Le vittime del dovere e il principio costituzionale di uguaglianza

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto di Educazione alla Cittadinanza e alla Legalità in memoria delle Vittime del Dovere al fine di fare prevenzione e di sviluppare approfondimenti giuridici, sociologici e storici afferenti all’epoca contemporanea. L’iniziativa prevede l’assegnazione di borse di studio, per l’acquisto di materiale scolastico, destinate ai giovani vincitori.

Il Concorso è rivolto agli studenti delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia. Gli elaborati dovranno essere consegnati entro e non oltre il 13 maggio 2022 e dovranno pervenire al seguente indirizzo mail: segreteria@vittimedeldovere.it o caricando su piattaforma www.cittadinanzaelegalita.it

Pnrr: direttiva dal ministero della Disabilità

Pnrr, Stefani: dal ministero della Disabilità una direttiva con principi e metodo di lavoro
Redattore Sociale del 04/05/2022

La ministra al question time alla Camera. All’Osservatorio nazionale il ruolo di monitoraggio e verifica del grado di inclusività. Sul “caso Genova”: episodio da stigmatizzare

ROMA. “L’inclusione è una battaglia che ci vede tutti uniti e vanno stigmatizzati all’unanimità episodi come quello avvenuto lo scorso 18 aprile sulla tratta ferroviaria Genova-Milano quando a 27 persone con disabilità, con regolare biglietto, è stato impedito, da altri passeggeri, di occupare i propri posti. Queste persone sono poi state costrette a lasciare il treno e ad utilizzare un servizio di navetta sostitutivo per tornare a casa. Sono episodi che vanno stigmatizzati altrimenti avremo perso tutti”. Lo ha detto la ministra per le Disabilità, Erika Stefani, in apertura di un question time alla Camera.

Il riferimento all’episodio di Genova ha fatto da cornice all’interrogazione rivolta alla ministra dal deputato Luciano Nobili di Italia Viva, in merito a quali iniziative siano in programma per assicurare il pieno rispetto dei diritti all’inclusione, all’accessibilità e alla progettazione universale, con particolare riferimento agli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

“Come ministro per le Disabilità ho indirizzato alle amministrazioni titolari di riforma una direttiva con lo scopo di fornire il quadro di cui tenere conto nella progettazione e realizzazione degli interventi e delle misure del Piano- ha sottolineato Stefani, rispondendo all’interrogazione- nonché di delineare i principi guida da assumere alla base delle decisioni operative. La direttiva del 9 febbraio 2022- ha continuato- indica quattro principi chiave e un metodo di progettazione inclusiva”. Accessibilità, progettazione universale, promozione della vita indipendente a sostegno dell’autodeterminazione e non discriminazione, i principi indicati dalla ministra.

“Il metodo di lavoro- ha continuato- si fonda sul principio della consultazione pubblica delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità nella definizione delle singole azioni e progetti. Il ruolo di monitoraggio e verifica del grado di inclusività sociale delle riforme e degli investimenti è attribuito all’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità- ha detto Stefani- Si prevede che le amministrazioni titolari degli interventi elaborino due distinte relazioni entrambe da inviare all’Osservatorio: una previsionale, volta a prefigurare l’impatto della singola riforma sulle persone con disabilità e che fornisca elementi utili a comprendere le azioni e le modalità previste per assicurare il rispetto dei principi di accessibilità; e una relazione conclusiva che al termine delle attività fornisca una descrizione dei risultati effettivamente conseguiti in materia di inclusione rendendo conto delle corrispondenze o difformità rispetto alla relazione iniziale”. Per facilitare la relazione l’Osservatorio ha predisposto e pubblicato sul proprio sito internet delle linee guida.

“L’analisi delle relazioni- ha precisato la ministra- potrà condurre anche all’adozione di raccomandazioni e indicazioni alle amministrazioni per una migliore focalizzazione delle loro attività rispetto agli obiettivi della direttiva. Oltre a questo- ha concluso- l’ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità prevede di organizzare dei momenti di confronto diretto anche con le amministrazioni interessate attraverso degli incontri bilaterali al fine di verificare la fattibilità e il lavoro da farsi”. (DIRE)

Presentata al Ministero Fiera Didacta Italia

Scuola, presentata al Ministero Fiera Didacta Italia

Dal 20 al 22 maggio a Firenze

È stata presentata oggi al Ministero dell’Istruzione Fiera Didacta Italia, il più importante appuntamento fieristico dedicato all’innovazione della scuola, rivolto a docenti, dirigenti scolastici, educatori, formatori, professionisti e imprenditori del settore scuola e tecnologia.

La manifestazione è stata illustrata in una conferenza stampa cui hanno preso parte il Ministro Patrizio Bianchi, Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera, Giovanni Biondi, Presidente del Comitato Scientifico di Didacta, e Alessandra Nardini, Assessora all’Istruzione della Regione Toscana.

La quinta edizione è dedicata alla pedagogista Maria Montessori, una delle personalità più importanti a livello mondiale nel settore dell’educazione dell’infanzia. Conosciuta al grande pubblico comeeducatrice e scienziata di straordinaria originalità e innovazione, il metodo educativo, che prende il suo nome, è considerato uno dei principali esperimenti di “scuola nuova” adottato in molti paesi del mondo.

“Didacta non è solo una mostra, ma è l’orgoglio di mostrare. È la dimostrazione di quello che stanno facendo migliaia di insegnanti, studentesse e studenti, famiglie, dirigenti – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi –. Con l’edizione 2022, che ritorna in presenza, Didacta svolge il ruolo di raccogliere e comprendere le migliori esperienze, facendo patrimonio comune del grande impegno di questi due anni. La scuola è questo: uno straordinario sforzo comune per permettere a ognuno di partecipare alla vita collettiva”.

“L’edizione di quest’anno è intitolata a Maria Montessori, da cui raccogliamo oggi il testimone – dichiara Giovanni BiondiPresidente del Comitato Scientifico di Didacta –. Montessori è stata un’innovatrice che ha cercato di trasformare il modello scolastico basato sullo studio del libro di testo, sull’ascolto della lezione frontale e sulla centralità dell’insegnante, spostando l’attenzione sullo studente e passando da un modello basato sulla trasmissione del sapere a una modalità di apprendimento orientata alla costruzione delle conoscenze. La stessa cosa proveremo a fare a Didacta, attraverso sei Dipartimenti – tre per le scuole superiori, uno per la primaria, uno per lo 0-6 e uno dedicato alle biblioteche scolastiche innovative – e oltre 250 attività formative che coinvolgeranno direttamente gli insegnanti in attività laboratoriali”.

“Siamo orgogliosi di ospitare nuovamente in presenza all’interno del nostro quartiere fieristico Fiera Didacta Italia, la più grande fiera italiana dedicata al mondo della scuola – ha dichiarato Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera –. Per tre giorni consecutivi Firenze, con la Fortezza da Basso, torna a essere capitale della formazione e dell’innovazione scolastica, crocevia di ricerche, saperi e nuove tecnologie alla base della scuola del futuro. Il successo delle precedenti ci spinge a proseguire sulla strada intrapresa e a continuare a investire, a fianco del Ministero dell’Istruzione, di Indire, degli altri partner istituzionali e delle aziende partecipanti, sui processi di crescita educativa del nostro Paese”.               

Fiera Didacta Italia presenta un programma scientifico coordinato da INDIRE in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e coinvolge le più rilevanti realtà italiane e internazionali nell’ambito dell’istruzione, della ricerca e della formazione.

Sono oltre 250 gli eventi formativi, tra convegni, workshop immersivi e seminari, progettati su varie tematiche, dall’ambito scientifico e umanistico a quello tecnologico, fino allo spazio dell’apprendimento. Il programma è suddiviso per diverse tipologie di attività rivolte a dirigenti, insegnanti delle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado, mondo della ricerca e universitario.

Novità assoluta dell’edizione 2022 è la creazione di 6 dipartimenti, per mostrare agli insegnanti ambienti speciali e innovativi della scuola del futuro. Il dipartimento umanisticooffre ai docenti l’opportunità di sperimentare come si costruiscono percorsi di apprendimento sui saperi del curricolo e come si utilizzano le opportunità offerte da una nuova concezione dell’architettura scolastica e del setting educativo; nel dipartimento scientifico sono previste aree arredate e attrezzate in modo innovativo, per far capire come gli spazi, le tecnologie e le metodologie didattiche siano parte integrante di un’unica e coerente visione educativa; ildipartimento artistico è un palcoscenico dove sono proposti workshop su danza e teatro, arti visive e artigianato artistico, musica di vari generi e scrittura rap. Neldipartimento 0-6 vengono progettati percorsi educativi e di crescita, massimizzando quei processi di personalizzazione in grado di rispondere efficacemente ai tempi di crescita di ciascun bambino; nel dipartimento di scuola primaria i docenti possono sperimentare sia come modificare le architetture scolastiche per orientarle all’apprendimento, sia il ruolo degli studenti che utilizzano tali spazi innovativi, gli arredi e le tecnologie in una coerente visione educativa.  Infine, il sesto dipartimento, riguarda le biblioteche scolastiche innovative. Si tratta di un variopinto spazio di apprendimento, diverso da quello tradizionale scolastico, che si aprirà ai docenti come un’area colorata, flessibile, impilabile, morbida, scomponibile, modificabile, digitale e in grado di stupire.

Fra le nuove proposte in campo a Didacta 2022, lo spazio dedicato all’educazione motoria e al valore educativo dello sport a scuola (aspetto fondamentale in età evolutiva per la formazione completa dell’individuo), quello sulle scuole professionali, mentre una sezione a sé riguarderà l’area green,dove verranno organizzate iniziative sull’educazione all’ecosostenibilità nelle scuole.

Durante la tre giorni di mostra, oltre alle attività formative, i partecipanti potranno visitare una ricca sezione espositiva con oltre 200 aziende presenti leader della filiera della scuola e dell’istruzione: dal settore dell’editoria alle tecnologie informatiche di ultimissima generazione, dall’arredo alla refezione. Fra i partecipanti anche numerose istituzioni nazionali e internazionali, strutture scientifiche e culturali, università, scuole, associazioni, imprese, fondazioni e musei.

FIERA DIDACTA ITALIA è organizzata da Firenze Fiera con il coordinamento scientifico di Indire, e con un comitato organizzatore composto da Ministero dell’Istruzione, Regione Toscana, Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Unioncamere, Didacta International, ITKAM e Destination Florence Convention & Visitors Bureau. 

Hashtag #didacta22

“Ciò che il bambino apprende deve essere interessante, deve affascinarlo. Bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare, offriamogli il Mondo.”

Maria Montessori, Dall’infanzia all’adolescenza


È stata presentata oggi al Ministero dell’Istruzione Fiera Didacta Italia, il più importante appuntamento fieristico dedicato all’innovazione della scuola, rivolto a docenti, dirigenti scolastici, educatori, formatori, professionisti e imprenditori del settore scuola e tecnologia.

La manifestazione è stata illustrata in una conferenza stampa cui hanno preso parte il Ministro Patrizio BianchiLorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera, Giovanni Biondi, Presidente del Comitato Scientifico di Didacta, e Alessandra Nardini, Assessora all’Istruzione della Regione Toscana. La quinta edizione è dedicata alla pedagogista Maria Montessori, una delle personalità più importanti a livello mondiale nel settore dell’educazione dell’infanzia.

“Didacta non è solo una mostra, ma è l’orgoglio di mostrare. È la dimostrazione di quello che stanno facendo migliaia di insegnanti, studentesse e studenti, famiglie, dirigenti – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi –. Con l’edizione 2022, che ritorna in presenza, Didacta svolge il ruolo di raccogliere e comprendere le migliori esperienze, facendo patrimonio comune del grande impegno di questi due anni. La scuola è questo: uno straordinario sforzo comune per permettere a ognuno di partecipare alla vita collettiva”.

Fiera Didacta Italia presenta un programma scientifico coordinato da INDIRE in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e coinvolge le più rilevanti realtà italiane e internazionali nell’ambito dell’istruzione, della ricerca e della formazione. Sono oltre 250 gli eventi formativi, tra convegni, workshop immersivi e seminari, progettati su varie tematiche, dall’ambito scientifico e umanistico a quello tecnologico, fino allo spazio dell’apprendimento. Il programma è suddiviso per diverse tipologie di attività rivolte a dirigenti, insegnanti delle Scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado, mondo della ricerca e universitario.

Novità assoluta dell’edizione 2022 è la creazione di 6 dipartimenti, per mostrare agli insegnanti ambienti speciali e innovativi della scuola del futuro. Fra le nuove proposte in campo a Didacta 2022, lo spazio dedicato all’educazione motoria e al valore educativo dello sport a scuola (aspetto importante in età evolutiva per la formazione completa dell’individuo), quello sulle scuole professionali, mentre una sezione a sé riguarderà l’area green, dove verranno organizzate iniziative sull’educazione all’ecosostenibilità negli istituti scolastici.

Il Ministero sarà presente con uno spazio dioltre cinquecento metri quadri interamente dedicato alla formazione del personale e al racconto di ciò che il MI sta realizzando per supportare l’innovazione didattica, la formazione dei docenti e la nuova scuola che si sta definendo attraverso l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza(PNRR).

Tre le aree in cui sarà diviso lo spazio ministeriale: una di accoglienza, in cui saranno presentate, con materiali dedicati, le diverse attività del MI; un’arena per la formazione, nella quale si terranno seminari e momenti di confronto su temi di interesse per i docenti e per il personale della scuola; uno spazio con ‘sportelli’ dedicati alle informazioni su come aderire ai bandi PON, sul PNRR e sul Piano “RiGenerazione Scuola” per la transizione ecologica delle scuole.

Saranno oltre sessanta gli eventi organizzati dal Ministero, fra quelli che si terranno nell’arena dello spazio istituzionale e quelli che faranno parte del più complessivo programma scientifico della manifestazione. Si tratterà di seminari, workshop immersivi, momenti di approfondimento che vedranno la presenza anche del Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e dei Sottosegretari Barbara Floridia e Rossano Sasso.

Tra i temi che il Ministero porterà a Firenze, spiccano l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), le nuove metodologie didattiche, la transizione ecologica delle scuole nell’ambito del Piano “RiGenerazione Scuola”, le novità che riguardano il potenziamento dello sport a scuola, la riforma degli Istituti Tecnici Superiori. Ci saranno, poi, laboratori sulla robotica educativa e gli approcci innovativi all’insegnamento delle STEM, alcuni focus su arte virtuale e creatività digitale, approfondimenti sul debate e sul public speaking. Previsto anche un evento in collaborazione con la RAI per illustrare l’attività congiunta portata avanti durante e dopo la pandemia.

M. Malvaldi, Odore di chiuso

Marco Malvaldi tra storia e inchiesta

di Antonio Stanca

   Odore di chiuso è il più recente romanzo di Marco Malvaldi, scrittore pisano di quarantotto anni che da tempo si è fatto conoscere con le sue narrazioni. Come molte altre anche questa, comparsa l’anno scorso, è stata edita da Sellerio e rientra nel genere poliziesco tanto caro allo scrittore.

   Malvaldi è ricercatore presso l’Università di Pisa ed ha cominciato a scrivere romanzi quando aveva poco più di trentanni. Prima è stata la nota serie di polizieschi “I delitti del BarLume” che ha avuto una riduzione televisiva e gli ha procurato molti riconoscimenti. Attirano in Malvaldi la verità sempre da scoprire, la lingua, un misto di italiano e dialetto toscano, e l’umorismo che percorre la narrazione e sa essere misurato, calcolato, mai eccessivo. Fa ridere Malvaldi ma fa pure riflettere, diverte ma istruisce. Tutto questo succede anche in Odore di chiuso, dove si dice che nel 1895 in un castello della Maremma toscana, ad una certa distanza da Livorno, vivono il barone Romualdo Buonaiuti con la vecchia madre, la famiglia, e la servitù addetta a quanto richiesto dalla casa e dalla tenuta circostante. Nel castello, invitati dal barone, arrivano il fotografo Ciceri e Pellegrino Artusi, il noto autore de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, manuale culinario che ha dato origine alla tradizione gastronomica italiana. Sono stati invitati a soggiornare per qualche tempo e a prendere parte ad una battuta di caccia. Questo è il motivo ufficiale della loro presenza ma col tempo altre verità si scopriranno anche nei loro riguardi.

   Qualche notte dopo il loro arrivo il maggiordomo Teodoro sarà trovato morto, avvelenato, e ancora dopo Agatina, la giovane e bella cameriera con la quale Teodoro doveva sposarsi a breve, sparerà due colpi di fucile contro il barone e lo ferirà. Si sconvolge, nel castello, quella che era la situazione solita, la vita quotidianamente condotta: i familiari del barone, la madre, i figli e alcuni parenti, sono confusi, allarmati, la servitù è in preda al panico, il Ciceri e l’Artusi non riescono a spiegarsi quanto sta succedendo. Continuano, tuttavia, a tenere dotte conversazioni con gli altri, soprattutto quando sono a tavola, e col delegato di polizia che, insieme a due agenti, è stato chiamato per far luce sull’accaduto. Si va avanti tra discorsi elaborati e interrogatori estesi a tutti quelli che si trovano nel castello e intorno. Emergeranno situazioni, verità che nessuno sospettava: si saprà che dei due ospiti uno era creditore del barone, che era venuto a riprendere i soldi prestati, che il barone aveva avvelenato Teodoro per sottrargli il ricavato di una grossa vincita e saldare vecchi debiti, che per questo Agatina gli aveva sparato e tanto, tanto altro si saprà in seguito all’operazione condotta dal delegato. Quello che fino ad allora si era celato, quella vita clandestina che sempre si verifica in posti isolati, privi di rapporti, di scambi, verrà alla luce in quanto ha di grave se non di cattivo, di malvagio. E molto abile sarà il Malvaldi nel farla emergere con gradualità, nel trasformarla in una rivelazione che non smette di sorprendere, meravigliare, nel ricavare un atto di accusa per persone, ambienti generalmente ritenuti lontani da ogni sospetto, nel trarre un motivo di riflessione, nel fare il tema di un romanzo.

   Più nuovo, più riuscito è lo scrittore stavolta per l’ambientazione, i personaggi e l’articolata costruzione della vicenda. Un respiro maggiore mostra di aver acquisito la sua narrazione, più ampia, più estesa è la rappresentazione alla quale fa assistere, più storia, più vita, più modi di essere, di pensare, di fare, accoglie, più significati si propone e a tutto fa posto senza appesantirsi giacché animata è sempre da quell’umorismo che le è solito.

Ordinanza IV Sezione bis TAR Lazio 3 maggio 2022, n° 2825

SOSTEGNO IN ROMANIA: LA QUARTA BIS DEL TAR LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO E SOSPENDE IL DECRETO DI RIGETTO PER VIOLAZIONE DELLA DIRETTIVA EUROPEA N°36/2005, OBBLIGANDO IL MINISTERO ISTRUZIONE AL RIESAME

Di particolare importanzala ordinanza n° 2825 del 3 maggio 2022  della QUARTA SEZIONE BIS del TAR Lazio, che in accoglimento del ricorso degli AVV.TI MAURIZIO DANZA E PIETRO VALENTINI del Foro di Roma, ha accolto l’istanza cautelare relativa all’annullamento del decreto dipartimentale n° 407/2022 , con cui il Ministero dell’Istruzione in asserita ottemperanza della sentenza TAR Lazio – Sezione III bis, n. 11960/2021 aveva respinto l’istanza di riconoscimento delle qualifiche professionali per l’insegnamento ai sensi dell’art. 16, comma 1 del d.lGS n. 206/2007 presentata dalla ricorrente per la classe di concorso  sostegno nelle scuole di istruzione secondaria (CLASSE ADMM e ADSS – SOSTEGNO)

La richiesta era finalizzata a tutelare il diritto della ricorrente al riconoscimento in Italia del percorso professionale conseguito in Romania finalizzato all’insegnamento sul sostegno, sulla base delle certificazioni (adeverinta) rilasciate dal Ministero della Educazione Nazionale Romeno, in ottemperanza all’art.13 co.1 lett. b) della Direttiva n.36/2005 e agli art.16-22 del titolo III “libertà di stabilimento” del D.Lgs.n.206/2007 attuativo della direttiva comunitaria n. 36/2005 e n.55/2013.

 Il Collegio della sez IV BIS del Tar Lazio ha così motivato ” :

Rilevato che la ricorrente ha chiesto di sospendere in via cautelare il provvedimento impugnato con cui l’amministrazione ha negato il riconoscimento dell’abilitazione conseguita all’estero;

rilevato che l’istanza di riconoscimento dell’abilitazione conseguita in Romania per l’insegnamento di sostegno è stata rigettata in quanto: 1) non vi è la prova dell’abilitazione all’estero, in mancanza della apposita attestazione del Ministero rumeno; 2) il Ministero dell’Istruzione, competente al riconoscimento delle abilitazioni conseguite all’estero, non è invece competente al riconoscimento del titolo di specializzazione conseguito all’estero;

considerato che, secondo la costante giurisprudenza europea, anche nel caso in cui non risulti il conseguimento dell’abilitazione all’estero (nel caso in esame conclusione raggiunta dall’amministrazione senza adeguata istruttoria), in attuazione degli artt. 45 e 49 TFUEle autorità di uno Stato membro – alle quali un cittadino dell’Unione abbia presentato domanda di autorizzazione all’esercizio di una professione il cui accesso, secondo la legislazione nazionale, è subordinato al possesso di un diploma o di una qualifica professionale, o anche a periodi di esperienza pratica – sono tenute a prendere in considerazione l’insieme dei diplomi, dei certificati e altri titoli, nonché l’esperienza pertinente dell’interessato, procedendo a un confronto tra, da un lato, le competenze attestate da tali titoli e da tale esperienza e, dall’altro, le conoscenze e le qualifiche richieste dalle legislazione nazionale” (v. da ultimo la sentenza Corte di Giustizia, sez. VI, 8 luglio 2021 in C-166/2020, punto 34, che richiama la precedente giurisprudenza europea);

– che, secondo la richiamata giurisprudenza europea (v. punti 39, 40 e 41 della sentenza citata),qualora l’esame comparativo dei titoli accerti che le conoscenze e le qualifiche attestate dal titolo straniero corrispondono a quelle richieste dalle disposizioni nazionali, lo Stato membro ospitante è tenuto a riconoscere che tale titolo soddisfa le condizioni da queste imposte. Se, invece, a seguito di tale confronto emerge una corrispondenza solo parziale tra tali conoscenze e qualifiche, detto Stato membro ha il diritto di pretendere che l’interessato dimostri di aver maturato le conoscenze e le qualifiche mancanti (sentenza del 6 ottobre 2015, Brouillard, C298/14, EU:C:2015:652, punto 57 e giurisprudenza citata). A tal riguardo, spetta alle autorità nazionali competenti valutare se le conoscenze acquisite nello Stato membro ospitante nel contesto, segnatamente, di un’esperienza pratica, siano valide ai fini dell’accertamento del possesso delle conoscenze mancanti (sentenza del 6 ottobre 2015, Brouillard, C298/14, EU:C:2015:652, punto 58 e giurisprudenza ivi citata). Invece, se detto esame comparativo evidenzia differenze sostanziali tra la formazione seguita dal richiedente e la formazione richiesta nello Stato membro ospitante, le autorità competenti possono fissare misure di compensazione per colmare tali differenze”;

che pertanto l’amministrazione, anche in mancanza dell’attestazione dell’abilitazione, deve comunque procedere alla comparazione tra la formazione svolta all’estero e quella richiesta in Italia (chiedendo all’interessato, ove necessario, integrazioni documentali) e, all’esito, disporre eventuali misure compensative, ove riscontri una differenza sostanziale dei percorsi formativi;

considerato altresì che il provvedimento appare illegittimo anche sotto il profilo della dichiarata incompetenza del Ministero dell’Istruzione al riconoscimento dei titoli professionali, atteso che ai sensi dell’art. 50 D.lgs. n. 300/1999, come modificato dal D.L. 1/2020 conv. in l. 12/2020, che ha ripartito le competenze tra il Ministero dell’Istruzione ed il Ministero dell’Università e della Ricerca, spetta al Ministero dell’Istruzione potere di riconoscere i titoli di studio e le certificazioni in ambito europeo e internazionale;

ritenuto pertanto sussistente sia il presupposto del fumus boni iuris sia il presupposto del periculum in mora, atteso che il diniego di riconoscimento impedisce all’interessata di svolgere attività lavorativa;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta Bis) accoglie la domanda cautelare ai fini del riesame.

Meno 1,4 milioni di alunni al 2033: le cifre dietro il taglio (futuro) degli organici

da Il Sole 24 Ore

Da 7,4 milioni di studenti si scenderà a circa 6 milioni. Stimate 126.219 cattedre in meno. Sindacati in agitazione contro le riduzioni in agenda dal 2026

di Claudio Tucci

Da una parte ci sono i sindacati della scuola che sono già sul piede di guerra contro la riforma su formazione iniziale e reclutamento dei docenti contenuta nell’ultimo decreto Pnrr. Dall’altra c’è un quadro demografico che prevede, da qui al 2033/34, quasi 1,4 milioni di studenti (1.365.823 per l’esattezza) e 126.219 cattedre in meno. In mezzo c’è il governo Draghi che per finanziare un primo embrione di carriera “incentivata” degli insegnanti fa un bagno di realtà e inizia a limare gli organici – di 1.695 unità nel 2026 e di 2mila ogni anno fino al 2031 – dopo gli incrementi degli ultimi anni legati all’emergenza Covid e svincolati dalla perdita di alunni già in atto da diverso tempo.

I dati

Nel giorno in cui, un pò tutte le sigle sindacali del comparto annunciano una forte mobilitazione e chiedono sponde in Parlamento per riscrivere il provvedimento (e aumentare fondi e docenti), sono le ultime proiezioni finite sui tavoli di palazzo Chigi e Mef a mostrare, per la prima volta, con numeri e simulazioni alla mano, il futuro per l’Istruzione nel prossimo decennio. Un quadro a dir poco allarmante, come ha lasciato intendere ieri tra le righe, replicando indirettamente ai sindacati, il ministro dell’Istruzione, che è anche un economista, Patrizio Bianchi. Da 7,4 milioni di studenti (ultimo dato disponibile 2021) si scenderà a poco più di 6 milioni nell’anno scolastico 2033/34, a “ondate” di 110-120mila ragazzi in meno ogni anno. Di conseguenza, l’organico docente (che è una variabile dipendente dagli studenti) passerà dalle attuali 684.314 cattedre a 558.095 nel 2033/34, con riduzioni di 10-12mila posti ogni anno. L’effetto dell’andamento demografico si sentirà di più alle superiori, dove si passerà rispettivamente da 2.659.068 a 2.168.614 studenti e da 246.710 a 201.205 cattedre. Alle medie si passerà da 1.584.999 a 1.292.653 alunni e da 147.219 a 120.065 prof. Alle ex elementari i 2.314.000 ragazzi di oggi diventeranno, tra 12 anni, 1.887.193 e i loro maestri da 210.156 a 171.394. Discorso in parte diverso all’infanzia: quella statale scenderà di oltre 156mila bambini e poco meno di 15mila maestre. Ma nel Pnrr c’è un forte rilancio di nidi e infanzia, con oltre 2 miliardi finora impegnati; quindi è probabile che nelle nuove strutture gestite da enti locali (e, laddove previsto, privati) aumenterà l’offerta in tutt’Italia, anche di personale (nei tagli proposti nel decreto Pnrr l’infanzia è il settore meno toccato, con meno 70/80 maestre l’anno).

Il ministro

A fronte di questi numeri, il ministro Bianchi ha optato per mantenere gli organici invariati fino al 2026 e, contemporaneamente potenziare i posti di sostegno (la strada è stata iniziata da Lucia Azzolina) e quelli alla primaria per far decollare il nuovo docente di educazione motoria (il prossimo anno, 2022/23, si comincerà dalle quinte e saranno circa 25mila le classi coinvolte di cui oltre 15mila a tempo normale, le rimanenti a tempo pieno, per un totale stimato di 2.200 docenti – l’anno successivo si andrà avanti con le quarte – si prevedono fino a due ore a settimana). Inoltre, una fetta delle cattedre in meno per la denatalità (intorno alle 9mila) serviranno per ridurre le classi pollaio, a cominciare dalle aree più svantaggiate (poi ci penserà la denatalità).

Formazione docenti e premio nello stipendio: fino a 3mila euro dopo tre anni di corso a 112mila docenti. Ecco i calcoli

da OrizzonteScuola

Di redazione

Pubblicata la relazione tecnica del Decreto pubblicato in GU il 30 aprile, n. 36, contenente “Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”. In essa ulteriori chiarimenti sulla quantità di docenti coinvolti e sulle cifre stanziate per la premialità.

I corsi di formazione

Ricordiamo che il Decreto pubblicato in Gazzetta prevede corsi triennali al termine dei quali si potranno ottenere degli incentivi stipendiali sulla base dei fondi stanziati dal Ministero. Ai corsi si potrà aderire in modo volontario e si dovranno svolgere 15 ore per la scuola dell’infanzia e primaria e 30 ore per la scuola secondaria di primo e secondo grado, oltre a ore da dedicare ad attività di progettazione, mentoring, tutoring e coaching a supporto degli studenti nel raggiungimento di obiettivi scolastici specifici e di sperimentazione di nuove modalità didattiche.

Quanti docenti saranno coinvolti?

Qui ci viene in aiuto la relazione tecnica che stima in 280mila docenti circa (10% in più rispetto agli anni di formazione senza incentivazione economica) quanti faranno domanda per partecipare ai corsi di formazione per ottenere l’incentivazione. Per il Ministero saranno circa 34mila per la scuola dell’Infanzia, 93mila per la scuola primaria, 58mila per la secondaria di I grado e 94mila per le superiori. Per un totale di poco inferiore a 280mila.

Quanti soldi saranno stanziati?

Nel complesso, tagliando parte delle cattedre di potenziamento, il Ministero sarà in grado di stanziare a 20 milioni di euro nel 2026, 85 milioni di euro nell’anno 2027, 160 milioni di euro nell’anno 2028, 236 milioni di euro nell’anno 2029, 311 milioni di euro nell’anno 2030 e 387 milioni di euro a decorrere dall’anno 2031.

Quanto potranno guadagnare in più i docenti?

Nell’allegato 3 del Decreto pubblicato in Gazzetta, si legge che l’assegnazione del premio avverrà a seguito della valutazione del Comitato di valutazione delle scuole che determina i criteri, tra i quali l’innovatività delle metodologie e dei linguaggi didattici, la qualità e l’efficacia della progettazione didattica, la capacità di inclusione, per rendere il riconoscimento dell’elemento retributivo una tantum di carattere accessorio selettivo nei termini che possa essere riconosciuto a non più del 40 per cento di coloro che ne abbiano fatto richiesta, in funzione di una graduazione degli esiti della valutazione finale.

Considerando la stima ministeriale dei 280mila partecipanti e la premialità assegnata soltanto ad un massimo del 40% di coloro che ne hanno fatto richiesta (quindi circa 112mila docenti premiati) e considerando l’ammontare massimo di 387 milioni di euro, il riconoscimento dell’elemento retributivo una tantum a docente potrebbe ammontare a una cifra superiore ai 3mila euro, tasse escluse, dopo tre anni di corso.

Relazione_Tecnica 

TESTO DECRETO [PDF]

NoiPa, novità in arrivo per l’accesso al sistema: riunione al Ministero con i sindacati. Gli ultimi aggiornamenti

da OrizzonteScuola

Di redazione

Primo incontro col Ministero della Pubblica istruzione in merito alle modifiche introdotte dal MEF sull’accesso al portale NOIPA da parte degli oltre 56mila operatori di segreteria, attualmente impiegati nella lavorazione delle pratiche amministrative della scuola nonché accreditati al caricamento dei dati sul portale della Pubblica amministrazione.

Le nuove modalità di accesso, ancora in fase transitoria, avverranno solo con SPID di livello 3, CNS o carta di identità elettronica; le modalità non sono completamente definite, pertanto gli operatori della scuola ancora per poco tempo accederanno con le usuali username e password, ma già dalle prossime settimane solo tramite SPID di livello 2.

Il grosso cambiamento avverrà nell’arco di qualche mese quando gli operatori della PA riceveranno le nuove credenziali tramite innovative card di livello 3 assimilabili a vere e proprie carte di identità digitali, distribuite e autorizzate tramite riconoscimento fisico presso uffici pubblici, caserme di forze dell’ordine ed altri enti autorizzati, mentre le funzioni di accesso per gli oltre 3 mln di utenti resteranno con SPID di livello 2.

Secondo Gianmauro Nonnis, vicepresidente nazionale Anief, “restano forti dubbi sui tempi, fermo restando che il Ministero si è trovato costretto dal MEF a un adeguamento precipitoso alle nuove procedure si è chiesto ai dirigenti dell’Amministrazione se la card3 sarà estesa anche agli amministrativi precari, forza lavoro sempre più indispensabile per le esigue immissioni in ruolo autorizzate nei profili ATA ogni anno; inoltre se la nuova CARD a regime sarà utilizzabile anche nei periodi di interruzione del contratto di lavoro, cosa che prevedrebbe un serio conflitto di credenziali per il personale non più sotto contratto ma ancora accreditato al caricamento dei dati su NOIPA; non per ultimo se le nuove credenziali tramite CARD saranno utilizzabili anche nel caso di cambio sede di servizio per nuovo contratto o mobilità”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha affermato: “Che le modalità di accesso per gli operatori fossero in via di adeguamento alle sempre più stringenti esigenze di sicurezza dei dati era noto da tempo, quindi ancora una volta ci si chiede come mai l’incontro chiarificatore sia avvenuto a “cose fatte”. Inoltre per gli operativi di segreteria è diventata prassi lavorare le pratiche anche al di fuori dell’orario di lavoro, con queste nuove card ci si aspetta un calmiere sugli orari di effettivo lavoro dei dipendenti che, come per il personale docente, superano largamente sia il monte ore contrattuale, sia le fasce orarie di lavoro del profilo professionale”.

Il direttore Davide D’Amico si è reso disponibile a un incontro chiarificatore già dalla settimana prossima e comunque entro il 30 giugno per essere operativi entro l’inizio del nuovo anno.

Mascherine, solo a scuola bastano le chirurgiche “altruiste”: dov’è rimasto l’obbligo si mettono le Ffp2

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Dal 1° maggio è venuto meno l’obbligo generalizzato di portare le mascherine, ma dove è rimasto, in alcuni luoghi al chiuso, l’indicazione rimane quella di indossare il modello Ffp2. Ma non a scuola, dove fino alla fine dell’anno scolastico potrà essere utilizzata la mascherina chirurgica, come previsto dal confermato Decreto Legge n. 24 del 24 marzo scorso. Faranno eccezione i contagiati.

Eppure le Ffp2 continuano ad essere consigliate dai virologi. Anche da Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, e che continua ad inviare messaggi all’insegna della prudenza: “Per proteggersi, le Ffp2 sono la tipologia di protezioni delle vie respiratorie che funzionano meglio”, perché “sono la tipologia maggiormente efficace e dunque andrebbero sicuramente utilizzate dai soggetti fragili e da coloro che hanno contatti con soggetti fragili. Ciò per impedire comunque il contagio, dato che l’attuale circolazione del virus SarsCoV2 resta ancora elevata”.

Invece, continua Crisanti, “le mascherine chirurgiche hanno un’efficacia minore a fronte dell’indice di protezione delle Ffp2 che è di oltre il 95%”.

La mascherina chirurgica non protegge, in sostanza, sé stessi. Mentre è un dispositivo che ha una funzione “altruistica”, perchè presenta, conferma l’Ansa, “una buona capacità filtrante verso l’esterno, e che quindi risulta efficace nel bloccare le goccioline potenzialmente infette che potrebbero uscire dalla nostra bocca”.

Le mascherine Fffp, invece, risultano divise in più classi, tre, a seconda del loro potere filtrante.

In generale, a seguito dell’ultima ordinanza del ministro della Salute, le mascherine restano obbligatorie (fino al 15 giugno) in alcuni luoghi.

L’obbligo di utilizzo di Ffp2 è infatti stato prorogato sui mezzi di trasporto, per gli spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in sale teatrali, sale da concerto, cinema, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali assimilati, nonché per gli eventi e le competizioni sportive che si svolgono al chiuso.

Resta inoltre l’obbligo di indossare le Ffp2 ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, ivi incluse le RSA.

È comunque raccomandato di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie, si sottolinea nell’ordinanza, in tutti i luoghi al chiuso pubblici o aperti al pubblico. Anche in questi casi andrebbe utilizzata la Ffp2.

In particolare, nella scuola dell’infanzia, in presenza di almeno quattro casi di positività al Covid tra gli alunni nella stessa sezione o gruppo classe, le attività proseguono in presenza e docenti, educatori ed eventualmente bambini che abbiano superato i 6 anni devono indossare le mascherine FFP2 per 10 giorni dall’ultimo contatto con il soggetto positivo.

Nelle scuole primarie, medie e superiori vigono le stesse regole. Tutti gli altri bambini con meno di 6 anni non devono portare la mascherina, neanche chirurgica.

Per chi staziona negli uffici pubblici, invece, la recente circolare del ministero della Pubblica amministrazione prevede che l’uso delle mascherine FFP2 “è raccomandato, in particolare, per il personale a contatto con il pubblico sprovvisto di idonee barriere protettive, per chi è in fila a mensa o in altri spazi comuni, per chi condivide la stanza con personale ‘fragile’, negli ascensori e nei casi in cui gli spazi non possano escludere affollamenti”.

Calendario scolastico 2022/23, in Puglia si torna a scuola il 14 settembre

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Studentesse e studenti pugliesi torneranno sui banchi mercoledì 14 settembre.

La Giunta Regionale ha infatti approvato il calendario scolastico per il 2022/23.

Queste le festività deliberate:

  • 31 ottobre-1 novembre per Ognissanti
  • 8-10 dicembre per la festa dell’Immacolata
  • 23 dicembre-8 gennaio per le vacanze di Natale
  • 6-11 aprile per le vacanze di Pasqua
  • 24-25 aprile per la Festa della Liberazione
  • 1 maggio per la Festa dei Lavoratori
  • 2-3 giugno per la Festa della Repubblica.

Ultimo giorno in classe in programma sabato 10 giugno.

Per la scuola dell’infanzia le attività si chiuderanno invece giovedì 30 giugno.

Docenti e ATA da destinare all’estero: domande entro il 15 maggio

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Il personale docente e il personale ATA (solo DSGA e assistenti amministrativi) possono presentare domanda per la copertura di posti all’estero, a partire dall’anno scolastico 2022-2023.

Il bando con tutte le regole è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Concorsi n. 30 del 15 aprile.

Sono requisiti di partecipazione:

  • servizio di ruolo di almeno 3 anni (superato l’anno di prova ed escluso l’anno in corso)
  • possesso di una certificazione linguistica di livello almeno B2 per le aree messe a bando
  • partecipazione ad un corso di intercultura e/o internazionalizzazione di almeno 25 ore (requisito necessario per i docenti.

Il candidato deve produrre apposita istanza esclusivamente via pec, a lui intestata, avente ad oggetto «Selezione personale docente ed ATA», utilizzando esclusivamente rispettivamente, per i docenti l’allegato 4 e per il personale ATA l’allegato 5 (modelli di domanda – reperibili sul sito istituzionale del MAECI al seguente link https://www.esteri.it/mae/scuole/Selezioni_personale_scolastico_2022. zip), debitamente compilato in ogni sua parte, al seguente indirizzo dgdp.05_selezione@cert.esteri.it

La domanda deve essere trasmessa entro il 15 maggio 2022.

La procedura di selezione si articolerà in una selezione per titoli e colloquio comprensivo dell’accertamento linguistico che si svolgerà in modalità telematica o in presenza.

IL BANDO

Assegnazioni di dirigenti e docenti ad enti, associazioni e università: domande entro il 13 maggio 2022

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Dirigenti scolastici e docenti possono richiedere anche quest’anno di essere assegnati, in posizione di comando, ad enti, associazioni e università.

La nota 22890 del 13 aprile 2022 contiene tutte le indicazioni in merito alle seguenti assegnazioni:

  1. dei dirigenti scolastici e dei docenti per i compiti connessi all’autonomia scolastica per il triennio 2022/23, 2023/24 e 2024/25, da assegnare all’Amministrazione centrale del Ministero dell’istruzione e agli Uffici scolastici regionali, per un totale di 150 unità
  2. dei dirigenti scolastici e del personale docente presso gli enti di prevenzione del disagio psico-sociale e presso le associazioni professionali dei dirigenti scolastici e del personale docente, nei contingenti rispettivamente di 100 e 50 unità
  3. dei docenti destinatari dei progetti nazionali nell’ambito dell’organico triennale dell’autonomia scolastica per un totale di 732 unità.

Le assegnazioni comportano il collocamento in posizione di fuori ruolo del personale interessato. Il personale da collocare fuori ruolo deve aver superato il periodo di prova. Il servizio prestato in posizione di collocamento fuori ruolo dai dirigenti scolastici e dai docenti è valido come servizio d’istituto per il conseguimento di tutte le posizioni di stato giuridico ed economico nelle quali sia richiesta la prestazione del servizio medesimo.

Per l’anno scolastico 2022/2023 le richieste di assegnazione dovranno essere inviate via pec entro il 13 maggio al seguente indirizzo: dgpersonalescuola@postacert.istruzione.it

LA NOTA

Prove Invalsi 2022, a maggio si svolgeranno nelle primarie e nelle classi seconde delle superiori: date e info utili

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Il mese di maggio vedrà impegnate nelle prove Invalsi le classi seconde e quinte della scuola primaria e le classi seconde della scuola secondaria di II grado.

Prove alla primaria

Nelle scuole elementari, questo è il calendario delle somministrazioni:

  • II primaria (prova cartacea)
    • Italiano: venerdì 6 maggio 2022
    • Prova di lettura solo Classi Campione: venerdì 6 maggio 2022
    • Matematica: lunedì 9 maggio 2022
  • V primaria (prova cartacea)
    • Inglese: giovedì 5 maggio 2022
    • Italiano: venerdì 6 maggio 2022
    • Matematica: lunedì 9 maggio 2022.

Prove nella secondaria di II grado

Queste sono invece le date previste per le classi seconde delle superiori:

  • II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
    • Sessione ordinaria Classi Campione, prove di Italiano e Matematica: mercoledì 11, giovedì 12, venerdì 13 maggio 2022
    • Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano e Matematica: da mercoledì 11 maggio 2022 a martedì 31 maggio 2022.

Materiali di supporto

L’Invalsi ha messo a disposizione di scuole e famiglie diverse risorse utili. Tra queste la guida alle Prove INVALSI nella scuola primaria – gradi 2 e 5 e la guida alle Prove INVALSI nella scuola secondaria – gradi 8, 10 e 13.

Sono anche disponibili simulazioni ed esempi di prove:

Bullismo: analisi del fenomeno per prevenirlo a scuola

da Tuttoscuola

Come è noto il termine bullismo deriva dall’inglese “bullying” e viene usato nella letteratura internazionale per connotare il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo. Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta i lavori pionieristici di Heinemann (1969) e Olweus (1973) rilevarono un’elevata presenza di comportamenti bullistici in molte scuole scandinave catalizzando l’attenzione anche della stampa (Zanetti, 2007). È proprio Olweus (1996) che, per primo, formula una definizione del feenomeno, affermando che: “uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.

Le definizioni che si sono succedute negli anni hanno aggiunto ulteriori particolari, ad esempio Björkqvist e collaboratori (1982) hanno enfatizzato la disparità di potere e la natura sociale del bullismo; Besag (1989) ha sottolineato la sistematicità e la durata nel tempo dell’azione aggressiva e l’intenzionalità nel causare il danno alla vittima; Sullivan (2000) ha parlato di abuso di potere premeditato e diretto verso uno o più soggetti. Il bullismo fa parte della più ampia classe dei comportamenti aggressivi, può essere presente durante tutto l’arco di vita dell’individuo e assumere forme diverse a seconda dell’età (Pepler & Craig, 2000; Pepler et al., 2004), è però sempre caratterizzato da intenzionalità, persistenza e squilibrio di potere.

In linea generale sono identificabili tre tipologie di comportamento aggressivo: violenza fisica diretta, aggressività verbale e relazionale – anche indiretta – caratterizzata spesso da violenza psicologica come diffamare, escludere, ghettizzare o isolare la vittima (Menesini, 2000, 2003).

In genere le vittime di genere femminile reagiscono al sopruso con tristezza e depressione, i soggetti di genere maschile invece esprimono più spesso la rabbia (Fedeli, 2007). Inoltre, mentre le ragazze tendenzialmente denunciano le prepotenze subite e, se spettatrici di episodi di bullismo perpetuati ai danni di altri, reagiscono cercando di difendere la vittima, i ragazzi adottano più spesso un comportamento omertoso e complice (Sullivan, 2000).

Le differenze di comportamento tra i generi si acutizzano con l’età: meno evidenti nei primi anni di scuola, emblematiche del genere di appartenenza durante il periodo adolescenziale (Genta, 2002). Molteplici sono i modelli teorici che hanno cercato di spiegare l’aggressività e il bullismo e di comprendere i fattori del disagio o della devianza. Dalla teoria dell’interazione sociale alla teoria del controllo socia- le vengono tenuti in debito conto i principali fattori della devianza (Patterson et al., 1992). Entrambe le teorie postulano che la personalità del bambino si struttura a partire dalla relazione con i genitori, i quali diventano agenti di facilitazione dei valori sociali e delle funzioni di controllo (sviluppo morale). È la teoria dell’attaccamento (Bolwby, 1989) che chiarifica la funzione protettiva che una relazione sana con il caregiver può assumere nello sviluppo del bambino, o, al contrario, quanto un rapporto conflittuale possa divenire sinonimo di difficoltà nel processo di crescita. Inoltre, non bisogna dimenticare un’ampia parte di letteratura che evidenzia come episodi di bullismo, subiti e perpetrati, nell’infanzia e nell’adolescenza abbiano forti probabilità di sfociare in gravi disturbi della condotta in tarda adolescenza e nell’età adulta (Menesini, 2000, 2008; Menesini et al., 2012).

Rilevante è stato il contributo di Oliverio Ferraris (2008) nel sintetizzare le cause originarie degli atti persecutori: il bullismo appare fondarsi su un disagio familiare che spinge l’individuo a mettere in atto comportamenti vessatori essenzialmente per due differenti ragioni quali l’apprendimento pregresso e il vissuto di rivalsa. Nel primo caso il soggetto ripropone in classe il modello di comportamento violento appreso in famiglia. Nel secondo, riattualizza ciò che ha vissuto come vittima di aggressioni, invertendo però il proprio ruolo (identificandosi così con l’aggressore).

Una variabile importante per la descrizione e l’interpretazione del fenomeno è il periodo di insorgenza dei comportamenti bullistici. Le azioni aggressive che insorgono in età adolescenziale assumono una valenza prioritariamente relazionale con lo scopo di far assumere al singolo un’identità all’interno del gruppo. La condivisione diventa la condizione identificativa e definitoria del gruppo, in una costante interazione tra il dentro (da salvaguardare) e il fuori (il nemico), l’azione diviene l’espressione della frustrazione interna che deve essere scaricata, allontanata da sé e diretta verso una vittima esterna (Ingrascì & Picozzi, 2002).

Con i suoi primi lavori condotti su oltre 130.000 ragazzi norvegesi tra gli 8 e i 16 anni, Olweus (1983) trovò che il 15% degli studenti era coinvolto, come attore o vittima, in episodi di prepotenza a scuola. Successivi studi hanno poi confermato l’incidenza e la diffusione di questo fenomeno nelle scuole. Nella nostra realtà nazionale, già i primi dati raccolti negli anni ’90, con un campione di 1.379 alunni tra gli 8 e i 14 anni, indicarono come il 42% di alunni nelle scuole primarie e il 28% nelle scuole secondarie di primo grado riferissero di aver subito prepotenze (Menesini, 2003). Questi studi mettono in evidenzia come la scuola possa diventare possibile luogo di persecuzione e violenza (Petrone & Troiano, 2008) a carico di tre specifiche categorie: il bullo, la vittima, il gruppo.

Il bullismo non è un fenomeno di nuova generazione, ma è innegabile che presenti oggi dei caratteri di novità, uno dei quali è ascrivibile nelle potenzialità offerte dalle strumentazioni tecnologiche. Una nuova manifestazione di atti di bullismo, è infatti, il cyberbullismo, frutto dell’attuale cultura globale in cui le macchine e le nuove tecnologie sono sempre più spesso vissute come delle vere e proprie estensioni del sé.

Gli sms, le e-mail, i social network, le chat sono i nuovi mezzi della comunicazione, della relazione, ma soprattutto sono luoghi “protetti”, anonimi, deresponsabilizzanti e di facile accesso, quindi perversamente “adatti” a fini prevaricatori come minacciare, deridere e offendere. Tra le definizioni di cyberbullismo maggiormente accreditate sono rintracciabili quelle di Smith et al. (2008) che parlano di un atto aggressivo attuato tramite l’ausilio di mezzi di comunicazione elettroni- ci, individuale o di gruppo, ripetitivo e duraturo nel tempo, contro una vittima che non può facilmente difendersi.

Come accade per il bullismo inteso in senso classico anche il cyberbullismo può assumere diverse manifestazioni a seconda dei mezzi e delle modalità con cui si esplica. Willard (2004) categorizza il cyberbullismo in otto specifiche tipologie di comportamento: il flaming, ovvero, inviare messaggi volgari e aggressivi ad una persona tramite gruppi on-line, e-mail o messaggi; l’on-line harassment, inviare messaggi offensivi in maniera ripetitiva sempre utilizzando la messaggistica istantanea; il cyber- stalking, persecuzione attraverso l’invio ripetitivo di minacce; la denigration, pubblicare pettegolezzi, dicerie sulla vittima per danneggiarne la reputazione e isolarla socialmente; il masquerade, ovvero l’appropriarsi dell’identità della vittima creando danni alla sua reputazione; l’outing, rivelare informazioni personali e riservate riguardanti una persona; l’exclusion, escludere intenzionalmente una persona da un gruppo on-line; e infine, il trickery, ingannare o frodare intenzionalmente una persona.

Bullismo e cyberbullismo si differenziano in particolare nella dimensione contestuale: nel cyberbullismo gli attacchi non si limitano esclusivamente al contesto scolastico, ma la vittima può ricevere messaggi o e-mail dovunque si trovi, e questo rende la sua posizione molto più difficile da gestire e tollerare (Tokunaga, 2010). Nel bullismo digitale la responsabilità può essere condivisa anche da chi visiona un video, un’immagine e decide di inoltrarla ad altri, il gruppo, quindi, acquisisce un ruolo, un’importanza, una responsabilità diversa (Brighi, 2009), e – in particolare – la portata del gesto aggressivo assume una gravità spesso superiore, con conseguenze estremamente gravi (Slonje & Smith, 2008).

Decreto legge sul PNRR, i sindacati: ‘La comunità scolastica non merita questo’. Proclamato stato di agitazione

da Tuttoscuola

“Con la pubblicazione del decreto sulla scuola in G.U. del 1°maggio, il Governo interviene pesantemente su molti aspetti della vita della scuola che, da autentica risorsa per il Paese, torna ed essere terreno di tagli di spesa e di scontro politico – ideologico”. E’ questo il commento di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda, alla pubblicazione del decreto legge sul PNRR in Gazzetta Ufficiale. Da oggi, 3 maggio, proclamato lo stato di agitazione.

“I documenti di programmazione economica pluriennale non prevedono investimenti, ma tagli che puntualmente il sistema subisce da decenni. Ancora una volta si decidono questioni di grande rilievo per il sistema scolastico attraverso atti unilaterali addirittura con Decreto legge, sfuggendo da ogni confronto con il mondo della scuola. La consapevolezza che la partecipazione al cambiamento contribuisce, accrescendone la qualità e il valore, ai processi di innovazione, evidentemente in questa fase manca del tutto al Governo e alla “politica”. E questo dopo due anni di pandemia, in cui la scuola si è completamente reinventata, e con una guerra che comporta la necessità di accogliere i profughi dall’Ucraina (ne sono arrivati ed accolti oltre 30.000, anche minori non accompagnati)”, scrivono i sindacati in un comunicato unitario.

“La scuola si sta confermando uno dei più efficaci strumenti di integrazione, attraverso atti di concreta e solidale accoglienza, nell’ottica di una vera cultura di pace. Anche solo per questo avrebbe meritato un trattamento diverso, caratterizzato da attenzione e coinvolgimento; analogamente lo avrebbero meritato le organizzazioni sindacali alle quali il personale ha rinnovato pochi giorni or sono la propria fiducia con una larghissima partecipazione al voto per il rinnovo delle RSU, legittimandone ancora una volta il ruolo di rappresentanza. Invece, solo dopo qualche giorno dal voto per il rinnovo delle RSU che ha visto un milione di lavoratori dare la propria fiducia alle Organizzazioni Sindacali, si decide di procedere per decreto su tematiche così importanti. Per questo le Organizzazioni sindacali della scuola, unitariamente, hanno deciso una grande mobilitazione, a partire dai lavoratori, per arrivare a coinvolgere l’intera comunità educante che si vede ridurre l’ambito di autonomia, anch’esso di rilevanza costituzionale, al pari della libertà di insegnamento che rischia di subire inaccettabili condizionamenti”.

Tutto ciò in presenza di un’annosa e irrisolta questione retributiva che riguarda tutto il personale della scuola. “Il Governo – commentano ancora i sindacati della scuola – sottrae le risorse aggiuntive inserite in legge di Bilancio per il rinnovo del contratto destinandole a modalità di formazione incentivata decise unilateralmente, con evidente riduzione di quelle destinate a rivalutare nel loro complesso le retribuzioni di tutti e con l’ipoteca di tagliare l’organico nei prossimi anni. Per recuperare le risorse per una politica retributiva selettiva si ipotizza, fuori da ogni confronto negoziale, anche l’impiego delle risorse attualmente utilizzate per la card docenti.”

“Nel frattempo non si affronta il tema del precariato, anzi il sistema di reclutamento delineato, ulteriormente appesantito nei tempi e nei requisiti, appare oltremodo punitivo e non in grado di risolvere la piaga del lavoro precario. Non si prevede per la formazione iniziale una normale e legittima fase transitoria e non si tiene in alcun conto la necessità di offrire opportunità di stabilizzazione del personale precario, per il quale non viene previsto uno specifico percorso di accesso al ruolo”.

Per tutte queste motivazioni, FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA, SNALS e GILDA hanno convenuto di organizzare una forte mobilitazione, a partire da un’imponente campagna di informazione capillare rivolta non solo al personale della scuola, ma anche alla società civile, alle famiglie e ai cittadini: “Con il percorso di mobilitazione di tutto il personale FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA RUA, SNALS e GILDA intendono rimarcare il dissenso contro il Decreto Legge 36, per ottenerne radicali modifiche e rivendicare la devoluzione di tutte le materie che incidono sul rapporto di lavoro al rinnovo del contratto, per il quale chiedono l’immediato avvio delle trattative. È in tale sede che va ricondotto anche il confronto sui percorsi di valorizzazione professionale per i quali è comunque indispensabile l’investimento di ulteriori e specifiche risorse”.

Riservandosi quindi di valutare il ricorso a tutte le azioni di mobilitazione che si renderanno necessarie, anche in relazione allo sviluppo del confronto che intendono sollecitare e avviare con il Governo e le forze politico parlamentari, indicono una serie di iniziative:

– Convocazione di tutte le RSU elette nelle ultime elezioni per la giornata di venerdì 6 maggio alle ore 15 in diretta streaming con l’intervento dei 5 segretari generali di categoria (seguirà volantino iniziativa);
– Convocazione direttivi unitari dei 5 sindacati, per la giornata del 13 maggio alle ore 15, sempre in modalità on line;
– Dal 3 maggio proclamazione dello stato di agitazione con invio piattaforma rivendicativa su cui avviare le procedure di raffreddamento e contestuale blocco delle attività aggiuntive per tutto il personale della scuola;
– Incontro con tutti i gruppi parlamentari.