Legge di bilancio 2022 e novità per le persone con disabilità

Legge di bilancio 2022 e novità per le persone con disabilità
Agenzia Iura del 30/12/2021

La Camera dei deputati, dopo il voto di fiducia, ha dunque approvato la legge di bilancio per il 2022. Nel testo definitivamente licenziato da Montecitorio, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sono presenti alcune disposizioni relative alle persone con disabilità e le loro famiglie. Le riassumiamo di seguito:
– Detrazione delle spese per l’eliminazione delle barriere architettoniche;
– Anziani non autosufficienti e LEPS;
– Offerta turistica e disabilità;
– Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità;
– Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità;
– Trasporto scolastico degli alunni con disabilità;
– Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico;
– Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità;
– Incentivi alle federazioni sportive;
– Contributi ad associazioni e organizzazioni.

Detrazione delle spese per l’eliminazione delle barriere architettoniche
Negli ultimi anni sono state varate diverse misure per incentivare la riqualificazione abitativa e al contempo rilanciare il settore edilizio. Tuttavia detrazioni e bonus (110%, bonus facciate ecc.) solo in modo molto marginale hanno interessato l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle abitazioni e nelle parti comuni dei condomini. La lacuna è parzialmente compensata nella legge di bilancio appena approvata.
Viene introdotta infatti, pur temporaneamente, la possibilità di detrarre  le spese documentate sostenute dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022 per la realizzazione di interventi direttamente finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche in edifici già esistenti. Non quindi quelli di nuova realizzazione.

La detrazione è pari al 75% della spesa sostenuta e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo. Ad esempio, se la spesa sostenuta è di 20.000 euro, la detrazione totale è di 15.000 euro e la quota annuale è di 3.000 euro. Ovviamente la detrazione arriva fino alla compensazione dell’imposta dovuta all’erario (Irpef). Se in uno dei 5 anni l’imposta fosse di 2.000 euro, anche la detrazione arriva solo a 2.000 euro (se ne perdono 1.000).
Sono situazioni che vanno valutate, in particolare da parte degli incapienti (chi ha IRPEF molto bassa o pari a zero). Infatti la legge di bilancio, anche per questa nuova detrazione, ammette la possibilità alternativa della cessione del credito cioè la possibilità di cedere, seguendo una specifica procedura, il credito di imposta relativo al bonus ad una banca o direttamente ai fornitori di lavori, come già avviene con il bonus 110%.

Viene anche posto un limite all’ammontare complessivo della spesa ammessa alla detrazione del 75% che varia a seconda della tipologia dell’abitazione. Ne riportiamo la distinzione (letterale):
a) euro 50.000 per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno;
b) euro 40.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari;
c) euro 30.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari.

Dalla lettura di questa distinzione sembra che il Legislatore abbia voluto incentivare maggiormente gli interventi nelle parti comuni dei condomini rispetto a quelli nelle singole unità abitative. Rimangono comunque dei seri coni d’ombra interpretativi che saranno verosimilmente chiariti con specifica circolare; ad esempio quale sia la soglia per gli interventi all’interno della singola unità immobiliare sita in un condominio di 12 appartamenti e sostenuta dal solo residente proprietario. Da una analisi letterale la cifra sarebbe di 30.000 euro, mentre sarebbe di 50.000 euro se gli stessi interventi fossero effettuati in una casa singola o in una villetta a schiera.

Fra le spese ammissibili ci sono anche quelle per gli interventi di automazione degli impianti negli edifici e nelle singole unità immobiliari funzionali ad abbattere le barriere architettoniche nonché, in caso di sostituzione dell’impianto, o per lo smaltimento e la bonifica dei materiali e dell’impianto sostituito.
Tutti gli interventi devono rispettare i requisiti previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche). Attenzione, quindi, solo a titolo di esempio, al rispetto delle caratteristiche tecniche e prestazionali di ascensori e piattaforme elevatrici.

Anziani non autosufficienti e LEPS
Un’articolata serie di commi della legge di bilancio è dedicata al tema degli anziani non autosufficienti e, in maniera più limitata, alla realizzazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali per altri ambiti del sociale (disabilità).

Uno dei motivi fondanti di questo intervento normativa risiede ancora una volta nel PNRR. Il PNRR italiano approvato dalla UE, infatti, oltre alla riforma indicata come “legge quadro sulla disabilità”, include nella stessa Missione la riforma relativa alle persone anziane non autosufficienti. I commi approvati nella legge di bilancio, negli intenti del Legislatore, vanno in questa direzione con un’esposizione tutt’altro che semplice incrociandosi le nuove disposizioni con altri provvedimenti già in essere ancorché marginalmente attuati: disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà (d. lgs. 15 settembre 2017, n. 147, artt. 21 e seguenti); definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Dpcm 12 gennaio 2017); piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023.

Il comma introduttivo (159) rappresenta l’occasione per riformulare e puntualizzare una definizione generale: “I livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) sono costituiti dagli interventi, dai servizi, dalle attività e dalle prestazioni integrate che la Repubblica assicura, sulla base di quanto previsto dall’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e in coerenza con i princìpi e i criteri indicati agli articoli 1 e 2 della legge 8 novembre 2000, n. 328, con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità.”

I LEPS devono essere realizzati dagli ambiti territoriali sociali (ATS) che costituiscono, a detta del Legislatore, la sede necessaria nella quale programmare, coordinare, realizzare e gestire gli interventi, i servizi e le attività utili al raggiungimento dei LEPS medesimi, fermo restando l’integrazione gli altri servizi (soprattutto sanitari) già prevista. La loro azione sarà orientata da successive linee guida e supportata garantendo le risorse assegnate dallo Stato per il finanziamento dei LEPS.
Vengono indicati nel dettaglio i servizi socio-assistenziali “volti a promuovere la continuità e la qualità di vita a domicilio e nel contesto sociale di appartenenza delle persone anziane non autosufficienti, comprese le nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane”. Saranno erogati dagli ATS afferendo alle seguenti aree che riportiamo testualmente:
a) assistenza domiciliare sociale e assistenza sociale integrata con i servizi sanitari, quale servizio rivolto a persone anziane non autosufficienti o a persone anziane con ridotta autonomia o a rischio di emarginazione, che richiedono supporto nello svolgimento delle attività fondamentali della vita quotidiana caratterizzato dalla prevalenza degli interventi di cura della persona e di sostegno psico-socio-educativo anche ad integrazione di interventi di natura sociosanitaria; soluzioni abitative, anche in coerenza con la programmazione degli interventi del PNRR, mediante ricorso a nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane, rafforzamento degli interventi delle reti di prossimità intergenerazionale e tra persone anziane, adattamenti dell’abitazione alle esigenze della persona con soluzioni domotiche e tecnologiche che favoriscono la continuità delle relazioni personali e sociali a domicilio, compresi i servizi di telesoccorso e teleassistenza;
b) servizi sociali di sollievo per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, quali: il pronto intervento per le emergenze temporanee, diurne e notturne, gestito da personale qualificato; un servizio di sostituzione temporanea degli assistenti familiari in occasione di ferie, malattia e maternità; l’attivazione e l’organizzazione mirata dell’aiuto alle famiglie valorizzando la collaborazione volontaria delle risorse informali di prossimità e quella degli enti del Terzo settore (…);
c) servizi sociali di supporto per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, quali la messa a disposizione di strumenti qualificati per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro degli assistenti familiari, in collaborazione con i Centri per l’impiego del territorio, e l’assistenza gestionale, legale e amministrativa alle famiglie per l’espletamento di adempimenti.”

Per queste specifiche finalità il Fondo per le non autosufficienze viene integrato con 100 milioni di euro per l’anno 2022, 200 milioni per l’anno 2023, 250 milioni per l’anno 2024 e a 300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025.

L’offerta di questi servizi potrà essere integrata da contributi, diversi dall’indennità di accompagnamento, per il sostegno della domiciliarità e dell’autonomia personale delle persone anziane non autosufficienti e il supporto ai familiari che partecipano all’assistenza.
Tali contributi però potranno essere utilizzabili esclusivamente per remunerare il lavoro di cura svolto da operatori titolari di regolare rapporto di lavoro  o per l’acquisto di servizi forniti da imprese qualificate nel settore dell’assistenza sociale non residenziale.
Vengono previsti incentivi e supporti anche per la formazione del personale (retribuito) addetto al lavoro di cura (esclusi quindi i caregiver familiari).

Ma quale organizzazione prefigura la riforma? La presa in carico (o meglio l’accesso ai servizi sia sociali che sociosanitari) delle persone non autosufficienti dovrà avvenire attraverso i PUA, i Punti Unici di Accesso garantiti dalle risorse umane e strumentali del Servizio sanitario nazionale e degli ATS. I PUA avranno la sede operativa presso le articolazioni del servizio sanitario denominate «Case della comunità».
Presso i PUA dovranno operare équipe integrate fra Servizio sanitario nazionale e ATS. Tali équipe assicurano la funzionalità delle unità di valutazione multidimensionale (UVM). Le UVM avranno il compito di valutare la capacità bio-psico-sociale dell’individuo, anche al fine di delineare il carico assistenziale per consentire la permanenza della persona in condizioni di non autosufficienza nel proprio contesto di vita in condizioni di dignità, sicurezza e comfort, riducendo il rischio di isolamento sociale e il ricorso ad ospedalizzazioni non strettamente necessarie.
Sulla base di queste valutazioni, con il coinvolgimento della persona in condizioni di non autosufficienza o di chi lo rappresenta, dovrà essere definito il progetto di assistenza individuale integrata (PAI), contenente l’indicazione degli interventi modulati secondo l’intensità del bisogno, le responsabilità, i compiti e le modalità di svolgimento dell’attività degli operatori sanitari, sociali e assistenziali nella presa in carico della persona, nonché l’apporto della famiglia e degli altri soggetti che collaborano alla sua realizzazione.
Con successivi decreti saranno determinate, ai fini della graduale introduzione dei LEPS, le modalità attuative, le azioni di monitoraggio e le modalità di verifica del raggiungimento dei LEPS medesimi per le persone anziane non autosufficienti nell’ambito degli stanziamenti vigenti.

Oltre agli interventi sugli anziani non autosufficienti la legge di bilancio prefigura una progressiva definizione – “nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente” – dei LEPS, negli altri ambiti del sociale diversi dalla non autosufficienza (povertà, minori, disabilità ecc.).
Nel frattempo in sede di prima applicazione sono definiti i seguenti LEPS, individuati come prioritari nell’ambito del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023 già approvato nel luglio scorso dalla Rete della protezione e dell’inclusione sociale:
a) pronto intervento sociale;
b) supervisione del personale dei servizi sociali;
c) servizi sociali per le dimissioni protette;
d) prevenzione dell’allontanamento familiare;
e) servizi per la residenza fittizia;
f) progetti per il dopo di noi e per la vita indipendente.

Per il finanziamento di questi ultimi LEPS vengono impiegate le risorse nazionali già destinate per le medesime finalità dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali insieme alle risorse dei fondi europei e del PNRR destinate a tali scopi.

Offerta turistica e disabilità
La legge di bilancio istituisce presso il Ministero del turismo un nuovo fondo rivolto a “sostenere lo sviluppo dell’offerta turistica rivolta alle persone con disabilità e favorire l’inclusione sociale e la diversificazione dell’offerta turistica stessa” e destinato “alla realizzazione di interventi per l’accessibilità all’offerta turistica delle persone con disabilità”. Dotazione: 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024. Il testo non lascia trasparire quale sia la visione e lo spirito, né tanto meno la destinazione.
Un successivo decreto del Ministro del turismo, di concerto con il Ministro per le disabilità, adotterà le disposizioni di attuazione.

Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità
Nella variegata  normativa italiana esistono due Fondi che hanno una denominazione simile, ma finalità e dotazioni differenti. Il “Fondo nazionale per la non autosufficienza” è stato istituito nel 2006 con legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art. 1, co. 1264). Il “Fondo per la disabilità e la non autosufficienza” è stato invece istituito dall’articolo 1, comma 330, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.
La legge di bilancio cambia denominazione al secondo: “Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità”. Inoltre lo toglie dallo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e lo attribuisce al Ministero dell’economia e delle finanze.
Il Fondo dovrebbe essere impiegato per dare attuazione a interventi legislativi in materia di disabilità finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno alla disabilità di competenza dell’Autorità politica delegata in materia di disabilità (Ministero delle disabilità). Viene anche incrementato di 50 milioni l’anno fino al 2026. Dal 2023 conterà quindi su 350 milioni.

Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità
La legge di bilancio istituisce un nuovo fondo destinato al potenziamento dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado. Dotazione: 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022. Di questi, con due specifici decreti emanati entro il 30 giugno di ciascun anno, 70 milioni verranno ripartiti in favore degli enti territoriali e 30 milioni a favore dei comuni.

Trasporto scolastico degli alunni con disabilità
Nella legge di bilancio si compie un passo  nella direzione di garantire i livelli essenziali di prestazione (LEP) per il trasporto scolastico degli studenti con disabilitò che frequentano la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di 1° grado.
Il comma 174 del primo articolo incrementa, per queste finalità, il Fondo di solidarietà comunale di 30 milioni di euro per l’anno 2022, 50 milioni di euro per l’anno 2023 e 80 milioni di euro per l’anno 2024, 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026 e 120 milioni a decorrere dall’anno 2027.
Un decreto specifico, a regime emanato ogni anno, oltre a ripartire le quote (regioni a statuto ordinario, Sicilia e Sardegna), dovrà disciplinare gli obiettivi di incremento della percentuale di studenti con disabilità trasportati, da conseguire con le risorse assegnate, e le modalità di monitoraggio sull’uso delle risorse stesse.

Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico
Viene aumentato, purtroppo solo per il 2022, il Fondo per l’autismo previsto a suo tempo dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208 (art. 1, comma 401). Dotazione: 27 milioni per l’anno in corso. Viene anche finalizzata la destinazione: favorire, nel limite di spesa previsto, “iniziative e progetti di carattere socio-assistenziale e abilitativo per le persone con disturbo dello spettro autistico”.

Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità
Un ennesimo Fondo è stato istituito dall’articolo 34 del decreto legge 22 marzo 2021, n. 41 (convertito dalla legge 21 maggio 2021, n. 69). è denominato “Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità”. Questo è incardinato nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Fondo è destinato a finanziare specifici progetti su due ambiti di intervento:
a) promozione e realizzazione di infrastrutture, anche digitali, per le politiche di inclusione delle persone con disabilità, anche destinate ad attività ludico-sportive;
b) inclusione lavorativa e sportiva, nonché per il turismo accessibile per le persone con disabilità.
Era prevista una dotazione, per il 2021, di 100 milioni di euro. La legge di bilancio aggiunge 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023. Al contempo aggiunge anche un nuovo ambito su cui sono ammissibili i progetti: “b-bis) iniziative dedicate alle persone con disturbo dello spettro autistico”.

Incentivi alle federazioni sportive
Al fine di favorire il diritto allo svolgimento dell’attività sportiva, tenuto conto dei contenuti sociali, educativi e formativi dello sport, per le federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI, gli utili derivanti dall’esercizio di attività commerciale non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini IRES e il valore della produzione netta ai fini dell’IRAP, a condizione che in ciascun anno le federazioni sportive destinino almeno il 20 per cento degli stessi allo sviluppo, diretto o tramite componenti delle medesime federazioni, delle infrastrutture sportive, dei settori giovanili e della pratica sportiva dei “soggetti con disabilità” [così nel testo, NdR].

Contributi ad associazioni e organizzazioni
La legge di bilancio per il 2022 conta molti finanziamenti e contributi per iniziative, ricorrenze, organizzazioni e associazioni di vari ambiti. Anche quello della disabilità non fa eccezione.
All’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti al fine di promuovere, tutelare e sostenere i diritti delle persone con disabilità visiva e pluridisabilità e favorire la fruizione di servizi di vario interesse, è concesso un contributo di 2 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

Alla FISH – Federazione italiana per il superamento dell’handicap è riconosciuto per il 2022 un contributo di 250.000 euro che si aggiungono ai 400.000 già previsti per lo stesso anno dalla precedente legge di bilancio. 650.000 euro per il 2023.

L’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale (ANFFAS) potrà contare nel 2022 su 500.000 euro al fine di contribuire alla piena realizzazione dei princìpi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e di contrastare discriminazioni verso persone con disabilità.

A Special Olympics per favorire la realizzazione di eventi anche internazionali di integrazione dei disabili attraverso lo sport, è destinato un contributo pari a 300.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

Un milione di euro annui per ciascuno degli anni 2022 e 2023 anche a favore della Fondazione italiana per la sclerosi multipla (FISM).

Ed infine 200.000 euro per il 2022 alla Biblioteca italiana per ipovedenti «B.I.I. Onlus» di Treviso che negli intenti del Legislatore dovrebbe favorire e promuovere la diffusione della lettura e della fruizione visiva per coloro che sono “affetti da disturbi della vista”.

(Carlo Giacobini, Direttore generale di Iura)

Approfondimenti
La legge di bilancio è ora in attesa di pubblicazione. Il testo provvisorio approvato è disponibile sul sito della Camera dei deputati (A.C. 3424).

AA.VV., Orientarsi efficacemente nella dirigenza scolastica

Un quaderno per la scuola

di Maurizio Tiriticco

La scuola di oggi non è più quella di sempre, o quella che ho frequentata io o quella di chi mi sta leggendo. Perché la scuola di oggi è “un’altra scuola”. Mi si può obiettare che non è una novità: perché la scuola cambia, anche se silenziosamente e senza fare rumore. Ed anche senza leggi di riforma. Perché cambiano le conoscenze; ed anche le competenze, ovvero i diversi “saper fare” che sono richiesti da un mondo della ricerca e del lavoro in continua evoluzione: ciò in ordine sia ai PRODOTTI, sempre nuovi, che ai PROCESSI di produzione. Ovviamente il leggere, scrivere e far di conto – ed aggiungiamo anche il “far di canto”, tanto caro a Luigi Berlinguer – costituiscono le abilità di base di sempre. Ma oggi – e sempre più domani – si apre a ventaglio tutta una serie di conoscenze, abilità e competenze sempre nuove, che un’evoluzione sempre più spinta in avanti pone, propone ed impone.

In primo luogo occorre far chiarezza sulle tre parole chiave che ho ricordato: a) le CONOSCENZEafferiscono ai saperi, ai saperi di base disciplinari, nonché pluridisciplinari, se non addirittura transdiscipilinari: anche se questi ultimi riguardano più il mondo della ricerca che quello della scuola; b) le ABILITA’ sono operazioni che danno concretezza ai saperi; il bambino che va ad acquistare il giornale per il padre, sa quanto deve pagare e quanto deve avere di resto; l’adulto che va al supermercato, sa cosa deve acquistare, ma anche quanto può spendere, e silenziosamente fa i suoi calcoli; c) le COMPETENZEriguardano dei “saper fare” più complessi. Qualche esempio: io so guidare l’automobile, e questa è un’ABILITA’, acquisita anche in relazione a date CONOSCENZE, relative alla guida, al codice della strada et al. Ma Max Verstappen che, con un audace sorpasso, all’ultimo giro del Gran Premio di Abu Dhabi, ha vinto ai danni di Hamilton, ha dimostrato di possedere una COMPETENZA, e non da poco.

Ma torniamo alla scuola di oggi che – ripetiamo – non è più quella di una volta: o meglio quella che precedeva la legge di riforma del 1999. Riforma di cui al DPR 275/99, varato sotto il Ministro pro tempore Luigi Berlinguer e concernente il “Regolamento recante norme in materia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 21 della Legge 15 marzo 1997, n. 59”. Quindi un DPR, la cui legittimità discendeva da una legge delega, la n. .59, appunto. Ed ecco il dettato: “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni e agli Enti Locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”.

Occorre una precisazione. Alla fine degli anni ottanta, in un Paese ormai di democrazia avanzata e matura, si cominciò ad avvertire l’esigenza di rinnovare la struttura stessa del nostro apparato amministrativo, ancora legato ad uno Stato fortemente centralizzato, quale erano stati sia lo Stato sabaudo che quello fascista. Nei quali esisteva un’amministrazione pubblica in cui c’è “chi comanda e chi obbedisce”, chi “fa le leggi e chi le deve rispettare ed attuare”: il tutto fortemente dissonante con i principi ed il testo della nostra Carta Costituzionale. Per cui, l’emergere di altre esigenze, che sottolineassero due principi fondanti, la responsabilità e l’autonomia! Punti di forza di uno Stato autenticamente democratico. E la necessità dell’autonomia della pubblica amministrazione e delle sue istituzioni aveva visto nel nostro Paese un lungo dibattito culturale e politico. Ormai eravamo diventati un Paese a democrazia matura e diffusa, per cui era necessario metter mano a quell’articolo 5 della Costituzione in cui si detta che la Repubblica, pur se una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; e a quell’articolo 115, in cui si detta che le Regioni sono costituite in enti autonomi. Era necessario insomma costruire un contesto istituzionale che fosse coerente con principi costituzionali e che in forza del quale quei rapporti civili tra i cittadini, lo Stato e la sua amministrazione, di cui al Titolo primo, fossero pienamente realizzati.

La stagione dell’autonomia, dunque! Ed eravamo partiti alla grande anni prima! Con la legge 241 del 1990, che dettava “nuove norme in materia di procedimento amministrativo”. In seguito, pur se con fatica e con qualche difficoltà, nel 1995 varammo le prime Carte dei servizi pubblici. Dalle quali furono interessate, ovviamente, anche le istituzioni scolastiche.

Non voglio tirarla troppo per le lunghe! Ma, per quanto concerne la scuola, è doveroso anche ricordare le battaglie condotte dai Direttori Didattici e dai Presidi per diventare Dirigenti Scolastici: cosa che avrebbe comportato vantaggi in termini di carriera, di riconoscimento sociale nonché di compensi. Ed il che avrebbe costituito per le istituzioni scolastiche autonome un indubbio valore aggiunto. E la cosadivenne realtà in forza del Decreto Legislativo 6 marzo 1998 n. 59, con cui si “disciplina la qualifica dirigenziale dei capi d’istituto delle istituzioni scolastiche autonome, i quali sono preposti alla dirigenza delle istituzioni scolastiche ed educative alle quali è stata attribuita autonomia ai sensi dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997 n. 59”.

Molti anni sono trascorsi e troppa acqua è passata sotto ai ponti per poter ripercorrere, come sarebbe necessario, ciò che è avvenuto nel contesto scolastico del nostro Paese, sia sotto il profilonormativo che sotto quello operativo, e per indicare ciò che si richiede oggi agli insegnanti nonché, in primo luogo, ai dirigenti.

In effetti la nostra scuola sta oggi attraversando tempi non facili! E’ costretta a promuovere conoscenze, abilità e competenze sempre più elevate: e ciò nonostante le profonde limitazioni organizzative imposte dalla pandemia del covid. Ciò comporta impegni maggiori per chi insegna, nonché impegni maggiori per chi dirige. E proprio per quanto riguarda la professione direttiva, è doveroso ricordare che è fresco di stampa un prezioso quaderno operativo introdotto da un titolo avvincente e coinvolgente: “Orientarsi efficacemente nella dirigenza scolastica”, edito in questi giorni dalla Tecnodid, Editrice di Napoli. Ne sono curatori Domenico Ciccone e Rosa Stornaiuolo, dirigenti già noti ai nostri insegnanti. E vi figurano preziosi contributi, di esperti già noti a chi opera nella scuola:Antonio Bove, Roberto Calienno, Domenico Ciccone, Vittorio Delle Donne, Paola Di Natale, Filomena Nocera, Guglielmo Rispoli, Rosa Stornaiuolo.

Si tratta di minisaggi affatto mini per quanto riguarda i contenuti: testi da cui si possono trarre preziose indicazioni di lavoro e suggerimenti. Ed il che, in un’epoca in cui la scuola sembra un luogo in cui occorrerebbe guardarsi solo da pericolosi contagi ed aprire le finestre, mi verrebbe da dire: aprite le finestre, ma non solo ad un’aria pulita, ma anche ad idee innovative! Che non mancano e che esperti operatori della scuola mettono a vostra disposizione! Aggratis! Come diciamo a Roma.

E sono certo del successo dell’opera! Autori e Casa Editrice ne sono assolutamente garanti!

Lavoratori fragili, sorveglianza sanitaria eccezionale prorogata fino al 31 marzo 2022

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Sono prorogati fino al 31 marzo 2022 i termini delle disposizioni inerenti alla Sorveglianza sanitaria eccezionale per i lavoratori fragili.

A comunicarlo è l’INAIL, con una propria nota, ricordando che i datori di lavoro (anche pubblici, scuole comprese) possono nuovamente fare richiesta di visita medica per sorveglianza sanitaria dei lavoratori e delle lavoratrici fragili ai servizi territoriali dell’Inail tramite l’apposito servizio online.

Chi riguarda

L’art. 83 d.l. 34 del 19 maggio 2020 prevede che i datori di lavoro pubblici e privati assicurano la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti al rischio, in ragione dell’età, della condizione da immunodepressione e di una pregressa infezione da Covid-19 ovvero da altre patologie che determinano particolari situazioni di fragilità del lavoratore.

In cosa consiste

L’attività di sorveglianza sanitaria eccezionale consiste in una visita medica sui lavoratori inquadrabili come “fragili” ovvero sui lavoratori che, per condizioni derivanti da immunodeficienze da malattie croniche, da patologie oncologiche con immunodepressione anche correlata a terapie salvavita in corso o da più co-morbilità, valutate anche in relazione dell’età, ritengano di rientrare in tale condizione di fragilità.

Cosa si intende per fragilità

Per fragilità si intendono “quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico che di tipo clinico”.

Se non è stato nominato il medico competente

Per i datori di lavoro che non sono tenuti alla nomina di un medico competente, fermo restando la possibilità di nominarne uno per la durata dello stato di emergenza, la sorveglianza eccezionale può essere richiesta ai servizi territoriali dell’Inail che vi provvedono con i propri medici del lavoro.

Il datore di lavoro o un suo delegato possono inoltrare la richiesta di visita medica attraverso l’apposito servizio online “Sorveglianza sanitaria eccezionale”, accessibile dagli utenti muniti di Spid, Cns o Cie.

Una volta inoltrata la richiesta dal datore di lavoro o da un suo delegato, viene individuato il medico della sede territoriale più vicina al domicilio del lavoratore.

Il giudizio del medico

All’esito della valutazione della condizione di fragilità, il medico esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio da SARS-CoV-2 riservando il giudizio di non idoneità temporanea solo ai casi che non consentano soluzioni alternative.

Successivamente all’invio del giudizio di idoneità, il datore di lavoro riceve una comunicazione con l’avviso di emissione della relativa fattura in esenzione da iva per il pagamento della prestazione effettuata. La tariffa dovuta all’Inail per singola prestazione effettuata è stata fissata in € 50,85.


Legge di bilancio: l’educazione motoria nella scuola primaria

da La Tecnica della Scuola

Di Francesco Di Palma

Nella seduta del 28 dicembre 2021 svoltasi alla camera dei deputati, il Ministro Federico D’Incà in nome del governo ha posto la fiducia sul testo della legge di bilancio approvata al Senato nella giornata del 21 dicembre dello stesso anno.

Fra gli argomenti che riguardano la scuola uno degli aspetti innovativi, riguarda l’insegnamento dell’educazione motoria nella scuola primaria.

E’ una disposizione innovativa, non perché l’educazione motoria non esistesse già nella scuola primaria, ma quanto per l’introduzione di un docente specifico per tale educazione.

Dall’art. 329 all’art. 338 sono trattati tutti gli aspetti che riguardano tale insegnamento, dalle finalità al titolo che deve possedere il docente.

Piano nazionale di ripresa e resilienza

La legge di bilancio 2022 fa espresso riferimento al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che al punto 1.3 si pone l’obiettivo di “potenziare le infrastrutture per lo sport e favorire le attività sportive a cominciare dalle prime classi delle scuole primarie”.

Finalità

L’art. 329 della manovra economica, si pone il fine di valorizzare le competenze legate all’attività motoria e sportiva nella scuola primaria e promuovere nei giovani l’assunzione di comportamenti e stili di vita funzionali alla crescita armoniosa, alla salute, al benessere psico-fisico e al pieno sviluppo della persona.

Introduzione graduale

In attesa di una complessiva revisione dell’insegnamento dell’educazione motoria nella scuola primaria, è introdotto l’insegnamento dell’educazione motoria, nelle classi quarte e quinte, della scuola primaria con docenti forniti di idoneo titolo di studio.

Insegnanti di educazione motoria

L’ART. 331 prevede l’accesso all’insegnamento dell’educazione motoria nella scuola primaria a seguito del superamento di specifiche procedure concorsuali abilitanti alle quali possono partecipare i soggetti in possesso dei 24 crediti CFU/CFA nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche e laurea magistrale in una delle seguenti classi:

  • LM-67 «Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate»
  • LM-68 «Scienze e tecniche dello sport»
  • LM-47 «Organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie»

Aspetto giuridico ed economico

Il docente di educazione motoria nella scuola primaria è equiparato ai docenti del medesimo grado di istruzione e non può essere impegnato negli altri insegnamenti della scuola primaria.

Orario d’insegnamento

L’art. 333 della manovra economica approvata in senato sancisce l’insegnamento dell’educazione motoria di 2 ore aggiuntive per le classi con un orario di 27, mentre per le scuole che adottano il tempo pieno è mantenuto l’orario in essere. Nel suddetto caso le ore di educazione motoria possono essere assicurate in compresenza, ferma restando la responsabilità dei docenti coinvolti.

Prima applicazione

I posti per l’insegnamento dell’educazione motoria nella scuola primaria, così come sancisce l’art. 334, in fase di prima applicazione sono coperti con concorso per titoli ed esami da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal Ministro dell’Istruzione negli anni 2022 e 2023. Espletato il concorso le relative graduatorie avranno validità annuale e perdono efficacia con l’approvazione delle graduatorie riferite al successivo concorso.

In attesa del concorso

Qualora non si dovesse arrivare in tempo utile saranno assunti a tempo determinato i docenti collocati nelle graduatorie provinciali per le supplenze, per le classi di concorso:

  • A-48 «Scienze motorie e sportive negli istituti di istruzione secondaria di II grado»
  • A-49 «Scienze motorie e sportive nella scuola secondaria di I grado».

Covid mai così in alto, sale rischio DaD e il M5s se la prende con Bianchi: ha mantenuto le classi pollaio

da La Tecnica della Scuola

Le vacanze natalizia si sono consumate circa per metà della loro durate. E già si fanno i conti con quando si tornerà a scuola. Le prospettive non sembrano delle migliori. I 78mila casi contati nelle ultime ventiquattr’ore hanno anche il sapore dell’avvertimento a dover riprendere in mano i comportamenti adottati nella primavera del 2020, quando scattò il lockdown, e poi ripresi in modo alternato lo scorso anno a partire dal mese di ottobre, quando moltissime classi si rifugiarono nella DaD. Ci si accorge che rispetto ad allora non è purtroppo stato fatto granché. È tutto dire che ad ammetterlo sono alcuni parlamentari del primo partito di Governo, il M5s, che si soffermano sulla numerosità degli alunni per classe.

L’appello del M5s

“In circa 2 mila scuole italiane quasi 400 mila studenti studiano in classi sovraffollate. Sono quasi 14 mila le cosiddette classi pollaio, da 27 fino addirittura a 40 alunni”, hanno dichiarato in una nota i membri del Comitato Istruzione e Cultura del M5s Lucia Azzolina (coordinatrice), Luigi Gallo, Marco Bella, Michela Montevecchi, Annalaura Orrico.

“Si parla da anni di questa piaga ma – continuano – nell’ultimo anno scolastico colpito dal Covid non si è proseguito quel lavoro iniziato nel 2020 che con un investimento di 2 miliardi di euro per il personale e per lavori di edilizia aveva permesso di ridurre il numero di alunni anche ricavando nuovi spazi (ben 40 mila aule in più)”.

I deputati grillini ricordano “poi che non è più obbligatorio il metro di distanziamento in classe” e quindi “il problema rischia di esplodere”.

“Dobbiamo lavorare in questa direzione per evitare il ricorso alla dad. I vaccini restano lo strumento principe per la lotta al virus, ma non possono essere l’unico”, continuano gli esponenti del M5s, che poi attaccano l’attuale numero uno del dicastero bianco di Viale Trastevere.

“Il percorso avviato nel 2020” con l’inizio della cancellazione delle classi pollaio, scrivono ancora i pentastallati, “è stato interrotto però dal ministro Bianchi”.

Casa (M5s): no alla DaD

Anche Vittoria Casa (M5s), presidente commissione Cultura Scienza e Istruzione alla Camera, si scaglia contro eventuali chiusure delle scuole per l’attività in presenza: ” Tutti gli indicatori disponibili hanno evidenziato gli enormi danni psicologici e formativi di due anni di ricorso alla Dad. Occorre dunque usare questo periodo di pausa per mettere le scuole in sicurezza e riconsiderare le regole complessive delle quarantene”.

Casa si rivolge al CTS, chiedendo che “tenga conto dell’impatto sulle strutture sanitarie della nuova variante e, allo stesso tempo, del potenziale danno che un eventuale ricorso alle lezioni da remoto porterebbe alla salute degli alunni. Occorre avere coraggio ed essere determinati portando avanti interventi concreti: rafforzamento delle ASP, distribuzione gratuita delle mascherine Ffp2 e screening costanti. La scuola in presenza va garantita in ogni modo”.

La Rete Scuola in Presenza: classi sicure

Si fa sentire anche la Rete Nazionale Scuola in Presenza, che esprime “fortissima preoccupazione per alcune dichiarazioni da parte di rappresentanti delle Istituzioni riguardanti la ripresa delle lezioni dopo le festività natalizie” e anche contrarietà all’idea di introdurre il Green pass nelle scuole lanciata da Matteo Ricci, presidente delle Autonomie locali italiane. Poi ci sono altri sindaci che minacciano sin d’ora di tenere le scuole chiuse.

“Sul piano degli studi scientifici, sappiamo ormai che la scuola è uno degli ultimi setting di contagio, stante la rigidità dei protocolli previsti al suo interno, e che la contagiosità si attesta su percentuali che gravitano intorno al 2% della popolazione scolastica. La stessa comunità scientifica, peraltro, è ormai concorde – sottolinea la Rete per la scuola in presenza – sui gravissimi danni causati dalla chiusura delle scuole e dalla didattica a distanza sulla salute di bambini e ragazzi e sul piano psicologico, sociale, cognitivo, relazionale”.

La Rete cita anche “i dati della Società Italiana di Pediatria”, secondo la quale “sono aumentati del 147% gli accessi per ‘ideazione suicidaria‘, seguiti da depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare (+78.4%). Queste evidenze stanno distruggendo intere famiglie e Comunità”.

“È per questo che la Rete Nazionale Scuola in Presenza diffida sin d’ora il governo e gli enti locali da qualunque provvedimento che limiti il diritto alla Scuola in presenza dei minori” e rivendicano “la riapertura regolare delle Scuole dopo le festività”.

Renzi: basta con le quarantene ai vaccinati

Anche il il leader di Italia Viva, Matteo Renzi nella sua e-news, si scaglia contro eventuali chiusure delle scuole: dopo avere detto che “il Covid, per chi si è vaccinato, si sta “raffreddorizzando”, perché “dicono gli esperti” che è “meno aggressivo e più contagioso”, Renzi teme che “con queste regole, la scuola torna in DAD di fatto prima della fine di gennaio”.

E lancia una proposta: “Vaccini obbligatori sul lavoro, Green Pass solo ai guariti e ai vaccinati, anticipo della terza dose (in Francia stanno andando a tre mesi, in Israele sono pronti alla quarta dose), ma basta quarantene ai vaccinati. Basta! Le restrizioni devono valere SOLO per i NoVax e per i positivi finché sono positivi, come peraltro hanno annunciato ieri negli Stati Uniti“. Infine, per l’ex premier “più che continuare a fare tamponi, è necessario investire sui vaccini”.

Maturità 2022: verso una prova scritta, tesi di diploma e colloquio orale

da Tuttoscuola

In arrivo, causa pandemia, la terza deroga in tre anni rispetto all’assetto normale dell’esame di Stato. Pare infatti che il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, abbia già le idee chiare: la maturità 2022 sarà con una prova scritta, una “tesi di diploma” con argomento assegnato ai maturandi entro aprile e riconsegnato entro maggio e un colloquio. Una maturità 2022 in tre fasi, insomma. E’ quanto segnala il Sole 24 Ore che anticipa il contenuto della bozza di ordinanza ministeriale. La soluzione permetterebbe un graduale ritorno alla normalità.

Alla maturità 2022 torna quindi la prova scritta di italiano, di carattere nazionale e comune a tutti gli indirizzi di studio. Poi ci sarà l’elaborato, la cosiddetta “tesi di diploma”, che sarà multidisciplinare e incentrata sulle discipline d’indirizzo. L’argomento della tesi di diploma sarà assegnato dai propri docenti.

Ultima fase della maturità 2022 sarà poi quella del colloquio orale che si aprirà con la discussione della “tesi di diploma”. Saranno quindi esaminati argomenti e materiali scelti dai docenti e si potranno esporre anche le esperienze di PCTO. Le commissioni dovrebbero restare interne con il solo presidente esterno.

Mascherine Ffp2 a scuola: via al monitoraggio del MI per quantificare i destinatari

da Tuttoscuola

Con una nota inviata questo pomeriggio alle scuole, il Ministero dell’Istruzione ha avviato la rilevazione del fabbisogno di mascherine Ffp2 da distribuire secondo quanto previsto dal decreto legge approvato prima di Natale. In particolare sarà rilevato il fabbisogno delle mascherine necessarie per il personale “preposto alle attività scolastiche e didattiche nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole di ogni ordine e grado, dove sono presenti bambini e alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie”.

I dirigenti scolastici dovranno indicare i quantitativi necessari entro il prossimo 4 gennaio in modo che la distribuzione possa essere organizzata in tempo per il rientro.

Le Ffp2 andranno al personale che lavora a contatto con alunni che non sono tenuti a indossare mascherine e, dunque, quelli delle scuole dell’infanzia e gli esentati per altre ragioni.

Anche se a beneficiare delle mascherine FFP2 sarà quindi solo una parte minoritaria del personale scolastico, non c’è tempo da perdere: considerando infatti che i prossimi giorni non saranno del tutto operativi e che si dovranno attuare le gare d’appalto per assegnare la produzione delle mascherine speciali, non è detto che tutte le scuole destinatarie si vedranno consegnare le mascherine entro il prossimo 10 gennaio, giorno di rientro di tutti gli alunni in classe.

Proroga contratti supplenze Covid docenti e Ata: la nota MI con le indicazioni per le scuole

da Tuttoscuola

Nella Legge di Bilancio 2022 prevista “la possibilità di prorogare il termine di scadenza di tutti i contratti a tempo determinato“, per coprire le assenze del personale dovute al Covid, “riferiti sia al personale docente che al personale Ata, sino al termine delle lezioni entro i limiti delle risorse appositamente stanziate (pari a 400 milioni di euro)“. E’ quanto si apprende da una nota del ministero dell’Istruzione. Possono dunque essere prorogati i contratti per i quali la copertura era prevista fino alla fine del 2021. La nota in questione è stata inviata alle scuole con le prime indicazioni relative alla proroga dei contratti dell’organico docente e ATA assunto in più, a settembre, per la gestione dell’emergenza sanitaria.

Leggi la nota integrale

Il personale per l’emergenza, dunque, potrà continuare a svolgere le proprie prestazioni anche dopo la data del 30 dicembre 2021. Le istituzioni scolastiche, sulla base delle disposizioni normative contenute nella Legge di bilancio 2022, potranno procedere con la proroga dei contratti già stipulati.

La nota spiega infine che, tenuto conto dei tempi tecnici di assegnazione delle risorse e della necessaria azione di monitoraggio e coordinamento con gli Uffici Scolastici Regionali, in una prima fase, il termine di scadenza delle proroghe è individuabile nella data del 31 marzo 2022.

Circolare Ministero della Salute 30 dicembre 2021, DGPRE 60136

Ministero della Salute
DIREZIONE GENERALE DELLA PREVENZIONE SANITARIA

OGGETTO: Aggiornamento sulle misure di quarantena e isolamento in seguito alla diffusione a livello globale della nuova variante VOC SARS-CoV-2 Omicron (B.1.1.529).

Legge 30 dicembre 2021, n. 234

Ripubblicazione del testo della legge 30 dicembre 2021, n. 234, recante: «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024», corredato delle relative note. (Legge pubblicata nel Supplemento ordinario n. 49/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 310 del 31 dicembre 2021). (22A00261)

(GU Serie Generale n.13 del 18-01-2022 – Suppl. Ordinario n. 3)


Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024. (21G00256)

(GU Serie Generale n.310 del 31-12-2021 – Suppl. Ordinario n. 49)

AVVISO DI RETTIFICA  

Comunicato relativo alla legge 30 dicembre 2021, n 234, recante: «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024». (Legge pubblicata nel Supplemento ordinario n. 49/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 310 del 31 dicembre 2021). (22A00154)

(GU Serie Generale n.7 del 11-01-2022)

Nella legge citata in epigrafe, pubblicata nel sopraindicato Supplemento ordinario, alla pagina 194, nella rubrica dell’ALLEGATO 2, dove e’ scritto: «(importi in milioni di euro)», leggasi: «(importi in migliaia di euro)».

Legge Bilancio 2022

Legge 30 dicembre 2021, n. 234
Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024


La Camera approva il 30 dicembre, in via definitiva, il disegno di legge: Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 (Approvato dal Senato) (C. 3424) e la Nota di variazioni al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 (C. 3424/I).

La Legge di bilancio, per il 2022, prevede uno stanziamento di oltre 900 milioni per il settore dell’Istruzione.

“Con la legge di bilancio stanziamo più di 900 milioni per la scuola, che vanno ad aggiungersi agli oltre 17 miliardi previsti con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Risorse che consentono di affrontare gli impegni nell’immediato, come l’emergenza sanitaria e la valorizzazione del personale, e gli investimenti nel medio e lungo periodo. Il passaggio parlamentare e il lavoro svolto insieme ai gruppi ci hanno consentito di potenziare alcune misure e aumentare i fondi a disposizione del settore Istruzione. Le scuole avranno a disposizione 400 milioni per prorogare i contratti del personale aggiuntivo, sia insegnanti che ATA, assunto temporaneamente per fronteggiare l’emergenza sanitaria; con 300 milioni alimenteremo il fondo per la valorizzazione dei docenti. Ma ci sono anche altre misure significative, come i 20 milioni per il supporto psicologico di studentesse e studenti e del nostro personale. Continuiamo a investire per potenziare la scuola, migliorare le infrastrutture e la qualità del nostro sistema di istruzione”, sottolinea il Ministro Patrizio Bianchi.  

Di seguito le principali misure per la scuola.  

La legge stanzia 300 milioniper il 2022 e a regime per i prossimi anni, per la valorizzazione del lavoro dei docenti, con particolare riferimento alle funzioni in più svolte dagli insegnanti. Altri 400 milioni sono stati stanziati per consentire alle scuole di poter continuare a utilizzare il personale aggiuntivo assunto, a settembre, per l’emergenza sanitaria. La misura riguarda sia i docenti che gli ATA (Ausiliari, Tecnici e Amministrativi). Sono previste, poi, risorse specifiche, 28,23 milioni per il 2022, 45 milioni per il 2023 e 20 milioni, a regime, dal 2024, per il Fondo unico per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici.  

Oltre 40 milioni vengono stanziati a supporto delle scuole per il dimensionamento scolastico: anche per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 il numero minimo di 600 studenti, 400 nelle piccole isole e nei comuni montani, che le istituzioni scolastiche devono raggiungere per avere un proprio dirigente scolastico e un direttore dei servizi generali e amministrativi, resta abbassato a 500 studenti (300 in isole e comuni montani), così come era accaduto per il 2021/2022. Una misura che consente una migliore gestione delle scuole in periodo di emergenza. Attenzione viene posta anche al tema dell’abbassamento del numero di alunni nelle aule: gli attuali tetti nella composizione di ciascuna classe potranno essere derogati per ridurre l’affollamento, in particolare negli istituti che si trovano in aree di maggior disagio e in cui gli indici di dispersione scolastica sono più elevati.  

Tre milioni all’anno, a regime, vengono messi a disposizione per il funzionamento delle scuole situate su piccole isole con lo scopo di dare maggiori indennità agli insegnanti che lavorano in queste sedi più difficilmente raggiungibili e, dunque, disagiate. Un contributo aggiuntivo di 20 milioni di euro nel 2022 va alle scuole dell’infanzia paritarie. Il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa delle scuole è incrementato di 89,4 milioni annui a decorrere dal 2022 per il personale docente.  

Sono previsti 20 milioni, per il 2022, per il supporto psicologico delle studentesse, degli studenti e del personale, anche in risposta a quanto vissuto durante l’emergenza Covid. Due milioni vengono stanziati per il 2022 per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo, fronte su cui il Ministero è da tempo impegnato, insieme alle scuole.  

La legge prevede l’introduzione dell’educazione motoria alla scuola primaria che sarà affidata, d’ora in avanti, a docenti appositamente formati. Sarà coinvolto il biennio finale. Si parte, nel 2022/2023, con le classi quinte, nel 2023/2024 si proseguirà con le quarte. La legge prevede il potere di ordinanza sugli Esami di Stato, sentite le Commissioni parlamentari, per il Ministro dell’Istruzione, in ragione dell’emergenza sanitaria.  

La Legge di bilancio si connette poi direttamente anche con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): è previsto uno stanziamento a regime per le spese di funzionamento delle scuole dell’infanzia e dei nidi che saranno attivati con i fondi del Piano concordato con l’Europa. Infine, il Fondo per l’edilizia scolastica è rifinanziato per un importo di 2 miliardi di euro nell’arco temporale che va dal 2024 al 2036.