MANIPOLAZIONE MENTALE CONSERVATIVA

MANIPOLAZIONE MENTALE CONSERVATIVA

Paolo Manzelli

 Premessa . Il secolo scorso la Scienza Quantistica ha dimostrato l’errore di ricercare risposte relative al mondo “classico- macroscopico” ,in riferimento alle dimensioni sub- microscopiche della realtà . … Oggi la strategia di “Manipolazione Mentale Conservativa” si fonda sulla utilizzazione di concezioni macroscopiche del mondo visibile , per eludere ogni riferimento alla scienza-quantica, come modalita’ cognitivamente appropriata a comprendere il sistema invisibile (in quanto nanometrico) del virus Sars.Cov.2 e delle due interazioni biologiche, indotte dai Vaccini Genetici .

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La strategia di “Manipolazione Mentale Conservativa” è stata applicata alle masse popolari ed è iniziata con una propaganda indirizzata alla conservazione patologica di concezioni tradizionali –obsolete, quelle che( tra il 1600 ed il 1800), sono state storicamente condivise nell’ epoca del paradigma industriale della “meccanica classica”a partire da :

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—-.1) l’instillare il senso di protezione della //Mascherina//, pur sapendo della sua inutilità nell’intrappolare del virus pandemico, che ha dimensioni nano-metriche (80//100.nm) , che certamente viene trasmesso nell’aria, attraverso i fori che ci permettono di respirare con le mascherine- chirurgiche.

.2) nel fare riferimento alla obsoleta , ma concettualmente diffusa formula della “Gravità di Newton” (1600) , utilizzata per calcolare la caduta a terra di una ipotetica “gocciolina di saliva ”, cosi da affermare come distanza protettiva il semplice distanziamento di “un metro “ interposto tra una catena lineare di persone .

.3.) evitando sistematicamente di rendere evidente che il Virus Corona, effettivamente circola nell’aria trasportato dal vento e dalle nuvole, cosi che si deposita ovunque , cio’ in modo da nascondere ogni evidenza della caratteristica “Pandemica” della diffusione mondiale del virus . .

4.) Riesumare il “Lavaggio della Mani” scoperto nel 1847 dal medico-ostetrico Ungherese Ignaz. Semmelweis, allo scopo prevalentente di ricondurre il condizionamento mentale della gente, ad una epoca in cui ancora si parlava di “germi infettivi” poiche’ nulla si sapeva dell’ esistenza di batteri e delle innovative proprieta’ nano-metriche dei Virus.

5.) infine la strategia di Manipolazione Mentale si e espressa attribuendo falsamente il nome tradizionale <VACCINO>  a metodologie di nuova generazione ,della industria Farmaceutica, basate su la innovazione della “Ingegneria Genetica “  allo scopo di far credere alla gente che l’ unica soluzione di uscita dalla Pandemia-Virale fosse quella di eliminare il Contagio Pandemico del Virus nel quadro di una Vaccinazione di Massa,finalizzata a condurre a successo la prospettiva statistica ,detta della “IMMUNITA di GREGGE” . Rf.1).https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=142135

—- In tal guisa sono state diffuse concezioni antiquate che facilmente vengono percepite dalle masse come “vero-simili” al fine di manipolare la mente della gente con l’aiuto costante e fondamentale dell’ esercitare per tramite i Mas-Media, un perenne stato- emotivo, il cui obiettivo e stato quello di diffondere sistematicamente,ben oltre i valori reali, la “ Paura della Morte ”da Covid.19 . In verita’questa strategia “Conservativa di Manipolazione Mentale” ( favorita sulla base dello Slogan: “Prima ci Vacciniamo Prima Usciremo dalla Pandemia Virale – la quale viceversa ha indotto un “deterioramento psichico sistematico “,delle masse popolari) ,.. è stata, politicamente ed istituzionalmente, impostata per ottenere la piu’ampia liberta’ della industria Farnaceutica produttrice dei “Vaccini Genetici”, cosi’ dall’ essere esente da diffusi dubbi e critiche, nell’ esercitare il piano di Vaccinazione di Massa ,effettuato sullabase delle opportunita’ di cambiamento e crescita finanziaria, offerte da la prospettiva del <NUOVO ORDINE MONDIALE>. Rf.2.) https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=143417 ….

In netto contrasto con tutta questa strategia di “Manipolazione Patologica della Mente Umana” , come Cluster EGOCREANET (www.egocrea.net) , abbiamo tentato di far comprendere probabili soluzioni differenti da quelle precedentemente elencate come prospettiva di incosciente “Manipolazione Mentale Conservativa”.

Fin dal convegno del 27.Marzo 2020 , (non effettuato a causa della chiusura imposta dal primo Decreto -DPCM-20), proponemmo di effettuare la “Sanificazione delle mani ed anche di ambienti chiusi”,per mezzo l’ uso di Lampade a Led , di Luce visibile, Blu ed UvA ( tra i 380 e 405 nm)” …..ed in seguito sui Social-Media (prevalentemente– Facebook) proponemmo di sperimentare “Discoteche Sperimentali “ ,illuminate con luce LED-delle frequenzevisibili BLU+UvA, seguite da indagini su tamponi-molecolari, per testare le reali possibilita’ delle riaperture al pubblico in condizioni di assembramento. . Rf.3.): https://www.egocrea.net/category/innovazione/ ….

A seguito della campagna di “Manipolazione Mentale Conservativa” l’ effetto delle nostre proposte di sviluppo delle Conoscenze Scientifiche,relative alla dimensione virale Nano-metrica, ( che sono quelle che correlano il nostro DNA ( di spessore si 2.5 nm) alla interazione con RNA-virale (di circa 2.0. nm) a quelle del Ribosoma ( di 20.0 nm) , ed a quelle della distruzione del Virus Corona di circa 80/10 nm) ….. purtroppo è stato e stato quello. (facilmente prevedibile) . di un diffuso scetticismo e diffidenza fino al punto di spacciarci di  diffondere -Fake-News -ed inoltre di essere tacciati come ingiustamente come “No-Vax “.

Nonostante questo disprezzo ovvero indifferenza diffusa sulle proposte di Egocreanet –Cluster ,abbiamo realizzato un incontro sulla “Bio-Foto-Modulazione Laser e Led “Rf.4.) (https://www.egocrea.net/tag/laser/), organizzato allo scopo di creare un coordinamento internazionale (Rf.5. -https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7688201/),….ritenendo quanto prima di poter per organizzare nel 2021 , una programma di superamento della fuorviante strategia di Manipolazione Conservativa della Massificazione della Mente Popolare .

Purtroppo nuove imposizioni 2021 nella linea governativa ed Europea di  “Dittatura Sanitaria“ , hanno nuovamente impedito i nostri incontri promozionali sulla innovazione cognitiva e scientifica, basata sulla Biologia Quantica ( Bio-Quantica), la quale è orientata verso la liberazione dalla disastrosa strategia di “Manipolazione Conservativa di Massa”. Come Egocreanet, rimaniamo sinceramente convinti che ,questa deleteria “Manipolazione Conservativa della Mente Umana Contemporanea”, non sarà a lungo.piu’ attuabile , in quanto tale repressione psichica della”intelligenza collettiva” , dara ‘ adito ad un “Risveglio-Popolare”, basato sul rinnovamento di più evolute e coerenti modalità di Pensiero Scientifico ( Bioquantico) capaci di liberare la popolazione da ogni ulteriore strategia di “Oscurantista Suggestione Patologica dellaMente Umana” .

I voti fanno male ma la scuola fa benissimo!

Venerdì 23 e sabato 24 aprile in modalità online

I voti fanno male ma la scuola fa benissimo! 

Scienziati, ricercatori ed esperti di DSA a confronto nel V Convegno Nazionale SOS DISLESSIA con la direzione scientifica del prof. Giacomo Stella

I voti fanno male, ma la scuola fa benissimo. Sarà dedicato al tema della scuola al tempo del COVID-19, il VConvegno Nazionale di SOS Dislessia, in programma il 23 e 24 aprile. C’è grande attesa per l’evento online a cura del direttore scientifico prof. Giacomo Stella, realizzato in collaborazione con Anastasis a cui prenderanno parte docenti e ricercatori esperti in neuroscienze e disturbi specifici dell’apprendimento, dirigenti scolastici ed insegnanti che hanno sperimentato metodi didattici innovativi. Insieme rifletteranno insieme sulle scommesse che la scuola deve raccogliere, dopo questo lungo periodo di didattica a distanza. 

Ospite d’eccezione è Riccardo Luna, editorialista de “La Repubblica” che interverrà al convegno con una relazione dal titolo provocatorio: “Scuola: il futuro è sempre in ritardo?” ponendo l’accento su alcune delle contraddizioni emerse in seguito alla pandemia, nella didattica e nella relazione tra studenti e insegnanti. 

“La scuola è l’esperienza più importante della nostra vita, un’esperienza che purtroppo risulta non sempre piacevole per allievi, insegnanti e famiglie. Questo perché la nostra scuola è selettiva, crea un meccanismo di competizione per la sopravvivenza e questo in un momento come questo in cui la relazione educativa è condizionata dall’impossibilità di essere agita in presenza, produce danni terribili – spiega il prof Giacomo Stella – il voto diventa l’unità di misura delle competenze, il modo in cui si insegna e si impara. Al contrario, bisognerebbe andare verso quella che il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha definito una scuola “affettuosa”, in cui la classe si trasforma in una comunità di discussione e di confronto in cui il docente non è più un oracolo che fornisce risposte o soluzioni, ma indirizza gli allievi alla ricerca individuale e collettiva del sapere. Una scuola che ha il coraggio di dire: niente cattedra e niente più compiti a casa, più tecnologie digitali, un nuovo sistema di valutazione che cancelli la paura di sbagliare. Di questo e di molto altro parleremo al convegno partendo anche dalle esperienze di alcuni dirigenti scolastici e docenti all’avanguardia con le loro proposte didattiche”.

I relatori. Tanti ed autorevoli sono gli esperti relatori del convegno tra i quali: Andrea Gavosto Fondazione Agnelli, Anna Maria Chilosi IRCCS – Fondazione Stella Maris Pisa, Sergio Della Sala Università di Edimburgo, Andrea Marini Università di Udine, Cristiano Termine Università degli Studi dell’Insubria, Salvatore Giuliano Dirigente scolastico ITIS Ettore Majorana di Brindisi, Eraldo Affinati Fondatore Scuola Penny Wirton, Gabriele Pallotti Università di Modena e Reggio Emilia, Claudio Marchesano IIS “Federico Caffè” di Roma, Andrea Frascari Responsabile progetto InTempo Anastasis, Stefano Kirchner Liceo “Rosmini” di Trento, Stefano Vicari Professore Ordinario Neuropsichiatria presso Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – Responsabile Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Massimo Ciuffo Centro Iridac – SOS Dislessia Messina, Luca Grandi Centro Ricerche Anastasis, Giancarlo Cerini  Ispettore MIUR, Lauro Mengheri Centro Verbavoglio Livorno e Christina Bachmann Centro Risorse Prato. 

Le novità. Durante il convegno saranno presentati anche alcuni esperimenti di successo di didattica alternativa: la “Radio6più” di Verbania, “La Scuola nell’Orto” di Bergamo e si porrà l’attenzione su alcuni strumenti innovativi – le App L’Acchiappasuoni eEasyPlanny – e alcune metodologie didattiche che lavorano sull’insuccesso assumendolo come base di partenza per l’apprendimento. 

I Centri SOS Dislessia. I Centri specializzati in DSA della Rete SOS Dislessia presenti al convegno, hanno contribuito ad arricchire il confronto e la riflessione, attraverso la realizzazione di video su temi specifici in cui raccontano le esperienze didattiche relaizzate sui loro territori. 

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E’ possibile iscriversi al convegno attraverso il sito www.sosdislessia.com al seguente link: https://www.sosdislessia.com/eventi/i-voti-fanno-male-v-convegno-nazionale-sos-dislessia/

E. Trevi, Due vite

Emanuele Trevi, il giudice, l’amico

di Antonio Stanca

Emanuele Trevi è nato a Roma nel 1964, è figlio di Mario Trevi, noto psicoanalista di tendenza junghiana. Come critico letterario e scrittore è generalmente noto Emanuele ma si dovrebbe osservare che in molti sensi si muove, si applica, che non s’impegna solo a curare, commentare le edizioni di importanti opere letterarie del passato più lontano o più vicino, a scrivere di narrativa ma è presente pure su giornali e riviste, alla radio e suo tema preferito è l’attualità culturale, artistica, la condizione umana, sociale che si è venuta delineando ai tempi moderni, le sue manifestazioni, la loro spiegazione alla luce delle recenti conquiste della psicologia, della psicoanalisi, della filosofia, delle scienze dette “umane”. Aver avuto un padre psicoanalista ha contribuito a che il Trevi assumesse la posizione dell’osservatore, dell’interprete, del critico dei fenomeni umani, sociali, che prestasse particolare attenzione al percorso, allo svolgimento della vita e soprattutto dei pensieri, dei sentimenti che lo accompagnano e che insieme ad esso, come esso cambiano, si modificano, migliorano, peggiorano, vincono, perdono, avanzano, arretrano, iniziano, finiscono.

   Lo spazio del pensiero è quello preferito dal Trevi sia nei saggi sia nei romanzi. Riconosciuto, premiato è stato in entrambe le applicazioni e tra le più recenti va segnalata l’opera Due vite, edita da Neri Pozza prima nel 2020 ed ora nel 2021 per la serie “Bloom”. Ha partecipato alla LXXV edizione del Premio Strega. Contiene un’indagine, una lunga indagine che Trevi dedica alla vita, all’opera, alla morte prematura di due note figure d’intellettuali italiani, Rocco Carbone e Pia Pera, entrambi suoi amici. Non solo studiosi sono stati ma anche autori, narratori: uno proveniva da Cosoleto, in provincia di Reggio Calabria, dove era nato nel 1962, l’altra da Lucca, nata nel 1956. Prima che scrittore Carbone era stato un emerito studioso di Letteratura. Laureatosi a La Sapienza aveva continuato ad applicarsi nella ricerca ed aveva ottenuto un incarico a La Sorbona ma in seguito era rientrato in Italia ed aveva accettato d’insegnare in un carcere femminile.

   Pera si era laureata in Letteratura russa all’Università di Trento, aveva cominciato con la traduzione di opere di importanti autori russi, con saggi su giornali e riviste ed era approdata alla narrativa. Anche lei si era spostata, era vissuta tra l’Italia e l’estero ma, a differenza di Rocco che lo aveva fatto per inseguire i suoi sogni, i suoi amori, Pia era stata richiamata dai suoi studi, dagli autori tradotti, dalla conoscenza dei loro ambienti. Più disposta verso l’esterno si era mostrata, più propensa ad accettare l’altro, capirlo, stargli vicino. Distinta era nel portamento, nei rapporti, capace d’irritarsi ma anche di passarci sopra e con facilità. Non teneva il cruccio, andava oltre, procedeva sempre, disinvolta, spigliata era. Un cammino senza soste sembrava il suo nonostante i numerosi impegni che assumeva. Anche Rocco sarebbe giunto dopo alla scrittura narrativa ma, a differenza di Pia, non era semplice, facile il suo carattere. Non era disposto verso gli altri, era sempre compreso nei suoi pensieri, nei suoi problemi, angustiato, tormentato da paure, sospetti, pericoli creati dalla sua mente. Sempre di questi voleva parlare, cercava comprensione, voleva essere aiutato, capito, sorretto. In qualsiasi scambio era lui, erano le sue cose a dover valere, a meritare attenzione. A sé tendeva a ridurre, a riportare tutto, alla sua anima inquieta, turbata, perseguitata. Difficile era per lui avere buoni rapporti compreso quello con Emanuele, che di entrambi, Pia e Rocco, era stato amico per tanto tempo e che del loro carattere, del suo riflesso nelle loro azioni, nelle loro opere aveva già scritto. Ora, in questo libro, ha messo a confronto i due casi, le “due vite” e lo ha fatto con la capacità, la chiarezza dello specialista di letteratura e di psicologia, di quello che conosce bene i riflessi del pensiero, dell’animo, sa quanto d’interiore si agita in ogni vita, quanto di oscuro si nasconde in ogni coscienza.

   Quella del Trevi è un’analisi a tutto campo estesa a comprendere anche quanto succedeva nella storia, nella vita, nella cultura di quell’ultimo ‘900 e primo 2000. Non è, però, un trattato scientifico ché tanti sono i momenti di abbandono, di partecipazione, tante le situazioni affettive, tanta l’amicizia che correva tra i tre e della quale scrive. Giudice severo si mostra Trevi ma anche amico intimo di Pia e di Rocco. Quell’amico che non sa adattarsi all’idea della loro scomparsa e che crede di vederli ancora, di starci insieme. Molto bene procede nell’opera poiché tra diversi elementi, tra la vita e la morte, il saggio e il romanzo, il romanzo e la poesia, si muove senza mai farli rimanere separati, divisi ma colmando ogni distanza, annullando ogni differenza.

Ad occhi aperti

Ad occhi aperti

di Maria Grazia Carnazzola

1. Cose della vita.

La vita è una cosa seria, molto spesso tragica, qualche volta comica. I Greci dell’età classica avvertivano profondamente e coltivavano il senso tragico della vita. I Romani, in genere più pratici, non ne facevano una tragedia ma la consideravano una cosa seria: di conseguenza tra le qualità umane apprezzavano in particolare la gravitas e tenevano in poco conto la levitas”. Così l’incipit del pamphlet “Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla. Quello che significa tragico non è difficile comprenderlo; così come non è difficile capire cosa vuol dire serio. Meno facile trovarsi d’accordo sul significato di levitas, un termine che ha connotato gli anni del recente passato: tutto doveva essere eisy, smart, friendly… leggero, divertente, non impegnativo. Poi è arrivata la pandemia, largamente preannunciata, mai presa in considerazione per via di quell’illusione di onnipotenza che accompagna la percezione distorta dei fatti narrati dai media e dai social, dove l’opinione- anche quella chiaramente interessata- è sinonimo di verità scientifica, e così ogni “levitas” sembra sparita. Come sia potuto succedere, verrebbe da chiedersi. Succede perché la formazione strategica, quella che permette di confrontarsi con serietà e lucidamente con l’imprevisto, con i problemi che questo genera per risolverli- o quanto meno per ridefinirli- di immaginare situazioni nuove per non farsi travolgere dall’onda degli accadimenti, si è persa di vista. Lo vediamo anche nelle vicende che riguardano la Scuola e l’Università. Cambiano i ministri, poco altro. Si continua a parlare di attività in presenza/ a distanza, di fondi da assegnare alle scuole, di edifici più funzionali. Tutte cose importanti, ma quasi mai ci si chiede che cosa ci vanno a fare bambini e ragazzi a scuola. Serve cambiare paradigma, avere una visione sistemica che permetta di modificare i piani quando non funzionano, ma per farlo bisogna monitorare, verificare, valutare (e lo si fa rispetto alle biforcazioni inattese), mostrando ai ragazzi come si fa. Tra poco è tempo di esami, può essere un momento in cui recuperare la dimensione della serietà senza tragedie: lo dobbiamo ai ragazzi, lo dobbiamo alla società di domani.

2. Investire per il domani.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è lo strumento con il quale l’Italia intraprenderà l’azione di rilancio del Paese, azione connessa alle tre priorità strategiche concordate con L’Europa: digitalizzazione e innovazione- transizione ecologica- inclusione sociale, indicando i nodi strutturali su cui intervenire. Gli assi portanti del Piano saranno investimenti e riforme che il Governo, sulla base delle linee guida europee, predisporrà e presenterà nei termini previsti, indicando gli specifici interventi su Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e cultura; Rivoluzione e transizione ecologica verde; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute. Tocca alle generazioni adulte, come è ovvio, definire il progetto e creare le condizioni perché il Paese possa ripartire. Ma toccherà ai giovani realizzare quel progetto con gli strumenti, le conoscenze, le competenze necessarie che solo un sistema di formazione-istruzione efficace può fornire in modo diretto o indiretto. Un progetto per sua natura, richiede logiche, tecniche e strumenti che è bene esplicitare, a se stessi in primis, per aver chiaro un possibile percorso e poterlo curvare e/o modificare se ci si accorge che l’ipotesi iniziale non risponde, o non risponde più, agli obiettivi e ai risultati attesi, da accertare con puntualità e da valutare in modo attendibile. Dovranno essere nel tempo punti di attenzione critica, per tutto il percorso:

  • l’attualità, nel corso del tempo, della qualità logica e tecnica del progetto declinata nei diversi aspetti;
  • la fattibilità in relazione alle situazioni future che si verranno a creare, le risorse disponibili, i collegamenti col territorio, le opportunità e criticità dei contesti…;
  • la rispondenza del progetto, nel suo sviluppo, con i bisogni che lo hanno generato e con le inevitabili trasformazioni;
  • la coerenza interna del percorso progettuale nel tempo, per eventualmente aggiustare scelte di metodo, di articolazione, di monitoraggio, di rilevazione dei dati, della rilevazione di elementi non previsti, di validazione, di valutazione. Ma, prima ancora, un progetto- a partire dal presente- postula il desiderio di realizzarlo e la disponibilità al lavoro, alla fatica, alle tensioni legate all’incertezza, dimensione insita nel concetto di futuro. Un buon progetto tiene conto di tutti questi elementi, della loro coerenza interna e del senso/significato in relazione ai tempi di realizzazione. Questo gli adulti devono insegnarlo. Occorre, però, che i giovani abbiano il desiderio e la volontà di impararlo.

3. Abitatori dello spazio/abitatori del tempo

Un sistema fermo da quasi due anni scolastici/accademici causa pandemia, ma che già mostrava vistosamente le sue carenze in precedenza, cosa può fare? Si fa un gran parlare- accennavo prima- di edilizia, di fondi… tutte cose importanti, ma l’educazione è qualcosa di più. Servono sì strutture edilizie adeguate, strumenti e tecnologie efficienti, ma ancora prima e di più ci vogliono docenti efficaci, curricoli situati e valutazioni orientanti. La scuola è importante occasione di vita di relazione, per obiettivi comuni da concretizzare nei risultati da conseguire individualmente e come comunità. Se gli obiettivi hanno a che fare con il futuro e il futuro ha a che fare con il desiderio, non bastano i buoni sentimenti o le buone intenzioni, occorre educare al futuro, non indicando una via ma fornendo gli strumenti per prefigurare le vie possibili e scegliere quella più adeguata al proprio desiderio e al proprio passo; a considerare che non sempre quella più diretta o più veloce è la migliore per modificare la qualità dell’esistenza individuale e sociale, consapevoli che ci si può distrarre al bivio. L’educazione non riguarda solo i problemi scolastici tradizionali come il curricolo, le verifiche e i voti, sosteneva Bruner; quello che un Paese decide di fare della scuola va letto all’interno del contesto e degli obiettivi che una società si propone, che non riguardano solo l’ampiezza e la profondità degli oggetti culturali, ma anche le narrazioni attraverso le quali una cultura fornisce modelli di identità e capacità di azione ai suoi giovani; volontà di azione che si impara facendo. Quale identità si è costruito chi, limitate la possibilità di uscire e di incontrare gli amici, si limita a “prodursi” sui social- come dice Byung-Chul Han- anziché produrre: il concetto di identità soggettiva si combina con quello di identità culturale e fonda il processo formativo. E ancora: se l’identità personale si costruisce anche sui rimandi-conferme e disconferme-degli altri, figure adulte in primis, che rimando si dà quando si abbassa continuamente il livello delle richieste, quando non si chiede alcuno sforzo, quando ci si limita a proporre un insegnamento conservativo basato su contenuti e procedure convenzionali, su compiti sequenzialmente definiti? Già i componenti del Club di Roma nel 1979 hanno messo in evidenza che questo è un tipo di apprendimento necessario ma non sufficiente: funziona perfettamente quando le situazioni sono chiuse e i processi rimangono invariati, ma nelle situazioni impreviste e imprevedibili non funziona perché è basato essenzialmente su processi analitici riconducibili a regole. Un esempio: l’apprendimento conservativo permette di condurre perfettamente l’auto e di regolarsi quando il semaforo è rosso o è verde, ma quando è spento per un guasto ciò che ho appreso non basta. In questi casi serve un apprendimento innovativo che integri e sintetizzi le nuove soluzioni per applicarle a situazioni aperte e a stimoli dissonanti a vari livelli, focalizzando l’attenzione sui cambiamenti necessari piuttosto che su algoritmi da ripetere, spingendo il pensiero a ricostruire i quadri di realtà unificando e non frazionando. Se ci pensiamo bene, nessuno dei problemi globali che ci toccano e che ci toccheranno ancora di più in futuro, può essere compreso o affrontato da una singola scienza, una singola disciplina di insegnamento o essere circoscritto dentro un problema chiuso. Per questo l’insegnamento non può limitarsi all’apprendimento di procedure definite per affrontare problemi consueti, la cui soluzione è valutata dalla comunità scientifica o amministrativa che li propone. Prima si imparano le soluzioni, poi viene la comprensione e da ultimo l’accettazione da parte di tutti. Nella vita reale non funziona così: spesso le soluzioni vengono giudicate prima di essere adottate, mettendo in evidenza l’importanza dei processi decisionali, centrali tanto quanto la convalida della fattibilità tecnica. Quando parliamo di sviluppo delle competenze disciplinari, trasversali o di cittadinanza, parliamo anche di questo. Parliamo di una scuola chiamata ad utilizzare le discipline di studio, i saperi che fondano la cultura e la conoscenza, come strumenti per promuovere lo sviluppo delle competenze necessarie alla comprensione del mondo e della realtà di oggi per potersi pensare nel futuro, assumendosi le responsabilità dei propri errori.
Nelle società sviluppate, come è la nostra, sono incalzanti e impegnative le richieste che alla scuola- e al mondo della formazione in genere- arrivano e arriveranno dalla politica, dai mondi del lavoro e delle produzioni, dalla vita sociale. A queste richieste è necessario rispondere, tenendo fermo lo specifico della scuola che è quello di chiedersi se queste richieste sono motivate da esigenze di crescita e di sviluppo delle persone, della loro autonomia, delle loro capacità di scelta responsabile per un futuro costruito da ciascuno e non per ciascuno. Da qui l’urgenza di formare menti in grado di costruire risposte innovative, di usare il pensiero critico per mutare i quadri concettuali quando necessario, di affrontare problemi vecchi in situazioni nuove che non consentono la sola ripetizione di quanto appreso e conosciuto, ma che deve essere conosciuto così bene da poterlo montare e smontare per adattarlo alle situazioni nuove. Credo significhi questo “formare” per il futuro, vale per chi apprende e per chi insegna: in questo non ci sono maestri e allievi, ma persone che con ruoli e funzioni diverse, e a livelli diversi, cercano di comprendere la multiforme realtà esistenziale utilizzando gli strumenti culturali che quella realtà propone. È l’epoca della complessità, si suole sostenere; la complessità, contrariamente alla complicazione, non si può semplificare, va affrontata in toto senza confondere i fatti con le opinioni, i concetti scientifici con quelli sociologici che devono essere indagati prima separatamente per poterli coniugare.

4. Rituali di chiusura: l’esame di Stato.

Anche per questo anno scolastico l’esame di Stato per la secondaria di secondo grado-come pure quello conclusivo di primo grado, si svolgerà solo in forma orale. Il ministro Bianchi, nel viedeomessaggio rivolto agli studenti, ha sottolineato l’importanza dell’esame, da intendere come momento di passaggio e come diritto ad essere valutati. Ho particolarmente apprezzato queste parole, dopo anni di gioco al ribasso e di mistificazioni. I ragazzi hanno diritto a un rimando corretto, a sapere- rispetto a criteri conosciuti- come si posizionano, quali sono i loro punti di forza e di debolezza restituiti dallo sguardo di adulti di cui si fidano. È un dovere degli adulti aiutare i giovani a trovare una via. La cultura del nostro tempo vuole occhi aperti e solo gli adulti possono aiutare a vedere oltre l’intorno per prefigurare nuove qualità della vita, nuovi modelli di esistenza e di cittadinanza sociale. Quando parliamo di sviluppo sostenibile, parliamo anche di questo. Mi auguro che l’elaborato che sarà assegnato dal Consiglio di classe permetterà a ciascuno di misurarsi, per dimostrare quello che sa fare evitando un semplice copia-incolla. L’Agenda 2030 può rappresentare un elemento di riferimento centrale per l’individuazione dei temi/ focus di ricerca e di argomentazione, circoscritti ma generativi. Per i docenti un’occasione per rileggere i saperi disciplinari alla luce dei problemi dell’oggi. Per i ragazzi una sfida vera che, riproducendo un inizio e una fine, commisurando la durata allo scopo, ritualizza il compito e il tempo dell’impegno e della responsabilità, della distinzione tra ciò che si è, ciò che si sa, ciò che si fa e si può fare. “I riti sono nella vita quello che le cose sono nello spazio” per dirla con A. de Saint-Exupéry, danno una struttura stabile al tempo, lo aggiustano, lo organizzano rendendolo abitabile, evitando che il presente si esaurisca in una sequenza di episodi che precipita in avanti senza significato né senso. Non sono solo parole. Basterebbe pensare a come il tema delle terre rare può portare a una rilettura della tavola degli elementi di Mendeleev, a una rilettura in chiave sociopolitica dello sfruttamento delle risorse, stimolando e supportando i ragazzi a un lavoro serio di conoscenza in profondità, per comprendere …per fare un esempio.

BIBLIOGRAFIA

Cipolla C.M., Allegro ma non troppo- Le leggi fondamentali della stupidità umana, Il Mulino, Milano 1988; Bruner J., La cultura dell’educazione, Feltrinelli Editore, Milano1997;

J.W Botkin, M.Elmandjra, M.Malitza, Imparare il futuro: apprendimento e istruzione-Settimo rapporto al Club di Roma, Mondadori, Milano 1979;

B. Chul-Han, La scomparsa dei riti, Nottetempo Edizioni,Milano 2021; E. Morin, La via per l’avvenire dell’umanità, Cortina, Milano 2012;

M.I. Ordinanza n. 53- Esami di Stato nel secondo ciclo di istruzione- 3 marzo 2021.

Boom di «study room» per fare i compiti insieme a distanza

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Studiare insieme a distanza con amici o anche sconosciuti: è la nuova tendenza per sopravvivere alla solitudine e deconcentrazione crescente in pandemia mentre si fanno i compiti. Da Meet a Zoom le cosidette Study Room, stanze studio virtuali, sono diventate una costante spesso creata dagli studenti in modalità fai da te, tanto da sbarcare adesso anche in piattaforme e siti specializzati come il britannico StudyStream, operativo in una trentina di paesi al mondo, con milioni di sessioni di studio aperte ed utenti. E nel frattempo in Italia il marzo 2021 si è aggiudicato la “palma” di mese delle stanze studio virtuali, ricercatissime dagli studenti (campani in testa, seguiti da marchigiani e pugliesi), come racconta l’impennata su Google Trends.

L’offerta di Studystream
«Sei stanco di procrastinare ma non sei abbastanza motivato a studiare da solo? Vuoi svolgere i compiti assegnati dai professori in compagnia, anche di sconosciuti? La tendenza dell’uomo ad apprendere imitando può essere la leva su cui agire per incrementare la produttività», si legge nella presentazione della originale piattaforma per lo studio creata da 15 studenti di alcune università britanniche, tra cui Oxford e Cambridge. Detto fatto: basta cliccare su ‘focus room’. Scegliere la stanza a disposizione, universitaria o pre-universitaria, cliccare su ciò che interessa e successivamente il motore di ricerca chiederà il consenso per accedere a Zoom per partecipare alla sessione di studio. Decine di finestrelle con ragazzi intenti a leggere e sottolineare si apriranno sullo schermo del computer, ed il gioco è fatto: si studia insieme a distanza.

Il successo sui social
Il trend, ormai virale, è promosso su Facebook, Tik Tok, Linkedin, Youtube, Slack … Offre in comunità come StudyStream anche abbonamenti a newsletter, corsi di mindfullness o addirittura aiuto immediato’ a chi ha difficoltà nello svolgimento di un compito. “Siamo una comunità produttiva – si legge – il cui segreto è l’aiuto reciproco”. Entusiasti i commenti degli utenti certi che senza una camera di studio virtuale in cui guardarsi ‘allo specchio’ mai avrebbero raggiunto tanta produttività e risultati nel fare i compiti anche in pandemia.

In Dad, uno studente su due ha sperimentato metodi «singolari» anti-copioni escogitati dai prof

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Casi tutt’altro che isolati. Durante la didattica a distanza, le interrogazioni e i compiti in classe svolti con metodi anti-copiaggio quantomeno ‘singolari’, escogitati dai professori per tentare di garantire la regolarità delle verifiche, fanno in realtà parte della quotidianità di tantissimi studenti. Perché quasi 1 alunno su 2 – tra i 2mila ragazzi di scuole medie e superiori intervistati da Skuola.net – almeno una volta si è imbattuto in un insegnante che ha adottato un sistema definito fantasioso se non proprio “assurdo”.

Un fenomeno, segnalato periodicamente dai media quando escono fuori casi del genere (con relativa indignazione pubblica), che quindi è molto più diffuso di quel che si possa pensare: dalle ispezioni virtuali della stanza, fino alla doppia telecamera per controllare i movimenti strani e alle posizioni improbabili da assumere per evitare qualsiasi tentativo di “barare”. Il segnale di come molti docenti (e studenti) non riescano ancora a interpretare la Dad nel modo corretto.

Ma anche quando ci muoviamo nel perimetro della normalità le cose non è che vedano proprio alla grande. Appare infatti ovvio che l’83% degli studenti sia costretto a tenere telecamera e microfono accesi durante i compiti in classe. Risulta comprensibile anche il fatto che oltre 7 alunni su 10 abbiano uno o più professori che utilizzano metodi anti-copioni.

Peccato che, analizzando la natura di questi sistemi, il tutto diventa più discutibile: in circa un terzo dei casi (29%) si tratta sempre e comunque di metodi per così dire “artigianali” (soluzioni non proprio ortodosse ideate direttamente dall’insegnante). Solo il 56% ha, per sua fortuna, docenti che sfruttano esclusivamente software o applicazioni sviluppate ad hoc per evitare pericolose distrazioni; il 15% deve invece adattarsi a uno schema misto (un po’ di tecnologia e un po’ di improvvisazione).

Grazie ai ragazzi, però, Skuola.net è entrata ancora di più nel cuore del problema. In che modo? Facendosi raccontare dai ragazzi gli episodi più clamorosi capitati nell’ultimo anno in Dad. Alcuni dei quali, purtroppo, si ripetono puntualmente a ogni interrogazione o compito scritto. E’ possibile racchiuderli in alcune macro-categorie.

L’ispezione
Al suo interno sono incluse le seguenti istruzioni: inquadrare la scrivania e lo schermo del computer (con la videocamera dello smartphone) per verificare l’assenza di appunti e foglietti; distanziarsi uno o due metri dal tavolo per non poter mettere mano alla postazione; i più esigenti chiedono persino un video-tour di tutta la stanza.

Il Grande Fratello
In questi casi il docente potrebbe chiedere di avere una seconda videocamera che inquadri sempre il piano di lavoro (per evitare trucchetti in corso d’opera); condividere lo schermo per far vedere cosa si sta visualizzando; c’è chi vuole addirittura tre telecamere (una sull’alunno, una su scrivania e telefono, una ambientale) o la registrazione integrale dell’interrogazione; oppure tenere lo sguardo sempre dritto verso la webcam del computer, con tanto di regole calcistiche (alla prima distrazione sei ammonito, alla seconda sei fuori: verifica annullata!).

Interrogazione al buio
Qui gli insegnanti cercano di risolvere il problema alla radice, inibendo direttamente la visuale allo studente, in vario modo: facendogli mettere una benda sugli occhi; obbligandolo a coprirsi il viso con le mani o semplicemente a tenere gli occhi chiusi; chiedendo di girare la sedia e di dare le spalle allo schermo, di fissare la parete laterale, di guardare il soffitto. L’istruzione più assurda? Mettere la faccia su un cuscino.

Traslochi
Qualche docente vuole sgomberare il campo da ogni dubbio e chiede, ad esempio, all’alunno di prendere uno specchio e posizionarlo alle proprie spalle (per avere un controcampo di quello che succede nella stanza), di assicurarsi che l’ambiente sia sufficientemente illuminato – per non lasciare “zone d’ombra” – o che abbia una buon segnale wi-fi, di trasferirsi in un’altra stanza della casa portando con sé solo il dispositivo.

Ginnastica
A volte, poi, la verifica si trasforma quasi nell’ora di educazione fisica, con lo studente che, a seconda delle situazioni, deve: alzarsi in piedi e restarci per tutto il tempo dell’interrogazione; mettere le mani ‘in alto’ o dietro la testa; tenere in braccio libri e quaderni chiusi; muoversi in continuazione per la stanza per non cedere alla tentazione di sguardi indiscreti. Più che una verifica un allenamento.

Maturità, debutta il curriculum dello studente: avrà informazioni anche sulla carriera extra scolastica

da la Repubblica

Salvo Intravaia

In arrivo alla maturità il curriculum dello studente. Non una semplice formalità a carico delle segreterie, né l’ennesimo adempimento burocratico da parte dei professori. Ma un elemento costitutivo a tutti gli effetti dell’esame finale che la commissione dovrà valutare anche durante il mega colloquio previsto nell’edizione di quest’anno: la seconda in tempi di Covid-19. Mentre nello stesso esame orale, l’unica prova rimasta, l’Educazione civica non avrà più un momento a essa dedicato.

Il curriculum è stato introdotto dalla Buona scuola del governo Renzi nel 2015 e disciplinato due anni dopo, nel 2017, farà il proprio esordio nella prossima edizione degli esami di stato del secondo ciclo, quella che prederà il via mercoledì 16 giugno, e verrà allegato al diploma finale, come parte integrante dello stesso.

Il curriculum riporta le informazioni relative al profilo scolastico dello studente, la cosiddetta carriera scolastica per come risulta alle segreteria dell’istituto frequentato, le certificazioni (linguistiche, informatiche o di altro genere) conseguite dalla ragazza e dal ragazzo e le attività extrascolastiche (sportive, artistiche, musicali, professionali, di volontariato) svolte nel corso degli anni. Esso rappresenta la studentessa e lo studente nella sua globalità, anche con le esperienze effettuate al di fuori della scuola. Un documento che le scuole dovranno compilare in questo mese, che servirà alla presentazione dello studente alla commissione e entrerà nello svolgimento del colloquio d’esame. Per l’occasione, il ministero dell’Istruzione ha predisposto una piattaforma ad hoc: https://curriculumdellostudente.istruzione.it/.

E in futuro, spiegano da viale Trastevere, può costituire un valido strumento per l’orientamento all’università o nel mondo del lavoro. Le scuole dovranno verificare, integrare e validare le informazioni sugli studenti già contenute all’interno del sistema informativo del ministero, mentre i ragazzi dovranno arricchire le stesse con tutte le informazioni (certificazioni, esperienze, attività svolte) che contribuiscono a descrivere il loro profilo. Le commissioni avranno a disposizione i curricula degli studenti e ne terranno conto nel corso del colloquio, che in questo modo verrà personalizzato.

Per compilare il curriculum, docenti e studenti dovranno effettuare la registrazione sul sito https://curriculumdellostudente.istruzione.it per ottenere le credenziali d’accesso alla piattaforma. Successivamente, le segreterie scolastiche avranno il compito di abilitare le singole utenze e solo dopo docenti e alunni potranno iniziare la compilazione del documento. Gli insegnanti potranno accedere direttamente con la loro identità digitale (Spid) e saltare il passaggio della registrazione. Una volta compilato, gli studenti potranno consultare il proprio curriculum in qualsiasi momento. Anche dopo la maturità.

Intanto, gli esami si avvicinano: mancano 63 giorni al 16 giugno. Secondo l’ordinanza ministeriale sulla maturità 2021, il colloquio sarà composto da quattro momenti: trattazione dell’elaborato svolto dal candidato sulla base dell’argomento assegnato dai docenti dell’ultimo anno; discussione di un breve testo di letteratura italiana affrontato durante l’anno scolastico; analisi del materiale predisposto dalla commissione per discutere di tutte le altre discipline (una foto, una frase o altro) e discussione delle esperienze Pcto, l’ex alternanza scuola-lavoro. Mancherà, come previsto lo scorso anno, un momento in cui parlare degli argomenti di Educazione civica. Tematiche che dovrebbero essere trattate trasversalmente nel corso del colloquio.

Maturità 2021, candidati esterni devono sostenere esami preliminari in presenza. FAQ

da OrizzonteScuola

Di redazione

È obbligatorio che i candidati esterni sostengano gli esami preliminari in presenza? Risponde il Ministero dell’Istruzione con una FAQ.

Sì, è obbligatorio. Si sottolinea che gli esami preliminari, che accertano la preparazione dei candidati esterni sulle discipline previste dal piano di studi dell’anno o degli anni per i quali non siano in possesso della promozione o dell’idoneità alla classe successiva, nonché su quelle previste dal piano di studi dell’ultimo anno, prevedono la stessa tipologia di prove degli esami di idoneità, di cui all’articolo 6 comma 5 del DM 8 febbraio 2021, n. 5.

Gli esami preliminari consistono perciò in prove scritte, grafiche, scritto-grafiche, compositivo/esecutive musicali e coreutiche, pratiche e orali, idonee ad accertare la preparazione dei candidati esterni nelle discipline oggetto di verifica. Tali esami devono svolgersi dunque in presenza.

Covid, docenti e Ata che tornano a scuola dopo sintomi gravi e ricovero: cosa bisogna sapere

da OrizzonteScuola

Di redazione

Con la circolare 15127 del 12 aprile il ministero della Salute fornisce indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata, compreso dunque il personale scolastico. Ecco cosa si prevede nel caso di un lavoratore con sintomi gravi che ha avuto un ricovero.

Per quanto riguarda il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da COVID-19, coloro che si sono ammalati e che hanno manifestato una polmonite o un’infezione respiratoria acuta grave, potrebbero presentare una ridotta capacità polmonare a seguito della malattia (anche fino al 20-30% della funzione polmonare) con possibile necessità di sottoporsi a cicli di fisioterapia respiratoria.

Situazione ancora più complessa, si legge sulla circolare, è quella dei soggetti che sono stati ricoverati in terapia intensiva, in quanto possono continuare ad accusare disturbi rilevanti, la cui presenza necessita di particolare attenzione ai fini del reinserimento lavorativo.

Cosa succede in questi casi?

Il medico competente, ove nominato, per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione secondo le modalità previste dalla normativa vigente, effettua la visita medica prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

LA CIRCOLARE

Scrutini dal 1° giugno, in arrivo l’ordinanza ministeriale: le ultime info

da OrizzonteScuola

Di redazione

Secondo quanto riferitoci in queste ore, è in via di consegna al Cspi una bozza di ordinanza ministeriale che contiene la possibilità di anticipare dal 1 giugno le operazioni degli scrutini.

Alla base dell’anticipo degli scrutini (di circa una settimana rispetto al previsto) ci sarebbe la volontà di non appesantire le scuole di ulteriori incombenze amministrative in vista degli Esami di Stato e preparare il terreno ai cosiddetti recuperi estivi.

Il provvedimento in arrivo sarà sotto forma di ordinanza ministeriale.

Nulla di nuovo, in realtà. Infatti la possibilità di anticipare gli scrutini prima del termine delle lezioni è previsto dal decreto Rilancio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 luglio 2020,

All’art. 231 bis si prevede che:

“Art. 231-bis (Misure per la ripresa dell’attivita’ didattica in presenza).

– 1. Al fine di consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 nel rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, con ordinanza del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate, anche in deroga alle disposizioni vigenti, misure volte ad autorizzare i dirigenti degli uffici scolastici regionali, nei limiti delle risorse di cui al comma 2, a:

c) prevedere, per l’anno scolastico 2020/2021, la conclusione degli scrutini entro il termine delle lezioni”.

Dunque, in deroga al principio secondo il quale gli scrutini debbano necessariamente essere svolti dopo la conclusione delle lezioni, per l’anno scolastico 2020/21 si potrà anticipare.

Su questo ci sarà un’ordinanza del Ministero dell’Istruzione che, a brevissimo sarà al vaglio del CSPI e poi pubblicata.

Maturità 2021: quali requisiti di ammissione? La Faq del MI

da La Tecnica della Scuola

Come abbiamo più volte riferito, per quest’anno scolastico, come per lo scorso anno, a seguito della pandemia, l’Esame di maturità consisterà in una prova orale che partirà dalla discussione di un elaborato, il cui argomento sarà assegnato alle studentesse e agli studenti dal Consiglio di classe entro il 30 aprile. I docenti accompagneranno i candidati, supportandoli e consigliandoli, nel corso della realizzazione dei loro elaborati.

Requisiti di ammissione

Ma quali requisiti consentiranno all’alunno di essere ammesso all’esame? Votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e voto di comportamento non inferiore a sei decimi. Lo specifica il Ministero dell’Istruzione.

Ricordiamo peraltro che una delle differenze tra l’esame di quest’anno e la maturità 2020 riguarda proprio la possibilità, quest’anno, di non essere ammessi all’Esame o di essere bocciati in sede di scrutinio finale. Al contrario, l’anno scorso solo in due casi eccezionali si rischiava di non essere ammessi all’anno successivo: qualora lo studente non avesse frequentato nel primo periodo didattico, prima del Coronavirus, e fosse quindi risultato “non giudicabile”; o nel caso in cui lo studente avesse ricevuto dei provvedimenti disciplinari gravi.

La Faq del MI

Quali sono i requisiti di ammissione all’esame di Stato del secondo ciclo per l’anno 2020/2021 per i candidati interni?

Per l’ammissione sono richiesti votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e voto di comportamento non inferiore a sei decimi; è tuttavia prevista la possibilità di ammettere, con provvedimento motivato, nel caso di una insufficienza in una sola disciplina.

Quanto al requisito della frequenza “per almeno tre quarti del monte ore personalizzato”, i collegi docenti possono prevedere deroghe, anche con riferimento alle specifiche situazioni dovute all’emergenza epidemiologica.

Per quest’anno si prescinde invece dal possesso degli altri due requisiti previsti dal Decreto legislativo 62/2017, ossia dalla partecipazione alle prove INVALSI e dallo svolgimento delle attività di PCTO (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento).

Prove Invalsi primaria, come prepararsi: esempi e guida per i genitori

da La Tecnica della Scuola

Salvo modifiche dell’ultimo minuto, dipendenti dall’emergenza sanitaria che stiano attraversando, nel mese di maggio gli studenti del secondo e quinti anno della scuola primaria saranno impegnati con le prove INVALSI.

Rispetto alle scuole secondarie, che svolgono i test al computer, per le scuole primarie le rilevazioni saranno cartacee.

Queste sono le date in cui si svolgeranno le prove:

Prova di Italiano

La Prova INVALSI di Italiano si articola in due parti: una parte di comprensione della lettura e una di riflessione sulla lingua.

La prova di comprensione della lettura di seconda e di quinta primaria è costituita da uno o più testi con le relative domande.

La Prova della classe seconda è in formato cartaceo e dura 45 minuti, più altri 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA. La Prova di lettura, svolta solo nelle classi campione, dura due minuti.

La Prova della classe quinta è in formato cartaceo e dura 75 minuti, più 10 minuti per rispondere ai quesiti del questionario studente. Sono previsti poi ulteriori 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova di Matematica

La Prova di Matematica della scuola primaria misura le conoscenze matematiche e scientifico‐tecnologiche che consentono di analizzare dati e fatti della realtà e di verificare l’attendibilità delle analisi quantitative e statistiche proposte da altri.

La Prova della classe seconda, in formato cartaceo, dura 45 minuti, più altri 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova della classe quinta, in formato cartaceo, dura 75 minuti, più 10 minuti per rispondere ai quesiti del questionario studente. Sono previsti poi ulteriori 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova di Inglese

Nella scuola primaria la Prova di Inglese viene svolta soltanto dalla classe quinta e si compone di due attività distinte: il listening e il reading, cioè l’ascolto e la lettura. Le abilità di writing e speaking invece non vengono rilevate.

La Prova di reading è in formato cartaceo e dura 30 minuti, più altri 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova di listening, in formato cartaceo ma con l’aggiunta dell’ascolto di una traccia audio, dura 30 minuti, ma può essere previsto il terzo ascolto per allievi disabili o con DSA.

Come prepararsi?

Per aiutare i bambini e le famiglie a comprendere come funzionano le Prove INVALSI e per farli familiarizzare con i quesiti che troveranno nei fascicoli cartacei, l’Istituto mette a disposizione della scuola una serie di documenti divisi per materia.

SCARICA ESEMPI DI DOMANDE

La guida per i genitori

L’Istituto mette anche a disposizione delle famiglie una guida alle prove della scuola primaria.

SCARICA LA GUIDA

Lavoratori positivi al Covid, per tornare a scuola serve tampone negativo dopo 10 giorni di isolamento

da La Tecnica della Scuola

Per la riammissione in servizio dopo assenza per malattia COVID-19 correlata è necessario eseguire un test molecolare, che abbia ovviamente esito negatico, dopo il decimo giorno di assenza.

Tutti i dettagli sono riportati nella circolare del Ministero della Salute del 12 aprile.

CIRCOLARE 15127 DEL 12 APRILE 2021

Alla luce della normativa vigente a livello nazionale e del “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro” siglato in data 6 aprile 2021, le fattispecie che potrebbero configurarsi sono le seguenti.

Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero

Il medico competente, ove nominato, per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione, effettua la visita medica prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

Lavoratori positivi sintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 con sintomi di malattia non gravi possono rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Lavoratori positivi asintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 ma asintomatici per tutto il periodo possono rientrare al lavoro dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Lavoratori positivi a lungo termine

I soggetti che continuano a risultare positivi al test molecolare e che non presentano sintomi da almeno una settimana (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione), possono interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi.

Tuttavia, ai fini del reintegro, i lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario; il lavoratore avrà cura di inviare tale referto, anche in modalità telematica, al datore di lavoro, per il tramite del medico competente, ove nominato.

Il periodo eventualmente intercorrente tra il rilascio dell’attestazione di fine isolamento e la negativizzazione, nel caso in cui il lavoratore non possa essere adibito a modalità di lavoro agile, dovrà essere coperto da un certificato di prolungamento della malattia rilasciato dal medico curante.

Non è necessaria la verifica di idoneità alla mansione.

Lavoratore contatto stretto asintomatico

Il lavoratore che sia un contatto stretto di un caso positivo, informa il proprio medico curante che rilascia certificazione medica di malattia salvo che il lavoratore stesso non possa essere collocato in regime di lavoro agile.

Per la riammissione in servizio, il lavoratore dopo aver effettuato una quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo, si sottopone all’esecuzione del tampone e il referto di negatività del tampone molecolare o antigenico è trasmesso dal Dipartimento di Sanità Pubblica o dal laboratorio dove il test è stato effettuato al lavoratore che ne informa il datore di lavoro per il tramite del medico competente, ove nominato.

Scrutini finali a partire dal 1° giugno: il Ministero ci sta pensando

da La Tecnica della Scuola

Modifiche importanti in arrivo in vista della conclusione dell’anno.
Secondo quanto risulta alla nostra testata, il Ministero sta pensando di anticipare al 1° giugno l’avvio delle operazioni per gli scrutini finali.
La bozza del provvedimento potrebbe arrivare in queste ore al CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) che dovrà esprimere il proprio parere nel termine di 7 giorni.
Il motivo di questa decisione sarebbe da ricercare nella necessità di consentire alle scuole di avere un maggior numero di giorni disponibili fra la conclusione degli scrutini e l’avvio delle operazioni per gli esami di Stato del primo e del secondo ciclo.
Per il momento il provvedimento è ancora all’esame degli uffici del Ministero e non si sa di preciso se riguarderà tutte le classi di scuola secondaria di primo e secondo grado o solo quelle terminali.
L’ipotesi più probabile è che riguarderà tutti in modo da evitare ulteriori complicazioni di natura organizzativa per le scuole.
Ad ogni modo nelle prossime ore si dovrebbe saperne qualcosa di più preciso.