Valutazione degli apprendimenti, risultati scolastici e prove standardizzate nella scuola secondaria di primo grado

a cura di Francesco Forliano e Lucia Portolano


INDICE

  1. Lo stato di salute della scuola secondaria di primo grado
  2. Lo stato di salute della scuola secondaria di primo grado. Gli esiti degli Esami di Stato ed i risultati Invalsi in Puglia
    1. I risultati nelle prove standardizzate del 2022
    2. Il trend nel periodo 2018-2022
  3. I risultati degli Esami di Stato 2022

1. Lo stato di salute della scuola secondaria di primo grado 

Il “Rapporto scuola media 2021” della Fondazione Agnelli,[1] curato da Barbara Romano con Martino Bernardi, Gianfranco De Simone, Andrea Gavosto e Marco Gioannini, pubblicato nel novembre 2021, restituisce un quadro insoddisfacente della scuola secondaria di primo grado, soprattutto con riferimento alla qualità dell’apprendimento degli studenti e alla loro difficoltà nei percorsi di orientamento alle scelte future. 

Con particolare riguardo alla qualità degli apprendimenti, l’indagine TIMMS del 2019[2], acronimo di Trends in International Mathematics and Science Study, che rileva l’apprendimento della Matematica e delle Scienze, nelle classi di quarta primaria (grado 4) e di terza secondaria di primo grado (grado 8) aveva già evidenziato che l’Italia è uno dei Paesi in cui gli apprendimenti scendono sotto la media dei Paesi OCSE e peggiorano in maniera significativa rispetto a quanto ci si aspetterebbe dai risultati della scuola primaria. A tal proposito, appare particolarmente significativo il fatto che gli alunni italiani, monitorati in Matematica dall’Indagine TIMMS del 2015 in quarta primaria, che si attestano su un punteggio di 515 punti, superiore alla media dei Paesi OCSE, peggiorano in terza secondaria di primo grado (TIMMS del 2019), con uno scarto di -18 rispetto alla scuola primaria, attestandosi su 497 punti, ben al di sotto della media dei Paesi OCSE. La scuola secondaria di primo grado “non riesce a ridurre e spesso accentua disuguaglianze sociali, divari territoriali e di genere, differenze di origine già evidenti nei risultati della scuola primaria. Il divario di apprendimento cresce soprattutto per i figli di genitori con licenza elementare o media. Si registrano anche consistenti gap di apprendimento per gli studenti di origine straniera rispetto ai coetanei con genitori italiani. Nel corso del triennio si rileva anche una diminuzione della soddisfazione e del coinvolgimento scolastico da parte degli studenti parallelamente a un aumento dello stress collegato alla scuola. Non più del 30% delle ragazze e del 25% dei ragazzi di prima media danno un giudizio molto positivo della scuola media. Quattro studenti su dieci si sentono stressati dal carico di lavoro. Inoltre, uno studente su quattro non ha le idee chiare su cosa fare dopo la scuola media. Anche in questo caso, le differenze sociali contano: i figli di genitori con titolo di studio più basso sono più indecisi dei figli di laureati”[3]

Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, nel presentare alla stampa, in data 27/09/2021,  il “Rapporto scuola media 2021”, ha così spiegato in sintesi il senso delle analisi e delle proposte in essocontenute: “Bisogna riportare la scuola secondaria di I grado al centro dell’attenzione pubblica per farle ritrovare una missione che garantisca efficacia ed equità: consentire a tutti gli studenti di acquisire apprendimenti di qualità, fare crescere la loro capacità di studiare in autonomia, orientare a scelte più consapevoli degli studi successivi”.

La Fondazione Agnelli suggerisce di avviare un profondo rinnovamento, elevando la qualità della didattica ed estendendo il tempo scuola. 

Relativamente all’estensione del tempo scuola, appare utile richiamare la revisione operata dal DPR n.89/2009 che aveva riportato a 30 ore l’orario di base per 33 settimane (art.5, comma 5), rispetto al D. Lgs. n.59 del 2004. Il DPR n.89/2009 (art.5, comma 5) ha, inoltre, confermato in 36 ore settimanali elevabili a 40 comprensive della mensa il monte ore del tempo prolungato. In relazione a ciò, è interessante, tuttavia, riflettere sui dati relativi al tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado pugliese. Su 307 Istituti Comprensivi, solo 57 hanno il tempo prolungato; su 29 scuole secondarie di primo grado, solo 2 hanno il tempo prolungato. In Puglia, quindi, funzionano con il tempo prolungato solo 59 istituti su 336 complessivi.

Con particolare riguardo, invece, al miglioramento della qualità degli apprendimenti, occorre ridurre le disuguaglianze e orientare gli studenti a scelte più consapevoli. Le metodologie didattiche devono essere coerenti con l’evoluzione cognitiva degli alunni e devono poter intercettare i loro bisogni e le loro prospettive future.

Notizie incoraggianti, tuttavia, pervengono dai risultati conseguiti dagli alunni della scuola secondaria di primo grado, nell’anno 2022, nelle prove Invalsi. Nell’Editoriale curato dal Presidente dell’Invalsi, Dott. Roberto Ricci, si legge che su base nazionale: “I risultati del 2022 al grado 8 indicano che si è fermato il calo in Italiano e Matematica riscontrato tra il 2019 e il 2021, gli esiti di Inglese (sia listening sia reading) sono invece stabili o in leggero miglioramento. A livello nazionale gli studenti che raggiungono risultati almeno adeguati, ossia in linea con quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali, sono:  

Italiano: 61% (-1 punto percentuale rispetto al 2021) 

Matematica: 56% (invariato rispetto al 2021) 

Inglese-reading (A2): 78% (+2 punti percentuali rispetto al 2021) 

Inglese-listening (A2): 62% (+2 punti percentuali rispetto al 2021).”[4]

2. Lo stato di salute della scuola secondaria di primo grado. Gli esiti degli Esami di Stato ed i risultati Invalsi in Puglia.

La recente restituzione delle prove INVALSI[5] rappresenta un’importante occasione per avviare, all’interno delle istituzioni scolastiche, una riflessione in chiave autovalutativa, volta ad individuare punti di forza e criticità nelle aree degli apprendimenti, e a mettere in relazione i livelli raggiunti dagli alunni nelle prove standardizzate con i risultati scolastici, con lo scopo di migliorare la proposta didattica complessiva.

Il presente articolo riporta dati e informazioni sugli apprendimenti conseguiti nel 2022 dagli alunni pugliesi in uscita dal primo ciclo di istruzione, ricavati dall’analisi dei risultati messi a disposizione dall’INVALSI e dei risultati degli Esami di Stato del primo ciclo pubblicati dal Ministero dell’Istruzione.  L’ analisi dei risultati conseguiti dagli alunni frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado nelle scuole pugliesi, nei cinque livelli considerati dall’INVALSI, relativamente alle discipline dell’Italiano, della Matematica e dell’Inglese, ha permesso di effettuare un confronto con i risultati conseguiti dagli alunni a livello nazionale, di macroarea Sud e di macroarea Sud ed Isole.  Si sono estrapolate significative informazioni sugli esiti formativi degli alunni della regione Puglia, al termine della scuola secondaria di primo grado, nelle tre discipline considerate dall’INVALSI,

che permettono, peraltro, talune riflessioni sulla dispersione implicita, relativa alla quota di studenti che termina il percorso scolastico senza aver acquisito le competenze fondamentali.

Sulla base dei dati forniti dall’Invalsi, è possibile individuare quella quota non trascurabile di studenti che terminano il loro percorso scolastico, senza raggiungere i traguardi minimi previsti dalle indicazioni nazionali. Tali studenti potrebbero incontrare notevoli difficoltà nell’elaborare le informazioni a loro disposizione, nel prendere decisioni basate su dati di realtà e coerenti con i loro progetti di vita. “Le prove INVALSI permettono di fornire una prima quantificazione e rappresentazione della dispersione implicita, fin dalle sue prime manifestazioni al termine della scuola primaria”[6]

L’Invalsi misura, infatti, competenze fondamentali come la comprensione del testo, le elaborazioni logico- linguistiche e logico-matematiche, l’inglese nei livelli prescritti dalle Indicazioni Nazionali: tutti prerequisiti per l’accesso all’esercizio dei diritti di cittadinanza che devono indurre i docenti a riflettere sul proprio approccio didattico.

2.1 I risultati nelle prove standardizzate del 2022

In Italiano, la percentuale di alunni pugliesi che non raggiunge i traguardi previsti dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo (Livello 3) è pari al 42,5%, con uno scarto del 4% rispetto alla media nazionale che si attesta sul 38,5%. 

In Matematica, la percentuale di alunni pugliesi che non raggiunge i traguardi previsti dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo (Livello 3) è pari al 50,3%, con uno scarto del 6,7% rispetto alla   media nazionale   che si attesta sul 43,6%. 

In Inglese listening, la percentuale di alunni pugliesi che non raggiunge il livello A2 è pari al 49,9%, con uno scarto del 12,2% rispetto alla media nazionale che si attesta sul 37,7%. 

In Inglese reading, la percentuale di alunni pugliesi che non raggiunge il livello A2 è pari al 28,2%, con uno scarto del 6,1% rispetto alla media nazionale che si attesta sul 22,1%.

I dati percentuali dei livelli 1 e 2 lasciano intravedere la quota di studenti a rischio dispersione. 

Appare significativa, a tal proposito, la percentuale di alunni pugliesi che si attesta sul livello 1 in Matematica (26,1%), con uno scarto di +5 punti rispetto alla media nazionale (21,1%). Questo significa che più di un quarto degli alunni pugliesi, in Matematica, riesce soltanto ad utilizzare conoscenze elementari e abilità di base prevalentemente acquisite nei gradi scolari precedenti e a rispondere a domande formulate in maniera semplice, relative a situazioni scolastiche abituali (per esempio riguardanti l’individuazione e la lettura di dati rappresentati in diverse forme).7 

Migliore appare la situazione in Italiano e in Inglese. La percentuale di alunni che si attestano sul livello 1 in Italiano è pari al 16,4%, con uno scarto di +1,9 rispetto al dato nazionale (14,5); in Inglese listening, la percentuale di alunni che si attestano sul livello 1 è pari a 5,1%, con uno scarto di +1,5 rispetto al punteggio nazionale (3,6 %); in Inglese reading, la percentuale di alunni che si attestano sul livello 1 è pari a 5,9%, con uno scarto di +1,5 rispetto al punteggio nazionale (4,4%).

2.2   Il trend nel periodo 2018-2022

I materiali, messi a disposizione dall’INVALSI nell’area INVALSIOPEN del sito, hanno consentito la ricostruzione, a partire dal 2018, del trend dei risultati percentuali raggiunti dagli alunni nei livelli 3, 4, 5 in Italiano e in Matematica e del livello A2 in Inglese, tenendo presente il forte impatto rappresentato dall’emergenza pandemica. Tali livelli indicherebbero il raggiungimento dei Traguardi previsti dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo. Il trend è stato ricostruito per la Puglia, per l’Italia e per le macroaree del Sud e del Sud e Isole. 

Dall’analisi dei dati, si evince che, nel 2022, i risultati percentuali della Regione Puglia, (57,4), in Italiano, rivelano un lievissimo miglioramento rispetto al 2021 (+0,1) e un peggioramento rispetto agli anni precedenti (-7,5 rispetto al 2019 e -3,4 rispetto al 2018). La percentuale degli alunni che in uscita dal terzo anno della scuola secondaria di primo grado raggiungerebbe i traguardi previsti dalle Indicazioni Nazionali è comunque lontana dalla media nazionale del 61,5 (-4,1).

In Matematica, nel 2022, i risultati percentuali della Regione Puglia (49,7) rivelano un lieve peggioramento rispetto al 2021 (-0,4) e un peggioramento più consistente rispetto agli anni precedenti (-9 rispetto al 2019 e -2 rispetto al 2018). La percentuale degli alunni che in uscita dal terzo anno della scuola secondaria di primo grado raggiunge i traguardi previsti dalle Indicazioni Nazionali è comunque significativamente lontana dalla media italiana del 56,4 (-6,7)

In Inglese listening, nel 2022, i risultati percentuali (50,1) rivelano un miglioramento rispetto agli anni precedenti (+1,7 rispetto al 2021, + 1,5 rispetto al 2019 e + 11 rispetto al 2018).

La percentuale degli alunni che in uscita dal terzo anno della scuola secondaria di primo grado consegue il livello A2 previsto dalle Indicazioni Nazionali è comunque significativamente lontana dalla media italiana del 62,4 (-12,3)

In Inglese reading, nel 2022, i risultati percentuali (71,8) rivelano un miglioramento rispetto al 2021 (+3,1) e al 2018 (+6,2) e un peggioramento rispetto al 2019 (-2).

La percentuale degli alunni che in uscita dal terzo anno della scuola secondaria di primo grado consegue il livello A2 previsto dalle Indicazioni Nazionali è comunque significativamente lontana dalla media italiana del 78% (-6,2).

I dati percentuali del periodo 2018-2022 fanno certamente riflettere sull’influenza negativa che la pandemia ha avuto sugli apprendimenti, a causa dell’interruzione della didattica in presenza, ma sollecitano soprattutto un’attenzione particolare nei confronti degli alunni che terminano il primo ciclo di istruzione senza avere le competenze di base necessarie per proseguire gli studi. Tali studenti sono a forte rischio “dispersione” per le limitate prospettive di inserimento nella società. 

3. I risultati degli Esami di Stato 2022

Al termine del primo ciclo di istruzione, gli studenti sono chiamati a sostenere l’Esame di Stato finalizzato a valutare le competenze acquisite. Tale esame rappresenta un traguardo fondamentale del percorso scolastico dello studente ed il suo superamento costituisce titolo di accesso alla scuola secondaria di secondo grado o al sistema della formazione professionale regionale.

A partire dall’a.s.2017/18 lo svolgimento dell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione è disciplinato dal D. Lgs. n.62 del 2017. 

L’ammissione a sostenere l’Esame di Stato avviene con una decisione assunta dal consiglio di classe nello scrutinio finale dell’ultima classe del percorso di studi.

L’ammissione è consentita anche con l’insufficienza in una o più discipline; è necessario, però, che lo studente abbia frequentato almeno tre quarti del monte ore annuale.

L’esame, per l’anno scolastico 2021-2022, ha previsto   due prove scritte, di Italiano e Matematica, predisposte dalle singole commissioni d’esame, a cui è seguito un colloquio a carattere pluridisciplinare durante il quale è stato possibile accertare le competenze in lingua straniera e in Educazione Civica.

Dai dati messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione è possibile ricavare alcune informazioni sui diplomati pugliesi.[7]L’analisi, dal punto di vista territoriale, mette in evidenza come i numeri degli ammessi all’esame finale e dei diplomati nella regione Puglia si collocano, mediamente, attorno ai valori nazionali.  

Dal confronto dei dati pugliesi con quelli nazionali, si evidenzia lo scarto di 2,9 punti percentuali dei dieci e lode rispetto alla media nazionale e di 2,8 punti percentuali dei dieci rispetto alla media nazionale. Rispetto ai dati percentuali relativi ai dieci e lode conseguiti dagli alunni delle diverse regioni italiane, il dato di 8,8 della Puglia è il più alto.

Il 39, 8% degli studenti pugliesi consegue valutazioni pari a nove, dieci e dieci e lode agli esami; tali dati richiedono un certo approfondimento, poiché non sembrano coerenti con i dati relativi alla percentuale di alunni che, nelle prove standardizzate, raggiungono i livelli 4 e 5, ossia i risultati di apprendimento più elevati, nelle discipline oggetto di misurazione da parte dell’Invalsi. Gli alunni che raggiungono i livelli 4 e 5 (top performer secondo Invalsi), infatti, si attestano nel 2022 sul 27,6% in Italiano e sul 25,4% in Matematica.


[1] Il rapporto è rintracciabile in formato digitale sul sito https://scuolamedia.fondazioneagnelli.it  

[2] L’indagine TIMSS, acronimo di Trends in International Mathematics and Science Study, è un’indagine internazionale promossa dalla IEA (International association for the Evaluation of Educational Achievement). L’indagine ha una cadenza quadriennale e il primo ciclo dell’indagine si è svolto nel 1995; il 2019 è stato il settimo ciclo. Alla rilevazione TIMSS 2019 hanno partecipato 64 paesi e otto entità subnazionali (i cosiddetti benchmarking participants). L’Italia vi partecipa fin dal primo ciclo.

[3] Cfr. “Rapporto scuola media 2021” della Fondazione Agnelli.

[4] L’Editoriale è rintracciabile nella sezione INVALSIOPEN sul sito https://www.invalsiopen.it.  

[5] I dati sono stati resi pubblici in data 6 luglio 2022

[6] Cfr. L’Editoriale di Roberto Ricci, La dispersione implicita, in Invalsiopen, pag. 2 7 Cfr Descrizione sintetica del Livello 1 di Matematica Invalsiopen

[7] Fonte M.I.

M. Santagata, Come donna innamorata

Santagata, ancora Dante

di Antonio Stanca

   Per conto di Guanda è recentemente comparsa una nuova edizione di Come donna innamorata, un romanzo di Marco Santagata che risale al 2015 e che quell’anno era stato finalista al Premio Strega.

   Santagata è nato a Zocca, in provincia di Modena, nel 1947 ed è morto a Pisa nel 2020. Accademico noto a livello internazionale per i suoi studi sulla poesia classica italiana, in particolate Dante e Petrarca, aveva pure studiato altri autori della storia letteraria d’Italia e molti romanzi aveva scritto. A questi erano stati assegnati premi di rilievo. A volte si erano mostrati impegnati a ricostruire avvenimenti, personaggi del passato letterario più remoto; le qualità dello studioso, del critico si erano combinate con quelle dello scrittore. Così in Come donna innamorata dove Santagata ripercorre, nei modi di un romanzo, la vita di Dante Alighieri e la storia del suo rapporto con Beatrice Portinari, la famosa “donna angelo” che avrebbe ispirato la fase stilnovista della sua poesia e il cammino compiuto ne La Divina Commedia per giungere a lei in Paradiso.

   Molto chiaro e molto agile è il linguaggio del Santagata, con facilità procede tra le tante situazioni che si erano verificate nella vita di Dante, tra i tanti problemi pubblici e privati che aveva vissuto, tra il rapporto con Guido Cavalcanti e quello altrettanto difficile con le autorità fiorentine, con le diverse fazioni politiche che a Firenze si erano formate, tra la volontà di far trionfare la giustizia, la legalità, di operare per la rinascita della città e la delusione per non vederle realizzate, tra l’esilio e l’indigenza della famiglia, moglie e quattro figli, tra le aspirazioni letterarie e la triste condizione della sua vita errabonda, della sua solitudine. Tutto dice di Dante il Santagata nel libro, si muove tra realtà e invenzione e questo gli permette di arricchire, colorare la figura dell’Alighieri. Mostrandolo tra tanti problemi lo riporta ad una condizione più modesta, più umana, lo fa assomigliare ad uno degli artisti moderni, quelli che rimangono esclusi dal contesto sociale perché diversi e si adattano alle peggiori condizioni di vita pur di coltivare, perseguire le loro aspirazioni, applicarsi alla loro opera. Come questi anche il Dante del Santagata ha tanto sofferto ma non ha mai smesso di ascoltare la voce dell’anima, di pensare alla sua scrittura. Beatrice lo aiuterà a realizzare i suoi progetti artistici, sarà la sua musa ispiratrice, il coronamento dei suoi sogni, il trionfo delle sue battaglie. Non tanto la Beatrice vera, concreta quanto quella ideale, astratta. Per Dante lei diventerà il simbolo della bellezza unica, assoluta, trascendente, della luce che vince le tenebre, salva dai pericoli e conduce alla purezza, all’arte, alla poesia. È questo il percorso che Dante dice di aver compiuto grazie a Beatrice: si è liberato dalla materia ed è approdato allo spirito. La sua opera, in particolare La Divina Commedia, è stata un processo di purificazione dal male che aveva patito nel mondo, di liberazione dai problemi della vita. In essa li avrebbe ripercorsi ma nella posizione del giudice illuminato, guidato, avrebbe fatto giustizia, quella vera, sarebbe giunto dove non gli era stato mai possibile e Beatrice sarebbe stata la sua guida, il migliore completamento del suo viaggio, l’approdo finale, l’avrebbe identificata con la divinità.

   Una buona idea ha avuto il Santagata e bene è riuscita questa sua opera. Permette di sapere di situazioni, personaggi che spesso rimangono ignorati dalla storia, dalla letteratura ufficiale e che, tuttavia, hanno avuto la loro importanza. Ad entrambi gli aspetti della cultura, il maggiore e il minore, ha voluto far posto l’autore, tra essi ha voluto dividersi, facile ha voluto mostrarsi.

Binge drinking e droga

Binge drinking e droga

di Vincenzo Andraous

C’è tanto da fare, una urgenza non più rinviabile la necessità di interrompere questo silenzio colpevole sull’uso e abuso di sostanze da parte soprattutto dei più giovani, di quanti si sentono ribelli nei binge drinking sparati nello stomaco nello spazio di pochi attimi, non sapendo che così facendo aumenta a dismisura la fascinazione della droga. Un silenzio irresponsabile, dentro una prevenzione che non avverte del pericolo incombente i ragazzi, ma addirittura neppure i genitori, le famiglie, coloro che sono deputati all’attenzione e cura dei propri figli. Quando si parla di giovani, di tragedie, di sofferenze, di dolore causati dall’assunzione di sostanze, la tendenza è di licenziare il problema, come si trattasse di un mero fastidio, esibendo frasi fatte, la retorica di chi non intende farsi carico di una vera e propria diaspora delle relazioni, delle emozioni, dell’amore che unisce e mai disunisce, soprattutto quando un giovanissimo è in grande difficoltà, non parla, non alza la mano per chiedere aiuto. C’è tanto da fare per tentare di rendere la vita un percorso straordinario, per  non accettare la resa, la sconfitta dei propri sogni, affogando la ragione e la propria libertà-responsabilità dentro un poliabuso  alla portata di tutte le tasche. C’è tanto da fare, oltre le parole valigia spese male, i sermoni, le filippiche nazional popolari, lo sappiamo bene che oggi non ci sono più per le strade i vecchi tossicodipendenti, umanità in ginocchio, accasciati sulle panchine, sui marciapiedi, ieri non è oggi davvero, è peggio, i giovani vanno per strada con gli zainetti in spalla, con la canna tra le dita, con la pasticca calata giù in fretta, sono giovanissimi, talmente giovani in preda alle assunzioni più disparate, che non riesci a capacitarti di tanto sfacelo. Il legame tra i giovani e la droga non può essere spiegato semplicemente con l’imitare i coetanei per sentirsi parte di un gruppo, per sperimentare un nuovo piacere, nella convinzione che sballarsi risolva eventuali fallimenti. C’è tanto da fare per rendere possibile la creatività e l’intuizione di un giovanissimo, senza il bisogno di fare i funamboli tra droga pesante e droga leggera, perché volenti o nolenti la verità è che esiste la droga. C’è tanto da fare per insegnare il valore del rispetto per se stessi e per gli altri, per non prediligere la fuga dalle responsabilità del mondo adulto, uno stratagemma da due soldi per evitare le scelte e gli impegni che invece occorre affrontare e non sostituire con la roba, quasi a voler disconoscere la consapevolezza e forza delle proprie energie interiori cui fare affidamento.    Come detto qualche tempo addietro, forse è il caso di farci carico di questo male, che trasferiamo sovente sugli altri,  radicando nei più giovani una solitudine per lo più imposta, dove travestiamo di mete educative le  nostre rese e  le nostre insoddisfazioni. Forse.

Pensioni, cessazioni d’ufficio 65enni: ancora da esaminare il 73,65% del personale. Il Ministero sollecita

da OrizzonteScuola

Di redazione

Fino al 28 ottobre 2022 sono disponibili le funzioni SIDI per la rilevazione delle cessazioni d’ufficio del personale 65enne che ha raggiunto il limite ordinamentale per la permanenza in servizio. Da un monitoraggio effettuato dal MI le operazioni risultano essere a rilento, motivo per cui il Ministero con nota del 24 ottobre sollecita.

Poiché dall’ultimo monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori “è emerso che risulta ancora da esaminare il 73,65% del personale oggetto della rilevazione, si invitano codesti uffici ad ultimare le suddette operazioni entro l’imminente data prevista per la chiusura delle funzioni” scrive il MI.

Le funzioni costituiscono l’unico canale di comunicazione con l’INPS.

Il sistema prospetta l’elenco del personale, nato tra il 01.09.1956 e il 31.08.1958, che risulta in servizio al momento dell’apertura della rilevazione.

Potrà essere destinatario di collocamento d’ufficio solo il personale che avrà raggiunto un’anzianità contributiva di:

41 anni e 10 mesi al 31 agosto 2023, se donna;
42 anni e 10 mesi al 31 agosto 2022, se uomo.

Il percorso SIDI: “Comunicazioni servizi INPS” – “Rilevazione Pensionamenti D’ufficio Sessantacinquenni”.

NOTA

Esame di Stato: possibili modifiche alla seconda prova e alla composizione delle commissioni per dare più spazio al merito

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

La domanda che in molti si fanno in questi giorni è semplice ma per il momento non c’è ancora una risposta sicura: ma quali misure ha in mente il Ministro Valditara per dare concretezza e sostanza all’idea di dare spazio al merito nella scuola?
Le ipotesi sono molte ma se si pensa a provvedimenti immediati, ad effetto e soprattutto che non costino troppo (nel suo discorso alla Camera la presidente Meloni ha già detto che in questo momento la priorità va data alla lotta al “caro-bollette”) il campo si restringe parecchio.

Stando a qualche indiscrezione che abbiamo raccolto in queste ore sembra che una idea facile da realizzare potrebbe essere quella di rivedere le regole dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo.
Due sono le modifiche che potrebbero essere introdotte.

Seconda prova scritta definita dal Ministero

La prima riguarderebbe la seconda prova scritta che potrebbe essere decisa a livello nazionale e non più lasciata alle scelte delle singole commissioni.
Il secondo cambio di rotta potrebbe avere a che fare con la composizione delle commissioni in modo da aumentare il numero dei commissari esterni; ma su questo peserebbe il fatto che in tal modo aumenterebbe anche la spesa e in questo momento, come si è detto, la presidente Meloni non sembrerebbe intenzionata ad allentare troppo i cordoni della borsa.

L’incognita delle prove Invalsi

Il peso delle prove Invalsi resta un’incognita totale: c’è chi ritiene che le prove debbano tornare ad essere requisito di ammissione, ma non dimentichiamo che in campagna elettorale diversi parlamentari di Fratelli d’Italia si erano pronunciati per la cancellazione delle rilevazioni se non addirittura per la chiusura dello stesso Invalsi.
Per capire come potrebbe concludersi il capitolo Invalsi bisognerà aspettare almeno che si concluda l’organigramma politico del Ministero: una presenza significativa di Forza Italia, per esempio, potrebbe porre un freno all’idea di Fratelli d’Italia di ridurre al minimo il peso delle rilevazioni.

Contratto scuola: alla Camera, Giorgia Meloni frena e ricorda che ci sono altre emergenze

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Ci sarà tempo nelle prossime ore per analizzare nel dettaglio il discorso tenuto in mattina dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma intanto un punto è chiaro: per varare i provvedimenti che la coalizione aveva in mente fino a qualche settimana fa bisognerà attendere ancora un po’ perché per il momento ci sono ben altre urgenze.
La crisi energetica, ha detto in sostanza Meloni, ha creato una congiuntura economica gravissima a livello internazionale e nazionale.
Tutto questo per dire che la prima emergenza da affrontare è quella del “caro bollette”, tanto che è probabile che bisognerà anche rivedere le misure sul reddito di cittadinanza.
Ma la questione è molto complessa e potrebbe avere le conseguenze più disparate.

Per quanto riguarda la scuola e l’intero comparto del pubblico impiego c’è da aspettarsi che almeno per ora gli stanziamenti per i rinnovi contrattuali vengano rinviati a tempi migliori.
In proposito Giorgia Meloni ha già anche fatto intendere che la legge di bilancio che si dovrà mettere a punto nelle prossime settimane e approvare entro la fine dell’anno sarà una legge molto “sobria” o meglio dire molto “risparmiosa”.

Chi pensava che con il cambio di Governo, il tavolo contrattuale della scuola si potesse sbloccare, consentendo una rapida conclusione con cifre significative rimarrà probabilmente deluso anche perché – a quanto si capisce e a quanto fanno intendere – il famoso “tesoretto” di una decina di miliardi lasciato in eredità dal Governo Draghi sarebbe poco più che una leggenda metropolitana.

Paradossalmente, però, questa previsione potrebbe spianare la strada verso la firma del contratto: una volta chiarito che con la prossima legge di bilancio non potranno esserci risorse per aumentare le retribuzioni dei dipendenti pubblici i sindacati potrebbero essere indotti a concludere la trattativa al più presto.

Giorno della Fiducia, Meloni: ‘Colpita dalle polemiche sul Merito. Insegnanti lasciati troppo spesso soli’

da Tuttoscuola

Si è polemizzato sulla nostra scelta di rilanciare la correlazione tra istruzione e merito. Rimango sinceramente colpita“. Così la premier, Giorgia Meloni, alla Camera per le dichiarazioni programmatiche del Governo.

Diversi studi dimostrano come, oggi, chi vive in una famiglia agiata abbia una chance in più per recuperare le lacune di un sistema scolastico appiattito al ribasso, mentre gli studenti dotati di minori risorse vengono danneggiati da un insegnamento che non dovesse premia il merito, perché quelle lacune non le colmerà nessun altro“, ha detto Meloni.

“Noi intendiamo lavorare sulla crescita dei giovani – ha spiegato la presidente del Consiglio -. Promuovere le attività artistiche e culturali, e accanto a queste lo sport, straordinario strumento di socialità, di formazione umana e benessere. Lavorare sulla formazione scolastica, per lo più affidata all’abnegazione e al talento dei nostri insegnanti, spesso lasciati soli a nuotare in un mare di carenze strutturali, tecnologiche, motivazionali. Garantire salari e tutele decenti, borse di studio per i meritevoli, favorire la cultura di impresa e il prestito d’onore. Lo dobbiamo a questi ragazzi, ai quali abbiamo tolto tutto, per lasciare loro solo debiti da ripagare. E lo dobbiamo all’Italia, che il 17 marzo di 161 anni fa è stata unificata dai giovani eroi del Risorgimento e oggi, come allora, è dall’entusiasmo e dal coraggio dei suoi giovani che può essere risollevata”.

Meloni ha quindi fatto riferimento alle recenti morti sul lavoro nelle ore di alternanza: “Occorre mettere fine alle morte sul lavoro. Non possiamo accettare la morte di Giuliano e di altre vittime. Conosco l’impegno giovanile, difficilmente non proverò simpatie per chi contesterà il mio governo in piazza. Perché quella storia è anche la mia. A chi scenderà in piazza contro di noi, ricordo una frase di Jobs. Siate affamati, siate folli. Aggiungo siate liberi. Aumenteremo l’assegno unico, aiuteremo le giovani coppie col mutuo per la casa, incentiveremo l’occupazione giovanile. Chiederemo ai comuni di aprire asili nido gratuiti e aperti fino alla chiusura di uffici e industrie”.

Merito e istruzione: scontro tra Landini e Calenda

da Tuttoscuola

C’è chi nasce fortunato, e chi nasce sfortunato. Secondo questo presupposto, i principi meritocratici possono essere interpretati come l’individuazione il più possibile precoce dei fortunati, i meritevoli, che devono ricevere tutte le attenzioni. Mentre gli altri, gli sfortunati immeritevoli, devono essere messi in condizione di non far perdere tempo, energie e soldi. Dobbiamo svelare l’inganno delle parole: la scuola del merito è la scuola che smette di investire su chi è in difficoltà“. In queste ore questa citazione di Andrea Canevaro sta circolando sui social, postata da chi ha iniziato a esprimere le proprie perplessità sull’utilizzo della parola “Merito” accanto a “Ministero dell’Istruzione”. Perplessità come quelle espresse anche da Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, che hanno scatenato un vero e proprio scontro politico con Carlo Calenda, leader di Azione.

“Trovo sia sbagliato – ha detto Landini -, quando parliamo di istruzione in un Paese dove c’è questo livello di diseguaglianze, introdurre la parola merito: rischia di essere uno schiaffo in faccia per chi può avere tanti meriti ma parte da una situazione di diseguaglianza”.

Il merito è l’unico antidoto a una società classista o a una società appiattita sull’ignoranza. Come realizzare il merito in modo giusto è un dibattito difficile e interessante, rifiutarne il principio è assurdo e antistorico”, ha risposto Carlo Calenda intervenendo anche lui sul legame tra istruzione e merito. “Questa presa di posizione di Landini è incredibile. In nessun paese del mondo il segretario del principale sindacato si dichiarerebbe contro il merito come principio. Questa posizione ideologica spiega perché la Cgil è stata spesso negli ultimi anni un freno alla modernizzazione del paese. Spero che Cisl e Uil prendano le distanze“, ha concluso.

Ministero dell’Istruzione e del Merito: cosa si intende con la parola ‘Merito’?

da Tuttoscuola

Che cosa esattamente si intende dire con la parola “Merito”, ora aggiunta a “Ministero dell’Istruzione”? È probabile che l’intenzione di chi ha voluto questa singolare integrazione della classica denominazione del Ministero dell’Istruzione (già “Pubblica Istruzione” o “MIUR” quando fu unificato con Università e Ricerca) sia quella di evidenziare l’importanza della serietà e dell’impegno come precondizioni per il riconoscimento del merito (da premiare) riferito a tutti gli attori del processo educativo: alunni, insegnanti, dirigenti scolastici. Essenziale è però capire chi valuta che cosa, come e perché, con quale obiettivo.

Nel caso degli studenti la valutazione del merito riferita alle loro prestazioni è effettuata dagli insegnanti (valutazione didattica) oppure da appositi istituti di valutazione come l’Invalsi sulla base di prove oggettive (valutazione di sistema). Nel secondo caso non è previsto che sia valutata la performance – e quindi il merito – a livello individualeL’onere di valutare gli studenti e il loro “merito” spetta dunque agli insegnanti, e il fatto che la parola merito (anzi Merito) compaia addirittura nella nuova denominazione del Ministero lascia intendere che l’intento di questo governo è quello di sollecitare un maggior controllo non solo delle prestazioni ma anche del comportamento degli studenti da parte degli insegnanti. Un maggior rigore e una maggiore selettività? Meno “buonismo” e maggiore severità? Un invito subliminale anche a bocciare chi non “merita”? Si capirà di più dalle indicazioni e dalle decisioni che prenderà il ministro Valditara.

Sul versante degli insegnanti non esiste in Italia una procedura di valutazione formale della loro attività che faccia riferimento alla qualità delle loro prestazioni individuali, salvo quanto previsto dalla legge n. 107/2015 (Buona Scuola) che tra le competenze del dirigente scolastico aveva inserito anche quella di assegnare premi economici ai docenti che egli ritenesse meritevoli di tale riconoscimento sulla base di criteri generali (non vincolanti) stabiliti da un apposito comitato per la valutazione dei docenti. Norma poi contestata dai sindacati, che hanno ottenuto di poter contrattare a livello di istituto l’ammontare del valore economico minimo o massimo per il premio individuale, la differenziazione minima tra le somme distribuite, la percentuale dei beneficiari, le modalità di presentazione e valutazione delle candidature. La decisione finale compete al dirigente scolastico, ma è chiaro che a quel punto il suo potere decisionale è praticamente nullo. Verrà ripristinato in qualche modo in omaggio al nuovo identikit meritocratico del Ministero?

Va sempre ricordato che il più importante tentativo di differenziare in maniera significativa il trattamento economico di una parte degli insegnanti (circa un quinto) sulla base di criteri oggettivi volti ad individuare il loro merito – quello effettuato dal ministro Luigi Berlinguer nel febbraio 2000 – fu vanificato dalla diffusa contrarietà degli insegnanti, tradottasi in un imponente sciopero spontaneo che costrinse i sindacati a una rapida retromarcia e il ministro alle dimissioni.