Distrofia muscolare facio-scapolo omerale

Distrofia muscolare facio-scapolo omerale: i pazienti chiedono di essere ascoltati
SuperAbile INAIL del 28/09/2022

Il 29 settembre a Roma il convegno organizzato da Fshd Italia per sensibilizzare cittadinanza e istituzioni sulle difficoltà di vivere con una malattia fortemente invalidante. La vicepresidente, Caterina Dietrich: “Sono disabile, non fatemi sentire handicappata”

ROMA. “Io sono indiscutibilmente disabile ma, emotivamente e mentalmente, non mi sento handicappata”, Caterina Dietrich è la vicepresidente di Fshd Italia, l’Associazione distrofia muscolare facio-scapolo omerale, una patologia rara, genetica e degenerativa, che attualmente non ha ancora una cura. “Purtroppo, però, divento handicappata ogni volta che voglio fare qualcosa e non posso farla, non perché non ne sarei in grado, ma perché l’ambiente esterno non me lo permette” prosegue. Ci sono difficoltà di tutti i tipi: barriere architettoniche negli uffici pubblici, mancanza di scivoli sui marciapiedi, cinema e teatri senza ascensori o montascale, l’ascensore della metropolitana perennemente fuori servizio, quasi totale impossibilità di trovare una spiaggia attrezzata. “I problemi pratici sono parecchi – commenta la vicepresidente – ma forse la cosa peggiore è che tutto ciò mi fa sentire come non contemplata”. Il problema investe anche l’aspetto sanitario. “Per chi come me rientra nella categoria dei pazienti complessi, il prendersi cura di sé è davvero complicato – sottolinea –. Anche per fare semplici visite di controllo, che non rientrano nell’elenco di quelle legate alla patologia, è necessario individuare strutture fornite di attrezzature idonee per chi è in sedia a rotelle. Provate solo a immaginare come potrei fare una mammografia se, per farla, devo appoggiarmi a un’apparecchiatura che non scende al di sotto di un metro e 30 centimetri. Chi ha la Fshd come me dovrebbe, quantomeno, vedersi garantire con continuità i cicli di fisioterapia, l’assistenza domiciliare per il mantenimento dell’autonomia e il supporto psicologico”.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla distrofia muscolare facio-scapolo omerale e aprire un dibattito con le istituzioni pubbliche e sanitarie regionali e comunali, Fshd Italia ha organizzato il convegno “Fshd, alla ricerca di un percorso”, previsto per il prossimo 29 settembre 2022 presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma (può essere seguito anche in diretta Facebook) e organizzato in collaborazione con il Policlinico Gemelli di Roma. “La distrofia muscolare facio-scapolo-omerale è una malattia rara, progressiva e invalidante, attualmente senza una cura, che vede l’individuo perdere con l’età la propria autonomia motoria: oltre il 20% dei pazienti perde la capacità deambulatoria e può presentare compromissione dei muscoli respiratori – spiega Enzo Ricci, responsabile scientifico di Fshd Italia –. Ma anche gli individui affetti da forme meno aggressive devono fronteggiare la progressiva riduzione dell’autonomia, il dolore, la fatica l’isolamento sociale, incontrando difficoltà nell’adempiere alla loro attività lavorativa e nell’esercizio delle comuni attività della vita quotidiana”. Dal suo punto di osservazione all’interno del Policlinico Gemelli e come membro attivo dell’associazione, Ricci ha modo di osservare i numerosi bisogni delle persone con Fshd, tra cui la presenza di centri di riferimento per la diagnosi e la presa in carico dei pazienti attraverso percorsi assistenziali definiti, la continuità assistenziale per i pazienti che abbiano superato l’età pediatrica, l’attuazione di un percorso riabilitativo volto al mantenimento della funzione dei muscoli non ancora colpiti dalla malattia, l’assistenza dei pazienti con grave disabilità e l’assistenza dei pazienti in età geriatrica.

“Questo appuntamento rappresenta un’occasione per riflettere e costruire percorsi di accoglienza e presa in carico delle persone con disabilità in ospedale – commenta la presidente della commissione Cultura, Politiche giovanili e lavoro di Roma Capitale, Erica Battaglia –. Speriamo che questa finestra di dialogo permetta soluzioni innovative, ma anche un nuovo approccio per quelle politiche socio-sanitarie che diventano essenziali quando la degenza finisce. Conoscendo l’associazione, so per certo che interrogherà specialisti e politici per la disseminazione di una sensibilità che ritengo importante”. Risponde a distanza la presidente di Fshd Italia: “Abbiamo ben chiaro di cosa avremmo bisogno, ma ci interessa sapere se e come le istituzioni intendono garantire il rispetto dei nostri diritti, perché la ricerca scientifica sta facendo passi da gigante ma, al momento, nessuno è ancora in grado di stabilire quando le terapie potranno ritenersi efficaci”.

Dal metaverso un aiuto per i bimbi autistici

Dal metaverso un aiuto per i bimbi autistici. A Messina il centro d’eccellenza
Vita del 28/09/2022

La Sicilia sperimenta un modello virtuoso di assistenza gratuita per le famiglie con bambini autistici. «La tecnologia che importeremo dal metaverso permetterà di riabilitare più bambini alla volta, ognuno immerso nello stesso scenario in cui un ruolo nevralgico avrà la creazione dell’avatar digitale del bambino stesso», spiega Antonio Cerasa, neuroscienziato dell’IRIB-CNR di Messina. «Useremo la realtà virtuale anche con i genitori»

MESSINA. L’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (IRIB CNR) si dedica da anni a progetti sperimentali che, utilizzando le più moderne tecnologie, possano aiutare i bambini colpiti da questo disturbo e sostenere i loro genitori nell’impegnativa assistenza quotidiana ai figli. «La tecnologia che importeremo dal metaverso permetterà di riabilitare più bambini alla volta, ognuno immerso nello stesso scenario in cui un ruolo nevralgico avrà la creazione dell’avatar digitale del bambino», racconta Antonio Cerasa, neuroscienziato e ricercatore dell’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica IRIB-CNR di Messina e autore di “Neuroscienze traslazionali. Dalla conoscenza del neurone alle applicazioni per la salute” (Carocci editore), in cui spiega le potenziali applicazioni in casi di autismo, disturbi del comportamento alimentare e riabilitazioni dopo un ictus. «Useremo la realtà virtuale anche con i genitori. La mission del nostro istituto è proprio quello di estendere in tutta la Sicilia il modello virtuoso di assistenza gratuita per le famiglie con bambini affetti da autismo basato su tecnologie innovative».

Cerasa, perché dal metaverso arriverà un aiuto per supportare le persone autistiche?
Al momento attuale per riabilitare e potenziare uno dei principali deficit dei bambini/ragazzi autistici come le abilità sociali, abbiamo a disposizione solo terapie comportamentali che hanno, in alcuni casi, una bassa efficacia. Il motivo è legato alla grande variabilità clinica con cui si possono presentare i sintomi dello spettro autistico e soprattutto anche alle limitate potenzialità intrinseche ad un trattamento comportamentale. I sistemi di realtà immersiva possono permettere di superare questi limiti fornendo al bambino nuovi scenari visivi dove apprendere nuove strategie di comportamento. Ma questi sistemi sono pensati per lavorare su un bambino alla volta. La tecnologia che importeremo dal metaverso permetterà, invece, di riabilitare più bambini alla volta, ognuno immerso nello stesso scenario in cui un ruolo nevralgico avrà la creazione dell’avatar digitale del bambino. Cosi come oggi si riabilitano alcuni funzioni cognitive grazie all’uso dei robot, anche l’utilizzo degli avatar permetterà ai bambini di essere guidati nel recupero di funzioni comportamentali grazie ad una figura meno complessa del volto di un terapeuta adulto con cui poter interagire.

Nel 2013, grazie al progetto “Primapietra”, IRIB CNR ha avviato un primo percorso per la costruzione sul territorio siciliano di uno spazio pensato per fondere le più moderne tecniche di trattamento clinico, in età precoce, dei bambini con autismo, utilizzando le potenzialità della robotica. Di cosa si tratta?
Grazie alle idee dell’Ing Giovanni Pioggia, sono nati molti progetti di ricerca finanziati sia a livello nazionale che regionale per migliorare e assistere le famiglie con bambini affetti da autismo. L’ultimo dei progetti si chiama InterPares ed è stato finanziato dal comune di Messina per permettere alle famiglie, non solo di avere trattamenti per i loro figli all’avanguardia (Tablet, Realtà Virtuale, Realtà Aumentata, Robot) ma anche una assistenza continua in remoto da casa (TeleRiabilitazione), a cui si è aggiunto anche con un progetto di inserimento sociale e lavorativo. Il tutto ovviamente gratuito per le famiglie

Le sperimentazioni non si limitano solo ai bambini ma coinvolgono anche i genitori. Ci spiega? 
Il servizio di assistenza e trattamento per le famiglie con autismo offerte gratuitamente dal nostro Istituto va oltre e si occupa anche del benessere psicofisico dei genitori. E’ stato da poco intrapreso un nuovo trial clinico per dimostrare l’efficacia delle tecniche di mindfulness per ridurre il carico di stress emotivo nei genitori dei bambini con autismo. Inoltre abbiamo da poco pubblicato una serie di studi che dimostrano come il trattamento dei disturbi cognitivi e comportamentali dei bambini con autismo può avvenire anche educando i genitori a mettere in campo una serie di strategie per migliorare i comportamenti dei loro figli anche a casa. Questo è possibile grazie al servizio di tele-assistenza in dote presso il nostro istituto, dove una serie di psicologhe monitora a distanza l’andamento dei comportamenti dei bambini tramite il racconto e il confronto con i genitori.

Ma la mission del Cnr-Irib non si ferma a Messina…
Grazie ad alcuni progetti di ricerca finanziati dalla Regione Sicilia, le psicologhe e ricercatrici dell’Istituto sono impegnate nel coordinamento di altri centri per l’autismo nelle zone di Catania, Trapani e Marsala, con lo scopo di estendere anche in altre città il modello virtuoso di ricerca per le famiglie. Parallelamente sta lavorando per incoraggiare una a cultura dell’accoglienza, dell’integrazione e la possibilità di effettuare esperienze lavorative coordinando l’organizzazione di una rete di strutture, negozi e luoghi pubblici Autism Friendly, nei villaggi Ganzirri e Torre Faro di Messina.

Volete creare un modello virtuoso in Sicilia, quindi…
La mission del nostro istituto è proprio quello di estendere in tutto il territorio regionale il modello virtuoso di assistenza gratuita per le famiglie con bambini affetti da autismo basato su tecnologie innovative. Anche nelle zone di Trapani e Marsala, grazie a convenzioni a livello regionali e con le ASP locali, alcune famiglie vengono oggi seguite con gli stessi strumenti e metodiche innovative presenti nella nostra città di Messina. Città in cui abbiamo anche avviato, all’interno del progetto InterPares, anche un innovativo protocollo di re-inserimento sociale caratterizzato da negozi Autism-Friendly in cui i ragazzi con autismo, tramite un app scaricata sul cellulare potranno avere un aiuto digitale nel compiere mansioni di vita quotidiana (come fare la spesa) in completa indipendenza. Lo scopo finale della psicologia applicata alla salute, infatti, non è solo quello di curare la singola disabilità, ma anche di estendere la cura a tutta la persona e alla sua quotidianità e benessere.
 
Il rapporto tra medicina e tecnologia è sempre stato affascinante ma complesso. Nel suo nuovo libro “Neuroscienze traslazionali. Dalla conoscenza del neurone alle applicazioni per la salute” vengono presentati i settori più innovativi in cui le neuroscienze potranno aiutare i clinici. Quali sono?
In primis, l’introduzione dei modelli matematici nella previsione del comportamento umano. Fenomeni come la morte per schiacciamento durante concerti a seguito di un effetto gregge innescato da un evento esterno, non potranno mai più verificarsi se venissero adottati i modelli matematici di previsione del comportamento umano. Allo stesso modo i modelli psicofisici su cui si basa il lavoro di quegli animali chiamati superorganismi (formiche, api) ci permetterà di migliorare in maniera esponenziale le nostre capacità decisionali. Ricordiamo infatti che l’essere umano, pur autodefinendosi come la specie più intelligenti, se posto davanti a decisioni semplice, adotta processi cognitivi estremamente poveri e superficiali (per una più approfondita analisi di questo fenomeno si consiglia di leggere il libro dello psicologo premio nobel per l’economia Daniel Kahneman). Le api o le formiche. invece, poste di fronte ad una decisione da prendere adottano pedissequamente leggi della psicofisica che ne determinano il funzionamento non come singoli individui operanti, ma come uno sciame o un esercito di persone, in cui ogni piccolo compito viene condiviso equamente seguendo una perfetta catena di montaggio. Se queste leggi venissero applicate all’essere umano in campo pratico non assisteremmo più a fenomeni degradanti come il crollo del ponte Morandi. Per questo motivo le neuroscienze traslazionali sono oggi una nuova branca fondamentale in tanti settori medici, economici e sociali. Perché possono fornire strumenti per migliorare lo stato e la salute dell’essere umano.

Cambiando tema: i ricercatori in neuroscienze stanno affrontando la malattia di Alzheimer con nuove sperimentazioni sui farmaci e con sempre più efficaci strategie di diagnosi precoce. Il metaverso sarà utile anche per rallentare la progressione di questa malattia neurodegenerativa per la quale non esiste una terapia nelle fasi più avanzate?
Al momento le sfide da vincere sull’Alzheimer riguardano la diagnosi precoce per contrastare (grazie ai farmaci di ultima generazione) la veloce e terribile progressione della malattia. La perdita delle principali funzioni cognitive in fase intermedia e avanzata non permette di ipotizzare l’utilizzo di un sistema complesso di realtà immersiva come quello presente nella piattaforma del metaverso. Per la riabilitazione comportamentale in questa patologia sono già presenti metodi meno tecnologici come la musicoterapia, la danzaterapia, la cooking therapy, la doll therapy che hanno un efficace effetto nel ridurre le pesanti complicazioni comportamentali legate alla malattia.

di Sabina Pignataro

Scuola, aumentano gli studenti diversamente abili: sono oltre 300mila

da Il Sole 24 Ore

Report diffuso dal ministero dell’Istruzione, cresciuto anche il numero dei docenti, passato dall’8,6% nel 2001/02 al 20,3% nel 2020/21

di Redazione Scuola

Crescono gli alunni con disabilità nelle scuole italiane: la percentuale degli alunni con disabilità sul totale dei frequentanti è salita dall’1,9% dell’anno scolastico 2004/2005 al 3,6% del 2020/2021. Il numero di alunni con disabilità è passato da circa 167.000 unità ad oltre 304.000 unità a fronte di una diminuzione, registrata sullo stesso periodo, degli alunni complessivamente frequentanti le scuole italiane (-6%). Per disabilità si intende intellettiva, motoria, uditiva, visiva e altro tipo di disabilità, in cui sono inclusi problemi psichiatrici precoci, disturbi specifici di apprendimento certificati in comorbilità con altri disturbi e sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Il report

I dati, riportati in un report dal ministero dell’Istruzione, riguardano gli alunni frequentanti le scuole italiane di ogni grado di istruzione; statali, paritarie e non paritarie iscritte in albo. Con il crescere degli alunni con disabilità negli anni, aumenta anche il numero di docenti per il sostegno. L’ammontare di questi docenti è passato dall’8,6% nel 2001/2002 al 20,3% nel 2020/2021.

Docenti

Lo studio riporta anche la dotazione organica dei docenti, che nell’anno scolastico 2020/2021, risulta complessivamente pari a 907.929 unità; di questi 184.405 sono docenti per il sostegno e 723.524 docenti su posto comune. Entrando del dettaglio della tipologia di contratto, nell’anno scolastico 2020/2021 dei 184.405 docenti per il sostegno, 80.672 hanno un contratto a tempo indeterminato e 103.733 un contratto a tempo determinato. La quota di insegnanti per il sostegno a tempo indeterminato sul totale dei docenti per il sostegno è pari al 43,7%; nell’anno scolastico 2001/2002 il rapporto si attestava sul 60,8%.

Le disabilità

Facendo riferimento alle tipologie di disabilità, nel 2020/2021 il 96,8% del numero complessivo di alunni certificati ha disabilità psicofisica; nello specifico il 69,5% presenta una disabilità intellettiva, il 2,8% una disabilità motoria e il 24,5% ha un altro tipo di disabilità. L’1,3% presenta una disabilità visiva e l’1,9% una disabilità uditiva. Gli alunni con disabilità visiva presentano una percentuale più elevata della media, pari all’1,9%, nella scuola secondaria di II grado, per gli alunni con disabilità uditiva le percentuali più elevate sono riportate dalla scuola secondaria di II grado, con il 2,3%, e dalla scuola dell’infanzia con il 2,1% .

Legge 104

Elevata per tutti i gradi di istruzione è la percentuale riportata dagli alunni con disabilità psicofisica, superiore per tutti i gradi di istruzione al 95% del numero complessivo degli alunni certificati ai sensi della legge 104/1992. Tra questi molto alta è la percentuale di alunni con disabilità intellettiva, che per la scuola primaria e secondaria di I grado è superiore al 70%. Per quel che riguarda la disabilità motoria le percentuali più elevate sono presenti alla scuola dell’infanzia, pari al 3,8%, e alla scuola secondaria di II grado, con il 3,4%. Nelle scuole statali la percentuale degli alunni con disabilità intellettiva sul totale degli alunni con disabilità è più elevata (70,4%) rispetto a quella registrata nelle scuole non statali (54,3%). Relativamente alla disabilità visiva, uditiva, motoria e altro tipo di disabilità si evidenziano percentuali più elevate nella scuola a gestione non statale. La percentuale di alunni stranieri con disabilità sul totale degli alunni certificati ai sensi della Legge104 è pari al 14,3% nel 2020/2021; una percentuale che appare elevata se confrontata con la percentuale degli alunni stranieri che frequentano in rapporto al totale degli alunni, pari al 10,3%.


PNRR, via libera alla seconda rata da 21 miliardi. UE soddisfatta anche per le riforme in ambito scolastico

da OrizzonteScuola

Di redazione

La Commissione europea ha dato il via libera alla seconda rata di finanziamenti per l’Italia da 21 miliardi di euro dal Recovery fund

Da Bruxelles è arrivata la valutazione preliminare positiva della richiesta avanzata da Roma a fine giugno, che certifica il raggiungimento dei 45 obiettivi previsti nel PNRR per il primo semestre del 2022.

Dopo l’ufficializzazione della valutazione positiva preliminare da parte della Commissione europea, per l’esborso della seconda rata serviranno circa due mesi.

È infatti necessario il via libera finale del Comitato economico e finanziario – il braccio tecnico del Consiglio dei ministri Ue delle Finanze (Ecofin) -, passaggio che richiede un massimo di quattro settimane. Entro un altro mese dal parere tecnico, Bruxelles erogherà all’Italia la rata di 21 miliardi di euro.

Nel primo semestre dell’anno sono state realizzate importanti riforme come quella che introduce la nuova sanità territoriale, il completamento della riforma della pubblica amministrazione, le norme in materia di appalti pubblici e le riforme per il sistema dell’istruzione. Tra gli investimenti, sono stati assegnati i fondi per le riqualificazioni e valorizzazione dei territori, per il rilancio dei borghi e del patrimonio culturale tra cui parchi e giardini storici, per il miglioramento dell’efficienza energetica di cinema, teatri e musei.

Altre risorse hanno supportato nuovi progetti di connessione digitale e nel campo della ricerca, per la strategia nazionale dell’economia circolare e per il programma nazionale per la gestione dei rifiuti, oltre a segnare passi avanti per la creazione di una filiera di produzione dell’idrogeno.

Il Governo è poi al lavoro sui 55 traguardi e obiettivi da conseguire entro fine anno e che daranno diritto a richiedere a Bruxelles la terza rata di finanziamenti, pari a ulteriori 19 miliardi di euro.

L’azione del Governo punta a realizzare in anticipo rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2022, 29 obiettivi entro la fine del mese di ottobre. Si tratta di oltre il 50% degli interventi, sui quali la Commissione europea eserciterà la sua valutazione.

Tra le misure già realizzate ci sono la riforma delle commissioni tributarie, quella degli istituti tecnici e professionali, mentre si sta completando quella volta a garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati; inoltre sono stati approvati i piani di investimento per la rigenerazione urbana nelle città metropolitane, gli interventi per la bonifica dei siti orfani, l’istituzione del fondo per l’housing universitario, l’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e nuove risorse per la transizione digitale dei Comuni.

Ecco il sito del Pnrr per l’istruzione con un portale unico che consentirà al mondo scuola di trovare dati, avvisi pubblici, informazioni.

Istruzione e Ricerca: stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro, di cui 17 per la scuola (30,9 miliardi dal Dispositivo RRF e 1 dal Fondo) con l’obiettivo di rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

PNNR [PDF]

Le risorse destinate all’istruzione sono pari a 17,59 miliardi di euro (comprensive dei progetti “in essere”), con 11 linee di investimento, 6 destinate alle infrastrutture e 5 alle competenze. I beneficiari delle risorse stanziate per l’istruzione, che saranno assegnati attraverso avvisi pubblici, sono le scuole, gli Its e gli enti locali proprietari degli edifici per quanto riguarda gli interventi di edilizia scolastica..

Gps 2022, troppi errori nel software: i sindacati fanno richiesta di accesso agli atti

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Continuano a tenere banco gli errori dell’algoritmo che gestisce le Gps 2022. I motivi del dissenso sono numerosi: un considerevole numero di docenti hanno denunciato di essere stati scavalcati in graduatoria, altri la presenza di posti vacanti che però al sistema informatico risultano occupati, poi ci sono cattedre di sostegno assegnate non di rado a docenti non specializzati, ma anche precari in testa alle graduatorie costretti a lasciare la loro provincia mentre alcuni supplenti senza esperienza, assunti con le Mad, risultano collocati comodamente sotto casa. I sindacati, dopo le lamentele dei giorni scorsi, hanno deciso di passare alle azioni legali. Anche perchè diversi precari, che a vario titolo si sono sentiti danneggiati da questo algoritmo di gestione delle graduatorie, hanno presentato ricorso: ora, l’ipotesi è che nel sistema informatico, nel software di gestione, possano essere presenti dei bug, che accomunano gli errori. L’amministrazione continua a negare la presenza di errori del sistema, ma ora i sindacati vogliono vederci chiaro.

La richiesta della Gilda

Il 27 settembre, la Gilda degli Insegnanti, attraverso lo studio legale Bonetti, ha presentato al ministero dell’Istruzione una richiesta di accesso agli atti per conoscere il software che gestisce le graduatorie provinciali.

“Gli errori commessi dall’algoritmo nell’assegnazione delle supplenze – afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – ledono diritti di graduatoria, facendo sì che in molti casi chi ha punteggi più elevati finisca per prendere supplenze e sedi più disagiate. Inoltre, la procedura vìola il diritto al completamento di cattedra che, a quanto pare, non è contemplato nell’algoritmo”.

“Nonostante le continue e numerose richieste di tavoli per esaminare le criticità, già evidenziate negli anni precedenti, il ministero, dopo aver promesso disponibilità, ha opposto un muro di silenzio. Appena ci verrà consegnato l’algoritmo – ha concluso Di Meglio – procederemo alla sua analisi per identificarne i difetti”.

La richiesta dello Snals

Anche lo Snals Confsal ha chiesto la verifica del funzionamento dell’algoritmo. Elvira Serafini, leader del sindacato autonomo, ha fatto sapere di avere presentato al ministero dell’Istruzione “istanza di accesso agli atti per conoscere il funzionamento dell’algoritmo che, negli esiti di assegnazione degli incarichi annuali, non sembra corrispondente al rispetto della procedura prevista dall’O.M.60”.

“Grandissime difficoltà, infatti, nelle province per i ritardi, le correzioni e il rifacimento che continuano a creare instabilità e avvicendamenti sui posti di lavoro – dice ancora Serafini -. Abbiamo più volte segnalato al Ministero le criticità che venivano evidenziate dalle nostre strutture territoriali.  Abbiamo più volte chiesto tavoli di confronto che ad oggi non ci sono stati”.

“Formulare istanze “al buio“, senza conoscere il quadro delle disponibilità, impedisce la correttezza e il rispetto della procedura prevista dall’ordinanza di conferimento delle supplenze . Non può una macchina bypassare una norma, le operazioni di inizio anno necessitano di tempo per la verifica ed il consolidamento di posizioni giuridiche derivanti da assegnazioni provvisorie, nomine in ruolo, incarichi e supplenze”.

Il problema, conclude Serafini, è che “la fretta non è sinonimo di efficienza. Gli alunni hanno il diritto di avere insegnanti titolati nelle loro classi. Una volta verificato il funzionamento dell’algoritmo, lo SNALS-Confsal si riserva ogni ulteriore azione a tutela dei diritti e degli interessi dei propri iscritti e di tutto il personale della scuola”.

Carta docente a.s. 2022/23, cosa si può acquistare con il bonus

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Per accedere al bonus dei 500 euro previsti per l’anno scolastico in corso e agli importi dei buoni non validati relativi allo scorso anno si utilizza lo SPID, che consente di entrare nella piattaforma e di consultare la composizione del proprio borsellino elettronico attraverso la specifica funzione di “storico portafoglio”.

Come richiedere lo Spid

Come abbiamo già comunicato, il portale sarà attivo dalle ore 15 di oggi, 27 settembre.

VAI ALLA PIATTAFORMA

Cosa di può acquistare

I 500 euro per i docenti si possono spendere in diversi modi:

  • libri e testi, anche in formato digitale, pubblicazioni e riviste comunque utili all’aggiornamento professionale;
  • hardware e software (sono esclusi smartphone, fotocamere, videocamere, videoproiettori, memorie USB, stampanti e toner cartucce);
  • iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
  • iscrizione a corsi di specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale;
  • titoli di accesso per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
  • titoli per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione, di cui articolo 1, comma 124, della legge n. 107 del 2015.

Permessi studio (150 ore): quando presentare domanda per il 2023

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Di norma è il 15 novembre di ogni anno la scadenza per presentare domanda per l’anno solare successivo per i permessi per il diritto allo studio (150 ore). Tuttavia, alcuni Uffici scolastici potrebbero stabilire termini differenti. Per questo è consigliabile consultare il sito dell’USR competente, che spesso pubblica anche il modello di domanda che è necessario utilizzare.

Oltre alla scadenza, sono i singoli contratti integrativi regionali a stabilire anche le modalità di fruizione dei permessi e i criteri di priorità nell’accoglimento delle istanze, quindi anche in questo caso è opportuno visionare il C.I.R. di riferimento anche per quanto riguarda i corsi per i quali è ammessa la presentazione della domanda.

Validità della domanda

La domanda, valevole per il periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2023, può essere presentata da tutti i lavoratori della scuola, compreso il personale supplente, per il quale ovviamente i permessi saranno rapportati alla durata dell’incarico.

Normalmente, per il personale assunto dopo il 15 novembre con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno o fino al 31 agosto, è prevista la possibilità di produrre domanda entro il 5° giorno dalla nomina e comunque entro e non oltre il 10 dicembre del corrente anno.

Fruizione dei permessi per il 2022

Il 31 dicembre 2022 è il termine ultimo per fruire dei permessi studio chi ha ottenuto l’autorizzazione per l’anno 2022. Per il 2023 dunque è necessario presentare nuovamente domanda, entro il 15 novembre.

Pareri ARAN

L’ARAN, in più occasioni, ha fornito indicazioni in merito alla corretta applicazione della normativa che regola la fruizione dei permessi per il diritto allo studio.

Ne riportiamo di seguito alcuni.

Tempo di percorrenza per raggiungere la sede delle lezioni

Nell’ambito dei permessi per diritto allo studio, pari a 150 ore individuali per ciascun anno, può essere ricompreso anche il tempo di percorrenza necessario per raggiungere la sede delle lezioni?

In base alla formulazione della disciplina contenuta all’art. 3 del D.P.R. n. 395/1988, cui il CCNL del comparto Scuola fa rinvio, si ritiene che nel computo del monte ore dei permessi studio debba essere incluso il tempo di percorrenza necessario per recarsi nel luogo di svolgimento delle lezioni.

Infatti ciò che rileva, al fine della quantificazione dei permessi, è l’arco temporale in cui il dipendente deve assentarsi dal luogo di lavoro per partecipare alle lezioni o ai corsi. Pertanto, ad esempio, nel caso del dipendente che intenda frequentare due ore di lezione presso l’Università di appartenenza, in concomitanza con l’orario di lavoro, dovrà fruire non solo delle due ore di permesso, ma a queste dovrà ricomprendere anche il tempo utilizzato per raggiungere la sede di svolgimento delle lezioni. Infatti le ore di permesso fruite devono corrispondere all’intera durata dell’assenza e le stesse dovranno essere decurtate dal monte-ore annuo a disposizione del dipendente.

Peraltro, sulla rilevanza dell’elemento della necessaria collocazione delle lezioni nell’ambito dell’orario di lavoro, si è espressa anche la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro (sentenza n. 10344 del 22 aprile 2008), secondo la quale i permessi in questione possono essere utilizzati “soltanto per frequentare i corsi indicati dalla clausola contrattuale in orari coincidenti con quelli di servizio e non per le necessità connesse all’esigenza di preparazione degli esami, ovvero per le altre attività complementari (come ad esempio i colloqui con i docenti o il disbrigo di pratiche di segreteria).”

Studenti fuori corso

I permessi per il diritto allo studio possono essere concessi agli studenti fuori corso?

I permessi per diritto allo studio possono essere attribuiti anche agli studenti fuori corso, purché siano rispettate le priorità prescritte dalla disciplina dell’art. 13 del CCNL del 16 maggio 2001.

Frequenza di corsi serali

I permessi per diritto allo studio possono essere richiesti per la frequenza di corsi serali?

In proposito, occorre precisare che i permessi per motivi di studio devono essere fruiti solo per assentarsi dal lavoro per la frequenza dei corsi nei giorni e nelle ore durante le quali il dipendente dovrebbe rendere la sua ordinaria prestazione lavorativa. Pertanto, nell’ipotesi di un corso di studi in orario serale, il dipendente potrà usufruire dei permessi di studio solo qualora la sua prestazione lavorativa viene svolta secondo un’articolazione oraria che coincida con lo svolgimento del corso.

In caso contrario oppure nei casi in cui le lezioni sono effettuate al di fuori dell’orario di lavoro, il dipendente non ha alcun titolo a fruire dei permessi in esame, la cui finalità è quella di consentire la frequenza di corsi solo qualora lo svolgimento degli stessi coincida con l’orario di lavoro del dipendente interessato.

Progetti nel campo delle minoranze linguistiche: proposte entro il 31 ottobre

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Nell’ambito del Piano di interventi e finanziamenti per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti ad una minoranza linguistica, il MI prevede, per il biennio 2022/2024, di supportare l’insegnamento delle lingue di minoranza secondo due linee di intervento:

a) promozione della Rete nazionale delle scuole con lingua di minoranza per la realizzazione di attività di promozione, coordinamento e supporto;

b) finanziamento di proposte progettuali da parte di istituzioni scolastiche in rete situati in “ambiti
territoriali e subcomunali delimitati in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze
linguistiche storiche”.

In proposito, nell’a.s. 2021-2022 è nata la Rete nazionale delle scuole con lingua di minoranza con Capofila di Rete l’Istituto comprensivo “Sabatini” di Borgia (CZ), cui aderiscono attualmente circa 25 istituzioni scolastiche distribuite su tutto il territorio nazionale.

La Rete si propone lo scopo di consentire alle scuole aderenti di promuovere, condividere azioni di formazione al fine di un confronto costruttivo ed efficace e disseminare l’utilizzo delle varie pratiche di insegnamento delle lingue di minoranza. Queste ultime favoriranno un confronto riflessivo nell’apprendimento linguistico creando un rapporto interagente tra i due insegnamenti: lingua italiana e lingua minoritaria.

Parallelamente alle autonome attività della Rete nazionale delle scuole con lingua di minoranza, anche per il biennio 2022/2024 il MI intende promuovere la realizzazione di percorsi progettuali in rete sul tema “Diversità culturali e sviluppo sostenibile” da attivarsi nelle istituzioni scolastiche del primo ciclo situate in “ambiti territoriali e subcomunali delimitati in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche”.

I Dirigenti scolastici degli istituti del primo ciclo situati in queste aree sono invitati a presentare, anche con il coinvolgimento di scuole paritarie, percorsi progettuali in rete per il biennio 2022/2024 che abbiano ad oggetto la suddetta tematica.

Le proposte progettuali dovranno essere inviate dall’istituzione scolastica capofila a mezzo di posta elettronica certificata all’indirizzo dgosv@postacert.istruzione.it e all’indirizzo di posta elettronica daniela.marrocchi1@istruzione.it entro e non oltre il 31 ottobre 2022.

LA NOTA E GLI ALLEGATI

Carta docente, applicazione aperta dalle 15 del 27 settembre

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Ancora poche ore e l’applicazione “Carta del docente” sarà nuovamente disponibile per tutti i docenti. L’avviso è riportato sulla piattaforma Carta del docente e riporta le ore 15 di oggi, 27 settembre 2022. A partire da quel momento l’applicazione sarà aperta per consentire la gestione del bonus. Sempre sul portale si legge che ai portafogli dei docenti saranno attribuiti anche i residui relativi all’anno scolastico 2021/2022.

Come avevamo segnalato qualche giorno fa, dall’inizio di settembre la piattaforma risultava inaccessibile e tanti docenti avevano lamentato questo disagio. Ma dal Ministero erano arrivate rassicurazioni che si trattava solo di un leggero ritardo e che sarebbe bastato attendere qualche giorno.

Il link della piattaforma

Crisi energetica: la tentazione della settimana corta nelle scuole medie

da Tuttoscuola

Crisi energetica: la previsione di una restrizione energetica che imporrebbe una razionalizzazione del riscaldamento anche nei locali scolastici sta orientando molte scuole a riorganizzare gli orari delle lezioni con possibile chiusura della giornata del sabato. Attualmente già prevedono la settimana corta le scuole dell’infanzia, mentre nella primaria ne fruiscono le classi a tempo pieno (diverse volte inserite in scuole in coabitazioni con classi funzionanti a orario normale per l’intera settimana). Sotto l’effetto delle possibili limitazioni dovute alla crisi energetica, da diverse parti giungono notizie di ipotesi di settimana corta per le scuole secondarie di primo grado.

Come si sa, l’orario settimanale normale del settore è di 30 ore distribuite su sei giorni per la durata oraria di cinque ore tutte in fascia antimeridiana.

Per far fronte alla crisi energetica, si ipotizza la chiusura del sabato con un orario giornaliero infrasettimanale di sei ore.

La proposta non viene dai docenti, considerato che per contratto possono avere un orario cattedra distribuito su cinque giorni; la settimana corta per loro non avrebbe, quindi, sostanziali variazioni.

Sembra che siano soprattutto molte famiglie – in particolare nei territori settentrionali e nelle grandi città – a mostrarsi interessate alla settimana corta.

Sulla carta tutto è possibile, ma nella realtà quale vantaggio ci sarebbe per gli alunni costretti a scuola per sei ore di fila? Sarebbe possibile tenerli sui banchi per tante ore?

Si tratta di adolescenti in età compresa tra gli undici e i quattordici anni, in piena fase evolutiva, difficili da governare e motivare. Va valutato l’effetto sull’attenzione e sull’efficacia degli apprendimenti. Per parte loro gli insegnanti dovrebbero tenerne conto nelle strategie di insegnamento. Sono elementi di riflessione, da soppesare bene.

Insomma la settimana corta farebbe comodo a molti genitori, ma non è detto anche ai loro figli.

Infortuni alunni: che responsabilità hanno i docenti?

da Tuttoscuola

Ha prodotto un certo scalpore, e a giusta ragione, il “ritorno in cronaca” di un tragico episodio: la morte di un alunno tredicenne durante una gita scolastica (era il 2014), dopo aver percorso una scalinata di 40 gradini. L’episodio, ovviamente, ha chiamato in causa l’insegnante che accompagnava allora gli alunni in gita e che, secondo la richiesta del Pubblico ministero, rischia – stante la decisione che i giudici dovranno assumere nei prossimi giorni – una condanna a 8 mesi di carcere. Per quel che ci riguarda, il riprendere l’evento luttuoso non è certo l’occasione per accusare o assolvere l’insegnante coinvolto, ma solo motivo per richiamare i principi giuridici che presiedono alla responsabilità dei docenti in caso di infortuni occorsi agli alunni durante l’attività didattica, così come dedotti dai più consolidati orientamenti giurisprudenziali.

Ab initio, una premessa necessaria: il docente può essere chiamato in causa per danni subiti dagli alunni a lui affidati solo ed unicamente durante il c.d. “tempo scolastico”, che comprende le ore trascorse in classe, i momenti destinati alla ricreazione, nonché il lasso temporale impiegato nella effettuazione delle uscite didattiche e delle gite scolastiche.

Infortuni alunni: quale responsabilità per i docenti?

Il primo aspetto della nostra riflessione, concerne, per l’appunto, il danno subìto da un alunno per “autolesione”, ovvero senza il concorso di un agente esterno. In tale circostanza, la responsabilità che ricade sul docente ha natura contrattuale. L’accoglimento dell’alunno a scuola a seguito della domanda di iscrizione, instaura un vincolo negoziale (un contratto di protezione) da cui deriva, per la istituzione scolastica e per il docente interessato, un obbligo specifico: vigilare sulla sicurezza e sulla incolumità dell’alunno durante tutto il tempo in cui fruisce della prestazione didattico-educativa. Detto altrimenti, tra docente e alunno sorge e si instaura, per contatto sociale, una precisa obbligazione giuridica: il docente prende su di sé, nell’ambito del più generale impegno di istruzione ed educazione, anche l’onere di protezione e vigilanza affinché l’alunno non procuri un danno alla propria persona.

Dal che, in caso di danno “per autolesione” dell’alunno, una notevole conseguenza:

  • all’alunno, o alla famiglia dello stesso, una semplice incombenza: provare che il danno è avvenuto durante lo svolgimento dell’attività scolastica;
  • per il docente, una incombenza ben più gravosa: provare che l’evento generativo del danno non può essere a lui imputato.

Quest’ultimo aspetto – il dover dimostrare di non aver potuto evitare l’evento nocivo per l’alunno (c.d. prova liberatoria), rileva essere, per il docente, un percorso alquanto problematico se non particolarmente accidentato.

La giurisprudenza, infatti, tende a non attribuire alcuna importanza alla dimostrazione dell’assenza di negligenza (scarsa attenzione), imprudenza (mancata cautela) o imperizia (non rispetto di regole tecniche o inettitudine tecnica o professionale) da parte del docente. Richiede invece – dopo la verifica dell’effettivo esercizio della sorveglianza – che il docente evidenzi la concreta impossibilità di intervenire per ostacolare il fatto lesivo, vale a dire che questo risulti del tutto esterno al controllo dello stesso docente. Per essere ancor più chiari, si chiede di dimostrare il danno all’alunno come derivante dal caso fortuito: “un avvenimento imprevedibile ed eccezionale che si inserisce d’improvviso nell’azione del soggetto”. Con linguaggio meno tecnico, non altro che il corrispettivo del più comune concetto di fatalità.

Responsabilità dei docenti: se l’alunno non ha consegnato il certificato medico

Nel caso di specie, a motivo della mancata consegna alla scuola di un certificato medico attestante lo stato di salute dell’alunno, così come riportato dagli organi di stampa, la prossima decisione dei giudici potrebbe tener conto (il condizionale è d’obbligo) delle risposte – acquisite nel dibattito processuale – ad alcune delle seguenti domande, ovvero:

  • Il docente ha avuto modo di cogliere, durante la ordinaria e pregressa attività scolastica, elementi di fragilità fisica dell’alunno?
  • I genitori, pur in modo informale, hanno mai comunicato al docente lo stato di salute dell’alunno?
  • E, comunque, l’insegnante è stato mai messo a parte della condizione fisica dell’alunno, anche da fonti diverse da quelle familiari, ancorché attendibili?

Per parte nostra, ci impegniamo fin d’ora a commentare la sentenza dei giudici non appena resa nota.

Graduatorie degli idonei ad esaurimento: un ritorno al passato che congela i concorsi?

da Tuttoscuola

Graduatorie o concorsi? Se non fosse stato per l’allora ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, forse ancora oggi la scuola starebbe raschiando il fondo del barile per stabilizzare gli ultimi idonei dei vecchi concorsi di fine anni ’90. Nel 2012 il ministro Profumo, rompendo un’attesa che durava da oltre tredici anni, superò il tabù delle graduatorie infinite e riaprì la nuova stagione dei concorsi. 

La legge 124/99 aveva previsto che “Le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami restano valide fino all’entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente”.

In questo modo, in attesa di un concorso che non arrivava mai, gli idonei dei vecchi concorsi avevano potuto entrare in ruolo, mentre migliaia di giovani laureati, mancando i concorsi, cercavano altre forme di occupazione o si accontentavano di vivacchiare con le supplenze.

Dopo lo stop alle vecchie graduatorie, si è cercato di evitare la formazione di nuovi idonei proprio per evitare il rischio di bloccare i concorsi.

Il testo degli attuali bandi prevede tuttora che le graduatorie di merito siano costituite da tanti candidati quanti sono i posti. Ma sono intervenute di straforo alcuni emendamenti a leggi in corso per far rivivere i candidati idonei.

La proposta del sen. Pittoni di esaurire queste nuove graduatorie di idonei, volta a tutelare chi si è dimostrato idoneo anche se collocato in graduatoria oltre i posti messi a concorso, rischia di riproporre la nemesi dei concorsi bloccati, di giovani laureati lasciati per anni fuori dal sistema scuola.

Come vent’anni fa, una simile ipotesi troverebbe peraltro d’accordo i sindacati della scuola interessati a gestire migliaia di idonei a loro noti; la sospensione dei concorsi troverebbe forse d’accordo anche l’Amministrazione scolastica che eviterebbe il gravame organizzativo e gli oneri finanziari per la gestione dei concorsi, senza contare, come è già successo prima dello sdoganamento da parte del ministro Profumo, che molti candidati idonei, in attesa della sicura chiamata in ruolo non erano incentivati ad aggiornarsi e a prepararsi per la nuova professione.

Accordo CU 28 settembre 2022, n. 162

CONFERENZA UNIFICATA

Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di conferma annuale dell’Accordo quadro per la realizzazione di un’offerta di servizi educativi a favore di bambini dai due ai tre anni, volta a migliorare i raccordi tra nido e scuola dell’infanzia e a concorrere allo sviluppo territoriale dei servizi socio educativi 0-6, sancito in Conferenza Unificata in data 1 agosto 2013 (Rep. Atti 83/CU) e confermato per l’anno scolastico 2021/2022 con l’Accordo del 22 settembre 2021 (Rep Atti 132/CU).

Repertorio Atti n. 162/CU del 28 settembre 2022