La tutela della dignità nel transumanesimo

di Margherita Marzario

La tutela della dignità nel transumanesimo

Abstract: Si fa di tutto affinché si riconoscano i diritti di alcune “categorie” di persone e affinché se ne redigano le carte o le dichiarazioni trascurando che tutti hanno gli stessi diritti perché tutti hanno la stessa dignità umana


L’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Nel XXI secolo – in cui si disputa di transumanesimo e postumanesimo -, alla luce di tutto quello che succede, questa statuizione è rispettata? Sembrerebbe di no, a cominciare dalla cosiddetta condizione giovanile.

“I giovani non stanno bene. E non stanno bene non perché manchino loro coccole e attenzioni dei genitori. Non stanno bene perché non lavorano. Infatti troppo pochi hanno un impiego e ancora meno – tra questi fortunati – possono fare affidamento su un posto di lavoro stabile e ben remunerato. È un fenomeno che sottrae ai giovani dignità e desiderio di famiglia, di figli, di futuro. Sottrae loro più radicalmente la possibilità di essere ciò che devono essere: i novatori del mondo” (don Armando Matteo, esperto di problematiche giovanili). Non abituando all’impegno e non favorendo un impiego per i giovani si contravviene a molti diritti, tra cui quelli stabiliti nell’art. 10 della Carta sociale europea in cui si parla di “efficacia del sistema di apprendistato e di ogni altro sistema di formazione destinato ai giovani lavoratori”.

Anche l’eclettico don Andrea Gallo affermava: “I giovani hanno bisogno di testimoni, non maestri. Cioè di maestri che siano veri testimoni: ecco la qualità della relazione! Si deve cercare insieme, altrimenti non si arriverà mai a una vera pedagogia. È necessario ascoltare, lasciando l’integrità dell’altro, la sua dignità. Ai ragazzi dico «non abbandonate la creatività, praticate la disobbedienza passiva evitando la violenza. Resistete con fantasia, indignazione e rabbia»”. I giovani hanno semplicemente diritto di essere sestessi e a manifestare il loro pensiero divergente o dirompente:considerando le possibili origini etimologiche della parola, “giovane” è “colui che è nel fiore dell’essere suo, nell’età più forte, più balda e più piacevole della vita”. Al contrario, non s’investe nei e per i giovani, si fa mancare la fiducia e ogni altra risorsa interiore per corroborarsi e andare avanti come dovrebbe essere nella fisiologia dei giovani, si danno loro solo e tutte le cose materiali anticipando i loro desideri, s’infrangono i loro sogni, li si rende consumatori passivi e acritici, li si spersonalizza con l’ipertecnologia.

Nei confronti dei giovani, purtroppo c’è un atteggiamento di distrazione e di distruzione, come denunciato anche dallo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro: “Nella vita quotidiana, nelle famiglie, nelle scuole, nelle relazioni interpersonali, in particolare nei rapporti uomo-donna, nei comportamenti di molti esponenti delle istituzioni, in televisione e nelle piazze reali o telematiche, si moltiplicano gli arruffapopolo che giocano con il fuoco usando parole incendiarie, seminando paura e odio, con i risultati che sono davanti ai nostri occhi. I ragazzi e le ragazze da sempre amano scherzare con il fuoco. Purtroppo il loro gioco diventa mortale se vivono accanto ad adulti che fanno altrettanto. Io credo che si giochi troppo con il fuoco perché mancano i custodi dell’anima. Il fuoco, come la terra, l’aria e l’acqua, non va eliminato bensì custodito per salvarne l’energia benefica ed eliminarne la carica distruttiva. Ci vogliono i pompieri per le emergenze, ma i custodi per la prevenzione”. Occorre, invece, “allevarlo [il fanciullo] nello spirito degli ideali proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite e in particolare nello spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di eguaglianza e di solidarietà” (da un capoverso del Preambolo della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia). 

E così alcuni giovani cadono in disturbi del comportamento alimentare, depressione, in forme di suicidio collettivo, in forme di devianza sino a commettere reati che li conducono alle carceriminorili che, talvolta, svolgono il compito di quelli (istituzioni e adulti) che non ci sono stati e fanno e danno quello che non è stato fatto o dato sino a quel momento.

“Il carcere è un luogo di sosta. Oltre il muro si è come al confine. Si deve superare la colpa per arrivare alla responsabilità. La pena deve diventare un diritto e non solo una punizione. Deve essere il diritto di poter avere un tempo nuovo che ti metta in contatto con altre situazioni. Chi entra in aula come insegnante deve essere un «costruttore di pena», ricordando che la pena non è per sempre e che, un giorno, il tuo allievo uscirà con un bagaglio che lo potrà aiutare” (Mario Tagliani, maestro nel carcere minorile di Torino). In questo è peculiare il carcere di Nisida (non solo perché sede del Centro europeo di studi sulla devianza e il disagio giovanile): un’isoletta che da lontano sembra una barca tra le onde (com’è la vita) e che ai ragazzi lì ristretti comunque consente di poter vedere il mare e di aspirare a nuovi orizzonti. “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo accusato e riconosciuto colpevole di aver violato la legge penale a essere trattato in un modo che risulti atto a promuovere il suo senso di dignità e valore che rafforzi il suo rispetto dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali altrui, e che tenga conto della sua età, nonché dell’esigenza di facilitare il suo reinserimento nella società e di fargli assumere un ruolo costruttivo in seno a quest’ultima” (art. 40 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). Ciò non vale solo per le scuole carcerarie, ma per tutte le scuole che devono“promuovere”, “rafforzare”, “facilitare”, “far assumere un ruolo costruttivo”.

A tale proposito Massimiliano Padula, esperto di comunicazione sociale, osserva: “Non sono i social (altro discorso è quello legato ai videogame che sono presenti nelle nostre vite dagli anni Settanta) a creare il deserto, ma siamo noi che desertifichiamo questi spazi con i nostri vuoti e le nostre ambiguità. I media digitali non sono soggetti attivi dotati di intenzionalità ma proiezioni della nostra coscienza, nel bene e nel male. Per questo motivo, […] l’unica flebile speranza rimane quella educativa. Che significa appunto non «scrollare le spalle», ma farsi carico e impegnarsi nella costruzione di una società dove l’uomo e la sua dignità tornino a essere le misure del pensare e dell’agire”. Ottimi fertilizzanti del campo della vita sono l’arte e la cultura e così bambini e ragazzi diventano artisti e artefici della loro vita. “I bambini hanno diritto ad avere un rapporto con l’arte e la cultura senza essere trattati da consumatori ma da soggetti competenti e sensibili e a frequentare le istituzioni artistiche e culturali della città, sia con la famiglia che con la scuola, per scoprire e vivere ciò che il territorio offre” (artt. 6 e 7 Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura, Bologna 2011). 

Un’altra condizione umana in cui la dignità sembra eclissata è la malattia, situazione accentuatasi nel periodo della pandemia durante il quale molte persone sono state allontanate da tutto e tutti sino a morire nella solitudine e non avere nemmeno la possibilità di un degno funerale. Il bioeticista Paolo Marino Cattorini scrive: “Sperare fino alla fine. Cercare un senso attraverso le ferite e nonostante gli strappi che la vita ci infligge, dopo averci affascinato con le promesse dell’infanzia, con le esuberanti passioni del tempo di salute. Come custodire, difendere, esprimere la dignità dell’esistenza, quando siamo sotto scacco? Come testimoniare l’alleanza verso chi ci è caro, quando incombe un disastro prevedibile e inesorabile?”. Uno dei bisogni umani, più umani è la “com-passione”, come il tocco caldo e delicato della mano di una futura mamma sul ventre per quietare il nascituro scalpitante. Di compassione si parla nell’art. 3 della Carta dei diritti del bambino nato prematuro: “In particolare [il neonato prematuro] ha diritto a cure compassionevoli e alla presenza dell’affetto dei propri genitori anche nella fase terminale”.

Il professor Cattorini aggiunge: “Anticipare le decisioni è spesso segno di maturità. Anche in ambito sanitario. Quando una malattia colpisce crudelmente e la medicina esclude possibilità di miglioramento, guardare in faccia la verità, stringere gli ultimi patti con chi è caro, salvare le cose e i pensieri preziosi, custodire la dignità dei valori supremi per i quali si è spesa una vita, tutto questo documenta la maturità umana e cristiana di chi non cede al male da codardo, da fatalista, ma oppone un’ultima resistenza coraggiosa, non accanita. Si tratta di scegliere, tra i diversi scenari possibili, quello più congruo a esprimere una cifra spirituale, una tenace prossimità, una speranza (non ingenua né illusoria) in un principio di liberazione”. Il suicidio assistito, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, le cure palliative del dolore e altro ancora sono questioni che dovrebbero toccare tutti perché nessuno ne è immune e perché l’empatia originata dai neuroni specchio dovrebbe o almeno potrebbe essere l’antidoto alla perdita di dignità che si verifica nelle situazioni estreme della vita.

Nel nostro secolo è ancora compromessa la dignità delle donne con ogni forma di violenza, uxoricidio, femminicidio, reificazione del corpo femminile, mercificazione, ipersessualizzazione in televisione e nella comunicazione in generale… E, spesso, le donne per difendersi usano gli stessi strumenti con una sorta di mascolinizzazione o, peggio, brutalizzazione diffusa. La storica Lucetta Scaraffia mette in guardia: “Forse non è un bene per le giovani donne giocare così con la violenza forte e reale che le circonda. Dovrebbero, dovremmo, forse, pensarci di più, riflettendo sul messaggio che talune scelte possono, involontariamente, mandare all’esterno”. Ogni bambina ha il diritto “Di non essere bersaglio, né tanto meno strumento, di pubblicità per l’apologia di tabacco, alcol, sostanze nocive in genere e di ogni altra campagna di immagine lesiva della sua dignità” (art. 9 Nuova Carta dei diritti della bambina). La femminilità non è data dall’abbigliamento, dalla cosmesi, da una certa fisicità, ma da “un’estetica femminile”, da un modo di intuire, percepire e sentire la vita. È importante educare in tal senso bambine e bambini: educare lo sguardo e allo sguardo, educare i sensi e ai sensi e così di seguito. 

Quell’educazione alla dignità, alla bellezza, alla vita, che è sempre la migliore forma di prevenzione anche contro la prostituzione di cui quella minorile, purtroppo, è in aumento in Italia. Il sociologo Francesco Belletti ha commentato: “Rispetto al dibattito sulla prostituzione recentemente innescato sull’identità professionale delle cosiddette «escort», fortunatamente la Corte Costituzionale [agli inizi del 2019] ha preso una decisione di grande buon senso, di elevata dirittura morale e di profonda fondatezza giuridica, respingendo l’ipotesi che in fondo «sia una professione come un’altra». Tuttavia proprio la possibilità che si sia innescato tale dibattito è un ulteriore sconfortante esempio di un malinconico e crepuscolare arretramento della contemporaneità rispetto alla tutela della dignità delle persone. Usare denaro per sfruttare il corpo di un’altra persona per il proprio piacere sessuale,definizione brutale ma precisa dell’azione che fa il «cliente/consumatore», rappresenta infatti un evidente tradimento della tutela della dignità della persona, dignità che non può non trovare dimora anche nella concreta corporeità di ogni persona. Ma comprando un corpo si tradisce anche la verità della relazione sessuale, che può essere la forma più pura e trasparente di dono e di reciprocità, e che proprio nella sua «non commercializzazione»trova la sua più completa bellezza. «Fare l’amore» non può diventare «comprare sesso»; è talmente evidente la corruzione della pienezza dell’incontro sessuale quando si mette mano al portafoglio…” (nell’articolo «Libertà di prostituirsi. Chi consiglierebbe questo lavoro ai propri cari?» del 14-03-2019). È impegno comune “Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo” (obiettivo 5.2 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile).

Bisogna inculcare che la sessualità fa l’essere umano, non è soddisfazione di un bisogno corporeo, non è accoppiamento, non è periodo del calore come negli animali. Ragion per cui bisogna prendere in considerazione e rispettare la sessualità delle persone con disabilità, anziane, detenute o in altri status. Basti pensare che in molti Stati degli U.S.A. è ancora legalmente praticata la sterilizzazione forzata ai danni delle persone con disabilità (fenomeno su cui è stato pubblicato un rapporto di ricerca nel 2021). “Parlare di sessualità significa parlare anche di libertà, dignità e autonomia delle persone, comprese quelle disabili” (Claudio Imprudente, giornalista “diversabile”). “Combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose relativi alle persone con disabilità, compresi quelli basati sul sesso e l’età, in tutti i campi” (art. 8 “Accrescimento della consapevolezza”, lettera bdella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dicembre 2006). La sessualità è componente della persona stessa e non una qualità, è elemento dell’identità, è parte della struttura della personalità e della dignità di ciascuno. 

Un altro ambito in cui è spesso calpestata la dignità è il lavoro: disoccupazione, lavoro nero, sottoretribuzione, mobbing, mancanza di sicurezza, sino all’ipocrisia terminologica delle cosiddette “morti bianche”, lavoratori che muoiono lavorando o andando a lavorare. Morti che, in realtà, non hanno nulla di bianco ma tutti i colori, dal rosso del sangue di coloro che vengono schiacciati al nero della disperazione di congiunti e familiari che restano soli e invano ad aspettarli o ad aspettare una forma di conforto. Eppure il lavoro dovrebbe essere realizzazione di sé, di sogni, di progetti, espressione della dignità, sostentamento della famiglia, miglioramento della società… e non morte. Eppure il diritto al lavoro è diritto costituzionale, esistenziale, essenziale(artt. 1 e ss. Cost.). 

La dignità è richiamata tre volte nella Costituzione italiana (artt. 3, 36 e 41) ed è la rubrica del Titolo I della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000) e la rubrica e il testo dell’art. 1 della suddetta Carta, che recita: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. Perché la dignità è alla base dei rapporti umani (da quelli interpersonali aquelli internazionali), dell’essere umani, dell’essere persona unica e uguale alle altre, e si avverte ancor di più l’essenza, anzi quintessenza, della stessa e l’esigenza del suo riconoscimento in questi tempi disumani o postumani.

La dignità è umanità, è l’umanità.

Spazio: la Costellazione satellitare italiana si chiamerà “Iride”

Roma, 18 maggio 2022 – Il nome della futura costellazione satellitare italiana per l’Osservazione della Terra sarà “Iride”. Lo ha annunciato oggi, direttamente dalla Stazione Spaziale Internazionale, l’astronauta italiana dell’ESA – European Space Agency, Samantha Cristoforetti, in occasione della prima inflight call mediatica alla quale hanno preso parte il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Giorgio Saccoccia, e il Direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA, David Parker.

La commissione esaminatrice, presieduta da Samantha Cristoforetti e composta dagli astronauti dell’ESA Luca Parmitano e Roberto Vittori, ha scelto questo nome tra 1.061 proposte ricevute da 638 istituti scolastici che hanno partecipato a “Spazio alle Idee”, il concorso lanciato dal Dipartimento per la trasformazione digitale con il Ministero dell’Istruzione e l’Agenzia Spaziale Italiana per dare un nome alla futura costellazione satellitare per l’Osservazione della Terra in orbita bassa. Le scuole vincitrici provengono dalle province di Alessandria, Messina, Piacenza e Varese.

Sono molto grato a tutti gli studenti che hanno preso parte a questo concorso. Una partecipazione che ci dimostra l’entusiasmo e la passione delle nuove generazioni verso il settore spaziale. Vogliamo continuare a stimolare l’innovazione, sostenere la ricerca e soprattutto creare preziose opportunità lavorative in questo ambito, dove l’Italia vanta un tessuto industriale competitivo e centri di ricerca eccellenti. Grazie alle ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza possiamo rilanciare la nostra ambizione strategica sullo Spazio, in collaborazione con ASI, ESA e tutti gli attori istituzionali coinvolti, per rendere l’Italia una protagonista del settore”, ha dichiarato il Ministro per l’Innovazione e la Transizione digitale, Vittorio Colao.

“Con questo concorso abbiamo chiesto alle studentesse e agli studenti non solo di dare un nome alla futura costellazione satellitare italiana, ma anche di cogliere l’essenza di questo grande progetto nazionale. Attraverso il nome selezionato, abbiamo dato identità a un risultato enorme della ricerca europea e in particolare italiana. E grazie a questa attività con le scuole abbiamo toccato con mano il loro interesse ed entusiasmo nello studio delle discipline come la fisica e la matematica, fondamentali per comprendere cosa è diventato il nostro cielo oggi”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

La premiazione dei vincitori si terrà il 1° giugno 2022 in occasione di un evento speciale.

Che cos’è il Progetto
La costellazione satellitare – quello che diventerà il più importante programma spaziale satellitare europeo di Osservazione della Terra a bassa quota – sarà realizzata in Italia e completata entro cinque anni con il supporto dell’ESA – European Space Agency e dell’Agenzia Spaziale Italiana grazie alle risorse del Pnrr. La costellazione supporterà anche la Protezione Civile e altre Amministrazioni per contrastare il dissesto idrogeologico e gli incendi, tutelare le coste, monitorare le infrastrutture critiche, la qualità dell’aria e le condizioni meteorologiche. Fornirà, infine, dati analitici per lo sviluppo di applicazioni commerciali da parte di startup, piccole e medie imprese e industrie di settore.

Il Ministero intervenga sui Piani Educativi Individualizzati

Scuola: il Ministero rompa il silenzio e intervenga sui Piani Educativi Individualizzati

Quando qualche settimana fa il Consiglio di Stato era tornato a far rivivere il Decreto Interministeriale sui nuovi PEI (Piani Educativi Individualizzati) per gli alunni e le alunne con disabilità, e la Federazione, che già a suo tempo aveva evidenziato alcune criticità di quel Decreto, aveva chiesto una convocazione urgente dell’Osservatorio Ministeriale per l’Inclusione Scolastica, anche scrivendo direttamente al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e al Sottosegretario con delega all’inclusione Rossano Sasso.

«Ad oggi – denuncia Vincenzo Falabella, presidente della FISH – tre settimane dopo la Sentenza del Consiglio di Stato, non solo l’Osservatorio non è stato convocato, ma non sono state nemmeno fornite indicazioni alle scuole su come procedere, sia rispetto ai Piani Educativi Individualizzati, sia per definire le risorse per il prossimo anno scolastico, riguardanti il sostegno e gli altri supporti da richiedere agli Enti Locali, quali l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione».

«Di fronte a questo assordante silenzio – prosegue Falabella – torniamo a chiedere un intervento quanto mai rapido e chiaro, tramite un tavolo di lavoro non solo interno agli apparati del Ministero, ma nell’ambito dell’Osservatorio sull’Inclusione, per evitare ogni possibile situazione di stallo. In tale sede, inoltre, sarà fondamentale tenere conto di una serie di elementi, tra cui la continuità e l’evoluzione rispetto agli obiettivi perseguiti nell’anno scolastico che si avvia alla conclusione per tutti gli alunni e le alunne con disabilità e le scelte educative e didattiche previste dai GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione), affinché le scuole possano rendere operativi i nuovi modelli di PEI sin dal prossimo anno scolastico».

FISH Onlus

Formazione iniziale e in servizio dei docenti

Formazione iniziale e in servizio dei docenti: cosa c’è che non va nel D.L. n. 36/2022

Il decreto presenta elementi che si prestano a una riflessione su temi strategici per innovare la scuola.

Tra le novità positive si segnalano:

  • l’introduzione di un percorso universitario e accademico di formazione iniziale e abilitazione che dovrà accertare la capacità dei docenti di ‘progettare percorsi didattici flessibili e adeguati alle capacità e ai talenti degli studenti da promuovere nel contesto scolastico, al fine di favorire l’apprendimento critico e consapevole e l’acquisizione delle competenze da parte degli studenti
  • la previsione secondo cui la formazione in servizio del personale docente di ruolo dovrebbe diventare realmente “continua e obbligatoria” e svolta al di fuori dell’orario di insegnamento, in prosecuzione di quella iniziale. L’ipotesi formativa prospettata dal decreto appare garantita da un sistema integrato volto a favorire lo sviluppo e l’applicazione di nuove metodologie didattiche e di competenze linguistiche e digitali.

I profili di criticità su cui si chiede che il legislatore intervenga in fase di conversione in legge del decreto riguardano, invece, i seguenti aspetti:

  • il testo continua a prevedere procedure concorsuali periodiche di cui non elimina quella gestione centralistica, regionale o interregionale, che si è sempre dimostrata fallimentare in quanto intempestiva oltre che generatrice di precariato. L’ANP richiede, a tale riguardo, di attribuire competenza assunzionale alle istituzioni scolastiche, con opportuna valorizzazione del ruolo del comitato di valutazione, organo collegiale eletto dal collegio dei docenti e già protagonista in materia di conferma in ruolo dei docenti neoassunti. Un cambiamento del reclutamento in tal senso risponderebbe a esigenze di celerità e di qualità del servizio
  • sempre in tema di reclutamento, riteniamo che debbano essere tenuta in massima considerazione, in tale fase nodale, la motivazione e l’attitudine all’insegnamento piuttosto che una generica preparazione nozionistica che il possesso del diploma di laurea dovrebbe già adeguatamente certificare
  • esprimiamo anche dissenso rispetto all’ipotesi di sottoporre i docenti cosiddetti “precari” all’obbligo di formazione universitaria, in quanto riteniamo prioritario procedere più celermente possibile all’immissione in ruolo, ovviamente con previsione di adeguata formazione durante l’anno di prova. Contestualmente, l’ANP richiede che venga eliminata qualsiasi previsione di ripetizione dell’anno di prova in caso di mancato superamento della stessa, in quanto si tratta di un unicum che non ha analoghi in alcun settore del lavoro pubblico.
  • secondo l’art. 16-ter, c. 2 del D. Lgs. n. 59/2017, “I percorsi di formazione di cui al comma 1 sono definiti dalla Scuola nei contenuti e nella struttura con il supporto dell’INVALSI e dell’INDIRE nello svolgimento in particolare delle seguenti funzioni. A tale modalità di determinazione dei contenuti e della struttura dei percorsi formativi in servizio si affianca anche quanto previsto dall’Atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale del triennio 2019-2021 per il personale del comparto dell’istruzione e della ricerca, là dove esso riprende, quali elementi indefettibili del piano di formazione, proprio le tematiche delle metodologie didattiche innovative e delle competenze linguistiche e digitali richiamati dal decreto-legge. Tuttavia, questo intervento innesca una pratica di vero e proprio top-bottom nella formazione dei docenti, con significativo pregiudizio all’autonomia scolastica. Quanto previsto, infatti, unitamente al fatto che lo svolgimento di attività formative può essere retribuito a valere sul fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, condurrebbe inevitabilmente a un progressivo depotenziamento dell’autonomia didattica, di ricerca e di sperimentazione della singola istituzione scolastica chiamata a individuare, in base alle specifiche esigenze di contesto, le direttrici su cui impostare la propria azione formativa. In tal modo, peraltro, si esporrebbe il fondo stesso a un forte depauperamento vincolando, di fatto, una parte significativa delle risorse a favore della formazione. Tale assetto, inoltre, non può che incidere sul bilanciamento delle medesime tra personale ATA e personale docente
  • va stigmatizzato il fatto che agli oneri derivanti dall’erogazione di una indennità una tantum nell’ambito della formazione in servizio si provveda mediante razionalizzazione dell’organico di diritto relativa in via prioritaria all’organico per il potenziamento dell’offerta formativa. Si tratta di una previsione dalle conseguenze molto gravi, perché comporta un taglio consistente e progressivo dell’organico di potenziamento, evidentemente ma erroneamente concepito solo quale supporto all’attività d’aula e non anche a quelle organizzativo-gestionali di competenza del dirigente scolastico. Peraltro, la formazione in servizio implica anche attività di mentoringcoaching e tutoring con gli studenti al di fuori dell’orario di servizio e richiede anch’essa, pertanto, il superamento di qualsiasi visione della funzione docente che risulti appiattita sulla mera sfera educativo-didattica. Il taglio di organico, così delineato, determina il venire meno del possesso, anche da parte dei docenti dell’organico di potenziamento, delle competenze gestionali richiamate dall’articolo 4, comma 1, lett. b) del D.M. 850/2015 nonché una insostenibile limitazione alle funzioni di supporto organizzativo e gestionale che tale personale ha sinora garantito
  • sulla base degli sviluppi di carriera prefigurati nel decreto, evidenziamo, ancora una volta, l’assenza delle elevate professionalità e l’ancoraggio della valutazione e della valorizzazione dei docenti ai soli percorsi formativi. Il provvedimento, dunque, non fa riferimento alcuno al middle-management riducendo il processo di valorizzazione del personale docente a una mera incentivazione salariale, agganciata a percorsi formativi di durata almeno triennale
  • in correlazione con il precedente punto, si rileva come da una parte la formazione sia su base volontaria, dall’altra, fino a quando la riforma non entrerà a regime, si limiti l’accesso ad essa – e la conseguente erogazione di incentivi economici – al solo 40% dei richiedenti. Sfugge, pertanto, la connessione di tale impianto formativo con le attività d’aula intese come misurazione del livello e della qualità del servizio erogato dalla scuola.

Scuola, cercasi Dicastero efficiente

Scuola, cercasi Dicastero efficiente e responsabile
Solo chi è in malafede non vede quel che sta avvenendo

Ancora una volta l’UGL Scuola legge con estremo realismo ciò che avviene nel comparto. Abbiamo ormai da troppo tempo alla guida del Dicastero dell’Istruzione una dirigenza che risponde solo ad aspettative di stampo politichese (e non usiamo un termine a caso) piuttosto che proporre realistiche e valide prospettive di soluzione delle problematiche.

Questo è un dato di fatto – afferma Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola- solo chi è in malafede non vede ciò che sta avvenendo. Tutte le premesse e le promesse fatte, tutto ciò che sembrava realizzato e quello sul quale lo stesso ministero aveva speso la propria credibilità, si è miseramente perso nel nulla mentre i lavoratori della scuola (siano essi Ata, docenti, dirigenti) sono danneggiati in ogni modo e maniera. Per non parlare dei precari che rimangono l’ultima ruota di un carro che neanche cammina e dovranno affrontare una riforma del reclutamento penalizzante e incerta. Una vera offesa alla professionalità e l’intelligenza delle persone, offesa che i lavoratori e la scuola stessa non meritano!”.

Il Segretario pone, inoltre, l’accento sull’approssimazione che si registra nell’ambito ministeriale: “Dopo la fantozziana vicenda dei quesiti sbagliati attraverso i quali si è fatta strage di migliaia di docenti preparati e in servizio da anni, è di queste ore la paradossale situazione delle graduatorie GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) che hanno avuto necessità di una rettifica a seguito di errori nelle tabelle pubblicate con ordinanza ministeriale. Un fatto assurdo, al di là delle situazioni specifiche, se si pensa che a commetterle è il dicastero chiamato a valutare, troppo spesso in maniera negativa, professionisti dell’Istruzione. Il tutto, condito dalle criticità esistenti rimaste, esattamente, com’erano”.

Tra l’altro questo ministero sfugge alle proprie responsabilità scaricando su altri la colpa di stipendi che rasentano il ridicolo: “Non può, il signor Ministro, far finta che il problema non sia legato al suo mandato. È lui chiamato a rappresentare e risolvere le primarie esigenze del settore! Come non parlare – continua la sindacalista – di chi, per potere insegnare, è obbligato a svolgere supplenza a centinaia di chilometri da casa, accollandosi spese di trasporto o di fitto pesantissime lasciando, spesso, famiglia ed affetti”.

Ma lo sciopero del settore in questo momento storico può rivelarsi d’aiuto alla causa? Il Segretario Cuzzupi è estremamente chiaro in merito: “In questo particolare momento di crisi identitaria della politica e del sindacato riteniamo di dover esserenoi, responsabili sindacali, a far da cassa di risonanza ai problemi della scuola e dei suoi lavoratori. Come UGL abbiamo proposto alle forze sociali di mandare all’aria il vecchiume ideologico e superare ogni solco concordando, senza distinguo e barriere, un’azione d’impatto e mediaticamente forte messa in essere prioritariamente dai dirigenti sindacali. Qui si gioca il futuro del Paese, la sua cultura, l’educazione di intere generazioni. Non lasciamo i lavoratori prigionieri di schemi superati, alziamo l’asticella del confronto. L’UGL su questo non si tirerà mai indietro, per i lavoratori, per la scuola, per la Nazione”.     Federazione Nazionale UGL Scuola

M. Simoni, Angeli e diavoli (L’obbedienza e la ribellione)

Marcello Simoni, un’opera importante

di Antonio Stanca

   Da poco è comparso, allegato a “la Repubblica”, Angeli e diavoli (L’obbedienza e la ribellione), un saggio storico di Marcello Simoni che lo aveva pubblicato nel 2021. L’opera s’inserisce nel genere di lavori con il quale Simoni aveva cominciato la sua produzione.

   Nato a Comacchio nel 1975, si era laureato in Lettere a Ferrara e per molti anni era stato bibliotecario presso il Seminario Arcivescovile dell’Annunciazione. Qui aveva iniziato a scrivere saggi storici che pubblicava su riviste specializzate. Molti di questi erano stati dedicati agli affreschi medioevali dell’abbazia di Pomposa, nella provincia di Ferrara. Nel 2011 aveva esordito nella narrativa e già col primo romanzo, Il mercante di libri maledetti, aveva ottenuto un successo clamoroso. Era stato per più di un anno in testa alle classifiche dei libri più venduti e aveva vinto il Premio Bancarella 2012. Altri successi gli avrebbero assicurato i suoi romanzi e racconti che sarebbero stati tanti e al genere thriller sarebbero stati generalmente riconducibili. Vere e proprie saghe avrebbe scritto e con i saggi storici le avrebbe combinate. Angeli e diavoli è il più recente di questi e nonostante l’argomento piuttosto antiquato riesce il Simoni ad attirare il lettore poiché capace si mostra di animare quanto dice, di far risultare vicini, interessanti problemi che risalgono alla storia più antica, religiosa e civile, se non alle leggende, alle credenze popolari, al folklore, alle arti occulte, ai misteri. Tra questi e tanti altri elementi si muove nell’opera e lo fa con facilità, con leggerezza, non risulta mai appesantito da un impegno così vasto. Non manca, inoltre, di osservare i riflessi che certi problemi hanno avuto ed ancora hanno nel mondo attuale, contemporaneo, di collegare la storia, la vita di prima con quella di adesso. Fa notare Simoni come non ci si sia ancora liberati da tanti dubbi, da tanti sospetti, come quello degli angeli e dei diavoli sia un problema ancora presente, ancora capace di far pensare, di far discutere.

    Infinita è la serie di testi da lui citati in questo libro, tantissimi sono gli autori che apporta a sostegno delle sue dichiarazioni. Vuole mostrare che interminabile è stato lo sviluppo, il processo del problema nel corso dei secoli, che molta attenzione ha meritato non solo da parte della religione ma anche della letteratura, dell’arte, della scienza e di ogni altro aspetto del vivere.

   Inizia Simoni dicendo della separazione tra angeli e diavoli, della loro funzione, della loro identificazione col bene e col male del mondo e procede con la loro storia, la loro interpretazione nel tempo. E’ un percorso lunghissimo, vastissimo, ma sempre chiaro, sempre lucido risulta grazie alla capacità narrativa dell’autore. Il lettore non rimane mai privo di una spiegazione nonostante si tratti di fenomeni tra i più complicati e difficili da affrontare e risolvere.

     Gli angeli e i diavoli hanno avuto inizio in età antidiluviana, d’allora fanno parte della vita dell’uomo e dal loro primo apparire si è cominciato a parlare di essi, a pensarli, a scriverne. Immenso è quanto è stato detto e fatto a loro riguardo, quanto ad essi è stato attribuito. Questa immensità viene ora percorsa dal Simoni nel suo libro, viene da lui illuminata, chiarita e grande è il contributo che l’opera apporta ad un simile argomento. E’ un testo da tener presente, da consultare, diffondere, inserire tra gli altri preposti alla formazione dei giovani perché importanti, determinanti sono le conoscenze alle quali fa giungere.

Sentenza TAR Lazio n° 6250 del 17 maggio 2022

IL TAR LAZIO SEZ IV BIS CONDANNA IL MINISTERO NEL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA RELATIVO AL TITOLO DI SPECIALIZZAZIONE SUL SOSTEGNO CONSEGUITA IN ROMANIA ORDINANDO DI PROVVEDERE ENTRO 60 GG CON NOMINA DEL COMMISSARIO AD ACTA NEL CASO DI INADEMPIENZA

Di particolare importanza la SENTENZA n° 6250 del 17 maggio 2022 di poco fa della quarta sezione BIS del TAR Lazio, che in accoglimento del ricorso dell’AVV.TO MAURIZIO DANZA del Foro di Roma, ha accolto il ricorso di ottemperanza finalizzato alla emanazione di decreto con riferimento al titolo di specializzazione sul sostegno conseguito all’estero, condannando il Ministero Istruzione inadempiente.

Questa la motivazione del Collegio che ha accolto la tesi dell’Avv. Maurizio Danza Prof. di Diritto Istruzione e Ricerca Scientifica Università ISFOA “Rilevato che le ricorrenti agiscono al fine di ottenere l’ottemperanza alla sentenza indicata in epigrafe, con cui questo Tribunale ha annullato il provvedimento con cui il Ministero dell’Istruzione aveva negato il riconoscimento in Italia del titolo abilitativo all’insegnamento, conseguito dalle ricorrenti in Romania;

– che in particolare la sentenza ha dichiarato l’illegittimità del predetto provvedimento evidenziando cheil focus del procedimento proteso a verificare la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dell’abilitazione all’insegnamento di sostegno conseguita in Romania non è rappresentato dall’analisi sul livello di integrazione tra i due Paesi nell’erogazione del servizio pubblico in argomento, bensì dalla valutazione delle competenze complessivamente conseguite, in ossequio al d.lgs. n. 206/2007, agli artt. 11 e 13 della direttiva 2005/36/CE, così come modificata dalla direttiva 2013/55/CE ed ai richiamati precedenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea”;

constatato che il Ministero non ha dato esecuzione alla sentenza;

ritenuto, pertanto, che il ricorso è fondato e che le richieste avanzate dalla parte ricorrente devono essere accolte, ordinando al Ministero di provvedere, nel termine di 60 giorni dalla comunicazione della presente sentenza, alla rivalutazione della posizione del ricorrente sulla base di quanto disposto dalla sentenza in epigrafe;

che è altresì opportuno nominare sin d’ora, quale Commissario ad acta, il direttore generale della direzione generale del Ministero Istruzione per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega e senza compenso, affinché, previo accertamento della perdurante inottemperanza dell’amministrazione ingiunta, provveda, con facoltà di delega e senza compenso, a dare esecuzione alla sentenza in epigrafe, entro 60 giorni dalla scadenza del termine sopra assegnato;

ritenuto, in applicazione del principio di soccombenza, di condannare l’amministrazione resistente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano nella misura di euro 300,00 a titolo di spese ed euro 1.500,00 a titolo di compensi professionali, oltre accessori di legge;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso per l’esecuzione del giudicato come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, assegna al Ministero dell’Istruzione il termine di 60 giorni decorrenti dalla comunicazione della presente decisione per dare ottemperanza alla sentenza di cui in epigrafe; nomina sin d’ora Commissario ad acta il direttore generale menzionato in motivazione, con facoltà di delega e senza compenso, per gli adempimenti di cui in motivazione.

Confindustria, appello a Draghi e a Bianchi: la scuola ritorni al centro delle riforme

da Il Sole 24 Ore

Lo ha lanciato il vicepresidente per il Capitale umano di Confindustria, Giovanni Brugnoli, aprendo i lavori degli «Stati Generali dell’Orientamento-Il carattere del talento»

di Redazione Scuola

«Facciamo un appello al ministro Bianchi e al Premier Draghi perché la scuola possa tornare al centro delle riforme», così il vicepresidente per il Capitale umano di Confindustria, Giovanni Brugnoli, aprendo i lavori degli “Stati Generali dell’Orientamento – Il carattere del talento”, che Confindustria ha organizzato il 17 maggio a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, come giornata di intrattenimento educativo per gli studenti e momento di confronto tra mondo della scuola, imprese e istituzioni per dibattere della riforma dell’orientamento prevista dal Pnrr. «Ci sono misure di contrasto alla povertà, come il Reddito di cittadinanza, che purtroppo disincentivano il lavoro e la valorizzazione del talento dei giovani. E le imprese non trovano circa il 40 per cento dei profili che cercano, che non sono solo scientifici e tecnologici, ma anche legati a materie umanistiche, dall’arte alla letteratura, alla creatività, che è la base del nostro Made in Italy», avverte Brugnoli che aggiunge: «Dobbiamo e vogliamo ascoltare i ragazzi, per questo oggi abbiamo scelto un format diverso – dice -. Perché loro ci possono aiutare a capire cosa non va e come fare per risolvere questo scollamento».

Umanesimo tecnologico

All’evento – ha spiegato Confindustria – hanno aderito oltre mille studenti per partecipare ai laboratori e workshop interattivi loro dedicati. «L’umanesimo tecnologico è il cuore pulsante delle nostre imprese, dalla meccatronica alla chimica-farmaceutica, dall’informatica all’agroindustria. La scuola torni al centro dei territori per sfornare competenze in linea con le rivoluzioni in atto. Solo così – ha concluso il vicepresidente Giovanni Brugnoli – il nostro Paese avrà il futuro che merita».

Trentennale dalle stragi. Quale eredità degli eroi dell’antimafia?

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Il 18 maggio 1939 nasceva Giovanni Falcone. Se fosse ancora vivo, oggi compirebbe 83 anni. Viva è di certo la sua eredità, che le scuole si impegnano a fare propria e a trasmettere alle nuove generazioni, perché non se ne smarrisca il senso e non se ne attenui la forza.

Anche La Tecnica della Scuola lo fa, attraverso un evento gratuito: oggi, mercoledì 18 maggio, dalle ore 11 alle ore 12.30 si svolgerà un dibattito on line con gli studenti, in ricordo dei 30 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

OSPITI dell’evento l’ex magistrato Gherardo Colombo, giurista, saggista e scrittore; Gian Carlo Caselli, anche lui magistrato e saggista; Salvatore Cusimano, giornalista, ex direttore di Rai Sicilia ed esperto di cronaca giudiziaria ai tempi del maxiprocesso.

La diretta si trasmetterà su Facebook e You Tube.

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Le 33 ore di Educazione civica

L’iniziativa è spendibile nell’ambito del percorso didattico trasversale di educazione civica (33 ore annuali), con riguardo al nucleo tematico della legalità.

La partecipazione è aperta a tutte le scuole di ogni ordine e grado, ma è consigliata a partire dalle classi prime di scuola secondaria di primo grado. All’evento sono già iscritte centinaia di scuole, per oltre 11mila alunni partecipanti.

Progetto Estate: le scuole si limiteranno a “girare” i soldi a soggetti esterni? Il timore è reale

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Ormai non passa giorno, o quasi, che il Ministero non incassi critiche (neanche troppo leggere) per questa o quella circolare.
L’ultimo provvedimento ad essere preso di mira e la nota di Viale Trastevere dell’11 maggio intitolata “Volgere in positivo le difficoltà” e dedicata a descrivere in modo analitico il progetto del Ministero per la “scuola d’estate” dei prossimi mesi.

A puntare il dito contro la nota firmata da Stefano Versari è il presidente di Proteo Dario Missaglia.

“Forse – scrive Missaglia in un intervento pubblicato nel sito della sua Associazione – le risorse non sono proprio del tutto appropriate alle ambizioni del progetto”
Soprattutto, però, Missaglia rimarca il fatto che in nessun punto della nota vi sia “un richiamo esplicito al ruolo che le scuole possono svolgere attuando quanto previsto dal DPR 275/99”; e aggiunge: “appare una lacuna grave quanto non sorprendente , poiché abbiamo capito da tempo che questo Ministero non è così appassionato all’autonomia delle scuole”.

Ma il punto che più di altri fa irritare Missaglia sta nella nota stampa uscita nel sito del Ministero, in cui si afferma (“con noncuranza”, chiosa il presidente di Proteo): “Dopo la grande esperienza dello scorso anno, le scuole tornano protagoniste anche la prossima estate. Trasformandosi in luoghi di comunità, di incontro, di crescita, di confronto con i territori, grazie alla collaborazione con il Terzo settore e con gli Enti Locali”.
“Ecco la scuola d’estate del Ministro Bianchi – aggiunge ancora – evidentemente è proprio questo il desiderio nascosto del Ministero: cambiare la scuola trasferendo silenziosamente e gradualmente funzioni e poteri a soggetti esterni. Una politica lontana anni luce da una pratica dell’autonomia fatta di relazione con il territorio, le sue risorse, progetti e programmi, a partire dalla scuola per realizzare il senso compiuto della rinascita del territorio educativo o, se volete, della comunità educante”.

“Una politica – conclude – che tradisce proprio la conclusione del dott. Versari quando, citando con azzardo Aldo Capitini (che, come è noto, senza violente pulsioni era un implacabile critico della burocrazia statale), chiude con una declamazione della ‘scuola della fiducia’. Proprio quella fiducia che evidentemente questo Ministero, censurando l’autonomia, non ha verso le scuole e chi vi lavora. Una cortesia che credo sarà inevitabilmente ricambiata dalle scuole”.

Il rischio, secondo Missaglia (ma non è l’unico ad avere questi timori), è che con il Piano Estate le scuole finiscano per trasferire ad altri soggetti non solo risorse economiche importanti ma anche funzioni e progettazione.
In ultima istanza potrebbe persino accadere che, nelle realtà meno “avvedute”, le scuole si riducano ad essere soltanto erogatori di finanziamenti pubblici a soggetti esterni.

Elezioni: quest’anno coincidono con gli esami di Stato. Stop ai seggi nelle scuole, è interruzione di pubblico servizio

da La Tecnica della Scuola

Di Carla Virzì

A spiegarlo Vittoria Casa, Presidente della commissione Cultura della Camera: “Ancora oggi, in 9 casi su 10, gli elettori votano dentro edifici scolastici. Siamo lontani dagli standard dei paesi europei, dove in misura molto inferiore le elezioni interrompono le lezioni e l’attività ordinaria delle scuole. Quest’anno la tornata elettorale coincide con gli esami di licenza media. I ballottaggi, in molti comuni, avverranno in contemporanea con gli esami di maturità“.

“Occorre accelerare il processo di diversificazione delle sedi elettorali e trovare in maniera permanente edifici alternativi – dichiara – ma sono necessarie risorse aggiuntive e la volontà di tutte le istituzioni, soprattutto degli enti locali.

Elezioni fuori dalle scuole

Intanto già in 78 Comuni le prossime elezioni amministrative di giugno si svolgeranno per la prima volta fuori dalle scuole. Nel 2020 a spostare i seggi elettorali in sedi alternative agli istituti scolastici erano stati 471 Comuni. Nel 2021, invece, anche grazie al fondo di due milioni di euro – proposto dagli On. Giuseppe Brescia, Vittoria Casa e Lucia Azzolina, della Ministra dell’Interno Lamorgese e di ANCI ed istituito con la legge n.69 di maggio scorso – 117 Comuni hanno fatto istanza per accedere ai fondi, con la possibilità di liberare più di 500 seggi, a beneficio di circa 30mila studenti.

Ma sono cifre non rassicuranti, dato che ad oggi circa l’88% delle sezioni elettorali si trova nelle scuole, una cattiva pratica che costituisce interruzione di pubblico servizio, ancora più grave all’indomani della pandemia.

dati emergono dall’indagine, presentata oggi presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, svolta da Cittadinanzattiva e rivolta ai 1.005 Comuni che andranno ad elezione a giugno.

L’indagine di Cittadinanzattiva

Leggiamo nel comunicato stampa di Cittadinanzattiva:

Hanno risposto al sondaggio 191 Comuni (19%) di 17 regioni. Di questi hanno previsto lo spostamento di tutte o di una parte delle sezioni elettorali 16 Comuni (8%), mentre 62 (ossia il 33%) lo hanno già realizzato. Al contrario 113 realtà, ossia il 59%, non ha effettuato lo spostamento per motivi vari e spesso articolati, legati a: assenza di altri luoghi pubblici o privati aventi le caratteristiche richieste (senza barriere architettoniche, con servizi igienici e spazi per alloggiare le Forze dell’Ordine, ecc.)e in prossimità dell’elettorato residente: lo segnala Verona, Catanzaro, Acri, Ionadi (VV), Villimpenta (MN), Canegrate (MI), Motta Montecorvino (FG), Lecce, Santa Margherita di Belice (AG), Sciacca (AG), Militello in Val di Catania (CT), Lucca; costi che comportano la realizzazione e la manutenzione di altre soluzioni o l’affitto di esse,come indicanoJesolo (VE) e Fratta Polesine (RO); aspetti burocratici, come la modifica della toponomastica delle sedi elettorali, la stampa delle tessere elettorali, come sottolinea il  Comune di Santa Lucia di Piave (TV).

Ponte del 2 giugno e termine delle lezioni dell’a.s. 2021/22

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Ci stiamo apprestando alla conclusione dell’anno scolastico, ma prima c’è ancora un giorno di festività in cui le scuole resteranno chiuse: il 2 giugno, Festa della Repubblica.

Il 2 giugno, quest’anno, cade di giovedì, e solo due Regioni hanno ufficialmente previsto “ponte”: si tratta della Liguria, in cui le scuole resteranno chiuse anche il 3 e 4 giugno (venerdì e sabato), e la Provincia autonoma di Bolzano, in cui è previsto un maxi ponte (3, 4, 5 e 6 giugno).

C’è da dire in proposito che molte scuole hanno deciso, per decisione del Collegio dei docenti e del Consiglio d’Istituto, la sospensione dell’attività didattica venerdì 3 giugno.

Quando terminano le lezioni?

Riepiloghiamo di seguito le date in cui terminerà l’attività didattica:

Abruzzo: 8 giugno

Basilicata: 8 giugno

Bolzano: 16 giugno

Calabria: 9 giugno

Campania: 8 giugno

Emilia Romagna: 4 giugno

Friuli venezia Giulia: 11 giugno

Marche: 4 giugno

Molise: 8 giugno

Lazio: 8 giugno

Liguria: 10 giugno

Lombardia: 8 giugno

Piemonte: 8 giugno

Puglia: 9 giugno

Sardegna: 8 giugno

Sicilia: 10 giugno

Toscana: 10 giugno

Trento: 10 giugno

Umbria: 9 giugno

Valle d’Aosta: 8 giugno

Veneto: 8 giugno

Avviso pubblico Socialità, apprendimenti e accoglienza: inoltro candidature entro il 1° giugno 2022

Il presente Avviso intende ampliare e sostenere l’offerta formativa per gli anni scolastici 2021-2022 e 2022-2023 integrando, in sinergia e in complementarietà, gli interventi definiti a livello nazionale con azioni specifiche volte a migliorare le competenze di base e a ridurre il divario digitale, nonché a promuovere iniziative per gli apprendimenti,
l’aggregazione, la socialità, l’accoglienza e la vita di gruppo delle studentesse e degli studenti e degli adulti, anche in coerenza con quanto previsto nella nota del Capo Dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e di formazione n. 994 dell’11 maggio 2022, concernente il Piano Scuola Estate 2022.

Avviso pubblico 33956 del 18-05-2022

Scuola digitale 2022-2026

Nota 12 maggio 2022, AOODPPR 651
Programma Scuola digitale 2022-2026


Mercoledì 18 maggio, alle ore 15.00, si svolge il webinar organizzato da Ministero dell’Istruzione e Dipartimento per la trasformazione digitale per presentare ai dirigenti e al personale “Scuola digitale 2022-2026”, il programma complessivo di interventi finalizzati a innovare l’infrastruttura digitale delle scuole, in coerenza con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Quali strumenti sono previsti per rendere la scuola più digitale, vicina alle famiglie, a studentesse e studenti e al personale? Come aderire agli avvisi emanati per migliorare siti web, mettere in sicurezza i dati, lavorare su cloud? Questi alcuni dei temi al centro dell’incontro che sarà l’occasione per approfondire il contenuto degli avvisi di finanziamento “Abilitazione al cloud per le PA Locali” ed “Esperienza del Cittadino nei servizi pubblici” dedicati alle Scuole, pubblicati su PA digitale 2026.

Il webinar potrà essere seguito sul canale YouTube del Ministero dove rimarrà a disposizione delle scuole anche successivamente.

Il link per la diretta: https://www.youtube.com/watch?v=_8n_HFwWfi8