E’ almeno possibile una scuola, un dirigente?

Dopo le ultime esternazioni del ministro Bianchi

Francesco G. Nuzzaci

Liberi i, quasi tutti, compartecipanti all’incontro del 18 novembre con il ministro dell’Istruzione di enfatizzare la consueta – ma, ancora una volta, sterile negli effetti – sua disponibilità all’ascolto unitamente all’ impegno per far valere le ragioni della scuola.

Ma, arrivati al punto, l’eloquenza dei fatti testimonia che la sua – dichiarata –  forte volontà è inversamente proporzionale alla capacità d’incidere sul Governo, dal momento che quest’ultimo ha licenziato e trasmesso al Senato il disegno di legge di bilancio per il 2022 – dove si stanziano le risorse, il resto è acqua fresca – e in cui la scuola è sostanzialmente autofinanziata e il suo personale svilito: sia docenti e ATA, con stipendi che restano vergognosamente bassi; sia i dirigenti scolastici, sideralmente lontani dalle retribuzioni percepite dai colleghi (per modo di dire) di pari fascia nelle altre pubbliche amministrazioni, nonché dai collocati nella medesima area contrattuale Istruzione e Ricerca. Con in più il rischio di una guerra tra poveri per accedere ai quattro spiccioli previsti.

Stucchevole reiterazione di buoni propositi, dunque, sia pure attenuata dal suo gradevole eloquio emiliano-romagnolo.

Però una parola chiara sarebbe stata oltremodo gradita sull’astratta misura introdotta dal disegno di legge, essendo già finanziata e quindi priva di costi, almeno per tutto il 2022.

Ci riferiamo all’articolo 111, concernente l’assegnazione di un proprio dirigente e di un proprio direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA) a tutte le istituzioni scolastiche autonome che non abbiano meno di 500 alunni (300 nelle piccole isole, nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche), in deroga alla previsione ordinamentale dell’articolo 19, commi 5 e 5 ter del decreto legge 98/2011, che ne richiede rispettivamente un minimo di 600 e di 400. È una misura temporanea, limitata al solo anno scolastico 2022/2023, che proroga quella analoga statuita – e sterilizzata –  dall’articolo 1, commi 978 e 979, della legge di bilancio per il 2021, n. 178/2020, parimenti per il solo anno scolastico 2021/2022.

Si sarebbe quindi voluto sapere dal Signor Ministro se intanto intende replicare la disapplicazione in via interpretativa pure di quella che presumibilmente diverrà legge dello Stato; e continuare con l’affidamento in doppia reggenza, come colpevolmente avvenuto per il corrente anno scolastico, anche delle istituzioni scolastiche normo ri-dimensionate. Cioè se intende ripetere l’errore che riposerebbe sempre sul duplice fraintendimento, che su quei posti non potranno essere disposte immissioni in ruolo (“La norma non dispone l’incremento delle facoltà assunzionali e non dispone l’autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato”, dice la Relazione tecnica nel puntualizzare ciò che dal testo normativo è con più nitida chiarezza evincibile); e che l’articolo 19 del D. Lgs. 165/2001 impone la durata degl’incarichi dirigenziali di almeno un triennio (il che è altrettanto vero).

Continuerebbe però a non considerare, come per la legge 178/2020, che l’attuazione della sua proroga può – e deve – essere soddisfatta semplicementesottoscrivendosi un contratto annuale con i soggetti presenti nella graduatoria dell’ultimo concorso a dirigente scolastico, nonché con quelli in ipotesi ancora figuranti nelle graduatorie regionali dei concorsi a DSGA o altrimenti ricorrendosi agli assistenti amministrativi facenti funzione. Diversamente non si vede come possa essere realizzata la volontà del Legislatore!

Non si tratta – giova rimarcarlo –  di immissioni in ruolo (o “ad assumere a tempo indeterminato”), bensì della stipula di un contratto temporaneo, precario che dir si voglia, di durata annuale; al termine del quale gl’interessati ritornerebbero nella posizione delle rispettive graduatorie concorsuali dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi in attesa di nomina nei ruoli: in fatto a immediato seguito, poiché ogni anno si liberano per pensionamenti dai 400 ai 500 posti, cifre superiori al numero delle istituzioni scolastiche che dovessero ritornare sottodimensionate. E con un non disprezzabile beneficio dei dirigenti scolastici vincitori dell’ultimo concorso ed esiliati per marchiani errori dell’Amministrazione, che – ancor più se corretta per tempo la disciplina della mobilità – potrebbero fare affidamento su circa ulteriori 400 sedi per guadagnare qualche opportunità di un meno remoto ricongiungimento alla famiglia.

Una volta e per intanto corrisposto all’imperio della legge, si pretenderebbe poi l’impegno, sempre del Signor Ministro, a rendere strutturale e quindi permanente, dall’1 settembre 2022, la previsione che nell’attuale disegno di legge è riproposta come temporanea, cristallizzandosi i parametri medi di 500 alunni e di 300 nelle zone in deroga. Non basta invece – perché sempre provvisoria resterebbe, sì da non consentire immissioni in ruolo – portare la durata della norma a un triennio, come ripetono alcune sigle sindacali, sempre nel presupposto che si legge nel citato articolo 19 del D. Lgs. 165/2001, ma il cui richiamo è qui del tutto inconferente, versandosi in una fattispecie affatto peculiare, rivestita del carattere di specialità.  

Il costo – qualora non si debba imputare alle ingenti risorse del PNRR – attinge all’inezia di 40,84 milioni annui: come a dire, un centesimo in un portafoglio di migliaia di euro. Che sarebbe ampiamente compensato dal beneficio di dotare queste istituzioni scolastiche di due figure di vertice (nei rispettivi settori) a pieno tempo, essenziali – così come lo sono un corpo docente e un personale ATA sufficienti nel numero e tutti appropriatamente qualificati – per realizzare quella scuola affettuosa che ricorre nelle teorizzazioni del professor Bianchi. Sempreché nelle teorizzazioni non si esaurisca.

Ed è più che lecito attendersi un  aliquid pluris, giusto se si vuole oltrepassare la soglia degli slogan, assumendo i nuovi predetti parametri medi per la determinazione del numero complessivo delle istituzioni scolastiche nazionali: ponendosi fine all’assurdità di mega-istituti che possono arrivare ai duemila studenti e a trecento e oltre tra docenti e personale ATA, naturaliter ingovernabili sotto il profilo gestionale, dei rapporti con il territorio, educativo-didattico; e del pari si deve porre fine a quelle scuole con meno di 500/300 alunni, e tra l’altro acefale delle due figure di vertice, il cui nanismo darebbe corpo a un’offerta formativa non rispondente ai reali bisogni delle studentesse e degli studenti.

Qui, è chiaro, si esce dal temporalmente circoscritto ambito del disegno di legge di bilancio, o almeno in parte e nell’immediato. Per cui può solo richiamarsi quanto in precedenti circostanze abbiamo scritto sul chi e sul come procedere per svincolarsi da quell’autentico garbuglio, ancor più rivelatosi nella fase emergenziale, che radica nella pasticciata riforma del Titolo V, Parte seconda della Costituzione, con la sua opaca distribuzione delle competenze di legislazione esclusiva e concorrente tra Stato, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano; alla cui stregua spetta allo Stato la provvista del personale (dirigenti, docenti, ATA), mentre alle regioni e alle due province autonome è rimessa in via esclusiva l’organizzazione sui territori del servizio d’istruzione e d’istruzione e formazione professionale. E l’organizzazione include in primis il dimensionamento delle istituzioni scolastiche e formative.

Fondamentalmente e qui con sbrigativa sintesi, la soluzione consiste nel sussumere nei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP)), di esclusiva competenza del legislatore nazionale e non cedibili, l’ottimale dimensionamento delle istituzioni scolastiche, con la loro riconfigurazione sul territorio ad opera degli uffici scolastici regionali secondo i nuovi parametri ed entro le coordinate definite a monte da una legge dello Stato, ma potendo pure essere sufficiente la fonte regolamentare (secondo la Corte costituzionale, sentenza 200/2009), trattandosi di “creazione  di strutture organizzative omogenee” a garanzia della tenuta unitaria del sistema d’istruzione sull’intero territorio nazionale.

BIT-COIN & NEW SCIENCE PROJECT

BIT-COIN & NEW SCIENCE PROJECT

Paolo Manzelli Chimico Fisico – UniFi – Presidente Egocreanet – www.egocrea.net -..

Abstract : ( 19-Nov.2021 )-

Egocreanet Cluster propone lo sviluppo progettuale che accomuna la espansione delle Criptovalute  (Bit-Coin) con il futuro  sviluppo  della Transizione Epigenetica il cui focus si correla al tema della;  Salute Circolare tra Ambiente e Sistemi Viventi. .

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 In termini strategici , Le Cripto.valute si propongono  di sostituire ed incrementare la fiducia dei propri azionisti superando la sfiducia crescente nella gestione monetaria delle banche commerciali e di quella centralizzata Europea a sostegno dei mercati Nazionali. 

Le Criptovalute al di la del fenomeno di moda : https://www.bis.org/publ/arpdf/ar2018_5_it.pdf

In questo contesto di fidelizzazione del cambiamento monetario verso la Cripto-valuta Digitale , il Cluster EGOCREANET attua  una  collaborazione con la Piattaforma “BIT-Coin –Arezzo” al fine di  attuare la diffusione della strategia di rinnovamento globale del Paradigma cognitivo sul tema :  “ Epigenetica e Salute Circolare tra Uomo ed Ambiente” .

Questa convergenza di obbiettivi programmatici , unitamente orientata verso la prospettiva della “Transizione Ecologica della Salute Pubblica”, è contemporaneamente funzionale sia alla futura espansione delle Cripto-Valute, ma anche a sostenere un nuovo modello di innovazione della fiducia decentralizzata degli investitori internazionali ,i quali contemporaneamente  aderiscono alla transizione delle “monete senza conio”, nel mentre  agiscono nel sostenere un programma indirizzato ad un futuro migliore indirizzato dalla moderna Epigenetica della Salute e dell’ Ambiente – 

Questo connubio progettuale innovativo è incluso nella espressione delle potenzialita’ globali delle Cripto-valute che agiscono vivono nel loro Ambiente Virtuale , nel quale  non ci sono nazioni e frontiere , dove  pertanto si possono effettuale progressive transizioni economiche, alternative al tradizionale sistema Bancario, che ormai è in progressiva crisi nel regolare la stabilita monetaria degli investimenti delle varie monete i circolazione nel Mondo.

Pertanto le Cripto-Valute potranno migliorare la loro espressione di moneta alternativa controllo della stabilita del loro valore aggiunto internazionale,  associandosi ad un programma di innovazione globale , (come quello proposto da Egocreanet NGO-Firenze ), che individua nel  cambiamento  del Paradigma scientifico e culturale, la strategia destinata a risolvere i gravi problemi ecologici e sociali che affliggono l’ Umanita’ nell’ era  Contemporanea.

In conclusione sappiamo che in ogni epoca i cambiamenti del conio delle monete hanno fatto seguito alla necessita’ di ottimizzare lo sviluppo degli scambi economici e finanziari;  cosi anche oggi la transizione verso la “moneta digitale” dovra’ giocare un ruolo chiave nel regolare le fluttuazioni casuali della domanda ed offerta mercantile, ottenibile correlando la fiducia decentralizzata dell’ investimento in Bit.Coin , alla sostenibilità presente e futura del  progetto di innovazione “Epigenetica” sulla Transizione Ecologica Globale della Salute e dell’ Ambiente .

In tale strategia la transizione in BIT –Coin,  accentua la propria  tendenza  ad assumere un “valore  intriseco di garanzia” della Cripto-moneta , fondata  sulla incrementazione delle credibilità fiduciaria degli investitori , i quali si impegnano non solo a far crescere il loro investimento  associandolo alla funzione di sostenere ed incrementare gli obiettivi di innovazione progettuale di “Epigenetica”, al fine di realizzare  un valore garantito  del potere di scambio in BIT-Coin.

Quanto sopra è reso possibile  proprio in quanto la evoluzione delle Transizioni in BIT-Coin vengono strategicamente correlate alla esigenza di salvaguardare la innovazione globale dello sviluppo circolare ecologico e sociale della salute di ogni sistema vivente come inderogabile impegno fondamentale per garantire il futuro della vita sulla terra 

RICORSO COLLETTIVO DI ABILITATI IN ROMANIA

RICORSO COLLETTIVO DI ABILITATI IN ROMANIA AVVERSO LE MISURE COMPENSATIVE: IL TAR LAZIO LO DICHIARA AMMISSIBILE E SOSPENDE LE MISURE COMPENSATIVE

Di particolare interesse la ordinanza n°6521 TAR Lazio Sez.III BIS del 18 novembre 2021, di accoglimento del ricorso collettivo avverso le misure compensative a favore di quasi 200 ricorrenti, patrocinati dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, che avevano chiesto l’annullamento previa sospensione, dei decreti direttoriali  emanati dalla Direzione Generali per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del S.N.I.  , con cui il Ministero dell’Istruzione in asserita ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato sez. VI° n. 3592/2021 , aveva disposto le misure compensative ai sensi dell’art.22 del D.Lgs 206/2007 consistenti in 300 ore  annue di tirocinio.

La questione appare di particolare importanza, atteso che il  TAR Lazio sez III BIS, successivamente all’udienza del 19 ottobre 2021, emanava ordinanza n° 11150/2021 secondo cui“ rilevato che per l’ammissibilità del ricorso collettivo è necessario che esso abbia ad oggetto un solo provvedimento, salvo che tra gli atti impugnati esista una connessione procedimentale o funzionale, che è stata chiarita, nei suoi contenuti, dalla Sezione con la recente sentenza n. 11021/2021;Rilevato pertanto che sussistono profili di inammissibilità del ricorso cumulativo proposto;….., invita le parti a dedurre sulla questione indicata in motivazione”, rinviando all’udienza del 16 novembre 2021.

All’udienza del 16 novembre 2021 , la difesa dei ricorrenti ha illustrato lememorie difensive prodotte, dimostrando nel caso di specie la sussistenza della connessione oggettiva funzionale tra i decreti impugnati e l’assenza di qualsiasi conflitto di interessi anche potenziale tra i ricorrenti.

In particolare l’Avv. Maurizio Danza ha argomentato come nella fattispecie oggetto del giudizio sussista la “connessione procedimentale e/o funzionale”  in riferimento agli atti impugnati , tenuto conto dei canoni interpretativi indicati nella sentenza  n°11021/2021 del TAR Lazio sez.III BIS, secondo cui “Deve essere ritenuto ammissibile il cumulo oggettivo di più domande, che siano state proposte con un unico ricorso avverso più atti, qualora tutte le domande ed azioni proposte cumulativamente siano tese alla tutela di una medesima situazione giuridica soggettiva finale, che sia riferibile ad una medesima vicenda e comune a tutte le domande cumulate.

All’esito dell’udienza di discussione del 16 novembre , si legge nella ordinanzail Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) accoglie l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato limitatamente alla misura compensativa del tirocinio, e “Considerato che ad una delibazione sommaria tipica di questa fase processuale la proposta domanda cautelare pare meritare accoglimento con riferimento alla sola parte del provvedimento impugnato che dispone la misura compensativa del tirocinio la cui durata, come già evidenziato nella sentenza n. 7268/2021 di questa Sezione, pare essere sproporzionata e non adeguatamente motivata”.

Proroga in vista anche per l’organico Covid Ata. Più fondi per stipendi e contratto

da Il Sole 24 Ore

Il governo apre a rinnovare i contratti del personale tecnico-amministrativo fino a giugno. A caccia di risorse aggiuntive per Fun e rinnovo del Ccnl. La Cisl Scuola: primi passi avanti

di Claudio Tucci

L’impegno, da parte del governo, a prorogare fino a giugno anche l’organico aggiuntivo Covid Ata (con la legge di Bilancio sono stati prorogati i docenti a tempo, circa 18mila con uno stanziamento di 300 milioni di euro). E un altro impegno ad aumentare le risorse per il rinnovo del Ccnl (e garantire un aumento “a tre cifre” annunciato dai precedenti governi) e a far salire le retribuzioni. Con questi impegni si è concluso al ministero dell’Istruzione l’atteso faccia a faccia con i sindacati, che hanno indetto nei giorni scorsi lo stato di agitazione perché fortemente critici su manovra e rinnovo del Ccnl.

I nodi sul tavolo

Per i sindacati la legge di Bilancio appena giunta in Parlamento deve essere profondamente emendata. A cominciare dalla proroga di tutti i contratti covid già in essere, ivi compresi quelli per il personale Ata, tenendo conto dell’andamento epidemiologico. Secondo la Cisl Scuola è necessario poi eliminare i riferimenti generici e discutibili (cfr. “dedizione all’insegnamento”) per quanto riguarda la finalizzazione delle risorse del fondo per la valorizzazione dei docenti, che devono rimanere quelle individuate dall’originario articolo 1, comma 592, affidandone la gestione alla contrattazione. Occorre poi destinare ulteriori risorse per risolvere l’annosa questione Fun ed eliminare i vincoli che impediscono ai presidi vincitori di concorso un rientro nelle Regioni di residenza, e anche il vincolo triennale per le assegnazioni provvisorie. Inoltre, sempre la Cisl Scuola ha messo in evidenza come sia necessario reperire tutte le risorse economiche inserite in legge di bilancio per garantire l’incremento retributivo del personale ATA e il fondo per l’accessorio e di utilizzare totalmente le economie che a vario titolo residuano in tutti i capitoli di spesa relativi alla voce del personale della scuola (card, covid, legge 440, ecc.).

Gli impegni presi da Bianchi

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha detto di avere sottoposto ai gruppi politici di maggioranza, riscontrando piena convergenza, alcune proposte da tradurre in precisi emendamenti per quanto riguarda: la proposta di estensione della proroga per tutti i contratti stipulati sul cosiddetto organico Covid, compresi quelli del personale Ata; l’investimento di risorse aggiuntive per il fondo della valorizzazione del personale docente (art.108) con riscrittura delle finalità ed eliminando i discussi riferimenti a criteri come la “dedizione all’insegnamento”; la necessità di ulteriori risorse per il Fun.

Maturità, via per sempre la prima prova scritta di italiano: omologa, ma c’è chi dice no

da La Tecnica della Scuola

Si torna a parlare della prima prova scritta, quella di italiano, alla maturità. Non solo per il 2022, a causa della pandemia, ma anche quando l’emergenza Covid sarà superata. Tra i tanti che ne mettono in dubbio la conferma per il futuro c’è sicuramente Laura Biancato, dirigente scolastica presso l’ITET Luigi Einaudi di Bassano del Grappa: attraverso una lettera inviata alla Tecnica della Scuolala ds ha detto che “la scuola dovrebbe personalizzare, mentre l’esame spesso omologa senza se e senza ma, in particolare con gli scritti, che per essere affrontati dagli studenti con fragilità dimostrate, richiedono da parte dei consigli di classe provvedimenti carambolici e spesso forzati al limite del ridicolo”.

Fratelli d’Italia contraria alla cancellazione

In difesa della prima prova alla maturità si pone Fratelli d’Italia: Paola Frassinetti ed Ella Bucalo, rispettivamente vicepresidente della commissione cultura della Camera e responsabile dipartimento istruzione e responsabile scuola, ricordano che il loro partito è stato sempre contrario “all’eliminazione del tema di Italiano dell’esame di maturità durante la pandemia. Ora quella che sembrava una decisione temporanea, legata allo stato di emergenza, rischia di diventare una scelta definitiva”.

“Riteniamo che la scrittura e la lettura vanno intensificate proprio in questo periodo dove i ragazzi usano molto gli strumenti informatici e faticano sempre più ad esprimersi. Una maturità senza tema di italiano perderebbe il suo vero valore impedendo una valutazione complessiva sulla formazione dello studente”, concludono le deputate all’opposizione.

La posizione del ministro Bianchi

Qualche giorno fa, sempre su questo tema, il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto a ‘Che tempo che fa’ su Rai3, ha detto sull’esame di maturità 2022 che pur mancando ancora molti mesi, di certo, almeno finchè non saremo usciti completamente dal Covid, bisogna avere molta attenzione, perché “dovremo mettere i nostri ragazzi in completa sicurezza”.

Sugli ultimi due esami di Stato, il ministro dell’Istruzione ha ricordato che “i nostri ragazzi non hanno fatto tesine raffazzonate, piuttosto hanno colto questo momento per riflettere anche sulla propria situazione personale. Teniamo conto della sicurezza dei nostri ragazzi ma anche della loro capacità di riflessione”.

Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, le iniziative del MI per il 22 novembre 2021

da La Tecnica della Scuola

Il 22 novembre 2021 ricorre la “Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole”, istituita dalla legge 107/2015 per ricordare le vittime degli incidenti avvenuti nelle scuole ed, in particolare, in memoria dei tragici eventi occorsi nel Liceo scientifico statale Darwin di Rivoli, il 22 novembre 2008, nella Scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia nel 2002, nella “Casa dello Studente” dell’Aquila nel 2009.

In occasione della Giornata, il Ministero dell’istruzione promuove iniziative che si aggiungono a quelle organizzate dalle molte Associazioni e Fondazioni che da anni sono impegnate sul tema.

Contest “Sicura solo se si ha cura”

Nello specifico, le scuole sono invitate a partecipare al contest “Sicura solo se si ha cura” che si articolerà su Instagram (o su altri canali online), al fine di sensibilizzare scuole, alunni, personale in servizio, famiglie, società civile sul tema della sicurezza a scuola. Entro il 26 novembre, studenti, docenti, personale ATA e dirigenti scolastici potranno prendere parte all’iniziativa, pubblicando sul profilo Instagram della scuola (o su altro canale online in uso) una o più messaggi, narrazioni, video o foto, sul tema “La scuola è sicura se…”. I messaggi devono essere pubblicati utilizzando nei contenuti in evidenza l’hashtag #ScuolaSiCura e menzionando l’account istituzionale @NoiSiamoLeScuole, che le condividerà. Se invece si utilizzerà un canale diverso da Instagram, occorre inviare una mail all’indirizzo lescuole@istruzione.it, contenente il link al messaggio realizzato. I messaggi migliori saranno condivisi anche sul canale @ministeroistruzione.

Il portale dedicato

Sul sito internet del Ministero dell’istruzione
https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/giornata_sicurezza.shtml sono pubblicate tutte le informazioni relative alla Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole.

Incontro Ministero – sindacati. Bianchi: più risorse per i docenti e via libera all’organico Covid Ata

da La Tecnica della Scuola

Si è concluso l’incontro di stamattina tra il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e i sindacati scuola, cui di fatto ha partecipato attivamente solo la Cisl, come abbiamo riferito, dato che le altre sigle si sono limitate a mandare all’incontro un referente per la lettura delle ragioni della mobilitazione.

Da fonti della Tecnica della Scuola, sembra che il ministro Bianchi si sia detto disponibile a rimettere in discussione l’articolo 108 del disegni di legge di bilancio, nel quale si parla della dedizione all’insegnamento come criterio per attribuire premialità retributive ai docenti. Il fondo per la valorizzazione del personale docente potrebbe essere aumentato di ben otto volte.

Un articolo fortemente contestato, come abbiamo più volte riferito.

Organico Covid

Altra apertura del Ministro è quella relativa alla possibilità di rinnovare il contratto anche all’organico Covid Ata, che allo stato attuale dovrebbe concludere il proprio incarico a fine dicembre. Un cambio di rotta ministeriale che già ieri era stato anticipato dalla sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia.

Antonello Giannelli

“Quello con il ministro Bianchi è stato un incontro proficuo, abbiamo potuto presentare le nostre proposte. Da parte del ministro c’è stata apertura e disponibilità all’ascolto”. Così il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, dopo l’incontro.

“Ci ha riferito di aver interloquito con le forze di maggioranza – spiega – e sembra ci sia disponibilità ad aumentare significativamente le risorse per il personale della scuola e questo non può che farci piacere”.

“Attendiamo di leggere le cifre effettive”, conclude, anche in relazione agli stanziamenti per il Fun.

Ricci: dispersione scolastica? Ne abbiamo colpa tutti, anche noi dell’Invalsi

da La Tecnica della Scuola

Roberto Ricci, divenuto di recente presidente dell’Invalsi, al convegno dell’Associazione nazionale presidi, è tornato a parlare della dispersione scolastica e dei dati poco incoraggianti degli esiti delle prove Invalsi nelle scuole secondarie, affermando: “Ne abbiamo colpa tutti, anche l’Invalsi. Ogni volta che prendiamo sotto gamba la scuola, aggiungiamo un alunno tra quelli”, dice indicando i grafici sul monitor alle sue spalle, che mostrano gli obiettivi di apprendimento ben al di sotto degli standard delle Indicazioni nazionali e gli alti tassi di dispersione scolastica.

E come in passato, difende la didattica a distanza: “Compiamo un errore gravissimo se attribuiamo alla DaD la colpa di questi risultati. L’alternativa alla DaD sarebbe stata la chiusura, i nostri problemi risalgono a molto più lontano della pandemia”.

I dati degli apprendimenti

Ricordiamo che dalle ultime rilevazioni Invalsi gli alunni che terminano i traguardi al di sotto dei livelli minimi, stabiliti dalle indicazioni nazionali che sono legge nazionale dal 2012, passa in italiano dal 34% del 2019 (dati pre pandemia) al 39% del 2021, nella scuola secondaria di primo grado. Una percentuale che in matematica arriva al 45% nel 2021 (dal 39% del 2019).

Insuccessi che si concentrano tra gli allievi che fanno parte di un contesto socio-culturale svantaggiato.

Nel caso della scuola secondaria superiore, anche l’inglese mostra dei segni estremamente negativi. Il trend è stabile ma al ribasso. In altre parole, dopo 13 anni di scuola non si raggiunge il livello B2, stabilito dal legislatore.

Giannelli: l’educazione? La insegna la scuola, non la famiglia

da La Tecnica della Scuola

“L’educazione la insegna la scuola, non la famiglia, questa visione è fallita”. Così Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, al convegno dell’Associazione nazionale presidi, ieri 17 novembre.

Una considerazione sul modello pedagogico-educativo che una scuola nuova dovrebbe assumere, nella direzione di una maggiore autorevolezza e di un minore autoritarismo, sostiene il presidente Anp, lamentando un’assenza o comunque una grande distanza dei genitori rispetto ai modelli educativi più validi e all’ipotesi di una scuola che abbandoni i compartimenti stagni delle discipline.

“Non dobbiamo essere nostalgici di una scuola autoritaria. In Finlandia non si boccia nemmeno. Il problema è che i docenti alle volte tendono a replicare i modelli che a loro volta hanno sperimentato da studenti; e che il genitore pretende e si aspetta quei vecchi modelli”.

I genitori, secondo Antonello Giannelli

E racconta: “Quando un insegnante non assegna compiti“, perché magari dà spazio all’ascolto, all’educazione in senso lato, agli aspetti emotivi della relazione alunno-insegnante, “il genitore viene da me a lamentarsi che il docente non lavora“.

Ma questo modo di concepire la scuola è vecchio, argomenta il numero uno dell’Anp, tipico dei regimi totalitari. “Può andare bene in Cina, non da noi. Si passi da un sistema autoritario a un sistema autorevole,” conclude.

Incontro Ministro – Sindacati scuola. Gissi: ‘Prosegue l’impegno per emendare la Legge di Bilancio’

da Tuttoscuola

Si è concluso l’incontro con il Ministro Patrizio Bianchi la cui convocazione urgente era stata richiesta dalla CISL Scuola in relazione alle numerose criticità riscontrabili nel testo della legge di bilancio in discussione alle Camere, criticità sulle quali nei giorni scorsi aveva preso posizione lo stesso segretario generale della CISL Luigi Sbarra.
Un’incontro a cui hanno preso parte, oltre alla CISL Scuola, anche ANIEF, ANP, e Dirigenti Scuola. FLC Cgil, UIL Scuola, SNALS e Gilda hanno invece dato lettura delle ragioni per le quali hanno indetto lo stato di agitazione.

Nel corso dell’intervento Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola, ha sottolineato l’importanza di dare seguito agli impegni assunti nel patto “Per la scuola al centro del Paese”, sottoscritto unitariamente il 24 agosto scorso, ponendo in quest’ottica precise richieste di correzione al testo di legge trasmesso dal Governo alle Camere. Queste le problematiche esposte, sulle quali la CISL Scuola ritiene necessario individuare da subito proposte emendative da sostenere in sede di esame del provvedimento di legge e su cui sollecita una assunzione di iniziativa da parte del Ministro:

  • proroga di tutti i contratti covid già in essere, ivi compresi quelli per il personale ATA, tenendo conto dell’andamento epidemiologico;
  • eliminazione di riferimenti generici e discutibili (cfr. “dedizione all’insegnamento”) per quanto riguarda la finalizzazione delle risorse del fondo per la valorizzazione dei docenti, che devono rimanere quelle individuate dall’originario art.1, comma 592, affidandone la gestione alla contrattazione;
  • destinazione di ulteriori risorse per risolvere l’annosa questione FUN ed eliminazione dei vincoli che impediscono ai Dirigenti scolastici vincitori di concorso un rientro nelle Regioni di residenza.
  • riformulazione delle norme sulla gestione degli organici con riferimento ai docenti di educazione motoria nella primaria e alla riduzione del numero di alunni per classe. Tali interventi non possono essere fatti a costo zero, e rischiano inoltre di determinare appesantimenti e ritardi nelle procedure di definizione degli organici delle scuole, compromettendo anche l’effetto dei tempi anticipati imposti dal ministero per le domande di pensionamento;
  • eliminazione del vincolo triennale per le assegnazioni provvisorie
  • consentire lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi STEM ai docenti idonei alle procedure concorsuali

Inoltre, la Cisl Scuola ha messo in evidenza come sia necessario reperire tutte le risorse economiche inserite in legge di bilancio per garantire l’incremento retributivo del personale ATA e il fondo per l’accessorio e di utilizzare totalmente le economie che a vario titolo residuano in tutti i capitoli di spesa relativi alla voce del personale della scuola (card, covid, L.440, ecc.)

Maddalena Gissi nel suo intervento ha toccato anche altri punti non strettamente riconducibili alla legge di bilancio, tra cui la necessità di attivare celermente le procedure concorsuali straordinarie di cui al DL 73/2021 e di predisporre lo svolgimento delle procedure abilitanti per le quali gli aspiranti avevano già presentato domanda nel 2020.

Con riferimento al tavolo sulla mobilità, la Cisl Scuola ha ribadito le proposte di soluzione già indicate nell’ultimo incontro con l’Amministrazione per andare oltre il vincolo triennale di permanenza sulla sede, chiedendo al Ministro di farsene sostenitore nei confronti di Funzione Pubblica, nella convinzione che una volta sciolto questo nodo il negoziato potrebbe giungere rapidamente a una positiva conclusione.

Infine, la Cisl Scuola, chiedendo di dare continuità ai tavoli di confronto – in primis sul reclutamento – previsti dal Patto del 24 agosto, ha ribadito di ritenere non più rinviabile l’emanazione dell’atto di indirizzo per avviare le procedure negoziali del rinnovo contrattuale, anche al fine di garantire contrattualmente l’alleggerimento dei carichi di lavoro estranei alla didattica per il personale docente oltre che la semplificazione delle pratiche burocratiche a carico degli uffici amministrativi.

Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, nel suo intervento, in premessa ha sottolineato come l’incontro sia stato richiesto e convocato prima che venisse dichiarato lo stato di agitazione. Ha poi riferito di avere sottoposto ai gruppi politici di maggioranza, riscontrando piena convergenza, alcune proposte da tradurre in precisi emendamenti per quanto riguarda:

  • la proposta di estensione della proroga per tutti i contratti stipulati sul cosiddetto organico COVID, compresi quelli del personale ATA;
  • l’investimento di risorse aggiuntive per il fondo della valorizzazione del personale docente (art.108) con riscrittura delle finalità ed eliminando i discussi riferimenti a criteri come la “dedizione all’insegnamento”
  • la necessità di ulteriori risorse per il FUN

Gestione casi Covid nelle scuole: comunicazione con il DpD insufficiente e più carico di lavoro per DS e referenti Covid

da Tuttoscuola

Da alcuni giorni i dirigenti scolastici ed i referenti scolastici covid19 sono impegnati a mettere in atto le nuove disposizioni relative alla gestione di uno/due/tre casi positivi a scuola, non tralasciando la novità della quotidiana verifica del green pass, la gestione di tutte le preoccupazioni tra le componenti scolastiche che a volte complicano la quotidiana azione didattica cui la scuola è chiamata per suo fine istituzionale. Per fotografare l’attuale situazione dell’emergenza pandemica, Ancodis ha proposto un questionario che prova a descrivere cosa accade in questo momento nelle scuole tra nuove indicazioni alle quali occorre attenersi e relazioni da gestire con le famiglie, con il personale e con i Dipartimenti di prevenzione.

Dai risultati del questionario risulta che i referenti scolastici covid19 in queste settimane hanno segnalato un numero di casi positivi inferiore a 5 per il 58.6%, tra 5 e 9 per il 20.7%, tra i 10 e 15 casi per l’17.2% e oltre 15 casi per il 3.4%. La qualità della “relazione” con il Dipartimento di prevenzione è ritenuta insufficiente per il 27.6%, sufficiente o buona per il 33%, ottima per il 6.9% e, infine, inesistente per il 3.4%. In merito al contatto diretto con il Dipartimento, il 51.7% lo giudica complicato, il 37.9% facile e addirittura inesistente per il 10.3%.

Rispetto al precedente protocollo, le “Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico del 28 ottobre 20212 sono ritenute più semplici ed efficaci per il 6.9%, più complicate e meno efficaci per il 37.9% mentre il 55.2% preferisce ritornare al protocollo seguito lo scorso anno scolastico. L’impegno di lavoro dedicato dal referente scolastico covid19, per il 37.9% è ritenuto invariato, per il 58.6% è accresciuto e soltanto per il 3.4% diminuito.

Infine, in relazione alla novità per la quale in ogni ASL sia identificato un referente per ogni scuola che possa intervenire tempestivamente supportando il referente scolastico COVID19/dirigente scolastico e prioritizzando i test del T0″” il 44% dichiara di non avere ancora notizie, il 27.6% invece afferma di avere già un referente e il 27.6% che è in attesa di conoscerlo.

“Questa complessità organizzativa e gestionale – afferma il Presidente di Ancodis, Rosolino Cicero – impegna anche con un significativo stress professionale il DS o il referente scolastico covid19 e sappiamo bene che quest’ultimo – su delega – assume oneri organizzativi e conseguenti responsabilità nella gestione dei protocolli. Da questi dati – conclude Cicero – risultano evidenti la complessità del nuovo protocollo, il carico di lavoro contrattualmente non riconosciuto e le condizioni lavorative nelle quali i Ds e i Referenti scolastici covid19 si trovano a fare fronte 7 giorni su 7 magari con l’assenza – se non addirittura il silenzio – di una tempestiva interazione con gli altri anelli del sistema.”

Povertà educativa: al Sud crollano i servizi all’infanzia e aumentano certificati di malattia e reddito di cittadinanza

da Tuttoscuola

di Anna Maria De Luca

Fanno discutere i dati diffusi dall’Inps: al Sud i certificati di malattia sono più che raddoppiati rispetto al secondo trimestre del 2020. I numeri sono rilevanti: +108,4% per gli uomini,  +80,5% per le donne e  +107,4% per i lavoratori più giovani.  Considerando che il Meridione è l’area del Paese con il maggior numero di percettori di reddito di cittadinanza e di reddito di emergenza (il 6% nei Comuni del sud contro il 2% della popolazione nei Comuni del nord), si delinea un quadro su cui riflettere. Soprattutto se lo uniamo ai dati presentati nel Rapporto sulla qualità della vita 2021, realizzato in questi giorni da  ItaliaOggi con l’Università La Sapienza –  che vede in coda 25 province quasi esclusivamente dislocate nel Sud – e alle considerazioni dell’Atlante dell’infanzia a rischio presentato da Save the Children in occasione della Giornata Internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Su una platea di 3 milioni di individui beneficiari del reddito di cittadinanza, 753 mila sono minorenni. Non solo la povertà come indicatore deve essere preso in considerazione, anche l’incisività delle disuguaglianze è una cartina tornasole importante.

Sono pagine che ritraggono una geografia dell’infanzia che svela ingiustizie di opportunità, di diritti e di futuro. I numeri  dimostrano che non si è investito sulle generazioni più giovani. Tra il 2010 e il 2016 la spesa per l’istruzione è stata tagliata di mezzo punto di PIL, si è risparmiato sui servizi alla prima infanzia, sulle mense e sul tempo pieno. Divari e  disuguaglianze che, allo scoppio della pandemia, hanno spianato la strada ad una crisi educativa senza precedenti. E cosi gli Early school leavers (ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione), sono cresciuti fino al 13,1% (contro il 9,9% di media europea), i NEET – giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione – fino al 23,3% (media europea 13,7%).

Il punto di svolta sarà il PNRR, combinato alla nuova programmazione dei fondi europei e alla Child Guarantee, un investimento complessivo sull’infanzia che non ha precedenti dal dopoguerra. Spiega Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia – Europa di Save the Children: “Con la pandemia i divari nelle opportunità di crescita si sono ampliati, non solo lungo la linea geografica Nord-Sud, ma anche all’interno delle regioni più sviluppate, nelle grandi città come nelle aree interne”. E sul PNRR dice: “Se l’impiego di queste risorse sarà volto a rafforzare solo i territori più attrezzati e verrà tutto deciso dall’alto, senza un coinvolgimento delle comunità locali e degli stessi ragazzi e ragazze, il rischio reale è quello di migliorare gli indicatori nazionali senza tuttavia ridurre – anzi aggravando – le disuguaglianze. E’ un rischio concreto, se si considerano i primi bandi sugli asili nido che hanno tagliato fuori molti territori più deprivati”.

Ed è proprio il dato sugli asili nido che emerge con forza nel rapporto di Save the Children: le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano infatti sin dalla primissima infanzia. In Italia solo un bambino su 7 (14,7%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni: il 3,1% dei bambini che nascono in Calabria contro il 30,4% di quelli che nascono nella provincia di Trento. La spesa media pro capite (per ogni bambina o bambino sotto i 3 anni) dei Comuni per la prima infanzia è di 906 euro ciascuno, con divari che vanno dai 2.481 euro di Trento ai  149 euro della Calabria. Tempo pieno: in Italia solo il 36,3% delle classi della scuola primaria usufruisce del tempo pieno, con forti disparità sul territorio, dal 95,8% delle classi della provincia di Milano al  4,5% di Ragusa, fanalino di coda.

Cali di apprendimento e divari sono evidenti anche nell’analisi degli ultimi test Invalsi; la dispersione implicita, cioè il mancato raggiungimento del livello sufficiente in tutte le prove, è in media del 10% nell’ultimo anno delle scuole superiori, con significative variazioni su scala regionale. Per quanto la crisi abbia colpito tutti gli studenti, quelli già in condizione di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi. I punteggi medi dei test in italiano e matematica, evidenziano, infatti, risultati peggiori per gli adolescenti che provengono da famiglie di livello socio-economico basso o medio basso.

Svolto questa mattina l’incontro con il ministro Bianchi, i sindacati scuola: ‘Ecco perché non partecipiamo’

da Tuttoscuola

Spostato a questa mattina, 18 novembre, l’incontro che il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi aveva fissato con i sindacati della scuola. Con la stessa impostazione e lo stesso ordine del giorno, la Legge di Bilancio, fissato prima dell’atto ufficiale di stato di agitazione da parte di FLC CGIL, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams. La dichiarazione dello stato di agitazione ha interrotto le normali relazioni sindacali, per questo le quattro sigle fanno sapere attraverso un comunicato i motivi per i quali non hanno preso parte all’incontro. Intanto il Ministero dell’Istruzione dichiara che l’incontro convocato già prima dell’annuncio, da parte di alcune sigle, dello stato di agitazione, si è svolto in un clima disteso. Il Ministro Bianchi ha ribadito “l’impegno mio e del Ministero per far valere le ragioni della scuola. Siamo tutti al lavoro, anche in vista del passaggio in Parlamento della manovra di bilancio”.

“Ci aspettavamo una diversa sede di discussione e confronto – dichiarano Sinopoli, Turi, Serafini e Di Meglio – magari dopo una valutazione politica che coinvolgesse l’intero Governo per cercare di comporre la vertenza in atto dando possibili risposte alle problematiche che abbiamo sollevato”.

“Il momento è particolarmente serio: il testo della legge di Bilancio non contiene le risorse necessarie per il rinnovo del contratto – scrivono i sindacati della scuola -; le relazioni tecnica e politica spostano denaro da un capitolo all’altro, a parità di impiego di risorse e persone, con giustificazioni formali, offensive e gravissime nei confronti dei docenti; gli interventi normativi, come la mobilità del personale, vengono fatti a costo zero; l’organico Covid, strumento d’emergenza utilizzato in pandemia, viene prorogato per gli insegnanti ma non per il restante personale. Sono questi i temi sui quali vorremmo confrontarci con il Ministro”.

“La Legge di Bilancio l’abbiamo letta bene, la scuola è completamente marginalizzata e bisogna rimediare. Ci aspettiamo che il ministro intervenga affinché il Governo assuma come centrali i temi che preoccupano il personale della scuola. Non è con gli annunci in divenire del Pnrr che si promuove e si investe sulla scuola, servono le risorse in Finanziaria. Le infrastrutture della scuola sono sostanzialmente il suo personaleBisogna prendersi cura di chi a scuola lavora, garantendo stabilità del personaleclassi meno numerosemobilità liberata dai vincoli e pienamente contrattualizzataeliminando il precariato e garantendo retribuzioni adeguate”.

“Nei mesi scorsi è stato firmato un Patto per la Scuola che è rimasto completamente inattuato nei modelli, negli obiettivi, negli investimenti. Ci aspettiamo un deciso cambio di rotta – concludono i sindacati – altrimenti la risposta non potrà che essere la mobilitazione generale della categoria”.

L’Operazione Urano

L’Operazione Urano

di Maurizio Tiriticco

L’Operazione Urano è la ricorrenza di oggi, 19 novembre. Siamo nel 1942, nel pieno della SECONDA GUERRA MONDIALE. Fronte russo —- E proprio in quel giorno ebbe inizio la cosiddetta Operazione Urano (in russo ОперацияУран–Operacija Uran). Era il nome in codiceassegnato dai generali sovietici alla grande offensiva di accerchiamento sferrata dall’Armata Rossa per intrappolare le forze della Wehrmacht impegnate nella regione di Stalingrado, una città a sud dell’Unione Sovietica. Il nome della città, situata nella Russia europea lungo le rive del fiume Volga, in effetti era Caricyn fin dal lontano 1598. Ma, in seguito alla rivoluzione russa del 1917 ed alla instaurazione del regime sovietico, il 10 aprile del 1925 la città venne ridenominata Stalingrado. Ciò al fine di onorare Josif Vissarionovič Džugašvili, meglio noto con lo pseudonimo di Stalin, che significa «uomo d’acciaio». Stalin non poteva non concorrere con Lenin! Infatti, il 26 gennaio 1924 la città più a nord dell’Unione, San Pietroburgo, era stata ridenominata Leningrado. Stalin, suo successore, non poteva e non doveva essere da meno. Anzi, doveva essere il numero uno! E, come tutti sappiamo, per esserlo in modo assoluto, con i famosi processi farsa, che durarono ben due anni, dal 1936 al 1938, liquidò tutta la vecchia guardia della rivoluzione del 1917! Restò così lui solo al comando, senza concorrenti e senza rivali! In seguito la “città di Lenin”, dopo la seconda guerra mondiale, dopo la morte di Stalin – era il 5 marzo del 1953 – e nel corso della lenta agonia della stessa Unione Sovietica e la progressiva rinascita della Russia come Stato, conclusasi il il 25 dicembre 1991 – il 6 settembre del 1991 riprese il suo nome originario, Pietroburgo.

Ma è forse opportuno ritornare alla terribile battaglia di Stalingrado. La città non doveva cedere! Stalin non avrebbe mai tollerato che la città a lui intitolata cadesse in mani nemiche. L’Armata Rossa, con notevoli sforzi e con una gigantesca manovra a tenaglia, sferrò l’attacco, appunto, il 19 NOVEMBRE del 1942. E le due formazioni combattenti si congiunsero a sud di Kalač quattro giorni dopo. Questa riuscita e rapida offensiva ebbe una funzione decisiva nel complesso delle operazioni militari che assunsero proprio il nome di “Battaglia di Stalingrado”. Operazioni che nella guerra contro la Germania nazista sul fronte orientale segnarono anche una svolta strategica irreversibile a favore dell’Unione Sovietica.

La battaglia, iniziata con l’avanzata delle truppe dell’Asse italo-tedesca fino al Don e al Volga, fu più che cruenta! Si combatté per mesi. Il fronte di fatto non esisteva più, perché si combatteva nella città stessa, casa per casa! Stalin ed Hitler sapevano che le sorti di quella immane battaglia avrebbero segnato le sorti della stessa guerra! Pertanto Hitler impose al Feldmaresciallo Von Paulus, comandante della Sesta Armata, di resistere fino alla vittoria o alla morte. I tedeschi rimasero accerchiati e, dopo una lunga e tenace resistenza, combattendo casa per casa, senza adeguati rifornimenti e in pieno inverno, vennero definitivamente annientati. Von Paulus fu costretto ad arrendersi con tutto il suo stato maggiore il 31 gennaio 1943 e venne fatto prigioniero dai sovietici. La caduta di Stalingrado segnò l’inizio della fine della Germania nazista. Ma dovettero trascorrere ancora due lunghi anni! Di guerra, di distruzioni, di morti! E tutto finì con la conquista da parte dei soldati sovietici, che ormai avevano invaso la Germania e raggiunto la stessa capitale, Berlino, con l’occupazione del Palazzo del Reichstag – c’è un filmato bellissimo reperibile sul web – ed il suicidio di Hitler nel bunker della Cancelleria. Era l’8 maggio del 1945!

Cittadinanza digitale e Cyber Security

Sono prorogati i termini di scadenza per la fruizione del corso rivolto alle studentesse e agli studenti delle classi quinte delle scuole secondarie di secondo grado sui temi della cittadinanza digitale, delle sfide e delle opportunità dell’evoluzione tecnologica, della sicurezza informatica e della promozione di comportamenti responsabili in Rete.

Le scuole potranno accedere attraverso i loro insegnanti e con possibilità di accesso diretto da parte degli studenti maggiorenni, registrandosi al link https://www.infocamere.it/igforum2021.

La registrazione è aperta sino al 16 dicembre e la fruizione dei materiali e la conclusione del percorso con test finale dovrà avvenire entro il 30 dicembre 2021.