Gli esami di Stato e le tre C – 2

Gli esami di Stato e le tre C: conoscenze, competenze, curriculum

di Gabriele Boselli

Puntata n.2  – L’insostenibile noia per le competenze

Nell’ordinanza del  03 03 21 la precedente ossessione per le competenze pare finalmente attenuarsi. Il degradarsi delle conoscenze esigite in termini di competenze utili al sistema economico avrebbe dovuto, stando ai desiderata ufficiali espressi nell’ultimo ventennio, rappresentare il fine da perseguire e l’oggetto principale di valutazione. Dalle competenze “richieste dall’Europa” (invero solo per l’istruzione tecnica e professionale) alle “competenze di cittadinanza” al più sensato caso delle “competenze digitali”, l’intero campo teleologico delle circolari ministeriali disegnato nei modelli di PTOF e PCTO e richiamato nelle OM precedenti era occupato dal rilevamento di competenze a scapito del conoscere. Poichè i cambiamenti culturali sono indotti anche dai sovrappieni, si ponevano le condizioni per vere e proprie implosioni cognitive.

L’ammasso delle richieste di competenza rivolte alla scuola da alcune organizzazioni del sistema economico e dai suoi rari ma attivissimi scherani annidati da decenni al MIUR (ultimo prodotto il PNRR) stava determinando una pressione che, non fosse per la resistenza di molti docenti e di alcuni dei rari ispettori d.o.c. rimasti, avrebbe potuto determinare processi di fusione del conoscere ed esplosioni di ignoranza. Esiste per fortuna una ripresa della perenne teleologia programmatica che assegna invece alla scuola finalità di alto profilo, importanti in tutti gli ordini di scuola: la preparazione a una nuova qualità della vita, il conforto alla maturazione dell’identità, soprattutto la conquista dell’autonomia intellettuale e morale.  Sarà adesso meno difficile tutelare le discipline dall’approccio competenziale, economicistico, da un’azione in vista del raggiungimento di obiettivi e traguardi che tende a far emergere solo la prestazionalità senza curarsi troppo di aiutare la formazione del pensare il mondo, dell’interrogarsi nel confronto con gli eventi. Per i docenti dell’inter-rogarsi con i ragazzi e farsi inter-rogare da loro.

L’enfasi sulle competenze -la battaglia è tutt’altro che vinta- implica il trascurare la capacità di conoscere ed esprime una subalternità della scuola al mondo dell’economia. Si tratta ancora per lorSignori di far sì che i soggetti sappiano rispondere alle esigenze di un settore economicamente produttivo che chiede alla scuola di formare individui che sappiano adattarsi al mercato (vedi la stessa accentuazione su alcuni valori quali la flessibilità, che avviene non a favore dello sviluppo intrinseco della persona ma in funzione dell’economia).

La declinante centrazione sulle competenze (con attenuata messa in silenzio dei saperi e della capacità di conoscere) appare fortemente riduttiva perché enfatizza  un aspetto periferico e strumentale del sapere;  la competenza  non può collocarsi al centro e rappresentare la prevalente prospettiva  di impegno pedagogico. Ci si augura che venga sempre meno proposta dai documenti ministeriali quale prestazione misurabile e certificabile.  Le conoscenze sarebbero in questa prospettiva ridotte a “apparati serventi”; il loro esercizio asservito pertanto alla produzione di risultati. Conta l’esito, il raggiungimento del traguardo…..

“Traguardi”? A nostro parere, il rischio è quello di offrire una traccia pretenziosa ma nel contempo molto debole del processo di crescita, soprattutto nelle età più intensamente evolutive della vita. Decisamente parziale e miope soffermare l’attenzione solo su ciò che è osservabile. Il processo di crescita e maturazione non sempre è graduale e progressivo; i tempi possono essere lunghi, differenziati e i sanzionamenti rischiano di ridurre le motivazione ad apprendere.  Millenni di pedagogia come scienza filosofica portano al contrario a pensare all’ educazione quale apertura al possibile; va allora data  importanza, attraverso un paradossale atteggiamento di attesa attiva, all’inatteso.

E’ la conoscenza (e il modo in cui si interagisce con essa)  che consente alla mente di formarsi. Si tratta di aiutare il ragazzo a costruirsi disposizioni affettive,  cognitive,  relazionali, modi di guardare il mondo che abbiano valore di tipo generativo-trasformazionale.

 Sul piano epistemologico, nell’esame di Stato conta  l’essere un momento della costruzione della conoscenza, contano i saperi: le competenze sono loro effetti secondari , moderatamente perseguiti  possono essere graditi ma secondari, in quanto capacità di applicazione dei saperi.   Sono derivati della conoscenza,  a volte scorie, conseguenti a un percorso di conoscenza.  Un soggetto addestrato a tendere alla competenza ignorerà ogni quadro teorico ( teoria come processione verso ) in grado di render ragione dei fenomeni culturali e fisici nella loro complessità  e interezza.

Non quel che va sotto il termine competenza sia disprezzabile in assoluto; è anzi necessario per le scuole che prevedono un immediato sbocco professionale. E’ fastiodioso per gli altri ordini e gradi di istruzione, laddove vale il conoscere, la pura e indifferenziata capacità di conoscere maturata nella pratica delle discipline. Discipline come atti del conoscere, saperi dei discenti che stanno sui banchi in dialogo con gli altri discenti, quelli adulti, quelli che siedono in cattedra. Così anche durante gli esami di Stato.

Gli esami di Stato e le tre C – Puntata n. 1

«Rivoluzionare la scuola, salvare il pianeta e lavoro per tutti: sono le tre sfide principali per i ragazzi»

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Una fotografia della Generazione Z, in cui è molto presente il tema della scuola, se è vero che per il 40 per cento degli studenti interpellati la cosa che conta di più nella vita sono i voti che prendono a scuola.

Cento domande rivolte a 30mila studenti raccolte nel libro “Chi sono? Io. Le altre. E gli altri”, scritto da Federico Taddia e Daniele Grassucci per Skuola.net e De Agostini. Quale esempio: «Credi nei professori?». Accanto ad un 10 per cento che risponde «assolutamente sì», c’è un 6 per cento che non ci crede per niente e non ci ha mai creduto. Altro esempio: «Con chi ti arrabbi più spesso?». Il 13 per cento risponde di arrabbiarsi con i professori, dopo genitori, fratelli e se stessi. Un sistema scolastico tossico quello nel quale si sentono calati, contro il quale i ragazzi stessi dicono che dovrebbero essere arrabbiati, così come per il metodo scolastico definito «troppo antico e che porta stress e depressione». E poi ancora: «Cosa può scatenare la tua rabbia?». Fra le risposte più gettonate c’è «l’incoerenza dei professori».

Quasi la metà dei ragazzi poi indica la scuola come il settore nel quale sente maggiormente la necessità di una rivoluzione.“Una classe dei primi del Novecento non è troppo dissimile da una classe di oggi – spiega Daniele Grassucci a Tutti a scuola su Radio 24. – La lavagna non è più di ardesia ed è diventata elettronica, ma la metodologia di insegnamento non è cambiata».

Che studenti e che scuola emergono dal vostro sondaggio?
«C’è molto disagio. Se andiamo a chiedere ai ragazzi quali sono gli ambiti della società da rivoluzionare al primo posto c’è proprio la scuola, poi l’ambiente e la politica. I nostri ragazzi sono costretti a vivere in una scuola che è stata pensata nel secolo scorso. Le fondamenta delle nostre istituzioni scolastiche – pur con qualche modifica – hanno le radici nella riforma Gentile che divideva i saperi in maniera rigida, in umanistici e tecnici. Il mondo di oggi invece ci dice che devono andare a braccetto. Il modello fondante resta poi quello della lezione frontale: il prof spiega e i ragazzi seduti nei banchi ascoltano e ricevono le informazioni. Oggi invece dobbiamo insegnare ai ragazzi a lavorare in squadra, ad utilizzare gli strumenti che li aiutino ad andare verso nuovi saperi, in un mondo complesso come questo. E così si favorisce l’abbandono scolastico, perché la scuola diventa sempre meno coinvolgente e viene percepita come meno utile, incapace di fornire ai ragazzi quelle competenze che vengono richieste oggi dal mondo del lavoro».

Secondo alcuni studi, la pandemia e la didattica a distanza avrebbe causato la fuga da scuola di 200mila studenti. Un dato che spaventa.
«Quello in cui viviamo è un mondo complesso, in cui le famiglie non riescono a gestire sempre i ragazzi. Anche le scuole come agenzie educative non possono restare da sole. Dobbiamo costruire delle reti che tra di loro parlino e siano finalizzate al successo di ogni singolo ragazzo. I ragazzi lasciano la scuola perché non ci sono reti che permettano di individuare queste situazioni e trattarle con particolare cura. A un certo punto il ragazzo smette di andare a scuola, soprattutto finita l’età dell’obbligo, e nessun ente si preoccupa di intercettare questo disagio. E un giovane che si perde è destinato alla disoccupazione, oppure può andare incontro in alcuni territori a destini anche peggiori.

Cosa chiedono i ragazzi che avete interpellato? Come vorrebbero la scuola?
«Vorrebbero una scuola che aiutasse a costruire una socialità. La scuola è l’unico serbatoio di amicizie e relazioni che è rimasto. Il digitale è un surrogato, dove non si possono creare vere relazioni e di questo i ragazzi sono consapevoli. Ma soprattutto nella scuola hanno bisogno di riscoprire un senso della propria esistenza. Vorrebbero una scuola che li aiutasse a trovare un posto nella società, come cittadini e come adulti. Quindi da un lato cultura per diventare cittadini, ma dall’altro competenza per diventare adulti e trovare un’occupazione. Se manca una sola delle due cose si crea un cittadino zoppo. Le tre sfide principali per i ragazzi sono: rivoluzionare la scuola, salvare il pianeta e lavoro per tutti».


Strada stretta per i prof precari

da ItaliaOggi

Marco Nobilio e Alessandra Ricciardi

Numeri non se ne fanno nel passaggio del Patto per la scuola sul piano straordinario di reclutamento. Eppure sono proprio i numeri che la Ragioneria generale dello stato ha voluto verificare. Per capire dove andava a parare l’impegno che il governo si accinge ad assumere con i sindacati per un piano straordinario di immissioni in ruolo da fare entro l’estate attingendo al calderone dei precari di lungo corso della scuola. Obiettivo: tutti in cattedra dal primo settembre. E, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, nelle interlocuzioni con palazzo Chigi, che a sua volta si interfaccia con il ministero dell’istruzione, la Ragioneria ha fatto presente che il calo demografico atteso per i prossimi anni porterà invece a inevitabili tagli degli organici, peraltro già scontati nel Def, tagli che non consentono di allargare la platea dei posti da coprire.

Alla fine il piano passerà, e con esso il via libera al Patto sulla scuola che potrebbe essere firmato nei prossimi giorni a ridosso del nuovo decreto Sostegni, atteso al consiglio dei ministri tra mercoledì e giovedì. Ma con il presupposto che l’autorizzazione per nuove assunzioni a cui potrebbe arrivare il ministero dell’economia sarà contenuta: si parla di 7 mila nuovi posti, da aggiungere ai circa 7 mila che avanzano dal concorso straordinario bandito per 32 mila posti. In totale un pacchetto tra le 14 e 15 mila nuove assunzioni da destinare ai precari. L’altro passaggio è che saranno tutte assunzioni autorizzate già per l’anno in corso e non su tre anni come prevede la legge.

Numeri più contenuti che potrebbero alla fine far ingoiare anche il rospo di una procedura veloce, che i critici chiamano sanatoria e i proponenti concorso riservato, a M5s e Italia viva fortemente contrari all’adozione di una corsia preferenziale per i precari di lungo corso.

Il percorso agevolato per il reclutamento, infatti, nelle intenzioni dei sindacati e di una grossa parte della maggioranza di governo, tra cui Lega, Pd e Leu, dovrebbe bypassare il concorso in senso stretto: parola, concorso, di cui non si fa cenno nella bozza di Patto trasmessa dal ministro Patrizio Bianchi alla Presidenza del consiglio dei ministri. I

l percorso di reclutamento, infatti, dovrebbe essere concepito come una selezione in ingresso per soli titoli, basato essenzialmente sul possesso di un requisito minimo di servizio. E poi su un percorso formativo in itinere, durante l’anno di prova, che dovrebbe concludersi con un esame orale.

E poi c’è il problema del contratto. I sindacati, infatti, hanno chiesto a Bianchi un impegno non solo per il reclutamento, ma anche per trovare finanziamenti aggiuntivi che dovrebbero garantire un aumento netto di almeno 100 euro al mese con il rinnovo del contratto della scuola. La patata bollente è stata scaricata sul tavolo di palazzo Chigi.

E il ministero dell’economia ha sollevato anche su questo non poche perplessità. Fermo restando il problema di reperire fondi aggiuntivi per gli aumenti contrattuali, lo scoglio più arduo è costituito come si diceva dal fatto che le immissioni in ruolo inizialmente richieste sia a livello sindacale che politico, circa 70 mila, sembrerebbero sovradimensionate rispetto alle reali necessità dei prossimi anni.

Sul piatto della bilancia pesa in negativo il calo demografico che ormai viaggia spedito sui 100 mila alunni in meno all’anno, un calo che paradossalmente potrebbe ingenerare esuberi, soprattutto in alcune realtà. Il ministero dell’economia i conti li ha già fatti e li ha messi nero su bianco nel documento di economia e finanza (Def) già approvato. Nel 2020 la scuola ha assorbito uscite pari al 3,9% del Pil: lo 0,3% in più rispetto all’anno precedente.

Ma si tratta di un dato meramente congiunturale. Il trend di spesa, si precisa nel documento di finanza, si manterrà a questo livello nei prossimi anni fino a scendere nuovamente al 3,6% nel 2025, al 3,4% nel 2030, fino ad assestarsi intorno 3,2-3,3% dal 2035 in poi.

Relativamente al periodo 2021-2024, la previsione contenuta nel Def considera la maggiore spesa per il personale, necessaria per fronteggiare l’emergenza epidemiologica legata alla diffusione del virus Covid-19. E riflette i maggiori oneri connessi con il finanziamento dei progetti legati al NextGenerationEU. In generale, il rapporto della spesa per istruzione sul Pil presenta un andamento gradualmente decrescente che si protrarrà per oltre un decennio.

Tale riduzione è essenzialmente trainata dal calo degli studenti indotto dalle dinamiche demografiche. Che ha come contraltare l’aumento della percentuale di ultra65enni che, sempre secondo le stime del governo, passerà gradualmente dall’attuale 23,2 della popolazione al 30% nel 2035 e a circa un terzo della popolazione dal 2040 in poi.

Insomma, è previsto un massiccio calo di alunni e ciò determinerà necessariamente anche una costante diminuzione del numero dei docenti con forti tagli agli organici.


Il piano Scuola in estate? Slitta all’autunno

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Centocinquanta scuole in territori a maggior rischio dispersione e povertà educativa potranno avvalersi del supporto dell’Indire per partecipare al Pon-Per la Scuola che stanzia 360 milioni di euro per il Piano Scuola Estate 2021. A una settimana dalla scadenza delle candidature, il 21 maggio, il Mi ha pubblicato la nota su queste misure di accompagnamento per realizzare percorsi educativi per potenziare le competenze e per l’aggregazione e la socializzazione degli studenti nell’emergenza covid-19. Ma 3 tre giorni dalla scadenza del bando i segnali che arrivano dagli istituti scolastici non sono confortanti.

Le scuole sono in affanno. L’iter per gestire un progetto finanziato con fondi europei, infatti, è complesso, tanto che le stesse risorse ora disponibili derivano in gran parte da quelli non spesi degli anni precedenti. Molti presidi segnalano difficoltà. Mancano risorse amministrative, umane e di competenze. Criticità che due le maggiori associazioni dei dirigenti scolastici Anp ed Andis hanno già evidenziato nelle scorse settimane al Mi e al ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi. «Si tratta di utilizzare al meglio i cospicui finanziamenti, il personale scolastico disponibile e le risorse fornite dai territori e dal terzo settore, facilitando e semplificando al massimo la gestione dei progetti, dalla progettazione alla messa a sistema, alla rendicontazione», osserva l’Andis. «Sono particolarmente severe», spiega l’Anp, «le limitazioni dovute al sottodimensionamento, per quantità di dipendenti e per competenze possedute, delle segreterie in moltissime realtà scolastiche e all’assenza di una tecnostruttura di supporto su aspetti gestionali e organizzativi, quale potrà essere quella costituita dal middle management quando questo sarà stato finalmente istituito». Di qui, la necessità di due provvedimenti «urgenti» del Mi: «Garantire alle scuole la facoltà di prolungare i contratti con il personale supplente delle segreterie e dotarle di risorse economiche ad hoc per incentivare l’attività del personale amministrativo e Dsga».

Mentre per quanto riguarda le risorse del Pon il presidente dell’Anp Antonello Giannelli fa presente che «la necessità che l’autorità di gestione autorizzi celermente i progetti in modo che le scuole possano avviare le procedure di individuazione delle risorse umane già dai primi di giugno per poi pianificare, con tempi distesi,l’attuazione dei moduli didattici previsti». Alla scadenza, il 21 maggio, per presentare i progetti seguirà un periodo di valutazione da parte del Mi, quindi, almeno fino a fine maggio né le scuole né i soggetti partner avranno certezza che la loro domanda sarà stata accolta, poi occorrerà un periodo per organizzare il progetto, che rischia di diventare operativo troppo tardi, sebbene il bando raccomandi di «avviare le attività didattiche già dal mese di giugno 2021».

È, però, stabilito che le iniziative del Piano Estate si possano svolgere fino alla fine del 2021 e nel caso del Pon fino alla fine per prossimo anno scolastico: il rischio è che a farne le spese siano proprio le attività di recupero, a cui il Piano vorrebbe dare una spinta. Del resto, proprio sui tempi del Pon non si fa illusioni l’Anp che ritiene sia attivabile a settembre, non da subito. La partecipazione delle scuole, inoltre, è volontaria: potrebbero mancare proposte proprio dagli istituti avrebbe bisogno di interventi di sostegno e che il bando promette di considerare.

Tra i criteri di selezione, infetti, indica il livello di disagio negli apprendimenti «sulla base delle rivelazioni integrative condotte dall’Invalsi» e il tasso di abbandono «registrato nelle scuola proponente nel corso dell’anno scolastico, sulla base dei dati disponibili nell’Anagrafe degli studenti».

Tuttavia, gli esiti delle rivelazioni Invalsi si conoscono normalmente non prima di fine giugno a livello nazionale e di agosto-settembre per singola scuola, l’aggiornamento dell’Anagrafe avviene d’estate. Occorrerebbe, inoltre, aggiornare i piani di sicurezza antiCovid affinché durante le attività estive si applichino misure efficaci a tutela della salute individuale e collettiva. E procedere con la vaccinazione non solo del personale scolastico, ma anche di chi seguirà i ragazzi nelle iniziative estive.

Concorso, ministero bocciato

da ItaliaOggi

Marco Noblio

Il ministero dell’istruzione avrebbe dovuto prevedere l’indizione di prove suppletive del concorso straordinario, per consentire anche ai candidati quarantenati o malati di Covid nel periodo delle prove di partecipare alle selezioni. L’impossibilità di partecipare al concorso, infatti, non era dovuta a meri motivi personali, ma discendeva da disposizioni limitative delle libertà costituzionali, necessarie per tutelare la salute pubblica. Dunque, non solo della salute individuale del candidato colpito dall’evento impeditivo, ma anche di tutti gli altri cittadini. Lo ha stabilito la III sezione -bis del Tar del Lazio con una sentenza pubblicata il 12 maggio scorso (5666/2021).

È giunta in decisione, dunque, la questione dell’accesso alle suppletive dei candidati esclusi dalle prove a causa del Covid. Va detto subito che la pronuncia dei giudici amministrativi di I grado non ha efficacia erga omnes. Pertanto, non obbliga l’amministrazione a rivedere tutte le posizioni dei candidati esclusi consentendo loro di partecipare al concorso. Ma fissa un principio importante di cui il ministero dell’istruzione dovrebbe tenere conto.

Il Consiglio di Stato e la Corte di cassazione sono concordi nel ritenere che l’effetto erga omnes valga solo per gli effetti caducatori dell’atto amministrativo impugnato (da ultimo si veda la sentenza della sezione lavoro della Cassazione 4905/2021).

Ma resta il fatto che il non avere previsto le suppletive, secondo il Tar, rende illegittimo l’avviso di convocazione delle prove ordinarie. E ciò spiana la strada a tutti i candidati esclusi per Covid che hanno presentato il ricorso al Tar. In altre parole, la sentenza non si applica a tutti gli interessati, ma solo alla ricorrente che ha vinto la causa (cosiddetta inestensibilità del giudicato).

Ma ci sono già molti ricorsi attualmente pendenti davanti al Tar del Lazio. Che sono di due tipi. La prima tipologia riguarda i docenti esclusi che hanno presentato tempestivamente il ricorso entro il termine di 60 giorni. Come, per esempio, la candidata che ha vinto la causa con la sentenza del 12 maggio. E poi ce n’è un numero molto più ampio e destinato ad espandersi, di candidati che hanno presentato una prima diffida chiedendo di essere ammessi alle suppletive. E che poi, non essendo stati ammessi, hanno impugnato il silenzio-rigetto. Azione, quest’ultima, che prevede il termine di un anno. Questi ultimi ricorrenti, peraltro, hanno già vinto in sede cautelare nella fase d’urgenza inaudita altera parte. E cioè in quel particolare stadio della fase cautelare, a cui si accede presentando un ricorso d’urgenza, in cui la decisione viene presa dal solo presidente del Tar in assenza di contraddittorio.

Dunque, senza la presenza in giudizio dell’amministrazione convenuta. Il decreto è stato emesso il 3 maggio scorso (2563/2021) e dispone l’ammissione con riserva alle prove del concorso straordinario dei ricorrenti. Va detto subito, peraltro, che l’esito vittorioso della fase monocratica non implica, automaticamente, che le successive fasi del giudizio abbiano lo stesso esito. Resta il fatto, però, che il Tar del Lazio ha già esplicitato il proprio motivato orientamento sulla questione con la sentenza del 12 maggio. E il Consiglio di stato, sebbene nella fase cautelare, ha mostrato di essere dello stesso avviso (si veda l’ordinanza 9193/2020 del 14 dicembre scorso).

In particolare, il Tar ha stabilito che la previsione di prove suppletive appare inidonea a incidere sulla par condicio tra i concorrenti e sulla regolarità di svolgimento del procedimento amministrativo. E dunque risulta inidonea a incidere sulla capacità dei concorrenti di dimostrare la loro preparazione, in relazione alla aleatorietà, comunque esistente, legata alla traccia che sarà estratta. Il principio di contestuale svolgimento delle prove preselettive risulta, quindi, cedevole rispetto alla tutela del diritto dei candidati a partecipare a un pubblico concorso.

Concorso al quale non abbiano potuto partecipare per causa di forza maggiore consistente in provvedimenti adottati per motivi sanitari e diretti a tutelare la pubblica incolumità e salute.

«L’eccezionalità della situazione pandemica» secondo il Tar «appare pertanto giustificare la previsione di prove di carattere suppletivo o di altri strumenti che consentano lo svolgimento della prova concorsuale a dei cittadini ai quali tale partecipazione è inibita per motivi legati alla incolumità pubblica».

Il problema dei candidati in quarantena o in isolamento fiduciario o ricoverati in ospedale, peraltro, è destinato inevitabilmente a riproporsi anche in modo in occasione delle prove del concorso ordinario. Per quest’ultima tipologia di selezione, infatti, le domande sono state più di 76 mila per il concorso ordinario nella scuola dell’infanzia e nella primaria e quelle per i concorsi nelle secondarie oltre 430 mila. Le domande di partecipazione al concorso straordinario, invece, sono state poco meno di 65 mila.

Scrutini finali 2020/2021, il Ministro ordina agli USR il loro anticipo

da La Tecnica della Scuola

Una nota del Ministero dell’Istruzione del 17 maggio 2021, ordina agli Uffici scolastici Regionali di anticipare gli scrutini prima della fine delle lezioni, ma sempre nelle prime due settimane di giugno.

Ordinanza sugli scrutini finali

Visto il parere al Consiglio superiore della pubblica istruzione
formulato in data 27 aprile 2021 e ritenuto di accogliere le richieste formulate dal CSPI, il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, acquisito il concerto del Ministro dell’Economia e delle Finanze con nota prot. n. 9103 del 14 maggio 2021, ordina in ragione della perdurante emergenza pandemica, per l’anno scolastico 2020-2021, che i dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali sono autorizzati a prevedere la conclusione degli scrutini
finali per le classi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo e secondo ciclo di istruzione entro il termine delle lezioni fissato dai calendari delle Regioni e delle Province autonome, fermo restando l’avvio degli stessi non prima del 1° giugno 2021.

Tale ordinanza è la n.159 del 17 maggio 2021.

Giornata mondiale contro l’omofobia, Bianchi: “È a Scuola che si imparano i valori”

da La Tecnica della Scuola

Nella giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia anche il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha rilasciato una dichiarazione, come portavoce del comparto scuola.

“La Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia ci ricorda l’importanza del nostro impegno per costruire una società più inclusiva per tutte e per tutti. In questo, il ruolo della Scuola e di ciascuna persona che anima la vita delle istituzioni scolastiche è fondamentale” , dichiara il Ministro dell’Istruzioni.

Conclude Bianchi: “È a Scuola che si imparano i valori dell’uguaglianza e del rispetto sanciti dalla nostra Costituzione. È a Scuola che si impara a essere comunità, a conoscere e a vivere in relazione con gli altri e il rifiuto verso ogni forma di discriminazione. La Scuola sia sentinella dell’inclusione”.

Piano estate, le scadenze per ottenere i finanziamenti

da La Tecnica della Scuola

Sono tre le fonti di finanziamento del cosiddetto Piano scuola estate 2021: il D.L. Sostegni, il PON Apprendimento e socialità e l’avviso Contrasto alla povertà e all’emergenza educativa.

Nel caso del D.L. Sostegni, le risorse, per un totale di 150 milioni di euro, sono state erogate direttamente alle scuole, mentre nel caso dei PON (320 milioni) e dell’avviso di cui al DM 48/2021 (40 milioni) i finanziamenti saranno stanziati a seguito della partecipazione delle scuole ai relativi bandi.

40 milioni per il contrasto delle povertà educative

Quaranta milioni di euro saranno assegnati sulla base di un Avviso pubblicato dal MI il 14 maggio: le scuole dovranno manifestare il loro interesse a ricevere i fondi destinati a Istituti del primo e del secondo ciclo di istruzione e ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) che si trovano in contesti di maggior svantaggio o fragilità nelle competenze e dove si riscontrano più alti tassi di dispersione.

Le istituzioni scolastiche potranno candidarsi esclusivamente attraverso una piattaforma dedicata entro le ore 12.00 del 25 maggio 2021.

I progetti dovranno avere come obiettivo il contrasto della povertà e dell’emergenza educativa, la prevenzione della dispersione scolastica, la riduzione dei divari per garantire pari opportunità. L’Avviso, inoltre, specifica che le proposte progettuali potranno riguardare diversi ambiti di intervento, anche in relazione alle tre diverse fasi del Piano Estate: quella del potenziamento degli apprendimenti (a giugno), quella del recupero della socialità (luglio e agosto), quella dell’accoglienza (settembre, fino all’avvio delle lezioni). Nella prima fase, infatti, si potranno programmare, ad esempio, corsi per il potenziamento delle competenze di base, professionali o tecniche, corsi e laboratori di lingua, iniziative per l’orientamento accademico o professionale. Nella seconda, invece, si potranno prevedere eventi dedicati all’arte, all’ambiente, alla sostenibilità, cineforum, concerti, rappresentazioni teatrali, attività sportive o gite e visite culturali. Nell’ultima, infine, il focus sarà dedicato alla ripartenza dell’anno scolastico, si potranno organizzare quindi giornate di accoglienza, workshop e laboratori di supporto psicologico, sportelli informativi.

Una Commissione dedicata valuterà rapidamente i progetti candidati sulla base di criteri specifici definiti nell’Avviso: il tasso di abbandono registrato nella scuola nel corso dell’anno scolastico, il livello di competenze di basela difficoltà di accesso o di gestione della progettazione comunitariala situazione di svantaggio socio-economico-culturale, la collocazione della scuola in aree interne, il coinvolgimento, nell’ambito della realizzazione delle proposte progettuali, di enti del terzo settore o di imprese sociali.

Ogni scuola potrà ottenere un massimo di 40.000 euro, nel caso di istituzioni scolastiche con un numero pari o superiore a 600 alunni frequentanti, e di 30.000 euro con un numero di alunni frequentanti inferiore a 600.

320 milioni di fondi PON

A completare lo stanziamento dedicato al Piano Estate 2021, i 320 milioni di fondi PON, utilizzabili soprattutto nelle aree con maggiori disuguaglianze economiche e sociali. Il termine per la candidatura dei progetti è il prossimo 21 maggio. Le risorse, di cui circa il 70% è destinato alle regioni del Sud, potranno essere spese sino al termine dell’anno scolastico 2021/2022, nella logica di un piano di trasformazione che partirà dall’estate e proseguirà durante il prossimo anno scolastico.

Erasmus+, scadenza domanda mobilità 18 maggio

da La Tecnica della Scuola

Ricordiamo che la prima scadenza Erasmus+ del nuovo Programma 2021/2027, inizialmente fissata per l’11 maggio, è stata prorogata al 18 maggio, ore 12.

La scadenza concerne la Mobilità ai fini di apprendimento.

Le candidature già inserite non andranno né perse né saranno respinte.

Attività possibili

Rientrano nei progetti finanziati con l’Azione Chiave 1, sia la mobilità del personale della scuola che quella degli alunni (finora all’interno dei partenariati), con varie attività possibili:

  • corsi di formazione
  • job-shadowing
  • mobilità di un gruppo di alunni o di una classe presso una scuola europea.

Inoltre, è possibile invitare esperti e ospitare docenti in formazione, organizzare visite preparatorie propedeutiche ad altre attività del progetto.

All’interno dell’Azione Chiave 1, per gli studenti delle scuole è possibile la mobilità individuale per un periodo di studio in una scuola ospitante in un paese del programma, per un breve periodo o fino all’intero anno scolastico.

WEBFORM VALIDE PER LE SCADENZE 2021

Giornata Internazionale contro l’omofobia, Bianchi: ‘Scuola sia sentinella di inclusione’

da Tuttoscuola

“La Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia ci ricorda l’importanza del nostro impegno per costruire una società più inclusiva per tutte e per tutti. In questo, il ruolo della Scuola e di ciascuna persona che anima la vita delle istituzioni scolastiche è fondamentale”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

“È a Scuola – ha detto ancora il Ministro – che si imparano i valori dell’uguaglianza e del rispetto sanciti dalla nostra Costituzione. È a Scuola che si impara a essere comunità, a conoscere e a vivere in relazione con gli altri e il rifiuto verso ogni forma di discriminazione. La Scuola sia sentinella dell’inclusione”.

Curriculum anticostituzionale? Mah…

da Tuttoscuola

Chi avrebbe mai detto che la questione del Curriculum dello studente, un documento che si aggiunge al diploma senza sostituirlo ai fini del valore legale del titolo, avrebbe meritato l’attenzione del presidente della Corte Costituzionale? Eppure Giancarlo Coraggio, attuale presidente della Consulta, ne ha parlato in un’occasione importante, la conferenza stampa di presentazione della relazione annuale della Corte.

Senza citare l’autore, Coraggio ha ripreso l’argomento già utilizzato da Ernesto Galli della Loggia nell’editoriale pubblicato sul Corriere della Sera intitolato “Una maturità un po’ classista”, da noi già analizzato la scorsa settimana: “C’è qualche problema nel rischio di diseguaglianza, di favorire i più ricchi, che possono mandare i figli all’estero”, ha detto il presidente, aggiungendo di essere “sicuro che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi (…) è consapevole dei problemi e saprà affrontarli”.

Dopo aver espresso l’opinione che “il problema e qualche giusta preoccupazione ci siano”, che è un modo per riconoscere la rilevanza costituzionale della questione, Coraggio accenna un po’ sibillinamente al fatto che “è possibile che leggi nascano un po’ storte”, ma che poi possano essere aggiustate “nella fase attuativa” mediante regolamenti e circolari. Ma ove questo non fosse fatto, sembra di capire, la Corte si riserverebbe di intervenire.

Per assumere rilevanza costituzionale, andrebbe tuttavia osservato, il Curriculum dovrebbe ledere in qualche modo una norma, presumibilmente l’art. 3 della Costituzione che enuncia il principio di eguaglianza “davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Nella fattispecie si dovrebbe dimostrare che l’introduzione del Curriculum produce una “distinzione (…) di condizioni personali e sociali”, ma sembra oggettivamente assai difficile che un documento di mera registrazione (non di valutazione) di competenze acquisite in ambito extrascolastico (artistico, sportivo, lavorativo, del volontariato…) possa essere considerato causa di discriminazione se non altro perché molte di tali competenze sono legate al libero sviluppo della personalità dello studente, e non certo al reddito della sua famiglia. Si preferirebbe occultarle?

Per approfondimenti:

Curriculum dello studente maturità 2021: come deve essere strutturato e come farlo. L’esempio del MI
Maturità 2021: il curriculum della discordia

Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee…

Indimenticabile quel libro …

Ri-Leggere La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Introduzione alla filosofia fenomenologica di Edmund Husserl durante l’emergenza sanitaria e “scolastica”

di Carlo De Nitti [1]

Un classico è un libro che non ha ancora finito di dire quello che ha da dire
ITALO CALVINO (1923 – 1985)

Le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto
EDMUND HUSSERL (1857 – 1938)

Solo chi è padrone del passato è padrone del futuro
GEORGE ORWELL (1903 – 1950)

  • Indimenticabile La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Introduzione alla filosofia fenomenologica di EDMUND HUSSERL (1857 – 1938), pubblicato postumo e giunto in Italia nel 1961 edito per i tipi de Il Saggiatore per volontà di ENZO PACI (1911 – 1976). Un titolo, a giusta ragione, lunghissimo, ma sovente identificato solo con la prima parte La crisi delle scienze europee o, ancor di più, Crisi, ovvero, in lingua tedesca, Krisis. Esso è il frutto della rielaborazione di alcune conferenze tenute nel 1935 a Vienna (maggio) e Praga (novembre).
  • Indimenticabile perché …

– è il punto di approdo del quarantennale percorso del pensiero husserliano, a partire dalla Filosofia dell’aritmetica (1891);
– è un classico della filosofia della scienza (e non solo) del ‘900;
– fonda un modello di sviluppo scientifico non interessato esclusivamente alla sintassi della scienza, ma anche alla sua intenzionalità umana, in aperta opposizione al positivismo in tutte le sue forme.

  • Indimenticabile per me perché quasi quaranta anni fa fu il punto di arrivo della mia tesi di laurea discussa con il prof. GIUSEPPE SEMERARI (1922 – 1996), uno dei massimi studiosi italiani dell’Autore ed un protagonista indiscusso di quella stagione di studi filosofici che, negli anni Cinquanta/Sessanta del secolo scorso, vide Edmund Husserl e la fenomenologia al centro del dibattito filosofico italiano.
  • Naturale chiedersi oggi, dopo circa ottanta anni, da parte dei lettori / ri-lettori:

– cosa abbia da dire ora – dopo oltre ottanta anni – questo filosofo ebreo tedesco che, nella fase terminale della sua lunga vita, ha sperimentato in corpore vili l’antisemitismo nazionalsocialista;
– perché ri-leggerlo ora, nel secondo decennio del XXI secolo, nel pieno di una pandemia che ormai da un anno sconvolge tutta l‘umanità.

  • Husserl non emigra dalla Germania nazista verso gli Stati Uniti – come tanti altri intellettuali – per un fatto meramente anagrafico; al momento dell’avvento del nazismo aveva circa settantacinque anni: si sentiva troppo vecchio per lasciare il suo Paese, nonostante le leggi antisemite.
  • La prima parte dell’opera è significativamente intitolata La crisi delle scienze quale espressione della crisi radicale di vita dell’umanità europea. La crisi delle scienze esiste nonostante i loro successi: non è in crisi la loro scientificità peculiare, la loro razionalità tecnica, la loro ‘sintassi’ (quella positivistica in tutte le sue varianti), ma una scientificità diversa, di grado più alto, quella a partire dalla quale vengono espressi l’origine, la funzione, il significato delle scienze singole in relazione ai fini degli uomini che producono scienza e che ne fruiscono: in una parola, il loro “telos”.
  • Edmund Husserl, parlando di crisi delle scienze europee, non condanna l’idea di scienza in generale, ma stigmatizza il suo uso antiumanistico (con un lessico che non è – né può essere – husserliano: capitalistico?), scisso dai fini della razionalità umana: l’autoemancipazione dell’umanità attraverso la ragione.
  • Legittima la domanda: ma Husserl fa politica? Questa parola è assente dal lessico husserliano, però l’analisi fenomenologica della scienza ha un significato sostanzialmente politico, perché la scienza è tematizzata a causa della responsabilità che il sapere scientifico ha verso se stesso e verso la possibilità di autentificazione razionale dell’umanità.
  • L’aggettivo ‘europee’ che accompagna il sostantivo ‘scienze’ una concezione di scienza storicamente determinata, a partire da Galileo Galilei, insieme al suo consustanziale asservimento al potere in età moderna e non solo.
  • Galileo Galilei rappresenta per Husserl, da un lato, il genio che scopre come la vera realtà in sé è costituita dagli aspetti misurabili, cioè dalle forme matematiche, le cui connessioni ideali vengono a costituire la trama dei rapporti causali. Egli, dall’altro, considerando il mondo in base alla geometria ed a ciò che è matematizzabile, riveste la sua scoperta con un Ideenkleid, un abito di idee, che esclude il mondo della vita e dei bisogni degli uomini dalla scienza.
  • All’elaborazione husserliana, fa da sfondo l’ideale della filosofia come scienza rigorosa, che pervade il pensiero occidentale fino dalle sue più remote origini. Husserl recide i ponti con una secolare tradizione, fondando nell’autoresponsabilità l’esistenza dell’uomo nel mondo e con la consapevolezza, con cui conclude il volume che “la filosofia come scienza rigorosa, anzi apodittica, il sogno è finito” (§ 73).
  • Nella terza parte di Krisis, Husserl tematizza esplicitamente il problema del mondo della vita, della Lebenswelt. Il mondo della vita è il mondo degli uomini, prima di ogni categorizzazione logica, in cui trovano espressione i loro bisogni. Le scienze, secondo Husserl, trovano nel mondo dei bisogni umani il loro punto di imputazione, il loro fondamento. Fine di Husserl è riscoprire al di sotto della matematizzazione galileiana, la relazione tra l’uomo che è il soggetto del mondo della vita ed i suoi prodotti scientifici, il cui oblìo causa la crisi delle scienze e della ragione.
  • Perché ri-leggere oggi, nel XXI secolo, nel corso di una pandemia, La crisi delle scienze europee Edmund Husserl? Da oltre un anno, la più cogente forma di autoemancipazione per il mondo intero è quella di venir fuori dalla pandemia attraverso le vaccinazioni di massa. Il vaccino, se ben si pensa, rappresenta, da un lato, la razionalità della scienza che produce il vaccino, dall’altro, l’intenzionalità degli uomini della politica di renderlo gratuito e universale per tutti. E’ solo un esempio tra i moltissimi sui problemi etici legati alla scienza: dalla fecondazione artificiale agli OGM; dall’agricoltura bio ai problemi rivenienti dall’uso dell’energia nucleare; dalle neuroscienze all’intelligenza artificiale.
  • Ovviamente, oggi non siamo così ingenui da poter ritenere con Husserl che i filosofi funzionari dell’umanità che hanno su di sé la responsabilità esclusiva di questa autoemancipazione, ma sappiamo benissimo che ogni riflessione razionale sulla scienza non può che coinvolgere, oltre che le scienze stesse, la filosofia, l’etica e tutte le scienze dell’uomo. Ecco perché, nella nostra contingenza storia, filosofica e politica, ri-leggere Edmund Husserl è sicuramente un modo per lumeggiare le tenebre che circondano i nostri giorni attuali.
  • Quali spunti di meditazione lascia alle persone di scuola di questo terzo decennio del XXI secolo nel corso di un’emergenza, che è anche scolastica, questo volume ed, in generale, la filosofia husserliana? Penserei a tre significative parole-chiave, fondamentali nella relazione educativa: relazione, mondo della vita, empatia. Su di esse – insieme a tanto d’altro di tutto il percorso husserliano – è possibile enucleare una pedagogia ed una didattica fenomenologiche assolutamente innovative: della filosofia e non solo, come ha insegnato (e sempre praticato per quasi cinquanta anni) Giuseppe Semerari. Questo, però, è un altro discorso …
  • Mi piace concludere con questi versi del 2015 (<Equilibri> in www.edscuola.it) che ripresento:

      LAICAMENTE

Spezzare e condividere
con i giovani il pane
della ricerca, dell’impegno e della critica: 
una liturgia laica senza tempo 
in uno spazio pubblico.
Onorato di esserci stato e 
di testimoniarlo quotidianamente
nell’impegno. 
Commosso nel ricordarlo,
sempre.

  • BIBLIOGRAFIA … “AFFETTIVA”

FERRUCCIO DE NATALE, La fenomenologia e i due irrazionalismi, Dedalo, Bari 1980;

FERRUCCIO DE NATALE, Tra ethos e oikos. Studi su Husserl, Heidegger e Jonas, Palomar, Bari 2001;

FERRUCCIO DE NATALE, Tra storicismo e storiografismo. Sulla difficile convivenza tra lavoro teoretico e lavoro storiografico in filosofia, Adriatica Editrice, Bari 1987;

FERRUCCIO DE NATALE, La presenza del passato. Un dibattito tra filosofi italiani dal 1946 al 1985, Guida, Napoli 2012;

EDGAR MORIN, Tesi sulla scienza e l’etica, trad. it. di CARLO DE NITTI, in FRANCESCO BELLINO (a cura di), Trattato di bioetica, Levante editori, Bari 1992;

ENZO PACI, Funzione delle scienze e significato dell’uomo, Il Saggiatore, Milano 1963;

ENZO PACI, Idee per un’enciclopedia fenomenologica, Bompiani, Milano 1973;

ENZO PACI, Fenomenologia e dialettica, Feltrinelli, Milano 1974.

GIUSEPPE SEMERARI, Responsabilità e comunità umana. Ricerche etiche, Lacaita, Manduria 1960; ora in Opere di Giuseppe Semerari, a cura di Alberto Altamura, premessa di Giuseppe Cantillo, Guerini e Associati, Milano 2014;

GIUSEPPE SEMERARI, Scienza nuova e ragione, Lacaita, Manduria 1961, 1966; ora in Opere di Giuseppe Semerari, a cura di Furio Semerari, premessa di Carlo Sini, Guerini e Associati, Milano 2009;

GIUSEPPE SEMERARI, La lotta per la scienza, Silva, Milano 1965; ora in Opere di Giuseppe Semerari, a cura di Francesco Valerio, premessa di Fulvio Papi, Guerini e Associati, Milano 2013;

GIUSEPPE SEMERARI, Filosofia e potere, Dedalo, Bari 1973;

GIUSEPPE SEMERARI (a cura di), La scienza come problema. Dai modelli teorici alla produzione di tecnologie, De Donato, Bari 1980;

GIUSEPPE SEMERARI, Insecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Spirali, Milano 1982;

GIUSEPPE SEMERARI, Novecento filosofico italiano. Situazioni e problemi, Guida, Napoli 1988;

GIUSEPPE SEMERARI – FERRUCCIO DE NATALE, Skepsis. Studi husserliani, Dedalo, Bari 1988.


[1] CARLO DE NITTI (Bari 1960), laureato in filosofia, vive e lavora nel capoluogo pugliese dove da trentacinque anni opera nel mondo della scuola, da docente (1986 – 2007) prima e dirigente scolastico (2007 – oggi) poi.

Questo testo è la rielaborazione di un breve intervento tenuto il giorno 15 maggio 2021 nell’ambito di un incontro del ciclo “Filosofie e scienze con tè”, curato dal Prof. Alberto Altamura, presso la libreria storica <Il Ghigno> di Molfetta. Mi è gradito cogliere l’occasione per ringraziare il caro amico Albert,o per avermi onorato di un graditissimo l’invito, che mi ha consentito un vivificante tuffo nel mio ego “noumenico”.

Nota 18 maggio 2021, AOODGSIP 1188

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento Scolastico Ufficio Terzo

Alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado LORO SEDI
e, p.c. Al Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione SEDE
Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano Bolzano
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento Trento
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola località Ladine Bolzano
Al Sovrintendente degli Studi per la Regione Valle D’Aosta Aosta

OGGETTO: Cerimonia d’inaugurazione dell’anno scolastico 2021/2022