La strada per l’inclusione delle persone con demenza

La strada per l’inclusione delle persone con demenza
Vita del 20/09/2022

MILANO. «Ogni giorno come Federazione Alzheimer Italia ci impegniamo per trovare, studiare e mettere a punto i migliori strumenti possibili per migliorare la qualità della vita delle persone con demenza. Quelli che presentiamo oggi sono quindi iniziative e progetti innovativi dedicati alle persone con demenza, alle loro famiglie e ai loro caregiver che contribuiscono concretamente a costruire una società più inclusiva. Si va dalla tecnologia alle reti di persone e associazioni, dai servizi alle politiche sociali al dialogo tra generazioni: ambiti diversi ma accomunati dagli stessi obiettivi di lotta allo stigma e miglioramento dell’assistenza e del supporto per le persone con demenza». Queste le parole con cui Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, ha dato il via ai lavori del convegno “Lotta allo stigma, qualità della vita: la strada per l’inclusione delle persone con demenza, giovani e anziane” che si è tenuto oggi nella Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi di Milano (è possibile rivedere la diretta sulla pagina Facebook dedicata). Nel corso della mattinata si sono alternati gli interventi dei relatori chiamati a portare il loro contributo in campo sociale, medico e scientifico; a fare da moderatore il giornalista di Radio Vaticana Lucas Duran.

Dopo il saluto di Rodolfo Masto, presidente dell’Istituto dei Ciechi di Milano, la presidente Salvini Porro ha presentato il video realizzato per la campagna #Nontiscordaredivolermibene, nata con l’obiettivo di sensibilizzare sempre più persone a diventare Amiche delle Persone con Demenza. Il video, visibile su nontiscordare.org, raccoglie sei semplici consigli che chiunque può mettere in pratica in varie situazioni di quotidianità per mettere a proprio agio una persona con demenza e sono affidati a Lorenzo Baglioni, Rossella Brescia, Valeria Fabrizi, Riccardo Fogli, Mara Maionchi e Daniela Poggi che hanno scelto di essere al fianco della Federazione Alzheimer Italia in questa iniziativa (vedi news).

La parola è passata poi a Stefano Govoni, ordinario di Farmacologia Università degli Studi di Pavia che nel suo intervento “Demenze e qualità di vita: gli effetti di nuovi e vecchi farmaci” ha posto l’accento su quali possono essere le difficoltà nel valutare l’azione di un farmaco in un paziente con demenza. Si tratta infatti spesso di una persona che sta prendendo contemporaneamente medicine anche per altre malattie, associate magari all’età, e che non è sempre in grado di esprimere correttamente il proprio percepito. Sono quindi fondamentali la formazione e consapevolezza del personale sanitario, ma anche dei caregiver.
A seguire Paola Galetti, geriatra dell’Istituto dei Ciechi di Milano, che con il suo contributo “Quando la disabilità visiva incontra l’Alzheimer” ha affrontato per la prima volta il tema di come offrire la migliore assistenza possibile alle persone con demenza non vedenti. Uno dei primi sintomi con i quali si manifesta la malattia di Alzheimer è un graduale deficit mnesico a carico della memoria a breve termine: le implicazioni per una persona non vedente sono molto più complesse che per un normovedente. Quando per esempio il paziente comincia ad avere problemi motori, la vista lo aiuta nel superamento degli ostacoli e nel mantenimento dell’equilibrio, cosa che non è possibile per un paziente non vedente. È quindi importante capire quali sono le possibili sinergie e integrazioni tra le terapie e le modalità di assistenza utilizzate con le persone non vedenti e quelle rivolte invece alle persone con demenza.

Antonio Guaita, geriatra e direttore della Fondazione Golgi Cenci, nell’intervento “Flashmob dei giovani per le strade: riflessioni dalla Dementia Friendly Community di Abbiategrasso” ha illustrato il coinvolgimento dei giovani nelle iniziative della Comunità Amica di Abbiategrasso, raccontando in particolare il flashmob realizzato da circa 40 ragazze e ragazzi del Liceo Bachelet e i loro insegnanti. Si tratta di una delle tante iniziative mirate al “superamento dello stigma”, che hanno coinvolto diverse categorie di cittadini, opportunamente formate su come rapportarsi alle persone con demenza per farle sentire a loro agio: vigili urbani, impiegati della biblioteca comunale e degli uffici dell’Istituto Golgi, commercianti, insegnanti di ginnastica per anziani e, appunto, insegnanti e studenti del liceo.
Cristiano Gori è il coordinatore del “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza”, network che vede 48 organizzazioni della società civile, tra le quali la Federazione Alzheimer Italia, riunite insieme con l’obiettivo di ottenere una migliore assistenza per questa categoria di cittadini. Nel suo intervento “Servizi senza politiche: sono possibili?” ha lanciato un appello alle istituzioni affinché gli anziani non autosufficienti siano protetti dalle conseguenze della crisi politica e i passi avanti già compiuti in direzione di una riforma concreta della non autosufficienza non vengano dispersi.

Mariarosaria Liscio, psicologa e psicoterapeuta della Federazione Alzheimer Italia, nel suo contributo dal titolo “Centro diurno online: quando l’impossibile diventa realtà” ha raccontato l’esperienza del centro diurno online della Fondazione Istituto Geriatrico La Pelucca onlus, nato in via sperimentale durante la pandemia per volontà di un’equipe di neuropsicologi ed educatori con esperienza nella prevenzione e cura della demenza. L’obiettivo era offrire un supporto quotidiano e di qualità ai pazienti, rimasti spesso senza assistenza e stimoli cognitivi a causa delle norme anti-contagio, e che dopo l’iniziale fase di adattamento hanno imparato a interagire in videoconferenza con operatori e altri utenti collegati da remoto. Oggi la sfida è duplice: da una parte continuare a promuovere il servizio come valida alternativa a quelli in presenza, perché in grado di diventare più capillare sul territorio, flessibile e sostenibile per le famiglie; dall’altra essere in grado di replicare il modello erogativo testato e validato mantenendo il medesimo rigore scientifico.

La parola è passata poi a Bianca Petrucci, terapista occupazionale della Federazione Alzheimer Italia, che in “La terapia occupazionale per le persone con demenza: evidenze e raccomandazioni” ha condiviso consigli pratici relativi appunto all’utilizzo della terapia occupazionale, branca della riabilitazione che si occupa delle attività di vita quotidiana, dell’ambiente e dei rapporti sociali (familiari, amici, caregiver) della persona con demenza. L’obiettivo è promuovere una serie di attività mirate orientate al funzionamento ottimale di chi convive con la malattia, del carer e di tutte le figure che forniscono assistenza.

Ha concluso Mario Possenti, segretario generale della Federazione Alzheimer Italia, che nel suo “Reti di supporto e inclusione per le persone con demenza: a che punto siamo?” ha sottolineato la necessità di costruire delle reti in grado di offrire assistenza e aiuto concreti alle persone con demenza e ai loro caregiver. Si va da quelle nazionali – riscrittura e maggiore finanziamento del Piano nazionale demenze, creazione di linee guida nazionali sulla diagnosi e il trattamento e di flussi informativi condivisi – a quelle più locali, e in questo senso è fondamentale accelerare la realizzazione e messa in atto dei Piani demenza regionali. Da quelle formali – reti di servizi sanitari e assistenziali – a quelle informali. Tra queste ultime rientrano sicuramente le reti di Comunità e Persone Amiche delle Persone con Demenza, che mirano a combattere lo stigma e costruire una società più inclusiva.

Farmaco anti-maculopatia

Mini serbatoio nell’occhio con farmaco anti-maculopatia

Agenzia AdnKronos del 20/09/2022

ROMA. “La maculopatia sta diventando un problema sociale, è la causa maggiore dell’impedimento visivo in età post senile”. . Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Stanislao Rizzo, docente di Oftalmologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa di Oculistica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, “Al Gemelli stiamo sperimentando un piccolissimo serbatoio, che inserito chirurgicamente nella parete dell’occhio e caricato di un farmaco che contrasta la maculopatia, ne rilascia piccole dosi. Una tecnica che permette di allungare il trattamento ogni sei mesi perché il serbatoio può essere riempito con un microago dall’oculista. Negli Usa è stato approvato dalla Fda, mentre noi insieme ad altri centri siamo in Fase 3 della sperimentazione”.

“Con l’invecchiamento aumentano i problemi sulla retina – ricorda Rizzo -. E’ il tessuto più nobile e sofisticato del nostro organismo che trasforma le immagini che catturiamo in un impulso elettrico che dal nervo ottico vanno al cervello. Negli over 65 la maculopatia sta crescendo, quando è la forma secca il tessuto va in consunzione e noi non possiamo rigenerarlo. La forma umida di maculopatia è caratterizzata dal fatto che si perde liquido e sangue, su questa forma abbiamo le iniezioni intra-vitreali su cui abbiamo fatto alcuni passi in avanti, perché oggi siamo passati a trattamenti che durano di più nel tempo”.

Rizzo però ricorda che il 90% delle maculopatie sono della forma secca, “la retina ha 8 strati e il trapianto è una strada difficile, ma ci sono alcune strade che la ricerca sta battendo: la prima è un farmaco che agisce contro l’infiammazione, in Usa uno studio ha dimostrato che può essere promettente”. La seconda strada sono “le cellule staminali” e “in Usa, uno studio governativo del Niaid, punta ad iniettare le staminali sotto la retina, Poi ci sono le terapie geniche, ovvero iniettare nell’occhio del paziente un virus modificato che porta il gene, questo può far produrre alle cellule le sostanze che dovrebbero avere. Infine, la quarta via è la retina artificiale” che è stata impiantata al Policlinico Gemelli di Roma “su un paziente 70enne non vedente per una malattia ereditaria della retina”. Poi c’è l’intelligenza artificiale che può “aiutare nella diagnosi, oggi abbiamo gli strumenti e gli algoritmi che ci dicono con grande certezza con l’esame del fondo occhio se siamo di fronte ad una forma umida o secca di maculopatia”, conclude Rizzo.

Gestione di contatti con casi positivi a scuola

Gestione di contatti con casi positivi a scuola: quali le nuove criticità

Il tracciamento e la gestione dei casi di positività, attività cui le scuole hanno adempiuto con grande senso di responsabilità nel corso dei recenti anni scolastici, ripropongono elementi di criticità con l’avvio del 2022/23.  

La questione trae origine dalla nota MI n. 1998 del 19 agosto 2022 in cui si afferma che le disposizioni emergenziali esauriscono la loro validità al 31 agosto 2022 e, in assenza di ulteriori specifiche proroghe o rinnovi, non prolungano i loro effetti nel prossimo anno scolastico 2022/2023. Conseguentemente, al momento in cui si scrive, non sono rinvenibili i presupposti normativi per una rinnovata pianificazione da parte di questo Ministero destinata all’introduzione di misure di contrasto al COVID-19 […].  

La stessa nota, inoltre, evidenzia che, in assenza di tali presupposti normativi, “preminente rilievo” assumono le Indicazioni strategiche ad interim per preparedness readiness ai fini della mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico e in quello dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia pubblicate dall’Istituto superiore di sanità, rispettivamente il 5 e il 12 agosto 2022.  

Qualche giorno dopo, con nota n. 1199 del 28 agosto 2022, l’Amministrazione ha trasmesso il Vademecum illustrativo delle note tecniche concernenti le indicazioni finalizzate a mitigare gli effetti delle infezioni da Sars-CoV-2 in ambito scolastico, nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia, per l’anno scolastico 2022 -2023 in cui, in merito alla gestione di contatti con casi positivi, si afferma espressamente che Non sono previste misure speciali per il contesto scolastico. Si applicano le regole generali previste per i contatti di casi COVID-19 confermati come indicate da ultimo dalla Circolare del Ministero della Salute n. 019680 del 30/03/2022 “Nuove modalità di gestione dei casi e dei contatti stretti di caso COVID19

Sulla scorta di quanto riportato, si evince che, al momento, non sussistono disposizioni normative che consentono alle scuole di imporre a studenti e personale le regole generali della citata circolare che, peraltro, non costituisce fonte normativa.  

Inoltre, in caso di autosorveglianza, il Vademecum nulla dice circa l’obbligo da parte della scuola di mettere a disposizione delle persone soggette a tale misura precauzionale le FFP2. Diversamente, rispetto al personale scolastico e agli alunni a rischio, il documento esplicita la necessità che i DPI siano forniti dalla scuola in base alle indicazioni del medico competente. Le Indicazioni strategiche, però, nel trattare gli strumenti per la gestione dei contatti di caso, ritengono la disponibilità di FFP2 una delle risorse necessarie per readiness.  

A questo punto occorre un chiarimento da parte dell’Amministrazione, posto che difettano le basi normative per imporre determinate misure sanitarie e le risorse finanziarie per disporle. 

Diritti dei bambini

Diritti dei bambini, UNICEF Italia e Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale firmano Protocollo di intesa triennale.

20 settembre 2022 – Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma e Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia hanno firmato un Protocollo di intesa della durata di 3 annial fine di promuovere i diritti dei bambini, con particolare attenzione ai figli di genitori detenuti. La firma è avvenuta a Roma presso la sede del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale. 

“Con il Protocollo firmato oggi vogliamo dare particolare attenzione a tutti quei bambini figli di genitori detenuti che vivono in realtà difficili; insieme vogliamo promuovere i loro diritti e realizzare ambienti che siano a misura di bambino, utili al loro sviluppo – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia. “Ringrazio il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, per questo impegno. Il nostro comune obiettivo è sensibilizzare la collettività e l’opinione pubblica sulla necessità che non vi siano “mai più bambini in carcere”. 

“Questo protocollo è un importante passo avanti soprattutto per la diffusione della cultura dei diritti umani e più in particolare sui diritti dei bambini – ha detto Mauro Palma, Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà –. Il carcere non è un luogo dove crescere, ogni sforzo perché non vi siano bambini in carcere va nella giusta direzione”.  

In particolare il protocollo prevede di: 

  • Realizzare iniziative di formazione destinate al personale dell’amministrazione penitenziaria, o, più in generale, a coloro che a vario titolo operano nel mondo carcerario, tese a promuovere la conoscenza della Convenzione dei Diritti ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle strutture penitenziarie dislocate sul territorio nazionale;
  • Condividere modelli che consentano di evitare, quanto più possibile, la permanenza dei minorenni in carcere;
  • Sollecitare l’ideazione e l’attivazione di percorsi di rieducazione e trattamentoche tengano conto delle specifiche esigenze dei figli di minore età delle persone private della libertà personale,implementando buone prassi;
  • Promuovere progetti di formazione e di percorsi di istruzione in tema di tutela dei diritti umani, con particolare attenzione ai diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti;
  • Individuare specifiche modalità di intervento per agevolare un sereno legame con il proprio genitore quando destinataria del provvedimento restrittivo della libertà personale è la madre di prole inferiore a 10 anni;
  • Sensibilizzare la collettività rispetto alla cultura dei diritti di bambini, bambine e adolescenti, secondo la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, i quali non possono essere scalfiti per effetto della situazione di detenzione di un genitore, nella consapevolezza chel’inclusione a livello sociale dei genitori detenuti e/o dei loro figli durante e dopo il periodo di carcerazione costituisca un presupposto indispensabile per lo sviluppo sano delle relazioni sociali e familiari, nonché presidio fondamentale della legalità;
  • Istituire momenti di riflessione e formazione sulle specificità dei percorsi di reinserimento o risocializzazione delle persone detenute con figli minorenni e l’allontanamento dal carcere delle donne detenute con figli al seguito.

Flop sistema reclutamento  

Se molti alunni non hanno ancora tutti i professori in classe, la responsabilità è del sistema di reclutamento che fa acqua da tutte le parti. Il problema, dunque, non sta nella mancanza di docenti nelle graduatorie, ma nelle procedure concorsuali che puntualmente si impantanano. La denuncia arriva dalla Gilda degli Insegnanti, che sottolinea come dallo scorso anno a oggi siano stati banditi cinque concorsi senza che nessuno si sia concluso, con graduatorie che ancora devono essere compilate.

A rallentare le operazioni – spiega la Gilda – sono molteplici fattori: le numerose rinunce da parte dei commissari d’esame, che non possono godere di esoneri e percepiscono compensi irrisori rispetto all’impegno che viene loro richiesto; gli errori registrati negli scritti del concorso bandito nel 2020; il ritardo sulla tabella di marcia del concorso straordinario bis, che si sarebbe dovuto concludere entro il 31 agosto e, invece, è ancora in corso. La conseguenza di tutto ciò è che, rispetto al contingente previsto, le immissioni in ruolo effettuate finora sono poco più della metà.

Anche sul fronte del reclutamento supplenti si registrano notevoli disagi a causa del sistema informatizzato che in molti casi non ha rispettato i diritti di graduatoria dei docenti plurititolati con anni di esperienza. I quadri delle disponibilità, pubblicati tardi, spesso sono risultati sbagliati e molti docenti sono stati costretti a presentare domanda alla cieca o per posti inesistenti. 

Oltre agli insegnanti, a fare le spese di questo sistema fallimentare – conclude la Gilda – sono anche gli studenti che subiscono il solito valzer di supplenti, con buona pace della tanto invocata continuità didattica. 

Cattedre scoperte ma i docenti non mancano, flop sistema reclutamento  

Se molti alunni non hanno ancora tutti i professori in classe, la responsabilità è del sistema di reclutamento che fa acqua da tutte le parti. Il problema, dunque, non sta nella mancanza di docenti nelle graduatorie, ma nelle procedure concorsuali che puntualmente si impantanano. La denuncia arriva dalla Gilda degli Insegnanti, che sottolinea come dallo scorso anno a oggi siano stati banditi cinque concorsi senza che nessuno si sia concluso, con graduatorie che ancora devono essere compilate.

A rallentare le operazioni – spiega la Gilda – sono molteplici fattori: le numerose rinunce da parte dei commissari d’esame, che non possono godere di esoneri e percepiscono compensi irrisori rispetto all’impegno che viene loro richiesto; gli errori registrati negli scritti del concorso bandito nel 2020; il ritardo sulla tabella di marcia del concorso straordinario bis, che si sarebbe dovuto concludere entro il 31 agosto e, invece, è ancora in corso. La conseguenza di tutto ciò è che, rispetto al contingente previsto, le immissioni in ruolo effettuate finora sono poco più della metà.

Anche sul fronte del reclutamento supplenti si registrano notevoli disagi a causa del sistema informatizzato che in molti casi non ha rispettato i diritti di graduatoria dei docenti plurititolati con anni di esperienza. I quadri delle disponibilità, pubblicati tardi, spesso sono risultati sbagliati e molti docenti sono stati costretti a presentare domanda alla cieca o per posti inesistenti. 

Oltre agli insegnanti, a fare le spese di questo sistema fallimentare – conclude la Gilda – sono anche gli studenti che subiscono il solito valzer di supplenti, con buona pace della tanto invocata continuità didattica. 

Alternanza scuola-lavoro

Alternanza scuola-lavoro: dispersione di talenti e vittime

di Gabriele Boselli

La cronaca mette in evidenza i lutti provocati dall’alternanza ma non considera gli incidenti minori e le invalidità conseguenti. Ignora poi completamente la dispersione del potenziale scientifico e di creatività di cui i docenti e gli studenti in diverse condizioni potrebbero far dono alle aziende, ricevendone in cambio la lezione del reale.

1. Dispersione del potenziale scientifico

Le aziende che vanno meglio sono quelle che hanno capacità innovativa e questa viene eminentemente dalla partecipazione al progresso scientifico.
Come sempre le indicazioni ministeriali tentano di fissare dettagliati obiettivi ma nulla dicono del fine, risultando così vane su entrambi i fronti. Il fine dell’ alternanza scuola-lavoro potrebbe essere da un lato quello di dare ai ragazzi, in condizione di sicurezza fisica e psichica, realismo e profondità alla visione e insegnare a muoversi nel mondo con buone probabilità di successo. L’alternanza è particolarmente valida per dar spazio ai ragazzi che hanno desiderio di avventurarsi nel conoscere, d’imparare, di trovare, nel nuovo mondo che loro si apre, un lavoro che non sia solo vendita del proprio tempo di vita. Servirebbe una solida cultura tecnica, forte propensione alla fatica, un sapere esperto disponibile a mettersi i gioco anche attraverso la dura esperienza aziendale.
In fabbrica dovrebbero andare anche i docenti, per mettere alla prova del reale il loro potenziale teorico e teoretico. Lo stabilire connessioni con le imprese è infatti utile per entrambi i mondi: l’azienda insegna ai giovani a sostenere in cambio di poco la fatica, la precarietà e il rischio. Potrebbe consentire alle aziende di apprendere da studenti e docenti i fondamenti scientifici di quelle innovazioni tecnologiche che continuamente rivoluzionano il mondo della produzione di beni, materiali e immateriali.

2. Dispersione di vite

La cattiva applicazione del concetto in sé condivisibile dell’alternanza scuola-lavoro condanna a morte solo quest’anno tre giovani vite: ragazzi che svolgevano lavori teoricamente destinati ai lavoratori normalmente assunti e operanti in condizioni di non-sicurezza. Tre sono morti, ma molti altri sono rimasti probabilmente colpiti e altri ancora resi permanentemente invalidi senza che i media se ne occupassero. Le aziende sono a corto di manodopera e troppe ricorrono a qualsiasi mezzo per ottenerne, presumibilmente pagando in nero gli studenti.
Lavorare in modo non sicuro è purtroppo quel che accade per gran parte dei lavoratori ordinari ma nel caso degli studenti, spesso minorenni, la cosa è particolarmente grave sul piano giuridico, morale e pedagogico. Le norme per la sicurezza esistono ma molte aziende. sospinte dalla necessità di rispettare i tempi e le condizioni di profittevolezza e consapevoli della prospettiva di impunità, le ignorano. Il controllo da parte delle scuole e del ministero del lavoro è pressochè inesistente: gli ispettori del lavoro sono pochissimi e quelli dell’istruzione pressochè estinti. I gruppetti di “esperti” sindacal-confindustriali che da vent’anni governano di fatto il Ministero dell’istruzione in perfetta indipendenza dai ministri di turno hanno infatti sabotato ogni tentativo di ricostruzione di un corpus ispettivo composto di uomini di scuola di alta preparazione culturale e scientifica che promovessero lo stato delle scienze e controllassero la qualità del servizio scolastico.
La strage è favorita anche da una ideologia politica che insegna come “lacci e lacciuoli” possano e debbano elusi in nome del profitto aziendale.

Conclusione

Nel complesso l’esperienza scuola-lavoro può considerarsi positiva. Ma il rapporto scuola-lavoro soffre di una normativa di sicurezza buona ma sostanzialmente elusa e di una normativa didattica senza spessore culturale che non coinvolge i docenti nel comunicare il potenziale scientifico di cui sono detentori. Così com’è attualmente regolamentato e applicato, l’insieme non giova né a studenti e docenti, né alla dirigenza tecnica delle aziende né ai lavoratori ordinari. La tecnologia aziendale potrebbe essere illuminata dalla scienza di chi insegna nelle scuole ma rarissimamente questo accade. Per converso la scienza dei docenti non viene sollecitata a progredire dal confronto con i profili del reale che la fabbrica potrebbe offrire.

Il bullismo torna a colpire un adolescente su cinque. Parte «RispettAMI»

da Il Sole 24 Ore

I dati dell’Osservatorio promosso da Skuola.net in collaborazione con Citroën Italia. Contrasto ai fenomeni attraverso campagne di comunicazione online e interventi diretti nelle scuole
di Redazione Scuola

Il ritorno a scuola non vuol dire solo riabbracciare prof e compagni di classe. Per molti studenti, significa anche tornare a fare i conti con il bullismo. Solo considerando gli ultimi mesi dello scorso anno scolastico, infatti, ben 1 alunno su 5 racconta di aver subìto almeno una delle tante forme di prevaricazione in cui si concretizza il fenomeno. A segnalarlo è l’Osservatorio “Bullismo e Cyberbullismo”, condotto da Skuola.net in collaborazione con Citroën Italia, intervistando 3.000 ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 19 anni nell’ambito del progetto “RispettAMI”.

La ricerca

L’obiettivo della ricerca è proprio quello di tracciare un bilancio del fenomeno al termine del primo anno di ritorno sistematico alla presenza in classe, essendo proprio la scuola l’ambiente dove è più frequente che abbiano origine il bullismo e il cyberbullismo. Purtroppo, anche solo considerando un periodo relativamente breve come l’ultimo trimestre di lezioni, il 13% degli adolescenti intervistati ha “denunciato” di essere stato vittima di episodi occasionali, mentre per il 7% si è trattato di vessazioni sistematiche.

Ma, sin qui, abbiamo parlato di dati generali. Perché ci sono matrici di bullismo molto più frequenti di altre. Quali sono? Quelle che si concentrano soprattutto su tre grandi macro-aree: l’aspetto, l’identità sessuale, l’etnia o l’origine. Il cosiddetto “body shaming” – che punta a sottolineare, a scopo denigratorio, i difetti fisici o, peggio ancora, eventuali disabilità – è in assoluto la più sfruttata dai bulli. Al secondo posto di questa poco onorevole classifica troviamo, poi, l’orientamento sessuale. In terza posizione, i pregiudizi di natura razzista. Non solo. Il bullismo, per alcune “categorie” di Zedders, diventa ancora più pressante e presente nella quotidianità. Dal punto di vista anagrafico, a finire nel mirino dei bulli sono in particolare preadolescenti e giovani adolescenti: nella fascia d’età 11-16 anni, mediamente il 22% del campione ne è stato vittima negli ultimi mesi; dopodiché, man mano che si cresce, per fortuna i numeri iniziano a scendere.

Il genere

Ma, a volte, è il “genere” che può fare grande differenza, nel bene e nel male. Le femmine, ad esempio, sono molto più esposte al “body shaming” rispetto ai maschi: circa 1 ragazza su 3 è stata recentemente colpita da questo tipo di attacchi, mentre tra i ragazzi la frequenza scende a 1 su 6. Ancora peggiore, se possibile, è la condizione di quei giovani che non si riconoscono nel tradizionale binomio di genere maschio-femmina. Le ragazze e i ragazzi che si definiscono “non binari”, infatti, sono i più vessati in assoluto. Sotto ogni punto di vista: addirittura 4 su 10 sono stati vittime di bullismo proprio per il loro orientamento sessuale, oltre un terzo (35%) è stato come minimo preso in giro per l’aspetto fisico. Gettando le basi per un’adolescenza davvero complicata.

Il fronte digitale

E, come se non bastasse, all’orizzonte si affacciano, soprattutto nell’ambito digitale, nuove forme di vessazione che, più o meno sottilmente, possono avere un impatto negativo sulla psiche di chi le subisce. Una di queste è il cosiddetto “orbiting”, ovvero la pratica che vede una sorta di controllo esterno sui propri canali social da parte di un ex partner – senza alcuna comunicazione diretta ma limitandosi a commentare o lasciare reactions – dopo la conclusione della relazione sentimentale: pur essendo un comportamento codificato solo di recente, ne è già stata vittima il 35% dei giovani coinvolti nella ricerca. Provocando conseguenze da tenere sotto osservazione, in particolare turbamento (in quasi 3 casi su 10), rabbia (per 1 su 4) e tristezza (per 1 su 5). Meno della metà (42%) sostiene invece di non esserne stata in alcun modo “toccata”. Anche qui, nemmeno a dirlo, le “categorie” più colpite sono le ragazze e i “non binary”. A loro, ad ogni modo, è andata comunque meglio rispetto a quanti devono subire un’intromissione ancora più invasiva nella sfera privata, che si concretizza nella circolazione sul web – senza il proprio consenso – di materiali intimi, spesso estorti, da parte di un partner. Stiamo parlando del cosiddetto “non consensual sharing”, una delle manifestazioni più fastidiose del più ampio “revenge porn”: seppur ancora adolescente, ci si è imbattuto almeno una volta il 14% degli intervistati (1 su 7). Un dato che praticamente raddoppia tra coloro che si riconoscono in identità di genere non binarie: al 27% di loro è capitato almeno una volta nella vita di subire questa “aggressione” della propria intimità.

Controllo della qualità dell’aria in classe, le Regioni bocciano Bianchi: “L’applicazione delle linee guida è impraticabile”

da OrizzonteScuola

Di redazione

La qualità dell’aria nelle scuole non è controllabile. A nulla sono valse le linee guida pubblicate ai primi di agosto da parte del Ministero dell’Istruzione. Sul Fatto Quotidiano aggiornamento in merito all’annosa questione riguarda l’aerazione delle aule.

Nessun controllo sarà previsto nelle prossime settimane, nessun dirigente scolastico potrà controllare o avanzare ai sindaci la richiesta di realizzare gli interventi necessari per migliorare la qualità dell’aria.

Nel provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si affidava ai presidi la possibilità di effettuare le attività preliminari di monitoraggio della qualità dell’aria e di individuazione delle soluzioni più efficaci da adottare in conformità con le presenti linee guida. Situazione che poi è stata confermata dal Ministero dell’Istruzione con il vademecum di fine agosto.

Le Regioni: “Illegittimità giuridica”

Mancano, però, le risorse e non solo. Il Fatto Quotidiano cita una lettera del direttore generale dell’area Welfare della Regione Lombardia che non lascia spazio ad equivoci: “In considerazione della complessa ed impegnativa attuazione delle misure raccomandate dal Governo con il suddetto provvedimento le Regioni nell’ambito del coordinamento interregionale hanno valutato impraticabile l’effettiva applicazione concreta delle linee guida, con riguardo agli aspetti organizzativi che a quelli economici, oltre che a una ravvisata illegittimità giuridica del provvedimento. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ritengono che allo stato attuale non vi siano le condizioni per assicurare il rispetto di quanto previsto dal Dpcm che, in assenza di specifiche risorse e di una apposita programmazione congiunta tra livello centrale ed interregionale, sia di fatto inapplicabile ed insostenibile da parte dei dipartimenti di Prevenzione delle Ats e dall’Arpa”

Senza tanti giri di parole, le Regioni boccia il provvedimento parlando addirittura di illegittimità giuridica.

Le linee guida

Le linee guida, pubblicate il 3 agosto in Gazzetta Ufficiale, sono state varata a seguito delle indicazioni tecniche redatte da un’equipe composta dal Centro Nazionale Sostanze Chimiche e protezione del Consumatore e dall’Istituto Superiore di Sanità.

LINEE GUIDA

ALLEGATO A

ALLEGATO B (SCHEDA TECNICA)

DPCM 

I tecnici hanno dato indicazioni alle scuole in merito ai dispositivi di sanificazione, igienizzazione e purificazione dell’aria.

Gli esperti scrivono nella relazione tecnica, pubblicata da Orizzonte Scuola, che la scelta “sull’opportunità di utilizzo” della soluzione tecnica, deve effettuata da personale qualificato in considerazione della valutazione dei rischi e deve tenere anche presenti gli obiettivi che si intendono raggiungere (es. ricambio d’aria, abbattimento carica patogeni nell’aria e/o del materiale particellare), nel caso di utilizzo di apparecchi mobili, se l’uso è continuo o al bisogno.

I requisiti e le informazioni rappresentano un riferimento per la selezione dei sistemi e per le procedure da adottare all’interno delle strutture scolastiche. Alcuni Stati membri (es. Belgio e Germania) di recente hanno promosso iniziative ed emanato norme nazionali destinate a regolamentare gli aspetti tecnici legati al funzionamento delle tecnologie di purificazione/depurazione procedendo alla loro registrazione obbligatoria.

Come raccomandazioni generali, i dispositivi/apparecchi qualora destinati agli ambienti scolastici, devono essere chiaramente identificabili, sicuri, efficaci, utilizzabili in presenza di astanti se previsto dal costruttore e solo in condizioni di sicurezza, muniti, ove necessario, di dispositivi/sensori in (sottoprodotti) e, nonché di principali parametri microclimatici.

Possono essere utilizzati anche gli apparecchi polivalenti (es. strumenti che garantiscano sia il ricambio d’aria e/o filtrazione di particolato e/o abbattimento della carica dei patogeni e/o abbattimento di sostanze organiche o altri inquinanti chimici) anche combinati con prodotti/sistemi per la sanificazione delle superfici.

Ulteriori requisisti da prendere in considerazione sono: facile utilizzo e installazione; bassi costi di attivazione, operatività manutenzione per garantire le prestazioni iniziali e continue dei dispositivi (es. ridotti consumi elettrici e/o ridotti costi di componenti, di smaltimento dei filtri, lampade, ecc.); bassi livelli/classi emissive di rumorosità; impatto ambientale minimo (es. sostituzione dei filtri, lampade e sensori).

Gli apparecchi scelti dovrebbero essere sempre accompagnati da documentazione attestante test specifici che dimostrino: efficacia e sicurezza nelle condizioni di utilizzo, in ambienti simili agli ambienti scolastici in cui si intendono installare (es. volume degli ambienti testati, tassi di ricambio dell’aria, modello di occupazione); durata di funzionamento che influenza la capacità di abbassare la concentrazione degli inquinanti; frequenza della manutenzione per un corretto funzionamento; livello/classe rumore dB, durante il funzionamento alla massima portata d’aria.

Nuovo PEI e inclusione: le associazioni delle famiglie dei disabili contro il Ministero che non vuole toccare il DM 182

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Dopo una intera giornata di lavoro e di confronto sul DM 182 su inclusione e nuovo PEI, il Ministero è stato costretto ad incassare una sconfitta: le associazioni presenti hanno bocciato la proposta di revisione dei modelli PEI e delle linee guida presentata dai tecnici di Viale Trastevere.
D’altronde che l’accordo fra Ministero e associazioni sarebbe stato difficile se non addirittura impossibile era ormai nello stato dei fatti, come avevamo annunciato già qualche giorno fa.

Nella mattinata del 19 la consulta delle associazioni ha offerto al ministero un compromesso sulla fondamentale questione dei range ossia delle risorse di sostegno da assegnare a ciascun alunno a seconda della gravità della disabilità.
Il decreto, infatti, stabilisce 4 diversi livelli; per la primaria, per esempio, si va da 0-5 ore in caso di “lieve debito di funzionamento delle capacità”, fino a 6-11 ore (debito medio), 12-16 ore (debito elevato) o 17-22 (debito molto elevato).
Le associazioni, che contestano del tutto il criterio dei range, hanno però proposto una mediazione, affermando in sostanza: “Dal momento che il Ministero non intende eliminare i range, per il momento concediamo almeno ai GLO la possibilità di spostarsi di uno scalino sotto o sopra rispetto al range (di ore di sostegno) che automaticamente sarebbe assegnato all’alunno utilizzando il meccanismo attuale. Cerchiamo insomma di concedere un po’ di autonomia ai GLO”.

Di fronte a questa proposta, il Ministero non si è mosso di un millimetro anche perché la questione ha a che fare con le risorse finanziarie da stanziare per garantire una maggiore flessibilità e su questo il MEF ha già chiarito che ci sono vincoli di spesa da rispettare.
E così il decreto correttivo, ammesso che i ministri competenti facciano in tempo a firmarlo entrambi nei prossimi giorni apporterà modifiche minime.
Dovrebbe però andare in porto la disposizione relativa alla possibilità di esonerare l’alunno con disabilità da una parte del curricolo, anche se potrebbe rimanere la riduzione dell’orario di frequenza.
Comunque nel pomeriggio il Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio  ha formalizzato il parere contrario già annunciato e motivato dalle associazioni nella riunione mattutina.

Per il Ministero si tratta di una sconfitta per almeno due ragioni: prima di tutto le associazioni, spesso divise, sono state tutte unite nel dare parere contrario e quindi il fronte si è ricompattato rispetto a due anni or sono quando il ricorso al TAR era stato promosso solo da una parte di esse e osteggiato da un’altra parte; in secondo luogo tutto l’impianto dei nuovi PEI rimane fragile a fronte di eventuali possibili ricorsi per i quali la strada è stata in qualche modo indicata dalla sentenza del Consiglio di Stato come abbiamo già illustrato in un altro nostro articolo.

Gps, le proteste dei prof contro l’algoritmo: “Scavalcati da chi ha punteggi più bassi”

da La Tecnica della Scuola

Di Daniele Di Frangia

Si chiama “Algotruffa” ed è un gruppo Whatsapp con circa 200 insegnanti, precari storici che non hanno ottenuto la cattedra per il nuovo anno scolastico, nonostante punteggi alti.

La colpa? Come spiega il nome del gruppo, è dell’ormai celebre algoritmo. E così si sono scatenate le proteste dei prof che si sono riuniti di fronte all’Ufficio Scolastico Regionale a Roma e che lamentano come sia difficile riuscire ad esprimere il proprio disagio, visto che il provveditorato non apre più al pubblico per via del Covid.

Sono diversi i docenti che segnalano errori all’Ansa, scavalcati da colleghi con punteggi più bassi. Troppe variabili di cui la macchina non può tener conto e numeri difficilissimi da incrociare. E chi resta fuori, spesso ricorre al Tar, ma con tempi lunghi e imprecisati.

Il problema è che a Roma, su 8.000 posti delle liste Gps, potrebbero esserci state 5.000 immissioni in ruolo. Ma non si capisce quanti posti sono andati a professori che avevano già una cattedra. Ci sono casi di cattedre assegnate a professori che nel frattempo sono stati immessi in ruolo in un’altra scuola e che dunque prevedono un altro giro dell’algoritmo. Ma un docente che ha già accettato una mezza cattedra, non può a quel punto ricandidarsi.

PNRR per l’Istruzione, al via la campagna social per spiegare risorse e investimenti per la scuola

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Una campagna social per far conoscere meglio, con post dedicati e approfondimenti, le linee di investimento per l’istruzione previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

La campagna “#PnrrIstruzione quanto ne sai?” sarà lanciata a partire da domani, 20 settembre, sui canali social del Ministero con l’obiettivo di informare e raggiungere la più ampia platea possibile. Dodici appuntamenti, due a settimana, ogni martedì e venerdì, per scoprire, attraverso grafiche, video e quiz, in cosa consistono, ad esempio, il Piano scuola 4.0, gli interventi di riqualifica degli edifici scolastici, il potenziamento di laboratori, mense e palestre e dell’attività sportiva a scuola.

Testi in pillole e per conoscere in modo semplice e immediato come saranno impiegati i 17,59 miliardi del Pnrr destinati all’istruzione e come sarà la scuola del futuro.

Rendicontazione sociale, Rav e Ptof, i chiarimenti operativi del MI – NOTA

da La Tecnica della Scuola

Di Carla Virzì

Il ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole la NOTA OPERATIVA per la predisposizione dei documenti strategici
delle istituzioni scolastiche all’inizio del nuovo triennio 2022-2025.

È opportuno ricordare – recita il documento del MI – che le Piattaforme per la predisposizione e la pubblicazione dei documenti strategici sono aperte in contemporanea a partire dal 19 settembre 2022 e fino alla data di inizio della fase
delle iscrizioni.
 Ogni comunità scolastica, pertanto, può organizzarsi secondo i propri tempi e le proprie modalità organizzative, anche se si consiglia di seguire questa sequenza:

1) Rendicontazione sociale relativa al triennio 2019-2022 al fine di rilevare i risultati effettivamente raggiunti e le prospettive di sviluppo per la triennalità 2022-2025;

2) Rapporto di autovalutazione (RAV) per il triennio 2022-2025 con cui, tenendo conto dei risultati rendicontati e delle nuove analisi interne al RAV, si individuano le priorità e i traguardi che si intendono raggiungere al termine del triennio;

3) Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) che, partendo dall’analisi del contesto e delle priorità definite nel RAV, tenendo conto degli obiettivi formativi prioritari previsti per norma (art. 1, comma 7, legge 107/2015), “esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”. Nel PTOF, per norma, deve essere riportato il Piano di miglioramento (art. 1, comma 14, legge n. 107/2015).

Nuovo triennio del Sistema Nazionale di Valutazione: fornite indicazioni operative alle scuole

da Tuttoscuola

Con l’a.s. 2022/2023 si avvia il nuovo triennio del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) e della progettualità dell’offerta formativa. Il ministero dell’istruzione ha diffuso la nota N. 23940 del 19 settembre che riporta le indicazioni operative per la predisposizione dei documenti strategici delle istituzioni scolastiche all’inizio del nuovo triennio. Il sistema nazionale di valutazione può fornire i migliori strumenti di navigazione a disposizione delle scuole per indirizzare, gestire e misurare i risultati dei progetti del PNRR. Per accompagnare al meglio le scuole nella realizzazione degli strumenti per il miglioramento, Tuttoscuola ha realizzato un ampio dossier nel numero di settembre del mensile Tuttoscuola propone inoltre un percorso di formazione e accompagnamento che si sviluppa attraverso due proposte differenti, entrambe aggiornate, attuali e realizzate da alcuni tra i principali esperti italiani in materia. Ne parleremo in un webinar gratuito mercoledì, 21 settembre, alle ore 17.00 con Damiano Previtali, Dirigente del Ministero dell’Istruzione – Ufficio Valutazione del sistema nazionale di istruzione e formazione. Iscriviti qui.

La novità principale delle indicazioni fornite dalla nota consiste nell’invito alle istituzioni scolastiche a prevedere che i succitati documenti garantiscano il collegamento con il PNRR – Piano di riduzione dei divari territoriali e del Piano scuola 4.0. In particolare, per le istituzioni scolastiche della secondaria di II grado c’è anche l’espresso invito a considerare il Curriculum dello studente.

Le Piattaforme per la predisposizione e la pubblicazione dei documenti strategici sono aperte in contemporanea a partire da oggi, 19 settembre 2022 e fino alla data di inizio della fase delle iscrizioni. Ogni comunità scolastica, pertanto, può organizzarsi secondo i propri tempi e le proprie modalità organizzative, anche se si consiglia di seguire questa sequenza:

1) Rendicontazione sociale relativa al triennio 2019-2022 al fine di rilevare i risultati effettivamente raggiunti e le prospettive di sviluppo per la triennalità 2022-2025;
2) Rapporto di autovalutazione (RAV) per il triennio 2022-2025 con cui, tenendo conto dei risultati rendicontati e delle nuove analisi interne al RAV, si individuano le priorità e i traguardi che si intendono raggiungere al termine del triennio;
3) Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) che, partendo dall’analisi del contesto e delle priorità definite nel RAV, tenendo conto degli obiettivi formativi prioritari previsti per norma (art. 1, comma 7, legge 107/2015), “esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”. Nel PTOF, per norma, deve essere riportato il Piano di miglioramento (art. 1, comma 14, legge n. 107/2015).

La nota precisa che sarà possibile l’importazione di alcune informazioni fra la piattaforma RAV e la piattaforma PTOF (per le istituzioni scolastiche che utilizzano la struttura di riferimento nel SIDI), per un’effettiva integrazione tra i documenti e con un significativo alleggerimento del lavoro delle scuole grazie al caricamento di informazioni già inserite. La possibilità di lavorare contemporaneamente ai documenti faciliterà il raccordo e l’integrazione tra le diverse fasi di rendicontazione, autovalutazione e progettazione, consentendo così la regolazione coerente delle scelte e soprattutto la qualificazione dell’offerta formativa.

Clicca qui per leggere la nota integrale

Alternanza scuola-lavoro: il problema è la sicurezza, non il lavoro

da Tuttoscuola

La morte, avvenuta durante l’alternanza scuola-lavoro, dello studente Giuliano De Seta, dell’Istituto Leonardo Da Vinci di Portogruaro, ha dato luogo a una serie di commenti che risentono evidentemente del clima politico arroventato in vista delle elezioni di domenica prossima, 25 settembre. Al centro delle polemiche, scatenate soprattutto dall’estrema sinistra, sta proprio l’istituto dell’alternanza scuola-lavoro: per Stefano Fassina, deputato Leu, “Sono già tre gli studenti uccisi dalla Buona scuola dall’inizio del 2022: oltre a Giuliano, ieri, anche Lorenzo e Giuseppe nei mesi scorsi. La sciagurata norma sull’alternanza scuola-lavoro va cancellata. Subito. Appena si insediano le Camere dopo il 25 settembre”. Anche Nicola Fratoianni, segretario di SI, invita ad “abolire queste forme di sfruttamento mascherate” e a “restituire valore, sicurezza e dignità ai nostri giovani”, perché “non si può morire di scuola”.

Accanto a questa damnatio della dimensione pratica del sapere, di sapore singolarmente neogentiliano, si collocano reazioni e commenti più equilibrati, da quello della Direttrice generale dell’USR Veneto Carmela Palumbo, che ha descritto Giuliano come “un ragazzo unico e nello stesso tempo simile a tanti bravi studenti della nostra regione che ricercano nella scuola non solo il luogo della  formazione e della crescita personale, ma anche dell’orientamento professionale e al lavoro”, un’opinione condivisa dalla stessa famiglia del ragazzo, a quella delle responsabili scuola del PD Ghizzoni e Manzi, a cui giudizio “I Pcto devono essere esperienze e opportunità  formative, e pertanto ne vanno eliminate le storture a partire dalla sicurezza dei luoghi di lavoro, che tradiscono la specifica natura di queste esperienze”, mentre per Valentina Aprea, di Forza Italia, occorre “rendere in ogni senso più ‘sicure’ e più ‘strutturali’ le pratiche dell’alternanza formativa e dell’‘apprendistato formativo di I e III livello’, per puntare ad una maggiore contaminazione tra gli apprendimenti scolastici e quelli richiesti dalle realtà produttive più innovative”.

Anche per Matteo Renzi, alfiere a suo tempo della Buona scuola, “Il punto è che sui posti di lavoro non si deve morire, perché questa è la cosa atroce. Il problema non è l’alternanza scuola-lavoro, ma che sui luoghi di lavoro non si deve morire”. Una posizione non lontana da quella presa dei sindacati Cgil Cisl e Uil del Veneto: “Riteniamo che i percorsi di passaggio dalla scuola al lavoro abbiano bisogno di decisi e ancora più stringenti interventi di formazione e prevenzione – sottolineano – per garantire l’integrità fisica degli studenti, e che tutti i luoghi di lavoro debbano diventare luoghi sicuri per chiunque vi acceda”.

Ci sembra che in questo momento di profondo dolore e di riflessione vada comunque evitata qualunque strumentalizzazione, compresa la criminalizzazione di un’esperienza formativa che guarda al futuro di una sempre maggiore interazione e contaminazione tra le diverse dimensioni dell’apprendimento, tra le quali quella legata all’esperienza – anche del e sul lavoro – è altrettanto importante di quella meramente accademica. La soluzione deve passare per più stringenti regole di sicurezza, non per cancellare alla radice l’esperienza dei percorsi di Pcto come proposto dagli esponenti della sinistra-sinistra. Altrimenti sarebbe come dire che per eliminare il drammatico problema delle morti sul lavoro bisognerebbe cancellare il lavoro stesso.

Nota 20 settembre 2022, AOODGSIP 2976

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico

Agli Uffici scolastici regionali LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento TRENTO
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine BOLZANO
Ai Dirigenti Scolastici e ai Coordinatori Didattici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione LORO SEDI

Oggetto: Piano RiGenerazione Scuola – implementazione sito istituzionale dedicato alle Istituzioni scolastiche