TITOLO DI SPECIALIZZAZIONE SOSTEGNO IN ROMANIA

IL CONSIGLIO DI STATO SANCISCE LA VALIDITA’ DEL TITOLO DI SPECIALIZZAZIONE SOSTEGNO IN ROMANIA OBBLIGANDO IL MIUR A RIESAMINARE LA POSIZIONE DEGLI APPELLANTI PER IL RICONOSCIMENTO IN ITALIA, NEL RISPETTO DEI CRITERI GIA’DETTATI  IN TEMA DI ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO.

Di grande interesse la sentenza della sesta sezione del Consiglio di Stato n°5415/2021, che ha accolto il ricorso in appello dell’Avv. Maurizio Danza avverso la sentenza del TAR Lazio sez.III bis che si è pronunciato in merito alla validità del titolo di specializzazione sul sostegno conseguito in Romania.

A tal proposito particolarmente importante il passaggio motivazionale-questo il commento dell’Avv. Maurizio Danza nella parte in cui stabilisce che deve essere confermato e richiamato infatti quanto già affermato dalla sezione in materia: “le norme della direttiva europea 2005/36 CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, devono essere interpretate nel senso che impongono di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, a condizione che la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelle della formazione continua a tempo pieno” (Cons, St, sez. VI , n. 1198/2020), ed inoltre che In ogni caso, la decisione amministrativa per cui è controversia risulta illegittima, anche perché non reca alcuna valutazione dei titoli esteri conseguiti dagli odierni appellanti, ai fini di un loro possibile riconoscimento in Italia.

Aggiunge infine l’Avv. Danza  come- La pronuncia è la prima in Italia di questo genere atteso che, per la prima volta non si limita a stigmatizzare il difetto di motivazione dei decreti del MIUR con riferimento ai dinieghi,  obbliga il Ministero dell’Istruzione a comparare nel merito il titolo conseguito in Romania, con il sistema italiano del sostegno ,risultando necessario il riesame della posizione degli appellanti in sede sostanziale, nella fase di riedizione del potere, nel rispetto dei criteri conformativi dettati con la presente sentenza”-( cfr. letteralmente la sentenza n°5415/2021)  e dunque confermando definitivamente la validità del percorso di specializzazione sul sostegno maturato in Romania dagli studenti Italiani.

Balilla Moschettiere

Memorie di un antifascista

di Maurizio Tiriticco

SOMMARIO

Premessa  /  Torino… verso Santa Rita sognando…  /  Roma! Italico Sandro Mussolini  /  Un Sole libero e… giocondo  /  Finalmente l’Impero  /  La guerra di Spagna  /  Nonna Zenaide  /  Ostia, o meglio il Lido di Roma!!!  /  I Navicellari  /  L’agognato ginnasio  /  Il Patto d’Acciaio!  /  Piazza capitan Consalvo  /  Il cursus honorum  /  Il Duce al Lido di Roma!!!  /  Finalmente la guerra!  /  Le prime vittorie  /  I compagni di gioco e… di avventura!!!  /  La prima sigaretta  /  La scoperta del sesso  /  Le reni della Grecia…  /  …ma anche le nostre!!!  /  Finalmente il Giappone  /  ll ‘42, l’anno della svolta  /  Lo scudetto della Roma  /  Due eroi mancati  /  Il ‘43, l’inizio della fine  /  I primi dubbi…  /  …e le prime certezze  /  La tragica estate del ’43  /  I bollettini di guerra: la tragedia annunciata  /  Il bombardamento di San Lorenzo  /  Operazione Badoglio  /  Primi assaggi di libertà  /  Un’estate di attesa  /  Un agosto tremendo…  /  …e io nel pallone!  /  Il bollettino della… sconfitta!!!  /  L’eccidio dei vinti!  /  L’insipienza dei nostri generali!  /  L’occupazione tedesca  /  Fischiano le pallottole  /  La Repubblica sociale!  /  Lo sfollamento  /  Il “Giulio Cesare”  /  Lo zio Lele  /  La guerra! Si ricomincia…  /  Un fantasma si aggira per l’Europa  /  La fine di un anno terribile  /  La miglior vendetta è l’eccidio!  /  Finalmente una casa  /  Lo zio Gino  /  La LIBBERAZZIONEE!!!  /  Il secondo fronte  /  I tre grandi  /  Finalmente… la fine!  /  Il primo anno di pace  /  La democrazia  /  La Repubblica  /  La maturità  /  L’Università  /  La rottura dell’unità nazionale  /  La nuova militanza  /  Da Pattuglia alla Casa della cultura  /  Dalla morte di Stalin a Budapest  /  Un compagno che non demorde

*****************************

Premessa

Oggi non tutti sanno, purtroppo, quanto sia preziosa la democrazia! E spesso arricciano il naso! E si lamentano… sempre… e di tutto! E non sanno! Se sapessero! E se sapessero quant’è difficile passare da un regime dittatoriale a una società democratica! Soprattutto per chi è nato ed è stato educato – si fa per dire – in una società autoritaria e si trova poi sbalzato all’improvviso, senza capirne il perché e il come, in una società che ne è esattamente il contrario. E’ un passaggio faticoso e difficile! Ti trovi con il perdere a un tratto tutti i tuoi punti fermi e ti ritrovi a dover ricostruire tutto da capo. Quando sei nato in una società dittatoriale, chiusa, autoreferenziale, non hai scelto nulla: perché tutto è stato scelto per te! Qualcuno ha deciso per te!

Quando poi, nel corso di una notte – era il 25 luglio del 1943 – ti trovi sbalzato in una società diversa, aperta, in cui sei tu a dovere scegliere, la fatica è tremenda. Chi nasce qui e oggi, in una società democratica, regolata da una Costituzione che è una delle più belle del mondo – ma in pochi lo sanno – apprende da subito che dovrà fare le sue scelte, e poi opterà per il bene o per il male, per l’impegno civile o la mazzetta, e potrà anche cambiare le sue scelte, in corso d’opera, nel lungo corso della sua vita. Ma chi è nato là e allora, in una società fortemente autoritaria, in cui quel poco che ti è dato è il Tutto ed è quel Tutto che riempie completamente la tua coscienza, le cose sono ben diverse.

E la cosa più significativa è che tu ne sei felice! E sei felice perché non hai altra possibilità di scelta. Com’è oggi in chissà quanti Paesi del mondo! Tutto ti è dato! Nel bene e nel male! Ovviamente più nel male! Un Tutto che è veramente ben Poco! Ma che riempie totalmente la tua vita, i tuoi desideri, le tue aspirazioni! E sei anche felice! E non tanto  perché sei un bambino, ma perché sei un Balilla, un Balillaaa con la B maiuscola, un bambino speciale e privilegiato, il Meglio che ci possa essere sulla faccia della Terra!

E quanto è faticoso rinascere – o nascere? – il 25 luglio del ’43. In effetti sono nato due volte!

Su questa fatica ho voluto riflettere e l’ho voluta raccontare! Perché tutti sappiano quanto sia prezioso il bene della democrazia e della libertà, anche Oggi e Ora, in cui le tante impasticciate Cose del mondo ci appaiono più difficili che mai! Ma i problemi in cui tutti ci troviamo coinvolti li risolveremo, perché siamo Liberi di farlo, se vogliamo veramente essere Liberi. La Libertà  non è un dono, anche se è un garanzia che deriva dalla nostra Costituzione, ma è l’unica strada da percorrere, se vogliamo costruire un mondo migliore, come si suol dire, e come si deve dire senza alcuna enfasi.

Comincio dall’inizio, da un vagito molto lontano, di cui non ricordo nulla! Fortunatamente c’è la mia carta di identità che indica un luogo e una data di nascita! Fatidica! Certamente, perché quando un nuovo nato comincia a frignare, l’evento è più che importante! L’universo comincia a dispiegarsi su un paio di occhi di un esserino che dovrà viverlo, leggerlo, interpretarlo: il miracolo della vita!

Uscire dal mare dell’ambiguità

Uscire dal mare dell’ambiguità

di Maria Grazia Carnazzola

1. Di nuovo a distanza?

Ed eccola di nuovo, la domanda che non ci fa stare tranquilli: a settembre attività in presenza o a distanza? Esattamente come lo scorso anno, senza che nel frattempo si sia definita una nuova struttura complessiva dell’insegnare/apprendere, un sistema di didattica integrata presenza/distanza che chiarisca quale tipo di scaffalding per l’apprendimento, quale modello di formazione – a cominciare dalla formazione degli insegnanti-, quali gli obiettivi, quali i percorsi e quali i risultati. Ci stiamo dimenticando che il compito fondativo della scuola, che fa parte del sistema educativo, è primariamente l’istruzione; questo la connota come istituzione sociale con caratteri specifici che la distinguono da altre esperienze culturali come la vita familiare, le attività connesse con avvenimenti culturali o le attività di animazione socioculturale… La scuola educa attraverso l’istruzione e contribuisce con la propria funzione specifica, che si concretizza attraverso la progettazione collegiale e la ricerca didattica, all’acquisizione dei linguaggi- naturali e specifici-, alla comprensione della realtà nel suo complesso, per l’accesso alla cultura come diritto. Possiamo dire che la scuola, ancora oggi, continua a rappresentare un importante percorso di umanizzazione culturale e gli insegnanti, quelli che lo sono di fatto e non solo di nome, sanno che nel loro lavoro occorrono ragionamenti a metà tra istruzione ed educazione, tra responsabilità specifiche e responsabilità trasversali.

2. Parole nuove, idee vecchie.

Lo scorso anno il Piano scuola 2020/2021. Quest’anno, fresco di presentazione, RiGenerazione Scuola-Piano per la transizione ecologica e culturale delle scuole, pensato nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU, sullo sfondo il PNRR. Ho letto con attenzione il PNRR-Missione 4,5 Istruzione e ricerca, ma di questo non mi occuperò in questa sede. Ho visionato con altrettanta attenzione i materiali utilizzati per la presentazione del piano Rigenerazione scuola. Neanche di questo mi occuperò nel dettaglio, ma a entrambi farò riferimento per alcune riflessioni sullo stato attuale del mondo della formazione. Esattamente come lo scorso anno, così sembra a me, sono in primo piano gli aspetti istituzionali, organizzativi, gestionali…e come lo scorso anno nulla si dice di un progetto culturale che parta dal patrimonio conoscitivo e tecnico complessivo di cui la società dispone attualmente e sul quale riflettere, per individuare ciò che deve permanere e ciò che deve cambiare nel futuro prossimo e meno prossimo. Una scuola che meriti questo nome si occupa fisiologicamente del cosa insegnare, del come insegnarlo, monitorando e valutando gli esiti del proprio fare sul piano degli apprendimenti e delle prassi di insegnamento, per la necessaria retroazione. Non è ripetendo le stesse cose in contesti diversi e con formule diverse -inclusione, innovazione, digitalizzazione, transizione, cittadinanza…- che l’organizzazione istituzionale diventerà organizzazione culturale e poi “mentalità comune” della nazione. Così come non è imputando il basso livello di competenze, rilevato ancora una volta dalle prove INVALSI, all’attività scolastica svolta a distanza che si potrà cercare una via per il miglioramento del servizio scolastico nazionale. La qualità della nostra scuola rappresenta un problema non da ora. Già le ricerche IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) degli ’90 del secolo scorso avevano messo in evidenza che i risultati della scuola primaria erano comparativamente assai migliori rispetto a quelli della “scuola media”, mentre per le “Superiori” i risultati erano disastrosi sia comparativamente sia per il divario nord-sud. Situazione sovrapponibile a quella odierna. Va da sé che due anni di quasi nulla non possono che aver peggiorato la situazione. Credo sia il momento di affrontare la questione, che è davvero drammatica, lasciando sullo sfondo le sterili polemiche e i soliti dibattiti che non portano a nulla e che, se vanno nella direzione dell’interesse di qualcuno, non è certamente quello dei ragazzi e, quindi, della società tutta. Occorre contrastare, sulla base dei risultati oggettivi- siano essi dati o evidenze-, quella demagogia rappresentata da una pedagogia facilistica, qualunquista e forse un po’ corporativa. Aldo Visalberghi, in un discorso sulla necessità di procedere sulla base di dati oggettivi e con rigore scientifico, sosteneva non rispondente al vero “… il mito che i risultati educativi migliorano sistematicamente se si riducono il rapporto insegnanti allievi e la numerosità delle classi. Mezza dozzina di ricerche IEA hanno dimostrato che al di sotto dei venticinque allievi per classe, ulteriori riduzioni non comportano nessun vantaggio, talvolta svantaggi, nel rendimento degli allievi”. Oggi il problema sembra quello delle “classi pollaio” (orribile espressione che accomuna gli allievi ai polli). Quante sono percentualmente? Di quali ordini e gradi di scuola? Come si rileva comparativamente la caduta di rendimento e dei livelli di apprendimento? Con quali criteri, strumenti, metodologie? Personalmente ritengo che ci siano attività per le quali il piccolo gruppo sia utile e funzionale, per altre decisamente no; con i più piccoli classi ridotte sono necessarie; per i grandi, che dovrebbero aver raggiunto una sufficiente autonomia di lavoro e di comportamento, forse meno. Basterebbe rivedere il lavoro di David P. Ausubel. O vogliamo sostenere che non ci sono differenze tra i tempi e i modi di apprendimento di piccoli e di adolescenti?

Allora il problema vero è quello di ridisegnare strutturalmente il sistema scuola, tenendo conto delle criticità e delle opportunità, individuando con chiarezza percorsi e necessità, partendo dall’esistente per calibrare la misura dei cambiamenti da introdurre, monitorare, valutare e implementare. La scuola è un sistema e come ogni sistema può gestire una certa quantità di cambiamento in un tempo dato, tenendo conto di tutte le variabili in gioco e della naturale resistenza al cambiamento che ogni sistema manifesta.

3. Ridisegnare il sistema a cominciare dalla formazione degli insegnanti.

Le indagini di largo campione dovrebbero rappresentare l’occasione di analisi approfondite per individuare le possibili cause dei fenomeni che emergono. La sensazione è quella di una grande incertezza e ambiguità delle politiche scolastiche nel proporre interventi volti a incidere sulla cultura della scuola, per esempio attraverso la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti. Al di là dei periodici sussulti di entusiasmo per l’uno o l’altro tema che gode dell’attenzione del pubblico, emerge spesso da parte del Ministero una contraddittorietà nelle linee da perseguire: si conferma la centralità della formazione degli insegnanti e parallelamente si immettono nel sistema migliaia di persone di cui, fatti salvi i casi particolari, non è evidente né accertato di quali repertori conoscitivi o competenze professionali dispongano. Sappiamo che il bisogno di formazione di una categoria di lavoratori può essere inteso come carenza da superare rispetto a un modello dato, o come idealità da perseguire. Le idealità appartengono al livello nazionale e costituiscono le priorità del sistema; le carenze da superare – le criticità riportate nel RAV- appartengono al singolo istituto scolastico. Quali sono, allora, i bisogni formativi degli insegnanti, indipendentemente da come sono rilevati, quali quelli riferiti alle idealità e quali quelli riferiti alle criticità? Problema spinoso, mancando oltretutto un profilo professionale di riferimento che dia spessore alla consapevolezza individuale delle proprie carenze. Non è cosa da niente, perché ciò rende poco attendibili i metodi di rilevazione di tipo quantitativo dei bisogni: posso rispondere a una domanda volta a rilevare un mio bisogno solo se sono consapevole di quel bisogno. Altrimenti a determinare i “bisogni” sono le connotazioni delle identità collettive e i meccanismi di senso comune che influenzano e orientano i comportamenti professionali di un contesto dato. Attilio Monasta sosteneva che serve “una modalità di indagine mirante non solo a scoprire l’esistenza oggettiva del bisogno e a sollecitare la relativa domanda, ma soprattutto a facilitare la presa di coscienza soggettiva della esistenza di bisogni ignorati o mascherati”.

Di formazione, nominalmente, se ne è fatta molta e sugli argomenti più diversi: competenze, curricoli verticali, progettazione, valutazione, didattica innovativa, rubriche valutative, prove autentiche, certificazione, uso delle tecnologie e delle piattaforme… senza mai verificarne seriamente la ricaduta. Frequento molte persone di scuola, come formatore ma anche per altri motivi, e posso dire che navigano in un mare di ambiguità da cui è necessario uscire se si vuole intraprendere un percorso che porti davvero al miglioramento. Molti sono gli aspetti che andrebbero chiariti, a cominciare dalla conoscenza delle norme che spesso, anche se lette, non sono condivise sul piano culturale, politico, sociale e pedagogico, per arrivare a visioni unitarie che forniscano chiavi di lettura per un progetto formativo situato. Ce ne accorgiamo quando – ad esempio- parliamo del rapporto conoscenze/competenze o di disciplinarità/interdisciplinarità: a volte invece che all’unitarietà del sapere, certi percorsi portano ad accostamenti forzati ed estrinseci. Oppure quando si argomenta di prove autentiche, che dovrebbero permettere di rispondere a domande autentiche, per risolvere problemi reali. Ci siamo mai chiesti, ad esempio, quando una domanda è autentica?

Il discorso non è tecnico, come si potrebbe pensare, è un discorso politico: il rischio è quello di annunciare e intraprendere operazioni su vasta scala per la formazione/aggiornamento che producano un impatto bassissimo sul miglioramento reale del sistema. Un approccio unitario al problema, dovrebbe vedere il contributo della ricerca e dell’insegnamento superiore che si gioverebbero, a loro volta, di una proposta pedagogica forte e strutturale. M. Lipman sostiene che “Anziché offrire agli studenti universitari un corso di logica o un corso sul pensiero critico e un corso di biologia o di antropologia o di filosofia, ritengo più opportuno che frequentino un corso introduttivo sul ragionamento biologico, sul ragionamento antropologico o sul ragionamento filosofico affinchè le abilità logiche e i contenuti vengano fin dall’inizio presentati in maniera integrata”.:

Tornando alla centralità della formazione degli insegnanti per la qualità del servizio, formazione che deve declinarsi nei tre ambiti disciplinare, professionale e tecnico-operativo, provo a indicare, a titolo di esempio, alcuni aspetti di carattere generale che dovrebbero essere oggetto di approfondimento.

  • Conoscenza e risignificazione delle norme;
  • conoscenze/competenze;
  • disciplinarità/interdisciplinarità/transdisciplinarità;
  • curricoli verticali: progressività/continuità;
  • valutazione e retroazione;
  • trasversalità/disciplinarità;
  • digitalizzazione/processi cognitivi.

Per uscire dall’ambiguità, per analizzare bisogni e progettare interventi, il primo passaggio è quello di affrontare il tema delle trasversalità: gli aspetti strumentali (compreso l’utilizzo delle tecnologie e delle piattaforme), relazionali e sociali, metacognitivi e culturali afferenti alle diverse discipline, in modo integrato e non sommativo. Trasversalità che vanno interpretate poi a livello disciplinare, sottolineando la centralità delle discipline stesse, dei punti di vista disciplinari e dello sguardo storico/epistemologico all’insegnamento. Andrebbe affrontato l’approccio cognitivo all’insegnamento (altrimenti che senso ha parlare di concetti, di mappe, di pensiero critico, di imparare a imparare…), così come l’approccio funzionale ai saperi per una didattica disciplinare intenzionale e consapevole. Per costruire un curricolo progressivo- che permetta anche di accogliere e pianificare le discontinuità- le discipline vanno pensate come strutture implementabili progressivamente. Parallelamente, il sistema concettuale dell’allievo e il suo apprendimento, vanno pensati come un insieme di processi dinamici in progressivo sviluppo: ampliamento, approfondimento e non solo di semplice accumulo. È evidente, allora, che gli esiti delle prove INVALSI dell’anno in corso non sono riconducibili solo a quella che viene definita “didattica a distanza” e non saranno le liturgiche microanalisi delle cause, che ogni anno vengono condotte per spiegarli, a fornire risposte soddisfacenti o a limitare l’abbandono scolastico. Umberto Margiotta aveva visto lungo quando sosteneva che un modello di formazione, qualunque esso sia, deve sforzarsi di rimettersi in discussione proprio come modello, oltre che come conferma tecnica di teorizzazioni già avvenute. Ma pare che la politica scolastica continui sulla linea della tecnicalità, con progetti nazionali, comitati scientifici, piani di formazione delle cui ricadute poco si sa o si vuole sapere. Sono curiosa di vedere come le scuole attueranno la “transizione ecologica e culturale”. Ecologia significa ricerca di un equilibrio; le culture non sono qualcosa di cristallizzato, per cui è possibile transitare dall’una all’altra, come da una stanza ad un’altra, cambiando le parole e i discorsi. Sono un intreccio di sapere saputo e di sapere vissuto che, incrociandosi, permettono di dare senso e significato a ciò che via via accade e ci accade.

4. I fatti e le narrazioni.

Il PNRR, missioni 4 e 5- pagg. 185/245, parte con l’elenco delle criticità del sistema Istruzione e Ricerca. I problemi sono più o meno gli stessi di quelli elencati in molti documenti, a partire dalla fine degli anni 1980; lo stesso per gli assi a cui fanno riferimento gli obiettivi della missione. È prevista una riforma del sistema di reclutamento e di formazione dei docenti- da avviare nel 2021 e concludere nel 2022- ma parallelamente è prevista l’assunzione di un numero considerevole di docenti secondo le “vecchie” regole. Pare si confermi la prassi, da parte del Parlamento, delle consuete strategie-tampone che certamente non vanno nel verso della costruzione- sperimentazione-implementazione di modelli di una diversa cultura scolastica, che veda la ricerca didattica agganciata ai nuovi saperi e alle nuove esperienze professionali.

Non basta parlare di rigenerazione o di transizione. Non serve osannare o condannare la didattica a distanza. Serve prendere atto che in questo momento storico attività in presenza e a distanza dovranno essere integrate per cercare di comprendere quello che sta accadendo ora e prefigurare scenari possibili: la pandemia “accade” e non bastano i mantra scaramantici. La modalità di integrazione dipende da molti fattori che riguardano contemporaneamente i docenti, gli allievi, il contesto. Per questo il modello e la logica di utilizzo e di formazione non possono essere lineari né definitivi. La domanda è sempre la stessa: quale scuola e quali processi di insegnamento apprendimento? Scegliere uno strumento non è solo un fatto tecnico, ma filosofico e pedagogico, perché si va a incidere sui processi cognitivi, indirizzando il pensiero e influendo sulla psicologia sociale. Mc. Luhan sosteneva che il mezzo è il messaggio; le piattaforme veicolano messaggi, ponendo problemi etici ma anche legali, e i docenti devono fare attenzione a come i contenuti possono arrivare agli allievi. Ecco che torna il problema della formazione dei docenti la cui cultura di base è fondamentale, così come lo è la cultura di cittadinanza perché si è cittadini responsabili prima che professionisti.

BIBLIOGRAFIA

Monasta A., Progettista di formazione, Carocci 2000;
Lipman M., Educare al pensiero, Vita e pensiero 2015;
Margiotta U., Teoria della formazione, Carocci Editore-Studi superiori,2015; Sini C., Teoria e pratica del Foglio- Mondo, Jaca Book 1997;
Ausubel D.P., Educazione e processi cognitivi, Franco Angeli 1991;
Diamond J., Collasso: come le società scelgono di morire o vivere, Einaudi 2005; Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 2021;
Presentazione dei Risultati delle Prove INVALSI 2021- 14 luglio 2021.

Infrastrutture di rete negli istituti scolastici


Stanziati 446 milioni di euro per la realizzazione di reti locali, cablate e wireless, nelle scuole. È stato pubblicato, infatti, sul sito del Ministero dell’Istruzione l’Avviso che mette a disposizione risorse che consentiranno di realizzare infrastrutture di rete negli istituti scolastici e colmare i divari presenti nel Paese.

Si tratta della prima misura finanziata con fondi che fanno parte del programma “REACT-EU”, che ha lo scopo di promuovere il superamento degli effetti della crisi derivante dalla pandemia e preparare una ripresa verde, digitale e resiliente dell’economia, e sono stati stanziati nell’ambito della riprogrammazione del PON “Per la scuola” 2014-2020 – Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). L’azione è in sinergia con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR.

“Iniziamo con questo primo avviso ad assegnare le risorse che abbiamo a disposizione per la ripresa del Paese a partire dalla scuola e dalle nuove generazioni – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi –. Si tratta di un investimento importante, che consentirà di garantire infrastrutture di connessione efficienti a tutti i nostri istituti scolastici. Naturalmente, è un’attività di rafforzamento delle infrastrutture propedeutica alle azioni per il potenziamento delle competenze delle studentesse e degli studenti e del personale scolastico. Ma è chiaro a tutti noi che la nuova normalità verso la quale ci muoviamo non potrà essere quella pre-pandemica: dobbiamo fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi mesi e costruire una nuova scuola che sappia rispondere alle sfide dei tempi che viviamo”.

Dei primi 446 milioni disponibili sul Programma “REACT-EU”, 163 sono destinati alle scuole del Mezzogiorno. Obiettivo è dotare gli edifici scolastici di un’infrastruttura di rete capace di coprire gli spazi didattici e amministrativi delle scuole, consentire la connessione alla rete da parte del personale scolastico, delle studentesse e degli studenti. Assicurando, oltre al cablaggio degli spazi, la sicurezza informatica dei dati, la gestione e l’autenticazione degli accessi, la distribuzione interna dei dati alla massima velocità disponibile. La misura prevede il ricorso a tecnologie sia wired (cablaggio) sia wireless (WiFi), LAN e WLAN. Con le risorse a disposizione è previsto il finanziamento di interventi in tutte le istituzioni scolastiche per i singoli edifici di riferimento.

L’Avviso è aperto a tutte le scuole statali e ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA). Le scuole avranno a disposizione un importo variabile in base al loro numero di studenti e al numero di edifici scolastici.

Il bando è “a sportello”: saranno ammesse a finanziamento le candidature che rispettano i requisiti dell’Avviso, sulla base dell’ordine cronologico della data e dell’orario di presentazione, fino al limite delle risorse disponibili. Il termine per aderire all’Avviso è il 14 settembre 2021. La conclusione dei progetti e la relativa rendicontazione delle spese dovranno avvenire entro dicembre 2022.

Decreto Direttoriale 20 luglio 2021, AOODGEFID 201

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale

Graduatoria nazionale delle proposte progettuali pervenute a seguito dell’avviso pubblico 13 maggio 2021, prot. n. 10812, per la realizzazione di spazi laboratoriali e per la dotazione di strumenti digitali per l’apprendimento delle STEM, nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale

Riforma ITS

Il 20 luglio la Camera ha approvato il testo unificato delle proposte di legge: Gelmini e Aprea; Invidia; Bucalo e Frassinetti; Toccafondi; Colmellere ed altri; Soverini ed altri: Ridefinizione della missione e dell’organizzazione del Sistema di Istruzione e formazione tecnica superiore in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (C. 544-2387-2692-2868-2946-3014-A).

Il provvedimento passa all’esame del Senato.

Il 20 luglio la V Commissione Bilancio, in sede consultiva, ha espresso parere all’Assemblea su alcuni emendamenti riferiti al progetto di legge recante Ridefinizione della missione e dell’organizzazione del Sistema di Istruzione e formazione tecnica superiore in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (P.N.R.R.) (C. 544 e abb.-A- Rel. Gallo, M5S),

Il 24 giugno 2021 la VII Commissione ha concluso l’esame del testo unificato di sei proposte di legge di iniziativa parlamentare (A.C. 544 e abb.), come modificato, conferendo mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea.

Il testo, approvato anche in relazione alle finalità del Piano nazionale di ripresa e resilienza, reca disposizioni per la riorganizzazione degli Istituti tecnici superiori (ITS, ora ridenominati Accademie per l’Istruzione tecnica superiore-ITS Academy), nonché alcune disposizioni inerenti i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore.


Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, esprime soddisfazione per l’approvazione, da parte della Camera dei deputati, del provvedimento di riforma degli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori, che ora passa al Senato.

“Il voto di oggi è un primo importante passo”, sottolinea. “L’approvazione, avvenuta all’unanimità, è la riprova dell’interesse del Parlamento, che ringrazio, per una delle riforme strategiche per il futuro della formazione, su cui investiamo anche con il Pnrr. Il governo seguirà l’iter del provvedimento anche al Senato. Continueremo a lavorare con il Parlamento per una riforma che è attesa da tempo”.

Avviso pubblico per la realizzazione di reti locali, cablate e wireless, nelle scuole

“Il presente Avviso è finalizzato alla realizzazione di reti locali, sia cablate che wireless, all’interno delle istituzioni scolastiche. L’obiettivo è quello di dotare gli edifici scolastici di un’infrastruttura di rete capace di coprire gli spazi didattici e amministrativi delle scuole, nonché di consentire la connessione alla rete da parte del personale scolastico, delle studentesse e degli studenti, assicurando, altresì, il cablaggio degli spazi, la sicurezza informatica dei dati, la gestione e autenticazione degli accessi. La misura prevede la realizzazione di reti che possono riguardare singoli edifici scolastici o aggregati di edifici con il ricorso a tecnologie sia wired (cablaggio) sia wireless (WiFi), LAN e WLAN.”

Prot. n. 20480 del 20 luglio 2021

Apprendimento e socialità: pubblicate nuove integrazioni delle autorizzazioni per le scuole statali

Programma Operativo Nazionale (PON e POC) “Per la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020 finanziato con FSE e FDR.
Avviso pubblico prot. n. 9707 del 27/04/2021 – Apprendimento e socialità.

Autorizzazione progetti

PNSD 2021

  • Nota 21 luglio 2021, AOODGEFID 20518
    Piano nazionale per la scuola digitale. Azione #28 “Un animatore digitale in ogni scuola”. Comunicazione di assegnazione del contributo per l’anno scolastico 2021-2022
  • Decreto Direttoriale 20 luglio 2021, AOODGEFID 201
    Graduatoria nazionale delle proposte progettuali pervenute a seguito dell’avviso pubblico 13 maggio 2021, prot. n. 10812, per la realizzazione di spazi laboratoriali e per la dotazione di strumenti digitali per l’apprendimento delle STEM, nell’ambito del Piano nazionale per la scuola digitale
  • Avviso 20 maggio 2021, AOODGEFID 13183
    Selezione di docenti per la costituzione delle équipe formative territoriali per gli anni scolastici 2021-2022 e 2022-2023
  • Avviso 19 maggio 2021, AOODGEFID 12181
    Raccolta di manifestazioni di interesse per progetti di sperimentazione di metodologie didattiche innovative nell’ambito delle STEAM con l’utilizzo delle tecnologie digitali
  • Avviso 13 maggio 2021, AOODGEFID 10812
    Avviso pubblico per la realizzazione di spazi laboratoriali e per la dotazione di strumenti digitali per l’apprendimento delle STEM
  • Nota 12 maggio 2021, AOODPIT 722
    Piano nazionale per la scuola digitale (PNSD). Misure di attuazione per l’anno 2021. Decreto del Ministro dell’istruzione 30 aprile 2021, n. 147
  • Nota 13 aprile 2021, AOODGEFID 9068
    Piano scuola per la banda ultra larga. Nota informativa

Oltre 100 milioni di euro per la scuola digitale, per investimenti mirati alla creazione di spazi laboratoriali, acquisto di strumenti per le STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), al potenziamento delle competenze digitali di studentesse e studenti attraverso l’uso di metodologie didattiche innovative e alla formazione del personale scolastico. È il pacchetto di risorse stanziate in attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale contenute all’interno del Decreto (per 66 milioni) firmato nei giorni scorsi dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e di avvisi pubblici (per un totale di 35 milioni) per la formazione dei docenti. Nella loro distribuzione sarà posta attenzione alle aree a maggior dispersione scolastica e ai contesti dove ci sono maggiori fragilità legate agli apprendimenti. Le scuole hanno ricevuto oggi la nota relativa alle risorse e alla loro distribuzione.

“Con questo intervento di oltre 100 milioni puntiamo ad accrescere le competenze digitali di studentesse e studenti. Nuovi laboratori e spazi STEM consentiranno di lavorare e apprendere con metodologie didattiche innovative. Le risorse stanziate sono fondamentali per disegnare la nostra scuola oltre la pandemia”, commenta il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

Spazi laboratoriali e strumenti digitali per le STEM
Per dotare le Istituzioni scolastiche di spazi laboratoriali e strumenti digitali idonei a sostenere l’apprendimento curriculare e l’insegnamento delle discipline STEM è stanziata la somma di 51.700.000 euro. Le risorse saranno assegnate alle scuole a seguito di una procedura selettiva pubblica. Si potranno progettare ambienti dedicati oppure dotare gli spazi interni delle aule con tecnologie specifiche. Ad esempio, potranno essere acquisiti strumenti digitali per l’insegnamento dei principi della programmazione, del coding, dell’intelligenza artificiale; per l’osservazione, lo studio e la ricerca nelle scienze; per la didattica laboratoriale della matematica; per la progettazione e creazione secondo le tecniche del making.

Le istituzioni scolastiche ed educative statali che intendono presentare la propria proposta progettuale devono inoltrarla a partire dalle ore 15.00 del giorno 14 maggio 2021 ed entro e non oltre le ore 15.00 del giorno 15 giugno 2021.

Le altre risorse
Con il decreto vengono stanziati, poi, 8.184.000 euro per potenziare le azioni per l’innovazione didattica e digitale nelle scuole, attraverso il coinvolgimento degli animatori digitali. Stanziati anche 4.189.056 euro per potenziare le competenze digitali delle studentesse e degli studenti attraverso scenari e metodologie didattiche innovative, promossi anche da reti di scuole, in grado di realizzare curricoli digitali, con particolare riferimento alla didattica digitale e alle STEAM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica e Arti). Vengono poi destinati 1.500.000 euro alla quarta edizione del Premio nazionale scuola digitale, per favorire lo sviluppo delle migliori pratiche del tema della didattica innovativa e digitale. A queste azioni contenute nel decreto vanno ricomprese anche quelle sulla formazione del personale scolastico, con 10.000.000 di euro stanziati per la formazione sulle metodologie didattiche innovative, e 25.000.000 di euro di fondi PON per la formazione degli animatori digitali e del team per l’innovazione sulle tematiche dell’inclusione digitale, della cybersicurezza e della media education.

Con un ulteriore decreto del Ministro sono stati anche stanziati per la Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e di Bolzano 2.000.000 euro per fornire alle studentesse e agli studenti dispositivi digitali in comodato d’uso gratuito per la didattica digitale integrata.