Grido e stridori

Grido e stridori

L’anno scolastico è incominciato e molti temi ne agitano l’avvio: le modalità di accesso con il green pass,
le nomine dei supplenti, i protocolli sanitari, la situazione delle cattedre, l’impiego delle risorse finanziarie.
Sottotraccia, invece, il confronto su come lasciarsi interrogare dalla precarietà dei tempi, su come aiutarsi a
stare davanti alle attese formative e culturali dei ragazzi, su quale impronta formativa rilanciare, su come
ogni adulto impegnato nel compito educativo è chiamato a giocare le proprie carte, su come aiutarsi a
vivere con speranza.
Urgenze che stridono, allora, con il fatto che l’ingaggio dei docenti a cui affidare i ragazzi sia avvenuto
attraverso l’utilizzo di un neutrale algoritmo. Stride l’incertezza in cui lavorano molti presidi impegnati nelle
reggenze di altre scuole o a gestire segreterie in cui mancano dirigenti e assistenti amministrativi. Stride la
distanza che si avverte tra gli indirizzi stabiliti dal Parlamento per la ripresa delle scuole, le scelte del
Governo e le difficoltà interpretative ed applicative che i presidi devono affrontare per applicarle. Stride,
non di meno in questo abbrivio dell’anno scolastico, l’assenza di confronto politico e sociale sul Piano di
ripresa e sulle politiche scolastiche da impostare per rilanciare l’istruzione e l’innovazione.
Stridori e, dall’altra, un grido: quello umano dei ragazzi che chiedono di essere guardati, riconosciuti,
accompagnati e formati. Un grido che esprime il bisogno – da intercettare – di continuità, di ascolto e
comprensione, di appartenenza e di essere introdotti alla scoperta del senso del vivere. Il grido che chiede
di incontrare adulti e contesti formativi significativi con i quali essere introdotti al senso della realtà, al gusto
del vivere, alla passione per il proprio talento, all’impegno per un mondo sostenibile. Questa è l’urgenza che
prioritariamente dovrebbe essere al centro del dibattito e delle preoccupazioni di genitori, docenti ed
educatori.
Grido e stridori, dunque, ovattati da un ottimismo di copertina, che non possono lasciar tranquilli e che
chiedono vigilanza, responsabilità, capacità di dialogo e dedizione da parte di tutti, dirigenti scolastici,
genitori, docenti ed educatori, offrendo loro, non di meno, strumenti, spazi e risorse adeguate.
Come trasformare, allora, questo periodo di incertezze e precarietà in una opportunità per adulti e
ragazzi a scuola? Occorre mettere al centro del confronto e dell’azione non solo le necessarie condizioni per
lo svolgimento delle lezioni in presenza ed un corretto funzionamento del sistema scuola, ma anche (e
soprattutto) la definizione dei contorni di una proposta educativa e formativa che vinca la passività e la
resistenza di consuetudini e burocrazie e che venga aiutata a fiorire e consolidarsi, magari anche con
l’assegnazione di risorse umane e gestionali all’altezza della sfida.
«La speranza non è per nulla uguale all’ottimismo – ha intuito in modo acuto Václav Havel – . Non è la
convinzione che una cosa andrà a finire bene, ma la certezza che quella cosa ha un senso
indipendentemente da come andrà a finire». Si tratta di aiutarsi, dunque, proprio dentro le condizioni che
questo momento storico impone, nella ricerca del senso, nell’individuazione di modi adeguati per
intercettare la domanda di significato che i ragazzi pongono a scuola, nella definizione di metodologie e
contesti formativi capaci di suscitare interessi e dinamiche positive negli studenti, nel ripercorrere patti
educativi realmente condivisi tra adulti. Partendo dalla certezza che un senso è rintracciabile e a partire da
esso è possibile costruire.
Rifondare la speranza è ragione e motivo di qualsiasi vera ripartenza. Anche a scuola.
Buon inizio!

Milano, 20 settembre 2021

La nostra gratitudine a Mattarella

Scuola. Sinopoli, Flc Cgil: “La nostra gratitudine a Mattarella, che a Pizzo Calabro ha lanciato un messaggio di senso e di speranza”

Dichiarazione di Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL a conclusione della cerimonia per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2021/2022

Roma, 20 settembre – Non possiamo che essere grati al Presidente della Repubblica per aver scelto di inaugurare l’anno scolastico 2021/22 in Calabria, a Pizzo Calabro. La scelta ha un altissimo valore istituzionale, simbolico e politico. Dall’inizio della pandemia da Covid, la scuola italiana è stata attraversata da pesanti condizionamenti, a partire dalla costrizione alla didattica a distanza per studenti e studentesse delle scuole superiori, e i suoi problemi irrisolti si sono resi ancora più acuti con la negazione della relazione umana in presenza nelle aule scolastiche.

Il Mezzogiorno d’Italia, e in particolare la Calabria, già sofferente di gravi disuguaglianze mai risolte, già detentrice del record di giovani neet, è stata colpita ancor di più nelle sue giovani generazioni. Ma la presenza del Presidente Mattarella, oggi, a Pizzo Calabro, alla fine del suo straordinario settennato, vuole essere un messaggio di speranza e di riscatto proprio per le nuove generazioni. E un monito alle autorità politiche e di governo per ripensare lo sviluppo dell’Italia a partire dagli investimenti nel Mezzogiorno, soprattutto nell’istruzione e nella creazione di lavoro di qualità professionalmente ricco e consapevole.

Non è un caso la scelta del luogo, l’Istituto Nautico. Nato come scuola nautica nel 1874, l’istituto, che attualmente conta circa 500 allievi, ha acquisito nel 1959 la denominazione di Istituto Tecnico Nautico. In oltre sessant’anni di attività ha sfornato professionalità di primo piano del settore. Qui si sono diplomate nel 1964 le prime due donne macchiniste di nave in Italia. Sul piano politico e simbolico il messaggio è dunque chiaro. D’altro canto, il Presidente lo ha ribadito nel suo discorso: “Con le scuole che ripartono si riallacciano i fili che si erano interrotti, anzitutto lo studio, ma anche le relazioni e le amicizie, e questo trasmette energia a tutta la nostra comunità nazionale. La scuola è ossigeno della società, il suo funzionamento è specchio di quello del Paese, abbiamo una scuola di valore, grazie agli insegnanti, al personale, agli studenti, sappiamo che ci sono aspetti che vanno migliorati, soffriamo ritardi antichi, inefficienza, diseguaglianze, non mancano le capacità per superarle”. E inoltre, “a tante ragazze e tanti ragazzi la pandemia ha fatto comprendere il valore del noi. Li ha sollecitati a guardare oltre la propria individualità, a sentirsi parte di una comunità più grande, e questo nonostante i distanziamenti che frenavano i contatti personali. La condizione di solitudine sperimentata da tanti ragazzi ha lasciato talvolta delle tracce: vanno cancellate recuperando il valore della vita sociale a scuola e altrove”.

Non possiamo che esprimere ancora una volta la nostra gratitudine al Presidente Mattarella, e la stima di tutta la comunità scolastica e universitaria, tutta, non solo quella che rappresentiamo come organizzazione sindacale. Il Presidente ha voluto ribadire il senso della conoscenza come crescita collettiva, e ha segnalato la lezione di libertà e di solidarietà che proviene dalle nuove generazioni, proprio mentre continuano ad affacciarsi e a consolidarsi forme radicali di individualismo.

Per quanto ci riguarda, ci batteremo affinché l’uscita dalla pandemia si fondi su un cambiamento sostanziale di direzione rispetto agli ultimi anni, utilizzando le risorse del Pnrr e i necessari investimenti del bilancio dello Stato per aumentare il tempo scuola in tutto il Paese per rafforzare la scuola nel Mezzogiorno e in tutte le aree deboli. D’altro canto, aderiamo al monito del Presidente Mattarella: “la scuola non è capitolo accessorio, ma centrale nel Pnrr”.

Dobbiamo ripartire dalla straordinaria comunità democratica della nostra scuola, restituendo fiducia al personale tutto, che merita un rinnovo del contratto all’altezza del valore dimostrato anche in questi mesi drammatici.

RECLUTAMENTO

RECLUTAMENTO: ASSUNZIONE DIRETTA INCOSTITUZIONALE, SNELLIRE I CONCORSI 

“La pretesa dell’Associazione Nazionale Presidi di consentire l’assunzione diretta dei docenti da parte dei dirigenti è incostituzionale. Nei Paesi stranieri dove questo accade non esiste un sistema di istruzione pubblico statale e le scuole sono enti gestiti dall’amministrazione locale”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ribatte alle dichiarazioni rese da Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, nel corso di una trasmissione radiofonica. 
“Il problema non è se il sistema dei concorsi basta o meno a coprire il fabbisogno di insegnanti – incalza Di Meglio – quanto l’incapacità dell’amministrazione centrale di gestire la complessa e farraginosa procedura concorsuale, che va assolutamente snellita, e la mancanza dei fondi necessari. Ricordiamo che per nove anni abbiamo subìto il blocco dei concorsi proprio perché mancavano le risorse economiche”.
“L’idea, poi, di organizzare i concorsi a livelli di scuola – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – è quanto mai inopportuna, considerato l’enorme carico di impegni che già grava sugli istituti”. 

Roma, 20 settembre 2021

L’anno che verrà

A.S. 2021 – 22 – L’anno che verrà

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Suona la campanella e, con il vociare degli alunni, si aprono le porte all’anno che verrà. Un anno strano questo, con un alunno d’eccezione, lui, il virus, che dopo una lunga vacanza estiva si ripresenta puntuale, tra i banchi di scuola.

Green Pass, strana parola, senza di esso non si può passare, non si può prendere servizio, non si può insegnare. Per alcuni una novità del mattino che, dopo i primi giorni, diventa come un secondo caffè, per altri un incubo di tamponi che diventano un impegno da non dimenticare, un appuntamento con un tampone, che ti entra dentro, invade il tuo corpo e di conseguenza la tua anima.

Mascherina, come banditi, gli alunni, gli insegnanti, i bidelli, varcano la soglia della scuola e nelle aule ritorna a volte il compagno di banco, quello di cui ci eravamo dimenticati l’esistenza, l’amico ritrovato, che condivide con noi questo tempo così bello, in cui la scuola, dopo l’estate, diventa  a volte l’unico luogo d’incontro, un posto dove crescere, conoscere il mondo e, in fondo, anche se stessi.

Un anno in cui un ciclo finisce, con tanti sogni e progetti mai realizzati. Rileggendo il PTOF 2019-22, il secondo dopo la riforma della legge 107/2015, ci si accorge che la scuola è cambiata. Lui, il virus, un alunno non desiderato, ha trasformato ogni cosa.

E mentre ci si prepara all’ultimo aggiornamento dello stesso, il nuovo PTOF 2022 – 25 è alle porte, con i dirigenti alle prese con il nuovo atto d’indirizzo, scritto per una scuola diversa, il cui futuro, mai come ora, è incerto.

Il RAV legge, in silenzio, un contesto nuovo. La pandemia ha portato con sé tante trasformazioni, alcune negative certo, ma altre di assoluto rilievo per la scuola italiana.

Basti pensare ai rinnovati ambienti di apprendimento, con i loro banchi a rotelle, gli arredi nuovi, un uso del digitale diffuso in tutte le classi, con piattaforme che sfruttano i canali digitali e che garantiscono lo svolgimento in modalità sincrona delle lezioni.

Ma anche un rinnovato interesse per le aule virtuali, i Social Learning, gli Object Learning, le App dedicate alla didattica e un potenziamento mai visto della dotazione digitale, sia in termini di dispositivi accessibili agli studenti che di strumentazione didattica.

Nelle scuole più innovative, Dirigenti Scolastici illuminati hanno utilizzato le maggiori risorse a disposizione per proiettarsi verso nuovi modi di fare didattica, dalla realtà aumentata alla realtà virtuale, alla robotica educativa, ai microscopi digitali, con un mondo, il digitale,  non più riservato a pochi innovatori, ma ampiamente diffuso nelle aule.

Il virus, un alunno digitale, rinnova e cambia, trasforma, in meglio forse, chi lo sa, ma una cosa è certa: dopo anni di lezioni frontali, di libri di testo, di compiti a casa, la scuola è cambiata e il Collegio dei Docenti, nell’elaborazione del nuovo PTOF dovrà tenerne conto, così come dovrà tenere conto del disagio degli studenti, privati di quel mondo delle relazioni che caratterizza la nostra umanità.

Rendicontazione Sociale, appuntamento inderogabile, in cui l’accountability prende forma, atto finale di un ciclo di programmazione e attuazione di un PTOF 2019-22 che chiude non solo un ciclo, ma un’era.

Risorse strutturali e dirette, con i PON già finanziati con il Piano Scuola, e con quelli in fase di valutazione o di presentazione delle candidature, reti cablate e wireless che diventano sempre più veloci, sfruttando linee digitali che consentono di superare i limiti del digital divide, ma anche la messa in soffitta delle LIM, così innovative un tempo, ed oggi pronte ad essere sostituite dai più efficienti e pratici monitor interattivi.

L’outdoor education, o meglio educazione all’aperto, che si consolida nella rete nazionale delle scuole all’aperto, accolta dall’atto d’indirizzo del Ministro Bianchi e che fa bella mostra di sé come novità tra le idee del movimento Avanguardie Educative.

Una nuova tendenza, la riscoperta di un nuovo modo di fare didattica che richiama lo scoutismo, e che ha le sue radici in John Dewey, con il suo concetto di esperienza, che in Gianfranco Zavalloni, con la sua pedagogia della Lumaca, ha trovato una nuova dimensione, con una rinata socialità e relazione tra gli alunni, un rapporto con l’ambiente che interagisce con l’uomo, e che ne diventa l’ambiente di apprendimento ideale.

Da un lato la natura, o lo spazio urbano, e sopra entrambi il cielo, con i suoi colori, con quell’azzurro che rasserena l’anima e con le nuvole che aprono le porte all’immaginazione.

Ma anche un utilizzo ottimale delle pertinenze degli edifici, che ora diventano spazi didattici privilegiati per la realizzazione di nuovi ambienti di apprendimento che, nelle regioni del Sud Italia, non solo garantiscono un clima confortevole tutto l’anno, ma risolvono il triste problema delle aule non climatizzate che costringono gli alunni a soggiornare in ambienti dalle temperature impossibili.

Il virus ci restituisce anche delle scuole più pulite, la parola d’ordine “pulizia approfondita”, con nuove risorse umane in organico, che si affiancano a quelle esistenti e sempre insufficienti, in quanto i criteri di assegnazione spesso non tengono conto delle dimensioni dei plessi o della complessità degli stessi.

E per loro  il rinnovo degli strumenti utilizzati, con le macchine lavapavimenti che semplificano il lavoro, le macchine a vapore a ciclo continuo e i nebulizzatori, che oltre a sanificare possono anche profumare, se occorre.

Ambienti di apprendimento nuovi, quindi, che coinvolgono tutti i sensi, che si orientano verso una scuola inclusiva, ma anche un’educazione civica che porta al rispetto degli stessi.

Il PTOF 2022 – 25, un nuovo modo di fare scuola, ma anche di accogliere movimenti come quello delle “Piccole Scuole “o delle “Avanguardie Educative”, innovazione con le misure del PNDS ora reali, con tanta strumentazione didattica, un orientamento allo sviluppo del pensiero computazionale concreto, e anche robotica, che apre scenari nuovi verso le nuove frontiere dell’Intelligenza artificiale.

E se i viaggi d’istruzione e le uscite didattiche un tempo erano una certezza, così come i saggi, con tanti genitori spettatori delle fatiche dei loro bambini, oggi tutto questo è quanto mai incerto, ma i programmi Erasmus plus, di cui è in corso l’accreditamento delle scuole, con risorse dirette che superano i limiti dei fondi strutturali, aprono ad un rinnovato ottimismo contro un virus che si trasforma e cambia, e che non intende andare via.

Organi Collegiali snaturati nella loro potenzialità di creare identità attraverso le relazioni in presenza, mostrano un personale docente completamente cambiato, sempre più solo, così come i loro Dirigenti, leader educativi, chiusi nei loro uffici, costretti a far fronte a mille adempimenti che li allontanano da loro, dagli alunni, i veri protagonisti del mondo della scuola.

Nuovo personale che arriva, quest’anno puntuale all’inizio dell’anno scolastico, con i posti in organico di fatto tutti coperti o quasi, con le operazioni annuali concluse per tempo, una novità e una sorpresa, come ci siano riusciti non si sa, ma l’amministrazione scolastica ha fatto i miracoli.

Rimangono le annose questioni dei pendolari, di uomini e donne costretti a lavorare lontano da casa, ad alzarsi dal letto ad orari impossibili per prendersi cura delle loro famiglie e per raggiungere le sedi di lavoro.  Eppure gli strumenti ci sono,  dallo Smart Working, che ha visto funzionare la scuola anche in piena pandemia, alle reti di scopo, che possono consentire un utilizzo ottimale delle risorse, tenendo conto che se il personale è felice, produce di più, ma non vengono applicati.

Limiti nelle relazioni sindacali, che non riescono a trovare soluzioni, così come sono presi a risolvere i problemi che la pandemia e la mancanza di relazioni ha generato.

L’autonomia per una scuola inclusiva, belle parole, con il Nuovo PEI che va in soffitta ancora prima di essere applicato, con un D.lgs. 66/2017 che non riesce ad essere attuato, in quanto il sistema ICF non è ancora definito.

E gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, oggi, nelle aule, impauriti dai loro compagni con le mascherine, con gli occhi che guardano tristi, senza il calore di un sorriso, che per loro rappresenta tanto, ma tanto di più.

La scuola riparte comunque. In realtà non si è mai fermata. Nuove modalità di valutazione alla scuola primaria lasciano confusi i maestri, che non hanno avuto il tempo di metabolizzare le novità, di rivedere il PTOF nella struttura del curricolo, semplificandolo e adattandolo   alle nuove esigenze della didattica il cui focus ora sono gli obiettivi da raggiungere e da valutare per livelli di competenze, mettendo in soffitta quel sistema in decimi che snaturava il nuovo modo di progettare e che spesso creava, all’interno delle classi, disparità tra gli alunni stessi, con più bravi sempre più lontani da quelli in difficoltà, in un processo lungo che, dalla legge 517/77 al Decreto legislativo 62/ 2017, trova ora un suo pieno compimento nell’ordinanza n. 172/2021, con una valutazione formativa che supera i limiti dell’infelice convivenza del giudizio globale con il giudizio in decimi e pone le basi per un miglioramento degli apprendimenti e una didattica personalizzata a misura di ogni singolo alunno.

Peccato che il ciclo di Deming avviato non abbia coinvolto anche la scuola secondaria di primo grado, in una riforma dei cicli oggi quanto mai necessaria, così come la revisione del Testo Unico rimasto fermo al 1994.

Un anno d’intenso lavoro e riflessioni ci aspetta, con i dirigenti scolastici sempre più soli, alcuni moto provati, stanchi, demotivati in quanto molte azioni programmate non si sono mai avviate o non si sono concluse.

Altri risentono della mancanza delle occasioni per incontrarsi, relazionarsi, confrontarsi, alcuni si sono persi, altri non si sono mai conosciuti rendendo utopica la costruzione delle Reti di Scuole che avrebbero fatto la differenza, sia nell’ottimizzazione dei servizi amministrativi che nelle azioni legate alle innovazioni didattiche.

Rimangono i pochi innovatori che, in piena estate nella cornice di Ischia, hanno partecipato alla Summer School, un evento che lascia sperare, nel ricordo del compianto Giancarlo Cerini. Insieme, per creare i presupposti di una nuova scuola, con la figura dei Dirigenti Tecnici ormai in via di estinzione e di cui il sistema d’istruzione italiana ha bisogno per andare avanti in un ciclo di miglioramento sempre più necessario.

Suona la campanella, il nuovo anno è iniziato e, con esso, un nuovo ciclo triennale di programmazione, per un domani incerto, ma sempre e nonostante tutto con l’amore per gli alunni, a cui, con responsabilità, dobbiamo garantire un domani migliore del nostro, noi che ormai ci avviamo stanchi verso il nuovo anno che verrà.

Nota 20 settembre 2021, AOODGSIP 2046

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico
UFF. II

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
All’ Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca
All’ Intendente Scolastico per la Scuola Località Ladine
Al Sovrintendente degli studi per la Regione Valle D’Aosta
Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali
e, p.c. Ai Docenti referenti per le Consulte Provinciali degli Studenti presso gli UU.SS.RR. e gli ATP
Ai Presidenti delle Consulte Provinciali degli Studenti

OGGETTO: Elezioni dei rappresentanti degli studenti delle Consulte Provinciali – aa.ss. 2021/22 e 2022/23.

Tutti a Scuola

Presso l’Istituto Omnicomprensivo di Pizzo Calabro (Vibo Valentia) si è tenuto ‘Tutti a Scuola’, la cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico. All’evento hanno partecipato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. La cerimonia, condotta da Flavio Insinna e Andrea Delogu e trasmessa in diretta su Rai Uno, è stata animata da alcune delegazioni di studentesse e studenti, in rappresentanza degli istituti di tutta Italia. Hanno preso parte all’iniziativa personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport.


Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione dell’anno scolastico 2021/2022

Pizzo Calabro, 20/09/2021

Rivolgo un saluto di grande cordialità a tutti i presenti, un ringraziamento alla bella scuola che ci ospita e un saluto all’intera Pizzo Calabro.

Ringrazio molto il Ministro per quanto ci ha detto nel suo intervento.

Ringrazio Flavio Insinna e Andrea Delogu, che così brillantemente ci hanno accompagnato e guidato in questo nostro incontro.

Ringrazio la Rai per la preziosa collaborazione.

Vorrei salutare e ringraziare gli artisti che hanno reso più bello e coinvolgente questo nostro incontro: per tutti rivolgo un saluto a Massimo Ranieri.

Un saluto e un ringraziamento agli atleti che ci hanno donato la loro presenza. Tra gli Olimpici e i Paralimpici presenti abbiamo visto il nuoto, la vela, il tiro, l’atletica. Per tutti rivolgo un saluto a Marcell Jacobs e a Monica Contrafatto, perché quella staffetta dei cento piani delle Olimpiadi e quelle tre medaglie, d’oro, argento e bronzo, delle Paralimpiadi dei cento, sono state particolarmente trascinanti. Rivolgo un saluto a tutti loro ringraziandoli per essere venuti a dare la loro testimonianza ai ragazzi delle scuole.

Un saluto a Leonardo Spinazzola. Durante il suo splendido europeo, i suoi compagni di squadra lo chiamavano ‘Spina’. La chiamata per nome e cognome mi ricorda l’appello scolastico. Voglio ringraziarlo e apprezzare molto il fatto che lo vediamo in buona salute e pronto a riprendere.

Ringrazio molto e saluto i ragazzi che sono saliti sul palco, quelli delle scuole militari e quelli della scuola che hanno cantato l’Inno nazionale.

E ringrazio l’orchestra e il Direttore che ci hanno accompagnato in maniera straordinariamente positiva ed eccellente.

Oggi è un giorno speciale, allegro, di speranza, di impegno, per l’intero Paese. Come ogni anno, il primo giorno di scuola suscita festa e attesa.

Ma quest’anno a essere speciale è l’anno scolastico che comincia.

Voi, ragazze e ragazzi, tornate di nuovo tutti in aula, insieme ai vostri insegnanti. Dopo le tante sofferenze e le grandi limitazioni che la pandemia ci ha imposto, la ripartenza delle scuole a pieno regime è il segno più evidente della ripartenza dell’Italia.

Con le scuole riaperte si riallacciano i fili che si erano interrotti o che erano diventati più esili: certo, anzitutto lo studio, ma anche le relazioni, le amicizie, l’insieme di quelle esperienze così decisive nella vostra formazione. E questo trasmette energia a tutta la comunità nazionale.

La scuola è ossigeno per la società. Non riguarda soltanto voi che la frequentate. Il suo funzionamento è specchio di quello del Paese.

Abbiamo una scuola di valore. Grazie alla passione degli insegnanti, alla dedizione del personale, all’impegno di voi studenti.

Sappiamo che vi sono anche aspetti che devono essere migliorati. Soffriamo per ritardi antichi, per qualche inefficienza, per disparità e disuguaglianze.

Non mancano risorse e capacità per superarli. E per avere fiducia in noi stessi.

Ne abbiamo avuto prova in queste settimane, in cui si sono intensificati gli sforzi del Ministero, dei dirigenti scolastici, degli insegnanti per organizzare, in sicurezza, il buon avvio dell’anno scolastico.

Vi sono state assunzioni di insegnanti e di personale ATA, molte aule sono state adeguate per garantire migliori spazi interni, sono stati realizzati interventi strutturali e organizzativi. Le istituzioni ai diversi livelli hanno collaborato allo scopo di fornire i servizi essenziali ad assicurare il diritto allo studio.

Investimenti doverosi, che ora dovranno assumere continuità e prospettiva strategica con il Piano nazionale di resilienza e ripartenza. Le risorse impiegate per avere una scuola più moderna, per rendere più sicuri e funzionali gli edifici scolastici, per realizzarne di nuovi, per formare docenti preparati alle sfide di una società in trasformazione, sono l’investimento più intelligente e proficuo.

La scuola non è un capitolo accessorio, bensì è assolutamente centrale in un Piano di ripartenza. Le conoscenze e la cultura delle giovani generazioni costituiscono il volano migliore per il domani di tutti noi.

Sentiamo dire spesso che la crisi che abbiamo vissuto – e dalla quale contiamo di essere in via di uscita -sollecita cambiamento: diverrebbe un’espressione retorica, un’astrazione se non si affermassero impegni concreti, progetti adeguati, assunzioni di responsabilità.

La pandemia ha prodotto una condizione drammatica e dolorosa. Ha recato tanto dolore e lutti. Ancora conduce a morte ogni giorno decine di nostri concittadini. Ha frenato le nostre vite, le nostre attività. Ha creato ulteriori diseguaglianze. Ha creato povertà nuova. Ha ridotto opportunità. I giovani, i ragazzi, i bambini hanno pagato un prezzo molto alto.

Non dimenticheremo quanto è accaduto.

Non dobbiamo neppure perdere il ricordo delle esperienze positive che sono giunte dalla risposta sociale, collettiva, alla pandemia. Questa risposta ha preso forma dal nostro comune impegno, dalla generosità, dal coraggio, dal senso del dovere e della responsabilità che tanti hanno dimostrato. Il mondo della scuola è stato un esempio di passione civile e di solidarietà.

Rinunciare alla scuola in presenza è stato un sacrificio pesante e sofferto. E’ giusto riconoscere che, grazie al lavoro di insegnanti, all’impegno di presidi, e alla collaborazione di genitori, è stato possibile, con la didattica a distanza, assicurare, pur in condizioni spesso estremamente difficili, la continuità possibile nell’insegnamento. E la Dad ha contribuito, pur nella sua inevitabile incompletezza, a incrementare le conoscenze, a far crescere l’alfabetizzazione informatica nelle famiglie.

Nella scuola che riparte è bene dare continuità all’educazione digitale, favorendo l’integrazione dei nuovi strumenti nei programmi di studio.  

La società ha bisogno di crescere nelle conoscenze digitali.

L’intera società, non soltanto alcuni suoi ambiti più o meno ristretti. Proprio la Dad ha evidenziato i divari di sviluppo tra le diverse aree del Paese. In alcuni territori, la rete non arriva o arriva male. Mediante le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea si intende opportunamente correggere questa inaccettabile realtà.    

Quando è comparso il virus, la scuola è stata la prima a dover chiudere le sue porte. Ora, grazie alle vaccinazioni e alle nuove misure di precauzione, questo non deve più accadere.

Abbandoni scolastici e impoverimento educativo, soprattutto nelle aree sociali già svantaggiate, si sono aggravati e rappresentano indubbiamente una pesante eredità di questa stagione.

Per affrontare con energia questo aspetto possono esserci d’aiuto lo spirito e la passione civile che hanno consentito di limitare le conseguenze negative delle successive chiusure. L’abbandono e il disimpegno di ragazzi è stato contenuto dall’ingegnosità e dalla determinazione di insegnanti che hanno sovente rincorso gli assenti, che li hanno cercati pure quando era difficile muoversi da casa, che hanno costruito collegamenti, spesso grazie anche alla generosa collaborazione e al senso di solidarietà dei compagni di classe.

Non sono rari i casi di giovani che hanno fatto da collettori di computer non più utilizzati, che li hanno mandati a riparare, per poi donarli a chi non ne aveva. L’espressione di questa solidarietà, la coscienza di appartenere a una comunità, di sentirsi responsabili gli uni degli altri, costituiscono un patrimonio prezioso da non disperdere, anzi da porre a frutto per il futuro e da far crescere ulteriormente.

A tante ragazze e tanti ragazzi la pandemia ha fatto comprendere il valore del “noi”. Li ha sollecitati a guardare oltre la propria individualità, a sentirsi parte di una comunità più grande, e questo nonostante i distanziamenti che frenavano i contatti personali.

La condizione di solitudine sperimentata da tanti ragazzi ha lasciato talvolta delle tracce: vanno cancellate recuperando il valore della vita sociale a scuola e altrove.

È incoraggiante e importante l’adesione dei giovani alla campagna vaccinale: numeri che speriamo diventino sempre più grandi. Non di rado in famiglia sono stati proprio i giovani a spiegare le buone ragioni dell’immunizzazione, a rompere gli indugi e a fare per primi il vaccino, anche quando i genitori tentennavano. Volevano uscire da casa i ragazzi, tornare con gli amici, e così hanno aiutato tutta la società.

Quando nascono grandi speranze sociali, i giovani sono protagonisti. Qualche volta le esprimono con radicalità.

Merita attenzione la grande partecipazione degli studenti alla campagna vaccinale: rivela da che parte sta il desiderio di libertà, di vivere appieno la propria vita con gli altri, rispettandoli, e dove invece prevale una visione regressiva.

Proprio il mondo della scuola, nel suo insieme, si è dimostrato un potente anti-virus. Ne è testimonianza il dato del 94% di vaccinati tra il personale docente e non docente. Quello che per l’intera società è un obiettivo, la scuola lo ha già raggiunto. E vuole andare più avanti, per la sicurezza di tutti. Ancor più doverosa nei luoghi dei bambini e dei ragazzi.

La scuola è l’argine più robusto ai comportamenti distruttivi; è luogo di formazione, promotore di solidarietà, di sapere diffuso, di etica civile.

A questo tende la scuola: a essere motore della trasformazione sociale.

Non ci sarà sviluppo sostenibile senza una scuola votata alla solidarietà e all’innovazione, capace di trasmettere intensamente cultura, in grado di accrescere sempre più il sapere dei ragazzi come garanzia della loro stessa libertà.

Non ci sarà crescita di opportunità, se i ragazzi che provengono da famiglie meno abbienti troveranno ostacoli sulla strada di una propria affermazione. La scuola deve saper curare le eccellenze, perché tanto possono dare alla società, ma la condizione per farle sorgere consiste nel rendere aperto a tutti l’accesso effettivo all’istruzione e alla cultura per permettere che emergano talenti che altrimenti resterebbero inespressi.

È scritto nella nostra Costituzione.

Si trova nella scuola il capitale umano necessario a una vera crescita. Economica e civile.

Sono la cultura, la responsabilità, la conoscenza, il metodo, le risorse di cui voi giovani avete bisogno per essere protagonisti in un tempo dove il mondo corre sempre più veloce e anche i lavori cambiano con una rapidità che mai la storia ha conosciuto.

Il valore sociale della scuola sta anche nell’essere irrinunciabile presidio di integrazione e di coesione. La scuola è alle fondamenta dell’unità del Paese. Insegna a essere italiani. Questo percorso accomuna tutti i ragazzi che frequentano i diversi cicli di studio: quelli che provengono da famiglie con radici antiche nelle nostre città e nei nostri borghi e i nuovi italiani che hanno imparato o stanno imparando la nostra lingua e condividono la nostra vita.

Le parole ‘integrazione’ e ‘coesione’ richiamano le istituzioni scolastiche a un dovere che la pandemia ha, se possibile, accresciuto nei confronti delle giovani e dei giovani portatori di una disabilità. I ragazzi con difficoltà e le loro famiglie hanno sofferto moltissimo in questi mesi. Vi sono ferite da rimarginare e sono certo che la scuola farà la sua parte.

La scuola è il primo luogo dove la società sperimenta concretamente che le diversità sono ricchezze, che il valore di una persona, di ogni singola persona, è un bene a cui la comunità non deve rinunciare. Si è molto operato per incrementare il numero degli insegnanti di sostegno con più tempestive nomine. Ma tanto resta ancora da fare per colmare lacune e rimuovere ostacoli.

Ci sono momenti in cui si avverte di trovarsi davanti a un bivio, nella necessità non solo di scegliere la strada giusta, ma anche di cambiare passo. Di andare più veloci.

Guardare l’esuberanza dei nostri ragazzi, specchiarsi nella loro speranza, trasmette coraggio agli insegnanti, alle famiglie, a tutti noi.

Celebrando i settantacinque anni della Repubblica ho ricordato che siete voi, ragazze e ragazzi, che avete il compito e la responsabilità di scrivere la nostra storia, di essere i costruttori del nostro futuro. Nella scuola troverete gli strumenti per farlo.

Sarà un anno speciale.

Buon anno scolastico!


Sarà Pizzo Calabro (Vibo Valentia) a ospitare quest’anno ‘Tutti a Scuola’, l’annuale cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico. La comunità scolastica dell’Istituto Omnicomprensivo della città accoglierà, a partire dalle 16.30, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e alcune delegazioni di studentesse e studenti, in rappresentanza degli istituti di tutta Italia.

La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai Uno e sarà condotta da Andrea Delogu e da Flavio Insinna.

Protagoniste dell’evento saranno le scuole selezionate dal Ministero dell’Istruzione per aver realizzato i migliori percorsi didattici sui temi della legalità e della cittadinanza. Con il videoclip “Diversi ma in fondo uguali” le bambine e i bambini dell’Istituto Comprensivo “5 Bologna” – Scuola secondaria di I grado “Testoni Fioravanti” di Bologna dimostreranno come in un contesto multietnico la diversità possa essere vissuta al di fuori da stereotipi. Le alunne e gli alunni dell’Istituto “I.O. Griselli” di Montescudaio (PI) promuoveranno una riflessione sui diritti dei bambini attraverso il canto e la recitazione. L’Istituto Comprensivo “Jannuzzi – Mons. Di Donna” di Andria (BT) proporrà una coreografia che esprime inclusione e fiducia sulle note di “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi. Le sbandieratrici dell’Istituto Comprensivo 2 Sant’Agata de’ Goti (BN) con il loro vessilli d’Italia e d’Europa porranno l’attenzione sul tema della cittadinanza, mentre le ragazze e i ragazzi dell’Istituto Omnicomprensivo Statale “Bruno – Vinci” di Nicotera (VV) racconteranno come hanno ideato e realizzato “Bat Stick – le difficoltà non fan la differenza”, un bastone elettronico per persone ipovedenti. Il lavoro del XIII Istituto Comprensivo “Archimede” di Siracusa ripercorrerà l’esperienza di vita e l’impegno di madri, mogli, sorelle di vittime di mafia, messaggere di legalità. Infine, con le studentesse e gli studenti dell’Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Paolo Frisi” di Milano, che hanno avuto la possibilità di formarsi con lo chef Davide Oldani, si farà un’incursione sul Made in Italy.

A unirsi alla festa della scuola ci saranno anche alcuni campioni olimpici e paralimpici di Tokyo 2020, accompagnati dal Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò, e dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli: Caterina Banti, Monica Graziana Contrafatto, Marcell Jacobs, Vincenza Petrilli, Stefano Raimondi e Giulia Terzi. Sarà presente anche il calciatore Leonardo Spinazzola, campione d’Europa con la Nazionale italiana. Tra gli ospiti musicali il Coro dello Zecchino d’Oro, Tancredi e Massimo Ranieri che canterà dal vivo con un’orchestra di 25 elementi, composta dai migliori allievi dei Conservatori d’Italia diretta dal Maestro Leonardo De Amicis.

La cerimonia ‘Tutti a Scuola’ potrà essere seguita anche sui canali social del Ministero dell’Istruzione attraverso l’hashtag #TuttiAScuola.