Atto di indirizzo politico-istituzionale del Ministero per l’anno 2022

Atto di indirizzo politico-istituzionale del Ministero per l’anno 2022: tanto PNRR e qualche occasione (al momento) perduta

Il 16 settembre scorso il Ministro Bianchi ha firmato l’Atto di indirizzo politico-istituzionale per l’anno 2022. In esso vengono individuate le priorità politiche sulle quali agirà il Ministero per l’anno 2022 e per il triennio 2022-2024 “definite in coerenza con i documenti di programmazione economico-finanziaria, in particolare con il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2021, con le azioni definite dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals-SDGs) definiti dall’ONU con l’Agenda 2030, con il quadro regolatorio applicabile al Sistema nazionale di istruzione e formazione, nonché con la vigente normativa in materia di trasparenza e prevenzione della corruzione nelle Amministrazioni pubbliche”.

Sono otto le priorità individuate, ciascuna delle quali articolate su più linee di azione:

  1. garantire il diritto allo studio per tutte le studentesse e tutti gli studenti
  2. potenziare l’offerta formativa nelle scuole di ogni ordine e grado
  3. promuovere processi di innovazione didattica e digitale
  4. promuovere politiche efficaci per la valorizzazione del personale scolastico
  5. investire sull’edilizia scolastica e ripensare gli ambienti di apprendimento in chiave innovativa
  6. autonomia scolastica e valorizzazione del sistema nazionale di valutazione
  7. investire sul sistema integrato 0-6
  8. rafforzare la capacità amministrativa e gestionale del Ministero.

 Si tratta di aree strategiche in stretta connessione con una delle grandi sfide che il sistema Paese affronterà nei prossimi anni attingendo alle risorse del PNRR: garantire concretamente – in termini migliorativi e innovativi – un’istruzione di qualità, equa e performante anche nel mercato del lavoro.

Il documento, pertanto, esplicita quanto già previsto dal PNRR integrandolo con riferimenti al SNV, alle determinazioni sull’inclusione scolastica e agli strumenti che il Ministero dovrà acquisire per governare al meglio le azioni che daranno attuazione al Piano.

Tuttavia, osserviamo come in un atto comprensibilmente così ambizioso – mai, infatti, si è potuto disporre di risorse economiche di tale portata – non siano affrontati due temi centrali per il rinnovamento e il rilancio del sistema educativo: un modello di nuova governance e il middle management.

Sorprende che manchi il riferimento alla prima questione quando, invece, nel “Patto per la scuola al centro del Paese” del 20 maggio scorso le parti si propongono espressamente di avviare “un processo riformatore volto a definirne le competenze e coordinarle con quelle dei dirigenti scolastici, nell’ambito delle prerogative degli OO.CC., garantendo la libertà di insegnamento”. Non è pensabile, infatti, di dare inizio a un processo di cambiamento della governance delle scuole senza rivederne le regole alla luce del portato normativo degli ultimi venti anni che su di esse ha inciso profondamente.

Circa il tema dell’introduzione del middle management, rileviamo da parte del Ministero un atteggiamento di discontinuità rispetto all’atto di indirizzo per il 2021. Quest’ultimo documento, prendendo atto della crescente complessità della dirigenza scolastica, prospettava apertis verbis la necessità di valutare la definizione dell’area del middle management per la gestione, su delega, di attività di competenza del dirigente scolastico. Tale introduzione, come da noi sostenuto da anni, opererebbe da una parte in funzione dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione delle istituzioni scolastiche, dall’altra nell’ottica della valorizzazione e della progressione di carriera del personale scolastico.

Si tratta di interventi necessari che aspettano da molto tempo di essere affrontati concretamente. L’urgenza della loro soluzione, ancora una volta, non viene colta quando mai, come in questo storico frangente, sarebbe più opportuno inserirli armonicamente nell’impianto sfidante e strategico del PNRR.

Per continuare in presenza

Per continuare in presenza: applicazione del Protocollo sicurezza e investimenti seri

Roma, 22 settembre – Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha dichiarato: “L’obiettivo del governo di garantire la scuola in presenza al 100% rischia di essere fortemente disatteso come dimostra il numero di classi e studenti già in quarantena. È una strategia molto rischiosa puntare esclusivamente sulla vaccinazione senza screening sistematici e interventi di sistema su aerazione, ventilazione e gestione trasporti”.
La FLC CGIL ha chiesto e ottenuto questi strumenti con la condivisione tra organizzazioni sindacali e ministero dell’Istruzione del Protocollo per l’avvio in sicurezza dell’anno scolastico 2021/2022 sottoscritto lo scorso 14 agosto che, al momento, è in gran parte disatteso.

A tal proposito, Francesco Sinopoli segretario generale della FLC CGIL, dichiara: “Per tutto il mese di agosto abbiamo ribadito la necessità di distanziamento e suddivisione in gruppi delle classi pollaio tramite il personale Covid, trasporti e screening sistematici, ma la discussione sui giornali si è spostata strumentalmente sul pagamento dei tamponi per una percentuale minima di personale della scuola, che è vaccinato oltre il 90%. Il mese di settembre è già partito, ma non è tardi per salvare la scuola in presenza, pertanto chiediamo al ministro Bianchi di fare il punto con i soggetti che hanno sottoscritto il Protocollo di sicurezza, al fine di dare applicazione agli impegni che in quell’atto sono stati formalizzati e che al momento sono ampiamente disapplicati”.

Museo Omero, libro d’arte anche in braille su strage Ustica

Museo Omero, libro d’arte anche in braille su strage Ustica
Agenzia ANSA del 22/09/2021

ANCONA. Un libro d’arte anche in caratteri braille, intitolato “Quello che doveva accadere” e curato da Giovanni Gaggia, per raccontare e riflettere sulla strage di Ustica grazie ad alcune immagini e a 61 contributi di artisti, intellettuali, scrittori e giornalisti italiani. E’ stato presentato dall’autore al Museo Tattile Omero di Ancona, assieme al suo presidente Aldo Grassini e a Luisa e Tiziana Davanzali, figlie di Aldo Davanzali, armatore e maggior azionista dell’Itavia, cui apparteneva il DC-9 abbattuto da un missile il 27 giugno 1980, causando la morte di 81 persone, senza che ancora se ne conoscano i responsabili. Il volume in braille, di NFC Edizioni (288 pagine), ha una copertina di alluminio di 28 per 18 cm. che riprende il Quaderno Tecnico di Bordo, conservato all’interno del velivolo abbattuto, dove venivano annotati gli eventi relativi all’aeromobile, e trasformato dall’autore in uno scrigno metallico per raccogliere e trasmettere la memoria di una delle pagine più dolorose della recente storia italiana. Un’occasione per riflettere non solo sulla funzione sociale, civile e politica dell’arte, domandando agli uomini di cultura coinvolti nella pubblicazione di analizzare ‘i termini tempo e giustizia in relazione a questa tragica vicenda’, ma anche per aprirsi simbolicamente ai sensi, tradizionale mission del Museo Omero. Il testo non solo si potrà toccare ma si potranno anche ascoltare in voce i contributi di quanti hanno partecipato alla sua realizzazione come quello di Luisa Davanzali, lei stessa come i parenti delle vittime “una sopravvissuta al dolore della tragedia” che con la sorella Tiziana vede nell’arte ‘la sublimazione della sua personale memoria”. (ANSA).

reclutamento docenti

Roma, 22 settembre – Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza parla espressamente di una riforma del reclutamento dei docenti da definire entro il 2021. Il tema è quanto mai urgente e il dibattito nel merito potrebbe rientrare già nella discussione della legge di bilancio 2022.
L’importanza della riforma non sfugge ai portatori di interesse, tanto che c’è chi riprova a parlare di “chiamata diretta” da parte degli istituti, nonostante il fallimento plateale di questo sistema già sperimentato con la renziana “buona scuola”.

Di una semplificazione delle procedure e di formazione continua ha parlato il ministro Bianchi nel discorso di inaugurazione dell’anno scolastico, ma attenzione a non svilire la professionalità docente, come hanno fatto i concorsi a quiz delle discipline STEM.

Per la FLC CGIL i punti fermi della prossima riforma dovranno essere due: innanzitutto la formazione in ingresso, intesa come momento chiave della professione docente, perché quando manca diventa difficilissimo recuperare il gap nella vita professionale successiva. E poi, l’unione di formazione e reclutamento in un unico sistema integrato, con un modello formativo strutturato e costruito in collaborazione tra scuola e università.

Perché così violenti?

Perché così violenti?

di Antonio Stanca

Di violenza privata e pubblica si hanno notizie sempre più frequenti, non passa un solo giorno senza che si sappia di crudeltà commesse nelle case, per le strade, tra singoli, tra gruppi, tra stati. Fa rabbrividire la ferocia con la quale vengono perpetrate, condotte tali azioni. Rispetto al passato l’indice di crudeltà è aumentato, ora non si vuole solo colpire ma anche infierire sul nemico sia esso vicino, conosciuto sia lontano, estraneo. Dipende dalla colpa che gli si attribuisce o dalla malvagità di chi colpisce? E’ tanto grave il reato che ha commesso o tanto acceso, infuocato il proposito di chi vuole punirlo? Non è facile stabilire quale delle due parti sia la maggiore responsabile perché a volte si scopre che una colpa vera e propria o una grave colpa non era da attribuire alla vittima dell’azione violenta. In chi commette violenza, quindi, andrebbero cercate le cause dell’orrore che provoca. Ma anche queste sono difficili da capire, spiegare. C’è chi le attribuisce alla smania di protagonismo, di esibizionismo che da tempo ha invaso il mondo moderno ed alla quale non riuscirebbero a sottrarsi nemmeno gli autori di crimini. Altri pensano che quelle cause giacciano nascoste, coperte da uno stato d’insoddisfazione, di mancata affermazione e che la violenza sia cercata per ottenere quanto altrove non è stato possibile. Né va trascurato il rifiuto, l’odio nei riguardi del “nuovo”, del “diverso”, dello “straniero”, che ormai è presente in ogni posto, fa parte di esso, vive di esso. E tante altre ancora potrebbero essere le spiegazioni del fenomeno. Intanto allarma, spaventa il fatto che si verifichi in un tempo, in un mondo diventato così moderno, così nuovo, così progredito da far pensare che non c’è bisogno del male per risolvere un problema, che questa era una maniera antica e che oggi vi sono altre più evolute, più pacifiche, più amichevoli. Doveva essere una conquista della modernità la pace, la comprensione, la tolleranza, la collaborazione. E’ successo, invece, che in un mondo che ha raggiunto una condizione, un grado di progresso, di civiltà superiore ad ogni previsione ci sia posto per la barbarie e che a nessun richiamo, sia religioso sia civile, questa ubbidisca, a nessun freno.

   Il bene più grande sta insieme al male più grave!

   E se fosse proprio qui la spiegazione del problema? E se si fosse diventati più cattivi, più crudeli proprio perché più buoni, più capaci, più sicuri, più ricchi, più potenti, sono diventati gli altri? E se fosse stata questa differenza, ormai insanabile, a trasformarsi in una competizione e poi in uno scontro accanito, senza tregua?

Uscite didattiche, viaggi di istruzione, PCTO: a quali condizioni si possono fare, quando serve Green pass

da OrizzonteScuola

Di redazione

E’ possibile effettuare uscite didattiche, viaggi di istruzione, PCTO presso strutture ospitanti esterne? A quali condizioni? A rispondere l’Usr per il Veneto con le FAQ sul rientro a scuola e le regole sul Green pass. Non possono essere fornite indicazioni generali in relazione al quesito posto, in quanto – spiega l’Usr -va analizzata, caso per caso, la specificità del progetto di uscita didattica, viaggio di istruzione e viaggio all’estero da organizzare.

In riferimento al caso specifico  -prosegue la FAQ -, è necessario valutare le condizioni di utilizzo dei mezzi di trasporto e le condizioni richieste nei paesi/luoghi di destinazione.

Per esempio si rinvia all’articolo 2 del D.L. 111/2021 che prescrive a tutti i soggetti che intendano accedere a determinati mezzi di trasporto di munirsi della certificazione verde COVID-19. A tal fine, la disposizione novella il D.L. 52/2021 ed elenca i mezzi di trasporto ricompresi nell’ambito di applicazione dell’obbligo.

Green pass per accesso a musei

L’esibizione del GP per alunni di età superiore ai 12 anni è necessaria anche nel caso in cui lo richieda l’ingresso a musei, teatri, cinema, piscine, eccetera.

Per quanto riguarda l’effettuazione di PCTO presso strutture esterne ospitanti, gli studenti sono tenuti al possesso ed esibizione della certificazione verde solo se a ciò sono tenuti, per norma interna, anche i lavoratori dell’azienda o del soggetto ospitante

Nuovo PEI, il Ministero ha travisato la sentenza del TAR; le terapie in orario scolastico sono sempre possibili

da La Tecnica della Scuola

Fa discutere (e anche molto) la circolare ministeriale del 17 settembre scorso con cui si danno alle scuole indicazioni su come comportarsi d’ora in poi su alcune specifiche questioni.
Un passaggio molto importante della circolare riguarda la questione dell’orario di frequenza degli alunni con disabilità.
Scrive infatti il Ministero: “Non può essere previsto un orario ridotto di frequenza alle lezioni dovuto a terapie e/o prestazioni di natura sanitaria – con conseguente contrasto con le disposizioni di carattere generale sull’obbligo di frequenza – in assenza di possibilità di recuperare le ore perdute”.

Ancora una volta chiediamo all’ex ispettore scolastico Raffaele Iosa un ulteriore approfondimento sulla questione. Cosa ne pensa di questo passaggio?

Chiariamo subito un punto: il tempo, per una persona con disabilità, è questione importante, delicata e complessa.
Si pensi alle attese per i dolorosi e lunghi tempi di attesa per visite, terapie; o il tanto tempo a cercare, da parte delle famiglie, aiuto, comprensione, proposte, attenzione.
Si pensi all’angoscia di sapere che se non si fa bene tutto quando i figli con disabilità sono piccoli  (educazione, terapie, riabilitazione, ecc..) si rischia che la vita adulta (quella sì oscura e lunga)  sia più drammatica.

E quindi?

Il rapporto tra tempo della scuola e di vita di una persona con disabilità è per natura variabile secondo la condizione hic et nunc di ognuno.
La variabilità scuola/terapia è immensa, nella mia lunga esperienza ne ho viste di tutte i tipi.
C’è il bambino gravissimo che, in carrozzina e in condizione di semiveglia riesce a stare a scuola due ore al giorno, ma la scuola e la famiglia sono felici di offrire spicchi di umanità e comunità. Cosa volete che importi a babbo e mamma se si farà “matematica” o che voto prenderà? Volete che si preoccupino del tormentone giuridico del cd. “esonero”? Ma via.

E poi c’è anche il problema che le terapie si fanno quando è possibile farle, non quando la scuola le “autorizza”…

Esattamente, c’è anche il bambino che fa terapia al mattino perché ci sono pochi terapeuti (si sa, no?). E il problema dov’è? Nell’eterea e agnostica “norma” della frequenza o non invece di come si correla  il tratto “educativo” e quello “terapeutico”, cioè se i due si parlano, agiscono o no in parallelo, se l’uno supporta l’altro e viceversa?

E allora come ci si dovrebbe regolare?

Il rapporto fra frequenza scolastica e terapie è complesso, non può essere ridotto ad una faccenda formale. C’è il tema, sostanziale della governance professionale che ci chiede la Legge 328/2000, troppo scordata;  PEI e Progetto di vita sono due facce della stessa medaglia e non invece – come spessissimo accade – due atti che non si incontrano.

Quale dovrebbe essere la soluzione?

E’ nella governance locale che si deve trovare quell’ accomodamento ragionevole che ci chiede la dichiarazione ONU del 2006. Cioè fare in modo che i diversi tempi si armonizzino e rispettino i tempi della persona con disabilità, non quelli dei diversi professionisti, per evitare il più possibile che il bambino perda scuola e il più possibile faccia terapia in tempi necessari.
Insomma il tempo della scuola e il tempo della disabilità sono in natura un’armonia complessa, a volte drammatica, e non riesce a stare dentro alcun comma algido valido per tutti.

Tutto vero, ma purtroppo c’è una sentenza del giudice amministrativo da rispettare

La sentenza del TAR Lazio va letta con attenzione, mentre – secondo me – il Ministero ne ha travisato il senso.
Il TAR, per la verità, si richiama con chiarezza a norme di livello internazionale tra cui anche la Convenzione dell’ONU sulle persone con disabilità esortando al rispetto della ratio in esse contenuta ovvero “che debba essere il contesto, inteso come ambiente, procedure, strumenti educativi ed ausili, a doversi adattare agli specifici bisogni delle persone disabili, e non viceversa.
Questa parte della Sentenza è sorprendentemente molto chiara e di grande spessore propositivo. In sostanza chiede “accomodamenti ragionevoli” non di autorizzare qualsiasi uscita da scuola, nè  la naja obbligatoria di tutte le ore obbligate a scuola, né chissà quali recuperi di ore.

In sostanza lei vuol dire che la circolare è sbagliata sia sotto l’aspetto pedagogico sia sotto il profilo normativo.

Proprio così, perché le assenze per terapie e/o prestazioni di natura sanitaria sono sempre ammesse e valgono per tutti gli alunni della scuola italiana; tali regole, sulla base di quanto stabilito dai Collegi docenti, incaricati di “definire i criteri generali e le fattispecie che legittimano la deroga al limite minimo di presenza”, a fronte di “casi eccezionali, certi e documentati” (fra questi sono annoverati: “gravi motivi di salute adeguatamente documentati o terapie e/o cure programmate” (CM 20/2011), non sono quantificate neppure per il raggiungimento del tetto minimo di frequenza finalizzato a rendere valido l’anno scolastico. Tetto che, peraltro, non è previsto nella scuola dell’infanzia e neppure nella scuola primaria.
Comunque – e concludo – una disamina più completa dell’argomento l’ho fatta in due articoli pubblicati di recente che stanno suscitando molto interesse:
Il tempo della scuola, il tempo della disabilità
Nuovo PEI annullato, azzeccagarbugli e scuole in difficoltà

Accesso a scuola da parte di esterni, oltre al Green pass serve anche l’autodichiarazione?

da La Tecnica della Scuola

Fino allo scorso anno scolastico, per l’accesso a scuola da parte di esterni era necessaria la compilazione e sottoscrizione di un’apposita autodichiarazione, nella quale l’interessato dichiarava di
non avere febbre, sintomatologia respiratoria, sintomi di infezione da
SARS COV-2 e di non aver avuto contatti con persone positive.

Ora, alla luce dell’introduzione dell’obbligo di Green pass per chiunque entri nell’istituto scolastico, è necessario richiedere la compilazione di questo documento?

A tal proposito, segnaliamo la risposta dell’USR Veneto, che richiama la normativa di riferimento: l’articolo 1, comma 2, lettera c) del D.L. 111 del 6 agosto 2021 prevede fra le misure minime di sicurezza che “è fatto divieto di accedere o permanere nei locali scolastici e universitari ai soggetti con sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore ai 37,5°”.

Inoltre il Protocollo d’Intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di COVID 19 (anno scolastico 2021/22), prot. n. 21 del 14 agosto 2021, prevede “la regolare registrazione dei visitatori ammessi, con indicazione, per ciascuno di essi, dei dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza), dei relativi recapiti telefonici, nonché della data di accesso e del tempo di permanenza”.

Il Dirigente scolastico dovrà inoltre informare chiunque entri nei locali
dell’Istituto circa le disposizioni delle Autorità, anche utilizzando gli strumenti digitali disponibili. In particolare, le informazioni riguardano:

  • l’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di temperatura oltre i 37.5° o altri sintomi simil-influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria;
  • il divieto di fare ingresso o di permanere nei locali scolastici laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo (soggetti con sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37,5°; provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc.) stabilite dalle Autorità sanitarie competenti;
  • l’obbligo di rispettare tutte le disposizioni delle Autorità e del Dirigente scolastico” (Protocollo d’Intesa 14 agosto 2021).

Pertanto, secondo l’USR Veneto, il Protocollo di sicurezza di istituto, per quanto riguarda gli esterni, oltre alla verifica tramite l’app governativa del Ministero della Salute “VerificaC19” del possesso della certificazione verde, potrà opportunamente prevedere, come misura di prevenzione e protezione, l’autodichiarazione per la prevenzione COVID.

Per quanto riguarda invece il personale scolastico e gli studenti, l’autodichiarazione di essere a conoscenza del Protocollo di sicurezza di istituto può essere rilasciata una tantum.

Corsi di recupero o di potenziamento extracurricolari, si possono svolgere?

da La Tecnica della Scuola

È possibile svolgere corsi di recupero o di potenziamento extracurricolari?

A questa domanda ha recentemente risposto l’USR Veneto, nell’ambito di un documento che raccoglie numerose faq sull’avvio dell’anno scolastico.

In particolare, l’USR ricorda che il Piano Scuola 2021-22 richiama il Piano scuola estate 2021 in merito all’avvio, a partire dal mese di settembre 2021, della fase di “rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali, con introduzione al nuovo anno scolastico”.

Il Documento, in particolare, prospetta la possibilità di una “articolazione
modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o
da diversi anni di corso”.

Considerando il perdurare dell’emergenza epidemiologica, secondo l’USR Veneto, il dirigente scolastico procederà ad una valutazione comparativa dei vantaggi e degli svantaggi derivanti dalla costituzione di gruppi di allievi afferenti a classi diverse per esigenze connesse alla fase di “rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali” del Piano Scuola Estate o di altre attività extracurriculari.

Nel caso i vantaggi fossero ritenuti maggiori degli svantaggi, l’Ufficio scolastico sottolinea la necessità di conservare comunque traccia quotidiana di tutti i nominativi degli allievi e degli insegnanti che compongono i gruppi, per favorire al massimo la procedura del contact tracing.

Docenti neoassunti, cos’è la dichiarazione dei servizi e come presentarla

da La Tecnica della Scuola

All’atto dell’assunzione in ruolo a tempo indeterminato, il docente deve provvedere ad alcuni adempimenti, alcuni dei quali sono obbligatori, mentre altri sono legati alla situazione personale.

Tra questi, la dichiarazione dei servizi, prevista dall’art. 145 del DPR 29 dicembre 1973, n. 1092. Questa norma dispone che “Il dipendente statale all’atto dell’assunzione in servizio e’ tenuto a dichiarare per iscritto tutti i servizi di ruolo e non di ruolo prestati in precedenza allo Stato, compreso il servizio militare o ad altri enti pubblici, nonché i periodi di studio e di pratica ed esercizio professionali di cui all’art. 13. La dichiarazione deve essere resa anche se negativa. Il provvedimento che dispone la nomina a posto di ruolo negli impieghi statali deve contenere l’attestazione che il dipendente abbia reso la dichiarazione di cui al comma precedente; per gli insegnanti l’attestazione è fatta nel provvedimento di nomina a ordinario.”

Come sottolineato dalla FLC CGIL in una scheda riguardante i neoimmessi in ruolo, “quando un dipendente pubblico viene assunto con “nomina a posto di ruolo”, ovvero con un contratto tempo indeterminato, il provvedimento che dispone la nomina deve contenere l’attestazione che il dipendente abbia reso la dichiarazione dei servizi“.

Come si presenta

L’istanza si presenta tramite POLIS Istanze on-line. Una guida alla compilazione spiega come fare.

La funzione consente all’utente di inserire i dati richiesti per la dichiarazione servizi, cliccando sul tasto NUOVA DICHIARAZIONE DEI SERVIZI EX ART.145 (DPR 1092/1973).

In particolare, l’utente potrà dichiarare i servizi prestati prima dell’immissione in ruolo tramite la valorizzazione delle seguenti schede:

  • Periodi lavorativi non di ruolo prestati nelle istituzioni scolastiche statali in qualità di personale docente, insegnante religione cattolica ed educativo;
  • Periodi lavorativi non di ruolo prestati nelle istituzioni scolastiche statali in qualità di personale ata;
  • Periodi lavorativi prestati in altre istituzioni scolastiche in qualità di personale docente, insegnante religione cattolica ed educativo;
  • Periodi lavorativi prestati presso le università;
  • Periodi lavorativi prestati come servizio militare ed equiparati;
  • Periodi di assenza, aspettativa ed altre interruzioni dei periodi lavorativi.

Docenti assunti con la procedura straordinaria

Il Sindacato in conclusione ha chiarito che non vi è alcun obbligo da parte dei lavoratori assunti mediante la fase straordinaria prevista dall’art. 59 del DL 73/2021 e destinatari di contratti a Tempo Determinato con termine 31 agosto a compilare l’istanza relativa alla Dichiarazione dei servizi fino ad avvenuta conferma in ruolo.

Accordo CU 22 settembre 2021, n. 132

CONFERENZA UNIFICATA

Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di conferma annuale dell’Accordo quadro per la realizzazione di un’offerta di servizi educativi a favore di bambini dai due ai tre anni, volta a migliorare i raccordi tra nido e scuola dell’infanzia e a concorrere allo sviluppo territoriale dei servizi socio educativi 0-6, sancito in Conferenza Unificata in data 1 agosto 2013 e confermato per l’anno scolastico 2020/2021 con l’Accordo del 6 agosto 2020 (Atto rep. 106/CU).

Repertorio atti n. 132/CU del 22 settembre 2021

Nota 22 settembre 2021, AOODGSIP 2056

Ministero dell’istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico

Ai Direttori Generali e ai Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Ai Dirigenti delle Istituzioni scolastiche Sedi di scuola primaria
Alla Sovrintendenza Scolastica per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendenza Scolastica per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendenza Scolastica per la Scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dipartimento Istruzione per la Provincia di Trento
Alla Sovrintendenza agli studi per la Regione Autonoma della Valle D’Aosta
A Sport e salute S.p.A.
e, p.c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Comitato Olimpico Nazionale Italiano
Al Comitato Italiano Paralimpico
Ai Coordinatori regionali di Educazione Fisica e sportiva

Oggetto: Progetto nazionale “Scuola Attiva Kids” per la scuola primaria anno scolastico 2021/2022.

Nota 22 settembre 2021, AOODPIT 1407

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

Ai Dirigenti e ai Coordinatori didattici delle Istituzioni scolastiche
del sistema nazionale di istruzione
e p.c. All’Ufficio di Gabinetto
Ai Direttori generali e ai dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali

Oggetto: Certificazioni verdi rilasciate dalla Repubblica di San Marino – applicazione del de- creto legge 6 agosto 2021, n. 111.

Sistema integrato educazione ed istruzione 2021, 2022 e 2023

  • Accordo CU 22 settembre 2021, n. 132
    Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di conferma annuale dell’Accordo quadro per la realizzazione di un’offerta di servizi educativi a favore di bambini dai due ai tre anni, volta a migliorare i raccordi tra nido e scuola dell’infanzia e a concorrere allo sviluppo territoriale dei servizi socio educativi 0-6, sancito in Conferenza Unificata in data 1 agosto 2013 e confermato per l’anno scolastico 2020/2021 con l’Accordo del 6 agosto 2020 (Atto rep. 106/CU)

Stipulata l’Intesa relativa al riparto delle risorse del Fondo nazionale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione per gli anni 2021 (seconda parte di finanziamento), 2022 e 2023. L’Intesa fa riferimento al Piano di azione pluriennale per il Sistema integrato 0-6 anni approvato lo scorso 8 luglio in Conferenza Unificata.

Con le risorse del Fondo nazionale per il Sistema integrato, che il Ministero assegna direttamente ai Comuni, in forma singola o associata, sulla base delle programmazioni regionali, possono essere finanziati interventi di edilizia su edifici pubblici che ospitano servizi educativi o scuole dell’infanzia, spese di gestione, anche al fine di ridurre le rette a carico delle famiglie, formazione in servizio per il personale educativo e docente e il funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali.

Dal 2021 le Regioni e le Province autonome hanno la possibilità di conoscere in anticipo le risorse assegnate per gli anni successivi, in modo da poter programmare la destinazione delle stesse per un triennio.

Per ciascuna delle tre annualità, 2021, 2022 e 2023, le risorse assegnate ammontano a 309 milioni di euro. Per il 2021 una quota pari a 1,5 mln di euro è destinata all’attivazione da parte del Ministero dell’Istruzione dell’Anagrafe nazionale dei servizi educativi; le risorse rimanenti sono state ripartite per 264 mln in continuità con le assegnazioni del 2020 e per 43,5 mln in relazione ai medesimi criteri condivisi per il 2022 e 2023, che fanno riferimento al numero di bambini iscritti ai servizi educativi e alle scuole dell’infanzia paritarie (pubbliche e private), alla popolazione di età compresa tra zero e sei anni e alle esigenze di riequilibrio territoriale.

In particolare, viene assegnata una quota perequativa, pari al 20% delle risorse disponibili, alle Regioni e Province autonome con una percentuale di copertura dei servizi educativi per l’infanzia inferiore alla media nazionale secondo i più recenti dati ISTAT; il 40% delle risorse viene attribuito in proporzione agli utenti dei servizi educativi per l’infanzia che prevedono costi a carico dei Comuni; il 30% in proporzione alla popolazione residente in età compresa tra zero e sei anni; il 10% in relazione ai bambini iscritti alle scuole comunali e private paritarie.

Dal 2017 al 2023 il Fondo nazionale per il Sistema integrato 0-6 è andato progressivamente crescendo, con un incremento di 100 milioni di euro, passando dagli iniziali 209 mln agli attuali 309 mln. Le Regioni del Sud, fatta eccezione per l’Abruzzo, grazie alla quota perequativa e in virtù dei criteri legati alla popolazione infantile residente, sono quelle che beneficiano dell’incremento maggiore. Le percentuali di incremento vedono favorite Campania (+203,4%), Calabria (+154%), Sicilia (+147,3%). A seguire Basilicata (+73,7%), Molise (+69,1%), Puglia (+68,2%), Provincia autonoma di Bolzano (+67,7%). Incrementi superiori al 50% anche per la Provincia autonoma di Trento (+55%) e il Friuli Venezia Giulia (+53,5%).

Il riparto condiviso nell’Intesa risponde alle esigenze di riequilibrio territoriale, destinando una consistente quota di risorse alle Regioni più lontane dall’obiettivo del 33% di copertura dei servizi 0-6. Risponde, inoltre, alle esigenze di mantenimento dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia attivi nelle Regioni che in questi anni hanno maggiormente investito per l’attuazione del Sistema integrato.