività periscolastiche». Di fatto, smentendo la narrazione che la scuola è sicura e i contagi avvengono fuori dagli istituti, che in questi mesi e ancora nelle settimane successive a questa seduta del Cts si ripete come un mantra.

Non solo. Merler spiega al Cts che «il minor impatto dei contagi fino alle scuole secondarie di primo grado (le medie, n.d.r.) è dovuto alla minore suscettibilità all’infezione da Sars-Cov-2 di soggetti in questa fascia di età». Inoltre, il modello matematico della Fondazione Kessler assume che non vi sia nessuna riduzione di trasmissibilità in caso di impiego della Dad al 50% o al 75%.

La scuola riapre, ecco le misure

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Un vademecum per le scuole per applicare correttamente le misure anti-Covid contenute nel decreto-legge 44/2021. Lo ha elaborato e trasmesso agli uffici periferici e alle istituzioni scolastiche il neo-capo dipartimento del ministero dell’istruzione, Stefano Versari, con una nota emanata il 6 aprile scorso (491/2021). Il provvedimento reca il testo delle norme del decreto-legge che riguardano la scuola e le relative disposizioni interpretative e di attuazione alle quali gli addetti ai lavori dovranno attenersi. Il dispositivo e suddiviso in paragrafi, ognuno dei quali è dedicato ad una chiara e succinta esposizione delle novità. Anche con riferimenti puntuali per agevolare il reperimento delle altre fonti

Le nuove disposizioni prevedono che anche nelle zone rosse gli alunni dovranno frequentare la scuola in presenza dalla scuola dell’infanzia alla prima media compresa. È comunque prevista la possibilità, per i presidenti di regione, di adottare misure più restrittive quando la gravità della situazione dovesse renderlo necessario. Ma sempre di concerto con le autorità sanitarie e, preferibilmente, in riferimento a territori circoscritti nell’ambito della regione di riferimento, laddove dovessero presentarsi dei focolai di infezione. Resta fermo il divieto di attività didattica in presenza per le classi seconde e terze medie e per tutte le classi delle scuole superiori, che dovranno svolgere le attività didattiche a distanza. Salvo le deroghe previste per gli alunni portatori di handicap.

Nelle zone gialle e arancioni, gli alunni frequenteranno la scuola in presenza fino alla terza media compresa. Alle superiori, invece, le attività in presenza saranno consentite da un minimo del 50% a un massimo del 75% della popolazione studentesca. Per garantire il contenimento del rischio del contagio da Covid-19, gli uffici scolastici continueranno a partecipare tavoli tecnici interistituzionali costituiti presso le prefetture, diretti a favorire l’organizzazione dei trasporti in modo tale da evitare affollamenti sui mezzi pubblici. Le scuole, inoltre, dovranno adottare soluzioni organizzative volte ad evitare assembramenti all’entrata e all’uscita da scuola.

Per quanto riguarda gli alunni disabili Versari ha richiamato la vigenza delle disposizioni contenute nella nota 662/2021. Pertanto, laddove la didattica a distanza non dovesse rappresentare un’opzione utilizzabile in relazione alla gravità e alla natura dell’handicap di cui risulti portatore l’alunno interessato, i dirigenti scolastici dovranno consentire ai medesimi di continuare a fruire dell’attività in presenza.

Dove possibile e, con il consenso dei genitori degli alunni coinvolti, dovrà essere consentita anche la frequenza a piccoli gruppi di alunni non disabili della classe dell’alunno disabile, così da garantire il processo di integrazione. Anche per quanto concerne le attività laboratoriali è prevista una deroga al divieto delle attività in presenza, se necessario e con le dovute cautele.

L’amministrazione ha ricordato che sono ancora in vigore le norme che prevedono l’obbligo delle mascherine sia per gli operatori scolastici che per gli alunni, con la sola eccezione dei bambini di scuola dell’Infanzia. Sono previste deroghe solo per gli alunni disabili, qualora la natura dell’handicap ne rendesse impossibile l’uso e per tutte le situazioni, debitamente certificate, in cui le condizioni di salute del soggetto obbligato (alunno od operatore scolastico) nel precludano l’utilizzo.

Sullo screening il ministero dell’istruzione ha fatto presente, inoltre, che la normativa vigente non consente di obbligare gli alunni e gli operatori scolastici a sottoporsi agli esami al cui esito negativo vincolare lo svolgimento delle attività in presenza. Fermo restando, però, che gli screening di massa sono comunque consentiti su base volontaria. Pertanto, è possibile disporli a queste condizioni così da migliorare gli standard di sicurezza. A questo proposito l’amministrazione ha rinviato alle Faq pubblicate sul sito del garante della privacy.

Il governo ha stanziato 150 milioni per incrementare il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche. Le risorse sono finalizzate a rafforzare le misure per garantire il contenimento del contagio da Covidi-19. E saranno poste a disposizione delle scuole per l’acquisto di mascherine, disinfettanti, servizi di supporto psicologico e pedagogico, servizi medico sanitari, compresi quelli volti a garantire la sorveglianza sanitaria, e per l’acquisto di dispositivi diretti ad agevolare l’inclusione degli alunni disabili.

Il ministero ha raccomandato, inoltre, di adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e ad informare la condotta degli operatori ai principi di cautela e prudenza.

Invalsi, le superiori verso lo stop

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Stop alle prove Invalsi in II superiore. Incassa il favore unanime del Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) lo schema dell’ordinanza del ministero dell’istruzione sulla «Sospensione delle prove standardizzate per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado» per l’attuale anno scolastico in considerazione dell’emergenza sanitaria prodotta dalla pandemia da covid-19. Varato durante la seduta in videoconferenza l’8 aprile, il parere del Cspi si spinge più avanti del Mi. Proprio in considerazione delle difficili condizioni legate all’attività didattica in presenza, infatti, «invita l’amministrazione a valutare attentamente le condizioni di contesto anche per lo svolgimento delle prove nelle altre classi». Nelle premesse del provvedimento ministeriale si evidenzia la difficoltà che le scuole superiori incontrerebbero se dovessero gestire la simultanea somministrazione delle prove per le classi II e V, stante la complessa gestione dei distanziamenti e la conseguente riduzione delle postazioni dei laboratori informatici utilizzati per le prove. Questa considerazione «ha motivato», si legge nel parere del Cspi, «la sospensione delle prove nelle classi seconde, in quanto si tratta di studenti per i quali sarà possibile ripetere le prove in momenti successivi, mentre ciò non sarà possibile agli studenti dell’ultimo anno, in uscita dal sistema scolastico». Inoltre, secondo il Parlamentino di viale Trastevere, le ripercussioni della pandemia «rendono molto difficili anche al personale dirigente, docente e amministrativo la gestione degli aspetti organizzativi connessi alla somministrazione delle prove». Tuttavia, i dati che arrivano dall’Invalsi sulle prove nazionali in corso tra i circa 480 mila maturandi 2021 sono confortanti. Il 30 marzo, all’inizio della quinta settimana di somministrazione, erano state svolte 378 mila prove, al ritmo di circa 16 mila prove al giorno. Sospendere le prove Invalsi in II seconda superiore e, come suggerisce il Cspi, anche nelle altre classi, renderebbe difficile valutare in modo standardizzato e confrontabile in tutto il territorio i reali effetti della pandemia sugli apprendimenti degli alunni italiani e programmare i recuperi.

Riammissione docenti e ATA dopo malattia Covid: positivi con sintomi gravi, asintomatici. Circolare ministero Salute

da OrizzonteScuola

Di redazione

Con la circolare 15127 del 12 aprile il ministero della Salute fornisce indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata, compreso il personale scolastico.

I casi potrebbero essere cinque:

  • Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero
  • Lavoratori positivi sintomatici
  • Lavoratori positivi asintomatici
  • Lavoratori positivi a lungo termine
  • Lavoratore contatto stretto asintomatico

Sintomi gravi e ricovero

Il medico competente, ove nominato, per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione secondo le modalità previste dalla normativa vigente, effettua la visita medica prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

Positivi con sintomi

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 e che presentano sintomi di malattia possono rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi, con un test molecolare negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

Asintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 ma asintomatici per tutto il periodo possono rientrare al lavoro dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo.

Positivi a lungo termine

I lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario; il lavoratore avrà cura di inviare tale referto, anche in modalità telematica, al datore di lavoro, per il tramite del medico competente, ove nominato.

Contatto stretto asintomatico

Il lavoratore dopo aver effettuato una quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo, si sottopone all’esecuzione del tampone e il referto di negatività del tampone molecolare o antigenico è trasmesso dal Dipartimento di Sanità Pubblica o dal laboratorio dove il test è stato effettuato al lavoratore che ne informa il datore di lavoro per il tramite del medico competente, ove nominato.

CIRCOLARE

Organico aggiuntivo Covid docenti e ATA: il Ministero vuole riconfermarlo per il 2021/22

da OrizzonteScuola

Di redazione

Organico Covid: potrà essere riconfermato per il prossimo anno scolastico 2021/22? Nel corrente anno scolastico, le scuole hanno avuto bisogno di 75.000 unità di personale in più – 50.000 ATA, perlopiù collaboratori scolastici e 25.000 docenti – per fronteggiare l’emergenza sanitaria, ottimizzare la sorveglianza e la messa in sicurezza delle scuole, assicurare igiene continua degli spazi.

Un organico che si è rivelato indispensabile da tanti punti di vista, ma che il Ministero non ha presentato come inserito nel cosiddetto organico di diritto per l’anno scolastico 2021/22.

Una novità proviene però dall’incontro di oggi tra sindacati e Ministero. Nella nota unitaria successiva all’incontro i sindacati scrivono “Dall’Amministrazione ribadito inoltre l’impegno di assicurare anche per il prossimo anno scolastico le risorse aggiuntive di organico legate all’emergenza Covid 19.”

Un impegno importante, che farebbe tirare un sospiro di sollievo alle migliaia di persone interessate dall’incarico.

Si tratta spesso, soprattutto per gli ATA, di personale al primo incarico dalla lunga lista delle graduatorie. Graduatorie ATA che il prossimo anno verranno rinnovate per il prossimo triennio 2021/23. Quando si parla di riconferma del personale, si intende in linea generale, non nei singoli posti occupati quest’anno. In ogni caso per l’attribuzione delle supplenze bisognerà scorrere di nuovo le graduatorie.

Al momento, lo sottolineamo, si tratta di un impegno ma non c’è ancora il documento normativo, per il quale probabilmente bisognerà attendere il periodo estivo.

Organico Covid, il ministero dell’Istruzione conferma 70 mila docenti e Ata anche per il prossimo anno

da La Tecnica della Scuola

Non solo di vaccinazioni: durante l’incontro con i principali sindacati della scuola di lunedì 12 aprile si è parlato anche di altro. Il Capo di Gabinetto, riferiscono i sindacati, ha annunciato la costituzione di un osservatorio permanente con la presenza delle organizzazioni sindacali, impegnandosi a fornire a tal fine il massimo supporto anche in termini di documentazione e di rilevazione costante e continua di dati.

Dall’Amministrazione è stato ribadito pure l’impegno di assicurare anche per il prossimo anno scolastico – quindi per l’a.s. 2021/2022 – le risorse aggiuntive di organico legate all’emergenza della pandemia: quest’anno, ricordiamo, erano stati finanziati dal governo Conte bis oltre 70 mila posti aggiuntivi.

Quanti posti quest’anno?

Per diverso tempo si è parlato di 60 mila docenti e 10 mila Ata cosiddetti Covid. Qualche settimana fa, però, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha specificato che l’organico aggiuntivo dei docenti si è fermato a 25 mila cattedre.

In tal caso, ma è un’ipotesi da confermare, la grande maggioranza dei posti aggiuntivi sarebbe stato assegnato al personale Ata, quindi per assumere collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici.

Cosa accadrà il prossimo anno?

Per l’anno prossimo è molto probabile che i posti aggiuntivi vengano assegnati attraverso nuove convocazioni, sempre dalle canoniche graduatorie.

A breve, le parti si rivedranno: venerdì prossimo, il 16 aprile, il ministero dell’Istruzione ha convocato di nuovo i sindacati per mettere a punto i Protocolli di sicurezza in vista dei prossimi Esami di Stato.

AstraZeneca, chi non l’ha fatto si metta in fila. L’ira dei sindacati: questa sarebbe la maxi-sicurezza del ritorno a scuola?

da La Tecnica della Scuola

Solo un lavoratore della scuola su cento ha ricevuto entrambe le dosi del vaccino AstraZeneca. E uno ogni quattro dovrà ora attendere più di qualche settimana per riceverla, perché nel frattempo il governo ha deciso di sospendere la somministrazione al personale della scuola del vaccino AstraZeneca: con l’ordinanza n. 6/2021 firmata dal generale Francesco Figliuolo si è data infatti la precedenza di anziani e cittadini “fragili.

Attese diverse a seconda delle Regioni

L’attesa non sarà così breve come si pensava in un primo momento: fino a quando non sarà terminata la vaccinazione di tutta la popolazione della fascia 60-69 anni, delle persone fragili e del personale socio sanitario, per i docenti e Ata non si potrà riprendere l’inoculazione di AstraZeneca.

Anche se poi la tempistica varierà a livello regionale, sulla base delle decisioni che prenderanno le autorità sanitare territoriali, perché ci sono dei territori, come il Lazio, dove le vaccinazioni stanno procedendo spedite tanto che a breve partiranno le prenotazioni della fascia over 60, mentre in altri l’attesa è decisamente più lunga (in alcune Regioni non si sa nemmeno quando si potranno prenotare gli ultra 70enni).

Perchè fermarsi ora?

La decisione su tempi e priorità è stata confermata lunedì 12 aprile ai cinque sindacati maggiori – Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda – che in videoconferenza hanno incontrato il capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione, Luigi Fiorentino, affiancato dal Capo Dipartimento Istruzione, Stefano Versari, e dal colonnello medico Maurizio Elisio in rappresentanza della struttura commissariale per l’emergenza Covid.

I sindacati hanno chiesto spiegazioni: che senso ha fermarsi ora con la prima dose di vaccinazione del personale, dal momento che oltre un milione e 100 mila l’hanno già fatta e ne mancano meno di 400 mila per chiudere il cerchio?

Le dosi solo agli over 60

Ancora di più perché su AstraZeneca sono giunte ampie rassicurazioni. Solo che nella scuola a vedersi somministrato a breve il vaccino anglo-svedese saranno solo gli ultra 60enni, come per tutte le altre categorie del resto (eccetto quella sanitaria che completerà la vaccinazione a prescindere dall’età anagrafica).

I sindacati maggiori non l’hanno presa bene. Non comprendono l’interruzione della somministrazione del vaccino. Come non capiscono perché ancora non sono state avviate le attività di tracciamento, né i test periodici e il coinvolgimento delle Asl nell’adottare le necessarie misure di profilassi. Come serve l’aggiornamento del protocollo per le attività scolastiche in sicurezza ridefinendone criteri e misure alla luce delle nuove varianti Covid. E la modalità concordata dovrebbe garantire maggiore chiarezza comunicativa.

A fine incontro Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda hanno detto che attendono ancora “concrete risposte” ed in questo modo si mette “a serio rischio l’obiettivo di un ritorno in sicurezza alle attività scolastiche in presenza. È perciò indispensabile un immediato cambio di passo, anche in vista del nuovo anno scolastico al cui regolare avvio occorre già oggi lavorare”.

Presidi critici: ci faremo sentire

Anche i presidi si sono fatti sentire. “Siamo un po’ sconcertati, perché mancava una piccola parte del personale da vaccinare: non più di 200–300 mila lavoratori. Ancora pochissimi giorni e si poteva completare tutto. Invece una parte di loro si ritroverà in classe senza copertura”, ha detto alla Tecnica della Scuola Mario Rusconi, presidente Anp Lazio e Roma.

“Non è un privilegio per la categoria, lo stesso principio vale per il personale sanitario. Ci faremo sentire”, ha incalzato il presidente nazionale di Anp, Antonello Giannelli.

Pure Marcello Pacifico, a capo dell’Anief, esprime il suo disappunto: “sul più bello, proprio mentre torneranno a scuola per svolgere le lezioni in presenza, anche nelle zone rosse, dove c’è meno sicurezza, almeno 400 mila insegnanti, educatori e Ata saranno costretti a farlo senza vaccinazione”.

Il sindacalista chiede “impegni precisi, così non è possibile insegnare e lavorare in sicurezza. Le scuole potrebbero trasformarsi in luoghi ideali di contagio. Non bisogna rischiare con la salute delle famiglie dopo i sacrifici chiesti sull’integrazione delle attività produttive”.

Lopalco: AstraZeneca estremamente efficace per over 60

Ma quanto è sicuro AstraZeneca per gli under 60? Le certezze sembrano esserci solo oltre quell’età.

“È un ottimo vaccino. È stata fatta purtroppo tanta confusione su questo vaccino. È un vaccino estremamente efficace e in questa fascia d’età è sicuro al cento per cento”, ha detto l’assessore regionale alla Sanità Pier Luigi Lopalco parlando con i giornalisti in occasione dell’inaugurazione di un hub vaccinale nella Scuola Volontari dell’Aeronautica Militare di Taranto.

Lopalco ha ribadito che l’Astrazeneca è “un “vaccino sicurissimo e quei pochissimi, rarissimi, eventi avversi che sono stati segnalati in Germania si sono tutti verificati al di sotto dei 60 anni d’età e soprattutto in donne giovani. Quindi una persona che si trova tra i 60 e i 79 anni deve approfittare subito di fare questa vaccinazione perché fare un vaccino oggi significa evitare di andare a finire in ospedale”. E per i più giovani? C’è solo da attendere. E incrociare le dita.

Concorsi scuola: le nuove regole potrebbero penalizzare i giovani? Ma i sindacati sono d’accordo con Brunetta

da La Tecnica della Scuola

Con l’intento di chiarire cosa davvero voglia dire l’articolo 10 del decreto legge 44 sui concorsi pubblici, il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta è intervenuto con un lungo articolo pubblicato su Huffington Post.

Brunetta distingue fra due tipologie di concorsi.
La prima riguarda i concorsi già banditi per i quali non sia stata svolta alcuna prova; in questo caso “le amministrazioni – scrive il Ministro – possono, non devono, prevedere una fase di valutazione dei titoli di studio legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle prove successive e possono prevedere una sola prova scritta e una eventuale prova orale”.

“Per i concorsi banditi durante lo stato di emergenza – aggiunge –  è obbligatoria la fase di valutazione dei titoli di studio legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle fasi successive, così come la prova scritta. La prova orale, invece, resta eventuale”.

Ma la vera – rivoluzione scrive ancora il Ministro – riguarda un altro aspetto: d’ora innanzi, infatti, le prove orali potranno svolgersi in videoconferenza.

Un’altra novità  spiega Brunetta – sarà quella di rendere obbligatoria la fase iniziale della valutazione dei titoli di studio legalmente riconosciuti per l’ammissione alle prove successive, al posto dei test preselettivi a crocette, una decisione coerente con le pratiche internazionali.

Resta il fatto che la norma del decreto 44 prevede che per i concorsi già banditi ma non ancora avviati sarà possibile riaprire i termini per la partecipazione. Nel concreto questo potrebbe voler dire, per esempio, che i docenti di secondaria che non sono riusciti a superare il concorso straordinario che si sta concludendo potranno presentare anche domanda per l’ordinario contando magari proprio sul fatto che non sarà più necessario sottoporsi alla prova preselettiva ma, al contrario, potranno avvalersi già di un “gruzzolo” di punti di titoli e servizio che certamente li avvantaggeranno rispetto ai colleghi più giovani con poco servizio.

In ogni caso per il momento il consenso sulla proposta di Renato Brunetta è molto ampio, anche se il M5S ha già detto di essere contrario.

Una autorevole voce di dissenso è quella dell’economista Tito Boeri che manda un tweet: “Norme su concorsi pubblici in decreto 44 ci tolgono opportunità di riformare PA. Chiudono porta in faccia a neolaureati premiando chi ha “titoli di servizio” da esibire. Istituzionalizzano produzione di precari a mezzo di precari nella scuola. E avremo ancora cattedre vuote al Nord”.

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, segnala invece che “la Costituzione italiana assicura a tutti gli aventi diritto la possibilità di accedere ai pubblici concorsi in condizioni di eguaglianza, trasparenza e non discriminazione in base al censo e all’età”
“E’ chiaro quindi – conclude il deputato di SI – che le nuove norme di Brunetta finiranno per esporre la Pubblica Amministrazione ad una selva di ricorsi”.

Maturità 2020/21: il Ministero incontra i Sindacati, vaccinato oltre il 72% del personale scolastico

da La Tecnica della Scuola

 

L’attesa per gli esami di Stato 2021 cresce, a due mesi dal loro inizio. Restano tanti i punti interrogativi da chiarire, tra i quali i protocolli di sicurezza da mettere in pratica in vista del gran numero di studenti che dovranno sostenere gli esami.

Ministero e sindacati a confronto

Nella mattinata di oggi, 12 aprile, i vertici del Ministero dell’Istruzione hanno incontrato, in videoconferenza, insieme a un rappresentante della Struttura commissariale per l’emergenza, le Organizzazioni Sindacali della scuola.

 

Temi centrali dell’incontro sono stati il nodo dei vaccini e la situazione di sicurezza delle scuole in attesa degli orali della maturità. Per quanto riguarda il tema delle vaccinazioni, è stato confermato che oltre il 72% del personale scolastico ha già ricevuto la prima dose e sono, quindi, in attesa della seconda. Per mettere a punto un piano di sicurezza, invece, il Ministero ha annunciato che incontrerà i Sindacati venerdì 16 aprile.

C’è chi chiede l’annullamento degli Esami di Stato

Nonostante prosegua il lavoro di organizzazione, aleggia ancora qualche polemica sull’attuazione o meno della Maturità 2021. È necessario ricordare, tuttavia, che l’annullamento della sessione degli esami di Stato non è possibile in quanto incostituzionale.

A portare avanti la proposta della cancellazione degli esami stessi per l’a.s. 2020/21 è una petizione su change.org che ha raggiunto le 65.000 firme. Il portavoce della richiesta, Andrea Pimpini, ha dichiarato: “La petizione era arrivata in Senato, me l’hanno confermato via email. Poi, nessuno si è fatto più sentire. Perché la Francia e la Gran Bretagna hanno annullato l’esame e l’Italia no? Sono più ignoranti di noi? Non credo proprio. Infine voglio puntualizzare una cosa: io non chiedo la promozione garantita. Io chiedo di sostituire l’esame con le valutazioni effettuate durante l’ultimo anno.”

Astrazeneca, il ministro Bianchi conferma solo le seconde dosi

da La Tecnica della Scuola

Stop ai vaccini agli insegnanti e al personale della scuola che ancora non hanno ricevuto la prima dose, anche se già prenotati.

Prima tocca agli over 80 e alle persone fragili, poi riprenderà la programmazione anche per le categorie che erano state considerate fin qui più a rischio.

Non si ferma invece la vaccinazione di chi ha già avuto una dose ed è prenotato per la seconda.

È quanto prevede la circolare del generale Francesco Figliuolo che punta ad accelerare le somministrazioni di vaccino anti-Covid alle persone più vulnerabili e ribadito, stamane 12 aprile, dal ministro Bianchi in una riunione con le Organizzazioni sindacali.

Sono in arrivo questa settimana circa due milioni e duecentomila dosi di vaccino. Nello specifico da oggi, fino a mercoledì, è previsto un nuovo carico settimanale di Pfizer, con notevole aumento: circa un milione e mezzo di dosi. A queste, si aggiungeranno poi altre 400mila di Moderna. Domani 360mila dosi saranno stoccate nell’hub della Difesa a Pratica di Mare. Di queste, 184.800 riguardano il primo carico di Johnson & Johnson mentre altre 175.200 sono di AstraZeneca.

I vaccini

Per la settimana 16-22 aprile si stimano circa 315mila somministrazioni giornaliere negli oltre 2.200 punti vaccinali in tutta italia attivi.

È quanto comunica in una nota la struttura commissariale per l’emergenza Covid del generale Francesco Figliuolo. “Sono 180 mila le dosi del vaccino Johnson & Johnson in arrivo come primo carico del siero monodose”, annuncia il commissario all’emergenza. “Per quest’ultimo vaccino – somministrabile in un’unica soluzione – si tratta del primo approvvigionamento in assoluto per l’Italia”.

Intanto, è di 13.032.996 il totale delle persone vaccinate ad oggi 12 aprile, mentre è di 3.924.664 quello di coloro che hanno ricevuto entrambe le dosi. La fascia che ha ricevuto più somministrazioni è quella 80-89 con 4.170.398, seguita dalla 50-59 con 1.850.495.

Per quanto riguarda le categorie, gli over ottanta vantano 4.578.557 vaccinati, gli operatori sanitari e sociosanitari 3.144.988. Cresce la categoria “Altro” con 2.842.446 vaccinati.

Il personale scolastico

Passando al personale scolastico, il dato aggiornato del report del Ministero della salute è di 1.113.099 vaccinati (con un + 19701 rispetto a venerdì). In testa la Campania con 144.047 vaccinazioni, seguita da Lazio con 109.932, dalla Puglia con 100.417, dall’Emilia Romagna con 76.810 e dalla Sicilia con 70.990.

Gli altri dati

Tra le Regioni con maggior numero di vaccinazioni abbiamo la Lombardia con 2.054.076, seguita da Lazio con 1.302.573, Emilia Romagna con 1.116.635, Campania con 1.093.358, Piemonte con 1.035.049 e Sicilia con 957.960.

Le donne risultano maggiormente vaccinate (7.658.548) rispetto agli uomini (5.374.448).
Tra i fornitori, il maggiore rimane Pfizer/BioNtech con 10.259.730, seguito da AstraZeneca con 3.995.700 e Moderna con 1.320.400.

La reazione di De Luca

Per quanto riguarda  lo stop ai vaccini agli insegnanti e al personale della scuola che ancora non hanno ricevuto la prima dose, anche se già prenotati, per dare precedenza agli over 80 e alle persone fragili, a cui non è mancata la risposta di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. “Basta, non procederemo per fasce di età, altrimenti l’economia muore”.

È muro contro muro, dunque, tra il governatore campano e il governo di Mario Draghi.

Avanti con le seconde dosi

Non si ferma, tuttavia, la vaccinazione di chi ha già avuto una dose ed è prenotato per la seconda.

È quanto prevede la circolare del generale Francesco Figliuolo, che punta ad accelerare le somministrazioni di vaccino anti-Covid alle persone più vulnerabili. Su 1.493.334 persone che rientrano nella categoria del personale scolastico sono state somministrate 1 milione e centomila dosi, secondo il contatore del Ministero della Salute: si tratta per lo più di prime dosi. Sono dunque ancora quasi 400 mila le persone non vaccinate.

Non è mancata, comunque, la replica del generale Figliuolo: “Ribadiamo che la campagna vaccinale deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe ai principi che la regolano”.