Scuola e inclusione, l’anno parte in salita

Scuola e inclusione, l’anno parte in salita. Allarme di Anffas
Redattore Sociale del 21/09/2021

Non c’è solo il nuovo Pei (e il suo annullamento) a complicare la situazione: ci sono anche i vecchi irrisolti problemi a rendere incerta l’inclusione scolastica. Speziale: “Ritardi nei Pei, nei Glo e nell’assegnazione del sostegno e dell’assistenza, trasporto inadeguato”

ROMA. “Nonostante tutte le rassicurazioni avute nei mesi scorsi da parte del ministero dell’Istruzione, la situazione degli studenti con disabilità risulta drammaticamente simile a quella degli anni precedenti”: a raccontare la prima settimana di scuola e le nuove e vecchie difficoltà è Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas. “Il ministero – ricorda – aveva dato precise indicazioni ai dirigenti scolastici di approntare tutto quanto necessario, affinché fin dal primo giorno di scuola, venissero garantiti tutti i sostegni ed accorgimenti per garantire il diritto all’inclusione scolastica dei circa 280 mila alunni e studenti con disabilità”: la realtà, però, è ben diversa, complice anche il disorientamento generato dalla sentenza del Tar del Lazio che ha annullato, il 14 settembre, il decreto che introduceva il nuovo modello di Pei.
Quali sono, nello specifico, le criticità in questo momento? Speziale ne individua cinque: primo, “Pei non predisposto o non aggiornato per tempo (ovvero entro il 30 giugno 2021); secondo, “ritardo nell’assegnazione degli insegnanti di sostegno da parte delle istituzioni scolastiche regionali”; terzo, “ritardo nell’assegnazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione da parte degli enti locali”, quarto, “carenza nell’organizzazione dei servizi di trasporto scolastico da parte degli enti locali”; infine, “risulta che non sempre siano convocati per tempo e correttamente i Glo: e non sempre, in tali occasioni, viene data la possibilità ai genitori di far valere le loro ragioni o di pervenire a delle soluzioni condivise”.
Non solo: ad aggravare la situazione, ci sono “le misure legate all’emergenza Covid ed in molti casi da un clima scarsamente collaborativo con le famiglie, che vedono ridotti o negati i diritti dei loro figli con disabilità e spesso neppure ottengono risposta alle loro giuste richieste da parte delle istituzioni scolastiche. Il tutto con buona pace della tanto sbandierata necessità di creare all’interno del contesto scolastico una forte alleanza tra gli operatori della scuola e le famiglie in un percorso di corresponsabilizzazione dell’intero contesto educante – osserva ancora Speziale – Insomma, per la vera e piena inclusione scolastica, tranne in rari casi, occorre ancora attendere”.

La paura più grande: la discriminazione
Lo dimostrano le preoccupazioni espresse da una mamma, socia di Anffas: “Alla luce di quello che abbiamo vissuto in questo lungo periodo di emergenza Covid, la più grande preoccupazione per i nostri figli è quella di una possibile emarginazione: preoccupazione che purtroppo, in molti casi, si è rivelata fondata Il rischio di contagio e le relative diffuse e comprensibili paure hanno determinato diverse situazioni preoccupanti: alcuni dirigenti scolastici, per esempio, hanno dato la possibilità di frequentare in presenza le lezioni per gli alunni con disabilità, ma nella maggior parte dei casi, questi si sono trovati da soli con l’insegnante di sostegno. Pochissimi sono stati invece i casi in è stato costituito il piccolo gruppo che era previsto dalla nota ministeriale 1990. Altri genitori, proprio per paura e timore del contagio, hanno preferito far seguire le lezioni tramite didattica a distanza: questa esperienza, per molti alunni con disabilità, si è rivelata fallimentare, tranne rare eccezioni. In questo nuovo anno scolastico, proprio per evitare queste situazioni e cercare un giusto equilibrio tra l’indubbia emergenza sanitaria e il diritto allo studio e a una vera inclusione, sarebbe auspicabile una programmazione concordata in sede di Glo, in cui scuola, famiglia e servizi sanitari territoriali insieme stabiliscano quale sia il percorso più idoneo per l’alunno. Credo che sarebbe molto rassicurante per la famiglia avere un momento di confronto”.

La sentenza sul nuovo Pei: ombre e luci. Analisi tecnica
Per quanto riguarda invece la sentenza che ha annullato il nuovo modello di Pei, Anffas ha analizzato i principali aspetti critici di questa decisione: Per quanto riguarda la riduzione dell’orario di frequenza, insieme alle altre organizzazioni aderenti alla Fish, Anffas “aveva indicato in Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica che questo avrebbe potuto ingenerare la convinzione che per gli alunni con disabilità si potesse prevedere un orario ridotto, generando quindi una disparità di trattamento rispetto agli altri compagni per una minorata fruizione del diritto all’istruzione e all’educazione”. Di conseguenza, “non poteva essere prevista una riduzione oraria a semplice richiesta di operatori sanitari o di famiglia o di chicchessia, raccogliendo solo l’assenso della scuola e motivando in maniera generica”. Al tempo stesso, però, “si era sottolineato che vi potessero essere situazioni in cui comprovate oggettive esigenze definite nel Glo, soprattutto per particolari situazioni sanitarie, avrebbero potuto portare ad un’eccezionale riduzione, nella minor limitazione possibile, dell’orario di frequenza scolastica”. Ora, però, la sentenza del Tar, ripresa dalla nota ministeriale 2044, ha di fatto escluso la “facoltà di predisposizione di un orario ridotto di frequenza alle lezioni, in assenza di possibilità di recuperare le ore perdute per terapie e/o prestazioni di natura sanitaria. E questo, per alcune famiglie, può risultare problematico: per esempio, “un ragazzo con disturbi nello spettro autistico che necessiti ad un certo punto di un momento di decompressione a fronte di una crisi dovrà sempre rimanere in classe o potrà per qualche minuto essere in un luogo più tranquillo?”, domanda Anffas. E, ancora: qualora un alunno si dovesse assentare dalla scuola per ragioni terapeutiche o riabilitative e “volesse recuperare tali ore in orari extrascolastici, in tali ore comunque non sarebbe senza la mia classe?”.
Altra questione critica è quella della quantificazione dei sostegni, per l’anno scolastico appena iniziato, per la quale il decreto 182/2020, annullato dal Tar, introduceva relative tabelle. Secondo Anffas, a questo punto, ci si potrà ritrovare di fronte a due differenti circostanze, primo “è stata compilata la sezione 12 per i ‘nuovi casi’, onde garantire l’assegnazione delle risorse per l’a.s. 2021/2022 e tali risorse nel frattempo sono state validamente assegnate”. In questa circostanza, “la famiglia potrebbe impugnare tale assegnazione se non la ritenga congrua e comunque frutto dell’utilizzo delle tabelle utilizzate per la compilazione della Sezione 12, oggi annullate dal Tar. In ogni caso, in sede di Glo di ottobre per la definizione del nuovo Pei per l’anno scolastico 2021/2022 – osserva Anffas – occorrerà anche verificare se sono da confermare alcuni obiettivi ed analisi svolte per la compilazione della Sezione 12 prima dell’annullamento del Tar”.
La seconda possibile situazione è quella in cui nel corso dell’anno 2020/2021 sia stato adottato in toto il nuovo modello di Pei e siano state compilate tutte le sezioni: “Quel Pei – nota Anffas – ha esaurito la sua valenza alla fine dell’anno scolastico scorso (ossia al 30 giugno 2021) e l’eventuale compilazione della Sezione 11, ossia la verifica finale e quantificazione dei sostegni per l’anno scolastico successivo (fatta entro giugno 2021) segue le stesse dinamiche sopra descritte per la sezione 12. Il Glo dovrà compilare un Pei per l’a.s. 2021/2022 anche verificando, come nel caso precedente, se sono da confermare alcuni obiettivi ed analisi svolte per la compilazione della Sezione 11 prima dell’annullamento del Tar”.

di Chiara Ludovisi 

Funzione ispettiva e metodo del Lingchi

Funzione ispettiva e metodo del Lingchi

di Mario Maviglia

Il Lingchi era un metodo di tortura diffuso in Cina fino al 1905 che consisteva nel praticare progressivamente piccoli tagli al condannato prima di farlo morire del tutto. Il termine in sé vuol dire “processo lento” o “dai mille tagli”. Ne dà una descrizione molto vivida e decisamente cruda lo scrittore statunitense Gary Jennings nel suo romanzo Il viaggiatore, dedicato al viaggio di Marco Polo in Cina.

 In maniera del tutto incongrua ed arbitraria, ogni volta che si parla di funzione ispettiva mi viene in mente il Lingchi, questo lento processo di scomparsa, di morte, in questo caso non delle singole persone, ovviamente, ma della figura in sé, della funzione esplicata. In effetti, nel corso degli anni vi è stata una lenta, ma costante e scientifica erosione del numero dei dirigenti tecnici del Ministero dell’Istruzione, tanto da chiedersi se ha ancora senso parlare di ispettori, anzi di Dirigenti tecnici con funzioni ispettive, come insistentemente stabilisce il decreto-legge 25/05/2021 n. 73 modificato con legge di conversione 23/07/2021 n. 106 nell’apportare modifiche al DLgs 297/1994 nella parte riguardante la funzione ispettiva. Si può eccepire che in tutto il settore del pubblico impiego vi sono stati dei “tagli” e quindi anche tra i dirigenti, ma nel caso degli ispettori tecnici, pardon nel caso dei Dirigenti tecnici con funzioni ispettive, questi tagli sono stati particolarmente proficui e non trovano riscontro negli altri settori della dirigenza pubblica. Basti considerare che nel 1989 la pianta organica degli ispettori tecnici prevedeva 696 unità, ridotte a 190 nel 2020, con una contrazione quindi del 72,71%. Per avere un’idea di questa lenta scomparsa del corpo ispettivo, si tenga conto che nel quindicennio 2001-2014, mentre l’organico dei dirigenti amministrativi ha conosciuto un calo del 27,22%, quello dei dirigenti tecnici ha registrato una riduzione del 56,60%[1].

Già questi dati grezzi restituiscono, al di la di ogni prosopopea ufficiale, la reale importanza che viene assegnata alla funzione ispettiva nel nostro sistema scolastico. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, in Gran Bretagna vi è un ispettore ogni 13 scuole, in Francia uno ogni 22, nel Lazio uno ogni 2.076 scuole[2]. Affermare che “i dirigenti tecnici svolgono una fondamentale funzione nella realizzazione e nello sviluppo del sistema nazionale di valutazione … offrono supporto, assistenza, consulenza e formazione alle scuole nel processo di attuazione dell’autonomia scolastica, fornendo proposte e pareri sui temi dello sviluppo dei curricoli, della progettazione didattica, delle metodologie, della valutazione…” e altro ancora (partecipazione a gruppi di lavoro, attuazione delle misure previste nel PNSD e nel PON “Per la Scuola”, predisposizione delle prove dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione, verifica dei requisiti delle scuole paritarie, collaborazione alla realizzazione della formazione in servizio del personale della scuola, supporto tecnico ad attività progettuali di ambito territoriale, nazionale e internazionale, supporto e intervento relativi alle richieste provenienti dal territorio (DM 1046/2017, Atto di indirizzo per l’esercizio della funzione ispettiva tecnica), rischia di suonare come vuota retorica per un motivo molto semplice: non ci sono gli ispettori (pardon, i dirigenti tecnici con funzioni ispettive) per inverare quella funzione. Insomma, si sta parlando di un corpo ispettivo senza corpo…

Ci sono altri segnali che confermano questa “disaffezione” del decisore politico-amministrativo verso questa funzione. Se si va ad analizzare la “pesatura” che viene fatta dei vari uffici (passo indispensabile per determinare la retribuzione di posizione, parte variabile), si può notare che gran parte dei dirigenti amministrativi occupa le fasce più alte (A e B), mentre la gran parte dei dirigenti tecnici quelle più basse (C e D) (dati 2015). Interessante notare che, a fronte di 61 fasce A di dirigenti amministrativi, ce n’è solo una di dirigente tecnico[3]:

Fasce n. DirigentiFascia AFascia BFascia CFascia DTotale Dirigenti
Dirigenti Amministrativi61923732222
Dirigenti Tecnici1396289191
 6213199121413

Altro esempio: l’ultimo concorso per il reclutamento di dirigenti tecnici è stato bandito nel 2008 e si è concluso nel 2014, ossia dopo 6 (dicasi sei) anni! Sono piccoli esempi che danno l’idea dello stato in cui versa la funzione ispettiva in Italia. E si sta parlando di dati meramente quantitativi. Nel merito dei contenuti di tale funzione, come già detto prima, il citato decreto-legge 73/2021 ha definitivamente assegnato la denominazione di Dirigenti tecnici con funzioni ispettive agli ex ispettori tecnici. Vedremo come il prossimo Atto di indirizzo sulla funzione ispettiva riempirà di contenuti tale funzione e che tipo di articolazione organizzativa proporrà. Intanto registriamo che lo stesso decreto legge, nel definire la composizione delle Commissioni esaminatrici dei concorsi a posti di dirigente tecnico con funzioni ispettive, prevede che esse siano composte da: a) tre membri scelti tra i dirigenti del Ministero dell’istruzione che ricoprano o abbiano ricoperto un incarico di direzione di uffici dirigenziali generali ovvero tra i  professori di prima fascia di università statali e non statali, i magistrati amministrativi, ordinari e contabili, gli avvocati dello Stato o i consiglieri di Stato aventi documentata esperienza nei settori  della valutazione delle organizzazioni complesse o del diritto e della legislazione scolastica; b) un dirigente tecnico del Ministero dell’istruzione; c) un dirigente amministrativo di livello non  generale del Ministero dell’istruzione. Come si vede, si tratta di commissioni fortemente sbilanciate sul versante giuridico-amministrativo, in sintonia, peraltro, col processo di burocratizzazione che sta caratterizzando la scuola nel suo complesso. Particolare interessante: nella commissione d’esame è prevista anche la presenza di un dirigente amministrativo, ma non risulta che nei concorsi a posti di dirigente amministrativo sia prevista la presenza di un dirigente tecnico.

Adesso ci aspettiamo che il prossimo bando di concorso a posti di Dirigente tecnico con funzioni ispettive abbia come contenuti prevalenti il diritto amministrativo, il diritto civile, il diritto del lavoro, la contabilità pubblica, il diritto penale, la sicurezza, la protezione dei dati, l’attività negoziale delle istituzioni scolastiche, il controllo di gestione e il ciclo della performance. La scuola ne ha estremo bisogno. Inoltre, in questo modo, anche l’antica arte del Lingchi continua a sopravvivere, sotto mentite spoglie.


[1] E. Acerra, La situazione attuale della funzione ispettiva, in Associazione TreeLLLe, Un nuovo Ispettorato per assicurare la qualità di tutte le scuola, Quaderno n. 14, dicembre 2017, pp. 109-125

[2] https://www.corriere.it/cronache/13_settembre_02/scuola-riapre-ispettori-scomparsi_cf1bc2ba-1390-11e3-b6d8-d9e68bde9db1.shtml

[3] E. Acerra, op. cit.

Genitorialità a misura di bambino

Genitorialità a misura di bambino

di Margherita Marzario

Abstract: Il contributo ci interroga sul senso profondo dell’essere genitori scavandone due aspetti essenziali, generatività e generosità

In passato si parlava di maternità e paternità, attualmente si parla di genitorialità in ogni ambito, da quello psicologico a quello legislativo. Ma cos’è la genitorialità? Ada Fonzi, esperta di psicologia dello sviluppo, scrive: “Il concetto di generatività ha anche un notevole peso dal punto di vista sociale, se lo si intende non soltanto come la capacità di mettere al mondo, di curare e custodire i propri figli, ma anche come una tensione proattiva che, all’insegna della gratuità, potenzia la dimensione relazionale a ogni livello e promuove la convivenza sociale. Si tratta di passare da una generatività tutta interna al nucleo familiare a una onnicomprensiva, in cui risultino in primo piano gli obblighi della società intera nei confronti delle nuove generazioni. È la società in cui viviamo che dovrebbe prendersi responsabilmente cura dei giovani, offrendo loro la possibilità di realizzare se stessi, di raccogliere il patrimonio del passato, di arricchirlo con le conquiste del presente e di trasmetterlo a loro volta a chi verrà dopo di loro”. Anziché pretendere di avere figli a tutti i costi, oltre una certa età e in qualsiasi condizione (per esempio con lo sperma di “padre” premorto), bisogna riappropriarsi della generatività sociale che si esprime nella responsabilità e corresponsabilità di tutti i figli che già ci sono. Dalla generatività scaturisce la genitorialità e non il contrario.

I figli, sin dal concepimento, non sono un diritto e, pertanto, i genitori devono accettare e saper accettare qualsiasi insuccesso generativo e/o generazionale. La genitorialità potrebbe essere considerata un’obbligazione di “mezzi” e non di “risultato”. Genitorialità è porsi continuamente domande, il più delle volte senza risposta, e dare risposte a domande, spesso assurde, poste dalla vita, perché i figli sono vita, vita in divenire, vita dell’avvenire. Fra Danilo Salezze, fondatore di una comunità terapeutica, fa notare: “«Sofia, Andrea, Luca…, ma perché ci hai fatto questo!?». Da tanti anni sento questa domanda di padri e madri a figli non «conformi»: a volte la droga, altre volte scelte di lavoro o di relazioni affettive che non vanno giù… e quant’altro. Altra domanda, senza risposta: «Ma dove abbiamo sbagliato con lui!?», immaginando che, interrogando il passato e magari un «esperto», si possa sanare un brutto equivoco. […] Niente di più umano di questa domanda senza risposta, perché ha a che fare con un inestricabile groviglio di casualità, inconvenienti educativi, influenze di tutti i tipi; ma è connessa anche al filo rosso della «volontà di esistere» che ogni individuo porta con sé nella vita. A pensarci bene è una domanda rivolta in fondo a ogni individuo: qual è il tuo destino, cioè la stella che ti sta guidando con irresistibile forza?”.

Marino Maglietta (presidente dell’associazione nazionale “Crescere Insieme” e “padre” della legge 54/2006 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”, comunemente detto affido condiviso), richiama: «I bambini stanno bene se stanno bene entrambi i genitori. La separazione impoverisce la famiglia separata quando la distribuzione degli oneri non è equa. […] Da una parte il genitore collocatario con i figli e dall’altra il genitore residuale. Che è un’appendice cui si chiede di produrre ma cui molto spesso non si permette di avere le condizioni per farlo. Se un padre non ha nemmeno un alloggio decente dove accogliere i figli e deve produrre solo per dare più soldi alla persona da cui si è separato non sarà molto propenso a darsi da fare…[…]. Perché, al momento, in realtà tra la collocazione prevalente e il meccanismo dell’assegno e la riduzione dei tempi di visita,di “condiviso” non esiste nulla. Non abbiamo elementi per dire se la legge “funziona o non funziona”» (ottobre 2017). In caso di separazione e divorzio continua ad esserci conflittualità esacerbata e disparità di trattamento delle figure genitoriali perché, da più parti, è trascurata – per non dire calpestata – quella che è la cultura costituzionale della famiglia, a cominciare dal principio solidaristico dell’art. 2 della Costituzione di cui la genitorialità (che è connaturalmente bigenitorialità, senza che vi sia bisogno di denominarla in tal modo), disciplinata nell’art. 30 Cost., è l’espressione basilare ed esemplare. Soprattutto si dimentica che i figli non valgono soldi, quote, percentuali, “principio di proporzionalità” (art. 337 ter cod. civ.) o altro ma valgono e rappresentano quello che non si può comprare né trattare: la vita data e la felicità ricevuta dalla stessa.

La giornalista Renata Maderna sottolinea: “Come insegnava san Francesco di Sales […]: «Non bisogna né spezzare le corde, né abbandonare il liuto, quando ci si accorge della discordanza; bisogna porgere l’orecchio per vedere da dove viene lo squilibrio, e con dolcezza tendere la corda o allentarla secondo quanto richiesto dall’arte della musica». Che ha molto in comune con quella di fare i genitori. Veri e non di carta”. La genitorialità è un’arte e, come ogni arte, comporta fatica, impegno, tempo, passione, errori, tentativi, collaborazione con gli altri adulti responsabili dei bambini.

“Ogni adulto è figlio del bambino che è stato” (cit.). Si è figli non solo dei genitori, ma anche delle modalità di esercizio della loro genitorialità – in virtù della teoria dell’imprinting – e delle altre figure di riferimento, cosiddetta genitorialità sociale (in senso lato). “I genitori o le altre persone aventi cura del fanciullo hanno primariamente la responsabilità di assicurare, nei limiti delle loro possibilità e delle loro disponibilità finanziarie, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo” (art. 27 par. 2 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).

“Assicurare le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo” prevede anche il rispetto e la tutela dei diritti personalissimi o della personalità del bambino. “Il diritto del minore alla riservatezza prevale sul diritto di cronaca e neanche il consenso dei genitori autorizza il giornalista a divulgare informazioni che possano nuocere al suo sviluppo” (dalla Relazione annuale – anno 2016 – al Parlamento del Garante nazionale per la privacy). I primi a dover rispettare e garantire il diritto alla riservatezza dei bambini sono i genitori, per esempio fotografando o filmando di meno i figli (consentendo loro di vivere a pieno quel momento) e non pubblicando le foto nei “social network”. La genitorialità, in particolare la paternità, deve esplicarsi nella giusta distanza, deve astenersi ma non assentarsi, deve sostenere il figlio e non sostituirlo, aiutarlo e non assillarlo, ovvero deve assisterlo moralmente (artt. 147 e 315 bis comma 1 cod. civ.). “Bisogna restare un passo indietro. Bisogna esercitare una castità paterna, a rischio di essere deludenti, meglio, piuttosto che diventare indispensabili” (don Fabio Rosini).

“Cerca di trovare quanto di meglio c’è in una persona e diglielo. Tutti possiedono qualcosa che merita di essere lodato. Le lodi significano comprensione. Impara a vedere la grandezza del tuo prossimo e vedrai anche la tua” (lo scrittore Kahlil Gibran): quello che si deve insegnare ai bambini, quello che si deve imparare dai bambini. Rivelarsi ai bambini semplicemente per quello che si è nella quotidianità è il primo esempio che si possa dare ai piccoli, perché anche loro manifestino il meglio da adulti. Restare bambini, restare se stessi: questo il compito più difficile della vita, quello che chiede la vita, la vera educazione alla vita. Metodo di insegnamento affinché diventi metodo di apprendimento, metodo di vita (etimologicamente “metodo”, da “andar dietro per ricercare”). Anche la genitorialità deve essere trasmettere la vita e fornire un metodo di vita.

“Genitorialità” ha la stessa origine etimologica di “generosità”: “La generosità, come sappiamo – precisa il filosofo Adriano Fabris -, consiste nel saper dare senza che ci si aspetti un contraccambio. Chi è generoso offre qualcosa di ciò che possiede, magari tutto quello che ha, e lo fa con animo lieto. […] Ma nell’esperienza della generosità c’è più che la manifestazione di un buon carattere. C’è il farro che un gesto generoso rende più bella e più buona ogni relazione con gli altri, e contribuisce a migliorare il mondo. Ecco perché, se chi è generoso non ha nulla da dare, allora offre, magari, qualcosa di sé. Offre non quello che possiede, ma quello che è”. La genitorialità è darsi e dare, dare alla vita e dare la vita, è educazione alla generosità.

Quella generosità che è traboccante del bello e del buono, come descrivono Chiara ed Edoardo Vian, esperti di famiglie in difficoltà: “Gioia e allegria affiorano nel nostro cuore quando accettiamo di ridiventare un po’ bambini, quando decidiamo di rinunciare al controllo, al calcolo, alla logica produttiva per lasciare spazio al gioco, alla sorpresa, alla parte più genuina e più limpida che c’è, magari latente o coperta, ma pur viva, dentro di noi”. Così dovrebbe essere la genitorialità, fonte di vita e di biofilia, quell’amore per la vita e tutto ciò che è vivo.

“Attendere e lavorare nella grande veglia della vita, dilatare giorno dopo giorno gli occhi del cuore e con umiltà intuire la salvezza che arriva da ogni dove” (cit.): questo il senso profondo della genitorialità.

Congedo parentale facoltativo e frequenza TFA

Congedo parentale facoltativo e frequenza Tirocinio Formativo Attivo – TFA e altri corsi Universitari: ricognizione normativa e regime di compatibilità

di Dario Tumminelli, Leon Zingales e Massimo Pagano

Riferimenti normativi

Il punto di riferimento normativo per trattare la materia sui congedi parentali è il Decreto Legislativo del 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26 aprile 2001, Suppl. Ordinario n. 93. Il testo aggiornato, da ultimo, con ulteriori modifiche apportate dal Decreto Legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla Legge 23 luglio 2021, n. 106 e dalla Legge 30 dicembre 2018, n. 145. Infine il Decreto legislativo 80/2015 ha apportato diverse modifiche migliorative al T.U. sulla maternità e paternità (D.l.vo 151/2001), tra cui l’estensione del periodo di fruizione del congedo parentale elevandolo entro i primi 12 anni di vita del bambino.

La ratio dell’istituto del “congedo parentale” contenuta nell’art. 12, comma 4, del CCNL del 29/11/2007 del comparto scuola si inserisce nell’ambito della cornice legale derivante dal combinato disposto dell’art. 32 con l’art. 34 del D. Lgs. n. 151/2001 è finalizzata alla cura del bambino nei suoi primi anni di vita, atti a soddisfare i suoi bisogni primari, affettivi e relazionali.

È un periodo di astensione facoltativo dal lavoro concesso ai genitori dipendenti sia pubblici che privati.

Spetta ai genitori naturali, sia adottivi che affidatari, che siano in costanza di rapporto di lavoro, per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a dieci mesi, elevabili a 11 se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno tre mesi. Tale periodo complessivo può essere fruito dai genitori anche contemporaneamente ed è servizio a tutti gli effetti di legge.

Ai genitori lavoratori dipendenti spetta:

  • un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo, entro i primi sei anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) e per un periodo massimo complessivo (madre e/o padre) di sei mesi;
  • un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, dai sei anni e un giorno agli otto anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento), solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione ed entrambi i genitori non ne abbiano fruito nei primi sei anni o per la parte non fruita anche eccedente il periodo massimo complessivo di sei mesi;
  • nessuna indennità dagli otto anni e un giorno ai 12 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento), tuttavia anche se non è corrisposta nessun reddito è comunque servizio utile a tutti gli effetti di legge.

Oltre la normativa appena esaminata è necessario un approfondimento con altro pilastro normativo ovvero il Testo Unico sulla sicurezza, Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 – Suppl. Ordinario n. 108, testo coordinato con il Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106, cosiddetto decreto integrativo e correttivo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 180 del 05 agosto 2009 – Suppl. Ordinario n. 142/L.

Ai sensi dell’art. 2 lett. a del D.Lgs. 81/08, è equiparato al lavoratore l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature di videoterminali, limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazione o ai laboratori in questione.

Art. 2 lett. a TU – D.Lgs. 81/08 << a) «lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso; l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549, e seguenti del codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni;>>

Inoltre è necessario anche un ulteriore passaggio attraverso un approfondimento con il Decreto Ministeriale n. 363 del 05 agosto 1998 “Regolamento recante norme per l’individuazione delle particolari esigenze delle Università”. L’articolo 2 comma 4 prevede:

Art. 2 comma 4 Decreto Ministeriale n. 363/98 <<Oltre al personale docente, ricercatore, tecnico e amministrativo dipendente dell’università,
si intende per lavoratore anche quello non organicamente strutturato e quello degli enti
convenzionati, sia pubblici che privati, che svolge l’attività presso le strutture dell’università,
salva diversa determinazione convenzionalmente concordata, nonché gli studenti dei corsi
universitari, i dottorandi, gli specializzandi, i tirocinanti, i borsisti ed i soggetti ad essi
equiparati, quando frequentino laboratori didattici, di ricerca o di servizio e, in ragione
dell’attività specificamente svolta, siano esposti a rischi individuati nel documento di
valutazione
.>>

Alla luce di quanto sopra esposto appare chiaro che il docente/ATA che usufruisce del congedo parentale facoltativo può frequentare attività formative anche universitarie.

Tuttavia si pone il problema quando e soprattutto nel caso in cui siano presenti momenti di “laboratori didattici, di ricerca o di servizio”, “tirocini formativi e di orientamento” o ancora quando “l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione

Sul quando, l’Aran “Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni” si è espressa a riguardo con “Orientamenti ApplicativiSCU_042_” consultabile dal link https://www.aranagenzia.it/orientamenti-applicativi/comparti/scuola/3723-scuola-aspettativa-congedi/3212-scu042orientamenti-applicativi.html

SCU_042_Orientamenti Applicativi <<Un dipendente in congedo parentale può partecipare ad iniziative di formazione? Ai sensi dell’art. 12, comma 4, del CCNL 29 novembre 2007 nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall’art. 32, comma 1, lett. a) e b) del Dlgs 151/2001 ciascun genitore ha diritto di beneficiare del congedo parentale per un periodo continuativo o frazionato.   La possibilità che viene data al lavoratore di poter usufruire del congedo parentale anche in modo frazionato apre la strada ad una possibilità di interruzione del periodo di congedo; durante tale sospensione il lavoratore sarebbe libero di partecipare ad iniziative di formazione>>

L’integrazione dell’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni mira ad individuare i periodi utili dove è possibile partecipare ad iniziative di formazione. L’orientamento fa un esplicito riferimento al “Jobs act”,

Il Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, “Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.144 del 24-06-2015 – Suppl. Ordinario n. 34, attuativo della delega contenuta nel “Jobs act”, prevede infatti che i genitori lavoratori dipendenti, in assenza di contrattazione collettiva anche di livello aziendale, possano fruire del congedo parentale su base oraria per metà dell’orario medio giornaliero.

È proprio su questa possibilità ovvero della fruizione frazionata del congedo parentale, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni ritiene che nei periodi di sospensione è possibile la partecipazione ad iniziative formative, ergo negli altri periodi non è possibile.

Per completezza della trattazione si riportano alcune precisazioni, FAQ e chiarimenti emanati da alcuni Atenei Italiani in merito al caso sollevato. L’Università degli Studi di Bologna, nella seduta del 18 novembre 2015 del Consiglio di Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”, ha deliberato in merito alle attività di tirocinio svolte all’interno degli istituti scolastici da studentesse in stato di gravidanza (Prot. n. 2027/2015) consultabile dal link:

https://www.unibo.it/it/didattica/formazione-insegnanti/disposizioni-per-tirocinanti-in-gravidanza

Linee guida per la tutela della maternità delle studentesse e delle altre lavoratrici equiparate dell’Ateneo” pubblicate dall’Università di Bologna nel mese di settembre 2015 confermano: << “il divieto di adibire le lavoratrici in stato di gravidanza e fino al settimo mese dopo il parto a lavorazioni in cui vi sia esposizione ad agenti chimici, fisici, compresi i radioattivi, e biologici pericolosi e nocivi per la madre e il bambino” e dispongono, quindi, “il divieto di accesso alle donne in stato di gravidanza e fino al settimo mese dopo il parto ai laboratori/locali/ambienti in cui esistano tali rischi” Attività consentite Nel periodo della gravidanza e dell’allattamento è consentito: 1. frequentare le lezioni in aula (anche nel periodo del congedo obbligatorio), con possibilità di alternare frequentemente le posture; 2. svolgere attività di ricerca bibliografica, elaborazione dati e stesura testi in studio/ufficio/biblioteca, con utilizzo non continuativo del VDT e con possibilità di autonoma gestione delle pause e/o dell’orario di lavoro.

Pertanto sulla base di quanto riportato nelle linee guida, all’Università degli Studi di Bologna è preclusa ogni possibilità di effettuare il tirocinio durante tutto il periodo di maternità obbligatoria, durante il periodo di maternità anticipata per gravidanza a rischio con la possibilità di frequentare le lezioni in aula anche durante il periodo di congedo obbligatorio.

Anche il Consiglio di Dipartimento di Scienze della Formazione primaria dell’Università degli Studi di Catania con il verbale n. 3 nell’Adunanza del 16 gennaio 2017 si pone sulla stessa linea dell’Università degli Studi di Bologna, sebbene non si faccia esplicito riferimento ai tirocinanti del corso di specializzazione su sostegno, facendo menzione generica al tirocinio curricolare consultabile dal link

http://www.disfor.unict.it/sites/default/files/documenti_sito/CdD%20del%2016.01.17%20Tirocinio%20durante%20il%20periodo%20di%20gravidanza_0.pdf 

Alla luce di quanto sopra esposto, , la frequenza delle lezioni o corsi universitari di qualsiasi specie, anche in modalità a distanza o telematica, con la dovuta eccezione dei tirocini formativi e dei laboratori didattici in cui lo studente viene espressamente equiparato dalla normativa vigente al lavoratore, è consentita soltanto in caso di interruzione/sospensione del congedo parentale facoltativo.

Bibliografia

  • DECRETO LEGISLATIVO del 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53
  • DECRETO LEGGE 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla Legge 23 luglio 2021, n. 106 e dalla Legge 30 dicembre 2018, n. 145
  • DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
  • DECRETO MINISTERIALE n. 363 del 05 agosto 1998 “Regolamento recante norme per l’individuazione delle particolari esigenze delle Università
  • DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n. 106 “correttivo
  • Contratto Collettivo Nazionale Lavoro CCNL comparto scuola siglato il 29/11/2007
  • DECRETO LEGISLATIVO 15 giugno 2015, n. 80, “Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183
  • ARAN SCU_042_Orientamenti Applicativi
  • LINEE GUIDA per la tutela della maternità delle studentesse e delle altre lavoratrici equiparate dell’Ateneo pubblicate dall’Università di Bologna nel mese di settembre 2015
  • VERBALE n. 3 Adunanza del 16 gennaio 2017 Consiglio di Dipartimento di Scienze della Formazione primaria dell’Università degli Studi di Catania

Scuola, Rientro in classe 2021: perché mancano ancora i prof

da Corriere della Sera

di Gianna Fregonara e Orsola Riva

Al Nord nei posti liberi supplente 1 su due. Il concorso sprint e il caso degli insegnanti di sostegno. «Troppi errori nelle graduatorie, rinviate le assegnazioni delle supplenze»

Tutti in classe sì, ma dove sono gli insegnanti? Se lo chiedono in questi giorni genitori e studenti che ancora hanno orari dimezzati e ore buche in attesa della nomina del prof. Succede soprattutto al Nord, come è regola da diversi anni. In Lombardia, al termine dell’ultima tornata di assunzioni, sono rimasti scoperti più della metà dei posti, in Veneto e Piemonte mancano 3 prof su 5. Ma anche nelle regioni tradizionalmente considerate come il «bacino» degli insegnanti non è andata bene: in Campania è rimasta vuota una cattedra su 4 e in Sicilia 2 su 5. Arriveranno i supplenti. Sì ma quando? «Siamo molto più avanti dello scorso anno quando gli ultimi contratti annuali li abbiamo chiusi a marzo», spiega Cristina Costarelli presidente dell’Associazione presidi del Lazio.

Vuote una su due

E infatti è vero che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha mantenuto la promessa di fare le immissioni in ruolo entro fine agosto e di assegnare i supplenti prima del 13 settembre. «Uno sforzo titanico» fatto dall’amministrazione scolastica per anticipare i tempi. Ma poi qualcosa è andato storto. Le assunzioni andate a buon fine sono state quasi 60mila (il triplo dell’anno scorso, anche grazie al concorso straordinario voluto contro tutto e tutti dalla ex ministra Azzolina), ma rappresentano poco più della metà dei 112mila posti che erano stati autorizzati dal Mef a luglio. Né poteva andare altrimenti visto che il concorso ordinario che era stato bandito ormai un anno e mezzo fa è rimasto congelato causa Covid mentre grattando il fondo delle graduatorie dei precari storici e dei vincitori di vecchi concorsi sono saltati fuori poco più di ventimila «nuovi» prof.

Concorso sprint

Troppo pochi e così, di gran carriera, una settimana prima della prima campanella sono stati assegnati più di 110 mila contratti fino a fine giugno. Perfino il concorso Stem per professori di matematica fisica e informatica bandito in extremis quest’estate è andato avanti senza intoppi: dei seimila posti in palio, però, fra defezioni e bocciature finora ne sono stati assegnati duemila, anche se c’è tempo fino a fine ottobre. A Milano, su quasi 600 posti scoperti per matematica alle medie, ne sono arrivati dal concorso solo 234, più appena tre (un flop) con la procedura straordinaria varata dal governo per i precari di prima fascia. Le graduatorie provinciali da cui si attingono i supplenti- rifatte lo scorso anno – sono ancora piene di errori che ritardano ulteriormente le assunzioni. Non solo, Uffici scolastici e sindacati lamentano un altro fenomeno: una marea di rinunce. Da parte di professori di tutte le materie, da matematica a italiano, per non parlare dell’emergenza sostegno. «Io devo ancora assegnare 480 cattedre: 180 su posto comune più 300 per il sostegno – dice il provveditore di Brescia Giuseppe Bonelli -. Ma rispetto al 2020, non c’è paragone. L’anno scorso di questi tempi erano vuoti ancora 4.000 mila posti, per riempirli tutti c’è voluto fino a Natale». Certo pesano le rinunce, circa 400 in tutta la provincia, ma Bonelli è ottimista, spera di chiudere la pratica in un mese.

Il caso Nord

Decisamente più allarmato appare Massimiliano Sambruna della Cisl di Milano. Nel capoluogo milanese restano ancora da assegnare circa 4.000 mila posti, in gran parte sul sostegno, più altri 700 posti in deroga sempre sul sostegno. «Qui da noi, su 12 mila posti scoperti, ne avremmo già piazzati diecimila – dice Sambruna -. Peccato che duemila supplenti si siano tirati indietro all’ultimo». Come mai tutte queste rinunce? «C’è chi ha già un altro lavoro ma anche chi fatti due conti preferisce starsene a casa con il reddito di cittadinanza. Purtroppo non è possibile fare controlli incrociati». E poi ci sono i docenti delle paritarie che, proprio perché sono stati chiamati dalla scuola statale, riescono a strappare un aumento e decidono di restare dove sono. E i prof già di ruolo che candidandosi a fare i supplenti speravano di essere assegnati a un’altra scuola più congeniale per loro. Per matematica, le nomine dei supplenti sono arrivate solo venerdì scorso perché prima bisognava assegnare il posto ai vincitori del concorso sprint. Peccato che fra questi supplenti, quelli che hanno anche la specializzazione sul sostegno, avessero già accettato un altro incarico e ora andranno sostituiti, pescando come purtroppo accade tutti gli anni anche fra chi non ha alcun titolo per lavorare con i disabili.

Tecnologica, inclusiva, nuova: ecco la vera scuola del futuro

da Il Sole 24 Ore

Un intervento in esclusiva per il Sole 24Ore del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sull’istruzione del post-Covid

di Patrizio Bianchi

Immaginare la scuola del futuro non è mai un esercizio di stile. Progettare la scuola che verrà significa infatti occuparsi del futuro di un Paese, del suo sviluppo, del benessere delle cittadine e dei cittadini. L’emergenza che stiamo vivendo ha impresso forti accelerazioni nella scuola. Ha generato profondi cambiamenti. La scuola, per reagire a una condizione del tutto inattesa, quella della gestione della pandemia, ha messo in moto energie nuove, si è messa in cammino verso il futuro, avviando dal basso quelle riforme di cui si parla da venti anni. Nei confronti di questa scuola, che non si è fermata, che ha reagito, abbiamo ora un debito: dobbiamo sostenerla e aiutarla a portare avanti quanto è nato spontaneamente in questi mesi, dobbiamo ascoltarne la voce e creare le condizioni, insieme a chi la vive e la anima ogni giorno, per farne una scuola nuova.

Un anno costituente

In questi giorni studentesse e studenti stanno rientrando in presenza. Abbiamo lavorato – e continuiamo a farlo – per questo obiettivo, per dare ai nostri alunni la possibilità di tornare a imparare insieme. È una grande gioia, da vivere nella consapevolezza che quello che comincia non è un anno come gli altri. Vogliamo che sia un anno costituente, attraverso il quale condurre la scuola italiana a una nuova normalità.
Non possiamo e non vogliamo tornare a ciò che c’era prima, perché la normalità di prima lasciava indietro, in molte aree del Paese, un ragazzo su tre. Non possiamo permettercelo.

Le persone al centro

La scuola del futuro deve tornare a mettere al centro le persone. Più nello specifico, le persone in crescita, i nostri bambini e ragazzi. Attraverso questa attenzione, la scuola può svolgere un altro dei suoi compiti principali: costruire comunità. È a scuola che studentesse e studenti imparano a guardare dentro di sé, a riconoscere chi hanno accanto non come un rivale o un nemico ma come un compagno, a scoprire l’importanza della parola “insieme”. Ed è così che si realizzano società in cui il diritto è legato alla solidarietà, come è sancito dalla nostra Costituzione.

Mattarella: «Con i vaccini mai più chiusure delle scuole»

da Il Sole 24 Ore

La scuola, ha detto il capo dello Stato, «è ossigeno della società, è centrale per il piano di ripartenza»

di Nicoletta Cottone

«Vi sono state assunzioni, aule adeguate e le istituzioni a diversi livello hanno collaborato per la riapertura delle scuole. Serve una prospettiva strategica con il Pnrr per avere una scuola più moderna. Questo è l’investimento più intelligente e proficuo. La scuola è assolutamente centrale. Servono impegni concreti, progetti adeguati, assunzioni di responsabilità». Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella da Pizzo Calabro per la cerimonia d’inaugurazione dell’anno scolastico.

Con vaccini non si deve chiudere più

«Quando è comparso il virus – ha detto Mattarella – la scuola è stata la prima a dover chiudere le sue porte. Ora, grazie alle vaccinazioni e alle nuove misure di precauzione questo non deve più accadere». Il capo dello Stato si è soffermato sulla «grande partecipazione alla campagna vaccinale» da parte dei giovani: «Il mondo della scuola si è mostrato un grande anti-virus». Spesso, nelle famiglie, ha ricordato, «sono stati i giovani a fare per primi i vaccino, anche quando i grandi tentennavano».

Scuola volano per il domani di tutti

«La scuola non è un capitolo accessorio – ha sottolineato Mattarella – è centrale, ed è il volano migliore per il domani di tutti noi. Servono impegni concreti, progetti adeguati, assunzioni di responsabilità».

Curare le eccellenze e far emergere talenti altrimenti inespressi

«Non ci sarà crescita di opportunità, se i ragazzi che provengono da famiglie meno abbienti troveranno ostacoli sulla strada di una propria affermazione. La scuola deve saper curare le eccellenze, perché tanto possono dare alla società, ma la condizione per farle sorgere consiste nel rendere aperto a tutti l’accesso effettivo all’istruzione e alla cultura per permettere che emergano talenti che altrimenti resterebbero inespressi. È scritto nella nostra Costituzione. Si trova nella scuola il capitale umano necessario a una vera crescita. Economica e civile», ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia a Pizzo calabro per l’inaugurazione dell’anno scolastico. «Sono la cultura, la responsabilità, la conoscenza, il metodo, le risorse di cui voi giovani – ha esortato il capo dello Stato – avete bisogno per essere protagonisti in un tempo dove il mondo corre sempre più veloce e anche i lavori cambiano con una rapidità che mai la storia ha conosciuto».

Permessi retribuiti per vaccino anti Covid, possibile solo per il personale scolastico

da OrizzonteScuola

Di redazione

Posso assentarmi per la somministrazione del vaccino anti Covid-19? Il Dipartimento della Funzione Pubblica, con una nota del 14 luglio scorso, interviene sull’argomento, specificando quanto già previsto dal Decreto Sostegni.

Non è prevista, in generale, alcuna norma che consenta il riconoscimento di permessi specifici per la somministrazione del vaccino anti Covid-19.

La normativa emergenziale prevede solo per il personale del comparto scuola e università la giustificazione dell’assenza per la somministrazione degli stessi. L’assenza dal lavoro non determina alcuna decurtazione del trattamento economico, né fondamentale né accessorio. Lo prevede il comma 5, dell’articolo 31, del decreto legge Sostegni.

I dipendenti appartenenti ad altri diversi comparti, che aderiscano al programma di vaccinazione regionale e che si assentino dal lavoro per la somministrazione, possono fruire di permessi personali o di altri istituti previsti dai CCNL di riferimento.

Le assenze dovute ai postumi del vaccino si considerano giornate di malattia ordinaria e, quindi, soggette alle relative decurtazioni.

PARERE FUNZIONE PUBBLICA

Docenti scelti dai presidi, Giannelli (ANP) insiste, “potere di assumere”. Di Meglio (Gilda), “Pretesa incostituzionale”

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Con l’avvento delle immissioni in ruolo, ogni anno di questo periodo, si apre il solito dibattito fondato sui posti ancora vuoti ancora a lezioni già avviate. E il 2021 non ha fatto eccezione, con il solito scontro fra due soluzioni diverse al problema.

Chiamata diretta e concorsi su scuola: la proposta di Giannelli

A riaprire la questione c’ha pensato Antonello Giannelli, presidente dell’ANP. Non ha mai fatto mistero che a suo modo di vedere bisognerebbe dare ai dirigenti lo strumento della chiamata diretta. Pensiero ripetuto anche quest’anno, nel corso di un’intervista a a InBlu2000: “nessun concorso in Italia è mai riuscito a garantire l’assunzione di 30mila persone all’anno quante ne servirebbero nel sistema scuola. Ecco perché sostengo che debbano essere le scuole ad essere dotate di poteri assunzionale“, dice Giannelli.

Soltanto così – ha proseguito il numero uno dell’associazione nazionale presidi – si riuscirebbe a garantire quel numero di assunzioni all’anno necessarie. Cambiare le regole. Effettuare una sorta di concorsi a livelli di scuola, non come diceva la Legge 107”.

Giannelli ammette che “la difficoltà nel reperire supplenti  quest’anno è anche migliorata rispetto al passato su una parte delle nomine”, ma il problema resta il “sistema italiano basato su concorsi centralizzati”.

Ecco perché secondo Giannelli, la soluzione è quella di fare scegliere alle scuole chi assumere, “cosa che si fa pacificamente nella maggior parte delle nazioni straniere”.

“Tra l’altro abbiamo un organo collegiale, il Comitato valutazione a livello di ogni singola scuola, che potrebbe occuparsi di questa questione”, ha concluso Giannelli.

Di Meglio contrario: Pretesa incostituzionale

Parole che non sono andate giù a Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti: “La pretesa dell’Associazione Nazionale Presidi di consentire l’assunzione diretta dei docenti da parte dei dirigenti è incostituzionale. Nei Paesi stranieri dove questo accade non esiste un sistema di istruzione pubblico statale e le scuole sono enti gestiti dall’amministrazione locale”, spiega il sindacalista che indica il problema, dal suo punto di vista: “Il problema non è se il sistema dei concorsi basta o meno a coprire il fabbisogno di insegnanti – incalza Di Meglio – quanto l’incapacità dell’amministrazione centrale di gestire la complessa e farraginosa procedura concorsuale, che va assolutamente snellita, e la mancanza dei fondi necessari. Ricordiamo che per nove anni abbiamo subìto il blocco dei concorsi proprio perché mancavano le risorse economiche”.

Sui concorsi organizzati a livello di scuola, Di Meglio ha pronta la stroncatura: “è quanto mai inopportuna, considerato l’enorme carico di impegni che già grava sugli istituti”.

Assunzioni e supplenze: Gissi guarda il bicchiere mezzo pieno

Quest’anno in effetti il Ministro Bianchi ha vinto (quasi del tutto) la scommessa: avere tutti i docenti in cattedra per l’inizio delle lezioni. Risultato che ha visto la partenza delle operazioni di assunzioni in ruolo dalle vecchie graduatorie e dell’ultimo concorso straordinario, oltre che dalla fase straordinaria di assunzioni da Gps, in contemporanea a quella delle supplenze. Proprio su quest’ultima fase la macchina si è inceppata in alcuni casi.

A guardare il bicchiere mezzo pieno è Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola: “La scuola ha riaperto i battenti e il ministro Bianchi ha aperto al dialogo. È stata una nostra battaglia. Ha garantito la copertura dal primo settembre. Ci aspettiamo che questa copertura continui nei prossimi anni”.

La sindacalista non nasconde però che il sistema anche quest’anno ha creato problemi, a  proposito delle supplenze: “La procedura informatizzata per la domanda hanno facilitato le candidature, oltre 450mila, ma poi molti si sono ritirati, soprattutto al nord, e questo sta mandando in crisi alcune scuoleforse la sede di destinazione per loro non è facilmente raggiungibile, o in generale l’insegnamento risulta di scarsa attrattività in certe aree. Dal centro in giù non succede“.

Per maestri e collaboratori scolastici possibile pensione anticipata. In quale caso?

da La Tecnica della Scuola

La commissione sui cosiddetti lavori gravosi ha chiuso l’istruttoria per allargare l’elenco delle professioni particolarmente pesanti: si passa da 15 a 57 gruppi e da 65 a 203 mansioniLo riporta una sezione del Corriere della Sera dedicata alla riforma delle pensioni.

Nell’allargamento delle mansioni gravose rientrano lavori come quello dei collaboratori scolastici, degli insegnanti di scuole elementari, dei commessi e dei cassieri, degli operatori sanitari qualificati, dei magazzinieri, dei portantini, dei forestali, dei verniciatori industriali. Tutte categorie – spiega il Corriere – che adesso passeranno al vaglio dei ministeri guidati da Daniele Franco e Andrea Orlando.

Cosa comporta?

L’estensione delle mansioni gravose comporterà l’allargamento di coloro che hanno diritto ad anticipare la pensione (o comunque a conseguire un trattamento anticipato rispetto all’età per la vecchiaia), grazie all’indennità ponte della cosiddetta Ape sociale (“in vista dell’addio a Quota 100 a fine 2021”, spiega il Corriere) cui si ha diritto a 63 anni con 36 di contributi, a patto di aver svolto una mansione gravosa per 6 anni negli ultimi 7 o 7 negli ultimi 10. Si parla in tutto di circa mezzo milione di lavoratori.

Quali criteri per rientrare in una mansione gravosa?

La lista dei lavori gravosi è stata stilata in base ai criteri Inail che applicano ai mestieri del mansionario Istat tre indici:

  • frequenza degli infortuni rispetto alla media,
  • numero di giornate medie di assenza per infortunio,
  • numero di giornate medie di assenza per malattia.

E ora?

Ora tocca ai ministeri dell’Economia e del Lavoro valutare le indicazioni della commissione per confermare o meno la nuova lista appena stilata.

Carta del docente: da martedì 21 settembre sarà riattivata

da La Tecnica della Scuola

Da domani, martedì 21 settembre, alle ore 12:00 sarà riattivata la Cartadeldocente. A dichiararlo, fonti ufficiali.

Dopo la chiusura dell’anno scolastico, lo scorso 31 agosto, sono state svolte le abituali operazioni di allineamento dei dati, recupero dei voucher non spesi e non dovuti.

Inoltre, verranno aggiornate le anagrafiche per inserire i docenti nuovi.

Cosa si può acquistare con il bonus carta docente 500 euro

I 500 euro per i docenti si possono spendere in diversi modi:

  • libri e testi, anche in formato digitale, pubblicazioni e riviste comunque utili all’aggiornamento professionale;
  • personal computer, computer portatili o notebook, computer palmari, e-book reader, tablet, strumenti di robotica educativa;
  • software;
  • iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
  • iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale;
  • titoli di accesso per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
  • titoli per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.

Cosa non si può acquistare con la carta docente 500 euro

Altri dispositivi elettronici che hanno come principale finalità le comunicazioni elettroniche, come ad esempio gli smartphone, non sono da considerarsi prevalentemente funzionali ai fini promossi dalla Carta del Docente.

Non vi rientrano le componenti parziali dei dispositivi elettronici, come toner cartucce, stampanti, pennette USB, videocamere, fotocamere e videoproiettori (questi ultimi oggetti potrebbero essere ricompresi per la Dad)

Non è possibile neanche acquistare abbonamenti per la linea di trasmissione dati ADSL, in quanto l’ADSL è una tecnologia di trasmissione dati utilizzata per l’accesso alla rete Internet. Non è quindi un software destinato alle specifiche esigenze formative di un docente. Non vi rientrano neppure il pagamento del canone RAI o la Pay tv.

Nuovo Pei annullato. Cambia la scadenza per redigere il Piano?

da La Tecnica della Scuola

Come ha anticipato il nostro vice direttore Reginaldo Palermo, non si sono fatte attendere le indicazioni operative del Ministero dell’Istruzione a seguito della sentenza del tar Lazio che annulla il nuovo Pei e il suo modello di lavoro.

Quale scadenza per il Pei?

La scadenza di presentazione del Piano educativo individualizzato per gli insegnanti che lavorano sull’inclusione e per il Glo resta ferma alla fine di ottobre o subisce un ritardo? Resta ferma per fine ottobreLo stabilisce la circolare del Ministero. Ricordiamo tuttavia che non si tratta di una scadenza perentoria e piccoli slittamenti a novembre saranno consentiti.

CIRCOLARE MINISTERIALE SUL PEI DOPO LA SENTENZA DEL TAR LAZIO

Le indicazioni del Tar cui le scuole dovranno attenersi

Riepiloghiamo a quali indicazioni dovranno attenersi le scuole nel redigere il Pei.

Composizione e funzioni del GLO

Si ritiene opportuno che nel funzionamento di tale organismo non siano poste limitazioni al numero degli esperti indicati dalla famiglia, anche se retribuiti dalla stessa, considerato che diversamente si conferirebbe al dirigente scolastico un potere di autorizzazione – che ad avviso dei giudici del TAR non ha un espresso riferimento in normativa – incidente sulle garanzie procedimentali delle famiglie e/o degli alunni con disabilità (Art. 3 e 4, DI 182/2020).

Possibilità di frequenza con orario ridotto

Non può essere previsto un orario ridotto di frequenza alle lezioni dovuto a terapie e/o prestazioni di natura sanitaria – con conseguente contrasto con le disposizioni di carattere generale sull’obbligo di frequenza – in assenza di possibilità di recuperare le ore perdute [Art. 13, comma 2, lettera a) DI 182/2020].

Esonero dalle materie per gli studenti con disabilità

Non può essere previsto un esonero generalizzato degli alunni con disabilità da alcune attività della classe, con partecipazione ad attività di laboratorio separate, in contrasto con le disposizioni di cui al d.lgs. n. 62/2017, in cui la possibilità di esonero è contemplata per i soli studenti con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), qualora siano presenti ulteriori comorbilità adeguatamente certificate, e soltanto per le lingue straniere, peraltro previo assenso della famiglia e deliberazione del consiglio di classe (Art. 10, comma 2, lettera d) DI 182/2020).

Assegnazione delle risorse professionali per il sostegno e l’assistenza

In assenza di una modifica effettiva delle modalità di accertamento della disabilità in età evolutiva e delle discendenti certificazioni – che dovrà attuarsi mediante l’adozione delle Linee guida da parte del Ministero della Salute – non si è ancora realizzato, in concreto, il coordinamento tra certificazioni/profili di funzionamento e le modalità di assegnazione delle ore di sostegno, ovvero di redazione del PEI. Pertanto, non si possono
predeterminare, attraverso un “range”, le ore di sostegno attribuibili dal GLO, con stretto legame dello stesso rispetto al “debito di funzionamento ed esautorazione della discrezionalità tecnica dell’organo collegiale” (Art. 18, DI 182/2020).

Covid scuola. Verso stop quarantene per docenti con doppia dose vaccino. In quale caso?

da La Tecnica della Scuola

“La scuola, i servizi educativi, lo sport e le attività ricreative devono essere riaperti nella dimensione più stabile e continuativa possibile”. A questo scopo servirà anche una revisione delle regole sulla quarantena in classe. Lo dichiara al Messaggero la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, che pensa al semplice tampone al posto della quarantena.

Il primo strumento di supporto alle famiglie è che le scuole restino aperte, bisogna spingere la campagna vaccinale per chi ha dai 12 anni in su. Ho chiesto – aggiunge – una revisione della regole delle quarantene per i vaccinati che hanno avuto contatti stretti con un contagiato“.

Ricordiamo che ad oggi dovrà fare quarantena solo chi sarà riconosciuto contatto stretto di un positivo al Covid-19, con una differenza tra chi è vaccinato (7 giorni di quarantena) e chi non lo è (10 giorni di quarantena). Chi fosse contatto stretto di contatto stretto verrebbe invece indicato come soggetto a basso rischio di contagio e dunque per lui nessuna quarantena. Cosa dovrebbe cambiare secondo la ministra per le pari opportunità?

Stop quarantena insegnanti con doppia vaccinazione

In tema di vaccinati che abbiano avuto contatti stretti con un contagiato, la ministra Bonetti fa riferimento “agli insegnanti con doppia vaccinazione per i quali la quarantena di 7 giorni potrebbe essere ridotta o sostituita con altri strumenti, come il tampone. Stiamo aspettando il parere del Cts”.

“Già oggi – fa notare – sono le singole classi ad andare in quarantena e non più l’intero istituto, si può ragionare su piccole bolle per gli studenti vaccinati”.

In arrivo congedi Covid straordinari per figli in quarantena

Quale sostegno alle famiglie? Al di là delle speranze di ciascuno di noi, la DaD non è scongiurata del tutto, come abbiamo visto dai primi casi di contagio a pochi giorni dal rientro in classe.

“La scuola è cominciata. Come governo ci stiamo attrezzando per reintrodurre eventuali sistemi di supporto normativo per i genitori che devono rimanere a casa nel caso della quarantena dei figli, come i congedi Covid straordinari per madri e padri con figli fino ai 14 anni retribuiti al 50%. Si tratta di definire la formulazione tecnica e la copertura finanziaria”.

“Inoltre – ricorda – le famiglie potranno godere di un’entrata finanziaria che prima non avevano: l’assegno ponte per i figli. Dai primi dati dell’Inps, in media sono stati o saranno erogati al mese 135 euro a figlio“.

Come cambia lo smart working?

Quanto allo smart working, la ministra chiarisce: “Abbiamo verificato le potenzialità e le criticità di questo strumento ed è in corso una riorganizzazione e un rinnovamento del lavoro nel privato e nel pubblico. Se ben attuato, lo smart working è uno strumento a cui guardare con positività, ha elementi di efficienza e produttività e consente una maggiore armonizzazione tra vita e lavoro. Sia chiaro: non deve diventare uno strumento ghettizzante per le donne e inibire una partecipazione al mondo del lavoro e ai processi di carriera”.