Mobilità docenti 2023, la bozza conferma vincoli trasferimento per i neoassunti. Contratto durerà due anni

da OrizzonteScuola

Di redazione

Nuovo contratto sulla mobilità per il personale scolastico in vista dell’anno scolastico 2023-24. Mercoledì scorso si è tenuta una riunione tra i rappresentanti del Ministero e i sindacati. L’amministrazione, segnala la Uil Scuola, ha presentato alle organizzazioni sindacali una bozza di testo che di fatto è quello annullato dal TAR modificato in alcune sue parti.

In particolare, ha cancellato le parti che riguardavano la titolarità di sede dei docenti che si otteneva con il trasferimento; ha introdotto una durata biennale del contratto (a.s 2023/24 e 2024/25) e i nuovi blocchi di mobilità previsti dal Decreto-Legge 36/2022 per tutti i docenti neo immessi in ruolo a partire dall’anno scolastico 2022/23.

La bozza prevede anche un altro blocco, quello di 3 anni per tutti i docenti che per l’anno scolastico 2022/23 hanno ottenuto un trasferimento interprovinciale su qualunque sede espressa.

La Uil Scuola, in una nota, specifica di aver ribadito al Ministero “come il decreto-legge n. 36 annulli tutta la materia relativa ai vincoli di legge, compreso il blocco triennale per tutti coloro che hanno ottenuto una mobilità interprovinciale per l’anno scolastico 2022/23 in una qualsiasi preferenza espressa nella domanda. Per tali motivi riteniamo che comunque i vincoli sulla mobilità introdotti dal decreto-legge n. 36 potranno riguardare eventualmente solo i docenti vincitori dei nuovi concorsi che ancora non sono stati banditi anche a seguito della mancata emanazione dei relativi decreti attuativi. Abbiamo altresì ribadito come in ogni caso tale materia può sempre essere derogata dai Contratti e dalla contrattazione”.

Da parte del ministero, segnala la Flc Cgilsi è manifestata la volontà di aprire un confronto esteso e con tempi congrui, anche se dettati dall’esigenza di un cronoprogramma serrato in grado di anticipare gli esiti dei movimenti rispetto agli anni passati.

L’organizzazione sindacale diretta da Francesco Sinopoli “propone di partire dall’ultimo testo condiviso, il CCNI 2019/22, e lavorare sui punti più problematici, tenendo in considerazione che le modifiche normative si prestano ad interpretazioni diverse e che, comunque, rimane nostro obiettivo regolare per contratto la continuità didattica e di servizio, superando i vincoli imposti unilateralmente dalla legge”.

LCisl Scuola, nel corso dell’incontro, “ha affermato, in premessa, la piena validità delle operazioni di mobilità per l’a.s.2022/23, che hanno consentito – e questo è ciò che conta – a oltre 15.000 docenti “vincolati” di ottenere il trasferimento. Ha inoltre evidenziato come, indipendentemente dalla sentenza, il CCNI del 27 gennaio avrebbe dovuto comunque essere aggiornato alla luce delle nuove disposizioni di legge – già prima ricordate – che hanno nel frattempo eliminato i vincoli previsti in precedenza per tutti gli assunti fino al 2021/22″.

Il sindacato guidato da Ivana Barbacci ha infine sottolineato “come la sottoscrizione del nuovo CCNL, per il quale è in corso la trattativa all’ARAN, comporterà comunque, come logica conseguenza, la necessità di definire un nuovo CCNI per disciplinare le operazioni di mobilità a partire dal 2023/2024 con le regole che saranno previste dal CCNL, sciogliendo anche i nodi che al tavolo di trattativa con l’ARAN saranno in discussione per quanto riguarda il complesso rapporto tra legge e contratto in materia di mobilità del personale“.

Il ministero ha convenuto sulle proposte anticipando una prossima convocazione a breve per cominciare la discussione sui punti maggiormente critici.

Merito, il prof Galiano: “Parola che mette a disagio, a scuola non si selezionano i migliori, non c’è logica del premio o del castigo”

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

La denominazione “merito” aggiunta alla carica di Ministro dell’Istruzione sta facendo discutere non poco in queste ore. Esponenti politici, personaggi legati al mondo della scuola, docenti e dirigenti scolastici stanno commentando questa novità. Chi non sembra d’accordo è il prof Enrico Galiano, docente e scrittore con un grande seguito sui social. Sul portale ‘Il Libraio.it’ la sua riflessione:

“Io e tanti altri sono anni che lo diciamo: per favore, chiamiamolo Ministero dell’Educazione, che significa “tirare fuori da qualcuno ciò che ha dentro”. Oppure Ministero dello Studio, che significa “desiderio, passione, impegno”. Ma anche semplicemente “Ministero della Scuola”, che è chiaro limpido cristallino. Dai, finalmente forse ci siamo. Così tutto felice apro Google e lo vedo Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il sostantivo meritum deriva da mereri e significa adesso “ricompensa, premio”. Quindi adesso non è più una livella: è una punizione – questo è quello che ti meriti! – oppure un premio – ti meriti una bella torta!”.

E così è arrivato fino a noi: quando pensiamo a meritocrazia non ci viene in mente una livella che rende tutti uguali, ma un sistema che premia i bravi a declassa i fannulloni. Ora che l’ho studiata un po’ più a fondo, mi mette ancora più a disagio, questa parola.

Penso ai bambini e alle bambine dell’infanzia, o della primaria, che fin da piccoli mettono piede in un posto che fa capo al Ministero del Merito: e quindi vengono abituati fin da piccoli al concetto di premi e punizioni, se fai il bravo ti meriti questo e se non fai il bravo ti meriti quest’altro.

Penso ai ragazzi e alle ragazze più grandi, che alle medie sono buttati nello tsunami della preadolescenza e hanno bisogno di tutto, di affetto, di ascolto, di calma, di bellezza, ma non certo di un Ministero del Merito.

Lo vogliamo capire che la scuola non è un posto dove si vanno a selezionare i migliori, che pensarla così è il modo più antidemocratico che esista? La scuola, per quello che ci ho capito io, non è il posto dove si premiano i migliori: è quello dove si va a tirare fuori il meglio da ciascuno studente e studentessa.

nella logica del premio e del castigo, della competizione, del vince chi se lo merita, lasciatevelo dire, viene fuori solo il peggio di loro”.

Governo: parte la carica per viceministri e sottosegretari. Aprea all’Istruzione?

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

Chiusa la partita dei ministri, ora si apre quella dei sottosegretari e dei viceministri per completare la squadra del nuovo governo guidato da Giorgia Meloni. Caccia dunque ai posti strategici da parte dei partiti che compongono questa alleanza ma pure alla conquista di incarichi che in qualche modo possano compensare i presunti squilibri non in linea con le percentuali dei voti raccolti alle elezioni.

In modo particolare, scrivono le agenzie, in casa di Forza Italia si starebbe ragionando sulle caselle da rivendicare quando la pratica arriverà sul tavolo della Prima ministra e sembra proprio che ci sia già una lunga fila di pretendenti in corsa per poche pedine in ballo, con conseguente battaglia tra le correnti interne: numeri alla mano a Fi potrebbero spettare 7-9 posti, compresi i viceministri.

Chi starebbe puntando i piedi è come sempre  Silvio Berlusconi che vorrebbe dentro il governo, a titolo di risarcimento, gli amici suoi, quelli della vecchia guardia che per un motivo o l’altro sono rimasti fuori sia dagli incarichi principali, sia perché non eletti e sia perché non ricandidati. Si fanno vari nomi, ma si insiste soprattutto sul vice di Carlo Nordio alla giustizia e un altro alla Difesa. La lista in ogni caso appare lunga e sarebbero, come detto, personalità fedelissimi del Cavaliere, ai quali sarebbero state promesse poltrone di rilievo.

E su questo complicato rebus, dentro il quale prevale non la competenza ma il rapporto di forza, si affaccia pure il nome di Valentina Aprea, sconfitta alle elezioni del 25 settembre, come viceministra dell’Istruzione e del Merito.

Potrebbe dunque ritornare al suo vecchio incarico la già Sottosegretaria del Miur con delega all’Istruzione della ministra Moratti con cui ha collaborato alla stesura della Legge 53/03 e dei decreti attuativi della Riforma della Scuola, introducendo nella legislazione numerosi principi innovativi tra cui: il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione in sostituzione dell’obbligo scolastico, la personalizzazione e la differenziazione dei piani di studio, la flessibilità dei percorsi, l’istituzione di un canale di istruzione e formazione professionale e di un Servizio Nazionale di Valutazione, l’introduzione di due lingue comunitarie con obbligo di studio della lingua Inglese fin dalla prima classe della scuola primaria. Avrebbe voluto introdurre, nei suoi progetti, sul piano normativo un nuovo stato giuridico degli insegnanti.

… e del merito. Da MI a MIM

da Tuttoscuola

Più ancora del nome del nuovo titolare del Palazzo della Minerva ha sorpreso l’apposizione che è stata riportata al tradizionale nome del ministero dell’istruzione: … e del merito.

La denominazione del dicastero responsabile del settore scuola è cambiata poche volte nel corso della storia d’Italia. Sotto il regime fascista era stato denominato ministero dell’educazione (il termine era rimasto visibile fino a qualche anno fa sul frontone del palazzo, coperto appena dalla nuova denominazione di “istruzione”). Dal 1946 la denominazione era diventata dell’istruzione e tale era rimasta fino a ieri.

Era stato denominato anche “pubblica istruzione” (MPI), ma l’aggettivo “pubblica” era stato tolto per semplificare la successiva denominazione comprensiva di Università e Ricerca (MIUR).

Poco tempo dopo la separazione da queste ultime due ha ridotto la denominazione a MI. Con l’arrivo del Merito, l’acronimo dovrebbe ora diventare MIM.

L’imprevista apposizione ha colto di sorpresa il mondo della scuola e non solo. Ci si interroga sulla portata di quel termine, probabilmente voluto o approvato dalla stessa premier e dal suo entourage, che ha tradotto ad abundantiaml’obiettivo elettorale della coalizione: “Rivedere in senso meritocratico e professionalizzante il percorso scolastico”.

Il merito nella scuola richiama prima di tutto l’art. 34 della Costituzione “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

La materia è sufficientemente regolamentata. L’onere di valutare gli studenti e il loro “merito” spetta agli insegnanti. L’intento di questo governo è quello di sollecitare un maggior controllo non solo delle prestazioni ma anche del comportamento degli studenti? Un maggior rigore e una maggiore selettività? Presto si capirà.

Il concetto di merito può essere riferito poi al personale e, in particolare, ai docenti.

Si prospetta qualcosa di più, forse molto di più, di quanto sette anni fa tentò la Buona Scuola di Renzi con la premialità degli insegnanti? Il tentativo fu decisamente contrastato dal sindacato che alla fine è riuscito, di fatto, ad annacquare la premialità e a renderla inefficace. Proprio il rapporto con il sindacato su questa materia diventerà determinante per portare a termine qualsiasi progetto.

La premialità porta con sé il rischio di un effetto divisivo che potrebbe minare l’unità della comunità educante. Insomma è un tema da trattare con la massima sensibilità. Se la scuola ha bisogno di personale motivato e che sia data la giusta considerazione a tutti in rapporto all’apporto che danno (e non in maniera acriticamente egualitaristica), al contempo la scuola non ha bisogno di una competitività fine a se stessa tra i docenti, ma di “gioco di squadra”, “per” e non “contro”.

Se il merito non riguarda la premialità bensì la carriera, l’orizzonte di una possibile riforma potrebbe essere diverso, anche se un cambiamento radicale come quello contenuto anni fa nel progetto Aprea dei profili diversi all’interno dell’unica funzione docente dovrebbe fare i conti con il sindacato e, se assunto come ipotesi progettuale possibile, non potrebbe passare a colpi di maggioranza in Parlamento, pena uno sconquasso tra il personale scolastico. La materia è insomma esplosiva e richiede di essere affrontata con una visione “olistica”.

Il ministro Valditara, prima di tutto dovrebbe porsi in un atteggiamento di dialogo con i sindacati, specie con quelli più aperti a progetti di innovazione e sviluppo. Ma potrebbe contare anche sull’appoggio esterno di Azione che ha incluso tra gli obiettivi elettorali la valorizzazione professionale e la carriera dei docenti e che ha registrato, con Calenda, una dichiarazione di opposizione non pregiudiziale verso il Governo Meloni.

Sindacati: attendiamo le forze politiche (e il nuovo Ministro) alla prova dei fatti

da Tuttoscuola

In questi ultimi giorni, che hanno portato alla formazione del governo Meloni, tutti i sindacati rappresentativi hanno dichiarato quali sono le loro priorità e le loro aspettative. Comuni, con gradazioni diverse, sono due temi: quello dell’aumento degli stipendi degli insegnanti, guardando all’Europa, e quello della soluzione strutturale del problema del precariato.

Richieste certamente non nuove, ma che ora vengono riproposte con forza al nuovo governo e al nuovo Parlamento. L’occasione è il rinnovo del contratto, “primo passo per ridare giusta dignità professionale a docenti, personale ATA e dirigenti, ha detto Ivana Barbacci, segretaria della Cisl scuola, intervenendo all’assemblea nazionale della sua organizzazione, svoltasi a Palermo (17-19 ottobre), città del Sud scelta anche per riaffermare che “superare squilibri e disuguaglianze è obiettivo di valenza strategica”. Obiettivo per il quale “Non ci serve un’autonomia differenziata, che rischia di frammentare il sistema riproponendo tanti piccoli centralismi regionali: si valorizzi invece di più l’autonomia di cui già ogni scuola dispone. E gli enti locali facciano di più per le loro scuole, fornendo per esempio tutti i servizi necessari per un ampliamento del tempo scuola”.

La Barbacci ha ricordato che Giuseppe Valditara è il 45° ministro dell’istruzione, comprendendo nell’elenco anche i ministri che guidarono il MIUR (con l’accorpamento di istruzione, università e ricerca) e tenendo conto che due di loro (Segni e Misasi) ebbero l’incarico due volte. “Il primo augurio da rivolgere al nuovo ministro è dunque quello di poter rimanere in carica un po’ più dei 20 mesi che rappresentano la durata media di un mandato ministeriale a viale Trastevere”. Riguardo alla nuova denominazione del Ministero, la Cisl Scuola si augura che l’aggiunta non sia dettata da suggestioni come “quelle di una “meritocrazia” malintesa che tanti danni ha già prodotto e potrebbe ancora produrre se legata a modelli, scolastici e non solo, in cui concorrenza e competizione prevalgono sul senso di appartenenza a una comunità di persone tutte meritevoli di vedersi riconoscere pari opportunità”.

Anche Francesco Sinopoli, segretario della Flc Cgil, ha detto che tra le maggiori criticità c’è il rinnovo del contratto ormai scaduto da tre anni per un personale con retribuzioni tra le più basse nel pubblico impiego”, ma che ce ne sono altre: l’insufficienza del personale docente e Ata, il tempo scuola “pesantemente ridotto e distribuito in maniera diseguale nel Paese”; un precariato “diffuso ed endemico”, la mancanza di docenti di sostegno; le strutture edilizie “spesso fatiscenti”.

Giuseppe d’Aprile, neoeletto segretario della Uil scuola, intervenendo al congresso della Confederazione che ha confermato il segretario generale Bombardieri, ma messo in evidenza i temi del precariato e delle retribuzioni, ma ha anche toccato temi politici più generali: “ci proponiamo quale sindacato propositivo, costruttivo, senza pregiudiziali politiche se la base di partenza dalla quale partire sarà una conoscenza libera, laica, riformista, statale, nazionale contro ogni forma di privatizzazione e soprattutto di regionalizzazione (autonomia differenziata) di un mondo, appunto quello della conoscenza, che deve unire l’Italia e non dividerla”. No alla privatizzazione e all’autonomia differenziata sono messaggi inviati al governo.

Giuseppe Valditara, il nuovo ministro dell’Istruzione e del merito, ha giurato al Quirinale

da Tuttoscuola

Giuseppe Valditara nuovo ministro dell’Istruzione. Giorgia Meloni, leader di FdI, accetta l’incarico che le affida il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e presenta la lista dei ministri: sono 24, di cui 6 donne, con due vicepremier. E il Ministero dell’Istruzione diventa dell’Istruzione e del merito.

Chi è Giuseppe Valditara

Giuseppe Valditara è professore ordinario di Diritto romano e Diritti dell’antichità nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino.
E’ stato a lungo (2006-2013) Segretario della VII Commissione Scuola, Università, Ricerca del Senato, di cui faceva parte già dal 2001. E’ stato anche vicepresidente della Commissione bicamerale per l’infanzia e, nel 2000-01 assessore provinciale all’istruzione e all’edilizia scolastica della Provincia di Milano.
Nell’ottobre 2018 viene nominato Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca presso il MIUR. È stato preside della Facoltà di Giurisprudenza della Università Europea di Roma.
Nel 1992  ha vinto il Premio internazionale per la storia delle istituzioni politiche e giuridiche messo in palio dal Presidente della Corte Costituzionale.
È direttore scientifico della rivista giuridica Studi giuridici europei. È coordinatore del think tank Lettera 150 (www.lettera150.it). E’ coautore con Alessandro Amadori di “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese”, con prefazione di Matteo Salvini.

Il nuovo ministro dell’Istruzione ha prestato giuramento al Quirinale nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In seguito si è recato presso la sede del Ministero, in Viale Trastevere, a Roma, dove ha subito avviato la propria attività.

Il ministero del merito

Il ministero del merito

di Nicola Puttilli

Stupisce lo stupore con cui il mondo della scuola e non solo ha accolto la nuova denominazione del “Ministero dell’Istruzione e del Merito”. Forse non tutti avevano letto l’accordo di programma relativo alla scuola delle forze che si apprestano a governare, il cui primo punto recita: “rivedere in senso meritocratico e professionalizzante il percorso scolastico…”. Meritocrazia e professionalizzazione sono aspetti fondamentali nel quadro di un intervento complessivo e organico sul sistema di formazione. L’idea di sostenere i “capaci e meritevoli” è, tra l’altro, alla base dell’art.34 della nostra Costituzione. Non è d’altro canto possibile non ricordare alcuni decenni di sociologia dell’educazione che, già a partire dagli ’60, hanno chiaramente messo in luce come il “merito” non sia una categoria del tutto neutra ma che strutture concettuali, attitudine all’apprendimento, atteggiamento verso lo studio si definiscono già nei primi anni di vita e dipendono in larga misura dai condizionamenti socioculturali dell’ambiente di provenienza. Quello che preoccupa, e non poco, non è la presenza della parola merito ma la totale assenza di parole come inclusione e dispersione scolastica. In uno sguardo complessivo come dovrebbe essere quello di chi si accinge a governare non può mancare qualsiasi riferimento a quello che è considerato, ma non da tutti evidentemente, il problema più pressante della nostra scuola, sia in termini sociali sia in costi economici.

Anche “professionalizzante” è una bella parola a cui corrisponde un concetto altrettanto fondamentale. Lo storico disallineamento tra filiera formativa e filiera produttiva è infatti un altro grosso problema del nostro sistema formativo che determina da un lato rilevanti difficoltà al sistema economico, oggi ribattezzato tout court “made in Italy” e dall’altro persistenti fenomeni di disoccupazione e sottoccupazione che penalizzano in modo inaccettabile i nostri giovani. Doveroso occuparsene in modo urgente e determinato, ma anche in questo caso colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento “all’educazione del cittadino” che in una società democratica dovrebbe precedere o, quantomeno, affiancare la formazione del produttore con l’obiettivo, citando Dewey, di “formare persone in grado di contribuire al processo decisionale nel proprio contesto operativo e di vita e di comprendere in forma critica le scelte di governo”.

Altro punto qualificante del programma che non tarderà ad emergere è il “riconoscimento della libertà di scelta educativa alle famiglie attraverso il buono scuola”. Anche in questo caso ritorna in gioco un principio costituzionale, quel “senza oneri per lo stato” di cui all’art.33, soggetto a diverse e contrapposte interpretazioni. Rimane la considerazione relativa al saccheggio subito dalla scuola pubblica nell’ultimo trentennio, con dimezzamento della quota di PIL alla stessa assegnata e la inevitabile domanda: dove prendere le risorse se non ancora e sempre dalla medesima esausta fonte?

Pochi, certamente condivisibili e quasi di rito gli altri punti del programma relativo a scuola, università e ricerca (14° su 15 non proprio tra le priorità), tra gli altri, investimenti su edilizia scolastica, formazione del personale e superamento del precariato ( temi storici rispetto ai quali  nulla si dice sul come).

Merito, professionalizzazione, libertà della scelta educativa sembrano pertanto i temi caratterizzanti che segnano una scelta di campo, rafforzata dal non detto su temi non necessariamente contrapposti ma almeno altrettanto distintivi quali il contrasto alla dispersione, l’inclusione, la formazione integrale del cittadino. Si tratta di un’ idea di scuola fortemente identitaria che sembra voler ignorare molto di quanto si è effettivamente realizzato nelle nostre scuole negli ultimi decenni, temi su cui aprire un confronto aperto, senza forzature e tanto meno imposizioni. La scuola è troppo importante per diventare terreno di scontro ideologico, bisogna ripartire da un’analisi attenta dei suoi problemi reali e da quanto i suoi insegnanti e dirigenti scolastici hanno, fino ad oggi, costruito.

Trasparenza e diritto di accesso

Trasparenza e diritto di accesso

di Cettina Calì

Il FOIA (Freedom of Information Act), parte integrante  del processo di riforma della pubblica amministrazione,  è stato introdotto con il D.Lgs. 97/2016 e regola il diritto di accesso all’informazione, purchè non in contrasto con la sicurezza nazionale o la privacy. E’ evidente che l’idea del legislatore, con la normativa FOIA,  è stata quella  di favorire la trasparenza dell’attività amministrativa, dove la conoscibilità generalizzata degli atti diventa la regola e non più l’eccezione, incoraggiando, anche,  un dibattito pubblico informato su temi di interesse collettivo.

Con l’accesso civico generalizzato, istituito dalla normativa  FOIA,  ogni cittadino, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, esercitando i propri diritti,   è libero di  accedere ai dati, ai documenti e alle informazioni, – ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione –  posseduti dalle pubbliche amministrazioni, all’unica condizione che siano tutelati gli interessi pubblici e privati espressamente indicati dalla legge.

Nella richiesta di accesso civico generalizzato, a differenza degli altri tipi di accesso, il cittadino non ha più l’obbligo di  dimostrare di essere titolare di un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, così come stabilito, al contrario, sia  per l’accesso civico “semplice”  – istituito dal d. lgs. n. 33/2013, che permette di accedere esclusivamente alle informazioni che rientrano negli obblighi di pubblicazione previsti dalla legge  -, sia per  l’acceso documentale –  ex artt. 22 e segg., Legge 241/90  che permette di accedere ai documenti amministrativi solo da parte dei soggetti interessati, al fine di permettere o di esercitare al meglio le facoltà (partecipative e/o oppositive e difensive) che l’ordinamento attribuisce a tutela delle posizioni giuridiche qualificate di cui il diritto interessato può essere titolare -.

Occorre ricordare che la richiesta di accesso civico semplice, che di solito viene inoltrata per una mancata pubblicazione nei siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni  di dati e/o informazioni,  va inviata al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, cioè al  Dirigente Scolastico. Ogni dato e/o informazione di interesse pubblico va inserito nella sezione denominata “Amministrazione trasparente”, che deve essere organizzata in sotto-sezioni.

Le sotto-sezioni devono contenere:

Disposizioni Generali

 • Programma per la Trasparenza e l’Integrità

• Atti generali

• Oneri informativi per cittadini e imprese

• Attestazioni OIV o di struttura analoga

• Burocrazia zero

Organizzazione

• Organi di indirizzo politico-amministrativo

• Sanzioni per mancata comunicazione dei dati

• Rendiconti gruppi consiliari regionali/provinciali

• Articolazione degli uffici

 • Telefono e posta elettronica

Consulenti e collaboratori

• Consulenti e collaboratori

Personale

• Incarichi amministrativi di vertice

• Dirigenti

• Posizioni organizzative

• Dotazione organica

 • Personale non a tempo indeterminato

• Tassi di assenza

• Incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti

• Contrattazione collettiva

• Contrattazione integrativa

• OIV

Bandi di Concorso

• Bandi di Concorso

Performance

• Sistema di misurazione e valutazione della Performance

• Piano della Performance

• Relazione sulla Performance

 • Documento dell’OIV di validazione della Relazione sulla Performance

• Ammontare complessivo dei premi

• Dati relativi ai premi

• Benessere organizzativo

Enti controllati

• Enti pubblici vigilati

• Società partecipate

• Enti di diritto privato controllati

• Rappresentazione grafica

Attività e procedimenti

• Dati aggregati attività amministrativa

• Tipologie di procedimento

• Monitoraggio tempi procedimentali

• Dichiarazioni sostitutive e acquisizione d’ufficio dei dati

Provvedimenti

• Provvedimenti organi indirizzo-politico

 • Provvedimenti dirigenti

Controlli sulle imprese

• Controlli sulle imprese

Bandi di gara e contratti

• Bandi di gara e contratti

Sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici

• Criteri e modalità

• Atti di concessione

Bilanci

• Bilancio preventivo e consuntivo

• Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio

Beni immobili e gestione patrimonio

• Patrimonio immobiliare

• Canoni di locazione o affitto

Controlli e rilievi sull’amministrazione

• Controlli e rilievi sull’amministrazione

Servizi erogati

• Carta dei servizi e standard di qualità

• Class action

• Costi contabilizzati

• Tempi medi di erogazione dei servizi

• Liste di attesa

Pagamenti dell’amministrazione

• Indicatore di tempestività dei pagamenti

• IBAN e pagamenti informatici

Opere pubbliche

 • Opere pubbliche

Pianificazione e governo del territorio

• Pianificazione e governo del territorio

Informazioni ambientali

• Informazioni ambientali

Strutture sanitarie private accreditate

• Strutture sanitarie private accreditate

Interventi straordinari e di emergenza

• Interventi straordinari e di emergenza

Altri contenuti

• Corruzione

• Accesso civico

• Accessibilità e Catalogo di dati, metadati e banche dati

• Dati ulteriori

Il  DS deve concludere il procedimento di richiesta di accesso entro 30 giorni dalla richiesta.

Nella presentazione delle  istanze per via telematica non occorre la firma autografa se l’istanza:

A) è inviata con allegata la copia del documento d’identità,  

B) se è inviata da una casella di pec,

C) se sottoscritta con firma digitale,

 D) se il richiedente è identificato con il sistema pubblico di identità digitale (SPID).

 Nell’istanza di accesso civico generalizzato devono essere  identificati chiaramente i dati, le informazioni o i documenti richiesti, con riferimento, alla loro natura e al loro oggetto.

Nel caso in cui la richiesta non identifichi chiaramente i documenti,  la pubblica amministrazione deve, secondo quanto disposto dalla circolare n. 2/2017 del DFP,  tener conto della difficoltà che il richiedente può incontrare nell’individuare con precisione i dati o i documenti di suo interesse ed assistere il richiedente, al fine di giungere ad una adeguata definizione dell’oggetto della domanda. È utile precisare che la richiesta di accesso civico generalizzato può riguardare soltanto i dati e i documenti in possesso dall’amministrazione a cui si presenta l’istanza,  escludendo che, per rispondere alla richiesta, l’amministrazione debba raccogliere informazioni che non siano al suo interno.

Inoltre, l’accesso può essere rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici inerenti a:

– sicurezza pubblica e ordine pubblico;

– sicurezza nazionale;

– difesa e questioni militari;

– relazioni internazionali;

– politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato;

– conduzione di indagini sui reati e loro perseguimento;

– regolare svolgimento di attività ispettive.

Nell’ipotesi di accesso ad un numero considerevole  di documenti, che impone  un  eccessivo carico di lavoro sugli uffici, precludendo  il buon funzionamento dell’amministrazione stessa, l’Istituzione  può ponderare, da un lato l’interesse dell’accesso del pubblico ai documenti e, dall’altro il carico di lavoro che ne deriverebbe, al fine di salvaguardare l’interesse ad un buon andamento dell’amministrazione.
Quest’ultimo orientamento viene esplicitamente precisato nelle Linee guida dell’ ANAC nel quale si ribadisce  la possibilità di dichiarare la domanda inammissibile se, nonostante l’amministrazione abbia invitato – per iscritto –  il richiedente a ridefinire l’oggetto della domanda e  ad indicare gli elementi sufficienti e necessari per consentire l’identificazione dei dati o documenti , quest’ultimo non abbia provveduto.

Se l’amministrazione individua controinteressati è tenuta a dare comunicazione agli stessi con raccomandata A.R. o per via telematica. Entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione, i controinteressati possono presentare una motivata opposizione, anche per via telematica, alla richiesta di accesso. In tal caso il termine per la conclusione del procedimento è sospeso fino alla data di presentazione dell’opposizione dei controinteressati (max 10 giorni). Laddove sia stata presentata opposizione e l’amministrazione decida comunque di accogliere l’istanza, vi è l’onere di dare comunicazione di tale accoglimento al controinteressato e gli atti o dati verranno materialmente trasmessi al richiedente non prima di 15 giorni da tale ultima comunicazione.

Nel caso di ritardo o rifiuto da parte della P.A. nel rilascio dei documenti richiesti si può informare  l’Autorità anticorruzione (Anac) e nel contempo proporre ricorso al giudice amministrativo (Tar).

Un utile strumento che consente di agevolare i cittadini nella consultazione di richieste di accesso,  monitorando l’andamento delle stesse, permettendo anche di accrescere l’efficacia e l’efficienza organizzativa interna alla singola pubblica amministrazione, nonché la trasparenza,  è il registro degli accessi.

Il registro delle richieste di accesso presentate per tutte le tipologie di accesso è istituito presso l’Istituzione scolastica, in conformità a quanto stabilito dalla Deliberazione ANAC n. 1309/2016, nonché dalla Circolare del Ministro per la Pubblica Amministrazione n. 2/2017, e dalla successiva Circolare del Ministro per la Pubblica Amministrazione n. 1/2019.

Il registro, pubblicato sul sito istituzionale dell’Istituzione scolastica con cadenza trimestrale, è costituito attraverso la raccolta organizzata delle richieste con l’indicazione dell’oggetto, della data e del relativo esito (con data della decisione).

Infine, si ritiene che all’interno di ogni Istituzione scolastica, al fine  di agevolare gli accessi e per un’equa suddivisione di compiti e responsabilità, si dovrebbero adottare adeguate soluzioni organizzative, quali, ad esempio, “la concentrazione della competenza a decidere sulle richieste di accesso in un unico ufficio (dotato di risorse professionali adeguate, che si specializzano nel tempo, accumulando know how ed esperienza), che, ai fini istruttori, dialoga con gli uffici che detengono i dati richiesti”, come indicato nella Deliberazione ANAC 1309/2016, e prevedere alcune figure specifiche:

  • il Responsabile della gestione documentale;
  • il Responsabile della conservazione;
  • il Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza;
  • il Responsabile della protezione dei dati, ai sensi dell’art. 37 del Regolamento UE 679/2016.

Protocollo d’intesa MI – Fondazione Feltrinelli (24.10.2022)

Protocollo d’intesa Ministero dell’Istruzione – Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Promuovere il rispetto dei diritti umani attraverso il “Premio Inge Feltrinelli” dedicato alle scuole secondarie di secondo grado