Disciplinary, transdisciplinary knowledge and skills for an uncertain future: are Educational Media up to it?

Ricerca didattica, attiva la call for paper per la Conferenza IARTEM

Ad aprile 2022 il convegno internazionale organizzato insieme a INDIRE e IUL

Firenze, 26 luglio 2021 – Fino al 20 settembre sarà possibile inviare la propria candidatura per partecipare al Convegno internazionale “Disciplinary, transdisciplinary knowledge and skills for an uncertain future: are Educational Media up to it?” che si terrà a Firenze, dal 5 all’8 aprile 2022. L’evento, promosso dall’Associazione IARTEM – International Association for Research on Textbooks and Educational Media, insieme a INDIREe all’Università Telematica degli Studi IUL, sarà l’occasione per presentare interventi di ricerca e scientifici sui temi legati alle risorse didattiche, ai media educativi e alla storia del libro di testo.

Per partecipare alla “Call for Paper” è necessario inviare un abstract del proprio intervento in inglese, lunghezza massima 400-500 parole al seguente link: https://iartemconference.iuline.it/april-6-8-2022-florence/#submit

La conferenza internazionale, che riunirà fino a 200 partecipanti provenienti da ogni Paese, prevede incontri in plenaria tenuti da esperti di fama internazionaletavole rotonde su temi di interesse e workshop. Il tema centrale della Conferenza, il libro di testo con le sue innumerevoli implicazioni, verrà analizzato da diverse prospettive, lasciando spazio ad una serie di discussioni, che saranno i seguenti: l’analisi dei sistemi di adozione presenti nei diversi Paesi partecipanti, gli studi di carattere storico che analizzano il libro di testo nella sua prospettiva diacronica, le ricerche che analizzano le buone pratiche di uso di libri e risorse digitali, e le indagini sulla qualità dei libri di testo con particolare riferimento al digitale. 

Durante la Conferenza verranno affrontate anche tematiche su pratiche di utilizzo alternativo con riferimento a metodologie didattiche innovative, approfondimenti di natura disciplinare, analisi di temi trasversali tra cui l’inclusione e le questioni di genere; ed infine gli aspetti legati ad indagini sociologiche ed economiche sulla produzione e diffusione dei libri di testo e delle risorse digitali nei diversi Paesi. Per approfondimenti sulla Conferenza internazionale: https://iartemconference.iuline.it/

IARTEM nel 2018 ha stipulato un’intesa con INDIRE, in particolare con il Movimento di Avanguardie Educative, con lo scopo di portare avanti i progetti riguardanti lo studio di libri di testo e contenuti didattici digitali.

Siamo al fallimento annunciato!

Cuzzupi: intervenga Draghi, siamo al fallimento annunciato!

Le prospettive che si stanno evidenziando relativamente al prossimo anno scolastico non possono che definirsi preoccupanti. “Quello che ormai appare evidente – afferma Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola – è come tutti gli impegni assunti per la scuola dall’Esecutivo stiano miseramente naufragando. Ci stiamo avviando verso l’ennesimo fallimento che coinvolge il nostro settore, un fallimento che questa volta rappresenterà la deriva completa dell’idea istituzionale d’istruzione.

Una denuncia che il Segretario Nazionale traccia in modo preciso. “La tragedia della pandemia, se da un lato ha reso evidente gli enormi guasti di un sistema ormai vetusto e burocratizzato ha anche palesato l’incapacità di promuovere un concreto programma per migliorare organizzazione, strutture e sicurezza. A oltre un anno e mezzo dall’inizio della sciagura pandemica e nonostante i nostri continui richiami, chi avrebbe dovuto fornire urgenti indicazioni e precise linee guida è ancora fermo agli assunti teorici e a chiedersi cosa fare e in che modo! È una follia che pagherà l’intera società e dalla quale rischiano di germogliare semi di rabbia e paralisi del sistema educativo”.

In pratica l’UGL Scuola evidenzia come, anche questa volta il Ministero dell’Istruzione non abbia saputo creare le condizioni per modificare lo stato delle cose.

Serviva un’azione decisa per aumentare il numero delle classi e, nel frattempo, strutturare organici docenti e ATA definiti e certi. Siamo a fine di luglio – continua Cuzzupi – e ancora non ci sono interventi strutturali e mirati alla sicurezza. Nessun piano di edilizia scolastica, nessuna alternativa seria agli edifici scolastici, nessun sistema di aereazione negli istituti se non quello delle finestre aperte nei mesi invernali, il tutto mentre ancora si tergiversa sulla stabilizzazione del personale che ormai da anni fa questo mestiere e sul campo ha conquistato i titoli necessari. Certo le vaccinazioni sono importanti e basilari, ma il resto, anche per le caratteristiche delle varianti del coronavirus, è fondamentale! E questo senza affrontare il tema dei trasporti che è rimasto un problema senza soluzione e sul quale nessuno dei ministri interessati ha fornito elementi di novità”.

Il Segretario Nazionale richiama quindi tutti alle proprie responsabilità: “Se continueremo di questo passo, le pesantissime colpe ricadranno su tutti non essendo possibile immaginare, e questo per ammissione stessa di esponenti del Governo, una riapertura delle scuole in presenza. È il momento che intervenga il Premier in prima persona, che si mettano da parte gli interessi di fazione, sindacali e lobbistici e si pensi veramente al futuro del Paese. L’UGL Scuola propone quindi a tutte le forze sociali e agli esponenti dell’esecutivo un Forum che, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, chiarisca pubblicamente e senza fumosità la situazione e le posizioni. In ogni caso il nostro Sindacato metterà in campo tutte le azioni necessarie, compreso mobilitazione e denunce, a difesa dei lavoratori della scuola, dei giovani e delle loro famiglie”.   

Federazione Nazionale UGL Scuola

Serve un patto sociale per non discriminare gli studenti più fragili

da Il Sole 24 Ore

di Pierpaolo Triani

La situazione è nota. La scuola non riesce a compensare, quanto vorrebbe e dovrebbe, le differenze di partenza degli alunni. I report che periodicamente vengono elaborati così come i dati che si possono raccogliere nei singoli istituti scolastici, mettono in luce come gli studenti in maggiore difficoltà siano quelli che possiedono meno risorse culturali, relazionali ed economiche nei contesti di riferimento. Anche durante la Dad, coloro di cui si è perso più presto traccia sono quelli che già vivevano situazioni di fragilità. Non solo la scuola fatica a compensare il differente bagaglio di risorse posseduto dagli studenti, ma in diversi casi il divario tende a farsi più ampio.

Il sistema scolastico, dunque, è ben lontano dall’essere realtà formativa a misura di ciascuno, contesto capace di sostenere l’apprendimento di ogni alunno considerato nella sua singolarità. Tuttavia, senza le scuole la situazione sarebbe ben più grave e i mesi della pandemia l’hanno messo in luce. La scuola non riesce ancora a colmare le differenze di partenza, ma è punto di riferimento per tutti i bambini e i ragazzi; non riesce a sostenere il successo formativo di ciascuno, ma è presidio indispensabile per contenere l’impoverimento delle risorse personali e contesto capace di sviluppare, nella maggior parte dei casi, competenze cognitive, culturali, sociali. Occorre allora continuare a riconoscere la centralità formativa e sociale delle scuole a condizione che si mettano meglio a fuoco le questioni del contrasto della dispersione e dell’insuccesso formativo, provando a cambiare prospettiva. Non basta che tutti vadano a scuola, non è neppure sicuro che serva più scuola; è necessario che le scuole cambino.

Le strategie per la prevenzione della dispersione e per la promozione del successo formativo sono note da molti anni. È sufficiente riprendere il documento della cabina di regia del Miur per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa, del 2018, oppure il Rapporto finale del 13 luglio 2020 del Comitato di esperti, presieduto dal futuro ministro Patrizio Bianchi. In entrambi i testi non mancano le idee e le proposte di azioni, che però presuppongono una scuola capace di cambiare un modello di funzionamento che risulta troppo rigido di fronte alla sfida di rispondere alle esigenze diverse degli studenti. Occorre lavorare su un cambiamento che è ben più ampio dell’ampliamento del tempo scuola. Anzi, l’allungamento dell’apertura degli istituti scolastici, se non è accompagnato da un progetto che delimiti il ruolo della scuola in sinergia con altre agenzie educative, rischia di essere controproducente, per almeno due motivi. Il primo è il rischio che nel medio periodo più tempo scuola significhi semplicemente prolungamento della attività didattiche consuete (dovrebbe insegnare qualcosa l’involuzione del tempo pieno nella scuola primaria). Il secondo è che si rafforzi un processo problematico, già in atto, che tende a delegare alla scuola qualunque funzione educativa, con il conseguente indebolimento del ruolo di altre agenzie educative extrascolastiche.

Ciò su cui è più urgente intervenire sono i tempi, gli spazi, le modalità ordinarie della scuola, in una logica di maggiore flessibilità, personalizzazione, integrazione tra le risorse. Non è più sufficiente operare con unità orarie rigide e classi uniformi; è necessario rafforzare i tentativi di modulare l’orario scolastico in modo diverso e “aprire” le classi per lavorare anche con gruppi omogenei per competenze; non basta dire che la scuola media è l’anello debole, se non si mette mano al suo impianto curricolare pensato ancora come una piccola scuola superiore. È necessario porre una maggiore attenzione ai primi due anni della scuola secondaria di secondo grado (il vero e proprio buco nero della dispersione), così come considerare i centri di formazione professionale parte integrante del sistema formativo. Soprattutto è urgente dare la possibilità alle scuole di accompagnare gli studenti in difficoltà, attraverso forme più precise di personalizzazione didattica. Per fare questo occorrono risorse, ma anche un cambio di mentalità. Vi è attualmente una situazione critica che potrebbe diventare paradossalmente un vantaggio. La popolazione studentesca nei prossimi anni è destinata a diminuire; sarebbe un grave errore ridurre anche gli insegnanti. Occorre invece ripensare, assieme a loro, i loro compiti: potenziare le ore di progettazione comune (per confrontarsi sui casi più difficili), prevedere la funzione di tutoraggio, accrescere le ore di lavoro comune in classe; arricchire le proposte opzionali adatte a sviluppare le attitudini degli alunni.

Certo, per fare tutto questo occorre formazione. Ma anche un nuovo patto sociale per la scuola.

Docente di Pedagogia generale all’Università Cattolica


I virologi: Green pass per gli alunni. Fauci: variante δ fra i non vaccinati

da La Tecnica della Scuola

Per consentire a tutti gli studenti di tornare il classe in presenza, occorrerà  munirsi di mascherina e pure di green pass.  Il problema fondamentale per il governo per ora riguarda appunto come convincere i docenti non ancora vaccinati a sottoporsi alla immunizzazione e se imporre il  green pass a tutti , compresi gli studenti, per entrare a scuola.

Il pericolo maggiore riguarda per ora la diffusione della cosiddetta “variante Delta” del Covid, su cui  Anthony Fauci, l’immunologo consulente del presidente americano Joe Biden , ha lanciato l’allarme dichiarando alla Cnn: “E’ un vero focolaio tra i non vaccinati. Questo è un problema, motivo per cui siamo là fuori praticamente a supplicare le persone non vaccinate di andare a farsi vaccinare. Il Covid 19 fa ora registrare un’ondata tra i non vaccinati”.

“Dal momento che abbiamo il 50 per cento del paese non completamente vaccinato, è un problema, soprattutto in presenza di una variante, come la Delta, che ha la straordinaria caratteristica di poter passare con grande efficienza e facilità da persona a persona. E sappiamo di avere molte, molte persone vulnerabili in questo paese che non sono vaccinate”.

Intanto i ragazzi dai 12 anni in su si stanno vaccinando ma ancora saremmo lontani per permettere un ritorno in classe senza rischi, considerato che è la più presente nelle fasce tra i 10 e i 19 anni e tra 19 e 29.

Intanto si fa sempre più strada l’idea che se la scuola risulterà vaccinata al 60%, docenti e studenti compresi, potrà permettersi di organizzare gli spazi e la frequenza in maniera più semplice.

Da qui pure la dichiarazione del sindacato dei Dirigenti nella persona di Attilio Fratta: “Propongo l’obbligatorietà per quegli insegnanti che non si sono ancora immunizzati. Stesso discorso vale per gli studenti: i vaccini salvano le vite, di tutti. Quindi bene all’immunizzazione per la fascia che va dai 12 ai 16 anni”.

Spiega intanto il virologo Fabrizio Pregliasco:  “Se l’obiettivo è la didattica in presenza possiamo considerare anche la possibilità del green pass a scuola  stiamo assistendo ad una crescita continua e costante dei contagi. Il vaccino tra gli studenti può sostenere la continuità didattica. Ora serve un recupero della normalità poi, una volta stabilizzata la situazione, potrebbe esserci bisogno di richiami annuali del vaccino e, in quel caso, potrebbero essere coinvolti solo i pazienti fragili”

Non demorde invece  il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario per l’emergenza Coronavirus, che così a riposto a Repubblica: “Non facciamoci prendere dalle polemiche sul Green pass continuiamo a vaccinarci: è per il nostro bene, per il bene delle persone fragili e della comunità”.

“Per il benessere dei bambini e dei ragazzi è importante che la scuola sia in presenza. Per far ciò bisogna portare a vaccinare gli insegnanti, il personale non docente. I genitori devono però accompagnare i propri figli, quelli dai 12 anni in su, a vaccinarsi. È importante perché così si blocca la pandemia”.

Vaccini scuola, Figliuolo: “Iniziamo a vaccinare la fascia 12-18 anni”

da La Tecnica della Scuola

Mentre va avanti il dibattito sull’obbligo vaccinale del personale scolastico, tra favorevoli e contrari, il commissario straordinario all’emergenza Covid Francesco Figliuolo lancia un monito per gli studenti: “Dobbiamo cominciare le vaccinazioni per tutto il personale che andrà a scuola, soprattutto i ragazzi dai 12 ai 18 anni. Ce la dobbiamo fare, le cose stanno andando”.

Il generale, che è stato premiato con la Penna al merito a Susa, ha sottolineato ancora una volta l’importanza delle vaccinazioni prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. “Se vogliamo bloccare le mutazioni, come la variante Delta, bisogna avere quante più persone possibili vaccinate e i giovani, che socializzano molto, possono portare in maniera asintomatica il virus in giro. Vaccinandoli sottraiamo persone che potrebbero ammalarsi”.

Ancora Figliuolo fa un bilancio delle vaccinazioni in Italia: “Il 91% degli over 80 è vaccinato completamente, siamo al 55% della popolazione vaccinabile, completamente vaccinata. A fine luglio arriveremo certamente al 60%. È chiaro che è tutto subordinato all’arrivo dei vaccini, al lavoro di squadra che si sta facendo con le Regioni, con le Province autonome, la Difesa, la Protezione Civile”.

Vaccini scuola, a quasi un mese dal ritorno in classe alcune Regioni ancora indietro

da La Tecnica della Scuola

Sull’obbligo vaccinale per il personale della scuola si continua a discutere. Il tema è caldo e vede pensieri opposti. Il tutto a poco più di un mese dall’inizio della scuola. Secondo il rapporto del 23 luglio del commissario straordinario Francesco Figliuolo, come riporta il ‘Corriere della Sera’, i non vaccinati della scuola al momento sono 222.132, ovvero il 15% del personale scolastico, numeri che sono aumentati rispetto a tre settimane fa, addirittura di 6mila unità. Numeri che cambiano ma che non combaciano, perché per il governo, dal 2 luglio ad oggi, il dato della popolazione scolastica è cresciuto di 4mila. Da qui forse la richiesta del generale di qualche giorno fa, di avere un elenco entro il 20 agosto di tutto il personale scolastico non vaccinato.

Ci sono poi 2,3 milioni di ragazzi tra i 12 e i 19 anni da vaccinare, e l’obiettivo è quello di arrivare almeno al 60% di loro prima del ritorno in classe. Le prenotazioni stanno aumentando (effetto anche del green pass) ma alcune Regioni restano troppo indietro. La Sicilia ad esempio ha ancora 60mila unità da vaccinare, il 43% del personale scolastico, a Bolzano il 38%, in Sardegna il 33%. Solo tre Regioni, il Lazio, la Campania e il Friuli Venezia Giulia hanno coperto il 100% degli addetti.