Causa sui PEBA a Pomezia

Causa sui PEBA a Pomezia … Ecco come stanno le cose
Corriere della Città del 06/11/2021

Partito il processo in merito al ricorso presentato dall’Associazione Luca Coscioni per «condotta discriminatoria» ai danni del Comune di Pomezia. A far discutere è anche la linea difensiva dell’Ente che presenta (apparenti) contraddizioni tra le parole del legale incaricato e il Sindaco Adriano Zuccalà.

POMEZIA. Si è svolta agli inizi di ottobre l’udienza nell’ambito del procedimento che vede da una parte l’Associazione Luca Coscioni e il Comune di Pomezia e dall’altra. Il nodo del contendere, per cui oggi si è arrivati dinanzi al Giudice, riguarda la mancata adozione da parte dell’Ente del PEBA, ovvero del piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche, obbligatorio per legge dagli anni ’80, ma non ancora presente a Pomezia (così come, purtroppo, in molte città italiane).
Si tratta di uno strumento fondamentale perché consente di ripensare al territorio in ottica di (vera) accessibilità per tutti, andando cioè oltre il singolo intervento-spot di rimozione della barriera architettonica a beneficio, per contro, di una visione a 360° della città che consenta ad una persona con disabilità di muoversi liberamente e in totale autonomia. E soltanto in un secondo momento procedere con gli interventi puntuali di rimozione degli ostacoli. Proprio per questo dunque, nell’ultima campagna elettorale, anche l’attuale Sindaco si era impegnato a rispettare tutta una serie di punti programmatici per arrivare infine al PEBA ma poi quegli stessi impegni rimasero, di fatto, solo su carta.

Dal Corriere della Città – NOVEMBRE 2021

Il ricorso dopo il mancato rispetto degli impegni presi.
Nel novembre 2019 l’Associazione Luca Coscioni, che si era fatta promotrice dell’iniziativa con tutti i candidati a Sindaco, decise allora di far ricorso in Tribunale prendendo atto del mancato rispetto degli impegni presi al livello politico dinanzi ai cittadini. «Abbiamo tentato in tutti i modi di dialogare con l’amministrazione, ma la base per questo dialogo non poteva che essere quell’impegno – aveva dichiarato a tal proposito il Consigliere dell’Associazione Coscioni Giuseppe Di Bella – Si trattava di garantire tempi certi per il PEBA e di rispettare i diritti dei cittadini che per primi sono condizionati nella mobilità e nell’autonomia».
«Non avendo ricevuto risposte, abbiamo deciso di agire, in ultima istanza, per via giudiziaria con il ricorso per condotta discriminatoria verso tutte le persone specialmente quelle con maggiore fragilità». L’azione legale, ad ogni modo, è fondata su un duplice obiettivo: da un lato viene chiesto che il Comune venga “condannato per condotta discriminatoria e costretto ad adottare i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche entro termini congrui e ragionevoli”, dall’altro si punta ad intervenire “rimuovendo tutta una serie di barriere architettoniche puntuali presenti sul territorio”. La sentenza, senza ulteriori udienze, è attesa per l’estate prossima.

La difesa dell’Avvocato del Comune: «PEBA già adottato, nessuna condotta discriminatoria».
Durante l’udienza l’Avvocato incaricato dal Comune, in una memoria difensiva, ha però sostenuto “l’insussistenza di condotte discriminatorie” dato che sin dagli anni ’90 “l’Ente ha approntato interventi sul territorio finalizzati alla tutela delle persone portatrici di handicap in ottemperanza alla vigente normativa” (ma il PEBA, come detto, è un’altra cosa, ndr).
Dopodiché il legale spiega: «Occorre sottolineare nuovamente che in data 28 dicembre 2020 il Comune di Pomezia ha adottato il PEBA (doc.1 allegato al deposito delle note di trattazione scritta del 12 gennaio 2021), oggetto del ricorso, con ciò sterilizzando definitivamente la domanda di parte ricorrente […] La controparte omette totalmente tale decisiva circostanza, nelle proprie note di trattazione scritta, reiterando le deduzioni rese nell’atto introduttivo del tutto infondate e avulse ai fatti di causa. Pertanto, il ricorso va rigettato, ovvero, in via gradata, va accertata e dichiarata la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell’adozione del PEBA, oggetto della domanda della ricorrente, da parte del Comune di Pomezia».
In secondo luogo, scrive ancora l’Avvocato del Comune, “acclarato che l’Amministrazione non ha dato luogo ad alcun atto omissivo o commissivo di carattere discriminatorio e ribadito, che il Comune ha adottato il PEBA, giova sottolineare il carattere temerario e pretestuoso della richiesta risarcitoria avanzata dalla ricorrente. D’altro canto, parte ricorrente non ha fornito la minima prova della avvenuta segnalazione dei disservizi denunciati alle competenti autorità amministrativa, né di un concreto danno ai cittadini portatori di handicap, limitandosi a mera e generica doglianza non fornendo alcuna prova di aver diffidato il Comune a provvedere. La domanda risarcitoria si rivela, dunque, pretestuosa e meramente strumentale e dunque è inammissibile e comunque infondata”.

E’ “giallo” sul documento.
Ma la risposta del legale, specie nella prima parte, ha però aperto una sorta di “giallo”. Se avete seguito la vicenda sin qui ricorderete gli ultimi sviluppi sul tema, da noi riportati a maggio scorso: il Comune di Pomezia, rispondendo ad una richiesta sempre da parte dell’Associazione Luca Coscioni, aveva fatto sapere infatti che l’Ente “era in attesa di approvare in Giunta le linee guida – che ancora oggi non sono state rese pubbliche, ndr – per la predisposizione dei PEBA trasmesse dalla società incaricata nel dicembre precedente”, proprio quello del 2020.
In merito alla pubblicazione delle stesse linee guida, per le quali la Coscioni aveva fatto anche un accesso civico caduto però nel vuoto, il Dirigente aveva inoltre spiegato che quest’ultima sarebbe “stata subordinata sempre all’approvazione da parte dell’organo politico”.
Ebbene: posto che, a prescindere, il Comune di Pomezia aveva già tali direttive a disposizione gratuitamente in quanto diramate dalle Regione Lazio, che senso avrebbe avuto incaricare una società pagando 24mila euro (compreso però anche il piano per la mobilità urbana, ndr) per realizzare delle linee guida propedeutiche se in realtà il PEBA era già stato “adottato”? 
Se infatti l’Amministrazione aveva ricevuto le linee guida entro il 31/12/2020 ma a maggio era ancora in attesa di approvarle in Giunta, a cosa si riferisce dunque la risposta dell’Avvocato? Il legale cita e allega in effetti un documento, in nostro possesso e riportato nel frontespizio qui sotto, indicante la data del 28 dicembre 2020, ma lo stesso non compare nell’Albo Pretorio. Senza contare che nel medesimo testo, denominato, proprio “PEBA”, si fa riferimento in realtà alle linee guida della Regione Lazio approvate nel febbraio 2020 e non a quelle trasmesse dalla Crealink, ovvero la società, con sede a Pisa, interpellata dall’Amministrazione.

La risposta del Sindaco.
Nel corso dell’udienza nella causa contro l’Associazione  Coscioni ad ottobre l’Avvocato incaricato dall’Ente ha spiegato in una memoria difensiva “che in data 28 dicembre 2020 il Comune di Pomezia ha adottato il PEBA” e che dunque i motivi stessi del ricorso sarebbero infondati. E ha allegato a tal proposito un documento denominato “PEBA”. Ma a cosa si riferisce? Nell’aprile scorso infatti il Dirigente aveva fatto sapere che le “linee guida per la predisposizione del Peba (non del PEBA stesso quindi)” ricevute dalla Crealink erano ancora in attesa di approvazione da parte della Giunta. Lei stesso Sindaco aveva dichiarato di “essere in attesa di uno specifico finanziamento per la redazione vera e propria del PEBA, attività direttamente correlata alle linee guida”. L’Amministrazione può chiarire pertanto questa discrepanza di notizie?
«Come detto più volte, l’adozione delle linee guida per la predisposizione del Peba (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) è cosa ben diversa dal Peba stesso che, per quanto riguarda la nostra Città, vogliamo sia pienamente integrato al PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), affinché si possa parlare concretamente di piena accessibilità. Il Comune di Pomezia ha vinto il finanziamento regionale atteso e il PEBA è attualmente in fase di redazione. Inoltre, come già annunciato, abbiamo stanziato un fondo di 1 milione di euro per interventi di abbattimento delle barriere architettoniche in tutto il territorio, cifra mai stanziata prima nella nostra Città. E’ la dimostrazione della volontà e del lavoro della nostra Amministrazione per garantire a tutti gli stessi diritti e per rendere Pomezia sempre più inclusiva. Sulla causa in corso attendiamo gli esiti legali».

di Luca Mugnaioli

Adempimenti quarantene

Adempimenti quarantene: i dirigenti scolastici sono più necessari che mai e vanno adeguatamente supportati e retribuiti

Il Ministero dell’istruzione ha appena diffuso la nota 1218 del 6 novembre 2021 con cui trasmette la nota tecnica concernente “Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico”, elaborata con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, delle Regioni e del Ministero dell’istruzione stesso. La nota tecnica intende, tra l’altro, fornire supporto operativo al dirigente scolastico “nelle iniziative da assumere in presenza di casi positivi COVID – 19”.

All’ANP non sfugge come la natura delle misure introdotte faccia riferimento a competenze chiaramente in capo ai Dipartimenti di Prevenzione e non certo alle istituzioni scolastiche.

Risulta confermato, d’altro canto, che la scuola è riconosciuta, sin dall’inizio dell’emergenza pandemica, quale una delle istituzioni più affidabili per l’attuazione efficace delle misure di contenimento del contagio. Questo in virtù della serietà e della dedizione finora dimostrate concretamente da tutti i suoi operatori e, in primis, dai dirigenti scolastici sui quali incombono le maggiori responsabilità.

Il senso dello Stato dei colleghi è fuori discussione, come anche il loro senso di responsabilità, e forse è proprio per questo che si continuano ad attribuire loro adempimenti che spetterebbero ad altri soggetti.

Se il Paese non si è fermato e si sta rilanciando lo si deve anche al loro impegno. Per questo, oggi più che mai, l’ANP pretende che questo impegno, dimostrato con i fatti, sia parimenti riconosciuto con dei fatti.

Tra questi vi è lo stanziamento, nella legge di bilancio, delle risorse necessarie a risolvere la questione retributiva. I contratti integrativi regionali, nel migliore dei casi, sono fermi al 2018/2019; il FUN 2019/2020 non è stato ancora certificato; molti dirigenti non percepiscono ancora la parte variabile della retribuzione di posizione. I dirigenti scolastici, inoltre, continuano a garantire l’esercizio del diritto allo studio nonostante dispongano di risorse umane inadeguate nel numero e, spesso, nella preparazione professionale: molte sono le segreterie prive di DSGA e, talora, con assistenti amministrativi non effettivamente qualificati e mai come in questi momenti risalta la necessità di figure che possano supportare il dirigente scolastico nell’organizzazione delle attività (middle management).

Prendiamo atto del supporto operativo fornito oggi dal Ministero dell’istruzione per facilitare l’attuazione di adempimenti che, ribadiamo, non rientrano nelle prerogative dei dirigenti scolastici. Lo stesso Ministero, tuttavia, non può limitarsi a fornire indicazioni e continuare a non dimostrare consapevolezza della gravità della situazione.

Quale datore di lavoro non può più esigere dai dirigenti delle scuole quanto finora da questi assicurato senza dotarli degli strumenti necessari (organici adeguati nella consistenza e nella preparazione professionale) e senza riconoscere il lavoro svolto con una retribuzione equa. I dirigenti scolastici non si sottrarranno neanche in questa circostanza a dare il loro contributo per l’interesse del Paese assumendosi anche responsabilità che competerebbero ad altri soggetti.

Il Ministero, hic et nunc, deve però dimostrare concretamente l’attenzione che spetta ai suoi dirigenti.

Il riconoscimento della dedizione e della serietà dimostrate dalla categoria non può più essere affidato a dichiarazioni di intenti rese nel corso di tavoli sindacali che rischiano di essere ormai improduttivi.

L’ANP pretende azioni concrete.

Diversamente, la mobilitazione della categoria sarà inevitabile.

Carte e giochi da tavolo in CAA

Carte e giochi da tavolo in CAA, quando il gioco si fa inclusivo
Redattore Sociale del 06/11/2021

BOLOGNA. Un corso per educatori ludici dedicato a educatori, animatori, operatori sociali e a tutti coloro che lavorano – o sono interessati a lavorare – con persone con disabilità, dunque anche insegnanti, allenatori, familiari. Obiettivo, scoprire il gioco da tavolo, le sue potenzialità relazionali e inclusive. Spunto di partenza: giocare fa bene, a tutti. E il gioco, come ci insegnano i bambini, ha anche un aspetto educativo. “L’idea è quella di affiancare al tempo libero il concetto di educazione e inclusione. E per rendere inclusivo il tempo libero, spesso, ci vuole un aiuto. Perché, per esempio, il gioco libero in oratorio va benissimo ma, magari, con un piccolo aiuto ci possono essere passaggi in avanti. Pensiamoci un attimo: la persona con disabilità intellettiva non ha spazi liberi e pubblici dove giocare. E allora, perché non rendere inclusivi quelli che già ci sono?”. A introdurre l’argomento è Luca Errani, operatore presso L’Arche comunità l’Arcobaleno, impresa sociale di Bologna rivolta a persone adulte con disabilità. Errani è un amante della bicicletta, esattamente come sua figlia Chiara, compagna di pedalate con una disabilità intellettiva: “Per il gioco inclusivo vale lo stesso discorso che feci, sempre sulle pagine di Redattore Sociale, per il cicloturismo inclusivo. Il fatto che non ci siano molte proposte di attività non significa che non ci sia la domanda. Significa che è un argomento magari poco noto del quale si deve parlare e, collaborando, approfondirlo e risolverlo”.
Il corso, inserito nel progetto “Arén Butén – comunità in gioco” (in onore della tradizionale conta in dialetto bolognese usata nei giochi storici Arén, Butén, Salè, Limå…), si articolerà su 4 appuntamenti ospitati da Gli Amici di Archè APS a Quarto Inferiore, provincia di Bologna: (11, 18, 25 novembre e 2 dicembre). Ogni incontro, della durata di 2 ore, sarà diviso in due parti. Al centro di tutte le lezioni, la CAA, la comunicazione aumentativa alternativa: si va dalla definizione di gioco strutturato ai software per costruire materiale in CAA; dalle peculiarità del gioco da tavolo nella prospettiva educativa al rapporto tra CAA e gioco. “Il gioco è un filo rosso che unisce diverse persone di diverse età di diverse radici culturali. Vogliamo uscire dalle regole che rischiano di diventare contenitori prestampati. Dopo ogni incontro è previsto un momento di confronto, una pizza condivisa, una bella giocata in compagnia. Sappiamo bene che, per parlare di giochi, è necessario giocare”. Durante il ciclo di incontri si lavorerà anche alla realizzazione di un gioco di carte inclusivo: “Non esiste un gioco adatto a tutti, ma si può pensare a giochi che accolgano più persone possibile”.
Come spiega Errani, ci sono già molti modi di giocare in maniera inclusiva, si tratta “solo” di venirne a conoscenza. “Con un minimo di intervento educativo, tante dinamiche che possono sembrare difficili, in realtà, sono accessibili. Conoscerle significa iniziare a muoversi in un nuovo modo di pensare. Significa affiancare ai percorsi terapeutici percorsi di vita normali, con caratteristiche educative e inclusive. Secondo me il lavoro dell’educatore è anche questo: trasformare gli ostacoli – non posso partecipare a un gioco da tavolo perché ho una disabilità intellettiva – in possibilità – posso rendere inclusivo questo gioco da tavolo. Perché sì, c’è il bastone per camminare meglio, c’è la sedia a ruote per spostarsi, ma c’è anche l’educatore che mi aiuta a superare gli ostacoli della vita”.
Contestualmente, L’Arche ha lanciato una campagna di raccolta fondi per la realizzazione di una biblioteca composta da libri accessibili con un forte accento ai bisogni comunicativi complessi. “Vorremmo riempire gli scaffali con libri in CAA – spiegano – indicati non solo per lo sviluppo delle competenze comunicative di bambini e ragazzi con disabilità e bisogni comunicativi complessi, ma anche per persone straniere al primo approccio con la lingua locale e in generale per soggetti con fragilità di comunicazione (anche temporanee) di tutte le età, per un’esperienza di lettura condivisa e partecipata in grado di apportare un contributo significativo in ogni contesto di vita quotidiana, tra cui la famiglia, la scuola, i servizi educativi e sanitari e la comunità di appartenenza”. Attraverso la raccolta fondi l’obiettivo è acquistare in triplice copia tutti i libri già pubblicati in italiano utilizzando la CAA (per un totale di circa 200 copie): libri tattili, albi illustrati e audiolibri. Tra le ricompense, anche due giochi in CAA: “Volta la carta” e “Il signore delle torri”, giochi di carte che usano i simboli ARASAAC (Centro aragonese di comunicazione aumentativa alternativa): “È anche questo un modo per far entrare diverse modalità comunicative nel quotidiano di tutti creando, attraverso il gioco, condivisione e inclusione. Perché abbiamo usato i simboli e non i disegni? Perché, come dicevo, il gioco è fatto per giocare, ma tutti quanti abbiamo imparato delle cose dai giochi da tavolo – Pictionary, Trivial Pursuit, Scarabeo -. Usando la CAA, creiamo un contesto che parla anche quella che, per molte persone, è una lingua a tutti gli effetti. L’invito è rivolto a chi solitamente usa l’alfabeto per esprimersi: cimentiamoci con la CAA, che è un linguaggio a tutti gli effetti”. 

di Ambra Notari 

Anp Lazio: «Si sciolga nodo green pass per studenti in attività svolte all’esterno»

da Il Sole 24 Ore

La presidente dell’Associazione nazionale presidi per il Lazio, Cristina Costarelli: «Dentro e fuori scuola niente certificato per gli alunni»

di Redazione Scuola

Il nodo niente green pass per gli studenti a scuola, ma green pass nelle attività esterne curriculari va sciolto. «Le attività esterne del piano di offerta formativa vanno assimilate a quelle scolastiche. Chiediamo che la questione venga chiarita al più presto a livello legislativo. Il diritto allo studio e la sua gratuità sono preminenti». La sollecitazione è della presidente dell’Associazione nazionale presidi per il Lazio Cristina Costarelli che indica una contraddizione di fatto rispetto a quella scuola diffusa sul territorio in agenda ministeriale nonché numerose criticità su altri fronti: «Si disincentiva la piena attuazione del piano di offerta formativa; si rischia di violare la privacy dei ragazzi; e soprattutto si creano discriminazioni, che ledono in particolare i più deboli».

La contraddizione

«Noi non possiamo chiedere informazioni sulle vaccinazioni, ma di fatto ci troviamo in situazioni in cui le acquisiamo come quando porto i ragazzi al cinema e due di loro sono sprovvisti di Green pass. Che si fa in quel caso? O cosa la volta successiva? Si esclude chi è sprovvisto di certificazione verde? Si rinuncia all’attività? Insomma si attivano tutta una serie di corollari – riscontra Costarelli – che non sono né giusti né gestibili. Ragion per cui è indispensabile un immediato intervento chiarificatore. La nostra proposta è che dentro e fuori scuola gli studenti siano sempre considerati studenti». Dunque niente green pass.

Niente gite finché c’è l’emergenza Covid, gli studenti senza Green pass sarebbero discriminati due volte

da La Tecnica della Scuola

Almeno sino a fine anno le uscite didattiche si realizzeranno solo in rare circostanze. Nemmeno alle superiori, dove si sperava che il problema fosse in buona parte superato grazie alla presenza di diversi studenti vaccinati. E anche sulla base della parziale apertura del ministero dell’Istruzione, che nel caso del Pcto ha dato il via libera a patto che l’azienda ospitante sia in regola con gli accorgimenti-protocolli Covid.

Il vaccino doveva risolvere, invece…

Paradossalmente, a dire il vero, l’avvenuta vaccinazione di una parte delle classi ha accentuato il problema, anziché risolverlo.

Perché l’accesso alla gita o all’esperienza di vario tipo al di fuori delle mura scolastiche andrebbe a ledere il diritto alla privacy: gli studenti non vaccinati, in pratica, non potrebbero spostarsi (a meno che non facciano il tampone, anche quello rapido, a ridosso dell’evento). E verrebbero anche indentificati: una circostanza sulla quale il Garante sembra non transigere. In pratica, lo studente senza Green pass subirebbe un doppio “danno”.

Il problema è sentito, tanto che diversi dirigenti scolastici di Bologna avrebbero deciso di sospendere uscite didattiche e gite scolastiche almeno sino alla fine dell’anno solare, quando cesserà lo stato di emergenza.

E se questa continuerà per altri tre o sei mesi, come probabile, allora anche il blocco delle attività al di fuori delle scuole sarà molto probabilmente prorogato di conseguenza.

Il preside Braga: non si possono bloccare tutte le attività

Non tutti i presidi, però, sembrano d’accordo con la soluzione intrapresa nel capoluogo emiliano. “Non è giusto bloccare qualsiasi attività – ha commentato, a colloquio con l’Ansa, il ds Carlo Braga, a capo dell’Istituto Gaetano Salvemini di Casalecchio di Reno – perché si crea un fattore discriminante. Così facendo infatti si discrimina la maggioranza, cioè i vaccinati”.

“E’ un tema delicato, che sicuramente mi scatenerà contro insulti dai no vax”, ha continuato il preside.

Il professor Braga ritiene, inoltre, che “non si possono bloccare tutte le attività sulla spinta di un rispetto della privacy, che si ritorce contro a chi è vaccinato. Stiamo ragionando quindi su come poter fare, potrebbe essere una attività interclasse, da mettere in piedi prendendoci altri spazi. Dobbiamo valutare le diverse strade e le controindicazioni”, ha concluso Braga.

Per i sindacati serve una soluzione

La via d’uscita sembra percorribile anche per i sindacati. Paola Serafin, responsabile dei dirigenti scolastici della Cisl Scuola, ha detto alla stessa agenzia di stampa che la questione “si potrebbe risolvere se si considerasse la cosiddetta gita una attività di natura scolastica: se si prevedessero quindi condizioni di accesso a mostre, musei ed altro come se si accedesse alla scuola, trattandosi di una scuola portata all’esterno, facendo insomma prevalere le esigenze didattiche e formative, d’altra parte si tratta di attività scolastica”.

“La soluzione sarebbe semplice, altrimenti le difficoltà sono evidenti: si rischia di condizionare il piano dell’offerta formativa. Soprattutto se lo stato di emergenza verrà rinnovato, bisognerà pensare a trovare rimedio al tema”, ha concluso la sindacalista.

Cessazioni dal servizio, accertamento del diritto a pensione entro il 20 aprile

da La Tecnica della Scuola

Entro il 2 novembre scorso, il personale docente, educativo e ATA ha presentato domanda di cessazione dal servizio a decorrere dal 1° settembre 2022.

Per i dirigenti scolastici la scadenza è fissata al 28 febbraio 2022.

La circolare n. 30142, di trasmissione del decreto 294 del 1° ottobre 2021, condivisa con l’INPS, riporta anche le altre tempistiche che dovranno essere rispettate dopo la inoltro delle istanze. Ed è lo stesso INPS che le richiama, con un apposito comunicato.

La prima data da ricordare è il 14 gennaio 2022; quindi, con riferimento a coloro che hanno presentato domanda di cessazione, gli Ambiti territoriali provinciali del Ministero e le istituzioni scolastiche dovranno:

  • definire, entro il 14 gennaio 2022, le domande di ricongiunzione, riscatto e computo, prodotte entro il 31 agosto 2000 e non ancora definite;
  • supportare l’INPS nella sistemazione delle posizioni assicurative tramite l’utilizzo prevalente dell’applicativo Nuova Passweb.

Le domande di riscatto, ricongiunzione e computo che, a seguito di specifici accordi con l’Istituto, sono state digitalizzate e trasferite all’Ufficio centrale Estratto Conto della Direzione Generale INPS, saranno definite da questo Ufficio, che si occuperà anche della sistemazione delle relative posizioni assicurative.

L’accertamento del diritto alla pensione sarà invece effettuato dalle sedi INPS entro il 20 aprile 2022.

LA CIRCOLARE

IL DECRETO

LA TABELLA RIEPILOGATIVA

Pensionamento, Quota 102: personale scuola potrebbe presentare domanda a gennaio 2022

da La Tecnica della Scuola

Nella seduta del 28 ottobre 2021 scorso, il Cdm ha approvato il disegno di Legge che reca la Manovra di Bilancio 2022 e che prevede il pensionamento, per il solo 2022, con base 64 anni di età e 38 anni di contributi.

La Quota 102 sostituisce, dopo 3 anni, la Quota 100 introdotta nel 2019 dal Governo Conte 1 con il mix di 62 anni di età e 38 anni di contributi. Quota 100 fu aggiunta, per iniziativa della Lega, al pensionamento anticipato e alla pensione di vecchiaia secondo quanto definito dalla Legge Fornero.
Il 2 novembre scorso (originariamente il termine era stato fissato al 31 ottobre) è scaduto il termine per la presentazione della domanda di pensionamento per il personale della scuola.

In caso di approvazione del pensionamento Quota 102, in fase di conversione in Legge del Disegno di Legge che reca la Manovra di Bilancio 2022 (entro dicembre 2021), il personale della scuola, con i requisiti maturati entro il 31.12.2022 (64 anni di età e 38 anni di contributi), sarà ammesso a presentare domanda di pensionamento.

Pertanto si prevede che nel mese di gennaio 2022 il personale della Scuola, interessato a Quota 102, possa presentare domanda di pensionamento con decorrenza 1.9.2022

Terze dosi, Green pass e vaccini ai bambini: la conferenza di Speranza, Figliuolo e Locatelli

da La Tecnica della Scuola

Conferenza stampa presso la presidenza del Consiglio alla presenza del ministro della Salute Speranza, del commissario straordinario Figliuolo e del coordinatore del Cts Locatelli. I temi toccati sono stati quelli riferiti alla campagna di vaccinazione, in particolare le terze dosi e l’approvazione dell’agenzia del farmaco americana delle somministrazioni alla fascia 5-11 anni:

Speranza : “I numeri dell’Italia si possono considerare tra i migliori con un tasso di incidenza in crescita ma più basso di altri Paesi europei. Il terreno fondamentale rimane la campagna di vaccinazioni. Il nostro Paese ha ancora un colore arancione (e alcune aree in verde) in tutta Europa grazie alla campagna di vaccinazione che sta andando molto bene. Siamo all’86,45% e all’83,3 % di persone che hanno completato il ciclo vaccinale“.

Terze dosi

“Le nostre energie – continua Speranza – sono sulle terze dosi per le quali dobbiamo accelerare. Fortemente raccomandata alle persone che hanno più di 60 anni e che hanno completato il ciclo da almeno sei mesi. Queste sono le indicazioni delle nostre autorità sanitaria al momento. Lavoreremo per estendere la dose di richiamo. Dove la percentuale dei vaccinati è più bassa, l’incidenza sale. In Romania si sono registrati circa 1/3 di vaccinati e quasi 600 decessi al giorno. Dobbiamo insistere sul vaccino e la strada è anche quella dei comportamenti corretti. Mascherine obbligatorie al chiuso, ma anche dove c’è rischio di assembramento. Comportamenti individuali fondamentali. Il sistema a colori funziona, in questo momento l’Italia è tutta bianca, nessun territorio ha le condizioni di ospedalizzazioni per uscire dall’area bianca”.

Green pass: strumento efficace

“Il Green pass è uno strumento decisivo per il contrasto epidemiologico – afferma il Ministro – I luoghi sono più sicuri perché le persone che accedono hanno il Green pass che ha stimolato anche alla vaccinazione. L’intenzione del governo è di continuare a usarlo. Non sono all’ordine del giorno modifiche. Dal momento in cui si fa la terza dose, partiranno i dodici mesi di validità della certificazione verde. Le settimane invernali sono le più difficili perché si sta più al chiuso ma se continuiamo sulla strada dei vaccini potremo stare più tranquilli. Ad oggi sono stati scaricati 117 milioni di Green pass considerando vaccinazioni e tamponi. Sul tema 5-11 anni attendiamo il pronunciamento di Ema che auspichiamo possa arrivare a dicembre”.

Figliuolo: “Siamo a 45 milioni di cittadini che hanno la copertura totale, 46 milioni e 700 mila considerando anche chi ha una dose. Le terze dosi? In questo momento sono stoccate 9 milioni nelle Regioni. Siamo in grado di assicurare a tutti i cittadini nei tempi previsti, le dosi che devono essere somministrate. Ieri abbiamo superato le 110 mila terze dosi. Il picco sarà tra dicembre e febbraio”.

L’ok alla fascia 5-11 anni

“In Germania si è parlato di pandemia di non vaccinati. L’analisi dell’Iss dice che fino ai 59 anni nessun vaccinato è stato ricoverato in terapia intensiva – spiega Franco Locatelli – anche nel nostro Paese, vi è un lavoro da continuare e sviluppare. Se ci paragoniamo alla Germania, abbiamo il 9% di soggetti in più vaccinati, è un successo della gestione organizzativa. La terza dose è largamente sicura, l’ho ricevuta senza il minimo problema. Va ricordata anche l’approvazione dell’agenzia americana per la fascia 5-11 anni. Dobbiamo incrementare la vaccinazione a chi non ha ancora seguito il ciclo primario e sottoporre la terza dose agli operatori sanitari. I comportamenti individuali continuino ad essere responsabili. La società pediatrica americana ha preso una posizione favorevole alla vaccinazione dei minori. Lo studio ha confermato profilo di sicurezza, è improprio parlare di rapporto benefici/rischi. Conto molto sulla persuasione dei miei colleghi pediatri. Il dialogo, fornire informazioni scientifiche è essenziale”.

Concorsi scuola ordinari: i pareri del CSPI sui decreti di attuazione

da Tuttoscuola

Ancora una volta sono di spessore qualitativo i pareri espressi dal CSPI, questa volta nella plenaria del 4 novembre sugli schemi dei decreti ministeriali dei concorsi scuola ordinari per docenti delle scuole statali.

Nella premessa il massimo organo consultivo della scuola espone una specie di pregiudiziale sulla portata, pressoché permanente, delle nuove regole dei concorsi; pregiudiziale che vale sia per il concorso ordinario della secondaria (I e II grado) sia per il concorso ordinario di infanzia e primaria.

Di fatto – osserva il CSPI – il DM realizza una riforma che ricade su tutti i concorsi, banditi e da bandire”, andando oltre il mandato previsto dall’art. 59 del DL 73/2021.

Infatti, secondo il CSPI, “il decreto in esame … appare come un provvedimento che, pensato per apportare tutte le occorrenti modificazioni ai bandi di concorso già pubblicati e regolare in via transitoria e in deroga alle norme vigenti il reclutamento, finisce per realizzare una implicita riforma delle future modalità concorsuali, non ancora regolate da bandi e pertanto non emendabili; di contro, proprio la definizione del decreto “Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”, richiama alla eccezionalità e non alla continuità delle misure previste.”

Pertanto, “il CSPI ribadisce la necessità di individuare un percorso di reclutamento omogeneo e univoco tale da definire, in tempi brevi, un sistema ordinario che dia certezze di programmazione al fine di approdare a una riforma del reclutamento che metta al centro la formazione iniziale con percorsi strutturati e stabili, garantendo altresì adeguate modalità di preparazione ai candidati.”

Nel dettaglio delle proposte e dei pareri espressi il CSPI:

  • richiama l’urgenza di riconsiderare le classi di concorso non tanto e non solo come aggiustamenti successivi di quelle già definite, ma riconsiderando l’evoluzione delle discipline d’insegnamento e il significato che queste assumono negli ordinamenti e nel curricolo dei diversi indirizzi di studio;
  • ritiene opportuno che i quesiti della prova scritta della procedura per i posti di sostegno vertano anche su tematiche disciplinari, culturali e professionali proprie dell’insegnamento curriculare;
  • parimenti, i quesiti della prova scritta e la prova orale della procedura per i posti comuni dovrebbero accertare anche conoscenze e competenze relative ai temi dell’inclusione scolastica.

Per lo svolgimento della prova scritta propone:

  • l’estensione dei tempi da 100 a 120 minuti
  • dopo le parole ” classe di concorso stessa” inserire le seguenti: “unitamente a quelle pedagogico didattiche, indispensabili per il loro insegnamento”.

Tra l’altro, il CSPI si è soffermato anche sulla nota questio dei componenti delle commissioni di concorso, proponendone il temporaneo esonero dal servizio (richiesta quasi certamente inascoltata dal MEF per gli oneri conseguenti).

Vaccino anti Covid ai bambini tra i 5 e gli 11 anni: a dicembre conclusione della revisione su Comirnaty

da Tuttoscuola

Vaccini anti Covid: somministrazione Pfizer anche ai bambini 5-11 anni. A fare il punto è  l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. Per la vaccinazione dei bambini, sarebbe “prevista a dicembre” la conclusione della revisione che l’Agenzia europea del farmaco Ema sta conducendo sul Comirnaty* di Pfizer/BioNTech nella fascia d’età 5-11 anni, ha annunciato Cavaleri, sottolineando che la tempistica prospettata è “ridotta” rispetto a quella di “altre review analoghe”. Nel processo decisionale, ha precisato all’Adnkronos, “prenderemo in considerazione anche ulteriori dati raccolti e presentati” all’agenzia “da BioNTech/Pfizer nell’ambito di uno studio pediatrico in corso”.

Proprio in questi giorni Comirnaty è stato autorizzato per i bambini dai 5 agli 11 anni negli Usa, sia dall’Agenzia del farmaco Fda sia dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc).

Ma qual è la situazione in Italia? In una circolare che reca ‘Indicazioni sulla prosecuzione della campagna vaccinale’ il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo scrive che “le evidenze scientifiche sull’andamento dei contagi in funzione del tempo intercorso dalla vaccinazione/guarigione, il probabile futuro allargamento dell’offerta vaccinale alla platea 5-11 anni e, soprattutto, l’incremento dei casi positivi in concomitanza dell’inizio della stagione delle grandi malattie respiratorie, suggeriscono l’opportunità di calendarizzare la somministrazione delle terze dosi rispettando senza indugio le tempistiche indicate dalle Autorità sanitarie, ovvero a partire dal 181° giorno dal completamento del ciclo vaccinale primario”.

“Il vaccino Pfizer in Italia anche ai bambini dai 5 agli 11 anni entro Natale” ha detto a ‘Buongiorno’ su SkyTg24, Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts). “Pfizer è un vaccino sicuro approvato negli Stati Uniti da Fda e Cdc”, ha sottolineato riferendosi al via libera arrivato in America non solo da parte dell’agenzia del farmaco americana ma anche da parte dell’organismo di controllo sulla sanità pubblica.

Asili nido: Italia sotto la media europea per numero di iscritti. Il report Istat

da Tuttoscuola

In Italia, ancora una volta, la frequenza al nido è sotto la media europea. Sulla base dell’indagine campionaria europea sui redditi e le condizioni di vita delle famiglie dell’Istat, in Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano una qualsiasi struttura educativa sono il 26,3% nel 2019, valore inferiore di ben 9 punti rispetto alla media europea (35,3%). I dati sono contenuti nel report «Nidi e servizi integrativi per la prima infanzia». In altri paesi del Mediterraneo si registrano nello stesso anno tassi di frequenza ben superiori (Spagna 57,4%, Francia 50,8%). I costi del servizio, soprattutto per l’accesso ai nidi privati, e la scarsa diffusione dei servizi sarebbero i i fattori che influiscono maggiormente sulle scelte delle famiglie.

Come è facile intuire, la condizione lavorativa della madre ha un peso determinante per l’accesso ai nidi: le famiglie in cui la mamma lavora usufruiscono per il 32,4% del nido, contro il 15,1% delle famiglie in cui a lavorare è invece solo il papà.

Una discriminante della scelta del nido sarebbe poi il titolo di studio dei genitori. Prendendo in considerazione il titolo di studio più alto in famiglia, il possesso di laurea o titolo più alto è associato al 33,4% di frequenza del nido, che scende al 18,9% per i genitori con al massimo il diploma superiore.

Permangono ampi divari territoriali: sia il Nord-est che il Centro Italia consolidano la copertura sopra il target europeo (rispettivamente 34,5% e 35,3%); il Nord-ovest è sotto ma non lontano dall’obiettivo (31,4%) mentre il Sud (14,5 %) e le Isole (15,7%), pur in miglioramento, risultano ancora distanti dal target.A livello regionale i livelli di copertura più alti si registrano in Valle D’Aosta (43,9%), seguita da diverse regioni del Centro-nord, tutte sopra il target europeo. Dal 2019 anche il Lazio e il Friuli-Venezia Giulia superano il 33% (rispettivamente 34,3% e 33,7%). Sul versante opposto Campania e Calabria sono ancora sotto l’11%. Nel Sud e nelle Isole si registra l’incremento più significativo di posti nei servizi educativi, rispettivamente +4,9% e +9,1%, contro +1,5% nazionale. I posti aumentano principalmente nel settore privato (da 9.806 a 12.031) e nelle sezioni primavera (da 2.161 a 4.606).

Decreto-Legge 6 novembre 2021, n. 152

Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose. (21G00166)

(GU Serie Generale n.265 del 06-11-2021)


AVVISO DI RETTIFICA  

Comunicato relativo al decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, recante: “Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose”. (Decreto-legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 265 del 6 novembre 2021). (21A06829)

(GU Serie Generale n.273 del 16-11-2021)

Nel decreto-legge citato in epigrafe, pubblicato nella sopraindicata Gazzetta Ufficiale, sono apportate le seguenti correzioni:
alla pagina 3, seconda colonna, all’articolo 1, comma 16, al secondo rigo, dove e’ scritto: «…del decreto-legge 31 marzo 2014…» leggasi: «…del decreto-legge 31 maggio 2014…»;
alla pagina 4, prima colonna, all’articolo 2, comma 3, lettera e), al penultimo rigo, dove e’ scritto: «…previsti dal del Ministro…» leggasi: «…previsti dal decreto del Ministro…»;
alla pagina 8, prima colonna, all’articolo 6 (Approvazione dei progetti ferroviari e di edilizia giudiziaria), comma 1, all’alinea, dove e’ scritto:«…dopo l’articolo 48…» leggasi: «…dopo l’articolo 53…» e al capoverso «48-bis» dove e’ scritto: “«Art. 48-bis” leggasi: “«Art. 53-bis”; ed infine, al secondo periodo, dove e’ scritto: «…del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 237…» leggasi: «…del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327»;
alla pagina 9, prima colonna, all’articolo 7, comma 2, lettera b), al sestultimo rigo, dove e’ scritto: «…decreto legislativo 30 marzo 2021…» leggasi: « …decreto legislativo 30 marzo 2001…»;
alla pagina 26, seconda colonna, all’articolo 36, comma 1, all’alinea, dove e’ scritto: «…dalla legge 17 giugno 2006, n. 233…» leggasi: «…dalla legge 17 luglio 2006, n. 233…».

Nota 6 novembre 2021, AOODPPR 1218

Ministero dell’Istruzione
DIPARTIMENTO PER LE RISORSE UMANE, FINANZIARIE E STRUMENTALI

Ministero della Salute
DIREZIONE GENERALE DELLA PREVENZIONE SANITARIA

Alle istituzioni scolastiche ed educative statali
Agli Uffici Scolastici Regionali
Alle Scuole non statali paritarie di ogni ordine e grado per il tramite degli USR territorialmente competenti
e p.c. Al Ministero della Salute seggen@postacert.sanita.it
Al Gabinetto del Ministero della Salute gab@postacert.sanita.it
Al Gabinetto del Ministero dell’Istruzione uffgabinetto@postacert.istruzione.it

OGGETTO: Trasmissione della nota tecnica relativa a: “Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico”.

Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico

Gestione contatti infezione da SARS-CoV-2

La nota è stata elaborata con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, delle Regioni e del Ministero dell’Istruzione. Le misure introdotte dal documento, attraverso la collaborazione tra le scuole e le autorità sanitarie locali, favoriscono l’erogazione del servizio scolastico in presenza, supportano il dirigente scolastico nelle iniziative da assumere in presenza di casi positivi COVID–19 e permettono di rendere il più possibile omogenee, a livello nazionale, le misure di prevenzione da attuare a cura dei dipartimenti di prevenzione.