Riforma degli Istituti Tecnici e Professionali

Riforma degli Istituti Tecnici e Professionali: sarà questa l’occasione per restituire loro piena dignità?

Il decreto-legge “aiuti ter” Ulteriori misure urgenti in materia di politica energetica nazionale, produttività delle imprese, politiche sociali e per la realizzazione del PNRR, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, contiene importanti provvedimenti riguardanti la riforma degli istituti tecnici e professionali, a seguito e in coordinamento con la Legge n. 99/2022 che ha modificato, potenziandoli, gli ITS, divenuti Istituti Tecnologici Superiori o ITS Academy.  

La riforma, inserita nel PNRR, spinge ad adeguare costantemente, in termini di competenze, i curricoli di tali istituti per rispondere alle esigenze del settore produttivo nazionale, orientandoli verso le innovazioni introdotte dal Piano nazionale Industria 4.0 nell’ottica di una piena sostenibilità ambientale.   

Riguardo gli istituti tecnici, il decreto-legge prevede percorsi di orientamento che garantiscano la continuità degli apprendimenti con quelli dell’istruzione terziaria nei settori tecnologici, anche in relazione alle esigenze del territorio di riferimento, in coerenza con quanto disposto in materia sugli ITS Academy e sulle lauree a orientamento professionale abilitanti ai sensi della Legge n. 163/ 2021. 
In particolare, sono introdotti strumenti premiali volti al riconoscimento, presso le università, dei crediti formativi maturati nell’ambito dei tirocini curricolari svolti dagli studenti delle classi terminali. Il tutto per accelerare il conseguimento delle lauree di completamento di detti corsi di studio.  

La riforma, inoltre, dispone che gli studenti che abbiano completato almeno il primo biennio del percorso di istruzione tecnica acquisiscano una certificazione che attesti le competenze in uscita corrispondente al secondo livello del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03 del Consiglio del 22 maggio 2017. La vera novità, però, consiste nella possibilità per gli studenti che abbiano completato anche il secondo biennio del percorso di istruzione tecnica di acquisire una certificazione che attesti le competenze in uscita corrispondente al terzo livello del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente. In buona sostanza, gli studenti dei tecnici in quattro anni possono acquisire una certificazione sino a questo momento non prevista se non per le qualifiche professionali. Alla luce di tale innovazione, sarebbe opportuno modificare l’ordinamento in modo che al termine del secondo biennio, in analogia con i percorsi quadriennali sperimentali e con quelli europei, fosse prevista l’attribuzione del quarto livello di EQF. 

Con decreto del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’economia e delle finanze, saranno definiti i modelli e le modalità di rilascio delle certificazioni.  

Riguardo all’istruzione professionale, invece, a soli cinque anni dall’ultimo intervento normativo, viene integrato il D. lgs. 61/2017 per favorire la transizione al mondo del lavoro e a quello delle professioni. Il profilo educativo, culturale e professionale si baserà su uno stretto raccordo della scuola con tali mondi e si ispira ai modelli promossi dall’Unione europea, in coerenza con gli obiettivi di innovazione, sostenibilità ambientale e competitività del sistema produttivo connessi alla promozione e allo sviluppo dell’innovazione digitale e nell’ottica della personalizzazione dei percorsi.  

Tale profilo sarà integrato in coerenza con la Missione 1 – Componente 2 “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo”, Investimento 1 “Transizione 4.0” del Piano nazionale di ripresa e resilienza.  

Oltre alle necessarie azioni di formazione per il personale docente, finalizzate alla sperimentazione di modalità didattiche laboratoriali innovative, si prevedono accordi, denominati “Patti educativi 4.0”, volti all’integrazione e alla condivisione delle risorse professionali, logistiche e strumentali di cui dispongono gli istituti tecnici e professionali, le imprese, gli enti di formazione accreditati dalle Regioni, gli ITS Academy, le università e i centri di ricerca, anche attraverso la valorizzazione dei poli tecnico-professionali e dei patti educativi di comunità.  

Nell’ambito della programmazione dell’offerta formativa regionale, il decreto-legge introduce un’altra rilevante novità ovvero la possibilità che i CPIA eroghino percorsi di istruzione tecnica non erogati in rete con le istituzioni scolastiche di secondo grado o non adeguatamente sufficienti rispetto alle richieste dell’utenza e del territorio.  

Il Ministero dell’istruzione adotterà linee guida finalizzate alla semplificazione amministrativa degli adempimenti necessari per i passaggi tra i sistemi formativi, tra i percorsi di istruzione professionale e quelli di istruzione e formazione professionale.  

A completamento del nuovo quadro di sistema, sarà istituito presso il Ministero dell’istruzione un Osservatorio nazionale per rafforzare il raccordo permanente con le filiere produttive e professionali di riferimento degli istituti tecnici e professionali, ridurre il divario tra domanda e offerta di competenze e supportare il sistema nazionale della formazione nella progettazione dell’offerta formativa territoriale, nell’acquisizione e nel consolidamento nei curricoli degli istituti tecnici e nei percorsi professionali delle conoscenze tecnologiche previste.   

Si ritiene che tale riforma sia assolutamente necessaria per conferire dignità e forza all’istruzione tecnica e a quella professionale, facendo leva sulle loro caratteristiche peculiari. Infatti, la costante incertezza sul futuro del Paese e del globo, alimentata dalle continue notizie di incombenti catastrofi di varia natura, tende a penalizzare proprio questi due settori di istruzione. Settori che, invece, sono strategici per lo sviluppo del Paese. Si tratta di investire sui giovani, su una solida istruzione tecnica o professionale e sulle loro idee innovative.  

Il concetto dell’adeguamento continuo dei curricoli tecnici e professionali e della necessità di lavorare per competenze in questi settori, che appare scontato, dovrà scontrarsi, e speriamo abbia la meglio, con il rigido ordinamento scolastico italiano e con l’impostazione dell’esame di Stato al termine della scuola secondaria di II grado.  

Per riuscire in questa rivoluzione, successivi decreti dovranno ridefinire i profili dei curricoli vigenti, mirando a rafforzare il legame con il tessuto socioeconomico del territorio di riferimento e favorendo la progettualità didattica e l’innovazione. Tale percorso passa necessariamente per la valorizzazione delle metodologie di insegnamento focalizzate sulle competenze e per una progettazione interdisciplinare. Ovviamente sarà necessario aggiornare il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente e incrementare gli spazi di flessibilità.  

Supplenze brevi, con le Mad situazioni paradossali 

Supplenze brevi, con le Mad situazioni paradossali  

Scuole in difficoltà nel coprire con le supplenze brevi i posti rimasti vacanti, docenti disoccupati nonostante siano titolati, alunni ai quali non viene garantita la continuità didattica. A rilevarlo è la Gilda degli Insegnanti, che punta l’indice contro l’ordinanza ministeriale che limita la possibilità di presentare la domanda di messa a disposizione per le supplenze (Mad) soltanto a chi non è inserito in alcuna graduatoria di qualsiasi provincia. 

Tutti i docenti, pur inseriti nelle Gps e nelle graduatorie di istituto in posizioni utili per aspirare a una supplenza anche annuale, – spiega la Gilda – non  hanno ottenuto un incarico perché, a causa della mancata pubblicazione ad agosto del quadro completo di tutti i posti disponibili, nella domanda non hanno indicato alcune sedi, rimanendo così senza cattedra. Secondo le nuove disposizioni ministeriali, questi docenti non possono neanche  presentare la domanda di messa a disposizione in altra provincia. 

Si tratta di un’ulteriore dimostrazione di come il sistema di reclutamento sia completamente ingessato, – commenta la Gilda – una situazione che nelle scuole sta provocando notevoli disagi anche considerate le assenze causa Covid. 

Storicamente, la cosiddetta Mad era una semplice domanda rivolta ai capi di istituto e volerla regolamentare a ogni costo – conclude la Gilda – non ha fatto altro che aggravare la situazione. 

Haruki Murakami, Prima persona singolare

Haruki Murakami si confessa

di Antonio Stanca

   Haruki Murakami è uno scrittore, traduttore e accademico giapponese. E’ nato a Kyoto nel 1949 ed ora, a settantatré anni, vive a Ōiso. Oltre all’attività letteraria si dedica pure alla corsa e molte maratone ha fatto. In verità avventurosa è stata la sua vita a cominciare da quando, ancora piccolo, stava in famiglia ed aveva dovuto seguire gli spostamenti del padre e della madre entrambi insegnanti. Avrebbe compiuto gli studi universitari a Tokyo, nell’Università di Waseda, dove si sarebbe laureato in drammaturgia nel 1975. Gli anni dell’Università erano stati quelli della contestazione giovanile e Murakami, spirito irrequieto, aveva vissuto per conto proprio, in maniera solitaria, quelle tendenze rivoluzionarie. Sposatosi nel 1971, con la moglie aveva aperto a Tokyo un locale pubblico, un jazz bar, che poi era diventato anche un negozio di dischi. La musica e la letteratura gli si rivelano come le sue passioni e dal 1978 comincia a scrivere romanzi. I primi formeranno la Trilogia del Ratto ed avranno un notevole successo. Altri ne scriverà negli anni seguenti tra altri spostamenti e altre attività. Molti saranno i riconoscimenti che gli verranno attribuiti. Trasferitosi in Usa diventerà ricercatore associato nell’Università di Princeton e poi professore associato. Dopo essere stato in un’altra Università a Santa Ana, in California, nel 2001 rientra definitivamente in Giappone e si stabilisce a Ōiso. Molte opere, soprattutto di scrittori inglesi e americani, ha tradotto in giapponese.  

    Col tempo la sua narrativa subisce una modifica, un’inversione. Murakami più che all’esterno rivolge l’attenzione all’interno, esamina quanto è accaduto e accade nel suo animo, nel suo spirito, si sofferma ad osservarsi, a seguire i movimenti, gli sviluppi dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti. Di questo nuovo corso è prova la breve opera Prima persona singolare. E’ del 2020 e ad Agosto di quest’anno è uscita nella serie “I libri del Corriere della Sera”. Si compone di otto racconti dove lo scrittore dice di sé passando tra tempi, luoghi, eventi diversi della sua vita. Da quando era bambino ad ora, che è un uomo maturo, si sposta il suo discorso. Recupera persone, situazioni lontane ed altre più vicine, dice di come abbiano influito sul suo spirito, di quanto siano state importanti per la sua formazione, di quanto difficile sia stata questa per un ragazzo cresciuto tra molte attenzioni e, tuttavia, smanioso di una vita propria, di uno stato di indipendenza, di libertà. Ogni racconto dedica Murakami a quelli che erano stati gli aspetti più importanti della sua vita, lo studio, l’amore, il sesso, il lavoro, i viaggi, il matrimonio, la professione, l’arte, lo sport. E’ come se volesse scoprirsi, confessarsi, mettersi a nudo, come se avesse bisogno delle sue verità.

  Quanto mai semplice, chiaro riesce. Capace si mostra di attirare il lettore con un linguaggio confidenziale. E’ delle sue cose più intime che sta parlando e non poteva farlo diversamente!           

In nome e per conto di Loujin

In nome e per conto di Loujin

di Vincenzo Andraous

Ancora morti ammazzati dall’incuria e dalla politica fasso tutto mi e invece fasso proprio niente. Ancora morti alla deriva ma stavolta neppure come solitamente accade affogati tra le onde del mare. Peggio, bambini e bambine morti per sete e per fame, donne e uomini stremati, ustionati, morti nell’agonia più lenta, più terribile, più inaccettabile. A chi pensa di fermare questa persistente ecatombe con l’indifferenza, il ritardo organizzato, con la responsabilità rispedita al mittente giocando di sponda, con le motovedette regalate, con le navi da guerra a mezzo del mare, con i flussi di denaro e di armi, sarebbe bene ricordare il valore della vita umana, soprattutto è necessario ricordare quanto sia imperdonabile non salvare un bambino, non esser pronti per tempo, senza se e senza ma. Bambini se ne vanno senza un saluto, una preghiera, in assenza  di una costante e giornaliera operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, ricerca e salvataggio che prenda in carico questa umanità derelitta per una porzione di terra che faccia accoglienza. Troppo facile trincerarsi dietro il rifiuto, l’impossibilità, la scelta politica di barricare ogni entrata, infischiandocene di quei fagottini privi di vita. Troppo facile e troppo vile, alla luce delle scelte armate, finanziarie, economiche politiche, a favore di altri paesi a noi assai vicini, per cui siamo costretti a innestare le baionette, a dimenticare tante cose, autorizzando così  la dimenticanza del barcone rimasto per giorni in mare tra fame e sete. Ben sapendo che il soccorso in mare è un imperativo umanitario contemplato a caratteri cubitali nel diritto internazionale. C’è un pensiero che scava a fondo la ragione, ma è mai possibile, accettabile, che nessuno abbia raccolto un allarme, nessuno si è accorto di niente, radar e strumentazioni sofisticate dormienti,  nessuno disposto ad aiutare se non a salvare? L’impressione che se ne ricava è che la politica, l’Europa, il mondo, finchè lo scempio rimane a debita distanza, si ostina a guardare con noncuranza, soprattutto a non vedere la mattanza continua di innocenti, la tragica disperazione di chi intraprende il viaggio spesso sempre più spesso ultimo, nella totale indifferenza che marca a fuoco una disumanità travestita a forza di una non meglio identificata legalità. 

Assenze docenti e ATA per Covid sono equiparate a ricovero ospedaliero

da OrizzonteScuola

Di redazione

La normativa sulle assenze Covid del personale scolastico è cambiata? Una circolare del ministero della Giustizia del 5 luglio scorso ha chiarito che nonostante sia terminato lo stato di emergenza, le regole per le assenze Covid del personale della PA restano le stesse.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica – Ufficio per l’organizzazione ed il lavoro pubblico- Servizio per il trattamento del personale pubblico ha chiarito che la disposizione di cui all’art. 87, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, con legge dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 è ancora vigente “in quanto non abrogata o modificata dal citato decreto legge n. 24, né da altre fonti normative”.

Per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, in caso di accertata positività al Covid-19, l’assenza per malattia è equiparata, sotto il profilo della retribuzione, al ricovero ospedaliero come disciplinato nei relativi CCNL di Comparto e non è ricompresa nel computo del periodo di comporto”.

In tal senso non dovrebbe dunque cambiare nulla.

Circolare

Nuovo PEI e DM 182: importanti chiarimenti del Ministero in merito ai rapporti con le Associazioni (e non solo)

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Con riferimento al nostro articolo “Nuovo PEI e inclusione: le associazioni delle famiglie dei disabili contro il Ministero che non vuole toccare il DM 182”, la Direzione per lo Studente, l’integrazione e la Partecipazione del Ministero dell’Istruzione, che segue il tema dell’inclusione, ci ha inviato un’ampia e interessante nota di precisazione che riportiamo integralmente.

Anzitutto occorre premettere che la Sentenza n. 3196 del 26 aprile 2022, della VII Sezione del Consiglio di Stato, ha accolto il ricorso del Ministero dell’Istruzione, riformando la Sentenza del TAR Lazio n. 9795/21 che annullava il D.I. n. 182/20 e tutti i relativi allegati: i quattro modelli di PEI, le Linee Guida, le Tabelle C e C1. Torna quindi in vigore il DI 182/2020 ed è legittimata l’applicazione dei modelli di PEI e delle modalità di assegnazione del sostegno didattico.

A seguito di ciò, il Ministero ha convocato in data 1° giugno 2022 l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica onde condividere e approvare le modifiche che, nel frattempo, erano state apportate ai modelli di PEI, al decreto e alle Linee guida, a seguito di un processo partecipato di revisione operato dalle scuole e dalle associazioni, secondo il disposto di cui all’art. 21 dello stesso D.I. 182/2020[1].

Parallelamente si svolgeva l’iter per l’approvazione delle Linee guida sul profilo di funzionamento – documento propedeutico alla redazione del PEI, in relazione alla quantificazione del fabbisogno di risorse professionali per l’inclusione – la cui definitiva approvazione era prevista per il 7 giugno u.s.

Il rinvio dell’approvazione delle Linee guida per la redazione del Profilo di Funzionamento, in sede di Conferenza Unificata, ha portato a un differimento della conclusione del processo di revisione dei PEI. Essendo state poi approvate in data 5 agosto e adottate con decreto interministeriale, sottoscritto da tutti i Ministri concertanti soltanto pochi giorni fa, in data 14 settembre è stato quindi riconvocato l’Osservatorio per il definitivo parere sulle modifiche ai nuovi PEI.

È stata richiesta una riunione di approfondimento, così che l’Osservatorio è stato riconvocato il giorno 19 settembre. Durante quest’ultima riunione, sono state condivise ulteriori modifiche e integrazioni apportate ai vari documenti, in accoglimento delle ulteriori proposte presentate da alcune Associazioni nel mese di giugno. Sono state, in pratica, accolte quasi tutte le proposte, tranne due: una potrà essere inserita in altro provvedimento, essendo concernente gli Esami di Stato, l’altra – riguardante i range (ed è quella cui si riferisce l’articolo del dott. Reginaldo Palermo) – è in fase di studio.

Nel pur intenso confronto avvenuto al mattino, nell’ambito della riunione della Consulta delle Associazioni, sono emerse posizioni differenziate. Sono sei (su 22) le Associazioni che si sono esplicitamente pronunciate contrarie sul tema dei range.
Nel pomeriggio si è quindi tenuta la riunione del Comitato Tecnico-scientifico, cui partecipano i Presidenti delle federazioni FISH e FAND, in rappresentanza anche delle Associazioni dell’Osservatorio.
Il CTS – cui partecipano, tra gli altri la SIPeS-Società Italiana di Pedagogia Speciale; il CNOP-Consiglio Nazionale dell’ordine degli Psicologi; la SINPIA-Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile; il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – ha espresso parere favorevole alle modifiche apportate al Decreto, alle Linee guida e ai modelli di PEI, oltre che alle Tabelle C e C1, con la solo eccezione della FISH, che, pur approvando complessivamente l’impianto e le altre integrazioni e modifiche, ha rappresentato non poter rendere parere favorevole sui range orari.

[1] “Al termine dell’anno scolastico 2020/2021, i modelli di PEI sono sottoposti a revisione e possono essere integrati e/o modificati, sulla base delle indicazioni pervenute dalle istituzioni scolastiche”.

Impatto della pandemia Covid-19 sulle scuole in Europa: nuovo rapporto della rete Eurydice

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

La realtà quotidiana delle scuole di tutta Europa è stata fortemente influenzata nel 2020 e nel 2021 dalla Pandemia da COVID-19, che ha portato alla chiusura delle scuole in molti paesi e periodi di apprendimento a distanza o misto per molti studenti.

Molte scuole erano impreparate a questa situazione senza precedenti. Gli insegnanti hanno dovuto adattarsi rapidamente a nuove modalità di erogazione dell’insegnamento, al quale non necessariamente erano stati addestrati; e gli studenti hanno dovuto fare affidamento inizialmente sulle proprie risorse per l’apprendimento a distanza, utilizzando libri di testo, Internet, televisione, ecc.

Alcuni studenti hanno potuto contare su un ambiente familiare di supporto, ma nonostante questo una serie di rapporti e studi hanno sottolineato la mancanza di efficacia dell’insegnamento durante questo periodo e le conseguenti perdite di apprendimento.

Inoltre, è stato riscontrato che la pandemia ha aumentato le disuguaglianze educative esistenti. Studenti con basso titolo di studio, quelli di contesti svantaggiati, coloro che non hanno avuto accesso alle risorse di apprendimento digitale e quelli con difficoltà di apprendimento o privi della resilienza per imparare da soli, hanno affrontato più ostacoli nel contesto dell’apprendimento a distanza.

Molti studi hanno in proposito evidenziato l’effetto negativo su questi studenti provocato dalla chiusura delle scuole e dall’apprendimento a distanza.

Queste sono solo alcune delle evidenze presentate nell’ultimo rapporto Eurydice  “Teaching and learning in schools in Europe during the COVID-19 pandemic”.

Il documento fornisce una breve panoramica dell’impatto della pandemia COVID-19 sull’organizzazione dell’istruzione scolastica e prende in esame le principali risposte politiche attuate dai sistemi educativi europei per affrontare le difficoltà emergenti nell’insegnamento e nell’apprendimento. I risultati evidenziano, tra le altre cose, l’importanza di offrire agli studenti un tutoraggio aggiuntivo in piccoli gruppi o un insegnamento personalizzato per aiutare coloro che incontrano difficoltà a causa dell’apprendimento a distanza. Nel contempo, l’analisi mostra anche come, in molti luoghi, l’improvviso passaggio all’apprendimento a distanza sia servito da spinta importante per accelerare la digitalizzazione della scuola.

Nuovi Professionali, come si svolgeranno gli esami di Stato

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Il decreto ministeriale n. 164 del 15 giugno 2022 adotta i “Quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle seconde prove” e le “Griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi” per gli esami di Stato conclusivi del II ciclo degli istituti professionali di nuovo ordinamento.

La riforma andrà a regime nel 2023 con il primo esame delle classi quinte di nuovo ordinamento dei corsi diurni.

Come ricorda il MI con nota del 19 settembre, attualmente, la seconda prova d’esame è costituita da due parti (ferma restando l’unicità della prova): la prima è predisposta dal Ministero mentre la seconda è predisposta dalla Commissione d’esame. La prima parte nazionale è nei fatti una prova a sé stante; gli studenti cominciano a svolgerla appena viene trasmessa, nel frattempo la commissione predispone la seconda parte, che viene svolta di seguito alla prima, ed eventualmente può essere svolta anche il giorno successivo.

La seconda prova d’esame dei professionali di nuovo ordinamento non si comporrà più di due “sottoprove”, correlate ma in parte indipendenti, ma sarà un’unica prova integrata, di cui il Ministero decide una parte (la “cornice generale di riferimento”), e la commissione, entro questa cornice, definisce l’altra parte, ossia le specifiche richieste per lo specifico percorso attivato dalla scuola.

SCARICA LA NOTA

Predisposizione e pubblicazione dei documenti strategici. Rendicontazione sociale, RAV, PDM e PTOF

da La Tecnica della Scuola

Di Salvatore Pappalardo

Con l’innovazione introdotta dal comma 14 della legge 107 del 2015, il Piano  dell’Offerta Formativa (POF) da annuale, diventa (PTOF) Piano Triennale dell’Offerta Formativa al fine di rafforzare l’autonomia scolastica.

Compiti delle istituzioni scolastiche

Ogni tre anni l’istituzione scolastica sono chiamate all’elaborazione dell’offerta formativa alla luce della Rendicontazione sociale relativa al triennio precedente.

Nota ministeriale del 24 maggio 2022

Poiché l’ultimo triennio è stato fortemente condizionato dall’epidemia del covid 19, il ministero con la nota n° 13483 del 24 maggio 2022, ha invitato le scuole a un proficuo processo di autovalutazione al fine di individuare le priorità del triennio 2022-25 dopo aver effettuato un’analisi e una verifica del proprio servizio sulla base dei dati resi disponibili dal sistema informativo del Ministero, dall’INVALSI e di ulteriori elementi significativi integrati dalla scuola.

Piattaforme per la predisposizione dei documenti

Il ministero con la successiva nota n° 23940 del 19 settembre 2022 ha inteso ricordare alle scuole che le Piattaforme per la predisposizione e la pubblicazione dei documenti strategici sono aperte in contemporanea a partire dal 19 settembre 2022 e fino alla data d’inizio della fase delle iscrizioni.

Organizzazione scolastica

Nell’ambito dell’autonomia scolastica Ogni istituzione può organizzarsi, secondo i propri tempi e le proprie modalità, nella predisposizione e la compilazione dei seguenti documenti:

  • Rendicontazione sociale relativa al triennio 2019-2022 al fine di rilevare i risultati effettivamente raggiunti e le prospettive di sviluppo per la triennalità 2022-2025;
  •  Rapporto di autovalutazione (RAV) per il triennio 2022-2025 con cui, tenendo conto dei risultati rendicontati e delle nuove analisi interne al RAV, s’individuano le priorità e i traguardi che s’intendono raggiungere al termine del triennio;
  • Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) che, partendo dall’analisi del contesto e delle priorità definite nel RAV “esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa.  Nel PTOF, va inoltre inserito il Piano di miglioramento.

Integrazione documenti

La nota indica alle scuole, che utilizzano la struttura di riferimento nel SIDI, di seguire la sequenza logica e temporale suggerita al fine di poter riportare alcune informazioni fra la piattaforma RAV e la piattaforma PTOF, inoltre la nota evidenzia come il lavorare contemporaneamente ai documenti faciliterà il raccordo e l’integrazione tra le diverse fasi di rendicontazione, autovalutazione e progettazione, consentendo così la regolazione coerente delle scelte e soprattutto la qualificazione dell’offerta formativa.

Rendicontazione sociale

La rendicontazione sociale assume un’importante funzione di collegamento tra un triennio e l’altro e rappresenta la fase conclusiva del ciclo triennale di valutazione delle istituzioni scolastiche attraverso la quale le scuole danno conto dei risultati raggiunti con riferimento alle priorità e ai traguardi individuati all’interno del RAV e agli obiettivi formativi del PTOF e poter avviare al meglio la nuova triennalità e individuare le priorità e i traguardi da riproporre e/o aggiornare.

Supporto alle scuole

Le scuole che hanno effettuato annualmente la rendicontazione attraverso la sezione 5 della struttura di riferimento del PTOF all’interno del SIDI, troveranno precaricati i contenuti già inseriti per le diverse annualità relativamente alle attività svolte e ai risultati raggiunti, potendo così più agevolmente compilare la sezione relativa alla rendicontazione dell’intera triennalità.

Rapporto di Autovalutazione

Il RAV è lo strumento che orienta l’autovalutazione e avvia la nuova triennalità di ogni singola scuola, supportandola nella definizione delle priorità da raggiungere e nella individuazione degli obiettivi di processo. Per il RAV il Ministero informa le scuole che nelle piattaforme è presente una guida operativa sulla predisposizione e sulla pubblicazione del RAV.

Aspetti presenti nella pubblicazione

Il Ministero nella nota fa presente che la pubblicazione del RAV sul Portale Scuola in chiaro prevede solo i livelli di autovalutazione espressi nelle aree degli Esiti, dei Processi e delle Priorità, lasciando all’autonomia delle scuole la decisione e la valutazione di pubblicare anche i punti di forza e di debolezza oltre a poter selezionare le tabelle e i grafici che s’intendono rendere visibili nella specifica sezione “Indicatori” del Portale Scuola in chiaro.

Piano di miglioramento

A seguito dell’azione di autovalutazione effettuata dalla singola scuola sono pianificati i percorsi e le azioni per raggiungere i traguardi prefissati nel Piano di Miglioramento, che, secondo le disposizioni da norma, deve essere parte integrante del PTOF. In questo senso l’individuazione delle priorità e dei traguardi attraverso il RAV deve avvenire prima di qualsiasi impostazione del Piano di miglioramento all’interno del PTOF, fermo restante che è possibile modificare eventualmente il RAV e ripubblicarlo per tutto il periodo di apertura delle funzioni.

Aggiornamento del PTOF

L’aggiornamento del PTOF per il triennio 2022/2023 rappresenta l’occasione per definire le scelte progettuali in maniera più puntuale. In merito la nota avvisa le scuole che utilizzano, per la predisposizione del PTOF, la struttura di riferimento in ambiente SIDI è messa a disposizione l’elenco completo delle voci già presenti per la triennalità precedente, implementato e aggiornato rispetto alle novità normative intercorse nel frattempo.

Collegamento con PNRR – Piano di riduzione dei divari territoriali e Piano “Scuola 4.0”

A seguito del Decreto ministeriale 24 giugno 2022 n. 170, con il quale sono stati individuati i criteri di riparto e le istituzioni scolastiche beneficiarie delle risorse per le azioni di prevenzione e contrasto alla dispersione, è stata emanata la nota n° 60586 del 13 luglio 2022, con la quale sono stati forniti “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole”, dai quali emerge l’opportunità per scuole beneficiarie di una progettazione, che tenga conto dell’analisi del contesto e del RAV, al fine di definire obiettivi specifici e mirati alla riduzione della dispersione scolastica e al potenziamento delle competenze di base degli studenti.

Suggerimenti alle scuole

Per una proficua e pertinente progettazione degli interventi legati all’investimento 1.4 del PNRR Istruzione sono dati i seguenti suggerimenti:

  • il gruppo di lavoro per la prevenzione della dispersione scolastica comprenda anche docenti del Nucleo interno di valutazione;
  • Individuare nell’ultima sezione del RAV delle istituzioni scolastiche attuatrici, sulla base dell’autovalutazione svolta con riferimento ai dati e ai benchmark presenti, priorità di miglioramento e connessi traguardi collegati alle finalità degli interventi sostenuti dall’investimento 1.4 del PNRR, anche ai fini dell’assegnazione degli obiettivi oggetto dell’atto d’obbligo da sottoscrivere per la realizzazione delle attività;
  • Definire nel Piano di miglioramento i percorsi e le azioni da attuare per il raggiungimento delle priorità individuate, ponendo particolare attenzione al collegamento fra gli obiettivi previsti nel PNRR, le azioni finanziate con il DM 170/2022, nonché le azioni previste nell’ambito del Piano “Scuola 4.0”;
  • Riportare nel PTOF le iniziative curriculari ed extracurriculari, così come indicato negli “Orientamenti per l’attuazione degli interventi nelle scuole”, previste per il raggiungimento degli obiettivi. In relazione al Piano “Scuola 4.0” è opportuno, altresì, riportare nel PTOF i principali aspetti relativi alle nuove strategie didattiche e organizzative per la trasformazione delle classi in ambienti innovativi di apprendimento.

Monitoraggio delle azioni

In un’ottica di supporto al lavoro delle Istituzioni scolastiche è evidenziato come l’utilizzo della sezione del PTOF all’interno del SIDI, in merito al monitoraggio, alla verifica e alla rendicontazione, può rivelarsi particolarmente funzionale ai fini dello stato di avanzamento nella realizzazione delle azioni e di raggiungimento dei traguardi previsti.  La suddetta sezione inoltre, in accordo con l’Unità di missione per lo PNRR, sarà ulteriormente integrata e regolata per facilitare e supportare le istituzioni scolastiche che intendono perseguire il miglioramento attraverso una solida metodologia di lavoro, fermo restante che la suddetta sezione alimenta un documento fondamentale, per le Istituzioni scolastiche di secondo grado, come il Curriculum dello studente.

Come accedere alle piattaforme

La nota esplicita inoltre che per accedere alle tre diverse piattaforme:

  • della Rendicontazione sociale,
  • del RAV
  •  del PTOF

è possibile attraverso la Scrivania del Portale SNV all’indirizzo https://snv.pubblica.istruzione.it/snv-portale[1]web/private/scrivania.

Accompagnamento delle scuole

Sono state previste, dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con l’INVALSI e gli USR delle misure di accompagnamento volte a sostenere le scuole nella nuova fase di progettazione e rendicontazione che si apre con l’a.s. 2022/23.  Le date, i contenuti e le modalità previste per gli incontri saranno comunicati alle singole scuole dalle USR .

Covid scuola, disposizioni anticontagio bocciate in Europa. Lo rivelano i dati

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Maggi

Il contrasto alla diffusione del nemico invisibile, specie nelle fasi autunnali durante le quali fiorisce l’influenza stagionale, non deve passare in secondo piano rispetto alla crisi energetica che attanaglia il sistema non solo scolastico, ma industriale e produttivo del Vecchio Continente.

Le attuali misure in vigore, che prevedono il massiccio abbandono delle mascherine a protezione delle vie aeree, del distanziamento interpersonale e di tutte quelle massime empiriche atte ad evitare l’aumento dei contagi sono attualmente al centro di una polemica istituzionale e scientifica, ove si confrontano Ministeri della Salute Pubblica, dell’Istruzione e varie istituzioni indipendenti del campo della salute.

Il quadro uscente appare, almeno in suddetta via teorica, raccapricciante: gli esperti temono il ritorno di ondate di positività che possano portare a chiusure e quarantene, pertanto raccomandano l’utilizzo di dispositivi di protezione in spazi chiusi e distanziamento interpersonale, anche a bordo dei mezzi del trasporto pubblico.

Riapertura scuola, fondazione GIMBE: “piano scuola inadeguato”

Il Belpaese, in un’ottica di abbandono, seppur progressivo, delle misure anticontagio, cerca di proiettarsi a fatica verso una dimensione sempre più endemica, compatibile con le caratteristiche, seppur momentanee, del nemico invisibile. Numerose istituzioni si sono pronunciate circa l’inadeguatezza delle attuali misure, ritenendole poco mirate, generiche ed aleatorie.

Vengono inoltre giustificate le scuole, ritenute luoghi inadeguati per la protezione dal contagio per via dei limitati interventi disposti a favore di aree più ampie per le lezioni e per lo svolgimento di attività extracurriculari.

“Il piano messo in atto per la riapertura delle scuole è inadeguato” – sostiene Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE, aggiungendo che “nel vortice della campagna elettorale non ha ricevuto l’attenzione necessaria. Il piano predisposto per l’anno scolastico 2022/23 – rileva – appare inadeguato non tanto per le misure previste, quanto per le raccomandazioni spesso generiche e, soprattutto, per le eccessive responsabilità scaricate sulle scuole, prive delle necessarie risorse e competenze sanitarie. Il rischio è quello di un impatto rilevante sulla circolazione virale e sulla salute pubblica, ma anche sui giorni di scuola perduti”.

Cosa accade in Europa? Ministeri ed Enti a confronto

Numerosi paesi europei si sono mossi verso la liberalizzazione normativa atta alla riduzione fattiva delle restrizioni, finalizzata ad un rientro proprio dell’evo pre-pandemico, a scuola e al lavoro. L’EMA, in ogni caso, invita alla prudenza, rendendo nota in dichiarazioni stampa la presenza di varianti nocive e virulente ancora in circolazione, elementi per i quali occorrerebbe manifestare maggiore prudenza.

Numerose le direttive anche dell’ECDC statunitense, con cui EMA si confronta spesso per emettere misure compatibili con lo sviluppo di cure e vaccini atti a salvare vite. I Ministeri dell’Istruzione europei, dato l’assetto organizzativo dei singoli paesi (federalismo, Enti Locali, Regioni amministrative), lasciano in linea di massima piena libertà di azione ai singoli istituti, sia con il fine di dimensionare le norme e la relativa applicazione in seno alla situazione pandemica locale, sia col fine di ovviare di fatto a responsabilità.

Ministeri della Salute di Francia, Germania, Austria, Olanda e Belgio invitano comunque le scuole a raccomandare l’utilizzo di dispositivi di protezione e distanziamento in classe e sui mezzi del trasporto pubblico.

Il salasso della Carta del Docente: da 500 a 374 euro

da Tuttoscuola

Prospettiva imprevista quella che attende la carta del docente (500 euro annuali esentasse), voluta sette anni dalla Buona Scuola (legge 107/2015) per favorire la formazione individuale dei docenti di ruolo. Da diverso tempo si è cercato di estendere la carta anche al personale supplente (almeno quello con contratto annuale), senza, però, ottenere successo. In Parlamento era stato bloccato all’ultimo momento un emendamento che prevedeva di estendere quel bonus ai precari; alcuni mesi fa è stato riconosciuto il diritto di avvalersene agli incaricati dell’insegnamento della religione cattolica; alcuni giudici del lavoro hanno riconosciuto il diritto a qualche supplente, senza contare una pronuncia della Corte di Giustizia europea che ha riconosciuto il diritto dei supplenti di avvalersene.

Mancherebbe soltanto una norma specifica e l’ok del MEF per sanare quella che a tanti sembra una disparità di trattamento per sostenere, in modo indistinto, la formazione di chi sta in cattedra. Ma, invece di allargare la cerchia dei beneficiari della carta del docente (caso mai riducendone l’importo), è arrivata un diverso utilizzo della carta che, riducendone nei prossimi anni l’importo individuale (sempre e soltanto a favore dei docenti di ruolo) servirà a sostenere altre attività del sistema.

Il decreto-legge 36/2022, convertito dalla legge 79, prevede, infatti, che a sostegno dell’attività di tutoraggio per la formazione iniziale dei docenti, sono previsti “19 milioni di euro per l’anno 2024 e 50 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 123, della legge 13 luglio 2015 n. 107″.

Pertanto, i 381.137.000 di euro previsti dalla Buona Scuola (calcolati per 762.274 docenti di ruolo) restano confermati per il 2022 e 2023, assicurando 500 euro pro-capite di carta del docente.

Dal 2024, però, i 19 milioni destinati al tutoraggio riducono il budget della carta del docente a 362.137.000 euro e, presumendo confermata la platea dei destinatari, determinano per quell’anno un minor importo della carta del docente a 475 euro pro-capite. Ma dall’anno dopo, per la stessa ragione, i 50 milioni riducono il budget della legge107/15 a 331.137.000 euro, con riduzione del valore della carta del docente a 434 euro.

Ma non è finita. La Scuola di Alta Formazione, finanziata inizialmente con i fondi del PNRR, dal 2027 utilizza, invece, i fondi della carta del docente: “è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023. Alla relativa copertura si provvede, per gli anni dal 2023 al 2026, mediante i fondi di cui alla Missione 4 – Componente 1 – Riforma 2.2 del PNRR e, a decorrere dall’anno 2027, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 123, della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Dal 2027 i due milioni tolti dal fondo residuo della carta del docente (dal 2025 finanzia anche il tutoraggio) ne riducono l’importo a 329.327.000 euro, fissando l’importo individuale della carta a 432 euro.

Ma dal 2028 il budget della carta del docente è sottoposto ad un altro salasso dell’importo di quasi 44 milioni per la formazione dei docenti: “quanto a euro 43.856.522 annui a decorrere dall’anno 2028, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 123, della legge 13 luglio 2015, n. 107″.

L’importo del budget si riduce a 285.280.478 euro e il valore individuale della carta del docente scende a 374 euro (a decorrere dal 2028).

Questa la sequenza (assumendo che il numero di beneficiari resti invariato):

Legge 21 settembre 2022, n. 142

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, recante misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali. (22G00152)

(GU Serie Generale n.221 del 21-09-2022)


Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali. (22G00128)

(GU Serie Generale n.185 del 09-08-2022)