Normativa Antincendio

Normativa Antincendio: lotta e prevenzione degli incendi negli edifici scolastici. Responsabilità dirigenziali, tra conflitti normativi e adempimenti. Stato dell’Arte e ricognizione normativa

Dario Angelo Tumminelli, Leon Zingales, Zaira Matera

I provvedimenti normativi (Leggi, Decreti, Circolari e Note) inerenti la sicurezza da applicare nei luoghi di lavoro, e negli edifici scolastici in particolare, sono davvero numerose e spaziano ampliamente: dall’organizzazione dell’organigramma e funzionigramma alle misure tecniche costruttive, dalla gestione delle emergenze (terremoto) alle condizioni di sicurezza antincendio, dalle norme di primo soccorso alla formazione del personale scolastico.

Il Dirigente scolastico, nella sua funzione di “datore di lavoro” è certamente il responsabile della salute e della sicurezza, di tutto il personale scolastico a lui sottoposto (docente e amministrativo, tecnico e ausiliario), alunni/e compresi ed è tenuto a valutare il rischio incendio nelle strutture che gestisce. Nel nostro ordinamento, il diritto alla salute è tutelato costituzionalmente. Nel dettato costituzionale del 1948, all’art. 32 comma 1 si legge: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…», e per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, sul piano giuridico è intervenuto ancora prima il Codice Civile italiano del 1942,  precisamente all’art. 2087 “Tutela delle condizioni di lavoro” si stabilisce che: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.”

È  arcinoto che sui Dirigenti scolastici gravano diversi obblighi, compiti organizzativi e gestionali individuati dal Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, cosiddetto “Testo Unico sulla Sicurezza”, pilastro normativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 – Suppl. Ordinario n. 108, testo coordinato con il Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106, meglio conosciuto come “decreto correttivo”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 180 del 05 agosto 2009 – Suppl. Ordinario n. 142/L. Sugli stessi obblighi organizzativi, il Decreto Ministeriale n. 292 del 21 giugno 1996 rubricato “Individuazione del datore di lavoro negli uffici e nelle istituzioni dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione ai sensi dei decreti legislativi n. 626/94 e n. 242/96” chiarisce la posizione dei dirigenti. È proprio su queste responsabilità organizzative e gestionali in materia di “tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, individuate chiaramente nel Testo Unico, che “inchiodano” il Dirigente scolastico davanti al Giudice. Lo stesso articolo 46 del citato T.U. disciplina la prevenzione degli incendi come “funzione di preminente interesse pubblico

Fatta questa necessaria ma utile premessa,

ci addentriamo nel cuore dell’argomento entrano nel caso specifico, tema ancora oggi di grande interesse. Come vedremo meglio di seguito, il Dirigente scolastico deve adempiere ai suoi doveri, ma è assodato, e non è in discussione, che non ha competenze dirette sull’edificio in ambito strutturale. I titolari dell’edilizia scolastica sono dunque gli Enti Locali, proprietari degli immobili adibiti ad uso scolastico. Tuttavia egli deve necessariamente richiedere, sempre per iscritto all’Ente proprietario, gli interventi effettuati sulle strutture, le verifiche prescritte dalla normativa, i rinnovi eseguiti e le opportune certificazioni che riguardano gli edifici stessi che gestisce. In caso di assenza di tale documentazione, deve reclamare spiegazioni (sempre scritte) sulle ragioni e soprattutto sulla tempistica in caso di ritardi. Ci addentriamo nel caso proposto, entrando nel merito alla normativa antincendio

Certificato Prevenzioni Incendi

Il certificato di prevenzione incendi – C.P.I. è un’attestazione, con valenza probatoria, rilasciata dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, che certifica la sussistenza dei requisiti di sicurezza e il rispetto della normativa antiincendio di una struttura/edificio.

L’obbligo di adeguamento alla normativa antiincendio degli edifici scolastici, di proprietà degli Enti Locali, risale ai primi anni novanta, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale 26 agosto 1992 “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, Serie Generale n. 218 del 16 settembre 1992. Tale decreto imponeva agli Enti proprietari dell’edificio adibito ad uso scolastico, un periodo massimo di 5 anni, entro cui l’Ente doveva adeguarsi alle misure di sicurezza in esso contenute.

In effetti, tale termine è stato negli anni, più volte prorogato, (in pratica fino ad oggi “sine die”). Al momento il termine ultimo è fissato al 31 dicembre 2022. Si riporta la sequenza temporale degli ultimi interventi legislativi: comma 2 dell’art. 4 del Decreto-Legge 30 dicembre 2016, n. 244 “Proroga e definizione di termini” convertito dalla Legge 27 febbraio 2017, n. 19, modificato dal Decreto-Legge 28 giugno 2019, n. 59 convertito, con modificazioni, dalla Legge 8 agosto 2019, n. 81, pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 151 del 29 giugno 2019, a sua volta modificato dal Decreto Legge 31 dicembre 2020 n. 183 convertito dalla Legge 26  febbraio 2021 n. 21 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi…” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 51 del 01 marzo 2021. Quest’ultimo prescrive che: “il termine di adeguamento di cui alla legge 27/2/2017, n. 19 è stato prorogato al 31 dicembre 2022”.

È bene evidenziare che il Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, hanno emanato il Decreto del 21 marzo 2018 “Applicazione della normativa antincendio agli edifici e ai locali adibiti a scuole di qualsiasi tipo, ordine e grado, nonché’ agli edifici e ai locali adibiti ad asili nido” pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2018, il quale ha fornito delle chiare indicazioni ai fini dell’adeguamento alla normativa sicurezza antincendio delle strutture adibiti ad uso scolastico.

Il citato Decreto è rivolto ai soggetti responsabili di tale adeguamento, ovvero agli Enti Locali. A seguito del provvedimento, il Ministero dell’Interno, dipartimento VV.FF, con la nota n. 5264 del 18 aprile 2018, ha precisato che: “qualora fossero accertate violazioni, quest’ultime dovranno essere valutate le condizioni di rischio, la rilevanza dell’inosservanza alla normativa di prevenzione incendi ovvero dell’inadempimento di prescrizioni e di obblighi a carico dei soggetti responsabili delle attività., al fine di adottare i provvedimenti di urgenza per la messa in sicurezza dell’ambiente di lavoro e di individuare le specifiche prescrizioni da imporre nell’ambito del procedimento istruito ai sensi del D. Lgs. 758/94, fornendo tempi per la regolarizzazione prescrizioni congrui con la consistenza delle carenze riscontrate correlati ai livelli di priorità indicati dal Decreto di cui trattasi”. La stessa nota richiamata, n. 5264 del 18 aprile 2018, ha previsto delle misure integrative, che potremmo definire come “misure compensative”, che possono essere disposte ai soggetti responsabili (Dirigenti scolastici) qualora si accertano le violazioni. A titolo di esempio vengono di seguito elencate:

  1. Il numero di lavoratori incaricati dell‘attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione del piano di emergenza deve essere potenziato coerentemente alla valutazione del rischio connessa al mancato adeguamento antincendio dell’attività;
  2. Il datore di lavoro deve provvedere all’integrazione della informazione dei lavoratori sui rischi specifici derivanti dal mancato adeguamento antincendio dell’attività;
  3. Tutti i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione del piano di emergenza devono avere frequentato il corso di tipo C di cui all’ allegato IX del DM 10/3/1998 e avere conseguito l’attestato di idoneità tecnica previsto dall’art. 3 della legge 28 dicembre 1996 609;
  4. Devono essere svolte almeno due esercitazioni antincendio all’anno in linea con gli scenari individuati nel documento di valutazione dei rischi, in aggiunta alle prove di evacuazione previste al punto 12.0 del DM 26/8/1992;
  5. Deve essere pianificata ed attuata una costante attività di sorveglianza volta ad accertare, visivamente, la permanenza delle normali condizioni operative, della facile accessibilità e dell’assenza di danni materiali, con cadenza giornaliera sui dispositivi di apertura delle porte poste lungo le vie di esodo e sul sistema di vie di esodo, e con cadenza settimanale su estintori, apparecchi di illuminazione e impianto di diffusione sonora e/o impianto dì allarme.

L’attuazione delle misure di cui alle lettere d) e e) deve essere riportata nel registro dei controlli, adottato nel rispetto della normativa vigente.

Come recita la nota: “Il personale del CNVVF nell’attività di vigilanza ispettiva volta sul territorio, potrebbe trovarsi in presenza di attività scolastiche di asili nido in esercizio senza SCIA ovvero in esercizio senza il completo adeguamento alle disposizioni normative. ln tali casi, poiché le scuole e gli asili nido rientrano nell’ambito di applicazione della normativa riguardante la sicurezza la salute nei luoghi di lavoro è applicabile il D.lgs. 81/2008, per cui – ove si riscontrassero inadempienze – vanno attivate le procedure previste dal D. Lgs. 19/12/19 94 n.758 per le contravvenzioni rilevate.”

Pertanto durante l’attività di controllo svolta nelle Istituzioni scolastiche, senza C.P.I o SCIA (certificazione attestante l’avvio della certificazione), gli organi ispettivi sono tenuti a valutare le reali condizioni di rischio e ad individuare gli opportuni provvedimenti, ritenuti d’urgenza per la messa in sicurezza degli ambienti di lavoro, sulla base dei tre livelli di priorità individuati nel citato Decreto.

Da quanto sopra detto, emerge tuttavia che non è infrequente riscontrare la mancanza di tale certificazione nell’Istituzioni scolastiche. Tutto ciò desta molto scalpore e soprattutto grandi preoccupazioni nei Dirigenti scolastici interessati, per gli eventuali rischi connessi e “le contravvenzioni rilevate”. Secondo i dati diffusi nel 2019 dall’Anagrafe dell’Edilizia scolastica, gli edifici scolastici privi del suddetto Certificato di Prevenzione Incendi o Visto di Conformità sarebbero circa 23.799, ovvero il 59 %, su circa 42.000, nidi esclusi, mentre 14.559 degli edifici, circa il 36 % possiedono il certificato e/o comunque non è previsto. Il grafico a barre sottostante, elaborato dalla fonte ministeriale, ci fornisce una chiara situazione del numero di edifici attivi con il C.P.I. secondo quanto prescritto dalla normativa vigente, il numero degli edifici che ancora non hanno il C.P.I. La rappresentazione dei dati si riferisce agli edifici che ospitano Scuole Statali, cosiddetti “Edifici Attivi”.

Per maggiori approfondimenti, invitiamo alla consultazione del sito ufficiale del Ministero dal link: https://qranalytics.pubblica.istruzione.it/cruscottoedilizia/extensions/EdiliziaScolastica/EdiliziaScolastica.html?USER=351788

Approfondimento Il Ministero dell’Istruzione nel 2019 ha implementato un’apposita piattaforma ministeriale definita “Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica” dove è possibile reperire utili informazioni. A presentare questa novità, fu allora ex Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, On. Lorenzo Fioramonti, insieme al sottosegretario On. Anna Ascani. Maggiori informazioni sono reperibili dal sito dal seguente link: https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/anagrafe.shtml

È bene ricordare che il Dirigente scolastico, costatata la mancanza della certificazione, previa verifica della documentazione in suo possesso con il proprio Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione – R.S.P.P., richiede all’Ente Locale, proprietario dell’immobile il prescritto “Certificato Prevenzioni Incendi” – C.P.I.

E’ pacifico, che una volta segnalato l’assenza del certificato all’Ente Locale competente, ovvero la mancanza della documentazione prescritta dalla normativa vigente, il Dirigente scolastico espletato questo adempimento è esonerato da qualsiasi forma di responsabilità, come precisato in ben due pareri dell’Avvocatura Generale dello Stato, tra altro finora mai smentiti, rispettivamente il parere n. 384467 del 14 dicembre 2010 (in risposta ad un quesito formulato dall’Avvocatura distrettuale di Torino) e il parere n. 55563 del 15 febbraio 2012 (indirizzata a Ministero dell’Interno e MIUR, in risposta a quesiti formulati sulla titolarità in materia di acquisizione C.P.I. edifici scolastici). L’autorevole parere dell’Avvocatura, rappresenta ancora oggi, un importante chiarimento e punto di riferimento in materia di responsabilità penale, in quanto esclude del tutto il Dirigente scolastico, da qualsiasi forma di responsabilità penale.

In buona sostanza il Dirigente scolastico rimane, comunque suo malgrado, assoggettato alle responsabilità civili e amministrative connesse. L’esonero delle responsabilità penali, infatti, non eludono in altri termini, l’obbligo di acquisire il C.P.I. e per questa ragione, egli è tenuto ad attivarsi sia nei confronti dell’Ente Locale proprietario dell’edificio scolastico sia nei confronti dei Vigili del Fuoco.

Massimo affollamento delle aule

Per quanto riguarda, invece, il tetto massimo consentito di affollamento delle aule, la norma di prevenzione incendi ci viene in aiuto. Il punto 5 del Decreto Ministeriale 26 agosto 1992 “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica” stabilisce il numero massimo di capienza ipotizzabile nelle aule che viene stabilito in 26 persone, di cui 25 alunni/e ed in aggiunta l’insegnante.

Approfondimento << Il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in: aule: 26 persone/aula. Qualora le persone effettivamente presenti siano numericamente diverse dal valore desunto dal calcolo effettuato sulla base della densità di affollamento, l’indicazione del numero di persone deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell’attività; aree destinate a servizi: persone effettivamente presenti + 20%; refettori e palestre: densità di affollamento pari a 0,4 persone/m (Elevato al Quadrato)>>

Nota bene, l’inosservanza di tale prescrizione comporta la decadenza della validità del certificato di prevenzione incendi (precedentemente illustrato), sempre ammesso che sia presente tale certificazione per l’edificio, rilasciato sulla base della planimetria e delle dimensioni delle aule.

Inoltre, ricordiamo al lettore che lo spazio vitale previsto per ciascuno studente frequentante le aule dell’Istituzioni scolastiche è sempre stabilito dalla normativa vigente: per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, è stabilito in non meno di 1,80 mq, vedi Tabella 6 del Decreto Ministeriale 18 dicembre 1975 “Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica, da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 febbraio 1976 n. 29, testo con modifiche apportate con Decreto Ministeriale del 13 settembre 1977 “Modificazioni alle norme tecniche relative alla costruzione degli edifici scolastici” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 dicembre 1977 n. 338, mentre per ogni studente frequentante la scuola secondaria di secondo grado è stabilito in non meno di 1,96 mq, vedi Tabella 11 e 12 del sopracitato decreto.

L’altezza delle aule non può essere inferiore a 3,00 metri. Il mancato rispetto di tale norma determina una cubatura di aria pro capite inadeguata ed insufficiente ed incide di conseguenza sul livello di salute e vivibilità, sulla qualità delle relazioni interpersonali e sull’apprendimento stesso di ciascun alunno.

Sovraffollamento e “Classi Pollaio”

I parametri introdotti col dimensionamento “Tremonti-Gelmini”, con la tristemente nota Legge 6 agosto 2008, n. 133 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 – Suppl. Ordinario n. 196, sono al momento rimasti del tutto immutati.

Il fenomeno delle classi sovraffollate, con un numero eccessivo di alunni per classe è in aumento nel tempo, definite in modo del tutto “inappropriato” nei confronti degli occupanti, “classi pollaio”. Il sovraffollamento è cresciuto in modo esponenziale dall’introduzione dei parametri stabiliti dai “Decreti Gelmini”. Neanche le prescrizioni imposte dai provvedimenti nazionali e locali, in ottemperanza alle misure per il contenimento del rischio epidemiologico da “Sars-Cov-2” con l’imposizione del distanziamento sociale sono riuscite né a porre rimedio ne freno.

L’art. 5 comma 2 del Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81 “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.151 del 02 luglio 2009, è dedicato alla formazione delle prime classi.  Corre l’obbligo, ad onor del vero che i parametri attualmente previsti sono piuttosto elevati: 18 alunni all’infanzia, 15 alla primaria, 18 alle medie e 27 alle superiori.  In presenza di uno studente con gravi disabilità, ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, il numero massimo consentito è di 20 alunni per classe, indicazione che peraltro nei fatti spesso viene inosservata e disattesa. Senza disabili si può arrivare a classi da 29 alunni nella scuola dell’infanzia, 27 alla primaria, 28 alle medie e 30 alle superiori ovvero ben superiori ai parametri della normativa antincendio.

Deroghe e Rischio aggiuntivo

È dunque lapalissiano il contrasto tra le due normative sopra evidenziate: il Decreto del Presidente della Repubblica 81/2009, da un lato, e il Decreto Ministeriale 26 agosto 1992 dall’altro, che potremmo definire come un vero e proprio paradosso “normativo”, in merito al tetto massimo raggiungibile di alunni/e per classe. Per superare questo oggettivo contrasto normativo è stata prevista la possibilità da parte dei Dirigenti scolastici di aumentare il numero degli alunni per classi, nelle scuole di ogni ordine e grado, derogando a tale limite, previa apposita dichiarazione, a condizione che siano rispettati alcuni vincoli. Il Dirigente scolastico inoltra formale istanza al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco della provincia di riferimento. Il Dirigente presentata la domanda, sempre ampiamente motivata, richiede una deroga ai parametri prescritti dal Decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37 “Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 57 del 10 marzo 1998 e del Decreto 4 maggio 1998  “Disposizioni relative alle modalità di presentazione ed al contenuto delle domande per l’avvio dei procedimenti di prevenzione incendi, nonché’ all’uniformità dei connessi servizi resi dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 104 del 07 maggio 1998, assumendosi tutte le responsabilità connesse per garantire un grado di sicurezza sufficiente o comunque “equivalente”. Il Dirigente congiuntamente con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, valutato il rischio aggiuntivo, attiverà le misure tecniche necessarie per compensare o minimizzare il rischio aggiuntivo assunto. La successiva nota prot. P480/4122 sott. 32 del 6 maggio 2008 del Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, chiarisce e precisa che le condizioni essenziali per rispettare le norme di sicurezza e la compatibilità di sovraffollamento dipendono dalla capacita di deflusso delle vie di esodo come di seguito riportato: “ai fini della sicurezza antincendi, condizione fondamentale per garantire un sicuro esodo dalle aule in caso  di  necessità  è  che  queste  ultime  dispongano  di  idonee  uscite  come  prescritto  al  punto  5.6.  del citato decreto. A fronte di tale condizione cautelativa, un modesto incremento numerico della popolazione scolastica per singola aula, consentito dalle norme di riferimento del Ministero della Pubblica Istruzione, purché compatibile con la capacità di deflusso del sistema di vie di uscita, non pregiudica le condizioni generali di sicurezza.” Alla luce di quanto sopra riportato la dichiarazione del Dirigente scolastico deve contemplare il superamento del limite di 26 persone, evidenziando contestualmente la compatibilità con le vie di esodo. Ricordiamo che la capacità di deflusso non deve superare le 60 persone per piano e deve avvenire con suddivisione tra due porte contrapposte in pianta, se su più piani, in due scale, di cui almeno una esterna.

Designazione addetti antincendio e formazione specifica

Il Dirigente scolastico deve anche individuare e designare all’interno del personale scolastico, gli addetti antincendio, in numero congruo e sufficiente, incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di imminente e grave pericolo. Ricordiamo al lettore che tali designazioni non possono essere rifiutate in alcun modo dal lavoratore, se non oggettivamente impedito, giustificato da comprovati motivi. L’ingiustificato motivo, infatti, costituisce “illecito penale” e sanzioni amministrative ai sensi dell’ex art. 59 comma 1 del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Per svolgere tali compiti il Dirigente scolastico deve prevedere che i lavoratori siano adeguatamente formati, frequentando specifiche attività formative. Le Istituzioni scolastiche sono ricomprese generalmente nel livello di rischio medio a cui è correlato l’obbligo, per gli addetti individuati, di frequentare uno specifico corso di formazione della durata complessiva di 8 ore, comprensivo delle tre ore previste per le esercitazioni pratiche.

Art. 59. Sanzioni per i lavoratori  <<  1. I lavoratori sono puniti:  a) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro per la violazione dell’articolo 20, comma 2, lettere b), c), d), e), f), g), h) e i); b) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 300 euro per la violazione dell’articolo 20 comma 3; la stessa sanzione si applica ai lavoratori autonomi di cui alla medesima disposizione.>>

Prove di evacuazione

Concludiamo questo articolo sulla Normativa Antincendio: lotta e prevenzione degli incendi nell’edifici scolastici, con le prove di evacuazione. Il Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale hanno introdotto l’obbligo delle prove di evacuazione con il Decreto Ministeriale del 10 marzo 1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 7 aprile 1998, n. 81. Da questo obbligo discende la necessità di redazione del Piano di Emergenza ed Evacuazione -P.P.E. e la designazione e formazione degli addetti antincendio, con relativi obblighi correlati, controlli e manutenzioni dei presidi antincendio, impianti di spegnimento etc. Recentemente il Decreto del 1 settembre 2021 “Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 230 del 25 settembre 2021 è intervenuto sulla materia. Ricordiamo infine al lettore che ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577 “Approvazione del regolamento concernente l’espletamento dei servizi di prevenzione e di vigilanza antincendi” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 229 del 20 agosto 1982, le prove di evacuazione sono: “da effettuare almeno due volte l’anno scolastico” e deve essere verificata la “funzionalità del Piano di Emergenza ed Evacuazione  al fine di apportare gli eventuali correttivi per far aderire il piano alla specifica realtà alla quale si applica”. Le due prove obbligatorie annue vengono riportate anche nel punto 12 del Decreto Ministeriale 26 agosto 1992, precedentemente citato. Dopo ogni prova di evacuazione dall’edificio è importante verificare l’apprendimento dei comportamenti tenuti da tutto il personale scolastico e dagli alunni/e durante lo svolgimento dell’emergenza simulata. Al termine dell’esercitazione è buona prassi, redigere un apposito verbale per documentarne l’effettuazione e per analizzare i comportamenti tenuti durante lo svolgimento dal personale e dagli stessi studenti e studentesse, in modo da eventualmente correggere le potenziali criticità emerse. Le prove possono essere condotte con preavviso e senza preavviso dette “a sorpresa”. Il responsabile e/o coordinatore della prova deve raccogliere le apposite schede riepilogative dei presenti, compilate dai docenti mediante l’appello nominale degli alunni/e, una volta raggiunto il luogo sicuro di raccolta. Ricordiamo il punto 12 del Decreto Ministeriale 26 agosto 1992 il quale prevede che gli edifici contenenti almeno 501 persone, simultaneamente presenti, devono essere dotati di segnale d’allarme munito di altoparlanti. Questo punto è particolarmente importanza, qualora non vi è la piena corrispondenza dell’edificio a quanto prescritto dalla norma, in tal caso è necessario richiederne l’adeguamento urgente, inoltrando formale richiesta all’Ente Locale proprietario dell’immobile.

Ricordiamo che le responsabilità del Dirigente scolastico oltre a redigere il Piano di emergenza della scuola ha l’obbligo di far tenere libere le uscite di esodo e di emergenza, di far effettuare all’Ente Locale i controlli periodici e le manutenzione sugli impianti elettrici e di riscaldamento, oltre a quanto sopra detto, ovvero di far simulare ad alunni/e e a tutto il personale, le prove di evacuazione almeno due volte l’anno. Inoltre dovrà avere cura di monitore la scadenza di ogni estintore approvato per ogni locale.

Riferimenti normativi

  • COSTITUZIONE ITALIANA articolo 32
  • CODICE CIVILE articolo 2087 Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 262
  • LEGGE 11 gennaio 1996, n. 23 “Norme per l’edilizia scolastica
  • LEGGE 6 agosto 2008, n. 133 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”
  • DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81, “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
  • DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n. 106 “correttivo
  • DECRETO-LEGGE 30 dicembre 2016, n. 244 “Proroga e definizione di termini
  • DECRETO MINISTERIALE 18 dicembre 1975 “Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica, da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica
  • DECRETO MINISTERIALE del 13 settembre 1977 “Modificazioni alle norme tecniche relative alla costruzione degli edifici scolastici
  • DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 29 luglio 1982, n. 577 “Approvazione del regolamento concernente l’espletamento dei servizi di prevenzione e di vigilanza antincendi
  • DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 gennaio 1998, n. 37 “Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59
  • DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 380/2001 “Testo unico per l’edilizia
  • DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 marzo 2009, n. 81 “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133
  • DECRETO MINISTERIALE 26 agosto 1992 “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica
  • DECRETO MINISTERIALE n. 292 del 21 giugno 1996 “Individuazione del datore di lavoro negli uffici e nelle istituzioni dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione ai sensi dei decreti legislativi n. 626/94 e n. 242/96
  • DECRETO MINISTERIALE del 10 marzo 1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro
  • DECRETO MINISTERIALE 12 maggio 2016 “Piano per l’adeguamento delle scuole e dei locali adibiti a scuole alle norme di prevenzione e protezione dagli incendi”;
  • DECRETO 4 maggio 1998 “Disposizioni relative alle modalità di presentazione ed al contenuto delle domande per l’avvio dei procedimenti di prevenzione incendi, nonché’ all’uniformità dei connessi servizi resi dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco
  • DECRETO del 21 marzo 2018 “Applicazione della normativa antincendio agli edifici e ai locali adibiti a scuole di qualsiasi tipo, ordine e grado, nonché’ agli edifici e ai locali adibiti ad asili nido
  • DECRETO del 1settembre 2021 “Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81
  • NOTA MINISTERO DELL’INTERNO prot. P480/4122 sott. 32 del 6 maggio 2008
  • NOTA MINISTERO DELL’INTERNO n. 5264 del 18 aprile 2018, dipartimento VV.FF: “Decreto 21 marzo 2018. Attività scolastiche e asili nido – Controlli in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.
  • AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, parere n. 384467 del 14 dicembre 2010
  • AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, parere n. 55563 del 15 febbraio 2012

Sitografia

Bibliografia

  • Leon Zingales, Scuola in Sicurezza Realizzazione di un organigramma completo aggiornato all’emergenza Covid-19, Susil Edizioni, 2020, ISBN 9788855401265;
  • Natale Saccone, Leon Zingales, Certificazione antincendio e prove di evacuazione ai tempi del Covid, 20 Dicembre 2020, Educazione&Scuola, ISSN 1973-252X; https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=139355

Allontanamento del minore e controllo malattie

Allontanamento del minore dalla frequenza scolastica come misura di controllo delle malattie infettive e/o parassitarie altamente contagiose. Responsabilità dirigenziali e adempimenti. Stato dell’Arte e ricognizione normativa

Dario Angelo Tumminelli, Zaira Matera, Federica Maria Pagano, Massimo Pagano

La scuola e tutti gli ambienti educativi, in generale, hanno da sempre rappresentato e tutt’oggi rappresentano un luogo idoneo per diffondere nelle nuove generazioni la “Cultura della Salute”, dell’igiene e della sicurezza, non tanto come regole astratte da seguire, bensì come concreti esempi e stili di vita da attuare quotidianamente e incoraggiare in tutti i contesti sociali.

Si pensi, ad esempio, alle scuole del primo circolo (infanzia e primaria) dove i bambini, spesso e soprattutto nei primi giorni di scuola, sono accompagnati dai loro insegnanti in fila nei bagni per acquisire comportamenti adeguati: cura del proprio corpo, degli ambienti e dei propri oggetti, lavaggio delle mani ecc., o ancora, alla mensa, dove occorre tenere un comportamento irreprensibile e la massima attenzione all’igiene.

Ad ogni inizio d’anno scolastico si ripresenta con forza la problematica legata alle profilassi sanitaria nel caso in cui si dovessero verificare, all’interno dell’Istituzione scolastica, casi di malattie infettive contagiose e/o casi di infestazione parassitaria da insetti, molto frequentemente pidocchi nota come “pediculosi” e “ftiriase”; meno frequentemente casi ben più gravi di infezioni da acari della “scabbia” (la trasmissione del contagio dell’acaro della scabbia in ambienti scolastici, in effetti, è abbastanza rara).

L’argomento, di per sé sempre attuale, si pone ancor di più all’ordine del giorno specialmente ai primi freddi invernali in cui gli ospiti indesiderati si ripresentano con maggior frequenza destando molto scalpore nell’opinione pubblica e soprattutto grandi preoccupazioni nella comunità scolastica, per via dell’alta contagiosità dell’infestazione. Lo scorso mese di novembre e quello di ottobre, alcuni Istituti scolastici sono stati coinvolti in casi di scabbia, con notizie immediatamente riportate dalla cronaca nazionale. A riguardo si invita alla lettura dei seguenti sottoelencati articoli:

Il presente articolo ha dunque la finalità di contribuire all’educazione sanitaria e alla salute in quanto cardine di misura di prevenzione nell’Istituzioni scolastiche.

Approfondimento   Pediculosi I pidocchi sono piccoli insetti che si nutrono di sangue (ematofagi). Sono visibili a occhio nudo, parassiti epizoi persistenti e obbligati, costretti a vivere sul cuoio capelluto di un essere vivente per cibarsi e riprodursi. Nella scuola, cosi come in qualsiasi altra comunità, si possono verificare frequentemente casi di pediculosi, soprattutto ai primi freddi invernali. Questi insetti non sono pericolosi e non hanno conseguenze dirette sulla salute, sono invece molto fastidiosi, per via dei pruriti che generano con le loro punture, iniettando un liquido urticante, che a sua volta causa dermatiti, impetigine e altre affezioni simili dovute a successive sovra infezioni da stafilococchi. Di per sé questi insetti non sono pericolosi ma possono trasmettere batteri e raramente “rickettsie” (batteri resistenti gram-negativi, parassiti intracellulari obbligati, tipicamente trasmesse da zecche) in grado di causare malattie anche gravi come il tifo esantematico, la febbre ricorrente e la febbre delle trincee. Possono colpire qualsiasi individuo, a prescindere dal ceto sociale di apparenza o dall’etnia. Non sono indice di cattiva pulizia della persona o di povertà, pertanto, viene sfatato quel binomio pidocchi/sporcizia, in quanto privo di fondamento scientifico. Questi insetti sono molto prolifici, possono deporre fino a 300 uova, chiamate lendini. Queste ultime sono di color madreperla, spesso confuse con la forfora, fortemente ancorate, rispetto a quest’ultime, al capello. Esistono tre diverse specie di pidocchi: quello della testa (Pediculus capitis), quello del corpo (Pediculus humanus) e quello del pube (Phthirus pubis). Il primo è il più diffuso ed è quasi indistinguibile da quello del corpo, ormai piuttosto raro. Il pidocchio del pube ha invece una forma schiacciata rispetto alle due specie da cui prende il nome di “piattola“. Da indagini epidemiologiche i mesi invernali sono quelli a più alto rischio di pediculosi del capo. È necessario sottolineare che questi insetti, contrariamente all’immaginario comune, non saltano come le pulci, ma si trasmettono con il contatto diretto stretto. In caso di sospetta pediculosi del capo, il Dirigente scolastico è tenuto ad informare tempestivamente i genitori per l’allontanamento del minore.
Scabbia La scabbia è una malattia molto “antica”, oggi piuttosto rara, interessa l’epidermide ed è altamente contagiosa. La scabbia è causata da un “parassita” obbligato, precisamente un acaro “Sarcoptes scabiei”. Letteralmente scabbia significa prurito. Come per i pidocchi, il parassita è talmente piccolo che non è direttamente visibile ad occhio nudo. Quest’ultimo provoca lesioni papulari arrossate, (nei bambini tipicamente vescicolare) e intensamente pruriginose nelle zone dove si localizza. L’acaro femmina scava dei cunicoli nella cute dell’ospite, dove si inocula, annidandosi sotto la pelle, dove depone le uova. Il prurito è generalmente più intenso di notte. Le zone più colpite sono le superfici laterali delle dita, i polsi, i gomiti, le ascelle, le cosce, l’ombelico, i genitali, la parte inferiore delle natiche, l’addome, i contorni esterni dei piedi. La scabbia è una delle tre malattie della pelle più comuni nei bambini, insieme alla “tigna” tipica micosi da “Tinea capitis” e alla piodermite, causate la prima da un micete (fungo parassita), la seconda da batteri “Streptococcus pyogenes”. La scabbia è una malattia soggetta a notifica, denuncia obbligatoria, da parte del medico che la diagnostica. Il Servizio di Igiene Pubblica che riceve la segnalazione effettua un’indagine per risalire ai contatti. A seguito dell’accertamento, il Sindaco nelle sue funzioni di primo cittadino garante della salute pubblica ai sensi dell’art. 54 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 “Testo Unico degli Enti Locali” provvederà ad emanare un’apposita ordinanza di chiusura e/o sospensione delle attività didattiche nelle Istituzioni scolastiche interessate per disinfestazione.

Definizione

Partiremo con una breve e sommaria definizione di “misura di allontanamento” dell’alunno/a dalla frequenza scolastica.

L’allontanamento dagli ambienti scolastici degli/lle alunni/e affetti da patologie infettive o contagiose e/o parassitarie è una misura preventiva di contenimento del rischio epidemiologico, ancora oggi molto discussa, a volte non sempre necessaria, basata sull’acquisizione delle ultime conoscenze epidemiologiche e dai recenti studi nella ricerca scientifica, che mira a diminuire o comunque fortemente contrastare e contenere il numero di casi “secondari” di trasmissione nella comunità scolastica, ovvero da successivo contagio da un soggetto malato ad uno sano. Il provvedimento di allontanamento e/o isolamento tende, dunque, all’interruzione della catena di trasmissione della malattia o dell’infestazione.

Nell’azione di allontanamento del minore dalla vita scolastica entrano in gioco due fondamentali diritti della persona sanciti dalla Costituzione, il diritto alla salute (art. 32) e il diritto allo studio (artt. 3, 33 e 34). È bene dare lettura del primo comma dell’art. 32: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…», ricordando in particolare, che la Repubblica tutela con maggior forza l’interesse collettivo, avendo quest’ultimo prevalenza sull’interesse del singolo.

Le malattie infettive o contagiose, così come quelle parassitarie, costituiscono da sempre uno dei principali problemi di Sanità Pubblica, sia per l’impatto stesso sulla salute del singolo individuo, sia per il forte impatto sociale ed emotivo che genera paure e fobie nella comunità scolastica interessata, in merito alla percezione del rischio di contagio. È indubbio che le malattie infettive così come quelle parassitarie possono facilmente diffondersi nella comunità scolastica, con tempi e modi che appaiono molto diversificati a seconda dell’agente infettivo interessato (virus, batterio, fungo, parassita etc.).

La socializzazione, il ritrovarsi insieme a scuola e i momenti di condivisione con i propri pari, costituiscono, infatti, il principale mezzo di diffusione degli agenti patogeni infettivi e/o parassitari all’interno della comunità. Le studentesse e gli studenti trascorrono, infatti, molte ore a stretto contatto fisico, favorendo in tal modo la trasmissione e diffusione dei microrganismi patogeni e/o parassiti.

Nel recente passato, il ruolo di prevenzione e contrasto della trasmissione delle malattie infettive e parassitarie nella comunità scolastica era svolto dalla “Medicina scolastica”. La figura del medico scolastico, presente in tutte le Istituzioni, è stata via via profondamente dimensionata, deputata precedentemente al controllo e monitoraggio nella comunità delle malattie infettive e parassitarie ampiamente diffuse in età scolare.

Oggi tale figura è stata sempre più depotenziata fino alla quasi scomparsa, sostituita gradualmente nei compiti e nel ruolo, dal medico pediatria di famiglia di libera scelta, dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica e dai Distretti Socio-Sanitari, ciascuno per la propria specifica competenza. In merito all’argomento si suggerisce la lettura dell’articolo “Medicina scolastica, ambiti di indagine e ricerca nella prevenzione e gestione delle patologie in età scolare. Stato dell’Arte e ricognizione normativa”, di Dario Tumminelli, Leon Zingales, Federica Maria Pagano pubblicato il 22 ottobre 2021 da Educazione&Scuola consultabile dal link:  https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=149206

Fatta questa necessaria premessa,

ci addentriamo nel merito dell’allontanamento del minore dalla frequenza scolastica come misura di prevenzione, controllo e contenimento, delle malattie infettive e/o parassitarie ad alta contagiosità.

Normativa di riferimento

In Italia i provvedimenti da adottare nei confronti degli/lle alunni/e che frequentano la struttura scolastica affetti da morbi infettivi e/o parassitari (e nei confronti di loro conviventi o contatti), sono contenute nella Circolare del Ministero della Sanità n. 4 del 13 marzo 1998, Dipartimento Prevenzione Ufficio III, avente oggetto “Misure di profilassi per esigenze di sanità pubblica”, protocollo 400.3/26/1189, che novellato la precedente Circolare n. 65 del 18 agosto 1983 “Disposizioni in materia di periodi contumaciali per esigenze profilattiche” e la Circolare n. 14 del 31 marzo 1992 “Modifica della Circolare 65/83 sulle misure contumaciali – Epatiti virali” ampliando il numero delle malattie infettive con le nuove emergenti e le riemergenti.

La richiamata Circolare, inoltre, raccomanda fortemente la copertura vaccinale, quando esistente e ove possibile. La vaccinazione rappresenta sicuramente la misura consigliata, come miglior mezzo di prevenzione per il controllo delle malattie infettive più diffuse nell’età scolare, qualora non imposta dalla norma stessa (vedi Decreto legge «Lorenzin»), consentendo in alcuni casi, anche l’eliminazione e/o l’eradicazione dell’agente infettivo, grazie al raggiungimento di elevati livelli di copertura nella collettività. È arcinoto che non esistono vaccinazioni contro le infestazioni parassitarie e per quest’ultime saranno fondamentali e necessarie le misure di prevenzione, la profilassi igienico-sanitarie definite come “precauzioni universali” di seguito meglio esplicitate.

Approfondimento Si considerano “precauzioni universali”, tutte quelle misure utilizzate e attuate indipendentemente dall’insorgenza di casi di malattia e/o infestazione. La catena epidemiologica di trasmissione delle malattie infettive e/o parassitarie può essere, infatti, interrotta con la regolare e continua adozione di una serie di misure precauzionali, norme comportamentali di prevenzione generale o di “routine” che dovrebbero essere sempre impiegate, a prescindere, in tutti i contesti anche familiari, come buone prassi “igienico sanitarie”, a maggior ragione, negli ambienti di vita collettiva quali: scuola, palestra, ambienti lavorativi e ricreativi.

È bene, inoltre, evidenziare che i soggetti più fragili, le persone con immunodeficienza, estremamente vulnerabili in ragione delle loro condizioni di salute, non vaccinate per comprovati motivi “medico-sanitari”, godono da sempre di una sorta di “ombrello protettivo” o protezione indiretta, costituita proprio dagli stessi soggetti vaccinati e/o immuni, a tutti nota come “immunità di gregge o herd immunity”.

Ricordiamo che al momento di scrittura del presente articolo è in vigore il Decreto Legge «Lorenzin» del 7 giugno 2017, n. 73, «Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci.», pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 130, entrato in vigore il giorno successivo l’8 giugno 2017.

Il Decreto legge «Lorenzin» ha avuto, al suo tempo, grande risonanza mediatica in quanto ha incrementano notevolmente il numero di vaccinazioni, in cui erano sottoposti i minori. Infatti prima dell’introduzione del summenzionato decreto, le uniche vaccinazioni obbligatorie erano quelle previste dall’art. 117 comma 1 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 “Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.115 del 19 maggio 1994. Le vaccinazioni obbligatorie erano le seguenti: antidifterica ed antitetanica, antipoliomielitica e contro l’epatite virale B.

Il Decreto «Lorenzin» ha elevato a 10 vaccinazioni obbligatorie e gratuite per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per i minori stranieri non accompagnati per prevenire la diffusione di malattie infettive tipiche dell’età scolare. L’obbligatorietà delle prime sei è permanente mentre per le ultime quattro in elenco, precisamente anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella, è soggetta al momento, a revisione ogni tre anni, in base ai dati epidemiologici raccolti e delle coperture vaccinali raggiunte. Altre 4 attualmente sono facoltative e gratuite quali: anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus.

Decreto legge 7 giugno 2017, n. 73 <<art. 1 Al fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, nonché’ di garantire il conseguimento degli obiettivi prioritari del Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017/2019 […]  ed il rispetto degli obblighi assunti a livello europeo ed internazionale, per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati sono obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del Calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, le vaccinazioni di seguito indicate:     a) anti-poliomielitica;     b) anti-difterica;     c) anti-tetanica;     d) anti-epatite B;     e) anti-pertosse;     f) anti-Haemophilus influenzae tipo b. 1-bis. Agli stessi fini di cui al comma 1, per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati sono altresì obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del Calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, le vaccinazioni di seguito indicate:     a) anti-morbillo;     b) anti-rosolia;     c) anti-parotite;     d) anti-varicella. 1-quater. Agli stessi fini di cui al comma 1, per i minori di età compresa tra zero e sedici anni, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano l’offerta attiva e gratuita, in base alle specifiche indicazioni del Calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, delle vaccinazioni di seguito indicate:     a) anti-meningococcica B;     b) anti-meningococcica C;     c) anti-pneumococcica;     d) anti-rotavirus.>>

Si ricorda infine che dal 2002, per volontà del Ministro della Salute nasce, con il Decreto Direttoriale del 14 giugno 2002, l’Osservatorio epidemiologico nazionale sulla salute e la sicurezza negli ambienti di vita.

L’esordio di una patologia infettiva e/o parassitaria

L’esordio di una patologia infettiva e/o parassitaria avviene quasi sempre in modo improvviso e inaspettato. Può, pertanto, verificarsi in qualsiasi momento, anche quando l’alunno/a si trovi a frequentare le lezioni in classe. In tale fase, naturalmente non è possibile diagnosticare il malessere manifestato né la sua contagiosità. Quasi sempre i primi sintomi, febbre, cefalea, artralgie, astenia, pruriti, malessere generalizzato etc., sono generici e aspecifici, quindi non indicativi né diagnostici del morbo. Per quanto riguarda le studentesse e gli studenti è bene comunque, in via cautelativa, evitare i contatti stretti e ravvicinati con l’alunno/a che manifesta evidenti sintomi con gli altri soggetti apparentemente “sani”.

Circolare del Ministero della Sanità n. 4 del 13 marzo 1998 La citata Circolare ministeriale riportata le malattie, raggruppate sulla base delle classi di notifica, per le quali sono applicabili misure di profilassi, oltreché individuale, collettiva di seguito si riporta l’elenco: In base alle informazioni raccolte dalla letteratura scientifica sono state raccomandate politiche di esclusione scolastica categorizzate in tre livelli decrescenti A – B e C.

Periodo di allontanamento

Il periodo di allontanamento del minore dalla vita scolastica varia naturalmente da malattia a malattia, dalla tipologia dell’agente infettivo e/o parassitario e dipende anche dalla durata della contagiosità. Questo provvedimento consente di limitare la trasmissione diretta o indiretta dell’agente infettivo. Molte patologie infettive e/o parassitarie sono trasmissibili da uomo a uomo, già prima dell’esordio della comparsa dei primi sintomi e pertanto l’efficacia dell’azione di allontanamento dell’alunno/a dalla frequenza scolastica e conseguentemente la sua validità, come misura preventiva e contenitiva, è stata spesso messa discussione dalla stessa comunità scientifica. L’allontanamento del minore della frequenza scolastica, fra l’altro, può comportare non pochi problemi organizzativi e gestionali per i familiari, in una società in cui sempre più spesso entrambi i genitori lavorano a tempo pieno e, talvolta, è raccomandato più per “tradizione” e prassi preventiva consolidata nel tempo che per comprovata efficacia dell’intervento. Tuttavia nel dubbio è sempre consigliabile attuarla. In ogni caso ricordiamo che è sempre necessario informare tempestivamente i genitori dell’alunno/a affinché provvedano il prima possibile al rientro del/la figlio/a in famiglia.

Adempimenti scolastici

Nel caso di forti dubbi sul tipo di malessere, infettivo o meno, e soprattutto in presenza di un numero di casi, più o meno limitato, precedentemente accertati all’interno delle mura dell’Istituto scolastico di una stessa patologia, verificatesi in un dato periodo, che facciano sospettare un “cluster” o  “focolaio infettivo” attivo, il Dirigente scolastico o suo delegato contatta prontamente l’Autorità sanitaria locale ovvero il Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Azienda Sanitaria di riferimento, per i provvedimenti del caso da intraprendere e adottare.

Le/gli alunne/i, le studentesse e gli studenti che presentino sintomi sospetti di una qualsiasi malattia contagiosa e/o condizioni fisiche di salute che comunque pregiudicano e/o non consentano una idonea partecipazione alle attività didattiche, possono essere allontanati dalla comunità con apposito provvedimento scritto a firma del Dirigente, da consegnare direttamente al genitore al rientro del figlio/a in famiglia.

L’art. 40 del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1967, n. 1518 “Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica” pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 143 del 06 giugno 1968, tutt’ora vigente, prevede infatti che l’insegnante “qualora rilevi negli alunni segni sospetti di malattia infettiva deve avvertire, in assenza del medico scolastico, il Direttore della scuola o il Capo d’istituto. Questi ultimi provvedono all’allontanamento dell’alunno con le cautele necessarie, dandone comunicazione all’ufficiale sanitario”.

Condizioni generiche che prevedono l’allontanamento dell’alunno/a:

  • Febbre, superiore a 37,5 °Celsius, misurazione esterna a contatto a livello ascellare o a distanza con termometro ad infrarossi.
  • Diarrea, generalmente tre o più scariche di feci semiliquide o liquide, maleodoranti.
  • Vomito, soprattutto se si presenta con episodi ripetuti e si accompagna a malessere generale.
  • Cefalea intensa, continua e persistente.
  • Mal d’orecchio,per sospetta malattia di origine virale “orecchioni”.
  • Esantema, improvvise manifestazioni cutanee, rush ed esantema, per sospetta malattia infettiva (morbillo, rosolia, varicella, mani-piedi-bocca, scarlattina, quinta e sesta malattia)
  • Malattia parassitaria, (es. pediculosi, scabbia, ossiuriasi, tigna etc.).
  • Altri sintomi generici, irritabilità, stanchezza, torpore e sonnolenza non giustificata, perdita di coscienza, dolore addominale intenso e persistente, pianto continuo (tipico dei bambini/e della scuola dell’Infanzia)

L’allontanamento del singolo alunno/a è sempre disposto cautelativamente dal responsabile legale dell’Istituto scolastico ed è effettuato tramite avviso diretto, con un primo contatto telefonico con i genitori o gli esercenti la responsabilità genitoriale o ancora il tutore, consegnando contestualmente al prelievo del minore, la motivazione, sempre scritta, del provvedimento di sospensione/allontanamento. I genitori o gli esercenti la responsabilità genitoriale nel momento in cui vengono contattati dall’Istituzione scolastica sono tenuti immediatamente a provvedere al prelevamento del figlio/a con il rientro in famiglia. Per questo motivo si rende sempre indispensabile all’atto dell’iscrizione dell’alunno/a di indicare i contatti di telefono fisso e/o cellulare di un famigliare o suo delegato, facilmente rintracciabili dal personale scolastico preposto in caso di necessità e/o emergenza.

Nel periodo che precede l’effettivo allontanamento e il rientro del minore in famiglia sono sempre necessarie alcune misure “igienico-sanitarie” preventive che vengono di seguito elencate come “precauzioni universali” per la gestione corretta dello studente e della studentessa ammalato/a.

  • Isolamento temporaneo, mantenere l’alunno/a che presenta uno o più sintomi contemporaneamente tra quelli indicati nella tabella annessa alla citata Circolare Ministeriale n. 4, in un luogo idoneo appositamente dedicato, accogliente e confortevole, soprattutto confinato e separato, che non permette il diretto contatto con i compagni/e;
  • Evitare contatti, è sempre prudente evitarecontattistretti eravvicinati, inferiori ai a 50 cm. È sempre consigliabile una distanza interpersonale di non meno di 1,00 metro dalle rime buccali (bocca-bocca);
  • Utilizzare DPI, è sempre necessario utilizzare dei dispositivi di protezione individuali quali guanti in lattice monouso, da fornire a tutti i collaboratori scolastici senza limite d’uso, facilmente reperibili, da indossare ogni qualvolta vi siano stati emessi o riversati liquidi biologici, i quali sono quasi sempre altamente infettivi, ad esempio: sangue, vomito, feci liquide (diarrea) e urine etc. In presenza di sintomi respiratori “simil-influenzali” con tosse persistente e difficoltà respiratoria, dovranno essere utilizzati i dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie (mascherine facciali) per sospetta malattia infettiva da “SARS-Cov-2
  • Esposizione liquidi biologici, nel caso specifico, ogni qualvolta si verifichi l’esposizione liquidi biologici, bisogna effettuare un immediato e approfondito lavaggio delle parti esposte con acqua e sapone. In caso di contaminazione delle congiuntive, risulta necessario lavare abbondantemente con acqua corrente ed eventualmente contattare il medico curante, informandolo dell’accaduto.
  • Materiali monouso. I materiali utilizzati per le prime medicazioni di soccorso, contaminati con sangue e/o vomito (es. fazzoletti utilizzati per il soccorso, materiale di medicazione, guanti monouso, tovaglioli di carta etc.) dovranno essere rapidamente smaltiti, opportunamente raccolti in appositi sacchi di plastica contenitivi che dovranno essere ben chiusi, sigillati e smaltiti con i rifiuti, possibilmente mettendovi all’interno ipoclorito di sodio (candeggina).
  • Pulizia delle superfici interessate. Le superfici interessate, contaminate dai liquidi biologici riversati, devono essere ripulite con prodotti specifici, disinfettanti e/o sterilizzanti, con cloro attivo (candeggina in diluizione o varechina), o ancora prodotti a base alcolica o idroalcolici, lasciate asciugare quindi sciacquate e asciugate sempre con materiale monouso.
  • Areazione dei locali, adeguata, periodica e frequente ventilazione dei locali adibiti.

Si raccomanda, in caso di fuoriuscita di sangue, in seguito a taglio e/o ferita, abrasione, epistassi (emorragia nasale) o altro motivo di evitare sempre il contatto tra esso e la cute e le mucose di altri soggetti. È anche raccomandato prevede un’area di isolamento, di idonee dimensioni, tali da poter accogliere anche contemporaneamente più alunni/e sintomatici nel pieno rispetto delle norme di distanziamento.

Qualora la malattia si presenti bruscamente, con sintomi in fase acuta, l’insegnate presente in aula dovrà avvisare prontamente lo staff di Dirigenza dell’Istituzione scolastica. L’Istituto scolastico, a sua volta, ricevuta la segnalazione dall’insegnante, provvederà ad avvisare tempestivamente il genitore o gli esercenti la responsabilità genitoriale affinché provvedano al rientro del/la figlio/a in famiglia o in caso di assoluta emergenza al trasporto dell’alunno/a presso idonee e più vicine strutture sanitarie. In caso di aggravamento delle condizioni del minore e soprattutto in caso di irreperibilità del genitore, potrà essere contattato il Servizio di Emergenza 118 per il pronto intervento.

Casi particolari: non vanno assolutamente esclusi dalla frequenza scolastica, gli alunni/e soggetti a malattie croniche e/o portatori cronici di virus a trasmissione parenterale, esempio epatite B ed epatite C, con infezione da Human immunodeficiency virus – HIV e infine le studentesse e gli studenti con positività (portatori asintomatici) di germi patogeni usuali ed occasionali (es. Salmonella, Streptococco beta emolitico di gruppo A, Giardia Lamblia)

Condizioni specifiche che prevedono l’allontanamento e/o l’isolamento minore

  • Congiuntivite purulenta con secrezione oculare, bianco giallastra. L’alunno/a affetto/a da congiuntivite purulenta può essere riammesso, con certificato del pediatra e/o del medico di famiglia, dopo 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica.
  • Stomatite aftosa generalizzata nei bambini/e più piccoli/e che non controllano le secrezioni orali.
  • Ossiuriasi o Enterobiasi, tipica parassitosi intestinale da “Enterobius vermicularis”, molto comune in età scolare, caratterizzata da prurito anale per la presenza di piccoli vermi (nematodi) nelle feci, (tipico dei bambini/e della scuola dell’Infanzia)
  • Herpes simplex, lesioni erpetiche multiple, nei bambini/e più piccoli/e, che non controllano le secrezioni orali o le cui lesioni non possono essere coperte.
  • Perdita del gusto e/o dell’olfatto (in assenza di raffreddore) per sospetta malattia infettiva da “SARS-Cov-2
  • Sintomi respiratori parainfluenzali come, mal di gola, naso che cola, tosse con difficoltà respiratoria per sospetta malattia infettiva da “SARS-Cov-2

Rientro nella comunità scolastica

Il rientro in collettività non deve assolutamente comportare rischi per le/gli alunne/i sane/i e tal fine il medico pediatra di famiglia, a fronte del riscontro di una malattia infettiva per la quale sia prevista la segnalazione all’Azienda Sanitaria Locale ed uno specifico periodo di isolamento (contumacia o quarantena), rilascerà al genitore o agli esercenti la responsabilità genitoriale una comunicazione scritta e/o attestazione riportante il presumibile periodo di prognosi, comunque non inferiore al periodo di isolamento previsto.

Ricordiamo al lettore che in molte regioni italiane non è più necessario presentare al rientro nella comunità scolastica dell’alunno/a guarito/a il certificato di riammissione del medico curante tranne nei casi di malattie infettive o parassitarie soggette a denuncia obbligatoria, anche se l’assenza è stata inferiore ai 5 giorni. Il certificato medico di riammissione è di fatto praticamente inutile, poiché la maggior parte delle malattie infettive e/o parassitarie si trasmettono già dal periodo precedente di incubazione.

Si riportano a titolo di esempio alcune malattie infettive in cui è previsto l’obbligo di notifica “denuncia”: Meningite Meningococcica, Meningite da Haemophilus Influenzae, Scarlattina, Scabbia, Pediculosi, Pertosse, Rosolia, Morbillo, Varicella etc.

La citata circolare ministeriale n. 4 del 13 marzo 1998, infine, stabilisce (per alcune malattie) che l’alunno/a può essere riammesso/a a scuola e riprendere le attività scolastica già il giorno dopo il primo trattamento/terapia specifico/a.

Bibliografia

  • COSTITUZIONE ITALIANA articoli, 3, 32, 33 e 34
  • DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA n. 264 dell’11 febbraio 1961 “Disciplina dei servizi e degli organi che esercitano la loro attività nel campo dell’igiene e della sanità pubblica
  • DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA del 22 dicembre 1967, n. 1518 “Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica
  • LEGGE 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale
  • DECRETO LEGISLATIVO 16 aprile 1994, n. 297 “Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado
  • DECRETO LEGISLATIVO 29 aprile 1998, n. 124, “Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449
  • DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267 “Testo Unico degli Enti Locali
  • DECRETO LEGGE «Lorenzin» del 7 giugno 2017, n. 73, «Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci.»,
  • DECRETO MINISTERIALE 15 dicembre 1990 “Sistema informativo delle malattie infettive e diffusive
  • DECRETO DIRETTORIALE del 14 giugno 2002.
  • CIRCOLARE n. 65 del 18 agosto 1983 “Disposizioni in materia di periodi contumaciali per esigenze profilattiche
  • CIRCOLARE n. 14 del 31 marzo 1992 “Modifica della Circolare 65/83 sulle misure contumaciali – Epatiti virali
  • CIRCOLARE MINISTERIALE n. 4 del 13 marzo 1998 prot. 400.3/26/1189 Dipartimento Prevenzione del Ministero Sanità “Misure di profilassi per esigenze di sanità pubblica. Provvedimenti da adottare nei confronti di soggetti affetti da alcune malattie infettive e nei confronti dei loro conviventi e contatti

Obbligo vaccinale

Scuola, obbligo vaccinale: dal Ministero dell’Istruzione note e pareri imprecisi e approssimativi

A distanza di pochi giorni il Ministero dell’Istruzione ha emanato in rapida successione tre note (nota 1889/21, nota 1927/21 e nota 1929/21) che, piuttosto che chiarire, alimentano ancora di più confusione e difficoltà tra personale e dirigenti scolastici sulle modalità applicative dell’obbligo vaccinale.

L’ultima, la nota 1929 del 20 dicembre 2021, ritorna su una problematica già trattata, quella della cosiddetta “infermità”, introducendo ulteriori elementi che risultano inesatti se non addirittura inesistenti sul piano normativo e contrattuale. Il termine “infermità” è infatti rinvenibile nell’articolo 17 del CCNL 2006-2009 come sinonimo di malattia e non come istituto a sé stante, come sembrerebbe lasciar intendere la nota. 
Nella nota, infatti, si afferma che non sono soggetti a verifica coloro che “versano nelle condizioni di infermità, previste dalla normativa vigente e certificate dalle competenti autorità sanitarie, che determinano l’inidoneità temporanea o permanente al lavoro”.
Ebbene l’inidoneità “temporanea o permanente” – che viene certificata dalle competenti commissioni presso le ASL – può essere inidoneità “a qualsiasi proficuo lavoro” (e non “al lavoro”, espressione che non esiste) oppure inidoneità alle proprie mansioni.

Qualora fosse inidoneità “a qualsiasi proficuo lavoro”, il personale sarebbe dispensato dal servizio senza alcun rapporto con l’amministrazione scolastica.
Invece, in caso di inidoneità (permanente o temporanea) alle proprie mansioni, il personale fruisce dell’istituto contrattuale dell’assenza per malattia oppure è in servizio ed utilizzato, a domanda, in altre mansioni o mansioni ridotte.
In quest’ultimo caso – e contrariamente a quanto si afferma nella nota – il suddetto personale, essendo in servizio nella scuola, va certamente sottoposto alle procedure di verifica dell’avvenuta vaccinazione.

Dal Ministero continuano dunque a pervenire note e pareri imprecisi e approssimativi, che non risolvono i numerosi problemi di gestione dell’obbligo vaccinale, da noi più volte segnalati, ma che si vanno a sommare alle tante difficoltà a cui le scuole devono far fronte quotidianamente a causa della recrudescenza del virus nella sua nuova variante.

Così non si può andare avanti e diventa non più rinviabile un chiarimento di tipo politico

Periodo di formazione e prova, più di 46.000 i docenti neoassunti iscritti alla piattaforma Indire

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Sono più di 46.000, per l’esattezza 46.396, i docenti neoassunti iscritti alla piattaforma Indire per lo svolgimento delle attività online relative al periodo di formazione e prova. 2.868 sono invece i tutor associati, che seguiranno gli insegnanti nel loro percorso.

Questi sono alcuni dei numeri riportati da Indire.

Gli altri dati si riferiscono ai bilanci, ai questionari e a laboratori e visite.

Flc Cgil, Governo si assuma responsabilità: renda sicure le scuole, non le chiuda

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Sulle chiusure delle scuole in merito ai contagi, c’è da registrare la posizione della Flc Cgil che, attraverso un comunicato, si esprime così:

Sull’aumento dei contagi nelle scuole e sulla possibilità di prolungarne la chiusura, ci troviamo davanti a picchi di irresponsabilità politica. Che le condizioni di diffusione del virus sarebbero peggiorate era una possibilità ampiamente prevedibile e che va considerata durante ogni fase di diffusione di questa pandemia. Ad agosto infatti, in occasione della sottoscrizione del protocollo di sicurezza, avevamo ribadito in ogni modo che era necessario garantire il distanziamento nelle classi.

Avevamo indicato e ottenuto misure precise, nella parte finale del protocollo, per ottenere condizioni prudenziali per la frequenza con l’integrazione dell’organico Covid per assicurare un adeguato distanziamento.

Avevamo richiesto personale aggiuntivo relativo agli adempimenti amministrativi per sostenere il lavoro di controllo e di comunicazione delle segreterie in relazione a quarantene e contagi e soprattutto, avevamo richiesto il monitoraggio dei casi e la consegna, alle organizzazioni sindacali dei dati caricati puntualmente a sistema dalle istituzioni scolastiche.

E invece, il governo ha puntato solo sulla vaccinazione del personale, una misura che abbiamo sempre appoggiato, ma che riguarda una fetta limitata dei soggetti presenti a scuola, visto che buona parte degli alunni erano, fino a poco tempo fa, non vaccinabili. Mentre tutti gli impegni assunti e sottoscritti dal ministro Bianchi sono stati disattesi: nessuna misura sul distanziamento, e anzi, si discute ancora sul mantenimento in servizio per il personale ATA assunto a settembre. Nessun dato sui contagi alle organizzazioni sindacali: perfino questo importante atto di trasparenza è mancato!

Abbiamo sempre considerato prioritaria la didattica in presenza, ma a fronte di efficaci condizioni di sicurezza: per mesi abbiamo chiesto distanziamento e ulteriori misure di prevenzione. Oggi si teme la riapertura delle scuole a gennaio, si paventa la didattica a distanza, eppure nessuno si assume la responsabilità politica di questa situazione. E si continua a far finta di non comprendere che la prevenzione non si può realizzare a costo zero, ma solo investendo in risorse concrete e accogliendo le proposte di chi a scuola vive ogni giorno e ne conosce il funzionamento.

La FLC CGIL chiede ancora una volta la riapertura del confronto politico con il ministro e l’assunzione di responsabilità da parte di tutto il governo, affinché in queste ultime ore di discussione sulla Legge di Bilancio comprenda la centralità della scuola rispetto al sistema paese e si convinca della necessità di investire risorse in organico per evitare il ricorso alla didattica digitale, strumento indispensabile se, a fronte delle varianti, non si saprà assicurare l’adeguato distanziamento.

Congedi parentali Covid, rilascio della procedura per l’inoltro delle domande da parte dei genitori

da La Tecnica della Scuola

L’INPS ha rilasciato la procedura per le domande di Congedo parentale Covid per i genitori lavoratori dipendenti nle privato con figli affetti da Covid, in quarantena da contatto o con attività didattica o educativa in presenza sospesa o con centri diurni assistenziali chiusi.

Ricordiamo che l’articolo 9 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, ha previsto, a partire dal 22 ottobre 2021 (data di entrata in vigore della norma) e fino al 31 dicembre 2021, uno specifico congedo denominato “Congedo parentale SARS CoV-2”, per distinguerlo dall’esistente istituto del congedo parentale disciplinato nel decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (T.U. maternità/paternità).

Il congedo può essere fruito anche dai genitori lavoratori affidatari o collocatari.

Per i periodi di astensione fruiti è riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione o del reddito a seconda della categoria lavorativa di appartenenza del genitore richiedente il congedo e i periodi sono coperti da contribuzione figurativa.

Per i genitori di figli di età compresa tra i 14 e i 16 anni, è previsto il diritto di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità, né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Per presentare la domanda di “Congedo parentale SARS CoV-2” si deve utilizzare la procedura per l’acquisizione delle Domande per Prestazioni a sostegno del reddito – Servizio Maternità selezionando le voci “Congedo Parentale” oppure “Congedo Parentale su Base Oraria”, anche per figli con disabilità in situazione di gravità.

Sia per il “Congedo parentale SARS CoV-2” a giornata intera sia nel caso di “Congedo parentale SARS CoV-2” con fruizione in modalità oraria, le domande possono avere ad oggetto periodi di fruizione antecedenti la presentazione delle domande stesse, purché ricadenti all’interno dell’arco temporale previsto dalla norma, ossia dall’inizio dell’anno scolastico 2021/2022 e fino al 31 dicembre 2021.

Tutte le indicazioni sono contenute nel messaggio INPS 4564 del 21 dicembre 2021.

Con successivo messaggio saranno comunicate le modalità per la presentazione delle domande di “Congedo parentale SARS CoV-2” per genitori lavoratrici e lavoratori autonomi iscritti all’Inps e per quelli iscritti alla Gestione separata.

Iscrizioni online, le famiglie possono già abilitarsi sul portale

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Dalle ore 8 del 4 gennaio alle ore 20 del 28 gennaio 2022 sarà possibile, per le famiglie, compilare e trasmettere la domanda di iscrizione al prossimo anno scolastico, attraverso il portale Iscrizioni on-line.

Da quest’anno, per accedere al Servizio è necessario utilizzare una delle seguenti identità digitaliSPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di identità elettronica), eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature) e richiedere l’abilitazione. L’abilitazione deve essere effettuata dal genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale.

Già da qualche giorno è possibile procedere con l’abilitazione, che consentirà poi, nel periodo suindicato, di compilare e trasmettere il modulo.

Sul portale è anche possibile trovare informazioni utili e faq per procedere all’iscrizione all’a.s. 2022/23.

Maturità, Bianchi: “Dobbiamo tener conto della nuova fase pandemica ma sarà un esame serio”

da La Tecnica della Scuola

Di Daniele Di Frangia

Intervenuto oggi a Uno Mattina su Rai 1, il ministro Patrizio Bianchi ha toccato vari punti riguardo il mondo della scuola. Tra questi anche quello relativo alle modalità dell’esame di Maturità in programma a giugno. Il dibattito infatti è acceso tra chi vuole si torni allo scritto e chi vorrebbe confermare la tipologia degli ultimi due anni:

“E’ in atto una nuova fase pandemica che noi stiamo seguendo con grandissima attenzione e quindi abbiamo la responsabilità di far fare ai ragazzi l’esame serio, il più serio possibile, come abbiamo sempre fatto – spiega Bianchi – però dobbiamo tener conto anche di questo andamento pandemico. Tutti gli anni noi comunichiamo a gennaio le modalità con cui si svolgerà l’esame. Posso garantire a tutti che faremo un esame serio, ponderato, che permetterà a tutti i ragazzi e le ragazze di esprimere al meglio le loro competenze, però abbiamo anche la responsabilità di capire come sta andando la situazione pandemica. Quindi i ragazzi studino, i nostri docenti stanno facendo il loro lavoro e stiamo andando tranquillamente. Sono molto contento che ci sia questo dibattito in atto nel Paese fra coloro che dicono “vogliamo due scritti o uno scritto ecc”. Ci vogliono tutti gli strumenti per valutare le persone però avendo anche il senso della realtà. La situazione all’interno della scuola è sotto controllo ma c’è una ripresa”.

Obbligo di green pass per gli studenti? La proposta raccoglie il favore dei ragazzi

da Tuttoscuola

Nei giorni scorsi circa 200 sindaci hanno proposto di introdurre l’obbligo di Green Pass anche per gli alunni delle scuole primarie e secondarie. Una proposta che sembra essere stata accolta con favore dai destinatari dell’eventuale provvedimento. Secondo un sondaggio effettuato dal Skuola.net – che ha coinvolto circa 1.000 studenti – quasi 3 su 4 accetterebbero di buon grado un “filtraggio” all’ingresso degli istituti. Un controllo che per molti ragazzi, però, non dovrebbe tradursi in un obbligo vaccinale tout court, come avvenuto di recente per i docenti e per il personale scolastico tutto.

 Solamente il 28% del campione, infatti, spinge per la soluzione più estrema: senza vaccino niente lezioni “in presenza”, si resta in Dad. Per il 45%, invece, bisognerebbe dare la possibilità anche a chi non è immunizzato di entrare a scuola, potendo essere sufficiente sottoporsi a un tampone. Alla fine, comunque, solo il 27% si dice contrario a prescindere a qualsiasi forma di controllo.

Ma, come detto, anche all’interno dei vari schieramenti le posizioni seguono logiche di pensiero diverse. Tra i favorevoli al 100%, infatti, c’è chi ad occhi chiusi appoggia gli amministratori locali promotori dell’iniziativa sostenendo che “se non si agisce duramente contro il Covid, questo non sparirà mai” o perché si pensa che sia “giusto che i ragazzi vaccinati stiano in presenza e chi no in Dad, visto che questi ultimi hanno più probabilità di contagiarsi”, o ancora perché ciò aiuterebbe a vivere meglio dato che “se tutta la popolazione fosse vaccinata potremmo fare un sacco di cose”. Qualcuno afferma, pur favorevole, che siano sufficienti soluzioni più morbide, come “fare in modo che tutti abbiamo almeno una dose di vaccino per garantire la sicurezza nell’ambito scolastico” o, parallelamente all’invito all’immunizzazione, procedere a “tamponi a tappeto periodici”.

Altri, invece, hanno un atteggiamento più neutro, sostenendo che sia “esagerato mettere il Green Pass per i bambini delle elementari, andrebbe bene forse alle superiori” anche perché “i più piccoli si possono vaccinare da pochi giorni, per loro è giusto aspettare”. C’è chi invita a “rispettare chi, per questioni di salute o per sua scelta non vuole fare il vaccino, provando a trovare soluzioni alternative” e chi ricorda che “una persona che si fa il tampone ogni settimana o ogni due giorni, essendo sempre aggiornato sul suo stato di salute, è più sicuro di una persona che ha il vaccino, che con quello va dappertutto ma potrebbe essere positivo”. C’è anche chi propone altre ricette, come “fare un mese di lezioni in Dad, almeno per le superiori, per permettere al virus di allentare la sua morsa” oppure “dotare tutte le scuole di sistemi di aerazione adeguati, di mascherine ffp2, di tamponi fai-da-te”. .

I contrari alla proposta, invece, si appellano soprattutto al diritto allo studio, che rischia di essere compromesso: “E’ necessario che ogni persona sia al sicuro – sostiene un ragazzo – ma di certo non si può negare l’istruzione a un ragazzo o a un bambino che non ha fatto un semplice vaccino. Il tampone mensile è un buon compromesso per rimanere al sicuro”. Gli fa eco un altro studente, che dice: “L’istruzione è un bene che deve essere accessibile a tutti, è da pazzi limitarla ad un gruppo di persone”. C’è chi non ci gira troppo intorno, ribadendo che “tutti dovrebbero frequentare la scuola a prescindere dal Green Pass”, e chi fa leva sul fattore anagrafico sottolineando che “i giovani, anche senza vaccino, sono meno propensi a sviluppare sintomi gravi, quindi non occupano i posti negli ospedali, vera preoccupazione alla base di ogni decisione”. Ma c’è anche chi, pur scettico, prova a stemperare il clima: “Il Green Pass – avverte una studentessa – ci sta dividendo moltissimo, abbiamo bisogno di solidarietà in questo momento, non di ancora più discordia”.

“Molto contrario al Green pass obbligatorio per gli studenti” che rischia di essere una “misura incomprensibile ai cittadini”, e no ai tamponi per i vaccinati, piuttosto bisogna “puntare sulla terza dose”. E’ il parere invece del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, espresso a Rai News 24. “Quella degli studenti è la fascia d’età con il più alto numero di contagi. Ciò comporta diffusione del virus e stress per i Dipartimenti Prevenzione delle Regioni. Come Conferenza Regioni abbiamo chiesto una strategia per garantire la scuola in presenza, e per salvaguardare studenti e famiglie”, ha detto Fedriga. Per il quale “la terza dose protegge bene anche da Omicron. Se cominciano a dire che per fare attività ordinarie serve il tampone anche per i vaccinati, rischiamo di perdere la campagna vaccinale”. Il timore del presidente è che “limitazioni forti o nuove chiusure pesanti la gente non le accetterebbe”.

Decreto Interministeriale 23 dicembre 2021, AOOGABMI 358

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE
di concerto con
IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

Definizione dei criteri e delle modalità per l’organizzazione e il funzionamento della rete nazionale delle scuole professionali. (22A01291)

(GU n.47 del 25-2-2022)


Schema di decreto per la definizione dei criteri e delle modalità per l’organizzazione e il funzionamento della rete nazionale delle scuole professionali, ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61.

Emergenza epidemiologia in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione di giovedì 23 dicembre 2021, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali.

Green Pass

Dal 1° febbraio 2022 la durata del green pass vaccinale è ridotta da 9 a 6 mesi.  Inoltre, con ordinanza del Ministro della salute, il periodo minimo per la somministrazione della terza dose sarà ridotto da 5 a 4 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario.

Mascherine

  • obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto e anche in zona bianca;
  • obbligo di indossare le mascherine di tipo FFP2 in occasione di spettacoli aperti al pubblico che si svolgono all’aperto e al chiuso in teatri, sale da concerto, cinema, locali di intrattenimento e musica dal vivo (e altri locali assimilati) e per gli eventi e le competizioni sportivi che si svolgono al chiuso o all’aperto. In tutti questi casi è vietato il consumo di cibi e bevande al chiuso;
  • obbligo di indossare le mascherine di tipo FFP2 sui tutti i mezzi di trasporto.

Ristoranti e locali al chiuso

Fino alla cessazione dello stato di emergenza, si prevede l’estensione dell’obbligo di Green Pass rafforzato alla ristorazione per il consumo anche al banco.  

Eventi, feste, discoteche

Inoltre, è stato stabilito che fino al 31 gennaio 2022

  • sono vietati gli eventi, le feste e i concerti, comunque denominati, che implichino assembramenti in spazi all’aperto;
  • saranno chiuse le sale da ballo, discoteche e locali assimilati.

Ingressi di visitatori in strutture socio-sanitarie e Rsa

È possibile entrare per far visita alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e hospice solo ai soggetti muniti di Green Pass rafforzato e tampone negativo oppure vaccinazione con terza dose.

Estensione del Green Pass

Estensione dell’obbligo di Green Pass ai corsi di formazione privati svolti in presenza.

Estensione del Green Pass rafforzato

Estensione dell’obbligo di Green Pass rafforzato a:

  • al chiuso per piscine, palestre e sport di squadra;
  • musei e mostre;
  • al chiuso per i centri benessere;
  • centri termali (salvo che per livelli essenziali di assistenza e attività riabilitative o terapeutiche);
  • parchi tematici e di divertimento;
  • al chiuso per centri culturali, centri sociali e ricreativi (esclusi i centri educativi per l’infanzia);
  • sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò.