Giornata Nazionale Giovani e Memoria

A Roma si è celebrata la Giornata Nazionale Giovani e Memoria

Oltre 150 giovani protagonisti dell’evento dedicato alla memoria.

Presenti anche il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo.

Vicchiarello: “Occasione inedita per parlare ai giovani percorrendo i loro linguaggi, per ricevere la loro preziosa partecipazione alla costruzione del presente e del futuro.”

Roma, 1 novembre 2022 – Sono oltre 150 i ragazzi protagonisti della Prima Giornata Nazionale “Giovani e Memoria”, una iniziativa che si è svolta ieri all’Acquario Romano-Casa

dell’Architettura, organizzata dalla Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e la dimensione partecipativa delle nuove generazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per i Giovani (ANG), l’Istituto Nazionale documentazione innovazione ricerca educativa (INDIRE) e l’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia (OAR). Presenti i ragazzi coinvolti nel progetto ANG InRadio e i giovani diRadioLuiss, per raccontare la giornata attraverso la radio digitale, mezzo di comunicazione sempre più amato dai giovani di oggi.

L’iniziativa è stata istituita dal Parlamento con lo scopo di valorizzare la memoria quale patrimonio culturale identitario e collettivo, che attraversa più generazioni e contribuisce alla formazione dei cittadini del domani.

L’evento, che ha visto la partecipazione del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, è stato anche un’opportunità per illustrare i risultati dell’indagine di ricerca della Struttura di missione, condotta attraverso l’Istituto Piepoli, con il coinvolgimento di 1.500 giovani italiani tra i 14 e i 35 anni, allo scopo di approfondire il significato e il ruolo della memoria dal punto di vista delle nuove generazioni.

Il 78% degli intervistati è affascinato dalla storia, in particolare quella dell’800 e del ‘900; il 74% dei giovani forma la propria opinione tramite le informazioni ricevute dalla televisione (55% social network; 54% siti web; 43%stampa digitale; 33% Youtube; 27% radio; 19% stampa cartacea; 15% passaparola; 14% podcast); quasi 9 intervistati su 10 ritengono che richiamare alla memoria eventi/personaggi/luoghi sia molto importante, soprattutto per non commettere gli stessi errori (75%). Infine, 2 giovani su 3 giudica positivamente l’idea scaturita in Parlamento di una Giornata Nazionale Giovani e Memoria, quale occasione per fare tesoro dei luoghi e degli eventi del passato, proiettando lo sguardo verso il domani.

“Una occasione inedita per parlare ai giovani percorrendo i loro linguaggi, – commenta Paolo Vicchiarello, Coordinatore della Struttura di missione per la valorizzazione

degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni della Presidenza del Consiglio per coinvolgerli in una riscoperta della storia collettiva e delle storie individuali e familiari del passato, per ricevere la loro preziosa partecipazione, attiva e propositiva, alla costruzione del presente e del futuro”.

Nel corso della giornata si sono susseguiti molti appuntamenti interdisciplinari, compreso il lancio di nuove progettualità, quali “La presa di coscienza 1943 – 1945”, nato su proposta del professore Luciano Zani, e il concorso scolastico per le classi IV e V secondarie superiori dal titolo“Scienziate. Un confronto tra generazioni”, ideato dalla professoressa Patrizia Gabrielli e della scrittrice e astrofisica Licia Troisi. In anteprima è stato presentato il podcast “Noi siamo i giovani”, promosso da ANG, che ripercorrere la storia del concetto di “giovani” dalla fine degli anni Cinquanta, ed è stato promosso il progetto curato dal Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio universale civile della Presidenza del Consiglio del Ministri, volto a sostenere la creazione di spazi di aggregazione destinati alle giovani generazioni, per attività ludico-ricreative, sociali, educative.

Nel corso della mattinata si è tenuta anche la performance di danza “#Cittadine! Alla conquista del voto”, a cura del Centro documentazione donna e Istituto Storico di Modena in

collaborazione con la Federazione nazionale associazioni scuole di danza (FNASD). Inoltre, è stata l’occasione anche per mettere in scena lo spettacolo “Il racconto della Costituzione”, adattamento della graphic novel di Giuseppe Amari, in collaborazione, tra gli altri, con la Fondazione Matteotti e il coinvolgimento degli studenti della classe IV G del Liceo Morgagni di Roma.

Come rapinare la dignità

Come rapinare la dignità della persona

di Vincenzo Andraous

A sentire certe notizie viene da chiedersi se non è il caso di smetterla con le giustificazioni, le attenuanti, il ricorso ai massimi sistemi per fare quadra con la perduta ragionevolezza. Come è possibile che una intera classe composta da qualche famoso per forza e dalle solite complici marionette di seconda e terza fila, si mettano d’accordo per espletare una sentenza di condanna nei riguardi di una docente, attraverso una vera e propria fucilazione a colpi di pallini di gomma. Indipendentemente dalla gravità del gesto, uno dei pallini ha colpito la malcapitata proprio sotto l’occhio, quindi poteva risultare assai più grave il danno fisico, è stato davvero imperdonabile avere deciso in gruppo, in quel famoso gruppo dei pari, di rubare, rapinare, il bene più prezioso di quella docente, la propria dignità personale. Mentre questa azione da veri “eroi” prendeva il sopravvento sulla coscienza sopita di ognuno, sulle emozioni gambizzate di ciascuno, persino la vergogna se la dava a gambe levate. Gli spari, i ridolini, i registi che filmano la scena, fotogramma dopo fotogramma, fino a confezionare un filmetto a loro giudizio niente male, da fare girare in fretta tra coetanei più o meno intellettualmente raffazzonati. Infatti è tutto un gioco, la vita è un gioco, i giorni sono un viatico del divertimento, la stessa classe di cui sopra non è un coacervo di delinquenti, di sbandati, di solitudinarizzati. Piuttosto un plotone di immaturi che non sanno fare i conti con la sofferenza altrui, con il dolore degli altri. Ho l’impressione che tutto questo sia assai più pericoloso da indurre il mondo adulto, professorale, genitoriale a chiederci se come dicono gli scienziati della materia, non è corretto puntare il dito, bollare a fuoco, questi ipotetici veterani di una guerra che non è mai stata loro, né mai lo sarà. Dunque a questo punto cosa è giusto fare, dire, agire per rieducare chi educato non è stato per niente. Mi ritorna alla mente un giovanissimo che ben conosco, nascosto tra gli ultimi banchi, la linea degli invisibili, il cancellino, la botta secca, la docente che scivola sulle ginocchia, l’omertà scambiata per solidarietà. Mi ricordo anche che il gioco non regalò più risate, ma profonde lacerazioni a quel ragazzo e soprattutto agli innocenti come questa docente presa a pistoletttate ad aria compressa. Come allora i disvalori vestono i panni dell’indifferenza, della banalità, senza mai alzare il braccio per chiedere aiuto, perché farlo significa fare parte della terza fila degli sfigati, il braccio si alza con bene in mostra il bicipite per asfissiare eventualmente il dazio da pagare. La volontà di voltare pagina è un giusto requisito per una scuola che educa al rispetto di se stessi e degli altri, ma questa scuola deve anche comprendere con chi ha a che fare, dunque forse è il caso di non limitarsi alla mera sospensione, piuttosto a rendere come principio fondante della giustizia, la sua riparazione, radice profonda che non teme intemperie.