Protocolli di sicurezza e tamponi gratuiti

Protocolli di sicurezza e tamponi gratuiti: ritorna la sindrome da otto settembre?

L’anno scolastico è iniziato e le scuole – ancora una volta sospese tra l’ordinarietà delle procedure e la straordinarietà dettata dall’emergenza pandemica – sono alle prese con le attività prodromiche all’avvio della didattica. 

In alcune regioni, in realtà, i servizi educativi e le scuole dell’infanzia hanno già iniziato le loro attività d’aula. È paradossale che, proprio là dove il personale scolastico opera con bambine e bambini non distanziati e privi di mascherine, il relativo Protocollo di sicurezza non sia stato ancora sottoscritto e, anzi, ne sia stata rinviata sine die la firma. Di fatto, questo delicatissimo settore sta operando in assenza di nette prescrizioni. 

L’ANP ha dichiarato sin da subito la sua disponibilità a sottoscrivere il Protocollo 0-6 perché coerente, in merito alla questione del pagamento dei tamponi al personale scolastico, con la Nota ministeriale 18 agosto 2021, n. 900. Motivazione che, al contrario, ha indotto le altre organizzazioni sindacali a rifiutarne la firma. Ribadiamo, oggi, la nostra disponibilità a sottoscrivere tale protocollo per le stesse ragioni che ci hanno spinto a non aderire al Protocollo del 14 agosto. 

È opportuno, a questo punto, fare chiarezza sulla tematica dei tamponi gratuiti. 

In primo luogo, per l’ANP è inaccettabile sottrarre risorse alla collettività per pagare i tamponi a chi, in forza di una mera scelta ideologica, rifiuta il vaccino. Peraltro, chi rifiuta il vaccino corre un rischio molto più alto di occupare le corsie e i reparti di terapia intensiva degli ospedali, pregiudicando le cure nei confronti dei cittadini affetti da patologie diverse dal COVID-19. 

In secondo luogo, un protocollo di sicurezza dovrebbe essere un atto contenente regole di condotta volte a garantire l’incolumità dei lavoratori e, come tale, non dovrebbe fissare obbligazioni di natura economica. Tornando alle vicende relative al Protocollo del 14 agosto, ricordiamo che dette obbligazioni non erano presenti nel testo proposto dall’Amministrazione il 12 agosto scorso, sulla cui sottoscrizione c’eravamo infatti espressi favorevolmente. Tali obbligazioni, invece, sono improvvidamente comparse nel testo del 13 agosto pomeriggio, provocando la nostra decisione di non sottoscrivere il protocollo. Riteniamo, infatti, che con i tamponi “gratuiti per tutti” si disattenda lo spirito del D.L. 111/2020 e si contravvenga al principio etico da noi posto.  

Infine, riteniamo che non si debba fare confusione tra le due diverse finalità del tampone: in un caso, esso è funzionale all’ottenimento del Green pass in alternativa alla vaccinazione; nell’altro, è uno strumento di screening a cui dovrebbero essere sottoposti vaccinati e non. Solo in questo secondo caso la gratuità dei tamponi può essere giustificata ma il costo dovrebbe allora gravare sul sistema sanitario e non già sulle scuole. All’interno del protocollo avrebbe anche potuto trovare spazio logico una simile previsione, non certo quella riguardante i tamponi gratuiti erga omnes

È precisa responsabilità dell’Esecutivo prendere posizione, in tempi rapidi, su questi aspetti. 

Da parte nostra, siamo stanchi di subire equivoci armistizi sulle spalle della scuola e della società civile. 

Non abbiamo platee da compiacere. 

Non intendiamo partecipare alla fuga dalle responsabilità. 

incontro su atto di indirizzo

Scuola: incontro Bianchi – sindacati su atto di indirizzo. Cgil e FLC chiedono rispetto dei patti e impegni concreti per innalzare i livelli retributivi
Roma, 8 settembre – “La prossima stagione contrattuale dovrà consentire il rilancio del settore Istruzione e più in generale di tutta la Pubblica Amministrazione. Ciò dovrà avvenire sia innalzando gli attuali livelli retributivi, sia collocando il diritto all’istruzione come centrale nelle scelte politiche del governo”. Ad affermarlo, in una nota, la segretaria confederale Cgil Tania Scacchetti e il segretario generale FLC CGIL Francesco Sinopoli, a margine dell’incontro svoltosi stamattina tra il MI e le organizzazioni sindacali sull’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore scuola.
“Nella scuola, come in tutta la PA – sottolineano Scacchetti e Sinopoli- esiste una questione salariale che riguarda tutto il personale, docente ed Ata, e che abbiamo posto nell’incontro di oggi. Le risorse per gli aumenti rappresentano un tema dirimente per poter avviare un confronto per il rinnovo contrattuale, assieme alla formazione del personale per la quale ci sono risorse nel PNRR e che va ricondotta interamente all’interno della contrattazione.”

“E’ necessario poi -aggiungono – che il contratto si faccia carico fino in fondo dell’equiparazione dei diritti tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato, un tema per noi di grossa importanza”.
Il sindacato – concludono i due dirigenti sindacali- ha sottoscritto due patti con l’Amministrazione, quello sul lavoro pubblico e quello specifico sulla scuola, è ora che gli impegni presi all’interno di quei patti vengano attuati”.

#Erasmusdays 2021

#Erasmusdays 2021: la tre giorni europea per raccontare il Programma

Dal 14 al 16 ottobre, una serie di eventi in oltre 80 Paesi.
Protagonisti i beneficiari e le loro esperienze

Tornano gli #Erasmusdays, l’iniziativa che coinvolge tutta la community del Programma Erasmus+. Un evento diffuso in tutta Europa, dal 14 al 16 ottobre, e aperto a scuole, università, istituti, enti di formazione e centri per l’educazione degli adulti. L’edizione di quest’anno è ancor più significativa perché coincide con l’avvio del nuovo Programma Erasmus+ 2021/2027.

L’iniziativa è alla sua 5° edizione e intende rilanciare la grande partecipazione registrata nel 2020, con oltre 5.000 eventi in 82 diversi Paesi. Si tratta di un evento promosso da tutte le Agenzie nazionali Erasmus+ con il patrocinio della Commissione europea, in particolare di Mariya Gabriel, Commissaria EU per Innovazione, ricerca, cultura, istruzione e giovani.

Cosa proporre per gli Erasmusdays

Gli Istituti potranno proporre incontri online o in presenza, mostre, concerti, performance, dialoghi, racconti, storie, proiezioni video, teatro, tandem linguistici, momenti di scambio di informazioni e apprendimento tra pari, maratone sportive, contest social, momenti di accoglienza, di formazione, videoconferenze, eventi online ecc. Lo scopo è far conoscere i risultati dei progetti e gli aspetti di innovazione, apertura, cultura, cambiamento negli individui e nelle organizzazioni legati a Erasmus+. Gli ErasmusDays sono anche l’occasione per scoprire le opportunità del Programma, confrontarsi con altre esperienze e partecipare.

Le tre Agenzie nazionali italiane Erasmus+ (Indire, Inapp e Agenzia nazionale per i giovani) invitano i beneficiari a organizzare un evento targato Erasmusdays. Possono partecipare scuole, istituzioni, università, centri di ricerca, organizzazioni, cooperative, associazioni, Ong, centri di formazione professionale ecc. Anche le Unità italiane eTwinning ed Epale partecipano agli Erasmusdays.


Tematiche chiave

L’edizione 2021 è incentrata sulle priorità trasversali del programma Erasmus+ 2021-2027: saranno particolarmente apprezzati gli eventi dedicati ai temi dell’inclusione, della protezione dell’ambiente, della trasformazione digitale e della partecipazione alla vita democratica.

Come partecipare

  •  Organizzare un evento Erasmus+ in uno o più giorni 14, 15 e 16 ottobre 2021
  •  Registrarlo nella mappa europea del sito erasmusdays.eu compilando il form online
  • Scrivere un testo breve chiaro e con tutte le informazioni utili
  • Aggiungere una foto o un’immagine rappresentatia
  • Selezionare settore di pertinenza, tipologia di evento e tematica
  • Se l’evento deriva o è collegato a un progetto Erasmus, è possibile inserire la sintesi del progetto

La segnalazione dell’evento sarà approvata e pubblicata dalla redazione web delle Agenzie nazionali Erasmus+ nel giro di un pochi giorni. L’hashtag ufficiale in tutta Europa è #ERASMUSDAYS: si invita chi ha vissuto da poco un’esperienza Erasmus+ o si trova in mobilità adesso a condividere foto e storie sui social utilizzando l’hashtag #Erasmusdays già da subito, e in particolare durante i 3 giorni dedicati.

Info FAQ:

Organizzare un evento 

Partecipare

8 settembre 1943

8 settembre 1943

di Maurizio Tiriticco

Il bollettino della… sconfitta!!! Ma andiamo con ordine! Dopo quel 25 luglio del 1943 non solo eravamo tutti felici per la caduta del fascismo, ma lo eravamo ancora di più, perché la fine della guerra, della fame, delle bombe stava finalmente per arrivare! Per cui eravamo tutti in trepida attesa! Qualcosa doveva succedere! Lo si sentiva nell’aria! Altrimenti che senso avrebbe avuto far fuori Mussolini, il Duce? Fatto scomparire dalla circolazione come si cattura e si mette in galera un volgare ladro di polli! E l’attesa era spasmodica! La guerra, la fame, le bombe, i camerati, cosiddetti, tedeschi sempre fra i piedi nelle nostre strade, neri come tizzi, incazzati di brutto perché si erano sentiti traditi! Ed in effetti così era stato!

E poi finalmente… il bollettino venne! Era la sera dell’8 settembre, una sera come tante, calda, tranquilla, il profumo del mare! Perché abitavo ad Ostia, anzi al Lido di Roma! Così il Duce l’aveva ribattezzata! Anzi, non fu un vero e proprio bollettino! Non erano ancora le venti e stavo in strada, per l’esattezza in Piazza Anco Marzio, dove sostavamo e chiacchieravamo, gli amici di sempre! Era la radio di un bar, anzi di un caffè! Bar era un nome inglese ed era stato cancellato dal nostro vocabolario: ma forse i fascisti non sapevano che in effetti viene dal latino barra, il piano di servizio del termopolio, il bar dei Romani antichi. Ma io lo sapevo, con la licenza ginnasiale fresca fresca in tasca, e avviato agli studi classici!!!

A un certo momento si interrompono le trasmissioni e… un annuncio solenne! «Attenzione! Attenzione! Sua Eccellenza il Capo del governo e Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio rivolgerà un proclama alla nazione!» Era la voce di Arnoldo Foà, come seppi a guerra finita. Seguirono le parole di Badoglio, sì, proprio del Maresciallo Badoglio in persona, quindi la notizia doveva essere più che importante! Eravamo tutti sospesi! E poi lo snocciolarsi delle parole… secche… stentoree… scandite anche con una voce un po’ chioccia…. non era uno speaker: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». FINALMENTEEE!!!

CHETTRIPUDIODIGGIOIAAA!!! Ma, ma, ma… nella mia, nella nostra ingenuità, chi altro, se non gli angloamericani avrebbe ancora potuto attaccarci? Manco la Sibilla Cumana sarebbe stata capace di tanto! Eventuali attacchi??? E da parte di chi? Manco il coraggio di metterci in guardia contro i tedeschi! Che di fatto erano i nuovi nemici! Così! Da un giorno all’altro! Ma un povero popolo rincretinito dopo vent’anni di dittatura, che cavolo doveva capire? Niente! Quindi solo gran festa! LA GUERAAAEFFFINIIIITAAA!!! Detto alla romana!!! Che dire? Difficilmente ho vissuto emozioni più intense, momenti più felici! In piazza c’erano anche dei soldati in libera uscita! Berretti e giberne venivano lanciate in aria insieme a grida di giubilo: «E’ finita! E’ finita! Tutti a casa! Tutti a casa! Finalmente! Era ora…» CHETTRIPUDIODIGGIOIAAA!!! Ci abbracciavamo tutti e tutti eravamo convinti che tutto fosse finito, veramente e per sempreee!!! «Da domani non più tessete annonarie», gridava una donna, malmessa ma ridente, una madre di famiglia, una delle tante… mi abbracciò e mi disse: «Figlio mio, figlio mio»! Anch’io la abbracciai! Ci abbracciavamo tutti. Ci baciavamo tutti! TUTTO era ormai finito!

FINITOOO… PER SEMPREEE… Invece, il TUTTO, il peggio del peggio, doveva ancora cominciare! Ma questa è un’altra storia…

Roma, 8 settembre 2021… 78 anni dopo…

La salute nel 21° secolo

La salute nel 21° secolo

di Margherita Marzario

Abstract: Il contributo, partendo dalla citazione di documenti di rilevanza internazionale, si interroga sulle diverse dimensioni e sullo stato attuale della salute delle persone, in particolare delle nuove generazioni.

  1. La salute del mondo

Con la risoluzione 65/309 del 2011 l’Onu aveva definito la ricerca della felicità come “un obiettivo umano fondamentale” e in una riunione delle Nazioni Unite del 2012, dopo aver  discusso della felicità come nuovo paradigma economico, è stato pubblicato il primo Rapporto sulla felicità mondiale (World Happiness Report), da allora redatto su base annuale e presentato come testo fondamentale per delineare lo stato della felicità nel mondo, le cause della felicità e della sua mancanza e le implicazioni politiche evidenziate dai casi di studio. La pandemia da Covid-19 ha confermato tutto ciò rilevando quanto siano determinanti per la felicità la salute psicofisica, la famiglia e le relazioni umane.

Infatti, una nuova forma di povertà che assilla le famiglie è la povertà relazionale (figli unici, nonni lontani o tenuti lontani, genitori singoli, famiglie d’origine in altri posti geografici, chiusura al diverso, paura e così di seguito). “I prerequisiti per la salute sono la pace, una casa, l’istruzione, la sicurezza sociale, le relazioni sociali, il cibo, un reddito, l’attribuzione di maggiori poteri alle donne, un ecosistema stabile, un uso sostenibile delle risorse, la giustizia sociale, il rispetto dei diritti umani e l’equità” (dalla Dichiarazione di Jakarta per la promozione della salute nel 21° secolo, luglio 1997): tutti requisiti necessari per la salute della famiglia da cui dipende la salute di ciascuno. Il sociologo Francesco Belletti, in un articolo del 3 luglio 2021, ha richiamato: “[…] come l’indagine del Family International Monitor ha ampiamente evidenziato nel Rapporto 2020, e come anche i più recenti rapporti della World Bank documentano – la povertà delle famiglie è multidimensionale, e non può essere tradotta in termini puramente economici: la ricchezza (e quindi l’eventuale povertà) delle famiglie deriva non solo dal reddito e dal lavoro ma anche dal capitale culturale dei membri, dalla qualità e coesione delle loro relazioni interne, dalla presenza di relazioni solidali esterne (capitale sociale, legami di parentela, reti di vicinato), dal livello dei servizi di base del territorio in cui vivono, in termini di acqua potabile, sanità, istruzione, welfare, trasporti, diritti di libertà e democrazia”.

Il Rapporto del Family International Monitor 2020ha evidenziato l’anziano come una figura cruciale della relazione intergenerazionale, quale risorsa per la famiglia, che aiuta a contrastare l’impoverimento relazionale nelle diverse realtà sociali. Il progressivo invecchiamento della popolazione di fatto riduce la portata della relazione intergenerazionale, accentuando la dimensione di bisogno di cura dell’anziano all’interno della famiglia.Nella città tedesca di Salzgitter (Germania centrale) è stato creato il progetto delle case intergenerazionali: giovani, bambini e anziani si ritrovano in un centro di aggregazione aperto a tutti per contrastare l’individualismo e creare dei rapporti sociali a protezione dei soggetti più vulnerabili. L’esperienza nasce dall’associazione “SOS Kinderdorf” (SOS Villaggi dei bambini), sorta come progetto di assistenza per madri sole e bambini in affidamento. A partire dal modello Salzgitter, sono nate centinaia di realtà di questo tipo, ormai veri e propri quartieri solidali in cui le persone non convivono sotto lo stesso tetto ma si ritrovano in spazi comuni per trascorrere del tempo assieme. Queste iniziative tengono anche conto delle “priorità per la promozione della salute nel 21° secolo”, come espresse nella Dichiarazione di Jakarta sulla promozione della salute nel 21° secolo, tra cui “aumentare le capacità della comunità”, e realizzano “la solidarietà tra le generazioni” di cui al n. 9 del Pilastro europeo dei diritti sociali (2017).

L’esperienza tedesca ripropone il modo di vivere e condividere gli spazi come si faceva una volta nei rapporti di vicinato. La scrittrice Michela Murgia scrive: “Se è vero che gli spazi generano comportamenti, i luoghi feriti generano ferite anche tra le persone, che non si incontrano più negli spazi comuni e familiari delle piazze in cui sono cresciute e perdono pian piano anche la forza di pensarsi come una comunità, con le sue appartenenze e i suoi piccoli riti ciclici”. Perché, si legge nel paragrafo “Entrare nel futuro” Della Carta di Ottawa per la promozione della salute (1986): “La salute è creata e vissuta dalle persone all’interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama. La salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, essendo capaci di prendere decisioni e di avere il controllo sulle diverse circostanze della vita, garantendo che la società in cui uno vive sia in grado di creare le condizioni che permettono a tutti i suoi membri di raggiungere la salute”. E il primo “ambiente organizzativo della vita quotidiana” è la famiglia, la casa di famiglia. I genitori devono avere la consapevolezza che ogni loro litigio o frattura è devastante per i bambini come un sisma, per cui ci vogliono maturità e lucidità in qualsiasi scelta tanto all’inizio della vita insieme quanto nell’eventuale fine della vita di coppia. I genitori devono rendersi conto di essere anche artefici della salute dei figli.

2. Un mondo di salute

“Nel mondo che vorremmo – annota Michela Murgia –, i bambini e le bambine non si ammalano mai, ma il mondo che vorremmo purtroppo non è quello in cui viviamo, che tra le sue molte ingiustizie annovera anche gli inspiegabili dolori dei piccoli e le sofferenze senza senso apparente degli innocenti a cui la sorte ha riservato una strada più in salita di quella della maggioranza dei loro coetanei. Il disagio della malattia di un bambino – oltre a offendere profondamente il nostro senso di giustizia – è molto più grave di quello che incombe sugli adulti, perché i bambini sono soggetti socialmente deboli per loro stessa condizione anagrafica e l’accudimento di cui hanno bisogno anche quando sono perfettamente sani raddoppia o triplica quando la salute è compromessa, costringendo l’intero cerchio familiare a ricalibrare i suoi ritmi per garantire assistenza costante al piccolo sofferente. La cosa che manca di più in mezzo all’esperienza della fragilità fisica non sono le medicine o gli spazi per curarsi, ma un luogo dove sia possibile vivere senza abbandonare la normalità”. “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo al godimento dei più alti livelli raggiungibili di salute fisica e mentale e alla fruizione di cure mediche riabilitative. Gli Stati parti devono sforzarsi di garantire che il fanciullo non sia privato del diritto di beneficiare di tali servizi” (art. 24 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). Un’applicazione di questa previsione è la Carta dei diritti del bambino nato prematuro (approvata dal Senato della Repubblica il 21 dicembre 2010) in cui vi sono indicazioni che dovrebbero ispirare una normativa più efficace, organica e univoca in materia di diritto della famiglia e di diritto sanitario, quali “sollievo dal dolore”, “presenza dell’affetto”, “evitando ogni dispersione tra i componenti il nucleo familiare”.

Tutti quegli elementi di cui si ha bisogno anche quando una famiglia è colpita da un problema di salute mentale. “Quando un evento grave come una malattia psichica accade in una famiglia – spiega Fabrizio Fantoni, psicologo e psicoterapeuta –, ci si preoccupa di chi ne è direttamente colpito, spesso dei genitori che se ne fanno carico. Più raramente si tiene conto dei fratelli. Che si portano dietro per molto tempo, talvolta anche in età adulta, l’esperienza traumatica del disagio psichico. Della sua incomprensibilità. Dello sconvolgimento degli ordinari legami e della rabbia profonda e non esprimibile che questo comporta. […] Talvolta un adolescente può provare anche vergogna per la situazione familiare, che teme sia conosciuta dai coetanei. Perché la malattia mentale spaventa, in quanto è difficile da capire nelle sue cause e nelle sue manifestazioni”. “[…] sviluppare la medicina preventiva, l’educazione dei genitori e l’informazione ed i servizi in materia di pianificazione familiare” (art. 24 lettera f Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). Investire in salute mentale potrebbe avere ripercussioni significative sull’economia globale (è questo il risultato di uno studio pubblicato nel giugno 2016 e condotto in 36 paesi), basti pensare a tutto quello che causa il traffico internazionale di droga.

F. Fantoni aggiunge: “Quando l’angoscia prorompe violenta e in modo inatteso, l’adolescente la manifesta con tutta la potenza del suo corpo e delle sue emozioni. Spesso si tratta di un episodio isolato, che, curato adeguatamente, rientra. Ma talvolta può essere il segnale di esordio di un problema psichico più importante. Di sicuro, una osservazione di questi segnali da pare di un esperto, protratta nel tempo, può dare risposta a questo dubbio”. L’adolescenza è il momento in cui è più a rischio la salute, in particolare quella mentale, per cui è ancor più necessario prevenire, ed è anche il momento in cui si avverte ancor di più la necessità della concertazione degli interventi a tutela della salute del singolo e di tutti, in ottemperanza alle previsioni normative: “[…] prevedere consultori e servizi d’istruzione riguardo al miglioramento della salute ed allo sviluppo del senso di responsabilità individuale in materia di salute” (art. 11 n. 2 Carta sociale europea, riveduta nel 1996). 

L’esperto Fantoni che “[…] anche l’amore può fare del male. Che va purificato per essere autentico. Cioè va liberato da quegli elementi nocivi che provocano sofferenza. Ciò vale per l’amore narcisistico della madre”. L’amore è un elemento della salute, come si legge nel paragrafo “Entrare nel futuro” della Carta di Ottawa, ma anche dal modo e dalla misura in cui si ama dipende la salute dell’altro, in particolare nella relazione madre-figlio, relazione che torna preponderante nel periodo adolescenziale del figlio perché è necessario che la madre sappia dare un taglio definitivo al cordone ombelicale.

Relazione madre-figlio che è alla base e la base di tutto. “Una delle componenti moderne nelle relazioni personali è il rapporto tra l’uomo e la parola. Che la parola sia un miracolo, una realtà straordinaria, nessuno ne dubita. La parola è vita e dà la vita. Quando una madre dà vita al figlio, gli fa un dono grandissimo, ma quando gli insegna a dire le prime parole, gli conferisce una seconda vita, importante quanto la prima, e forse ancora più stupefacente. La madre aiuta a far nascere il pensiero nel bambino, a sviluppare la sua intelligenza e creatività, a far emergere in lui i primi segni dell’affettività: amandolo, gli insegna ad amare. La parola fa del bambino una persona capace di comunicare e di relazionarsi con gli altri” (lo studioso gesuita Saverio Corradino). Ogni madre trasmette la vita, ma dovrebbe trasmettere anche il bagaglio minimo per la vita: non solo l’alfabeto di lettere (“competenza alfabetica funzionale”, che prima era indicata come “comunicazione nella madrelingua”, la prima delle 8 competenze chiave europee di cittadinanza) ma anche l’alfabeto di gesti, quello che è necessario per il “ben-essere” tenendo conto del crescente numero di disturbi del linguaggio o di altra natura, come evidenziato dagli esperti, tra cui il pedagogista Daniele Novara. È doveroso, perciò, anche educare a volersi bene, educare alla salute per sé e per gli altri, perché da questo dipende la salvezza di tutti. “Bambini e giovani uomini e donne sono agenti critici del cambiamento e troveranno nei nuovi obiettivi una piattaforma per incanalare le loro infinite potenzialità per l’attivismo verso la creazione di un mondo migliore” (dal n. 51 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile).

Affinché non si abbia da dire come scriveva il poeta Andrea Zanzotto verso la fine della sua vita: “Devo lasciare un biglietto a mio nipote: la richiesta di perdono per non avergli lasciato un mondo migliore di quello che è”.

Classi «all vax» senza mascherina, Bianchi: se vuole intervenire il Parlamento è sovrano

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sarà un «anno difficile, dobbiamo essere in allerta» ma con gli investimenti previsti (2 miliardi) «saremo in grado di gestire la presenza, che è necessaria». Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha fatto il punto ieri alla Camera e al Senato, sulle misure messe in campo in questi mesi per la ripartenza della scuola, ripresa lunedì in Alto Adige e dal 13 settembre nella gran parte delle regioni italiane. Il ministro è tornato sulla questione dell’eliminazione delle mascherine nel caso di classi completamente vaccinate e ha spiegato che «stiamo ragionando sulle linee guida, quando sarà l’ora accompagneremo i presidi nella gestione di queste situazioni». Ai senatori che gli fanno notare che la misura potrebbe essere discriminatoria, assicura che non lo sarà ma aggiunge che «il Parlamento è sovrano». Il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, intanto ha detto che la mascherina a scuola andrà tenuta ancora, perché nonostante il vaccino, in misura molto minore e senza conseguenze gravi, si può comunque trasmettere l’infezione. Sui test salivali si ragiona su una possibile estensione oltre le scuole sentinella; e sulle classi affollate, il 2,9% del totale, si faranno interventi mirati (spazi permettendo). Del resto le vaccinazioni stanno aumentando: il 92% del personale scolastico e il 70% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni risulta vaccinati. Il 13 settembre sarà pronta per partire la nuova piattaforma per il controllo del green pass al personale scolastico, obbligatorio dal 1° settembre (finora i controlli si sono fatti manualmente). «È pronta dal 4 settembre – ha detto Bianchi – ma Sogei si è presa il tempo per il collaudo». All’inizio del prossimo anno invece, si terrà una Conferenza nazionale sulla scuola, una sorta di Stati generali «dopo 30 anni da quelli che l’allora ministro Mattarella organizzò negli anni Novanta».

Scuola, classi pollaio, all vax, mascherine e trasporti: ecco i nodi del rientro in classe

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Ci sono il 2,9% di classe affollate e va potenziato il tracciamento, che lo scorso anno è completamento saltato.

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha spiegato che per la ripresa in sicurezza della scuola ha investito circa 2 miliardi; assunto tutti gli insegnanti il prima possibile; previsto una serie di regole, dal distanziamento alla mascherina, per evitare il più possibile il ricorso alla Dad. Al suono della prima campanella, il 13 settembre per molte regioni, si potrà fare un primo bilancio. Intanto, avvicinandosi a quella data, diversi restano ancora i nodi sul tavolo, non tutti nelle competenze del ministro Bianchi. Il punto di partenza è la campagna vaccinale: il 92% del personale scolastico e il 70% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anno hanno ricevuto il siero.

Il 2,9% di classi è in soprannumero

Intanto, ricorre come ogni inizio anno, il tema delle classi pollaio. La norma attuale prevede classi fra i 15 e i 27 alunni. Quelle in sovranumero, ha ricordato Bianchi, sono il 2.9% del totale concentrato in particolari situazioni ovvero istituti tecnici e professionali delle grandi periferie urbane. Su queste classi occorrerà agire, con risorse mirate. Il punto è che, a regole sanitarie invariate, se non ci sono spazi nuovi, sarà difficile ridurre il numero di studenti per classe.

Screening e test salivali

Un altro nodo è il tracciamento, lo scorso anno, con la ripresa dei contagi, completamente saltato, con l’impossibilità da parte delle Asl di dialogare proficuamente con le scuole. Una proposta interessante è il piano per uno screening sulla popolazione scolastica di elementari e medie: verranno sottoposti a tamponi rapidi salivari 54mila studenti ogni 15 giorni appartenenti a 1-3 istituti sentinella per ognuna delle 107 province italiane. Il ministro dell’Istruzione ha detto che i test salivali potrebbero essere estesi oltre le “scuole sentinella”, ricordando come la materia sia in capo al commissario Figliuolo.

Classi all vax e mascherine

Altro nodo sul tavolo è la questione dell’eliminazione delle mascherine nel caso di classi completamente vaccinate, all vax. Il ministero sta ragionando su apposite linee guida per accompagnare i presidi nella gestione di queste situazioni. Da segnalare come il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, ha detto che la mascherina a scuola andrà tenuta ancora, «perché anche i vaccinati, in misura molto minore e senza conseguenze gravi, possono comunque trasmettere l’infezione».

Trasporti e ingressi scaglionati

Per quanto riguarda i trasporti, la cui capienza è dell’80%, restano in molti territori grandi problemi. Ci si sta orientando verso ingressi e uscite scaglionate in diverse scuole nella fascia 8-9.40. Questo specie per gli studenti di tecnici e professionali significa uscire più tardi. A meno che l’ora di lezione scenda sotto i 60 minuti.

Inizio scuola: Dad solo in zona rossa e arancione, niente mascherina per ed. fisica all’aperto. Piano Sicilia

da OrizzonteScuola

Di redazione

L’Usr per la Sicilia pubblica le indicazioni organizzative e di sicurezza per l’avvio dell’anno scolastico. Il Piano riprende sostanzialmente quello del ministero dell’Istruzione: si va dal controllo del Green pass all’attività in palestra, ai viaggi di istruzione solo tra aree bianche. La nota si chiude con dei suggerimenti metodologici per l’anno scolastico 2021/22.

Didattica in presenza obiettivo prioritario

I Presidenti delle regioni e i Sindaci possono disporre la deroga all’attività didattica in presenza solo nei casi e alle condizioni espressamente indicate dall’art. 1, comma 4, del decreto legge:
▪ per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione, e solo in presenza di circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica;

▪ i provvedimenti devono essere motivatamente adottati, sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, in particolare con riferimento al loro ambito di applicazione;
▪ deve essere garantita in ogni caso la possibilità di svolgere attività in presenza, qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Attività in palestra
Per quanto riguarda le attività didattiche di educazione fisica/scienze motorie e sportive all’aperto, il protocollo di sicurezza non prevede in zona bianca l’uso di dispositivi di protezione da parte degli studenti, salvo il distanziamento interpersonale di almeno due metri. Per le stesse attività da svolgere al chiuso, è raccomandata l’adeguata aerazione dei locali.

Viaggi di istruzione e uscite didattiche
Il “Piano scuola 2021/2022” prevede che le istituzioni scolastiche che hanno sede in territori dichiarati zona bianca possano effettuare uscite didattiche e viaggi di istruzione, a condizione che si permanga in aree del medesimo colore.

L’accesso ad alcuni servizi ed attività, tra cui musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre, convegni e congressi e
centri culturali, è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19.

Piano completo

Decreto green pass a scuola: prende avvio l’esame in Parlamento

da La Tecnica della Scuola

Inizierà nei prossimi giorni alla Camera l’esame del decreto 111 che dovrà essere convertito in legge entro il 5 ottobre prossimo.
Il provvedimento è stato affidato alla Commissione Affari Sociali che ha già realizzato anche un ampio dossier che illustra le diverse disposizioni contenute nel decreto.

Di particolare interesse è l’analisi che viene fatta sul tema delle sanzioni previste per il personale privo di green pass o  per coloro che devono effettuare i controlli (cioè dirigenti scolastici e gestori dei servizi educativi per l’infanzia).

Intanto il dossier chiarisce che l’assenza ingiustificata che determina la sospensione dal servizio di cui parla la norma rappresenta una fattispecie del tutto diversa rispetto all’assenza ingiustificata prevista dalle norme già esistenti (CCNL e TU 165/2001).
“La questione – si legge nel dossier – va inquadrata nei termini della specialità della norma introdotta dal decreto-legge 111/2021. Il comma 2 (articolo 9-ter) non sostituisce la previgente disciplina, che continua ad applicarsi, ove ricorra. Crea però una ulteriore fattispecie di “assenza ingiustificata” – per mancato possesso della “certificazione verde COVID-19” – che conduce ad una conseguenza giuridica peculiare: a decorrere dal quinto giorno, la sospensione senza stipendio e la riammissione in servizio non appena si sia acquisito il possesso del certificato verde”.

Un altro chiarimento importante concerne la questione della ammenda prevista sia per chi è privo di green pass sia per chi omette i controlli dovuti.
Viene spiegato che l’ammenda va da un minimo di 400 euro ad un massimo di 1.000 e viene ricordato che, come avviene già per le multe previste dal Codice della Strada, ove l’ammenda venga pagata entro 5 giorni il multato ha diritto ad una riduzione del 30%.
Nel concreto, quindi, l’importo della multa scende a 280 euro.
E si chiarisce anche che la violazione del dovere di possesso ed esibizione della certificazione verde è sanzionata in via amministrativa dai dirigenti scolastici, quali “organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro”.

Tutto questo è ciò che è previsto dal testo del decreto 111 in vigore in questo momento, ma va detto che nel corso dell’esame parlamentare potrebbero essere introdotte delle modifiche.
E, stando al dibattito che si è sviluppato in queste settimane, le disposizioni in materia di sanzioni sembrano quelle più soggette di altre ad essere corrette.

Formazione sull’inclusione: il Ministero non parla più di obbligo e dice che i docenti saranno “invitati” a partecipare

da La Tecnica della Scuola

Con una nota datata 6 settembre e indirizzata agli Uffici regionali e alle scuole polo per la formazione, il Ministero ha deciso di dare avvio alle attività formative rivolte ai docenti che operano nelle classi in cui sono presenti alunni con disabilità.
Come è noto sul problema è in atto da mesi una sorta di braccio di ferro fra Ministero e sindacati legato al tema della obbligatorietà o meno dei corsi.
La legge che prevede questo genere di attività formativa (la n. 178 del 2020) parla di obbligo, mentre i sindacati – con toni diversi – continuano a sostenere che se l’attività è obbligatoria allora deve stare all’interno dell’orario di servizio oppure deve essere in qualche misura remunerata.

Ma chi si aspettava che le note applicative del Ministero chiarissero questo punto rimarrà non poco deluso.
Il testo della circolare del 6 settembre rischia infatti di creare ulteriore confusione:  “Il personale docente in questione, per l’anno scolastico 2021/2022 – si legge nel documento – sarà invitato a frequentare un percorso di formazione su tematiche inclusive, secondo quanto previsto dal DM 188”.
L’obbligo previsto dalla legge sembra ridursi insomma ad un “invito” che – come dice la parola stessa – prevede anche la possibilità di essere declinato.
Per il momento non è ancora chiaro il motivo per cui il Ministero non abbia scritto che “i docenti sono tenuti a partecipare” e abbia invece preferito una formula non solo più morbida ma forse persino contraria al testo o quantomeno allo spirito della legge.

Per intanto la circolare fornisce un elenco preciso dei temi che dovranno essere affrontati nei corsi che si concluderanno con un test finale che dovrà accertare le competenze conseguite.

L’impegno orario complessivo per i corsisti sarà di 25 ore, di cui 8 di attività laboratoriale che potranno essere svolte “in autonomia, partecipando a webinar, convegni, seminari proposti dal territorio scolastico viciniore ovvero dall’istituzione scolastica sede di servizio ovvero dalla scuola-polo per la formazione, Università, Istituti di ricerca o dall’Amministrazione da lui scelti, attinenti alle tematiche del corso e certificabili (sia su piattaforma e-learning che in presenza)”.

“Rientrano in queste ore – chiarisce ancora la nota del Ministero – anche le attività svolte in orario di servizio, durante la programmazione didattica nelle scuole primarie, o con l’accompagnamento di insegnanti di sostegno. Fino a 2 ore possono essere conteggiate per la formazione sui nuovi modelli di PEI, sempre da svolgere durante la programmazione e in collaborazione con i docenti di sostegno”.

Inizio scuola, verso l’estensione dei test salivari

da La Tecnica della Scuola

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, in audizione alla Camera, ha chiarito la propria posizione sui test salivari, dichiarando: “Anche io credo che questa sia la via e che i test salivari debbano essere estesi oltre le scuole sentinella”.

Una dichiarazione che lascia soddisfatto anche il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, che sui test salivari dichiara: “Dopo mesi di eccessive timidezze nei confronti delle nostre proposte da parte delle autorità sanitarie, si sta allargando sempre di più la platea di chi ritiene questo strumento un aiuto fondamentale per monitorare e tracciare l’andamento dei contagi nelle scuole. Ora manca uno scatto ulteriore per estenderne l’applicazione: i 110.000 ragazzi al mese previsti dal programma sulle cosiddette scuole sentinella non possono bastare”.

E ha aggiunto: “Bene ha fatto il ministro Bianchi a prospettare l’opportunità, rispetto ai programmi iniziali, di incrementare il numero delle rilevazioni da effettuare con i tamponi salivari. Bisogna andare nella direzione in cui si stanno muovendo Regioni come Lombardia, Veneto e Marche”.

Dello stesso parere di Rossano Sasso, i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti e Federico Mollicone, rispettivamente vicepresidente e capogruppo in commissione Cultura della Camera: “Il Ministro si è detto favorevole all’accoglimento dell’emendamento che Fratelli d’Italia presenterà per estendere al maggior numero di scuole i test salivari meno invasivi e più economici,” hanno dichiarato in un comunicato, precisando: tuttavia “innumerevoli problemi ancora permangono nel settore scolastico, come il ritardo nell’avvio della piattaforma per il controllo del green pass e la decisione poi ritirata dell’eliminazione delle mascherine qualora gli studenti della classe fossero tutti vaccinati”.

Sistemi di aerazione e altre criticità

“Un altro grave problema è quello delle classi pollaio dove non può esserci distanziamento – hanno polemizzato in casa FdI – e dove è surreale che il rimedio debbano essere le finestre aperte. Ci chiediamo dove siano finite le risorse per installare i sistemi di aerazione.”

Un’argomentazione alla quale il Ministro ha più volte replicato che le risorse sui sistemi di aerazione fanno parte di quel budget che il Ministero ha concesso alle scuole e rispetto al quale le scuole, nella loro autonomia, possono decidere le modalità di investimento: “Abbiamo stanziato 350 milioni per la sicurezza degli ambienti scolastici della scuola statale e 60 milioni per le paritarie – ha chiarito il Ministro -. Denaro che può essere speso anche negli interventi di aerazione, affinché le autonomie possano organizzarsi al meglio”.

Inizio scuola. Il ministro Bianchi spiega come sarà gestito un caso Covid

da La Tecnica della Scuola

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in audizione alla Camera ha riferito sulla ripartenza, commentando le misure anti Covid predisposte dal Governo. Un tema, quello della ripartenza, su cui sono stati investiti circa 2 miliardi, ricorda il Ministro, senza contare i 5 miliardi complessivi sulla digitalizzazione del Paese.

Vaccini e Green pass

“La scuola ha reagito più di ogni altro settore alle vaccinazioni, oltre il 92 per cento del personale si è vaccinato e c’è una quota elevata che non può vaccinarsi, abbiamo una età media elevata del personale che lavora nella scuola”.

E sul Green pass: “Volgo un ringraziamento al garante della Privacy: grazie al lavoro che stiamo facendo insieme e che riguarda il controllo del Green pass sarà possibile, dal 13 settembre, avere sui pc dei presidi, grazie ad una piattaforma, la lista del personale presente negli istituti col bollino rosso e verde, non cumulabile nel tempo, evitando file e di far vedere all’esterno chi ha la certificazione in regola e chi no. Abbiamo messo insieme dati del ministero della Salute e dell’Istruzione, le capacità tecniche del Mef e l’assistenza dell’Autorità della privacy”.

I test salivari

“Anche io credo che questa sia la via e che i test salivari debbano essere estesi oltre le scuole sentinella”.

Classi con tutti vaccinati

“Quello delle classi vaccinate che possono fare a meno delle mascherina è un tema già definito nel DL 111, che rinviava alle linee guida. Ecco, noi stiamo ora ragionando sulle linee guida. E quando sarà il momento, non lasceremo i dirigenti in difficoltà”.

Gestione del caso Covid

“In presenza di un caso Covid positivo in una classe, noi abbiamo un piano strutturale che parte dal Dl 111. Laddove quindi ci fosse l’esigenza della quarantena, questa riguarderà il singolo istituto, non sarà possibile estendere la quarantena a un intero Comune. L’autorità sanitaria studierà la grandezza del cluster ma in ragione della numerosità delle vaccinazioni la scuola resterà aperta, non si agirà su territori ampi come quelli regionali, ad esempio”.

Il personale, tutti in cattedra

Il Ministro ricorda le cifre delle assunzioni e fa riferimento a: “857.077 docenti, 213.243 tecnico-amministrativi, oltre 1 milione di persone che lavorano nella nostra scuola per il benessere dei nostri ragazzi e ragazze”.

“L’impegno che ci siamo presi era di avere tutti i docenti al proprio posto, e infatti iniziamo l’anno scolastico, per la prima volta nella storia della Repubblica, avendo tutti i docenti indicati dal Ministero al proprio posto. Rispetto alle 112.473 cattedre vuote e vacanti autorizzate dal Mef noi avremo 58.735 posizioni a ruolo già assegnate, non abbiamo atteso il 1° settembre, e idem per i 53.738 incarichi annuali di supplenze”. A questi abbiamo aggiunto 59.813 posti in deroga prevalentemente per il sostegno. Cifre (le 58mila posizioni di ruolo e le 113.251 assegnazioni annuali) che ci permettono di avere come residuo solo le assegnazioni di breve e brevissimo termine che i dirigenti potranno fare con la messa a disposizione”.

“Voglio ricordare il sostegno. Tutti noi abbiamo voluto dare la massima attenzione ai ragazzi che più richiedevano attenzione. Siamo in grado oggi per la prima volta di dare risposta alle nostre famiglie. All’interno dei 58mila, 14mila riguardano il sostegno e 59mila sono in deroga”.

Mario Pittoni

Nel pomeriggio all’intervento del Ministro sul reclutamento ribatte il senatore della Lega Mario Pittoni.

“Sulla stampa generalista la parola precari è sparita, non sembra più di moda – contesta il senatore -“. Ma i precari continuano a esistere. “Inaccettabile – continua Pittoni – quanto accade sul sostegno: servirebbero percorsi formativi abilitanti e bisognerebbe consentire a chi ha 3 anni di servizio sul sostegno di accedere ai corsi di specializzazione”.

E contro il Vi ciclo del Tfa per la specializzazione sul sostegno interviene anche la Senatrice Drago: “Il titolo di sostegno non può essere usato come il green pass per superare i docenti in graduatoria”.

Concorsi ogni anno

Sui concorsi il ministro torna a ribadire: saranno annuali. Ma la considerazione pone un interrogativo che viene rivolto al Ministro da una Senatrice: cosa accadrà agli idonei, ovvero a coloro che non dovessero superare il concorso ma venissero giudicati comunque idonei?

Part-time per gli ATA, si può svolgere un altro lavoro presso un ente locale?

da La Tecnica della Scuola

Anche in regime di tempo parziale, il personale dipendente non può svolgere altra attività di lavoro subordinato “pubblico”. A ricordarlo è l’Aran che ha recentemente risposto ad un quesito riguardante la compatibilità tra il rapporto di lavoro part-time presso una scuola e il contestuale svolgimento di altre attività lavorative presso enti locali.

In proposito, l’art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001 prevede il generale divieto di cumulo degli impieghi e dello svolgimento di un’altra attività professionale.

Per quanto riguarda il comparto Scuola, l’art. 58 del CCNL del 29.11.2007 disciplina specificatamente il rapporto di lavoro part-time per il personale ATA, precisando al comma 5 che “Il dipendente a tempo parziale copre una frazione di posto di organico corrispondente alla durata della prestazione lavorativa che non può essere inferiore al 50% di quella a tempo pieno”, mentre al comma 9, stabilisce che “Al personale interessato è consentito, previa autorizzazione del dirigente scolastico, l’esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività d’istituto.”

Ne consegue che il dipendente ATA, qualora la prestazione lavorativa a tempo parziale sia non inferiore al 50% di quella a tempo pieno, secondo quanto previsto dal CCNL (né superiore al 50% per effetto del vincolo di legge), può svolgere un’altra attività lavorativa sia subordinata che autonoma, purché non sussistano elementi di conflitto d’interesse o di incompatibilità, generale o particolare, preventivamente individuati dalle amministrazioni interessate.

La norma prevede espressamente per il dipendente pubblico a regime di orario part-time (cioè che non superi il 50% di quello pieno), la possibilità di svolgere anche altra attività lavorativa subordinata o autonoma, a condizione che l’ulteriore attività venga preventivamente autorizzata e non risulti in conflitto con gli interessi dell’Amministrazione.  Tale possibilità viene meno qualora l’attività subordinata intercorra con un’altra pubblica amministrazione: [(“…..La trasformazione (del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale) non può essere comunque concessa qualora l’attività lavorativa di lavoro subordinato debba intercorrere con un’amministrazione pubblica….”)].

Quindi, in conclusione, l’Aran ribadisce che il personale dipendente non può svolgere altra attività di lavoro subordinato presso un ente locale, anche se nella scuola è assunto con contratto part-time.

Ritorno a scuola, Aprea: ‘Bene Green pass e prevenzione con test salivari’

da Tuttoscuola

Al Ministro Bianchi in Audizione alla Commissione Cultura della Camera abbiamo chiesto di accelerare le modalità di controllo dei Green Pass posseduti dai docenti e soprattutto in considerazione della disposizione di legge che prevede il ‘non uso’ della mascherina in caso di classi frequentate da studenti tutti vaccinati, di provvedere anche all’eventuale predisposizione di una piattaforma dedicata agli studenti e di linee guida che chiariscano le modalità in caso di quarantene”. Lo afferma in una nota Valentina Aprea, deputata di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Istruzione del movimento azzurro.

“Come Forza Italia – prosegue – abbiamo tuttavia suggerito al Ministro, almeno fino a quando la situazione epidemiologica non rientrerà nei livelli di basso rischio di contagio, di mantenere tutti gli strumenti di prevenzione e fare in modo, da un lato, che tutto il personale sia immunizzato fin dall’inizio dell’anno scolastico e, dall’altro, proporre alle Regioni test salivari periodici per monitorare la circolazione del virus nelle scuole, insomma, continuare sempre a Testare, Tamponare e Tracciare. Ma soprattutto, va limitato il tempo in presenza alle attività didattiche assolutamente indispensabili. Abbiamo per questo espresso riserve sul ripristino dell’ora a 60 minuti perché, proprio in fase pandemica, va previsto un tempo inferiore di lezioni in presenza, magari con intervalli più lunghi per consentire una maggiore aereazione degli ambienti. Rispetto alle recenti immissioni in ruolo, presentate dal Ministro Bianchi come un successo, abbiamo riconosciuto questo successo in termini quantitativi, ma non sappiamo se possiamo dire altrettanto in termini qualitativi. La prima preoccupazione dell’Amministrazione scolastica dovrebbe essere, infatti, non solo di natura quantitativa e cioè di quanti insegnanti selezioniamo, ma di natura qualitativa e cioè di quali insegnanti e con quali competenze”.

Purtroppo, continua Aprea, “questa fase emergenziale determinata dalla pandemia ha portato i Governi di questi anni a decidere per selezioni confuse e molto più rispettose delle vecchie logiche ministerial sindacali che, se si preoccupano di ricorsi amministrativi, di rispetto formale delle coperture di docenza in avvio d’anno e delle disposizione UE che impongono l’assunzione a tempo indeterminato dei precari, ma che sono del tutto indifferenti, salvo che nella forma vuota della predicazione generica, all’obiettivo di selezionare i docenti realmente in possesso delle competenze professionali riconosciute a livello internazionale, correndo così il rischio di trasformare la scuola statale nella più grande agenzia centralizzata di collocamento per laureati disoccupati e sotto occupati esistenti al mondo. E allora che fare ora? Per avere a disposizione una ‘nuova generazione di docenti’, non solo nel senso letterale del termine e quindi più docenti immessi in ruolo attraverso concorsi e/o stabilizzazioni, ma docenti del terzo millennio che, da nativi cartacei, devono essere formati ed accompagnati verso i nuovi codici introdotti dall’era digitale, per dialogare con gli studenti che sono ‘naturalmente’ nativi digitali, occorre che l’anno di formazione previsto sia per i docenti immessi a tempo indeterminato che per quelli immessi a tempo determinato sia davvero un anno di crescita culturale e di trasformazione di questi docenti in tutor e coach. Forza Italia ha per questo chiesto al Ministro Bianchi di effettuare estrazioni descrittive nel SIDI (Sistema Informatico dell’Istruzione) per giungere, attraverso i dati dell’età, del sesso e dei titoli di studio, in breve tempo ad un Identikit di questi docenti immessi in ruolo ed organizzare, in collaborazione con le Università, INDIRE, INVALSI e le Organizzazioni Sindacali dei dirigenti e dei docenti, attività di formazione che rispecchino i bisogni formativi reali dei nuovi docenti, calibrati anche rispetto ai livelli di apprendimento degli studenti delle diverse scuole e territori. Al punto in cui siamo non possiamo più permetterci di ignorare la qualità degli insegnamenti e soprattutto degli apprendimenti, soprattutto ora che il ‘learning loss’ seguito alla fase pandemica è diventato un problema gigantesco che richiederà tempo per essere assorbito e superato. Forza Italia incalzerà il Ministro Bianchi su questo e chiederà conto dell’attività di formazione svolta a favore dei docenti recentemente immessi in ruolo per una scuola davvero innovativa e di qualità”.

Mascherina in classe: per il Tar si può abbassare se c’è distanziamento

da Tuttoscuola

Con sentenza 9343/2021 il Tar Lazio ha evidenziato che l’obbligo di utilizzare la mascherina in classe si discosta dalle risultanze del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) e dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) laddove in classe questa può essere rimossa in condizioni distanza e di “staticità” degli alunni. Ingiustificato dunque imporre l’uso delle mascherine a scuola se sono rispettate le distanze previste dalla normativa anti-Covid e senza prevedere alcuna misura al fine di garantire che l’alunno, pur privo di patologie conclamate, possa essere esonerato dall’obbligo.

La sentenza del Tar ha stabilito che la prevenzione dal Covid-19 deve tener conto dell’evoluzione effettiva della pandemia, prevedendo “modularità” e “scalabilità” delle azioni di precauzione. Con l’espressione “modularità” e “scalabilità” delle misure, il Cts in linea con le indicazioni dell’Oms ha inteso graduare le misure di prevenzione in considerazione dell’oggettiva tendenza in peggio o in meglio della pandemia.

Il distanziamento fisico inteso come distanza di almeno un metro tra le rime buccali degli alunni e di 2 metri tra la cattedra e i banchi è quindi lo strumento di prevenzione primario.

Di conseguenza la mascherina è da intendersi quale strumento “transitorio” tenendo anche conto dell’impatto sulle capacità di apprendimento e interazione dell’alunno. E in ogni caso oltre ad assicurare frequenti ricambi d’aria va prestata attenzione agli alunni che diano segni di affaticamento dopo l’uso prolungato della mascherina.