Green pass, controlli in due click su 1,2 milioni di prof e Ata

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Dal 1° settembre ai cancelli delle scuole si aggira un plotone di “verificatori” che, tablet alla mano, controlla il green pass (obbligatorio) di docenti e Ata rientrati in servizio. Ma da lunedì 13 – quando gli istituti riapriranno in 10 Regioni (precedute oggi dall’Alto Adige ) – basteranno due click per verificare online la certificazione verde di 1,2 milioni di unità di personale scolastico. Grazie alla soluzione tecnica fornita da Sogei in una decina di giorni per far parlare il Sistema informativo dell’istruzione (Sidi) con la Piattaforma nazionale digital green certificate (Pndgc).

Tra una settimana, agli 8.100 dirigenti scolastici (o ai loro delegati) basterà accendere il pc, collegarsi al Sidi, inserire le proprie credenziali (e il codice meccanografico dell’istituto) e cliccare su ok; a quel punto comparirà una schermata con i codifici fiscali del personale presente quel giorno e dovranno decidere se spuntare tutti i nomi o solo alcuni. Un secondo click interrogherà il database del Pndgc, che fornirà in tempo reale l’elenco del personale identificato – a seconda che sia in regola o no con la certificazione verde – da un semaforo verde o rosso. Nel primo caso tutto ok, nel secondo partiranno gli approfondimenti (reali e non più virtuali) per capire se il diretto interessato ne sia realmente sprovvisto oppure se ci siano stati ritardi nella registrazione. E la differenza non è di poco conto, se pensiamo che dopo quattro giorni di “rosso” (anche non consecutivi) al quinto scatterà la sospensione dal servizio e dallo stipendio (fin quando non si torni in regola).

In media ogni preside dovrà controllare 150 dipendenti, con rare punte fino a 500. Anche se si sta pensando di estendere la certificazione verde al personale non scolastico, ma che comunque entra negli istituti, ad esempio gli operatori del servizio mensa. A ogni modo,il check va ripetuto quotidianamente perché il sistema, in virtù dei paletti imposti dal Garante della privacy, non indicherà la data di scadenza del green pass (la cui validità salirà da 9 a 12 mesi). Disporre diversamente avrebbe significato di fatto svelare l’origine della certificazione verde. Se da vaccinazione, guarigione o tampone. E, quindi , diffondere un dato sensibile. Per questo, non sarà possibile. E sempre per tutelare la riservatezza di tutti è previsto che resti traccia per un anno di tutti gli accessi al sistema. Mentre non verranno salvati i risultati delle ricerche.

Secondo il cronoprogramma del governo fino al 10 settembre si andrà avanti con i controlli manuali con l’app oggi in uso anche in bar e ristoranti. Dal 13 si partirà con la nuova piattaforma, realizzata in tempi record (una decina di giorni) grazie al lavoro di sette professionisti Sogei. Un lavoro di squadra elogiato anche dal ministro Patrizio Bianchi che al Sole24Ore del Lunedì sottolinea: «Come ministero abbiamo attuato tutte le azioni necessarie per accompagnare le scuole verso la ripresa. Fra queste, anche una piattaforma nazionale per il controllo del green pass che abbiamo approntato in pochissimo tempo per agevolare le attività di monitoraggio. Si tratta di un lavoro di squadra che abbiamo messo insieme con il ministero della Salute, Sogei, il Garante della privacy. La piattaforma consentirà di avere giornalmente la situazione sotto controllo, nel totale rispetto della privacy».

Toni e contenuti sposati dall’amministratore delegato di Sogei, Andrea Quacivi: «La gestione dell’emergenza sanitaria ha dimostrato che è necessario e possibile andare avanti nel percorso di sviluppo accelerando il piano di innovazione e trasformazione digitale del Paese. Si tratta di un lavoro articolato e complesso che ha messo in campo un team inter-istituzionale di alto livello volto alla semplificazione delle esigenze dei cittadini in una cornice di consueta collaborazione con il Garante per la protezione dei dati personali e con il supporto dei nostri partner. Sogei è un attivatore di ecosistemi digitali – spiega – capace di creare valore per tutti gli stakeholder e questo nuovo servizio realizzato in poco più di due settimane con il ministero dell’Istruzione consente a tutti i nostri ragazzi di frequentare la scuola in presenza e nel pieno rispetto della privacy. La scuola riparte in sicurezza – conclude Quacivi – questo il nostro contributo alla società civile, questo il nostro agire sostenibile con un approccio sempre più orientato alla citizen experience».

Non solo Covid, l’emergenza educativa va rimessa al centro degli interventi

da Il Sole 24 Ore

di Tommaso Agasisti*

Era il 14 luglio – appena poche settimane fa – quando la presentazione dei dati del Rapporto Invalsi scosse il mondo della scuola e l’opinione pubblica. Titolava il Corriere della Sera: “Prove Invalsi 2021, il tonfo della Dad. Alla Maturità metà degli studenti ne sa come in terza media”. I dati (finalmente, i dati!) hanno mostrato quello che molti docenti, dirigenti scolastici, famiglie ed esperti già temevano o intuivano: il periodo da febbraio 2020 a giugno 2021 ha implicato per molti studenti un rallentamento significativo dell’esperienza scolastica ed educativa, con conseguenti (enormi) effetti sugli apprendimenti. Per un paio di giorni non si è discusso d’altro, con analisti del settore educativo impegnati a dibattere (molto) sulle cause del problema e (poco) sulle possibili soluzioni. Poi, piuttosto rapidamente, il periodo delle vacanze ha allontanato i pensieri. Ora che l’estate sta finendo (cit.), la realtà torna a imporsi.

Incredibilmente, tuttavia, il dibattito di questi giorni si concentra su aspetti certamente importanti ma non centrali, quali il green pass, vaccini, distanziamenti, mascherine, ecc. Si badi bene: queste vicende sono decisive e possono essere dirimenti per garantire la continuità scolastica, ma non affrontano i nodi rimasti irrisolti a valle della presentazione del Rapporto Invalsi 2021.

La monopolizzazione del dibattito sulla scuola intorno alle vicende medico-sanitarie del Covid-19 non consente, purtroppo, di discutere approfonditamente le priorità per l’affronto delle vere emergenze: 1) contrastare gli effetti la perdita di apprendimenti registrata durante il Covid-19; 2) decidere come utilizzare al meglio le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dedicate all’istruzione.

Questa appena trascorsa è stata la seconda estate consecutiva in cui il settore educativo, pur mostrandosi apparentemente consapevole del problema della perdita degli apprendimenti (e della socialità!) registrata in quest’anno e mezzo, ha di fatto proceduto come se niente fosse. Le (belle) idee per utilizzare l’estate in modo costruttivo sono state dapprima derise, poi contrastate, infine controvoglia sopportate.

Occorrerà capire se le iniziative messe in campo (quali, ad esempio il Piano Scuola Estate 2021 dell’Istruzione) siano state sfruttate al meglio, e quali risultati siano state in grado di generare. L’impressione è che la buona volontà non sia andata di pari passo alla capacità di realizzazione.

In attesa di dati sui risultati di tali iniziative (sperando ve ne siano), nel complesso pare di poter dire che il volume e gli effetti delle azioni estive durante il 2021 siano stati sostanzialmente marginali. Tempus fugit. Occorre ora accelerare per mettere in campo idee ed azioni al fine di utilizzare il 2021/22 per recuperare parte del tempo (e degli apprendimenti) perduti.

A mio parere, ci sono almeno tre linee di azione che vale la pena esplorare – ed, in tempi rapidi, implementare. La prima riguarda l’ attenzione specifica agli studenti provenienti da contesti socioeconomici e culturali fragili. I dati Invalsi dimostrano che questi studenti sono quelli che hanno sofferto di più la crisi dei due anni che abbiamo alle spalle (dal Rapporto Invalsi 2021: «In tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli. Inoltre, tra questi ultimi diminuisce di più la quota di studenti con risultati più elevati».

Si possono e si devono effettuare interventi ad hoc. In una ricerca recentemente realizzata insieme ad alcuni colleghi dell’Ocse, abbiamo evidenziato due fattori associati a migliori risultati degli studenti svantaggiati: una quota maggiore di tempo dedicato alle materie e un favorevole clima scolastico. La creazione di iniziative specifiche che consentano, durante l’anno, di dedicare più tempo allo studio anche in situazioni di compresenza dei docenti e dei compagni di classe, può essere una buona idea per supportare gli studenti che hanno subito di più la didattica a distanza (Dad).

La seconda linea di intervento concerne il superamento della didattica digitale «di emergenza», verso un uso più consapevole, integrato e positivo della tecnologia nell’insegnamento. La Dad è stata demonizzata in questi anni, tuttavia essa è stata in larga misura improvvisata e – in molti casi – neppure attuata. La dinamica del settore EdTech suggerisce che vi sia invece spazio per sviluppare strumenti digitali che non sostituiscano, bensì integrino una buona didattica in presenza, rendendola più interessante, efficace e moderna. La combinazione di video, game-based learning, creazione di contenuti interattivi possono far fare un salto di qualità all’insegnamento, in tutti gli ordini di scuola.

Occorrono però due elementi chiave: un ripensamento dei modelli pedagogici, accompagnato da un aggiornamento serio (e non superficiale) dei docenti e dei dirigenti scolastici, e un investimento in strutture e strumenti digitali adeguati. È un’opportunità da cogliere, guardando alle migliori esperienze internazionali e anche nazionali.

Infine, la terza linea di azioni dovrebbe concentrarsi sugli edifici e sugli spazi scolastici. Le risorse messe in campo dal Pnrr possono essere sfruttate per fare investimenti di lungo periodo: mettere in sicurezza gli edifici scolastici dove necessario e possibile, costruirne di nuovi, ripensare e ristrutturare gli spazi interni (inclusi gli arredi) per una didattica più aperta e flessibile, per un’integrazione intelligente con il digitale, per favorire lavori di gruppo e socialità.

Le linee di azione qui brevemente delineate possono essere implementate già a partire da questo anno scolastico.

Una nota di metodo è importante a questo proposito. Occorre evitare, a mio parere, una tentazione centralistica di pianificazione e realizzazione nelle sole mani del ministero dell’Istruzione e degli Uffici scolastici. Invece, si apre una interessante occasione di sperimentare un po’ più di autonomia delle istituzioni scolastiche: il ministero definisca le priorità e allochi le risorse alle scuole statali e non statali, affinché esse liberino la proprie energia, creatività e responsabilità per mettere in campo progetti intenzionalmente disegnati sulle proprie necessità e specificità. Si verificheranno poi, a valle delle azioni condotte, i risultati effettivamente ottenuti, valorizzando le attività più efficaci e correggendo quelle che non hanno ottenuto gli obiettivi desiderati. Si dedichi pure ancora qualche giorno alla discussione del rientro in classe in sicurezza; ma si riprenda presto però una riflessione di più ampio respiro, che torni ad occuparsi dell’emergenza educativa che il nostro Paese deve rimettere al centro della propria agenda.

Ci sono idee da sviluppare, azioni concrete da intraprendere: ci si metta in moto, dunque, identificando priorità chiare e attribuendo autonomia e risorse alle scuole statali e non statali per affrontare le importanti sfide che hanno di fronte.

  • Politecnico di Milano School of Management

Cida a Bianchi, sul Pnrr Istruzione fondamentale la governance e il ritorno dell’investimento

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«Il Pnrr offre l’opportunità di affrontare e risolvere antichi problemi del sistema dell’istruzione del nostro Paese. Non possiamo, però, permetterci di disperdere i considerevoli finanziamenti previsti su iniziative meramente distributive, come accaduto in passato, senza un significativo ritorno dell’investimento tramite interventi strutturali che possano tradursi in un investimento sul capitale umano del nostro futuro», così ha esordito Licia Cianfriglia vicepresidente Cida all’incontro di ieri col ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi sul Pnnr.

«Si tratta di un piano condivisibile, complesso e sfidante quello disegnato dal Governo per la scuola, che può trasformarla concretamente risolvendone gli antichi problemi solo se saremo capaci di una governance adeguata, un monitoraggio attento e una valutazione continua dell’efficacia degli investimenti», Cianfriglia, insieme all’apprezzamento per quanto già posto in essere dal ministro e dal Governo per il riavvio in presenza delle lezioni, ha auspicato che il ritorno in classe – fondamentale per il recupero della relazionalità neces-saria alla crescita e all’apprendimento – capitalizzi i passi in avanti fatti con l’uso delle metodologie di insegnamento digitalmente integrato e le pratiche di smartworking del resto del personale.

«Circa le priorità – ha continuato la vicepresidente – è fondamentale la soluzione definitiva del problema dell’edilizia scolastica, che non può essere solo adeguamento degli spazi esistenti ma cambiamento totale dei luoghi del fare scuola, che vada di pari passo con il cambiamento dei modi, avvalendosi anche del previsto piano di digitalizzazione. I dati dimostrano la scarsa efficacia dell’attuale sistema, i numerosi divari, le iniquità. Ci vuole un’azione decisa per superare ovunque la resistenza al cambiamento e anche la semplice inerzia di quanti continuano a fare quello che si è sempre fatto. In oltre 20 anni di autonomia abbiamo avuto molte esperienze valide di sperimentazioni e innovazioni dal basso, ma non siamo stati capaci di quella trasformazione complessiva e radicale che serve: quella che può favorire i nostri ragazzi, motivarli all’apprendimento, prepararli al lavoro, evitando dispersione e abbandono e creando un capitale umano competente e capace di dare risposta alle esigenze del mondo produttivo. Questa è la sfida e per vincerla noi siamo convinti che la sinergia scuola-impresa sia strategica e le competenze dei manager siano una ricchezza disponibile».

«Decisivo, poi, un Piano obbligatorio di formazione in servizio di tutto il personale, un cambiamento dei metodi di formazione in ingresso (lauree abilitanti) e una selezione degli insegnanti che valorizzi le attitudini individuali alla docenza, un contrasto deciso al precariato con assunzioni regolari. Ma l’elemento di grande attenzione, ha concluso Cianfriglia, è l’execution: noi siamo pronti a dare con-tribuiti di competenze e di esperienza dei quali i manager sono largamente detentori. Saremo collaborati-vi, ma anche vigili perché ne va del futuro dei giovani e del Paese», ha concluso Cianfriglia.

Antonello Giannelli, presidente Amp ha poi affermato che in coerenza con la missione e gli obiettivi del Pnrr, occorrono in primis interventi a breve termine (controllo dei solai degli edifici scolastici, interventi di urgenza) e poi, naturalmente, quelli di lungo termine (costruzione di nuovi edifici, ristrutturazione e riqualificazione degli ambienti, messa in sicurezza degli edifici) in applicazione dell’assunto secondo il quale «lo spazio insegna»: il cambiamento della scuola e della relazione educativo-didattica passa anche at-traverso il mutamento, in chiave innovativa, degli ambienti di apprendimento, fisici e virtuali. «In tale ambito – ha detto Giannelli – è fondamentale intervenire sulle carenze strutturali nell’offerta dei servizi di educazione e istruzione primari, specie nel Meridione del Paese, anche in funzione di incentivo per l’occupazione femminile. Ben venga, inoltre, l’obiettivo del Pnrr di costruire o adeguare strutturalmente circa 900 edifici da destinare a palestre o strutture sportive anche in funzione di contrasto dei fenomeni di dispersione scolastica nelle aree maggiormente disagiate. I recenti successi italiani alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi sono un ulteriore stimolo alla diffusione della cultura sportiva a partire dalla scuola. Il tutto in direzione della necessaria realizzazione di una scuola ispirata al modello del civic center. Infine, ha concluso, risulta necessario dare concretezza anche alle intenzioni contenute nel Patto per la scuola, con particolare riferimento alla revisione del Testo Unico, decisamente datato e superato in molti aspetti, e alla ridefinizione delle responsabilità del datore di lavoro in tema di sicurezza»

Genitori separati, va garantita la continuità scolastica del minore

da Il Sole 24 Ore

di Pietro Alessio Palumbo

In caso di genitori separati con affidamento condiviso del minore può porsi il problema della scelta della scuola. Questione che si fa assai spinosa quando per la suddetta scelta venga fuori il disaccordo “radicale” tra i genitori tra scuola pubblica/laica e scuola privata/religiosa.

Con la sentenza 21553/2021 la Corte di Cassazione ha chiarito che in casi del genere è preferibile la permanenza del minore presso la scuola religiosa già frequentata. Ciò in ragione del “disorientamento” del ragazzo legato al (già) difficile momento della separazione dei genitori. In altre parole per la Corte va garantita la continuità scolastica quantomeno fino alla conclusione del ciclo scolastico in corso.

Nella vicenda la madre intendeva far continuare gli studi del minore presso la scuola privata di impostazione religiosa cristiana; il padre preferiva una educazione di ispirazione laica e pluralista con correlata (re)iscrizione a una scuola pubblica: per lui la scuola pubblica era l’alternativa “neutra” a qualsivoglia “indottrinamento religioso” del figlio.

Centrale per la Corte di piazza Cavour è l’aspetto relativo al senso di instabilità, di “smarrimento”, che la separazione dei genitori può provocare nei minori. Deriva l’esigenza di non introdurre ulteriori “fratture” e incertezze evidentemente seguenti alla re-iscrizione a una nuova scuola con diverso ambiente e impostazione. In una simile situazione è quindi preferibile nell’immediato dare al minore il “segno” della stabilità scolastica lasciando per il futuro una nuova valutazione secondo l’evoluzione degli eventi.

A ben vedere infatti l’educazione dei minori si sviluppa lungo un arco temporale di dimensione significativa. E si badi, una educazione atta ad apprezzare i valori della «laicità e della pluralità di visioni e di opinioni» è frutto di una evoluzione complessiva delle diverse fasi che la compongono. A fronte di un contrasto genitoriale “totale” almeno il contesto scolastico resti immutato.

Nuovo PEI, quando si riunisce il GLO per l’approvazione. Versione digitale e compilazione in SIDI

da OrizzonteScuola

Di Nino Sabella

Il nuovo modello di Piano Educativo Individualizzato (PEI) va adottato “universalmente” dall’a.s. 2021/22, come si legge nella nota n. 40 del 13/01/2021. Chi lo redige, come e quando. Approvazione entro il 31 ottobre.

Nuovo PEI

Il Ministero dell’Istruzione, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il DI n. 182/2020 ha adottato il modello nazionale di PEI e le relative Linee Guida ed ha definito le nuove modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità.

Il nuovo modello di PEI, come detto all’inizio, va adottato dall’a.s. 2021/22 e presenta le caratteristiche di seguito riportate:

  • tiene conto dell’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica e del Profilo di Funzionamento (che ricomprende la DF e il PDF), avendo particolare cura all’indicazione dei facilitatori e delle barriere (all’apprendimento e alla socializzazione), secondo la prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF dell’OMS;
  • attua le indicazioni di cui all’articolo 7 del D.lgs. 66/2017;
  • è redatto a partire dalla scuola dell’infanzia ed è aggiornato in caso di nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona;
  • è strumento di progettazione educativo-didattica;
  • ha durata annuale riguardo agli obiettivi educativi e didattici, agli strumenti e alle strategie da adottare;
  • nel passaggio tra i gradi di istruzione e in caso di trasferimento, è accompagnato dall’interlocuzione tra i docenti della scuola di provenienza e di destinazione;
  • garantisce il rispetto e l’adempimento delle norme relative al diritto allo studio degli alunni con disabilità;
  • esplicita la proposta del numero di ore di sostegno alla classe, le modalità di verifica, i criteri di valutazione, gli interventi di inclusione svolti dal personale docente nell’ambito della classe e in progetti specifici, la valutazione in relazione alla programmazione individualizzata;
  • esplicita la proposta degli interventi di assistenza igienica e di base;
  • esplicita la proposta delle risorse professionali da destinare all’assistenza, all’autonomia e alla comunicazione.

Chi elabora e approva il PEI

Il PEI è elaborato e approvato dal GLO (Gruppo operativo per l’inclusione) che è composto dal team dei docenti contitolari ovvero dal consiglio di classe ed è presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato. Ne fanno naturalmente parte i docenti di sostegno, in quanto contitolari della classe/sezione.

Partecipano al GLO: i genitori dell’alunno con disabilità o chi ne esercita la responsabilità genitoriale; figure professionali interne alla scuola (psicopedagogista -ove esistente – ovvero docenti referenti per le attività di inclusione o docenti con incarico nel GLI per il supporto alla classe nell’attuazione del PEI) ed esterne (assistente all’autonomia e alla comunicazione ovvero un rappresentante del GIT territoriale); un rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare dell’ASL di residenza dell’alunno o dell’ASL nel cui distretto si trova la scuola, designato dal Direttore sanitario della stessa ASL (nel caso in cui l’ASL non coincida con quella di residenza dell’alunno, la nuova unità multidisciplinare prende in carico lo stesso dal momento della visita medica nei suoi confronti, acquisendo la copia del fascicolo sanitario dello stesso dall’ASL di residenza); gli studenti e le studentesse nel rispetto del principio di autodeterminazione; un eventuale esperto autorizzato dal dirigente scolastico su richiesta della famiglia, esperto che partecipa solo a titolo consultivo e non decisionale; eventuali altri specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti medico, psico-pedagogici e di orientamento, oltre che i collaboratori scolastici che coadiuvano nell’assistenza di base.

Come va compilato e quando va approvato il PEI

Come dispone l’articolo 19, comma 2, del  DI 182/2020 e come ricorda la nota n. 2567 del 23 agosto 2021, i modelli PEI sono resi disponibili in versione digitale e vanno compilati in modalità telematica tramite SIDI, da parte dei componenti dei rispettivi GLO, i quali sono registrati e abilitati ad accedere al sito con il rilascio di apposite credenziali.

Il PEI è approvato entro il 31 ottobre (ricordiamo che il documento ha validità annuale riguardo agli obiettivi educativi e didattici, agli strumenti e alle strategie da adottare), eccetto casi particolari (ad esempio ritardi consistenti nella nomina degli insegnanti, non solo di sostegno, o frequenza irregolare dell’alunno/a nel primo periodo). La predetta data, comunque, può essere anticipata e le scuole, leggiamo nelle Linee Guida, si impegnano a definire ed approvare il documento entro le prime settimane di lezione, per ridurre al minimo il periodo di lavoro svolto senza progettazione.

Il PEI, qualora fosse necessario, può essere modificato nel corso dell’anno scolastico.

Registrazione membri GLO

Alla luce di quanto detto sopra, ossia che la compilazione va effettuata dai membri del GLO in via telematica, tramite SIDI, le istituzioni scolastiche devono procedere a breve alla registrazione degli stessi (membri). Al fine predetto, leggiamo nella nota del 23 agosto 2021, le funzioni sono rese disponibili dal mese di settembre 2021 e con successiva comunicazione saranno fornite le indicazioni ed il manuale utente.

Consultazione fascicoli personali in ANS

Ai fini della redazione del PEI, i membri del GLO prendono visione della documentazione presente nei fascicoli degli studenti con disabilità, reperibili nella partizione del sistema SIDI – Anagrafe degli alunni con disabilità (partizione dell’Anagrafe nazionale degli studenti). La documentazione va mantenuta costantemente aggiornata. Al riguardo il Ministero, con la citata nota del 23 agosto, ha fornito apposite indicazioni agli UUSSRR e alle Istituzioni scolastiche.

nota n. 2567 del 23 agosto 2021

nota n. 40 del 13/01/2021

DI 182/2020

Inclusione e nuovo PEI – Pagina Ministero

Super Green Pass in arrivo, Governo al lavoro per un nuovo decreto

da La Tecnica della Scuola

Ormai la strada sembra segnata: il Governo dovrebbe quanto prima ampliare la platea degli obbligati alla certificazione verde, la cosiddetta Green pass.
Nella giornata del 6 settembre ci sarà un incontro con le organizzazioni sindacali mentre per giovedì 9 è in programma la cabina di regia con le Regioni.
Venerdì il Consiglio dei Ministri potrebbe così essere pronto a varare un nuovo decreto (dovrebbe essere denominato “Super Green Pass”).

Secondo le informazioni che stanno trapelando in queste ore il Super Green Pass potrebbe riguardare coloro che svolgono servizi in quei settori in cui è già richiesto il certificato verde per gli utenti; si parla quindi di chi lavora in bar, ristoranti, palestre, piscine, teatri e cinema o sui mezzi di trasporto (treni, aerei, navi, bus interregionali e traghetti).

Il decreto dovrebbe risolvere anche la questione degli addetti esterni alla scuola, ovvero del personale non strettamente scolastico per il quale l’obbligo non è stato espressamente previsto nel decreto legge 111.
Da parte dei dirigenti scolastici, ma anche dei Comuni e degli operatori del terzo settore c’è molta attesa per il provvedimento dal momento che sono decine e decine di migliaia di lavoratori non statali che ogni giorno entrano nei 40mila edifici scolastici di tutta Italia.
Si va dagli assistenti per l’autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità, agli operatori del pre e post scuola, fino agli esperti per attività progettuali oltre che addetti alle mense e ai trasporti scolastici.

Il decreto dovrà sciogliere un nodo molto delicato sotto il profilo normativo: chi dovrà occuparsi nelle scuole del controllo del Super Green Pass del personale non statale e, soprattutto, come dovrà sospendere dal servizio il personale non in regola? E’ molto probabile che il controllo debba spettare alla scuola, ma è evidente che il dirigente scolastico non ha la facoltà di sospendere personale non statale.
C’è da augurarsi infine che il provvedimento chiarisca anche quali controlli si dovranno fare nei confronti dei genitori soprattutto di quelli che nei primi giorni nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido si trattengono con i bimbi per la fase di inserimento.

GPS, l’algoritmo della discordia. Tante le segnalazioni di errori

da La Tecnica della Scuola

L’algoritmo del ministero dell’istruzione, studiato per l’assegnazione delle supplenze annuali, sta provocando polemiche su polemiche. Sono tante infatti le segnalazioni di errori che arrivano ai sindacati.

La Cub Sur evidenzia le tante lamentele che i precari rivolgono alle loro sedi sulle falle del sistema informatizzato. Sarebbero tanti gli errori nelle domande, dipesi soprattutto dalla fretta imposta a tutti nel mettere a punto gli strumenti, con conseguenti blocchi della piattaforma. Ma le segnalazioni riguardano anche cattedre che non erano presenti nelle disponibilità comunicate dagli Usr e che compaiono dal nulla, candidati scavalcati da colleghi con punteggi inferiori e precedenze per legge 104 poco chiare.

Alcuni docenti si trovano a lavorare su materia in altri istituti, lasciando allievi con cui era iniziato un percorso in passato. Così come candidati con punteggio molto alto, abituati a lavorare su cattedre piene, si trovano a dover accettare spezzoni di 7-8 ore perché hanno indiicato nelle prime preferenze anche l’accettazione di spezzoni.

Cub Scuola: convocazione in presenza

Anche la Cub Scuola pone la questione, spiegando che un percorso lavorativo di tre anni non può essere gestito in via telematica con gli errori che ne possono conseguire e che il “fattore umano” può correggere immediatamente. Simili le segnalazioni, ovvero errori di compilazione (giustificati dalla procedura farraginosa), altre volte errori di sistema e malfunzionamenti dell’algoritmo. Criticità che si potrebbero sistemare, secondo la Cub Scuola, con la convocazione in presenza dei docenti interessati.

Flc Cgil Sicilia: rischio di ricorsi

Per la Flc Cgil Sicilia la nuova procedura informatizzata messa a punto dal Ministero non ha funzionato come avrebbe dovuto. L’algoritmo in molti casi è impazzito, vanificando il grande lavoro svolto in questi giorni dal personale dell’Ufficio scolastico regionale Sicilia e degli Ambiti territoriali ledendo i diritti di tanti lavoratori. Errori che rischiano di dar vita a una pioggia di ricorsi.

Sinistra Italiana: sospendere questa modalità

Infine da segnalare anche la posizione di Sinistra Italiana. Il suo responsabile nazionale scuola Giuseppe Buondonno afferma: “Algoritmo non problema tecnico ma vero disastro. Inaccettabile ciò che sta succedendo sulle Gps. Grave per gli effetti che sta provocando, oltre all’idea che i docenti siano solo numeri”. Per questo SI chiede l’immediata sospensione di questa modalità e rimettere ordine e chiarezza nelle assegnazioni con urgenza in vista dell’inizio delle lezioni.

Classi pollaio, ci fanno lezione 400mila alunni e 25mila docenti: il Ministero s’impegna a cancellarle col Recovery Plan

da La Tecnica della Scuola

L’anno scolastico riparte con diversi punti oscuri. Uno di questi, l’ha scritto a chiare lettere La Tecnica della Scuola nel suo editoriale di inizio a.s. 2021/22, è l’eccessiva numerosità di alunni per classe. La rivista Tuttoscuola è andata a quantificare i casi limite, scoprendo che nell’anno del Covid, il 2020/21, riguardano circa 14 mila scuole, frequentate da quasi 400 mila studenti studiano “da 27 fino a 40 alunni“. E ad entrare in queste classi, alternandosi nel corso della giornata scolastica, sono 25 mila docenti. Un fenomeno che tocca l’apice nei primissimi anni delle superiori, in particolare nei licei scientifici dove la domanda è altissima.

Su questo fenomeno, solo qualche giorno fa, sempre su questa testata giornalistica avevamo scritto: riprendono le lezioni del nuovo anno, con il Covid ancora minaccioso, e “noi ci permettiamo il lusso di tornare a scuola con migliaia di classi con oltre di 26-27 iscritti, collocate in aule tutt’altro che capienti e areate quasi dappertutto con il metodo dei nostri nonni: quello di tenere aperte le finestre (anche d’inverno, con tutti i rischi che comporta)”.

Il tema, quindi, non è nuovo. Come non è nuova la sostanziale inerzia del governo e del ministero dell’Istruzione nell’affrontarlo.

Sempre pochi giorni fa riportavamo “la denuncia di un liceo alle porte di Roma, dove l’Ufficio scolastico non ha battuto ciglio nel realizzare una classe con 31 studenti, di cui tre disabili certificati. Ecco, Covid a parte, pensiamo che su questo fronte è arrivata l’ora di prendere in mano la situazione. Perché formare due classi da 15 o da 16 alunni è molto più normale che farne una da 31. Se poi tra gli alunni vi sono ragazzi con bisogni speciali, anche la legge lo impone. Invece, quello che è illogico continua a prevalere, così da evitare di uscire dai budget prefissati”.

Il tema, quindi, è drammaticamente di attualità. A Viale Trastevere lo sanno bene, tanto che hanno immediatamente pubblicato un comunicato per far sapere che “il tema delle cosiddette classi “pollaio” è già sul tavolo del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, dal febbraio scorso”.

Fonti del dicastero dell’Istruzione dicono anche che “il Ministro ha chiesto una attenta analisi dei dati a livello territoriale da cui emerge che queste classi sono concentrate nelle grandi città e, in particolare, negli istituti di secondo grado”.

“Tra le riforme del Pnrr – si legge ancora nella nota del Mi – c’è anche quella relativa proprio alla riduzione del numero di studenti per classe. Dal ministero si afferma inoltre che in attesa della riforma sono già state messe in campo azioni concrete”.

In particolare, spiegano le fonti, “il Ministero ha tenuto stabile l’organico, quest’anno, nonostante la denatalità. Vale a dire che, pur diminuendo gli alunni, non sono stati tagliati posti in organico docente. Proprio per far sì che si potessero avere insegnanti per fare classi meno numerose”.

Si citano poi “270 milioni assegnati ad agosto agli Enti locali per interventi di edilizia leggera e affitto di spazi sono stati distribuiti sulla base del numero degli alunni e dell’affollamento delle classi. In tema di finanziamenti, altri 400 milioni sono stati assegnati agli Uffici Scolastici Regionali per l’organico e sono stati distribuiti tenendo conto dell’andamento delle prove Invalsi e anche della numerosità delle classi”.

“A questa cifra – concludono dal Ministero – vanno aggiunti altri 22,4 per le scuole che hanno almeno 5 classi con numeri elevati proprio per interventi mirati e per dare personale in più. Infine altri 50 milioni del Pon saranno distribuiti a settembre per progetti didattici aggiuntivi nelle scuole con classi numerose, in particolare per le terze medie e quinte superiori, con lo scopo di rafforzare la preparazione di chi deve sostenere gli Esami di fine anno”.

Tutto vero. Il problema è che un altro anno scolastico sta partendo con migliaia di classi con circa 30 alunni, addirittura in certi casi con all’interno dei disabili (che per legge devono essere collocati in classi con massimo 20 iscritti): una presenza, quella degli alunni con certificazione riferita alla Legge 104/92, articolo 3 comma 3, che rende ancora più insopportabile e inaccettabile la situazione dell’eccesso di alunni per aula, purtroppo ormai stabile da diversi anni.

Docenti e Ata, immune il 92%: senza vaccino rimangono solo in 100 mila, ma ad ottobre scatterà l’obbligo

da La Tecnica della Scuola

Ora si può dire senza più ombra di dubbio: con il Green pass obbligatorio tra il personale scolastico, il governo ha ottenuto quello che voleva, cioè un incremento sensibile delle vaccinazioni da Covid-19. Gli ultimissimi numeri sono esemplari: dopo avere contato quasi 80mila nuovi vaccinati nell’ultimo mese, il commissario all’Emergenza Francesco Paolo Figliuolo ha fatto sapere che su 1.482.676 lavoratori della scuola, 1.315.907 hanno fatto almeno la prima dose di vaccino e hanno fissato l’appuntamento per la seconda. Con queste percentuali, si è superato il 92 per cento di vaccinati tra docenti e personale Ata.

Ne consegue, scrive La Repubblica, che la classe insegnante è quella insieme ai medici che si è sottoposta con più rigore alla campagna di vaccinazione di massa chiesta dal governo italiano”. Ancora di più “se si aggiunge questa cifra a coloro che hanno avuto bisogno solo dell’iniezione unica (coloro che hanno già contratto il Covid e sono guariti, per esempio)”: in questo modo “si raggiunge la percentuale, appunto, del 92,1 per cento. Tra l’altro, i vaccinati completi sono molto vicini a queste quote: l’86,11 per cento ha realizzato sia prima che seconda dose”.

Non vaccinati solo l’8% di docenti e Ata

Si avvicina quindi alla soglia dei 100 mila, siamo ora a 117.153, la quantità di docenti e Ata non vaccinati e che quindi non potranno mettere piede a scuola con l’inizio delle lezioni. In pratica, meno dell’8 per cento.

Una percentuale così bassa, che potrebbe ridursi ancora nei prossimi giorni, che ha fatto chiedere al sottosegretario all’Istruzione leghista Rossano Sasso, tra i maggiori fautori dei test salivari: che senso ha parlare di obbligo vaccinale a fronte di numeri così bassi di non vaccinati tra i dipendenti della scuola?.

Obbligo già deciso

Per il governo però ha un senso. Ancora di più perché virologi e giuristi insistono. I primi per dare ancora più impulso alla lotta contro i contagi; per i secondo, gli esperti di legge, l’imposizione del vaccino tra chi svolge un servizio pubblico, quindi nella scuola, poggerebbe su basi solide, perché finalizzata al beneficio dell’individuo e di tutta la società.

“Sostegno pieno al governo su tutto ciò che è estensione di obbligo vaccinale e di Green pass”, perché “se vogliamo libertà, e ripresa delle attività, c’è bisogno di essere seri nell’applicazione delle regole: sosteniamo quello che il governo Draghi sta facendo e chiediamo a tutti di fare lo stesso”, ha  detto Enrico Letta, segretario del Pd e candidato alle elezioni suppletive della Camera nel collegio uninominale Toscana 12, a margine di una iniziativa elettorale a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.

“Credo che in ogni luogo di lavoro, a partire dalle scuole, un’applicazione fatta col buon senso sia la cosa migliore: ma deve essere chiaro che la linea deve essere quella di obbligo vaccinale ed estensione del Green pass il più possibile”.

Il personale scolastico, tra l’altro, subito dopo fragili e anziani, è tra le categorie che saranno coinvolte per prime nell’obbligo vaccinale: una norma che tra la maggioranza vorrebbero approvare per decreto ad hoc entro un mese, con l’entrata in vigore quindi in autunno.

Il problema rimane che fino a 12 anni gli alunni non saranno vaccinati, poiché la scienza non ha ancora fornito rassicurazioni per questa fascia d’età. Mentre dopo e fino a 19 anni, si è abbondantemente superata la soglia del 50 per cento di vaccinazioni già fatte, circa nel 35 per cento dei casi anche con doppia dose.

Polemiche sulle mascherine

Per gli studenti, inoltre, non si placa la polemica per le dichiarazioni dei ministri Patrizio Bianchi e Roberto Speranza, rilasciate al termine dell’ultimo consiglio dei ministri, sulla possibilità di togliere le mascherine nelle classi dove tutti gli studenti sono vaccinati: verso questa soluzione, peraltro con oggettivi problemi di realizzazione, in tanti hanno parlato di emarginazione nei confronti di quegli studenti che non saranno, o non potranno essere, vaccinati.

Anche la sottosegretaria all’Istruzione, Barbara Floridia, non ha nascosto le sue perplessità: “Il percorso – dice – si inizia ma non è immediato: va per bene definito il procedimento”.

Le nuove regole, infatti, saranno frutto di un intervento formale e normativo e appare difficile che possano entrare in vigore con l’avvio del nuovo anno scolastico, a cui mancano appena dieci giorni. Anche perché al 13 settembre sarà complicato avere intere classi di vaccinati.

Giannelli (Anp): attenzione a non emarginare

La pensa così anche Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Nelle aule ci sarà sempre qualcuno di non vaccinati. E questo creerà una situazione di disagio, con il rischio di emarginazione da parte dei ragazzi che vorrebbero levare la mascherina. Si pensi, per esempio, se in una classe di 25 studenti c’è solo uno senza vaccino, come si sentirà questo ragazzo?”.

Senza contare l’impossibilità da parte della scuola di chiedere informazioni sullo stato di salute degli alunni.

“Si potrebbe ovviare con una super app, come quella che dovrà essere varata per i docenti, con cui si può sapere quali sono le classi completamente vaccinate senza dover chiedere ad ognuno certificati o documentazioni”, ha concluso Giannelli.

Per la Cisl Scuola, invece, “l’uso delle mascherine in classe non può essere ancora una volta l’occasione per fare polemica sterile e improduttiva.

Il nodo del personale scolastico non statale

Infine, c’è da risolvere il problema dal mancato obbligo delle figure professionali che operano nelle scuole, ma non sono dipendenti pubblici. Ad iniziare da chi affianca gli alcuni disabili, gli Assistenti educativi e culturali, e dagli operatori delle mense scolastiche. Proprio loro Coop e sindacati hanno chiesto un incontro urgente al ministero per fare chiarezza sull’esenzione di Green pass.

La questione potrebbe avere una soluzione immediata, in fase di conversione del decreto 111/21, si potrebbe infatti introdurre un emendamento.

Le incompatibilità nel pubblico impiego

Le incompatibilità nel pubblico impiego

di Cettina Calì

Il tema delle incompatibilità  e del cumulo di impieghi per i dipendenti pubblici  trova la sua ratio nel principio di  esclusività delle prestazioni  di lavoro del dipendente al servizio della  pubblica amministrazione di appartenenza.

Il docente, all’atto di stipula del contratto individuale di lavoro, deve, infatti, dichiarare entro 30 giorni e sotto la propria responsabilità, di non avere altri rapporti di impiego pubblico o privato e di non trovarsi in nessuna delle situazioni di incompatibilità, ovvero, in caso contrario, è tenuto a  presentare dichiarazione di opzione per il nuovo rapporto di lavoro. 

L’art. 53 del D. Lgs. 165/2001 “Incompatibilita’, cumulo di impieghi e incarichi” – disciplina la materia delle incompatibilità per il conferimento e le autorizzazioni degli incarichi retribuiti ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato, con esclusione dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time),  con prestazione lavorativa non superiore al 50%.
Al personale che usufruisce   del rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time)  è consentito, infatti, svolgere le attività generalmente non ammesse per chi ha un rapporto di lavoro a tempo pieno (full-time), purchè tali attività non siano alle dipendenze di altre pubbliche amministrazioni.

Rientrano tra i casi di incompatibilità nello svolgimento della professione docente:

  1. “l’esercizio di attività d’impresa, commerciale, e professionale;
  2. gli impieghi alle dipendenze di soggetti pubblici e privati; 
  3. le cariche in società costituite a fine di lucro, eccetto quelle per le quali  sia lo Stato a nominare, con contestuale autorizzazione del Ministro  competente”.

Il dipendente, previa richiesta al Dirigente Scolastico dell’istituto di appartenenza, può  tuttavia svolgere alcune prestazioni lavorative che non comportino un pregiudizio alle esigenze di servizio e non rientrino tra le incompatibilità previste dalla normativa.

Perché venga concessa l’autorizzazione da parte dell’amministrazione  è necessario che vi siano:

1) la temporaneità e l’occasionalità dell’incarico;

2) il non conflitto con gli interessi dell’amministrazione e con il principio del buon andamento;

3) la compatibilità dell’impegno lavorativo derivante dall’incarico con l’attività lavorativa cui il dipendente è stato assunto.

Sono compatibili con l’espletamento della funzione  docente e pertanto non soggette ad autorizzazione:

  1. le attività rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio-assistenziale senza scopo di lucro;
  2. le collaborazioni a giornali, a riviste, a enciclopedie etc;
  3. l’utilizzazione economica da parte dell’autore o dell’inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali;
  4. la partecipazione a convegni e seminari e la pubblicazione di propri scritti, ovvero tutte le attività per le quali è corrisposto il solo rimborso delle spese documentate;
  5. gli incarichi per i quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;
  6. gli incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti distaccati o in aspettativa non retribuita;
  7. le attività di formazione ai dipendenti della pubblica amministrazione, “nonché di docenza e di ricerca scientifica”.

Sono, altresì, attività compatibili, ma con autorizzazione preventiva da parte del Dirigente Scolastico, purchè non sia di pregiudizio all’assolvimento della prestazione lavorativa e sia compatibile con l’orario di insegnamento svolto:

  1. “Incarichi occasionali per i quali sia previsto un compenso;
  2. incarichi conferiti da altre Pubbliche Amministrazioni e/o collaborazioni plurime con altre scuole,
  3. partecipazioni attive a società agricole a conduzione familiare e/o a società per azioni in accomandita con responsabilità limitata al capitale versato;
  4. cariche in società cooperative o in enti per i quali sia prevista una nomina riservata a ente pubblico anche con compenso;
  5. attività di amministratore di condominio limitata alla cura dei propri interessi;
  6. esercizio delle libere professioni per cui sia prevista l’iscrizione ad uno specifico albo professionale  e che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente;
  7. incarichi vari (revisore contabile etc.)”.

La norma prevede per  il personale,  che contravvenga ai divieti imposti dall’Amministrazione nello svolgimento di ulteriori attività lavorative, la notifica di un atto di  diffida  e la cessazione dalla situazione di incompatibilità, entro quindici giorni.

E’ utile ricordare che le violazione delle regole di incompatibilità dei pubblici dipendenti e/o  la mancata comunicazione all’amministrazione di servizio di inizio di altra attività lavorativa costituiscono giusta causa di licenziamento disciplinare.

Avviso pubblico Digital board: trasformazione digitale nella didattica e nell’organizzazione

Il presente Avviso è finalizzato alla dotazione di attrezzature basilari per la trasformazione digitale della didattica e dell’organizzazione delle istituzioni scolastiche. L’obiettivo è quello di consentire la dotazione di monitor digitali interattivi touch screen, che costituiscono oggi strumenti indispensabili per migliorare la qualità della didattica in classe e per utilizzare metodologie didattiche innovative e inclusive, nelle classi del primo e del secondo ciclo e nei CPIA, con priorità per le classi che siano attualmente ancora sprovviste di lavagne digitali, e di adeguare le attrezzature e gli strumenti in dotazione alle segreterie scolastiche per accelerare il processo di dematerializzazione e digitalizzazione amministrativa delle scuole.

Inoltro candidature entro le ore 12:00 del 1 ottobre 2021

Prot. n. 28966 del 6 settembre 2021