Deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD)

Deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD)
SuperAbile INAIL del 27/09/2021

Molti bambini e ragazzi possono presentare comportamenti di disattenzione e/o irrequietezza motoria, con difficoltà pervasive e persistenti nell’applicare in modo efficiente strategie di studio che consentano di memorizzare le informazioni a lungo termine.

Con ADHD (acronimo in inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) si identificano alunni e studenti con problemi di controllo attentivo e/o dell’attività.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il disturbo è presente in circa l’1% della popolazione infantile e ha una causa neurobiologica caratterizzata dalla presenza di sintomi di disattenzione, impulsività/iperattività, riconducibili a difficoltà nell’autocontrollo e nelle capacità di pianificazione e non attribuibili ad un deficit dell’intelligenza.
L’ADHD si può riscontrare anche spesso associato ad un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) o ad altre problematiche, che genera difficoltà di pianificazione, di apprendimento e di socializzazione con i coetanei.
In presenza di alcuni casi con quadro clinico particolarmente grave, anche per la comorbilità con altre patologie, è possibile richiedere l’assegnazione dell’insegnante di sostegno, come previsto dalla legge 104/92.
Comunque, anche in presenza di ragazzi con minore gravità del disturbo, che non ottengono la certificazione di disabilità, si ha diritto a veder tutelato il successo formativo con l’elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato in base alla Direttiva del 27 dicembre 2012.
Il percorso migliore per la presa in carico del bambino/ragazzo con ADHD si attua senz’altro quando è presente una sinergia fra famiglia, scuola e clinica. Le informazioni fornite dagli insegnanti hanno una parte importante per il completamento della diagnosi e la collaborazione della scuola è un anello fondamentale nel processo riabilitativo.

Riferimenti normativi
– 
Atto di indirizzo del 16 settembre 2021 (Atto di indirizzo concernente l’individuazione delle priorità politiche che orienteranno l’azione del Ministero dell’istruzione per l’anno 2022 e per il triennio 2022-2024);
– Linee guida ADHD in Piemonte (Linee guida per la promozione della cultura e la definizione di strategie d’intervento a favore di persone con ADHD (Attention Deficit and Hyperactivity Disorder) in Piemonte);
– Nota del 12 novembre 2020 n. 20651 (Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2021/2022);
– Piani Educativi Individualizzati e inclusione 2020 (Nota del Ministero dell’istruzione sull’aggiornamento e la verifica del Piano Educativo Individualizzato (PEI), dopo l’emergenza Covid-19);
– Atto di indirizzo delle priorità politiche del Ministero dell’istruzione per l’anno 2020 (Diramato l’Atto di indirizzo politico-istituzionale del 7 febbraio 2020 n. 2, che individua le priorità politiche del Ministero dell’istruzione per l’anno 2020, con le relative aree di intervento aggiornate ed integrate);
– Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 66 (Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107);
– Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 62 (Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107);
– Nota del 22 novembre 2013 n. 2563 (Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali. A.S. 2013/2014. Chiarimenti.);
– Nota del 27 giugno 2013 n. 1551 (Piano Annuale per l’Inclusività – Direttiva 27 dicembre 2012 e C.M. n. 8/2013.);
– Circolare del 6 marzo 2013 n. 8;
– Direttiva del 27 dicembre 2012;
– Nota del 19 aprile 2012 n. 2213;
– Nota del 20 marzo 2012 n. 1395;
– Nota del 17 novembre 2010 n. 7373;
– Circolare del 15 giugno 2010 n. 4089;
– Nota del 4 dicembre 2009 n. 6013;
– Circolare del 1 aprile 2009 n. 1968;
– Circolare del 7 ottobre 2008 n. 4226/P4;
– Legge 28 marzo 2003 n. 53;
– Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento;
– Modelli di PDP pubblicati sul sito del MIUR.

di Antonello Giovarruscio

Il percorso per diventare tecnico RBT ABA

Il percorso per diventare tecnico RBT ABA

State of Mind del 27/09/2021

L’acronimo ABA sta per Applied Behavior Analysis, ovvero l’analisi del comportamento applicata. L’ABA può essere presentato come un insieme di procedure di intervento intensivo precoce, basate su principi comportamentali Skinneriani. Famosa soprattutto per la sua applicazione con soggetti con Sindrome dello Spettro dell’Autismo, sarebbe riduttivo considerare questo metodo esclusivo per tali problematiche. L’ABA, infatti, può essere applicata nei più disparati contesti in cui ci si ritrovi ad affrontare una problematica comportamentale.

Numerosi studi (N. Peters-Scheffer & al., 2011; C. M. Anderson & D. Kincaid, 2005; Moderato, P. Copelli, C.,2010) sostengono l’efficacia dell’applicazione del metodo ABA con soggetti aventi diverse problematiche (Spettro dell’autismo, difficoltà comportamentali, DOP, disabilità intellettiva,..).

Appurata la validità e l’efficacia relativa all’implementazione di tale metodologia, come si diventa tecnico RBT ABA? Quali sono i ruoli e i gradi di formazione che una persona può intraprendere all’interno del meraviglioso mondo dell’ABA?

Ogni intervento ABA, degno di tale nome, prevede la supervisione di un BCBA (Board Certified Behavior Analyst) che è il responsabile della direzione, supervisione e gestione del caso. Progetta e coordina l’intervento, creato ad hoc per il singolo soggetto. L’implementazione vera e propria dell’intervento ABA si sviluppa sul campo grazie alla presenza di tecnici RBT (Registered Behavior Technician). A volte, potrebbe esserci anche la figura BCaBA (Board Certified Assistant Behavior Analyst), che è il responsabile del supporto alla gestione del caso, sempre sotto la supervisione di un BCBA, non può in alcun caso operare da solo. Il ruolo del BCaBA è quello di supervisionare l’operato dell’RBT (Fig. 1).

Chiunque operi in nome dell’ABA, deve seguire un codice etico preciso, reperibile sul sito ufficiale del BOARD, in cui vengono affrontate tematiche quali: la condotta dell’analista del comportamento, i suoi obblighi nei confronti della famiglia del cliente, del soggetto stesso protagonista dell’intervento, di altri colleghi.

Per diventare tecnico RBT ABA è necessario anzitutto essere maggiorenni ed avere raggiunto almeno il diploma di scuola superiore. È necessario, poi, frequentare un corso definito Assesment delle competenze della durata di 40 ore, condotto da un BCBA certificato e riconosciuto dal Board. Durante il corso verranno affrontati argomenti che vanno dell’etica e condotta che l’RBT deve tenere nello svolgimento della sua professione, all’approfondimento teorico sul comportamentismo e sulle principali patologie in cui è possibile applicare l’ABA (Spettro dell’autismo, DOP,..). Fino ad arrivare a toccare con mano le tecniche di gestione dei comportamenti problema, le modalità di rinforzo e di estinzione, le tecniche volte allo sviluppo di capacità e autonomie e le diverse possibilità per la presa dati, fondamentale per l’implementazione di un buon progetto ABA.

Al termine del corso, il futuro tecnico RBT dovrà sostenere un esame scritto e un colloquio orale con il responsabile del corso e fornire alcuni video a dimostrazione dell’uso delle tecniche presentate durante le ore di lezione.

Superato l’esame finale sarà possibile iscriversi al Board e, attraverso il canale ufficiale, sostenere un successivo esame in lingua inglese per ottenere il titolo di RBT certificato.

A partire dal 2020, vista la situazione COVID, è stata data la possibilità ai futuri RBT di sostenere l’esame online, accedendo ad un’interfaccia autorizzata dal Pearson VUE, sito che si occupa dell’aspetto valutativo delle competenze dei tecnici RBT. In precedenza, per poter sostenere l’esame come RBT era necessario recarsi a Roma, unica sede del Pearson VUE in Italia.

L’esame ha una durata massima di 90 minuti ed è composto da 85 domande (10 delle quali sono item pilota), a scelta multipla. Tutte le domande prevedono quattro alternative di risposta.

Per prepararsi all’esame, oltre alla frequentazione del corso per l’assesment delle competenze, è consigliabile consultare manuali quali:
– Theisen B. & Bird Z. (2015): “RBT credential workbook“. Bx Dynamic Press; Vol. 3.
– Martin G. & Pear J. (2000): “Strategie e tecniche per il cambiamento”.   McGraw-Hill Education; 6° edizione. Traduzione italiana a cura di Moderato P. & Rovetto F.
– Ricci C. & al. (2014): “Manuale ABA-VB. Applied behavior analysis and verbal behavior. Fondamenti, tecniche e programmi di intervento”. Erickson.
Utile potrebbe essere, inoltre, consultare i siti delle riviste JABA e JEAB in cui sono raccolti articoli basati sulle ricerche di analisi applicata del comportamento.

Per potersi esercitare in vista dell’esame con il Board navigando nel web si possono trovare alcuni siti utili.

A conclusione dell’articolo, abbiamo pensato potesse essere interessante dare la parola a un’esperta. La Dott.ssa Lucia Piccin è un noto BCBA che lavora nel mondo dell’ABA da moltissimi anni.

Lucia Piccin è Analista del Comportamento BCBA. Lavora in questo campo da 18 anni, dapprima in UK sotto la supervisione dello UKYAP (United Kingdom Young Autism Project) poi in Italia.
Si occupa:
– della presa in carico, della valutazione, delle progettazione e supervisione di interventi individualizzati A.B.A. per bambini e ragazzi con ASD;
– della formazione di terapisti/e e delle figure responsabili in relazione all’implementazione degli interventi;
– della formazione dei genitori;
– della formazione attraverso docenza di corsi inerenti ASD e l’Analisi Applicata del Comportamento.

Quando ha sentito per la prima volta parlare di ABA?
LP (Dott.ssa Lucia Piccin): Per la prima volta ho sentito parlare di ABA nel Dicembre del 2002 quando ho letto un annuncio su una bacheca universitaria che cercavano una terapista per un intervento ABA, per una bambina di 2 anni. Io al tempo non sapevo nemmeno cosa fosse. Ho partecipato alle selezioni, poi alla formazione e sono state scelta tra i vari candidati per la creazione del team.

Che cosa le è piaciuto dell’ABA da convincerla a renderlo il suo lavoro?
LP: Riferendomi sempre al mio primissimo caso, mi è piaciuto innanzitutto il fatto di poter arrivare a relazionarmi e a comunicare con una bambina piccola, con problematiche comportamentali gravi e un deficit cognitivo importante. Tali caratteristiche rendevano apparentemente le modalità di relazione e di comunicazione con lei scarse e limitate.
Il metodo ABA non è un intervento mirato allo sviluppo di una determinata area di competenza, ma è un intervento globale ed intervenire in tutte le aree, prendendo in considerazione punti di forza e di debolezza della persona, trasformando i primi in risorsa, mentre i secondi in ambiti nei quali è necessario promuovere nuove competenze.
Nel tempo ho potuto apprezzare l’impatto che un intervento A.B.A. può avere non solo nella vita della persona a cui è rivolto il progetto, ma anche su tutto il suo ambiente circostante, la sua famiglia e anche all’interno dei contesti sociali, come ad esempio la scuola.
Ritengo la componente relazionale di fondamentale importanza, tanto da affiancarla al pari degli obiettivi di apprendimento all’interno di un progetto ABA. L’importanza dell’aspetto relazione e del ruolo del gioco nel miglioramento delle competenze di bambini nello Spettro dell’autismo, per me è tale che nel 2005 è stato l’argomento della mia tesi di laurea “Can play be transformed into a powerful instrument helping the development and learning of autistic children?”

Com’è stato il suo percorso di formazione per diventare BCBA?
LP: Dopo aver conseguito la laurea presso l’University of Wales Swansea, Swansea, in Inghilterra, ho frequentato presso la medesima università un Master di II livello in Child Welfare and Applied Childhood Studies.
Durante tutto questo periodo ho praticato come tutor ABA, sotto la supervisione dei consulenti dell’UK IAP.
Successivamente, ho deciso di frequentare presso l’Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano (IESCUM), a Parma, un Master di II livello su “L’analisi del comportamento: aspetti teorico-metodologici e applicazioni al disturbo autistico”. Tale master dà diritto di accesso all’esame di certificazione da parte del BACB  per divenire Assistente Analista del Comportamento Certificato (BCaBA) e Analista del Comportamento Certificato (BCBA).

L’ABA, oltre ad essere applicabile a soggetti con Spettro dell’Autismo, porta risultati efficaci anche con altre problematiche come il disturbo oppositivo provocatorio o soggetti con disabilità intellettiva. Qual è la sua opinione in merito?
LP: Innanzi tutto, è prioritario precisare che l’ABA non è e non nasce come intervento specifico per l’autismo. L’ABA è una scienza volta alla modificazione del comportamento, può essere applicata ad una varietà di situazioni, disturbi e patologie e non ci sono limiti di età. È vero però che c’è ampia evidenza scientifica dagli anni 70 ad oggi che ne prova l’efficacia nell’insegnamento di importanti comportamenti e abilità a bambini con autismo e ne evidenzia la particolare efficacia in relazione ad interventi precoci.
Nello specifico, l’ABA è una scienza che, attraverso l’utilizzo di tecniche e procedure derivate dai principi del comportamento, mira, da un lato, ad incrementare comportamenti socialmente significativi e, dall’altro, a ridurre i comportamenti problematici e, quindi, disadattivi. Il tutto comprovabile attraverso la sistematica registrazione dei dati.

di Ilaria Cester e Cinzia Marcuzzo,
OPEN SCHOOL Psicoterapia Cognitiva e Ricerca, Mestre

Maturità 2022, tornano gli scritti? Bianchi al lavoro: “Definiremo modalità”. Presidi, “Decidere verso Natale”

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Abbiamo fatto esami di Stato in presenza, scelto una via di cui do un giudizio positivo. Ho visto tesine sviluppate anche con strumenti multimediali molto sofisticati. Noi adesso stiamo valutando questa esperienza, come stiamo valutando le esperienze precedenti, e definiremo in tempo adeguato, prima di quanto avveniva negli anni passati, le modalità di svolgimento dell’esame di maturità di quest’anno”. Così il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi pensa già alla prossima maturità

“Capisco che chi ha svolto questo ciclo di studi lo ha fatto in una situazione molto difficile però – ha chiarito Bianchi  intervenendo in videocollegamento ad un dibattito organizzato a Bologna con gli studenti del Liceo Malpighi sul tema “E’ un Paese per giovani?” nell’ambito del Festival Francescano 2021 – non è domandando degli sconti che andiamo incontro al bisogno di crescita dei ragazzi. Ci sarà un esame che sarà di maturità”.

“La scuola – ha osservato – deve essere sempre più il modo in cui tutti sono in grado di usare tutti gli strumenti della propria epoca e non di esser usati. Penso al telefonino, al computer, cioè all’intelligenza artificiale. Ma bisogna farlo con capacità critica. Bisogna saper leggere l’attualità. Quando studi filosofia, devi entrare con capacità critica nel dibattito vax no vax. Ma sei fortunato di poter usare la lettura critica che parte da Kant che non è un libro da mettere nella biblioteca .E’ lo strumento concettuale con cui puoi affrontare il mondo di oggi”.

Per ora si sa che si partirà alle 8,30 del 22 giugno, per l’eventuale prima prova scritta, come stabilito dall’ordinanza ministeriale 191 del 23 giugno.

Svolgere l’esame di maturità con le modalità di quest’anno, con l’elaborato e un maxi-colloquio, “è una possibilità. Bisogna vedere che strada prenderà la pandemia, se riusciremo dominarla. Però non si può aspettare maggio per parlarne, potremmo prendere una decisione verso Natale. Non vorrei che i ragazzi pensassero da ora che la maturità debba andare come l’anno scorso”, risponde il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli.

Secondo Giannelli, in generale sarebbe opportuna “una valutazione a 360 gradi” sul modello di esame per il futuro: “C’è chi ritiene che dopo 5 anni il giudizio finale non dovrebbe discostarsi molto da quello che dei docenti” nel corso del percorso di studi, ma “l’esame di Stato è previsto dalla Costituzione”. “Credo – ha concluso – che abbia un significato per i ragazzi: è un rito di passaggio all’età adulta”.

Per ora si sa che si partirà alle 8,30 del 22 giugno, per l’eventuale prima prova scritta, come stabilito dall’ordinanza ministeriale 191 del 23 giugno.

Svolgere l’esame di maturità con le modalità di quest’anno, con l’elaborato e un maxi-colloquio, “è una possibilità. Bisogna vedere che strada prenderà la pandemia, se riusciremo dominarla. Però non si può aspettare maggio per parlarne, potremmo prendere una decisione verso Natale. Non vorrei che i ragazzi pensassero da ora che la maturità debba andare come l’anno scorso”, risponde il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli.

Secondo Giannelli, in generale sarebbe opportuna “una valutazione a 360 gradi” sul modello di esame per il futuro: “C’è chi ritiene che dopo 5 anni il giudizio finale non dovrebbe discostarsi molto da quello che dei docenti” nel corso del percorso di studi, ma “l’esame di Stato è previsto dalla Costituzione”. “Credo – ha concluso – che abbia un significato per i ragazzi: è un rito di passaggio all’età adulta”.

Per ora si sa che si partirà alle 8,30 del 22 giugno, per l’eventuale prima prova scritta, come stabilito dall’ordinanza ministeriale 191 del 23 giugno.

Svolgere l’esame di maturità con le modalità di quest’anno, con l’elaborato e un maxi-colloquio, “è una possibilità. Bisogna vedere che strada prenderà la pandemia, se riusciremo dominarla. Però non si può aspettare maggio per parlarne, potremmo prendere una decisione verso Natale. Non vorrei che i ragazzi pensassero da ora che la maturità debba andare come l’anno scorso”, risponde il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli.

Secondo Giannelli, in generale sarebbe opportuna “una valutazione a 360 gradi” sul modello di esame per il futuro: “C’è chi ritiene che dopo 5 anni il giudizio finale non dovrebbe discostarsi molto da quello che dei docenti” nel corso del percorso di studi, ma “l’esame di Stato è previsto dalla Costituzione”. “Credo – ha concluso – che abbia un significato per i ragazzi: è un rito di passaggio all’età adulta”.


Esenzione vaccino covid-19, proroga al 30 novembre per validità e rilascio della certificazione

da OrizzonteScuola

Di redazione

E’ stata prorogata sino al 30 novembre 2021 la validità e la possibilità di rilascio delle certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19. Lo stabilisce una circolare del Ministero della Salute.

La circolare spiega “che non sarà necessario un nuovo rilascio delle certificazioni già emesse, salvo i casi in cui le stesse contengano dati del soggetto interessato, ulteriori rispetto a quelli indicati per la loro compilazione, a carattere sensibile (es. motivazione clinica della esenzione)”.

Ricordiamo che lo scorso agosto era stato stabilito per i certificati una validità massima fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni.

La certificazione di esenzione alla vaccinazione anti SARS-COV-2 – si legge nella precedente circolare del Ministero della Salute – viene rilasciata nel caso in cui la vaccinazione stessa venga omessa o differita per la presenza di specifiche condizioni cliniche documentate, che la controindichino in maniera permanente o temporanea.

Sono tutte quelle persone che non si sono potute vaccinare a causa di patologie pregresse e chi non ha ricevuto la seconda dose per effetti collaterali (gravi) dopo la prima.

Le persone che ottengono una esenzione alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2 devono essere adeguatamente informate sulla necessità di continuare a mantenere le misure di prevenzione come: usare le mascherine, distanziarsi dalle persone non conviventi, lavare le mani, evitare assembramenti in particolare in locali chiusi, rispettare le condizioni previste per i luoghi di lavoro e per i mezzi di trasporto.

Come ottenere il certificato

La certificazione può essere rilasciata fino al 30 settembre. A rilasciarla sono i medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle Aziende ed Enti dei Servizi Sanitari Regionali o dai Medici di Medicina Generale o Pediatri di Libera Scelta dell’assistito che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 nazionale.

Le certificazioni contengono:

  • i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita);
  • la dicitura: “soggetto esente alla vaccinazione anti SARS-CoV-2. Certificazione valida per consentire l’accesso ai servizi e attività di cui al comma 1, art. 3 del DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n 105;
  • la data di fine di validità della certificazione, utilizzando la seguente dicitura “certificazione valida fino al _________” (indicare la data, al massimo fino al 30 settembre 2021);
  • Dati relativi al Servizio vaccinale della Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale in cui opera come vaccinatore COVID-19 (denominazione del Servizio – Regione);
  • Timbro e firma del medico certificatore (anche digitale);
  • Numero di iscrizione all’ordine o codice fiscale del medico certificatore.

Non possono invece esser inseriti altri dati personali, ad esempio la motivazione clinica dell’esenzione.

Per il rilascio delle certificazioni si possono utilizzare le piattaforme regionali già preposte al rilascio di certificati vaccinali e di inidoneità alla vaccinazione.

Basta smart working, i lavoratori tornano in ufficio col metro di distanza obbligatorio: nella scuola è solo “raccomandato”

da La Tecnica della Scuola

Ci sono alcune novità ma anche diverse conferme nel decreto che estende l’obbligo del Green pass a tutto il mondo del lavoro e cerca di affrancare sempre più dipendenti dallo smart working: lo si evince dall’aggiornamento delle Faq che Palazzo Chigi ha pubblicato rispondendo alle domande scaturite dello stesso decreto.

Detto che chi continuerà a lavorare in smart working non dovrà possedere il Green pass, che “serve per accedere ai luoghi di lavoro” e che comunque “in ogni caso lo smart working non può essere utilizzato allo scopo di eludere l’obbligo di green pass”, non vi sono sostanziali novità anche per i lavoratori che torneranno in presenza: per loro resta il distanziamento: il Green pass, ha chiarito il Governo, non fa venire meno le regole di sicurezza previste dalle linee guida e dai protocolli vigenti e, dunque, rimane il metro di distanza nei luoghi di lavoro.

Le condizioni di sicurezza da mantenere

Il rientro al lavoro dovrà avvenire in “condizioni di sicurezza e nel rispetto delle misure anti Covid” che, al momento, prevedono il mantenimento della distanza di almeno un metro”.

La disposizione ha fatto subito scattare un parallelo con la scuola, dove dal 1° settembre è stato deciso il rispetto della distanza di sicurezza “salvo che le condizioni strutturali-logistiche degli edifici non lo consentano”. Di fatto, quindi, nelle classi la distanza di un metro (che lo scorso anno è stato uno dei punti principali per la convivenza nelle aule scolastiche in chiave anti-Covid) è diventata “consigliata” e non più obbligatoria, come nell’anno scolastico passato.

Novità dal ministro Brunetta?

L’adozione della disposizione pone più di qualche dubbio di applicazione. Soprattutto nelle grandi aziende e nel comparto pubblico. A questo proposito, il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta dovrà mettere a punto il decreto che definisce i criteri specifici per il rientro.

Sempre il responsabile della Funzione Pubblica dovrà verificare con il ministro della Salute Roberto Speranza le linee guida per stabilire le modalità organizzative per le verifiche sul Green pass.

Poi, entrambi i criteri applicativi saranno sottoposti al Comitato tecnico scientifico.

Ed è in questo quadro, hanno conformato fonti di Governo alle agenzie di stampa, non è escluso che possa essere rivisto il distanziamento poiché sarebbe complicato riportare tutti in ufficio e garantire il metro di distanza tra un lavoratore e l’altro.

Tutti come a scuola?

Anche negli uffici pubblici, quindi, si potrebbe ripercorrere quanto accaduto nella scuola: il Covid-19 è ancora una minaccia, ma il distanziamento non è più un obbligo.

Una contraddizione che sembra proprio il prezzo da pagare, con tanto di rischi annessi di contagio, per poter tornare alla (quasi) normalità.

La domanda allora è: basterà davvero indossare la mascherina per non far diventare i luoghi di lavoro dei focolai? Al Cts la risposta.

Allarme Istat: l’Italia si sta spopolando. Forti rischi per le scuole dei piccoli Comuni

da La Tecnica della Scuola

Il 2021 rimarrà nella storia del Paese: per la prima volta dall’Unità d’Italia il numero dei nati scenderà sotto la soglia delle 400mila unità: la previsione è stata fatta proprio in queste ore da Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, nel corso di una conversazione con Il Sole24Ore.

“I nuovi nati in Italia dal 2014 sono in forte calo – spiega Blangiardo – nel 2020, l’anno orribile della pandemia, si è arrivati a 404mila, e secondo le mie valutazioni il 2021 si chiuderà entro un range 385-395mila nascite. È un trend in atto da tempo, ma questo ulteriore calo possiamo dire che è effetto della seconda ondata della pandemia di ottobre-novembre dello scorso anno”.

Le conseguenze per il sistema scolastico potrebbero essere pesanti e non è detto che la riduzione del numero di alunni per classe possa essere una soluzione definitiva.
Nelle grandi aree urbane, infatti, il calo demografico potrebbe avere conseguenze accettabili, ma nelle aree più periferiche e nei piccoli paesi si rischierà di non riuscire più a garantire la sopravvivenza dei plessi (soprattutto di infanzia e primaria) con pochissimi alunni.

Blangiardo lancia l’allarme: “Il sistema politico e quello economico devono muoversi per tempo, altrimenti la prospettiva per l’Italia non è solo l’invecchiamento generale della popolazione, ma anche un serio rischio per la nostra economia”.

Maturità 2022, sarà come quella dello scorso giugno? Probabile. Bianchi: stiamo valutando

da La Tecnica della Scuola

Sulle modalità di svolgimento del prossimo esame di maturità è ancora tutto possibile, ma si sta valutando con attenzione il modello attuato lo scorso mese di giugno, quando durante la prova unica orale ogni candidato ha anche discusso i contenuti di un suo elaborato inviato ai suoi docenti entro lo scorso 31 maggio con commissari tutti interni ed il solo presidente esterno, quindi proveniente da un altro istituto. A ricordarne le modalità è stato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: intervenendo in videocollegamento ad un dibattito organizzato a Bologna con gli studenti del Liceo Malpighi sul tema “E’ un Paese per giovani?” nell’ambito del Festival Francescano 2021, il numero uno del Ministero ha confermato il suo apprezzamento su come si è svolta la maturità 2021 e quindi la possibilità concreta che il modello possa essere bissato il prossimo giugno.

L’apprezzamento per il modello del 2021

“Quest’anno abbiamo scelto una via di cui do un giudizio positivo – ha detto Bianchi -. Abbiamo detto che la maturità va predisposta attraverso un dialogo tra lo studente e il suo consiglio di classe. Con la definizione di un argomento che lo studente ha più di un mese di tempo per sviluppare, presentando un proprio progetto tre settimane prima alla commissione. Ho visto tesine sviluppate anche con strumenti multimediali molto sofisticati”.

Il ministro: “definiremo in tempo adeguato”

Bianchi, quindi, ha rivolto l’attenzione al futuro: “Noi adesso stiamo valutando questa esperienza come stiamo valutando le esperienze precedenti e definiremo in tempo adeguato, prima di quanto avveniva negli anni passati, le modalità di svolgimento dell’esame di maturità di quest’anno.”

Agli studenti del quinto anno delle superiori ha chiesto di non avere “paura. Capisco che chi ha svolto questo ciclo di studi lo ha fatto in una situazione molto difficile però non è domandando degli sconti che andiamo incontro al bisogno di crescita dei ragazzi. Ci sarà un esame che sarà di maturità. Della verifica di quanto questa esperienza educativa ha permesso di dire abbiamo finito quella fase della nostra crescita che coincide con l’adolescenza”.

Il ministro dell’Istruzione ha quindi parlato del nuovo modo di intendere la formazione. “La scuola – ha osservato – deve essere sempre più il modo in cui tutti sono in grado di usare tutti gli strumenti della propria epoca e non di esser usati. Penso al telefonino, al computer, cioè all’intelligenza artificiale. Ma bisogna farlo con capacità critica. Bisogna saper leggere l’attualità. Quando studi filosofia, devi entrare con capacità critica nel dibattito vax no vax. Ma sei fortunato di poter usare la lettura critica che parte da Kant che non è un libro da mettere nella biblioteca. È lo strumento concettuale con cui puoi affrontare il mondo di oggi”.

Giannelli (Anp): non si aspetti maggio

L’idea di confermare il modello di maturità del 2021 non sembra dispiacere ai presidi: secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, bisogna fare in fretta e non decidere a poche settimane dall’inizio delle prove del 2022.

Secondo il leader di Anp, ripetere l’esame di maturità con le modalità di quest’anno, con l’elaborato consegnato a maggio e un maxi-colloquio, “è una possibilità. Bisogna vedere che strada prenderà la pandemia, se riusciremo dominarla. Però non si può aspettare maggio per parlarne, potremmo prendere una decisione verso Natale. Non vorrei che i ragazzi pensassero da ora che la maturità debba andare come l’anno scorso”.

Certo, Giannelli auspica anche “una valutazione a 360 gradi” sulla riforma dell’esame di maturità, senza però pensare di stravolgere gli esiti prodotti da ogni studente nel quinquennio: “C’è chi ritiene che dopo cinque anni il giudizio finale non dovrebbe discostarsi molto da quello che dei docenti” hanno prodotto nel corso del percorso di studi.

Giannelli ha quindi ricordare che non si deve nemmeno trattare di una formalità, visto che “l’esame di Stato è previsto dalla Costituzione”.

Infine il sindacalista ha detto l’esame finale di Stato delle superiori ha “un significato per i ragazzi: è un rito di passaggio all’età adulta”.

Terza dose vaccino, per ora non riguarderà la scuola

da La Tecnica della Scuola

Mentre nel mondo della scuola secondo l’ultimo report del Governo, aggiornato al 24 settembre, ha completato il ciclo vaccinale il 90,51% del personale scolastico, come riferiamo in un articolo precedente, in generale nel Paese si parla di terza dose. Il Cts infatti ha dato il via libera per gli ottantenni, i residenti nelle Rsa e il personale sanitario più fragile per età o patologie pregresse.

Insomma ad oggi la terza dose non spetta alla scuola, sebbene arriverà presto anche tra i corridoi scolastici in relazione ai lavoratori fragili.

In agenda per il Comitato Tecnico Scientifico anche la questione della quarantena nelle scuole, che potrebbe essere ridotta al compagno di banco in caso di positività.

La circolazione del contagio tra gli studenti

Ma come procede l’andamento del virus tra gli studenti? Secondo i dati dell’Iss, “a fronte della crescita dell’incidenza rilevata ad inizio luglio in tutte le fasce di età, a partire da inizio agosto si è osservata una forte diminuzione dell’incidenza nella fascia 12-19 anni e una diminuzione meno marcata dell’incidenza negli over 20″. Una decrescita attribuibile alla buona risposta alla chiamata del vaccino da parte dei giovani e giovanissimi. I 12-19enni sono infatti alla prima dose nel 65% dei casi, al completamento del ciclo vaccinale nel 55% dei casi, secondo il report del Governo.

“Per la popolazione under 12 anni, attualmente non elegibile per la vaccinazione, l’incidenza ha iniziato a diminuire solo a partire da fine agosto”, si legge nel Report.

Il Ministro Speranza

Il ministro della Salute, Roberto Speranza commenta i dati delle ultime vaccinazioni: “Negli ultimi giorni anche grazie alla scelte che abbiamo fatto, c’è stato un aumento significativo delle prime dosi e questo ci mette nelle condizioni di poter governare l’epidemia che però è ancora in corso e ci richiede attenzione e cautela”, ha detto intervenendo in collegamento video, a Futura 2021, organizzato dalla Cgil a Bologna. “Non dimentichiamo che siamo ancora dentro la pandemia – ha aggiunto – Abbiamo però risultati molto incoraggianti della campagna di vaccinazione anti Covid. Stamattina siamo al 77,4% delle persone vaccinabili che hanno completato il ciclo. Siamo ormai a 83 milioni e 600 mila dosi somministrate nel nostro Paese. Numeri significativi e che stanno crescendo”.

Nota 27 settembre 2021, AOODGSIP 2095

Ministero dell’istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico

Ai Direttori Generali e ai Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Ai Dirigenti delle Istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado statali e paritarie
Al Dipartimento istruzione – Provincia Autonoma di Trento
Alla Sovrintendenza Scolastica per la Provincia di Bolzano
All’Intendenza Scolastica per la Scuola in lingua tedesca – Bolzano
All’Intendenza Scolastica per le Località Ladine – Bolzano
Alla Sovrintendenza agli studi per la Regione Valle d’Aosta
Al Comitato Olimpico Nazionale Italiano
Al Comitato Italiano Paralimpico
A Sport e salute S.p.A.
Alle Federazioni e Organismi sportivi
Ai Coordinatori regionali di Educazione Fisica e sportiva
e, p. c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
LORO E-MAIL

Oggetto: Progetto didattico sperimentale Studente-atleta di alto livello anno scolastico 2021/2022. Decreto ministeriale 10 aprile 2018, n. 279.

Nota 27 settembre 2021, AOODGPER 29502

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione generale per il personale scolastico

Ai Direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI
p.c. All’Ufficio di Gabinetto SEDE
Al Capo Dipartimento del sistema educativo di istruzione e di formazione SEDE

OGGETTO: Anno scolastico 2021/2022 – Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente segnalatosi con “messa a disposizione” (MAD).