Incontro tra il Ministro e i sindacati della scuola

Si è svolto il 3 novembrei il primo incontro tra il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e i rappresentanti dei sindacati e delle parti sociali del mondo della scuola. Hanno partecipato all’incontro il Ministro, la segreteria tecnica del Ministero, il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli, la segretaria generale della Cisl Scuola Ivana Barbacci, il segretario generale della Uil Scuola Giuseppe D’Aprile, la segretaria generale Snals-Confsal Elvira Serafini, il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Rino Di Meglio, il presidente nazionale dell’Anief Marcello Pacifico.

L’incontro si è svolto in un clima di serena collaborazione, tutti i partecipanti hanno concordato sul confronto come metodo primario per affrontare le sfide decisive che attendono la scuola italiana.

“Si avvia oggi un percorso di ascolto con le parti sociali. Mi sono attentamente appuntato tutte le urgenze che i rappresentanti dei lavoratori mi hanno segnalato. La grande Alleanza per la Scuola e il Merito che ho lanciato e in cui credo fermamente ha come pietra miliare il dialogo con chi affronta in prima persona sul campo le criticità del mondo della scuola”, dichiara il Ministro Valditara.

“Per dare corpo immediato a questo approccio” prosegue il Ministro “ho proposto anzitutto l’istituzione di un tavolo di confronto tra la segreteria tecnica del Ministero e le strutture tecniche sindacali, dove si possano condividere le questioni strategiche di interesse comune e individuare le prime proposte di soluzione. Questo tavolo non sarà un momento formale, ma un luogo di elaborazione operativa che si riunirà frequentemente”.

“Quello di oggi è stato un incontro ampio, interessante e proficuo. Da parte mia ho assicurato che farò la mia parte, anche in sede di legge di bilancio, per dare un segnale concreto ai temi avvertiti come prioritari dagli operatori del mondo della scuola, compreso il tema delle retribuzioni e quello della valorizzazione. Più in generale, farò sempre la mia parte per costruire la grande Alleanza per la Scuola e il Merito insieme con docenti, studenti e famiglie”, conclude il Ministro.

Sardegna, ok alla legge per la diffusione della Lingua dei segni

Sardegna, ok alla legge per la diffusione della Lingua dei segni
Redattore Sociale del 03/11/2022

CAGLIARI. Un lungo applauso “silenzioso” ha riempito questa mattina l’aula del Consiglio regionale sardo. Hanno salutato così, i rappresentanti della delegazione dell’Ente nazionale sordi che hanno affollato gli spalti dell’assemblea, il via libera alla proposta di legge che, tra i vari obiettivi, mira a promuovere la diffusione della lingua dei segni italiana e della lingua dei segni italiana tattile nelle attività di comunicazione e d’informazione dei canali televisivi pubblici e privati dell’isola. La norma, frutto dell’unificazione di tre differenti proposte di legge, è stata approvata all’unanimità dopo una breve discussione, servita fondamentalmente ad apportare qualche lieve modifica al testo.

Il provvedimento, che potrà contare su un finanziamento di 2 milioni di euro all’anno per il 2023 e il 2024, prevede in particolare misure finalizzate a sostenere l’inclusione scolastica e lavorativa delle persone con disabilità uditiva e interventi di sensibilizzazione e di formazione, “diretti- è specificato- ad accrescere la consapevolezza sulle problematiche legate alla disabilità uditiva e a favorire la diffusione della lingua dei segni e di ogni altro mezzo, anche tecnologico, volto ad abbattere le barriere della comunicazione”. Previste poi misure per favorire l’accesso ai servizi pubblici, agli eventi, all’informazione, e, con l’obiettivo di consentire alle persone con disabilità uditive una maggiore partecipazione alla vita politica, il testo rimarca come anche il Consiglio regionale debba adottare misure idonee “a consentire l’accesso alle proprie attività alle persone con disabilità uditiva in condizioni di parità con gli altri cittadini”.

Infine, si interviene anche sul campo sanitario, con screening di massa per la diagnosi precoce, l’istituzione di equipe multidisciplinari che possano seguire a trecentosessanta gradi le persone con disabilità uditiva o con deficit di comunicazione e di linguaggio e le loro famiglie.

“La Sardegna si dota di uno strumento di inclusione ed integrazione sociale, che va a totale sostegno delle persone con disabilità uditiva, sordocieche o con deficit di comunicazione- sottolinea il leghista Dario Giagoni, primo firmatario di una delle proposte di legge, inglobate poi all’interno del testo unificato-. La battaglia avviata per l’abbattimento delle barriere della comunicazione è di primaria importanza in un mondo che corre veloce e che necessita di adeguarsi costantemente alle esigenze di tutta la società”. Un testo “particolarmente atteso- il commento di Michele Pais, presidente del Consiglio regionale- che contribuirà a creare una società più accessibile dal punto di vista comunicativo nella famiglia, nella scuola, nelle istituzioni, nella comunità e nei servizi pubblici. Oggi per noi è una giornata importante che aspettavamo da tempo”. (DIRE)

Incontro Valditara –sindacati

Scuola, incontro Valditara –sindacati. FLC CGIL: la scuola deve essere inclusiva, il ministero recuperi la sua funzione

Roma, 3 novembre – Una scuola dell’inclusione, il rinnovo contratto, la stabilità e l’aumento degli organici. Sono questi i temi posti al centro dell’attenzione dal segretario generale della FLC CGIL Francesco Sinopoli, nel corso del primo incontro con il neo ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Dopo aver ringraziato il ministro per il positivo approccio all’ascolto dimostrato in questa prima riunione, il segretario della FLC ha dichiarato: “Noi saremo sostenitori di tutte le scelte che il ministero farà per esercitare pienamente le proprie funzioni e lavorare per la scuola. Il ministero però non dovrà essere trattato come un capitolo di bilancio da contenere. Il PNRR, necessario per il Paese, non può sostituire il ruolo dello Stato che nell’Istruzione deve ritornare a investire”. 

Un breve passaggio poi sulla nuova denominazione del ministero: “Il ‘Merito’ – ha detto il sindacalista- evoca l’idea di una scuola competitiva, che per l’appunto premia. La nostra è invece una idea di scuola di tutti e per tutti perché la crescita di una società non è una gara, è un processo, e come tale deve essere armonico, quindi portarsi dietro più persone possibile”.

“Ma la scuola dell’inclusione per essere tale oggi ha bisogno di rafforzarsi: aumentando gli organici del personale ata e docente, stabilizzando il personale con un sistema di reclutamento celere fondato su una formazione di qualità. E garantendo- ha aggiunto il sindacalista – tutti coloro che ne hanno bisogno, un docente di sostegno. I quasi 100mila posti in deroga sul sostegno sono infatti il frutto, vergognoso, delle politiche di risparmio sulla scuola”.

Sinopoli si è poi concentrato sulla valorizzazione del personale: “E’ necessario che sulle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola questo governo dia un segnale forte: rinnovare il contratto è un’emergenza, negli ultimi 15 anni ne è stato rinnovato solo uno e siamo in grave ritardo per il rinnovo del CCNL 2019/21, per il quale occorrono altre risorse. Se davvero si ritiene l’istruzione una priorità, ci aspettiamo risposte adeguate per il personale della scuola, a partire da risorse aggiuntive per il rinnovo”.

Un ultimo passaggio il segretario della FLC lo ha dedicato al recente decreto “anti-rave”, primo e preoccupante provvedimento approvato dal governo Meloni. Per Sinopoli: “Un tema importante anche per chi nel Paese presiede il ministero dell’Istruzione e guarda dunque la vita di migliaia di ragazzi e ragazze. Non si può criminalizzare e reprimere il dissenso quando il problema nel Paese è la mancanza di partecipazione. La FLC CGIL vigilerà affinché venga garantita la libertà di manifestazione sancita dall’art.17 della nostra Costituzione.”

Incontro sindacati-ministro

Incontro sindacati-ministro, Gilda: i temi prioritari sono contratto e precariato

“Prima di affrontare i temi più caldi di cui, secondo noi, la neo amministrazione dovrà occuparsi prioritariamente, vorrei soffermarmi sulla nuova denominazione assunta da questo ministero per capire cosa si intende per merito”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ha esordito intervenendo al primo incontro con i sindacati convocato dal ministro Valditara. 

“Se ci si riferisce a una scuola che, senza discriminazioni, valuti responsabilmente il merito degli alunni, siamo d’accordo, perché la valutazione fa parte delle attività professionali dell’insegnante. Siamo disposti anche a discutere, a patto però che si liberino adeguate risorse economiche, del merito relativo ai docenti, purché sia concepito come valorizzazione della loro funzione. Due – ha spiegato Di Meglio – sono le condizioni imprescindibili: la prima è che la valutazione sia operata da soggetti competenti, la seconda è che premi l’impegno con gli alunni e non gli impegni impropri di carattere burocratico”.

Entrando, poi, nel vivo delle questioni più urgenti, il coordinatore nazionale della Gilda ha chiesto che si giunga con urgenza all’adeguamento dell’atto di indirizzo per chiudere velocemente il contratto. “Stiamo ragionando su un incremento molto modesto del 4% – ha sottolineato Di Meglio – mentre l’inflazione, secondo i dati Istat, a ottobre ha registrato un aumento del 3,5% su base mensile e dell’11,9% su base annua. È urgente concludere in tempi rapidi la partita, così da poterci sedere subito dopo al tavolo negoziale per il contratto del triennio, già ampiamente iniziato, 2022/2024. Ed è chiaro sin da ora che le risorse disponibili non lasciano spazio ad alcun tipo di intervento che vada oltre un minimo ristoro”.

Il leader della Gilda ha poi posto l’accento sull’annoso fenomeno del precariato sul quale “occorre aprire un confronto per approdare a una norma straordinaria che stabilizzi il maggior numero di precari. Parallelamente, bisogna intervenire sulle procedure concorsuali con l’obiettivo di snellirle e velocizzarle. Non dimentichiamo che il concorso solo abilitante è stato bandito ma è ancora in  attesa di essere espletato. Sono queste – ha concluso Di Meglio – le due strade maestre per garantire alla scuola italiana tutti gli insegnanti in cattedra dall’inizio dell’anno scolastico”.

Pakistan: scuole inaccessibili per oltre 2 milioni di bambini

Pakistan: scuole inaccessibili per oltre 2 milioni di bambini a causa delle inondazioni 

3 Novembre 2022 – Le scuole per oltre 2 milioni di bambini in Pakistan restano completamente inaccessibili dopo le inondazioni più gravi della storia del paese che hanno distrutto o danneggiato circa 27.000 scuole

“Quasi da un giorno all’altro, milioni di bambini pakistani hanno perso i loro familiari, le loro case, la loro sicurezza e la loro istruzione, in circostanze traumatiche”, ha dichiarato il Direttore globale dell’UNICEF per l’istruzione Robert Jenkins, di ritorno dalle zone colpite dalle inondazioni in Pakistan. “Ora, di fronte all’incertezza di quando potranno tornare a scuola, e dopo aver già sopportato alcune delle più lunghe chiusure di scuole al mondo a causa della pandemia, stanno vivendo un’altra minaccia al loro futuro”. 

Dopo oltre due mesi da quando le devastanti inondazioni hanno inghiottito ampie parti del Pakistan, in alcune delle aree colpite dall’alluvione, le cime degli edifici scolastici sono appena visibili. Si stima che ci vorranno settimane o addirittura mesi prima che le acque dell’alluvione si ritirino completamente.  

Oltre ad essere luoghi per l’apprendimento, le scuole sono essenziali a fornire ai bambini accesso a cure mediche, supporto psicosociale e vaccinazioni. Più a lungo le scuole restano chiuse, più ampio sarà il rischio dei bambini di abbandonare del tutto gli studi, aumentando la probabilità di essere costretti al lavoro minorile e al matrimonio infantile e di essere esposti ad altre forme di sfruttamento e abuso. 

In molti dei distretti più duramente colpiti vivono le comunità più vulnerabili del Pakistan. Prima dell’attuale emergenza, un terzo dei ragazzi e delle ragazze nelle aree colpite dalle inondazioni non frequentava la scuola e il 50% dei bambini soffrivano di ritardi nella crescita. Queste deprivazioni potrebbero peggiorare a causa della chiusura delle scuole. 

Durante l’apice della pandemia, le scuole in tutto il Pakistan sono rimaste chiuse, in tutto o in parte, per 64 settimane tra marzo 2020 e marzo 2022 – una delle chiusure scolastiche più lunghe al mondo. A meno di sei mesi di distanza, la distruzione causata dalle inondazioni estreme significa che gli scolari sono ancora una volta bloccati dall’apprendimento. Gli eccessivi danni alle infrastrutture, tra cui l’elettricità e la connettività a Internet, hanno reso in gran parte inaccessibile l’apprendimento a distanza.  

L’UNICEF ha realizzato oltre 500 spazi temporanei per l’apprendimento nei distretti più duramente colpiti e supportato insegnanti e bambini con materiale scolastico. Per supportare la salute mentale e fisica dei bambini, l’UNICEF sta formando insegnanti sull’assistenza psicosociale e sugli screening sanitari e sta preparando il ritorno a scuola e le attività di iscrizione per le scuole che sono state pulite e riabilitate. 

Per molti bambini, che non sono mai stati iscritti a scuola prima, questi centri per l’apprendimento sono la loro prima esperienza di istruzione. Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per assicurare che continuino ad apprendere quando torneranno a casa,” ha dichiarato Jenkins.   

FOTO/VIDEO – Floods in Sindh – Robert Jenkins visits UNICEF education sites in Pakistan

https://weshare.unicef.org/Package/2AMZIF7RTV8Q

FOTO EMERGENZA PAKISTAN 

https://weshare.unicef.org/Folder/2AMZIF7BNAI5

Decreto anti-rave

Decreto anti-rave, FLC CGIL: tutelare la libertà di manifestazione garantita dalla Costituzione

Roma, 3 novembre – Sul profilo giuridico autoritario e probabilmente incostituzionale del nuovo art 434-bis del codice penale introdotto d’urgenza dal governo si sono già espressi nelle ultime ore autorevoli giuristi, costituzionalisti e associazioni. Appare molto grave infatti, che il primo provvedimento approvato dal governo Meloni sia un decreto che limita la libertà di manifestare sancita dall’Art.17 della nostra Costituzione.

Punire con pene fino a 6 anni di carcere chi occupa aree private e pubbliche con raduni di almeno 50 persone che possono genericamente rappresentare un pericolo per l’ordine, l’incolumità o la salute pubblica ha un grosso significato politico: quello di criminalizzare e reprimere la naturale propensione di giovani e studenti all’aggregazione. Tanto più in un periodo come questo, di grande fermento nelle scuole e nelle università, e nei confronti di una generazione fortemente provata dalla pandemia e dalla crisi economica e sociale in corso, non ci sembra un buon segnale quello dato dal governo con questo decreto. 

La FLC metterà perciò in campo ogni iniziativa utile a tutela della libertà di manifestazione di cittadini e studenti e si impegnerà, sin da subito, perché questa norma venga profondamente rivista e abrogata.

Scuola laboratorio innovativo di cittadinanza

Consiglio nazionale a Trieste.
‘Territori, incontri, alleanze Scuola laboratorio innovativo di cittadinanza’

Si è svolto dal 19 al 22 ottobre 2022 a Trieste il Consiglio Nazionale di DiSAL cui hanno partecipato sessanta dirigenti scolastici delle diverse regioni italiane di scuole statali e paritarie.
Il Consiglio è organo statutario in cui la consapevolezza culturale e professionale di DiSAL trova il punto di elaborazione e di sintesi grazie ai membri che, rappresentando istanze, questioni, urgenze, tematiche emerse nei diversi contesti scolastici ed individuando soluzioni e percorsi di attuazione, approfondiscono il proprio personale percorso umano e professionale. «Un ambito di rappresentanza – ha ricordato Ezio Delfino presidente nazionale di DiSAL – con il compito di valutare il percorso svolto dalla associazione alla luce di un criterio ideale per dare giudizi operativi» .
La scelta di Trieste ha inteso recuperare suggestioni, esperienze e sfide che questa città offre sia per il sedimento di cultura mitteleuropea che la permea sia perché rappresenta un luogo di ricerca scientifica d’avanguardia e sia, infine, per essere inserita in una terra di confine con tutte le suggestioni e sfide che questa situazione offre.
Al Consiglio nazionale DiSAL hanno portato il loro contributo Alberto De Toni ordinario di Ingegneria economico-gestionale dell’Università degli Studi di Udine, Alessia Rosolen, Assessore al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia del Friuli Venezia Giulia con Patrizia Pavatti, Direttrice del Servizio Interventi per il diritto allo studio ARDIS FVGi, Paola Del Negro, Direttrice generale dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste, Fabiana Fusco, Direttrice del Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società, dell’Università degli Studi di Udine e Irina Moira Cavaion, Ricercatrice associata presso l’Istituto di studi linguistici dello ZRS Koper i quali, nel dialogo coi partecipanti, hanno stimolato approfondimenti utili a sviluppare le attività di studio e di formazione professionale dell’Associazione così da qualificare ulteriormente l’originalità e la ricchezza della proposta di DiSAL.
L’incontro con le personalità, con gli studiosi ed i luoghi di Trieste e del Friuli-Venezia Giulia hanno
favorito nei partecipanti un’esperienza di ‘immersione’ nella realtà culturale che caratterizza
questa area geografica, recuperandone suggestioni e spunti di approfondimento utili alla
Associazione ed allo sviluppo di un’immagine di scuola e di direzione.
I lavori del Consiglio nazionale, sempre sorprendentemente ricchi di cultura professionale ed
amicizia, hanno hanno consentito di esplorare i fattori determinanti la professionalità di un
responsabile di scuola capace di orientare le decisioni e le azioni in modo strategico,
coerentemente all’obiettivo formativo della scuola, e di usare gli strumenti gestionali e
manageriali in modo efficiente ed efficace.
«I lavori del Consiglio nazionale – ha sintetizzato Ezio Delfino – hanno messo in luce non solo la
vivacità culturale ed operativa dell’Associazione, ma anche il desiderio di una presenza sempre più
adeguata, negli strumenti e nei modi, al sostegno di un modello di leadership legata al successo
formativo ed all’apprendimento dei ragazzi».
Milano, 30 ottobre 2022 Ufficio stampa DiSAL

Legge di Bilancio, per la scuola solo le briciole. Meloni: “I pochi soldi serviranno per le bollette”

da OrizzonteScuola

Di redazione

“La legge di bilancio per il 2023 non ha soldi, come farete?”, chiede nel suo libro il giornalista Rai, Bruno Vespa al premier Giorgia Meloni.

“I pochi che ci sono serviranno a coprire il taglio delle bollette per chi è in difficoltà. Dobbiamo vedere come superare l’inverno senza che le bollette esplodano, sperando di tranquillizzarci da marzo in poi. Se l’Europa non riuscisse a tagliare l’allineamento del costo del gas da quello dell’energia elettrica, che è fonte di grandi speculazioni, lo faremo noi”, risponde il Presidente del Consiglio.

Non ci sono briciole per altro?, domanda il giornalista. “Poche, ma vogliamo dare qualche segnale, come la tassazione al 15 per cento sugli aumenti di reddito e il passaggio da 65.000 a 100.000 euro della quota di fatturato delle partite Iva tassate anch’esse al 15 per cento”.

Legge di Bilancio, ecco i fondi come saranno destinati

In verità non sorprende nemmeno più di tanto: è stato chiaro il messaggio del centrodestra in campagna elettorale e soprattutto nei primi giorni del nuovo esecutivo. D’altronde, quello dell’energia è un tema troppo scottante e che coinvolge vari settori dell’economia del Paese. In base a quanto si apprende il nuovo Governo prevede di investire il 75% delle risorse messe nella manovra per combattere il caro energia.

Alle misure non energetiche, dunque, resterà solo un quarto della manovra, che però già sappiamo che una parte dovrà essere impiegata per le pensioni, con l’obiettivo di non tornare alla legge Fornero. Nel capitolo previdenziale potrebbe essere previsto anche un sistema di incentivi, sotto forma di sconti dei contributi a carico dei lavoratori, per favorire la permanenza in azienda per gli over 63. Poi la legge di bilancio da approvare entro la fine dell’anno ci sarà spazio per diverse iniziative di Governo già annunciate: l’ampliamento della Flat Tax per gli autonomi e i correttivi sul reddito di cittadinanza per esempio.

Pertanto, allo stato attuale, se il quadro dovesse essere davvero quello prospettato, per la scuola non rimarrebbero che le briciole. Nella migliore delle ipotesi.

Il primo pensiero va al rinnovo contrattuale che in tale scenario rischia di diventare ancora più problematico: posto che il rinnovo del CCNL al momento prevede le risorse stanziate dalla precedente Manovra, la speranza dei sindacati è sempre stata quella di poter ottenere qualche risorsa in più per il contratto scaduto.

Si attende nel frattempo una risposta in merito alla questione di circa 340 milioni in più provenienti dal MOF: come sappiamo, infatti, nel corso del rinnovo del CCNI del salario accessorio, è stato raggiunto l’accordo spinto da mesi dai sindacati, di spostare una parte della cifra prevista per il MOF al contratto scuola.

Come abbiamo spiegato in precedenza, il Presidente dell’ARAN nel corso dell’incontro con le organizzazioni sindacali del 18 ottobre, ha informato che l’integrazione dell’atto di indirizzo, che prevede per la messa a disposizione delle risorse riguardanti la valorizzazione del personale della scuola, circa 340 milioni, sta completando il suo iter ed è attualmente al MEF.

In tale prospettiva le organizzazioni sindacali dovranno valutare con attenzione tale realtà e cioè che quelle risorse aggiuntive non saranno presenti quasi sicuramente. Quindi appare quasi impossibile ottenere qualcosa in più per questo contratto e l’ipotesi di firmare subito un contratto ponte, come sostenuto dal sindacato Anief, non appare più così irrealistica.

Senza dubbio un primo check lo avremo giovedì 3 novembre, quando è in programma il primo incontro fra il nuovo Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e i sindacati della scuola. E sicuramente quello del rinnovo contrattuale e il relativo aumento degli stipendi fa parte del dossier del nuovo capo di Viale Trastevere.

Gli oltre 300 milioni dal MOF non incideranno molto sulla busta paga in base alle stime complessive e siamo infatti abbondantemente lontani dalle 3 cifre che chiedevano i sindacati.

A conti fatti bisogna considerare che i docenti in busta paga potrebbero ricevere una cifra compresa fra i 15-20 euro circa in più.

La base di partenza è, come sappiamo, un aumento medio di circa 50-60 euro netti in busta paga a cui bisognerà aggiungere, dunque, le risorse provenienti dal salario accessorio.

Valditara: “Verso un piano di edilizia anti-sismica che scongiuri le tragedie”. Ma il Pnrr mette in sicurezza solo il 5% degli edifici scolastici

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

“La scuola è e deve sempre essere luogo di crescita, di scoperta e affermazione di sé, mai di pericolo e di tragedia”. Sono le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un messaggio rivolto alle famiglie, ai cittadini di San Giuliano di Puglia (Campobasso) e a tutta la comunità molisana, in ricordo del terremoto del 2002. “Proprio per questo – continua il ministro – mi impegno a garantire un piano di edilizia anti-sismica e di grande rinnovamento dell’edilizia scolastica, perché tragedie simili non accadano più”.

Qual è la situazione dell’edilizia scolastica in Italia e come si è scelto di intervenire nell’ambito del PnrrRicordiamo che gli investimenti scuola previsti dal Pnrr ammontano a un totale di 17,59 miliardi di euro, distribuiti come segue: 12,1 miliardi per le infrastrutture e 5,46 per le competenze. Quanto ci balza all’occhio è che per la messa in sicurezza degli edifici, sono stati autorizzati 3,9 miliardi di euro, per solo 2158 interventi di edilizia scolastica, su un totale di circa 40mila edifici, il che significa intervenire su circa il 5% del totale degli edifici scolastici italiani, un numero assolutamente irrisorio, se pensiamo che un’indagine di Legambiente condotta su 7mila edifici ha rivelato che il 40% di essi, 2.885, necessita di manutenzione urgente, come dichiarato dalle stesse amministrazioni. In altre parole il numero di interventi autorizzati dal Mi, su tutti i 40mila edifici scolastici (incluse le sedi distaccate e secondarie), è persino più basso del numero indicato da Legambiente sul campione ristretto dei 7mila.

Dunque, viene da chiedersi su quali basi il Ministero abbia scelto di operare solo su 2158 istituti, se con le dovute proporzioni Legambiente ne stimi almeno 16 mila ad avere bisogno di interventi urgenti? Si consideri che la quota media destinata a ogni edificio è di circa 2mln di euro se si tiene conto dei 3,9mld distribuiti tra i circa 2mila edifici.

Gli obiettivi del piano

Si tratterà di risorse destinate interamente alla messa in sicurezza? No. Secondo quanto leggiamo sulla sezione Futura del ministero, dedicata agli investimenti legati al Pnrr, l’obiettivo del ministero dell’Istruzione del Merito è rendere gli edifici pubblici adibiti a scuole del primo e secondo ciclo di istruzione innovativi, sostenibili, sicuri e inclusivi, con interventi di messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico e sostituzione edilizia. L’edilizia scolastica costituisce una priorità assoluta non solo per garantire la sicurezza degli edifici scolastici, ma anche per assicurare una reale ed effettiva fruibilità degli ambienti didattici, essi stessi risorse educative che contribuiscono alla crescita dei giovani.

L’investimento si concentrerà sulla ristrutturazione, messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici, puntando a ridurre le emissioni e migliorare le classi energetiche degli edifici, aumentare la sicurezza sismica, digitalizzare gli ambienti di apprendimento.

Rispetto al totale dell’investimento risorse pari a 3,2 mld di euro sono già state stanziate e autorizzate, andando a finanziare i cosiddetti “progetti in essere”, interventi già attivati dopo febbraio 2020.

Quali tempistiche?

La procedura di aggiudicazione e avvio lavori è prevista per l’anno scolastico 2022-2023; l’esecuzione dei lavori è prevista per il 2024; la conclusione dei lavori per il 2026.

Concorso DSGA, il MI avvia la rilevazione dei facenti funzione con titolo di studio valido per accesso al profilo

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Con nota 4312 del 28 ottobre 2022 il MI invita gli Uffici scolastici regionali a compilare e inviare una scheda di rilevazione per la procedura selettiva rivolta alla progressione all’area D per il profilo professionale di Direttore dei servizi generali e amministrativi, ai sensi dell’art. l’art. 2, comma 6, della legge 159/2019.

Il monitoraggio è finalizzato a definire la platea dei partecipanti alla suddetta procedura, per individuare il numero di Assistenti amministrativi di ruolo in possesso di titolo di studio valido per l’accesso al profilo professionale
di DSGA, ovvero di analoghi titoli conseguiti all’estero considerati equipollenti o equivalenti ai sensi della normativa vigente, e che, dall’a.s. 2011/2012, abbiano svolto le funzioni di DSGA per almeno tre interi anni scolastici.

La rilevazione ha come termine ultimo il 20 novembre prossimo.

LA NOTA

Divieto di cellulare a scuola, rispettato in pochi casi: spesso chi non si attiene alle norme subisce solo un rimprovero verbale

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Si parla ancora di cellulare a scuola, tra divieti più o meno estremi e fatti di cronaca. Nonostante da ormai praticamente un decennio, cioè dall’avvento dei primi smartphone, i ragazzi sono soliti portare i propri dispositivi a scuola, con tutte le problematiche del caso, la questione sembra essersi aperta oggi più che mai, complici forse le crescenti possibilità e distrazioni che offrono quelli di ultimissima generazione.

Qual è la situazione nelle scuole italiane? Esistono effettivamente i divieti? Sono rispettati? A cosa vanno incontro gli studenti che non lo fanno? A rispondere a queste domande è uno studio condotto da Skuola.net. Su un campione di 3.000 studenti di scuole medie e superiori oltre 6 alunni su 10 hanno indicazioni e divieti ufficiali, messi nero su bianco in circolari e comunicazioni alle famiglie. C’è da dire che, quasi sempre, non si tratta di novità ma di divieti esistenti da tempo.

Per un 30%, invece, la scuola per il momento ha solo “suggerito” in via informale dei comportamenti da adottare. Appena 1 su 10 continua ad avere campo libero. In caso di restrizioni nell’uso di cellulare a scuola, appena 1 su 7 riporta che nella propria classe tutti gli studenti si attengono scrupolosamente alle norme.

Perché il divieto non viene rispettato?

Forse la ragione della noncuranza degli studenti risiede nel fatto che le punizioni, per chi non rispetta regole del genere, sono perlopiù blande. In un terzo dei casi (34%) si subisce giusto un rimprovero verbale, nulla di più. Per il 36% la sanzione prevede al massimo una nota scritta o il coinvolgimento dei genitori. Solamente il 30% può incorrere in una punizione che, nell’ottica di un adolescente, può essere davvero pesante: il sequestro dello smartphone.

Ma dove è vietato il cellulare? In tutti i locali scolastici? In tutto l’arco della giornata di lezioni? In 3 casi su 4 il dispositivo viene accettato in classe, l’importante è che resti in disparte: la metà degli intervistati (51%) lo può tranquillamente usare al di fuori delle lezioni (nel cambio d’ora, a ricreazione, nei momenti di pausa), a un altro 22% può persino capitare che gli venga richiesto di usarlo per scopi didattici. Solo il 15% lo deve tenere spento all’interno di scuola, per tutta la mattina. Ancora di meno (12%) lo devono consegnare all’ingresso.

Studenti a favore di norme in materia, ma non troppo rigide

Quindi, solo una minoranza di studenti (circa il 30%) può affermare che nella propria classe lo smartphone non venga usato da nessuno per scopi ludico-ricreativi durante le ore di lezioni. I ragazzi, comunque, non sono contrari a prescindere a un codice di comportamento: la maggior parte (64%) si dice a favore. Tra loro, però, la stragrande maggioranza – circa 8 su 10 – chiedono che non si esageri. Un buon 30%, invece, anziché introdurre divieti lavorerebbe sull’educazione all’uso dei dispositivi. Appena il 6% vede qualsiasi regola come un’intromissione eccessiva nella propria vita.

Dirigenti scolastici: assemblea nazionale per parlare del trattamento economico e delle crescenti responsabilità

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Si incontreranno venerdì 4 novembre a Roma i dirigenti scolastici dei sindacati maggiormente rappresentativi del settore scuola (FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS). L’Assemblea si terrà all’ITIS Galilei e “affronterà – annunciano i sindacati – le diverse questioni su cui si concentrano in questa fase l’attenzione e le attese di una categoria le cui condizioni di lavoro, in presenza di un carico crescente di responsabilità e impegni, restano ben lontane da un adeguato riconoscimento”.

“Ad accrescere ulteriormente il malcontento dei dirigenti scolastici – aggiungono – sono state, nei giorni scorsi, le polemiche alimentate da un utilizzo strumentale dei dati diffusi dall’OCSE, dai quali emergerebbe una presunta, e infondata, situazione di privilegio retributivo. In realtà è proprio sulle rilevanti criticità della condizione retributiva dei dirigenti che i sindacati mettono l’accento, sottolineando il grave ritardo che si registra sul fronte del rinnovo del contratto di lavoro (per il quale manca ancora l’indispensabile atto di indirizzo), mentre si trascina, irrisolto da anni, il problema dell’incapienza del fondo nazionale, col rischio addirittura di veder diminuire l’entità complessiva del trattamento economico e della restituzione di parte degli stipendi già percepiti”.

Ma, all’ordine del giorno della assemblea, non ci sono solo questioni contrattuali; si parlerà infatti anche della responsabilità per la sicurezza degli edifici e della semplificazione amministrativa.

Prove Invalsi 2023, iscrizione delle scuole dal 15 novembre al 7 dicembre. Lo svolgimento dei test è requisito di ammissione agli esami

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Con una lettera trasmessa alle scuole in data 2 novembre, il Presidente dell’INVALSI, Roberto Ricci, ha riepilogato le tempistiche e le modalità di svolgimento delle prossime somministrazioni.

I primi a cimentarsi con le prove saranno gli studenti delle classi quinte delle scuole secondarie di II grado: i maturandi sosterranno i test computer based dall’1 al 31 marzo. Le scuole possono scegliere in autonomia le giornate per far svolgere le Prove agli allievi delle classi non campione, in una finestra temporale indicata dall’INVALSI all’interno del periodo di somministrazione, definito a livello nazionale. Le classi campione, invece, partecipano alle Rilevazioni nazionali nei giorni 1, 2, 3 e 6 marzo 2023.

Gli studenti delle classi terze delle medie svolgeranno le prove al computer dal 3 al 28 aprile. Le classi campione, invece, partecipano alle Rilevazioni nazionali nei giorni 3, 4, 5 e 12 aprile 2023.

Per quanto riguarda le classi seconde delle superiori, le somministrazioni (al computer) sono dall’11 al 31 maggio. Le classi campione, invece, partecipano alle Rilevazioni nazionali nei giorni 11, 12 e 15 maggio 2023.

Infine, nella scuola primaria, queste sono le date:

  • II primaria (prova cartacea)
    • Italiano: venerdì 5 maggio 2023
    • Prova di lettura solo Classi Campione: venerdì 5 maggio 2023
    • Matematica: martedì 9 maggio 2023
  • V primaria (prova cartacea)
    • Inglese: mercoledì 3 maggio 2023
    • Italiano: venerdì 5 maggio 2023
    • Matematica: martedì 9 maggio 2023

IL CALENDARIO

Le prove INVALSI e gli Esami di Stato

Nella lettera il Presidente Ricci ricorda che lo svolgimento delle prove INVALSI 2023 costituisce requisito di ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione (art. 7, comma 1 del D. Lgs. n. 62/2017). Le discipline oggetto di rilevazione delle prove INVALSI 2022 sono: a) Italiano, b) Matematica, c) Inglese (prova di ascolto e prova di lettura).

Allo stesso modo, anche lo svolgimento delle prove INVALSI 2023 costituisce requisito di ammissione all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo d’istruzione (art. 13, comma 2, lettera b del D. Lgs. n. 62/2017). Le discipline oggetto di rilevazione delle prove INVALSI 2022 sono: a) Italiano, b) Matematica, c) Inglese (prova di ascolto e prova di lettura).

Iscrizione delle scuole

Per dar corso alle procedure connesse con le prove è necessario iscriversi, a partire dalle ore 15.30 del 15 novembre 2022 ed entro le ore 17.30 del 7 dicembre 2022, accedendo all’area riservata della segreteria scolastica.

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Nota 3 novembre 2022, AOODGOSV 29908

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti Uffici Scolastici Regionali
All’Ufficio speciale di lingua slovena presso l’Ufficio scolastico regionale per il Friuli-Venezia Giulia
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione e Cultura della Provincia di Trento
Al Sovrintendente agli studi della Regione Autonoma della Valle d’Aosta
Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado per il tramite dei rispettivi UU.SS.RR.

Oggetto: Concorso nazionale “1941 Il Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita – 2023 La cittadinanza europea nel cammino verso la costruzione della pacifica convivenza tra popoli” A.S. 2022-2023