La cultura della disattenzione

La cultura della disattenzione

di Vincenzo Andraous

In alcune città italiane spadroneggiano non solo  le grandi organizzazioni criminali ma veri e propri squadroni adolescenziali del malaffare.

In altri sobborghi esistenziali giovanissimi annoiati mettono sotto il malcapitato, spesso un coetaneo, tanto per passare un po’ di tempo in allegria. In spazi scolastici ben definiti bulli oramai professionalizzati mantengono saldamente in mano il loro conosciutissimo territorio.

In agglomerati cittadini e periferici gruppi di adolescenti si danno appuntamento per darsele di santa ragione armati di  mazze e lame fredde dei coltelli. Insomma c’è da preoccuparsi,  e non poco.

Anche perché per  licenziare senza troppo rumore la deriva che incombe sui più giovani, ci sono le voci dei soliti fautori degli eventi critici che non sono mai numeri esponenziali ma statistica tutto sommato accettabile.

E’ fin troppo facile scaricare ogni responsabilità sulla famiglia, imputata assente alla sbarra del tribunale che non c’è mai.

Per non parlare della disattenzione dei genitori, dell’abitudine a  permettere sempre, perché costa meno fatica e impegno di fronte a un bel no, tutto da spiegare e chiarire.

Forse non si tratta di vera e propria emergenza come si ostina a ripetere qualcuno, eppure le comunità di servizio e terapeutiche brulicano di duri dagli anni corti, e unitamente ai  servizi sociali ne contano i numeri e ne relazionano le sofferenze e le reiterate sconfitte.

Di fronte a questa ecatombe di sistemi educativi dove il rispetto per se stessi e gli altri non nasce dagli esempi autorevoli bensì dai modelli super accessoriati messi in bella mostra dal mondo adulto, dalla messaggistica istantanea, dai film che sfornano eroi disposti a tutto per arrivare alla meta, c’è il vicolo cieco dietro l’angolo, dove non solo la realtà diventa virtuale ma addirittura l’illegalità accompagnata dallo strumento della violenza diviene sfida e scommessa  al dazio eventualmente da pagare.

Spesso i giovani raccontano con la postura che assumono, con gli occhi che parlano, l’insoddisfazione e la ribellione per una collettività che fa spallucce alle problematiche inerenti il disagio giovanile, una società collassata dalla pandemia e dalle preoccupazioni montanti per un futuro che ancora zoppica, inciampa, cade rovinosamente.

Il mondo adulto tenta di non affondare e rimanere con i piedi ben piantati ai valori in cui crede, nel frattempo in-cultura e povertà,  uso e abuso dell’agio dall’altra, costringono la coscienza a smetterla con le parole e passare ai fatti, quelli dell’attenzione e della responsabilità, quali percorsi certi per  una prevenzione preziosa. 

Dunque gli assenti ingiustificati di quel tribunale che non c’è mai, la famiglia, la scuola, quanti educano alla vita da vivere e non da abbattere, sarà bene facciano un passo avanti e battano forte un colpo per non arrendersi all’attuale momento che viviamo tutti.

Nessuno escluso.

I ragazzi delle superiori al rientro a scuola, il ministero: “Privilegiare i maturandi e le classi prime”

da la Repubblica

Ilaria Venturi

Privilegiare le quinte, in vista della Maturità, e le classi prime. È l’orientamento del ministero all’Istruzione, indicato nella nota a firma del capo dipartimento, Stefano Versari, per il rientro a scuola degli studenti delle superiori almeno al 70% nelle zone gialle e arancioni. Tra le indicazioni viene ricordata l’importanza di fare “scuola all’aperto” (suggerite attività come l’orienteering…): “Costituisce occasione di cura dei ‘mali’ sofferti per la pandemia e di socializzazione dell’apprendimento anche con il mondo circostante”. E si raccomanda agli insegnanti di considerare questo ritorno tra i banchi in misura più consistente come un nuovo primo giorno di scuola.

“Gli effetti della pandemia continuano a minacciare l’Io e il Sé di ciascuno di noi, studenti e insegnanti – scrive Versari – Ora, nell’esercizio della propria funzione educativa, alle scuole è affidato il compito di accogliere gli studenti che rientrano in classe con particolare attenzione pedagogica. Occorre affiancarli e sostenerli nel ritorno alla socialità scolastica, avendo particolare attenzione e comprensione in questo tempo che per molti costituisce un vero e proprio reinserimento scolare. Occorre ‘prendere con sé’ specialmente coloro che più a lungo ne sono stati privati o che comunque manifestino forme di disagio”.

Fin qui le indicazioni. Tutto bene, dunque? Non proprio. I presidi sono alle prese, calcolatrice alla mano, con il piano orari per arrivare al 70%. Le Regioni, dopo aver duramente protestato – il premier Draghi ha alzato l’asticella rispetto al minimo del 60% concordato con i governatori -, sono in affanno sul piano trasporti già messo a punto a dicembre scorso con i Prefetti su un rientro a metà dai ragazzi delle superiori. Uno strappo che aveva portato all’ira del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. A ricucire ci prova il ministro all’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenuto questa mattina su Radio24: “Tutti concordano sulla necessità di riportare in presenza anche quel 50% di studenti delle superiori. Era stato definito il margine del 60-70%, con una direzione concordata verso il 100%. Poi il Cdm ha ritenuto di porre il 70%. Le possibilità di deroga sono già descritte nel decreto e riguardano zone particolari dove si presentano focolai. Il presidente Draghi e il presidente Fedriga troveranno il modo di ragionare anche su queste modalità di rapporto con le Regioni”.

E dunque si procede. Ma in ordine sparso. Con la Puglia che tira dritto sul modello di scuola on demand. Il presidente Michele Emiliano ha emanato un’ordinanza valida da lunedì 26 aprile alla fine dell’anno scolastico in cui si ribadisce che le famiglie potranno scegliere per i propri figli la didattica a distanza. La scelta potrà essere esercitata una sola volta e per l’intero periodo. Si legge nell’ordinanza emanata oggi: “Le istituzioni scolastiche della scuola primaria, della secondaria di primo grado, di secondo grado e Cpia devono garantire la didattica digitale integrata a tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente di adottarla, in luogo dell’attività in presenza”.

Milano l’obiettivo è il 70%, ma resta la possibilità di derogare al ribasso nel caso in cui non si possa garantire il rispetto dei protocolli di sicurezza, ovvero in mancanza di spazi nelle scuole. A spiegarlo è il prefetto Renato Saccone. Si parte quindi dal 60 per cento (tutte le classi a metà e le quinte al completo) e da lì si aggiungono classi piene fino al 70, “che, con un range di adattamento di uno o due punti percentuali per eccesso o per difetto – spiega il prefetto – rappresenta la quota massima di presenza”.

L’Emilia-Romagna ha dato l’indicazione di procedere in modo uniforme al 70% sino all’8 maggio: i dati epidemiologici, con le varianti del virus, non consentono di più, dice la direzione regionale della Sanità. Uguale orientamento in Piemonte: in via precauzionale, il 70%. La Toscana lascerà spazio di manovra all’autonomia scolastica: “Vogliamo che ogni preside decida a seconda della propria situazione, all’interno del contesto provinciale – spiega l’assessora regionale all’Istruzione, Alessandra Nardini – . La nostra indicazione è che ciascuno faccia il proprio meglio per garantire il massimo della presenza possibile, senza però forzare troppo”.

Privilegiare le quinte, in vista della Maturità, e le classi prime. È l’orientamento del ministero all’Istruzione, indicato nella nota a firma del capo dipartimento, Stefano Versari, per il rientro a scuola degli studenti delle superiori almeno al 70% nelle zone gialle e arancioni. Tra le indicazioni viene ricordata l’importanza di fare “scuola all’aperto” (suggerite attività come l’orienteering…): “Costituisce occasione di cura dei ‘mali’ sofferti per la pandemia e di socializzazione dell’apprendimento anche con il mondo circostante”. E si raccomanda agli insegnanti di considerare questo ritorno tra i banchi in misura più consistente come un nuovo primo giorno di scuola.

“Gli effetti della pandemia continuano a minacciare l’Io e il Sé di ciascuno di noi, studenti e insegnanti – scrive Versari – Ora, nell’esercizio della propria funzione educativa, alle scuole è affidato il compito di accogliere gli studenti che rientrano in classe con particolare attenzione pedagogica. Occorre affiancarli e sostenerli nel ritorno alla socialità scolastica, avendo particolare attenzione e comprensione in questo tempo che per molti costituisce un vero e proprio reinserimento scolare. Occorre ‘prendere con sé’ specialmente coloro che più a lungo ne sono stati privati o che comunque manifestino forme di disagio”.

Fin qui le indicazioni. Tutto bene, dunque? Non proprio. I presidi sono alle prese, calcolatrice alla mano, con il piano orari per arrivare al 70%. Le Regioni, dopo aver duramente protestato – il premier Draghi ha alzato l’asticella rispetto al minimo del 60% concordato con i governatori -, sono in affanno sul piano trasporti già messo a punto a dicembre scorso con i Prefetti su un rientro a metà dai ragazzi delle superiori. Uno strappo che aveva portato all’ira del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. A ricucire ci prova il ministro all’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenuto questa mattina su Radio24: “Tutti concordano sulla necessità di riportare in presenza anche quel 50% di studenti delle superiori. Era stato definito il margine del 60-70%, con una direzione concordata verso il 100%. Poi il Cdm ha ritenuto di porre il 70%. Le possibilità di deroga sono già descritte nel decreto e riguardano zone particolari dove si presentano focolai. Il presidente Draghi e il presidente Fedriga troveranno il modo di ragionare anche su queste modalità di rapporto con le Regioni”.

E dunque si procede. Ma in ordine sparso. Con la Puglia che tira dritto sul modello di scuola on demand. Il presidente Michele Emiliano ha emanato un’ordinanza valida da lunedì 26 aprile alla fine dell’anno scolastico in cui si ribadisce che le famiglie potranno scegliere per i propri figli la didattica a distanza. La scelta potrà essere esercitata una sola volta e per l’intero periodo. Si legge nell’ordinanza emanata oggi: “Le istituzioni scolastiche della scuola primaria, della secondaria di primo grado, di secondo grado e Cpia devono garantire la didattica digitale integrata a tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente di adottarla, in luogo dell’attività in presenza”.

Milano l’obiettivo è il 70%, ma resta la possibilità di derogare al ribasso nel caso in cui non si possa garantire il rispetto dei protocolli di sicurezza, ovvero in mancanza di spazi nelle scuole. A spiegarlo è il prefetto Renato Saccone. Si parte quindi dal 60 per cento (tutte le classi a metà e le quinte al completo) e da lì si aggiungono classi piene fino al 70, “che, con un range di adattamento di uno o due punti percentuali per eccesso o per difetto – spiega il prefetto – rappresenta la quota massima di presenza”.

L’Emilia-Romagna ha dato l’indicazione di procedere in modo uniforme al 70% sino all’8 maggio: i dati epidemiologici, con le varianti del virus, non consentono di più, dice la direzione regionale della Sanità. Uguale orientamento in Piemonte: in via precauzionale, il 70%. La Toscana lascerà spazio di manovra all’autonomia scolastica: “Vogliamo che ogni preside decida a seconda della propria situazione, all’interno del contesto provinciale – spiega l’assessora regionale all’Istruzione, Alessandra Nardini – . La nostra indicazione è che ciascuno faccia il proprio meglio per garantire il massimo della presenza possibile, senza però forzare troppo”.

La direzione scolastica regionale del Lazio ha frenato sulle aperture anche al sabato: chi non le faceva prima non può prevederlo ora. Il direttore generale Rocco Pinneri scrive: “Prima possibile, dal 26 al 30 aprile, dovrà essere realizzato l’incremento del tempo scuola al 70%”. Ma pone dei paletti ben chiari: chi vorrà andare oltre dovrà chiedere il permesso  all’ufficio scolastico. Inoltre gli orari di ingresso scaglionati rimangono fissati alle 8 e alle 10, “ma non dovrà aumentare il numero degli studenti che entreranno alle 8”. Infine, chi non ha aule per garantire il 70% dovrà almeno avvicinarsi alla percentuale più elevata.

In Sicilia da lunedì asili, scuole materne, primarie e medie in presenza al 100% fino alla fine dell’anno scolastico. Le superiori, specifica una circolare firmata dall’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, fino al 30 aprile, a prescindere dalle zone, potranno adottare percentuali di presenza più basse rispetto al 70%, ma senza scendere al di sotto del 50. Dal 3 maggio le lezioni in presenza potranno raggiungere la percentuale prevista dal decreto del governo.

Lezioni in presenza al 70% per gli studenti in Abruzzo, rende noto l’assessore regionale all’Istruzione Pietro Quaresimale, al termine del tavolo sulla scuola. Per le classi quinte è stato stabilito il rientro al 100%. Mentre in Campania, Vincenzo De Luca, ha inviato i dirigenti scolastici a limitar al 50% la presenza in caso di necessità

In Liguria, aveva spiega il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Ettore Acerra, resteranno le due fasce di ingresso, una dalle 7,45 alle 8 e l’altra dalle 9,30 alle 9,45: “Non escludo che, con prudenza, si possa arrivare anche al rientro al 100% prima della fine dell’anno scolastico”.


Reclutare i migliori

da la Repubblica

di Andrea Gavosto

P er molti anni la scuola italiana sarà chiamata a sforzi straordinari. Non è retorica; è la realistica osservazione di ciò che c’è da fare, sapendo che la pandemia ha soprattutto accentuato carenze già esistenti, in particolare a danno delle conoscenze e competenze degli studenti. È, perciò, positivo che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) riservi spazio e risorse ingenti (oltre 20 miliardi) all’istruzione, dai nidi all’università.

Il primo sforzo, da iniziare subito, è un intervento pluriennale per recuperare — insieme alla socialità — la perdita di apprendimenti. Oggi non ne conosciamo ancora l’entità, ne sapremo qualcosa di più solo dopo le prove Invalsi, che il Pnrr vuole giustamente obbligatorie.

Tuttavia, alla luce di quanto visto in altri Paesi, il timore è che tutti gli studenti e non solo i più fragili abbiano patito un consistente arretramento, che potrà lasciare cicatrici sul resto del percorso scolastico.

Questo impegno va a sommarsi alle azioni per ridurre la “povertà educativa”, che — a differenza della dispersione scolastica — non si limita a guardare ai titoli conseguiti, ma si interroga su che cosa lo studente abbia appreso e sappia fare. Un dato meglio di altri ne racconta la gravità in Italia: più di un terzo degli studenti che superano la maturità non raggiunge una soglia minima di competenze che garantisca il loro futuro; nel Sud si va oltre il 50%. Se questi sono i due primi impegni che dobbiamo agli studenti, serviranno un profondo rinnovamento della didattica e i migliori docenti, forse i migliori che l’Italia abbia mai avuto.

Da questo punto di vista, la settimana ci porta una cattiva e una buona notizia. La cattiva è che il Pnrr del governo Draghi sembrerebbe avere tolto, rispetto a quello di gennaio del governo Conte, quasi 2,5 miliardi alle risorse per l’edilizia scolastica. La qualità degli spazi di apprendimento — dove si fa scuola — è decisiva per migliorare la didattica — come si fa scuola — e dunque i risultati dei ragazzi. Con edifici scolastici in Italia così vecchi e poco adatti, ci vorrebbero più risorse, almeno per partire dalle criticità maggiori.

La notizia buona è che il ministro Bianchi, parlando della strategia del governo sulla qualità dell’insegnamento e del tema spinoso del precariato, ha detto che non farà sanatorie, come invece chiesto da sindacati, Lega e una parte del Pd. In effetti, credo sarebbe miope ipotecare un futuro già di per sé così impegnativo dando oggi il ruolo a docenti che non hanno mai vinto un concorso, spesso non sono abilitati, senza una seria verifica della loro preparazione professionale. Una nuova ingente stabilizzazione di precari, inoltre, limiterebbe per molti anni l’accesso ai futuri neolaureati. Bianchi ha aggiunto di volere rinnovare reclutamento e formazione dei docenti, puntando soprattutto sulla qualità della formazione didattica. È un impegno che va nella direzione di costruire la qualità d’insegnamento necessaria allo straordinario sforzo dei prossimi anni.

Le dichiarazioni del ministro allontanano però un obiettivo del governo Draghi: avere a settembre tutti i docenti in cattedra già dal primo giorno di scuola. Esclusa giustamente la sanatoria, non lo si potrà infatti conseguire, a meno di una miracolosa accelerazione nell’assegnazione delle cattedre, da sempre però frenata dalla giungla normativa e dal cronico fenomeno delle migliaia di ricorsi.

Anche quest’anno, perciò, l’avvio della scuola sarà difficile, con molte cattedre scoperte per settimane: un prezzo alto da pagare per le famiglie, soprattutto quando si vorrebbe accelerare il recupero dalla pandemia. È, però, un male accettabile, se l’alternativa è di rinunciare in futuro ad assumere i migliori docenti.


Formazione obbligatoria per docenti, dirigenti scolastici e ATA per fare carriera: lo prevede il Recovery plan

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Ci sarà una scuola di Alta Formazione dedicata a docenti, dirigenti scolastici e personale Ata per che avranno dunque una formazione obbligatoria secondo standard europei. Lo prevede la bozza del Recovery plan che domani, sabato 24 aprile, dovrà ottenere il via libera dal Consiglio dei Ministri.

L’entità del piano sarà di 221,5 miliardi di euro, di cui 69 a fondo perduto. Gli investimenti complessivi, sono pari a 221,5 miliardi: 191,5 miliardi entrano nel Recovery plan mentre 30 miliardi si aggiungono con il Fondo istituito dal Governo e finanziato con il deficit. La missione Istruzione e ricerca assorbirà 31,9 miliardi (il 17% delle risorse totali). Ecco cosa prevede il testo provvisorio.

Scuola di Alta Formazione e formazione obbligatoria

Uno dei punti che riguardano proprio la missione Istruzione e ricerca, è quello relativo alla creazione di una Scuola di Alta Formazione dedicato personale scolastico, che vedrà l’obbligo della formazione per costruire un sistema di formazione di qualità in linea con un continuo sviluppo professionale e di carriera, si legge sul testo provvisorio.

Ci sarà dunque l’istituzione di un organismo qualificato deputato alle linee di indirizzo della formazione del personale scolastico in linea con gli standard europei, alla selezione e al coordinamento delle iniziative formative, collegandole alle progressioni di carriera, come previsto nella riforma relativa al reclutamento. 

Il Pnrr prevede dunque una Scuola di Alta Formazione, ideata come “Agenzia del Ministero dell’istruzione”, che sarà una struttura leggera e sarà dotata di un comitato tecnico-scientifico di elevato profilo professionale (Presidenti di INDIRE, INVALSI, Accademia dei Lincei, rappresentanti OCSE e UNESCO, Coordinatore dei Dipartimenti universitari di pedagogia che partecipano in ragione del loro incarico e senza oneri ulteriori). Le funzioni amministrative saranno garantite dal Dipartimento per il sistema educativo di istruzione formazione.

Il Direttore della Direzione generale che si occupa di formazione svolge le funzioni di Segretario generale della Scuola di Alta Formazione, senza oneri aggiuntivi in ragione della carica.

La Scuola svolgerà funzioni di indirizzo e coordinamento dell’attività formativa per tutto il personale scolastico. Saranno coinvolti, non solo Indire e Invalsi ma anche Università italiane e straniere.

L’attuazione della riforma sarà a carico del Ministero dell’Istruzione. La promulgazione della legge è prevista nel 2022 e la piena attuazione della riforma avverrà entro il 2025. 

Pensioni, nel Recovery Plan governo dà l’addio a quota 100: il 2021 sarà l’ultimo anno. In arrivo quota 102

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Recovery Plan, nella sua ultima bozza, formalizza l’addio a Quota 100. Si legge nel testo: “In tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti”.

Non ci saranno proroghe, dunque, per il modello di pensionamento anticipato introdotto nel 2019 –  per 3 anni – che permette l’uscita dal mondo del lavoro per chi ha almeno 38 anni di contributi e 62 anni di età.

Prende quota in queste ore l’ipotesi che la misura possa essere sostituita da quella che gli addetti ai lavori definiscono quota 102. Anche in questo caso, come per quota 100, è richiesto il raggiungimento della quota con paletti fissati per età e contributi: 38 anni di contributi ed almeno 64 anni di età.

La platea dei destinatari, quindi, rispetto alla riforma voluta dai gialloverdi si restringerebbe, con un anticipo di soli 3 anni al posto dei 5 consentiti dalla quota 100. Fonti del Mef confermano che è un ‘plan B’ su cui si sta ragionando, assieme alla possibilità di prevedere degli sconti contributivi per le categorie più svantaggiate.

Il testo del Recovery Plan passerà in Consiglio dei ministri per un primo esame per poi essere presentato ai due rami del Parlamento la prossima settimana.

Organici ATA 2021/22: numeri invariati a parte 1000 AT e contratti ex LSU. Sindacati insoddisfatti

da OrizzonteScuola

Di redazione

Si è svolta nel pomeriggio di oggi, 23 aprile, la riunione tra Sindacati e Ministero dell’Istruzione sugli organici ATA. Ieri l’incontro in cui è stata presentata alle Organizzazioni sindacali la circolare sugli organici docenti 2021/22. Incontro incontro per le OO.SS insoddisfacente. Sulla stessa scia quello sul personale ATA. Il confronto è stato aggiornato alla prossima settimana

“L’ipotesi che ci ha presentato il Ministero è sostanzialmente conservativa rispetto al passato, fa sapere la Flc Cgil – dal momento che la bozza di DM si limita a riportare solo le modifiche normative relative all’incremento dei 1.000 posti di Assistente tecnico nelle scuole del primo ciclo (da noi fortemente voluto da tempo) e la variazione dei criteri sul dimensionamento che ha ridotto, per l’a.s. 2021/2022, il numero degli alunni da 400 e 600 a 300 e 500”.

Numeri che non sono ritenuti dai sindacati soprattutto per la situazione epidemiologica.

Oltre ai 1000 assistenti tecnici, la novità di quest’anno sono le 2.288 trasformazioni da part time a full time degli ex LSU, tutte a valere sulle dotazioni organiche già esistenti.

“Onde evitare ingiuste penalizzazioni occorrerebbe un incremento di 2.288 posti, pari a quelli finalizzati alla trasformazione a full time dei contratti”, commenta la Cisl scuola.

Nessuna conferma, al momento, dell’organico Covid per il prossimo anno scolastico. Nei giorni scorsi il ministero si era espresso favorevolmente.

Lavoratori fragili, disposizioni sorveglianza sanitaria eccezionale prorogate al 31 luglio

da OrizzonteScuola

Di redazione

Prorogati fino al 31 luglio 2021 i termini delle disposizioni inerenti alla Sorveglianza sanitaria eccezionale. I datori di lavoro pubblici e privati interessati dalla predetta norma possono nuovamente fare richiesta di visita medica per sorveglianza sanitaria dei lavoratori e delle lavoratrici fragili ai servizi territoriali dell’Inail tramite l’apposito servizio online.

Lo rendo noto l’Inail.

L’art. 83 d.l. 34 del 19 maggio 2020 prevede che i datori di lavoro pubblici e privati assicurano la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti al rischio, in ragione dell’età, della condizione da immunodepressione e di una pregressa infezione da Covid-19 ovvero da altre patologie che determinano particolari situazioni di fragilità del lavoratore.

L’attività di sorveglianza sanitaria eccezionale –spiega l’Inail – si sostanzia in una visita medica sui lavoratori inquadrabili come “fragili” ovvero sui lavoratori che, per condizioni derivanti da immunodeficienze da malattie croniche, da patologie oncologiche con immunodepressione anche correlata a terapie salvavita in corso o da più co-morbilità, valutate anche in relazione dell’età, ritengano di rientrare in tale condizione di fragilità.

Pertanto, il concetto di fragilità va individuato “in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico che di tipo clinico”.

Per i datori di lavoro che non sono tenuti, ai sensi dell’art. 18, co. 1 lett. a), d.lgs. 81/2008, alla nomina di un medico competente, fermo restando la possibilità di nominarne uno per la durata dello stato di emergenza, la sorveglianza eccezionale può essere richiesta ai servizi territoriali dell’Inail che vi provvedono con i propri medici del lavoro.

Il datore di lavoro o un suo delegato possono inoltrare la richiesta di visita medica attraverso l’apposito servizio online “Sorveglianza sanitaria eccezionale”, reso di nuovo disponibile dal 5 novembre 2020 e accessibile dagli utenti muniti di credenziali dispositive.
Per gli utenti non registrati le credenziali possono essere acquisite tramite:

Spid;
Inps;
Carta nazionale dei servizi (Cns);
Inail, con l’invio dell’apposito modulo da inoltrare attraverso i servizi online o da consegnare presso le sedi territoriali Inail.
Nel caso di delega da parte del datore di lavoro, deve essere compilato e inoltrato l’apposito modulo “Mod. 06 SSE delega”, reperibile nella sezione dedicata del portale “Moduli e modelli”.

Una volta inoltrata la richiesta dal datore di lavoro o da un suo delegato, viene individuato il medico della sede territoriale più vicina al domicilio del lavoratore.
All’esito della valutazione della condizione di fragilità, il medico esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio da SARS-CoV-2 riservando il giudizio di non idoneità temporanea solo ai casi che non consentano soluzioni alternative.

Formate classi con non oltre 20 alunni

da La Tecnica della Scuola

Per rientrare a scuola a settembre o si abolisce il limite del metro di distanza oppure le classi non dovevo superare il numero massimo di 20/22 alunni.

Su questa sorta di principio generale presidi e sindacati della scuola sembra siano d’accordo per garantire sicurezza agli alunni e al personale, in epoca di pandemia  da covid e pure per affrontare la didattica con meno fatica.

Su questo versante, dice il presidente dei presidi di Roma e Lazio, Mario Rusconi: “Le scuole italiane hanno un eccesso di alunni nelle stesse classi da anni diciamo che avere oltre 20-22 studenti a classe è un non senso; oggi lo è dal punto di vista epidemiologico, ma è anche una aberrazione dal punto di vista formativo. Avere classi con 28, 30 e oltre ragazzi, magari con un disabile, significa avere una fabbrica di dispersione scolastica”.

Eppure, nonostante quanto afferma Rusconi sia da sempre risaputo, al di là della pandemia, le classi cosiddette pollaio sono state sempre giustificate per non eccedere nell’organico, per non costruire nuove scuole e comunque per mantenere la spesa per l’istruzione sotto certi limiti. Non sembra in ogni caso che l’organico rispetto all’anno scorso subisca variazioni di rilevo, ad eccezione forse di qualche migliaio di posti in più nel sostegno e nella scuola dell’infanzia.

Sull’infanzia fra l’altro, il governo sembra intenzionato a spendere una quota significativa di denaro del Recovery per implementare asili nel Sud dove la carenza di strutture pubbliche è spaventosa.

Sul fronte scuola uno dei progetti del Recovery prevede, a livello nazionale,  la creazione di circa 228.000 posti per gli asili nido e le scuole materne, di cui 152.000 per i bambini 0-3 anni e circa 76.000 per la fascia 3-6 anni”.

L’esecutivo prevede inoltre di finanziare l’estensione del tempo pieno scolastico anche attraverso “la costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa 1.000 edifici entro il 2026″. 

Per quanto riguarda invece l’affollamento nelle scuole, dice la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi: “L’auspicio, vista la sensibilità del ministro Bianchi, è che si possano considerare le richieste della scuola per alleggerire l’affollamento nelle classi speriamo che se ne possa tener conto in vista del possibile incremento degli organici di fatto in giugno e che si possano rinnovare i posti Covid: si tratta di circa 75 mila contratti di cui 25 mila Ata e 50 mila ai docenti”.

Assai critico invece il comitato Priorità alla scuola che vorrebbe la scuola in presenza e in sicurezza: “Siamo ad una situazione ridicola. Siamo ai proclami buttati lì per vedere le reazioni di Regioni e sindacati. Le Regioni non sono in grado di garantire i servizi – trasporti e monitoraggi – i sindacati sono privi di senso civico e di responsabilità”.

Ed è proprio il Comitato a chiedere  la stabilizzazione dei docenti precari “per non avere balletti di insegnanti da settembre a dicembre, come quest’anno, e vogliamo che non vengano formate classi con più di 22 allievi”.

Per questo promuove una iniziativa domenica 25 aprile al Piccolo Teatro a Milano, una mobilitazione con i precari entro fine aprile e una manifestazione entro fine maggio per chiedere “che non si ripeta un terzo anno scolastico disastroso come questo”.

Decreto riaperture. La nota del MI: invito a fare scuola all’aperto

da La Tecnica della Scuola

 

La nota del Ministero dell’Istruzione chiarisce i termini di applicazione del Decreto n.52 del 22 aprile, denominato Decreto riaperture.

NOTA DEL MI, N.624 DEL 23 APRILE

Scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado

Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, la nota precisa che ampliando il perimetro delineato del decreto legge n. 44/2021, a partire dal 26 aprile 2021 e fino alla conclusione dell’anno scolastico in corso, le istituzioni scolastiche in tutta Italia, anche se situate in “zona rossa”, garantiranno lezioni in presenza agli allievi di tutte le classi e sezioni della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.

 

Scuola secondaria di secondo grado

In merito alle scuole secondarie di secondo grado, invece, la nota specifica che l’articolo 3, comma 2, del decreto legge n. 52 modifica la precedente disciplina dello svolgimento della didattica nelle scuole secondarie di secondo grado definendo percentuali diverse di partecipazione alle lezioni in presenza in considerazione del livello di rischio sanitario specifico dei
diversi territori
.

Ecco cosa dispone dunque il decreto:

  • le scuole secondarie di secondo grado in zona rossa garantiscono le lezioni in presenza per almeno il 50% e fino a un massimo del 75% dell’intera popolazione studentesca;
  • le scuole secondarie di secondo grado in zona arancione o gialla garantiscono invece le lezioni in presenza a per almeno il 70% e fino a un massimo del 100% dell’intera popolazione studentesca.

Le istituzioni scolastiche, nell’esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa e in relazione al rischio sanitario definito per il territorio, individueranno le modalità concrete con cui accogliere a scuola un numero crescente di studenti, comunque entro le fasce percentuali indicate dal legislatore.

L’obiettivo, esplicita la nota ministeriale, è restituire ai ragazzi, con quest’ultimo mese di scuola, ritrovati spazi fondamentali di socialità ordinata.

No deroghe alle quote di scuola in presenza

Si ribadisce anche, nella nota, che le disposizioni del decreto non possono essere derogate da provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei Sindaci se non in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai.

Il protocollo di sicurezza

Quanto al protocollo di sicurezza, si rinvia al documento n. 87 del 6 agosto 2020 – sottoscritto con le Organizzazioni sindacali. Vengono quindi confermate tutte le disposizioni già in vigore in materia di prevenzione del contagio, dall’igienizzazione delle mani alle mascherine, alle misure di distanziamento.

Viene inoltre rammentata la necessità che le istituzioni scolastiche nominino il medico competente; e che in accordo con le Als e con le Regioni, le istituzioni scolastiche provvedano, sempre su base volontaria, alle iniziative di screening e tracciamento finalizzate ad accrescere le condizioni di sicurezza.

Nessun irrigidimento delle disposizioni sanitarie, dunque, a vantaggio della sicurezza. Nessuna mascherina FFP2 per i docenti, nessun nuovo protocollo di tracciamento del contagio. Nessuna nuova misura a garanzia del rientro in classe e tuttavia la nota stabilisce: Le scuole sono chiamate a un ulteriore impegno che consenta, attraverso il ricorso agli ordinari strumenti di flessibilità e alle misure predisposte dalla normativa emergenziale, di garantire in sicurezza la più ampia partecipazione possibile alla didattica in presenza.

In compenso, si chiarisce che le scuole potranno avvalersi di unità di personale docente o amministrativo aggiuntivo c.d. COVID – art. 231 bis del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 e successive modifiche – anche al fine di adottare misure di flessibilità oraria che consentano di modulare gli ingressi e le uscite degli studenti e di svolgere le attività didattiche e formative in tempi e spazi diversi.
A questo proposito si rammenta che la normativa emergenziale (art. 235 decreto legge 34/2020 e art. 32 decreto legge 104/2020) ha stanziato specifiche risorse e ha incrementato il fondo di funzionamento delle scuole (art. 231 decreto legge 34/2020 e art. 31 decreto legge 41/2021) per interventi di edilizia “leggera” o per il ricorso a strumenti contrattuali (noleggio o leasing di strutture temporanee) finalizzati all’adeguamento di locali già nella disponibilità delle scuole, come pure all’utilizzo di spazi esterni.

Scuola all’aperto

Una particolare attenzione la nota la riserva all’ipotesi di scuola all’aperto. Si legge infatti: In considerazione delle condizioni climatiche via via più favorevoli, laddove il contesto lo consenta, si richiama la possibilità che le attività didattiche siano svolte all’aperto.

L’invito all’accoglienza con attenzione pedagogica

La nota si conclude con uno slancio pedagogico: Il tempo della pandemia è stato tempo di frammentazione (…) . Sappiamo pure quanto la lontananza da scuola abbia nuociuto agli apprendimenti e quanto disagio psicologico abbia determinato (…). Ben pochi i bambini e i ragazzi “attrezzati” per comprendere cosa stesse accadendo nel mondo (…). Ora, nell’esercizio della propria funzione educativa, alle scuole è affidato il compito di accogliere gli studenti che rientrano in classe con particolare attenzione pedagogica. Occorre affiancarli e sostenerli nel ritorno alla socialità scolastica, avendo particolare attenzione e comprensione in questo tempo che per molti costituisce un vero e proprio reinserimento scolare. Occorre “prendere con sé” specialmente coloro che più a lungo ne sono stati privati o che comunque manifestino (esplicitamente o implicitamente) forme di disagio. E, non da ultimo, occorre lavorare insieme per recuperare la fiducia, fiducia in se stessi, nei propri compagni ed amici, nella scuola, nel mondo adulto di riferimento.

Concorsi 24 mesi ATA, ecco tutti i bandi per l’a.s. 2021/22

da La Tecnica della Scuola

Gli USR hanno ultimato la pubblicazione dei bandi per l’indizione, per l’a.s. 2021/22, dei concorsi per titoli per l’accesso ai ruoli provinciali, relativi ai profili professionali dell’area A e B del personale ATA (cd. concorsi 24 mesi ATA).

Le domande devono essere presentare dal 23 aprile al 14 maggio 2021.

NOTA MI

I bandi degli USR

Ecco tutti i bandi:

Come e quando presentare domanda

Le domande di ammissione potranno essere presentate unicamente, a pena di esclusione, in modalità telematica attraverso il servizio “Istanze on Line (POLIS)”, raggiungibile direttamente dall’home page del sito internet del Ministero (www.miur.gov.it), sezione “Servizi” o, in alternativa, tramite il seguente percorso “Argomenti e Servizi > Servizi online >lettera I > Istanze on line” dalle ore 8,00 del giorno 23 aprile 2021 fino alle ore 23,59 del giorno 14 maggio 2021.

Per il Profilo di Assistente Amministrativo, tra i titoli culturali valutabili ci sono le certificazioni EIPASS, alle quali viene attribuito 1 punto.

Tutte le certificazioni EIPASS sono valide nelle graduatorie ATA 24 mesi, ma la più indicata per i candidati ai concorsi ATA è EIPASS Personale Ata, in quanto fornisce le competenze più in linea con la professione.

Caos riapertura e cattedre vacanti a settembre, Flc-Cgil pensa ad uno sciopero

da La Tecnica della Scuola

La scuola è ostaggio dei conflitti nella maggioranza, il risultato è che il 26 aprile le scuole riapriranno nella confusione più totale: è questo il giudizio impietoso di Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil.

“In moltissime scuole secondarie – dichiara Sinopoli – la presenza al 70% è una scelta incompatibile con gli standard di sicurezza, come peraltro denunciato con forza dagli stessi dirigenti scolastici. Distanziamento e trasporti non sono in questo caso fatti opinabili, ma rappresentano vincoli oggettivi. Sarà inevitabile la deroga da parte delle Regioni”.
E aggiunge: “Nulla è stato fatto in tema di dati, tracciamento, presìdi sanitari, riduzione delle dimensioni delle classi. Se l’emergenza è finita il governo deve dirlo chiaramente al Paese, se invece si tratta solo di piazzare bandiere politiche, siamo di fronte a una gestione sbagliata”.

Il nodo degli organici

Quanto agli organici, secondo il segretario della Flc, i problemi sono quelli di sempre: “Tutto sta procedendo come nel passato e le classi, nella scuola secondaria, possono arrivare fino a 33 studenti; gli stessi criteri adottati oltre dieci anni fa di cui porta la responsabilità innanzitutto l’attuale ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini”.
“Il 1° settembre è dietro l’angolo – ricorda il dirigente sindacale – e, senza alcun intervento, il prossimo anno scolastico rischia di essere uno dei più neri della storia del Paese, peggio di quello disastroso che sta faticosamente terminando. I posti liberi saranno circa 107 mila a cui si aggiungeranno le deroghe su sostegno. Se verrà confermato l’organico COVID, peraltro fondamentale, il numero delle supplenze non sarà inferiore a 240 mila. Numeri impietosi che rischiano di far diventare la scuola dell’era Draghi quella del record della precarietà e quindi dell’instabilità”.

Precariato e reclutamento

Per quanto riguarda la questione del precariato la Flc-Cgil rilancia l’ipotesi di Pittoni in materia di procedura di reclutamento straordinaria per i precari con tre anni di servizio nella scuola statale.
Sinopoli chiede risposte chiare e tempestive e conclude con un avvertimento al Governo: ”In caso contrario non potremo che passare dalla collaborazione alla mobilitazione della categoria”.
Secondo indiscrezioni che circolano già da qualche giorno il sindacato di Sinopoli starebbe già pensando ad uno sciopero del comparto, ipotesi sulla quale le altre organizzazioni sono per ora piuttosto tiepide.
Ma è anche possibile che – alla fine – i 5 sindacati si accordino per una proteste limitata a una o due ore.
Pesa infatti ancora lo “smacco” subito a giugno quando, allo sciopero proclamato da tutti i sindacati partecipò un numero ridottissimo di docenti e Ata (probabilmente non si astennero dal lavoro neppure le stesse RSU).

Ritorno a scuola del 26 aprile: soglia minima di alunni in presenza e come incrementarla alle superiori

da Tuttoscuola

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole una nota operativa a firma del capo dipartimenti, Stefano Versari, con le modalità di applicazione del Decreto Legge 22 aprile 2021 in vista delle nuove regole per il ritorno in classe che scattano a partire da lunedì 26 aprile.

Il decreto ripristina la disciplina delle zone gialle e introduce ulteriori misure volte a contenere e contrastare l’epidemia da COVID-19. In particolare, all’articolo 3, introduce, nuove “Disposizioni urgenti per le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado e per l’istruzione superiore” in merito alle quali si ritiene opportuno fornire indicazioni finalizzate a favorire le attività scolastiche in presenza su tutto il territorio nazionale.

Attività scolastica e didattica in presenza in tutte le scuole dell’infanzia, delle scuole primarie e delle scuole secondarie di I grado, sull’intero territorio nazionale

L’articolo 3, comma 1, del decreto legge in oggetto dispone che “dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado”.
Pertanto le istituzioni scolastiche in tutta Italia, anche se situate in “zona rossa”, garantiranno lezioni in presenza agli allievi di tutte le classi e sezioni della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.

Percentuali di attività scolastica e didattica in presenza nelle scuole secondarie di II grado

L’articolo 3 modifica la precedente disciplina dello svolgimento della didattica nelle scuole secondarie di secondo grado definendo percentuali diverse di partecipazione alle lezioni in presenza in considerazione del livello di rischio sanitario specifico dei diversi territori. In particolare, le nuove disposizioni prevedono che “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica affinché, nella zona rossa, sia garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50%, e, fino a un massimo del 75%, della popolazione studentesca, e, nelle zone gialla e arancione, ad almeno il 70% e fino al 100% della popolazione studentesca. La restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza”.

Pertanto, a partire dal 26 aprile e fino al termine dell’anno scolastico in corso:

– le scuole secondarie di secondo grado in zona rossa garantiscono le lezioni in presenza per almeno il 50% e fino a un massimo del 75% dell’intera popolazione studentesca.
– le scuole secondarie di secondo grado in zona arancione o gialla garantiscono invece le lezioni in presenza per almeno il 70% e fino a un massimo del 100% dell’intera popolazione studentesca.

Le istituzioni scolastiche, nell’esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa e in relazione al rischio sanitario definito per il territorio, individueranno le modalità concrete con cui accogliere a scuola un numero crescente di studenti, comunque entro le fasce percentuali indicate dal legislatore. L’obiettivo, sempre auspicato dal mondo della scuola, è quello di restituire ciascuno, in relazione al
contesto pandemico, alla comunità scolastica, così che possa riprendere a “crescere insieme” e recuperare spazi fondamentali di socialità ordinata. Tenendo conto della necessità mai abbastanza richiamata di personalizzazione degli apprendimenti curricolari e relazionali, si segnala l’opportunità che, ferme restando le percentuali indicate dalla norma e riferite alla popolazione studentesca di ciascuna istituzione scolastica, venga riservata una quota di didattica in presenza maggiore agli studenti che frequentano le classi iniziali e finali dei cicli scolastici, anche al fine di meglio accompagnare la preparazione agli esami di Stato.
Ferme restando le autonome determinazioni delle istituzioni scolastiche, si ritiene che, in ragione delle caratteristiche dell’utenza, ai CPIA possano applicarsi le disposizioni relative alle scuole secondarie di secondo grado richiamate nel presente paragrafo.

Inderogabilità delle disposizioni relative alle percentuali di studenti in presenza

Il decreto prevede che le disposizioni fin qui richiamate non possano essere derogate da provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei Sindaci se non “in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica. I provvedimenti di deroga sono motivatamente adottati sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l’applicazione a specifiche aree del territori”.

Si richiama pertanto quanto già indicato da questo Dipartimento in occasione della ripresa delle attività didattiche dopo la sospensione per le vacanze pasquali, ovvero che, in caso di futuri provvedimenti straordinari di sospensione delle attività in presenza, gli Uffici scolastici regionali, in costante raccordo con le Istituzioni territoriali, forniscano ogni possibile supporto alle scuole, anche al fine di assicurare ai genitori e all’intera comunità scolastica il necessario clima di fiducia e collaborazione.

Attività laboratoriali e inclusione degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali

Il nuovo decreto conferma quanto già previsto dalle norme precedenti e, in particolare, che “Nella zona rossa, resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020 e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”.

Al riguardo, pertanto, nulla muta rispetto alle indicazioni contenute nella nota della Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico prot. n. 662 del 12 marzo 2021, che si intendono integralmente confermate.

Proseguimento in sicurezza del servizio scolastico

Ovviamente, così come fin dall’inizio del corrente a.s. 2020/2021, le istituzioni scolastiche continueranno ad operare secondo le indicazioni contenute nel Protocollo di sicurezza – n. 87 del 6 agosto 2020 – sottoscritto con le Organizzazioni sindacali.

Ai fini del contenimento del contagio, si torna ad evidenziare l’importanza di assicurare l’adozione combinata e scrupolosa di comportamenti igienico sanitari quali l’igiene delle mani e ambientale, l’aerazione degli ambienti, il mantenimento del distanziamento sociale anche negli spazi aggregativi degli istituti scolastici, nonché la necessità di sensibilizzare le famiglie in merito al principio di massima cautela in caso di sospetto di infezione.

Per quanto riguarda le mascherine, si ricorda che permane in vigore la disposizione che regola l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie con la sola eccezione dei bambini di età inferiore a sei anni e dei soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso dei medesimi.

Ai dirigenti scolastici e ai docenti, sostenuti dalla collaborazione di tutto il personale in servizio, è richiesto continuare ad accompagnare i propri studenti nell’adozione di comportamenti individuali responsabili che contribuiscono attivamente al superamento dell’attuale emergenza.
In tema di sicurezza sul lavoro, qualora non ancora provveduto, si rammenta la necessità che le istituzioni scolastiche nominino il medico competente.

Gli Uffici e le istituzioni scolastiche hanno l’opportunità di mantenere la collaborazione con le Regioni e le competenti Autorità sanitarie per la realizzazione, sempre su base volontaria, di iniziative di screening e tracciamento finalizzate ad accrescere le condizioni di sicurezza.

Interventi per l’incremento della percentuale di studenti in presenza nelle scuole del II ciclo

L’evoluzione della situazione sanitaria consente di assicurare lo svolgimento ordinario delle attività didattiche attraverso la previsione di una percentuale più ampia, rispetto a quella finora consentita, di studenti ammessi alla frequenza in presenza nelle scuole secondarie di secondo grado.
Al fine di favorire il raccordo tra articolazione oraria delle lezioni ed erogazione del servizio dei trasporti e, quindi, di agevolare il trasferimento in sicurezza degli studenti in vista dell’incremento della popolazione scolastica in movimento alla ripresa delle lezioni in presenza, gli Uffici scolastici regionali continueranno ad assicurare la piena collaborazione con gli Enti locali nell’ambito dei Tavoli di coordinamento costituiti presso le Prefetture con DPCM 3 dicembre 2020. Sarà inoltre loro cura garantire il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali e raccogliere ogni utile proposta volta a migliorare le condizioni per lo svolgimento in sicurezza delle attività in presenza del personale scolastico.

Le scuole sono chiamate a un ulteriore impegno che consenta, attraverso il ricorso agli ordinari strumenti di flessibilità e alle misure predisposte dalla normativa emergenziale, di garantire in sicurezza la più ampia partecipazione possibile alla didattica in presenza.

In particolare, nell’esercizio della propria autonomia didattica e organizzativa, le stesse potranno, nell’ambito del contingente assegnato, avvalersi di unità di personale docente o amministrativo aggiuntivo COVID anche al fine di adottare misure di flessibilità oraria che consentano di modulare gli ingressi e le uscite degli studenti e di svolgere le attività didattiche e formative in tempi e spazi diversi.

A questo proposito si rammenta che la normativa emergenziale ha stanziato specifiche risorse e ha incrementato il fondo di funzionamento delle scuole per interventi di edilizia “leggera” o per il ricorso a strumenti contrattuali (noleggio o leasing di strutture temporanee) finalizzati all’adeguamento di locali già nella disponibilità delle scuole, come pure all’utilizzo di spazi esterni.

In considerazione delle condizioni climatiche via via più favorevoli, laddove il contesto lo consenta, si richiama la possibilità che le attività didattiche siano svolte all’aperto. Esistono già tante esperienze e reti che, negli anni, hanno prodotto materiali utili a favorire la realizzazione della “scuola all’aperto”. In questa sede ci si limita a risaltare la valenza inclusiva – non solo per i primi gradi di istruzione – dell’osservazione della natura, dell’apprendimento tramite l’esperienza diretta, dell’esercizio della coltivazione, dell’orienteering …. La “scuola all’aperto” costituisce inoltre occasione di cura dei “mali” sofferti per la pandemia e di socializzazione dell’apprendimento anche con il mondo circostante.

Leggi la nota

Addio a Giancarlo Cerini, il ricordo del CSPI

da Tuttoscuola

Pubblichiamo di seguito il ricordo del CSPI sulla scomparsa di Giancarlo Cerini, una delle figure più importanti della scuola italiana.

Il CSPI, esprimendo il proprio cordoglio, vuole rendere testimonianza del ruolo, del compito e della generosità per il lavoro da lui svolto a favore e a sostegno del nostro sistema educativo.

«Il CSPI piange Giancarlo Cerini. Un riferimento costante e prezioso per la scuola italiana. Un uomo mite e instancabile, sempre disponibile al confronto, ha dato il suo contributo entusiasta e illuminato al sistema scolastico, sempre presente nei momenti di cambiamento e di innovazione.

Il suo lavoro e la sua disponibilità hanno accompagnato con passione e con un sapere pedagogico unico generazioni di maestre e maestri, di insegnanti e di dirigenti scolastici, con cui ha condiviso il senso dell’impegno professionale, nella convinzione che le persone fanno la differenza per la scuola e per i bambini. Molti dei documenti basilari della scuola italiana portano la sua firma e consentono di ritrovare il suo pensiero: gli Orientamenti della scuola dell’Infanzia, le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, ma prima ancora i Programmi per la scuola primaria del 1985, il significato pedagogico e sociale del Tempo Pieno, le possibilità degli istituti comprensivi, ma anche la valutazione formativa, un concetto ancora così attuale. Anche quando le proposte erano lontane dal suo pensiero e dalle sue posizioni aveva un atteggiamento costruttivo e orientato a portare sempre avanti la riflessione e l’azione in senso istituzionale.

Ancora il 31 marzo ha voluto essere presente all’iniziativa del Ministero per lo zero-sei, perché la scuola dei piccoli era per lui il riferimento costante.

Ha svolto un’attività instancabile in giro per le scuole di tutta Italia, anche quelle più piccole, per portare avanti l’idea di una scuola della Costituzione, sapendo quanto essa richieda grande attenzione, professionalità e formazione.

Tutto questo ha lasciato in eredità al mondo della scuola.

“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere” (Tommaso Moro)»

Circolare Ministero Interno 24 aprile 2021, Prot. n. 29851

Oggetto: Decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”