Non autosufficienza e disabilità nel Recovery Plan

Non autosufficienza e disabilità: nel Recovery Plan due riforme per la fragilità

SuperAbile INAIL del 28/04/2021

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza entrano due riforme: quella del Codice della disabilità che semplifica l’accertamento e l’accesso ai servizi e potenzia gli interventi individualizzati, e quella sulla non autosufficienza

ROMA. Una spinta al Codice della disabilità” per semplificare i meccanismi di accertamento della disabilità, semplificare l’accesso ai servizi e potenziare gli strumenti finalizzati alla definizione del progetto di intervento individualizzato: è quanto prevede il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che l’Italia è chiamata a presentare alla Commissione europea per utilizzare i fondi provenienti dal programma Next Generation Eu.
Il PNRR prevede la realizzazione di una riforma che verrà finanziata a partire dalle risorse del nuovo Fondo disabilità e non autosufficienza creato con la legge di bilancio 2020 (800 milioni complessivamente per il triennio 2021- 2023) e che sarà finalizzata alla realizzazione di quel “Codice della disabilità” che si propone di realizzare pienamente i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata dall’Italia fin dal 2009), secondo un approccio del tutto coerente con la Carta dei diritti fondamentale dell’Unione Europea e con la recente “Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030” presentata a marzo 2021 dalla Commissione Europea. In particolare, la riforma semplificherà l’accesso ai servizi, i meccanismi di accertamento della disabilità e potenzierà gli strumenti finalizzati alla definizione del progetto di intervento individualizzato.

Disabilità, tutte le misure del PNRR
All’interno del Piano sono previste le seguenti misure. Nella Missione 1, si rimuovono le barriere architettoniche e sensoriali in musei, biblioteche e archivi, per promuovere una cultura dell’accessibilità del patrimonio culturale italiano. Nella Missione 2 e nella Missione 3, gli interventi per la mobilità, il trasporto pubblico locale e le linee ferroviarie favoriscono il miglioramento e l’accessibilità di infrastrutture e servizi per tutti i cittadini. La Missione 4 prevede una specifica attenzione per le persone con disabilità, nell’ambito degli interventi per ridurre i divari territoriali nella scuola secondaria di secondo grado. La Missione 5 include un investimento straordinario sulle infrastrutture sociali, nonché sui servizi sociali e sanitari di comunità e domiciliari, per migliorare l’autonomia delle persone con disabilità. Nella Missione 6, il miglioramento di servizi sanitari adeguati sul territorio permette di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità, favorendo un accesso realmente universale alla sanità pubblica

La riforma della non autosufficienza
Nel più generale ambito sociosanitario, a ciò si affianca una componente di riforma volta alla non autosufficienza, con l’obiettivo primario di offrire risposte ai problemi degli anziani. Tale riforma, si legge nel PNRR, affronta in maniera coordinata i diversi bisogni che scaturiscono dalle conseguenze dell’invecchiamento, ai fini di un approccio finalizzato ad offrire le migliori condizioni per mantenere o riguadagnare la massima autonomia possibile in un contesto il più possibile deistituzionalizzato. Tale componente di riforma – si legge ancora nel PNRR – si inserirà in un progetto sociale che prevede un forte investimento volto alla ristrutturazione delle residenze per anziani e alla promozione di soluzioni abitative che permettano di continuare la vita autonoma nel proprio contesto territoriale anche attraverso il ricorso ad innovative dotazioni territoriali e a servizi domiciliari integrati, assieme al rafforzamento delle equipe destinate a permettere il ricorso in tutti i casi in cui è opportuno all’istituto delle “dimissioni protette”.

Incontro con il Ministro

Incontro con il Ministro Bianchi: l’ANP chiede di sostenere concretamente la dirigenza

L’ANP ha partecipato oggi ad un incontro a distanza con il Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi dedicato ai principali temi riguardanti i dirigenti scolastici. 

Abbiamo in premessa dichiarato di condividere il significato politico e il valore sociale del Piano estate 2021, specie con riferimento ai soggetti meno tutelati e, quindi, più colpiti dai nefasti effetti della pandemia.  

Non possiamo ignorare, d’altro canto, che l’organizzazione del piano è affidata al personale scolastico, estremamente provato da un anno scolastico terribilmente faticoso. Qualsiasi esercito ha bisogno di riposarsi tra una battaglia e l’altra e questo principio è valido anche per la scuola. 

L’ANP sa bene che i colleghi assicureranno, come hanno sempre fatto, il loro impegno per il Paese con lo straordinario senso di responsabilità che li contraddistingue ma chiede che questo sforzo sia adeguatamente compreso e valorizzato dall’Amministrazione. 

Non possiamo fare a meno di evidenziare, infatti, che l’attuazione del Piano Estate richiede ai dirigenti un surplus di lavoro mentre essi nutrono numerose ragioni di grave insoddisfazione. 

Le segreterie sono spesso insufficienti sia per quanto riguarda il numero di assistenti amministrativi e di direttori dei SGA sia per quanto riguarda le competenze tecnico-professionali degli stessi: si pensi solo agli adempimenti connessi a PassWeb, molto spesso difficoltosi per mancanza di adeguata formazione. Abbiamo anche fatto presente che, se il cosiddetto middle management fosse già stato istituito, le scuole sarebbero molto più in grado di fare fronte al loro carico di lavoro. 

I dirigenti continuano a subire una condizione retributiva a dir poco paradossale ed iniqua: 

  • nel momento in cui si chiede loro di garantire un impegno particolarmente gravoso e delicato per garantire l’equità verso le famiglie, l’UCB tarda ancora a certificare il FUN 2017/2018 che, con la successiva sottoscrizione dei CIR 2017/2018, non incrementerà – è bene ricordarlo – la retribuzione in corrispondenza ai maggiori carichi di lavoro ma solo la conservazione del livello retributivo del 2016/2017;  
  • l’ingiustificabile ritardo dell’UCB in riferimento alla certificazione del fondo 2017/2018, oltre a determinare anche la mancata certificazione del FUN 2018/2019, sta alimentando l’ultrattività dei contratti integrativi regionali e contribuisce alla inaccettabile incertezza retributiva; 
  • sussiste ancora una stridente e scandalosa disarmonia tra il livello retributivo della dirigenza delle scuole e quello della restante dirigenza dell’area istruzione e ricerca, per cui si deve provvedere quanto prima a incrementare adeguatamente il FUN; 
  • molti dirigenti assunti negli ultimi anni non ricevono l’intero corrispettivo spettante, con specifico riferimento alla parte variabile della retribuzione di posizione. 

L’ANP ha ribadito, inoltre, l’urgenza di intervenire con riferimento alla cosiddetta mobilità per l’anno scolastico 2021/2022: 

  • rendendo disponibili le sedi previste dall’articolo 1, cc. 978-979 della legge 178/2020, per cui è prevista l’attribuzione di un dirigente scolastico e di un direttore dei SGA, sia per i movimenti che per le immissioni in ruolo che avranno luogo a partire dal 1° settembre 2021; 
  • promuovendo meccanismi di facilitazione della mobilità interregionale e introducendo la possibilità di mutamento straordinario dell’incarico per i colleghi vincitori dell’ultimo concorso che sono in servizio in regioni diverse da quelle di residenza; 
  • garantendo che i criteri per la mobilità siano applicati in modo uniforme e trasparente dagli UU.SS.RR. 

Abbiamo anche chiesto che l’Amministrazione comprenda appieno la criticità delle condizioni di lavoro dei colleghi e che fornisca, nei tempi più brevi, la prevista informazione sulle “linee di indirizzo e i criteri generali per l’individuazione delle misure concernenti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ivi comprese quelle concernenti lo stress lavoro correlato” (art. 5, c. 3, lett. d del CCNL area “istruzione e ricerca” 2016-2018) in quanto la stessa è necessaria per il successivo confronto. 

Abbiamo infine colto l’occasione per ribadire che non si possono più differire: 

  • la radicale revisione del d.lgs. 297/1994, ormai del tutto anacronistico per quanto concerne la governance delle scuole e non solo; 
  • la revisione della responsabilità penale datoriale in permanenza e non solo durante il perdurare dell’emergenza pandemica. 

Il Ministro Bianchi ha ribadito la sua grande attenzione per il mondo dei dirigenti scolastici e ha attribuito particolare rilevanza al problema della retribuzione e del FUN, affermando di volerlo affrontare sollecitando immediatamente il Ministro dell’economia e finanza, Daniele Franco. Ha anche riconosciuto l’importanza di riportare a uniformità i comportamenti degli UU.SS.RR. e si è impegnato a interloquire sia col Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che con l’ARAN per garantire il giusto riconoscimento ai dirigenti scolastici in occasione del prossimo rinnovo contrattuale. Ha ricordato, infine, che sta per essere avviato un tavolo di interlocuzione dedicato alla dirigenza scolastica. 

Come ANP, apprezziamo le parole del Ministro in quanto solo il pieno riconoscimento del ruolo dei dirigenti scolastici può rendere effettiva e piena l’autonomia delle scuole. 

Il Paese ci sta chiedendo di continuare a svolgere un ruolo fondamentale per il futuro dei nostri giovani. 

L’ANP chiede al Ministro di non lasciarci soli, ora più che mai. 

Solo lavorando insieme si risolvono i problemi.  

I dirigenti delle scuole, come al solito, sapranno fare la loro parte. 

Piano Estate

Scuola: Piano Estate risposta positiva solo nella cornice di una riqualificazione complessiva del sistema scolastico

Roma, 28 aprile – La progettazione delle attività estive, che condividiamo nelle sue finalità, in questo anno straordinario, può rappresentare una prima occasione per restituire centralità alla scuola. Dovrebbe però avere uno sguardo di prospettiva che vada oltre i mesi estivi e oltre l’emergenza, per una complessiva riqualificazione del sistema scolastico e per avviare una stagione di investimenti, a partire dal PNRR.

Ci auguriamo perciò che il Ministro, nelle prossime ore, dia seguito agli impegni assunti rilanciando il dialogo con le Organizzazioni Sindacali per la definizione di un vero e proprio “Patto per la scuola”.

Le criticità della nota sul “Piano estate”, a partire dai temi che non affronta, non ci impediscono di cogliere come, dopo un anno scolastico tormentato da sospensioni e riaperture, dad e difficoltà di gestione, l’opportunità della “scuola estiva” rappresenti una risposta positiva e inedita all’esperienza di questa lunga fase di pandemia, che ha troppo spesso compresso l’esercizio dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Un’occasione, che attraverso un nuovo protagonismo delle scuole, può ricostruire tessuti di socialità e solidarietà tra pari e recuperare il senso delle relazioni educative, non solo degli apprendimenti.

Tuttavia il “Piano Estate”, presenta ad oggi alcuni limiti oggettivi per la sua realizzazione concreta. Infatti è tutto contenuto per ora in una nota ministeriale, uscita senza quell’approfondito e necessario confronto con il mondo della scuola, coi suoi protagonisti e i suoi rappresentanti, in assenza di protocolli di sicurezza, di indicazioni sulle modalità di reclutamento e di garanzie contrattuali per le lavoratrici e i lavoratori.

Gli oltre 500 milioni messi a disposizione non sono pochi, per questo si deve procedere con rigore e concretezza: oltre alle finalità occorre guardare alla fattibilità e alla realizzazione materiale dei progetti, intrecciandoli con la complessità delle attività già programmate dalle scuole e prevedendo risorse e tempi adeguati per la progettazione e per poter intraprendere percorsi corretti dal un punto di vista partecipativo e tecnico.

È necessario che le prerogative in materia di progettazione del Piano siano affidate alle scuole e agli insegnanti volontariamente disponibili, per “invadere” il territorio. L’esperienza estiva potrà diventare così un ponte tra la scuola, in quanto istituzione cui compete prioritariamente la formazione delle nuove generazioni, e il territorio come comunità di adulti che si assume le proprie responsabilità. Occorre per questo evitare che diventi il supermarket delle occasioni o la caccia ad appalti, trascurando risorse professionali competenti che già operano nelle scuole.

Ci aspettiamo già nei prossimi giorni l’apertura di un confronto sulle azioni da intraprendere, l’avvio urgente dei lavori per un “Patto per la Scuola” che faccia da cornice ai singoli provvedimenti e uno specifico decreto per affrontare le emergenze da noi rappresentate in diverse occasioni: dalla conferma dell’organico Covid, alla proroga al 31 agosto dell’organico “di fatto”, fino all’ampliamento dell’organico ATA, indispensabile per l’attuazione dei progetti estivi.

Occorre entrare nel merito delle questioni organizzative e quindi sindacali e contrattuali che le scelte di questo tipo aprono rispetto alla organizzazione del lavoro e garantire la tutela del personale incaricato dello svolgimento delle attività, da individuare prioritariamente tra quello scolastico, anche a tempo determinato, attraverso l’applicazione del contratto nazionale e il pieno coinvolgimento della comunità educante, a partire dagli Organi Collegiali e dalle RSU, per definire, tra l’altro, le modalità di eventuali contributi di esterni e dare sostanza e contenuti alle iniziative.

Bisogna oggi e con urgenza, trovare le soluzioni ai problemi complessi che da tempo riguardano la nostra scuola: la sicurezza, gli organici e la stabilizzazione dei precari per settembre, altrimenti rischiamo che la scuola estiva sia un ponte verso un nuovo caos.

Quattro seminari online

Istruzione: quattro seminari online promossi dalla FLC CGIL. Primo appuntamento domani con Carlo Sini

Roma, 28 aprile – Prende il via giovedì 29 aprile alle ore 18 un ciclo di seminari organizzato dalla FLC CGIL, dal titolo “Istruire è educare”.
Si tratta di quattro lezioni magistrali tenute dai professori Carlo Sini ( 29 aprile), Miguel Gotor (6 maggio), Mauro Ceruti (27 maggio) e Vanna
Iori (4 giugno), che potranno essere seguite e sulla pagina Facebook FLC CGIL Nazionale e su Collettiva.it.

La prima lezione, di Carlo Sini, professore emerito di Filosofia Teoretica alla Statale di Milano, ha per titolo “Alla ricerca del senso perduto”, e cercherà di offrire risposte ad uno degli interrogativi fondamentali di questa parte del Terzo millennio, ovvero, che senso hanno la conoscenza, la scienza, l’istruzione?

La seconda lezione, affidata a Miguel Gotor, docente di Storia Moderna all’Università di Torino, ha per titolo “La scuola che verrà, contro il capitale umano”, un’analisi dei condizionamenti economici e sociali che nel corso dei decenni hanno definito le linee programmatiche dell’istruzione. Mauro Ceruti, professore di Filosofia della complessità allo Iulm, terrà nel terzo incontro una lezione magistrale dal titolo “La sfida della complessità”, che riproporrà le straordinarie e sempre attuali riflessioni di un gigante del pensiero come Edgar Morin. Infine, Vanna Iori, già docente di Pedagogia generale presso la Statale di Milano, proporrà una interpretazione della “relazione educativa come spazio vissuto”.

L’obiettivo è quello di riportare il dibattito pubblico sul senso dell’istruzione e della conoscenza sui binari corretti e non banali della riflessione filosofica, storica e pedagogica, con uno sguardo ai cambiamenti epocali del XXI secolo, alle nuove generazioni di studenti e docenti e alle nuove sfide della relazione educativa nel tempo della complessità.

L. Oreiller – I. Borgna, Il pastore di stambecchi

Louis Oreiller, la montagna come ragione di vita

di Antonio Stanca

Quest’anno dal Gruppo Editoriale GEDI è stato riedito Il pastore di stambecchi (Storia di una vita fuori traccia) di Louis Oreiller e Irene Borgna. La prima edizione risale al 2018. Nell’opera la Borgna, giovane laureata in Filosofia e impegnata nel dottorato in Antropologia Alpina, dice di essere riuscita a raggiungere l’Oreiller, l’allora ottantaquattrenne uomo della montagna, a Rhêmes-Notre-Dame, la piccola e angusta valle valdostana situata a 1700 metri d’altezza dove vive nella casa che era stata dei nonni e poi dei genitori. Non era un’intervista quella che lei cercava ma una confessione circa i tempi, i luoghi, i mezzi, i modi che erano stati della sua vita, una testimonianza di cosa comporta, di cosa significa stare in montagna, abitare a quell’altezza. Ne era venuto fuori questo libro che contiene quanto dichiarato dall’Oreiller in quella circostanza, quanto da lui narrato ad un’ascoltatrice oltremodo stupita, meravigliata, affascinata.

   Inizierà a dire da quando era bambino, da quando era nato nel 1934 in quella Rhemes di pochi abitanti della Val d’Aosta compresa tra il Parco del Gran Paradiso e una riserva di caccia, affacciata sulla Dora. Lo farà con un linguaggio quanto mai immediato, spontaneo che trasferirà sulla pagina anche le esclamazioni, i lamenti, le grida, i fruscii, i rumori ed ogni altro segno della presenza umana, animale, vegetale.

   Col tempo, una volta cresciuto, Louis avrebbe avuto un impiego, una paga, avrebbe lavorato come guida, guardiaparco, guardiacaccia. Prima, però, aveva dovuto adattarsi ad ogni tipo di situazione, svolgere i lavori più diversi compresi quelli clandestini. Dopo pochissima scuola era stato manovale, boscaiolo, pastore, contrabbandiere, bracconiere. Era stata la povertà, la vita arretrata che a Rhêmes si conduceva a farlo andare in quel senso, a fargli fare della montagna il suo modo di essere, di vivere. Tutto dalla montagna avrebbe ricavato, non lo avrebbe fatto solo per sé ma anche per la sua casa, per quella dei genitori e poi per quella della sua famiglia. Ogni luogo della montagna sarebbe divenuto di sua conoscenza, non vi sarebbe stato nessun segreto per il ragazzo e per il giovane Louis. Le rocce, le grotte, i rifugi, le pietre, i passaggi, i sentieri, le piante, gli animali, le acque, la neve, le valanghe, tutte le cose proprie della montagna sarebbero diventate sue, tra esse avrebbe imparato a muoversi, avrebbe corso grossi pericoli, si sarebbe salvato, avrebbe salvato, aiutato, soccorso poiché buona, generosa era la sua indole.

   Per mezzo della montagna era sopravvissuto, aveva combattuto le sue gravi condizioni economiche, aveva imparato a pensare, a riflettere, a capire. Era cresciuto, si era formato con la montagna, di ogni esperienza, di ogni incontro, scambio, rapporto ma anche di ogni conflitto, competizione, rivalità, era stato il luogo. Forte era diventato nel corpo e nella mente mentre lontano si sentiva il rombo della guerra. Si era poi sposato, aveva avuto un figlio, aveva trovato una sistemazione, un guadagno assicurato ma la sua vita non era cambiata di molto. Se prima da clandestino aveva fuggito le guardie ora da guardia doveva controllare i clandestini, doveva stare come prima molto tempo in montagna, doveva trascorrervi intere giornate o nottate, la solitudine, il silenzio sarebbero continuati, avrebbero stimolato i suoi pensieri, i suoi ricordi, i suoi sogni. Adesso, però, conosceva ogni luogo, lo aveva imparato in precedenza, era diventato tanto esperto da fare anche da guida a turisti o ad altri visitatori, da essere considerato un personaggio importante del posto, un riferimento sicuro.

   Un racconto lunghissimo diventerà quello dell’Oreiller, una narrazione che conterrà tante avventure, non solo del protagonista, da legare il lettore fin dalle prime pagine. Vorrà sempre sapere cosa succede, chi c’è, cosa fa. Fino alla fine rimarrà incuriosito poiché tanti e così diversi saranno gli eventi narrati, tanto nuovo, tanto misterioso il posto, le case della valle, i boschi, i fiumi, gli animali della montagna, da fare dell’opera una rivelazione continua, una sorpresa interminabile.

   Si concluderà questa con Oreiller che esprime la sua nostalgia per i tempi passati, il suo rimpianto per quanto è finito, per quella Rhêmes ridotta solo a qualche abitante come lui o d’estate a qualche turista. Aveva sofferto in quei posti ma vi era rimasto legato, erano stati quelli della sua adolescenza, della sua giovinezza e il loro ricordo lo portava a superare ogni sofferenza patita, a parlare con entusiasmo.    Una prova può essere considerato il libro di quanta forza può derivare dal sacrificio, di come possa trasformarsi in un merito superiore ad ogni altro, in una ragione di vita.

L’eclissi della vita sociale

L’eclissi della vita sociale

di Maria Grazia Carnazzola

1. Non è mai troppo presto.

La pandemia sembra aver stravolto e travolto i modi di vita consueti precipitandoci tutti, ma soprattutto i ragazzi, in un mondo di identità- forse non false ma certamente artefatte- che popolano spazi privati in cui si dissolvono gli spazi pubblici, in un mondo senza carne né ossa. Partecipare pubblicamente significa esserci simultaneamente, con la parola e con la presenza affettiva del corpo. Ma proprio gli affetti, e la capacità di gestirli e di viverli, sembrano assenti dal mondo della rete dove si rappresentano in forma anonima, impersonale, seriale per esplodere in forma incontrollata, proprio ora che è vicino il momento del ritorno in classe per tutti e lo spazio ridiventa pubblico. Non possiamo ignorare che circa la metà degli studenti delle superiori dichiarano di preferire le lezioni a distanza e molti di aver paura di uscire. Sembra che questo anno trascorso abbia ribaltato il rapporto tra esterno e interno, tra spirito e corpo, come dice Chul Han; è il corpo che muove lo spirito, non viceversa; sembra che abbiamo dimenticato che le azioni sono motivate psicologicamente, ma che sono le forme di interazione ritualizzate che strutturano il rapporto con l’altro e con il mondo. A cominciare dai rapporti con le persone a noi più vicine. Quando la faccia dell’influencer di turno ci risulta più familiare di quella del nostro vicino di casa, è il segnale che qualcosa è cambiato nella nostra esperienza quotidiana; l’influencer può essere una celebrità, ma ai ragazzi andrebbe spiegato che anche la celebrità- nella sua pervasività e prepotenza, è un prodotto delle tecnologie dell’informazione, delle quali molti di noi sentono la forza dell’azione, ma sulle quali non riusciamo ad esercitare un reale potere.

Se, come testimoniano non pochi genitori attraverso i media, i ragazzi preferiscono rimanere in casa, chiusi nella loro stanza, c’è da chiedersi cosa abbiamo fatto noi adulti per evitare, o almeno contenere, questo fenomeno. L’impotenza che provano non è solo il segno di un fallimento individuale, riflette piuttosto l’inadeguatezza delle nostre istituzioni che sembrano le stesse di sempre ma che stanno diventando qualcosa di diverso, anche se continuiamo a chiamarle famiglia, scuola, lavoro, sanità, cultura…Se le istituzioni sono inadeguate, bisognerà ripensarle perché possano continuare a far fronte ai compiti che vengono loro assegnati. In questo periodo carico di incognite, di cui riusciamo a cogliere a malapena i contorni, bisogna continuare a vivere, non limitarsi ad aspettare di vivere. Al netto di chi non vuole tornare a scuola perché restare a casa è più comodo, il numero dei ragazzi che sono davvero in difficoltà non è irrilevante. Reazioni interpersonali come irritabilità, isolamento e ritiro, accompagnate da ansia e da sentimenti di abbandono non provati in precedenza, possono essere ricondotte alla categoria dei disturbi correlati a eventi stressanti non attribuibili necessariamente a cause mediche. La risposta emotiva agli eventi traumatici o stressanti può essere diversa: per alcuni l’evento insegna ad essere resilienti e ad andare oltre; per altri la reazione è estesa, si percepiscono impropriamente le situazioni come minacciose, l’individuo non riesce a riorganizzarsi e reagisce con un disadattamento e un’ansia che hanno ricadute sulle relazioni interpersonali, intrapersonali e ambientali. Un aiuto può venire in questi casi, anche alla scuola, dalle scienze biologiche, dalla neuropsicologia, dalla psicologia cognitiva, dalla psicologia sociale, nel rispetto delle rispettive mission. Non è mai troppo presto per intervenire ed evitare che le nuove opportunità di comunicazione a distanza si trasformino in fardelli.

2. Essere genitori, essere figli.

In questo momento, mi piacerebbe si potesse ripetere la ricerca che Eugenia Scabini aveva condotto, alla metà degli anni ’90, su un campione di più di 300 nuclei familiari composti da padre, madre e un figlio di età compresa tra i 12 e i 20 anni. L’indagine mirava a conoscere non tanto le paure e le speranze di genitori e figli per un generico futuro, ma per un futuro riferito a sé e ai propri legami più significativi rispetto a undici categorie: scuola, lavoro, famiglia, tempo libero, ricchezza, amici, salute, affettività, successo, autonomia, mondo. Per ogni categoria veniva poi chiesto in quali tempi il soggetto pensasse di doverla affrontare e di valutare se la propria realizzazione dipendesse da fattori esterni o interni. Tra il gruppo dei genitori e quello dei figli, come era prevedibile, si sono rilevate delle differenze, ma anche un sostanziale accordo sulla successione delle tappe del ciclo di vita individuale: 1) realizzare gli obiettivi relativi alla scuola; 2) trovare una collocazione lavorativa; 3) costituire una propria famiglia. Il timing degli adolescenti risultava parallelo a quello degli adulti, salvo che per la tempistica: per i genitori più lenta, per i giovani più accelerata, ma per entrambi la scelta era orientata dalle capacità individuali e questo aggancia il compito evolutivo della costruzione dell’identità individuale e sociale che si fondano anche su autonomia cognitiva, di giudizio e di ragionamento logico e a un’accresciuta capacità di scelta e di responsabilità per orientarsi al futuro, il cui nodo centrale è la distinzione tra tempo ciclico e tempo progettuale. Tempo naturale e tempo sociale sono oggi difficilmente sovrapponibili nelle società occidentali, seguono logiche autonome per cui la transizione alla condizione adulta è sempre più dilazionato e staccata dalla maturazione biologica (prima adolescenza), sempre più sfuggente e meno ritualizzata. Si pensava che le civiltà occidentali snobbassero il passato e si proiettassero nel futuro confidando nelle grandi potenzialità tecnologiche. Le cose evidentemente non stanno proprio così. Per pensare al domani bisogna vivere il presente, con consapevolezza e coraggio, sapendo che le difficoltà ci sono in ogni tempo: ci sono state nel passato, ci saranno in futuro e ci sono nel presente, vanno affrontate con coraggio guardando le cose per quello che sono. “Sapere aude”. Allora il “tempo amico” non può essere che il presente, da guardare attraverso il pensiero scientifico e il pensiero umanistico, per leggere il passato e pensare al futuro.

Spetta agli adulti fare in modo che la realtà, sociale e naturale, che i giovani incontreranno sia adatta ad accogliere i loro sogni e le loro speranze e che siano attrezzati per viverli appieno, nel bene e nel male, in un mondo globalizzato che non coincide con il mondo occidentale. Per questo, ancora di più in questo particolare momento, bisognerebbe porre la massima attenzione alla costruzione del senso di efficacia- personale e sociale- a fornire gli strumenti- materiali, cognitivi, affettivi- che li aiuti a “costruirsi” per camminare da soli. Così come a camminare non si impara all’improvviso, ma si impara gradualmente, in situazioni di crescenti autonomia e responsabilità, anche la responsabilità e il senso del dovere si imparano.

3. La difficoltà di crescere senza modelli.

Abbiamo imparato che la costruzione di sé e del proprio sistema di valori è un percorso complesso che si snoda tra cognitivo e affettivo; ha origine dalle esperienze affettive nel contesto sociale e relazionale in cui si cresce, a cominciare dalla famiglia, nella possibilità di imitare e identificarsi in chi si ama e di essere riconosciuto e amato in tutte le situazioni e per tutti i compiti cognitivi. In questo momento chi dovrebbe fornire modelli e stimoli fatica ad essere di aiuto perché è disorientato a sua volta: i genitori sembrano vivere con difficoltà e spesso con angoscia il proprio ruolo che pensano di interpretare efficacemente garantendo ai figli “i successi” e “le uguaglianze” che viaggiano in rete. Sono cambiati i modi di essere figlio ed è difficile trasformare il disagio esistenziale in una ricerca di nuovi modi di essere padre e madre.

Anche la scuola vive una profonda crisi di significati, testimoniata dagli insoddisfacenti risultati sia sul piano dell’istruzione sia su quello dell’educazione. Non è un caso che si continui a parlare di finanziamenti e di progetti per “innovare” e promuovere valori socialmente condivisi: inclusione, uguaglianza, legalità, ambiente, democrazia, cittadinanza… Quasi mai si verifica la capacità della scuola di offrire ai giovani gli strumenti per costruire identità sicure e strutturati sistemi valoriali attraverso solidi sguardi disciplinari. La

questione dei vaccini ad esempio, potrebbe essere un ottimo focus di riflessione sia per ragionare sul loro funzionamento, sia per chiedersi perché vengano testati solo su soggetti di sesso maschile; le risposte possono essere trovate solo attraverso i saperi disciplinari e rimandano alla differenza tra concetti scientifici (il concetto di sesso ad esempio) e concetti umanistici. Se pensiamo così ci rendiamo conto del torto che stanno subendo i giovani.

Infine, è evidente la crisi culturale e morale che stiamo attraversando e che mina la credibilità delle istituzioni e della classe politica che dovrebbero rappresentare punti di riferimento valoriali. Non si possono sottacere le pesanti ripercussioni per l’intera società, ma ancora di più sulle aspettative dei giovani, per la mancanza di esempi positivi con cui identificarsi, sulla fiducia nella possibilità di costruire un comune tessuto di principi per scopi di impegno collettivo. Assistiamo a episodi dozzinali, violenti, i cui protagonisti sono senza vergogna. Lo abbiamo rivisto in questi ultimi giorni. Capita che l’esternazione contenuta in un video, che può passare come dolore e sgomento di un padre, possa essere letta anche come l’esibizione di un potere mediatico e una manifestazione di familismo amorale: il giudizio morale si ferma quando si toccano i familiari. Nessuno si chiede se ci sia una differenza tra i genitori e i figli nella percezione dei fatti narrati dai media e se quei fatti raccontino di ingiustizie sociali mascherate. Ma se non si dà modo ai giovani di dire, attraversando con loro con solidi sguardi disciplinari i problemi che la contemporaneità pone, che senso ha parlare di giustizia sociale, di democrazia, di educazione, di ambiente, di globalizzazione, di uguaglianza, di diritti, di sostenibilità? Sappiamo che la sostenibilità appartiene più alla categoria dei concetti umanistici che a quella dei concetti scientifici. È sostenibile questa scuola? Le risposte sono vincolate ai contesti locali che non possono chiudersi a sguardi globali: ci sono ragazzi che faticano a tornare a scuola, ce ne sono altri, nel mondo, che a scuola non ci vanno, perché la scuola non ce l’hanno.

4. Conclusioni.

La sostenibilità dello sviluppo passa attraverso la comprensione dei fenomeni naturali, sociali e culturali; è evidente l’importanza che rivestono i percorsi di istruzione e di formazione in tutto questo e quanto incidano le politiche che devono mirare a servizi scolastici in grado di coniugare efficienza ed efficacia con equità ed eccellenza, garantendo a ciascuno al termine dell’obbligo una base comune di conoscenze e di competenza. Ma tutto questo va verificato e valutato, parole che in questo periodo pare non debbano essere pronunciate. Come si fa ad aiutare ed a orientare qualcuno se non si analizza con lui il suo problema? I docenti sono professionisti e come tali hanno il compito etico della manutenzione del proprio profilo professionale, attraverso un continuo aggiornamento/formazione, ma non si può chiedere loro di trasformarsi in terapeuti o in DJ delle conoscenze. L’insegnamento ha bisogno di tempi di programmazione e di predisposizione di contesti che non si possono improvvisare; i sistemi simbolici di una cultura, i valori e i disvalori che rappresentano il “clima educativo” di una scuola, condizionano il modo in cui le capacità della mente vengono sviluppate e utilizzate. In particolare conta moltissimo come gli studenti vivono la scuola in cui studiano e la posizione che essa assume nella loro cultura, sosteneva J. Bruner. Un valore è senza dubbio la costruzione dell’identità che, per non diventare vuota autoreferenzialità, deve svolgersi su uno sfondo di relazioni e di significati sociali.

BIBLIOGRAFIA.

Scabini E., Psicologia sociale della famiglia. Sviluppo dei legami e trasformazioni sociali, Bollati Boringhieri, Torino 1995;

S.D. Dziegielewski, DSM-5 in Action, Giunti O.S. Psychometrics S.r.l., Firenze 2017;

Bruner J., La cultura dell’educazione: nuovi orizzonti per la scuola, Feltrinelli, Milano 1997;

Bottani N., Requiem per la scuola?, Il Mulino, Bologna 2013;

Caprara G.V.,Steca P.,Capanna C., Le determinanti personali dell’ecoresiliency negli adolescenti, Giunti, Età Evolutiva n77/2004;

Sini C., Il sapere dei segni, Jaca Book, Milano 2012;
Chul-Han B., La scomparsa dei riti- una topologia del presente, Nottetempo Edizioni, Milano 2021.

Piano estate da 510 milioni per recuperare la scuola persa

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La strategia per il recupero degli apprendimenti e della socialità provati da mesi e mesi di didattica a distanza ha finalmente una tabella di marcia. E un nome. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha presentato ieri il “piano estate” che farà da ponte tra vecchio e nuovo anno. Lo schema (con annesso programma di finanziamento) è quello che abbiamo anticipato sul Sole 24 Ore di lunedì 26 aprile: subito dopo la fine delle lezioni le scuole potranno avviare dei corsi di recupero volontari dedicati a lingue, musica, sport, digitale, arte e laboratori per le competenze. Tutte attività complementari e integrate con quelle organizzate dagli enti locali. A disposizione ci saranno 510 milioni che verranno distribuiti alle istituzioni scolastiche interessate.

Le risorse arrivano da tre filoni diversi: ai 150 milioni già stanziati dal Dl Sostegni e in attesa di essere distribuiti in base al numero di alunni (per un ammontare di 18mila euro a istituto) vanno aggiunti i 320 milioni di fondi Pon avanzati dalla vecchia programmazione europea 2014/20 – e come tali destinati per il 70% al Sud in chiave di lotta alla dispersione scolastica alle scuole che ne faranno richiesta entro il 21 maggio – e 40 milioni provenienti dal fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa e il contrasto della povertà educativa

La nota
Come spiega una circolare di viale Trastevere il piano si articolerà in tre fasi. La prima partirà a giugno e si concentrerà sul potenziamento degli apprendimenti attraverso laboratori, attività all’aperto, studio di gruppo da effettuare anche sul territorio, con collaborazioni esterne o con il terzo settore. La seconda si svolgerà a luglio e agosto e punterà al recupero della socialità con iniziative di educazione motoria, gioco didattico, canto, musica, arte, scrittura creativa, educazione alla cittadinanza, alla sostenibilità e all’imprenditorialità, potenziamento della lingua italiana e delle competenze scientifiche o digitali (coding, media education, robotica). La terza si svilupperà a settembre e accompagnerà gli studenti all’inizio dell’anno scolastico 2020/21 con una nuova ”rinfrescata” sulle competenze di base.

Le scuole programmeranno le attività all’interno degli organi collegiali e informeranno le famiglie. Fermo restando che la partecipazione (sia dei prof che degli alunni) sarà volontaria e che le attività si svolgeranno nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid.

Sul concetto di ponte per il nuovo inizio ha insistito anche il ministro Bianchi: «Riporteremo la scuola al centro della comunità, creando spazi di potenziamento delle competenze e di recupero delle relazioni». Per dare vita – ha aggiunto – «ad una scuola più accogliente, inclusiva, basata su apprendimenti personalizzati, parte integrante del tessuto sociale e territoriale». Soddisfatti i sindacati, con toni e accenni diversi. Anche perché la loro preoccupazione vera riguarda la riapertura settembre. E tutto ciò che l’accompagna.

Misure di accompagnamento
All’interno della piattaforma Help Desk Amministrativo Contabile sarà realizzata una sezione per fornire assistenza nella programmazione, gestione e rendicontazione delle attività estive: un servizio gratuito (al numero 800 903 080) dedicato ai dirigenti scolastici, ai direttori dei servizi generali ed amministrativi e agli assistenti amministrativi. Il ministero dell’Istruzione metterà poi a disposizione delle scuole uno strumento per rendere trasparente il crowdfunding attraverso la piattaforma IDEArium, che supporterà gli istituti nell’eventuale ulteriore ricerca di risorse da parte di sostenitori privati, aziende ed altri enti collettivi per finanziare il “Piano Estate”. In collaborazione con l’Indire, sarà avviato un progetto di accompagnamento, anche nella progettazione e nel reperimento delle risorse, a favore di quelle scuole che presentano più elevati tassi di dispersione e maggiori difficoltà di contesto. Sempre Indire metterà a disposizione una biblioteca digitale con esperienze di metodologie didattiche innovative. Sul sito del Ministero è prevista una sezione dedicata al Piano Estate (www.istruzione.it/pianoestate), dove trovare tutte le iniziative di finanziamento messe a disposizione delle scuole e le informazioni utili per studenti e famiglie. Sarà possibile essere aggiornati sulle attività del piano seguendo l’hashtag #lascuoladestate: sarà parte di una campagna dedicata sui social del ministero che avrà lo scopo di dare informazioni di servizio, ma anche di dare visibilità alle attività delle scuole.

Recuperi estivi volontari per i prof (e il sindacato plaude)

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«È importante che siano le scuole a rilevare e individuare il fabbisogno formativo, che abbiano risorse per sostenere le attività di recupero eventualmente necessarie e che possano coinvolgere nella loro gestione altri soggetti, nell’ottica dei patti di comunità. Un atto di fiducia per le istituzioni scolastiche, consegnando loro l’opportunità di un protagonismo positivo come ambito privilegiato per la stipula dei patti di Comunità, rafforzando l’alleanza educativa tra scuola, famiglia e società civile». Così Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, commenta il piano di ampliamento dell’offerta formativa nei mesi estivi che il ministero dell’Istruzione ha presentato ai sindacati lunedì 26 aprile.

Il piano
Il piano destina una consistente quota di risorse a sostegno delle attività di ampliamento dell’offerta formativa che le scuole riterranno opportuno attivare nei mesi estivi, attività che potranno riguardare il rinforzo di competenze disciplinari e relazionali e che dovranno essere programmate attraverso deliberazioni degli organi collegiali. Nel loro svolgimento potranno essere impegnati su base volontaria (come previsto anche per gli alunni) i docenti della scuola e anche personale esterno. I fondi messi a disposizione superano il mezzo miliardo di euro e sono costituiti dalle risorse previste dal primo decreto legge “sostegni” del governo Draghi, che ha assegnato 150 milioni di euro per l’anno 2021 al fine di supportare, nel periodo che intercorre tra la fine delle lezioni dell’anno scolastico in corso e l’inizio di quello successivo, le istituzioni scolastiche nella gestione delle attività finalizzate a potenziare il consolidamento delle discipline e a promozione di attività per il recupero della socialità.

L’utilizzo delle risorse
Per le medesime finalità sono utilizzabili, come previsto dal medesimo decreto legge, 320 milioni di Fondi PON (utilizzabili anche fino al dicembre 2022) e ulteriori 40 milioni di incremento delle risorse ex legge 440.L’iniziativa, che è stata denominata dal ministero “Piano scuola estate 2021”, realizza l’impegno, dichiarato dal Ministro al momento del suo insediamento, di un periodo ponte che accompagni gli studenti di ogni ordine di scuola raccordando la chiusura di questo travagliato anno scolastico, nel quale le disuguaglianze e le fragilità relazionali si sono certamente accentuate, con l’apertura di quello successivo.

Le modalità di assegnazione delle risorse, in parte distribuite tra tutte le scuole, in parte assegnate tramite bando secondo le procedure seguite per i Pon, saranno oggetto di specifici decreti degli uffici competenti del ministero dell’Istruzione, nei quali andranno puntualizzate le modalità di reclutamento del personale che si rende disponibile, il tipo di rapporto di lavoro da instaurare con eventuale personale esterno, le relazioni sindacali di istituto in materia di compensi al personale. «Ci riserviamo ovviamente una valutazione più puntuale quando ci sarà sottoposto un testo definitivo e i conseguenti atti applicativi – conclude Maddalena Gissi – ma l’impostazione è sicuramente apprezzabile».

Distrazioni, voti bassi e prof impreparati: 6 studenti su 10 «bocciano» la Dad

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Tanti i fattori che portano la maggioranza degli studenti a dare un giudizio negativo della didattica a distanza. Appena 1 alunno su 10 promuove la preparazione tecnologica dei docenti; solo per la metà hanno saputo organizzare lezioni stimolanti. Anche la casa, però, nasconde delle insidie. Così l’attenzione e il rendimento crollano. Per non parlare dei ‘danni’ psicologici, che aprono le porte a comportamenti errati. L’indagine condotta dal portale Skuola.net con l’Associazione Nazionale Di.Te., su 10 mila studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni

I risultati
La didattica a distanza piace agli studenti? Decisamente no. A pensarla così è il 62% dei 10.000 ragazzi – tra gli 11 e i 19 anni – intervistati tramite un sondaggio promosso dal portale Skuola.net e dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo). Una ‘sentenza’ che, dopo oltre un anno di lezioni online, è quasi definitiva. Le cause vanno rintracciate in un mix di fattori e su cui sarà necessario riflettere alla riapertura definitiva degli istituti. Magari partendo già ora, con il rientro pressoché totale in aula degli alunni di elementari e medie e tra il 70% e il 100% – nelle zone gialle e arancioni – di quelli delle superiori, giusto in tempo per l’ultimo mese di scuola. La Dad non convince soprattutto perché gli studenti sembrano aver perso la motivazione a seguire le lezioni, complici anche docenti che non sono riusciti a organizzare lezioni stimolanti: lo dice quasi la metà degli intervistati (48,6%). Un aspetto che ha avuto una conseguenza quasi scontata: un calo del rendimento rispetto a quello che si raggiungerebbe in presenza, percepito come “nettamente” o “leggermente” peggiorato dal 28,7% degli studenti.

Le distrazioni continue
Ma forse la ‘bocciatura’ della Dad è anche il frutto delle tante distrazioni che, stando lontani da occhi indiscreti, tanti ragazzi si sono concessi autonomamente, specialmente attraverso gli strumenti di messaging: il 58% dei ragazzi, ad esempio, ha dichiarato che ha usato app come WhatsApp e/o simili per avere scambi con i compagni o con gli amici, durante le lezioni. Ma la mancanza di concentrazione e attenzione non è sempre “colpa” dei ragazzi. Ci si mettono anche condizioni strutturali: tanti studenti, infatti, raccontano di non essere riusciti a seguire la scuola online perché distratti (58%) o interrotti (51,4%) da altre persone presenti in casa. Inoltre, il 15% degli intervistati ha raccontato di non poter mai o quasi mai contare su uno spazio privato per seguire la Dad. E poi ci sono le interruzioni dovute ai problemi di connessione: ci si è imbattuto più di una volta il 36,8% del campione, “spesso” o “sempre” il 32,3%.

Il ruolo dei docenti
Un contributo, però, viene anche dalla carenza di adattamento dei docenti al nuovo modo di fare lezione: solo il 9,1% degli studenti intervistati ritiene che tutti (o quasi) i docenti sappiano davvero fare lezione in Dad, a cui si aggiunge un 23,5% che perlomeno salva la maggioranza ma ne boccia comunque più di uno.. “Non possiamo bocciare la Dad a priori: laddove si è abbastanza fortunati da avere a disposizione insegnanti preparati, connettività, spazi adeguati a casa, un gruppo classe disciplinato l’apprendimento a casa può funzionare addirittura meglio di quello in presenza – commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net – tuttavia per 3 studenti su 10 che affermano di aver ottenuto un rendimento scolastico migliore, ce ne sono altrettanti che sono peggiorati. I dati, inoltre, dimostrano che, al di là dei voti scolastici, i danni che stanno subendo i giovani nella loro crescita sono profondi e non vanno ignorati. Bene quindi l’impegno del Governo finalizzato al rientro in classe, sperando che la percentuale possa crescere sempre di più sulla base dell’andamento dei contagi e delle effettive possibilità degli istituti».

Il Curriculum dello studente? Valorizza la vita fuori dalla scuola

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Il Curriculum dello studente? Non è uno strumento che fotografa le diseguaglianze sociali ed economiche, ma valorizza le curiosità e i progetti dei ragazzi. Ne è convinto Damiano Previtali, esperto di processi di valutazione. Previsto dalla legge 107 del 2015, il curriculum dello studente debutta quest’anno alla maturità. E non sono mancate le polemiche.

Domanda. Che cos’è il Curriculum dei maturandi?

Risposta. Si tratta di un documento con rilevante valore formativo ed educativo, importante per la presentazione e lo svolgimento del colloquio dell’esame di Stato e, in un prossimo futuro, anche per l’orientamento all’università e l’accesso al mondo del lavoro. Ogni maturando vi indica le informazioni relative al percorso degli studi e alle esperienze svolte in ambito extrascolastico, di cui la commissione tiene conto durante lo svolgimento dell’esame di Stato.

D. Perché c’è stato il bisogno di una sorta di autocertificazione delle passioni e dei progetti, delle attività e degli interessi dei ragazzi?

R. Più che di «bisogno» parlerei più propriamente di «opportunità» che il Curriculum offre di portare all’interno delle mura scolastiche le scelte di vita che gli studenti svolgono fuori e che gli stessi studenti ritengono significative per la presentazione del proprio percorso formativo.

D. Ma non è un modo per certificare le diseguaglianze dovute a contesti familiari e sociali?

R. Assolutamente no, anzi ritengo che proprio il Curriculum possa permettere ad ogni studente di portare in luce scelte e competenze che non sempre la scuola conosce e valorizza. In modo concreto, perché le scelte dello studente in ambito extrascolastico (che il Curriculum riprende testualmente dalla legge, ovvero le attività professionali, culturali, artistiche, musicali, sportive, di cittadinanza attiva e di volontariato) dovrebbero certificare la sua appartenenza economica sociale e non all’inverso gli interessi e le passioni che, di fatto, contribuiscono alla sua formazione armonica e integrale? Perché è di questo che stiamo parlando effettivamente. Se riuscissimo nel tempo a valorizzare nella scuola proprio quelle competenze che gli studenti con libera intraprendenza acquisiscono, e sappiamo bene che non dipendono dalle disponibilità economiche delle famiglie, bensì dalla sensibilità e dalle attitudini personali, diminuiremmo la dispersione scolastica e miglioreremmo il nostro Paese. All’opposto l’idea che le competenze degli studenti dipendano esclusivamente dall’appartenenza familiare, dall’ambiente di vita o dalla scuola frequentata certifica le disuguaglianze.

D. Perché allegarlo al diploma? Non può penalizzare un ragazzo in futuro per una fase della vita magari non brillante ma poi superata?

R. All’interno del Curriculum non figura alcuna informazione che possa penalizzare uno studente. Se proprio vogliamo, l’unico riferimento legato al profitto è il punteggio conseguito in sede di esame, che sappiamo bene è riportato anche nel diploma. Anche qui mi sentirei di sostenere l’inverso, in quanto il diploma riporta un voto secco, a volte ingiusto, mentre il Curriculum riporta in modo organico il piano di studi svolto nei cinque anni di scuola e la pluralità delle esperienze collegate con i suoi interessi che, di sicuro, valorizzano lo studente e il suo percorso di formazione. A mio avviso, le critiche al Curriculum derivano da una visione restrittiva ed eccessivamente scolasticocentrica da cui non riusciamo ancora a staccarci.

D. Quanto peseranno nella valutazione finale della maturità?

R. Il Curriculum non è un documento valutativo ma informativo. Informazioni che, se opportunamente valorizzate in sede di colloquio d’esame, permetteranno effettivamente ad ogni studente di non iniziare la discussione dalla casualità, dalla fortuna o sfortuna di trovare, come in passato, una determinata domanda in una busta, bensì dal suo reale percorso formativo ed educativo che il Curriculum traccia e riporta.

Nuovo anno con le classi pollaio

da ItaliaOggi

Marco Nobilio
Anche nel prossimo anno scolastico le classi saranno formate secondo le vecchie regole. E cioè secondo i parametri dettati dal decreto del presidente della repubblica 81/2009: da un minimo di 18 alunni fino a un massimo di 26 alunni nella scuola dell’infanzia; da 15 a 26 alunni nella primaria; da 18 a 27 alle medie; da 25 a 30 alle superiori. Resta ferma anche la possibilità di derogare il numero massimo fino a un 10% in più. È quanto si evince dalla nuova circolare sugli organici predisposta dal ministero dell’istruzione, che dovrebbe essere emanata nei prossimi giorni. E previsto, comunque, un incremento di posti nell’organico di diritto, nell’ordine di 5mila unità di docenti di sostegno e di 1000 posti di potenziamento nella scuola dell’infanzia.

I posti di sostegno in organico di diritto al 1° settembre prossimo, dunque, raggiungeranno quota 106.179 e i posti di potenziamento, complessivamente e per tutti gli ordini e gradi di scuola, si attesteranno nell’ordine di 50.502 unità. Va detto subito, peraltro, che l’incremento previsto dell’organico del sostegno previsto per il prossimo triennio è pari a 25mila unità: 5mila in più dal prossimo anno, 11mila dal 1° settembre 2022 e altri 9mila dall’anno scolastico 2023/2024. Resta confermato il taglio di 486 posti di insegnante tecno pratico e di 164 docenti laureati nei percorsi di istruzione professionale. Dunque, nonostante la pandemia in corso, il governo non ha ritenuto di introdurre disposizioni speciali per ridurre il numero di alunni per classe.

Sarà possibile qualche scostamento dai parametri solo se nelle scuole di riferimento vi sarà un numero sufficiente di docenti di potenziamento. Fermo restando, però, che in presenza di spezzoni, i dirigenti scolastici dovranno assegnarli ai docenti di potenziamento astenendosi dal nominare supplenti. Sempre che il docente di potenziamento disponibile in organico insegni la stessa materia a cui è imputato lo spezzone. L’amministrazione scolastica, inoltre, ha raccomandato agli uffici periferici di operare sugli organici in modo tale da assorbire il più alto numero di spezzoni possibile. Anche attraverso un aumento del numero di ore di insegnamento settimanale da assegnare ai singoli docenti delle secondarie.

Dunque, in deroga al limite massimo di 18 ore settimanali previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Lo spostamento in avanti del limite massimo che, però non dovrebbe eccedere le 20 ore, sarà finalizzato, oltre che ad assicurare sulle cattedre il maggior numero di docenti di ruolo, anche per limitare al minimo gli esuberi. Ciò anche tramite il consueto assemblaggio di spezzoni su cattedre ubicate in scuole diverse tramite la costituzione di cattedre orario esterne.

Dirigenti scolastici: l’amministrazione centrale ha raccomandato di disporre l’accorpamento delle classi qualora, all’esito dell’acquisizione delle iscrizioni, dovesse risultare che il numero degli alunni sia inferiore a quello previsto. E tale numero sia insufficiente a giustificare la costituzione di due classi. Per contemperare la necessità di rispettare i parametri di legge e, al tempo, stesso, limitare il fenomeno delle classi pollaio, il ministero ha ricordato ai dirigenti scolastici che saranno possibili sdoppiamenti. Ma solo se ciò non comporterà incrementi di organico.

Pertanto, in presenza di docenti di potenziamento in numero utile a coprire l’intero orario delle lezioni, i dirigenti potranno sdoppiare la classe numerosa assegnando la metà degli alunni agli insegnanti «curriculari» e l’altra metà ai docenti di potenziamento. Per quanto concerne l’imputazione dei posti di potenziamento alle classi di concorso e alle tipologie di posto, eventuali modifiche potranno essere disposte dall’ufficio scolastico solo se ciò non determinerà situazioni di esubero. Per esempio, se dovesse verificarsi il pensionamento di un docente della stessa disciplina e della stessa scuola del docente di potenziamento. In quel caso, il docente di potenziamento potrà essere assorbito sulla cattedra lasciata libera dal pensionamento e il posto di potenziamento potrà essere imputato ad altra classe di concorso o tipologia di posto. Fermo restando che i docenti di potenziamento dovranno assorbire gli spezzoni presenti in organico, con conseguente riduzione delle ore di potenziamento in senso stretto. Confermati anche i quadri orari. Nella scuola dell’infanzia, l’orario ordinario, anche il prossimo anno, sarà di 40 ore settimanali elevabili al 50 ore o riducibile a 25 su richiesta delle famiglie.

Nelle scuole primaria l’orario ordinario delle lezioni resta fissato a 27 ore e il tempo pieno a 40 ore settimanali. In presenza di richieste sufficienti a costituire almeno una classe, sarà possibile autorizzare la riduzione a 24 ore. Nelle secondarie di I grado l’orario ordinario rimane fissato a 30 ore, elevabile nel tempo prolungato a 36 o anche fino a 40. Confermati anche gli orari delle superiori e la possibilità di assegnare per continuità didattica anche cattedre con più di 18 ore.

Reclutamento, il Pnrr ci ripensa

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Stabilizzare i docenti precari mediante una selezione per titoli e servizi, come chiede la Lega, o mantenere la competenza centrale nelle procedure di reclutamento degli insegnati, come spinge M5s. Purché, sostengono entrambi i partiti al ministero dell’istruzione, non si parli di sanatoria. Tema caldo quello del reclutamento dei docenti previsto nel Recovery Plan, che oggi il premier Mario Draghi illustrerà in Senato dopo il passaggio ieri alla Camera. Tanto da produrre in poche ore nuove versione della bozza di governo del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), rimettendo in discussione l’ipotesi di un concorso per titoli e esame che avrebbe sostituito il concorso ordinario per prove. Così, nella versione del Pnrr arrivata in Parlamento ci si limita a sottolineare la necessità di «una revisione» dell’attuale sistema di reclutamento «finalizzata a poter coprire, con regolarità e stabilità, le cattedre disponibili con insegnati di ruolo». Una misura che ha come obiettivo strategico un «significativo miglioramento della qualità educativa del sistema educativo del nostro Paese che non può non passare attraverso un innalzamento delle professionalità». Precisando che «il processo normativo sarà avviato nel 2021 e concluso nel 2022». Fine. Stralciati dalla bozza di venerdì del Pnrr interi passaggi in cui si parlava della necessità per favorire in concreto la formazione continua e l’aggiornamento dei docenti di un sistema di incentivi che si fondasse sull’idea di una progressione di carriera dell’insegnate basata sulla misurazione del rendimento e sulla disponibilità di incrementarlo passando attraverso percorsi di autovalutazione, valutazione e recupero personalizzato delle competenze.

Un nuovo modello di reclutamento che sarebbe stato collegato a un ripensamento della loro formazione iniziale e durante tutta la carriera. In particolare, si intendeva semplificare le attuali procedure concorsuali strutturando la procedura sulla base della valutazione dei titoli curricolari e di servizio e dello svolgimento di una prova computer based si sarebbe formata una graduatoria per coprire tutti i posti vacanti disponibili. Quindi, per i vincitori immessi nelle cattedre si sarebbe avviato un anno di formazione on the job e prova finale, il cui superamento avrebbe determinato l’immissione in ruolo a tempo indeterminato. Una prova conclusiva che sarebbe stata idonea affinché l’insegnate fosse confermato nel posto in cui era stato immesso, dovendo restarci per almeno un triennio. Una riforma del reclutamento scomparsa nella versione del Pnrr arrivata in Parlamento. Restano, tuttavia, delle indicazioni nel paragrafo precedente del Piano, quello dedicato al miglioramento dei processi di reclutamento e di formazione degli insegnati.

«La riforma del sistema di reclutamento dei docenti», si legge, «ridisegna le procedure concorsuali per l’immissione nei ruoli del personale docente rafforzando, secondo modalità innovative, l’anno di formazione e prova, mediante una più efficace integrazione tra la formazione disciplinare e laboratoriale con l’esperienza professionale nelle istituzioni scolastiche».

La formazione in servizio nella precedente bozza del Pnrr era definita «obbligatoria per tutto il personale scolastico»: una precisazione che non si ritrova nella nuova versione. Così come è stata stralciato il passaggio che illustrava questo sistema di formazione, che si sarebbe dovuto attuare «attraverso un impianto di moduli formativi che consentono l’acquisizione di crediti formativi professionali spendibili per l’avanzamento della carriera, secondo un sistema meritocratico di valorizzazione e attraverso forme di erogazione che trovano luogo di elezione in una Scuola di Alta Formazione». Tra le riforme della missione istruzione, tuttavia, resta la nascita entro il 2025, con legge da emanare entro il 2022, di una Scuola di Alta formazione e formazione obbligatoria per dirigenti scolastici, docenti e personale tecnico-amministrativo, con risorse pari a 0,03 miliardi di euro. «Una struttura leggera e funzionale» all’erogazione «solo» online dei corsi di formazione per tutto il personale scolastico». Mentre sul fronte della didattica digitale integrata il Pnrr prevede, grazie a 0,8 miliardi di euro, «la creazione di un sistema multidimensionale per la formazione continua dei docenti e del personale scolastico per la transizione digitale», articolato in un polo di coordinamento promosso dal ministero dell’istruzione, che ne assicura l’attuazione coinvolgendo circa 650.000 persone tra docenti e personale scolastico e oltre 8.000 istituzioni educative. Aumentano, intanto, le risorse previste nella bozza del governo Conte del Recovery Plan. Nel nuovo Pnrr finanziamenti per la Missione 4, Istruzione e Ricerca, salgono dai 28,4 miliardi di euro della precedente versione agli attuali 31,9 miliardi di euro, di cui 24,1 miliardi per nuovi progetti e 7,8 per quelli in essere. Circa il 17% delle risorse del Pnrr (221,5 miliardi, quindi andranno all’istruzione e ricerca.

Si torna in presenza per esami e lauree

da ItaliaOggi

Angela Iuliano

Esami e sedute di laurea in presenza nelle università e nelle istituzioni dell’Afam. Ripartita in presenza da ieri, 26 aprile, anche la didattica e le attività degli atenei, dei conservatori e delle accademie. Il decreto riaperture prevede, infatti, un graduale ampliamento di tutte le attività, comprese le lezioni, monitorando costantemente l’andamento locale del numero di contagi e del piano di vaccinazione. Con qualche differenza, pero, tra zone rosse e arancioni. Anche se, ricorda la ministra dell’università Maria Cristina Messa, «la vita universitaria non si è mai fermata in questa emergenza». Ma «non è solo didattica, è fatta anche e soprattutto di scambi, di confronti, di relazioni di cui abbiamo sempre più bisogno. Per questo la decisione del governo, che sono certa vedrà la collaborazione di tutto il sistema accademico, è davvero importante». Dunque, dal 26 aprile 2021 e fino al 31 luglio 2021, nelle zone gialla e arancione, le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza secondo i piani di organizzazione della didattica e delle attività curricolari predisposti nel rispetto di linee guida adottate dal ministero dell’università e della ricerca. Nella zona rossa, invece, i piani degli atenei possono prevedere nel primo periodo lo svolgimento in presenza delle attività formative degli insegnamenti del primo anno dei corsi di studio, con classi con un numero ridotto di studenti e gli altri compagni di corso che seguono le lezioni a distanza. Sull’intero territorio nazionale, prosegue il decreto, «i medesimi piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari prevedono, salva diversa valutazione delle università», lo svolgimento in presenza degli esami, delle prove e delle sedute di laurea, delle attività di orientamento e di tutorato, delle attività dei laboratori. Inoltre, riaprano biblioteche, sale lettura e sale studio. «Tenendo conto anche delle specifiche esigenze formative degli studenti con disabilità e degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento», precisa il provvedimento. Tutte disposizioni che si applicano anche alle istituzioni dell’Afam. Ferme restando le attività dell’alta formazione artistica, coreutica e musicale che devono necessariamente svolgersi in presenza.

Piano Estate, tutte le indicazioni nella nota del MI

da La Tecnica della Scuola

Sono in arrivo 510 milioni di euro per le scuole per avviare attività estive per consentire a studentesse e studenti di recuperare socialità e rafforzare gli apprendimenti.

Con un comunicato stampa, il Ministero ha spiegato quali saranno i punti essenziali e le fasi del Piano Estate, voluto dal Ministro Bianchi.

Alle scuole è stata inviata una nota operativa che illustra nel dettaglio cosa dovranno fare e come dovranno impiegare le risorse che saranno stanziate.

NOTA 643 DEL 27 APRILE 2021

Scuola d’estate: in arrivo 510 mln. Gli organi collegiali programmino le attività

da La Tecnica della Scuola

Un Piano per l’estate da 510 milioni di eurocome ha riferito anche il nostro vice direttore Reginaldo Palermoper consentire a studentesse e studenti di recuperare socialità e rafforzare gli apprendimenti, usufruendo di laboratori per il potenziamento delle competenze (ad esempio Italiano, Matematica, Lingue), di attività educative incentrate su musica, arte, sport, digitale, percorsi sulla legalità e sulla sostenibilità, sulla tutela ambientale. Così il comunicato del Ministero dell’Istruzione.

Obiettivo voluto dal Ministro Patrizio Bianchi utilizzare i mesi estivi per costruire un ponte verso il prossimo anno scolastico, attraverso un’offerta che rappresenta una risposta alle difficoltà emerse nel periodo della pandemia, ma che intende anche valorizzare le buone pratiche e le esperienze innovative nate proprio durante l’emergenza.

Attività complementari a quelle degli enti locali

Le attività saranno complementari e integrate con quelle organizzate dagli Enti locali. Le risorse saranno dedicate soprattutto alle aree più fragili del Paese, in particolare del Sud.

Si legge nel comunicatoLe risorse disponibili, le modalità di utilizzo e gli obiettivi del Piano sono stati illustrati oggi alle scuole con una nota operativa che rappresenta il primo tassello di un’attività di accompagnamento che vedrà il Ministero al fianco dei dirigenti, dei docenti, degli Istituti scolastici, delle studentesse e degli studenti, delle famiglie nelle prossime settimane e per tutta la durata delle attività estive.

Verrà implementato un sito con la raccolta delle informazioni, un help desk dedicato alle scuole, una campagna informativa e partecipativa, anche sui social, con l’hashtag #lascuoladestate, saranno i principali strumenti a disposizione.

Circolare Piano scuola estate 2021

Le dichiarazioni del Ministro Bianchi

“La scuola non si è mai fermata durante tutta la pandemia. È rimasta sempre in contatto con le nostre ragazze e i nostri ragazzi”, sottolinea il Ministro Patrizio Bianchi. “L’emergenza sanitaria ha inevitabilmente accentuato problematiche preesistenti, ha evidenziato le diseguaglianze e accresciuto le fragilità. Per questo abbiamo voluto un Piano di accompagnamento, un ponte tra quest’anno e il prossimo, un’occasione che consenta a bambini e ragazzi di rafforzare gli apprendimenti e recuperare la socialità”.

Prosegue il Ministro: “Utilizzeremo questo periodo estivo per costruire un nuovo inizio. Riporteremo la scuola al centro della comunità, creando spazi di potenziamento delle competenze e di recupero delle relazioni. Stiamo lavorando insieme ai territori, alle associazioni, promuovendo i Patti educativi di comunità. Stiamo attivando un percorso di trasformazione ed evoluzione del nostro sistema di Istruzione, per dare vita ad una scuola più accogliente, inclusiva, basata su apprendimenti personalizzati, parte integrante del tessuto sociale e territoriale. Una scuola ‘affettuosa’, che sappia stare al fianco dei nostri bambini e ragazzi, che, partendo dai più fragili, sia punto di riferimento per tutta la comunità e le famiglie”.

Le fasi del Piano

Le attività del Piano si articoleranno in tre fasi:

  • Fase I, potenziamento degli apprendimenti (a giugno): sarà dedicata al rinforzo e al potenziamento degli apprendimenti attraverso attività laboratoriali, scuola all’aperto, studio di gruppo, da effettuare anche sul territorio, con collaborazioni esterne o con il terzo settore.
  • Fase II, recupero della socialità (luglio e agosto): proseguiranno le attività di potenziamento degli apprendimenti che saranno affiancate più intensamente da attività di aggregazione e socializzazione in modalità Campus (con attività legate a Computing, Arte, Musica, vita Pubblica, Sport). Ci saranno moduli e laboratori di educazione motoria e gioco didattico, canto, musica, arte, scrittura creativa, educazione alla cittadinanza, debate, educazione alla sostenibilità, educazione all’imprenditorialità, potenziamento della lingua italiana e della scrittura, potenziamento delle competenze scientifiche e digitali (coding, media education, robotica). Le attività potranno svolgersi in spazi aperti delle scuole e del territorio, teatri, cinema, musei, biblioteche, parchi e centri sportivi, con il coinvolgimento del terzo settore, di educatori ed esperti esterni;
  • Fase III, Accoglienza (settembre, fino all’avvio delle lezioni): connessa con le precedenti, sarà di vero e proprio avvio del prossimo anno scolastico. Proseguiranno le attività di potenziamento delle competenze e di accompagnamento di studentesse e studenti al nuovo inizio.

Le scuole programmeranno le attività all’interno degli organi collegiali e informeranno le famiglie. La partecipazione da parte di studentesse e studenti sarà su base volontaria. Le attività si svolgeranno nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid.

Le risorse

Il pacchetto di risorse disponibili per le scuole ammonta a 510 milioni150 milioni provengono dal decreto sostegni, altri 320 milioni dal PON per la scuola (risorse europee), 40 milioni dai finanziamenti per il contrasto delle povertà educative.

150 milioni del dl sostegni saranno distribuiti attraverso un decreto del Ministero, sulla base del numero di alunni, per una media di circa 18mila euro per scuola.

Sarà poi disponibile sul sito www.istruzione.it/pianoestate un bando PON (risorse europee) dedicato da 320 milioni, utilizzabili soprattutto nelle aree con maggiori disuguaglianze economiche e sociali. Le scuole potranno fare domanda fino al 21 maggio prossimo. I fondi, di cui circa il 70% è destinato alle regioni del Sud, potranno essere spesi sino al termine dell’anno scolastico 2021/2022, nella logica di un piano di trasformazione che partirà dall’estate e proseguirà durante il prossimo anno scolastico. Le risorse PON saranno disponibili anche per le scuole paritarie (che svolgono il servizio con modalità non commerciali) e per i CPIA (Centri per l’istruzione degli adulti).

Altri 40 milioni deriveranno dal fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa e il contrasto della povertà educativa. Questi fondi saranno assegnati alle Istituzioni scolastiche in funzione delle tipologie di progetti da attivare, sarà possibile collaborare con il terzo settore e realizzare patti educativi di comunità.

Misure di accompagnamento

All’interno della piattaforma Help Desk Amministrativo Contabile sarà realizzata una sezione per fornire assistenza nella programmazione, gestione e rendicontazione delle attività estive: un servizio gratuito (al numero 800 903 080) dedicato ai dirigenti scolastici, ai direttori dei servizi generali ed amministrativi e agli assistenti amministrativi. Il Ministero metterà poi a disposizione delle scuole uno strumento per rendere trasparente il crowdfunding attraverso la piattaforma IDEArium, che supporterà gli istituti nell’eventuale ulteriore ricerca di risorse da parte di sostenitori privati, aziende ed altri enti collettivi per finanziare il “Piano Estate”. In collaborazione con l’Indire, sarà avviato un progetto di accompagnamento, anche nella progettazione e nel reperimento delle risorse, a favore di quelle scuole che presentano più elevati tassi di dispersione e maggiori difficoltà di contesto. Sempre Indire metterà a disposizione una biblioteca digitale con esperienze di metodologie didattiche innovative. Sul sito del Ministero è prevista una sezione dedicata al Piano Estate (www.istruzione.it/pianoestate), dove trovare tutte le iniziative di finanziamento messe a disposizione delle Istituzioni scolastiche e le informazioni utili per studenti e famiglie. Sarà possibile essere aggiornati sulle attività del Piano seguendo l’hashtag #lascuoladestate: sarà parte di una campagna dedicata sui social del Ministero che avrà lo scopo di dare informazioni di servizio, ma anche di dare visibilità alle attività delle scuole.