Incontro con il Ministro dell’Educazione e della Scienza della Polonia

Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha incontrato, il 7 giugno, presso il Ministero dell’Istruzione, a Roma, il Ministro dell’Educazione e della Scienza della Polonia, Przemysław Czarnek.

Al centro dei colloqui, il confronto sull’accoglienza, l’inclusione scolastica e l’assistenza alle studentesse e agli studenti ucraini rifugiati in Italia e in Polonia a causa del conflitto in corso. I due Ministri hanno concordato sull’importanza di collaborare sul tema dell’assistenza agli studenti ucraini sia a livello bilaterale che in ambito europeo.

In proposito, il Ministro Bianchi ha inoltre sottolineato come il tema dell’inclusione degli studenti coinvolti in situazioni di crisi figuri anche nell’agenda del Vertice Mondiale sull’Istruzione convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite nel prossimo mese di settembre.

Infine i due Ministri hanno convenuto sull’importanza di rafforzare la collaborazione bilaterale nel settore dell’Istruzione e Formazione, avvalendosi anche del programma europeo Erasmus plus.

Svolgimento di compiti connessi con l’autonomia scolastica

Sono stati pubblicati sul sito del MI gli avvisi per la selezione di unità di personale docente e dirigente scolastico da destinare a prestare servizio, presso il Ministero dell’Istruzione, per lo svolgimento di compiti connessi con l’autonomia scolastica per il triennio 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025.

Le procedure di selezione sono ai sensi dell’art. 26, comma 8, della legge n. 448/1998 e successive modificazioni.

Per informazioni riguardanti i termini di presentazione delle domande, si rimanda agli avvisi delle singole Direzioni.

Dall’autismo alla schizofrenia

Dall’autismo alla schizofrenia: il ruolo della neuroinfiammazione nelle malattie psichiatriche
Sanità Informazione del 07/06/2022

Tra le ultime novità nel campo della ricerca, di particolare interesse è il legame tra infezioni virali durante la gravidanza e il rischio di disturbi del neuro-sviluppo nel nascituro. Un tema su cui è intervenuto il Prof. Pistis dell’Università di Cagliari nel corso della 15° edizione del World Congress on Inflammation, in programma a Roma fino all’8 giugno
 
ROMA. Sono sempre più numerosi gli studi che in Italia e nel resto del mondo hanno dimostrato come uno stato di infiammazione persistente sia associato sia a malattie psichiatriche che neurodegenerative. Dalla depressione alla schizofrenia; dai disturbi dello spettro autistico a quello da deficit di attenzione/iperattività (ADHD); dalla malattia di Alzheimer al morbo di Parkinson.

Infiammazione in gravidanza e rischio di sviluppo di malattie psichiatriche
In quest’ambito, di particolare rilevanza sono gli ultimi sviluppi nel campo della ricerca relativi alla correlazione tra infezioni virali durante la gravidanza e il rischio di sviluppo di malattie psichiatriche nei figli.  Patologie che solitamente vengono diagnosticate nella prima infanzia, come l’autismo, o in tarda adolescenza, come la schizofrenia.

Come spiega il Prof. Marco Pistis, Professore Ordinario di Farmacologia all’Università di Cagliari e membro del Consiglio Direttivo SIF, che è intervenuto su questi temi nel corso dei lavori della 15° edizione del World Congress on Inflammation, organizzata dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF) e dall’International Association of Inflammation Societies (IAIS) e in programma a Roma fino all’8 giugno.

“La gravidanza rappresenta un periodo di particolare vulnerabilità non solo per la madre, ma anche per il feto. È, infatti, possibile che eventuali infezioni virali, come ad esempio il Covid-19 o anche una banale influenza, contratte dalla donna in stato interessante possano aumentare il rischio – seppur molto basso, ci tengo a precisare – dello sviluppo di malattie psichiatriche nei nascituri. Si tratta di un fenomeno già riscontrato in passato, nel caso di altre pandemie virali, e associato soprattutto alla diagnosi di schizofrenia o ai disturbi dello spettro autistico”.

Nello specifico, è stato messo in luce come il processo infiammatorio determinato dalla risposta immunitaria materna a fronte di un’infezione possa essere un fattore, che in combinazioni con altri – tra i quali, ad esempio, una predisposizione genetica, il parto prematuro o le complicanze ostetriche -, possa alterare il neurosviluppo del feto con conseguenze di lungo periodo.

La neuro-infiammazione: tra nuove conoscenze e prospettive future
La neuro-infiammazione non è una patologia di per sé, ma è una condizione che accompagna numerose malattie neurodegenerative o psichiatriche. Si parla di neuro-infiammazione quando il cervello presenta, appunto, uno stato di infiammazione, talvolta anche lieve, ma che può comunque alterare il funzionamento delle cellule nervose, causando una serie di sintomi di carattere neurologico o psichiatrico. Di conseguenza, nei pazienti affetti da questo tipo di disturbi, la neuro-infiammazione può essere responsabile di un ulteriore aggravamento della patologia e del suo decorso.

“È molto importante – prosegue il Prof. Pistis – continuare a studiare questo fenomeno in quanto lo stato neuro-infiammatorio può rappresentare il campanello d’allarme di numerose patologie psichiatriche, malattie che non possono essere identificate tramite test di laboratorio. Se noi, dunque, individuassimo dei segnali, ad esempio nel sangue, di questo stato neuro-infiammatorio potremmo procedere alla diagnosi precoce di queste patologie”.

“A tutto ciò – conclude il Prof. Pistis – si aggiunge la possibilità di sviluppare nuove terapie o impiegare farmaci già disponibili oggi per le più svariate malattie con l’obiettivo di ridurre la neuro-infiammazione e avere così un’arma in più nel trattamento delle malattie psichiatriche e neurodegenerative”.

Conferimento degli incarichi dirigenziali a decorrere dal 1° settembre 2022

Conferimento degli incarichi dirigenziali a decorrere dal 1° settembre 2022 e numero di sedi disponibili: secondo incontro al Ministero dell’istruzione

L’ANP ha partecipato oggi 7 giugno 2022 alla seconda seduta di confronto, promossa dal Ministero dell’istruzione, sulle operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali con decorrenza 1° settembre 2022. Il precedente incontro era stato effettuato il 1° giugno scorso. 

Si ricorda che la materia oggetto della circolare in corso di emanazione è disciplinata dagli articoli 19 e 25 del D.lgs. 165/2001, dagli articoli 11, 13 e 20 del CCNL dell’area V dell’11/4/2006, dagli articoli 7 e 9 del CCNL dell’area V del 15/7/2010 e dall’articolo 53 del CCNL dell’area istruzione e ricerca dell’8/7/2019. 

L’Amministrazione, rappresentata dal Capo Dipartimento Stefano Versari e dal Direttore Generale Filippo Serra, ha illustrato la nuova bozza di circolare, redatta dopo aver ricevuto le osservazioni formulate dalle organizzazioni sindacali all’esito della seduta scorsa. Ha comunicato, inoltre, che chiederà al MEF l’autorizzazione a disporre 45 trattenimenti in servizio e 398 nuove immissioni in ruolo dal 1° settembre 2022. 

L’ANP ha chiesto che la circolare riporti: 

  • l’espresso richiamo alla necessità che gli USR informino le organizzazioni sindacali circa le modalità attuative delle operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali, con particolare riferimento alle previsioni della L. 104/1992; 
  • nell’ambito dell’assegnazione ad altro incarico per ristrutturazione, riorganizzazione o sottodimensionamento dell’ufficio dirigenziale, la previsione per cui gli USR, qualora sulla scorta di specifiche esigenze locali individuino ulteriori criteri rispetto agli anni di servizio continuativo sulle sedi sottoposte a dimensionamento o all’esperienza dirigenziale maturata, assicurino adeguate forme di partecipazione sindacale.   

Circa la questione della mobilità interregionale, abbiamo espresso la necessità che l’Amministrazione prenda piena consapevolezza della problematica riguardante i dirigenti scolastici fuori regione. Se non si introducono elementi di importante discontinuità, l’effetto domino è inevitabile in termini di impoverimento dei diritti individuali e dei territori.  

L’ANP è pienamente consapevole dei grandi sforzi sostenuti dai colleghi. Quanti di loro hanno terminato il primo triennio devono poter legittimamente esercitare il diritto alla richiesta della mobilità interregionale. Per facilitare la gestione di tale situazione abbiamo ribadito che il numero di scuole normodimensionate ai sensi dell’articolo 1, comma 343, della L. 234/2021 deve essere tenuto presente per il calcolo della quota del 60% delle sedi disponibili. L’articolo 19-quater del D.L. 4/2022, del resto, è chiaro: il calcolo del 60%, annualmente, deve comprendere anche le scuole ‘normodimensionate triennali’ senza determinare incapienza di organico.  

La domanda per la richiesta di mobilità va presentata entro il 16 giugno 2022 all’USR di appartenenza. Entro la stessa data, per il tramite dell’USR di appartenenza, vanno presentate le domande di mobilità interregionale. 

Le operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali devono concludersi entro il 15 luglio 2022.  

Terremo tempestivamente informati i colleghi sugli sviluppi della questione.

Chiudere presto il Contratto aumentando le risorse

Scuola: . Il Governo investa su Istruzione e Ricerca

Si è svolta oggi la seconda seduta di trattativa per il Contratto Istruzione Ricerca 2019-21, un contratto scaduto da tre anni e sei mesi e che, pur interessando la più vasta platea di lavoratori pubblici, arriverà ultimo al traguardo della sottoscrizione rispetto agli altri comparti del pubblico impiego.

Da ciò la necessità di un’accelerazione nelle sedute di trattativa anche per giungere in tempi brevi alla drittura di arrivo, ben consapevoli in ogni caso che, dovendosi per la FLC Cgil sottoporre qualsiasi accordo all’approvazione dei lavoratori, non si potrà che concludere a scuole e posti di lavoro in piena attività.

Si sgombri il campo da ogni equivoco, questa la nostra posizione: si aprano subito i tavoli sui singoli settori e si chiuda presto il contratto 2019-21 stanziando risorse aggiuntive non rimediate all’ultimo momento. Per quanto riguarda la scuola rimane aperta la questione salariale dei docenti a cui si aggiunge l’inaccettabile intervento governativo con il decreto 36 in corso di conversione in legge. Il Governo investa in Istruzione e Ricerca e avvicini finalmente i salari del personale italiano agli stipendi dei colleghi europei procedendo tramite atti di indirizzo e non tramite atti fuori dall’ordinamento contrattuale come il D.L. 36/2022.

Riconoscimento della professione docente in Italia

PRIMA RICERCA IN ITALIA SUL“RICONOSCIMENTO DELLA PROFESSIONE DOCENTE IN EUROPA” NELL’AMBITO DEL PROGETTO “MINERVA”

Realizzata dall’Osservatorio di diritto scolastico italiano ed internazionale, la prima fase del progetto di ricerca sperimentale ad oggetto il riconoscimento della professione docente in Italia, secondo la Direttiva Europea n° 36/2005 ed il decreto legislativo attuativo n° 206/2007.

La ricerca elaborata con riferimento alle abilitazioni dei docenti, si colloca all’interno del più ampio progetto “Minerva” che riguarda la analisi dei dati nazionali ed internazionali, ad oggetto il riconoscimento delle qualifiche e delle professioni tutelate dalla Direttiva Europea n°36/2005 e s.m.

I risultati della prima fase della ricerca – così l’Avv.Maurizio Danza – Prof.di Diritto Istruzione e Ricerca Scientifica Internazionale ISFOA Presidente dell’Osservatorio – riguardano procedimenti giudiziari definiti e attualmente pendenti relativi agli anni 2019-2022 (ancora in corso), in cui è parte il personale docente in possesso di abilitazione all’insegnamento conseguita nei paesi europei.

Tale progetto di ricerca primo in Italia,-prosegue l’Avv. Maurizio Danza– è culminato con una prima relazione che nell’ esaminare l’evoluzione del sistema di riconoscimento delle abilitazioni in Italia,  compara i numerosi dati analizzati con i parametri indicati dalla Corte di Giustizia Europea, che costituiscono gli indicatori statistici della ricerca.

Strumento fondamentale del progetto la costituzione di una banca dati (gestiti in forma anonima e nel pieno rispetto della privacy), finalizzata a comprendere e a valutare, l’attuale orientamento della magistratura amministrativa (TAR, Consiglio di Stato) e del Lavoro, nonché del Ministero dell’Istruzione evincibile dai provvedimenti emessi con riferimento alle istanze di riconoscimento dei titoli conseguiti.

A tal fine, lo Studio Legale Danza in collaborazione con il Dipartimento di Statistica di ISFOA Università e con L’Istituto Teseo Alta Formazione e Ricerca , ha realizzato nell’ambito del progetto di ricerca un software, che analizza i numerosi dati catalogati, all’interno di una “biblioteca telematica” consultabile attraverso l’inserimento di determinati dati o chiavi di ricerca (es. per classe di concorso abilitante), comparandoli con i principi sanciti dalla Corte di Giustizia Europea (es. sentenza “Morgenbesser” del 13 novembre 2003 C-313/2001),nonché dal Consiglio di Stato ( es. sentenza VI° Sez. n°1198/2020 ). in materia di riconoscimento della professione docente.

I risultati della innovativa ricerca saranno divulgati in uno specifico evento in cui verranno illustrate le finalità del progetto, i criteri di ricerca oggetto della elaborazione statistica, nonché le modalità di partecipazione da parte di associazioni ed Enti .

Ha ancora senso parlare di autonomia scolastica?

Ha ancora senso parlare di autonomia scolastica?

di Nicola Puttilli

Nel recente dibattito congressuale dell’ANDIS, come sempre interessante e ricco di stimoli, pochi e tutto sommato fuggevoli i richiami all’autonomia scolastica, quasi si trattasse di un argomento minore o appartenente a un passato neanche troppo vicino. Eppure autonomia e dirigenza erano le due idee-forza su cui nacque l’associazione dei dirigenti scolastici più di un trentennio fa.

La sensazione, palpabile anche se mai dichiarata, è quella di un fallimento senza ritorno. A vent’anni di distanza siamo a un simulacro di autonomia, mentre la dirigenza piena, che si misura anche in termini di reddito e che doveva essere conseguita entro pochi mesi (chi ricorda le promesse di Aprea e Bassanini nella campagna elettorale del 2001?) è rimasta una pia illusione a cui nessuno più crede.

E’ del tutto verosimile che la classe politica dell’epoca fosse in buona fede e che, anche con un certo coraggio, credesse veramente in un progetto complessivo di rinnovamento e trasformazione (penso a personaggi come Luigi Berlinguer, De Mauro, gli stessi Aprea e Bassanini, non certamente Gelmini che tagliò le prime significative risorse a ciò destinate).

Quello che è clamorosamente mancato è, come quasi sempre accade nei tentativi di riforma avviati nel nostro Paese, la necessaria continuità e coerenza tra il dettato legislativo e i provvedimenti applicativi, tra il dichiarato e l’agito.

A distanza di oltre un ventennio e osservando attentamente i diversi passaggi che hanno portato al deludente risultato odierno, mi sentirei di individuarne le cause più rilevanti in due fattori del tutto trasversali e che travalicano lo stretto ambito scolastico: l’ipertrofia  burocratica e l’inerzia (o, forse, meglio sarebbe dire l’ignavia) della politica.

Con l’avvento dell’autonomia scolastica le varie burocrazie ministeriali centrali e periferiche avrebbero dovuto concentrarsi sulle funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica abbandonando una volta per tutte le pratiche gestionali. Lo stesso smantellamento degli ex provveditorati agli studi portava chiaramente in questa direzione.

Per contro mai come in questi anni abbiamo assistito a una così abnorme proliferazione di norme, regolamenti, criteri applicativi, richieste dati dalle fonti più diverse e incongrue, attribuzione alle scuole di compiti e incombenze improprie, andando ben oltre la felice, pur se datata, locuzione di molestie burocratiche.

La burocrazia scolastica ha scaricato sulle neonate autonomie il proprio “modus operandi” non avendo più la possibilità di agire autonomamente. Anziché trasformarsi in supporto alle autonomie è riuscita un po’ alla volta a trasformare le autonomie in elementi a supporto di se stessa. Operazione che è peraltro riuscita anche nei confronti della politica, basti pensare alla fallimentare, e tutta burocratica, gestione della Legge 107 (quando andammo in audizione presso le commissioni riunite di camera e senato in rappresentanza dell’ANDIS, qualcuno ricordò opportunamente come per scrivere la legge sulla scuola media unica, tanto per dire la più importante dal dopoguerra in materia di istruzione, furono sufficienti poco più di tremila parole, per la 107 non ne sono bastate centomila).

Serve, d’altro canto, ricordare che nei vecchi provveditorati agli studi si celavano rilevanti competenze tecniche in materia di bilancio, sicurezza degli edifici, contenzioso con il personale ecc. di cui le scuole autonome avrebbero potuto efficacemente giovarsi per potersi concentrare sugli aspetti più propriamente formativi della loro progettazione e della loro azione. Competenze che sono andate via via perdendosi, lasciando le relative incombenze alle stesse autonomie, private per contro di personale amministrativo numericamente adeguato e adeguatamente formato.

E’ anche vero che le autonomie scolastiche mai sono state in grado di esprimere un apprezzabile peso politico sulle materie più rilevanti di politica scolastica: organici, entità e distribuzione delle risorse, reclutamento, stato giuridico e carriera del personale per dirne alcune. Temi sui quali si decide la qualità del sistema formativo del Paese e sui quali il potere decisionale e gestionale sta nelle mani della classe politica e della burocrazia scolastica, con prevalenza, spiace dirlo, di quest’ultima.

In verità nei primi anni dell’autonomia ci fu un generoso tentativo di organizzare associazioni territoriali di scuole autonome in grado di interloquire con l’amministrazione scolastica e i poteri locali (ricordo come particolarmente attive le Associazioni del Lazio, del Piemonte, della Sicilia, di Milano), tentativo che ha gradualmente perso forza e significato. Così come sovente sembra venuto meno quel “coraggio dell’autonomia” dei molti dirigenti scolastici che si erano riconosciuti nel motto di Luigi Berlinguer “Tutto ciò che non è esplicitamente vietato è permesso”. Oggi mette una certa malinconia leggere nelle chat dei colleghi, anche con una certa frequenza, frasi come “fermi tutti, aspettiamo le indicazioni ministeriali (o della direzione regionale)”.

La politica, dal canto suo, poco o nulla ha fatto per dare corpo e vita all’autonomia scolastica. Niente di quanto previsto dal complesso quadro normativo di fine/inizio secolo è stato compiutamente realizzato: in più di vent’anni non si è stati in grado di procedere alla definizione dei Livelli Essenziali di Prestazione, fondamento per la progettazione delle autonomie scolastiche ed elementi imprescindibili in chiave di elaborazione e di equità per le politiche scolastiche nazionali e per le previste autonomie regionali. Irrisolta è rimasta la questione centrale della governance, una volta aboliti i provveditorati agli studi mai sono stati definiti con certezza normativa ruoli e funzioni delle direzioni scolastiche regionali anche in relazione alle autonomie scolastiche e ai poteri locali ancora in attesa, a loro volta e dopo tanto parlare di autonomie più o meno differenziate, di conoscere in via definitiva i rispettivi compiti e prerogative.

Logica avrebbe voluto che all’avvento dell’autonomia e della dirigenza avesse fatto seguito una revisione di tutta l’impostazione relativa agli organi collegiali nati in epoca e per esigenze del tutto diverse, così come è unanimemente riconosciuto che una struttura complessa come le attuali autonomie scolastiche non può funzionare efficacemente con un unico organo di vertice e senza posizioni intermedie stabili e riconosciute (esemplari in questo senso le ricerche del prof. Paletta, sostenute anche dall’ANDIS, ma, anche in questo caso, nulla si muove).

A proposito di complessità è utile ricordare che il numero di alunni (e di conseguenza delle unità di personale) per autonomia scolastica è cresciuto a dismisura nell’ultimo decennio, a seguito di processi di dimensionamento piuttosto dissennati, rendendone ulteriormente difficoltosa la gestione. In tale contesto appare di particolare interesse la vicenda degli istituti comprensivi che, nel segmento di base, hanno di fatto soppiantato direzioni didattiche e scuole medie e in cui convivono docenti con orari, carichi di lavoro e retribuzioni diverse. Anche in questo caso le più che legittime esigenze di omogeneizzazione di stato giuridico e trattamento retributivo sono state completamente ignorate e disattese.

Ipertrofia burocratica e immobilismo della politica (nei confronti della scuola in modo del tutto particolare, del resto chi si è permesso di toccare i fili negli ultimi trent’anni è rimasto fulminato) sono ostacoli giganteschi e quasi insormontabili. Eppure, prima o poi, bisognerà provare ad abbatterli. In caso contrario non solo autonomia e dirigenza resteranno a metà del guado, ma sarà verosimilmente compromesso ogni possibile processo di rinnovamento della nostra scuola, progetti e risorse del PNRR compresi.                                             

Uniti per la scuola

Utilizzare i linguaggi del teatro e dell’audiovisivo come strumenti per innovare la didattica in aula e per sollecitare le ragazze e i ragazzi a partecipare di più in classe, a lavorare in gruppo, a sviluppare la capacità di risolvere problemi con la loro creatività, a parlare in pubblico. Questo l’obiettivo del progetto sperimentale “Uniti per la scuola”, avviato lo scorso novembre in dieci scuole di diverse città italiane, i cui risultati sono stati presentati il 7 giugno 2022 al Palazzo dell’Istruzione dal Ministro Patrizio Bianchi insieme alle attrici Vittoria Puccini, Presidente di “U.N.I.T.A.”, e Paola Cortellesi.

L’iniziativa di formazione è stata promossa dal Ministero dell’Istruzione, dal Ministero della Cultura, da “Alice nella Città”, dall’Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello e da U.N.I.T.A.- Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo, con la supervisione pedagogica del CPP, Centro PsicoPedagogico di Daniele Novara. Sono stati proprio gli studenti, i docenti e i formatori che hanno preso parte alla sperimentazione i protagonisti dell’evento conclusivo di oggi, raccontando la propria esperienza e le loro impressioni sul progetto. Con loro anche Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello, Fabia Bettini,Direzione Artistica di “Alice nella Città”, e gli attori Carlotta NatoliGiorgio Marchesi e Chiara Tomarelli, membri del tavolo scuola di “U.N.I.T.A.”.

“Il successo di questo progetto – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi – dimostra che studentesse e studenti desiderano una scuola più affettuosa, di relazioni, in cui l’apprendimento arriva anche dallo scambio e dall’incontro con l’altro. Dobbiamo offrire a ragazze e ragazzi opportunità e metodologie didattiche innovative in grado di accendere la loro curiosità, la loro partecipazione, la creatività, che li mettano al centro e li accompagnino nella scoperta di sé. Voglio ringraziare le attrici e gli attori che si sono messi a disposizione dei nostri giovani, facendo un lavoro straordinario: è un atto di condivisione di responsabilità che sta dando frutto”.

“Ascoltare i ragazzi che hanno parlato del progetto ‘Uniti per la scuola’ questa mattina al Ministero dell’Istruzione è stato davvero emozionante – ha commentato Vittoria Puccini -. Hanno raccontato di quanto il lavoro svolto quest’anno con i docenti e i formatori di U.N.I.T.A. li abbia aiutati a conoscere sé stessi e i propri compagni, spingendoli a manifestare le proprie emozioni e creando un rapporto positivo di condivisione e fiducia tra di loro e con gli insegnanti. Una ragazza ha detto ‘grazie a questo progetto ho pensato che andare a scuola è bello’. Non potevamo sperare in un risultato migliore”.

“Voglio approfittare di questa occasione – ha aggiunto Paola Cortellesi – per rilanciare l’appello affinché cinema e teatro diventino al più presto materie di studio nelle scuole. So che si sta lavorando in questa direzione e per questo ringrazio il Ministro Bianchi. Queste materie serviranno a formare persone che in futuro sappiano mettersi in gioco, condividere e a sostenersi gli uni gli altri. Come su un set o a teatro dove tutti lavorano per uno scopo comune. È bene che a questa età i ragazzi imparino a fare squadra e non ad appartenere a un branco. Io sono qui insieme a Vittoria Puccini in rappresentanza di U.N.I.T.A., siamo in tanti, più di mille, e non posso che ringraziare i miei colleghi, Carlotta Natoli, Giorgio Marchesi e Chiara Tomarelli per il grande lavoro svolto su questo progetto. Aiutare i ragazzi a esprimersi e a mettere in gioco le proprie emozioni li aiuta ad avvicinarsi agli altri. E anche questo è molto bello”.

La prima edizione di “Uniti per la scuola”, che si è conclusa lo scorso 31 maggio, ha coinvolto 10 scuole di ogni grado e oltre 300 studentesse e studenti. Nello specifico gli istituti partecipanti sono stati: il Liceo Statale “Don Lorenzo Milani” di Napoli; il Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Bologna; il Liceo Artistico-IISS “Nicola Garrone” di Barletta (BT); il Liceo Artistico “A. Caravillani” di Roma; l’Istituto Comprensivo “D. R. Chiodi” di Roma; l’Istituto Comprensivo Ardea 1 di Ardea (RM); l’Istituto “Marco Polo” di Firenze; l’I.I.S.”Leonardo Da Vinci” di Firenze; il Liceo “Giulio Casiraghi” di Cinisello Balsamo (MI) e l’Istituto Comprensivo 1 Pescantina (VR).

Obiettivo della sperimentazione: utilizzare in aula tecniche e metodologie che caratterizzano il lavoro del cinema e del teatro e farne preziose alleate per una didattica sempre più innovativa. In altre parole, il progetto ha proposto una metodologia, da usare in maniera interdisciplinare, che mette lo studente al centro e mira ad attivare le risorse creative di ciascuna e ciascuno.

Positive le risposte dei partecipanti: in molti hanno sottolineato il cambiamento del clima in classe, più orientato, grazie al percorso sperimentale, alla collaborazione e alla condivisione. Studentesse e studenti hanno dichiarato di avere avuto la possibilità di esprimersi maggiormente e meglio in un contesto in cui si sentivano meno preoccupati del giudizio esterno, acquistando di conseguenza maggiore fiducia in sé.

Contratto scuola, si parte da 50 euro netti di aumento. I sindacati non si illudono e chiedono subito i soldi per i lavoratori

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Domani, martedì 7 giugno, nuovo incontro all’Aran per il rinnovo del contratto scuola. Se il primo incontro era di carattere generale, quello previsto domani dovrebbe iniziare a trattare il tema delle risorse. Quello più spinoso.

Si tratta di un incontro molto atteso anche perchè è il primo dopo lo sciopero generale del 30 maggio scorso, che rivendicava, fra le altre cose, un rinnovo contrattuale soddisfacente per quanto riguarda gli aumenti.

L’obiettivo prefissato dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è di un aumento di 100 euro per ogni docente anche se la cifra reale di partenza è ferma intorno ai 90 euro.

Andando nello specifico, secondo gli ultimi dati, con le risorse a disposizione che ammontano a circa 2 miliardi, si punta a riconoscere al corpo docente, un incremento del 3,8%, cioè circa 90 euro lordi, dunque 50-55 euro netti in busta paga.

Con le risorse per gli arretrati ancora da quantificare, verrebbe ricompreso nell’aumento il cosiddetto elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente CCNL 2016-2018. In quel caso erano stati garantiti ai docenti aumenti retributivi medi di 96 euro lordi al mese (da 80,40 euro minimi a 110 massimi, in base ad anzianità e grado di scuola).

Alle risorse finora esposte bisogna aggiungere il taglio cuneo fiscale e i 200 euro decisi dal governo contro l’aumento dei prezzi, previsti nel mese di luglio.

Per il personale Ata, invece, le risorse aggiuntive sono previste dalla manovra 2022, legate alla revisione dei sistemi di classificazione: fino a un massimo dello 0,55 (secondo primissimi calcoli sindacali si tratterebbe di 10-12 euro aggiuntivi)

E’ vero che il Governo considera i 90 euro lordi una base di partenza ma è altrettanto vero che non bisogna aspettarsi cifre tanto lontane da questa per il rinnovo del CCNL. E questo i sindacati lo sanno bene.

Pino Turi, segretario generale Uil Scuola, alla vigilia del nuovo round all’Aran ha detto: “Gli stipendi della scuola non coprono nemmeno l’inflazione, arrivata per cause veramente non prevedibili (pandemia e guerra) al 7%“.

Secondo il sindacalista, bisogna “dare subito i soldi ai lavoratori della scuola che sono in credito con il loro datore di lavoro (Stato) per averli già maturati nel corso di un triennio già scaduto (2019/2021)“.

Non distante il pensiero di Marcello Pacifico, presidente Anief: “L’Istat ci ha detto di un incremento nell’ultimo anno del 6% dell’aumento del costo della vita. Diamo al personale statale immediatamente un po’ di ‘ossigeno’. Sappiamo bene che si tratta di cifre ben al di sotto di quelle attese, appena un centinaio di euro lordi medi a dipendente, più 2-3mila euro di arretrati, ma intanto è meglio farglieli avere, piuttosto che attendere nuove risorse, che comunque non andranno ad influire sul periodo 2019/2022”.

A giudicare da queste posizioni, l’obiettivo sindacale sembrerebbe quello di chiudere al più presto questo contratto con le (poche) risorse a disposizione e subito dopo guardare al prossimo CCNL, con la speranza che possa avere migliori risultati.

D’altronde, anche prima dello sciopero, in un comunicato congiunto, le organizzazioni sindacali avevano detto chiaramente, a proposito delle risorse per il contratto: “Quei soldi sono vecchi, stanziati da ben tre leggi di bilancio, riguardano un contratto scaduto da tre anni e cinque mesi; un docente senza anzianità avrà circa 60 euro lordi (50 netti). Inoltre l’atto di indirizzo arriva fuori tempo massimo”.

Supplenze del personale ATA, proroga possibile in caso di effettiva necessità

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Anche per l’a.s. 2021/22 è possibile prorogare i contratti del personale del personale ATA, ma solo su richiesta dei dirigenti scolastici e nei casi di effettiva necessità qualora non sia possibile assicurare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto mediante l’impiego di personale a tempo indeterminato e di personale supplente annuale.

Lo prevede la nota MI 21550 del 6 giugno 2022, che ricalca sostanzialmente quelle degli anni scolastici precedenti.

Le richieste motivate devono pervenire agli Uffici scolastici regionali per la prescritta autorizzazione.

Le comprovate motivazioni potranno fare riferimento ad attività relative allo svolgimento degli esami di stato, al recupero debiti nelle scuole secondarie di secondo grado, a situazioni eccezionali che possano pregiudicare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto con riflessi sull’ordinato avvio dell’anno scolastico (es. adempimenti legati all’aggiornamento delle graduatorie di istituto, allo svolgimento delle
procedure concorsuali in atto, etc.).

Come evidenziato dalla FLC CGIL, nulla si dice invece il merito al prolungamento dei contratti Covid.

LA NOTA

DAD anche in futuro? Istat: un ragazzo su due ha problemi di connessione in casa

da La Tecnica della Scuola

Di Carla Virzì

Perché la DaD in futuro andrà adoperata con cautela? Perché in molti casi la didattica a distanza ha accentuato disagi e discriminazioni nel nostro Paese. Lo testimonia un recente rapporto Istat, datato maggio 2022.

Il rapporto fa il punto su quella che è stata l’esperienza di didattica a distanza degli alunni negli ultimi due anni.

Cosa si evince dal rapporto? Il 50,9% degli studenti segnala di avere tuttora problemi di connessione in casa. I maggiori problemi li rivelano i ragazzi stranieri, che hanno sperimentato continue difficoltà di accesso alla DaD e più spesso segnalano un peggioramento delle condizioni economiche familiari.

SCARICA IL RAPPORTO ISTAT

Tendenzialmente i ragazzi stranieri hanno dovuto gestire situazioni logistiche più complesse durante la didattica a distanza. Mentre seguivano le lezioni da casa hanno ad esempio più frequentemente condiviso la stanza con fratelli e sorelle.

Un’ulteriore differenza tra alunni italiani e stranieri riguarda il device adoperato per la DaD: in particolare, nell’a.s. 2020/2021 – leggiamo nel report Istat – i ragazzi stranieri hanno utilizzato in misura minore rispetto ai loro coetanei italiani il PC per seguire la DAD: la quota è del 72,1% contro l’85,3% degli italiani; di conseguenza gli alunni stranieri hanno fatto maggiormente ricorso al cellulare per seguire le lezioni (64,3% contro 53,7%).

Un disagio che si ripete anche nel confronto tra nord e sud Italia. Svantaggiati rispetto agli strumenti per la didattica a distanza sembrano infatti anche gli studenti del Mezzogiorno rispetto a quelli del Centro-nord. Nel Sud e nelle Isole la quota di coloro che si sono collegati utilizzando tra gli strumenti anche il PC è dell’ 80,1% contro l’84,8% del Centro, l’85,8% del Nord-ovest e l’89,9% del Nord-est.

Quale giudizio sulla DaD dei ragazzi?

Complessivamente – conclude il rapporto – nonostante i giovanissimi facciano ampiamente ricorso a internet per numerose attività, la didattica a distanza non ha convinto la larga maggioranza degli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il 67,7% preferisce la didattica in presenza, il 20,4% ritiene uguali le due tipologie di didattica e solo l’11,9% predilige la didattica a distanza; con una lieve differenza di genere, dato che sono le ragazze a sostenere di più la didattica in presenza (69,5%) rispetto ai ragazzi (66,1%).

Bonus cultura (18app), adesioni entro il 31 agosto per i nati nel 2003: 500 euro per acquistare beni e servizi

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Il bonus cultura o bonus 18app è riservato ai nati nell’anno 2003 che fino al 31 agosto 2022 potranno registrarsi per ottenere i 500 euro che potranno utilizzare per l’acquisto di diversi beni e servizi.

Con il bonus cultura, infatti, i diciottenni potranno acquistare:

  • a) biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo;
  • b) libri (inclusi audiolibri e libri elettronici, esclusi supporti hardware di qualsiasi natura atti alla relativa riproduzione);
  • c) titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali;
  • d) musica registrata (cd, dvd musicali, dischi in vinile e musica online, esclusi supporti hardware di qualsiasi natura atti alla relativa riproduzione);
  • e) corsi di musica;
  • f) corsi di teatro;
  • g) corsi di lingua straniera;
  • h) prodotti dell’editoria audiovisiva;
  • i) abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale.

Per spendere il bonus c’è tempo fino al 28 febbraio 2023.

Per registrarsi, è necessario collegarsi al sito https://www.18app.italia.it, utilizzando SPID o CIE.

Il Bonus Cultura è personale e non si può dunque scambiare o convertire in denaro.

Carta dello studente, deve essere richiesta in segreteria entro il 30 giugno

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Nell’anno scolastico 2008/2009 il Ministero dell’Istruzione ha lanciato il progetto nazionale “IoStudio – La Carta dello Studente”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Il progetto prevede che le scuole distribuiscano agli studenti delle scuole secondarie di II grado statali e paritarie un badge personale. Tale carta attesta lo status di studente e offre la possibilità di accedere in modo agevolato al mondo della cultura e a molti servizi utili alla vita da studente.

Dall’anno scolastico 2013/2014, la Carta ha ampliato i propri servizi digitali e, grazie alla collaborazione con Poste Italiane, può essere attivata anche come carta postepay nominativa  (carta prepagata ricaricabile) per gestire in modo sicuro e tracciabile gli acquisti effettuati.

Come richiederla

Dall’anno scolastico 2020/2021, la stampa della Carta IoStudio non è più automatica, ma viene rilasciata su richiesta delle famiglie.

Per le studentesse e gli studenti che nell’anno scolastico 2021-20221 frequentano le classi prime e seconde dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado, le famiglie devono compilare l’apposito modulo e consegnarlo presso la segreteria scolastica entro il giorno 30 giugno 2022.

La data del 30 giugno è il termine ultimo per accedere alla stampa della Carta nella prima finestra di lavorazione disponibile. In altre parole le richieste presentate in segreteria dopo il 30 giugno 2022, saranno comunque prese in carico ma verranno inserite in una seconda finestra di stampa.

Cosa devono fare le segreterie scolastiche

Le Segreterie scolastiche, dopo aver ricevuto il modulo dalle famiglie, devono inserire la Richiesta Carta tramite l’area riservata alle segreterie del Portale dello Studente.

Completata la procedura, il sistema fornirà un messaggio di conferma dell’inserimento della Richiesta e la Carta IoStudio sarà in attesa di emissione. Verrà quindi stampata nella prima finestra di stampa disponibile, la cui data sarà comunicata successivamente.

LA NOTA

MODULO E INFORMATIVA

Precari scuola: possono richiedere l’indennità di disoccupazione (NASpI)

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Anche il mondo della scuola può attingere all’indennità di disoccupazione (NASpI), alla scadenza dei contratti fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, con una domanda da presentare esclusivamente per via telematica. Lo ricorda il sindacato Flc Cgil sul proprio portale.

Possono accedere alla NASpI i precari della scuola, nel rispetto dei seguenti requisiti:

  • i lavoratori che hanno perso involontariamente il lavoro (quindi non si sono licenziati) e si trovano in condizione di disoccupazione
  • chi ha presentato dichiarazione di disponibilità al lavoro presso l’INPS o il Centro per l’impiego territoriale competente
  • chi ha firmato il patto per la ricerca attiva del lavoro
  • coloro che hanno almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni che precedono la domanda di accesso all’indennità.

I termini per la presentazione dell’istanza – ricorda il sindacato – prevedono massimo 68 giorni dal termine del contratto, ma se si inoltra la richiesta entro 8 giorni l’indennità decorrerà dall’ottavo giorno successivo alla scadenza del contratto stesso.

Nota 7 giugno 2022, AOODGSIS 2026

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per i sistemi informativi e la statistica

Ai Dirigenti/ Coordinatori scolastici delle istituzioni scolastiche statali e paritarie
e p.c. Al Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Al Direttore Generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e
l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione
Agli Uffici Scolastici per Ambito Territoriale e Direzioni Generali Regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano

OGGETTO: Comunicazione esiti finali in Anagrafe Nazionale Studenti – a.s. 2021/2022