La scomparsa di Luca Serianni

Serianni, il Ministero e il Ministro esprimono vicinanza alla famiglia e profondo dolore per la perdita

Ci ha lasciati oggi il Professor Luca Serianni.

Il Ministero dell’Istruzione e il Ministro esprimono vicinanza alla famiglia e profondo dolore per la perdita umana e culturale. 

“La scomparsa del Professor Luca Serianni mi addolora molto – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi – e desidero esprimere la mia vicinanza alla famiglia in questo momento così difficile. È stato uno straordinario custode della lingua italiana. E ha sempre messo la sua competenza al servizio dei giovani, da generoso maestro della nostra scuola, riconosciuto e apprezzato da tutti. È stato un prezioso consigliere anche del Ministero dell’Istruzione. Ha guidato la Commissione che ha proposto la ridefinizione della prova d’italiano nell’ultima riforma degli Esami di Stato e anche quest’anno si è messo a disposizione delle maturande e dei maturandi con suggerimenti e consigli per affrontare al meglio la prova che li attendeva. Un Uomo che non ha mai smesso di condividere con tutta la Comunità il risultato dei suoi studi, con grande senso civico, oltre che con straordinaria capacità intellettuale”.

Come comunità scolastica dobbiamo riconoscenza e gratitudine a questo grande linguista che si è sempre messo a disposizione di studentesse e studenti. In particolare, il suo alto contributo scientifico ha accompagnato in questi anni le Olimpiadi di Italiano, coinvolgendo con entusiasmo ragazze e ragazzi.  Così come, anche poche settimane fa, ha accettato di girare un video per consigliare a studentesse e studenti come affrontare la prima prova scritta degli Esami, quella di italiano.

Faremo tesoro degli insegnamenti del Professor Serianni, senza mai dimenticare la generosità con cui li ha trasmessi a generazioni di studentesse e studenti.

Grazie, Professore.

Dirigenti scolastici, 361 immissioni in ruolo per il 2022-23: informativa al Ministero dell’Istruzione con i sindacati

da OrizzonteScuola

Di redazione

Giorni caldi per il Ministero dell’Istruzione. Si è tenuta nel pomeriggio una riunione tra i rappresentanti ministeriali (presente il dirigente generale Serra) e le forze sindacali sull’autorizzazione assunzionale dei dirigenti scolastici per l’a.s. 2022/2023.

Secondo quanto raccolto, il Ministero dell’Economia, ha autorizzato solo un numero di posti pari alle disponibilità in organico: si tratta di 317 nuovi conferimenti d’incarico che, sommati ai 44 trattenimenti in servizio, danno un totale complessivo di 361 nuove immissioni.

Il direttore generale, Filippo Serra, ha dichiarato che l’Amministrazione effettuerà presso gli USR una ricognizione delle sedi attualmente disponibili.

A breve, segnala ANP, si svolgerà un altro incontro di informativa sulla ripartizione regionale delle nuove immissioni, anticipando che i vincitori che saranno immessi dovrebbero poter esprimere le proprie preferenze per il ruolo regionale presumibilmente entro la prima settimana di agosto.

Tutte le sigle sindacali hanno evidenziato l’opportunità di riesaminare la decisione e la necessità di ottenere un maggior numero di assunzioni, anche nel rispetto delle ultime modifiche introdotte con la conversione del dl 36/2022 e nella considerazione dell’importante impatto che avrebbe sul servizio un numero elevato di reggenze


Crisi di governo, cosa accade adesso per la scuola? A rischio i fondi del PNRR, ritorno alla Legge Fornero più vicino

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

La crisi di governo precipita. Il premier Mario Draghi si dimette. Il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti: solo, dunque, ordinaria amministrazione.

L’esecutivo attuale, pertanto, non potrebbe varare la Legge di Bilancio. Toccherebbe alla nuova maggioranza vararla, ma c’è una grossa incognita sui tempi. Non è da escludere, dunque, che si possa andare verso l’esercizio provvisorio, non riuscendo ad approvare la manovra entro dicembre 2022.

Un disastro per l’economia già duramente messa alla prova dall’emergenza Covid-19 e dalla guerra in Ucraina. Uno scenario preoccupante.

Con la crisi in atto, tutti i provvedimenti più importanti finirebbero in un binario morto. Salterebbe le discussioni su ddl Zan, Ius Scholae, ma anche la riforma del fisco e soprattutto quella delle pensioni con il ritorno da gennaio 2023 della Legge Fornero.

A rischio anche i decreti attuativi per la riforma del reclutamento dei docenti: uno deve essere prodotto entro il 31 luglio, ma ce ne sono tredici da varare nei prossimi mesi (anche se comunque potrebbero essere varate lo stesso trattandosi, in alcuni casi, di meri adempimenti amministrativi).

Cosa può succedere? La prima è il voto anticipato. Se Draghi non dovesse avere la fiducia del Parlamento la crisi sarebbe di fatto aperta e il governo cadrebbe. A quel punto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe sciogliere in anticipo le Camere e si andrebbe a elezioni anticipate.

Non è l’unico scenario sul tavolo. Se il presidente del Consiglio decidesse di lasciare, Mattarella potrebbe anche rifiutarsi di sciogliere le Camere a dare l’incarico a una nuova personalità, che avrebbe il compito di traghettare il Paese alla scadenza naturale della legislatura nel 2023, portando nel frattempo a termine tutte le riforme in agenda. Difficile, invece, l’accordo per un governo politico con un esponente dei partiti a Palazzo Chigi.

Cosa può succedere nei prossimi mesi

PNRR: la complessa macchina del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che per l’Italia vale  191 miliardi di fondi, è in un momento molto delicato. Varate le norme, per molti progetti si entra nella fase operativa. Nel primo semestre è stato centrato l’obiettivo di 45 progetti, necessari per richiedere la seconda tranche da 24 miliardi. Ora ne mancano 55 per la fine dell’anno, ai quali si aggiungono i progetti di riforma richiesti per ottenere una nuova tranche di anticipo del Pnrr.

PENSIONI E LEGGE DI BILANCIO: Tra i nodi principali, così come segnala Ansa, che un governo nella pienezza dei propri poteri deve affrontare c’è la messa a punto della manovra, attesa dopo l’estate, che dovrà prevedere un decalage del debito pubblico. Se si va alle urne il calendario richiederà deciso impegno. Il nuovo quadro di previsioni (la Nadef) deve essere approvato entro il 27 settembre ed è evidente che sarà comunque l’attuale governo a predisporre le previsioni ‘a legislazione vigente’.

Poi entro il 15 ottobre queste vanno inviate all’Ue mentre il governo ha tempo fino al 20 dello stesso mese per il varo della legge di bilancio nella quale può valutare gli interventi da mettere in campo. Ipotesi di lavoro su taglio del cuneo o di flessibilità in uscita delle pensioni sono in salita: scade Quota 102, oltre che l’Ape Sociale e Opzione Donna (allo stato attuale probabile il ritorno alla legge Fornero). L’attuale governo aveva ipotizzato di prorogare questi due ultimi meccanismi e stava studiando un nuovo regime per consentire una maggiore flessibilità in uscita.


Anno di formazione e prova: Quali sono le modalità di svolgimento del test finale? In cosa consistono i criteri per la valutazione?

da La Tecnica della Scuola

Di Francesco Di Palma

Nell’incontro tra Ministero dell’istruzione e organizzazioni sindacali, tenutosi il 18 luglio scorso, è stata presentata la bozza del decreto ministeriale da adottare entro il 31  luglio. Al suo interno, secondo quanto riferisce la UIL,  ha rilevanza la problematica relativa all’anno di formazione e prova, per lo svolgimento del quale il Ministero considera applicabile quanto sancito dal decreto 36 convertito in legge n° 79 ai docenti che saranno immessi in ruolo già da settembre 2022 .

Posizione della UIL

Secondo il sindacato UIL scuola,  il percorso previsto dal nuovo sistema di reclutamento “non può essere retroattivo e si deve applicare solo ai docenti assunti dai concorsi previsti e banditi ai sensi del D.L. 36 convertito in legge 79 del 29 giugno 2022”.

Cosa prevede la nuova disposizione

Secondo quanto sancito dalla riforma introdotta dal decreto 36 convertito in legge n° 79 del 29 giungo 2022, il sistema di formazione iniziale e accesso in ruolo a tempo indeterminato prevede tre passaggi.

Percorso universitario

Il percorso di selezione e prova è volto a far acquisire l’abilitazione all’insegnamento attraverso il conseguimento di non meno di 60 crediti formativi su competenze culturali,  disciplinari,  pedagogiche, psicopedagogiche,   didattiche   e   metodologiche  oltre alla capacità di progettare al fine di favorire l’apprendimento critico e consapevole degli studenti e delle studentesse.

Criteri e modalità delle prove finali

Al termine del percorso universitario gli ammessi dovranno sostenere una prova finale i cui criteri e modalità saranno stabiliti in un decreto la cui uscita è prevista per il 31 luglio 2022

Concorso pubblico

I candidati che superano l’esame finale del percorso iniziale conseguono l’abilitazione e possono partecipare al concorso pubblico  nazionale,  indetto   su   base regionale o interregionale;

Vincitori del concorso

I vincitori del concorso su posto comune,  che  abbiano  l’abilitazione all’insegnamento, sono sottoposti a un periodo annuale  di  prova  in servizio,  il  cui   positivo   superamento   determina   l’effettiva immissione in ruolo.

Periodo di prova

I docenti vincitori di concorso dovranno affrontare un periodo di prova di  durata  annuale  con test finale e valutazione conclusiva il  cui   positivo   superamento   determina   l’effettiva immissione in ruolo.

Superamento del periodo di prova

Il superamento del periodo annuale di  prova  in servizio é subordinato allo svolgimento del servizio  effettivamente prestato per almeno centottanta giorni, dei quali  almeno  centoventi per le attività didattiche.

Test finale

Il personale docente in periodo di prova é sottoposto:

  • a un test finale, che accerti come si siano tradotte in competenze didattiche pratiche le conoscenze teoriche disciplinari  e metodologiche del docente,
  • a una valutazione da parte del dirigente scolastico, sentito il comitato per la valutazione dei docenti, sulla base dell’istruttoria  di  un  docente con  funzioni  di  tutor.

In merito al test finale il sindacato UIL afferma che:

non può  essere considerato come un esame da superare, una prova selettiva o come una ulteriore verifica valutativa da parte del dirigente oltre a quello che quest’ultimo è tenuto a valutare dopo un anno scolastico in cui il docente ha svolto tutto il percorso previsto. una introduzione del genere,  non si può applicare a partire dal 2022/23 e fuori dai percorsi previsti dal D.L. 36, inserito in un sistema di garanzia della libertà di insegnamento, è un elemento ulteriormente mortificante del personale docente, non serve a nulla ed è solo un voler sottolineare un’avversione pregiudiziale verso i docenti che non meritano tutta questa acredine e la presunzione di incapacità che non finisce con il periodo di prova, ma continua con verifiche, esami e formazione coatta che la Uil scuola contrasterà con tutte le sue forze”.

Mancato superamento

In caso di mancato superamento del test  finale o di valutazione negativa  del  periodo  di  prova  in  servizio,  il personale docente é sottoposto a un secondo periodo annuale di prova in servizio, non ulteriormente rinnovabile.

Aumenti stipendio, le cifre ufficiali comunicate dall’Aran: ai docenti tra i 102 e i 123 euro lordi in più, agli Ata solo 88 euro

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Sul rinnovo del contratto della Scuola 2019/2021 non c’è alcuna firma in arrivo, almeno per il momento. Ma almeno ora i dipendenti possono saper con certezza l’entità delle cifre aggiuntive che probabilmente con il nuovo anno, il 2023, potrebbero arrivare nei loro stipendi. Le somme sono state elencate dall’amministrazione durante l’incontro con i sindacati, svolto presso l’Aran, il 20 luglio.

Gli incrementi in arrivo

Questi gli incrementi illustrati alle organizzazioni sindacali rappresentative, presenti all’incontro in parte in presenza e in parte on line.

Il quadro economico a disposizione del tavolo negoziale ammonta complessivamente a poco più di 2 miliardi di euro, al lordo degli oneri riflessi conteggiati al 38%. Questa cifra servirà anche in parte a erogare l’elemento perequativo, oggetto poi di successiva discussione al tavolo negoziale che dovrà decidere se conglobarlo nello stipendio tabellare.

Proprio la presenza dell’elemento perequativo fa sì che i 2 miliardi di euro a disposizione corrispondano a un incremento pari al 4,22%.

La parte più consistente andrà a rivalutare il tabellare con aumenti medi calcolati dall’Aran in 97,15 euro/mese per 13 mensilità (comprensivi dell’elemento perequativo), cifra calcolata su unità di personale al 31.12.2018 pari a 1.145.157 (di cui circa 936mila docenti e 209mila Ata).

Ulteriori piccole cifre

A queste cifre vanno aggiunti gli stanziamenti della legge di bilancio 2022 che ha previsto:

  • all’art.1 co.612 per i nuovi ordinamenti del personale Ata lo 0.55% del monte salari;
  • all’art.1 co.327 per la valorizzazione dei docenti 300 milioni di euro dall’1.1.22, pari a un incremento di 270 milioni di euro. Questa cifra corrisponde a un incremento medio individuale di 16 euro/mese per 13 mensilità;
  • all’art.1 co.606 per il fondo di miglioramento dell’offerta formativa (docenti) 89,4 milioni di euro. Questa cifra corrisponde a un incremento medio individuale di 5,31 euro/mese per 13 mensilità;
  • all’art.1 co.604 per il superamento del limite sul trattamento accessorio (Ata) 14,8 milioni di euro. Questa cifra corrisponde a un incremento medio individuale di 3,91 euro/mese per 13 mensilità.

Sommando tutte le risorse si arriva a 2,4 miliardi di euro totali, pari a un incremento del 5%.

Gli aumenti in euro

Ricapitolando i calcoli dell’Aran, a regime, dall’1.1.22 per i docenti c’è da aspettarsi un aumento del tabellare pari a 102 euro/mese, cui possono aggiungersi 16 euro per la valorizzazione docenti e 5,31 per il miglioramento dell’offerta formativa.

Per gli Ata, invece, l’aumento tabellare è di 75 euro/mese, sempre in media, cui possono aggiungersi 9,79 euro per la riforma dell’ordinamento professionale e 3,91 per l’accessorio.

A queste somme di incremento mensile, vanno poi aggiunte tra le 1.500 e le 3.000 euro di arretrati, sempre per il periodo 2019-2021.

I primi commenti dei sindacati

Secondo lo Snals-Confsal, “c’è necessità di disporre di un documento scritto, necessario ad analizzare con precisione la consistenza delle risorse a disposizione, comunque insufficienti a fronte di un’inflazione galoppante”.

“Ogni valutazione sulle risorse, illustrate solo verbalmente nel corso dell’incontro, sarà subordinata allo studio di un testo circostanziato. Pertanto, lo Snals-Confsal si riserva di inviare successivamente le proprie osservazioni”, ha detto la sua segretaria Elvira Serafini.

“Dopo il confronto di oggi sulle risorse – ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, pari a poco più di due miliardi di euro per la scuola, abbiamo spiegato motivi per cui occorre portare in busta paga molto di più del 4,22% che verrà riconosciuto, ovvero un incremento medio mese di 102 euro circa, per tredici mensilità, incluso l’elemento perequativo per il personale docente e 88 euro per il personale Ata”.

Immissioni in ruolo 2022/23: i 94.130 posti, i contingenti per regione e per grado di scuola, disponibilità ed esuberi

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Diffusi dal Ministero dell’Istruzione i dati relativi alla disponibilità di posti per le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente per l’a.s. 2022/23. In totale i posti da coprire sono 94.546 (di cui 30.349 di sostegno), che si riducono a 94.130 per effetto di 416 situazioni di esubero, da compensare con una corrispondente riduzione del numero di assunzioni. Gli esuberi riguardano esclusivamente i posti comuni, quasi totalmente (391 su 416) della secondaria di II grado, e non quelli di sostegno.Questa la ripartizione del contingente per tipologia di posto e grado di scuola, al netto degli esuberi:

grado di scuola Posti comuni Posti di sostegno
INFANZIA 3.070 2.175
PRIMARIA 9.474 11.511
SECONDARIA I GRADO 19.293 10.039
SECONDARIA II GRADO 31.944 6.624
TOTALE 63.781 30.349

Nei 94.130 posti complessivi sono compresi anche i 14.420 posti comuni destinati per le procedure concorsuali straordinarie per docenti di scuola secondaria (art. 59 c. 9 bis del dl 73/2021). Non vi rientrano invece i 12.840 posti già coperti dai docenti (in prevalenza di sostegno) assunti dalle GPS di I fascia nell’a.s. 2021/22 e che saranno confermati in ruolo il prossimo 1° settembre avendo superato la prova disciplinare prevista a conclusione del loro primo anno di servizio.

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Nota 21 luglio 2022, AOODGSIP 2352

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico

Ai Direttori Generali e Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione e Cultura per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
Al Sovrintendente agli Studi per la Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Alla Federazione Italiana Tennis
Alla FISDIR – Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali
A Sport e Salute S.p.A.
Al Comitato Olimpico Nazionale Italiano
Al Comitato Italiano Paralimpico
Ai Coordinatori Regionali di educazione fisica e sportiva

Oggetto: Finale Nazionale dei Campionati Studenteschi di Tennis, per gli studenti degli Istituti scolastici della scuola secondaria di II grado, a. s. 2021/2022 – PALERMO – Circolo tennis Palermo – Kalta tennis club 26 – 30 settembre 2022.

Nota 21 luglio 2022, AOODGSIP 2351

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico

Ai Direttori Generali e Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione e Cultura per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
Al Sovrintendente agli Studi per la Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Alla Federazione Italiana Pallavolo
A Sport e Salute S.p.A.
Al Comitato Olimpico Nazionale Italiano
Al Comitato Italiano Paralimpico
Ai Coordinatori Regionali di educazione fisica e sportiva

Oggetto: Finale Nazionale dei Campionati Studenteschi di Beach Volley, per gli studenti degli Istituti scolastici della scuola secondaria di II grado, a. s. 2021/2022 – Roseto degli Abruzzi (Teramo) 19 – 23 settembre 2022.

Decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 2022

Assegnazione alle circoscrizioni elettorali del territorio nazionale e ai collegi plurinominali di ciascuna circoscrizione nonche’ alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione della Camera dei deputati. (22A04231)

Assegnazione alle regioni del territorio nazionale e ai collegi plurinominali di ciascuna regione nonche’ alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione del Senato della Repubblica. (22A04232)

(GU Serie Generale n.169 del 21-07-2022)

Decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 2022, n. 97

Decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 2022, n. 97

Convocazione dei comizi per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. (22G00107)

(GU Serie Generale n.169 del 21-07-2022)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto il proprio decreto in data odierna, che dispone lo scioglimento della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Visti gli articoli 61 e 87, terzo comma, della Costituzione;
Visto il testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni;
Visto il testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni;
Visto l’articolo 1, comma 399, della legge 27 dicembre 2013, n. 147;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 21 luglio 2022;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’interno;

EMANA
il seguente decreto:

I comizi per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica sono convocati per il giorno di domenica 25 settembre 2022.
La prima riunione delle Camere avrà luogo il giorno 13 ottobre 2022.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 21 luglio 2022

MATTARELLA
DRAGHI, Presidente del Consiglio dei ministri
LAMORGESE, Ministro dell’interno
Visto, il Guardasigilli: CARTABIA

Decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 2022, n. 96

Decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 2022, n. 96 

Scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. (22G00106)

(GU Serie Generale n.169 del 21-07-2022)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’articolo 88 della Costituzione;
Sentiti i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati;

Decreta:

Il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati sono sciolti.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 21 luglio 2022

MATTARELLA
DRAGHI, Presidente del Consiglio dei ministri
Visto, il Guardasigilli: CARTABIA

Avviso 21 luglio 2022, AOODGOSV 18833

Avviso di chiamata pubblica alla candidatura alla Presidenza dell’ Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa INDIRE

Nomina Comitato di selezione, incaricato della predisposizione dell’elenco dei nominativi per la nomina del Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE)

Crisi di Governo

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il voto è previsto per il 25 settembre 2022, la prima riunione delle Camere avrà luogo il giorno 13 ottobre 2022.

Dichiarazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la firma del decreto di scioglimento delle Camere

(Palazzo del Quirinale, 21/07/2022) Come è stato ufficialmente comunicato, ho firmato il decreto di scioglimento delle Camere affinché vengano indette nuove elezioni entro il termine di settanta giorni indicato dalla Costituzione.

Lo scioglimento anticipato del Parlamento è sempre l’ultima scelta da compiere, particolarmente se, come in questo periodo, davanti alle Camere vi sono molti importanti adempimenti da portare a compimento nell’interesse del nostro Paese. Ma la situazione politica che si è determinata ha condotto a questa decisione.

La discussione, il voto e le modalità con cui questo voto è stato espresso ieri al Senato hanno reso evidente il venir meno del sostegno parlamentare al Governo e l’assenza di prospettive per dar vita a una nuova maggioranza. Questa condizione ha reso inevitabile lo scioglimento anticipato delle Camere.

Il Governo ha presentato le dimissioni. Nel prenderne atto ho ringraziato il Presidente del Consiglio Mario Draghi e i Ministri per l’impegno profuso in questi diciotto mesi.

È noto che il Governo, con lo scioglimento delle Camere e la convocazione di nuove elezioni, incontra limitazioni nella sua attività. Dispone comunque di strumenti per intervenire sulle esigenze presenti e su quelle che si presenteranno nei mesi che intercorrono tra la decisione di oggi e l’insediamento del nuovo Governo che sarà determinato dal voto degli elettori.

Ho il dovere di sottolineare che il periodo che attraversiamo non consente pause negli interventi indispensabili per contrastare gli effetti della crisi economica e sociale e, in particolare, dell’aumento dell’inflazione che, causata soprattutto dal costo dell’energia e dei prodotti alimentari, comporta pesanti conseguenze per le famiglie e per le imprese.

Interventi indispensabili, dunque, per fare fronte alle difficoltà economiche e alle loro ricadute sociali, soprattutto per quanto riguarda i nostri concittadini in condizioni più deboli. Indispensabili per contenere gli effetti della guerra della Russia contro l’Ucraina sul piano della sicurezza dell’Europa e del nostro Paese. Indispensabili per la sempre più necessaria collaborazione a livello europeo e internazionale.

A queste esigenze si affianca – con importanza decisiva – quella della attuazione nei tempi concordati del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, cui sono condizionati i necessari e consistenti fondi europei di sostegno.

Né può essere ignorato il dovere di proseguire nell’azione di contrasto alla pandemia, che si manifesta tuttora pericolosamente diffusa.

Per queste ragioni mi auguro che – pur nell’intensa, e a volte acuta, dialettica della campagna elettorale – vi sia, da parte di tutti, un contributo costruttivo, riguardo agli aspetti che ho indicato; nell’interesse superiore dell’Italia.


Il 21 luglio 2022 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceve al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato, reitera le dimissioni sue e del Governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica ne prende atto. Il Governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Il 21 luglio 2022 il Presidente del Consiglio interviene alla Camera dei Deputati per chiedere, alla luce del voto espresso dal Senato della Repubblica, di sospendere la seduta, perché in procinto di recarsi dal Presidente della Repubblica per comunicare le proprie determinazioni.

Il 20 luglio 2022 il Presidente del Consiglio rende delle comunicazioni al Senato della Repubblica. Il governo ottiene la fiducia con 95 sì e 38 no.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio alle Camere

Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, giovedì scorso ho rassegnato le mie dimissioni delle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questa decisione è seguita al venir meno della maggioranza di unità nazionale che ha appoggiato questo Governo fin dalla sua nascita. Il Presidente della Repubblica ha respinto le mie dimissioni e mi ha chiesto di informare il Parlamento di quanto accaduto, una decisione che ho condiviso.

Le comunicazioni di oggi mi permettono di spiegare a voi e a tutti gli italiani le ragioni di una scelta tanto sofferta quanto dovuta. Lo scorso febbraio il Presidente della Repubblica mi affidò l’incarico di formare un Governo per affrontare le tre emergenze che l’Italia aveva davanti: pandemica, economica e sociale. Un Governo – furono queste le sue parole – di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica; un Governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili. Tutti i principali partiti, con una sola eccezione, decisero di rispondere positivamente a quell’appello. Nel discorso di insediamento che tenni in quest’Aula feci esplicitamente riferimento allo spirito repubblicano del Governo, che si sarebbe poggiato sul presupposto dell’unità nazionale. In questi mesi l’unità nazionale è stata la miglior garanzia della legittimità democratica di questo Esecutivo e della sua efficacia. Ritengo che un Presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile. Questo presupposto è ancora più importante in un contesto di emergenza, in cui il Governo deve prendere decisioni che incidono profondamente sulla vita degli italiani.

L’amplissimo consenso di cui il Governo ha goduto in Parlamento ha permesso di avere quella tempestività nelle decisioni che il Presidente della Repubblica aveva richiesto.

A lungo le forze della maggioranza hanno saputo mettere da parte le divisioni e convergere con senso dello Stato e generosità verso interventi rapidi ed efficaci per il bene di tutti i cittadini.

Grazie alle misure di contenimento sanitario, alla campagna di vaccinazione, ai provvedimenti di sostegno economico a famiglie e imprese, siamo riusciti a superare la fase più acuta della pandemia e a dare slancio alla ripresa economica.

La spinta agli investimenti e la protezione dei redditi delle famiglie ci ha consentito di uscire più rapidamente di altri Paesi dalla recessione provocata dalla pandemia.

Lo scorso anno l’economia è cresciuta del 6,6 per cento; il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è sceso di 4,5 punti percentuali. La stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato a larghissima maggioranza da questo Parlamento, ha avviato un percorso di riforme e investimenti che non ha precedenti nella storia recente.

Le riforme della giustizia, della concorrenza, del fisco, degli appalti, oltre alla corposa agenda di semplificazioni, sono un passo avanti essenziale per modernizzare l’Italia. A oggi tutti gli obiettivi dei primi due semestri del PNRR sono stati raggiunti. Abbiamo già ricevuto dalla Commissione europea 45,9 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno nelle prossime settimane ulteriori 21 miliardi, per un totale di quasi 67 miliardi.

Con il forte appoggio parlamentare della maggioranza e dell’opposizione, abbiamo reagito con assoluta fermezza all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. La condanna delle atrocità russe e il pieno sostegno all’Ucraina hanno mostrato come l’Italia possa e debba avere un ruolo guida all’interno dell’Unione europea e del G7.

Allo stesso tempo, non abbiamo mai cessato la nostra ricerca della pace; una pace che dev’essere accettabile per l’Ucraina, sostenibile, duratura. Siamo stati tra i primi a impegnarci perché Russia e Ucraina potessero lavorare insieme per evitare una catastrofe alimentare e allo stesso tempo aprire uno spiraglio negoziale. I progressi che si sono registrati la settimana scorsa in Turchia sono incoraggianti e auspichiamo possano essere consolidati.

Ci siamo mossi con grande celerità per superare l’inaccettabile dipendenza energetica dalla Russia, conseguenza di decenni di scelte miopi e pericolose. In pochi mesi abbiamo ridotto le nostre importazioni di gas russo dal 40 a meno del 25 per cento del totale e intendiamo azzerarle entro un anno e mezzo: è un risultato che sembrava impensabile, che dà tranquillità per il futuro dell’industria e alle famiglie; rafforza la nostra sicurezza nazionale, la nostra credibilità nel mondo.

Abbiamo accelerato, con semplificazioni profonde e massicci investimenti, sul fronte delle energie rinnovabili per difendere l’ambiente e aumentare la nostra indipendenza energetica e siamo intervenuti con determinazione per proteggere cittadini e imprese dalle conseguenze della crisi energetica, con particolare attenzione ai più deboli. Abbiamo stanziato 33 miliardi in poco più di un anno, quasi due punti percentuali del PIL, nonostante i nostri i nostri margini di finanza pubblica fossero ristretti.

Lo abbiamo potuto fare grazie a una ritrovata credibilità collettiva, che ha contenuto l’aumento del costo del debito anche in una fase di rialzo dei tassi di interesse. Il merito di questi risultati è stato vostro, della vostra disponibilità a mettere da parte le differenze e a lavorare per il bene del Paese, con pari dignità, nel rispetto reciproco. La vostra è stata la migliore risposta all’appello dello scorso febbraio del Presidente della Repubblica e alla richiesta di serietà, al bisogno di protezione, alle preoccupazioni per il futuro che arrivano dai cittadini. Gli italiani hanno sostenuto a loro volta questo miracolo civile e sono diventati i veri protagonisti delle politiche che, di volta in volta, mettevamo in campo. Penso al rispetto paziente delle restrizioni per frenare la pandemia e alla straordinaria partecipazione alla campagna di vaccinazione. Penso all’accoglienza spontanea offerta ai profughi ucraini, accolti nelle case e nelle scuole, con affetto e solidarietà. Penso al coinvolgimento delle comunità locali al PNRR, che lo ha reso il più grande progetto di trasformazione dal basso della storia recente. Mai come in questi momenti sono stato orgoglioso di essere italiano.

L’Italia è forte quando sa essere unita. Purtroppo, con il passare dei mesi, a questa domanda di coesione che arrivava dai cittadini, le forze politiche hanno opposto un crescente desiderio di distinguo, di divisione. Le riforme del Consiglio superiore della magistratura, del catasto, delle concessioni balneari hanno mostrato un progressivo sfarinamento della maggioranza sull’agenda di modernizzazione del Paese. In politica estera, abbiamo assistito a tentativi di indebolire il sostegno del Governo verso l’Ucraina, di fiaccare la nostra opposizione al disegno del presidente Putin. Le richieste di ulteriore indebitamento si sono fatte più forti, proprio quando maggiore era il bisogno di attenzione alla sostenibilità del debito. Il desiderio di andare avanti insieme si è progressivamente esaurito e con esso la capacità di agire con efficacia, con tempestività, nell’interesse del Paese.

Come ho detto in Consiglio dei ministri, il voto di giovedì scorso ha certificato la fine del patto di fiducia che ha tenuto insieme questa maggioranza. Non votare la fiducia a un Governo di cui si fa parte è un gesto politico chiaro, che ha un significato evidente. Non è possibile ignorarlo, perché equivarrebbe ad ignorare il Parlamento. Non è possibile contenerlo, perché vorrebbe dire che chiunque può ripeterlo. (Applausi). Non è possibile minimizzarlo, perché viene dopo mesi di strappi e ultimatum.

L’unica strada, se vogliamo ancora restare insieme, è ricostruire da capo questo patto con coraggio, altruismo e credibilità. A chiederlo sono soprattutto gli italiani.

La mobilitazione di questi giorni da parte di cittadini, associazioni e territori a favore della prosecuzione del Governo è senza precedenti ed impossibile da ignorare. Ha coinvolto il terzo settore, la scuola, l’università, il mondo dell’economia, delle professioni, dell’imprenditoria e dello sport: si tratta di un sostegno immeritato, ma per il quale sono enormemente grato.

Due appelli mi hanno colpito in modo particolare: il primo è quello di circa duemila sindaci, autorità abituate a confrontarsi quotidianamente con i problemi delle loro comunità. Il secondo è quello del personale sanitario, gli eroi della pandemia, verso cui la nostra gratitudine è immensa.

Questa domanda di stabilità impone a noi tutti di decidere se sia possibile ricreare le condizioni con cui il Governo può davvero governare. È questo il cuore della nostra discussione di oggi, è questo il senso dell’impegno su cui dobbiamo confrontarci davanti ai cittadini.

L’Italia ha bisogno di un Governo capace di muoversi con efficacia e tempestività su almeno quattro fronti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un’occasione unica per migliorare la nostra crescita di lungo periodo, creare opportunità per i giovani e le donne, sanare le disuguaglianze a partire da quelle tra Nord e Sud. Entro la fine di quest’anno dobbiamo raggiungere 55 obiettivi, che ci permetteranno di ricevere una nuova rata da 19 miliardi di euro. Gli obiettivi riguardano temi fondamentali, come le infrastrutture digitali, il sostegno al turismo, la creazione di alloggi universitari e borse di ricerca, la lotta al lavoro sommerso. Completare il PNRR è una questione di serietà verso i nostri cittadini e verso i partner europei. Se non mostriamo di saper spendere questi soldi con efficienza e onesta, sarà impossibile chiedere nuovi strumenti comuni di gestione delle crisi.

L’avanzamento del PNRR richiede la realizzazione di tanti investimenti che lo compongono, dalle ferrovie alla banda larga, dagli asili nido alle case di comunità. Dobbiamo impegnarci per realizzare tutti i progetti che abbiamo disegnato con il contributo decisivo delle comunità locali. Dobbiamo essere uniti contro la burocrazia inutile, quella che troppo spesso ritarda lo sviluppo del Paese, e dobbiamo assicurarci che gli enti territoriali, a partire dai Comuni, abbiano tutti gli strumenti necessari per superare eventuali problemi di attuazione. Al tempo stesso dobbiamo procedere spediti con le riforme, che insieme agli investimenti sono il cuore del PNRR.

La riforma del codice degli appalti pubblici intende assicurare la realizzazione in tempi rapidi delle opere pubbliche e il rafforzamento degli strumenti di lotta alla corruzione. Dobbiamo tenere le mafie lontane dal PNRR. È il modo migliore per onorare la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

È il modo migliore per onorare la memoria di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e degli uomini e donne delle loro scorte, a trent’anni dalla loro barbara uccisione. La riforma del codice degli appalti è stata approvata ed è in corso il lavoro di predisposizione degli schemi di decreti delegati, che devono essere licenziati entro marzo del prossimo anno. La riforma della concorrenza serve a promuovere la crescita, ridurre le rendite, favorire gli investimenti e l’occupazione. Con questo spirito, abbiamo approvato norme per rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati e per la tutela dei consumatori. La riforma tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari. Il disegno di legge deve essere approvato prima della pausa estiva per consentire, entro la fine dell’anno, l’ulteriore approvazione dei decreti delegati come previsto dal PNRR. Ora c’è bisogno di un sostegno convinto all’azione dell’Esecutivo, non di un sostegno a proteste non autorizzate e talvolta violente contro la maggioranza di governo.

Per quanto riguarda la giustizia, abbiamo approvato la riforma del processo penale, del processo civile e delle procedure fallimentari, e portato in Parlamento la riforma della giustizia tributaria. Queste riforme sono essenziali per avere processi giusti e rapidi, come ci chiedono gli italiani. È una questione di libertà, democrazia e anche prosperità.

Le scadenze segnate dal PNRR sono molto precise: dobbiamo ultimare entro fine anno la procedura prevista per i decreti di attuazione della legge delega civile e penale; la legge di riforma della giustizia tributaria è in discussione al Senato e deve essere approvata entro fine anno. Infine, l’autunno scorso il Governo ha dato il via al disegno di legge delega per la revisione del fisco. Siamo consapevoli che in Italia il fisco è complesso e spesso iniquo: per questo non abbiamo mai aumentato le tasse sui cittadini; tuttavia, per questo occorre procedere con uno sforzo di trasparenza. Intendiamo ridurre le aliquote IRPEF a partire dai redditi medio-bassi, superare l’IRAP, razionalizzare l’IVA. I primi passi sono stati compiuti con l’ultima legge di bilancio, che ha avviato la revisione dell’IRPEF e la riforma del sistema della riscossione. In Italia, l’Agenzia delle entrate-riscossione conta 1.100 miliardi di euro di crediti residui, cioè non riscossi, pari a oltre il 60 per cento del prodotto interno lordo nazionale: una cifra impressionante. Dobbiamo quindi approvare al più presto la riforma fiscale, che include il completamento della riforma della riscossione, e varare subito dopo i decreti attuativi.

Accanto al PNRR, c’è bisogno di una vera agenda sociale che parta dai più deboli, come i disabili e gli anziani non autosufficienti. L’aumento dei costi dell’energia e il ritorno dell’inflazione hanno causato nuove disuguaglianze che aggravano quelle prodotte dalla pandemia. Fin dall’avvio del Governo abbiamo condiviso con i sindacati e le associazioni delle imprese un metodo di lavoro che prevede incontri regolari e tavoli di lavoro. Questo metodo è già servito per gestire alcune emergenze del Paese: dalla ripresa delle attività produttive nella fase pandemica fino alla sicurezza del lavoro, su cui molto è stato fatto e molto resta ancora da fare. Oggi è essenziale proseguire in questo confronto e definire, in una prospettiva condivisa, gli interventi da realizzare nella prossima legge di bilancio. Quest’anno l’andamento della finanza pubblica è migliore delle attese e ci permette di intervenire, come abbiamo fatto finora, senza nuovi scostamenti di bilancio.

Bisogna adottare entro i primi giorni di agosto un provvedimento corposo per attenuare l’impatto su cittadini e imprese dell’aumento dei costi dell’energia e poi rafforzare il potere d’acquisto, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione. Ridurre il carico fiscale sui lavoratori, a partire del salari più bassi, è un obiettivo di medio termine. Questo è un punto su cui concordano sindacati e imprenditori. Con la scorsa legge di bilancio, abbiamo adottato un primo e temporaneo intervento, dobbiamo aggiungerne un altro in tempi brevi, nei limiti consentiti dalle nostre disponibilità finanziarie. Occorre anche spingere il rinnovo dei contratti collettivi: molti, tra cui quelli del commercio e dei servizi, sono scaduti da troppi anni. La contrattazione collettiva è uno dei punti di forza del nostro modello industriale per l’estensione e la qualità delle tutele, ma non raggiunge ancora tutti i lavoratori.

A livello europeo, è in via di approvazione definitiva una direttiva sul salario minimo ed è in questa direzione che dobbiamo muoverci, insieme alle parti sociali, assicurando livelli salariali dignitosi alle fasce di lavoratori più in sofferenza. Il reddito di cittadinanza è una misura importante per ridurre la povertà, ma può essere migliorato per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro. C’è bisogno di una riforma delle pensioni che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita e un impianto sostenibile ancorato al sistema contributivo.

L’Italia deve continuare a ridisegnare la sua politica energetica come ha fatto in questi mesi. Il vertice di questa settimana ad Algeri conferma la nostra assoluta determinazione a diversificare i fornitori, spingere in modo convinto sull’energia rinnovabile. Per farlo, c’è bisogno delle necessarie infrastrutture. Dobbiamo accelerare l’istallazione dei rigassificatori a Piombino e a Ravenna. Non è possibile affermare di volere la sicurezza energetica degli italiani e poi allo stesso tempo protestare contro questa infrastruttura. Si tratta di impianti sicuri, essenziali per il nostro fabbisogno energetico, per la tenuta del nostro tessuto produttivo. In particolare, dobbiamo ultimare l’installazione del rigassificatore di Piombino entro la prossima primavera, è una questione di sicurezza nazionale. Allo stesso tempo, dobbiamo portare avanti con la massima urgenza la transizione energetica verso fonti pulite: entro il 2030, dobbiamo installare circa 70 gigawatt di impianti di energia rinnovabile.

La siccità e le ondate di calore anomalo che hanno investito l’Europa nelle ultime settimane ci ricordano l’urgenza di affrontare con serietà la crisi climatica nel suo complesso. Penso anche agli interventi per migliorare la gestione delle risorse idriche, la cui manutenzione è stata spesso gravemente deficitaria. Il PNRR stanzia più di 4 miliardi per questi investimenti, a cui ho affiancato un piano acqua più urgente.

Per quanto riguarda le misure per l’efficientamento energetico e, più in generale, i bonus per l’edilizia, intendiamo affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, ma al contempo ridurre la generosità dei contributi. Come promesso nel mio discorso di insediamento e da voi sostenuto in quest’Aula, questo Governo si identifica pienamente nell’Unione europea, nel legame transatlantico. La nostra posizione è chiara e forte nel cuore dell’Unione europea, del G7, della NATO.

Dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina in ogni modo, come questo Parlamento ha impegnato il Governo a fare con una risoluzione parlamentare. Come mi ha ripetuto ieri al telefono il presidente Zelensky, armare l’Ucraina è il solo modo per permettere agli ucraini di difendersi.

Allo stesso tempo, occorre continuare a impegnarci per cercare soluzioni negoziali, a partire dalla crisi del grano.
Dobbiamo aumentare gli sforzi per combattere le interferenze da parte della Russia e delle altre autocrazie nella nostra politica e nella nostra società. L’Italia è un paese libero e democratico. Davanti a chi vuole provare a sedurci con il suo modello autoritario dobbiamo rispondere con la forza dei valori europei. L’Unione europea è la nostra casa e al suo interno dobbiamo portare avanti sfide ambiziose.
Dobbiamo continuare a batterci per ottenere un tetto al prezzo del gas russo, di cui beneficeremmo tutti, e per la riforma del mercato elettrico, che può cominciare da quello domestico, anche prima di accordi europei. Queste misure sono essenziali per difendere il potere di acquisto delle famiglie e per tutelare i livelli di produzione delle imprese.
In Europa si discuterà presto anche della riforma delle regole di bilancio e di difesa comune e del superamento del principio dell’unanimità. In tutti questi campi l’Italia ha molto da dire con credibilità, spirito costruttivo e senza alcuna subalternità.
Ci sono altri impegni che l’Esecutivo vuole assumere, che riguardano ad esempio la riforma del sistema dei medici di base e la discussione per il riconoscimento di forme di autonomia differenziate, ma tutto questo richiede un Governo che sia davvero forte e coeso e un Parlamento che lo accompagni con convinzione, nel reciproco rispetto dei ruoli.
All’Italia non serve una fiducia di facciata che svanisce davanti ai provvedimenti scomodi; serve un nuovo patto di fiducia sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari siete pronti a ricostruire questo patto? Siete pronti? Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi e che si è poi affievolito?
Siamo oggi in quest’Aula – sono qui oggi in quest’Aula – a questo punto della discussione solo perché gli italiani lo hanno chiesto.

Questa risposta a queste domande la dovete dare non a me, ma a tutti gli italiani.


Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceve nella serata del 14 luglio 2022, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto.
Il Presidente della Repubblica non accoglie le dimissioni ed invita il Presidente del Consiglio a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi nella medesima giornata presso il Senato della Repubblica.

In chiusura della riunione del Consiglio dei Ministri del 14 luglio 2022, il Presidente Mario Draghi comunica la decisione di rassegnare le dimissioni proprie e del Governo nelle mani del Presidente della Repubblica.