Intervista al ministro Bianchi: “In caso di contagio solo la classe andrà in Dad. Mai più interi istituti a casa”

da la Repubblica

Il capo del dicastero dell’Istruzione promette: “La scuola sarà l’ultima a chiudere. Le vaccinazioni corrono tra ragazzi e prof: quando saremo al 100% l’obiettivo è togliere la mascherina. Lavoriamo per una nuova normalità, a chi contesta il certificato verde chiedo di fidarsi della scienza. Alla Maturità 2021 resterà la tesina”

La vera novità della partenza dell’anno scolastico 2021-2022, ministro Patrizio Bianchi, è quella che ha fatto meno dibattito: domani si entra in classe senza il distanziamento tra gli studenti. Non si rispetterà più il metro tra le rime buccali perché, altrimenti, non si sarebbe potuto rientrare in presenza. Di necessità, virtù.

“Abbiamo seguito le indicazioni del Comitato tecnico scientifico  che si è mosso sulla base del forte aumento delle vaccinazioni. Il commissario Figliuolo mi ha appena comunicato i dati di oggi (sabato, ndr): il personale scolastico che è entrato nel ciclo vaccinale è al 93 per cento, e a questi dobbiamo aggiungere coloro che non possono sottoporsi all’iniezione. Sono molto incoraggianti, poi, i dati sugli studenti: due terzi, nella coorte 12-19 anni, sono alla prima dose. Tra i 16 e i 19 anni saliamo sopra il 70 per cento. Le scuole saranno sicure”.

Non è preoccupato, come lo sono molte famiglie, della fine del metro di distanza?

“Abbiamo lavorato molto, alla scuola abbiamo dato risorse. Areazione, personale. Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare”.

Dove la scuola è già iniziata, Stati Uniti e Israele, sono ripresi a crescere i contagi.

“Non so che cosa abbiano realizzato all’estero, noi abbiamo fatto tutto il possibile per evitarli”.

Se si rivedranno i cluster di positivi come nel 2020, rivedremo le riunioni dei Consigli dei ministri sulle percentuali di studenti da mandare in Didattica a distanza?

“E’ scritto chiaramente nel decreto del 6 agosto, il 111: se in un istituto si certifica un focolaio, si isola quella scuola. Se il contagio è in una classe, si isola la classe. Non vedremo più intere regioni con i plessi chiusi per il Covid. Abbiamo scelto un approccio strutturale per non tornare più in Dad”.

Ritiene che la scuola possa diventare vettore di contagi o crede in un scuola sicura messa a rischio dall’ambiente circostante?

“Uno studio del professor Alberto Villani, già membro del Cts, dimostra nel dettaglio come gli istituti scolastici siano gli ambienti più sicuri e controllati. Abbiamo fatto le nostre scelte anche tenendo conto di quel documento”.

La mascherina si potrà togliere nelle classi dei vaccinati.

“E’ una chiara indicazione del Decreto 111, una linea di marcia: lavoriamo per una nuova normalità e daremo segnali importanti in questo senso. Partiamo con l’anno scolastico e poi lo faremo”.

Non abbiamo visto un piano centrale per i trasporti, solo lodevoli iniziative locali.

“Il trasporto pubblico locale dipende dagli enti locali, ma la ministra Mariastella Gelmini ha stretto un rapporto diretto e continuo con le Regioni. E le prefetture hanno continuato a lavorare, io mi sento spesso con la ministra Luciana Lamorgese”.

Non abbiamo visto neppure una spinta centrale per la ventilazione forzata. Non trova un po’ disarmante affidarsi alle finestre aperte in tutte le stagioni? In Germania l’areazione meccanica nelle scuole è diffusa.

“Sull’avvio in sicurezza abbiamo messo 350 milioni di euro, non sono spiccioli. Ma gli edifici scolastici sono proprietà dei comuni e delle province, bisogna fare un lavoro con i proprietari degli edifici. Sarà anche vero che il nostro Paese è sempre in arretrato rispetto a Francia e Germania, ma al G20 sull’istruzione ho visto che queste due nazioni, sulla scuola, guardavano a noi”.

Cosa dice a un professore no vax e a un genitore che in questi giorni ha contestato l’obbligo di esibire il Green Pass per entrare a scuola?

“Di avere fiducia nella scienza e di agire pensando anche al benessere dell’intera comunità”.

Le aliquote delle classi pollaio che offrite, 2,9 per cento, sono tarati sui limiti massimi, da 28 a 30 a seconda del ciclo scolastico. Se si usa come parametro la soglia dei 25 più un professore, la legge sul deflusso in caso di incendio, la cifra triplica.

“Il dato che usiamo è quello che ci impone la legge, ma uno degli assunti principali del Piano nazionale di resilienza e resistenza è il dimezzamento delle classi numerose. Insieme a questo lavoro, rivedremo i parametri massimi per una nuova norma. C’è un altro modo per uscire dalle classi sovraffollate, ed è la programmazione”.

Ci spieghi.

“Insieme all’Inps siamo riusciti a fare un quadro di coloro che andranno in pensione da qui al 2030, in media saranno 27.000 ogni anno. E ogni anno li sostituiremo. Nonostante la forte caduta demografica, manterremo gli organici intatti. Di questo ne abbiamo discusso con il governo. L’anno scorso in Italia ci sono stati 404 mila nati e 746 mila morti, se ne è andata una città come Firenze. Diminuiscono gli studenti, ma non gli insegnanti. Questo sgonfierà le classi e migliorerà la didattica generale”.

Le va riconosciuto che, magari non proprio il 31 agosto e non proprio sui numeri richiesti a maggio, alla fine ha messo in cattedra tutti i supplenti considerati necessari, 58.800. Ci sono due problemi, però: primo, le Graduatorie online continuano a sfornare classifiche poco credibili, docenti con punteggi alti lasciati a casa in favore di altri con punteggi più bassi che lavorano.

“Vorrei aggiungere a questi supplenti i quasi sessanta mila vincitori di concorso: le 112.300 cattedre mancanti ora hanno tutte un docente e l’anno scolastico partirà con gli insegnanti al loro posto. Sono aggiornato, certo, sui problemi delle graduatorie online, sistema portato affannosamente a regime l’anno scorso. Stiamo verificando tutti i possibili errori, le immissioni di dati sbagliate. Assicuro, però, che sono numeri limitati e non inficiano i risultati complessivi”.

Secondo problema, molti maestri e professori rifiutano l’istituto per il quale hanno ricevuto l’incarico.

“Abbiamo anticipato di un mese tutte le immissioni in ruolo e questo ci ha consentito, nelle ultime due settimane, di affrontare questo problema con gli uffici scolastici. Sono numeri limitati e per lo più già coperti. Alcuni problemi ci saranno sicuramente, è fisiologico, ma il Paese e le famiglie non assisteranno più al balletto delle supplenze”.

Come è finita la storia dei docenti Covid?

“Abbiamo dato 400 milioni di euro alle scuole e, complessivamente, potranno assumere 20 mila insegnanti e 22 mila amministrativi e bidelli. Non saranno docenti Covid, ma docenti del potenziamento per le attività integrative e aggiuntive. Ogni istituto potrà chiamarli e saranno in carica fino al 31 dicembre. Sto lavorando con i presidi per dare la massima tutela ai ragazzi, proveremo a portare il loro servizio fino a giugno”.

Nei primi sei mesi trascorsi al ministero si è dedicato a provare a dare un ordine a numeri che per anni non si trovavano. Pensa di esserci riuscito?

“Abbiamo detto del lavoro con l’Inps. Bene, la piattaforma per la gestione dei Green Pass, che domani sarà in funzione, parla per noi. Per la prima volta abbiamo tutti i dati delle scuole e delle classi, un quadro sicuro e certo”.

Ha lasciato fuori dalla stabilizzazione una larga platea di precari, i cosiddetti terza fascia, che hanno il torto di non aver conosciuto negli ultimi sette anni la possibilità di un’abilitazione al mestiere. Lo Stato non gliel’ha offerta. Non crede sia stato un errore?

“No. A livello europeo si è discusso di reclutamento e si è scelto di realizzarlo in maniera organica, continuativa, non allargando, sanando. Dobbiamo ridefinire un sistema di reclutamento che sia coerente”.

L’unica strada per essere assunti resta il concorso?

“Ci stiamo ragionando, certo la Costituzione dice: nella funzione pubblica si entra con i concorsi. Come saranno fatti, lo decideremo insieme al ministero dell’Università”.

E’ vero che c’è una corrente di economisti e intellettuali liberisti, suggeritori del governo, che la parola precario non vuole neppure sentirla nominare?

“Nel governo si è affrontato il tema in termini costruttivi, non c’è un dibattito così avverso rispetto alla categoria”.

Quando era a capo della commissione per la ripartenza 2020-2021, e libero scrittore, parlava di riforme necessarie per la scuola italiana. Sta usando il suo tempo da ministro per farle?

“Con 4,6 miliardi del Pnrr proveremo a fornire a tutti i bambini d’Italia gli stessi servizi. Diciamo entro il 2026, quando quei soldi dovremo iniziare a restituirli all’Europa. Controlleremo che l’esecuzione del piano avvenga nei tempi dovuti. Oggi le possibilità per un genitore di Reggio Emilia di trovare un posto per il figlio all’asilo nido sono il 52 per cento, a Reggio Calabria meno del 5 per cento”.

Dimezzamento delle classi pollaio, nidi accessibili in tutta Italia. Quali altre riforme della scuola avete avviato?

“Rivedremo l’intera scuola tecnica e professionale, che ha sofferto più di tutti. Insisteremo sulla personalizzazione dei percorsi scolastici. Questo sarà il principale intervento. Devo dire che stiamo progettando con gruppi di esperti una riforma complessiva del sistema scolastico: stiamo valutando una continuità di didattica tra la primaria, ciclo scolastico che resiste, e le medie inferiori, dove inizia la dispersione scolastica. Sui cicli, la loro durata, la loro divisione c’è un dibattito in corso in tutto il mondo”.

Cambierete la Maturità?

“Di certo, partiremo da quella dell’anno scorso. Ha dato ottimi risultati. Al centro resterà l’elaborato realizzato dal maturando a casa e discusso all’esame”.

Secondo lei, come sono questi studenti? L’immagine pubblica è quella di una generazione che si vaccina con entusiasmo perché non vuole rinunciare alla movida e in generale appare poco informata.

“Non ho questa immagine. Io li trovo attenti, impegnati nel volontariato, consci di quello che stanno facendo, Ma non li giudico, dico soltanto a loro che stiamo riaprendo un nuovo anno scolastico e questo evento servirà a tutto il Paese”.

Bianchi: da lunedì tutti gli alunni e docenti in classe. Ma c’è chi riparte con la DaD e le Gps non danno garanzie

da La Tecnica della Scuola

Sono oltre 4 milioni gli alunni che lunedì 13 settembre torneranno a scuola: quelli di Lazio, Lombardia, Piemonte, Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta e Trentino, e si sommano ai 90 mila rientrati in classe in Alto Adige il 6 settembre scorso.  Poi toccherà agli altri.

Bianchi: abbiamo preso un impegno

Ma come si arriva all’appuntamento? Sulle modalità di rientro non c’è concordanza.

Sabato 11 settembre, intervenendo alla Festa dell’Unità a Bologna, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha detto che “la scuola è aperta e in presenza: è un impegno di tutto il Governo. Un impegno preso con il decreto del 6 agosto scorso e lo facciamo per la salute psicofisica dei ragazzi”.

Le scuole che confermano al DaD

Intanto, però, giungono notizie di dirigenti scolastici delle superiori che hanno concordato col Consiglio d’Istituto la decisione di ripartire con una parte degli studenti a casa a fare didattica a distanza: la decisione di tornare alla DaD era evidentemente proprio indispensabile, considerando anche la caduta del metro do distanziamento minimo tra gli alunni previsto invece l’anno scolastico passato.

Uno degli istituti in queste condizioni è il Tecnico commerciale statale di Casalecchio di Reno ‘Gaetano Salvemini‘: la scuola, sulla quale nel 1990 si schiantò un aereo, ha comunicato ai genitori degli alunni che da lunedì la scuola riaprirà con una parte degli studenti in didattica a distanza. La notizia è stata resa nota dalla Cgil, che si dice “stupita”.

Anche perché la decisione non deriva dal Covid, ma per un numero di iscrizioni superiore alle previsioni e alla capienza dell’istituto: una circostanza che, secondo la Cgil, era “ampiamente conosciuta da mesi e non risolta nei tempi previsti dell’apertura scolastica”.

Solo il 7% di prof non vaccinati

Per il Ministero sono eccezioni. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro Patrizio Bianchi, “siamo al 93% del personale scolastico vaccinato, con una prova di responsabilità che non ha dato nessun altro settore in Italia e siamo a quel livello anche con i ragazzi. La scuola ha reagito in un modo che sta dando insegnamento a tutto il Paese”.

L’alta percentuale dei docenti vaccinati non è un dato da poco, perché secondo l’Istituto Superiore della Sanità è “forte” la riduzione del rischio di infezione da Covid nelle persone completamente vaccinate rispetto a quelle non vaccinate: 77% per la diagnosi, 93% per l’ospedalizzazione, 96% per i ricoveri in terapia intensiva e per i decessi.

Bianchi ha anche tenuto a dire che si riparte dopo che “abbiamo avviato il concorso straordinario e quest’anno per la prima volta gli incarichi annuali sono stati conferiti a settembre e non in ottobre”. Nei giorni scorsi, il ministro era stato ancora più entusiasta, sostenendo che mai era accaduto, dal dopoguerra, che tutti i docenti fossero al loro posto con l’inizio della scuola.

Supplenze non chiuse

La partita sulle supplenze annuali, però, si sta rivelando tutt’altro che conclusa, soprattutto a seguito dei problemi che stanno creando le Gps e l’algoritmo di gestione.

Ne sanno qualcosa i presidi, che continuano ad esprimere le loro ansie e parlano di avvio della scuola navigando al buio.

Diversi sono i casi di docenti che dicono di avere perso la supplenza per essere stati scavalcati. “A causa di procedure non comprensibili e di un algoritmo di cui non si conosce il funzionamento e quindi non è controllabile – scrive alla nostra redazione una docente della scuola primaria Roma – i precari si sono visti privare dell’assegnazione di supplenze assegnate a docenti che occupano una posizione di graduatoria inferiore”.

“Sono stati lesi tutti i diritti acquisiti negli anni, ignorati i tutti i titoli di merito, sono stati commessi errori macroscopici come per esempio l’assegnazione di cattedre che poi si sono rivelate inesistenti presso le scuole, titoli di preferenza confusi con le riserve ed altro ancora”, conclude l’insegnante.

Il Pd con il Ministro

A sentire i partiti di governo, si tratta di situazione marginali. Anche per il Pd, quello che conta è il ritorno in classe degli alunni.

La responsabile nazionale scuola Manuela Ghizzoni ha incontrato i responsabili scuola del Pd, provenienti da tante città, con un nutrito gruppo di parlamentari, assessori, e responsabili territoriali: l’obiettivo comune, è stato detto, è far tornare tutti i ragazzi in classe in sicurezza con i fondi stanziati dal Pnrr.

Sileri crede nei test salivari, ma…

Il sottosegretario di Stato al ministero della Salute, Pierpaolo Sileri, ostenta una certa tranquillità: rispetto all’anno scorso, “la circolazione del virus è fortemente limitata. La scuola parte in sicurezza, i docenti, non dico tutti, ma pressoché la totalità sono vaccinati. Vi è un vaccino disponibile sopra i 12 anni con un’ottima adesione da parte della popolazione”.

Sileri parla anche di “uso spregiudicato, intendo dire nel senso buono della parola, anche della diagnostica, inclusi i tamponi salivari che sono forse il metodo migliore per fare una diagnosi ai nostri figli sotto i 12 anni dove è più difficile fare un tampone, che un test salivare”.

I test salivari, però, saranno limitati a 110 mila alunni al mese: un numero davvero irrisorio, se si pensa che gli alunni coinvolti sono più di quattro milioni.

Green pass, nuove regole con il decreto 122 in Gazzetta Ufficiale; controllo anche per i genitori

da La Tecnica della Scuola

E’ stato approvato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale in tempo record il decreto legge con cui il Governo ha deciso di estendere l’uso del green pass per l’ingresso a scuola e in altri servizi educativi e formativi.
Il decreto è il numero 122 ed entra in vigore nella giornata dell’11 settembre.
La modifica principale, come abbiamo già annunciato riguarda il fatto che d’ora innanzi tutti coloro che entreranno a scuola dovranno essere dotati di green pass.

L’articolo 1 del decreto precisa che la nuova regola si intende applicabile, oltre che al personale statale, anche al personale dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti  CPIA),  dei  sistemi  regionali  di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), dei  sistemi  regionali che  realizzano i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).

Inoltre si chiarisce che “fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di tutelare la salute pubblica, chiunque accede alle strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative, deve possedere ed è tenuto a esibire la certificazione verde COVID-19″.
Fanno eccezione i bambini, gli alunni e gli studenti nonché i frequentanti i sistemi regionali di formazione.

Per quanto riguarda altro personale il decreto fissa una regola che non sarà facile applicare: nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni, dovrà essere effettuata non solo dai dirigenti scolastici o dai responsabili dei servizi ma anche dai rispettivi datori di lavoro.

Le nuove disposizioni potrebbe comportare complicazioni di non poco conto soprattutto per quanto concerne i genitori che, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido, hanno da sempre accesso ai locali scolastici anche allo scopo di facilitare l’accoglienza dei bambini.

Inizio scuola. Quale tutela per i docenti fragili senza più la DaD? Ci si può assentare?

da La Tecnica della Scuola

Presi dalle polemiche sul “Green Pass”, i media stanno completamente ignorando la problematica dei cosiddetti “lavoratori fragili” di cui pure in passato si era tanto parlato.

Chi sono i lavoratori fragili?

L’art. 26, comma 2, del Decreto “Cura Italia” parla di “lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilita’ con connotazione di gravita’”.

Come si ricorderà, a questo fine fu incaricato in ogni scuola un “Medico Competente” che aveva appunto il compito di verificare se il docente potesse o meno continuare a svolgere le sue funzioni in una situazione di rischio acclarata quale era appunto la scuola.

Si ricorda che all’epoca non erano ancora disponibili i vaccini e le forme di prevenzione si basavano sostanzialmente su mascherine, distanziamento e banche con le rotelle.

L’attuale situazione

Se certamente la campagna vaccinale- pur tra le tante polemiche- ha ridotto il numero dei ricoveri e la mortalità, non di meno restano tante criticità.

Oltre ai “no-vax” che deliberatamente non vogliono sottoporsi al vaccino, ci sono lavoratori che non possono vaccinarsi o che- pur vaccinati- potrebbero comunque essere infettati, con conseguenze deleterie sulla salute, attesa la loro particolare condizione di fragilità e immunodepressione.

Il lavoro agile

Secondo le disposizioni emergenziali richiamate, i lavoratori fragili “svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalita’ agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attivita’ di formazione professionale anche da remoto”.

Nel settore scolastico, l’adozione della “Didattica a distanza” ha consentito nello scorso anno scolastico ai docenti fragili di continuare a svolgere sostanzialmente la loro attività senza eccessivi problemi.

Le cose cambieranno per il nuovo anno scolastico, con la ripresa generalizzata delle lezioni in presenza.

La modifica dell’art.26 del Decreto “Cura Italia”

Il termine originariamente previsto per l’applicazione delle misure emergenziali è stato più volte modificato e, da ultimo, fissato al 31 ottobre 2021.

Ciò comporta- da un lato- che il lavoratore fragile fino a tale data avrà diritto di continuare a svolgere la sua prestazione in “modalità agile”, dall’altro che – in mancanza di ulteriori proroghe- non si sa come potrà essere utilmente impiegato o se sarà collocato d’ufficio in malattia dopo tale data.

Le ricadute sul comparto scuola e sull’attività didattica

L’applicazione della normativa nel comparto scuola non sarà semplice.

Da un lato, perché non è più prevista la Didattica a distanza.

In secondo luogo, perché finora il periodo trascorso in malattia era equiparato al ricovero ospedaliero e non veniva considerato ai fini del calcolo del “periodo di comporto”.

Per chi non lo sapesse, per periodo di comporto s’intende il termine massimo di assenze di cui un dipendente può fruire nell’arco di un determinato periodo di tempo, senza essere licenziato.

Quest’anno però le assenze riprenderanno ad essere considerate nel periodo di comporto, con la conseguenza che coloro che- proprio perché in precarie condizioni di salute- avessero già fruito di numerose assenze per malattia, rischieranno di vedersi ridotta la retribuzione, dapprima al 90% e – trascorsi 3 mesi- al 50%.

FAQ Handicap e Scuola – 66

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Sono un’insegnante di sostegno in una scuola primaria. Dovrei andare in quarta dove sono dalla prima con 2 bambini ma oggi la referente mi ha comunicato che la Dirigente mi lascia in quarta con la bambina e mi toglie dalla classe dove c’è l’altro alunno per mandarmi in prima. Chiedo se è possibile togliere la continuità che è un diritto.

Fermo restando il principio che la continuità è un diritto che interessa indistintamente “tutti gli alunni della classe” e che coinvolge, di conseguenza, tutti i docenti della classe (e non solo quello specializzato, incaricato su posto di sostegno), se un docente, come nel suo caso, è presente nello stesso Istituto, deve essere riassegnato alla classe o alle classi nelle quali ha prestato servizio l’anno precedente, proprio per garantire la continuità educativo-didattica, fondamentale, come scritto, per tutti gli alunni della classe. Questo vale per tutti i docenti. Essendo lei in possesso di titolo di specializzazione polivalente, non sussistono neppure motivazioni che possano portare ad un suo eventuale spostamento dalla classe in cui ha operato lo scorso anno. A nostro avviso risulta arbitraria la decisione comunicatale e lesiva del diritto allo studio degli alunni della classe quarta.  Che cosa fare? In prima istanza le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico, per avere la certezza della corretta riassegnazione (che potrebbe essere negata solamente se la famiglia ha espressamente detto no alla sua presenza, ma che, da quanto scrive, non sussisterebbe).  Con il dirigente scolastico lei può insistere sia per il fatto che lei è specializzata, ed è in possesso di un titolo polivalente, sia per il principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1 comma 181 lettera c) n. 2 della legge n. 107/2015 (detta buona scuola). In caso di palese diniego da parte del capo d’Istituto, le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno con disabilità o degli alunni con disabilità, affinché scrivano una PEC alla Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione, con richiesta di applicazione immediata del principio di continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.   Nella lettera i genitori possono aggiungere che se non si provvederà a garantire la continuità didattica, considerato il fatto che lei presterà servizio nella stessa istituzione scolastica, essendo di ruolo e in possesso di specializzazione per le attività di sostegno, essi si vedranno costretti a rivolgersi alla Magistratura


Sono un’insegnante di un alunno disabile con programmazione differenziata, la mia domanda e’ questa: puo’ l’alunno partecipare all’esame di qualifica professionale che si consegue al terzo anno di un istituto professionale agrario, e se si, mi potete dare tutti i riferimenti normativi attuali?

Purtroppo risulta che, per i corsi integrati, la formazione professionale non accetta alunni con PEI differenziato, come avviene per le scuole. Si dovrebbe invece pretendere che tali alunni partecipino, conseguendo, essendo il percorso differenziato, l’Attestato dei crediti formativi maturati. Tuttavia non risulta che il Ministero abbia preso una posizione al riguardo. Si potrebbero avanzare quesiti, sia alla lista delle FAQ, pubblicata nel sito del Ministero, che alla Direzione Generale per lo studente e a quella per gli Ordinamenti. Se ci mandate una copia di tali quesiti, cercheremo di sollecitare le risposte.


Sono la referente per l’inclusione di un Istituto comprensivo. Un’alunna in ingresso alla scuola primaria, certificata in base all’articolo 3, c. 3 della L 104/92, necessita di un pasto semiliquido. Quest’anno, per ragioni legate alla pandemia, il Comune fornirà il servizio mensa attraverso un lunch box recapitato nel plesso e costituito da 2 panini. La richiesta dei genitori dell’alunna di un pasto speciale  è stata respinta. E’ corretto? Quali soluzioni possono esserci/si sono adottate in situazioni simili?

Poiché l’alunna è stata iscritta l’alunna nel mese di febbraio, nel momento in cui la scuola veniva informata delle particolari necessità dell’alunna, avrebbe avrebbe dovuto immediatamente informare il servizio mensa in merito a questa necessità imprescindibile; non avendolo fatto a tempo debito, la scuola deve farlo ora, in modo che servizio provveda di conseguenza, pena la sua inadempienza al contratto di mensa e conseguente denuncia per discriminazione nei confronti della scuola.


Ho un bambino affetto dalla Sindrome genetica rara, che frequenta la quarta elementare e che, l’anno prossimo, passerà in quinta. Ha un sostegno di 22 ore purtroppo con una maestra che, fin dalla prima elementare,  durante questi quattro anni, si è dimostrata non adatta per le necessità e bisogni che ha il ragazzo più che altro nel comportamento. Il problema l’ho fatto presente al dirigente sia a chi era in carica fino al anno scorso sia al nuovo dirigente che diciamo ha “usato un po’ del suo potere “ per far sì che io non la disturbassi più di tanto (io e mio figlio siamo stranieri). Vorrei sapere se io come famiglia e come soluzione estrema posso rinunciare al sostegno per questa quinta elementare ritenendo che l’attuale maestra di sostegno, che è di ruolo, porta più danno  al ragazzo che aiuto, e se, alla nuova iscrizione dell’anno prossimo alle medie, mio figlio potrà di nuovo usufruire del sostegno? Esiste questa possibilità senza avere altre  ripercussioni?

La presenza del docente di sostegno dovrebbe essere una garanzia di qualità del percorso formativo degli alunni con disabilità, non certo un ostacolo. Tenga, tuttavia, presente che i risultati raggiunti da suo figlio sono frutto dell’azione di tutti i docenti della classe e non di uno soltanto: infatti tutti gli insegnanti della classe sono insegnanti di suo figlio e sono tutti egualmente responsabili anche degli aspetti educativi. In altre parole, se dal punto di vista educativo, come lei scrive, vi è un fallimento, esso è da attribuire a tutti i docenti, non ad uno soltanto. In base al principio sancito nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245 del 2001, se non si riesce a realizzare un valido rapporto educativo tra allievo e docente per il sostegno, si può chiedere la sostituzione del docente, indipendentemente dalla sua  capacità professionale, che può anche essere massima, ma può succedere che non si riesca a realizzare il richiesto rapporto educativo con l’allievo. Pertanto, per il prossimo anno, le suggeriamo di non chiedere di rinunciare al docente di sostegno, bensì di chiedere la sostituzione dell’attuale, citando gli estremi della sentenza sopra indicata. Quanto a richiedere il sostegno per la scuola secondaria di primo grado, sicuramente lei ha sempre il diritto di richiederlo, poiché trattasi di un diritto, anche quando, per qualche anno precedente, si sia rinunciato al sostegno.


Sono la docente di sostegno da 3 anni di una bimba gravemente ipovedente. A settembre andtrà alla primaria e l’Unione Ciechi ed io stessa abbiamo convenuto sulla necessità di farle avere un banco ergonomico. Ad oggi nessuna risposta che indichi a chi attiene l’acquisto del banco. Io pretendo che abbia un banco che salvaguardi la sua schiena e la favorisca nella letto- scrittura. Dunque chi deve comprare il banco?

I banchi speciali sono giuridicamente qualificati come “arredo scolastico”. L’assegnazione degli arredi scolastici è di competenza dei Comuni per le scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo grado; pertanto dica al Dirigente Scolastico che inoltri immediatamente la richiesta al Comune sede della scuola o al consorzio di Comuni di cui fa parte il comune dove la scuola ha sede.


Sono un insegnante precario e da qualche settimana ho saputo di aver superato lo scritto del concorso straordinario bandito.  A breve sarò invitato a inserire l’ordine di preferenza di tutte le provincie della regione. Purtroppo ho una sorella con 104 che assisto e sinceramente sarebbe impossibile per me seguirla a 300 km di distanza. Fino ad ora mi sono sempre arrangiato lavorando ad una distanza accettabile ma mi chiedevo se ora ho diritto a qualche “agevolazione”. E’ vero che ho i genitori ma sono over 70. 

L’art 33 della legge n. 104/92 stabilisce che il lavoratore, che assiste persona con disabilità grave ex art 3 comma 3 l.n. 104/92, la quale non abbia altro parente in grado di assisterla, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al domicilio della persona da assistere. “Ove possibile” significa che, ad esempio, esistano sedi libere nei pressi del domicilio dell’assistito. Comunque lei può chiedere la sede più vicina. In mancanza, può chiedere l’assegnazione provvisoria per motivi di famiglia nello stesso comune dell’assistito, se esistono sedi disponibili in quel comune. Potrà poi chiedere il trasferimento dopo il primo anno o quando, dopo altri anni di assegnazione provvisoria, si renderà libera la sede da lei richiesta.


Sono una docente della scuola primaria. In questi giorni dobbiamo rivedere i criteri per la formazione delle graduatorie in caso di domande eccedenti il tempo pieno per l’ anno 2021-22. La famiglia con alunno disabile grave art. 3 comma 3  legge 104/92 ha la precedenza assoluta per l’ iscrizione al tempo scuola richiesto anche se l’ alunno non è residente/domiciliato nel comune in cui afferisce la scuola nella quale dovrebbe iscriversi?

Trattandosi di scuola statale, se l’alunno è certificato con art. 3 comma 3, ha diritto di precedenza assoluta, anche se la sua residenza è in un comune diverso. 


Sono entrata di ruolo nel corrente anno scolastico su sostegno DH (assegnato dal ministero ). Sono risultata perdente posto (siamo in due ad essere entrate con il sostegno DH) e rientrata nel mio Circolo come sostegno sugli psicofisici dopo la domanda di trasferimento condizionata.  La referente sul sostegno mi ha comunicato che perderò il mio alunno, che daranno alla collega, in quanto sono rientrata con altra dicitura. Ora, premesso che è la prima volta che sento parlare di tale procedura e avendo un titolo polivalente, vorrei chiedere se vi è una normativa di riferimento in cui viene sancita tale procedura e cosa posso fare per restare nella mia classe.

Se un docente, pur perdente posto, resta nella stessa scuola, deve essere riassegnato alla classe o alle classi nelle quali ha prestato servizio, proprio per garantire la continuità educativo-didattica, fondamentale per tutti gli alunni della classe. Questo vale per tutti i docenti. Peraltro essendo lei in possesso di titolo di specializzazione polivalente, le affermazioni della funzione strumentale sono prive di fondamenta. La figura responsabile dell’assegnazione dei docenti alla classe è il dirigente scolastico; ed è sua la responsabilità, anche se delega altri per coadiuvarlo. 
In prima istanza le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico, per avere la certezza della corretta riassegnazione (che potrebbe essere negata solamente se la famiglia ha espressamente detto no alla sua presenza).
Con il dirigente scolastico lei può insistere sia per il fatto che il suo è un titolo polivalente, sia in base al principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1  comma 181 lettera C n. 2 della legge n. 107/2015, la legge detta buona scuola. 
In caso di palese diniego, le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno con disabilità o degli alunni con disabilità, affinché scrivano una PEC al Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale e il Ministero dell’Istruzione, con richiesta di applicazione immediata del principio di continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.  
I genitori possono aggiungere che se non si provvederà al garantire la continuità didattica, considerato il fatto che lei presterà servizio nella stessa istituzione scolastica, essendo di ruolo, si vedranno costretti a rivolgersi alla Magistratura. 


Sono un’insegnante di sostegno scuola secondaria II grado vorrei gentilmente sapere come dovrebbe svolgersi il colloquio orale di una candidata esterna diversamente abile considerando che i candidati interni diversamente abili che seguono una programmazione per obiettivi minimi possono svolgere il colloquio orale dell’esame di stato sapendo prima lo snodo da trattare, l’UDA di Ed Civica da trattare, e il testo di Italiano da analizzare. (prova equipollente scelta dal consiglio di classe). In questa situazione particolare, la candidata esterna diversamente abile è una ex- allieva  che seguiva una programmazione per obiettivi minimi e che ha effettuato l’interruzione di frequenza prima del 15 marzo 2021 e pertanto è già conosciuta dal consiglio di classe; io sono la sua insegnante di sostegno del corrente anno scolastico.Il colloquio della candidata dovrebbe riguardare gli snodi interdisciplinari oppure solo il programma disciplinare del 5 anno? Se si può parlare degli snodi se ne potrebbero assegnare solo uno o due su dieci? E’ possibile avere l’ex insegnante di sostegno ( cioè io) al colloquio orale?In realtà è una situazione particolare perchè è un’alunna che per problemi di salute ha scelto di ritirarsi e adesso ha presentato domanda per effettuare gli esami di stato da esterna. Potete aiutarmi a capire come agire?

Per i candidati privatisti con disabilità normalmente si applica, per analogia, quanto stabilito dal decreto ministeriale del 10 dicembre 1984 concernente gli esami di candidati privatisti con disabilità di licenza media, che le alleghiamo. Segua queste indicazioni. È da ritenere che lei possa essere assistente per gli esami, come è previsto dal decreto. Quanto al contenuto del colloquio, riteniamo che si debba seguire lo stesso schema dei colloqui dei candidati interni, ovvero quanto indicato dall’Ordinanza ministeriale in merito, avendo quale riferimento il PEI, sicuramente già predisposto a inizio di anno scolastico.


Sono la mamma di un bambino disabile certificato art.3 comma 3.Mio figlio frequenta la quarta elementare e quest’anno è stato un anno proficuo grazie ad un insegnante di sostegno che è riuscito a farlo addirittura leggere e scrivere (cosa che gli insegnati degli anni precedenti non erano riusciti a fare). Tra loro si è creato un bellissimo rapporto. Il bambino è sereno e va volentieri a scuola.Pertanto volevo chiedere se c’è la possibilità che lo stesso insegnante venga riconfermato anche il prossimo anno, insegnante precario che è stato “pescato” dalle GPS.Può il dirigente scolastico, a seguito anche di una mia richiesta scritta motivata e suffragata da relazioni degli specialisti, riconfermare lo stesso docente?

Purtroppo manca ancora una norma applicabile per ottenere quanto lei chiede. Non resta che sperare che non venga nominato altro precario con punteggi maggiori dell’attuale insegnante. Se però ciò dovesse accadere, l’unica possibilità è di verificare se il nuovo docente nominato nella scuola di suo sia disposta a prendere il posto nella scuola dove è stato nominato l’attuale docente. Se i due docenti fossero d’accordo, basta parlare con i due Dirigenti scolastici; se anche loro fossero d’accordo, dovrebbero richiedere e confidare nell’ottenere l’autorizzazione allo scambio. Questo è quanto possibile fare. 


Sono una docente dichiarata temporaneamente inidonea a seguito di mia richiesta di cambio mansione. Ora sono utilizzata in qualità di addetta al servizio biblioteca, svolgendo le mie 36 ore settimanali. Usufruisco da poco dei benefici della L 104/92 per mia madre e mi è capitato di voler chiedere 3 ore di permesso (avendo letto che per il personale ATA, in base all’art 32 del CCNL 2016-18, può fruire del frazionamento in ore dei tre giorni di permesso di cui all’art.33, c.3 L104/92), ma mi è stato risposto che nel mio caso si applica l’art 15 c.6 che prevede che per i docenti i permessi possano essere fruiti solo in giorni. E’ una delle diverse situazioni in cui, stando in questo limbo tra le due categorie di lavoratori, regna la confusione su come applicare la normativa. Mi potreste essere d’aiuto?

Dal momento che il suo stato giuridico è stato tramutato in quello di personale ATA con conseguente modifica dell’orario di servizio e delle funzioni da svolgere, riteniamo che a lei debba applicarsi la normativa sui permessi a ore e non quella dei permessi a giorni, riguardante esclusivamente i docenti, che hanno un orario di servizio particolarmente legato alla didattica; infatti ciò non dovrebbe valere per chi non svolge più attività didattica. Se vuole essere certa, si informi col suo sindacato.


Sono una docente della primaria. La legge vieta la presenza di 2 alunni con disabilità grave nella formazione delle classi prime. Nel nostro istituto abbiamo soltanto una classe a tempo di 40 ore ed una classe a tempo di 30, ed abbiamo 2 alunni in gravità ed entrambi hanno scelto l’ iscrizione a 40 ore per le future classi prime della primaria. Cosa possiamo fare? Dobbiamo vedere se nel PEI viene consigliata dalla neuropsichiatra uno specifico tempo scuola? Se le famiglie avessero entrambe necessità di un tempo scuola lungo, come dobbiamo muoverci? 

Il DPR 81/2009 ha abolito la norma che fissava il numero massimo di alunni con disabilità per classe; pertanto è lecito che, in una classe, siano presenti più alunni con disabilità. Esistono, è vero, delle sentenze che impongono la presenza di un solo alunno, ma, in questo caso, dovrebbe essere la famiglia a inoltrarlo. Per quanto riguarda la composizione delle classi, trattasi di competenza e responsabilità della scuola, non di altri (come il neuropsichiatra o altre figure ancora). I genitori, invece, devono poter scegliere per i propri figli il tempo-scuola che desiderano; e questo la norma lo prevede. Si ricorda infine che, in base all’art. 5 del DPR 81/2009, la classe in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità deve essere formata da 20 alunni (massimo 22).


Sono un’insegnante di sostegno con ancora mille dubbi. Vorrei avere la conferma del fatto che ne caso di un alunno con PEI non si debba farne menzione dello stesso nel giudizio finale.

Solo per gli alunni della secondaria di secondo grado per i quali sia stato adottato un PEI differenziato va esplicitato il richiamo al fatto che la valutazione è effettuata in base al PEI. Diversamente, nel giudizio finale, non è necessario fare richiamo al PEI.


Un’alunna che ha compiuto a gennaio 22 anni che segue una programmazione con obiettivi differenziati che non ha mai ripetuto nel ciclo della scuola secondaria di secondo gradi e si trova in classe quinta può essere non ammessa all’esame per consentirle di ripetere l’anno? Fino a che età può frequentare la scuola?

La scuola accompagna gli alunni con disabilità nel loro percorso verso l’adultità: è un passaggio delicato e importante, che non va procrastinato nel tempo, ma vissuto, esattamente come avviene per i coetanei. Peraltro, la non ammissione non può essere concordata a tavolino o utilizzata in modo strumentale. Tenga presente che, normalmente, con il PEI differenziato non è possibile ripetere l’anno; infatti la ripetenza è prevista a fronte del mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nel PEI. Ora, gli obiettivi descritti nel PEI differenziato non corrispondono a quelli ministeriali, sono cioè tarati sulla base delle effettive capacità dell’alunno e possono essere modificati in qualsiasi momento per adeguarli alle sue effettive capacità e potenzialità; pertanto lo studente raggiunge sempre gli obiettivi del suo PEI e, quindi, non può ripetere. Invece di pensare alla ripetizione, sarebbe molto più efficace e utile far predisporre per lui, nell’ottica del Progetto di Vita, un Progetto Individuale, come indicato nell’art. 14 della legge n. 328/2000 e richiamato dall’art 6 del decreto legislativo n. 66/17. Queste norme prevedono che, su richiesta dell’interessato o della famiglia, il Comune di residenza convochi una conferenza di tutti i servizi necessari a garantire, in base alla legge stessa, una buona qualità di vita dell’alunna con disabilità; al tavolo di lavoro prendono parte la famiglia, la studentessa e gli operatori sociosanitari, che seguono l’alunna, come pure tutti i soggetti pubblici e privati o del privato sociale che sia opportuno e necessario coinvolgere. Questa progettualità è molto più utile che fare ripetere un anno, poiché alla fine dell’anno di ripetenza, la questione del Progetto di Vita si ripresenterebbe comunque; meglio avviare la progettualità da subito.


Sono una docente della scuola primaria. Nel mio Istituto, in questi giorni dobbiamo rivedere  i criteri per la formazione delle graduatorie in caso di domande eccedenti il tempo pieno per l’ anno 2021/22 poiché dall’ ufficio scolastico abbiamo avuto la comunicazione che le future classi prime della primaria saranno soltanto 2 e non 3.  Quindi avremo 1 sezione a tempo di 40 ore( invece di averne due come avevamo fino a quest’ anno) e 1 sezione a tempo di 30 ore. Questo ci porta a dovere rivedere i criteri per a formazione delle graduatorie in caso di domande eccedenti il tempo pieno. Quello che però mi preme chiedere è sapere cosa è previsto per gli alunni disabili. Ho visto che le iscrizioni degli alunni disabili non possono essere rifiutate: ma oltre a questo le famiglie hanno la precedenza anche nella scelta del tempo scuola che l’ alunno dovrà frequentare oppure nella graduatoria la scuola deve attribuire  un punteggio per l’ alunno con disabilità.

Se l’alunno ha la certificazione di gravità, ai sensi dell’art 3 comma 3 della legge n. 104/92, egli ha la precedenza assoluta, come scritto nello stesso comma 3. Se la scuola si rifiuta di rispettare tale comma, minacciate ricorso al Tar per violazione di legge, chiedendo la sospensiva del provvedimento di rifiuto.


Sono un’insegnante di sostegno di un istituto superiore e mi sto trovando in difficoltà nel capire se, per gli alunni certificati che si sono iscritti al primo anno della scuola superiore (quindi passeranno dalla terza media al primo liceo) è necessario redigere il PEI provvisorio. 
In quali casi e per quali alunni la scuola superiore deve convocare il GLO e redigere il PEI provvisorio (entro il 30/06)?

Il PEI provvisorio è redatto al fine di definire le proposte di sostegno didattico o di altri supporti necessari per sviluppare il progetto di inclusione relativo all’anno scolastico successivo. 
In base all’art. 16 del Decreto interministeriale 182/2020, il PEI provvisorio, che deve essere elaborato entro il 30 giugno, è da predisporsi unicamente per gli alunni neocertificati, ossia per coloro che hanno ricevuto una certificazione di condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica:
–        sono alunni in ingresso nella scuola per la prima volta (i bambini della scuola dell’Infanzia o, se non hanno frequentato la scuola dell’infanzia, i bambini che accedono alla primaria)
–        sono alunni già frequentanti la scuola. 
Sempre l’art. 16, al comma 3, prescrive le sezioni da compilarsi ai fini della stesura del PEI provvisorio: 
a. Intestazione e composizione del GLO;
b. Sezione 1 – Quadro informativo, con il supporto dei genitori;
c. Sezione 2 – Elementi generali desunti dal Profilo di Funzionamento;
d. Sezione 12 – PEI provvisorio per l’a. s. successivo;
e. Sezione 4 – Osservazioni sull’alunno per progettare gli interventi di sostegno didattico;
f. Sezione 6 – Osservazioni sul contesto: barriere e facilitatori.
Nota bene: la elaborazione del PEI è sempre di pertinenza della scuola di destinazione, fatta eccezioni per gli alunni la cui certificazione è consegnata dalla famiglia alla scuola nei mesi terminali dell’ultimo anno di ciascun segmento scolastico, ovvero dopo il 31 marzo. In tal caso, per la stesura del PEI, viene convocato un docente dell’ordine e/o grado di scuola successivo. 


Avrei necessità di un parere circa il caso di un’alunna diversamente abile, con difficoltà di apprendimento, frequentante la terza media per la seconda volta, seguita per 6 ore settimanali da un’insegnante di sostegno. La ripetenza della terza classe è stata una scelta condivisa e fortemente voluta dalla famiglia, in quanto l’alunna all’epoca appariva ancora molto immatura, non pronta per affrontare il percorso alla scuola superiore. Ovviamente, prima che si deliberasse per la ripetenza, nei diversi incontri con la madre della ragazza, la scuola ha sottolineato che l’eventuale ripetenza avrebbe avuto senso solo se la ragazza avesse frequentato, migliorando così le sue scarse e precarie abilità sociali.
Gli obiettivi riportati sul PEI sono infatti riferiti all’inserimento e socializzazione e alla frequenza scolastica. Purtroppo anche quest’ anno non è andata meglio degli altri anni, anzi, siamo a 77% di assenze. Secondo lei dovremmo comunque ammetterla all’esame di Stato, considerato che ha già ripetuto?
In questo caso, considerato che difficilmente sarà in grado di sostenere un esame minimamente sufficiente, si può dare attestato formativo o solo per il fatto che è presente, avrà di diritto il diploma?

La scuola deve sicuramente impegnarsi per promuovere la socializzazione, ma deve anche garantire gli apprendimenti, fissando obiettivi di apprendimento coerenti con le effettive capacità dell’alunno con disabilità. Nel PEI, dove si descrivono gli obiettivi educativi, e fra questi anche la socializzazione, vanno obbligatoriamente indicati gli obiettivi di apprendimento. 
In merito a quanto accaduto lo scorso anno scolastico, si rammenta che la responsabilità della non ammissione non è imputabile in alcun modo alla famiglia; la decisione dell’ammissione o meno all’esame di Stato è in capo unicamente ai docenti del Consiglio di classe.
Per quanto concerne l’anno scolastico in corso, l’ammissione all’esame di Stato resta ancora di responsabilità esclusiva del Consiglio di classe. Quali prove proporre durante gli esami che, quest’anno, consistono in un’unica prova orale? Bisogna fare riferimento agli obiettivi di apprendimento descritti nel PEI: le prove devono essere coerenti con il PEI, ossia con quanto effettivamente svolto (d.lgs. n. 62/2017, legge n. 104/92). Superate le prove d’esame, lo studente consegue regolare titolo di studio.
In considerazione di quanto da lei scritto, ovvero dei risultati non pienamente positivi, avreste dovuto provvedere, in corso d’anno, a modificare gli obiettivi. La bocciatura è di per sé pedagogicamente non coerente. Nel caso specifico va detto che un’ulteriore ripetenza risulterebbe ancor più inopportuna, in quanto avvalorerebbe la logica del parcheggio. Il suggerimento, pertanto, è di predisporre, coerentemente con quanto indicato nel PEI, le prove d’esame e di rilasciare, superate le prove, il relativo titolo di studio. Se lo studente dovesse non presentarsi all’esame, si procederà con il rilascio dell’attestato di credito formativo.


Sono la mamma di un ragazzo con handicap grave  100% che frequenta l’ultimo anno di un liceo. Al g.l.h.o. di dicembre su mia richiesta e approvazione dell’asl ho chiesto la permanenza di un altro anno scolastico, tutti hanno approvato all’unanimità, ora hanno cambiato idea senza nessuna altra riunione. Non ho firmato il pei e non intendo firmarlo. C’e qualche normativa che può aiutare mio figlio , nel permanere un altro anno?

Dipende dal percorso scelto per lo studente e indicato nel PEI di suo figlio: 
–        se si tratta di PEI semplificato (ovvero ordinario o personalizzato), suo figlio potrebbe non farsi interrogare in questi ultimi giorni, impedendo così ai docenti di poterlo valutare e rischiando, di conseguenza,  di non essere ammesso agli esami (certamente se i docenti già dispongono di sufficienti elementi di valutazione, la questione non si porrà). Se viene ammesso, dovrebbe fare scena muta in sede d’esame; in questo modo la Commissione, non disponendo di elementi per valutarlo positivamente, potrebbe indicare esame non superato e quindi lo studente dovrebbe ripetere l’anno. Se invece non si presenta agli esami, verrà promosso automaticamente, conseguendo un Attestato di credito formativo, ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. 62/2017;
–        se si tratta di un PEI differenziato, allora sarà praticamente non possibile ipotizzare una ripetenza, in quanto gli obiettivi fissati nel PEI, che risultano adeguati alle capacità del ragazzo, possono anche essere ridotti in qualunque momento e, pertanto, egli potrà solo raggiungerli ed essere ammesso all’esame di Stato; superate le prove “non equipollenti”, per lui predisposte, sarà promosso e riceverà l’Attestato di credito formativo. Per completezza si ricorda che se suo figlio non si dovesse presentarsi agli esami di Stato, la scuola provvederà comunque a rilasciargli  l’Attestato di credito formativo, ai sensi del già citato art. 20 del d.lgs. 62/2017.


Sono una docente di una scuola superiore di secondo grado.  La pubblicazione e condivisione dei Pei sulla bacheca docenti del registro elettronico scolastico è atto rispettoso della legge oppure i Pei devono essere custoditi e consultati in cartaceo, presso la segreteria, dato che in essi ci sono dati sensibili?  Nel caso si possano condividere sulla Bacheca Docenti, il D.S. non dovrebbe richiedere in forma scritta, con Circolare ai docenti tale adempimento?

L’accesso  al registro elettronico della classe deve essere consentito solo ai docenti e ai genitori della classe; ovviamente i genitori possono avere accesso solo alle informazioni che riguardano, rispettivamente, i propri figli e non possono accedere ai dati degli altri alunni.  Dovete assicurare le protezioni elettroniche in tal senso. Infatti dovrebbe già esservi un piano di sicurezza elettronica della scuola e un incaricato della sicurezza elettronica, che ha la responsabilità in caso di  facile accesso a chi non ne ha diritto con conseguenze di sanzioni gravi da parte del Garante della tutela dei dati personali.


Alla scuola secondaria di primo  grado  in cui insegno,  sono stati assegnati due insegnanti  come potenziamento anticovid.  Nei primi mesi dell’anno scolastico,  , essi sono stati  utilizzati  , anche, per seguire una “classe incubatrice ” di circa una ventina di ragazzi da alfabetizzare, assieme ad altri colleghi curriculari. L’esperienza   si è conclusa   con le vacanze di Natale. Ora, ,però,  da alcuni mesi,  l’attività  (classe incubatrice) ė ripresa,   per solo sei (6) alunni.Questo impiego  dei due docenti , a mio avviso, crea problemi nella gestione delle supplenze. A volte, poiché  i due colleghi di potenziamento sono occupati a svolgere lezione ai sei alunni, le supplenze sono “affidate” ad insegnanti di sostegno, nonostante il loro ragazzo diversamente abile  sia presente.Cortesemente chiedo,  ė giusto  utilizzare le risorse anti covid  in queste … mansioni?Si può  usare l’insegnante di sostegno come … tappabuchi?

La scuola, nella sua autonomia, può decidere come e quando utilizzare i docenti del potenziamento, ma non può assolutamente togliere il docente per il sostegno all’alunno con disabilità; non può cioè sottrarre ore di sostegno, facendogli svolgere supplenze. Ciò è espressamente vietato non solo dalle Linee guida ministeriali del 4 Agosto 2009, ma è anche in palese contrasto con tutta la normativa e con la cultura inclusiva italiana. L’autonomia scolastica è di carattere amministrativo e non può modificare disposizioni di legge che hanno una forza gerarchica superiore; e le norme in materia stabiliscono che se ad un alunno viene assegnato un certo numero di ore (per il quale talora si deve ricorrere ai Giudici), quel numero di ore non può essere ridotto dalla scuola per nessun motivo, perché esso è previsto per legge; neppure le leggi possono modificarlo, perché è garantito da numerosissime sentenze della Corte costituzionale.


Nella nostra scuola (paritaria) c’è una bimba con handicap a cui erano state assegnate 10 ore settimanali di sostegno,  due ore al giorno dal lunedì al venerdì.  Poi la famiglia ha deciso di farla frequentare da subito solo dal mercoledì al venerdì.  Noi abbiamo mantenuto le due ore giornaliere in quanto le altre 3 ore sono coperte dall operatore . La bambina infatti fa l orario antimeridiano dalle 8 alle 13.00. Ora la mamma ci chiede, a partire dalla settimana prossima di far frequentare la bimba anche il martedì,  la scuola ha provveduto ad assegnarle le due ore di sostegno,  ma non essendoci disponibilità di operatore del ulss la mamma sostiene che la scuola deve farsi carico delle restanti due ore quelle che la bambina non usufruisce il lunedì. Mi chiedo se la richiesta è lecita dal momento che è una scelta della famiglia non farla frequentare il lunedì. Ultima domanda se l’ulss non ha personale a disposizione ed essendo la bambina non autonoma (è in carrozzina) l’insegnante di sezione può prendersi la responsabilità di tenerla in classe senza supporto per garantire a tutti i bambini sicurezza?

Riteniamo che, se un certo numero di ore di sostegno sono state assegnate in considerazione dell’orario scolastico pieno e se la famiglia, per suoi motivi, ritiene di far frequentare la figlia per un numero di ore inferiore, allora, proporzionalmente, debba ridursi il numero delle ore assegnate. Inoltre, se trattasi di bimba con sedia a ruote, non pare necessaria la presenza per tutte le ore di frequenza in classe dell’assistente per l’autonomia, dal momento che la bambina, nella sua sezione, normalmente non dovrebbe spostarsi di posto. Se c’è un problema di sicurezza dei compagni, allora non è più problema di autonomia dell’alunna, ma di evitare che essi vadano a sbattere contro la sedia ferma ed allora trattasi di problema organizzativo della scuola e di intervento, posto a cura dei docenti della sezione. 


Vorrei sapere se nel caso di PEI curricolare l’insegnante specializzata può esigere di visionare preventivamente le prove delle verifiche scritte delle varie discipline, pur essendo stata informata sull’argomento oggetto della prova e sulla tipologia della prova (che ricalcano gli esercizi svolti sia in classe che a casa in preparazione del compito), malgrado la contrarietà del docente curricolare referente?

Una volta concordato tra docente per il sostegno e docente curricolare quali debbano essere i livelli e le modalità di organizzazione delle singole prove, il docente per il sostegno potrebbe anche non visionare le stesse. Se però la trasformazione delle prove in forma equipollente risultasse difficoltosa o complessa per il docente curricolare, è chiaro che il docente per il sostegno non solo deve vedere le prove, ma deve intervenire operativamente, esattamente come avviene talora in sede di esame di Stato su richiesta espressa del presidente di commissione. In sintesi, il docente per il sostegno può chiedere al collega di prendere visione delle prove per una maggiore sicurezza in relazione alla loro coerenza con il principio di “prove equipollenti, di cui all’art 6 comma 1 del dpr n. 323/1987.


Un docente riconosciuto invalido civile al 67% può continuare ad esercitare tale professione ?

Una decisione di tal genere dipende dall’esito della visita medico-legale, visita alla quale egli può sottoporsi spontaneamente salvo che, come avviene in taluni casi, non sia richiesta dal DS. È, infatti, la Commissione medico-legale che decide se  il docente è totalmente inabile rispetto a una determinata attività professionale, se può svolgere un’altra, rientrante nelle sue scelte professionali (ad esempio: biblioteca o lavoro in segreteria), oppure se sia definitivamente inabile a qualunque attività lavorativa. 
Nel primo caso il docente o va in biblioteca o in Segreteria; nel secondo, viene messo in pensione anticipata.


Dopo aver avuto il sostegno da quando il mio bimbo ha iniziato la materna (per ritardo psico motorio legge 104 art. 3 comma 3 certificato) fino alla prima elementare, quest’anno una nuova neuropsichiatra facendo la rivalutazione ha stabilito ( avendo definito che è affetto da autismo Asperger livello 1) che il sostegno non è necessario ma gli basta solo una adp. Le insegnanti invece sostengono la necessità del sostegno perché organizza e programma le attività rimodulando con i docenti le lezioni per aiutarlo ed integrarlo.. puo’ gestire anche altri bambini cosa che una adp non può fare ad es. per poter creare delle situazioni ad hoc per dargli modo di interagire con i pari (la sua grossa difficoltà).
La scuola vuole avere il sostegno, anche una riduzione ma almeno qualche ora, la neuropsichiatria no. 
Anche noi genitori vorremmo il sostegno, anche ridurlo ma gradatamente per vedere come andrà. Come possiamo fare? La scuola senza sostegno non lo vuole in carico ..a rimetterci sarà mio figlio. Potete consigliarmi se c’è un modo per tutelarlo?

A questo punto è necessario convocare urgentemente il GLO; durante l’incontro potete verbalizzare le diverse posizioni. Al termine, siccome gli orientamenti didattici sono di competenza dei docenti contitolari della classe e le osservazioni dell’ASL, che partecipa ai lavori del GLO, risultano essere un contributo, riportate nel verbale l’indicazione dell’ASL come pure la volontà dei docenti e della famiglia. E dato che gli insegnanti ritengono necessarie le risorse, allora nel verbale dovrà essere motivato il  non accoglimento del suggerimento fornito dall’ASL (ossia la non richiesta di ore di sostegno), ciò ai sensi dell’art. 4 comma 9 del DI 182/2020.


Vorrei sapere se la relazione finale che viene redatta a fine anno dal docente di sostegno, deve essere firmata dal solo docente di sostegno o anche dall’intero cdc.

Se vogliamo rispettare la normativa inclusiva, secondo la quale l’alunno con disabilità è uno di tutti gli alunni della classe ed è quindi alunno di tutti i docenti della stessa, la relazione  finale per l’alunno con disabilità deve essere elaborata congiuntamente da tutti i docenti del Consiglio di Classe e dagli stessi firmata; altrimenti si legittimerebbe la delega dl progetto inclusivo, illegale, purtroppo assai diffusa nelle nostre scuole, al solo docente per il sostegno da parte dei colleghi curricolari.


Sono una docente di scuola secondaria superiore, referente Dipartimento Sostegno e BES/DSA. Le scrivo per avere alcuni chiarimenti su come procedere in merito al caso di una candidata esterna all’Esame di Stato che dovrà sostenere le prove preliminari nel mese di maggio. Trattasi di studentessa che già ebbe a frequentare il nostro Liceo ma che si ritirò nell’a.s. 2018/2019 per gravi problemi di salute psicofisica. Al tempo, fu steso un PDP per alunno BES non DSA che prevedeva numerose misure dispensative e compensative. Ora la ragazza ha 20 anni e si presenta come privatista, dopo aver superato il 4° anno presso altra scuola, fornendo soltanto un foglio di INVALIDITA’ CIVILE, L. 102/2009, art. 20. Le domande sono le seguenti:
1) Da parte della coordinatrice: “Chiedo solo se non sia vincolante che la normativa prescriva di consegnare la documentazione contestualmente all’iscrizione presso l’USR e se sussista un obbligo da parte della scuola anche in assenza di tale presentazione”
2) Io vorrei avere chiarezza su come procedere, sia nella richiesta di eventuale altra documentazione sanitaria all’interessata, cui attenersi e dalla quale trarre una relazione da consegnare al Presidente di commissione, in caso di ammissione all’Esame di Stato, sia sulla necessità di stendere un nuovo PDP (anche se suppongo che non ci competa, trattandosi di privatista). 

Se la candidata chiede di avvalersi della normativa sulla disabilità, allora deve produrre, oltre alla certificazione di invalidità già presentata, l’accertamento ai sensi dell’art. 3 della legge 104/92 che, unitamente alla certificazione di invalidità della Commissione INPS, dà diritto ad essere riconosciuto alunno con disabilità, e la Diagnosi Funzionale rilasciata dall’ASL. 
Senza la certificazione dell’art 3 della legge n. 104/92 e senza la Diagnosi Funzionale, documento che delinea gli ambiti in cui tale diritto deve esplicarsi, la candidata non può avvalersi del riconoscimento di “studentessa con disabilità”, da cui scaturirebbe il suo diritto a formulare, con la scuola dove sosterrà gli esami da privatista, il programma per lo svolgimento degli esami con relative prove equipollenti, e ad avvalersi, per analogia, dei criteri per gli esami dei candidati privatisti con disabilità nella scuola media (Decreto Ministeriale 10 dicembre 1984).
Se la studentessa, invece, fornisse alla scuola la diagnosi di DSA, allora potrebbe beneficiare dei soli strumenti compensativi, in quanto agli esami di Stato sono vietate le misure dispensative.
Se, altra ipotesi, dovesse rientrare in un riconoscimento come studentessa con Bes, per svantaggio socio-economico-linguistico-culturale, non si potrà fare ricorso a nulla, in quanto la normativa prevede questo riconoscimento unicamente per gli alunni interni, riconoscimento peraltro rimesso rimessa ad una decisione autonoma del Consiglio di classe, decisione concordata con la famiglia


Sono un’insegnante di sostegno della scuola secondaria di primo grado e quest’anno mi sono ritrovato a seguire un ragazzo down che frequenta la classe seconda. Il suddetto alunno disabile compirà il prossimo mese 18 anni, vorrei cortesemente sapere se il prossimo anno avrà diritto a completare il suo ciclo di studi pur avendo compiuto 18 anni 

L’obbligo scolastico si conclude a 16 anni, ossia dopo dieci anni di frequenza e ciò si verifica, ordinariamente, nella secondaria di secondo grado. L’obbligo formativo, invece, si conclude al compimento del diciottesimo anno di età; quindi dopo i 18 anni lo studente non potrà accedere ai percorsi diurni, ma potrà sicuramente iscriversi ai corsi serali, previsti per gli adulti.


Sono docente di un alunno con certificazione 104 dall’ infanzia. Frequenta la classe quinta della scuola primaria, per cui a settembre passerà alla scuola secondaria di primo grado. Tutti gli anni, anche questo è bastato compilato il vecchio modello del PEI. Ho un dubbio. Per il passaggio alla scuola secondaria dobbiamo compilare il nuovo modello del PEI provvisorio?

Il PEI Provvisorio non è previsto per gli alunni già certificati per i quali è stato predisposto un PEI per l’anno scolastico in corso. 

Il Pei provvisorio, come stabilito dall’art. 16 del Decreto interministeriale 182/2020, è redatto entro il 30 giugno per gli alunni neo-certificati nel corso dell’anno scolastico o per alunni certificati di nuova iscrizione; la redazione del PEI provvisorio è stata introdotta “allo scopo di definire le proposte di sostegno didattico o di altri supporti necessari per sviluppare il progetto di inclusione relativo all’anno scolastico successivo”.


Il dirigente del mio Istituto non vuole consentire la frequenza in presenza con un piccolo gruppo per l’ inclusione agli alunni con Bes C ma solo ai Bes A e C.  Leggendo la nota di chiarimento del 12 marzo, però si evince che la frequenza in presenza è prevista per tutti  gli alunni con bisogni educativi speciali senza distinzione. Mi potete dare delucidazioni in merito. 

La norma stabilisce la frequenza degli alunni con disabilità in condizioni di “reale inclusione” (piccolo gruppo eterogeneo); inoltre, in generale, parla di BES e quindi prevede la frequenza non solo degli alunni con disabilità certificata e con diagnosi di DSA, ma anche degli alunni “non con BES” come pure di alunni con BES “transitori”, riconosciuti cioé dal Consiglio di classe o dal Team docente, per i quali sia stato predisposto un PDP (cfr. Nota 2563/2013). 


Mio figlio ha un disturbo dello spettro autistico con pattern ipercinetico e difficoltà dell’attenzione, art. 3 comma 3 della legge 104, e frequenta la classe seconda della scuola dell’infanzia.
A gennaio la neuropsichiatra dell’Asl ha compilato la diagnosi funzionale e la stessa è stata trasmessa a scuola per la richiesta del docente di sostegno e del personale Asacom (quest’ultima è stata fatta per l’anno scolastico corrente in quanto i comuni hanno fatto una proroga). L’assistente Asacom è arrivata per 10 ore settimanali (per quest’anno scolastico), ovviamente il docente di sostegno arriverà l’anno prossimo. Attualmente nella classe di mio figlio è in corso un’attività di osservazione e supporto ai docenti e all’assistente da parte della psicologa del centro dove il bambino fa la terapia. Il bambino ha difficoltà nelle attività al tavolo (deficit di attenzione), nelle relazioni (comunica farfugliando) e nel tratto grafico. Le maestre dicono che lo trattano come gli altri, che deve fare le stesse cose degli altri, sono titubanti nell’usare i rinforzi (un libro illustrato, una macchinina, una canzone) perchè lo vedono gli altri bambini, non vogliono che l’assistente sia sopra al bambino perche’ deve imparare a fare da solo. A quanto ho capito non vogliono che si faccia tutto questo in assenza di Pei! Cosa dice la normativa riguardo le strategie da adottare per un bambino con 104 ma senza docente di sostegno? Si puo’ comunque redigere il Pei, anche ad Aprile? Chi decide le ore che devono essere attribuite a mio figlio? Dipende dal comma?
Stiamo cercando di fare il possibile per aiutare i docenti curriculari (incontro asl-scuola, osservazione psicologa, Asacom, consigli) ma incontro resistenze da parte loro a causa dell’assenza di questo documento.

Va precisato che anche nel mese di marzo, se richiesto, l’insegnante di sostegno deve essere fornito dall’Ufficio Scolastico Regionale, in quanto la normativa stabilisce che appena depositata a scuola la certificazione, ovvero copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale, per l’alunno scatta il diritto al sostegno. Se invece la famiglia è disposta, per quest’anno, a rinunciare al docente per il sostegno, è libera di farlo; comunque il PEI deve essere formulato dai docenti della classe, nell’apposita riunione del GLO con la partecipazione della famiglia e degli operatori sociosanitari, che seguono l’alunno, compresa, pertanto, anche l’esperta del metodo ABA. Non è, infatti, la presenza del docente incaricato su posto di sostegno a determinare la stesura del PEI, bensì la presenza della documentazione sanitaria che, una volta consegnata, determina per la scuola  l’obbligo di chiedere e nominare un docente da incaricarsi su posto  di sostegno e, anche senza di lui, di formulare un Piano Educativo Individualizzato. 


Abbiamo ricevuto al richiesta da parte di un genitore di bambino portatore di handicap motorio di adeguare il bagno per diversamente abili presente nella scuola, appena ristrutturato, per modellarlo alle esigenze del figlio.
Nella fattispecie ci chiede di posizionare un wc di dimensioni ridotte e di abbassare il piano del lavandino e l’altezza del rubinetto.
Siamo piu che disponibili ad aiutare il bambino (scuola primaria) ma ci chiediamo se adeguando le dimensioni del bagno alle esigenze del piccolo ci ritroviamo poi con un bagno non a norma.
Esiste una normativa specifica per le scuole materne e primarie ovvero delle deroghe?

Il DPR 24 luglio 1996, n. 503Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, all’art. 8 fissa specifici criteri ai punti 4.1.6. e 8.1.6.; nei punti indicati, infatti, sono precisati i criteri di accessibilità in relazione al “w.c.” e al “lavato”.  Per la questione esposta, comunque, potreste rivolgervi all’Ufficio Tecnico che ha curato la messa a norma del bagno.


Sono la madre di un bambino che frequenta la classe 5ª primaria.
Mio figlio usufruisce dell’insegnante di sostegno, in quanto in possesso di una diagnosi di disabilità cognitiva di grado lieve. (I test hanno rivelato una forte disomogeneità e squilibrio tra l’intelligenza verbale, in media, e l’intelligenza non verbale, non in norma).
A parte questo, volevo segnalare che mio figlio è l’unico alunno della sua classe a poter frequentare in presenza, in virtù dell’ultima nota del miur, che ha escluso la frequenza in presenza ai figli degli operatori sanitari, forze dell’ordine ed insegnanti.
Ho dunque chiamato l’insegnante di sostegno (arrivata a scuola da una settimana circa in sostituzione della precedente) per sapere come viene gestita l’interazione di mio figlio con il resto della classe in dad. (Vista l’età dei bambini, segnalo che molti genitori assistono alle lezioni e, in questo modo, vengono a sapere che mio figlio è in classe in quanto disabile.)
Mi viene detto, dall’insegnante in questione,che mio figlio non viene inquadrato o al massimo viene inquadrato per pochi secondi, però viene chiamato per NOME a rispondere, dalla maestra curricolare di turno.
Mi chiedo dunque se posso segnalare il caso al garante della privacy, perché ora sarà resa pubblica a tutti i genitori della classe, con tanto di identità, lo stato di disabilità di mio figlio. 

La Nota ministeriale emanata il 7 marzo 2021, in perfetta consonanza con la normativa precedente, stabilisce il diritto alla frequenza in presenza in condizioni di reale inclusione degli alunni con disabilità e di alcuni compagni della classe, creando un piccolo gruppo eterogeneo di alunni, dei quali, la scuola deve aver acquisito la disponibilità dei genitori. Rispetto a ciò, pertanto, deve far presente alla scuola che le condizioni di reale inclusione devono essere garantite.
In relazione alla questione della violazione della privacy, non riteniamo che sussista; i compagni, infatti, avranno sicuramente già raccontato ai propri genitori di avere un compagno “speciale” o “con disabilità” e quindi la cosa dovrebbe esser nota .
Quello che è importante, invece, è che i docenti facciano lezione a suo figlio e a un piccolo gruppo di compagni in presenza a scuola e che, contemporaneamente, si colleghino con il resto della classe, che si trova a casa, proprio per garantire condizioni di reale inclusione.


Sono un’insegnante di sostegno di una scuola secondaria di secondo grado. Vorrei sottoporre un quesito alla Vs attenzione in merito alla redazione del PEI. Nell’istituto frequentano due ragazzi con la L 104 privi di Diagnosi Funzionale non avendo fatto richiesta dell’insegnante di sostegno: è obbligo redigere per ciascun ragazzo il PEI in ogni caso?

Se la famiglia non presenta alla scuola copia della Diagnosi Funzionale edanche copia del Verbale di accertamento, la scuola non può chiedere il docente di sostegno e, sicuramente, non può redigere il Piano educativo Individualizzato, previsto per chi, in seguito agli accertamenti della legge 104/92, è riconosciuto come “alunno con disabilità”, mediante produzione, per l’appunto, del Verbale di accertamento e della relativa Diagnosi Funzionale.


In questi giorni le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse in alcune regioni. Nella mia provincia ancora non abbiamo avuto chiusure, ma nell’ eventualità che ciò avvenisse, vi chiedo come si dovrà comportare la scuola per erogare il servizio educativo agli alunni diversamente abili? Io seguo un caso di un alunno autistico che non beneficerebbe assolutamente della didattica a distanza. Nei precedenti DPCM era prevista la scuola in presenza per alunni con disabilità insieme ad un piccolo gruppo di compagni. Sarà ancora possibile? 

La normativa sul diritto allo studio in presenza con alcuni compagni, anche in zone rosse, è ribadita dal nuovo DPCM del 2 marzo 2021 agli artt. 21 e 43. La frequenza in presenza deve garantire “condizioni di reale inclusione”; al riguardo si richiamano la Nota 343/2021, firmata dal Capo Dipartimento prof. Bruschi,  il Piano scuola, allegato al DM 39/2020, il DM 89/2020 e l’art. 12 comma 2 della legge 104/92.


Sono un assistente sociale. Si è rivolta a me una mamma di due gemelline nate a dicembre che il prossimo anno scolastico dovrebbero frequentare la prima elementare. La mamma vorrebbe posticipare, non solo per l età ma anche per qualche problema che la neuropsichiatra ha certificato. Il rinvio è possibile, solo che la scuola chiede i certificati di invalidità, che lei e il marito non vogliono fare. E’ possibile che non si possa fare questo posticipo di frequenza senza certificato di invalidità? 

La normativa vigente consente, in via eccezionale e documentata, il trattenimento alla scuola dell’Infanzia per un ulteriore anno scolastico, e per non più di un anno, per i soli alunni adottati, previo specifico iter e a fronte del parere favorevole del dirigente scolastico. Da quanto da voi scritto, non sussistono le condizioni per una richiesta, seppur straordinaria.


Un allievo con una diagnosi di handicap art. 3 comma 3 e una programmazione differenziata sia negli obiettivi, in caso di trasferimento da una scuola superiore a un’altra deve necessariamente sostenere l’esame integrativo per le materie non frequentate precedentemente?

Così come per tutti gli altri studenti, se previsto, si procede a esami integrativi. Il PEI differenziato non necessariamente corrisponde a obiettivi totalmente differenti da quelli della classe. Lo conferma anche il Consiglio di Stato che, in una sua decisione, stabilisce che lo studente non debba sostenere le prove integrative su tutte le materie del nuovo istituto, ma solo su quelle ritenute necessarie dalla nuova scuola.


Dal momento che in questi giorni si sta predisponendo la richiesta per l’organico di sostegno per l’a.s. 2021-22, avrei bisogno di sapere come comportarmi per la richiesta della cattedra relativa ad un alunno con disabilita’ i cui genitori hanno richiesto la ripetenza al Cdc della terza scuola secondaria di primo grado in cui e’ iscritto il figlio. 
La cattedra che gli dovra’ essere assegnata al momento non la posso richiedere?
Dovrò fare una richiesta in deroga dopo lo scrutinio del secondo quadrimestre?

Fermo restando che la scuola  non può, prima dello scrutinio finale, prevedere la non ammissione di un alunno, ritengo che dobbiate indicare in organico di diritto l’alunno in uscita. Se poi dovessero sussistere gli estremi per una non ammissione all’esame di Stato, decisione di competenza esclusiva del Consiglio di classe che valuta se l’alunno ha raggiunto o meno gli obiettivi fissati nel PEI (la non ammissione non può e non deve essere decisa dalla famiglia), allora chiederete in organico di fatto lo stesso numero di ore o di più se già non gode della cattedra completa, secondo la normativa sulle deroghe.
Dovrete però anche chiedervi, in caso di non ammissione, come mai l’alunno non abbia raggiunto gli obiettivi del suo PEI: forse gli obiettivi erano troppo alti? Perché in tal caso avreste dovuto ridurli; forse perché troppo bassi; perché in tal caso avreste dovuto modificarli.


Ho bambina con handicap che fa la seconda elementare. Il comune non vuole dare amia figlia l’assistente alla persona e, a scuola, il dirigente non vuole fare domanda per l’educatrice aba alla comunicazione, perché dice che, per il covid, non può fare entrare persone a scuola per la sicurezza degli alunni. Io non so cosa fare.

Il DM 39/2020 e il DM 89/2020, come pure il DPCM 3 novembre 2020 e la Nota 1990/2020 ribadiscono che gli alunni con disabilità e parte dei loro compagni di classe, anche in caso di zona rossa, hanno diritto a frequentare la scuola in presenza. Sia in presenza che, eventualmente, in didattica a distanza, all’alunno deve essere garantita la figura professionale che, in forza dell’art. 13 comma 3 della legge 104/92, è professionalmente capace di farlo comunicare e quindi di realizzare il suo diritto allo studio.  Se nel PEI è prevista la figura professionale, di cui all’art. 3 c. 3 della legge 104/92, allora il Dirigente Scolastico deve rivolgersi al Comune e chiedere che venga garantita tale figura; se invece tale figura non è prevista nel PEI, allora il DS non potrà richiederla. È necessario pertanto che, come genitori, chiediate la convocazione del GLO e, in tale sede, chiediate la presenza della figura dell’assistente.  Se il GLO non dovesse accogliere la vostra richiesta, assicuratevi che venga messo a verbale e, quindi, potete procedere ricorrendo alla Magistratura, affinché venga garantita la vostra richiesta. 


Non trovando normativa in merito chiedo cortesemente di sapere se i giorni di sabato e domenica, giorni in cui il centro fisioterapico non presta le cure essendo chiuso al pubblico, sono inclusi od esclusi dal computo dei 30 giorni di congedo.

Nel corso di ogni anno i soggetti destinatari del beneficio e secondo le modalità indicate dall’art. 7 del D.lgs. 119/2011 possono fruire, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni. Durante il periodo di congedo, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Risulta evidente che il sabato e la domenica siano esclusi dal computo dei 30 giorni di congedo straordinario, come lo sono tutte le festività e le giornate nelle quali, per legge, non ci sono prestazioni lavorative.


Avrei bisogno di un Vostro aiuto nell’interpretazione del Decreto 182 del 29/12/2020 avente per oggetto “Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità, ai sensi dell’articolo 7, comma 2-ter del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66”.
Nello specifico, mi riferisco all’articolo 4, comma 4 che recita “Il GLO è validamente costituito anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza”.
Leggendo il decreto e in particolare l’articolo 3 comma 1 “Il GLO è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe e presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato. I docenti di sostegno, in quanto contitolari, fanno parte del Consiglio di classe o del team dei docenti” e l’articolo 3 comma 2 “Partecipano al GLO i genitori dell’alunno con disabilità o chi ne esercita la responsabilità genitoriale, le figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica, che interagiscono con il gruppo classe e con l’alunno con disabilità nonché, ai fini del necessario supporto, l’unità di valutazione multidisciplinare” mi sembra di comprendere che membri del GLO saranno il dirigente scolastico e il consiglio di classe, mentre sono considerati partecipanti i genitori, le figure professionali (interne o esterne alla scuola) e il rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare della ASL di residenza.
Alla luce di questa considerazione e leggendo quanto recita l’articolo 4, comma 4, mi chiedo:
– il GLO è da considerarsi valido anche se i genitori sono impossibilitati a parteciparvi?
– Il GLO è valido anche se il rappresentante dell’unità di valutazione multidisciplinare è impossibilitato a parteciparvi? 
– dato che l’approvazione del PEI è di pertinenza del GLO, considerati anche gli apporti degli altri partecipanti (genitori, professionisti, unità di valutazione multidisciplinare), mi chiedo se in caso di assenza di questi ultimi il GLO sarà validamente costituito e potrà approvare il PEI. 
–  relativamente all’articolo 4 comma 4, mi chiedo se il GLO è validamente costituito anche se non sono presenti tutte le componenti (membri o partecipanti) oppure è valido anche se tutte le componenti sono presenti ma non tutte esprimono il proprio parere, “la propria rappresentanza”, in merito ai punti all’ordine del giorno relativi alla convocazione del GLO.

Concordiamo sul fatto che molti articoli del decreto siano scritti molto male e che vadano riscritti per assicurare chiarezza a tutti. Il GLO, così come declinato all’art. 3 comma 1 del D.I. 182/2020,  è composto dai docenti della classe presieduti dal D.S.; partecipano ai lavori del GLO, come specificato dalla Linee guida e dal D.I. all’art. 3 comma 2, i genitori, e, previa autorizzazione del D.S., un rappresentante nominato dell’ASL, professionisti interni alla scuola, come i collaboratori scolastico o un rappresentante del Nuovo GLI o la funzione strumentale, professionisti esterni alla scuola, come gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione o un rappresentante del GIT, il Gruppo per l’Inclusione Territoriale non ancora operativo; agli incontri del GLO, a titolo consultivo e non anche decisionale, può partecipare uno specialista proposto dalla famiglia, previa autorizzazione del DS. 
Va precisato che il GLO non è un organo collegiale; tuttavia se una componente, regolarmente convocata, non partecipa, le sue riunioni sono egualmente valide.
Una delle questioni più delicate potrebbe riguardare il mancato accordo, ossia la difficoltà a individuare un “accomodamento ragionevole” in sede di definizione di PEI. Alcuni, fra cui l’avv. Nocera, sostengono che, in questi casi, o si arriva a una votazione oppure è necessario introdurre una norma che preveda l’istituzione di una piccola commissione, composta dal D.S., dalla famiglia e da un ispettore che la presiede, che assume le decisioni; in mancanza, la situazione rimarrebbe bloccata ed il PEI non potrebbe essere approvato.


Sono una docente di sostegno . Ho inviato un certificato per 4 gg. Le mamme degli alunni diversamente abili che seguo mi chiedono dopo quanti giorni viene nominato un supplente o vi è un docente sostituto. Io non so rispondere perché mi accorgo che scuole diverse hanno comportamenti diversi sulla nomina del sostituto del docente di sostegno.  Ho letto poi la sentenza della corte d’appello che dichiara interruzione di pubblico servizio la mancata nomina anche di un solo giorno

La normativa più recente, contenuta nell’ultima circolare sulle supplenze, stabilisce che nelle scuole di ogni ordine e grado, il DS deve nominare il supplente dopo il primo giorno di assenza; ciò perché nominare un supplente lo stesso giorno in cui il titolare comunica di assentarsi non è semplice. Probabilmente la Sen tenza da lei citata riguardava un comportamento omissivo del DS, protrattosi a lungo, e il giudice avrà voluto calcare la mano. Comunque, anche durante il primo giorno, i docenti assenti sono sostituiti i docenti a disposizione o con i docenti del potenziamento, in quanto la classe non può, per quelle ore, rimanere priva di docenti.


Sono un’insegnante di sostegno di scuola primaria che ha bisogno di un chiarimento rispetto alla valutazione degli alunni diversamente abili in situazione di gravità (art. 3 comma 3) che non riescono a seguire il programma della classe. Ho un alunno molto grave con un PEI quasi totalmente individualizzato. L’alunno presentando una diagnosi clinica molto grave non riesce ad effettuare nessuna forma di valutazione né scritta né orale. Il team docente pertando partendo da quanto dettagliato nel PEI  cerca di assegnare una valutazione che non sia demotivante ma che metta in evidenza gli sforzi fatti dal bambino e i progressi che sta facendo. Durante lo scrutinio nel redigere il giudizio globale la scrivente come altri colleghi di sostegno nella stessa situazione al termine del giudizio abbiamo riportato la seguente dicitura:
I suoi progressi sono stati significativi raggiungendo in maniera soddisfacente gli obiettivi di apprendimento prefissati nel piano educativo individualizzato.  Oppure in modo più semplice la valutazione è stata effettuata in base al PEI.
A seguito di ciò mi è stato comunicato che questa dicitura è discriminante.
Ho letto nelle varie normative, che questo va riportato ma vorrei capire se solo nella S.S.I.G o S.S.II.G. essendo previsto un esame finale e un diploma,oppure se posso per normativa riportarlo anche alla scuola primaria. Visto che il bambino segue ad esempio una programmazione di fine scuola dell’infanzia inizio prima pur essendo inserito in una classe terza di scuola primaria, ritengo che apporre da qualche parte che la valutazione va fatta in base al PEI sia essenziale. Potete chiarirmi le idee?
Inoltre vorrei capire come gestire la situazione rispetto alla lingua inglese. Il bambino non verbalizza, per ora il team docente sta valutando solo la presenza in classe e la partecipazione all’ascolto di canzoncine in lingua. Con il team di classe pensiamo che il bambino dovrebbe essere esonerato dalla valutazione per la lingua straniera ma a livello normativo come posso tutelarlo?

La progettazione del percorso scolastico di un alunno con disabilità deve essere effettuata sulla base delle effettive capacità e potenzialità dell’alunno, evitando di associare la disabilità a una forma di “incapacità”. Dal punto di vista pedagogico, l’alunno va riconosciuto come persona. Il docente deve assumere un atteggiamento coerente in tal senso, anche nel linguaggio.  Dovendosi formulare un PEI sulla base delle sue effettive capacità dell’alunno, così come stabilito dall’art. 16 comma 2  della legge n. 104/92, come insegnanti della classe dovete indicare e specificare nel PEI gli obiettivi adatti a lui e, di conseguenza, valutarlo sulla base di questi. Anche ildecreto legislativo n. 62/2017 stabilisce che la valutazione deve essere effettuata sulla base del PEI, principio ripreso dall’Ordinanza Ministeriale 172/2020 che, all’art. 4 comma 1, puntualizza quanto segue: “La valutazione delle alunne e degli alunni con disabilità certificata è correlata agli obiettivi individuati nel piano educativo individualizzato predisposto ai sensi del dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66”. Per quanto concerne l’aggiunta nella scheda di valutazione  della dicitura “valutazione effettuata in base al PEI”, dato che essa non modifica nulla rispetto alla valutazione, che si basa sul PEI, come risulta agli atti, non occorre aggiungerla. Stando al nuovo PEI, che sarà adottato il prossimo anno scolastico, come fissato dalla Nota 40/2021 e come precisato nei webinar promossi dallo stesso Ministero, dal prossimo anno scolastico, e non anche dall’attuale, si potrà esprimere una valutazione per aree disciplinari o per discipline o per gruppi disciplinari. Secondo l’avv. Nocera la suddivisione in aree disciplinari è possibile già a partire dal corrente anno scolastico, in quanto l’art. 21 comma 1 del DI stabilisce che il modello di PEI in esso adottato e le relative indicazioni a corredo debbano essere applicate già dal corrente anno scolastico.


Sono mamma di un bambino autistico, con Legge 104 , iscritto ad una scuola paritaria. Durante l’anno in corso l’insegnante di sostegno ha lasciato il posto per incarico nello statale . Mio figlio al momento è senza sostegno ma è comunque assistito dalle assistenti alla comunicazione per tutto il tempo della sua permanenza scolastica .
Le mie domande sono :
1 la scuola paritaria che ha regolarmente accolto un alunno disabile è obbligata, come è prassi nello statale, a provvedere  alla ricerca di un sostegno?
2 nel caso in cui il sostegno non si trovi essendo a febbraio ormai state assegnate quasi tutte le cattedre come si deve procedere?
3 spiegazioni e normativa circa il diritto di rifiutare il sostegno . Essendo quest’ultimo un diritto e non un obbligo .

Le scuole paritarie, proprio in forza della legge n. 62/2000, hanno l’obbligo di adeguarsi alla normativa delle scuole statali, in tema di garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità, pena la perdita della parità scolastica. Quindi la scuola paritaria, come le scuole statali, deve provvedere alla nomina di un docente per il sostegno dopo il primo giorno di assenza del titolare, come espressamente previsto nell’ultima circolare sulle supplenze. Nella legge di Bilancio, peraltro, lo Stato ha stanziato maggiori somme proprio a favore delle scuole paritarie per la nomina di docenti per il sostegno e quindi anche per le supplenze; in tal caso, il DS deve chiedere il relativo importo quando comunica la nomina del supplente, dal momento che le scuole paritarie scelgono liberamente i docenti ed i supplenti senza  basarsi sulle graduatorie Quanto alla rinuncia o alla sostituzione del docente per il sostegno, ci si basa sui principii contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001. Se si rinuncia al sostegno, essendo il sostegno un diritto e non un obbligo, l’alunno mantiene comunque tutti i diritti degli alunni con disabilità, quali la predisposizione del PEI, le modalità di verifica e i criteri di valutazione personalizzati, le prove equipollenti (se in scuola secondaria), l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia  e alla comunicazione, etc. Se invece si chiede la sostituzione del docente di sostegno, con la motivazione contenuta nella sentenza citata, ovvero di “non essersi realizzato un valido rapporto educativo tra docente ed alunno”, allora la famiglia può chiedere la nomina di un altro docente. Infine, se la famiglia ritira formalmente la certificazione di disabilità e la documentazione correlata, allora l’alunno sarà considerato come alunno “non con disabilità” e il suo percorso formativo sarà lo stesso previsto per la classe alla quale egli è iscritto; oppure se la famiglia concorda con i docenti di far deliberare loro il riconoscimento di “alunno con BES” (ossia alunno con svantaggio socio-economico-linguistico-culturale), allora il Consiglio di classe redigerà un Piano didattico personalizzato a favore dell’alunno, che così potrà fruire, a discrezione dei singoli docenti, di strumenti compensativi e/o di misure dispensative e/o di criteri di valutazione eventualmente personalizzati (Nota 2356/13), fermo restando che gli obiettivi disciplinare sono gli stessi previsti per la classe frequentata. Si rammenta che la condizione “BES” è una condizione transitoria e non può pertanto perdurare per l’intero ciclo scolastico.


Seguo un alunno con programmazione differenziata che quest’anno frequenta l’ultimo anno di scuola superiore. Con la didattica a distanza l’alunno è stato poco presente o meglio è stato quasi del tutto assente. Non ha mai amato particolarmente la scuola e la didattica a distanza non ha fatto altro che allontanarlo ancora di più. Ora, con il ritorno in presenza, lui si rifiuta di rientrare continuando ad accumulare giorni di assenza. Una tale situazione a cosa porta? Bocciatura? Nella nostra scuola c’è il problema che non c’è una quarta classe, futura quinta, quindi sarebbe eventualmente impossibilitato a rifrequentare il prossimo anno. E comunque resta la non volontà del ragazzo di frequentare la scuola. Come traghettarlo verso la fine di questo anno? Sarebbe possibile un ritiro da scuola per evitare la bocciatura e farlo presentare direttamente agli esami? Se si, cosa succederebbe se agli esami non si presentasse? Il ragazzo, in tutti questi anni , si è sempre categoricamente rifiutato di entrare in classe quindi dubito fortemente che possa presentarsi di fronte ad una commissione d’esame.

Qualunque soluzione pensiate di adottare come Consiglio di Classe, essa deve essere assunta e discussa in sede di GLO, con la presenza della famiglia e dello specialista dell’ASL che segue l’alunno e che lo conosce.  In relazione alle assenze, si tenga presente che il DPR n. 122/09 prevede che esse possano essere sanate con la presentazione di un certificato medico, che le giustifica, coerentemente con le deroghe fissate dal Collegio Docenti. In merito alla possibilità di un ritiro dello studente, che dovrebbe presentarsi poi agli esami di Stato, si tenga conto che, prima degli stessi, egli dovrà sostenere le prove integrative relative al quinto anno, nel quale non ha avuto il giudizio di ammissione agli esami. Infine, se lo studente con disabilità non dovesse presentarsi agli esami, la scuola provvederà a rilasciargli l’Attestato di Credito formativo conclusivo del secondo ciclo di istruzione, come previsto dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017. Lo studente potrebbe poi iscriversi ai corsi serali per gli adulti e beneficiare dei diritti previsti per gli alunni con disabilità, a eccezione del sostegno didattico, avendone già fruito nei cinque anni di frequenza della scuola secondaria di secondo grado. 


Sono un collaboratore scolastico. Essendo residente con i miei due nonni uno dei quali con legge 104 comma 3 art 3 volevo chiedervi se mi spetta il congedo straordinario in quanto unico convivente e residente con loro.

Se lei è l’unica persona che può prestare assistenza a suo nonno, sicuramente può prendere i 3 giorni  di permesso retribuito; essendo anche convivente con il nonno, può fruire anche dei due anni di congedo retribuito. Parli con il suo datore di lavoro e dichiari, mediante una autocertificazione, che lei è l’unico a poter assistere suo nonno, non essendovi altri congiunti che possano occuparsi di lui.


Relativamente agli alunni e alle alunne con disabilità e quindi con Pei, nel nostro istituto comprensivo stiamo procedendo con delle descrizioni più personalizzate delle dimensioni dei livelli, in particolar modo descrivendo meglio le autonomie e le risorse che posso essere messe in atto (soprattutto per le disabilità più severe), mantenendo quindi i livelli delle linee guida e scegliendo per loro gli obiettivi dai relativi PEI. Stiamo procedendo bene? E’ possibile inserire nella descrizione dei livelli la breve premessa: “In conformità con quanto espresso nei Pei, l’alunno/a è in grado. di….”, e per gli alunni con altri tipi di Bes e con PDP, “In conformità con quanto stabilito nel PDP, l’alunno/a …”; la domanda è se sia possibile citare Pei e Pdp sulle schede di valutazione senza ledere la privacy delle famiglie. 

In conformità al d.lgs. 62/2017 non va fatta menzione del PEI o del PDP nella scheda di valutazione. Se ciò, attualmente, è chiarissimo e inconfutabile per gli alunni con BES, senza certificazione (terza sottocategoria, per riprendere un’infelice espressione della normativa vigente), e per gli alunni con diagnosi di DSA ai sensi della legge 170/2010, per i quali gli obiettivi corrispondono interamente a quelli definiti per la classe alla quale sono iscritti (e ciò deriva proprio dalle norme citate), ciò, come precisa l’avv. Salvatore Nocera, rientra in una condizione di possibilità per gli alunni con certificazione ai sensi della legge 104/92, e unicamente per loro, in quanto solo per loro è previsto un percorso personalizzato (ovviamente non vi è applicazione se gli obiettivi sono identici o se si discostano lievemente da quelli della classe).  Il problema della privacy, infatti, si pone in quanto l’Ordinanza sulla valutazione nella Primaria, che introduce i giudizi, limitatamente al corrente anno scolastico, 2020-2021, e al prossimo anno scolastico, 2021-2022, prevede che nella scheda di valutazione siano indicati gli obiettivi; trattandosi chiaramente di “obiettivi” per lo più diversi, unicamente per gli alunni con disabilità, e appurato che il d.lgs. 62/17 stabilisce che non sia fatta menzione nella scheda di valutazione che essa è effettuata sulla base del PEI, emerge la questione violazione della privacy. Secondo l’avv. Nocera, come detto, tale rischio non sussisterebbe, in quanto la scheda viene rilasciata solo alla famiglia, che è libera di mostrarla o di tenerla nascosta. Il problema si può porre nel passaggio di scuola, ossia nel momento in cui il fascicolo personale dell’alunno viene trasmesso alla nuova scuola. Anche in questo caso, tuttavia, se la famiglia non vuole far sapere alla nuova scuola che il figlio è “alunno con disabilità”, può ritirare dal fascicolo della scuola precedente la documentazione apposita, prima che il DS trasmetta il fascicolo alla scuola. Qualora, invece, la famiglia voglia mantenere la qualifica di “alunno con disabilità”, non c’è violazione della privacy, poiché il passaggio di documentazione è un atto necessario, senza il quale l’alunno non può far valere i suoi diritti nella nuova scuola e coloro che consulteranno la documentazione, ossia i docenti della classe alla quale l’alunno sarà iscritto, sono tenuti sia per contratto professionale che per legge al mantenimento della riservatezza, ossia al segreto d’ufficio, pena, in caso di violazione, di denuncia penale.


Nella scuola di cui ho assunto la dirigenza lo scorso anno, è iscritto un bambino disabile alla classe attualmente alla classe quarta. Il bambino ha una grave patologia che lo costringe a stare a letto. recepisce solo suoni. I docenti mi riferiscono che impossibile qualsiasi approccio didattico. La famiglia non vuole nessun docente a casa e rifiuta qualsiasi percorso integrativo. La motivazione, ben comprensibile , e che  il ragazzo corre un rischio  elevato se contagiato, a causa elle condizioni cliniche preesistenti, sottostanti la disabilità. Come posso procedere al riguardo considerato che sono responsabile dell’organizzazione dell’inclusione degli alunni con disabiltà e della vigilanza sull’attuazione di quanto deciso nel PEI, nonchè dell’obbligo scolastico. 

Va detto che per ogni persona sussistono sempre le condizioni di apprendimento, purché la persona sia sollecitata attraverso strategiche e intenzionali azioni promosse, in questo caso, dai docenti della classe; va ricordato che l’integrazione scolastica, oggi inclusione scolastica, ha quale obiettivo «lo sviluppo delle potenzialità» della persona con disabilità «nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione» (art. 12 comma 3 della legge 104/92).  Ora, la questione di fondo è che la famiglia, per legittime motivazioni, rifiuta la presenza a casa di personale docente. Non viene meno, tuttavia, l’obbligo scolastico, al quale anche l’alunno è soggetto. Come procedere? Facendo riferimento agli obiettivi indicati nel PEI, ed eventualmente “modificando” quanto in esso già stabilito, la scuola deve attivare la modalità “a distanza”, invitando i genitori a rendere il bambino partecipe alle proposte che tutti i docenti della classe promuovono a favore dei loro alunni.  Le attività saranno coerenti con le capacità dell’alunno e facendo riferimento alle sue potenzialità (per esempio si possono proporre suoni, rumori, momenti di silenzio, attività ritmiche, suoni modulati con la voce, ritmi scanditi con le mani, con i piedi, con parte del corpo, coinvolgendo contestualmente tutti i compagni della classe).   L’eventuale modifica del PEI richiede la convocazione, online, del Gruppo di lavoro (nel caso in cui gli specialisti non si presentassero o chiedessero di posticipare eccessivamente l’incontro, ovvero non dessero alcuna disponibilità nell’immediato, l’incontro avrà comunque luogo e le decisioni assunte saranno formalizzate nel PEI).  Se la famiglia, nonostante la convocazione del GLO e la proposta di attività fattibili con modalità online, rifiutasse anche questa modalità, in qualità di capo di Istituto faccia presente alla famiglia che la mancata frequenza dovrà essere segnalata alle autorità competenti e che lei, pertanto, provvederà in tal senso. 


Sono un assistente specialistico, volevo sapere se, in caso di assenze frequenti e programmate di un insegnante di sostegno, a noi assistenti possono essere affidati 2 alunni. Le premetto che faccio questo lavoro da 6anni e nell’emergenza si fa, ma quando le assenze sono sistematiche e programmate, l’unica soluzione della scuola è quella di affidare 2 alunni ad 1 assistente. 

Nel momento in cui un docente incaricato su posto di sostegno si assenta, per malattia o altra motivazione, il Dirigente scolastico è tenuto a sostituirlo con un supplente dopo il primo giorno di assenza, come stabilito dalla Circolare ministeriale Prot. 38905 del 2019. Non può l’assistente all’autonomia e/o alla comunicazione – o assistente specialistico – sostituire un docente, in quanto trattasi di figura professionale diversa, i cui compiti e competenze differiscono da quelli del docente. Lei, pertanto, deve rifiutarsi di sostituire gli insegnanti assenti, facendo presente al dirigente scolastico che la sua presenza è correlata ad un alunno, al quale lei è personalmente assegnata, e che lei, in quanto lavoratore, deve seguire quanto previsto dal suo contratto. Se il DS dovesse insistere con tale impropria e illegittima prassi, le suggeriamo di far intervenire il responsabile dei servizi da cui lei dipende, affinché lei, come dipendente, possa essere tutelata. 


In qualità di Funzione Strumentale Inclusione della mia scuola,vista l’O.M. 172/2020volevo porLe il seguente quesito:- è possibile far riferimento esplicito al PEI dell’alunno, nella scheda di valutazione (nella descrizione del livello o nel giudizio descrittivo personalizzato o nel giudizio globale )inserendo la seguente espressione : IN RIFERIMENTO AGLI OBIETTIVI  PEI E ALLE CARATTERISTICHE PSICOFISICHE .

Nella scheda di valutazione, come prevede la normativa vigente, non si fa riferimento al PEI. Tale richiamo è previsto unicamente nella secondaria di secondo grado per gli studenti per i quali è stato adottato il percorso differenziato  Negli altri casi, percorso semplificato nella secondaria di secondo grado e nella scuola primaria e secondaria di primo grado, invece, il riferimento al PEI, nella scheda di valutazione come pure all’ALBO dell’istituto non è previsto e non è neppure consentito (rif. normativi D.lgs. 62/2017, Legge 67/2006 e normativa sulla privacy).  Ora, il problema della privacy si pone in quanto l’Ordinanza sulla valutazione nella Primaria, che introduce i giudizi, limitatamente al corrente anno scolastico, 2020-2021, e al prossimo anno scolastico, 2021-2022, prevede che nella scheda di valutazione siano indicati gli obiettivi; trattandosi chiaramente di “obiettivi per lo più diversi”, emerge la questione violazione della privacy. Secondo l’avv. Nocera tale rischio non sussisterebbe, in quanto la scheda viene rilasciata solo alla famiglia, che è libera di mostrarla o di tenerla nascosta. Il problema si può porre nel passaggio di scuola, ossia nel momento in cui il fascicolo personale dell’alunno viene trasmesso alla nuova scuola. Anche in questo caso, tuttavia, se la famiglia non vuole far sapere alla nuova scuola che il figlio è “alunno con disabilità”, può ritirare dal fascicolo della scuola precedente la documentazione apposita, prima che il DS trasmetta il fascicolo alla scuola. Qualora, invece, la famiglia voglia mantenere la qualifica di “alunno con disabilità”, non c’è violazione della privacy, poiché il passaggio di documentazione è un atto necessario, senza il quale l’alunno non può far valere i suoi diritti nella nuova scuola e coloro che consulteranno la documentazione, ossia i docenti della classe alla quale l’alunno sarà iscritto, sono tenuti sia per contratto professionale che per legge al mantenimento della riservatezza, ossia al segreto d’ufficio, pena, in caso di violazione, di denuncia penale. 


Sto raccogliendo informazioni per dare risposte rispetto ad un caso appena pervenuto al nostro servizio tramite i servizi sociali di residenza di un minore, diversamente abile , che compirà 16 anni a settembre 2021.Il ragazzo convive con una disabilità gravissima e il quadro generale della sua salute sconsiglierebbe assolutamente la frequenza di una scuola. L’iscrizione avrebbe dovuto essere effettuata durante lo scorso anno scolastico, ma la famiglia per una serie di problemi non ha provveduto e nessuno ha “segnalato” l’inadempienza fino ad ora. L’assistente sociale che ha appena iniziato a seguire la famiglia mi ha contattato per individuare la soluzione da preferirsi. Anzitutto volevo chiedere quando termina l’obbligo scolastico per questo ragazzo?  Mi sto preoccupando delle eventuali sanzioni soprattutto nei confronti di una famiglia straniera che è stata fino ad ora “dimenticata.” Se i servizi sociali individuassero un centro diurno idoneo ad accoglierlo si potrebbe assolvere l’obbligo in questo modo chiedendo una deroga rispetto all’iscrizione ad una scuola o ad un centro di formazione professionale?

L’obbligo scolastico si conclude dopo dieci anni di frequenza, quindi comprende anche il primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, ovvero fino al compimento del sedicesimo anno di età. Come provvedere all’iscrizione, considerato che pare essere sfuggita a tutti? Perché se è vero che la famiglia non ha provveduto all’iscrizione è anche altrettanto vero che nessuno ha sollecitato la frequenza.  A questo punto, la famiglia può presentare domanda di iscrizione, magari accompagnata da un certificato dello psicologo o dal Neuropsichiatra dell’ASL; tale domanda deve essere accolta proprio perché per l’alunno sussiste l’obbligo scolastico.  Per quanto riguarda poi, il suo percorso, coerentemente con il PEI che dovrà essere elaborato in tempi brevi, considerata la particolare situazione di salute da lei descritta, potrebbe essere attivato un servizio di istruzione domiciliare, servizio che la famiglia può chiedere alla scuola, accompagnando la richiesta con un certificato medico rilasciato da un sanitario ospedaliero. Si potrebbe anche far riferimento all’art. 16 del d.lgs. n. 66/17, immediatamente applicabile con la formula “nelle more dell’emanazione del regolamento previsto dallo stesso articolo 16”, come recita la legge n. 41/2020 e, coerentemente con quanto in esso previsto, prevedere il servizio di istruzione domiciliare in base al PEI. Questo per i restanti mesi di scuola, ossia fino a giugno. Nel mese di settembre, compiendo i 16 anni, lo studente non sarà più soggetto all’obbligo scolastico.   L’assolvimento dell’obbligo scolastico è possibile unicamente presso un’istituzione scolastica pubblica o mediante istruzione parentale o presso corsi di istruzione professionale o di apprendistato. 


Sono assistente amministrativo e a dicembre scorso mi sono operato a un seminoma. Ho fatto richiesta della 104 e dell’invalidità civile. Oggi è arrivato il verbale della 104 con riconoscimento di gravità:art. 3 comma 3 e dell’invalidità civile :  INVALIDO con TOTALE e permanente inabilità lavorativa: 100% art.2 e 12 L 118/71. Vorrei presentare la 104 per usufruire della precedenza nel trasferimento e dei 3 giorni di permessi mensili, ma ho paura che la scuola mi chieda anche l’invalidità civile e siccome ho  un invalidità al 100%, il dirigente scolastico mi licenzia. Secondo voi i miei timori sono giusti?

L’espressione “invalidità assoluta al lavoro” è un’espressione che si trascina da decenni ed è riportata pure per le persone che si avvalgono della legge n. 68/99 relativa al collocamento obbligatorio. Può serenamente presentare domanda di trasferimento, dei giorni di permesso e di congedo straordinario di due anni senza che nessuno possa licenziarla; il rischio del licenziamento si ha solamente quando si sia dichiarati inidonei allo svolgimento dell’attività professionale per la quale si è stati assunti; ma anche in tal caso c’è prima la possibilità di essere destinato ad altra mansione. Si tenga in contatto con il suo sindacato.


Sono il papà di un bambino autistico di anni 7 che frequenta la 2 classe primaria.Nonostante la certificazione di gravità, mio figlio ha già cambiato 2 insegnanti di sostegno (uno ogni anno scolastico se si esclude la scuola dell’infanzia in cui ne ha cambiati 3). Tale alternanza, crea nel bambino disorientamento e insicurezza che mal si concilia con la “funzionalità” di questi bambini che, come saprete, mal digeriscono i cambiamenti e le novità.Senza volermi dilungare, chiedo gentilmente una risposta alle mie domande:
1) l’insegnante di sostegno, non di ruolo, può permanere nello stesso incarico cioè con lo stesso bambino per più anni o per l’intero ciclo scolastico dell’alunno (tutti i 5 anni della primaria)?
2) a mio figlio sono state riconosciute 14 ore di sostegno. Ma per i bambini autistici con gravità se non erro è prevista per legge l’intera copertura dell’orario ovvero il massimo delle ore.

Per quanto riguarda la continuità, essa deve riguardare tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, in quanto tutti i docenti della classe sono suoi insegnanti; ciascun docente della classe deve impegnarsi per garantire a suo figlio, così come agli altri alunni della classe, il diritto allo studio.
Per quanto concerne le ore di sostegno, è da considerarsi che la Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, riconosce agli alunni certificati con comma 3 il rapporto uno a uno che, nella scuola Primaria, corrisponde a 22 ore settimanali. Il GLO può, tuttavia, chiedere un monte-ore diverso, proprio in considerazione delle capacità e potenzialità dell’alunno; se come GLO lo scorso anno avete indicato 22 ore settimanali, ovvero il rapporto uno a uno, allora vanno garantiTe 22 ore; questo significa che, in quanto genitori, potete presentare ricorso al TAR affinché vengano assegnate le ore previste e necessarie.

Sono un’insegnante di sostegno e referente “disagio e disabilità”, presso un I.I.S. Abbiamo un alunno che frequenta la 5,  ha compiuto 20 anni, con programma differenziato, e con un progetto autonomia per l’ingresso in un certo diurno. Accertati da parte del consiglio di classe del raggiungimento/obiettivi pei, ci sarà un promozione. I genitori, con minacce verbali, ci impongono la bocciatura. L’alunno  è già stato fermato 1 anno in quarta sempre su minacce. Chiedo informazioni/aiuto in merito a quanto sopra. Siamo obbligati alla bocciatura? 

La decisione di ammissione o di non ammissione alla classe successiva è di competenza dei docenti del Consiglio di classe. La famiglia può inoltrare richiesta, ma non può in ogni caso influenzare la decisione del Consiglio di classe, come non può – e non deve assolutamente – minacciare il Consiglio di classe. Comunicate alla famiglia che la valutazione sarà effettuata secondo quanto previsto nel PEI, come del resto prevede la normativa vigente. E dato che per lo studente è stato adottato un PEI differenziato, la bocciatura, di fatto, risulta incoerente; per cui l’alunno sarà regolarmente ammesso all’esame di Stato. 


Nella mia scuola, un istituto professionale di secondo grado, alcuni colleghi si ostinano a non fornire le mappe degli argomenti spiegati agli allievi dsa-BES. Se la famiglia ne lamenta la carenza, ripetono che il ragazzo deve costruirsele in autonomia e che la scuola non è tenuta a fornirle. Spesso ci si trova di fronte a ragazzi con poco autonomia, con difficoltà di apprendimento non in grado di predisporre una mappa. Mi chiedo chi ha ragione? La famiglia nel dire che è compito della scuola fornire le mappe per ogni disciplina o dei colleghi che rimandano alle famiglie?

La tecnica più efficace per apprendere e memorizzare testi, basata sul funzionamento naturale della memoria, fondamentale per risolvere problemi e vedere possibilità, per creare nuove soluzioni, per memorizzare e per pianificare (T.Buzan) fa riferimento alle mappe concettuali e alle mappe mentali. Le mappe sono una rappresentazione grafica e, pertanto, fanno leva sulla «memoria visiva», aiutano a organizzare la conoscenza, facilitano il «recupero» delle informazionie promuovono l’apprendimento (J. Novak). Le mappe mentali, in quanto tali, sono leggibili e fruibili, come insegna Buzan, unicamente da chi le ha create. E questo porta al nodo della questione. La costruzione di una mappa è un processo che viene sviluppato in ambito scolastico da parte dei docenti, chiamati a “insegnare” anche le strategie proprie del metodo di studio. Per rispondere al quesito posto, va detto che è compito degli insegnanti promuovere azioni coerenti, ovvero insegnare “che cosa è la mappa, in che modo si struttura, le differenti modalità di organizzazione, in che modo si utilizza”, facendo ricorso alle strategie proprie di un approccio metacognitivo e presentando le differenti articolazioni (qui citiamo, quale esempio, le mappe concettuali e le mappe mentali). Saranno poi gli studenti, attraverso l’esperienza, ovvero costruendo mappe in relazione a differenti contenuti, a individuare l’impostazione per loro più efficace e più vantaggiosa, avendo quale riferimento la guida esperta dei singoli docenti. Va detto, per completezza, che non tutti gli studenti desiderano rapportarsi o utilizzare questa forma di organizzazione, ma è altrettanto vero che per moltissimi studenti le mappe risultano particolarmente efficaci.  Se i docenti della scuola pensano di non riuscire a promuovere l’apprendimento di questa strategia, potrebbero chiedere al dirigente di attivare un corso di formazione, al fine di potenziare l’efficacia del loro insegnamento a favore di tutti gli alunni della classe.


Sono un genitore con figlio in situazione di disabilita’ riconosciuta art.3 comma 3 l.104. In questo anno scolastico ho richiesto la DAD per mio figlio che e’ anche soggetto fragile, anche se la scuola alla quale e’ iscritto svolge tuttora lezioni in presenza. Volevo sapere se posso avvalermi del congedo straordinario covid, retribuito al 50%, che spetta in caso di DaD a seguito di chiusura per emergenza degli edifici scolastici.

Purtroppo questo congedo è espressamente previsto per chiusura della scuola a causa della pandemia; non è questo il Suo caso; forse se fà certificare Suo figlio come alunno “fragile” ai sensi e con le modalità dell’ordinanza ministeriale n. 134/2020, potrebbe ottenere il contributo. Però chieda al Suo medico di famiglia o al pediatra di libera scelta del figlio.


Sono una docente di sostegno presso una scuola primaria a tempo pieno (orario 8.05- 16.15). Volevo chiedervi se la famiglia può presentare una domanda per la riduzione oraria dato che il bambino non riesce più a tenere questi ritmi scolastici così lunghi. L’alunno frequenta la classe quarta e non credo sia proficuo per il suo benessere portarlo in altra scuola a tempo normale dove deve ricostruire nuove amicizie, subire una nuova integrazione . È ben inserito nel gruppo classe con i suoi compagni con cui sta da 4 anni per 8 ore al dì, ma il problema, che è emerso soprattutto questo anno, è la fatica che il bambino compie nel resistere fino alle ore 16 a scuola. A questo punto vi chiedo se i genitori potrebbero appellarsi a qualche legge che consente loro di avere una riduzione oraria senza cambiare la classe. 

Sicuramente è bene che i bambini possano crescere insieme ai loro coetanei, evitando, per quanto possibile, di interrompere la relazione fra pari (si pensi in tal senso alla negatività dei trattenimenti o delle bocciature), proprio perché i legami che si creano fra i bambini sono importanti sia per il processo di sviluppo che per gli apprendimenti. È anche vero, però, che quando una famiglia cambia città, i figli cambiano scuola. Nella situazione descritta è evidente che il tempo-scuola risulta eccessivo per l’alunno con disabilità e che, di conseguenza, i genitori stanno valutando di cambiare Istituto al fine di garantire un tempo-scuola più aderente e meno stressante per il figlio. La riduzione dell’orario scolastico a causa di una condizione derivante dalla fatica dell’alunno non trova motivazione alcuna e risulta, invece, discriminante nei confronti dell’alunno che non potrà partecipare alle attività programmate per i suoi compagni. Non è sicuramente questo il suggerimento che la scuola può dare alla famiglia. Il cambio di scuola, che sicuramente comporterà novità per il bambino e cambio di docenti e di compagni, potrà offrire quale beneficio il riuscire a vivere serenamente tutto il tempo di frequenza e, di conseguenza, a instaurare nuove e significative relazioni. 


Queste, https://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_pea.html, sono aree di intervento di un docente di sostegno o di personale educativo-sanitario?

Quelle da lei indicate sono voci tratte da indicazioni riguardante il “Personale educativo assistenziale nelle scuole”, ovvero il personale addetto all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione degli alunni con disabilità (così come specificato dalla legge 104/92 all’art. 13 comma 3).  Per quanto riguarda il personale addetto all’assistenza e/o all’autonomia personale degli alunni con disabilità si è in attesa dell’emanazione di un provvedimento che indichi, a livello nazionale, compiti, competenze e percorso formativo di dette figure professionali. 


Mio figlio è portatore di handicap psichiatrico e frequenta la seconda media, a partire da quest’anno gli hanno ridotto l’orario ad un’ora al giorno cosa che io ed anche la sua psichiatra ritieniamo insufficiente. Specifico che data la disabilità mio figlio ha la cattedra piena dell’insegnante di sostegno più l’educatore specialistico per 5 ore settimanali (il massimo nel mio comune). Può una scuola ridurre a tal punto l’orario scolastico? Cosa posso fare? Purtroppo la scuola è l’unico presidio educativo rimasto attivo in periodo covid e noi ci sentiamo soli ed abbandonati.

Se la riduzione è stata fatta senza una serie e coerente motivazione, analizzata e concordata da tutti i componenti in sede di GLO, essa è da ritenersi certamente illegittima. Se, invece, è stata adottata dal GLO con vostra dichiarata e motivata opposizione, allora potete fare ricorso, citando anche la legge 67/2006 per discriminazione. La condizione di disabilità non è motivazione per ridurre l’orario scolastico. Riteniamo semplicemente assurdo assegnare soltanto un’ora al giorno: ciò comporta un’esclusione dal percorso formativo che la Costituzione garantisce e assicura a tutti. 


Sono il papà di un bambino autistico di anni 7 che frequenta la 2 classe primaria.Nonostante la certificazione di gravità, mio figlio ha già cambiato 2 insegnanti di sostegno (uno ogni anno scolastico se si esclude la scuola dell’infanzia in cui ne ha cambiati 3). Tale alternanza, crea nel bambino disorientamento e insicurezza che mal si concilia con la “funzionalità” di questi bambini che, come saprete, mal digeriscono i cambiamenti e le novità. Senza volermi dilungare, chiedo gentilmente una risposta alle mie domande:
1) l’insegnante di sostegno, non di ruolo, può permanere nello stesso incarico cioè con lo stesso bambino per più anni o per l’intero ciclo scolastico dell’alunno (tutti i 5 anni della primaria)?
2) a mio figlio sono state riconosciute 14 ore di sostegno. Ma per i bambini autistici con gravità se non erro è prevista per legge l’intera copertura dell’orario ovvero il massimo delle ore.

Per quanto riguarda la continuità, essa deve riguardare tutti i docenti della classe in cui è iscritto suo figlio, in quanto tutti i docenti della classe sono suoi insegnanti; ciascun docente della classe deve impegnarsi per garantire a suo figlio, così come agli altri alunni della classe, il diritto allo studio.
Per quanto concerne le ore di sostegno, è da considerarsi che la Sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010, riconosce agli alunni certificati con comma 3 il rapporto uno a uno che, nella scuola Primaria, corrisponde a 22 ore settimanali. Il GLO può, tuttavia, chiedere un monte-ore diverso, proprio in considerazione delle capacità e potenzialità dell’alunno; se come GLO lo scorso anno avete indicato 22 ore settimanali, ovvero il rapporto uno a uno, allora vanno garantire 22 ore. Questo significa che, in quanto genitori, potete presentare ricorso al TAR affinché vengano assegnate le ore previste e necessarie.


Vorrei sapere qual è la procedura per fermare un bambino disabile in quinta elementare e se deve ugualmente iscriversi alla prima media

Lei deve necessariamente iscrivere suo figlio alla secondaria di primo grado, in quanto ancora non si può prevedere quale possa essere l’esito della valutazione degli insegnanti della classe in cui attualmente è iscritto suo figlio. L’eventuale non ammissione alla classe successiva, da parte dei docenti contitolari della classe quinta della scuola Primaria, dovrà essere assunta all’unanimità. Più che pensare alla ripetenza, noi le proponiamo di pensare ad una buona preparazione di ingresso nella scuola secondaria di primo grado, dove suo figlio potrà frequentare e mantenere il rapporto con buona parte dei suoi compagni. Quindi parli con i docenti attuali, affinché prendano contatti con i colleghi della scuola media per preparare bene questo ingresso, informandola su come è il clima organizzativo ed inclusivo. 


Mio figlio ha 13 anni e frequenta la seconda media. Ha104 e invalidità.
Da questa settimana inizia un laboratorio di teatro che si tiene durante le ore scolastiche. Una di questa ore sarebbe coperta dalla insegnante di sostegno. Mio figlio sinceramente non ha bisogno di essere seguito durante il laboratorio in quanto è autonomo sia dal punto di vista motorio, sia per quanto riguarda la comprensione e partecipazione al laboratorio. Per questo ho chiesto all’insegnante di sostegno se si potesse spostare l’ora del laboratorio in modo da coprire una lezione attualmente scoperta e lei mi ha risposto che è tenuta a rimanere con mio figlio durante il laboratorio. Ma se la sua presenza non risulta utile, non avrebbe più senso che spostasse quell’ora anche per dare senso al suo ruolo di sostegno?

Lei non deve chiedere alla docente di spostare l’orario, poiché il docente non può modificare il suo orario di servizio. Il compito è del Dirigente scolastico che, su proposta del GLO, può intervenire per modificare l’orario; pertanto, se effettivamente ritiene fondata la sua richiesta, chieda una riunione urgente del GLO; in tale sede esponga la questione e il suo punto di vista, chiedendo di modificare l’orario del PEI. Se vi è unanime consenso, il DS provvederà a modificare l’orario, a meno che non sussistano motivazioni di carattere pedagogico-didattico che determinino il mantenimento dell’attuale orario. Se la motivazione, a suo parere, non si configurasse fondata, ovvero in assenza di seria motivazione, il rifiuto alla sua richiesta può essere impugnabile avanti la Magistratura. 


Sono coordinatore di una prima classe in un istituto alberghiero. Ad ottobre abbiamo redatto il PEI con obiettivi minimi per un’alunna non grave. Martedì 15 dicembre u.s. è stato tolto il sostegno all’alunna. Possiamo continuare con il PEI oppure conviene stilare un PDP?

Se oltre al docente di sostegno è stata ritirata anche la documentazione, ossia se la famiglia espressamente ha dato indicazioni affinché la figlia non sia più individuata come alunna con disabilità, allora il Consiglio di classe può valutare di predisporre un PDP, acquisito il consenso della famiglia.  Se invece la famiglia ha semplicemente rinunciato al docente di sostegno, lasciando la documentazione agli atti senza altra rinuncia esplicita, allora l’alunna continua ad essere considerato alunna con disabilità e fruisce dei benefici previsti dalla normativa in materia; di conseguenza i docenti della classe insieme ai genitori e agli specialisti devono predisporre il PEI. 


Sono il papà di un ragazzino autistico certificato art.3 comma 3. A breve dovrebbe essere attivata l’istruzione domiciliare per mio figlio in quanto soggetto in stato di fragilità; l’assistente specialistico/comunicazione potrà recarsi presso il ns domicilio?

L’assistente, che viene assegnato a scuola per l’autonomia e/o la comunicazione, presta il suo servizio presso la sede scolastica, ma non dipende dalla scuola, bensì dal Comune (per le scuole del primo ciclo di istruzione) o dalla Regione o altro ente cui essa abbia dato la delega per la nomina (per la scuola secondaria di secondo grado). Ad oggi non esiste un profilo professionale nazionale e quindi i requisiti e la relativa nomina variano da Ente locale a Ente locale, i quali spesso danno in appalto questa figura alle cooperative. Si informi, pertanto, su come si procede nella sua zona. 


Sono referente in un istituto alberghiero. Stamattina è arrivata la mamma di un alunno disabile (art 3.comma1) che ha consegnato la certificazione della commissione INPS che ha REVOCATO la 104/92 a settembre. La mamma ha affermato che la lettera le è giunta durante le vacanze di Natale. Ho fatto compilare una dichiarazione alla madre sul fatto che la missiva le è stata consegnata in forte ritardo. Comunque la domanda che vi pongo è la seguente: il docente di sostegno (prossimo alla pensione) che, per continuità, è stato assegnato all’alunno che frequenta il terzo anno, che fine farà?

Se nella vostra scuola non ci sono alunni con disabilità con un numero di ore inferiore a quello che era stato richiesto nel PEI, dovreste segnalare il caso all’USR, che deciderà se far permanere il docente presso il vostro Istituto o se assegnarlo ad altra scuola


Sono la mamma di un bimbo autistico che questo anno finisce le elementari ma io da genitore posso fare richiesta, essendo la maestra di sostegno di ruolo, di farla spostare alle medie che sono nello stesso complesso?

Affinché un’insegnante abilitato per la scuola Primaria possa insegnare nella scuola secondaria di primo grado, è necessario che la docente sia in possesso di abilitazione all’insegnamento per tale ordine di scuola (in questo caso la secondaria).   Se in possesso di tale requisito, il docente dovrebbe fare richiesta di utilizzazione nella nuova scuola; tale richiesta deve essere autorizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale e ripetuta per tutta la durata della scuola secondaria di primo grado (ossia per tre anni). Se queste condizioni possono realizzarsi, ne parli con il Dirigente scolastico attuale e procedete. Però lo stesso problema potrebbe ripresentarsi nel caso lei intendesse mantenere lo stesso docente anche per la scuola secondaria di secondo grado. In realtà è bene valutare le possibilità e le opportunità derivanti anche dal cambiamento; per sua figlia cambiare docente in ciascun ordine e grado di scuola non può che giovarle, per non rimanere dipendente sempre dalla stessa figura; è molto importante per i nostri ragazzi che crescano in autonomia.


Sono un insegnante di sostegno e sto vivendo un’urgenza professionale. I genitori di un alunno disabile con 104 comma 1, attualmente iscritto alla classe V della scuola primaria, hanno espresso la volontà di far restare il ragazzo nella classe V anche il prossimo anno, per compensare il ritardo cognitivo del bambino e rafforzare gli apprendimenti che con difficoltà sono stati portati avanti durante la didattica a distanza. Gli insegnanti sono concordi con la volontà genitoriale, ma è legalmente possibile trattenere il ragazzo nella primaria?

Lo scorso anno, in seguito alla situazione emergenziale e alle difficoltà connesse alle attività didattiche svolte con l’uso del computer, il Ministero aveva consentito che il Dirigente scolastico, previa attenta valutazione e in via straordinaria, valutasse la possibilità di reiscrizione. Coerentemente il Ministero, considerando l’ipotesi di una situazione analoga anche per il corrente anno scolastico, ha previsto, nel Piano scuola 2020-2021, la frequenza in presenza per gli alunni con disabilità e per altri alunni della stessa classe, in modo da garantire “condizioni di reale inclusione”; per questo già a partire dai primi di settembre i dirigenti scolastici hanno acquisito la disponibilità da parte delle famiglie per la frequenza in presenza a fronte di eventuale sospensione delle lezioni. Sono state cioè create e curate le condizioni per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità.  Accanto a queste utili informazioni, va detto che per l’alunno con disabilità viene predisposto un Piano educativo individualizzato, in cui sono declinati obiettivi educativo-didattici personalizzati, cioè “su misura”, ovvero coerenti con le sue capacità e con le sue potenzialità. Ed è su questi obiettivi che tutti i docenti della classe sono chiamati a lavorare. Pertanto è praticamente impensabile che l’alunno non raggiunga gli obiettivi per lui individuati, a meno che i docenti non abbiano sbagliato a predisporre la parte educativo-didattica: in tal caso occorre urgentemente rivedere gli obiettivi del PEI, convocando il GLO.  Si aggiunga che lascia alquanto perplessi pensare a una bocciatura quando l’anno scolastico non è ancora giunto a metà; forse i genitori sono preoccupati per la nuova scuola e questo è normale; ma ciò non deve impedire al bambino di proseguire il percorso formativo insieme ai suoi coetanei.  Infine, si abbia accortezza del fatto, e ciò è ampiamente dimostrato, che restare un anno in più in una classe difficilmente può colmare o compensare un “ritardo cognitivo”, riprendendo la vostra espressione; se così fosse, allora ciò varrebbe per tutti gli alunni con disabilità. Vi invitiamo a guardare all’alunno e a pensare al suo Progetto di Vita, che può trovare applicazione coerente proprio nell’opportunità di crescere con i suoi coetanei. “Pensami adulto”: sia questo il presupposto, il riferimento che guida le azioni e le scelte, anche quando i timori per il futuro potrebbero far pensare a scorciatoie che, in realtà, influiranno negativamente sull’alunno, tanto dal punto di vista dell’autostima, del senso di autoefficacia, della motivazione, come pure dal punto di vista culturale. 


Vorrei sapere se anche i docenti annuali precari possono usufruire del congedo straordinario retributo di 2 anni della legge 104. Io in particolare sono docente di scuola primaria con contratto al 30/06 e ho un figlio di 8 anni con handicap in situazione di gravità (L.104 art. 3 comma 3). 

Purtroppo il congedo straordinario biennale spetta ai docenti di ruolo, poiché è certo che possono prenderli in quanto hanno tutta la durata del loro rapporto. Occorrerebbe verificare se, per i docenti precari, sia possibile prenderlo in proporzione alla durata del contratto a tempo determinato. Ne parli con il suo sindacato.


Sono una mamma, vorrei sapere come comportarmi in caso l’insegnante di sostegno (che dopo 2 mesi tra malattie per depressione e esaurimento) non da’ segno di voler impegnarsi nel lavorare bene con mio figlio che, anzi, è peggiorato dall’inizio dell’anno. Vorrei a questo punto aumentare le ore all’assistente scolastico pagando personalmente se necessario e rinunciare al sostengno. Si può? 

La  sentenza del Consiglio di Stato n. 245/2001 stabilisce che quando si prova che non si è riusciti ad instaurare un valido rapporto educativo, indipendentemente dalla professionalità del docente, si ha diritto a chiedere la sostituzione del docente per il sostegno. Pertanto lei scriva al Dirigente la richiesta di sostituzione, motivandola come sopra, senza scendere nei dettagli in merito alla professionalità o meno della docente attuale. Per la conferma dell’attuale docente, questo è più difficile, poiché quest’insegnante ha un contratto a tempo determinato; deve però chiedere al Dirigente scolastico se in graduatoria, per l’eventuale nomina, ci sono solo docenti non specializzati; infatti solo se ci sono docenti specializzati, il D.S. deve nominare loro; ma,se ci sono solo docenti non specializzati, nessuno può pretendere la nomina in sostituzione dell’attuale che quindi può essere confermata, specie se ha in graduatoria un punteggio maggiore o pari al primo nella graduatoria di istituto. Lei può insistere in base al principio di continuità didattica, sancito nell’art. 1  comma 181 lettera C n. 2 della legge n. 107/2015, la legge detta buona scuola. Se lo desidera, ci tenga informati degli sviluppi.


Siamo insegnanti di sostegno, e referenti del disagio, di una scuola superiore di secondo grado. Abbiamo bisogno di chiarimenti e delucidazioni riguardo ad una questione che si è presentata in questi giorni. La madre di uno studente, affetto da una malattia rara (104/92 art3 c.3), che frequenta il liceo scientifico nel nostro Istituto, e  segue   una programmazione curriculare per obiettivi fondamentali, ha fatto richiesta, all’intero consiglio di classe, considerata la situazione attuale e lo stato di ansia del figlio, di poter sostenere in tutte le discipline soltanto prove scritte anche dove è  prevista una prova orale. La stessa madre sostiene che  il figlio, sembra non essere in grado di sopportare lo stress dovuto all’impatto emotivo della prova orale.Gli insegnanti del consiglio di classe sono scettici dal voler accettare tale situazione, in particolare ci sono insegnanti che rifiutano un tale cambiamento, considerando impossibile poi poter valutare lo studente in modo regolare. Riflettendo sulla situazione ci sembrava di poter dire che forse si tratta di una situazione analoga, quella che a volte si presenta in riferimento ai dsa, richiedendo  prove orali compensative di prove scritte. Ci sembra anche di poter dire che  essendoci un pei, se il consiglio di classe è d’accordo e lo studente riesce ugualmente a raggiungere gli obiettivi fondamentali possa esser fattibile. Vorremmo un chiarimento normativo in merito, in particolare, riuscire a dare una spiegazione plausibile all’intero consiglio di classe. Inoltre crediamo che comunque debba essere convocato un pei intermedio, coinvolgendo anche lo specialista che segue lo studente.

La madre, legittimamente, ha fatto presente lo stato emotivo del figlio, rivolgendosi al Consiglio di classe, affinché fosse preso in debita considerazione il suo vissuto, che non poteva chiaramente essere ignorato.  Si tenga conto, inoltre, che per gli alunni con disabilità la normativa vigente prevede percorsi appositamente strutturati, coerenti con le loro capacità e potenzialità, per cui anche le prove dovranno seguire analoga impostazione. Nella scuola secondaria di secondo grado va considerato il fatto che un PEI semplificato (ovvero per obiettivi fondamentali come da voi denominato) non può essere disgiunto da “prove equipollenti”, il cui concetto giuridico si rinviene nel DPR n. 323/98 all’art 6 comma 1. Ciò significa che le modalità di verifica, ovvero le prove, possono essere proposte tutte in forma scritta. Non è necessario che vi sia condivisione con lo specialista, dato che la competenza, in questo ambito, spetta al Consiglio di classe e, soprattutto, considerato il fatto che le prove equipollenti (il cui valore è identico a quello delle prove somministrate agli altri alunni) non costituiscono una modalità facoltativa, bensì vincolante nell’azione dei docenti. È sicuramente opportuno convocare il GLO e, in tale sede, precisare che per tutte le discipline sono adottate prove equipollenti, come stabilisce la normativa vigente a fronte di un PEI semplificato, in ottemperanza anche con quanto disposto dall’art. 16, comma 3, della legge 104/92, in base al quale gli alunni con disabilità della scuola secondaria di secondo grado hanno diritto a “prove equipollenti”. 


Sono un docente specializzando sul sostegno e ho un dubbio: può la famiglia volere a tutti costi che il proprio figlio segua un percorso differenziato, nonostante il cdc ammetta la possibilità di seguire un percorso semplificato (obiettivi minimi)? Se sì, quali sono i riferimenti normativi?

L’art 15 dell’O.M. n. 90/01, ai commi 3, 4 e 5, stabilisce che la famiglia è parte determinante nella scelta del PEI; nel caso in cui la famiglia opti per un PEI semplificato, contro il parere del Consiglio di classe, il provvedimento statuisce che essa debba essere formalmente informata che il figlio, nel caso non raggiungesse gli obiettivi del PEI semplificato, potrebbe non essere ammesso alla classe successiva. Nulla prevede, invece, nel caso in cui fosse la famiglia a chiedere, o addirittura pretendere, un PEI differenziato, e ciò contro il parere del Consiglio di classe. Occorrerebbe quindi comprendere le motivazioni che sostengono verso tale orientamento. Considerato, tuttavia, che la norma esige il consenso della famiglia unicamente a fronte dell’ipotesi di un PEI differenziato, formalmente non sussistono le condizioni perché il Consiglio di classe debba chiedere il consenso per un PEI semplificato. Ne consegue che il Consiglio di classe adotterà la programmazione semplificata, esattamente come ha previsto, facendo riferimento alle capacità e alle potenzialità dello studente. Si tenga inoltre presente che la stessa OM 90/2001 prevede che, dopo aver adottato un PEI differenziato (ovviamente acquisendo il parere favorevole della famiglia), il Consiglio di classe, considerate le capacità dell’alunno, possa passare a un PEI semplificato senza necessità di consenso, bensì sulla base dei dati oggettivamente ricavati durante il percorso di apprendimento dello studente, coerentemente con ciò che debbono fare i docenti. Per completezza, è bene considerare che, in molti casi, una richiesta come questa può essere puramente strumentale richiesta nei primi quattro anni della scuola secondaria di secondo grado, in quanto utilizzata per facilitare il percorso dell’alunno, per poi, una volta giunti all’ultimo anno, procedere con il rifiuto del differenziato e la richiesta del passaggio al semplificato. Questo tipo di richieste strumentali sono orientate al conseguimento del diploma; quando lo studente non viene ammesso agli esami di Stato, come potrebbe accadere in considerazione del percorso effettuato, ovvero perché risulta quasi impossibile che possa colmare le lacune dei primi quattro anni in pochi mesi, allora capita che la famiglia, affiancata da un avvocato, possa fare ricorso al TAR, ottenendo in cinque giorni la sospensiva con l’ammissione agli esami di Stato; quindi vessa la commissione, dicendo che se il figlio non verrà promosso, procederà mediante ricorso al TAR, facendo riconvocare la commissione per Ferragosto. Qualche commissario cede e procede con la promozione. Ora la decisione di adottare a un Pei semplificato, soprattutto se riconosciuto come percorso fattibile da parte del Consiglio di classe, non dovrebbe sottostare ad alcuna decisione se non a quella dei docenti della classe, che conoscono l’alunno e sanno quali sono le sue capacità. 


Al termine dell’a.s. 2019/2020, come previsto dalla L. 41/20 e dalla nota MIUR prot. 793 dell’8 giugno 2020 in merito alla possibile reiscrizione alla medesima classe di un alunno, il CdC, in sede di scrutinio finale, a seguito di espressa richiesta della famiglia, sentito il parere del GLO e dei docenti di sostegno assegnati all’alunno, delega il DS all’iscrizione alla stessa classe dell’alunno diversamente abile con l’obiettivo di recuperare abilità, competenze ed obiettivi di inclusione non raggiunti a causa della sospensione delle attività in presenza. A seguito della delibera viene pubblicato all’albo della scuola il Tabellone con la valutazione finale nel quale si evince la non ammissione dell’alunno. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, dopo qualche giorno di frequenza, improvvisamente. il nuovo DS, senza informare ufficialmente i due CdC, trasferisce l’alunno alla classe successiva senza tenere conto di quanto deliberato dal CdC nell’anno precedente. Dopo più di due mesi, ai primi di dicembre, altrettanto improvvisamente, l’alunno viene riportato alla classe precedente seguito dai due docenti di sostegno. Si può prima non tenere conto di quanto deliberato nell’anno precedente e poi spostare nuovamente l’alunno dopo tanto tempo?

Quanto avvenuto è molto probabilmente dovuto a un errore del nuovo DS, il quale, non avendo tenuto conto della normativa applicata dal suo predecessore, ha ripristinato la decisione adottata nell’anno scolastico precedente nel momento in cui si è accorto dell’errore. E proprio perché si è accorto dell’errore, il nuovo DS non poteva che adottare il nuovo provvedimento di reiscrizione dell’alunno, come ripetente, in ossequio alla legge n. 41/2020, emanando un provvedimento di annullamento della propria decisione in autotutela.


La questione afferisce la richiesta di un genitore di un alunno
frequentante la scuola dell’Infanzia  affetto da sindrome autistica e
seguito da un docente di sostegno per 25 ore settimanali.  Va premesso
che il nostro Istituto ha  previsto la presenza degli operatori ABA
nel momento in cui i genitori ne facciano richiesta e che tali
operatori sono stati richiesti ed assegnati all’alunno in sede di GLI.
Mentre negli anni scorsi è stata concessa l’accesso alle aule ai
predetti operatori , da quest’anno nel rispetto delle norme Covid, è
stato stabilito che gli operatori effettuino i loro interventi , in
presenza dell’insegnante di sostegno, per un tempo definito,  in
un’aula dedicata.  I genitori ritengono illegittime tali disposizioni
e pretendono la presenza degli operatori ABA ritenuti gli artefici
principali  in grado di realizzare la piena integrazione dell’alunno
in classe . Alla luce di quanto esposto  si pongono le seguenti
domande:
1.       Per l’accesso degli operatori ABA in sezione era previsto,
sia passato sia  oggi, il consenso di tutti gli altri genitori ed in
mancanza anche di un solo consenso gli operatori possono accedere alle
aule?
2.       Pur avendo il nostro Istituto  aderito ad un accordo
riportato nel PTOF può un insegnante di classe all’inizio dell’anno
scolastico non accettare o meglio non ritenere fondamentale la
presenza degli operatori ABA nella sezione?
3.       E’ corretta la scelta del Dirigente  che ha vietato
l’accesso in aula  agli operatori,  sia in questo particolare momento
epidemiologico ,  nel rispetto del Protocollo di prevenzione contagi,
sia in futuro in assenza di epidemia COVID?
4.       Quale ruolo dovrà svolgere un operatore ABA che affianca un
docente di sostegno e quali compiti dovrà svolgere?
5.       Infine un genitore può pretendere che un collaboratori aiuti
il proprio figlio, seppur disabile, all’aiuto per i servizi igienici
oppure risulta preminente il divieto di contatto in questa fase
emergenziale.

1 – È  da tener presente un aspetto fondamentale: se l’esperto ABA è stato nominato quale figura per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione, coerentemente con il profilo indicato dall’art. 13 comma 3 della legge 104/92, e quindi opera come in qualità di assistente ad personam, egli ha l’obbligo  di stare in classe per tutte le ore assegnate, adottando tutte le misure di sicurezza previste e vincolanti per il personale della scuola in materia di prevenzione di Covid; essendo queste figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione, non serve l’autorizzazione dei genitori degli altri alunni. Se invece è stato richiesto quale figura “in più”, ossia in aggiunta, da parte della famiglia, è bene sapere che una sentenza del Tribunale di Bologna del 22/12/2013 ha stabilito la presenza di un educatore professionale specializzato esperto ABA-VB, munito di certificazione BCBA, e di un supervisore, sempre specializzato esperto ABA-VB e munito di certificazione BCB, ovvero esperti che erogano la terapia ABA, per un totale di tre ore mensili presso il domicilio e tre ore mensili nel plesso scolastico in funzione di “guida” degli operatori che interagiscono con il bambino (https://aipd.it/wp-content/uploads/2014/01/Trib.-Bologna_20-12-2013_ABA-a-scuola.pdf). La supervisione a scuola, chiaramente, si effettua “non come attività diretta sull’alunno”, ma come accompagnamento e condivisione con il personale docente.  Chiaramente questa figura non può stare in classe né effettuare terapie, perché si configurerebbe come riabilitatore e la riabilitazione è vietata a scuola.
2 – Se è stato concordata la presenza per alcune ore e per alcune settimane, fino a quando l’esperto conferma che i docenti riescono a comunicare con l’alunno, ovvero sanno adottare adeguatamente le strategie di intervento possibili per la figura del docente, tale modalità potrà attuarsi, senza necessaria previa autorizzazione di terzi, dato che ciò è autorizzato in via di principio, come detto al punto precedente, da sentenze della Magistratura.
3 – In questo periodo di pandemia, l’eventuale esperto dovrà rispettare tutte le misure di sicurezza previste per il personale della scuola e, quindi, stanti le condizioni di contesto, compresa la produzione dell’obbligatoria autocertificazione, potrà accedere al plesso scolastico per le ore concordate nel rispetto delle misure di sicurezza previste e adottate dalla scuola in materia di prevenzione di Covid.
4 – L’operatore ABA, di per sé, non affianca il docente specializzato; non si tratta, infatti, di un passaggio di consegne a qualcuno, bensì di una “supervisione” in relazione a come procedono le modalità di intervento, che peraltro saranno state concordate e descritte nel PEI; il docente a scuola svolge la funzione del docente e non quella del terapista ABA che compete a figure specializzate e dotate di tali competenze. 
5 – In nessun caso, sia che trattasi di assistente per l’autonomia e la comunicazione, sia che si tratti di un esperto esterno, egli deve svolgere assistenza igienica, essendo tale compito assegnato in via esclusiva, da parte del Dirigente scolastico, ai Collaboratori scolastici in forza del CCNL del 2003 e successivi art 47,48 e Tab. A, nel rispetto del genere (d.lgs. 66/17, art. 3).


Ho una figlia affetta da sindrome di down, certificata co3 art. 3 l. 104/92, la diagnosi funzionale del Centro Riabilitativo la valuta con gravità medio lieve, area del linguaggio ritardo medio, il Pei della scuola la definisce con “ritardo del linguaggio grave”, è possibile per legge questa discrepanza di valutazione? La valutazione della equipe di terapisti che la segue non dovrebbe essere vincolante nella stesura del PEI?

Il PEI non è un documento clinico, né una cartella clinica, pertanto non deve riportare la definizione diagnostica, che peraltro si trova già agli atti della scuola, nel fascicolo personale dell’alunna. È improprio, pertanto, riportare nel PEI una diagnosi. Suggeriamo di far omettere questo dato. Nella descrizione iniziale, invece, laddove si delinei il profilo iniziale dell’alunna, può essere utile richiamare le modalità di funzionamento, in quanto consentono di capire come calibrare l’intervento pedagogico-didattico. Va tuttavia precisato che fra valutazione diagnostica, quella formulata dall’ASL, e valutazione pedagogica possono esserci delle divergenze. A scuola, senza dubbio, prevale quella pedagogica. Nel caso da lei riportato lascia perplessi il fatto che la situazione, da parte della scuola, preveda un peggioramento e non una lettura che descriva le effettive capacità e le potenzialità di sua figlia, riferimenti indispensabili per impostare un’efficace  azione formativa sia sotto il profilo pedagogico che didattico. 


Per quanto riguarda gli studenti con disabilità e gravissimo ritardo mentale, quindi non in grado di fare didattica, la scuola può predisporre una pagella ad hoc da consegnare alle famiglie che sostituisce la valutazione sul tabellone? Nel tabellone risulterebbe soltanto il voto di condotta, il credito dello studente, nessun voto sulle singole discipline. La valutazione verrebbe consegnata con una pagella a parte  con un giudizio per aree disciplinari previste dal Pei. Vorrei sapere se è legale.

Il concetto di “non scolarizzabilità” è stato bandito non solo dalle norme, che negli anni Settanta del secolo scorso stabilirono che gli alunni con disabilità frequentassero le “classi comuni” e non quelle differenziali o speciali allora attive, ma anche dalle ricerche in ambito pedagogico e neuroscientifico. È appurato che tutti apprendono. La scuola del terzo millennio non può guardare alle persone riconoscendole unicamente se coincidono con lo standard; logica in contrasto anche con la prospettiva multifattoriale introdotta da ICF, ma già presente in Italia grazie agli approcci pedagogici propri della pedagogia generale e di quella speciale in particolare. Tutti apprendono, se qualcuno insegna loro; mentre il “fare didattica” è azione che appartiene al docente, impegnato nel sollecitare gli apprendimenti negli alunni, mediante specifiche strategie e metodologie.  Si aggiunga, infine, che la sentenza della Corte costituzionale n. 215/1987 stabiliva che, in età evolutiva, nessuno può considerarsi non scolarizzabile. Tanto premesso, ricordiamo che l’art 20 del decreto legislativo n. 62/17 stabilisce che non bisogna assolutamente evidenziare la situazione di disabilità; pertanto, nei tabelloni esposti, così come nella scheda di valutazione, che è la stessa che viene consegnata a tutti gli alunni della scuola, non potete lasciare un “vuoto” nello spazio relativo ai voti (che, ricordiamo, vanno espressi in decimi). Lo studente deve essere valutato sulla base degli obiettivi individualizzati fissati nel PEI. L’articolo 16 comma 1 della legge n. 104/92 stabilisce che è legittima la riduzione o la sostituzione parziale dei contenuti di talune discipline. Pertanto se durante il tempo-scuola avete fissato obiettivi anche distanti dalle discipline impartite, adottando contenuti differenti, proposti con attività individualizzate e coerentemente collegate alla classe, vanno attribuiti i voti rispetto a quelle attività, seguendo, per l’attribuzione degli stessi, gli spazi riservati a ciascuna disciplina corrispondente al relativo tempo-scuola. Trattandosi di un PEI differenziato, e vale esclusivamente in questo caso, nella sola scheda di valutazione, ovvero in calce ad essa, va inserita l’indicazione che la valutazione è riferita al PEI; nei cartelloni, ovvero all’Albo dell’Istituto, invece, vanno scritti unicamente i voti e non va riportata alcuna dicitura, come stabilito all’art. 20, comma 6, del decreto legislativo 62/2017 (“Per le studentesse e gli studenti con disabilità il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nella attestazione e non nelle tabelle affisse all’Albo dell’istituto”).


Sono padre di un bambino affetto da sindrome dell’X fragile, non verbale con L.104 art.3 c.3 che frequenta la 1° media. Si reca a scuola con lo scuolabus, partendo dal paese di residenza e spostandosi dove ha sede il plesso della scuola. Percorre circa 12 Km all’andata e 12 al ritorno con una permanenza sul mezzo di 15 minuti. Sullo scuolabus non è presente nessun tipo di sorveglianza, solo l’autista. Domando se è regolare questa disposizione per il viaggio. O se è obbligo di legge avere una figura per l’assistenza sul mezzo.

Se sul mezzo, scuolabus, non vi è una persona adulta (accompagnatore), i bambini, di altezza inferiore a m. 1,50, devono indossare le cinture di sicurezza (come stabilito dall’art. 172 del codice della strada). Se ritenete indispensabile la sorveglianza sul mezzo di trasporto, è bene che ne facciate esplicita richiesta al Comune, che eroga il servizio ed è responsabile di esso. 


Vorrei sapere se è legittimo che i docenti di sostegno incontrino il neuropsichiatrica senza la presenza dei genitori.

Ufficialmente non è legittimo, poiché per legge i problemi dell’alunno vanno trattati in presenza dei genitori, come pure in sede di GLO al quale hanno diritto di partecipare anche i genitori. Se però i docenti della classe desiderano avere dei chiarimenti circa la documentazione sanitaria prodotta, possono avere dei contatti con un esperto sanitario che segue il caso, previo consenso della famiglia: tale contatto potrà avvenire in modo informale per ulteriore informazione, a condizione che l’operatore sanitario sia disponibile a fornirla, trattandosi di rispetto della privacy che viene tutelata proprio quando i lavori si svolgono in GLO.


Sono il padre di una ragazza che quest’anno si è iscritta al primo anno
anno di liceo. Lei ha la 104 art.3 comma 3. Fino allo scorso anno nelle
media usufruiva di 12 ore ore di sostegno, un po pochine ma con queste
riusciva ad andare avanti. Quest’anno, nella nuova scuola le hanno
portate a 9 ore, che noi genitori riteniamo insufficienti. Mi hanno
riferito che il PEI, che hanno elaborato, ma noi genitori non abbiamo
visto, non fa che fotografare la situazione, devo intendere che sono
state riportate 9 ore nel documento. La dottoressa della ASL, non ha
potuto partecipare alla riunione del GLHO anche se aveva chiesto di
poter essere presente perché, piuttosto che  che concordare con lei la
data, la scuola l’ha avvisata con strettissimo anticipo e non potendo
disdire gli appuntamenti già presi con i pazienti, le è stato
impossibile partecipare. Mi sapreste dare un consiglio su cosa potrei fare per fare in modo che ottenga un numero maggiore di ore?

Il PEI è un documento che deve essere elaborato congiuntamente dai componenti del GLO, il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori dell’alunna con disabilità, dagli specialisti ASL. La scuola ha convocato lo specialista, che pur avendo chiesto di spostare la data, considerato lo scarso preavviso, non è stato ascoltato, ma la scuola aveva il dovere di convocare anche voi genitori.  Vi suggeriamo di scrivere subito una mail di diffida al Dirigente scolastico della scuola e all’Ufficio scolastico regionale, in cui, brevemente, descrivete come sono andate le cose e cioè che voi genitori non siete stati convocati all’incontro del GLO e che quindi non avete potuto partecipare, come vostro diritto e dovere, alla elaborazione del PEI; aggiungete anche che è stato predisposto un documento, in forma illegittima considerata la mancata convocazione di voi genitori e che, quindi, chiedete immediatamente convocazione del GLO, in tempi stretti, per elaborare congiuntamente il Piano educativo individualizzato a favore di vostra figlia.  Durante l’incontro del GLO potrete discutere sia in merito alla programmazione (nel caso non vi avessero chiesto il tipo di percorso per vostra figlia, ovvero se trattasi di Pei semplificato o di PEI differenziato; con il primo consegue il titolo di studio, con il secondo il solo Attestato), che in merito alle ore di sostegno da chiedersi per il prossimo anno scolastico.  Sempre in sede di GLO, ovvero durante l’incontro di elaborazione del PEI, potete rivedere le ore di sostegno per l’attuale anno scolastico, chiedendo una integrazione; sarà poi il dirigente scolastico a inoltrare la richiesta all’USR competente. Nel caso non dovessero accogliere le vostre richieste, chiedete che ciò venga messo a verbale; in tal modo, nel caso voleste fare ricorso al TAR, avreste ragione per poter ottenere l’annullamento. Teneteci informati


Sto prendendo la qualifica regionale di operatore assistente educativo a disabili. Con questo potrei lavorare nelle scuole? So che quella che prendo io vale un punto ata, come cs; ho anche qualifica regionale sab haccp … questo corso x disabili che sto facendo sarebbe un ex osa 600 ore  D.Lgs. 13/13 (già D.Lgs. 845/78)

Manca in Italia un profilo professionale nazionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione. Pertanto ogni regione stabilisce per proprio conto quale sia il corso di formazione. Il titolo, che le sarà rilasciato al termine del corso che sta seguendo, certamente sarà da lei utilizzabile per svolgere nelle scuole della sua Regione l’attività di assistente, nominato dagli Enti locali o inserito in cooperative convenzionate con gli Enti locali. Quanto alla possibilità di utilizzare in altre regioni la qualifica, che le verrà rilasciata al termine del corso di formazione, questo dipenderà da quanto stabilito dalla Regione in cui deciderà di lavorare e se la Regione riterrà sufficienti i contenuti del corso che sta seguendo. Le consigliamo pertanto di farsi rilasciare al termine del corso un attestato dal quale risulti quali materie ha studiato e per quante ore ciascuna, in modo da  offrire alle altre regioni la sua esatta  situazione professionale; a completamento della sua documentazione, inoltre, potrà aggiungere anche la certificazione degli anni in cui avrà svolto questa attività nella sua o in altre regioni.


Sono il papà di una minore disabile, handicap grave, legge 104 art.3 comma 3, che frequenta la classe 3 di una scuola primaria.  Ai fini dell’elaborazione del PEI, l’insegnante di sostegno si rifiuta di scrivere sul PEI le nostre proposte/suggerimenti:
1. Assegnazione dell’insegnante di sostegno con rapporto 1:1 e sopratutto la quantificazione delle ore di sostegno
2. La neccessità, per tutta la durata dell’orario di frequenza scolastica per l’anno scolastico 2020/2021, dell’Assistenza Qualificata per L’Autonomia e la Comunicazione (come da certificato medico e da PDF, visto le diverse disabilità e purtroppo la bambina non è verbale) Tale figura è indispensabile per l’inclusione scolastica della bambina e per supportare gli interventi finalizzati allo sviluppo di ulteriori competenze e per la comunicazione.
3. Inoltre, gradiremmo che sia inserita e sviluppata una strategia per la prevenzione e la gestione di comportamenti problematici, veri e propri comportamenti di autolesionismo che spesso risultano distruttive anche per oggetti e materiali scolastici. Ho scritto al dirigente scolastico, richiedendo di utilizzare il nuovo formato del PEI – ICF, ma a tutt’oggi non ho avuto risposta; cosa posso fare per risolvere questa situazione? Visto il diniego da parte dell’insegnante, non abbiamo firmato il PEI. Come posso far valere i dirittidi mia figlia? 

Il PEI è elaborato congiuntamente dal GLO, il gruppo di lavoro formato da tutti gli insegnanti della classe (e non dal solo docente di sostegno), dai genitori e dagli specialisti che seguono l’alunna, ed anche, se presente, dall’assistente alla comunicazione. Per le sue richieste, che vanno discusse e condivise in sede di GLO, le suggeriamo di chiedere urgentemente la convocazione del GLO ai fini dell’elaborazione del PEI. In tale sede potrà sottoporre le sue richieste a tutto il gruppo di lavoro e, insieme, potrete concordare che cosa inserire nel PEI. Infine, per quanto riguarda il nuovo modello di PEI, esso non è ancora utilizzabile, in quanto mancano i provvedimenti attuativi. 


Si presenta al nostro istituto la richiesta, per ora informale, da parte dei un genitore di alunno certificato L. 104/92, affetto daTetraplegia spastica, nato nel 2005, di permanenza presso la scuola secondaria di 1 grado per un ulteriore anno scolastico. La richiesta è stata suggetita dall’equipe medica che lo segue. L’alunno ha già effettuato n. 2 anni di permanenza alla scuola primaria. Chiedo se sia possibile rispondere affermativamente al genitore e quali requisiti/documentazione siano eventualmente da richiedere.

I trattenimenti e le bocciature, ai quali di solito siamo contrari, non facilitano l’inclusione, dal momento che gli alunni con disabilità perdono i contatti coi compagni coetanei e si trovano negli anni successivi con compagni più giovani di loro, dai quali ricevono minori stimoli all’inclusione. La richiesta di trattenimento informale, inviatavi dalla famiglia, ma vale anche se ne pervenisse una formale, non vincola in alcun modo la scuola, né la obbliga a procedere con il trattenimento dell’alunno. È il Consiglio di classe, e solamente il consiglio di classe, che, sulla base di oggettive valutazioni, coerenti con il PEI, procede con l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva o agli esami di Stato. E dato che il PEI è elaborato sulle effettive capacità e potenzialità dell’alunno, è alquanto improbabile che sussistano le condizioni per una non ammissione. Ora, considerato che disponiamo unicamente di un’indicazione diagnostica, che nulla dice in merito alle capacità e alle potenzialità effettive dell’alunno, non è escluso che, ammesso all’esame di Stato, l’alunno possa superare le prove d’esame, coerenti con il PEI per lui predisposto; in tal caso potrà conseguire il diploma e procedere con il percorso nella secondaria di secondo grado. Si aggiunga infine, per completezza di informazione che, a seguito dell’O M n. 90/01 art 11, commi 11 e 12, che agli alunni con disabilità, che a conclusione della secondaria di primo grado non conseguono il diploma, la scuola rilascia un attestato, che è titolo idoneo per iscriversi alle scuole secondarie di secondo grado, al solo fine di esercitare il diritto allo studio e ricevere agli esami di maturità un altro attestato conclusivo. In sintesi, suggeriamo ulteriormente di evitare la ripetenza e fare andare avanti l’alunno.


Sono una mamma di una bambina di otto anni con sostegno non riuscendo a stare attenta alla didattica a distanza per causa cognitiva ho chiesto alla dirigente di avere il sostegno in presenza mi è stato detto che non è possibile in questa situazione di emergenza intanto la bambina non sta seguendo la dad è possibile far ripetere l’anno scolastico visto che in questi due anni di scuola primaria non ha capito nulla?

È incredibile il comportamento della DS. Infatti il DPCM del 3 Novembre 2020 e la Nota ministeriale 1990/2020, che ha chiarito il contenuto del DPCM, stabiliscono che gli alunni con disabilità, e vale anche per gli alunni che si trovano nelle zone rosse, hanno diritto a seguire la didattica in presenza insieme ai loro compagni di classe, che lo desiderano, e in presenza dei docenti della classe; in presenza i docenti svolgono la lezione sia al piccolo gruppo di alunni, che è in classe, sia ai compagni che sono a casa e che si collegano online.  Le suggeriamo di contattare urgentemente per telefono l’Ufficio scolastico regionale, nello specifico il referente per l’inclusione scolastica o la Segreteria del Direttore scolastico regionale, per pretendere il rispetto di queste due ultime norme.


Ho richiesto, tramite emailPEC, l’assegnazione di una unica insegnante specializzata a sostegno di mio figlio. In tale richiesta ho ulteriormente richiesto anche la compresenza di uno dei tre terapisti A.B.A. di cui mio figlio si avvale. Vengono assegnate due insegnanti di sostegno, anziché una, non solo, totalmente prive della necessaria specializzazione, ma anche prive di esperienza di insegnamento. Per quanto riguarda la compresenza del terapista A.B.A. mi viene semplicemente risposto che: “non è possibile”, senza produrre alcuna giustificazione.Decido, di comune accordo con la madre di mio figlio, di non mandarlo più a scuola, considerata l’oggettiva incapacità delle due insegnanti di gestire mio figlio. Il dirigente di istituto, venuto a conoscenza di questa situazione, provvede, in appena 24 ore, a rimpiazzare le due insegnanti con una unica, anch’essa priva della necessaria preparazione, ma, per lo meno, animata da buon senso e buona volontà. Per veder riconosciuto il “diritto” ad avere la compresenza del terapista A.B.A., ho fatto intervenire, presso il dirigente di istituto, la psichiatra del centro di neuropsichiatria infantile che segue mio figlio da sette anni. Anche lei ha avuto la stessa risposta: ”non è possibile”, senza giustificare il motivo. Alla luce di quanto esposto e in considerazione del fatto che, in altri istituti è stata permessa la compresenza, mi chiedo perché sia negata a mio figlio la possibilità di avere un adeguato “continuum scolastico” – come viene beffardamente sbandierato dal “sistema scuola” – senza, per altro, fornire una plausibile giustificazione, trincerandosi, altresì, dietro quel meschino comportamento del tipo: “in questa scuola si fa come dice il dirigente”. Chiedo, pertanto, se ho ulteriori margini di manovra per veder riconosciuto quello che io reputo un DIRITTO per mio figlio.

Per gli alunni con autismo la Giurisprudenza ha stabilito più volte che è possibile avere per qualche ora settimanale la presenza in classe di un esperto nella comunicazione, come stabilito dall’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 e dall’art 139 del decreto legislativo  n. 112/1998 (il personale assunto in conformità alle disposizioni della legge n. 104/92 è, per contratto, addetto all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità).  Se, invece, la sua richiesta riguarda il “riabilitatore”, ovvero il terapista ABA, non è legittimo che questa figura svolga riabilitazione in classe. Pertanto le suggeriamo di precisare in una lettera, da inviare al Dirigente scolastico, i motivi e i compiti della presenza della persona da voi indicata come “terapista ABA”; se tale figura è chiamata a svolgere compiti afferenti l’autonomia personale e/o la comunicazione di vostro figlio, parimenti a quelli dell’assistente, chiedete che la scuola si rivolga al Comune, cui spetta assegnare  gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione. Eventualmente potete chiedere la convocazione del GLO per indicare le ore di “assistenza”, affinché il DS sia supportato da una legittima indicazione da parte del gruppo di lavoro. 


Sono il papà di un bambino autistico (lg104 art.3 comm.3) che sta frequentando il secondo anno di una scuola dell’infanzia paritaria. Assunta l’insegnante di sostegno tramite graduatoria. Il giorno della video conferenza con la famiglia e la terapista, questa insegnante si è presentata senza un programma, e senza una idea di cosa far fare al bambino.Con tanta perplessità abbiamo cominciato a notare i piccoli dettagli.La mattina si trova a fare l’ingresso da un’altra classe, il pomeriggio si trova in un’altra classe ancora a gestire l’uscita dei bambini (con mio figlio presente e sotto l’osservazione della maestra di sezione)Parlando con la terapista, che ha partecipato all’incontro citato in precedenza, abbiamo deciso di richiedere un rapporto giornaliero fatto di video e foto, per vedere cosa faceva il bambino durante le ore mattiniereLa docente di sostegno non ci ha mai aggiornato sul lavoro del bambino ne quando lo andavamo a riprendere il pomeriggio e ne la mattina quando lo portavamo( in quelle poche volte che si trovava a fare ingresso e uscita nella sez. di mio figlio) Arrivando al dunque, abbiamo visto che nel materiale inviato sia a noi che alla terapista, lei per due mesi ha riproposto esercizi che mio figlio faceva già l’anno scorso,  che a ripetutamente fatto a casa durante il lockdown. Miglioramento a livello scolastico zero, fino a quando la stessa insegnante di sostegno è risultata positiva al covid, ed è arrivata una sostituta all’altezza.Parlando con il dirigente scolastico, abbiamo chiesto espressamente di lasciare questa sostituta, come definitiva per questo anno.La risposta è stata che è una cosa molto difficile  e il contentino è stato un affiancamento di 4 giorni tra insegnante di sostegno e quella supplenza. La maestra di sostegno è alla sua prima esperienza con bambini dell’infanzia, ma si nota anche in alcuni episodi che c’è una situazione di leggerezza da parte sua nel creare un progetto per aiutare il bambino a migliorarsi. C’è qualcosa che si può fare per porre fine a questa situazione? e dare merito a chi invece ha fatto solo due settimane di supplenza e ha fatto molto di più che la sostegno in due mesi? senza avere un programma inesistente da parte della docente di sostegno, anzi è stato richiesto di preparare un programma dalla supplente per tutto l’anno scolastico del bambino. e omunque in data 01/12/2020 il PEI neanche l’ombra di stesura… 

Va detto che il successo o l’insuccesso scolastico non va attribuito a un solo insegnante, ma a tutti gli insegnanti della sezione. Voi non avete fatto alcun riferimento agli altri docenti, che pure sono insegnanti a pieno titolo di vostro figlio. L’incontro per la elaborazione del PEI deve avvenire con la presenza di tutti i docenti della sezione, dei genitori e degli specialisti. Ora, trattandosi di scuola paritaria, la scuola potrebbe decidere di interrompere il rapporto di lavoro con la docente da voi indicata come non poco adeguata e assumere l’altra. 


Può una preside decidere come impiegare l’insegnante di sostegno o la decisione spetta al glh?

Come impegnare l’insegnante per il sostegno spetta al GLO, secondo i criteri indicati nel PEI. Il DS si limita ad assegnare il docente alla classe, ma non può decidere da solo l’orario da destinarsi alle attività di sostegno, che devono essere formulate nell’interesse esclusivo dell’alunno.


Sono un insegnante di sostegno in un istituto superiore. Quest’anno causa la situazione contingente oltre la didattica stiamo svolgendo molte attività on-line e anche le procedure burocratiche risentono di questa situazione. La nostra scuola ci ha dato indicazioni, una volta redatti PDP e PEI, di inserirli su registro elettronico condividendoli con gli insegnanti della classe e con l’allievo interessato  (non con i genitori). Ho obiettato che questi documenti in tal maniera sarebbero diventati facilmente stampabili, e sarebbero stati visibili anche dall’allievo con disabilità, cosa che mi sembrava ancora meno opportuna, soprattutto nel caso di minori. Mi è stato risposto che la legge è rispettata e che un ragazzo con disabilità non aveva le competenze per accedere, quindi l’avrebbero fatto i genitori (sic!). 

Il Piano educativo individualizzato non deve e non può essere elaborato dal solo docente di sostegno e neppure dal solo Consiglio di classe. Il compito della predisposizione del PEI è del GLO, i cui componenti sono tutti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno con disabilità, gli specialisti che seguono l’alunno con disabilità. All’incontro potrebbe anche partecipare l’alunno stesso, diretto interessato, secondo il principio di autodeterminazione. Appare evidente che quanto le è stato richiesto di fare non rientra nella procedura contemplata dalla norma. Pertanto faccia presente al DS che deve convocare formalmente i componenti del GLO e che solo durante l’incontro programmato sarà elaborato congiuntamente il Piano educativo individualizzato. 


Sono una collaboratrice  scolastica  ho la Legge 104 da più di 5 anni per mio padre  affetto da SLA. È  un H24 vive a casa con la mamma  che ha 73 anni, io sono l ‘unica figlia  che può assisterlo vivo nello stesso paese ma non ho la residenza con lui, ho fatto la richiesta x la 104 lunga ma non mi è  stata concesso. La DS mi ha risposto che non essendo residente con lui non posso usufruire  di 104 lunga (solo i tre giorni al mese) volevo  sapere da voi se devo cambiare  la residenza  x avere questo  diritto? Potete darmi delle giuste informazioni ? 

Solo se trasferisce la sua residenza presso la residenza di sua madre può fruire del congedo di due anni, in quanto così è stabilito dalla normativa (Decreto legislativo n. 151/2001, Testo Unico sulla normativa di tutela della famiglia).


Sono una docente di sostegno di ruolo in una scuola media.Nella mia classe ci sono 16 alunni di cui 2 diversamente abili con diagnosi e caratteristiche completamente differenti, per questo motivo sono stati assegnati a questa classe 2 docenti di sostegno (io e una collega)Volevo sapere se c’è una normativa che stabilisce che 2 docenti di sostegno non possono stare in compresenza nelle stesse ore. Mi spiego meglio: so perfettamente che nell’economia dell’orario scolastico è meglio distribuire le ore di sostegno in modo tale che gli alunni siano seguiti nel maggior numero di ore possibile, ma so anche che la priorità va data alle esigenze scolastiche dell’alunno e non ad altro. Preciso infatti che la richiesta di compresenza è dettata dal fatto che, in alcune discipline, uno dei due alunni segue una programmazione differenziata.

Nella scuola Secondaria di Primo Grado, così come nella Primaria, la programmazione non può essere differenziata, possibilità che, invece, è prevista nella scuola Secondaria di Secondo grado, come risulta dal confronto tra l’art. 16 comma 2 della legge n. 104/92 e dell’art 15 commi 3, 4 e 5 dell’O.M. n. 90/2001. Pertanto, in sede di GLO, come Consiglio di classe, è possibile proporre solamente la programmazione semplificata o individualizzata. Per quanto riguarda l’orario di servizio del docente di sostegno è bene che venga strutturato sulla base delle necessità degli alunni e non dalla copertura, pedagogicamente e strategicamente irrilevante.  Se riscontrate problemi nella definizione dell’orario, si convochi il GLO e, in tale sede, si fissi l’orario che risulti più efficace per garantire il diritto allo studio dell’alunno con disabilità, compito che appartiene a tutti gli insegnanti della classe, non solo a quello di sostegno, e proprio perché appartiene a tutti i docenti della classe, per espletare tale compito ci si avvale della presenza e del supporto del docente incaricato su posto di sostegno. Così organizzato, ovvero coerentemente con le necessità dell’alunno, l’orario potrebbe determinare più presenze nella stessa ora, ma il primo principio da soddisfare è il diritto allo studio e all’integrazione scolastica dell’alunno con disabilità, non altre logiche. 


Vorrei sapere se l’assistente alla comunicazione  di un alunno ipovedente fa parte del consiglio di classe per tutti gli alunni o solo relativamente allo studente che segue.

L’assistente è nominato esclusivamente per l’alunno con disabilità e non fa parte del Consiglio di classe, che è composto da soli docenti. L’assistente è convocato, con gli altri componenti, in sede di GLO per la elaborazione del PEI.


Sono la mamma di un bimbo con certificazione per un disturbo lieve dello spettro autistico. Il bambino ha 6 anni ma abbiamo chiesto un anno di permanenza presso la scuola materna in cui ha un sostegno da due anni. Volevo chiedervi se ci sono delle norme per il PEI e dove le posse trovare, inoltre se le insegnanti contattano le terapiste private del bimbo hanno bisogno di una nostra autorizzazione scritta visto che è un minore, ma comunque credo che i genitori debbano essere coinvolti sempre non come succede ogni tanto!!!

È bene che i bambini proseguano il loro percorso formativo insieme ai coetanei con i quali, come dimostrano le ricerche pedagogiche, si sviluppano interazioni positive significative, utili per la crescita, lo sviluppo, la partecipazione alla vita sociale, in una parola, funzionali all’attuazione del progetto di vita, cui mirano le azioni formative in ambito scolastico, familiare e sociale. Per quanto riguarda il PEI, piano educativo individualizzato, le norma di riferimento sono costituire dalla legge 104/92, dal DPR 24 febbraio 1994, dalle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, prot. n. 4274, dal D.lgs. 66/17 (e D.lgs. 96/19). Quanto alla possibilità che i docenti contattino operatori privati che seguono l’alunno, è bene che ciò sia previsto nel PEI e che venga richiesto il consenso della famiglia di volta in volta, ossia ogni volta si renda necessario un incontro. Infine, per la questione riguardante relativa ai contatti fra docenti della scuola e terapiste private che seguono il bambino, è necessario che i genitori autorizzino, per iscritto, tali contatti e che sia indicata la possibilità che i docenti della classe contattino operatori privati che seguono l’alunno. La scuola non può parlare del minore con figure esterne alla scuola o che non fanno parte, come in questo caso, della sezione in cui è iscritto il bambino, senza aver acquisito la necessaria autorizzazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale


Sono la Referente per il sostegno di una scuola media. In riferimento a una vostra risposta riguardo a un’alunna con patologia gravissima che non frequenta più la scuola dalla 4^ classe della primaria (ora è iscritta in seconda media) preciso che l’alunna è in stato vegetativo (si trova presso il proprio domicilio) con scarsissimo/nullo residuo intellettivo. Pertanto, vista la gravità della situazione, la famiglia, contattata dalla scuola, non è disponibile a realizzare né una forma di istruzione in ospedale né didattica a distanza, come da voi indicato, in quanto l’alunna è impossibilitata a partecipare a qualsiasi attività per quanto individualizzata. Inoltre per la famiglia sarebbe gravoso impegnarsi anche in questo tipo di attività visto tutto ciò che comporta la situazione di estrema gravità. La Scuola come deve procedere?

La scuola convochi un GLO on-line con la presenza necessaria dell’ASL e pervenga alla conclusione che l’alunna è, attualmente, impossibilità a seguire qualunque tipo di attività proposta dalla scuola, sospendendo così, per ora, l’obbligo scolastico dell’alunna. Ciò anche al fine di evitare la contravvenzione pecuniaria a carico della famiglia.


Sono una docente di sostegno di scuola secondaria superiore e volevo chiedervi delle precisazioni sulla redazioni di un pei. Il ragazzo ha un ritardo cognitivo lieve ed è stato inserito in un primo anno di un istituto professionale. La maggior parte del consiglio di classe sta optando per un pei differenziato. Volendo tentare la carta del pei curriculare, volevo capire se la riduzione prevista dei compiti, verifiche etc può essere del 30% in meno rispetto alla classe, visto che l’attuale carico di lavoro non è retto da lui. Nel caso in cui venga specificato nel pei il ricorso a forme grafiche, privilegiare il canale verbale piuttosto che scritto etc se degli insegnanti non si attengono, cosa succede? posso prevedere l’utilizzo di un dizionario digitale per le lingue straniere o chiedere l’esenzione dalle stesse senza pregiudicare il suo percorso?

È da tener presente che un pei semplificato non può andare disgiunto dalle prove equipollenti, il cui concetto giuridico si rinviene nel DPR n. 323/98 all’art 6 comma 1. Comunque è indispensabile che l’alunno, sia pur in modo semplificato (coerentemente con quanto disposto dall’art. 16, comma 1, della legge n. 104/92) svolga tutte le discipline, così come stabilito dall’art 20 del decreto legislativo n. 62/17.


Sono mamma di un bambino con disabilità grave e insegnante precaria di scuola primaria con contratto al 30/06. Vorrei sapere se posso usufruire del congedo straordinario retributo di 2 anni della legge 104. Lo chiedo perché sembra che sia quasi un’utopia riuscire a capire se mi spetti o meno: la segretaria del mio istituto afferma di no, il sindacato sostiene di sì, un avvocato esperto in diritto scolastico dice di no, l’Inps mi comunica che non c’è una regolamentazione precisa. Un altro avvocato afferma che io possa prendere il congedo ma a zero retribuzione, perché quest’ultima spetta solo ai docenti di ruolo. Potreste darmi una risposta certa? 

Purtroppo il congedo straordinario di due anni spetta solo ai docenti di ruolo. Occorrerebbe vedere le circolari dell’INPS relative a tale istituto per averne conferma.


In accordo con la famiglia, si è deciso di differenziare il percorso scolastico della mia allieva in quinta perché non riuscirebbe ad affrontarlo.
Vorremmo però farle affrontare l’esame differenziato con i compagni perché sta vivendo un bel percorso di inclusione e quindi non vorremmo precluderle questa esperienza.
La mia domanda è: se affronta l’esame differenziato può prendere il diploma fra qualche anno?
Nel mio stesso istituto c’è il corso serale che potrebbe riconoscerle i crediti dei quattro anni, è possibile conseguire il diploma regolare? E’ possibile farlo con l’insegnante di sostegno o quel percorso si considera chiuso?
C’è una normativa specifica per questa tematica?

Se per la studentessa, fino ad oggi, è stato adottato il PEI semplificato, non si capisce perché la previsione dell’esame di Stato debba indurre un Consiglio di classe a fare, proprio l’ultimo anno, una scelta differente. È in contrasto con il percorso dell’alunna la quale, peraltro, si riproporrebbe di conseguire il diploma in seguito. Sembra, come dice il detto popolare, un voler allungare il brodo. A che pro? Vi suggeriamo di mantenere, come avete fatto per gli altri quattro anni, il percorso semplificato e, invece, di impegnarvi per accompagnare la studentessa verso questo importante traguardo che, per tutti gli studenti, è l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Fra l’altro tenga conto che, se la studentessa dovesse iscriversi al serale, non fruirebbe più del sostegno, di cui ha beneficiato nei cinque anni di scuola secondaria. Si troverebbe, di conseguenza, da sola a doversi preparare all’’esame di Stato: perché metterla in questa inutile e assurda situazione?


Insegno in una scuola secondaria di secondo grado come docente di sostegno di un ragazzo con ritardo medio-grave. Il mio orario prevede 9 ore. così  distribuite: 4  tra italiano e storia, 3 di matematica, 2 di scienze, 2 di geografia.  Conclusa la redazione del Profilo dinamico, ho inviato via email una copia  ai colleghi del CdC  e contestualmente, ho chiesto loro un “appuntamento” per mettere a punto la programmazione, che prevede obiettivi differenziati. La collega di diritto ed economia ha ritenuto corretto inviare solo all’educatrice  (forse perchè io non copro le sue ore) la programmazione della classe . Quando ne ho preso visione, mi è sorto il dubbio che preferisse adottare nella sua disciplina un piano per obiettivi minimi e le ho chiesto chiarimenti. Mi ha risposto di aver consegnato “i minim” all’educatrice perché si potesse orientare meglio sugli argomenti, che  io avrei poi dovuto semplificare in base ai miei materiali. Non solo, mi ha chiesto anche di preparare le verifiche scritte per l’alunno. Quindi, 1) io non ho diritto ad un colloquio di confronto sul programma, non ho diritto a ricevere la programmazione, ma 2) ho il dovere di semplificare gli argomenti di una disciplina che non seguo e su cui non ho nessuna competenza disciplinare.. Vi chiedo: esiste una normativa che definisca in maniera chiara e inequivocabile ruolo e compiti del docente curricolare e del docente di cattedra? P.S. Tengo a precisare che finora non mi sono tirata indietro, provvedendo io a fornire il materiale di diritto all’educatrice.

Indubbiamente vi è molta confusione e non solo in merito al ruolo e ai compiti del docente, ma anche a quello della figura addetta all’assistenza, in questo caso l’educatrice. Il Profilo dinamico funzionale e il Piano educativo individualizzato sono documenti non di esclusiva competenza del docente specializzato, bensì di tutti i componenti del GLO (docenti della classe, genitori, specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente o educatore).  Il PDF, che viene aggiornato, e il PEI, che viene redatto annualmente in sede di GLO, possono essere proposti in “traccia” al gruppo di lavoro, per rendere più agevole il momento dell’incontro e pervenire a una condivisione. La parte riguardante la progettazione didattica è trattata dagli insegnanti della classe e non dal solo docente di sostegno. Prima di stabilire il tipo di programmazione per l’alunno i docenti del Consiglio di classe necessariamente si confrontano (e a questo confronto non partecipa l’educatore, in quanto non è componente del Consiglio di classe e non può entrare nel merito della progettazione didattica). Solo dopo aver concordato quale percorso intraprendere, ovviamente si auspica un accordo condiviso, diversamente sarà la linea prevalente a decidere quale percorso adottare, fermo restando che ogni decisione deve caratterizzarsi per l’impostazione pedagogica, quindi essere attenta e rispettosa dell’alunno con disabilità, e quindi avere quale prospettiva l’attuazione del progetto di vita, si prosegue con il resto, perché la scelta del curricolo implica la definizione degli obiettivi da conseguire, dei contenuti da trattare, ecc., ossia l’esplicitazione di ogni elemento correlato alla programmazione. In sintesi, lei non doveva dare per scontato un percorso differenziato, come pure la collega non doveva inviare materiale riservato riguardante un suo alunno, nello specifico la progettazione didattica, ad una figura esterna al Consiglio di classe, in questo caso l’educatrice, la quale non ha alcun titolo in merito ad essa. Che cosa fare? Chiarire la situazione, senza alcun dubbio, ma anche concordare in Consiglio di classe il tipo di percorso. Se tutto il Consiglio di classe opta per un differenziato, dovete acquisire l’autorizzazione da parte dei genitori, da contattare rapidamente. Se tutto il Consiglio di classe opta per un PEI semplificato (i cui contenuti sono globalmente riconducibili ai piani di studio, in base all’OM 90/2001), allora dovete specificare, per ciascuna disciplina, i contenuti, le modalità di verifica, i criteri di valutazione come pure eventuali ausili o sussidi didattici di cui si avvale lo studente.  Delineata la traccia, va convocato il GLO e, in tale sede, pervenire a una condivisione, condivisione formalizzata attraverso la firma del documento da parte di tutti i componenti del GLO.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

La presenza del docente specializzato, fin dall’avvio del percorso scolastico, è sicuramente strategica ai fini dell’inclusione e dell’impostazione di un percorso che consenta successivamente allo studente, in particolare nella scuola di secondo grado, di procedere eventualmente con il solo supporto del facilitatore esperto tiflologo. L’assegnazione del docente specializzato alla classe in cui è iscritto uno studente con disabilità sensoriale, infatti, è vincolante e nessuna Regione o Provincia, autonoma o non autonoma, può derogare agli obblighi fissati dalla legge n. 104/92. Si ricorda che la legge 104/92 all’art. 2, che fissa i “Principi generali”, stabilisce espressamente che “la presente legge detta i principi dell’ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza” e “di riforma economico-sociale della Repubblica” e afferma che essa si applica anche nella Regione Trentino Alto Adige. Di conseguenza, eventuali accordi o delibere emanate dalla Provincia che risultino in contrasto con questi principi sono da considerarsi illegittimi. Pertanto le famiglie possono pure impugnare sia la mancata nomina del docente per il sostegno, inoltrando ricorso anche per discriminazione nei confronti del figlio, ai sensi della legge 67/2006, e per interruzione di pubblico servizio, nonché per inadempienza e mancato rispetto delle norme di tutela a favore dell’inclusione scolastica del figlio, così come possono impugnare pure gli Atti di delibera o di accordo come atto presupposto. 


È legittimo che il dirigente decida di mettere in servizio l’insegnante di sostegno quando il bambino è assente, lasciando scoperte delle ore in cui è presente ed è con l’educatore? Mi spiego meglio, per questo anno scolastico sono state riconosciute a mio figlio, che ha diagnosi di spettro autistico grave, 25 ore di sostegno e 6 ore di sostegno socio educativo con assistente alla comunicazione. Il bambino frequenta la scuola dell’infanzia per 25 ore durante la mattina, pertanto insegnante ed educatore sono in compresenza per due giorni. Tra loro c’è armonia e massima collaborazione. Ora con l’inizio delle attività pomeridiane, la dirigente ha messo la maestra, nei due giorni di compresenza, in servizio nel turno pomeridiano, durante il quale, mi ripeto, il bambino non frequenta, togliendoci di fatto 6 ore di sostegno. È legittimo tutto questo? La giustificazione datami è che le due figure sono complementari, che il bambino non è da solo e che l’insegnante è un’insegnante di classe. 

Va precisato che le due figure, quella del docente e quella della figura addetta “all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale dell’alunno con disabilità”, non sono fra loro complementari, in quanto assolvono compiti fra loro differenti. Queste due figure non sono neppure interscambiabili, come se l’una valesse come l’altra. Sono entrambe sicuramente importanti, per il ruolo ricoperto e per la specificità del loro intervento. Pertanto se a suo figlio spettano 25 ore di sostegno queste debbono essergli garantite, perché gli sono state riconosciute proprio per includerlo nella sezione alla quale egli è iscritto (non sono state assegnate ad altri). Quindi se suo figlio frequenta solo al mattino, le 25 ore debbono essere fruite tutte da lui e si svolgeranno, per le ore previste, in compresenza con l’assistente, secondo le attività programmate.


Sono una docente di sostegno presso un Istituto Superiore di Secondo grado. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il seguente quesito: cosa succede se un docente rifiuta di firmare il PEI,  mentre il resto del Consiglio di Classe e i genitori sono d’accordo con quanto scritto e dichiarato nel PEI? Il PEI è stato discusso durante il GLO alla presenza dei genitori e dei docenti  del Consiglio di Classe. Il ragazzo segue una programmazione per obiettivi minimi. Come si deve procedere per legge se è solo un docente a non voler firmare il PEI?

Il PEI è frutto della condivisione fra i componenti del gruppo di lavoro e, da quanto scrive, l’accordo è stato sostanzialmente raggiunto. Non si conoscono le motivazioni del rifiuto del docente da lei citato e neppure se si tratta di un docente incaricato su posto disciplinare o su posto di sostegno; indicazioni almeno generali avrebbero potuto aiutare a focalizzare la situazione. Sicuramente va acquisita a verbale la decisione del docente che ha espresso diniego di firma. 


Sono Referente per il sostegno in una scuola media. In una seconda è iscritta un’alunna che ha una grave patologia, è intubata e i genitori riferiscono che non può fare nulla, anche se si attivasse l’istruzione domiciliare. Inoltre con l’emergenza Covid sarebbe molto rischioso per l’alunna che gli insegnanti si recassero a casa. I genitori non intendono fare nulla e l’alunna non frequenta la scuola già dalla quinta della scuola primaria. La situazione è segnalata all’USP che ha comunque assegnato le ore di sostegno. Quale comportamento deve avere la scuola?

Intanto la scuola deve richiedere il certificato medico, che giustifica le assenze e che rende valido ugualmente l’anno scolastico. Sarebbe il caso di parlare con il medico curante per valutare se sia possibile realizzare una forma di istruzione in ospedale, mantenendo l’alunna a casa, in quanto i docenti di questo tipo di istruzione sono più esperti anche nel campo della prevenzione della salute. Va tuttavia aggiunto, considerata la particolare situazione, se avete considerato di attivare una modalità di incontro  con l’alunna attraverso il collegamento con il computer. Il genitore potrebbe costituire l’elemento “ponte” fra la scuola e la figlia e, in questo modo, grazie ad attività personalizzate, l’alunna potrebbe partecipare alle attività proposte dalla scuola insieme ai suoi compagni e alle sue compagne. In base all’OM 134/2020, infatti, è consentito attivare, a fronte di condizioni di fragilità degli alunni, forme di frequenza interamente a casa con quotidiani collegamenti con il computer (didattica a distanza), forme miste (in parte a scuola e in parte a casa, sempre collegati mediante internet) o interamente in presenza a scuola.


Sono una insegnante di sostegno. Quest’anno lavoro in una scuola nuova ed ho necessità di avere dei riferimenti normativi che chiariscano cos’è il Pei è quando va compilato. Mi è stato detto di redigere quest’anno 20/21 il PEI per l’anno prossimo 21/22 ed io devo lavorare sulle indicazioni del Pei del precedente anno19/20.  Io non credo che siano indicazioni corrette  ma, probabilmente sino ad ora mi sarò sbagliata e merito lo scontro con il gruppo dei colleghi di sostegno. Potreste aiutarmi in tal senso per chiarire eventualmente se sono fortemente in errore, con  indicazioni che non lasvisno margine di interpretazione, se il Pei quest’anno io lo redigerò per il 2020/21 o lo dovrò compilare per il 2021/22?

Come stabilisce la normativa vigente, il PEI, piano educativo individualizzato, è elaborato congiuntamente da tutti i componenti del GLO (come indicato nell’art. 9, comma 10 del decreto legislativo n. 66/17). Il GLO formula il PEI per l’anno scolastico in corso, 2020-2021, documento che deve essere predisposto non oltre la fine del mese di ottobre.  Per quanto riguarda i contenuti del PEI, documento che viene scritto per ogni nuovo anno scolastico, dovete fare riferimento alle capacità e alle potenzialità dell’alunno, considerati i suoi interessi e le sue attitudini, e avendo presente anche il suo comportamento e le sue manifestazioni, nonché le influenze dei fattori contestuali. La progettazione riguarda l’anno scolastico in corso, per quel che riguarda il PEI che il GLO elabora entro ottobre, e non può attingere da pregresse situazioni o da ipotetiche future condizioni, ancora ignote, considerato che state ancora lavorando per il raggiungimento degli obiettivi dell’anno scolastico in corso che è ancora agli inizi. Per ulteriori informazioni e chiarimenti ci scriva. Cercheremo di accompagnarla in questo suo nuovo percorso.


Sono la mamma di un ragazzo diversamente abile che frequenta il secondo anno di liceo. A scuola mi hanno proposto la didattica a distanza che ho accettato perché mi avevano garantito verbalmente che avrebbero organizzato un orario adatto alle esigenze. Purtroppo ciò non è avvenuto. Vi chiedo se il Dirigente scolastico può organizzare un adatto alle esigenze e se posso, eventualmente ciò non si verificasse, chiedere di optare per la didattica in presenza.

Suo figlio ha diritto a chiedere un orario adatto a sé, purché coincida con il normale orario scolastico. In mancanza, suo figlio ha diritto alla didattica in presenza “in situazione di reale inclusione” (deve, cioé, poter andare a scuola insieme ad alcuni compagni e compagne della sua classe, scelti d’intesa con le loro famiglie), come scritto nel DPCM del 3 Novembre scorso, e come puntualizzato, in modo dettagliato, nella Nota del Ministero Prot. n. 1990 del 5 Novembre 2020; infatti il dpcm ha stabilito che la didattica in presenza per gli alunni con disabilità vale anche nelle zone indicate come rosse. Si fa presente che la Nota 1990/2020 contiene anche la procedura che il dirigente scolastico deve seguire per attivare il piccolo gruppo di alunni della classe di suo figlio, proprio per assicurare concrete condizioni di reale inclusione. 


Per allievi differenziati e con obiettivi minimi c’è il diritto di ricevere un supporto pomeridiano di aiuto per studiare a casa? A chi devono rivolgersi le famiglie?

Gli alunni con disabilità, normalmente, non hanno assistenti educativi domiciliari; solo gli alunni ciechi e quelli sordi possono ricevere a casa il pomeriggio alcune ore di assistenza per l’autonomia e per la comunicazione, che viene normalmente svolta anche a scuola. Si può comunque fare richiesta al Comune per ottenere alcune ore pomeridiane di aiuto personale ai sensi dell’art 9 della l.n. 104/92; però questa prassi è poco diffusa.


Sono la mamma di un alunno con disabilità che frequenta la scuola primaria e sono anche Presidente del Consiglio d’Istituto.
Da ogginella nostra regione le classi seconde e terze della Sec. I Gr. sono in DDI e per alcune classi, vista la normativa vigente (ed in particolare DM 39, DM 89, DPCM 3 novembre e relativa nota 1991/2020) deve essere garantita ad alunni disabili la didattica in presenza in modalità effettivamente inclusive e cioè con un gruppetto di compagni (selezionati dando priorità a BES, fragilità socio-culturali e figli di genitori lavoratori essenziali) a me sembre che in questi casi si configuri DDI complementare alla didattica in presenza, per cui il DM 89 prescrive:” Nel caso di attività digitale complementare a quella in presenza, il gruppo che segue l’attività a distanza rispetta per intero l’orario di lavoro della classe salvo che la pianificazione di una diversa scansione temporale della didattica, tra alunni in presenza e a distanza, non trovi la propria ragion d’essere in motivazioni legate alla specificità della metodologia in uso.”
Ora poiché i docenti sono comunque tenuti a fare il loro orario regolare ed in presenza, per queste classi ci si aspetterebbe che venga erogato il normale orario scolastico, o mi sbaglio?

Siamo dell’avviso che la didattica in presenza per i casi previsti dal DPCM del 3 novembre scorso e dalla Nota ministeriale n. 1990 del 5/11/2020 debba seguire l’orario fissato in precedenza, svolgendosi in contemporanea la didattica a distanza per il resto della classe. Se i componenti del Consiglio di Istituto, d’intesa col Dirigente scolastico, ritengono di ridurre l’orario della didattica a distanza, come previsto dalle Linee guida sulla Didattica Digitale Integrata, allegate al DM 89/2020, allora potrebbe porsi il problema di adeguare anche l’orario della didattica in presenza. Altrimenti, se la didattica a distanza mantiene l’orario ordinario, non è legittimo ridurre l’orario solo per il piccolo gruppo eterogeneo, di cui è parte l’alunno con disabilità, che frequenta in presenza.


Sono una docente specializzata sul sostegno. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

La legge n. 114/2014 vale solo nel caso che, sottoposto a visita di revisione, l’alunno non venga chiamato; ma se l’alunno non si presenta alla data stabilita, perde totalmente la qualifica di persona con disabilità e deve risottoporsi ad una nuova visita collegiale medico-legale. Le suggeriamo, quindi, di rivolgersi al Dirigente scolastico, affinché egli chieda alla famiglia le nuove certificazioni conseguenti alla visita che doveva avvenire nel 2017 o nel periodo successivo. Se i genitori sono in attesa della convocazione per la visita e non sono ancora stati convocati, non resta che attendere. Se i genitori sono stati convocati, ma non si sono presentati, allora la documentazione presente è da ritenersi non valida. Se, infine, i genitori non producono nulla, in quanto non possiedono alcuna documentazione, allora l’alunno non potrà essere considerato come alunno con disabilità e, di conseguenza, non può avere diritto al sostegno e a ogni altro beneficio derivante. 


Nella mia scuola primaria è presente un alunno con certificazione 104 in gravità. È un alunno fragile,  fin dall’ inizio dell’ anno scolastico fino a ha frequentato le lezioni in presenza. Da alcune settimane è ricoverato all’ ospedale per motivi legati alla sua patologia. Per lui e’ stata attivata la didattica digitale integrata. Tra qualche giorno, la madre ha riferito che l’ alunno tornerà a scuola. La scuola in questo caso deve avere da parte della famiglia il certificato del pediatra che attesta  dopo un’ attenta valutazione la necessità per l’  alunno della scuola in presenza. Credo che la famiglia nonostante lo stato di fragilità del figlio, non abbia intenzione di rinunciare alla scuola in presenza. Ho letto l’ ordinanza della ministra Azzolini sugli alunni disabili in fragilità. Come dobbiamo comportarci?

La famiglia consegnerà alla scuola il necessario certificato per il rientro in classe e l’alunno frequenterà regolarmente. Non è la condizione di fragilità motivo per non frequentare, bensì, ove presente e documentata la condizione di alunno con fragilità, consente l’attivazione della DDI in forma integrale, cioè con la frequenza interamente da casa, oppure alternata, ovvero in parte a casa e in parte in presenza in classe, o interamente in classe. L’ordinanza 134/2020  è finalizzata a consentire la possibilità di fruire le lezioni in modalità di didattica digitale integrata, ovvero di percorsi di istruzione integrativi predisposti dalla scuola.


Sono insegnante di scuola primaria ed insegno in una seconda. Nella mia classe ho un bambino con 104, con spettro autistico. Abbiamo il sostegno e l’educatrice che coprono tutta la settimana, meno il martedì pomeriggio che rimane scoperto. Il genitori si oppongono, forti del loro essere docenti, al fatto che il bambino possa uscire un’ora ,ma anche meno, la mattina con l’insegnante di sostegno per cercare di consolidare alcuni apprendimenti, pretendendo con la forza di tenerlo in classe anche in condizione di forte stress e malgrado l’opinione della neuropsichiatra. Il bambino non sa ancora fondere le sillabe ed riconoscere la quantità. I genitori ritengono che il bambino soffra a livello emotivo di questa breve uscita e che a casa riporti tutto lo stress vissuto a scuola. Il bambino ha imparato a interagire con noi e con i compagni, anche se è esclusivo ed ossessivo nelle frequentazioni; se non ha l’insegnante di sostegno accanto, disturba i compagni e cerca di attirare l’attenzione in tutti i modi, è oppositivo e spesso finge di non ascoltare o non aver capito, (portare la mascherina, ad esempio, o togliersi dal davanti della lim) cambiando subito idea se gli diciamo che parleremo con il padre o la madre di questa sua opposizione. A questo punto piange in modo straziante pregando di non dirlo ai genitori. Come arginare la prepotenza di queste persone che non capiscono che stanno facendo un danno al loro figlio?

Molto spesso, a scuola, gli alunni con disabilità vengono condotti fuori dall’aula per motivazioni non coerenti con il percorso formativo. La preoccupazione dei genitori, con molta probabilità, è dovuta al fatto che ciò possa accadere anche al figlio. Appare quindi legittimo tutelare il figlio, secondo le forme possibili. Si deve allora ricercare nella fiducia reciproca la possibilità di porre in essere azioni efficaci e valide tanto per l’alunno che per i compagni, in un’ottica di reale inclusione. Da quanto lei scrive rispetto alle azioni promosse dalla scuola si avverte una certa esclusività nel rapporto “docente di sostegno e alunno”, a svantaggio del bambino stesso che, senza la presenza del docente specializzato, pone in essere comportamenti che vengono interpretati come “disturbo”, ma che potrebbero essere forme di richiesta di attenzione. Concretamente è opportuno che, come docenti della classe, rivediate la progettazione programmata, in particolare nel ruolo e nel rapporto “docenti-alunno con disabilità”, coinvolgendo anche il gruppo-classe, creando cioè, le condizioni affinché il bambino possa lavorare  insieme a tutti i docenti della classe e non in forma esclusiva con quello di sostegno e, al tempo stesso, interagire maggiormente con i compagni. Per quanto riguarda, invece, l’intervento individualizzato, esso può essere previsto per specifiche attività, ma deve essere programmato e inserito nel PEI. Da quanto scrive non si capisce se questo intervento sia finalizzato alla stanchezza o ad approfondimenti relativi agli apprendimenti. Se gli interventi individualizzati riguardano la stanchezza, allora è bene che prevediate, in classe, momenti di pausa, anche frequenti; non è necessario uscire dall’aula (e non avrebbe senso uscire un’ora alla mattina, ma andrebbero previsti più momenti, quando necessario). Se, invece, l’intervento individualizzato è determinato dalla necessità di approfondire alcuni contenuti relativi agli apprendimenti in essere, come prima ipotesi vi suggeriamo di prevedere che tali interventi siano proposti in presenza di un piccolo gruppo eterogeneo di alunni della classe: in quanto attività riguardante gli alunni della classe può essere programmato serenamente. In ogni caso, all’interno del PEI vanno indicati i seguenti dati: con chi esce l’alunno (con un piccolo gruppo eterogeneo di compagni e con l’insegnante in servizio), quando e per quanto tempo (indicare il giorno e l’orario), perché (obiettivi che motivano l’attività al di fuori dell’aula).  È altamente probabile che la famiglia, di fronte a questa forma di organizzazione, esprima consenso. In ogni caso, vi suggeriamo di convocare un GLO, quindi i genitori e gli specialisti che seguono il bambino, oltre a tutti i docenti della classe, invitando, se possibile e dopo aver chiesto il consenso alla famiglia, un esperto del CTS territoriale, che si occupa dello sportello autismo (se presente) oppure il rappresentante dell’associazione alla quale la famiglia è iscritta. In questa sede proponete le ipotesi sopra descritte (attività fuori dall’aula in piccolo gruppo eterogeneo o intervento individualizzato, sempre guidato dal docente in servizio). Solo in questo modo potrete raggiungere quell’alleanza necessaria per agire per il meglio nei confronti dell’alunno, in una condizione di condivisione.


Nella mia scuola primaria vi è un’ alunno con certificazione 104 in situazione di fragilità certicficata, per il quale la scuola ha chiesto ore di sostegno in deroga ad agosto quando è pervenuta tutta la documentazione. Ancora l’alunno non ha il docente di sostegno perché le deroghe dall’ ufficio scolastico non sono arrivate. La madre ha voluto per lui la didattica integrata che la scuola riesce a garantire per alcuni giorni settimanali con personale covid. La madre si lamenta che all’ alunno viene negato il diritto allo studio perché non ha il docente di sostegno. Ma in questo caso cosa deve fare la scuola oltre a pressare l’ ufficio scolastico per avere le ore in deroga? Faccio presente che nella nostra scuola sono scoperti ancora diversi posti di sostegno che non sono in deroga.

Non ha precisato se per l’alunno è stata presentata o meno la Diagnosi funzionale. La sola certificazione di disabilità, priva di diagnosi funzionale, non dà automaticamente diritto alle risorse previste, fra cui il docente di sostegno. Per quanto riguarda le attività in Didattica digitale integrata, esse devono essere effettuate dai docenti della classe, alla quale l’alunno deve collegarsi; da quanto scrive, si evince che il collegamento sia autonomamente effettuato dal personale su potenziamento, quindi non in collegamento con la classe. Ora, ipotizzando che siano stati consegnati alla scuola il verbale di accertamento e la diagnosi funzionale, il personale del potenziamento, utilizzato per le attività di sostegno, dovrebbe trovarsi nella classe dell’alunno, proprio per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Tenga infine presente che in una situazione di gravi carenze di personale docente per tutti gli alunni, la scuola deve organizzarsi per dare a ciascuno ciò che può, garantendo pari opportunità anche agli alunni con disabilità, utilizzando docenti del potenziamento o supplenti, ad esempio di docenti per il sostegno messisi a disposizione; ciò in attesa che vengano assegnate le deroghe richieste e documentate  anche in base alla legge n. 111/2011, art. 19, comma 11.


Sono un insegnante di sostegno, il mio alunno quest’anno non ha fatto ingresso a scuola, causa covid-19 e anche l’anno scorso , a sentire la collega che lo ha seguito, ha frequentato poco, sempre per la pandemia,  ora avendo pochi elementi e non avendo conosciuto il bambino devo stilare la programmazione annuale nel PdF?

L’alunno con disabilità ha quali docenti tutti gli insegnanti della classe; lei, in quanto docente incaricata su posto di sostegno, è docente di tutti gli alunni della classe che le è stata assegnata. Il Piano educativo individualizzato, è questo il documento che viene formulato per ciascun anno scolastico (e non il PdF da lei citato che ancora non esiste, e, in ogni caso, trattasi di documento di competenza dell’ASL, non della scuola), viene elaborato congiuntamente da tutti i docenti della classe (quindi non solamente da parte sua), dai genitori e dagli specialisti ASL, durante l’incontro di GLO, gruppo operativo, di cui fanno parte. È quindi necessaria la convocazione del GLO per predisporre il Piano educativo individualizzato.  Da quanto scrive l’alunno non frequenta la scuola, quindi sarà sicuramente collegato in modalità online (attività sincrona) con formulate attività in modalità asincrona; di conseguenza lei ha conosciuto questo alunno e saprà anche, avendo lavorato insieme ai docenti curricolari e all’alunno stesso, chi è, che cosa è capace di fare, quali sono le sue potenzialità. Diversamente non si comprenderebbe la sua presenza nella classe.A completamento, le suggeriamo  quanto segue: tutti voi, docenti della classe, dovete contattare i genitori per un colloquio (modalità che la scuola prevede come obbligatoria), in modo da acquisire altre utili informazioni, anche per proseguire l’attività di didattica digitale integrata in modo coerente e puntuale.


Sono una docente di scuola secondaria superiore. Mi trovo a dover valutare un alunno con PEI semplificato, per obiettivi minimi. Vorrei sapere come devo fare a valutarlo. E’ vero che essendo una programmazione per obiettivi minimi la valutazione corrispondente sia il 6 e non possa raggiungere valutazione superiori se non raggiungendo obiettivi superiori ai minimi? Per obiettivi minimi si intendono quelli della programmazione disciplinare, che delineano il livello di sufficienza per tutta la classe o sono obiettivi calibrati sull’alunno che gli consentano un percorso atto alla sue capacità? La prova di verifica deve essere uguale a quella degli altri alunni della classe? Mi è stato riferito di doverla impostare con un ordine crescente di difficoltà degli esercizi, esplicitare fin dove deve essere svolta per raggiungere la sufficienza, sia per l’alunno H che per il resto della classe, stessa verifica. Esiste una normativa a cui posso fare riferimento? Possibile che per l’alunno H la “perfezione “ debba corrispondere al 6?

L’OM 90/2001, all’art. 15, stabilisce che, nella scuola secondaria, il Consiglio di Classe adotti un PEI i cui obiettivi sono “globalmente riconducibili ai programmi ministeriali” finalizzato al conseguimento del Diploma; tale Pei prende il nome di “semplificato”. Non esiste, nella norma, la dicitura “obiettivi minimi”; ed è proprio questo utilizzo improprio che induce a confusione perché i docenti, non avendo predisposto una progettazione articolata, non sanno come procedere.  Nello specifico, se gli obiettivi non dovessero coincidere interamente con quelli previsti per la classe cui è iscritto l’alunno con disabilità, ma se sono “globalmente riconducibili ai piani di studio”, allora devono essere esplicitati per ciascuna disciplina e accompagnati, sempre per ciascuna disciplina, con relativi “modalità di verifica e criteri di valutazione”.  Il Piano individualizzato è tale perché contiene la declinazione di questo percorso, definito sulla base delle capacità, delle potenzialità, delle attitudini e degli interessi dell’alunno; per ciascuna disciplina del percorso di studio devono essere definiti gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno, come pure vanno specificate le modalità di verifica (che, in quanto riferite a un PEI semplificato, hanno valore equipollente, ovvero possono essere: scritte, pratiche, orali, o miste, ecc.; possono essere a risposta chiusa, aperta, vero-falso, associazione, abbinamento, ecc.;  possono avvalersi di un codice diverso da quello alfabetico; possono richiedere tempi più lunghi per l’esecuzione, ovvero possono essere proposte in più tempi; possono prevedere l’utilizzo di attrezzature tecniche e sussidi didattici e ogni altra forma di ausilio tecnico necessario) e i criteri di valutazione. Una progettazione così organizzata, rispettosa della dignità di ciascun alunno, lascia spazio a tutti i voti in decimi utilizzabili, compreso il 10.  Norme di riferimento: legge 104/92, D.lgs. 62/2017, art. 318 del d.leg. 29/71994, DPR 122/2009.


Nella mia scuola il Dirigente, se il docente curriculare è assente per malattia o altro, ha disposto che il docente di sostegno, essendo docente della classe, deve connettersi e fare al suo posto la videolezione magari per ripassare alcuni contenuti. È legittima la richiesta? 

La decisione del dirigente è legittima solo limitatamente al primo giorno di assenza; infatti la normativa sulle supplenze stabilisce che il Dirigente ha l’obbligo di chiamare un supplente dopo il primo giorno di assenza, come stabilito dall’articolo 1, comma 333, della legge 190/14, espressamente richiamato dal secondo paragrafo della circolare n. 38905/19.


Sono la mamma di una bimba autistica di sei anni, alunna di classe prima di una primaria la cui preside, riportandosi alla valutazione delle condizioni di contesto, ha sospeso i progetti in presenza. Ho già mandato una mail con la richiesta di motivare tale decisione, senza risposta. Come posso muovermi per riprendere a fare questi laboratori due volte la settimana?

Anche il DPCM 3 novembre 2020 riprende gli stessi principi. All’art. 1, comma 9, lettera s), il DPCM citato contempla la “possibilità di svolgere le attività in presenza”, al fine di “di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità”, coerentemente con quanto previsto dal D.M. n. 89/2020 e dall’O.M. n. 134/2020, garantendo “il collegamento on line degli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”. La valutazione di contesto rientra nelle competenze e nella responsabilità del capo d’Istituto; se non sussistono le condizioni per garantire la frequenza in presenza, la scuola non attiverà le attività in presenza; invece, laddove le condizioni possono consentirlo, la scuola attiva le attività in presenza avvalendosi di tutti i docenti della classe e consentendo la frequenza di un piccolo gruppo di alunni della medesima classe, compreso l’alunno con disabilità. A completamento delle indicazioni citate, si rammenta la Nota 1990/2020, pubblicata proprio ieri, 5 novembre 2020.


Sono una docente della secondaria secondo grado. Quest’ano c’è stato l’ingresso di una alunna certificata legge 104 con diritto al sostegno, ma la famiglia ha scritto una mail, poi protocollata, in cui rinuncia al docente di sostegno. La ragazza ha disabilità fisiche ma non cognitive. Come ci comportiamo con il PEI? È da fare oppure no? E se sì, chi lo deve redigere? Il Consiglio di classe con tutte le problematiche che ne derivano? Oppure è meglio fare un PDP? Oppure visto che rinunciano al sostegno, ma non alla certificazione, non si produce nulla e viene trattata alla pari dei compagni?

Lo stato giuridico di “alunno con disabilità” deriva dalla certificazione medico legale dell’INPS e non dalla presenza dell’insegnante per il sostegno.  La nomina del docente per le attività di sostegno così come l’eventuale assegnazione dell’assistente per l’autonomia e per la comunicazione rientrano nelle conseguenze della certificazione a supporto del diritto allo studio.  Subito dopo aver ricevuto dalla famiglia la documentazione specifica (ovvero il verbale di Accertamento e la Diagnosi funzionale, rilasciate dall’ASL), la scuola formula, in sede di GLO, il Profilo Dinamico Funzionale e quindi, per ciascun anno scolastico, il PEI, piano educativo individualizzato, in cui vengono descritti, per ciascuna disciplina, gli obiettivi da conseguirsi nell’anno, e in cui vengono fissate le risorse che il DS dovrà richiedere per l’anno successivo. Avendo la famiglia rinunciato al docente per il sostegno, questa figura non verrà richiesta in sede di GLO. Tuttavia se la famiglia lo riterrà, potrà chiedere il sostegno negli anni successivi. Al momento la scuola deve rispettare la decisione della famiglia.  In sintesi, se la famiglia rinuncia a qualche risorsa, ciò a probabile rischio per l’alunna, l’alunna rimane “con disabilità” e quindi le devono essere garantiti tutti i diritti previsti dal suo status.  Il PEI per l’anno in corso deve essere regolarmente elaborato congiuntamente dai componenti del GLO, come previsto dalla normativa vigente. Il GLO è il gruppo di lavoro costituito da tutti i docenti della classe, dalla famiglia e dagli specialisti che seguono l’alunna.


Vorrei sapere se i posti disabili ubicati fuori ad una scuola, possano essere riservati agli alunni o accompagnatori. Capita sempre di trovare i posti occupati tutto il giorno, quindi non da persone che vanno o lavorano a scuola, e questo mette in difficoltà noi gentiori nel dover accompagnare a scuola bimbi che hanno delle difficoltà.

Se il posto reca la tabella che indica che quel posto è riservato ai disabili, nel momento in cui lo trovate occupato da macchine prive di contrassegno per disabili, chiamate, telefonicamente, l’ufficio dei vigili urbani del vostro comune, indicando orario e numero di targa. Quindi chiedete se possono venire subito per la rimozione; se non possono, intanto la segnalazione è stata fatta e debbono elevare contravvenzione. Dopo il prelievo da parte del carro-attrezzi e/o dopo aver ricevuto la contravvenzione, i proprietari dovrebbero smettere di occupare illegalmente il posto riservato alle persone con disabilità.


Sono una docente specializzata sul sostegno con anzianità di servizio di 30 anni. Le scrivo perché mi trovo paradossalmente dinnanzi  ad una situazione a mio avviso anomala che vorrei risolvere. Quest’anno sono stata assegnata ad una classe con un alunno presunto diversamente abile, presunto perchè ho appreso che ha una diagnosi e L.104/’92 scaduta nel 2017, ciò significa che ha fatto l’ultimo anno di elementare e tre anni di scuola media senza rinnovarla. Ora, iscritto al primo anno di scuola secondaria di secondo grado, le chiedo: ha diritto al docente di sostegno?? Tra l’altro la famiglia ha rilasciato alla scuola solo delle dichiarazioni, anche poco chiare, ma non alcuna documentazione valida ad attestare la formale richiesta della diagnosi e L.104/’92 all’ASL di competenza. Ha diritto o no al docente specializzato? So che esiste la L.del 2014 che non fa decadere il diritto acquisito negli anni precedenti, ma in questo caso abbiamo un periodo piuttosto lungo durante il quale la famiglia non ha rinnovato la certificazione. 

Se la certificazione reca la dicitura ” rivedibile “, è l’INPS (e non l’ASL ) che deve convocare a visita collegiale; e sino a quando non verrà rilasciata la nuova certificazione, vale quella attuale, anche se sono trascorsi molti anni. Se, invece, l’alunno convocato non si reca alla visita medico-legale, allora essa decade e necessita di una nuova certificazione medico-legale.


L’insegnante di sostegno in questione non è specializzato, cioè non ha un titolo specifico per il sostegno. L’alunno, con disabilità medio-grave, alla prima superiore, lo rifiuta, non vuole andare a scuola, perché l’insegnante non si adegua al metodo seguito in precedenza e consolidato, perchè non è efficace nella didattica.Di conseguenza, dall’inizio dell’anno scolastico l’alunno ha subito una regressione nell’apprendimento e nella socializzazione.
I genitori hanno chiesto la sostituzione di quell’insegnante con uno specializzato nel sostegno, ma il DG sostiene di non poterlo sostituire, perchè ormai assegnato a quella scuola. Come è possibile ottenere che all’alunno sia assegnato un insegnante diverso e specializzato?

La Sentenza del Consiglio di Stato n. 245 del 2001 stabilisce che si può pretendere la sostituzione di un docente per il sostegno, se si prova che non si è realizzato un valido rapporto educativo.  Utilizzi questo criterio, parlandone anche col Referente Regionale per l’inclusione scolastica operante presso il vostro ufficio scolastico regionale.


Sono un insegnante di scuola primaria in classe prima. In tale classe c’è un bambino con diagnosi di handicap grave in progressione, domanda di richiesta per il sostegno e consiglio di trattenimento alla Scuola dell’infanzia. La famiglia  oltre a non avere seguito il consiglio, non ha fatto neppure richiesta per il sostegno. Ora sarebbe intenzionata a farlo, vista la gravità della situazione. Le chiedo, siamo ad ottobre, se sarà possibile avere un insegnante di sostegno in corso d’anno.

La scelta della famiglia di non trattenere il bambino alla scuola dell’infanzia è corretta e va rispettata. I bambini imparano insieme ai coetanei, e ciò è stato confermato anche dalle ricerche pedagogiche. Sbagliato, invece, è pensare a questi alunni come fossero incapaci di apprendere. Si tratta di un grave pregiudizio. Non si capisce, da quanto scrive, se la famiglia ha presentato la Diagnosi funzionale oppure no; la Diagnosi Funzionale è il documento che consente al DS di chiedere le risorse necessarie, fra cui il docente di sostegno, se previsto (non è la famiglia che richiede il docente). La condizione di disabilità potrebbe interessare la sola sfera fisica e non anche le capacità intellettive. In ogni caso, dato che la famiglia pare intenzionata a procedere con una valutazione, bisogna attendere la documentazione e se sarà prevista la presenza di un docente per il sostegno, in base alla Diagnosi funzionale, che la famiglia consegnerà alla scuola, il Dirigente inoltrerà richiesta agli uffici competenti. Ciò è possibile anche in corso d’anno.


Ho un dubbio che riguarda l’ uso del nuovo PEI a partire già da quest’anno perché non capisco se vi siano  le linee guida attuative

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. 


La mia scuola sta per ridurre la didattica in presenza. Gli alunni frequenteranno per 1 solo giorno a settimana. I genitori dei ragazzi disabili gravi chiedono la frequenza continua in presenza per il 100% delle ore, con la consapevolezza che la classe non sarà sempre presente. È possibile accogliere questa richiesta? A quale  riferimento normativo possiamo fare affidamento per aiutare queste famiglie?
È importante per me avere una normativa di riferimento perchè i docenti di sostegno potrebbero protestare affermando  che sarebbero gli unici a venire a scuola tutti i giorni e a rischiare di più la salute..

Dal momento che il DPCM del 25 Ottobre 2020 stabilisce che almeno il 75% degli alunni debbano frequentare a distanza, non è possibile accogliere questa richiesta. Però con la Didattica digitale integrata, ovvero con la modalità in contemporanea della didattica in presenza al 25%, tra cui l’alunno con disabilità, e la didattica a distanza, il 25% è sempre presente in classe. Anche se dovessero cambiare fisicamente i compagni di classe, è legittimo che l’alunno con disabilità rimanga sempre a scuola in presenza.


Sono un’insegnante curricolare di scuola primaria, nella mia ora di compresenza sono stata obbligata a fare supplenza ad un caso grave perché assente l’insegnante di sostegno. La scuola mi può obbligare a farlo?

Il DS ha l’obbligo di nominare un supplente solo dopo il primo giorno di assenza. Pertanto, essendo lei in compresenza, è stata individuata per supplire il docente incaricato su posto di sostegno assente. D’altra parte un insegnante può essere sostituito solamente da un docente, non da altre figure, In quanto supplente, lei ha sostituito una collega assegnata ad una classe, in cui è iscritto un alunno con disabilità. Può il D.S. utilizzarla per questo? Certamente, in quanto lei appartiene all’organico dell’autonomia e, come ogni altro docente, è chiamata a intervenire anche nelle classi in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità. Peraltro se nelle classi alle quali lei è stata assegnata come docente di posto comune sono iscritti alunni con disabilità, lei, per contratto, deve insegnare anche a questi alunni, perché sono “suoi alunni”.


Ho dei dubbi sulla legittimità di una proposta fatta dalla DS della scuola in cui lavoro. Sono un insegnante di sostegno II grado. Oggi, alla luce dell’ordinanza regione Liguria abbiamo avuto un collegio straordinario per la bozza del piano di DDI da approvare nel prossimo Collegio. La DS ha letto le linee guida dell’agosto 2020, rispetto alla presenza degli alunni con disabilità a scuola in questi termini: anche se la classe che frequenta l’alunno fosse a casa in DaD, l’alunno viene a scuola, in presenza del solo insegnante di sostegno. Io le ho fatto notare che occorrerebbe intanto valutare caso per caso e che cmq non credo che possiamo stare solo noi docenti di sostegno a scuola e i docenti curricolari con la classe a casa; quanto meno anche il docente curricolare dovrebbe essere presente a scuola e da scuola appunto fare il collegamento in DaD con il resto della classe. Mi sembra non solo fortemente discriminante per l’alunno, ma non contrattualmente previsto per noi docenti di sostegno. Scusi la lunghezza della mail. Può darmi qualche chiarimento normativo al riguardo? E’ giusta la sua richiesta? e se non fosse, dettata dalla situazione emergenziale del momento, non creerebbe un precedente?

Il decreto 39 del 26 Giugno 2020, recante le linee guida per la riapertura dell’anno scolastico, espressamente stabilisce che gli alunni con disabilità debbano essere “in presenza” ma “in condizione di reale inclusione“. Pertanto la disposizione della regione Liguria, che è identica a quella già criticata dalla FISH Campania, dal CIIS e dai sindacati scuola della Campania, è illegittima in quanto ignora l’espresso riferimento alla situazione di reale inclusione per questo è stato richiesto in Campania che gli alunni con disabilità rimangano a scuola non con il solo docente per il sostegno ma anche con almeno un gruppetto di compagni senza disabilità e i docenti curriculari che, a turno, possono fare lezione in classe che sia contemporaneamente anche a distanza per gli altri alunni.


Dalla lettura del nuovo Pei nazionale (bozza) pag. 13 riporta la proposta del numero di ore di sostegno alla classe per l’anno successivo. Queste ore di sostegno alla classe si sommano alle ore assegnate all’allievo certificato con legge 104 (evidenziate nel glo con la collaborazione della famiglia e inserite nel pei)? E sono da intendersi come ore aggiuntive a supporto degli allievi in difficoltà di apprendimento dsa/bes? Oppure  il dlgs 66/2017 integrato dal dlgs 96/2019, concepisce il supporto del docente di sostegno dato esclusivamente alla classe dove è inserito l’allievo certificato?

Il nuovo modello di PEI, ancora in bozza, non può essere utilizzato per l’anno scolastico in corso, mancando ancora le norme che lo rendono attuativo. Tanto premesso, salvo modifica delle linee guida o del provvedimento interministeriale, che potrebbero essere modificati, stando alle bozze, la proposta di ore di sostegno per l’anno successivo non si aggiungono a nulla perché sono la risultanza delle osservazioni durante tutto l’anno scolastico e quindi alla fine si propone un certo numero di ore per l’anno successivo, che può essere identico, minore o maggiore di quello dell’anno in corso. Comunque mai potrebbero essere ore assegnate ad alunni con DSA o con BES, in quanto non previsto dalla legge


Sono la mamma d’un bambino autistico certificato con l 104 art.3 comma 3.Lui ha 8 anni e frequenta la scuola elementare. Quest’anno, come i due precedenti,  mi hanno ribadito che gli erano state assegnate 22 ore di sostegno e 7 di educatore. Purtroppo, per bisogni terapeutici, lui non frequenterà uno dei due pomeriggi a scuola. Detto questo, mi sarei aspettata che togliessero le ore di quel pomeriggio da quelle integrate dell’educatrice. Invece a mio malgrado ho visto che sono state tolte al sostegno, per mandare questa persona in un’altra classe. Alla mia richiesta di spiegazioni mi è stato detto che mio figlio ha a suo nome soltanto 9 ore di sostegno e che le restanti 13 sono a disposizione del istituto. Che adesso la scuola le avrebbe garantito 17 di sostegno e 7 di educatore. Lui nel PEI dell’anno scorso ne ha 21 di sostegno e 5 di educatore (riduzione dalle 30 ore di frequenza sempre per motivi terapeutici)
Vorrei sapere come posso fare per fargli riavere quelle ore a mio bambino se fosse possibile. Mi serve chiedere della documentazione alla scuola per argomentare la mi richiesta o per un eventuale ricorso? O bastano la sua gravità, il PEI e la diagnosi funzionale?

Le ore di sostegno, concordate in sede di GLO (il gruppo costituito da tutti docenti della classe, dai genitori dell’alunno e dagli specialisti dell’ASL), non possono essere ridotte di numero unilateralmente. Pertanto, inviate una PEC alla scuola, chiedendo in base a quale norma ha ridotto, da sola, il numero delle ore di sostegno concordate in sede di GLO. Sempre nella mail, invitate la scuola a non ridurre le ore assegnate, perché, in tal caso, vi vedreste costretti a rivolgervi alla Magistratura. Assegnate un termine, ad es. cinque giorni, per una risposta.


Sono la mamma di una bimba di 6 anni nata prematuramente a 28 settimane. Fin dal primo anno della scuola materna, essendo nata a dicembre, è stato deciso in accordo con le maestre e con il centro di riabilitazione che la segue  di fermarla un anno in più. Alla scuola dell’infanzia ha avuto sempre l’insegnante di sostegno ( prima 15 ore, ora 12 ore). In questo anni la bimba , che fortunatamente ora sta bene fisicamente è migliorata moltissimo, tanto che non si nota differenza tra lei e gli altri bambini della classe. Le ultime due estati ha frequentato centri estivo in piena autonomia. Noi genitori vorremmo togliere l’insegnante di sostegno con l’ingresso alla primaria, ma le maestre e l’equipe del centro insistono per tenerla ancora, nonostante abbiano ammesso che la bimba è al limite della norma.  A dicembre inoltre avremo la revisione della 104, ma causa Covid probabilmente la visita slitterà. Qual è l’iter da seguire per rinunciare all’insegnante di sostegno? Possiamo fare richiesta noi genitori, nonostante parere sfavorevole del centro di riabilitazione?

Il docente per il sostegno è un diritto, non un vincolo; pertanto la famiglia può rinunciarvi. Come fare? È sufficiente che scriviate una lettera al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale in cui, in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla minore, comunicate la rinuncia al docente per il sostegno. In questo modo, fin dal momento in cui depositerete la lettera agli atti della scuola, il docente di sostegno verrà tolto, ma, in relazione all’alunna, la scuola procederà come “alunna con disabilità”, prevedendo la stesura di Piano educativo individualizzato, con obiettivi individualizzati e ogni altra forma ritenuta necessaria in sede di GLO (il gruppo di lavoro costituito dai docenti della sezione, nella scuola dell’infanzia, e dai docenti della classe, nella primaria, dai genitori e dagli specialisti ASLI).  Se invece volete che vostra figlia sia considerata “non con disabilità”, allora dovete anche provvedere a comunicare che, dalla data in cui inviate la lettera, la documentazione a fascicolo viene da voi ritirata e la bambina non sarà più considerata con disabilità. È un vostro diritto, pertanto, se questa è la vostra volontà, potete procedere. 


Vorrei sapere se un educatore scolastico appartenente ad una cooperativa sociale della provincia può essere assegnato dall’Asl ad un bambino BES non certificato dalla legge 104, per intenderci ad un bambino senza docente di sostegno e senza PEI ma con PDP poiché BES…

L’assegnazione di un educatore, ovvero di una figura professionale che non ha la qualifica di assistente per l’autonomia e/o per la comunicazione personale”, è possibile anche per alunni che non siano certificati con disabilità sulla base di norme regionali e del diritto allo studio che riguarda tutti gli alunni.


Nella mia scuola una secondaria superiore vengono organizzati Glho durante la mattina alla presenza del referente del sostegno,  i docenti di sostegno assegnati all’alunno, i genitori, il coordinatore di classe, in assenza degli operatori dei servizi socio_sanitari referenti in quanto si dichiarano non disponibili e, in applicazione del dlgs 66/2017 l’allievo certificato secondo il principio dell’autoderminazione. Mi risulta che i decreti attuativi del suddetto decreto sull’inclusione, integrato dal dlgs 96/2019, non sono ancora stati emanati. Pertanto è leggittima la partecipazione dell’allievo certificato al glho? Inoltre senza gli operatori dell’Asl ha senso organizzare il glho? 

L’incontro del GLO, gruppo di lavoro, deve tenersi fuori dall’orario delle lezioni, come stabilito nell’ultimo paragrafo delle Linee guida ministeriali del 4 agosto 2009, proprio per consentire la partecipazione: di entrambi i genitori, per quanto possibile, di tutti i docenti della classe, che sono insegnanti dell’alunno con disabilità, degli specialisti ASL, ovvero delle figure formalmente componenti il GLO. Si tenga presente che, in base alla legge 41/2020 e al recente DPCM 13 ottobre 2020, all’articolo 1, comma 6, lettera r), gli operatori sanitari, ossia gli specialisti dell’ASL, come pure eventuali altri interlocutori territoriali (ad esempio degli Enti locali) e gli insegnanti possono partecipare anche a distanza (in modalità online).  Per quanto riguarda l’alunno con disabilità, indipendentemente da quanto indicato dal D.lgs. 66/17 che lo prevede, nulla vieta la sua partecipazione ad un incontro in cui si trattano questioni che lo riguardano, ammesso che i genitori, che ne esercitano la responsabilità genitoriale, consentano e/o richiedano la sua presenza.


Si parla di PEI Differenziato ma poco di PEI misto, solo alcuni cenni, e mi chiedo se il PEI misto ossia e se non sbaglio sia una tipologia che per alcune materie gli obiettivi e i contenuti sono differenziati, alcuni talvolta riconducibili alla programmazione curriculare ma per altre discipline gli obiettivi siano gli stessi della programmazione della classe. Scusate se ho fatto confusione. Mi chiedo allora se un PEI misto  progettato per due anni consecutivi sia legittimo  anche nella classe terza nella scuola secondaria di primo grado al conseguimento del diploma finale. 

Tenga presente che la differenza tra PEI differenziato e Pei semplificato vale unicamente per la scuola secondaria di secondo grado, come espressamente indicato dall’articolo 15 dell’Ordinanza Ministeriale n. 90 del 2001 e come ripreso dall’art. 20 del D.lgs. 62/2017.  La legge 104 del ’92, all’articolo 16 comma 2, prevede che, limitatamente alla scuola del primo ciclo di istruzione, il PEI debba essere formulato sulla base delle effettive capacità dell’alunno, il quale, se raggiunge quegli obiettivi, ha diritto al diploma. Pertanto nella scuola del primo ciclo di istruzione, e quindi anche nella scuola secondaria di Primo grado, si adotta unicamente il PEI semplificato o individualizzato. Per quanto riguarda l’esame di Stato della scuola secondaria di Primo grado si fa riferimento anche all’art. 11, dal comma 1 al comma 6,  del D.lgs. 62/2017. In base all’art. 11 in sede di esame di Stato la sottocommissione, sulla base del PEI (relativo alle attività effettivamente svolte durante l’anno scolastico), predispone prove “differenziate”, idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziale; le prove differenziate hanno valore equivalente ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale. A ciò si aggiunga che gli studenti con disabilità, in sede d’esame di Stato, possono fruire delle  “attrezzature tecniche e dei sussidi didattici e di ogni altra forma di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno scolastico per l’attuazione del PEI”. 


Vi scrivo in quanto mamma di un ragazzo ormai di 13 con disabilità, sta completando el scuole medie inferiori presso un istituto montessoriano privato, ha un percorso scolastico interamente montessoriano, ora però devo scegliere la scuola superiore, come faccio a richiedere il sostegno ? Quando devo farlo?questa scuola essendo privata aveva un sostegno adatto a lui e  nessun operatore, come funzionano le scuole superiori? Leggo di altri educatori, noi siamo fuori dal circuito asl , in quanto il nostro centro territoriale è completamente inadeguato, è seguito da terapista privato e medici di un centro  di riferimento nazionale, quindi non abbiamo alcun aggancio istituzionale a centri diurni o altro .

Deve necessariamente prendere contatti con la sua ASL di competenza e richiedere all’unità multidisciplinare del centro di Neuropsichiatria infantile di prendere in carico suo figlio, allegando la certificazione di “accertamento dell’handicap” che le ha rilasciato la commissione medico-legale dell’INPS.  Quando poi iscriverà suo figlio alla scuola secondaria di secondo grado (al riguardo potrebbe chiedere dei consigli al referente per l’inclusione scolastica dell’ufficio scolastico della sua regione per il quale si allega l’elenco nazionale), le suggeriamo di chiedere al Dirigente Scolastico di convocare un incontro del GLO, gruppo di lavoro, al quale far partecipare almeno una funzione strumentale per l’inclusione, un docente della scuola privata frequentata da suo figlio, oltre ovviamente agli specialisti dell’ASL che hanno curato la presa in carico di suo figlio (con la formulazione della Diagnosi Funzionale), ai docenti della classe, alla quale sarà iscritto suo figlio, e lei, in quanto genitore, ovvero entrambi i genitori. Questo incontro è finalizzato alla predisposizione di una “traccia di PEI” in cui andranno indicate le risorse per il successivo anno scolastico: le ore di sostegno (docente), l’eventuale presenza di una figura addetta all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale di suo figlio (solo se necessaria), eventuali ausili e/o sussidi o altro, che possa essere utile per suo figlio (per esempio l’eventuale assistenza igienica, se necessario). A settembre del prossimo anno, ossia all’inizio del nuovo anno scolastico, quando suo figlio inizierà la frequenza della classe, che non deve avere più di 20 alunni (DPR 81/09 articolo 5, comma 2), il DS deve convocare il gruppo di lavoro operativo (GLO) per la formulazione di del PEI, contenente la progettazione annuale (ovvero gli obiettivi programmati per suo figlio). Al GLO partecipano i genitori, tutti i docenti della classe alla quale sarà iscritto suo figlio, gli specialisti ASL e, solo se presente, l’assistente ad personam. Anche in tale sede, oltre alla progettazione annuale, è bene che, in linea di massima, indichiate le ore di sostegno necessarie per il successivo anno scolastico.


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria. Lo scorso anno mi sono trasferita in una nuova scuola e nella domanda ho selezionato solo i posti psicofisico e udito, escludendo il posto vista. Ho ottenuto il trasferimento sullo psicofisico ma, malgrado ci fossero molti bambini disabili senza  insegnante di sostegno, sono stata assegnata senza possibìlità di replica, ad un allievo con codice vista. I genitori hanno preteso di avere me come insegnante e anche se questo potrebbe sembrare una dimostrazione di stima, in realtà mi creano sempre problemi, anche con la Dirigente. In realtà il bambino ha un lieve problema di vista, ma un accentuato ritardo che la famiglia non accetta. Nonostante le continue lotte, la famiglia non vuole assolutamente rinunciare a me, ma io vorrei a tutti i costi svincolarmi, perchè subisco sempre umiliazioni e accuse ingiuste. La Dirigente non vuole spostarmi per non scontentarli. A questo punto mi chiedo se posso fare valere il fatto che non avevo chiesto il posto Vista, oltre a citare i fatti avvenuti finora. Se ci fosse stato solo quel posto… io non avrei avuto il trasferimento, eppure lo scorso anno al Sindacato mi dissero che non avrei potuto fare nulla. A vostro avviso ho ragione io o loro?

I docenti specializzati conseguono un titolo “polivalente”, ciò significa che il docente specializzato può essere assegnato a qualsiasi caso. Altra questione, invece, è la difficoltà di relazione con la famiglia; tenga conto che è bene che lei si rapporti alla famiglia insieme ai suoi colleghi, che sono anch’essi insegnanti dell’alunno con disabilità e sono corresponsabili del suo percorso formativo. Suggeriamo di convocare un GLO nel corso del quale concordare insieme le modalità di azione evidenziando eventuali criticità e anche come affrontarle. L’alleanza scuola-famiglia è fondamentale, ma essa è possibile unicamente se a rapportarsi con la famiglia sono, come deve essere, tutti i docenti. Pertanto le suggeriamo di rimanere a lavorare con questo alunno, anche perché lei stessa dice che il problema di vista è “lieve


Sono un’insegnante di sostegno della scuola primaria, ho un bimbo gravemente disabile (ritardo psicomotorio e emiplegia).
Vivo su un’isola e i servizi sanitari sono quasi nulli, per non parlare dell’assistenza. Ho chiesto al Comune  come poter richiedere l’assistenza educativa specialistica per il bambino, come richiesto dal CIS, per completare anche l’orario di sostegno frequentando il bambino un tempo pieno. Mi è stato risposto che saranno date quindici ore settimanali di assistenza specialistica per tutto l’istituto. Allora vi chiedo, c’è una normativa che tuteli e garantisca un minimo di ore al bambino? E visto che l’unica risorsa che ha il bambino è l’insegnante di sostegno, quali altri tipi di assistenza dovrebbe garantirgli il Tsmree?

L’assistente, come previsto dall’art. 13 della legge 104/92, è assegnato all’alunno con disabilità per compiti di assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. Questa figura non è assegnata per “completare le ore del docente di sostegno” e neppure per “coprire dei buchi”.  La richiesta dell’assistente, se ritenuta effettivamente necessaria, è formulata in sede di elaborazione del PEI da parte dei componenti del GLO; se durante l’incontro per la stesura del PEI evidenziate questa necessità, formalizzatelo e fatelo presente al dirigente scolastico; sarà poi il DS, in quanto suo compito, rivolgersi all’Ente locale per chiedere le risorse necessarie. A ciò si aggiunga che il docente di sostegno è assegnato alla classe per promuovere il processo inclusivo, come peraltro ribadisce l’art. 13 comma 3 della legge 104/92, assolvendo i compiti indicati dal CCNL di categoria; le suggeriamo, pertanto, proprio perché il processo inclusivo nella scuola prevede la partecipazione e il coinvolgimento corresponsabile di tutti gli insegnanti della classe di favorire, mediante una progettazione condivisa, la piena e fattiva presa in carico dell’alunno con disabilità da parte di ciascuno dei suoi colleghi.


Sono una docente non specializzata sul sostegno che opera da anni con passione in questa missione, pur essendo di ruolo su altra classe di concorso sempre nella secondaria di secondo grado. Vorrei sapere se è lecito che la DS abbia arbitrariamente deciso di ridurmi le ore (da 15 a 9) su un ragazzino che seguo da tre anni per indirizzarmi su altri due casi e contemporaneamente aver inserito per 6 ore una collega, di prima nomina anch’essa non specializzata.

Le suggeriamo di parlarne subito con i genitori dell’alunno, affinché scrivano una PEC alla Dirigente Scolastica mettendo, per conoscenza, l’Ufficio Scolastico Regionale, per chiedere immediatamente l’applicazione del principio della continuità didattica, di cui alla legge 107/2015, art. 1, comma 181, lettera c), numero 2.  Se la richiesta partisse da lei, in quanto docente, potrebbe essere interpretata come interesse personale suo e non come un diritto che deve essere garantito all’alunno con disabilità e, al tempo stesso, alla classe in cui egli è iscritto.  A completamento esprimiamo apprezzamento per la passione che svolge da anni nella scuola in qualità di docente; le ricordiamo, tuttavia, che non si tratta di una missione. Gli alunni con disabilità hanno diritto, al pari degli altri, di avere docenti professionalmente competenti, in grado di accompagnarli nel percorso formativo insieme ai coetanei, per la realizzazione di una società fattivamente inclusiva.


Mio figlio con autismo cert leg 140 art 3 comma 3, frequenta il primo anno della scuola di infanzia comunale.
Non essendo stata nominata la insegnate di sostegno mi hanno detto che non riescono a seguirlo nel modo più’ corretto e invece di frequentare la scuola per tutto il giorno 8,30 – 15 lo tengono solo dalle 10,30 alle 12.00.
Ha disturbo dello spettro autistico per disturbo del linguaggio ma e’ un bambino tranquillo e ha bisogno di integrazione con gli altri bambini ma con la richiesta\imposizione della scuola mi sembra che venga discriminato. La scuola puo’ fare questo? posso pretendere di portarlo negli orari come gli altri bambini? Mio figlio e’ affiancato anche da una assistente del comune che lo segue presso la scuola in aggiunta alle ore max previste di sostegno. Come mi devo comportare?

Lei può sicuramente pretendere che la scuola tenga il bambino per tutto l’orario scolastico, esattamente come tutti gli altri alunni; se la scuola si rifiuta di tenere il bambino, potrebbe procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Lo faccia presente alla scuola e dica anche che la legge n. 104/92, all’art 12 comma 4, stabilisce che nessuna condizione di disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione dell’orario scolastico. La scuola deve provvedere a garantire la presenza di un docente incaricato su posto di sostegno, che deve essere nominato fin dal primo giorno di scuola. Non può un’assistente sostituire il docente di sostegno, bensì essere presente, se necessario, per intervenire a favore dell’autonomia e/o della comunicazione personale per il tempo previsto.


Rispetto alla Richiesta di educazione parentale avanzata dalla famiglia di un ragazzo diversamente abile iscritto in prima media il Dirigente Scolastico quali obblighi  normativi deve assolvere?

Quando i genitori decidono di avvalersi dell’istruzione parentale devono presentare al D.S. un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica e/o economica per provvedere all’insegnamento parentale (ovvero una comunicazione preventiva, che deve essere fatta pervenire al D.S. del territorio di residenza)., Il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo fino al compimento del 16° anno. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco. Riferimenti normativi: oltre a quanto stabilito dalla Costituzione e dall’art. 23 del D.lgs. 62/17, si rimanda al D.M. 489/2001, art. 2, comma 1: “Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:
a)     il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani soggetti al predetto obbligo di istruzione;
b)  i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie presso le quali sono iscritti, o hanno fatto richiesta di iscrizione, gli studenti cui è rivolto l’obbligo di istruzione


Il preside può far svolgere 18 ore ad un insegnante di sostegno in segreteria, ovviamente con il consenso dell’insegnante stesso, quale norma permette ciò?

Non risulta alcuna norma che consenta ciò, ancor più adesso che, nelle classi, mancano i docenti per il sostegno.


Sono la mamma di un bimbo di tre anni nello spettro autistico che da questo anno frequenta una scuola materna paritaria. Dal 1 settembre mio figlio è stato certificato e alla scuola hanno assegnato una maestra di sostegno con 5 ore settimanali. Da questa settimana mio figlio si è fermato anche per la nanna. Oggi la coordinatrice della scuola mi ha fermato per dirmi che mio figlio può restare a scuola soltanto le ore assegnate per la maestra di sostegno dicendomi che l’altra maestra non può badare a lui da sola. Vorrei sapere se la scuola può chiedermi di lasciare mio figlio a scuola soltanto le ore assegnate dall’INPS e non l’orario che abbiamo scelto. 

Sono la mamma di un bimbo di due anni e 10 mesi.  Questo anno abbiamo fatto l’iscrizione alla scuola d’infanzia. L’iscrizione è stata accettata, abbiamo pagato la prima rata . Nel frattempo è arrivata la conferma che nostro figlio è autistico (causa Coronavirus abbiamo soltanto una parte del referto medico rilasciato dall’ospedale) . Abbiamo informato la scuola e loro ci hanno detto che per mancanza fondi la scuola non può prendersi cura di un bimbo disabile e ci hanno invitato  a rinunciare al nostro posto alla scuola . In questo momento le graduatorie sono già chiuse, i posti occupati. Abbiamo iniziato a fare delle richieste in varie scuole ma tutte con risposte negative – quelle paritarie/convenzionate non hanno posti per bimbi disabili (ci santo tanti posti disponibili per i bimbi normali) – invece nelle statali/comunali non ci sono posti disponibili.. Noi ci troviamo all’inizio di un percorso molto difficile , quello del autismo , e abbiamo trovato già i primi “muri”… Vorrei sapere se la scuola può cancellare l’iscrizione .

La legge n. 104/92 stabilisce, all’art 12 comma 4, che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o di riduzione della frequenza scolastica. Pertanto lei può pretendere che suo figlio resti a scuola per tutto l’orario previsto, ovvero concordato (9/15.30), o, addirittura, per tutta la durata delle lezioni; sarà compito della scuola trovare, se necessarie, altre ore di sostegno o altre forme di supporto alla sezione. Ci tenga informati.


Sono un docente di sostegno didattico e sono stato contattato da alcuni genitori che lamentano la mancata assegnazione del docente di sostegno specializzato (l.104/92) per il proprio figlio/a con disabilità sensoriale (vista e udito). Ai ragazzi con tali disabilità viene assegnato solo il facilitatore della vista/udito fornito da cooperative del territorio. Personalmente ho verificato che i dirigenti scolastici (forse per carenze di risorse) tendono ad assegnare ai ragazzi solo il facilitatore. A mio modesto avviso l’assegnazione del docente di sostegno sarebbe necessaria per i seguenti motivi:
a) si eviterebbe la probabile violazione dell’art. 13 comma 3 della a l. 104/92 che arrechi un pregiudizio non patrimoniale risarcibile legato alla maggiore difficoltà dello studente con disabilità sensoriale di fruire dell’offerta formativa (mancato rispetto dei diritti Costituzionali).
b) si escluderebbe la mancata applicazione della Sentenza 5851/2018 del Consiglio di Stato a favore degli alunni affetti da cecità e ipovisione che prevede l’assegnazione del docente specializzato con specifiche competenze.
c) l’assegnazione del facilitatore non esclude affatto che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.
d) il facilitatore non è componente del Consiglio di classe e non potrebbe redigere il PEI.
Per sgomberare il terreno da dubbi chiedo il vostro autorevole parere.
L’assegnazione del docente specializzato è obbligatorio per le disabilità sensoriali? La provincia di Trento può derogare la L. 104/92 e assegnare il solo facilitatore? Come si dovrebbero comportare le famiglie interessate per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità sensoriali?

Lei ha perfettamente indicato le motivazioni per le quali la Provincia autonoma ha l’obbligo di nominare un docente specializzato, oltre, se necessario, a un assistente per l’autonomia e per la comunicazione. Infatti l’art. 13 comma 3 della legge n. 104/92 è chiarissimo prevedendo che, nelle scuole di ogni ordine e grado, debbano essere “garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati” oltre che, ove necessario, la nomina di figure addette all’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale degli alunni con disabilità “fisici o sensoriali”. La normativa nazionale non può essere modificata da eventuali norme regionali o di Province autonome e neppure da eventuali accordi interni a livello regionale o di Province autonome.  Pertanto se lo desidera può diffidare la scuola e il Dipartimento della Conoscenza (omologo dell’Ufficio Scolastico Regionale nelle altre regioni d’Italia) a rispettare l’articolo 13 citato, che non è stato formalmente modificato da nessuna legge e che è stato applicato in numerose recenti sentenze anche del Consiglio di Stato


Ho una bambina con mutismo selettivo e disturbi dell apprendimento che avrebbe dovuto iniziare la secondaria di primo grado.  Successivamente alla chiusura della scuola per covid, la bambina ha iniziato a manifestare ansia per il cambiamento che avrebbe dovuto affrontare al ritorno e cioè il passaggio dalla primaria alla secondaria.Ho scritto alla scuola e ho intrattenuto un colloquio con una professoressa e la psicologa privata dove si richiedeva un momento di accoglienza per la bambina più intimo con alcuni insegnanti e per far vedere l ambiente dove sarebbe stata inserita. Tutto sembrava essere stato accordato quando ad una settimana dalla inizio l insegnante dice che non si può più fare per la sanificazione. Ora tempo addietro era stato anche presentato un progetto di introduzione progressiva alla parola che la scuola ha rifiutato per questioni di sicurezza. Ultima questione da capire per me è quella relativa insegnante di sostegno dove il neuropsichiatra ha specificato fosse una figura femminile per evitare troppi cambiamenti ma non.mi è stata risposta e continuo a sentirmi nominare una figura maschile. Dopo tutto ciò che la bimba non è ancora andata a scuola mi hanno proposto un progetto ponte da me richiesto al famoso gruppo ins neuropsichiatria etc… sempre lasciato un po’ vagamente nel nulla…. Cosa devo fare per essere ascoltata?

Essendo ormai iniziata la scuola, dovete immediatamente convocare un GLO, con la partecipazione anche di uno dei docenti della scuola primaria (della classe frequentata lo scorso anno), che possa aiutare i colleghi della scuola secondaria di primo grado a comprendere i bisogni educativi dell’alunna. Potreste avviare da subito l’avvicinamento alla classe con alcune ore giornaliere di frequenza, al fine di pervenire ad una frequenza normale; è importante avviarla da subito, anche per facilitare l’inclusione con i coetanei che, diversamente, potrebbero vedere come un corpo estraneo l’arrivo tardivo della compagna. Quanto alla figura femminile della docente per il sostegno, si suppone che ciò non sia determinante, se almeno uno dei docenti curricolari dello stesso genere possa rendersi maggiormente presente nel percorso formativo dell’alunna. Va infatti considerato e non trascurato che tutti gli insegnanti della classe sono insegnanti di sua figlia e tutti, in quanto corresponsabili, devono garantire la presa in carico


Mi è stata assegnata una ragazzina in quinto superiore che dall’inizio dell’anno non frequenta e, sentendo la sua ex docente di sostegno, pare che quest’anno non frequenterà mai perché vorrebbe cambiare scuola. Mi chiedo:
1) se non frequenta, a fine novembre come faccio a presentare PEI? Mi viene da pensare che non posso presentarlo a fine novembre non avendo avuto modo di conoscere la ragazzina;
2) se dovesse decidere di trasferirsi in una scuola di un’altra città, io dovrei per forza seguire la ragazzina o potrei rifiutarmi e rimanere a disposizione della scuola dove presto attualmente servizio?

Le suggeriamo di contattare il Dirigente scolastico o la Funzione Strumentale del suo Istituto, affinché solleciti la famiglia a comunicare se intende mandare la figlia a scuola o se, invece, pensa di cambiare scuola. In questa seconda ipotesi, se la scuola è nello stesso comune, lei deve seguire l’alunna. Nel caso in cui la scuola non si trovasse nello stesso territorio comunale, le sue ore saranno restituite all’USR che potrebbe, ma non è detto che sia così, valutare di lasciarle nella sede attuale. In entrambe le ipotesi il PEI, piano educativo individualizzato, deve essere formulato possibilmente non oltre il mese di ottobre; il PEI non è di competenza del solo docente incaricato su posto di sostegno, bensì del gruppo di lavoro (GLO), che è costituito da tutti i docenti della classe, dai genitori e dagli specialisti dell’ASL che seguono l’alunna. Durante l’incontro del GLO, che deve essere convocato dal Dirigente scolastico, la famiglia dovrà comunicare che cosa intende fare. A completamento tenga presente che l’alunna non è affidata in via esclusiva al docente per il sostegno, ma è alunna di tutti gli insegnanti della classe. 


Sono una mamma di un bambino autistico di 6 anni non verbale. Dal secondo giorno di scuola è arrivato il sostegno per mio figlio con mia richiesta specifica della docente perché ha seguito mio figlio due anni nella scuola dell’infanzia e con l’approvazione della referente del sostegno per una continuità e serenità del bambino è avvenuta. Purtroppo dopo 3 giorni mi hanno tolto l’insegnante di sostegno dicendomi che non riusciva a coprire le ore scolastiche essendo in allattamento, cosa non vera. Ora la docente del sostegno è su due bambine e mio figlio è rimasto senza e devo aspettare un’altra assegnazione e tutto questo con una telefonata senza convocazione, destabilizzando mio figlio. La mia domanda è possono per legge fare questo?

Se è vero che spetta al Dirigente scolastico assegnare i docenti alle classi, questo potere non può essere esercitato violando le leggi; in particolare è stato violato il principio di continuità didattica, fissato dall’art. 1 comma 181, lettera C n. 2, della legge n. 107/2015. Pertanto le suggeriamo di inviare una PEC o una Raccomandata al Dirigente scolastico, facendo presente quanto le abbiamo scritto, aggiungendo che se non provvede a riattivare la continuità didattica entro 5 giorni, voi genitori vi vedrete costretti a rivolgervi alla Magistratura. Parli anche con il Referente Regionale per l’Inclusione Scolastica operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale del suo territorio. Le alleghiamo l’elenco nazionale dei referenti regionali, che hanno il compito di garantire la qualità dell’inclusione scolastica.


Ai fini dell’esame finale del primo ciclo, sono valide le  certificazioni di  DSA effettuate  presso centri accreditati? E quelle rilasciate da professionisti privati possono essere accettate sole se coinvolgono equipe? E ln questo  caso la diagnosi deve essere convalidate dal Gruppo Disturbi Specifici dell’Apprendimento (GDSAp) della propria ASL?

La diagnosi di DSA può essere rilasciata dal servizio pubblico e dai soggetti accreditati; nel caso in cui il servizio pubblico non potesse garantire il rilascio della diagnosi in tempo utile per l’attivazione delle misure didattiche e delle modalità di valutazione previste, le Regioni possono prevedere percorsi specifici per l’accreditamento di ulteriori soggetti privati (in modo che questi possano, una volta accreditati, rilasciare idonea certificazione). Nelle more del completamento di queste misure di accreditamento, le Regioni individuano misure transitorie (al riguardo, pertanto, dovete fare riferimento a quanto stabilito dalla vostra Regione). (Conferenza Stato Regioni del 25 luglio 2012). Per i centri privati, anche se composti da équipe, la certificazione deve essere convalidata dall’ASL.


Interpretiamo bene la legge 62/ 2017 che prevede la possibilitá di richiedere, per alunni con DSA,  l’esonero sia dalla prima lingua straniera che dalla seconda lingua straniera durante l’anno e anche all’esame senza avere ripercussioni  sul conseguimento del diploma finale? Come si deve organizzare la scuola per le ore di frequenza dedicate alle lingue straniere durante l’anno? Possono essere utilizzate potenziando altre discipline? Eventualmente con quali  docenti farebbero questo lavoro?

Per gli alunni con diagnosi di DSA il percorso scolastico coincide esattamente con quello della classe alla quale sono iscritti (non esiste una riduzione). La richiesta di esonero dall’insegnamento delle lingue straniere o di dispensa dalla valutazione dello scritto delle lingue straniere, misure previste dal DM 5669/11, è presentata dai genitori o dallo stesso studente al Team docente o al Consiglio di classe (la richiesta è supportata dalla diagnosi che indica una delle due voci: esonero o dispensa); è il Team docente o il Consiglio di classe ad accogliere o meno tale richiesta.  Per la Primaria, il Primo e il Secondo grado: unicamente per gli studenti per i quali il Team docente o il Consiglio di classe abbia accolto la richiesta di esonero, la scuola deve organizzare un “percorso differenziato” (coerente, come tempi, con le ore di insegnamento delle lingue straniere); il percorso differenziato, che non coincide con il potenziamento di altre discipline in quanto “percorso differenziato”, va descritto nel PDP; per questi studenti saranno organizzati percorsi, anche laboratoriali, di cui saranno incaricati prioritariamente i docenti del potenziamento, ma potrebbero essere coinvolti anche gli insegnanti della classe. Esame di Stato nel primo ciclo di istruzione: come stabilito dall’art. 11, comma 13, del Decreto legislativo 62/2017 (decreto valutazione, a giudizio di molti di noi assurdo e illegittimo, perché consente il conseguimento del diploma senza sostenere l’esame in tutte le discipline), in sede di esame di Stato:
–       lo studente per il quale è stata accolta la richiesta di “esonero” invece delle prove d’esame della lingua straniera affronterà “prove differenziate” e, superate tutte le prove, conseguirà regolare titolo di studio; 
–       lo studente con dispensa, invece, effettuerà una prova orale sostitutiva della prova scritta della lingua straniera; anche per lui, superate le prove, vi è il conseguimento del titolo di studio.


Per alunni con disabilità che hanno un PEI per aree come deve essere presentata la scheda di valutazione? I voti devono essere espressi obbligatoriamente in decimi o si posso utilizzare altre modalità? La scheda deve presentare la lista delle aree indicate nel PEI o deve riportare comunque le discipline?

Per gli alunni con disabilità del primo ciclo di istruzione il percorso scolastico va organizzato coerentemente con il tempo-scuola. Partendo poi dalle capacità e dalle potenzialità dell’alunno, per i singoli momenti scolastici andranno declinati gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno scolastico. La scheda di valutazione è la stessa dei compagni. La valutazione riportata sotto ogni voce disciplinare è coerente con le attività effettivamente svolte e descritte nel PEI (si tratta di percorso individualizzato). I voti, coerentemente con quanto stabilito dal Decreto legislativo 62/2017, sono espressi in decimi (questo vale per TUTTI gli alunni della scuola). Solamente per la scuola Primaria è possibile avvalersi del giudizio, ma limitatamente alla valutazione finale, come indicato dalla legge 41/2020. 


Vorrei sapere se un bimbo di scuola primaria classe prima con 16 ore di sostegno distribuite solo nel turno di mattina può essere nel pomeriggio (scuola di tempo pieno) seguito solo dal docente di classe e dal personale AEC. Preciso che comunque non è garantito neanche il distanziamento ed il bimbo gira di continuo tra i banchi avvicinandosi spesso senza mascherina

Trattandosi di un alunno certificato con disabilità con articolo 3 comma 3 è strano che in una classe prima della scuola primaria siano state assegnate solamente 16 ore di sostegno, anziché 22, ovvero in rapporto 1:1, come stabilito anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2010. Un minor numero di ore di sostegno è giustificabile unicamente se ciò è stato concordato nel PEI da parte dei componenti del GLO.  In via di principio non è vietato che l’alunno, per alcune ore, sia in classe senza la presenza del docente incaricato su posto di sostegno, in quanto tutti i docenti sono suoi insegnanti e devono occuparsi del suo percorso formativo; non è neppure vietato che l’alunno sia presente in classe nel momento in cui sono in servizio il docente di posto comune con l’eventuale presenza dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione (figura che, da quanto lei scrive, dovrebbe essere stata indicata nel PEI).  Quanto alla mascherina, la normativa vigente prevede che gli alunni con disabilità siano esonerati da tale obbligo. Se il bambino tende a non rispettare le distanze, avvicinandosi ai compagni, si suggerirà agli altri bambini di indossare la mascherina nel momento in cui il bambino si avvicina e, al tempo stesso, si insegnerà all’alunno a disinfettarsi ripetutamente le mani. Suggeriamo anche di aiutare tutti nell’uso della mascherina, inventando e creando giochi, in modo da incentivare il bambino e i compagni di classe a indossarla non come costrizione, ma anche come modalità ludica. Contestualmente vi suggeriamo di parlarne con gli operatori dell’ASL che seguono il caso o comunque con l’operatore dell’ASL che si occupa della prevenzione del contagio nelle scuole.


Sono un’insegnante precaria di sostegno primaria. Vorrei sapere se esiste una normativa che preveda l’acquisto di materiale scolastico speciale, poiché la scuola dove insegnò non ha nulla di adatto e siamo noi insegnanti di sostegno a dover acquistare il materiale per far lavorare i bambini ad esempio autistici. 

La scuola dispone di proprio materiale, che viene acquistato a inizio anno scolastico (materiale di facile consumo), da utilizzarsi a favore di tutti gli alunni della scuola. Per gli alunni con disabilità, inoltre, viene stanziata, sempre a inizio di anno scolastico, un’apposita cifra per l’acquisto di specifici materiali, che è possibile richiedere in segreteria. Provi a contattare la funzione strumentale del suo Istituto. Si fa presente che, per altri o specifici materiali è possibile rivolgersi al CTI o CTRH o CTS, ovvero i centri territoriali di supporto. Tenga conto che presso i CTS può trovare anche molto materiale acquistato dal Ministero, proprio per la pandemia.


Sono madre di un ragazzo non vedente di 14 anni  che avrebbe dovuto iniziare il liceo il 24 settembre. Purtroppo 2 giorni prima che iniziasse la scuola è caduto ed è ingessato e costretto a casa fino al 6 ottobre. Ho avvisato subito la referente del sostegno e ho chiesto un supporto da parte della scuola anche se non hanno conosciuto mio figlio. Avrei pensato magari ad altre forme di accoglienza o a videolezioni e conoscenza con gli strumenti informatici. Ho chiesto di conoscere l’insegnante di sostegno per fare il punto della situazione, sapendo bene che bisogna coordinarci sugli ausili compensativi e su tutto il pacchetto che porta la disabilità visiva. Il referente mi dice di starmene tranquilla dandomi risposte vaghe. Non sono ancora riuscita a parlare con l’ ins. di sostegno e francamente non riesco a capire se c’è o non c’è. Possibile che non ci sia un supporto da parte della scuola?

Le consigliamo di prendere nuovamente contatti con il Dirigente scolastico; nel caso non dovesse darle udienza, provi nuovamente con la funzione strumentale per l’inclusione. Lei può chiedere la convocazione urgente del GLO con la presenza, oltre di voi genitori, di almeno un docente della scuola secondaria di primo grado (alla quale era iscritto vostro figlio) e con la partecipazione di tutti i docenti del nuovo Consiglio di classe e degli operatori sociosanitari che seguono vostro figlio, per un primo scambio di informazioni, utili al fine della formulazione del PEI definitivo. Se poi questa sua richiesta venisse disattesa, prenda contatto con il Referente Regionale per la disabilità operante presso l’Ufficio Scolastico Regionale (USR), affinché intervenga presso la scuola.


Sono una docente di sostegno, nella mia scuola in più di un’occasione, nella richiesta dell’organico sul posto sostegno, chiedono personale sul potenziato. Però mi chiedo, se le unità dei docenti assegnati non riescono a coprire tutti i casi presenti nell’Istituto, è possibile usare uno degli insegnanti sul potenziamento? Inoltre un Dirigente Scolastico può decidere di assegnare sul potenziamento un docente di sostegno titolare, pur essendoci un  numero considerevoli di alunni H, togliendo anche la continuità? Quali sono i criteri per cui un dirigente scolastico chiede, nella richiesta di organico, docenti di sostegno da utilizzare sul potenziamento il quale, a sua volta, dovrà limitarsi a fare supplenze (non solo su posti di sostegno) all’interno della propria scuola.

Appare assai strano che vengano sottratte le ore di sostegno assegnate agli alunni con disabilità per utilizzarle come ore di potenziamento. Le ore assegnate ai singoli alunni con disabilità, infatti, sono intangibili, in quanto vengono assegnate alla classe, al fine di assicurare una buona inclusione dell’alunno con disabilità nella classe alla quale egli è iscritto. Non per nulla molte famiglie per ottenerle debbono promuovere costosi ricorsi giurisdizionali sempre con esito positivo. In questo caso, le famiglie degli alunni, che subiscono decurtazione di ore, debbono diffidare il Dirigente Scolastico dal farlo, minacciando ricorsi.


Sono un’ insegnate di scuola dell’ infanzia e quest’ anno ho ottenuto assegnazione provvisoria su sostegno… Il 24/09 primo giorno di scuola la mamma della bambina assegnatemi comunica che per quest’anno la bambina su indicazione della pediatranon frequenterà perché soggetto a rischio causa covid…
Chiedo : la mia assegnazione potrà essere revocata o sarò a disposizione della scuola?

Se l’alunna non frequenta per motivi di salute, la scuola, previa richiesta formale da parte della famiglia corredata da documentazione sanitaria, potrebbe promuovere “attività a distanza”, ovvero in modalità mista (in parte a distanza e in parte in presenza), in base alla richiesta presentata dalla famiglia. Si tratta di capire se tale istanza sarà promossa in quanto “alunna riconosciuta con fragilità” o per altre motivazioni. Al riguardo, attendete indicazioni da parte del D.S. Per quanto riguarda il docente incaricato su posto di sostegno – in quanto docente della sezione (della scuola dell’infanzia) – potrebbe essere utilizzata per interventi presso il domicilio dell’alunna (se previsto nella richiesta della famiglia) oppure, insieme ai colleghi di sezione, potrà attivare forme di attività a distanza. Se la famiglia non dovesse richiedere l’istruzione domiciliare, allora lei dovrebbe essere a disposizione dell’Ufficio Scolastico Regionale, che la può assegnare ad altra scuola dove sia presente un alunno con disabilità; solo eccezionalmente l’USR potrebbe decidere di lasciarla in questa scuola ad esempio per sostenere ulteriormente altri alunni con disabilità.


Mia figlia iscritta alla seconda media non può ancora frequentare la scuola visto che al momento  non ha un insegnante di sostegno. Però le assenze sono conteggiate dalla scuola. Cosa devo fare? Che tipo di certificato medico devo fare?,

Così come la scuola segna le assenze, allo stesso tempo deve evitarle anche se manca il sostegno o l’assistenza. Sua figlia ha diritto a stare a scuola indipendentemente dalla presenza del docente incaricato su posto di sostegno, perché sua figlia, come tutti i compagni, è alunna di tutti i docenti della classe.  Se le fanno storie per la frequenza, dica alla scuola che l’art. 12 della legge n. 104/92 al comma 4 stabilisce che la condizione di disabilità non può essere causa di esclusione dalla frequenza scolastica.  Quindi se non vogliono accettare sua figlia, invii subito una lettera di diffida alla scuola citando quanto le abbiamo scritto e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) precisando che se non dovesse intervenire per fare entrare sua figlia a scuola, sarà costretta a rivolgersi ai carabinieri.


Nella mia scuola, una secondaria superiore, partendo dalla frase che “l’assegnazione del docente di sostegno avviene alla classe”, per quest’anno le ore di sostegno sono assegnate alla classe e non all’allievo disabile. Nello specifico in una classe di n°4 allievi certificati  sono state date 20 ore di sostegno ripartite a due docenti specializzate. La scuola non vuole procedere all’assegnazione delle ore al ragazzo disabile e all’assegnazione dei docenti di sostegno all’allievo. È corretto procedere in questo modo?

Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe, ma per assicurare l’inclusione dei singoli alunni in tale classe! Le ore di sostegno riguardano i singoli alunni: pertanto se nel PEI è indicato un certo numero di ore, questo non può essere ridotto, pena il ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006. La Corte di Cassazione ha stabilito che il numero delle ore di sostegno indicate nel PEI non sono modificabili dall’Ufficio Scolastico Regionale; la Corte costituzionale, con la Sentenza n. 80/2009, ha ribadito che il numero delle ore di sostegno non può essere ridotto per motivi di risparmio della spesa pubblica e di bilancio. Pertanto mostrate al Dirigente scolastico tali norme e sentenze; nel caso il D.S. non intendesse modificare quanto stabilito, inviate una diffida al DS e all’Ufficio Scolastico Regionale tramite PEC, dando un termine di 7 giorni per accogliere la vostra richiesta; trascorso inutilmente il quale comunicate che farete ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n.67/2006 per discriminazione, facendo presente che già esistono numerose sentenze in tal senso con condanna dell’amministrazione alla rifusione delle spese e al risarcimento dei danni.


Sono la mamma di un bambino di quarta elementare cn certificazione grave. Da PEI redatto a chiusura anno scolastico 2019-2020, sono state concordate collegialmente dal GLO 22 ore di sostegno. Questo anno scolastico è iniziato invece con 16. La comunicazione mi è stata data dall’insegnante di sostegno, che è stata impiegata su altri due alunni, per le 6 ore sottratte alla classe di mio figlio. Vorrei prima un colloquio con la dirigente e poi procedere alla richiesta di accesso agli atti. È corretto ritenere responsabile la dirigente scolastica? 

La Cassazione ha stabilito che il numero di ore di sostegno assegnate nel PEI è vincolante per l’Amministrazione; pertanto né l’Ufficio Scolastico Regionale né il Dirigente Scolastico possono ridurre tale numero. Lo faccia presente e se il Dirigente Scolastico non dovesse ristabilire il numero di ore indicate nel PEI, allora invii una diffida alla scuola ed anche all’Ufficio Scolastico Regionale, dando un termine (ad esempio una settimana), trascorso inutilmente il quale potrà rivolgersi ad un avvocato e inoltrare ricorso al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/06


Avrei necessità di sapere se per un alunno Down è strettamente necessario che la famiglia consegni il Profilo funzionale alla scuola per avere il sostegno.
La questione è abbastanza problematica, poiché i genitori stranieri arrivati in Italia a luglio non sono riusciti a far valutare il caso dai Servizi preposti. La segreteria della scuola ha inserito tutti i dati in suo possesso all’Ambito Territoriale( sistema Dad@), ma con scarsi risultati.

La normativa per il sostegno richiede necessariamente, oltre alla certificazione ai sensi della legge 104/92 (“accertamento dell’handicap”), anche almeno la Diagnosi Funzionale, che può essere rilasciata a seguito di una visita presso una ASL o, eccezionalmente, richiedendo una visita a domicilio. Senza Diagnosi Funzionale non è possibile richiedere il sostegno. Dite, quindi, al dirigente scolastico di contattare immediatamente il direttore amministrativo e sanitario della ASL.


Chi deve fornire il banco idoneo per un alunno diversamente abile frequentante la scuola secondaria di secondo grado?

I banchi sono classificati come “arredo scolastico”: pertanto la fornitura spetta all’Ente locale proprietario dell’immobile dove è ubicata la scuola o che ne assicura la fruizione. Anche i banchi “speciali” debbono essere forniti dall’Ente che assicura la manutenzione dell’immobile. Se trattasi di arredo particolare, potrebbe essere necessario rivolgersi all’ASL per la fornitura di ausili specifici.


Può il docente di sostegno abilitato all” insegnamento delle materie giuridiche ed economiche svolgere ore di educazione civica? Se si, quando?

È il dirigente scolastico che assegna gli incarichi ai docenti, stabilendo l’orario per l’insegnamento delle discipline, previste nel curricolo del percorso dell’istituzione scolastico; altrettanto dicasi per l’orario da svolgersi su posto di sostegno: è il dirigente che lo definisce.  Va da sé che se il docente, che per parte del suo orario svolge l’incarico su posto di sostegno, per altra parte delle sue ore potrà essere individuato, avendone le competenze, come docente di educazione civica e, pertanto, egli effettuerà tale insegnamento rivolgendosi a tutta la classe.  Si fa presente, infine, che l’insegnamento di educazione civica viene affidato ai docenti di discipline economico-giuridiche (classe di concorso A46).


Sono un docente di sostegno in un istituto alberghiero. Il responsabile dell’UOMI ha inviato il calendario degli incontri con alunno, genitori e docente di sostegno. Tutti gli incontri sono nel pomeriggio inoltrato, presso l’UOMI, quando i docenti hanno finito il loro orario di servizio. E’ possibile?

La convocazione del GLO per l’elaborazione del PEI non è compito dell’ASL, o dell’UOMI, bensì del Dirigente scolastico il quale, in base alle Linee guida del 2009, deve sentire la famiglia per raccordarsi in merito all’orario dell’incontro.  Nel caso descritto potrebbe esservi stato un contatto tra il Dirigente scolastico e il Direttore Amministrativo dell’ASL (o UOMI), in cui avranno concordato orari e sede delle riunioni dei GLO. Per tutti i docenti sarebbe stato opportuno che gli incontri del GLO si svolgessero a scuola. Per legge alle riunioni di GLO devono partecipare tutti i docenti della classe ed è vietata la partecipazione del solo docente per il sostegno Parlatene con il Dirigente scolastico e concordate con lui la data degli incontri, sentita la famiglia; se l’UOMI potrà parteciparvi, anche tramite videoconferenza, bene, diversamente risulterà assente. In ogni caso potete contattare il sindacato di categoria.


Sono un insegnante di sostegno di una scuola media. Vorrei sapere se fosse possibile richiedere, per un’ alunna diversamente abile, l’istruzione parentale. La famiglia, a causa di esigenze sanitarie covid19 , vorrebbe stabilire la concessione della suddetta istruzione  .
Io sono  La sua insegnante di sostegno e volevo sapere come potevamo comportarci. Vorrei sapere se necessita comunque della  Compilazione del PEI e le differenze che potevo riscontrare nella compilazione di questo pei  ICF…

L’istruzione parentale è possibile per ogni alunno; essa è regolata dall’art. 23 del decreto legislativo n. 62/17. In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunno sono tenuti a presentare comunicazione preventiva annuale al Dirigente scolastico del territorio di residenza; nella loro comunicazione i genitori devono precisare che scelgono questo tipo di istruzione, dando la prova che possiedono la cultura per istruire la figlia o di avere i mezzi economici per farla istruire da docenti privati.  Se la scuola accetta, la famiglia si deve impegnare, nella stessa richiesta scritta, a presentare annualmente la figlia come privatista agli esami di fine anno per l’ammissione alla classe successiva. Il Dirigente scolastico e il sindaco del comune di residenza (o un suo delegato) vigilano sull’adempimento dell’obbligo di istruzione (Decreto Ministeriale 13 dicembre 2001, n. 489). Quanto al PEI, esso non può essere firmato dai docenti della classe, in quanto l’alunna non è iscritta presso l’istituzione scolastica, ma devono essere il docente o i docenti privati, scelti dalla famiglia, che, d’intesa con i genitori e con gli specialisti, lo redigono (a meno che la famiglia non abbia le competenze sufficienti e necessarie per la formulazione del PEI: in tal caso lo elaborerà congiuntamente con gli specialisti dell’ASL). Quello con orientamento ICF non è ancora stato pubblicato. Quando lo sarà, potrete appurare che sarà redatto ancora sulla base della Diagnosi Funzionale e che, insieme e prima del PEI, dovrà essere elaborato (o aggiornato se già presente nel fascicolo dell’alunna) il Profilo dinamico funzionale; questo perché mancano ancora gli atti applicativi della norma legislativa che stabilisce che la documentazione, che supporta il nuovo PEI, sia elaborata secondo i classificatori internazionali dell’OMS, ovvero l’ICD, giunto alla undicesima edizione, e l’ICF, il classificatore internazionale del funzionamento della disabilità e della salute.


Ho un bimbo certificato 104 art 3 comma 3, disfagico, iscritto al primo anno di materna. Ho semtito parlare di protocollo sanitario che la scuola deve richiedere alla ulss di competenza. In cosa consiste?

Alcune scuole hanno preteso che gli alunni con disabilità debbano presentare un certificato apposito, rilasciato dall’ASL, che dichiari se possono o no entrare a scuola senza rischi. Nel Lazio questo orientamento è stato bloccato e quindi bastano le normali norme di sicurezza, previste per tutti: temperatura presa a casa, prima di andare a scuola, inferiore a 37,5°, mascherina e distanza di sicurezza (per suo figlio, va precisato, non sussiste l’obbligo della mascherina, in quanto di età anagrafica inferiore ai 6 anni). Tenga presente che la bozza di Ordinanza ministeriale, di imminente emanazione, stabilisce che il compito di chiedere al medico di famiglia (o pediatra) il riconoscimento di alunno con fragilità è della famiglia (non della scuola).  La famiglia, una volta ricevuta conferma di tale condizione (alunno con fragilità), lo comunica alla scuola per iscritto, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Se nella scuola, alla quale ha iscritto suo figlio, insistono nel voler applicare il protocollo di cui parla, chieda in base a quale norma.


Sono la mamma di due bambini disabili di nove anni con grado di disabilita’ art 3 comma 3 legge 104/92. A causa del distanziamento in classe, la classe dei miei figli deve essere spostata un un’altro plesso più grande. La vecchia scuola è tutta al piano terra e per l’entrata e l’uscita i miei figli sono autonomi. L’aula di destinazione si trova al primo piano senza ascensore e i miei figli devono essere accompagnati, presi per mano per salire e scendere le scale. In più gli orari sono distorti dal fatto che nella nuova scuola si entra 30 min prima che nella vecchia e dovrei lasciare l’altra mia figlia davanti alla scuola almeno 40 min prima dell’entrata. Da qui i miei figli entrerebbero cronicamente in ritardo, gli si nega la normalità dell’ingresso con gli altri bambini, e oltre a questo si acuisce la differenza percepita per il fatto che devono essere accompagnati. In una scuola di 5 classi elementari più una materna è stata spostata la classe con più portatori di handicap 3 il motivo ufficiale si riferisce solo al numero degli alunni. Finisco un un’aula da 16 persone con 13 alunni, la maestra, tre di sostegno e un’educatore… che non ci sono e quindi devo essere io ad accompagnarli in classe. Datemi un consiglio

Data la situazione assai complessa, una soluzione potrebbe essere quella di concordare con la scuola dei due bimbi che appena lei arriva un collaboratore scolastico venga a prenderli all’ingresso e li accompagni in classe, salendo le scale, ovviamente muniti di guanti e di mascherina. In tal modo, lei potrebbe accompagnare sua figlia all’altra scuola, aspettando l’orario di apertura della stessa. Ci tenga informati degli sviluppi.


Sono una docente di scuola primaria. Un’ amica con alunno con disabilità grave (immuno-depresso) che frequenta la scuola dell’ infanzia mi ha riferito che la scuola del figlio ha chiesto a lei di firmare una liberatoria per sollevare la scuola da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il figlio contragga il Covid. Vorrei sapere se è lecito fare questa richiesta da parte della scuola. Inoltre vorrei sapere se per alunni disabili dell’infanzia è possibile attivare l’ istruzione domiciliare.

In base alle indicazioni, fino a oggi emanate, e vista anche la bozza dell’Ordinanza ministeriale relativa agli “alunni con fragilità”, tale riconoscimento è valutato e certificato dal Pediatra o dal medico di famiglia, in raccordo con il dipartimento di Prevenzione territoriale. La famiglia dell’alunno dovrà inviare comunicazione scritta in merito “alla condizione di fragilità del figlio” alla scuola, allegando la documentazione ricevuta dalle competenti strutture socio-sanitarie.  Sempre la bozza dell’Ordinanza prevede che per gli alunni “con fragilità” si potranno attivare forme di Didattica digitale integrata oppure “ulteriori modalità di percorsi di istruzione integrativi” (va evidenziato il fatto che vengono citate unicamente le classi e non le sezioni, che sappiamo appartenere alla scuola dell’infanziaI.


Sono la mamma di un bambino di 7anni e mezzo affetto da sindrome di down frequentemente la 3 elementare. Premetto che mio figlio ha già il sostegno di 22 ore. Quest’anno visto la situazione covid ho chiesto alla preside che mio figlio fosse seguito esclusivamente per le 22 ore dall’insegnante di sostegno visto lo stretto contatto che il bambino deve avere per essere seguito e visto che l’anno passato è stato seguito da 2 insegnanti e un educatrice sempre nelle 22 ore. La risposta è stata che la mia richiesta non può essere effettuata per carenza di organico. Mi chiedo è così? Posso fare qualcosa per tutelare mio figlio?

In base alla certificazione di disabilità può chiedere sia lo stesso numero di ore di sostegno erogate lo scorso anno scolastico, sia che esse siano svolte da un unico docente. Per la prima richiesta, nel caso non dovesse essere accolta, lei potrà ricorrere al Tribunale civile per discriminazione ai sensi della legge n. 67/2006; per la seconda sarà più difficile, poiché se ciascuno dei due docenti dello scorso anno era impegnato anche in altra classe, con un altro alunno, non si potrà interrompere la continuità per darla a figlio. Se, però, uno dei due dovesse non essere vincolato alla continuità perché, per esempio, l’altro alunno è uscito da quell’ordine di scuola, allora il Dirigente scolastico deve assegnarlo, per tutte le ore, a suo figlio.