Controllo del (super) Green pass

L’ANP dice NO al controllo del (super) Green pass sugli assenti

La nota del Capo Dipartimento Versari n. 1927 del 17 dicembre 2021 ha fornito l’interpretazione ministeriale su due questioni controverse poste dall’entrata in vigore del D.L. 172/2021:

1) il controllo dell’adempimento dell’obbligo di vaccinazione sui dipendenti assenti dal servizio;

2) l’adibizione “a mansioni anche diverse” del personale esente dall’obbligo di vaccinazione.

L’ANP, se da un lato non può che apprezzare lo sforzo fatto dall’Amministrazione per supportare le scuole nell’applicazione delle misure previste dalla norma, dall’altro resta convinta della validità delle proprie interpretazioni, anche se in contrasto con i pareri ministeriali.

In merito alla prima questione, secondo il Ministero “a partire dal 15 dicembre, l’obbligo vaccinale si applica a tutto il personale scolastico, incluso quello assente dal servizio per legittimi motivi, con la sola eccezione del personale indicato nella precedente propria nota 7 dicembre 2021, n. 1889/DPIT, il cui rapporto di lavoro risulti sospeso per collocamento fuori ruolo, comando, aspettativa per motivi di famiglia, mandato amministrativo, infermità, congedo per maternità, paternità, per dottorato di ricerca, sospensione disciplinare e cautelare”.

A nostro avviso, come già anticipato nel corso del webinar del 10 dicembre scorso, la norma impone il controllo dell’adempimento dell’obbligo vaccinale nei confronti del solo personale che svolge la prestazione lavorativa (art. 4-ter c. 2 del D.L. 44/2021, introdotto dall’art. 2 del D.L. 172/2021: “la vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle attività lavorative dei soggetti obbligati ai sensi del comma 1. I dirigenti scolastici e i responsabili delle istituzioni di cui al comma 1, lettera a), i responsabili delle strutture in cui presta servizio il personale di cui al comma 1, lettere b), c) e d), assicurano il rispetto dell’obbligo di cui al comma 1. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 2 e 7”).

Di conseguenza, riteniamo che sia in contrasto con la disposizione legislativa l’estensione del controllo sul personale “assente dal servizio per legittimi motivi”.

In tal senso, peraltro, si esprime con estrema precisione l’allegato tecnico G al DPCM 17 dicembre 2021, reperibile all’indirizzo www.salute.gov.it

Il punto 5 del paragrafo 3.2 di detto allegato, infatti, riporta testualmente:

  1. Una volta selezionato il codice meccanografico della scuola il SIDI restituisce l’elenco dei nominativi dei docenti e del personale ATA a tempo indeterminato e determinato in servizio; si precisa che si tratta del personale in servizio esclusivamente nell’istituzione scolastica che il dirigente ha indicato al punto 4; l’individuazione del personale in servizio nel giorno in cui il dirigente scolastico attiva la funzione, è eseguito attraverso una interrogazione dei dati presenti nella banca dati del fascicolo del personale del sistema informativo dell’istruzione.

Detta previsione, visto l’espresso riferimento al fascicolo del personale disponibile a SIDI, non può che essere letta in uno con i punti 4 e 5 del paragrafo 2.2 del medesimo allegato che prevedono testualmente:

4. Una volta selezionato il codice meccanografico della scuola il SIDI restituisce l’elenco dei nominativi dei docenti e del personale ATA a tempo indeterminato e determinato in servizio; si precisa che si tratta del personale in servizio esclusivamente nell’istituzione scolastica che il dirigente ha indicato al punto 3; l’individuazione del personale in servizio nel giorno in cui il dirigente scolastico attiva la funzione, è eseguito attraverso una interrogazione dei dati presenti nella banca dati del fascicolo del personale del sistema informativo dell’istruzione.

5. Il Dirigente dovrà selezionare i nominativi, tra quelli del personale in servizio presso l’istituzione scolastica, su cui vuole attivare il processo di verifica del possesso del Green pass in corso di validità. In particolare, tale processo deve essere effettuato quotidianamente prima dell’accesso del personale nella sede ove presta servizio e deve riguardare il solo personale per cui è prevista l’effettiva presenza in servizio nel giorno della verifica, escludendo comunque il personale assente per specifiche causali (es. ferie, permessi, malattia, ecc.).

A prescindere dal chiaro disposto dell’allegato tecnico, la nostra interpretazione deriva anche dal seguente ragionamento: il controllo sui dipendenti, in generale, oltre che attraverso la piattaforma integrata a SIDI, può essere effettuato anche con la APP Verifica C19 e i due sistemi hanno pari valore legale. Il controllo tramite APP, però, presuppone lapalissianamente che il dipendente sia presente sul posto di lavoro a differenza di quello tramite SIDI e dunque la platea di dipendenti che possono essere assoggettati al controllo dipenderebbe dal sistema adottato, conclusione che ci sembra viziata da irragionevolezza oltre che da disparità di trattamento. Evidenziamo, al riguardo, che la piattaforma telematica non è disponibile in alcune aree geografiche (come la Valle d’Aosta e la Provincia di Trento, per rimanere nell’ambito dell’amministrazione scolastica) e che la disparità di trattamento del personale interessato è già operante sul territorio nazionale.

Circa il secondo tema, quello relativo agli esenti, apprezziamo l’impostazione del Ministero che, del resto, coincide con quella già formulata dall’ANP nel corso del webinar del 10 dicembre – e che in verità contrasta con le posizioni espresse, per lo più verbalmente, da alcuni USR – secondo la quale le previsioni normative (art. 4 cc. 2 e 7 del D.L. 44/2021) “non introducono l’obbligo tout court, quanto piuttosto la possibilità, per il datore di lavoro, di adibire il personale esente/differito dalla vaccinazione a mansioni diverse da quelle ordinariamente svolte”.

In linea teorica condividiamo anche che “nell’ipotesi in cui risulti non altrimenti esitabile la sostituzione del personale esente/differito dalla vaccinazione, si ricorrerà alle sostituzioni secondo le regole ordinarie previste dalla normativa vigente”, ma riteniamo necessario evidenziare un aspetto non trascurabile: nessuna norma, ad oggi, garantisce copertura finanziaria per sostituire il personale che, esente dall’obbligo vaccinale, non possa essere adibito a mansioni previste nel proprio profilo professionale. Di contro, il comma 4 dell’art. 4-ter del D.L. 52/2021 prevede espressamente che il MEF proceda a variazioni di bilancio per la sostituzione del personale sospeso.

Ora, l’ANP sa bene – e lo sanno anche i colleghi – che i dirigenti sono tenuti a decidere sulla base della loro interpretazione della norma e ad assumersene la responsabilità.

Ma sappiamo altrettanto bene – e ci aspetteremmo che lo sapesse anche il Ministero – che graverebbe solo sui colleghi il surplus di lavoro e di stress derivante da eventuali, molto probabili, contenziosi.

E dunque, proprio quando la norma riguarda situazioni di prevedibile conflittualità sociale ed è particolarmente controversa, come in questo caso, ci saremmo aspettati che una autorevole presa di posizione dell’Amministrazione indicasse con chiarezza la strada da seguire – sia pure sotto forma di parere – tralasciando le dotte citazioni letterarie che tutti amiamo ma che, purtroppo, sembrano irridere al meticoloso e accanito impegno di chi è in trincea ormai da due anni e non vede ancora la luce in fondo al tunnel.

L’ANP è però solita prendere atto della realtà e, poiché non intende suggerire ai colleghi di comportarsi come tanti Don Quixote – giusto per restare nell’ambito della letteratura spagnola – suggeriamo loro in primo luogo di attenersi alle norme e ai provvedimenti amministrativi (le disposizioni contenute nell’Allegato tecnico G al DPCM 17 dicembre 2021) che li impegnano su tutela dei diritti e verifica degli obblighi dei lavoratori in modo più stringente di un parere ministeriale.

Inoltre promettiamo loro che, come sempre, li sosterremo con tutte le nostre forze e in tutte le sedi – sindacale, professionale, legale – se seguiranno le nostre indicazioni.

Green pass obbligatorio per gli alunni altrimenti a gennaio tutti in DaD, i presidi sono contrari

da La Tecnica della Scuola

Ai presidi sembra non piacere la proposta del sindaco di Pesaro e presidente dei sindaci di Ali, Matteo Ricci, di introdurre il “Green Pass a scuola per elementari, medie e superiori”, altrimenti “l’amaro dono nella calza della Befana” sarà quello di ritrovarci “tutti in DaD”: l’idea, lanciata sabato 18 dicembre, è stata accolta con molta freddezza da Antonello Giannelli, presidente dell’Anp.

Giannelli (Anp): serve gradualità

“Comprendiamo la preoccupazione di chi si trova a dover fronteggiare la quarta ondata che sta investendo in modo particolare la fascia più giovane della popolazione”, ma “la scuola – ha detto Giannelli all’Ansa – necessita di una estrema e doverosa gradualità nell’introduzione di misure che potrebbero comportare una compressione del diritto all’istruzione, pur se determinate da ragione di salute collettiva”.

Per i presidi è grave che nessuno assista le scuole

I dirigenti scolastici si aspettavano, piuttosto, un supporto dalle Asl o dall’esercito nelle ultime settimane: “Attendiamo – ha detto sempre il numero uno dell’Anp – ancora di vedere gli esiti dell’intervento delle forze messe in campo dal generale Figliuolo” sul rafforzamento del testing nelle scuole.

“Ci saremmo aspettati, infatti, una rapida inversione di tendenza in termini di efficienza delle Asl e di efficacia alla campagna di testing e tracing, operazioni che dovrebbero garantire la scuola in presenza”.

Si continua ad andare in DaD con un solo contagio

“Come testimoniano i colleghi sul campo, al momento non sembrano esserci significative novità in questo senso. I problemi rimangono gli stessi”.

Infatti, si continua in quasi tutti i casi di contagio in classe a mandare tutti gli alunni in quarantena in modalità precauzionale. Poi, mancando il riscontro da parte delle Asl, evidentemente oberate di impegni, la classe rimane in quarantena così come previsto dai protocolli: sette giorni i vaccinati, dieci giorni i non vaccinati.


Obbligo vaccinale, parere del MI su personale assente dal servizio e soggetti esentati

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

La nota del Ministero dell’Istruzione del 7 dicembre non aveva fugato tutti i dubbi riguardanti la corretta applicazione del Decreto-legge 26 novembre 2021, n. 172, che come sappiamo ha introdotto l’obbligo vaccinale per il personale scolastico dal 15 dicembre scorso.

In proposito la FLC CGIL aveva evidenziato i nodi ancora irrisolti, auspicando un ulteriore intervento chiarificatore da parte del MI.

I chiarimenti sono finalmente arrivati, con nota del 17 dicembre.

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Personale assente dal servizio

L’obbligo vaccinale si applica a tutto il personale scolastico, incluso quello assente dal servizio per legittimi motivi, con la sola eccezione del personale il cui rapporto di lavoro risulti sospeso per collocamento fuori ruolo, comando, aspettativa per motivi di famiglia, mandato amministrativo, infermità, congedo per maternità, paternità, per dottorato di ricerca, sospensione disciplinare e cautelare.

Quindi, il dirigente scolastico dovrà procedere alla verifica della regolarità della posizione vaccinale sia del personale presente in servizio sia di quello assente. Il personale non ritenuto in regola, sarà invitato a produrre la documentazione necessaria. In caso di mancata risposta, si procede con la sospensione dal servizio senza retribuzione.

Soggetti esenti dall’obbligo vaccinale

Nel caso in cui il personale presenti certificazione valida di esenzione dall’obbligo vaccinale, il Dirigente scolastico “per il periodo in cui la vaccinazione di cui al comma 1 è omessa o differita, […] adibisce i soggetti di cui al comma 2 a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2”.

Il Ministero sottolinea il termine “anche”, specificando dunque che non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità, basata anche sulle valutazioni tecniche del Medico competente e del RSPP.


Prof no-vax: gli escamotage per aggirare gli obblighi

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

Fatta la legge, trovato l’inganno, che però nel nostro caso riguarda l’aggiramento dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico, in vigore da mercoledì 15 dicembre e stabilito dal decreto del 26 novembre con l’obbligo anche della terza dose.

Constatato fra l’altro che perfino il Tar Lazio ha respinto la richiesta, presentata da un sindacato della scuola, di immediata sospensione del provvedimento, alcuni docenti hanno alzato l’ingegno e inventato escamotage per non ricevere la somministrazione del vaccino.

L’aggiramento strategico consisterebbe, come riporta l’Adnkronos, nel fare ricorso alla certificazione per malattia.

Dice a tal proposito una dirigente scolastica: “Li vediamo in corso d’opera. L’ultima trovata è quella dei docenti che hanno ricevuto la lettera di invito alla vaccinazione il 15 dicembre e oggi si sono messi in malattia per i prossimi 5 giorni. Quindi al quinto giorno non potranno essere sospesi”.

“Sono raggiri a cui non si pensa. Per non parlare delle diffide a non adempiere al decreto legge inviate dagli avvocati, che per noi però sono carta straccia. O di chi si è rifiutato di prendere materialmente in mano la lettera di invito consegnata dal dirigente, nell’illusione che il rifiuto possa bloccare il decorso dei tempi antecedenti alla sospensione. Fatto che non è perché il Codice civile stabilisce l’azione di consegna davanti a testimoni viene opportunamente verbalizzata, pertanto ha valore di notifica”.

Altra trovata dovrebbe essere quella dei tempi di attesa della prenotazione.

Dice sempre la preside: “Il giochino delle prenotazioni lascia il tempo che trova. Per noi ha valore la prima prenotazione, a cui deve corrispondere la regolarizzazione. Se ciò non avviene, noi dirigenti procediamo con la sospensione. Sarà a onere del personale rivalersi poi nelle sedi competenti”.

G. Boccasile, Da settant’anni in viaggio

GIUSEPPINA BOCCASILE, Da settant’anni in viaggio per una scuola orizzontale e accogliente

UNA SCUOLA ORIZZONTALE ACCOGLIENTE”: IL MOVIMENTO COOPERAZIONE EDUCATIVA A BARI

di Carlo De Nitti

Di particolare interesse questo nuovo volume di GIUSEPPINA BOCCASILE, Da settant’anni in viaggio per una scuola orizzontale e accogliente, uscito recentemente per i tipi della WIP edizioni di Bari (pp. 104) e prefato da VITO ANTONIO LEUZZI. In esso, l’Autrice ricostruisce dall’interno la storia del gruppo barese di un grande movimento culturale che caratterizza da settanta anni la scuola italiana, il Movimento di Cooperazione Educativa (M.C.E.), fondato nel 1951 sulla scia del pensiero pedagogico e sociale di Célestin Freinet (1896 – 1966) e sua moglie Elise (1898 – 1983).

All’indomani della seconda guerra mondiale, un gruppo di maestri – quali Giuseppe Tamagnini, Anna Marcucci Fantini, Aldo Pettini, Ernesto Codignola e, più tardi, Bruno Ciari, Mario Lodi, Alberto Manzi, Albino Bernardini e tanti altri – si unì attorno ad un’idea-fulcro: la cooperazione solidale quale faro di crescita culturale e di integrazione sociale per tutte le bambine ed i bambini.

Non si trattò solo di introdurre nella prassi didattica e utilizzare alcune tecniche – il limografo, il giornalino di classe, la corrispondenza con altre classi, la cooperativa scolastica – denominate, appunto Freinet, ma di dare vita ad un movimento culturale di ricerca che ponesse al centro del processo educativo le alunne e gli alunni, per costruire le condizioni di un’educazione popolare che fosse garanzia di rinnovamento civile e democratico del Paese.

La nascita del M.C.E. segnò un momento di importante innovazione nelle pratiche scolastiche, segnatamente della scuola elementare, fino ad allora intrisa di gentilianesimo, dei suoi epigoni postumi e dello “spontaneismo” educativo dei Programmi del 1955 (i cosiddetti Programmi Ermini, dal nome dell’on. Giuseppe Rufo Ermini, all’epoca Ministro della P.I.).

Erano anni – gli anni ’60/’70 del secolo scorso – di forti fermenti innovativi, tanto nella società quanto nella scuola, nelle sue pratiche dei docenti e nelle teorizzazioni pedagogiche (Freinet ed, in generale, l’attivismo pedagogico): anche in Puglia, a Bari, come altrove in Italia, un gruppo di giovani insegnanti, direttori didattici, docenti universitari si ispirò e praticò – non senza difficoltà ed un malcelato ostracismo – quanto propugnato dal pedagogista francese.

In anni così fervidi di innovazioni epocali, “rivoluzionarie” (l’abolizione delle classi differenziali e delle scuole speciali, il tempo pieno, le nuove tecnologie didattiche, la gestione sociale della scuola), l’autrice – docente in un circolo didattico dell’allora poco più che neonato quartiere C.E.P. (Centro Edilizia Popolare), poi denominato San Paolo, dal nome dell’omonima parrocchia insediata dall’allora Arcivescovo di Bari, mons. Enrico Nicodemo – racconta come un gruppo di maestre e maestri hanno lavorato insieme affinché quelle idee democratiche, che apparivano utopistiche ai più, potessero concretizzarsi nella realtà, almeno in parte.

Il volume di Giuseppina Boccasile ricostruisce la storia del M.C.E. barese dall’interno, come attiva partecipante ad un movimento collettivo che intendeva democratizzare la scuola, rendendola “orizzontale” ed “accogliente”, prendendo le mosse dal XIX secolo (pp. 9 – 12) e continuando con il Novecento (pp. 12 – 18).

Scrive VITO ANTONIO LEUZZI: “Emerge con forza in queste pagine ricche di esperienze formative e didattiche, ‘il principio fondante della cooperazione come valore e come pratica’, l’obiettivo di ‘fare cittadini attivi’ nell’orizzonte dei valori costituzionali e l’incrollabile fiducia in una società libera aperta al cambiamento” (p. 8).

Ricchi e pertinenti riferimenti storici anche di donne e uomini di scuola della città di Bari: da Francesco de Sanctis, primo Ministro della Pubblica Istruzione dell’Italia unita, a Giuseppe Pezzarossa, fondatore della scuola di ginnastica maschile a Bari nel 1882; da Maria Mundo, che fondò a Bari nel 1862 il primo ‘giardino di infanzia’ accessibile a tutte le bambine ed i bambini di ogni condizione sociale, a Raffaele De Bellis, maestro elementare, allievo di Giovanni Modugno; da Gennaro Selvaggi a Giuseppe Gurrado, maestri anch’essi, che caddero nell’eccidio di Baridel 28 luglio 1943, compiuto da militari e da militanti fascisti contro una manifestazione pacifica di studenti in via Niccolò dell’Arca.

Avendo sempre come riferimento i propri venerati Maestri – Gaetano Salvemini, Giuseppe Lombardo Radice, Giovanni Modugno, Tommaso Fiore – anche in Puglia tra gli insegnanti si diffusero le idee della Lega internazionale dell’educazione nuova, costituitasi a Calais nel 1921, in chiara funzione antifascista militante. Basti pensare alle ricordate figure di Gennaro Selvaggi e di Giuseppe Gurrado.

Negli anni ’70, le riforme scolastiche portarono all’istituzione del tempo pieno e dell’abolizione delle  classi differenziali e speciali: esse furono terreno fertile per gli operatori della scuola che si riconoscevano nel M.C.E. e nelle sue battaglie pedagoghe e, come tali,  politiche: di  molte attività all’epoca scolte, il volume di Giuseppina Boccasile rende ampiamente conto, così come di recenti attività (cfr. pp. 91 – 102) anche al tempo della pandemia, che, nella scuola, ha sicuramente acuito le differenze tra i ‘Pierino’ ed i ‘Gianni’, per mutuare i nomi propri di don Lorenzo Milani.

Chi scrive ha / ha avuto l’onore ed il piacere di conoscere di persona o per fama (Nicola Antonicelli, Andrea Canevaro, Orazio Caputo, Leonardo Mancino, Giuseppe Manuzzi, Franca Roca, Giuseppe Russillo, Mauro Spagnoletti, in ordine alfabetico) e di lavorare insieme con alcuni dei protagonisti di quella stagione “eroica” della democratizzazione della scuola e del M.C.E., che ne fu indispensabile ‘lievito’ – a Bari, in Puglia, in Italia – in particolare, un pensiero affettuoso lo porta a rinnovare la memoria di Maria Cristina Rinaldi, con la quale ha condiviso classi ed anni di insegnamento nella scuola secondaria di primo grado “Giosué Carducci”, nel quartiere murattiano di Bari, nonché un’esperienza memorialistica sugli internati militari italiani in Germania durante la seconda guerra mondiale in cui coraggiosamente coinvolse il suo indimenticabile genitore.

Per chi scrive queste righe, immergersi nella lettura del volume è stato particolarmente coinvolgente anche perché racconta una microstoria interna alla macrostoria della scuola italiana: in quegli anni – i ‘60 – ‘70 del secolo scorso – in cui era bambino/adolescente, i suoi genitori operavano nella scuola elementale e, più specificatamente, nel XVIII Circolo Didattico, il C.E.P. 2 “Petrignani” (si tratta, attualmente, molte ‘vite scolastiche’ dopo, dell’I.C. “Giovanni Falcone – Paolo Borsellino”): mia madre vi ha insegnato e mio padre ne è stato il direttore didattico, dal 1970 al 1978, dopo essere stato, nel 1967 – da neo-direttore, nell’appena istituito IV C.D. di Molfetta – collega di Orazio Caputo.

Alla loro memoria, quali “deuteragonisti” di questo volume (p. 75), queste righe sono dedicate.