La Scuola di domani

Una scuola inclusiva, pienamente accessibile, aperta alla società, partecipata e attenta al benessere di chi la vive: è così che studentesse e studenti la immaginano per il futuro. Un disegno preciso e definito che è stato messo nero su bianco nel documento “La Scuola di domani”, presentato il 23 giugno al Palazzo dell’Istruzione alla presenza del Ministro Patrizio Bianchi. Il testo è stato concepito come uno stimolo alla discussione, nell’ambito del Transforming Education Summit dell’ONU che si terrà come Pre-Summit dal 28 al 30 giugno prossimi a Parigi e, successivamente, a New York, a settembre. Obiettivo: fare emergere la voce di ragazze e ragazzi e promuovere la loro partecipazione attiva.

Punto di partenza per le riflessioni e per le linee di intervento contenute nel documento è l’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030, “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”. Le Consulte studentesche hanno elaborato il testo dopo aver svolto apposite consultazioni a livello territoriale e hanno approvato, in sede di Coordinamento nazionale, il documento che raccoglie le loro proposte. La versione finale presentata oggi è frutto di un processo di confronto anche con il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FONAGS), l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura e il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI).

“La Scuola di domani” parte dall’analisi dello stato attuale del sistema d’istruzione italiano, dei suoi punti di forza e degli effetti della pandemia sulla scuola, per approdare alla formulazione di una serie di proposte definite per aree di intervento. Favorire la piena accessibilità all’educazione e all’istruzione, investire maggiormente nell’edilizia scolastica, sensibilizzare studentesse e studenti sul valore del diritto allo studio e favorire la rappresentanza studentesca, rendere più flessibile il percorso scolastico e favorire metodologie didattiche innovative e inclusive, fondate sul pensiero critico e sullo sviluppo delle competenze di vita, che permettano agli alunni e agli studenti tutti di essere protagonisti del processo di apprendimento. Porre maggiore attenzione all’insegnamento delle lingue, sviluppare attività di raccordo con il mondo del lavoro nell’ottica della sicurezza, ripensare l’orientamento. Sono alcune delle linee di azione definite nel testo che mira a costruire una scuola sempre più inclusiva, per ridurre la dispersione, sviluppare tutte le competenze necessarie per essere cittadini a pieno titolo, facilitare le relazioni e promuovere una maggiore coesione sociale.

L’esame di stato: valutare le “varie ed eventuali”

L’esame di stato: valutare le “varie ed eventuali”

di Stefano Stefanel

L’accoglienza che questo 2022 sta dando al ritorno dell’esame di stato conclusivo dei due cicli in presenza e con i compiti scritti dimostra come nell’immaginario collettivo nazionale questo sia comunque un momento di passaggio ritenuto fondamentale. Il fatto che sia un esame stressante, contenutistico, ma privo di qualsivoglia selettività, non lo sminuisce nella sua portata sociale e culturale. Dunque facciamo i conti con questo esame, che la pandemia non è riuscita a seppellire, insieme al suo nozionismo, ai suoi stanchi rituali, al suo essere totalmente inutile nel defnire orientamenti ormai a tutti già noti.

Il fatto, poi, che sia un rito necessario dice, una volta di più, che deve essere preso sul serio e analizzato come fonte pedagogica primaria almeno degli anni conclusivi del ciclo di studi. Se l’esame fnale del primo ciclo è enciclopedico e inutile e condiziona probabilmente solo la parte conclusiva del terzo anno, l’esame di stato nel secondo ciclo invade tutto il triennio e produce una sorta di cappa pedagogica da cui praticamente nessuno vuole uscire o nessuno nemmeno fa fnta di voler uscire. Pagati, pertanto, i dovuti debiti ad un rito popolare che costituisce uno degli elementi distintivi del passaggio di età, va, però, considerata, la sua lateralità rispetto a quello che si fa normalmente nelle scuole. Sembra, infatti, che gli studenti studino una cosa e poi nell’esame di stato vengano verifcati su altro. L’impressione è che sarebbe come se una squadra si allenasse durante la settimana a giocare a pallacanestro, ma poi la domenica partecipasse al campionato di calcio.

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Molta passione nell’opinione pubblica la determinano le tracce della prima prova di italiano, uguale per tutti. E’ una prova che costituisce in prima battuta uno sfoggio di cultura di coloro che la predispongono, dato che producono un’antologia di proposte con molte tracce di difficile lettura. Questo esercizio di lettura di un’antologia di testi, di scelta del testo da analizzare/commentare, di redazione scritta costituisce un unicum nella vita dello studente. Dal punto di vista pedagogico è interessante notare, però, come lo studente nel suo percorso venga “interrogato” su contenuti e metodi legati alla disciplina, e come, nel frattempo, si costituisca una sua struttura di pensiero attraverso l’informale e poi debba farci sopra un tema (o un saggio breve). Poiché non conosco uno studente che durante l’anno sia stato invitato a colloquiare su un argomento di attualità e poi ne abbia ricevuto un voto, mi sembra che qui si raggiunga l’apice della pedagogia creativa, valutando qualcosa su cui la scuola non ha nulla da dire, relegando l’attualità ai compiti in classe di italiano o al compito dell’esame di stato.Questo rapporto tra una scuola che insegna il formale e che poi valuta l’informale è molto interessante, anche se forse pedagogicamente scollegato dall’idea di fondo per cui l’apprendimento comunque tende a passare, per lo più, dall’insegnamento. Fa dunque stupore questa tenerezza italiana per le “varie ed eventuali” che servono a valutare uno studente che ha studiato ed è stato interrogato su altro. Qualche tempo fa, all’inizio delle pandemia, avevo suggerito di trasformare, anche con l’uso del digitale, l’interrogazione (a domanda risponde o anche “fatti la domanda da solo e risponditi”) in un colloquio colto tra due soggetti non equo- ordinati (l’insegnante e lo studente), che però condividono le basi qualifcanti del discorso. Vedo che si è andati nella direzione opposta e che le interrogazioni sono tornate prepotentemente alla ribalta anche con distanziamenti e mascherine. Rimane però questo scarto tra ciò che viene insegnato di ogni disciplina e la richiesta che lo studente si eserciti con senso critico e autonomo, che però nessuno tiene in grande considerazione se non durante questi famosi scritti. Trasformati in articolisti di fondo o saggisti da elzeviro gli studenti dimostrano di apprendere altrove anche ciò che non viene loro insegnato a scuola (l’argomento musicale, che ha fatto felici tutti, non ha prodotto mai un voto durante l’anno).

L’opinione pubblica è simpaticamente colpita da questi testi di giugno, salvo poi disinteressarsi di una scuola che insegna e verifca – per tutto il resto del tempo – su contenuti, ma alla fne valuta lo studente su altro che, evidentemente, lo studente ha imparato da sé.

Pensare però di trasformare degli studenti in saggisti con qualche compito in classe è ritenere che tutto ciò che non è direttamente insegnato sta nelle “varie ed eventuali” in cui ognuno può dire quello che gli pare attingendo dove ritiene più opportuno. Pascoli e Verga antologicizzati sono dunque la foglia di fco dell’operazione di superfcializzazione del sapere, laddove lo studente deve prepararsi su un argomento, ma poi viene valutato su opinioni, anche non supporate da adeguate citazioni. Il fatto, poi, di afrontare un argomento con le sole carta e penna, senza poter accedere direttamente alle fonti per citarle, dice soltanto che si vuole insegnare ad essere “saggisti” nel modo sbagliato, perché quello giusto è scrivere con le fonti sott’occhio, non andando a ricordo (unici casi in cui perdoniamo il “ricordo” sono quelli di Gramsci e Pirenne, che hanno scritto dal carcere e quindi, non avendo le fonti sott’occhio, sono dovuti andare a memoria).

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Il colloquio su cui si chiude l’esame di stato è un altro esempio di “varie ed eventuali” fatte sistema. Nel corso dell’anno lo studente non viene mai interrogato nell’ambito di un colloquio interdisciplinare. Si fanno delle simulazioni, ma giusto per scriverlo nel documento programmatorio fnale. In realtà le discipline rimangono sempre ben distinte, per cui quando improvvidamente nell’esame appaiono in forma multidisciplinare o interdisciplinare si assiste al via vai dei collegamenti, alle strane sinergie, alle affinità elettive mai venute in mente a nessuno. Anche in questo caso la scuola verifca in un modo, l’esame fnale in un altro. Ciò vale anche per i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) di cui lo studente non parla mai in classe o con i suoi docenti, salvo che all’esame di stato.

In sintesi mi pare che la gioia per il ritorno dell’esame di stato in presenza e degli scritti sia un’ineludibile richiesta restaurativa di qualcosa che costituisce un vero e proprio tratto distintivo dell’italianità, laddove questo rito di passaggio è una sorta di iniziazione necessaria. Nel generale entusiasmo anche mediatico per l’esame mi pare stia sfuggendo la pedagogia e la sua richiesta di un certo rigore processuale. Personalmente toglierei le interrogazioni dalla scuola e le lascerei solo alla loro ineludibile trasformazione in interrogatorio nei tribunali e sposterei tutto sul concetto di colloquio: ma sempre, non solo all’esame. Trovo molto utile che gli studenti dialoghino sull’attualità, sui problemi, sulla cultura, su Pascoli e Verga (o Caproni), ma vorrei che questo fosse il sistema, non il lampo di giugno. Trovo plausibile che le materie di indirizzo vengano testate in rapporto alle reali competenze acquisite. Ma vorrei qualcosa di più strutturato e organico di un esame sulle “varie de eventuali” alla fne di una scuola legata a rigidi ordini del giorno (le materie) così come le ha codifcate Gentile al tempo del fascismo. La pandemia e la risposta della scuola a quella tragedia mi avevano fatto sperare nella ricerca di una nuova linea pedagogica. Il fusso mediatico dei pensieri (oramai tutti resi pubblici, questo incluso) mi fa ritenere che si continuerà ad essere valutati durante l’anno sulla battaglia del grano e nell’esame di stato su qualcos’altro di cui in classe non si è riusciti a parlare mai perché si doveva ascoltare la lezione sulla battaglia del grano. Non ho grande passione per le nozioni e il nozionismo testato da domandine, ma non credo si possano eliminare i problemi della pedagogia e dell’apprendimento con esami fnali fatti sulle “varie ed eventuali”.

Se fossi un albero …

Obiettivo del concorso è sensibilizzare le giovani generazioni all’attenzione verso l’ambiente.

Sono state premiate la creatività e l’originalità dei ragazzi e l’immediatezza e l’efficacia comunicativa delle opere realizzate con l’utilizzo di diverse tecniche espressive, dal disegno alla fotografia, dai video alla poesia.

I Vincitori

– Lodi (LO) – Scuola primaria “Giovanni Agnelli” di Riolo

– Vicenza (VI) – Scuola Primaria Zanella dell’I.C. Muttoni

– Scanzorosciate (BG) – I.C. Alda Merini

– Piavon-Oderzo (TV) – Scuola primaria “Nazario Sauro”

– Gravina in Puglia (BA) – II Circolo Didattico “Don Saverio Valerio” SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO

– Ciampino (RM) – I.C. “Da Vinci”

– Lainate (MI) – I.C. “Lamarmora” – Scuola secondaria “Fermi”

– Marina di Pisa (PI) – I.C. “N. Pisano” – Masone (GE) – I.C. “Vallestura”

– Remedello (BS) – Scuola secondaria Istituto “Bonsignori”

Riforma reclutamento, taglio di oltre 10 mila cattedre in 3 anni: testo DEFINITIVO maxi emendamento

da OrizzonteScuola

Di redazione

È arrivato in Aula, al Senato, il via libera della Commissione bilancio al maxi-emendamento sostitutivo del ddl per l’attuazione del Pnrr presentato dal governo. In corso le dichiarazioni di voto, al termine delle quali l’Aula si esprimerà sulla richiesta di fiducia del governo.

MAXI EMENDAMENTO

Dopo il parere “non ostativo” della quinta Commissione, con alcune modifiche che sono state approvate dal governo, relative all’ambito scolastico, l’Aula ha dato il via al voto di fiducia posto dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà.

Rispetto a quanto circolava nelle scorse ore, ci sono state ulteriori modifiche al testo. Le forze di maggioranza sarebbero “sconcertate” per l’atteggiamento della Ragioneria dello Stato che avrebbero confermato i tagli all’organico.

Nella notte è arrivata l’approvazione del decreto con il voto di fiducia al Governo.

Il dibattito al Senato

Conferma che arriva subito anche da Mattia Crucioli, di Alternativa: “Tutti i partiti hanno cercato di evitare il taglio della scuola. Tutta la maggioranza era d’accordo, ma l’accordo è stato spazzato via. Saranno tagliate 10.000 cattedre in 3 anni”.

Dura anche l’opposizione. Antonio Iannone (Fratelli d’Italia) spiega: “C’è una deficienza nel rapporto col governo. Al senatore Nencini la mia stima umana e sincera, ma sembra di ascoltare dei turisti svedesi in parlamento che criticano il governo e tra due ore voteranno la fiducia”.

Critiche anche dal presidente della VII Commissione Cultura, Riccardo Nencini“Il risultato è apprezzabile, non totalmente positivo. Non viene toccata la carta docenti, c’è la valutazione di merito, non c’è più il concorso per quiz ma con domande aperte. Potevamo fare di più e fare meglio. Con questo provvedimento la tecnocrazia ha raggiunto punte mai raggiunte. I tecnicismi rendono il parlamento vassallo”.

Si scaglia contro la Ragioneria dello Stato anche il Partito Democratico. Così Simona Malpezzi, capogruppo dem a Palazzo Madama: “Non siamo riusciti a fare tutto. La ragioneria di stato ci ha bocciato. I risparmi della scuola per la denatalità devono tornare alla scuola. Questa maggioranza chiedeva una prova specifica per accertare le capacità dei docenti con già dell’esperienza. Non ci sono più i quiz ai concorsi per docenti. Abbiamo mantenuto la carta del docente. La retribuzione degli insegnanti è fondamentale, torneremo ad occuparcene”.

Così la senatrice di Leu, Loredana De Petris“La qualità degli insegnanti non può essere giudicata con dei quiz. Siamo l’unico paese europeo col bilancio in Costituzione, è diventato una corda al collo. Il parlamento spesso non è nelle condizioni di far rispettare le proprie decisioni e il proprio lavoro”.

Così il senatore della Lega, Mario Pittoni: “Un successo è stato senza dubbio lo spirito di squadra. La compattezza mostrata dalla maggioranza ha permesso di non toccare risorse per la carta del docente. Resta comunque la spesa per l’istruzione in Italia la più bassa in Europa. Non può considerarsi chiusa la questione della fase transitoria per i precari. I concorsi a crocette hanno dimezzato i candidati impegnati”.

Michela Montevecchi, del Movimento Cinque Stelle, dice: “La commissione Istruzione ha dato una grande lezione a tutti. Ci sono state procedure inedite, che hanno costretto questa commissione a dover fare i conti con una controparte tecnica che non sempre ha avuto la capacità di relazionarsi con la controparte politica. Talvolta siamo stati trattati come scolaretti.

Reclutamento dei docenti

Cambia il modo di formare in ingresso e selezionare i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Viene istituito un percorso abilitante di 60 CFU gestito dalle Università e attivato sulla base del fabbisogno di cattedre, con prova finale comprendente una prova scritta e una lezione simulata.

A regime, si tratterà dell’unico modo consentito agli aspiranti di conseguire l’abilitazione.

I 24 CFU, già acquisiti da numerosi aspiranti inseriti nelle GPS, non andranno perdutiE’ questa una delle novità del testo

Data ultima per acquisire i 24 CFU è il 31 ottobre 2022.

L’abilitazione permetterà di accedere ai concorsi a cattedra per i quali sono state riformulate le prove selettive. Addio ai test a crocette e ritorno alle domande aperte. Approfondisci

Quindi il percorso per diventare insegnante diventa laurea magistrale (triennale per ITP) + percorso abilitazione di 60 CFU + concorso + anno di prova in servizio con test finale e valutazione conclusiva.

Fase transitoria

Sarà data possibilità fino al 31 dicembre 2024 ai candidati dei concorsi a cattedra di possedere 30 CFU o 24 (questi ultimi acquisiti entro il 31 ottobre 2022) e di conseguire i restanti dopo aver superato il concorso a cattedra. Una fase di passaggio prima dell’entrata a regime del nuovo sistema che entrerà in vigore tra il 2025 e il 2026. Approfondisci

Docenti con tre anni di servizio

I docenti con tre anni scolastici di servizio anche non continuativi, svolti entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione al concorso, nei cinque anni precedenti nelle scuole statali valutati ai sensi dell’articolo 11/14 della legge n. 124/99 (naturalmente con il titolo di studio di accesso alla classe di concorso) partecipano al concorso. Il percorso successivo dipenderà, come per gli altri colleghi, dal possesso o meno dell’abilitazione o dei 30 CFU o dei 24 CFU.

Come si svolgeranno i concorsi

Annuali, con prova scritta a risposta aperta. Graduatoria per abilitati e non abilitati Leggi tutto

Formazione retribuita

Il PNRR istituisce, inoltre,  un sistema di formazione per i docenti in servizio parallela a quella prevista dalla riforma Renzi e che include anche la possibilità di premiare i docenti. La partecipazione sarà volontaria e quanti supereranno con successo un percorso triennale potranno ricevere un premio in denaro.

A tal fine sarà istituita una Scuola di alta formazione con il fine di dare le linee guida all’attivazione dei corsi premiali per i docenti. Per finanziare la scuola era inizialmente previsto il taglio della Carte del docente, che nella riformulazione del testo è stata scongiurata, almeno fino al 2024.

I premi ai docenti saranno assegnati dal comitato di valutazione delle scuole e sulla base delle risorse annuali a disposizione.

Altre misure

Il testo del maxiemendamento, inoltre, prevede i seguenti provvedimenti:

  • esoneri per i collaboratori dei dirigenti scolastici per le scuole in reggenza  Leggi tutto
  • scorrimento delle graduatorie degli idonei dei concorsi docenti della secondaria Leggi tutto
  • stop a taglio della carta docente, ma fino fino al 2024,
  • concorso riservato agli insegnanti di religione precari Leggi tutto
  • procedura straordinaria per l’assunzione di insegnanti di sostegno
  • titoli di accesso A26 Matematica e A28 Matematica e Scienze saranno integrati entro il 31 luglio Leggi tutto
  • Docenti abilitati e con tre anni di servizio su sostegno accedono direttamente al TFA sostegno Leggi tutto

Ricordiamo che l’approvazione definitiva  per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, recante “ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)” dovrà avvenire entro il prossimo 29 giugno per evitare che decada.

Maturità 2022, prima prova: preferita la traccia sulle potenzialità. I temi più scelti e quelli più snobbati

da La Tecnica della Scuola 

Di Redazione

Oggi, 22 giugno, alle 8.30, è stata somministrata a più di 500.000 studenti la prima prova scritta d’italiano, tornata dopo due anni a causa della situazione pandemica. Dopo mesi di tototracce oggi il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha spinto il famoso “bottone” che ha inviato ai vari istituti italiani le tracce scelte dal MI.

Le tracce selezionate hanno sostanzialmente confermato le previsioni, dalla presenza di un testo di Giovanni Verga in tipologia A alla scelta di un testo di Luigi Ferrajoli sul Covid in Tipologia C ad alcune riflessioni sul cambiamento climatico tratte da un discorso di Giorgio Parisi in Tipologia B.

Dai dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione a poche ore dal termine del tempo previsto per svolgere la prova, a partire da un’indagine campionaria rappresentativa a livello nazionale, emerge che la traccia che è stata svolta dal maggior numero di maturandi è stata “Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello” di Vera Gheno e Bruno Mastroianni, di Tipologia C, riguardante le potenzialità e i pericoli dell’iperconnessione, scelta dal 21,2% degli studenti. Questa è stata la traccia favorita anche negli Istituti tecnici (24%) e negli Istituti professionali (26,9%).

Al secondo posto delle preferenze dei maturandi c’è il brano tratto dal libro “La sola colpa di essere nati”, di Gherardo Colombo e Liliana Segre, di Tipologia B, che ha raggiunto il 18%. Al terzo posto, con il 16,5% delle scelte, c’è l’analisi del testo tratto da “Nedda. Bozzetto siciliano” di Giovanni Verga, di Tipologia A. Quest’ultima traccia è quella che è stata preferita dai ragazzi nei Licei (21,5%).

Solo il 15,8% dei candidati a svolto il tema sulla musica, a partire da un brano tratto da “Musicofilia” di Oliver Sacks, di Tipologia B. Ancora meno studenti, il 14%, si sono cimentati con le riflessioni sul Covid basandosi sulla traccia proveniente dal libro “Perché una Costituzione della Terra?” di Luigi Ferrajoli, Tipologia C.

Le tracce più snobbate? Il discorso pronunciato l’8 ottobre 2021 alla Camera dei Deputati dal Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, di Tipologia B, su cui hanno scommesso soltanto l’11,6% degli studenti e degli studentesse, e l’analisi della poesia “La Via Ferrata” di Giovanni Pascoli, di Tipologia A, scelta dal 2,9% dei candidati.

Maturità 2022, il prof. Rocchi: “Temi impostati per produrre banalità e conformismo”

da La Tecnica della Scuola 

Di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni del prof. Francesco Rocchi, docente dell’ITCG Fermi di Pontedera ed esponente del gruppo Condorcet sulla prima prova di italiano alla maturità:

E’ difficile scrivere qualsivoglia considerazione sulle tracce di quest’anno della maturità mentre le braccia stanno lunghe distese a terra. Nondimeno, qualche cosa si può azzardare e forse non è nemmeno inutile. Queste tracce dimostrano il fallimento dell’istruzione italiana rispetto agli scopi che si è data. Quella superiore italiana è una scuola che da almeno dieci anni, ovvero dalla riscrittura di Indicazioni Nazionali (per i licei) e Linee Guida (per tecnici e professionali), si propone di favorire non uno stolido nozionismo, ma la costruzione di una solida cultura, capace di palleggiarsi con profondità e perspicuità concetti e idee complessi, con un occhio particolare alla contemporaneità e alla sua frenetica mutevolezza. Ebbene, per mettere alla prova gli studenti su qualcosa di così ambizioso, il Ministero ha scelto di far parlare i ragazzi di musica, Covid, cambiamento climatico e, dulcis in fundo, i rischi di internet.
Per fortuna rimangono in campo Liliana Segre, Verga e Pascoli, anche se si vede bene che si tratta, soprattutto per i due autori classici, di scelte conservative (da cui, n.b., la storia è stata fatta discretamente uscire, se non per la traccia proprio di Liliana Segre). Posso immaginare quale sia stata l’idea di fondo: “Sono stati tre anni difficili!”. Su quanto sia sciocca una prospettiva del genere ci ritorneremo, ma ora concentriamoci su un altro dato: scrivere cose intelligenti su questi spunti è molto arduo.

I temi sono impostati per produrre banalità e conformismo. Il brano di Sacks è una bella celebrazione della musica (con un interessante rimando a A.C. Clarke), ma poi esattamente uno cosa dovrebbe dire? Che la musica è bella? E’ possibile e ragionevole argomentare qualche cosa che non sia un’adesione al testo proposto? Lo stesso ragionamento si può fare per le altre tracce di attualità: il cambiamento climatico è una cosa brutta cui opporre tutti i nostri sforzi e il Covid-19 è una sciagura mondiale che richiede una consapevole solidarietà da parte di tutti, soprattutto dei ricchi.
Si dirà: “Ma certamente si può sfumare, si può problematizzare, si possono portare altre prospettive!”. Ebbene sì, certo, si può. Ma cosa servirebbe al riguardo? Servirebbero approfondimenti: altre voci che dicano cose almeno leggermente diverse; dati che permettano di scorgere la realtà da altre angolazioni; toccherebbe confrontarsi con l’ambiguo e con il non conforme. Nelle tracce di tutto questo non c’è nulla: i brani scelti sono dichiarazioni ampie, enfatiche, che lavorano su conclusioni nette e note piuttosto che sui ragionamenti che ad esse hanno portato. Senza il retroterra di dati, pensieri e osservazioni che hanno permesso di costruire quelle conclusioni, rimane poco da dire, se non dar loro ragione, anche perché effettivamente hanno ragione: il cambiamento climatico è sotto i nostri occhi, il Covid-19 è stata un’ecatombe sconvolgente e su internet gira di tutto. E’ come chiedere di fare le proprie considerazioni su come è bella e soleggiata la giornata di oggi. Ah beh, sì, beh.

E d’altra parte difficilmente si poteva fare diversamente. L’originalità e la profondità richiedono
tempo e fatica, molto di più di quanto si può dare in sei ore di una calda mattinata di giugno prima della quale si era completamente all’oscuro dei temi che sarebbero usciti. In questi termini rimane tempo soltanto per un’esercitazione retorica. Se non si danno tracce aperte, problematiche (aporetiche, se si è fatto il liceo), non si fornisce alcuno stimolo. Se si vanno a vedere i temi su cui gli studenti fanno gare di debate, si noterà che i temi scelti non solo sono assai più circostanziati, ma sono effettivamente aperti: “Voli low cost sì o no?”; “Tassare lo zucchero per scopi salutistici sì o no?”; “Per creare senso civico, meglio prevenire o punire?”. Si noti che sono temi che offrono ampi rimandi quell’attualità e a quelle questioni etiche che sosteniamo importarci tanto, ma sulle quali non vogliamo tanto sapere l’opinione degli studenti, quanto registrare il loro consenso, il più delle volte.

Con tracce quali quelle tipiche dei debate, più limitate, concrete, accessibili ma aperte ad approfondimenti e con solidi legami all’esperienza di vita dei ragazzi, si sarebbe venuti più incontro alle difficoltà -oggettive ed inaggirabili- poste da questi ultimi tre anni di scuola. Ricordando un’altra cosa fondamentale: il punto vero non è dare tracce facili, ma tarare la correzione. Questi tre anni sono stati difficili, le tracce sono state scelte per evitare scogli imprevisti, ma se poi chi corregge non ne tiene conto, non cambia nulla. Ma nella scuola italiana la docimologia non si è mai distinta per affidabilità e coerenza.
Ma sarebbe facile dare la colpa ai vincoli della prima prova. In realtà il problema è più profondo. Proviamo ad immaginare altri temi che sono di stringente attualità e che richiedono l’attenzione di chiunque voglia definirsi un cittadino consapevole. A puro titolo di esempio: il ritorno del nucleare come fonte di energia; le possibilità offerte da tecniche di ingegneria genetica come CRISP-R; le conclusioni sulla non-carcinogenicità del glifosate da parte dell’Agenzia Europea per le sostanze Chimiche; i problemi geo-politici relativi all’approvvigionamento di litio e terre rare nella produzione di batterie elettriche; l’opportunità di fornire armi a un Paese invaso (toh…), i progressi delle scienze cognitive; la progressiva estinzione di alcune specie di insetti. Queste sono le prime questioni che mi sono venute in mente compulsando le sezioni “attualità” e “scienza” di un giornale, solo che è evidente perché nella traccia di maturità non potevano entrare:che ne sanno i ragazzi? Sono temi specifici che richiedono conoscenze specifiche che gli studenti non possono avere.

Ne consegue che la scelta delle tracce è strutturalmente virata al generico e al superficiale. E tali saranno in larghissima maggioranza i temi che andremo a correggere nei prossimi giorni. Non dubito che qualcuno avrà l’estro e la profondità per fare di meglio, ma a noi qui non interessa isolare le eccezioni, ma capire in quali condizioni di esprimersi abbiamo messo la grande maggioranza degli studenti.In questo, è chiaro che l’ecumenicità della prima prova, uguale per tutti gli indirizzi, va a danno di chi nelle scuole superiori i temi specifici li ha studiati eccome. Al momento le tracce della prima prova, per la maniera in cui evitano qualsiasi tema tecnico che non sia già stato brutalizzato dall’approssimazione ignorante dei nostri mass media, sono evidentemente schiacciate sui licei. Nell’indirizzo agrario un tema come il glifosate è trattabilissimo, così come lo è quello delle terrerare in scuole tecniche e industriali…ma a quanto pare sono cose su cui non ci interessa granché sentire la voce dei nostri studenti. La cosa buona di questa maturità è che poi finisce, e gli studenti possono cominciare ad esplorare l’alto mare aperto che gli si apre davanti. A loro i miei più sinceri auguri.

Calendari scolastici 2022/23, le date di tutte le regioni

da La Tecnica della Scuola 

Di Lara La Gatta

Le Regioni hanno deliberato in merito ai calendari del prossimo anno scolastico 2022/23, stabilendo dunque l’inizio e la conclusione delle lezioni, oltre ai periodi di sospensione delle attività didattiche che si aggiungono ai giorni di festività stabiliti a livello nazionale.

Festività nazionali

Le festività nazionali sono:

  • tutte le domeniche;
  • 1° novembre: festa di tutti i Santi;
  • 8 dicembre: festa dell’Immacolata Concezione;
  • 25 dicembre: Natale;
  • 26 dicembre: Santo Stefano;
  • 1° gennaio: Capodanno;
  • 6 gennaio: Epifania;
  • 9 aprile 2023: Pasqua
  • 10 aprile 2023: lunedì dell’Angelo;
  • 25 aprile: Anniversario della Liberazione;
  • 1° maggio: Festa del lavoro;
  • 2 giugno: Festa nazionale della Repubblica.

Calendari scolastici regionali

Riepiloghiamo di seguito i calendari regionali finora approvati.

Abruzzo

  • Inizio delle lezioni: 12 settembre 2022
  • Termine lezioni: 10 giugno 2023

Basilicata

  • Inizio delle lezioni: 12 settembre 2022
  • Ponte di Ognissanti: 31 ottobre, 1 e 2 novembre 2022
  • Vacanze natalizie: dal 24 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023
  • Vacanze di Carnevale: 20 e 21 febbraio 2023
  • Vacanza pasquali: dal 6 all’11 aprile 2023
  • Ponte festa della Liberazione: 24 aprile 2023
  • Ponte festa della Repubblica: 3 giugno 2023

Termine delle lezioni: 10 giugno 2023.

Delibera di Giunta  Regionale n. 202200307  dell’  26 maggio 2022

Allegato A – Calendario scolastico anno 2022 – 2023

Bolzano

Gli studenti della provincia di Bolzano sono i primi a rientrare in classe il 5 settembre 2022, mentre il termine delle lezioni è fissato al 16 giugno 2023.

Le sospensioni delle attività didattiche deliberate sono:

  • Dal 29 ottobre al 6 novembre 2022 (Ognissanti)
  • 9 e 10 dicembre 2022 (Immacolata)
  • Dal 24 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023 (Natale)
  • Dal 18 al 26 febbraio 2023 (Carnevale)
  • Dal 6 all’11 aprile 2023 (Pasqua)
  • Dal 27 al 29 maggio 2023 (Pentecoste)

Calendario scolastico 2022/2023 su 5 giorni settimanali

Calabria

  • Inizio delle lezioni: 14 settembre 2022
  • Ponte di Ognissanti: 31 ottobre 2022
  • Ponte dell’Immacolata: 9 e 10 dicembre 2022
  • Vacanze natalizie: dal 23 dicembre 2022 al 7 gennaio 2023
  • Vacanza pasquali: dal 6 all’11 aprile 2023
  • Ponte festa della repubblica: 3 giugno 2023
  • Termine delle lezioni: 10 giugno 2023.

Campania

  • Inizio lezioni: 13 settembre 2022
  • Ponte Ognissanti: 31 ottobre, 1 e 2 novembre
  • Vacanze natalizie: dal 23 dicembre 2022 al 6 gennaio 2023
  • Vacanze di Carnevale: 20 e 21 febbraio 2023
  • Vacanze pasquali: dal 6 all’11 aprile 2023
  • Ponte Festa della Liberazione: 24 aprile 2023
  • Fine lezioni: 10 giugno 2023.

Emilia-Romagna

  • Inizio lezioni: 15 settembre 2022
  • Ponte Ognissanti: 2 novembre 2022
  • Vacanze natalizie: dal 24 dicembre 2022 al 6 gennaio 2023
  • Vacanze pasquali: dal 6 all’11 aprile 2023
  • Fine lezioni: 7 giugno 2023.

Friuli Venezia Giulia

La Delibera n. 381 del 18 marzo 2022 prevede che:

a. nelle scuole dell’infanzia, statali e paritarie, funzionanti nella Regione, le lezioni hanno inizio il 12 settembre 2022 e terminano il 30 giugno 2023, per un totale, tenuto conto dei giorni di festività e di sospensione regionale delle lezioni, di 223 giorni utili per lo svolgimento delle lezioni medesime, ai quali andrà sottratta la festa del Santo Patrono qualora ricadente in un giorno coincidente con le lezioni;

b. nelle scuole primarie, nelle scuole secondarie di primo grado e nelle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, funzionanti nella Regione Friuli Venezia Giulia, le lezioni hanno inizio il 12 settembre 2022 e terminano il 10 giugno 2023, per un totale, tenuto conto dei giorni di festività nazionale e di sospensione regionale delle lezioni, di 206 giorni utili per lo svolgimento delle lezioni, ai quali andrà sottratta la festa del Santo Patrono qualora ricadente in un giorno coincidente con le lezioni.

Le sospensioni regionali delle lezioni e delle attività didattiche sono stabilite nei seguenti periodi:

  • lunedì 31 ottobre 2022;
  • sabato 24 dicembre 2022, da martedì 27 a sabato 31 dicembre 2022, da lunedì 2 a giovedì 5 gennaio 2023 e sabato 7 gennaio 2023, compresi (vacanze natalizie);
  • da lunedì 20 a mercoledì 22 febbraio 2023, compresi (carnevale e mercoledì delle Ceneri);
  • da giovedì 6 a sabato 8 aprile 2023 e martedì 11 aprile 2023, compresi (vacanze pasquali);
  • lunedì 24 aprile 2023.

Calendario Scuole dell’infanzia

Calendario Scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado

Lazio

Le lezioni cominceranno giovedì 15 settembre 2022 e si concluderanno giovedì 8 giugno 2023, per un totale di 206 giorni di lezione.

Liguria

Per tutti la prima campanella suonerà il 14 settembre 2022.

Per scuole elementari, medie e superiori il termine delle lezioni sarà il 10 giugno 2023, per le scuole dell’infanzia il 30 giugno 2022.

Queste le festività per tutte le scuole (oltre tutte le domeniche e le ricorrenze disposte dallo Stato e quelle regionali):

  • 31 ottobre e 1° novembre per Ognissanti
  • dal 23 dicembre all’8 gennaio per Natale
  • dal 6 all’11 aprile per Pasqua
  • 24 e 25 aprile per la Festa della Liberazione.

Lombardia

La Regione Lombardia e l’Ufficio Scolastico Regionale hanno confermato l’inizio dell’anno scolastico 2022/23 per il giorno 12 settembre 2022 e la sua conclusione l’8 giugno 2023. Si resta in attesa dlla delibera con tutte le date di sospensione delle lezioni.

Marche

Inizieranno il 14 settembre 2022 e termineranno il 10 giugno 2023 le lezioni nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della Regione Marche: lo prevede il calendario scolastico 2022/2023 approvato il 16 maggio dalla giunta regionale.

Saranno 208 i giorni di lezione nella scuola primaria e in quella secondaria di primo e secondo grado, 228 per la scuola dell’infanzia.

Le lezioni vengono sospese, oltre che per le festività nazionali, anche nelle seguenti date:

  • commemorazione dei defunti: 2 novembre 2022;
  • vacanze natalizie: dal 24 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023;
  • vacanze pasquali: dal 6 all’11 aprile 2023.

Le Istituzioni scolastiche hanno a disposizione un giorno di ulteriore sospensione dell’attività didattica, qualora la festività del Santo Patrono ricorra in un giorno in cui siano previste lezioni; nel caso in cui la festività del Santo Patrono non ricorra in un giorno in cui siano previste lezioni o ricorra in un giorno festivo, le istituzioni scolastiche possono decidere discrezionalmente di sospendere le lezioni per un giorno liberamente stabilito.

Ci sono poi tre giorni che ricadono nei ‘ponti’ previsti nelle date del: 31/10/22 – 24/04/23 – 03/06/23. In tali giorni le scuole possono discrezionalmente decidere se sospendere o continuare l’attività scolastica.

Molise

La Giunta regionale ha approvato il calendario delle lezioni per l’anno scolastico 2022-2023. Le attività educative nelle scuole di ogni ordine e grado inizieranno il 14 settembre 2022; termineranno il 10 giugno 2023 nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, il 30 giugno 2023 nelle scuole dell’infanzia.

Queste le interruzioni delle lezioni in aggiunta alle festività nazionali:

  • 2 novembre 2022 (commemorazione dei defunti); 9 e 10 dicembre 2022 (ponte);
  • dal 23 dicembre 2022 al 7 gennaio 2023 (vacanze di Natale);
  • 22 febbraio 2023 (mercoledì delle Ceneri);
  • dal 6 aprile all’11 aprile 2023 (vacanze di Pasqua);
  • 24 aprile 2023 (ponte);
  • 3 giugno 2023 (ponte).

Deliberazione n. 155

Piemonte

Tutti in classe da lunedì 12 settembre fino a sabato 10 giugno 2023 (la scuola dell’infanzia terminerà, invece, venerdì 30 giugno).

Definiti anche i periodi di sospensione delle lezioni, che, oltre alle festività nazionali, sono i seguenti:

  • 9 e 10 dicembre: ponte Immacolata
  • Dal 24 dicembre all’8 gennaio: vacanze di Natale
  • 20 e 21 febbraio: vacanze di Carnevale
  • Dal 6 all’11 aprile: vacanze di Pasqua.

È confermata anche quest’anno la cd. “clausola di salvaguardia delle lezioni” da attivare, in caso di risalita dei contagi ed eventuali lockdown per le scuole, entro il 31 dicembre 2022.

I giorni totali di lezione saranno 206.

Puglia

Studentesse e studenti pugliesi torneranno sui banchi mercoledì 14 settembre.

La Giunta Regionale ha infatti approvato il calendario scolastico per il 2022/23.

Queste le festività deliberate:

  • 31 ottobre-1 novembre per Ognissanti
  • 8-10 dicembre per la festa dell’Immacolata
  • 23 dicembre-8 gennaio per le vacanze di Natale
  • 6-11 aprile per le vacanze di Pasqua
  • 24-25 aprile per la Festa della Liberazione
  • 1 maggio per la Festa dei Lavoratori
  • 2-3 giugno per la Festa della Repubblica.

Ultimo giorno in classe in programma sabato 10 giugno.

Per la scuola dell’infanzia le attività si chiuderanno invece giovedì 30 giugno.

Sardegna

Si tornerà sui banchi il 14 settembre 2022 e, limitatamente alla scuola primaria e alla secondaria di primo e secondo grado, le lezioni termineranno il giorno 10 giugno 2023. In considerazione della specificità del servizio educativo offerto, le scuole dell’infanzia protrarranno le attività didattiche al 30 giugno 2023.

Sono previsti 206 giorni di lezione che si riducono a 204 per via dei due giorni a disposizione delle singole istituzioni scolastiche.

Queste le seguenti sospensioni delle lezioni:

  • 2 novembre: commemorazione dei defunti
  • vacanze natalizie: dal 23 dicembre 2022 al 6 gennaio 2023
  • vacanze di carnevale: 21 febbraio 2023
  • vacanze pasquali: dal 6 all’11 aprile 2023
  • 28 aprile 2023: Sa Die de sa Sardigna.

Sicilia

Le lezioni avranno inizio lunedì 19 settembre 2022 e termineranno sabato 10 giugno 2023, per un totale di 204 giorni di scuola o 203 (se la festa del Santo Patrono locale ricade durante l’anno scolastico).

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, il termine delle attività educative è fissato al 30 giugno 2023. Nel periodo compreso tra l’11 ed il 30 giugno 2023 può essere previsto il funzionamento delle sole sezioni necessarie a garantire il servizio. A decorrere dal 1° settembre 2022, il collegio degli insegnanti delle scuole materne curerà gli adempimenti previsti dall’art. 46 del D. Leg.vo 297/94.

Alle festività nazionali si aggiunge la Festa del Santo Patrono locale se ricade durante il periodo scolastico.L’attività scolastica, nelle scuole di ogni ordine e grado, è sospesa nei seguenti periodi:

– vacanze di Natale : dal 23 dicembre 2022 al 07 gennaio 2023;
– vacanze di Pasqua : dal 6 aprile 2023 al 11 aprile 2023.

Toscana

L’Ufficio scolastico regionale e la Regione Toscana hanno comunicato alle istituzioni scolastiche i punti fermi del calendario per il prossimo anno scolastico 2022-2023, chiedendo loro di trasmettere in tempo utile gli adattamenti che approveranno.

Queste le date previste:

  • Inizio lezioni: giovedì 15 settembre 2022
  • Vacanze natalizie: da sabato 24 dicembre 2022 a venerdì 6 gennaio 2023 compresi
  • Vacanze pasquali: da giovedì 6 a martedì 11 aprile 2023 compresi
  • Termine delle lezioni: sabato 10 giugno 2023; per la scuola dell’infanzia il 30 giugno 2023.

La festa della Toscana, nella data del 30 novembre di ogni anno, non costituisce data di sospensione delle attività didattiche, né di chiusura delle scuole.

Tutti gli adattamenti che le istituzioni scolastiche riterranno opportuno apportare al calendario dovranno essere assunti entro il 10 giugno 2022.

Trento

Nelle istituzioni scolastiche trentine le lezioni avranno inizio lunedì 12 settembre 2022 e si concluderanno venerdì 9 giugno 2023, mentre per le scuole dell’infanzia le attività didattiche inizieranno lunedì 5 settembre 2022 e termineranno giovedì 30 giugno 2023.

I periodi di sospensione dell’attività didattica sono i seguenti:

  • tutte le domeniche;
  • lunedì 31 ottobre e martedì 1 novembre 2022 (Ponte delle festività di Ognissanti);
  • giovedì 8 dicembre 2022 (Immacolata);
  • da venerdì 23 dicembre 2022 a venerdì 6 gennaio 2023 (vacanze di Natale);
  • lunedì 20 febbraio e martedì 21 febbraio 2023 (vacanze di Carnevale);
  • da giovedì 6 aprile a martedì 11 aprile 2023 (vacanze di Pasqua);
  • martedì 25 aprile 2023 (Anniversario della Liberazione);
  • lunedì 1 maggio 2023 (Festa dei lavoratori);
  • venerdì 2 giugno 2023 (Festa della Repubblica).

Umbria

Le lezioni avranno inizio il 14 settembre 2022 in tutte le scuole di ogni ordine e grado e termineranno il 10 giugno 2023 nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, mentre il 30 giugno 2023 è il termine dell’attività educativa nella scuola dell’infanzia.

La Giunta regionale ha stabilito inoltre le sospensioni delle lezioni, oltre che per le festività riconosciute dalla normativa statale vigente, anche per i seguenti periodi:

  • 31 ottobre 2022;
  • dal 23 dicembre 2022 al 7 gennaio 2023 per le vacanze natalizie;
  • dal 6 aprile 2023 all’11 aprile 2023 per le vacanze pasquali;
  • 24 aprile 2023;
  • 3 giugno 2023.

Valle d’Aosta

  • Inizio lezioni: 19 settembre 2022
  • Ponte Ognissanti: 31 ottobre 2022
  • Vacanze di Natale: dal 24 dicembre 2022 al 7 gennaio 2023.
  • Festa di Sant’Orso: 30 e 31 gennaio 2023
  • Vacanze di Carnevale: dal 20 al 22 febbraio 2023
  • Vacanze pasquali: dal 6 al 10 aprile 2023
  • Ponte festa della Liberazione: 24 aprile
  • Fine lezioni: 15 giugno 2023.

Veneto

Queste le date deliberate dalla Regione Veneto per l’a.s. 2022/23:

Inizio attività didattica: lunedì 12 settembre 2022.

Oltre alle festività nazionali, sospensione obbligatoria delle lezioni:

  • 31 ottobre 2022 (ponte solennità di tutti i Santi);
  • dall’8 dicembre al 10 dicembre 2022 (ponte dell’Immacolata);
  • dal 24 dicembre 2022 al 7 gennaio 2023 (vacanze natalizie);
  • dal 20 febbraio al 22 febbraio 2023 (Carnevale e Mercoledì delle Ceneri);
  • dal 6 aprile all’11 aprile 2023 (vacanze pasquali);
  • 24 aprile 2023 (ponte anniversario della Liberazione);
  • 3 giugno 2023 (ponte festa nazionale della Repubblica).

Fine attività didattica: 10 giugno 2023.

Maturità 2022, proteste di fronte al Ministero: “Bocciamo Bianchi, ora decidiamo noi”

da La Tecnica della Scuola 

Di Redazione

Nel giorno dell’avvio della maturità 2022 non sono mancati atti di protesta diretti al Ministero dell’Istruzione e in particolare al ministro Patrizio Bianchi. Come riporta Il Sole24Ore, da stamattina degli studenti si sono piazzati di fronte all’edificio del Ministero con uno striscione provocatorio: “Bocciamo Bianchi, sulla maturità ora decidiamo noi!”, questa la frase esposta a caratteri cubitali dal gruppo di protestanti.

Quali sono le ragioni della protesta? A quanto pare molti studenti sono profondamente delusi dalla gestione della situazione pandemica da parte dell’istituzione scuola e soprattutto dalle modalità di svolgimento dell’esame di maturità quest’anno. “Nell’immaginare le linee guida dell’esame di quest’anno non si è tenuto conto delle difficoltà didattiche, dell’apprendimento ed emotive vissute degli ultimi anni dagli studenti, è un esame privo di senso. Il ministro – lamentano gli studenti – continua a non convocarci per prendere le decisioni, non solo rispetto alla maturità, ma noi siamo disposti a mobilitarci finché questo non avverrà”.

A proposito della mobilitazione ha alzato la voce anche l’Unione degli Studenti, intervenuta quest’anno in una nostra diretta, rappresentata da Bianca Chiesa che ha affermato: “Non riteniamo che il percorso degli studenti si possa valutare attraverso questa modalità di esame. Al contrario sosteniamo un approccio che garantisca al soggetto in formazione di apportare elementi di soggettività e pensiero critico al processo valutativo, valorizzando la multidisciplinarietà e il totale percorso di studi dello studente”.

Accanto allo striscione sono stati esposti numerosi cartelli in cui viene attaccato ancora Bianchi anche per il modo con cui ha reagito alle proteste studentesche di quest’anno, accusato di non ascoltare e di non essere dalla parte degli studenti. “Durante tutto l’anno le studentesse e gli studenti del Paese si mobilitano esprimendo la necessità di cambiare il modello di scuola nel nostro Paese, dal diritto allo studio al benessere psicologico, dal diritto allo sciopero al miglioramento dell’edilizia scolastica. Quest’anno sono state occupate più di 100 scuole, migliaia di studenti sono scesi in piazza, abbiamo creato gli Stati Generali della scuola a Roma e siamo stati ricevuti alla Camera dei deputati. Nonostante questo il ministro continua a non ascoltare le studentesse e gli studenti e a non convocare le associazioni studentesche. Continueremo a mobilitarci”, hanno concluso i protestanti.

Si tratta dell’ennesimo atto di ribellione di studenti contro la maturità dopo la provocazione di un maturando ennese che si è presentato alla prima prova dell’Esame di Stato indossando una maglietta con scritto “La scuola italiana fa schifo”.

Avviso 23 giugno 2022, AOODGOSV 16475

Ministero dell’istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione

AVVISO PUBBLICO

Individuazione di licei classici e scientifici in cui attuare il percorso di potenziamento- orientamento “Biologia con curvatura biomedica”