Indennità una tantum organico covid

Il personale scolastico a tempo determinato destinatario di incarichi ai sensi dell’art. 58, comma 4-ter, del D.L. 73/2021 (nell’ambito del cd. “organico covid”), il cui contratto sia scaduto entro il mese di Giugno 2022, può accedere all’indennità una tantum prevista dagli articoli 31 e 32 del decreto-legge del 17 maggio 2022, n. 50 , a condizione che sia in possesso dei requisiti previsti dalla normativa. Il predetto personale può accedere all’indennità una tantum di cui agli articoli 31 e 32 del decreto-legge del 17 maggio 2022, n. 50 mediante presentazione di apposita domanda all’INPS entro il termine del 31 ottobre 2022 secondo le modalità contenute nella circolare dell’Istituto n. 73 del 24 giugno 2022, reperibile al seguente linkhttps://servizi2.inps.it/servizi/CircMessStd/VisualizzaDoc.aspx?tipologia=circmess&idunivoco=13859.

DL “Aiuti” e scuola

DL “Aiuti” e scuola: 8.000 docenti esperti e gli altri tutti sottopagati

Uno su dieci, dopo formazione e selezione. Insegnanti pagati a premi e nemmeno tutti. Il governo (dimissionario) disegna ad agosto l’impianto della scuola nei prossimi anni.
Il governo trova nuove risorse per finanziare la figura del “docente esperto”, un meccanismo selettivo degli insegnanti che riguarderà solo 8.000 lavoratori all’anno e che la categoria ha già bocciato con lo sciopero generale del 30 maggio scorso.

La scuola non può andare avanti con 8.000 docenti esperti, dopo un percorso selettivo che dura 9 anni, mentre funziona quotidianamente con centinaia di migliaia di docenti sottopagati – sottolineano i segretari generali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, Gilda Unams e Snals Confsal.

È evidente che si trovano i soldi per tutto tranne che per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da oltre 3 anni. Sarebbe invece il momento di dare un segnale forte al mondo della scuola finanziando adeguatamente il rinnovo.
È un fatto acclarato che le retribuzioni medie dei docenti italiani sono troppo basse, sia rispetto a quelle dei colleghi europei, sia rispetto a quelle degli altri lavoratori del pubblico impiego a parità di titolo di studio.
È intollerabile dunque, che su questo tema la politica continui a far finta di niente. La responsabilità, se non c’è il rinnovo, è di tutte le forze politiche, nessuna esclusa.
Grave l’assenza dell’atto di indirizzo per l’Area V e l’erogazione di risorse una tantum per il FUN, con la conseguente diminuzione retributiva insieme a un non adeguato riconoscimento del lavoro della dirigenza scolastica.

La scuola ora merita attenzione. Serve un provvedimento organico, per pensare oggi, la scuola dei prossimi anni. C’è bisogno di investimenti sulle persone per garantire un futuro migliore a questo Paese che passa appunto attraverso la scuola.

Per il prossimo 8 settembre abbiamo invitato tutti i partiti politici a confrontarsi con i sindacati del settore scuola per capire le loro reali intenzioni, ma intanto vogliamo una riposta immediata – ribadiscono i segretari generali, Francesco Sinopoli, Ivana Barbacci, Giuseppe D’Aprile, Rino Di Meglio e Elvira Serafini – lo stralcio del provvedimento delle misure che riguardano la scuola, che vanno riportate a materia contrattuale e l’individuazione delle risorse per chiudere il negoziato in atto per il contratto di un milione di persone.

Docenti esperti: la scuola vive nel passato

Docenti esperti: la scuola vive nel passato

di Enrico Maranzana

Il decreto Aiuti.bis prevede: ”Tutti i docenti di ruolo che abbiano conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili potranno accedere alla qualifica di ”docente esperto, maturando il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro che si somma al trattamento stipendiale in godimento”.

Una disposizione riguardante la progressione stipendiale dei docenti: è stata elaborata avendo come riferimento un obsoleto modello di scuola; contrasta con la visione sistemica che la voce del legislatore, inascoltata, da decenni enuncia.

La cappa della cultura accademica continua a soffocare la vitalità della scuola: l’individualità è l’intangibile riferimento.

Eppure la lettera e lo spirito della legge sono inequivocabili [DPR 275/99 – art. 1]. Inizialmente si studia il rapporto scuola/società e si specificano i traguardi [PTOF – progettazione formativa], poi si formulano strategie [progettazione educativa]: progressioni che conducono gli studenti al successo formativo.

Attività che solo la collegialità rende praticabili.

Collegialità che la proposta governativa non favorisce, anzi.

Collegialità vitalizzata dalla valutazione delle scelte educative: la documentazione della programmazione del Collegio dei docenti e del coordinamento dei Consigli di classe è da vagliare per selezionare le più rilevanti. Le ipotesi formulate saranno sperimentate da altre scuole: l’efficacia dei percorsi progettuali determinerà gli organismi da premiare.

La puntuale espressione dei traguardi attesi è la condizione necessaria per il decollo della progettualità, requisito che l’ordinaria attività delle scuole non soddisfa. La disposizione governativa sorvola su questa mancanza: la figura del docente esperto rappresenta l’esplicita accettazione della devianza gestionale.

Il docente esperto e i due mantra

Il docente esperto e i due mantra

di Francesco Scoppetta

”I docenti di ruolo che abbiano conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili” possono accedere alla qualifica di ”docente esperto e maturano il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro che si somma al trattamento stipendiale in godimento”. Lo prevede la bozza del decreto legge aiuti bis, in cui si precisa che la qualifica di docente esperto ”non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento” e si fissa un tetto massimo di 8 mila unità per ciascuno degli anni 2032/2033, 2033/2034, 2034/2035 e 2035/2036.

Anche il ministro Bianchi, come tutti i suoi predecessori, intende passare alla Storia lasciando un segno nella scuola italiana che, per definizione, è immutabile. Infatti le reazioni non si sono fatte attendere da parte dei sindacati e dei docenti i quali, all’unisono, hanno ripetuto il mantra “uno vale uno”. Da chi pensate che i grillini abbiano preso il loro slogan diventato, alla prova dei fatti, una barzelletta? Dalla scuola italiana, che è un non luogo dove tutti sono eguali: prendono lo stesso stipendio (fanno eccezione i dirigenti scolastici a seconda della regione in cui operano, un vulnus costituzionale che non interessa proprio a nessuno) qualsiasi cosa facciano, sono giuridicamente e sostanzialmente eguali. Di fatto poi succede che in ogni scuola basta chiedere ai muri e si viene a sapere chi sono i docenti bravi e quelli asini. Infatti ogni genitore iscrive i figli a scuola facendo al preside nome e cognome dei docenti desiderati e dei docenti rinnegati.

Ora, siccome il mantra (formula magica, la cui efficacia non dipende dalla partecipazione interiore del soggetto che la pronuncia) dell’1 vale 1 nella scuola italiana si fa risalire più o meno ai comandamenti di Mosè, di tanto in tanto qualche ministro si inventa un metodo cartaceo per smuovere le acque. Non essendo possibile che sia qualcuno in carne e ossa (preside, alunni, genitori, colleghi) a stabilire chi sono i bravi e gli asini , si pensa ad un meccanismo astratto e oggettivo, ad una gara dove possono partecipare tutti stabilendo punto di partenza e arrivo. Bianchi ha pensato ad una gara con tre step, chiamati corsi di aggiornamento. Solo che alla fine non so come (sorteggio?) saranno solo 8000, uno per scuola, a vincere l’aumento di 400 euro al mese. I corsi di aggiornamento in Italia è noto sono utili non a chi li segue ma a chi li organizza. Sono come la revisione delle auto, un altro metodo per favorire le officine con la scusa di pensare agli automobilisti. Sono, in buona sostanza, adempimenti formali basati su un altro mantra della scuola italiana che è il seguente: più ascolti (in silenzio) più impari.

Mi fermo qui, perchè è evidente che se una generazione in futuro non farà piazza pulita di questi due mantra, attraverso il principio di realtà, non sarà possibile effettuare l’unica operazione necessaria, utile e vantaggiosa per (riformare) la scuola italiana. Creare una carriera docente di modo che i bravi vengano pagati meglio dei non bravi, incentivando tutto il personale a migliorare le prestazioni e la professionalità e favorendo così l’entrata nella scuola di giovani risorse che oggi rifiutano l’esistente, l’appiattimento salariale di tipo sovietico. Purtroppo occorre attendere una generazione nuova perchè quella di adesso è molto affezionata  ai due mantra e ai salari sovietici in nome di un principio che viene chiamato “lotta alla scuola-azienda”.

La scuola-azienda, per capirci, è quella che hanno in testa i genitori quando ad agosto dicono al preside: Senti, ho iscritto da te mio figlio, ma fallo capitare col prof Tizio e mi raccomando che non abbia Caio, altrimenti lo trasferisco subito.

Graduazione posizioni di dirigente scolastico

Atto di indirizzo per l’individuazione dei criteri generali di graduazione delle posizioni di dirigente scolastico: cosa non torna

A distanza di ben due mesi dalla conclusione della procedura di confronto, con il decreto dipartimentale 20 luglio 2022, n. 1791 è stato emanato l’Atto di indirizzo per l’individuazione dei criteri generali di graduazione delle posizioni di dirigente scolastico. 

Tale decreto, pubblicato solo il primo agosto scorso, definisce i criteri individuati dall’Amministrazione in coerenza con il disposto dell’art. 12, cc. 3 e 4 del vigente CCNL area V dell’11 aprile 2006, come previsto dall’art. 42 del CCNL dell’area “istruzione e ricerca” 2016-2018. Essi saranno applicati “in via sperimentale” per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 e, ai sensi dell’art. 3 del decreto, sono oggetto di verifica dell’Amministrazione per una eventuale revisione al termine dell’anno scolastico 2023/2024. 

Il provvedimento è la cornice di riferimento per i singoli USR i cui Direttori generali, ai sensi dell’art. 2 del medesimo decreto, devono attestare che le singole istituzioni scolastiche abbiano inserito al SIDI i criteri. 

Detti criteri generali e i parametri numerici, declinati secondo gli indicatori della dimensione, della complessità e del contesto socio-territoriale, a nostro parere risultano deficitari. Da una parte, infatti, nell’ambito della complessità – cui è stato tuttavia conferito un maggiore peso, come auspicato dall’ANP – constatiamo tra i fattori presi in considerazione la presenza di laboratori/officine sebbene, ai fini del calcolo del punteggio dell’istituzione scolastica interessata, limitati a un massimo di quattro. Riteniamo che tale elemento, data la complessa gestione che lo caratterizza, possa contribuire al riconoscimento economico delle responsabilità poste in capo ai dirigenti scolastici, a partire da quella penale conseguente alla gestione della sicurezza. 

Dall’altra parte, invece, rileviamo come l’Amministrazione, pur sollecitata sul punto dall’ANP durante le sedute di confronto, non abbia tenuto conto di un altro fattore a nostro parere determinante: il dovuto riconoscimento, sotto l’aspetto retributivo, dell’esposizione del dirigente scolastico alla responsabilità amministrativo-contabile collegata al volume delle risorse impegnate e liquidate in esito alle attività negoziali. Non condivisibile, poi, risulta la questione del punteggio assegnato alle aziende agrarie e la limitazione ai soli istituti alberghieri della gestione dell’Hccp. 

Al di là delle notazioni di dettaglio, sulle quali chiediamo che l’Amministrazione presti la dovuta attenzione, per l’ANP, come sostenuto in più occasioni, è necessario che la transizione alle fasce a livello nazionale non comporti in alcun modo restituzioni da parte dei colleghi e che le posizioni economiche siano allineate alle fasce più alte, anche in funzione di valorizzazione del ruolo della dirigenza scolastica. 

Un memento, infine, sulla problematica decisiva da risolvere: la necessità di un incremento strutturale delle risorse per la tenuta del fondo affinché la questione retributiva dei dirigenti scolastici acquisisca finalmente il carattere della stabilità. 

Dl Aiuti bis: i sindacati della scuola bocciano la figura del «docente esperto»

da Il Sole 24 Ore

Il testo introduce una forma di carriera. La denuncia: «Si trovano i soldi per tutto tranne che per il rinnovo del contratto nazionale. Non servono premi ma risorse»
di Redazione Scuola

«Il governo trova nuove risorse per finanziare la figura del docente esperto, un meccanismo selettivo dei prof che riguarderà solo 8.000 lavoratori all’anno e che la categoria ha già bocciato con lo sciopero generale del 30 maggio scorso». La critica arriva dai segretari generali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda Unams e Snals Confsal. «Si trovano i soldi per tutto tranne che per il rinnovo del contratto nazionale. Vogliamo lo stralcio del provvedimento delle misure che riguardano la scuola, che vanno riportate a materia contrattuale, individuando le risorse per chiudere il negoziato per il contratto di un milione di persone».

Il decreto

Il riferimento è al decreto Aiuti bis (approvato dal Consiglio dei ministri del 4 agosto) che, per quanto concerne la scuola prevede una revisione delle norme sulla formazione continua degli insegnanti, appena introdotte con la riforma legata al Pnrr e – soprattutto – la nascita della figura del “docente esperto” che guadagnerà 5.650 euro in più (400 euro al mese) sotto forma “assegno annuale ad personam”. I prof “esperti” non potranno essere più di 8mila e saranno selezionati tra i docenti di ruolo che «abbiano conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili». Prevista una “una tantum” accessoria da stabilire con i contratti tra il «10 e il 20%» per chi completa un percorso triennale.

«Responsabilità di tutte le forze politiche»

«È un fatto acclarato che le retribuzioni medie dei docenti italiani sono troppo basse, sia rispetto a quelli dei colleghi europei, sia rispetto a quelli degli altri lavoratori del pubblico impiego a parità di titolo di studio. È intollerabile dunque, che su questo tema la politica continui a far finta di niente. La responsabilità, se non c’è il rinnovo, è di tutte le forze politiche, nessuna esclusa», attaccano Francesco Sinopoli, Ivana Barbacci, Giuseppe D’Aprile, Rino Di Meglio e Elvira Serafini.
«Grave l’assenza dell’atto di indirizzo per l’Area V e l’erogazione di risorse una tantum per il Fun, con la conseguente diminuzione retributiva insieme a un non adeguato riconoscimento del lavoro della dirigenza scolastica. La scuola ora merita attenzione. Serve un provvedimento organico, per pensare oggi, la scuola dei prossimi anni. C’è bisogno di investimenti sulle persone per garantire un futuro migliore a questo paese che passa appunto attraverso la scuola».
Molto critico anche il sindacato Anief che parla di «colpo di mano del Governo Draghi: dopo le dimissioni del premier – afferma il presidente Marcello Pacifico – e lo scioglimento delle Camera, avrebbe dovuto svolgere solo i cosiddetti “affari correnti”, invece travalica ampiamente i suoi poteri e con il decreto legge Aiuti bis si appresta a portare modifiche importanti al Pnrr emanando una norma che introduce una nuova figura di insegnante, il docente senior».

Anp

Preoccupati, infine, anche i dirigenti scolastici di Anp (Associazione nazionale presidi): «Le risorse destinate al sistema scolastico – afferma il presidente nazionale Antonello Giannelli – diminuiscono nell’indifferenza di tutti. La scuola, invece, deve essere la priorità perché ne va del nostro futuro. Lo diciamo da tempo e lo ripetiamo oggi: è necessario pensare una scuola nuova con modelli metodologici e valutativi rivisti in profondità e con una reale personalizzazione dei percorsi. Serve un cambio di passo per garantire pari opportunità e successo formativo a ogni studente. Solo così potremo pensare di dare risposte ai bisogni formativi dei ragazzi che affollano le nostre scuole, preparandoli alle esigenze del mondo, del lavoro e delle università».

L’invito

Per il prossimo 8 settembre i sindacati hanno invitato tutti i partiti politici a confrontarsi con loro del settore scuola «ma intanto vogliamo una riposta immediata – lo stralcio del provvedimento delle misure che riguardano la scuola, che vanno riportate a materia contrattuale, individuando le risorse per chiudere il negoziato in atto per il contratto di un milione di lavoratori».

Periodo di formazione e prova per i docenti neo-assunti: il parere del CSPI

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), nel corso della seduta plenaria del 4 agosto, ha espresso il proprio parere sullo schema di decreto del Ministro dell’istruzione recante «Disposizioni concernenti il percorso di formazione e di prova del personale docente ed educativo, ai sensi dell’articolo 1, comma 118, della legge 13 luglio 2015, n. 107 e dell’articolo 13, comma 1 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, nonché la disciplina delle modalità di svolgimento del test finale e definizione dei criteri per la valutazione del personale in periodo di prova, ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lett. g), del decreto legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito con modificazioni dalla L. 29 giugno 2022, n. 79.»

Il CSPI ribadisce la centralità e l’importanza del reclutamento e della formazione iniziale del personale mediante la valorizzazione delle capacità e delle potenzialità professionali degli aspiranti e rileva “la necessità di una formazione
ampia e integrata di tutte le competenze della professione docente, a partire da quelle pedagogiche relative alla costruzione consapevole del modello di scuola e di stile di insegnamento, alla gestione della relazione educativa e al dialogo formativo fra le generazioni, anche alla luce dei bisogni e delle emergenze socio-educative manifestatesi nella pandemia. A tali competenze si integrano quelle metodologiche, didattiche, linguistiche, ecc
.”

Il CSPI, pur apprezzando il tentativo di realizzare una organica riforma del sistema di reclutamento e di formazione iniziale, ritiene tuttavia che “sarebbe opportuna una riflessione rispetto all’orizzonte temporale di applicazione complessiva di tutta la riforma“.

Infine, rispetto al complesso delle figure coinvolte nella nuova procedura e in considerazione dell’esiguità dell’attuale dotazione organica, propone di implementare l’organico dei dirigenti tecnici.

IL PARERE DEL CSPI

L’ALLEGATO A

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Riforma (mancata) della carriera degli insegnanti: come volevasi dimostrare…

da Tuttoscuola

“Ma nessuno si è chiesto che senza ‘l’entrata in vigore della riforma della carriera degli insegnanti’, preciso impegno assunto con il PNRR, al momento disatteso, l’Europa potrebbe bloccare tutto?”. 

Tuttoscuola poneva la domanda il 23 maggio scorso, subito dopo il convegno sul tema promosso dalla nostra testata a Didacta, quando stava per iniziare in Parlamento il dibattito per la conversione in legge del DL 36 presentato dal Governo Draghi. A quanto pare eravamo stati facili (sia pure unici) profeti.

Ieri il Governo ha frettolosamente inserito un articolo in materia di istruzione in coda al DL Aiuti bis, tra misure urgenti in materia di energia, di emergenza idrica e bonus vari, correggendo una riforma varata per legge solo un mese fa. Cosa potrebbe aver spinto il Governo a cambiare idea dopo poche settimane? Difficile pensare che non sia stato un aut aut posto da Bruxelles, che rappresenta anche un avvertimento molto chiaro sulla fermezza con la quale la Commissione europea vigilerà sul rispetto degli impegni presi con il PNRR.

Sin dal 9 maggio avevamo posto la questione: “Tra i traguardi del PNRR in scadenza il 30 giugno 2022 è prevista l’entrata in vigore della riforma della carriera degli insegnantiInfatti, la ‘Riforma 2.2’ prevede: ‘La riforma mira a costruire un sistema di formazione di qualità per il personale della scuola in linea con un continuo sviluppo professionale e di carriera’.
Di questa riforma, tuttavia, nel Decreto-legge 36 del 30 aprile scorso non c’è alcuna traccia. Si parla di incentivi una tantum per la formazione, di valorizzazione della permanenza in sede per favorire la continuità didattica, ma per la carriera degli insegnanti c’è un silenzio assoluto”.

Lo scrivevamo il 9 maggio scorso.

Lo ricordavamo il 16 maggio: “il decreto elude (…) la lettera del PNRR (che parla espressamente di carriera degli insegnanti).

A rischio di risultare ripetitivi, il 30 maggio insistevamo: “C’è il fondato timore che si perda un’occasione storica. L’Europa che aveva valutato l’impianto del PNRR italiano, che comprendeva esplicitamente ‘l’entrata in vigore della riforma della carriera degli insegnanti’, rimarrà in silenzio davanti al venir meno di questo impegno?”.

Il 27 giugno scorso, dopo l’approvazione definitiva della legge 79/2022, dovevamo prendere atto della scelta: “Un impegno, quello preso dall’Italia di fronte alla Commissione e ai partner europei per l’attuazione del PNRR, che è stato sostanzialmente disatteso”.

E poi la valutazione finale: “I pochi grand commis e superconsulenti ‘padri’ del testo che diventerà presto legge si sono in questo modo assunti una grossa responsabilità. In primo luogo perché la Commissione europea, se volesse essere attenta, potrebbe notare che di vera carriera non si vede traccia, in quanto non ci sono differenziazioni di ruoli, profili, incarichi aggiuntivi. E poi perché il sistema scolastico ha un grande bisogno di ritrovare motivazione”.

Appelli rimasti inascoltati. Ora il provvedimento d’urgenza nel DL Aiuti bis, con il quale si cerca di porre rimedio, confermando – a questo punto inevitabilmente – il discutibile impianto della formazione incentivata e inserendo, con i primi effetti tra dieci anni e per una percentuale minima di insegnanti, aumenti di stipendio (non differenziazioni di carriera, non professionalità intermedie) permanenti.

Una discussione più approfondita nell’arco dei due mesi disponibili avrebbe consentito, se ci fosse stata la volontà (e la visione, lasciateci dire), di partorire una riforma migliore su una questione strategica come lo sviluppo e la valorizzazione professionale degli insegnanti, una professione sempre meno in grado di attrarre le risorse più competenti e motivate. Peccato.

Per approfondimenti:

– DL 36/22 in Parlamento. Cosa c’è da cambiare

– Il vulnus della carriera che non c’è/: proposte di modifica avanzano

– Carriera dei docenti: sorpresa, nell’atto di indirizzo c’è un piccolo appiglio
– Carriera dei docenti: che fine ha fatto il Middle Management?

– Carriera dei docenti/2: la si realizza con un eventuale premio ‘una tantum’?

DL Aiuti-bis: il Governo costretto a correggere se stesso e a introdurre un principio di carriera dei docenti

da Tuttoscuola

Il PNRR aveva previsto tra le riforme dell’istruzione la carriera dei docenti, ma il DL 36, convertito poco più di un mese fa dalla legge n. 79, aveva declassato quell’impegno assunto davanti all’Europa in semplice “progressione stipendiale per anzianità”. E aveva poi introdotto la “formazione incentivata”, prevedendo un premio una tantum.

Ma sembra che l’Europa non abbia accettato quel declassamento e avrebbe richiamato il Governo a porvi rimedio, pena l’annullamento dei finanziamenti. Proprio quanto aveva paventato ripetutamente Tuttoscuola sin da quando era stato depositato dal Governo in Parlamento il decreto legge 36.

In proposito non ci sono stati comunicati di Palazzo Chigi e neanche interventi da esponenti del Governo. Tuttavia, la conferma indiretta delle voci sulla bocciatura della mancata carriera dei docenti è venuta dal Decreto-legge “Aiuti-bis” che il Governo sta per varare.

Infatti, nel testo ufficioso del nuovo DL, all’art. 39 sono stati inseriti a sorpresa i commi 4-bis e 4-ter che introducono la figura del “docente esperto” che rompe l’uniformità della funzione docente.

Il fatto che questa modifica intervenga a poco più di un mese dalla norma che aveva negato il ben che minimo accenno di carriera dei docenti, lascia chiaramente intendere che vi è stato un intervento esterno a imporlo.

Ma quale sarebbe la strada scelta dal Governo oggi dimissionario per introdurre una forma di carriera dei docenti nel tentativo di non mettere a rischio i fondi del PNRR?

Da una prima lettura dei due commi riformatori non emerge una struttura di carriera dei docenti vera e propria, ma la figura del docente esperto rappresenta indubbiamente l’abbattimento di un primo diaframma che potrebbe aprire sbocchi nuovi e interessanti, superando l’appiattimento di una progressione stipendiale uguale per tutti che non riconosce impegni e competenze e non incentiva per il loro miglioramento. Ecco uno stralcio della bozza di decreto che circola:

«4-bis. I docenti di ruolo che abbiano conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili di cui al comma 1, nel limite del contingente di cui al secondo periodo del presente comma e comunque delle risorse disponibili ai sensi del comma 5, possono accedere alla qualifica di docente esperto e maturano conseguentemente il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro che si somma al trattamento stipendiale in godimento. Può accedere alla qualifica di docente esperto, che non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento, un contingente di docenti definito con il decreto di cui al comma 5 e comunque non superiore a 8 mila unità per ciascuno degli anni 2032/2033, 2033/2034, 2034/2035 e 2035/2036. Il docente qualificato esperto è tenuto a rimanere nella istituzione scolastica per almeno il triennio successivo al conseguimento di suddetta qualifica. I criteri in base ai quali si selezionano i docenti cui riconoscere la qualifica di docente esperto sono rimessi alla contrattazione collettiva…”

4-terA decorrere dall’anno scolastico 2036/2037 le procedure per l’accesso alla qualifica di docente esperto sono soggette al regime autorizzatorio di cui all’articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nei limiti delle cessazioni riferite al personale docente esperto e della quota del fondo di cui al comma 5 riservata alla copertura dell’assegno ad personam da attribuire ad un contingente di docente esperto nella misura massima di 32 mila unità».

Spiccano alcuni aspetti critici nella bozza in circolazione: il nuovo trattamento stipendiale aggiuntivo e permanente riguarderà solo l’1% dei docenti tra dieci anni (2032/2033), e si estenderà fino a non più del 4% nei successivi tre anni (2035/2036). Considerata l’età media del corpo docente, quasi la metà dei docenti in servizio sono tagliati fuori da questa misura. Non sono al momento chiari i criteri di valutazione per selezionare i docenti che potranno accedere all’assegno annuale di 5.650 euro, né chi valuterà.

Plaude a questa innovazione l’on. Valentina Aprea di Forza Italia che in un emendamento alla legge 79/2022 aveva previsto proprio anche la figura del docente esperto. Ma ritiene che la logica che i commi sottendono sia ancora troppo schiacciata su criteri corporativi e centralistici, che non introducono una vera differenziazione delle funzioni del docente “esperto”. “Va assolutamente introdotta – conclude la Aprea – per il docente “esperto”, insieme all’insegnamento una funzione differenziata tra quelle indicate nella legge 79/2022, dal tutoraggio a tutte le altre funzioni legate ad un vero e proprio middle management”.

Sarà interessante ora verificare la reazione del mondo sindacale che poco tempo fa, a parte l’apertura a discuterne da parte della Cisl Scuola, non aveva reagito davanti alla mancata riforma della carriera dei docenti.

eTwinning, 8 posti per docenti italiani

da Tuttoscuola

Per l’Italia sono disponibili otto posti per Rural Teachers from Mediterranean Countries Together at European School Education Platform, il primo seminario multilaterale eTwinning in presenza del 2022, un evento riservato ai docenti provenienti da piccole comunità scolastiche dell’area Mediterranea. Possono fare la domanda insegnanti della scuola primaria e secondaria di I grado, di qualsiasi materia, attivi in scuole di zone rurali, geograficamente svantaggiate e/o a rischio di isolamento geografico, con una bassa popolazione studentesca. L’incontro, organizzato dall’Unità nazionale albanese, si svolgerà a Durazzo, in Albania, dal 26 al 28 settembre ed ha lo scopo di incentivare la collaborazione tra i Paesi del bacino del Mediterraneo, favorendo la creazione di progetti eTwinning.

In questi contesti la digitalizzazione nella didattica e la progettazione con eTwinning possono essere uno strumento straordinario di innovazione, in grado di favorire l’inclusione e lo sviluppo di competenze trasversali nonché il superamento dell’isolamento geografico in cui spesso queste scuole si trovano. Durante il seminario, aperto ad Albania, Italia, Spagna, Bosnia Erzegovina, Slovenia, Croazia, Bulgaria e Cipro, sono previsti workshop di approfondimento sull’uso degli strumenti e sulla progettazione eTwinning. Si richiede inoltre una conoscenza adeguata dell’inglese, lingua di lavoro del seminario.  Non è richiesta un’esperienza specifica con eTwinning, dato che il seminario è indirizzato a eTwinner principianti, ma sarà considerata l’attività pregressa sulla piattaforma in termini di aggiornamento del profilo, eventuale partecipazione a progetti di collaborazione e alle opportunità di formazione professionale. Per candidarsi bisogna essere iscritti a eTwinning da prima del 31 dicembre 2021. Tra le candidature ricevute, l’Unità nazionale selezionerà i docenti italiani invitati a partecipare. La sistemazione in albergo e i pasti (limitatamente a quanto previsto dal programma) verranno gestiti direttamente dall’Unità italiana sia per la prenotazione che per il pagamento, mentre le spese di viaggio, la cui organizzazione è a cura di ciascun partecipante, saranno rimborsate al rientro, previa presentazione della documentazione in originale e in base alle regole di rimborso che saranno comunicate ai docenti selezionati. Saranno contattati soltanto i docenti selezionati. Nelle settimane successive potrebbero essere contattati ulteriori candidati per eventuali sostituzioni. Per info: selezioni.etwinning@indire.it

Monitoraggio Educazione civica

Nota 27 giugno 2022, AOODGOSV 16706

Monitoraggio sull’insegnamento trasversale dell’educazione civica a scuola – aa.ss. 2020/21 e 2021/22


Al via il monitoraggio sull’insegnamento trasversale dell’Educazione civica a scuola per gli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022.

L’obiettivo della rilevazione riguarda le modalità adottate dalle istituzioni scolastiche per l’introduzione di tale insegnamento e coinvolge tutti i gradi scolastici, a partire dalla Scuola dell’infanzia, fino alla Scuola secondaria di II grado.

Il monitoraggio, condiviso con il Gruppo di esperti e il Comitato tecnico-scientifico nominati dal Ministro, rappresenta la prima fase di un processo di progettazione partecipata sull’insegnamento di questa disciplina: a partire dagli esiti della rilevazione, il Ministero integrerà le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica entro l’anno scolastico 2022/2023.

Le scuole potranno partecipare al monitoraggio in forma volontaria e fino al 31 agosto 2022, attraverso la compilazione di un questionario disponibile nella pagina del sito del Ministero dell’Istruzione dedicata all’Educazione civica (https://www.istruzione.it/educazione_civica/).

RAV, PdM, PTOF, Rendicontazione sociale

Come previsto dalla Nota 24 maggio 2022, AOODGOSV 13483, per poter procedere alla raccolta di dati di diretta competenza della scuola la prima operazione richiesta ai fini della predisposizione del RAV è la compilazione del Questionario Scuola, che avviene direttamente all’interno della piattaforma RAV a partire dal 25 maggio 2022 e fino al 31 agosto 2022. A settembre 2022 i dati così raccolti, una volta elaborati, saranno resi disponibili nella piattaforma RAV unitamente ai valori di riferimento esterni, allo scopo di supportare le istituzioni scolastiche nel processo di autovalutazione.

Al fine di individuare le priorità del triennio 2022-25, a partire da settembre 2022 e fino alla data di inizio della fase delle iscrizioni, verranno aperte contemporaneamente nelle piattaforme di riferimento le funzioni per la predisposizione della Rendicontazione sociale e del RAV e per l’aggiornamento del PTOF con all’interno un modello di Piano di Miglioramento.

PNRR e Istruzione


Concorso per la progettazione e la realizzazione di nuove scuole

Venti giorni in più per la presentazione delle candidature per la prima fase del concorso per la progettazione e la realizzazione di 212 nuove scuole finanziate con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ingegneri e architetti iscritti ai rispettivi Ordini professionali – grazie a un avviso di proroga emesso dal Ministero dell’Istruzione – avranno tempo per presentare le loro proposte fino alle ore 15 del 23, 24 e 25 agosto (inizialmente i termini previsti erano il 3, 4, 5 agosto, in base alle categorie delle aree individuate e previste dal bando).

Il concorso è indetto dal Ministero dell’Istruzione mediante l’utilizzo della piattaforma concorsi del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ed è finalizzato all’acquisizione di proposte ideative e progettuali per la realizzazione di edifici innovativi dal punto di vista architettonico, strutturale e impiantistico.    

Il concorso è articolato in due fasi. Nella prima, i partecipanti dovranno elaborare proposte ideative per la costruzione delle nuove scuole connesse a una o più aree tra le 212 già individuate. Le commissioni giudicatrici sceglieranno, per ciascuna area, le migliori 5 proposte, che accederanno così alla fase successiva. La seconda fase prevede, invece, la realizzazione di progetti di fattibilità tecnica ed economica. A valutare i progetti saranno fino a un massimo di 20 commissioni. Il progetto migliore per ciascuna delle 212 aree riceverà un premio e diventerà di proprietà degli enti locali beneficiari che provvederanno ad affidare le fasi successive della progettazione e i lavori.   

Gli interventi previsti riguardano scuole dei diversi ordini grazie a uno stanziamento complessivo di un miliardo e 189 milioni di euro. Al Mezzogiorno è stato assegnato il 42,4% dei fondi. Le scuole verranno edificate a partire dai principi contenuti nel documento “Progettare, costruire e abitare la scuola”, elaborato da un gruppo di lavoro, composto da grandi architetti, pedagogisti ed esperti della scuola, voluto e istituto dal Ministro Patrizio Bianchi.   


Riparto risorse risorse per le azioni di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica

Disponibile il riparto delle risorse per le azioni di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica in attuazione della linea di investimento 1.4. Intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nella scuola secondaria di I e II grado nell’ambito della Missione 4 – Componente 1 – del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Primo stanziamento.

Il decreto sarà pubblicato dopo la registrazione, attualmente in corso, da parte degli organi di controllo.


Lettera del Ministro ed “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole” nell’ambito del Piano di riduzione dei divari territoriali e del contrasto della dispersione scolastica

Decreto Ministeriale 24 giugno 2022, AOOGABMI 170
Definizione dei criteri di riparto delle risorse per le azioni di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica in attuazione della linea di investimento 1.4. “Intervento straordinario finalizzato alla riduzione dei divari territoriali nel I e II ciclo della scuola secondaria e alla lotta alla dispersione scolastica” nell’ambito della Missione 4 – Componente 1 – del Piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU

Lettera Ministro 13 luglio 2022, AOOGABMI 60586
Riduzione dei divari territoriali e contrasto alla dispersione scolastica: orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole


Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, come già annunciato nei giorni scorsi, ha scritto ai dirigenti scolastici degli Istituti beneficiari dei primi 500 milioni stanziati nell’ambito del Piano di riduzione dei divari territoriali e del contrasto della dispersione scolastica, previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

La lettera del Ministro accompagna gli “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole”, un documento pensato per guidare le scuole nell’utilizzo strategico delle risorse a disposizione.

“La sfida comune – scrive il Ministro – è quella di riuscire a superare i divari di lungo periodo e a rafforzare le condizioni per lo sviluppo di un’economia ad alto livello di conoscenza che, partendo dalle criticità attuali, possa essere in grado di investire sulle competenze delle studentesse e degli studenti. Gli orientamenti chiave per l’attuazione degli interventi nelle scuole forniscono le prime indicazioni operative, le finalità dell’investimento, le tempistiche e le principali misure attivabili, per iniziare a progettare azioni efficaci, partendo da un’analisi di contesto della scuola e dalle maggiori criticità sulle quali è necessario intervenire, anche attraverso progetti di rete con altre istituzioni scolastiche in modo da creare sinergie territoriali, collaborazioni e scambi”.

Coinvolte in questa prima fase di attuazione del Piano, che mette a disposizione complessivamente 1,5 miliardi di euro, 3.198 scuole secondarie di primo e secondo grado con studentesse e studenti nella fascia 12-18 anni, selezionate sulla base di indicatori relativi alla dispersione e al contesto socio-economico, alle quali le risorse saranno assegnate direttamente. I progetti pluriennali dovranno partire con il prossimo anno scolastico.

Il documento inviato oggi definisce gli orientamenti chiave per la progettazione degli interventi da parte delle scuole, delinea alcune tipologie di azioni che possono essere messe in campo, scandisce un cronoprogramma ed evidenzia gli strumenti a supporto degli istituti in tutte le fasi del Piano.

“Nell’ambito della loro autonomia – spiega Bianchi – le scuole sono chiamate a sviluppare, anche in rete e in raccordo con gli altri soggetti del territorio, una progettualità pluriennale di ampio respiro per il miglioramento e l’arricchimento dell’offerta educativa e per sostenere apprendimenti e attività extracurricolari, anche prevedendo patti educativi territoriali e individuando un team dedicato di docenti e tutor esperti per la prevenzione della dispersione scolastica”.

Gli orientamenti
Le scuole dovranno predisporre azioni che abbiano una visione articolata in piani pluriennali, con l’obiettivo di costruire reti e rendere più forti i legami col territorio. Dovranno favorire sinergie, collaborazioni sistematiche e continuative e coinvolgere tutta la comunità educante – comprese le famiglie e il Terzo settore – anche tramite patti educativi. Le attività non dovranno essere circoscritte all’offerta curricolare: importante sarà la progettazione di percorsi di apprendimento extracurricolari, in un’ottica di apertura e di potenziamento delle competenze di ragazze e ragazzi. Centrale, nella definizione degli interventi, sarà l’orientamento soprattutto nella transizione tra scuola secondaria di primo e secondo grado. Nei casi di maggiore fragilità, si potranno prevedere percorsi di personalizzazione degli apprendimenti, oltre che attività di tutoraggio e una maggiore didattica laboratoriale. I progetti delle scuole dovranno essere strutturati anche per affrontare in modo preventivo eventuali segnali di disagio e situazioni di rischio.

Le tipologie di azioni e il cronoprogramma
I percorsi che le scuole dovranno definire potranno essere organizzati per singoli studenti, nel caso di attività di mentoring, o per gruppi, per il potenziamento delle competenze, per l’orientamento, anche con il coinvolgimento attivo delle famiglie, per la realizzazione di attività laboratoriali extracurriculari (disciplinari o riguardanti cinema, teatro, sport, musica, ad esempio). Dopo una fase di analisi del contesto, i progetti dovranno essere predisposti entro ottobre del 2022 ed essere realizzati nel corso del biennio, entro dicembre 2024.

Il team per la prevenzione della dispersione scolastica
All’interno di ciascuna scuola è prevista la costituzione di un team composto da docenti e tutor esperti per sostenere nell’individuazione delle studentesse e degli studenti a maggior rischio di abbandono e nella progettazione e nella gestione degli interventi. Gli istituti scolastici avranno a disposizione anche Gruppi di supporto, attivati negli Uffici Scolastici Regionali, le équipe formative territoriali e la “Task force scuole”, che assicurerà il supporto tecnico-amministrativo, nonché la raccolta di dati e il monitoraggio delle attività.


Un Piano da 1,5 miliardi contro la dispersione scolastica e le povertà educative e per superare i divari territoriali. È quanto prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per l’Istruzione che, dopo una prima fase dedicata all’edilizia scolastica e agli Avvisi per gli Enti locali, entra ora nella seconda, quella dedicata alle scuole, con fondi che arriveranno direttamente agli Istituti scolastici per migliorare i risultati negli apprendimenti di studentesse e studenti.

“In questi giorni ho firmato la prima tranche di risorse del Piano contro la dispersione scolastica e per il superamento dei divari territoriali che andrà avanti fino al 2026. Abbiamo 1,5 miliardi a disposizione. I primi 500 milioni serviranno a finanziare progetti in 3.198 scuole con studentesse e studenti nella fascia 12-18 anni. Sono risorse che assegniamo direttamente alle istituzioni scolastiche, sulla base di precisi indicatori relativi alla dispersione e al contesto socio-economico”, spiega il Ministro Patrizio Bianchi.

“Si tratta di un finanziamento molto importante, un progetto nazionale che mette al centro i più fragili. Questa linea di finanziamento si aggiunge alla riforma degli istituti tecnici e professionali e alla riforma dell’orientamento, alle quali stiamo lavorando, misure altrettanto importanti sul fronte del contrasto alla dispersione e all’abbandono scolastico – prosegue Bianchi –. Prenderemo per mano le ragazze e i ragazzi che hanno difficoltà nella prosecuzione del loro percorso di studi e per questo rischiano di lasciare precocemente o, purtroppo, lo fanno. Saremo al fianco delle scuole lungo tutto il percorso”.

Il decreto, in via di registrazione, sarà disponibile nei prossimi giorni. Già disponibile l’elenco delle scuole che riceveranno le risorse. Oltre il 50% dei fondi è destinato al Sud.

Le scuole coinvolte in questo primo step riceveranno, nei prossimi giorni, la comunicazione del finanziamento, ma anche la convenzione con le indicazioni sulla base delle quali potranno realizzare la loro progettazione. Questo primo intervento si pone l’obiettivo di raggiungere almeno 420mila studentesse e studenti. I progetti partiranno con il prossimo anno scolastico e avranno durata biennale.

A questo primo step faranno seguito altre due tranche di finanziamento, la prima dedicata a favorire l’acquisizione di un diploma ai giovani, anche tra i 18-24 anni, che hanno abbandonato precocemente gli studi, mentre con la seconda saranno attivati progetti per il potenziamento delle competenze di base per superare i divari territoriali e anche alcuni progetti nazionali nelle aree più periferiche delle città e del Paese.


Pubblicate le graduatorie dell’Avviso per il potenziamento delle infrastrutture dello sport a scuola.
Riaperti i termini dell’Avviso per la messa in sicurezza e/o realizzazione di mense scolastiche

Sono state pubblicate sul sito del Ministero dell’Istruzione le graduatorie dell’Avviso per il potenziamento delle infrastrutture dello sport a scuola nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Per le palestre (nuove costruzioni o interventi per la messa in sicurezza di quelle esistenti) lo stanziamento previsto dal PNRR è di 300 milioni. Con questi fondi e con ulteriori circa 31 milioni stanziati con decreto del Ministro dell’Istruzione, saranno finanziati a livello nazionale 444 interventi, 298 su strutture già esistenti e 146 per le nuove costruzioni.

Le quattro Regioni con il numero più alto di interventi finanziati sono del Mezzogiorno: Campania (70), Sicilia (54), Basilicata (48), Calabria (42).

Le risorse sono ripartite su base regionale e rispettando il criterio che prevede almeno il 40% dello stanziamento destinato alle regioni del Mezzogiorno: le Regioni del Sud hanno ottenuto oltre il 52% dei fondi, per un totale di 174.747.786,12 euro.

Le domande pervenute alla scadenza dell’Avviso, lo scorso 28 febbraio, erano 2.859, per un totale di finanziamenti richiesti oltre i 2,8 miliardi sui 300 milioni disponibili.

“L’incremento delle palestre e delle infrastrutture per le nostre ragazze e i nostri ragazzi rappresenta uno strumento importante per costruire quella scuola aperta, inclusiva e affettuosa che vogliamo – dichiara il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi –. Lo sport è un grande alleato della scuola”.

Inoltre, sono stati riaperti i termini dell’Avviso per la messa in sicurezza e/o realizzazione di mense scolastiche, sempre nell’ambito del PNRR. Sono risultate già ammissibili 600 candidature. Adesso, grazie a un ulteriore stanziamento di 200 milioni di euro, i Comuni avranno la possibilità di presentare la propria domanda fino alle ore 15 del 22 agosto 2022.


Le graduatorie:
https://pnrr.istruzione.it/avviso/potenziamento-delle-infrastrutture-per-lo-sport-a-scuola/

L’Avviso sulle mense scolastiche:
https://pnrr.istruzione.it/news/mense-scolastiche-bando-riaperto-fino-al-22-agosto-2022/


Conclusi i termini dell’Avviso per gli asili nido destinato ai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno

Si è concluso il 31 maggio l’ulteriore Avviso per gli asili nido destinato ai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno, con priorità per le Regioni Basilicata, Molise e Sicilia, finanziato con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per circa 70 mln residui. Viene così definitivamente conclusa la procedura del PNRR per l’Istruzione 0-2 anni, con l’utilizzo completo dei 2,4 mld disponibili, e rispettando la percentuale del 55,29% di risorse prevista per il Sud. Con l’aggiunta dei fondi per Poli dell’infanzia e Scuole dell’infanzia, verranno impiegati per intero i 3 mld messi a disposizione dal PNRR. Per l’Avviso chiuso a fine maggio sono arrivate complessivamente ulteriori 74 domande, per un totale di richieste di finanziamento per 81.199.333,64 euro. Il maggior numero di candidature è arrivato dalla Sicilia (22), seguita da Campania (10), Abruzzo, Basilicata, Molise (9 ciascuna), Calabria (7), Puglia e Sardegna (4 ciascuna).

“Siamo riusciti a utilizzare per intero le risorse del PNRR per gli asili nido – dichiara il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi -. Un lavoro di squadra che ci rende orgogliosi, condotto con l’Agenzia per la coesione, le Prefetture, l’ANCI, la struttura ministeriale per il PNRR. Un’azione che ha permesso anche di rinsaldare e ricucire rapporti istituzionali con il territorio, con il costante supporto fornito ai Comuni per poter partecipare ai bandi. Ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato a conseguire questo importante risultato”.

Si procederà ora all’elaborazione e, nelle prossime settimane, alla pubblicazione delle graduatorie di quest’ultimo bando e di quello precedente, concluso a fine marzo.


Più 76% di domande presentate dai Comuni per l’avviso pubblico sugli asili nido del Pnrr Istruzione nel mese di marzo. Questo il risultato della proroga dei termini, dal 28 febbraio al 1° aprile, decisa dal Ministero dell’Istruzione, in accordo con quello del Sud e della Famiglia, per consentire una maggiore adesione da parte degli Enti locali al bando del valore complessivo di 2,4 miliardi di euro.

“In questo mese abbiamo avuto una risposta molto positiva grazie al lavoro fatto con gli altri Ministeri coinvolti, con l’Agenzia per la coesione, con le Prefetture, con l’Associazione dei Comuni – dichiara il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi -. Abbiamo organizzato seminari, incontri, aperto linee di supporto dedicate e previsto una campagna di comunicazione specifica. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un’occasione senza precedenti: possiamo realizzare dei cambiamenti significativi del nostro sistema scolastico. Ma è un’azione collettiva per la quale c’è bisogno del contributo e della partecipazione di tutti”.

Alla chiusura del bando asili, lo scorso 1° aprile, risultano 1.676 le candidature presentate per la fascia da 0 a 2 anni, a fronte delle 953 arrivate il 28 febbraio, alla prima scadenza (+76% a livello nazionale). Le quattro regioni con più domande presentate in termini assoluti sono: Campania (196), Lombardia (157), Lazio (138), Calabria (137).

La quantità di risorse richieste ammonta a un totale di circa 2 miliardi di euro sui 2,4 disponibili. I 400 milioni residui andranno immediatamente ricollocati. Con un decreto firmato dal Ministro dell’Istruzione, di concerto con il Ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, il Ministro per il Sud, la Coesione territoriale e il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie saranno destinati all’ulteriore finanziamento delle candidature già pervenute nell’ambito del bando PNRR per l’incremento dei poli dell’infanzia per la fascia 0-6 anni. In seguito a questa prima operazione, circa 70 milioni ancora residui saranno oggetto di un nuovo bando per gli asili nido destinato ai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno, con priorità a Basilicata, Molise, Sicilia, che hanno presentato meno candidature rispetto al budget che poteva essere loro assegnato in base alle risorse disponibili nel Pnrr. Per loro ci sarà un ulteriore avviso con scadenza a fine maggio, e i comuni saranno accompagnati nella presentazione delle proposte con specifiche azioni di supporto.

Tutte le risorse del Pnrr Istruzione previste per il segmento educativo da 0 a 6 anni saranno utilizzate garantendo la quota pari al 55,29% dei fondi a favore del Mezzogiorno, superiore al 40% previsto dai bandi del Pnrr nazionale.

In particolare, vengono coperte tutte le candidature presentate dai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno, sia per gli asili nido (fascia 0-2 anni) sia per i poli dell’infanzia (fascia 0-6 anni).

“Con il decreto che abbiamo predisposto all’esito dei bandi le risorse disponibili saranno destinate al potenziamento del sistema educativo, mantenendo la quota del 55,29% nel Mezzogiorno, dove più alto è il bisogno. Rispettiamo gli impegni presi con l’Europa: tutte le risorse disponibili vengono utilizzate. Aumentare il numero di posti negli asili nido significa dare più opportunità educative per le bambine e i bambini su tutto il territorio, sostenere le famiglie e l’occupazione femminile”, ha concluso il Ministro.


PNRR, chiusi gli avvisi. Proroga per i nidi fino al 31 marzo 2022

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la scuola prosegue il suo cammino. Si sono infatti chiusi i termini per le candidature, inviate da parte degli Enti locali, per ottenere i fondi PNRR destinati a mense, palestre, asili e scuole dell’infanzia e per ospitare una delle 195 scuole nuove previste dal Piano. Vi è stata un’alta adesione degli Enti locali agli avvisi pubblicati dal Ministero dell’Istruzione. Per i soli nidi le richieste pervenute sono inferiori al budget disponibile, pertanto l’avviso sarà prorogato fino al prossimo 31 marzo.

“Nel complesso abbiamo registrato un’ottima partecipazione – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi -. Dagli Enti locali è arrivata una risposta molto positiva per quanto riguarda in particolare la costruzione di nuove scuole, mense e palestre. Anche per le scuole dell’infanzia abbiamo riscontrato un forte interesse dei territori, in particolare per la costruzione di poli integrati 0-6 anni. Abbiamo deciso di prorogare i termini del bando sugli asili nido per consentire una maggiore adesione. Ci sono 2,4 miliardi di risorse a disposizione, un investimento eccezionale che abbiamo voluto con forza per potenziare, soprattutto nelle regioni del Sud, un segmento educativo in cui l’Italia mostra un ritardo rispetto agli altri Paesi Ue. Nelle scorse settimane abbiamo già siglato dei Protocolli d’intesa con la Coesione territoriale, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), il Gestore Servizi Energetici (GSE) e Sport e Salute per sostenere scuole ed Enti locali e rendere più rapido il processo di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Continueremo nei prossimi giorni, coordinando il potenziamento delle azioni della task force dell’Agenzia per la Coesione a sostegno dei Comuni”.

I dati:
Per la costruzione delle nuove scuole il finanziamento previsto dal Piano è di 800 milioni. Le domande pervenute alla scadenza dell’avviso sono state 543. Le cinque regioni che hanno inoltrato più candidature sono: Campania (95), Lombardia (61), Veneto (47), Emilia-Romagna (45), Toscana (42). Il totale dei finanziamenti richiesti supera i 3 miliardi. L’avviso si è chiuso lo scorso 8 febbraio. Ora è prevista una fase di individuazione delle 195 aree dove andranno costruite le nuove scuole e successivamente ci sarà l’indizione del concorso di progettazione. 

Per le mense (nuove costruzioni o miglioramento di quelle esistenti) il finanziamento previsto dal PNRR è di 400 milioni. Le domande pervenute alla scadenza dell’avviso sono state 1.088. Le cinque regioni che hanno inoltrato più candidature sono: Lombardia (162), Emilia-Romagna (96), Campania (88), Veneto (87). Il totale dei finanziamenti richiesti supera i 581 milioni. L’avviso si è chiuso lo scorso 28 febbraio.

Per le palestre (nuove costruzioni o miglioramento di quelle esistenti) il finanziamento previsto dal PNRR è di 300 milioni. Le domande pervenute alla scadenza dell’avviso sono state 2.859. Le cinque regioni che hanno inoltrato più candidature sono: Lombardia (392), Campania (297), Veneto (221), Piemonte (199), Calabria (187). Il totale dei finanziamenti richiesti supera i 2,8 miliardi sui 300 milioni disponibili. L’avviso si è chiuso lo scorso 28 febbraio.

Per nidi e scuole dell’infanzia il Piano mette a disposizione 3 miliardi complessivi suddivisi in: 2,4 miliardi per la fascia 0-2 anni e 600 milioni per la fascia 3-5 anni.
Per scuole dell’infanzia e poli dell’infanzia(questi ultimi ricomprendono anche lo 0-2) sono arrivate 1.223 domande. Le regioni che hanno inoltrato più domande sono: Lombardia (163), Emilia-Romagna (134), Campania (113), Toscana (108), Piemonte (92). Per questo segmento sono stati richiesti finanziamenti per oltre 2,1 miliardi sui 600 milioni disponibili.

Per i nidi sono giunte richieste pari a circa 1,2 miliardi sul totale di 2,4 miliardi disponibili. Per consentire di utilizzare tutte le risorse, i termini del bando saranno riaperti fino al prossimo 31 marzo. Il Ministero sosterrà la partecipazione dei Comuni con webinar e attraverso la task force di esperti dell’Agenzia per la Coesione, anche assicurando ai Comuni più tempo per le verifiche di vulnerabilità.


Martedì 30 novembre, il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, insieme alla Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, alla Ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, e alla Ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, presenterà alla stampa le prime misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) relative al settore Istruzione.

La conferenza stampa si svolge nella Sala “Aldo Moro” del Ministero dell’Istruzione a partire dalle ore 12.00.


La conferenza con i Ministri Bianchi, Bonetti e Carfagna
Almeno il 40% delle risorse al Sud
Per gli Enti locali semplificazioni e strumenti
di supporto per la realizzazione delle opere

Oltre cinque miliardi (5,2) per la realizzazione e messa in sicurezza di asili nido e scuole per l’infanziaper la costruzione di scuole innovative, per l’incremento di mense e palestre, per la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico. Sono le risorsedel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentate oggi, in conferenza stampa, dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchiinsieme alla Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, e alla Ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna. Un pacchetto di interventi che mette subito a disposizione un terzo dei fondi complessivi previsti nel PNRR per il sistema di Istruzione che ammontano, in tutto, a 17,59 miliardi.

“Il PNRR è un’azione di sistema che affronta i nodi del Paese. Con gli investimenti nell’istruzione ridurremo l’attuale divario tra Nord e Sud nei servizi educativi, in particolare nello 0-6. Garantire un maggiore accesso agli asili nido e alle scuole dell’infanzia significa anche affrontare il tema della denatalità e dare un sostegno concreto all’occupazione femminile. Con queste risorse avviamo, poi, il processo di innovazione della scuola sia sotto il profilo delle infrastrutture che della didattica”, dichiara il Ministro Bianchi.

In conferenza stampa Bianchi ha presentato i contenuti del decreto con cui vengono stabiliti i criteri di riparto delle risorse. Particolare attenzione viene data al Sud, con l’obiettivo di colmare i divari esistenti: almeno il 40% dei fondi messi a bando sarà destinato al Mezzogiorno per dare ai territori che ne hanno maggiore carenza mense scolastiche per il tempo pieno, servizi educativi per l’infanzia, palestre, scuole nuove ed efficienti. Più in generale, nell’attribuzione delle risorse peseranno la scarsità attuale di infrastrutture nei territori, la densità della popolazione studentesca e, ad esempio, nel caso di mense e palestre, conteranno anche i dati relativi alle difficoltà negli apprendimenti e alla dispersione scolastica.

In occasione della conferenza sono stati poi presentati i singoli bandi e un sito in continuo aggiornamento (pnrr.istruzione.it) attraverso il quale Istituzioni, scuole, cittadini ed Enti locali potranno accedere agilmente alle informazioni generali sul PNRR Istruzione, ai dati relativi ai finanziamenti (anche in versione open data), ai singoli bandi, ai servizi disponibili per chi dovrà effettuare le opere. Futura, la scuola per l’Italia di domani, questo il nome scelto per il PNRR Istruzione, a sottolineare l’importanza strategica di queste risorse per la costruzione di una nuova scuola.

Quello di oggi è un grande risultato. Comincia il cammino del PNRR, comincia la costruzione della nuova scuola che vogliamo per i nostri bambini e ragazzi, inclusiva, innovativa, accogliente, sostenibile – prosegue il Ministro -. È un percorso che faremo insieme ai territori e alle scuole, mettendo a disposizione degli Enti locali semplificazioni e strumenti per agevolare il loro lavoro nella partecipazione ai bandi e nella realizzazione delle opere. Per questo stiamo realizzando una serie di convenzioni con Cassa depositi e prestiti, Agenzia per la coesione, Consip, Autorità nazionale anticorruzione, Sogei, Gse. Daremo il massimo supporto”.

“Il Pnrr rende possibile un investimento storico per portare finalmente la copertura di asili nido e servizi educativi per l’infanzia al livello degli altri paesi dell’Unione Europea – dichiara la Ministra Bonetti -. Assicurare il diritto all’educazione vuol dire tutelare sin dall’infanzia quelle pari opportunità che a tutte le bambine e i bambini vanno assicurate per la loro crescita di cittadine e cittadini già oggi. Il Governo lo fa con una visione integrata, quella del Family Act, che è riforma di accompagnamento del Pnrr e che investe al tempo stesso in servizi educativi, nel lavoro femminile e nell’empowerment delle nuove generazioni: è da questa alleanza tra generi e generazioni che il Paese può crescere e ripartire”.

“La scuola è il primo, grande banco di prova con cui ci siamo cimentati nell’azione di recupero dei divari tra Nord e Sud – dichiara la Ministra Carfagna – e sono pienamente soddisfatta del risultato ottenuto. Il lavoro di squadra col collega Patrizio Bianchi ha prodotto uno schema di bandi che vincola alle regioni del Mezzogiorno, nei diversi capitoli, quote dal 40 al 57,68 per cento. Abbiamo introdotto anche una specifica clausola di salvaguardia: se qualche Regione meridionale non riuscirà ad assorbire tutte le cifre disponibili, il residuo sarà comunque redistribuito al Sud. L’abbattimento del ‘muro invisibile’ che divide i cittadini del Sud da quelli del Nord, fin dall’età scolastica, non è più la richiesta inascoltata di una periferia del Paese ma una ‘missione nazionale’ in cui tutti sono impegnati”.

I bandi e il sito

Oggi sono stati presentati quattro avvisi pubblici e il Piano di riparto alle Regioni di risorse per la messa in sicurezza delle scuole per un totale di 5,2 miliardi.

In particolare, sono previsti:

· 3 miliardi di euro per il Piano per gli asili nido e le Scuole dell’infanzia: l’obiettivo è ridurre il divario esistente nei servizi educativi per la prima infanzia e potenziarli su tutto il territorio nella fascia di età 0-6 anni. I 3 miliardi saranno così divisi: 2,4 miliardi per la fascia 0-2 anni (il 55,29% di queste risorse andrà al Mezzogiorno) e 600 mln per la fascia 3-5 (40% al Mezzogiorno). Si tratta della seconda tranche di uno stanziamento complessivo di 4,6 miliardi previsti nel PNRR per questo capitolo, grazie ai quali si realizzeranno complessivamente 1.800 interventi di edilizia scolastica e saranno creati 264.480 nuovi posti per accogliere bambine e bambini, migliorando il servizio offerto alle famiglie a supporto, anche, dell’occupazione femminile.

· 800 milioni di euro per il Piano di costruzione di 195 nuove scuole che sostituiranno vecchi edifici (il 40% delle risorse andrà al Mezzogiorno). Si tratterà di scuole innovative dal punto di vista architettonico e strutturale, altamente sostenibili e con il massimo dell’efficienza energetica, inclusive e in grado di garantire una didattica basata su metodologie innovative e su una piena fruibilità degli ambienti didattici. Una volta individuate le aree per la costruzione delle scuole, il Ministero dell’Istruzione bandirà un concorso di progettazione.

· 400 milioni di euro per il potenziamento del tempo pieno attraverso l’incremento delle mense scolastiche (il 57,68% delle risorse andrà al Mezzogiorno). Lo stanziamento consentirà di realizzare circa mille interventi, costruendo nuovi spazi o riqualificando quelli esistenti.

· 300 milioni di euro (il 54,29% delle risorse andrà al Mezzogiorno) per aumentare l’offerta di attività sportive attraverso la costruzione di palestre o la riqualificazione di quelle esistenti, per un totale di 230.400 metri quadrati da realizzare o riqualificare.

· 710 milioni di euro per il Piano di messa in sicurezza e riqualificazione delle scuole (il 40% delle risorse andrà al Mezzogiorno): le Regioni individuano gli Enti da ammettere a finanziamento sulla base delle programmazioni regionali per garantire la messa in sicurezza e la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico esistente.

In occasione della presentazione dei 5,2 miliardi per l’edilizia scolastica, il Ministro Bianchi ha anche lanciato il sito del PNRR per l’Istruzione, un portale unico che consentirà al mondo scuola, agli stakeholder, agli Enti locali, ai cittadini, di trovare, dati, informazioni, schede sintetiche, avvisi pubblici e anche di verificare lo stato di avanzamento di lavori e investimenti anche attraverso il racconto delle scuole coinvolte.

I link ai video:
https://www.youtube.com/watch?v=foWBqL_Nmy8
https://www.youtube.com/watch?v=aTGhIh25Kc0

Istanze supplenze a tempo determinato

  • Avviso 1 agosto 2022, AOODGPER 28656
    Avviso aperura funzioni per la presentazione delle istanze di partecipazione alle procedure di attribuzione dei contratti a tempo determinato ai sensi dell’art. 5 ter del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, e dell’articolo 12 dell’O.M. 06 maggio 2022, n. 112

Supplenze docenti a.s. 2022/2023


Dal 2 al 16 agosto 2022 sono disponibili le funzioni telematiche per la presentazione delle istanze di partecipazione alle procedure di attribuzione dei contratti a tempo determinato ai sensi dell’art. 5 ter del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15, e dell’articolo 12 dell’O.M. 06 maggio 2022, n. 112.

Istanze assunzioni a TI

  • Avviso 3 agosto 2022, AOODGPER 29005
    D.M. 8 giugno 2020, n. 25. Avviso aperura funzioni per la presentazione delle istanze di partecipazione alla procedura assunzionale per chiamata di cui all’art. 1, commi da 17 a 17 septies, del decreto-legge29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159

Dal 4 all’8 agosto 2022 sono disponibili le funzioni telematiche per la presentazione delle istanze finalizzate all’assunzione a tempo indeterminato di personale docente ed educativo, rimasti vacanti e disponibili all’esito delle operazioni di assunzione a tempo indeterminato, disposte ai sensi della normativa vigente per l’anno scolastico 2022/2023.