Se il Governo non interviene l’inclusione scolastica peggiorerà

Se il Governo non interviene l’inclusione scolastica peggiorerà
Vita del 09/07/2022

La formazione sui temi della didattica inclusiva per alunni con disabilità e BES è ora prevista per tutti gli insegnanti. Manca però il DPCM (entro il 31 luglio) che dovrà definire il percorso per ottenere i 60 CFU. Critiche la SIPeS, Società Italiana di Pedagogia Speciale, e la FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.

ROMA. Cambia il reclutamento e la formazione degli insegnanti: sia per quelli che stanno per entrare in servizio, sia per quelli che lo sono già. E’ entrata in vigore qualche giorno fa la legge che riforma la formazione iniziale e la valutazione dei docenti. La formazione sui temi della didattica inclusiva per alunni con disabilità e BES è prevista per tutti.

Entro il 31 luglio 2022 un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell’istruzione e dell’università e della ricerca, definirà i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 CFU/CFA, di cui almeno 10 di area pedagogica, necessari per la formazione iniziale, «in modo che vi sia proporzionalità tra le diverse componenti di detta offerta formativa e tenendo in considerazione gli aspetti connessi all’inclusione scolastica nonché le specificità delle materie scientifiche, tecnologiche e matematiche».

La SIPeS, Società Italiana di Pedagogia Speciale, esprime le sue forti preoccupazioni sulla formazione degli insegnanti di scuola secondaria. «La legge appena approvata ribadisce giustamente la volontà di una scuola inclusiva capace di corrispondere ai bisogni delle persone con disabilità e con problemi, tuttavia non si evincono le modalità con le quali praticamente gli insegnanti possano acquisire le competenze idonee», commenta Luigi d’Alonzo, presidente SIPeS. «Si auspica vivamente che nei decreti attuativi siano previsti adeguati crediti formativi sulle questioni inclusive speciali. Tutto ciò perché abbiamo bisogno di competenza nella scuola, abbiamo appena letto i risultati molto preoccupanti delle prove INVALSI che pongo all’intero Paese il problema di una preparazione degli studenti accettabile. Se parliamo di inclusione le cose, però, appaiono più gravi, perché si parla di formazione della persona. La scuola rimane tuttora per molti ragazzi con disabilità e con difficoltà, più o meno gravi ed evidenti, l’ultima agenzia in grado di promuovere le potenzialità personali e gli apprendimenti indispensabili per entrare nella società e nel mondo del lavoro da persone libere. Ma se gli insegnanti non sono preparati ad accogliere le istanze di un’allieva con disabilità, se gli insegnanti non hanno le competenze idonee per soddisfare i bisogni di uno studente con DSA, se non sono capaci di operare sul piano metodologico per aiutare gli allievi in difficoltà come sarà possibile promuovere cittadinanza attiva e libera? L’inclusione vera non avviene perché in classe abbiamo la presenza di un insegnante di sostegno specializzato, non accade se a casa l’allievo con deficit è seguito da un’equipe riabilitativa di valore, ma in questi 50 anni di inclusione in Italia abbiamo capito che ciò può succedere solo se i docenti di classe, quelli dedicati alle discipline sono predisposti, motivati ed in grado di corrispondere ai veri bisogni degli allievi con disabilità e problemi».

“In questi 50 anni abbiamo capito che l’inclusione può succedere solo se i docenti di classe, quelli dedicati alle discipline sono predisposti, motivati ed in grado di corrispondere ai veri bisogni degli allievi con disabilità e problemi”
 Luigi d’Alonzo

Continua d’Alonzo: «Le persone con disabilità hanno bisogno di trovare attorno a loro professionisti dell’educazione competenti in grado di aiutarli a raggiungere i possibili traguardi all’interno di un progetto di vita che deve mirare allo sviluppo della qualità personale, ma che non può assolutamente prescindere da un contesto relazionale comunitario condiviso, generalmente, dalla maggioranza della popolazione di cui si è parte. Per operare bene occorre però competenza, una competenza pedagogico speciale che sia sempre più diffusa».

Già da tempo, sia la FISH ( Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) che la SIPeS chiedevano che una buona parte di quei Crediti fossero dedicati alla pedagogia e alla didattica speciale, per evitare l’ormai annosa delega dei docenti curricolari ai soli insegnanti di sostegno per l’attuazione del PEI, il Piano Educativo Individualizzato riguardante gli alunni e le alunne con disabilità.

«Proprio tale delega – sottolinea una volta ancora il presidente della FISH Vincenzo Falabella – costituisce una violazione della normativa inclusiva che vuole pienamente compartecipi della didattica anche i docenti curricolari. Questo, infatti, ha prodotto un notevole incremento nella richiesta delle ore di sostegno, poiché senza di esse gli alunni e le alunne con disabilità rischierebbero di rimanere abbandonati a se stessi».

Già, perché, prosegue il presidente FISH: «nonostante la Legge n.79 ribadisca la volontà di una scuola inclusiva capace di corrispondere ai bisogni delle persone con disabilità e con problemi di apprendimento, tuttavia non si comprendono le modalità attraverso cui gli insegnanti possano acquisire le competenze idonee, dato che nel testo è previsto che solo 10 crediti formativi debbano riguardare la pedagogia e la didattica; così che il rischio è che quelli riguardanti la pedagogia e la didattica speciale si riducano ad un numero insignificante».
Dunque, la FISH chiede nuovamente al Governo di intervenire, condividendo le preoccupazioni espresse dalla Società Italiana di Pedagogia, ed auspicando che in sede di emanazione dei decreti applicativi la situazione possa essere sanata, perché altrimenti l’inclusione scolastica nelle scuole secondarie continuerà ad essere problematica, anzi, rischierà di peggiorare, dicono gli esperti.

Fase transitoria
Sarà data possibilità fino al 31 dicembre 2024 ai candidati dei concorsi a cattedra di possedere 30 CFU o 24 (questi ultimi acquisiti entro il 31 ottobre 2022) e di conseguire i restanti dopo aver superato il concorso a cattedra. Una fase di passaggio prima dell’entrata a regime del nuovo sistema che entrerà in vigore tra il 2025 e il 2026.

di Sabina Pignataro

La morte del Sillogismo

La morte del Sillogismo: a proposito delle sedi ridimensionate dalla legge 178/2020

Francesco G. Nuzzaci

Prima premessa. Per l’anno scolastico 2021-2022 alle istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore a 500/300 nelle c.d. zone in deroga “non possono essereassegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato nei limiti delle risorse autorizzate dal comma 979” (40,84 mln di euro), né in via esclusiva un DSGA. E pertanto sono affidate in doppia reggenza (art. 1, comma 978 della legge 178/2020);

Seconda premessa. L’articolo 1, comma 343 della legge 234/2021 estende il primigenio arco temporale della legge 178/2020 agli anni scolastici 2022-2023 e 2023-2024, recuperando i 40,84 mln di euro – in precedenza stanziati e non utilizzati – e aggiungendovene 45,83 per il 2023 e 37,20 per il 2024;

Terza premessa. L’articolo 47 del D.L. 36/2022, come integrato dalla legge di conversione 79/2022, al comma 8 statuisce che le istituzioni scolastiche di almeno 500/300 alunni di cui alla legge 178/2020, e per il dilatato – e finanziato – arco temporale di cui alla legge 234/2021, sono disponibili:

a) per le operazioni di mobilità regionale (già resa possibile lo scorso anno);

b) per le operazioni di mobilità interregionale (solo ora concessa, sempre salvo sorprese, e provvisoriamente ampliata ex lege al 60% dei posti in ogni regione e fino all’anno scolastico 2024/2025);

c) “per il conferimento di ulteriori incarichi sia per i dirigenti scolastici sia per i direttori dei servizi generali e amministrativi”;

Conclusione. Non potendosi assumere a tempo indeterminato (cioè immettere in ruolo) né dirigenti scolastici né direttori dei servizi generali sulle scuole di almeno 500/300 alunni e non dovendosi expressis verbisneanche conferire reggenza agli uni e agli altri, allora dovranno disporsi contratti a termine: per logica elementare!

Oppure no? Perché – in attesa della preannunciata apposita informativa ai sindacati – indizi gravi, precisi e concordanti conducono alla terza consecutiva disapplicazione di leggi votate dal Parlamento della Repubblica.

Sicché queste scuole saranno date in reggenza, esattamente come quelle poche che permangono sotto i parametri minimi di 500/300 alunni, realizzandosi un’illegittima equivalenza perché espressamente esclusa dal Legislatore, che ancora una volta avrà parlato invano. E con il buon Aristotele che, a giusta ragione, si rivolterà nella tomba.

A questo punto continuare ad attribuire la responsabilità della replicanda aberrazione a direttori generali e/o a capidipartimento che occasionalmente li affianchino non parrebbe proprio plausibile.

Sarebbe pertanto tutta responsabilità politica del ministro Bianchi, che ancora una volta rimanga inerte.